Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei

Questa volta il meme-blog lo lancio io! Il tema da approfondire è: quanto il lavoro che facciamo per vivere influenza poi il nostro approccio alla scrittura?

Già da un po’ infatti negli altri blog che seguo, quanto ci confrontiamo nei problemi e nei dubbi della scrittura creativa si denota una differenza nella gestione della nostra attività: chi parte già con un’idea precisa del finale a cui puntare, chi si addentra da subito nella psicologia dei personaggi e nello studio dei loro conflitti, chi struttura precisamente la trama già suddivisa in capitoli, chi parte da una situazione esistente e si lascia guidare parola per parola lungo la storia.

C’è poi l’aspetto meramente organizzativo dello scrivere: dalla scelta carta-penna ai software di writing, dalla revisione del testo con miliardi di post-it appesi alla parete (mi hanno citato uno scrittore di fantascienza che si era organizzato così, ma non ricordo il nome), alla lettura al contrario per intercettare refusi ed errori ortografici.

L’idea di aprirne un meme è nata nell’ultimo post di Anima di carta, all’interno dei commenti, dove parlando proprio del finale di un romanzo, i “tecnici” hanno concordato che in “tutti i lavori in cui si progetta l’organizzazione del lavoro, sapere quale debba essere il risultato aiuta molto nell’ottenerlo”.
Siamo sicuri che la scrittura debba essere organizzata? O è solo una nostra comodità e magari la Musa vorrebbe essere lasciata libera dal guinzaglio?

 

Che lavoro faccio?

Come forse avrete intuito, o letto nella mia biografia qui sopra o nel mio profilo Linkedin raggiungibile dai bottoni social (ma avete notato che quando ci andate sopra col mouse, le palle girano? 😛 ), sono un consulente informatico.
Non occorre specificare il mio curriculum, ma basterà dire che effettivamente nel mio lavoro si comincia dall’esigenza del cliente, vengono delineate le specifiche funzionali (il risultato finale da raggiungere) e le specifiche tecniche di dettaglio (quali strutture e componenti andremo ad utilizzare), per terminare con la parte operativa (installazioni, configurazioni, righe di codice, sussurri ai database, martellate ai server…).

Nel campo dell’informatica l’essere precisi ed ordinati fa una bella differenza, per non dire che è prerequisito essenziale. Basta una virgola nel punto sbagliato del programma e si pianta tutto. Potrei raccontarvi di come al terzo giorno di un nuovo lavoro, anni or sono, con un linguaggio in apprendimento, mi sono dimenticata la condizione d’uscita da un ciclo pressochè infinito, di fatto mandando in tilt due server di collaudo e obbligando il riavvio delle macchine. Potrei, ma meglio che non diciamo nulla.

Finchè si tratta di test va ancora tutto bene. Ma per gli ambienti di produzione non è ammissibile l’errore, soprattutto se si tratta di servizi di pubblica utilità. Sono quindi abituata a pianificare e strutturare il mio lavoro.

Tutto rose e fiori?
In realtà proprio no. Sono convinta che l’eccesso di organizzazione uccida la creatività, quindi in un certo senso noi tecnici partiamo pure svantaggiati nella scrittura di narrativa.
Ma quest’anno durante un corso di comunicazione aziendale ho conosciuto una teoria interessante sulle personalità.

 

Gli stili sociali

La teoria degli Stili Sociali si basa sul lavoro di David Merrill (per approfondire: David W. Merrill, Roger H Reid, Personal Styles & Effective Performance, CRC Press 1981), che ha usato l’analisi fattoriale per identificare due scale, individuate come assertività e reattività/emotività. Il risultato è un modello che ha quattro quadranti che delineano i quattro stili sociali:

  1. Analytical, analitico: specialisti della tecnica
  2. Driver, conduttore: specialisti del controllo
  3. Expressive, espressivo: specialisti del sociale
  4. Amiable, amabile: specialisti del supporto

 

Lavoro e scrittura: gli stili sociali
I pinguini di Madagascar, (C) 2014 DreamWorks Animation

 

(Vi svelo un segreto: erano almeno quattro mesi che morivo dalla voglia di preparare questo schema! Ma ve l’ho detto che io e Nostromo andiamo matti per i pinguini??)

