Vent’anni per ritrovarti

Qualcuno penserà che io stia parlando della saga Outlander di Diana Gabaldon (nella terza stagione della serie tv appena iniziata, Claire ritorna indietro nel tempo da Jamie dopo vent’anni dalla loro separazione sul campo di battaglia di Culloden).
Invece no, anche se sempre di un amore perduto si tratta. Che ho inseguito per vent’anni in tutte le librerie e mercatini dell’usato. E dopo vent’anni, siccome questa è la vita reale e non una serie romantica, oramai ti metti il cuore in pace. Non lo ritroverò più. Oh si certo: ci sono altri amori, nuove conoscenze, magari qualitativamente migliori, ma sai bene che non sarà mai la stessa cosa. Quando si sedimentano nella memoria diventano bellissimi, e diventa faticoso scalfirli.

Un po’ di nostalgia m’è venuta leggendo L’amore ritrovato di Marina Guarneri, che ha passato una bellissima estate col suo Alessandro, dopo ben trent’anni dal loro ultimo saluto.
Ricordo che anche lì tornai a cercare affannosamente in rete per qualche ora. Lo ritroverò? Basterebbe una foto! Solo una foto, accidenti, per riconoscerlo! Saran passati vent’anni, d’accordo, ma riuscirò pure a rintracciarlo da un particolare! Niente, nessuna traccia, nemmeno me lo fossi sognato.

Poi un giorno, per caso, dopo aver letto Intervista di fine estate di Darius Tred, che proprio non parlava di amori ma semmai di libri prestati e perduti, un colpo inaudito di fortuna: nella prima pagina della mia ricerca è comparso, proprio lui. Un’immagine sbiadita, distorta, non perfettamente a fuoco. Mi si è accesa la speranza!
Ma dopo vent’anni, realtà e ricordi combaciano ancora? La delusione è dietro l’angolo…

 

Ripeti con me:
MAI prestare un libro!

Ci siamo conosciuti al primo anno di superiori, io e Alessandro. I promessi sposi era la lettura del biennio, da fare insieme in classe durante le ore di Italiano (al triennio arriva Dante e La Divina Commedia, perfetta per il triennio, anche se bisognerebbe leggerla a rovescio, lasciando l’Inferno per l’anno della maturità!).
Ricordo quando ritirammo il testo in cartoleria con tutti gli altri libri scolastici: “Che brutto! Che pessima copertina. Potevano metterci un’immagine carina almeno.” Ed è sempre così al primo incontro: se è bello e magnifico, si rivelerà uno stronzo; se suscita qualche dubbio e perplessità, sarà amore folle.

Nonostante la lettura imposta a scuola in genere non susciti entusiasmo tra gli alunni, a me I promessi sposi piacevano. E non Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, ma l’ironia che Manzoni metteva in alcune scene, la minaccia dei Bravi a Don Abbondio, ben descritto come un uomo pavido, vaso di terracotta tra vasi di ferro, la sagacia di Perpetua che assomigliava così tanto ad alcune donne della mia infanzia, la comicità dell’incontro tra Renzo e l’avvocato Azzecca-garbugli, la tristezza infinita della storia
della monaca di Monza, la sventurata che rispose.
Ancora oggi ho ben fissato nella memoria quel giorno in cui in classe leggemmo di Renzo spedito da Agnese, la futura suocera, dal dottor Azzecca-garbugli con un lauto compenso per il suo prezioso parere legale, quattro capponi freschi freschi, e ancora vivi! Mi scappò una risata a leggere di quelle povere bestie, acchiappate per le gambe, che sballonzolavano beccandosi lungo il tragitto. Era così… reale! La professoressa non mi disse nulla, stava ridendo pure lei.

Se ci volevamo così bene, come mai ci siamo lasciati per vent’anni?
Perché tempo dopo toccò a mia sorella studiare I promessi sposi e utilizzò lo stesso testo. Fin qui tutto tranquillo. Tempo dopo mi chiese se poteva prestarlo ad un’amica, perché la nostra edizione era più ricca della sua. Non ero per niente contenta della cosa. “Basta che non vada perso…” Ovviamente io sono la solita paranoica, perché mai un libro così brutto e vecchio, soprattutto scolastico, dovrebbe perdersi?!
Probabilmente me le tiro addosso, e il libro non ricomparve più. L’amica diceva che glielo aveva restituito, mia sorella diceva di no. L’amica diceva che doveva guardare a casa, mia sorella non ha più insistito. Il libro andò perso. A nessuna delle due venne in mente di ricomprarlo.

