Amore e ristrutturazione. Un racconto in cinque puntate

Amore e ristrutturazione
4. La donna è mobile

Se la donna è mobile, l’uomo invece è irremovibile! 😀
Quando una ristrutturazione volge al termine, perché anche i peggiori disastri si risolvono in qualche modo, si pensa come organizzare i nuovi spazi, all’arredamento da acquistare oppure al trasloco di quello vecchio. Come se la caveranno Giulia e Luca su questo fronte? Riusciranno i nostri protagonisti a fondere i propri desideri in un’unica scelta?
Continua il nostro racconto estivo a puntate, dove l’imprevisto suona direttamente al campanello d’ingresso.
Preparate martello, cacciavite e qualche consiglio!

Se vi perdete una puntata o volete rileggere l’intera storia, potrete sempre ripartire dall’indice del racconto a questa pagina: Amore e ristrutturazione

 

Qualcosa non va. Non riconosco questo luogo. Questo capannone fuori mano e malmesso, con un’entrata fatiscente, un parcheggio fangoso e puzzolente nonostante il caldo torrido di questi giorni, non può essere lo show room che stiamo cercando. Mi allontano dall’auto di qualche passo e scruto meglio l’edificio, una vecchia fabbrica di mattoni rossi del secolo scorso. Molto vecchia, l’unico segno di presenza umana le vetrate pulite, beh quasi pulite, sulle enormi finestre e le tende a nascondere gli interni. Sfoglio nuovamente le pagine del sito web dell’azienda sul mio tablet e non distinguo alcun elemento, se non quell’alta ciminiera nell’angolo più a sud.
Cammino lungo tutto il perimetro, finché lo vedo: lo stesso profilo della foto in homepage, solo che l’immagine online è stata magistralmente rinnovata con un programma di grafica. Dev’essere così che si sentono i maschi quando la mattina si svegliano al fianco di una modella struccata, con i capelli crespi a istrice, cellulite e smagliature in rilievo, l’alito pesante da tabagista.
Luca infatti si guarda intorno sconcertato quanto me, per poi osservare lo schermo del navigatore sul suo smartphone. “Ma siamo sicuri che sia questo il posto?” mi chiede quando mi raggiunge.
Annuisco delusa, preparandomi al peggio. La mia vocina funesta ridacchia divertita: se hanno taroccato le foto del negozio, immaginati cosa possono fare con l’arredamento, e soprattutto con i prezzi. Non credo troveremo nulla di buono.
Siamo davanti all’ennesima esposizione di mobili. Questa settimana infatti, anche per dare sollievo al mio stomaco, io e Luca ci siamo organizzati diversamente: la mattina lui si occupa dei lavori di ristrutturazione nell’appartamento, segue l’impresario Spadini e gli altri fornitori, nonché le riunioni del suo ufficio che non ha potuto spostare, mentre io sono tornata a gestire l’arretrato della mia agenzia. I pomeriggi invece li passiamo insieme da un negozio all’altro.
Siamo ad un punto cruciale, l’acquisto più importante e più duraturo negli anni, difficilmente removibile una volta fissato alle pareti: la cucina. Se poi nel budget riusciremo a includere qualcos’altro, sarà tutto di guadagnato. Ma le sorprese della ristrutturazione ci hanno costretto a rivedere i nostri piani iniziali. Ho dovuto mettere da parte le riviste di interni che studiavo da mesi, non ci possiamo permettere quelle soluzioni. A malincuore siamo costretti a diminuire le nostre aspettative, per lasciare un po’ di respiro ai nostri conti in banca.
Abbiamo già raccolto undici preventivi di cucine componibili, senza notevoli variazioni sulla disposizione, ma con rilevanti scostamenti nei totali. Non riusciamo però ad accordarci sui gusti: Luca ha posato lo sguardo su una cucina di lusso, nero satinato e acciaio, ante che si aprono da sole solo con la pressione di un dito, firmata da uno chef stellato. Bella davvero, sono quasi gelosa di come l’ha spogliata e rimirata. L’arredatore ce l’ha furbescamente mostrata per prima, tra tutte le altre che poi sono sembrate anonime. Il suo prezzo ci ha lasciati di sasso: ventiduemila euro di cinque metri lineari, elettrodomestici inclusi. La mia piccola Peugeot all’epoca è costata di meno!