Ecco le caratteristiche principali dei quattro stili sociali:

  • Analytical: critico, indeciso, chiuso, schizzinoso, moralista, laborioso, persistente, serio, esigente, ordinato
  • Driver: intraprendente, severo, difficile, dominante, duro, forte volontà, indipendente, pratico, decisivo, efficiente
  • Expressive: manipolativo, eccitabile, indisciplinato, reattivo, egoista, ambizioso, stimolante, entusiasta, drammatico, amichevole
  • Amiable: conforme, incerto, flessibile, dipendente, imbarazzante, supporto, rispettoso, disposto, affidabile, piacevole

 

Per determinare il proprio stile sociale ci sono dei vari test a risposta unica, che poi indicano il grado di assertività ed emotività all’interno del grafico, individuando il vostro quadrato di appartenenza.
Uno gratuito lo potete trovare qui: The Keirsey Temperament Sorter®-II

Volete sapere di che stile sono io?
Sono un Driver, un guidatore, un navigatore!
Nel cartone animato, Skipper non fa mai in tempo a dire “Rico ci serve…” che lui ha già buttato la bomba.
Però io non vomito martelli, eh! 😀

 

Ovviamente questo è un modello semplificato e come tutti i grafici va preso con le pinze. La nostra posizione non è così rigida all’interno di quell’area, esistono varie sfumature (il risultato del test sono due numeri che individuano la posizione all’interno delle due scale):

 

Lavoro e scrittura: gli stili sociali sfumati

 

Soprattutto noi ci muoviamo all’interno del grafico: sarò anche un Driver nel lavoro quotidiano, ma sono abbastanza Expressive con i miei amici (“Dai, facciamolo! Ma no, non è una cazzata, ci divertiamo! Fidati!”), divento decisamente Analytical quando si tratta di controllare le condizioni bancarie (“Guardi, secondo questa clausola, ho diritto a questo…”) e sfocio nell’Amiable quando si tratta dei lavori domestici (“Stirare? Perchè? Ma soprattutto perchè io?”).

 

Come sono quando scrivo?

Vi sembrerà strano, ma divento Amiable-Driver.
Il mio problema è che scrivo revisionando. Lavoro doppio ha detto qualcuno. Concordo.
I post del blog oramai li scrivo con notepad/blocco appunti, perchè sono tecnici o colloquiali, non è scrittura creativa.
Ma se devo scrivere racconti ho bisogno della carta. Probabilmente l’ispirazione mi passa dritta dal cervello alla mano, dal callo alla penna (Ve l’ho detto che ho il “callo dello scrittore”? Giuro! Con l’uso della tastiera però si è ridimensionato rispetto alle scuole superiori).
Su carta scrivo, cancello, depenno, scrivo a lato, piazzo asterischi, barro il foglio, riscrivo… insomma, il risultato è un macello, non mi ci ritrovo più e per raccapezzarmi passo al Word. Già lì parto con un’altra revisione. Ogni volta che riparto con lo scrivere (perchè nel frattempo elaboro mentalmente le scene) rileggo da capo, e di solito trovo i refusi.
Poi, molto poi, chiudo. Stampo, rileggo, revisiono di nuovo. Quando “suona bene” passa dal beta reader, il quale dice la sua. Refusi o sviste di battitura, ma di solito poche cose.
Col lavoro e tutto il resto, difficile chiudere un racconto breve in un mese…
Cioè, in questo caso, l’organizzazione va a farsi friggere.

Però non ho ancora ammazzato la Musa, e questo è più importante, direi.

 

E ora tocca a voi!

Se siete lettori potete divertirvi ad individuare il vostro stile sociale, o quello del vostro autore preferito.
Se fate parte della categoria “blogger scribacchini aspiranti pubblicazione”, non vi resta che partecipare al meme.
Lasciatemi nei commenti sotto il link al vostro post, che poi raccoglierà ordinatamente.
E magari alla fine del giro riusciremo anche a trarne tutti un ottimo spunto di miglioramento!

