Amore e ristrutturazione. Un racconto in cinque puntate

Amore e ristrutturazione
3. Luce dei miei occhi

Prosegue il nostro racconto estivo in cinque puntate: come procede la ristrutturazione del tugur …ahem, dell’appartamento di Giulia e Luca? Sventrato il porcellino dei risparmi per pagare le sorprese dell’idraulico, quali altri disastri si profileranno all’orizzonte? Non mettete limiti alla fantasia, perché la realtà può essere molto, ma molto più capricciosa! E c’è bisogno di un po’ di luce in fondo al tunnel…
Preparate martello, cacciavite e qualche consiglio!

Se vi perdete una puntata o volete rileggere l’intera storia, potrete sempre ripartire dall’indice del racconto a questa pagina: Amore e ristrutturazione

 

Qualcosa non va. Decisamente qualcosa non va se non riesco a farmi capire. Questa è la terza telefonata, per spiegare al terzo impiegato, e forse sta qui il problema, che il gres porcellanato scelto è il modello con il numero cinque finale, un’accogliente venatura di beige, e non l’altro con il numero sei finale, tanto scuro da stare bene solo sui pavimenti delle pompe funebri.
Ma continuano a rimandarmi la mail di conferma dell’ordine con il medesimo errore. Se questa è una prova di resistenza, basta, mi arrendo. Hanno vinto loro, ma che mandino il prodotto giusto però!
Ancora seduta al tavolo per la colazione con i capelli scarmigliati dal sonno, scrivo un messaggio veloce a Luca e gli chiedo se può sentirli direttamente lui. In certe discussioni commerciali, dove il tono determina il risultato, è senz’altro più bravo di me. Per quanto mi sforzi con la cattiveria, pure la mia voce rimane troppo gentile.
Chiudo gli occhi e con un mugolio sommesso appoggio la testa tra le mani. Sono davvero provata, e non va molto bene nemmeno tra me e Luca.
Da quando ho iniziato col mal di stomaco, mi sono trasferita nel suo appartamento in pianta stabile. Luca è preoccupato per il mio malessere e non vuole che dorma da sola. Ma stanotte ho passato una nottataccia, dentro e fuori dal letto, per un po’ d’acqua, una camomilla, due gocce di valeriana, senza trovare mai pace. Così non ho lasciato dormire nemmeno lui, sebbene non fosse nelle mie intenzioni disturbare anche il suo riposo.
Davanti al primo caffè della giornata ci siamo guardati in cagnesco e risposto infastiditi a vicenda. Fino all’uscita di casa di Luca.
Si è bloccato davanti alla porta d’ingresso, ha tirato un lungo sospiro, le spalle ingobbite dallo stress. Ha mollato giù la valigetta ed è tornato indietro verso di me, appoggiata alla finestra, i suoi occhi grigi più incupiti del solito. Mi ha abbracciato e dondolato un po’, la sua bocca al mio orecchio. “Chiamami se hai bisogno Giulia, ok?”
Ho respirato a fondo dal suo collo, il suo dopobarba è il miglior tranquillante in circolazione. Anche la mia vocina infausta gradisce.
Poi Luca se n’è andato al lavoro un po’ più sollevato e io ho cominciato a litigare con le mail.
Una notifica del cellulare mi ricorda che devo anche chiamare il falegname per le porte e le finestre in restauro. Non abbiamo più notizie.
Mi cambio e mi controllo allo specchio. L’estranea che mi fissa è conciata piuttosto male. Le mie occhiaie violette non rappresentano un tentativo maldestro di rinnovare il make-up, ma la lotta interiore tra il mio stomaco e i miei pensieri, affannati in questa sventurata ristrutturazione.
Prendo la borsa e mi dirigo verso l’inferno. Pardon, il nuovo appartamento.
Quando varco l’entrata, mi accolgono delle urla concitate. L’idraulico e l’elettricista stanno litigando davanti all’angolo del bagno dove andrebbe montata la caldaia, appoggiata per ora a terra, sul pavimento liscio di malta ma senza piastrelle.