Il mio cuore è rimasto invece nel top in quarzo blu, come una notte stellata, sopra il mobile bianco lucido di una cucina reclamizzata in televisione ancora quand’ero bambina, la più amata dagli Italiani ha fatto innamorare anche me. Sebbene meno costosa della scelta di Luca, solo undicimila euro completa, compresi un tavolo e quattro sedie, è pur sempre troppo per noi. Anche se si potrebbe pensare a quel finanziamento a tasso zero per due anni.
Comunque sono tutte cucine studiate per piccoli spazi. Quel muro portante poi ci ha escluso parecchie possibilità, anche tra di noi.
Quello di oggi dovrebbe essere l’ultimo appuntamento, a cui siamo costretti dal cugino di Luca.
Gli ha telefonato una sera, venuto a conoscenza della nostra ricerca dagli zii e parlandogli di questo show room eccezionale con le marche più pubblicizzate sul mercato, dove lavora un suo amico carissimo che ci avrebbe trattato con riguardo. Dopo poco, Luca è stato contattato dallo stesso amico venditore, che ha citato alcuni nomi prestigiosi tra cui quello della cucina di lusso tanto desiderata, con la promessa di farci un bel trenta per cento di sconto ulteriore su tutti i modelli. Alla fine abbiamo ceduto, poco convinti, ma più che altro per toglierci dalle scatole il cugino.
Mentre ci avviciniamo all’entrata, una pesante porta a vetri si apre e dalla voce Luca riconosce il venditore che ci ha fissato l’appuntamento. Troppo giovane per la cravatta che indossa, chissà se ha terminato le superiori, pensa la mia vocina indagatrice.
“Signori Agostini, benvenuti! Oggi realizzerete i vostri sogni!”
“Come no!” sono tentata di commentare.
Inizia subito la visita guidata, mentre il ragazzo ci chiede le nostre preferenze come stile, colore, disposizione degli elementi, misure indicative della stanza. Gli rispondiamo brevemente, mentre tra noi non abbiamo bisogno di parlarci, ci basta un’occhiata fugace, il tocco casuale delle nostre scarpe vicine o la pressione delle nostre dita mentre fingiamo di abbracciarci. Anche Luca ha notato che non c’è nessuna cucina di marca. La mia mano invece si posa sulle ante che non combaciano, sui dislivelli tra i ripiani, sul silicone fuori dai bordi, sui cassetti scorrevoli bloccati.
Non sono un falegname, ma qualche dritta me l’ha fornita il mio collega Martino, che tre anni fa lavorava al montaggio proprio di cucine per un negozio di arredamento, che nel frattempo ha chiuso l’attività. Mi ha fatto un corso accelerato di strutture, telai, cerniere, guide, pistoncini e blumotion. “Ci sono pochi produttori in Europa e tutti usano quelli. La differenza vera” mi ha detto, “è sulle strutture interne e sulla qualità delle ante. State attenti a non scambiare per legno massello un buon impiallacciato. Che negli anni, non dura quanto il vero legno.”
Terminato il giro, il ragazzo ci porta nel suo piccolo ufficio, uno sgabuzzino chiuso a chiave che reca il numero “140” sulla porta. Il fatto curioso è che lungo il percorso dell’esposizione ho scorto parecchie di queste porte numerate, come le camere di un albergo, e intravisto altri due venditori ospitare delle coppie in queste stanze. Dei commerciali in subaffitto?
Luca mi lancia uno sguardo severo e lo punta poi sui cataloghi allineati nell’espositore: recano nomi fantasiosi, Armonia, Asia, Andromeda, modelli di cucine di fabbriche locali presumo. Il ragazzo ci mostra i depliant fotografici delle cucine che abbiamo apprezzato e comincia la progettazione della cucina. Su un blocco notes, con matita e righellino.
La mia vocina interiore si sbellica dalle risate.
Presa a compassione, tiro fuori dalla borsa il mio tablet e gli mostro il rendering tridimensionale, fatto con un programma gratuito, di quale soluzione pensavamo di adottare per la cucina. Resta a bocca aperta per qualche secondo, prima di riprendersi.
“Oh bene bene bene. Avete fatto i compiti a casa!”
“Noi sì, tu sei pronto per l’interrogazione di lunedì?” vorrei ribattere.
Luca se la sta ridendo a denti stretti, lo vedo abbassare il capo con la mascella contratta, a fingere di cercare il cellulare in tasca.
Il ragazzo allora prosegue dritto con il calcolo del prezzo complessivo della cucina, un modello in particolare spiegandoci la qualità superiore di quella fabbrica, mai sentita nominare. Alla fine, con lo sconto super “perché siete voi”, arriviamo a soli dodicimila euro.