 

 


 

I post che partecipano al meme

  1. Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei (meme) di Anima di carta, Maria Teresa Steri

  2. Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei (meme) di Lettore creativo, Silvia Algerino

  3. Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei di Liberamente Giulia, Giulia Mancini

 

35 commenti su “Dimmi che lavoro fai e ti dirò che scrittore sei

  1. Ehi, chi è che ha detto quella fesseria virgolettata, lassù? 🙂
    Che poi si legge – in questo momento – solo attraverso il feed, che sul blog nisba…

    Per me inutile fare il test: sono driver, fatto e finito. Come diceva qualcuno, il genio è 1% ispirazione e 99% traspirazione: ecco quindi che io sono uno di quelli convinti che la musa salti fuori organizzando. E un romanzo ha la complessità di un progetto di medie dimensioni, almeno: altro che saltarci dentro a piè pari!

    1. Mah, chissà chi l’ha detto! 😉

      Beh, io prima del corso ero convinta di essere Analytical, e invece no! Comunque, giusto in questi giorni ho letto “On Writing” di Stephen King nel punto raccomanda di non “tramare”, nel senso di programmare la trama a tavolino. “La mia profonda convinzione sulla creazione di storie è che fondamentalmente esse si costruiscono da sole. Il compito dello scrittore è trovare loro un posto in cui crescere (e poi trascriverle, naturalmente).” Poi paragona la sua maniera di scrivere al prendere uno spazzolino da denti ed estrarre dal terreno le storie come reperti fossili, mentre la trama è il piccone che rischia di spezzarla. Detta così, posso pensare di aver usato lo spazzolino da denti per estrarre il fossile, ed ora che ho la casa piena di pezzettini microscopici, ho bisogno dell’organizzazione per vedere che razza di bestia era in vita!! 😀

  2. Ammetto che quando entro in una sala riunioni e mi trovo davanti quello schema coi quattro quadranti (stesso schema per molti usi) provo un po’ l’effetto dei tuoi link social 😀 (nel caso delle riunioni, non del post, so subito che sarà una perdita di tempo, più del solito, insomma)
    Da bravo ingegnere sono disordinato, inconcludente, odio le pianificazioni e vado d’istinto 😀 Sembra un controsenso, e infatti lo è 😉 Mi sono sempre sentito un ingegnere atipico, e forse è proprio questo il segreto.
    Proprio la mia indole un po’ ribelle mi spinge all’autodisciplina, a sforzarmi di fare cose che odio perchè servono, cerco di dedicare a tutta la parte di programmazione e pianificazione il minor tempo possibile, e credo anche che questa sia la chiave del segreto del successo di un progetto.
    Funziona anche per la scrittura? boh, quando avrò scritto qualcosa che superi le dieci cartelle te lo dirò 😛

    1. Eh, ma adesso quando vedrai il solito schema in riunione…ti verranno in mente i pinguini di Madagascar! Vuoi mettere?!
      Di questi schemi ce ne sono parecchi in giro, con tutte le varianti possibili. Il più complesso è poi l’enneagramma della personalità, che arriva a definire 9 tipologie.
      In realtà, ne conosco altri di ingegneri disordinati! (e speriamo non siano in ascolto… 😛 ) Riconosco che hanno una metodicità nella risoluzione di certi problemi, che riescono a scomporre in tanti pezzettini, fino a trovare il punto. Ma non chiedergli mai dove hanno salvato quel particolare documento!