Ed è da allora che io non presto più libri. MAI.
Se vuoi te lo regalo a Natale o per il compleanno, ma la mia copia non te la presto.
Devi capire che per me un libro ha un determinato valore. E sembra che prestandolo in giro questo valore diminuisca. Non gli posso fare un torto del genere!

 

Un giorno, per caso

Nel frattempo ho iniziato a cercare quel libro, non esattamente lo stesso, ma la medesima edizione, in ogni dove. Inutilmente. Non avevo segnato la casa editrice, non conoscevo l’anno di stampa, figuriamoci l’ISBN! E non avete idea di quante stampe diverse esistono de I promessi sposi! Ricordavo solo che la copertina era rossa. Pochino, in effetti.
Finché quel giorno, dopo aver letto il post di Darius, svogliatamente e già preparata all’ennesima sconfitta, ho ricercato il titolo su ComproVendoLibri (non conosci questo sito? Leggi il mio articolo su NavigareInformati: ComproVendoLibri: risparmia con i libri usati)

Ed eccolo lì! E’ lui, non è lui? La copertina è rosso scuro, ma forse è la foto fatta senza luce. Mando subito il contatto e attendo penosamente tutto il week end per la risposta.
Rimando la richiesta, se non per accorgermi subito dopo che Gmail, cattivo Gmail!, aveva spostato la risposta della venditrice nello spam!
E sarà un caso che a spedirmi questo libro sia proprio una Lucia di Alessandria? Se questo non è destino!

Ho aspettato un’altra settimana ed ecco arrivare il pacco. La gioia pure quand’è arrivato il piego di libri raccomandato a casa. Aprire la busta come si scarta il primo uovo di Pasqua in attesa della sorpresa (quella magia lì poi da grandi sfuma, perché sono sempre i soliti portachiavi del cavolo). Soppesare un attimo il contenuto e pensare che è troppo leggero. Erano tante pagine in più, me lo ricordo una gran bel tomo! (esclamazione che potete usare anche al passaggio di esemplare umano maschile particolarmente avvenente, senza dare troppo nell’occhio) Dando fondo al coraggio, o la va o lo spacco, tirare fuori il libro e… E’ lui!! Allora vedi che era rosso?! Sììììììììììììì!!

I Promessi Sposi - copertina

 

Era o no giusta la mia memoria? Andavo in giro dicendo ovunque che si trattava di copertina rossa senza immagine! E nemmeno Santo Google mi ha mai aiutato! L’ho cercata tante volte in mezzo a migliaia di edizioni de I promessi sposi, ma non è mai saltata fuori.

Che cos’ha di particolare questa edizione?
A parte essere legata al ricordo nostalgico della prima lettura (a volte leggo vecchie brossure, acquisto i rilegati nuovi e regalo le brossure, ma di fronte alla nuova edizione la mia lettura sminuisce, sebbene le parole siano le stesse!) trovo sia un testo molto dettagliato: a cura di Claudio Cesare Secchi, critico letterario e all’epoca direttore del Centro Nazionale di Studi Manzoniani, riporta vita e opere di Alessandro Manzoni, genesi, valore e critica del romanzo, i capitoli ognuno preceduto da una presentazione critica ed estetica ed accompagnato da parecchie note esplicative, lo schema cronologico della storia narrata, la sintesi di ogni capitolo (e credo sia per questo motivo che questa edizione sparì senza lasciare traccia…), temi ed esercitazioni, una breve scelta di pagine critiche su vari aspetti del romanzo, alcuni brani dal primo Fermo e Lucia, l’indice analitico di personaggi, avvenimenti e luoghi, una cartina dell’Italia centro-settentrionale all’epoca dei fatti narrati lungo la trama.

 

La realtà è all’altezza dei ricordi?

Sono andata subito alla ricerca della mia scena preferita: i quattro capponi!