Vorrei urlare.
Più del mio quarzo blu-cielo stellato notturno? Ma sei pazzo?!
Il mio stomaco ha un leggero sobbalzo. Sospiro, portandomi la mano al petto. Luca capisce il mio disagio e inizia con le scuse.
“Davvero interessante” mente spudoratamente. “Ci interessava soprattutto vedere la vostra varietà, tutti mobili molto belli. Ora decideremo con calma. Sa, i lavori di ristrutturazione non sono ancora terminati.”
“Capisco, ma potete utilizzare uno dei nostri contratti aperti, la formula giusta per voi: in questo modo fermate i prezzi di oggi per i prossimi due anni, anche per tutto l’arredamento, sala da pranzo, camera da letto, camerette, bagno. E con lo sconto del trenta-per-cento-trenta!”
Chissà perché non mi suona un buon affare, penso.
“Aspettate che ve lo faccio spiegare dalla mia direttrice.” Prende il cordless, digita un numero e attende. “Rosa, puoi venire qui un momento? Grazie.”
Nemmeno due minuti, durante i quali Luca ribadisce le nostre intenzioni, ed ecco arrivare una signora corpulenta, vestita in maniera eccentrica, capelli cotonati biondo platino e trucco pesante, rosso fuoco alle labbra e un pugno di azzurro sulle palpebre cadenti. La stessa voce squillante di Wanna Marchi. Altri guai in arrivo, il verdetto della mia vocina malefica.
Al termine di un lungo monologo, durante il quale la megera tocca i bassifondi della dialettica, tra i giovani di oggi che non sanno più cogliere le occasioni al volo e la minaccia di un pentimento che perseguiterà il nostro futuro, sono tentata di chiedere a questi pagliacci chi gli ha fatto il corso di comunicazione, ammesso che ne abbiamo mai seguito uno. Persino Topo Gigio avrebbe potuto istruirli meglio.
Lasciamo quell’androne accompagnati da una velata minaccia della strega: “Potete girare molti mobilifici, ottenere anche una quarantina di preventivi diversi, ma alla fine il prezzo migliore ce l’abbiamo solo noi!”
Corro fino all’uscita boccheggiando, arrivo al parcheggio e il mio stomaco decide di farla finita: vomito tutto proprio sugli scalini dell’entrata. Luca non riesce a trattenere una risata, mentre io lo guardo storto.
“Scusa Giulia, mi spiace che stai male… ma quella”, punta il dito verso il mio rigurgito, “se la meritano davvero. Andiamo su.”
Decidiamo di tornare alla fonte di tutti i mali, il nostro futuro appartamento.
Spadini e i suoi uomini se ne sono appena andati, alla fine di un’altra giornata. C’è ancora un po’ di confusione per le stanze, con gli imbianchini all’opera, ma finalmente si intravvede quel che ne verrà fuori: i pavimenti sono stati posati tutti, le piastrelle rotte sostituite il giorno successivo dopo che Luca ha trattenuto il pagamento, mancano solo le rifiniture alte alle pareti dei bagni; le finestre e le porte, esclusa quella del salotto di cui si attende la vetrata scheggiata, sono state montate nei loro cardini; i termosifoni nuovi, modelli moderni alti fino al soffitto, sono stati già collaudati; anche l’impianto elettrico è completato, con la sola eccezione per le placche degli interruttori, per ora ci accontenteremo della versione in plastica rispetto alla prima scelta, costosissima, in vetro acquamarina.
Luca appoggia la sua borsa sul tavolino dei pittori e ne estrae un paio di miei bozzetti, degli schizzi su come organizzare la nostra piccola bomboniera, riciclando a questo punto tutto il nostro vecchio mobilio.
Dal mio appartamento attuale non ho molto da conservare, l’affitto comprende l’arredamento e negli anni ho solo aggiunto qualche scaffale di servizio, un divano letto per le amiche in visita e una minuscola scrivania angolare. Ma del loft di Luca possiamo riutilizzare tutto, anche se lui lo voleva vendere arredato e io non vado pazza per il suo gusto da scapolo, dal divano in pelle nera dove sicuramente ha intrattenuto qualche altra ragazza prima di me al guardaroba così piccolo da non contenere nemmeno tutti i suoi vestiti, relegati in un appendiabiti a rotelle spostato lungo la camera all’occorrenza. Scelte da scapolo appunto.
Per quello che ci mancherà, ricorreremo alla convenienza dell’Ikea. Del resto tutto i mobili già presenti nel mio appartamento provenivano da lì e non posso dirmi scontenta.