      1. Io li trovo sempre i files, fino al giorno in cui decido di far ordine nelle cartelle 😛
        P.S. ho però smesso (dopo una lunga terapia) di chiamare i files documento_new_new_final_last_ultimo_questo_è_davvero_lultimo_ultima_revisione_pronto_per_rilascio_new.doc 😛

        1. E che non si può usare il punto di domanda, sennò potresti anche aggiungerci il suffisso: _ma_sei_sicuro_che_è_lultimo?.doc
          Quando ho letto Guardian ho pensato al Guardia(no) di porta. Tutto sta a vedere chi è il Mastro di chiavi, e soprattutto Gozer il gozeriano! 😀

  3. Mi ha incuriosita molto questo post. Ho anche fatto il test che hai linkato e il mio profilo è: Artisan. Credo sia abbastanza azzeccato, anche perché ho uno spirito autonomo. Pensa che 13 anni fa mi sono licenziata dall’ambitissimo posto fisso da impiegata comunale per avviare un’attività in proprio. A me piace molto lavorare, mi ci butto a capofitto senza guardare orari né compensi. Mi piace però, a fine giornata, avere la sensazione di avere costruito qualcosa. Quando facevo bollette della TARSU e conti dell’ICI questa sensazione non ce l’avevo mai. Ora, dopo un’esperienza lavorativa bellissima come creatrice di un circolo culturale, gestito per sei anni, e dopo la nascita di due figli, da 2 anni ho ripreso a lavorare. Il mio lavoro c’entra eccome con la scrittura e c’entra anche con un altra mia passione, ovvero il web. Faccio la copywriter per siti web. Mi occupo di contenuti, un po’ di SEO, un po’ di social media. Posso lavorare principalmente da casa, star dietro ai miei bambini, seguire i miei hobby. Credo di avere trovato la dimensione ideale per me.
    E certamente parteciperò al tuo meme. 🙂

    1. Si, il test che ho linkato non dà esattamente gli stessi risultati, perchè è un’evoluzione di questo schema. Non ho trovato il test che ho effettuato io durante il corso (e non potevo inserirlo per problemi di copyright).
      Massima stima per la tua decisione e per l’intraprendenza! Direi che rispetto al grafico dei pinguini, potresti essere un Expressive-Amiable. Se hai visto il film o la serie dei cartoni, ti rivedi nel trascinante Skipper o nel dolcissimo Soldato? Aspetteremo il tuo meme con curiosità!

  4. Delizioso e interessante lo schema con i pinguini e molto approfondita la tua proposta di meme. Ho fatto il test, ma non avevo dubbi sul risultato: rational.
    Avevo un po’ di dubbi su come pormi di fronte a questo meme, quando ne abbiamo parlato (a proposito, grazie per il link) perché è da un po’ che non ho un’occupazione. Ma indubbiamente un certo approccio mi è rimasto, e me lo sono portato dietro anche nella scrittura, quindi parteciperò sicuramente 🙂

      1. Ho appena fatto anch’io di nuovo il test che vi ho linkato. Guardian. Che si rifà esattamente al concetto di Driver. 40-45% della popolazione che finiscono per fare tutti i lavori indispensabili, ma ingrati al ​​resto della popolazione…!! Cosa dicevamo dei tecnici? 😉

    1. In effetti mi sono dimenticata un concetto nella stesura del meme. A ben vedere il mio essere ordinata e precisa non deriva dal lavoro, lo sono sempre stata fin da bambina. Quindi, al di là di quello a cui ci costringe il mercato del lavoro, non siamo probabilmente orientati verso un impiego che sfrutti delle nostre caratteristiche peculiari, così da avere buoni risultati col minimo sforzo? Anche quando decidiamo di trasformare una nostra passione in lavoro, stiamo cercando la massima soddisfazione con qualcosa che non sentiremo faticoso.
      Sotto questa luce, puoi partecipare tranquillamente al meme!

