Allontanati dal sole, la storia di Caitlyn e Liam

Schianto
(Crash)

Un altro Halloween, un altro racconto della storia di Liam e Caitlyn, il terzo di quella che sta diventando oramai una serie, contro ogni mia previsione. Se avete perso le puntate precedenti, le potere leggere qui: La storia di Liam e Caitlyn

 

Il velo tra i vivi e i morti si assottiglia nella notte di Halloween. E tu non sai più dove sei.
Devi stare attento. Rischi di perderti in uno dei due mondi, per sempre.

 

Decisamente Liam si era perso, ma non capiva più in quale dei due mondi. Dall’ultima notte di Halloween, quella in cui aveva seriamente rischiato la vita e solo l’intervento di Caitlyn l’aveva salvato, aveva iniziato a vederla ovunque, anche di giorno.
All’inizio pensava di sognare ad occhi aperti, di immaginarla come doveva essere stata da viva, mentre passeggiava in centro, quando usciva da un negozio o saliva sull’autobus, vestita come le altre ragazze della sua età, un jeans e una maglietta, sorridente e leggiadra, i suoi capelli splendenti di luce dorata ai raggi del sole.
In fondo quando sei innamorato non fai che vedere l’oggetto del tuo sentimento ad ogni angolo di strada, cercandolo in ogni sconosciuta che stai osservando da lontano con il filtro dell’amore. Poi ti avvicini e l’incanto si scioglie miseramente alla vista recuperata, solo poche volte di fronte a te compare proprio colei che desideri.
Un briciolo di razionalità ricordava invece a Liam che no, non era possibile che quella fosse davvero Caitlyn tornata dal regno dei morti. Anche se la vedeva toccare gli altri passanti, ringraziare la commessa quando le dava la busta con gli acquisti o indispettirsi con il conducente per il ritardo mentre gli porgeva il biglietto.
Le allucinazioni si susseguivano anche la notte, quando il sonno inquieto lo svegliava sudato e ansimante nella penombra della sua camera da letto. Caitlyn lo attendeva lì vicino, vestita del suo abito bianco macchiato, uscita dagli stessi incubi di morte e sangue che l’avevano disturbato. Seduta sulla poltrona o in piedi davanti alla finestra, pallidamente illuminata dal lontano lampione della strada, lo osservava con aria mesta. Cercava di consolarlo con un sussurro. “Dormi Liam, va tutto bene, stai tranquillo.”
Altre volte si avvicinava preoccupata a lui senza dire nulla, per poi svanire in un battito di ciglia quando Liam allungava una mano per toccarla. Difficilmente riusciva a riaddormentarsi, attendeva l’alba fissando il vuoto.
Gli studi al college stavano rallentando a causa di questa sua ossessione, concentrarsi sui libri e sugli esami diventava difficile con la mente stanca e provata dalla situazione. Aveva anche provato a stordirsi di alcool e canne insieme al suo compagno di stanza al campus, peggiorando il risultato con visioni notturne ancora più evanescenti.
Quando poteva, si prendeva una pausa dalle lezioni, riempiva la valigia e tornava in famiglia per il weekend.
Questa volta era stato lo stesso professor Haynes, il suo tutore nonché grande amico del suo defunto nonno, a spedirlo a casa preoccupato per la sua salute. “Stai andando bene ragazzo, non ti rovinare la carriera proprio adesso. Concediti più tempo.”
Rivedere il posto dove si erano incontrati e conosciuti, la città dov’era vissuta, la collina dov’era sepolta, dove il suo spirito forse ancora dimorava lo rendeva terribilmente triste. Lì poi le allucinazioni si susseguivano continue e sembravano molto più reali.
Tuttavia ogni tanto sentiva il bisogno di tornare a casa, un richiamo irresistibile.
Come se solo in quel luogo il suo cuore fosse davvero vicino a quello dei lei.

 