Finché Luca si guarda intorno con i fogli in mano, ne approfitto per darmi una rinfrescata in bagno, per togliermi il gusto acido dalla bocca. Posso chiudere la porta in rovere chiaro e ammirare i sanitari al loro posto, anche l’arredobagno montato giusto l’altro ieri, dopo l’ennesimo disguido. Al preventivo scontatissimo di tremila euro per un lavabo, un mobile sospeso, un armadietto e uno specchio ottenuto grazie l’intercessione di un caro amico di Luca presso un negozio di classe, sono seguiti seri problemi di fissaggio, con Walter che continuava a chiedere dove l’avessimo acquistato. Troppo pesante per stare appeso alla parete, abbiamo dovuto aggiungere altri quattrocento euro di gambe in alluminio satinato, “di dessssssain” come ha rimarcato il commesso al telefono. Luca era incazzatissimo. “Un novello incapace, ecco cos’è. Sapeva benissimo cosa abbiamo ordinato, eppure si è dimenticato dei sostegni consigliati dalla fabbrica. Non sanno quello che vendono? E la qualità… spacciare un mobile da quattro soldi come made in Italy di lusso. Non tutte le cose create in Italia sono davvero di qualità, purtroppo. L’abbiamo maneggiato con cura ed è già scalfito. Guarda qua. Altro che resistente. Come sarà ridotto tra un paio d’anni?!”
Non l’avevo mai visto così furente. Forse perché c’erano di mezzo gli amici, a cui non puoi dire nulla, e brucia ancora di più.
Tutte le volte che guarderemo quel mobile, ci tornerà la stessa arrabbiatura?
Quanto torno nel futuro salotto, Luca mi sembra un po’ frustrato. Osserva il foglio tra le mani, si sposta lungo la stanza, immagina come sarà, e scuote la testa pensoso.
“Cosa non ti torna?” gli chiedo.
“La cucina, qualsiasi cosa sceglieremo. Il muro che resta lì. La sala che resterà vuota per un po’. Il termosifone che in quella parete ci impedisce di mettere libreria e soggiorno, quando ce li potremo permettere… Non era così che la volevo questa casa” ammette mesto.
“Nemmeno io, se è per quello!” ribatto un po’ stizzita. Mica è colpa mia, ma lo dice come se lo fosse.
“Dopo tutti questi sforzi, mi ritrovo con qualcosa che non è… Non è!”
Lancia i fogli sul tavolino lì accanto, ma scivolano a terra.
“Cosa dovrei dire io? Sono settimane che sto male, ci sono sempre e solo cattive notizie, soldi soldi e ancora soldi, che non avevamo previsto. E quelle poche cose che potrebbero filare lisce, sembra che io e te non riusciamo più a raggiungere un accordo. Dal colore dei pavimenti alla cucina, quello che abbiamo scelto ‘non è’, nemmeno per me!”
Il silenzio dei minuti successivi pesa terribilmente tra noi. Spaventa persino la mia vocina, che non respira nemmeno.
“Forse questo è troppo, per noi.” Mentre lo dice, Luca evita il mio sguardo. “O forse è troppo presto. Non lo so… Ma così non va.”
Senza aggiungere altro, torniamo all’appartamento di Luca, ognuno chiuso nei suoi pensieri.
Quando entriamo non mi sento affatto a mio agio, non dopo quelle parole tremende in una casa che non è la mia e nemmeno la nostra. Mentre Luca si sposta nello studio per controllare le mail di lavoro, afferro le chiavi della mia auto. Non posso stare qui, ho bisogno di tempo, sola con me stessa.
Senza fare rumore, prendo poche cose e me ne vado. Ho ancora un appartamento tutto mio per i prossimi due mesi, anche di più se necessario.
Per tutto il tragitto, il cellulare continua a suonare, Luca mi sta cercando. Conto almeno una ventina di chiamate, poi tace.
Finalmente nel mio solo e unico letto, mi addormento di un sonno pesante, senza sogni, come dopo una lunga fatica, stremata.
La mattina dopo mi sveglio tardi, quando mi chiama l’impresario Spadini.
“Ho cercato suo marito ma non risponde… volevo dirvi che l’appartamento è pronto, mancano le ultime cose che terminiamo nei prossimi giorni, ma le tinte sono ben asciutte, potete già far portare i mobili insomma.”
Tiro su col naso, incapace di rispondergli qualcosa di sensato.
“Tutto bene?” chiede cauto.
“Si, si… grazie.”
Ma che ce ne facciamo di una casa se non abbiamo più l’amore per riempirla? Forse non era solo l’appartamento a dover essere ristrutturato, forse anche tra me e Luca gli impianti non erano poi così solidi come sembravano. E adesso, da dove comincio adesso?
Qualche consiglio?