  5. Nooo, tutto in inglese!!!
    Ciao Barbara, scusa, lo so che sono da museo con la mia conoscenza scolastica della lingua inglese, ma mi sono scoraggiata subito quando ho letto il test, che avrei voluto fare. Però ti dico che non penso che il mio lavoro abbia condizionato il mio modo di scrivere, anzi è accaduto spesso il contrario: prima di scegliere la vita da mamma ho fatto l’avvocato e per due anni ho lavorato in un ufficio dove mi occupavo di consulenza e verifica di pratiche finalizzate all’ottenimento dei finanziamenti per avviare un’attività d’impresa. Se posso: du’ palle! Non ho mai avuto un buon rapporto con gli schemi rigidi imposti dalle leggi e scrivere pareri motivandoli solo sulla base di articoli e commi mi ha sempre frustrato. Quando scrivo, prediligo una creatività senza compromessi, mi guida l’istinto, prevalentemente, senza trasporto emotivo non so raccontare nulla. Infatti, se non sono ispirata, mi blocco. Leggendo le caratteristiche generiche dei profili, ho qualcosa dei driver e qualcosa degli amiable.

    P.s. Mi divertivo un sacco, in ufficio, a ritoccare le lettere scritte dal mio capo; gliele correggevo di nascosto (era un tipo orgoglioso) e lui nemmeno se ne accorgeva, poi quando le rileggeva, si autocompiaceva del risultato. Ecco, ero una sorta di ghostwriter amministrativa, molto ghost! 🙂

    Il mio avvocato, invece, mi affidava le memorie difensive perché le rendevo “memorabili” con le mie “note morbide” (le chiamava così) che rielaboravano quelle aride norme di legge in modo da risultare meno asettiche.

    Esercitavo la mia creatività un po’ ribelle! 🙂

    1. Ciao Marina, benvenuta nel blog!
      Per quanto riguarda l’inglese, niente paura! Se utilizzi Google Chrome per navigare, ci sono ben due strumenti validi: io utilizzo la traduzione della pagina web a richiesta sul tasto destro del mouse (si configura da Impostazioni > Lingue), altrimenti si può installare l’estensione Google Traduttore per Chrome (cerca sempre da Google e lo trovi subito). Non sono traduzioni qualitativamente eccelse, ma consentono di capire il senso.
      La tua esperienza sembra confermare quello che ho scritto per Maria Teresa: che noi arriviamo al mondo del lavoro già con la nostra personalità (dovuta ad educazione, infanzia, esperienze, carattere) e che ci troviamo bene nell’impiego che sfrutta le nostre potenzialità. Mentre viceversa ci risulta noioso ciò che è ci costringe a metterle da parte, o addirittura sovvertirle! 🙂
      Spero che parteciperai al meme, magari dopo aver fatto il test tradotto!

      1. Scusa, Barbara, ma succede una cosa strana: ogni volta che entro nella pagina del test le domande sono sempre diverse! Ohhhh! Avevo risposto alle prime… e non le ho più trovate, ce ne sono di nuove.
        Help, che accade? 🙁

        1. Me ne sono accorta ora, chiamando il link più volte: le domande sono sempre le stesse, solo che ogni volta sono ordinate diversamente. Comunque devi effettuare il test tutto in una volta, senza ricaricare la pagina. 🙂

  6. Interessante questo post! 🙂
    Come te, sono una sviluppatrice software e ho all’attivo alcuni bugs invasivi su programmi in produzione e di pubblica utilità. L’unico commento che si può fare è “ops, sistemo subito”.
    Dal test mi è risultato “Guardian”.
    Nel mio lavoro, come anche nella scrittura, faccio una discreta pianificazione incrementale, non avendo la pretesa di definire a priori quali sono le azioni che andrò a compiere.
    Stessa cosa per la gestione degli impegni: organizzazione ferrea e inflessibile, anche per chi mi sta intorno.
    E’ curioso, invece, che io sia del tutto incapace di mantenere l’ordine di armadi, borse o scrivanie. Sono il caos fatto persona 😉

    1. Perchè armadi, borse e scrivanie sono sempre troppo piccoli rispetto a quello che ci serve, no? 😀
      Un altro “Guardian” e un altro tecnico, comunque. Interessante il concetto di “pianificazione incrementale” applicato alla scrittura. Quando scrivi hai quindi un’idea di massima, che vai a rifinire nel dettaglio man mano che avanzi nella stesura? Riesci a gestire in maniera ferrea anche i tempi della scrittura?