Il gorgoglio arrabbiato dello stomaco lo ridestò da un sonno profondo. Con fatica emerse dalle coperte per guardare il led dell’orologio lì a fianco. Le cifre erano completamente sballate: è vero che non ricordava molto del viaggio in auto, soprattutto dopo quella dormita da oltretomba senza tormenti, ma gli sembrava di essere tornato a casa alla stessa ora. Scostò la tenda leggera e scrutò i colori all’esterno, che stavano scurendo piano piano. O stava scendendo la notte, e lui aveva dormito davvero pochissimo, o nuvole cariche di pioggia stavano ricoprendo il cielo.
Si trascinò fuori dal letto alla ricerca del cellulare, ancora sepolto dentro lo zaino. Lo trovò defunto, nemmeno si accendeva.
Lo collegò al connettore di carica sopra la scrivania. Fece una veloce puntata al bagno: lo specchio per la prima volta gli restituì una faccia abbastanza riposata, le occhiaie erano diminuite. Si cambiò e scese per la colazione. O la cena.
“Buongiorno!” Sua madre stava bevendo il tè davanti ad una rivista femminile. “Hai fame?”
“Uhm” mugugnò Liam, aprendo il frigorifero.
“Se vuoi ci sono dei pancake fatti stamattina.”
Li trovò, e anche lo sciroppo d’acero. Li mise a scaldare e versò anche per sé una tazza di tè bollente.
“Perché non mi hai svegliato prima?”
“Perché quando sei arrivato ieri sera avevi un’aria stravolta, pallido come un fantasma.”
Alla parola fantasma, Liam sentì un brivido rizzargli i capelli sulla nuca.
Coperse i pancake del liquido ambrato e iniziò a mangiare con foga.
“E quella barba? Che novità è?”
Liam si strinse nelle spalle. Non aveva fatto in tempo a radersi per un paio di lezioni del mattino presto, e poi non gliene era più importato nulla. L’aveva lasciata crescere.
“Non ti starebbe nemmeno male, ma dovresti tenerla più curata.” Sua madre sospirò.
Girò un’altra pagina della rivista, osservandolo di sottecchi.
“Quanto ti fermi questa volta?”
“Il professore ha detto che posso rimanere anche un mese, due se salto la prima sessione e vado direttamente alla seconda, ma non lo so. Vedremo.”
“Sei in anticipo sugli esami, non possiamo pretendere di più. Vogliamo solo che tu stia bene.”
Liam afferrò il giornale sul tavolo per troncare la conversazione.
In prima pagina si analizzavano le strane circostanze delle morti di giovani adolescenti dell’ultimo trimestre. Riconobbe un nome tra quelli citati. “Ma Lee Shrugg, il figlio del proprietario del negozio di scarpe vicino al municipio?”
“Proprio lui.”
“Beh, non aveva tutte le rotelle a posto…”
“Liam!”
“Si, lo so, detto da me fa proprio ridere.” Lo doveva riconoscere: visto da fuori era un caso patologico pure lui. “No mamma, quello se ne andava in giro con l’accendino e minacciava di dare fuoco alla gente, anche con i clienti alla cassa. Certo, finire così però, bruciato dentro l’auto. Strano scherzo del destino.”
“Uhm, pare siano tutti suicidi, incidenti volutamente provocati. Nessun indizio però su cosa li abbia spinti a tanto. Nessun motivo apparente.”
“Per quanto stupido me lo ricordi, Lee non si sarebbe tolto la vita.” Liam scosse la testa scettico.
“L’ultimo era il nipote di una mia buona cliente. Mi sto occupando della sua attività, fatturazione, assistenza fiscale, perché la famiglia è distrutta… Non aveva dato alcun segno. La polizia brancola nel buio.”
Sua madre gli posò la mano sull’avambraccio, fissandolo negli occhi.
“Non farmi scherzi Liam, davvero. Se ci sono problemi, parliamone.”
“Nessun problema, tranquilla mamma.” Cercò il suo miglior sorriso, anche se era parecchio fuori allenamento. Da un paio di mesi almeno.
Se solo avesse saputo.

 