Amore e ristrutturazione. Una storia di cuore

Comments (15)

Giulia Mancini

Ago 22, 2020 at 8:32 AM

Eh no, smettetela, fate pace e datemi il lieto fine per favore!
A volte bisogna dare meno importanza alle cose e più valore alle persone, fidatevi di una che ci è passata, meglio una casa imperfetta con la persona giusta, che una casa perfetta ma vuota. Guardate le cose da una prospettiva diversa, immaginate le giornate che passerete insieme, le domeniche in cui vi sveglierete progettando una gita fuori porta o una giornata in relax. Immaginate il futuro e l’amore insieme, in fondo la ristrutturazione è finita.

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Barbara Businaro

Ago 23, 2020 at 2:38 PM

“meno importanza alle cose e più valore alle persone”, quelle che ci fanno stare bene. Sono d’accordo. 🙂

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Giulia Mancini

Ago 22, 2020 at 6:00 PM

Strano, stamattina avevo lasciato un commento che non vedo più. Comunque avevo scritto che mi sarebbe piaciuto il lieto fine, ora che finalmente la ristrutturazione è finita, è importante concentrarsi sulle cose positive e sull’amore, immaginare il futuro insieme piuttosto che demolirlo con l’insoddisfazione…

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Barbara Businaro

Ago 23, 2020 at 2:39 PM

Era finito in approvazione, perché l’indirizzo email era digitato male (e quindi risultavi “sconosciuta”). Recuperato! 😉

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IlVecchio

Ago 22, 2020 at 6:40 PM

Consigli? Compromessi. Nessun legame resiste senza compromessi.
Sugli arredi, ne avrei da raccontare anch’io. Difficile trovare ancora il caro Vecchio falegname onesto. : -)