Renzo abbracciò molto volentieri questo parere; Lucia l’approvò; e Agnese, superba d’averlo dato, levò, a una a una, le povere bestie dalla stìa, riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegnò in mano a Renzo; il quale, date e ricevute parole di speranza, uscì dalla parte dell’orto, per non esser veduto da’ ragazzi, che gli correrebber dietro, gridando: lo sposo! lo sposo! Così, attraversando i campi o, come dicon colà, i luoghi, se n’andò per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli.
Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.

I promessi sposi, Alessandro Manzoni

Si, è bella quanto lo era allora. 🙂

Nel 1989 passò in televisione uno sceneggiato di produzione italiana, con attori di calibro: Danny Quinn (Renzo), Delphine Forest (Lucia), Burt Lancaster (il cardinale Federico Borromeo), Franco Nero (fra Cristoforo), Fernando Rey (il conte zio), Helmut Berger (Egidio), Murray Abraham (L’Innominato), Dario Fo (l’avvocato Azzeccagarbugli), Valentina Cortese (donna Prassede), Walter Chiari (Tonio) e il nostro gajardo Alberto Sordi nei panni di un impeccabile Don Abbondio. Grandi interpretazioni, e soprattutto ambientazione perfetta.

E come dimenticare poi I promessi sposi del trio Marchesini-Solenghi-Lopez del 1990? Attualizzarono e confusero gli spettatori, ai quali toccò aprire il libro per verificare se la storia era davvero scritta così. Don Abbondio incontrava Cappuccetto Rosso?? Trovate alcune puntate su Rai Play.

I Promessi Sposi - Il trio in RAI

Se volete (ri)leggere I promessi sposi, senza particolari edizioni ricercate, lo trovate in ebook (epub, odt e pdf) e in audiolibro (mp3 e m4b) gratuitamente sul sito Liber liber: I promessi sposi [edizione A. Mondadori, 1985] 

 

E voi lettori…

Quale libro avete perduto e, spero, ritrovato?

39 commenti su “Vent’anni per ritrovarti

  1. È stato amore da subito anche per me con il tuo ritrovato libro, anche se di edizione diversa. Quindi Congratulazioni per la caparbietà nello cercarlo senza arrenderti.
    Io presto sempre i libri ma so perfettamente che da alcune persone non torneranno mai indietro e li considero regali, per altre è un prestito gestito con educazione e rispetto.
    Quelli a cui tengo stanno in camera con me e hanno visto solo la seconda categoria infatti non mi abbandonano mai.

    1. In questo caso, siccome era considerato un testo scolastico, sarebbe stato assurdo per i miei genitori acquistarne un’altra copia. Il problema nasce dalla leggerezza con cui è stato prestato ad una persona evidentemente non affidabile. Se le servivano i riassunti dei capitoli in fondo, per non doversi leggere tutta sta palla di libro, le si poteva tranquillamente regalare le fotocopie, per conto mio.
      Aggiungi che qualche anno dopo ho prestato il mio quaderno degli appunti di Fisica, il mio bellissimo quaderno pieno di schemi, formule e grafici (mi piace disegnare, quindi immagina tu…) ad un’amica a cui ho ribadito che ci tenevo tanto. Mi sembra ovvio che vada tenuto con cura, no? Mi ha detto, dopo sei mesi che glielo chiedevo indietro, di averlo perso, dentro casa. Fatico a crederci. Magari c’è caduta sopra la tazza della colazione e non aveva il coraggio di dirmi di averlo rovinato. E’ comunque mancanza di rispetto per chi te l’ha prestato.
      Capisci bene che alla fine io non presto più nulla. Ho già dato, grazie.

      1. Infatti te lo dico da adulta anche se si impara da giovani a tener bene le cose e forse anche per i libri esiste un destino. Speriamo sia in buono stato al momento la vecchia copia. Ma come darti torto dopo certe fregature.

  2. Si, Barbara, è proprio un bel romanzo, anche a distanza di anni. La tua storia romantica mi ha commosso.
    La prima volta con un libro che amerai tanto non si scorda. Proprio come il primo bacio. Conservi tutto, gli odori, i colori, le sensazioni, le parole.
    Nemmeno io presto i libri ne accetto libri in prestito. Voglio che io e il libro intessiamo una relazione tattile speciale e irripetibile….