“E adesso come l’attacco io questa eh? Guarda che grumo di fili inutili. Ti avevo detto che la presa mi serviva di qua, non di là.” Walter brandisce una chiave inglese grossa e pericolosa.
“Tu non capisci un cazzo! Di là la presa non ci può stare, non ci sono le distanze per rispettare la norma.” Nicola dal canto suo imbraccia l’avvitatore pronto a colpire.
“Perché hai sbagliato tu a passare il cavo lì sotto, te l’avevo detto di tenerlo più alto, porca puttana!”
“Tua madre ha fatto un figlio scemo. Non c’è la traccia là in alto! E non posso farla nuova!”
“Ohhhhh basta, per dio! Finitela! Peggio che all’asilo!” sbraita ancora più feroce l’impresario Spadini.
“Tu”, indica col dito Walter, “finisci di installare la caldaia. E tu”, stavolta rivolto verso Nicola, “finisci col passare gli ultimi cavi in sala.” I due si separano borbottando e trascinando i piedi. “E non voglio sentire un fiato, chiaro?” intima nuovamente Spadini.
Poi si gira verso di me, ridendo sotto i baffi. “Buongiorno Giulia. Tutto bene?”
L’ora successiva scorre più tranquilla, se non fosse per un particolare che urta il mio pudore. Il sedere di Nicola spunta un po’ troppo eloquente tra la sua maglietta corta e i pantaloni larghi che gli scendono quando si inginocchia. L’inizio del solco tra i glutei è in mondovisione. Ed è pure peloso.
Mi deve essere scappata una smorfia di disgusto che Spadini ha intercettato, perché subito dopo tira un calcio proprio al sedere di Nicola e borbotta: “Nascondi quel portabiciclette…”
Nicola si volta sorpreso e mi becca a fissarlo. Si alza in piedi di fronte a me, sghignazza mentre si tira su i pantaloni e stringe di un altro buco la cintura. “Ti piace guardare, eh?” Ammicca molto compiaciuto, prima di tornare ai suoi cavi elettrici.
Arrossisco fino alle doppie punte dei miei sconquassati capelli, dandomi dell’idiota.
La mia vocina interiore ride sguaiata: ha ragione, è tutta la mattina che gli fissi il sedere.
Non è vero, è che me lo ritrovo sotto il naso in continuazione, pare lo faccia apposta. Fosse un bel vedere poi! Ma è come per i film horror: non ti piacciono, ti spaventano, eppure non riesci a staccare gli occhi, il terrore ti incatena allo schermo. La loro unica utilità è farti apprezzare tutte le altre pellicole. Così per un attimo il mio pensiero si rinfranca con i pantaloncini da corsa di Luca e il suo lato B perfetto.
“Capo, qui la sonda non passa…e il vecchio filo è immobile, non si trascina dietro quelli nuovi.” Nicola sta spingendo un cavo trasparente dentro un buco nel muro, dove poi dovranno passare vari cavi elettrici, per l’illuminazione, le prese di corrente, l’antifurto. Da quel che ho capito, Luca si è accordato per riutilizzare il più possibile i tubi del vecchio impianto elettrico, aggiungendo nuovi collegamenti solo se necessario.
“Aspetta, proviamo insieme.” Spadini arriva in suo aiuto.
Armeggiano per una buona mezz’ora, mentre io sono impegnata al cellulare per confermare un appuntamento in un negozio di arredamento, dove andremo a vedere un modello di cucina che a Luca piace molto, sperando non ci costi un altro rene.
Quando Spadini e Nicola si fermano sconsolati, la mia vocina interna annusa odore di guai in arrivo.
“Dobbiamo fare una traccia nuova capo.”
“Non si può… quella lì è una colonna in cemento armato, non la possiamo toccare. La linea ostruita è quella originale del palazzo.”
“Uhm…” Nicola si muove verso l’altro angolo della stanza. “Allora da qua. Portiamo una nuova traccia da qua.”
“Niente, stesso discorso su quella colonna lì.”
“Qualche problema?” mi azzardo a chiedere. Un brivido freddo mi corre lungo la spina dorsale e lo stomaco sobbalza con un gemito.
L’espressione mesta dell’impresario Spadini mi conferma che la questione è grave.