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Barbara Businaro

Ago 23, 2020 at 2:42 PM

L’importante è che i compromessi siano bilanciati. 😉
Daje con sti Vecchi…

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Elena

Ago 22, 2020 at 9:03 PM

Lasciate passare una settimana, poi tornate nella nuova casa e godete di quello che avete non di ciò che potreste avere

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Barbara Businaro

Ago 23, 2020 at 2:47 PM

“godete di quello che avete non di ciò che potreste avere” perché, come dice l’adagio, “chi si accontenta, gode”.
È facile perdersi in inezie a volte, dimenticando i fondamentali. 😉

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Daniela Bino

Ago 23, 2020 at 9:23 AM

Non mi aspettavo che ci fosse questo risvolto, malgradi ci sia passata personalmente: affidarsi ad amici e, peggio, a parenti, vincola e alla fine ti ritrovi a vivere in una cada che “non è”. Ero stata magistralmente distratta dallo stile narrativo quindi non mi sono accorta che sarei finita proprio lì, nell’insoddisfazione e nella frustrazione. E ci sta! Ora, mi chiedo: torneranno i nostri eroi insieme ad affrontare tutto questo? Potrebbero finire l’appartamento e affittarlo, mettendo a posto il loft. Oppure lottare per rendere la loro casetta il nido d’amore che avevano sognato. Brava, Barbara! Ci prendi per mano e ci irretisci con il tuo stile narrandoci una quotidianità non lontana dal nostro vissuto, ma infarcendola di fantasia e allegra umanità.

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Barbara Businaro

Ago 23, 2020 at 2:53 PM

Più o meno ci siamo passati tutti. Chi è in mezzo al delirio ha bisogno di aiuto, e gli altri te lo danno, anche in buonafede magari. Ci si sente più sicuri di quel consiglio, e lì sta la fregatura perché abbassiamo la guardia (e certi commercianti ne approfittano).
Irretisco addirittura!! Oh mamma!!
Aspetta di leggere il finale allora! 😀 😀 😀

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Daniela Bino

Ago 23, 2020 at 7:18 PM

Non vedo l’ora!

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Minnie

Ago 23, 2020 at 10:43 AM

Per me non vale la pena spendere soldi sui mobili. Ogni tanto è anche bello rinnovarli e non lo fai se ci hai speso troppi soldi.
Ti prego, dimmi che c’è il lieto fine. Sennò non ti legho più!!!
Scherzo eh.

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Barbara Businaro

Ago 23, 2020 at 2:54 PM

Allora, c’è un lieto fine, ma non mancheranno le sorprese! Prepara il bracciolo della poltrona a cui reggerti e una scorta di fazzolettini! Promesso! 🙂

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Sandra

Ago 23, 2020 at 11:32 AM

Eh, non è facile andare d’accordo con tutti sti imprevisti e la gastrite. Che poi la gastrite aumenta con sto stress.
Io e Emanuele abbiamo di recente discusso per la veneziana, a me pareva a posto, a lui no, ma siccome c’ero io al momento dell’installazione ho firmato l”ok. Avevo notato una cosa, ma talmente minima che ho pensato “quanto stiamo in ballo per fargliela rifare? Sbattimento, attese, covid ecc.” Meglio così, e così comunque sta veneziana va bene, ma quella sera secondo me l’Orso era stanco e vedeva più negativo di quanto non fosse, fermo restando che la misura è stata presa male e questo appunto causa un piccolo problema.
Il lieto fine qui è d’obbligo eh, lo aspettiamo tutti e poi via verso una nuova vita.

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Barbara Businaro

Ago 23, 2020 at 3:00 PM

Ecco, a prova che i lavori in casa non finiscono mai del tutto e le gastriti sono in agguato. 😐
Anch’io dovrei cambiare le altre serrande, passando all’automatico, ma mi urta l’idea di rimanere al chiuso se tolgono la corrente… 😀
Il gran finale c’è, arriverà il prossimo sabato, alla chiusura di agosto. 😉

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