  3. Ripeto con te: MAI prestare un libro!
    Ripeti con me: leggere Darius Tred porta fortuna! 😀 😀 😀

    Io, come già dicevo nella famosa intervista di fine estate, ho perso un Clive Cussler. Ai tempi ci ero rimasto male. Ma col senno di poi (e non ce ne vuole poi molto…) ho pensato che in fondo non è stata una grande perdita. Tanto che non l’ho neppure ricomprato, nemmeno in versione economica.

    1. Ripeto con te: leggere Darius Tred porta fortuna! Non sembra vero, eppure è così! 😛

      Nel tuo caso, faceva male il comportamento dell’amico, che poteva facilmente ricomprartelo subito.
      Per me invece faceva male il doppio tradimento, il non sapere con chi incazzarmi, e la frustazione di non riuscire più a trovare quell’edizione.
      Quando è stato acquistato, era già una ristampa (in quello che ho in mano adesso è indicata stampa del 1985, per dire! forse la mia era più recente, dato che erano gli anni ’90 già). Quando l’ha perso mia sorella, o la sua amica, quasi dieci anni dopo, era già stato sostituito nelle scuole da altre edizioni e la stessa casa editrice lo dava fuori catalogo. Probabilmente però allora si sarebbe trovato più facilmente tra gli usati. Dopo vent’anni è un colpo di c… oincidenza magistrale!
      (Ringrazia gli alieni di Focus da parte mia 😀 )

      1. Sicura che Lucia non sia l’amica di tua sorella?
        Pensa lo smacco! Te lo chiede in prestito, te lo fa credere perso e dopo vent’anni, cioè in tempi non sospetti, te lo rivende spillandoti pure quattrini… 😀
        No, impossibile. Hai detto che la tua era una ristampa più recente.

        Comunque ringrazierò i tuoi amici di Focus (non quelli degli alieni, ma quelli della rubrica “Reperti impossibili” 😀 ).

        1. No, no, Lucia è stata la Provvidenza! (per restare ancora in temi manzoniani) La copia perduta era – udite, udite! – da me sottolineata e commentata a matita qua e là, quella che ho appena ricevuto è praticamente pulita, e anche meglio conservata di com’era la mia già all’epoca, con l’andirivieni obbligato nello zaino. 😉

  4. Io invece sovente presto i libri. Quasi sempre tornano indietro, qualche volta, purtroppo, no. Però mi piace che i libri possano girare e pazienza se qualche volta si perde qualcosa.
    L’unico rammarico ce l’ho per il saggio di Le Roy Ladurie Tempo di festa, tempo di carestia, che prestai a una compagna di Università di cui nemmeno ricordo il nome. Già fuori catalogo allora, io ero riuscita a reperirlo solo perché mio fratello lavorava alla libreria della Statale e avevamo avuto un colpo di fortuna con un remainder. Purtroppo oggi non si trova più nemmeno usato.

    1. Anche a me piace che i libri girino, chiedi a Nadia dello scatolone per la biblioteca-bookcrossing (anzi, Nadia, quando vuoi, ne spedisco anche un altro!) Però alcuni, a cui tengo particolarmente, non li presto.
      Per il tuo amore perduto ti consiglio… di leggere Darius Tred, pare porti fortuna! 😀

  5. MAI prestare un libro.
    “Mai, mai, mai più… ”
    Meno che mai le enciclopedie.
    Mi son sempre piaciuti “I promessi sposi”, ne ho una bellissima edizione dell’Hoepli in carta velina. Un “tesoro” per ora chiuso nei bauli, fra i tanti.

  6. Ho già raccontato da Darius la mia esperienza di libri prestati e mai riavuti indietro, di uno casualmente ne avevo due copie per cui poco male, dell’altro è comprabilissimo in commercio, ma posso essere anche venale? Perché devo rispendere soldi già spesi!?
    Sui ritrovamenti gioiosi come questo tuo ho ritrovato nel giro dell’usato 3 libri a cui tenevo tantissimo ma che mai avevo posseduto perché in dotazione della biblioteca scolastica alle elementari, ci ho impiegato 30 anni e ce l’ho fatta un paio di anni fa, ne ho parlato nel blog e ne fui stra mega felice, per cui ora non posso che capire benissimo il tuo stato d’animo!