“Non riusciamo a portarti corrente in quel punto, la vecchia linea è inutilizzabile. Non possiamo rompere il muro qui per una nuova traccia. Potremmo fare una linea esterna, vi rimarrebbe una canalina a vista, oppure potreste nasconderla dietro una parete di cartongesso. Vi porterebbe via però circa dieci centimetri di spazio.”
Mi chiedo quanto potrebbe costare l’ennesimo intoppo, ma qualcosa fa clic nella mia testa, ho raggiunto il punto di non ritorno.
Mi accascio per terra e afferro il primo contenitore disponibile lì vicino, vomitando tutto lo stress, la colazione e forse pure la cena di ieri sera. Mi accorgo di aver preso in ostaggio il secchio con gli ultimi calcinacci prodotti da Pierino.
Spadini mi porge una bottiglietta di acqua fresca dal loro piccolo frigo portatile.
“Ecco, tutta sua. Beva un po’, le farà bene. E stia tranquilla, che in qualche modo la risolviamo.”
Pierino mi prende il secchio dalle mani con un sorriso e il viso paonazzo. “Faccio io, non si preoccupi.”
“Adesso si sieda qua.” Walter mi porta una scatola di legno ribaltata su cui appoggiarmi.
Respiro a fondo, e bevo con cautela l’acqua.
Con la scusa di aggiornarlo sui lavori, sento Spadini conversare con Luca al telefono. Alla fine aggiunge: “Si, è qui. Ma non sta molto bene”. Mi lancia un’occhiata furtiva, io cerco di sorridere ma non lo convinco affatto. “Magari è meglio se la raggiunge.”
Luca arriva di volata dall’ufficio, rischiando di sicuro una multa per eccesso di velocità in tangenziale. All’apparenza sembra tranquillo, professionale come sempre, ma quando mi scruta in viso riesco a scorgere la sua preoccupazione. Anche lui mi ha portato dell’acqua e dei cracker senza grassi, l’unico cibo che in questi giorni il mio stomaco sembra sopportare.
Ascolta silenzioso le spiegazioni di Spadini e Nicola, annuendo di tanto in tanto.
Il mio cellulare squilla e sullo schermo compare il nome del falegname. Rispondo io, ma il mio “Pronto?” suona lontano anche a me stessa. Non capisco nulla di quello che mi si dice, così infastidita passo il telefonino a Luca. Sono davvero troppo stanca, di tutto.
Lui riprende la conversazione. “Si? Sono Luca Agostini, mi dica… la porta a vetri, si, quella per isolare il reparto giorno dalla zona notte… in che senso il vetro è scheggiato? Ah, dobbiamo attendere un’altra spedizione… e quando arriva? Sta scherzando? Un mese? Eh certo, i magazzini sono chiusi per ferie… beh, potete consegnarci tutto il resto no? Come no? …passi per il vetro, ma tutto il resto è a carico vostro, vedete di rispettare le tempistiche che avete firmato a contratto. Bene. Arrivederci.”
Mi alzo convinta dalla scatola di legno, ma barcollò un po’, le gambe non sembrano volermi reggere.
Luca mi afferra per la vita e mi sostiene. “Solo qualche minuto Giulia, mi accordo con Spadini e ti riporto a casa, ok? E la prossima settimana i lavori li seguo io, sposto qualche appuntamento e mi prendo i pomeriggi.”
Annuisco, poco convinta, o forse rassegnata. La mia vocina interna si riscopre femminista: come se gli uomini potessero sistemare tutto, tzè!
In quel momento Selmo rientra dal terrazzo alquanto contento. “Sono arrivate le piastrelle. Il camion è qui sotto, le stanno già scaricando.”
Un uomo compare all’ingresso. “Buongiorno. Abbiamo la consegna dei rivestimenti, ma…”
“Ma?” chiede Luca mesto.
“Ecco, c’è stato un disguido con un pallet. Ha subito un danno da un lato…”
Sento un guaito provenire da lontano. Un suono lungo, straziante. Mi metto in ascolto, in sintonia con quel dolore espresso, e mi accorgo che sono io. Non riesco a trattenermi. Luca stringe forte il braccio attorno alla mia vita.
“Stiamo controllando il carico, ma direi che un quarto del gres porcellanato è rotto… mi spiace.”
Certo, poteva essere altrimenti? Il colore è quello giusto, beninteso, il modello col cinque finale. Ma sono arrivate frantumate.
Qualche consiglio?