      1. Grazie del benvenuto 🙂
        Borse, armadi e scrivanie dovrebbero essere come la borsetta di Hermione, se conosci Harry Potter.
        Comunque sì, quando scrivo ho un’idea di massima di quali sono gli avvenimenti dei capitoli successivi e mi faccio una sorta di Gantt. Di solito pianifico a blocchi di cinque o sei capitoli, in modo da portare avanti parallelamente tutte le vicende dei gruppi di personaggi che ho creato. Non posso scrivere lo step due di un gruppo di personaggi se non ho terminato lo step uno di tutti gli altri gruppi.
        Non ho invece un’idea chiara della scena, che si delinea nel momento stesso in cui scrivo. Quando inizio un nuovo capitolo, so che avrò due settimane di tempo per portarlo a termine e che non potrò iniziare il successivo finché quello corrente non sarà terminato.
        Faccio in questo modo perché, un tempo, scrivevo i capitoli in ordine sparso e perdevo un sacco di tempo nel far quadrare i conti. Senza contare che, senza una scadenza definita, non muovo un dito. Io lavoro meglio sotto pressione 😉

        1. Anch’io sto cercando di mettermi delle scadenze (ed il blog rientra in questo esercizio). Purtroppo altre attività, che sto cercando di delegare, a volte mi tornano indietro decuplicate. Ecco perchè sto passando tutti gli appunti dentro il software yWriter (che tra l’altro prepara in automatico i Gantt di capitoli e personaggi).

  7. Grazie per questo bellissimo post, Barbara.

    Ho subito fatto il test e mi aspettavo il risultato Expressive-Amiable.
    È uscito Idealist, che più o meno direi è la stessa cosa.

    Mi piacerebbe partecipare al meme, soprattutto per farti pubblicità, perché è un’idea geniale, e poi ci sono i pinguini, meglio di così…!

    Intanto ti ho già fatto girare le palle… ;D

    1. Benvenuta sul blog Lisa!
      L’idea del post non è completamente mia. Come hanno già scritto altri, ci si chiede sempre quanto il lavoro influisca poi nella scrittura, anche solo nelle trame. O viceversa a seconda di come uno scrive, ci si chiede che lavoro faccia nella vita. L’idea di associarvi gli stili sociali è stata alquanto spontanea, perchè è un tema del corso aziendale appena concluso. L’associazione degli stili con i pinguini invece è proprio mia: al corso ci avevano proposto quattro figure del cinema/televisione. Miranda de Il diavolo veste Prada per i Driver, Robin Williams che interpreta Patch Adams come Expressive, Julia Roberts in Erin Brockovich come Amiable e Sheldon Cooper di The Big Bang Theory come Analytical. Ma non mi sembravano così immediati, dato che bisogna conoscere tutti e quattro i film/serie tv. Mentre i pinguini…chi non li conosce?? 😀

      1. Conosco bene Sheldon e Miranda, direi che sono ottimi esempi.
        Ho visto gli altri due film anni fa e non mi ricordo bene le caratteristiche dei personaggi, ma rileggendo la descrizione di “expressive” direi che ogni scrittore rientra in questa categoria!

        1. Allora io ne sono fuori, dal momento che sono Driver! 🙁
          Expressive al corso l’hanno descritto come un trascinatore, un visionario, un condottiero, ama stare sul podio ed avere un pubblico. Molti scrittori si definiscono schivi e introversi invece.

          1. Ah si? Sei driver anche nella vita privata o solo al lavoro?
            (scusa, soffro di curiosità patologica…)

            Lo scrittore schivo è un po’ anacronistico ormai, viste le classifiche di vendita che mettono al primo posto i libri scritti da conduttori televisivi… anche se a me piacerà sempre l’immagine dello scrittore col gatto in grembo e i guanti tagliati, nascosto in soffitta.

          2. Sono generalmente un Driver, anche nella vita privata per le questioni pratiche di famiglia. Stamattina non si direbbe, visto che non riesco a chiuderne una che sia una! E’ una giornata Amiable. 🙂

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