    1. Il riacquisto dovrebbe essere a carico di chi lo perde il libro. Non si diceva un tempo: Chi rompe paga e i cocci sono suoi? Un libro perso equivale a un libro danneggiato, va comprata una nuova copia e restituita quella. Se poi ritrovano la copia prestata, se la tengono.
      Mi sembra talmente ovvio!
      Quindi io ritrovato dopo vent’anni, tu dopo trent’anni ancora più fortunata!! 😀

      1. La restituzione nel mio caso non è avvenuta non perché è stato perso, ma perché l’amica non finiva più di leggerlo (3 anni e 3 mesi attualmente) poi per vari motivi ho smesso di frequentare l’amica, persona inaffidabile in vari campi in effetti.

  7. Ricordo bene lo sceneggiato TV e anche quello del trio, io ho amato moltissimo I promessi sposi, per me a scuola le ore di letteratura erano un momento di vera passione…sui libri perduti io non riesco più a trovare un libro che ho amato molto “La nausea” di Jean Paul Sartre, l’avevo lasciato nella mia casa in puglia e non lo trovo più. Mi era stato regalato e aveva un valore anche affettivo, ho rivoltato la casa come un calzino ma non è saltato fuori…sig!

  8. quasi un giallo questo ritrovamento.
    IO non presto libri. Tanto so come finisce.
    I promessi sposi li ricordo perché ho fatto lo stesso percorso. Promessi sposi al biennio e Dante al triennio. Il liceo scientifico di allora non era molto dissimile dal classico. Unica differenza il greco là, qui fisica e Scienze e una lingua straniera – tedesco per la precisione. Il resto erano attività praticamente uguali.

    1. Sottolineiamo quel “tanto so come finisce”! 😀
      A Ragioneria non avevamo latino e greco, ma due lingue straniere (inglese e tedesco per me), fisica e scienze solo al biennio, matematica orientata al calcolo (mai visto un limite o una derivata fino all’università), ragioneria e tecnica bancaria a ruota.

  9. Allora, mia cara Barbara, volevo dirti che non è Darius a portare fortuna né il mio post in sé, semmai il soggetto del mio post: il buon Alessandro ha deciso di farsi un tour fra le persone che lo hanno a suo tempo apprezzato, una sorta di viaggetto nel futuro in cerca di fan.
    E ti ha fatto trovare il libro in cui vi siete conosciuti: che meraviglia! Con te è stato più romantico.
    Io ho una versione classica bellissima, era di mio nonno e la conservo come un oggetto sacro. Poi ho la versione new age scolastica, che è un libro che pare un sussidiario, brutta, cioè poco elegante, ma di grande efficacia, come la tua, con note, spiegazioni, introduzioni, appendici, c’è tutto tutto sui Promessi Sposi (del resto è il testo studiato al liceo classico) e, da ultimo, ho l’ebook scaricato per la lettura estiva sotto l’ombrellone. Vergognoso, quasi: io l’ho riletto da qui, ma almeno non posso prestarlo a nessuno!

    1. Beh, la tentazione di rileggermelo in ebook ce l’ho avuta. Però mi sembrava di ammettere così la sconfitta, che non l’avrei più ritrovato. Quindi ho desistito. E adesso con calma me lo rileggerò, un capitolo per volta, piano piano, con la stessa lentezza delle acque di quel lago di Como…
      (Lo so, sarà dura trattenere Darius adesso 😀 )

  10. Io ci ho messo anche un bel po’ di buona volontà, ma non sono riuscito a farmi piacere quel mattone. L’ unica frase che ho fatta mia è l’ insulto al giovane Cristoforo: “Scostati, vile meccanico !”. Io che mi sento più carpentiere che “studiato” e che, se potessi, mi costruirei una forgia in stile medievale e mi guadagnerei la vita a suon di martellate, l’ ho letto capitolo dopo capitolo con lo stesso entusiasmo con il quale si prende una purga.
    Chiarita la mia posizione nei confronti del capolavoro di Manzoni, tuttavia, concordo con Barbara.
    Conservo un legame emotivo con ogni libro che ho letto. Come con le persone importanti delle tua vita. Tu dalle in prestito e qualcosa si perde. E’ solo gelosia ? Mah…

    1. Le persone, a differenza dei libri, cambiano. E a volte siamo proprio noi a impedire che quelle persone camminino con le proprie gambe, con la nostra gelosia o con la nostra paura di perderle. Se il legame è saldo, tornano. 😉

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