Amore e ristrutturazione. Una storia di cuore

Comments (16)

IlVecchio

Ago 15, 2020 at 10:05 AM

Il “portabiciclette” l’ho notato anch’io in diverse occasioni. Chissà se è un “regionalismo”. : -)

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Barbara Businaro

Ago 15, 2020 at 3:49 PM

A giudicare da certe vignette e foto che girano in rete, direi che no, non è un “regionalismo”! 😀 😀 😀

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Daniela Bino

Ago 15, 2020 at 2:25 PM

Non saprei che consigli dare! Il gres porcellanato rovinato, il vetro crepato,… sono segnali! Che sia un segnale anche la visione del portabici? Le nausee della protagonista? Mi ricordano una tizia che aveva acquistato una torretta e incontrò tutta una serie di problemi del genere. Sai come andò a finire? La torretta collassò su sé stessa e la mia conoscente rimase senza casa. Era stata avvisata dai segnali inequivocabili!
Ancora complimenti a te, Barbara! Per la prossima puntata devo aspettare per forza una settimana?

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Barbara Businaro

Ago 15, 2020 at 3:53 PM

Accipicchia! Addirittura collassata la casa! Quando la realtà supera la fantasia funesta! 😮
Non ho conosciuto nessuno che durante una ristrutturazione si sia trovato senza il palazzo intero, quello no, per fortuna.
Ma non ho nemmeno conosciuto nessuno che abbia concluso una ristrutturazione senza intoppi.
Per la prossima puntata devi attendere una settimana, e per il gran finale un’altra settimana ancora. Ma spero che ne valga la pena, no? 😉

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Daniela Bino

Ago 17, 2020 at 11:14 PM

Ne vale sicuramente la pena ma hai suscitato in me, e sicuramente in molti lettori, una certa curiosità. Finire una ristrutturazione senza intoppi è impossibile, noi ne sappiamo qualcosa, anche se non era una vera e propria ristrutturazione. Sorprese tante è tutt’altro che piacevoli! Sono impaziente e vorrei sapere cosa accadrà si nostri eroi!

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Barbara Businaro

Ago 18, 2020 at 12:05 AM

La pazienza è la virtù dei forti. Dei lettori forti! 😉

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Sandra

Ago 15, 2020 at 7:25 PM

Sono qui, a portare il mio sostegno morale a sti due poveretti. Soprattutto lei.
Riescono a battere le nostre disavventure, quindi è assai consolatorio leggerti.
Dunque, non sai che pochi giorni prima del matrimonio, non convivevamo, si è allagato il locale lavanderia, morale la lavatrice non era stata attaccata bene. Chiamiamo un idraulico al volo: bravissimo ripara tutto e capisce la mia angoscia, è tanto gentile che gli chiediamo se sa dove trovare un copri wc in legno scuro della forma giusta, perché noi stiamo impazzendo a trovarlo e abbiamo l’arredamento noce (bellissimo è il mobile in bagno, ma è una cazzata, si rovina subito). Certo certo, dice lui, ti diamo 50 euro di anticipo ce lo prendi? Come no?
SPARITO COI 50 EURO irreperibile a ogni chiamata!

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Barbara Businaro

Ago 16, 2020 at 3:59 PM

Oh caspita!! Ma davvero, tra tutte le tue disavventure idrauliche, questa è la più terribile!
Mai pensato di scrivere un thriller con un assassino seriale che ammazza solo idraulici? Vuoi mettere la soddisfazione, anche se solo letteraria? 😀 😀 😀

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Minnie

Ago 15, 2020 at 7:59 PM

Le mattonelle rotte sono capitate anche a me. Per fortuna il danno era coperto dall’assicurazione del vettore e avevamo scelto un modello che a magazzino era ben fornito. Però lo spavento ce lo siamo preso lo stesso.

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Barbara Businaro

Ago 16, 2020 at 4:00 PM

Eh me lo immagino! Spavento e credo anche rabbia, perché sono cose che capitano, ma possibile che capitano sempre a noi? 😐

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Darius Tred

Ago 15, 2020 at 9:17 PM

Qualche consiglio?
No. Non ne avrei.
Però, a ogni puntata, mi torna in mente puntuale un proverbio genovese:

“La vita è una tempesta…”

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Barbara Businaro

Ago 16, 2020 at 4:01 PM

Oh ma allora ci sei anche tu tra i lettori!
Qui più che una tempesta, sembra un tornado. Che gira in tondo e ripassa più volte! 😛

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Darius Tred

Ago 17, 2020 at 12:52 AM

Ci sono sempre… 😉

In realtà il proverbio genovese è tanto saggio quanto scurrile: “La vita è una tempesta e prenderla nel c*lo è un lampo”.

😀 😀 😀

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Barbara Businaro

Ago 17, 2020 at 6:36 PM

Conoscevo il proverbio, ma non la provenienza genovese! Vedi un po’! 😀 😀 😀

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Giulia Mancini

Ago 15, 2020 at 10:39 PM

Difficile dare dei consigli, va tutto male…scappare a gambe levate?
No dai, chi la dura la vince.

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Barbara Businaro

Ago 16, 2020 at 4:01 PM

Ma cosa vince? Vedremo nel finale. 😉

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