La tranquillità durò ben poco. Aveva cercato di non uscire di casa, di rilassarsi nella quiete casalinga tra televisione e fumetti, per evitare le strane apparizioni diurne, finché anche quelle notturne gli concedevano tregua.
Ma doveva passare al supermercato per conto di sua madre, e perché buona parte del frigorifero l’aveva svuotata lui, e poi al magazzino di elettronica del suo amico Joen per un saluto. Lo trovò che stava spostando le nuove lavatrici da mettere in vendita.
“Ehi fratello, come stai?” Si abbracciarono con una pacca sulla spalla.
“Bene, tu?”
“Insomma. Sono inchiodato qui da quando mio padre si è fratturato il piede. Sono indietro di due esami, ma poteva andare peggio. La sera quando rientro a casa, mia madre e mia sorella sono isteriche. Non le invidio. Il vecchio è già insopportabile quando si muove e lavora, figurati adesso inchiodato alla poltrona a lamentarsi tutto il giorno.”
“Eh già, vedo che te la passi proprio male…” gli rispose Liam spostando lo sguardo verso una giovane commessa che stava mostrando l’ultimo modello di iphone ad un signore di mezza età, molto più interessato alla sua procace scollatura.
“Nah, è mia cugina.”
“Che peccato!” esclamò Liam ridendo.
“Lo so” rispose Joen a denti stretti. “Ma la mandano qui perché così la tengo d’occhio dopo scuola. Mio zio è preoccupato per tutti quegli strani incidenti tra i ragazzi in questo ultimo periodo. E’ convinto sia un nuovo tipo di droga che stanno provando qui in zona.”
“Ah si, ne ho letto sui giornali. Sembrano tutti suicidi voluti però.”
“Non lo sanno. E finché non trovano qualcosa di concreto, tutti hanno paura di tutto. Diavolo e fantasmi compresi.”
I fantasmi non sono cattivi, avrebbe voluto ribattere Liam, ne conosco uno molto carino.
“Comunque se vuoi venire anche tu qui, ad aiutarmi come baby sitter… Credo di potermi fidare” aggiunse Joen ammiccando.
Liam spostò nuovamente la vista sulla ragazza, china su un basso ripiano alla ricerca di qualcosa per il cliente, che intanto osservava attento il suo posteriore. “Uhm, non dovresti. Ma no, grazie. Sono pure un pessimo venditore!”
Mezz’ora più tardi, fermo in auto al semaforo rosso, stava scorrendo le ultime notifiche sul cellulare, quando qualcosa sullo sfondo del suo campo visivo attrasse la sua attenzione. Una chioma bionda splendente tra i passanti sulle strisce pedonali.
Si bloccò, tornò a cercarla, era sull’altro marciapiede. La ragazza si voltò per salutare un’amica e Liam la riconobbe, la sua Caitlyn.
Allo scattare del verde, cambiò bruscamente direzione svoltando a sinistra e innervosendo l’automobilista dietro di lui. Cercò velocemente un posto dove parcheggiare, adocchiando in continuazione gli spostamenti della capigliatura dorata lungo la via.
Questa volta non doveva farsela scappare, era deciso ad andare fino in fondo.
Lasciò l’auto nel primo varco disponibile e si lanciò all’inseguimento della sua preda, cercando di confondersi tra le altre persone. Non voleva raggiungerla, ma solo sapere dove andava, scoprire chi, o cosa, fosse.
Quasi si sentisse osservata, si girò di colpo e Liam non fece in tempo a voltarsi o nascondersi dietro uno dei lampioni.
Si guardarono per un secondo, poi lei iniziò a correre stringendo con forza la borsa a tracolla. Alla fine del viale con un balzo salì sull’autobus poco prima che le porte si chiudessero.
L’aveva persa, di nuovo.
Sconsolato, tornò indietro alla sua auto. Un foglietto sventolava sul parabrezza, fermato dal tergicristalli.
Una multa, perfetto! Non vengono mai da queste parti, oggi invece si. Grande!
Alla fine decise di recarsi in quel luogo che stava evitando da un po’. Si fermò dal fiorista per prendere un mazzo di rose bianche fresche, candide e immacolate. Varcò il cancello e percorse il viottolo per arrivare da lei, davanti alla sua lapide.
“Non mi sto divertendo Caitlyn. Davvero, se almeno mi vuoi un po’ di bene, aiutami a capire.”
Sistemò i fiori sul vaso, togliendo delle vecchie margherite. Chissà cosa pensavano i famigliari di quelle rose bianche lasciate da uno sconosciuto sulla tomba della figlia.
A volte veniva qui e il primo pensiero era di riservarsi un posto qui accanto a lei, invece che nella cripta di famiglia dall’altra parte del cimitero. C’era spazio lì sulla collina e c’era anche una bella vista. Non l’avrebbe lasciata sola. E il nonno non si sarebbe dispiaciuto della sua assenza.
Quella stessa notte tornò ad avere strani incubi. Erano insieme, distesi sull’erba all’imbrunire e si stavano baciando. Baci ardenti, le mani che non smettevano di toccarsi, accarezzarsi. I corpi che ansimanti chiedevano di più. Lei che gli tirava i capelli con passione, lui che esplorava il profumo dei suoi seni, per poi scendere giù verso il basso. Ma qualcosa di caldo e umido gli si appiccicava al viso. Scostandosi si vedeva le mani sporche di sangue e Caitlyn svaniva in una larga pozza rossa.
Si svegliò di soprassalto, mettendosi seduto nel letto. Respirò a fondo, gli sembrava di non avere abbastanza ossigeno in corpo.
Vide Caitlyn in un angolo della sua camera, con la testa china al pavimento. La sentì solo sussurrare.
“Liam, smettila di torturarti. Lasciati andare.”
Ma lasciarsi andare a che cosa?

 

Un trillo lontano lo fece riemergere da un sonno finalmente quieto che l’aveva accolto alle prime luci dell’alba. Liam estrasse la testa da sotto il cuscino per capire da dove provenisse il suono. Era il campanello di casa, ma sua madre e John erano già al lavoro da un pezzo. Sbuffò, non aveva proprio voglia di alzarsi dopo l’ennesima notte agitata. E’ importante, gli disse una vocina nella testa.
S’infilò i pantaloni della tuta e la felpa recuperata dalla valigia ancora disfatta sul pavimento e scese al pian terreno incespicando sui propri piedi. Agli ultimi scalini si ritrovò con un tonfo con il sedere per terra, adesso ben sveglio.
“Accidenti…” Il campanello trillava senza tregua. “Arrivo! Per la miseria!”
Anche se fosse stato del tutto vigile, non sarebbe mai stato preparato a ciò che vide aprendo la porta: Caitlyn, nella sua allucinazione diurna, jeans sdruciti al ginocchio, un paio di converse rosse, una maglietta scura e un giubbottino di finta pelle.
Lo stupore e il panico colsero entrambi. Il timido sorriso che Liam aveva scorto per un attimo si gelò sul viso della ragazza.
Osservandola attentamente così da vicino poté notare piccole differenze: i suoi capelli erano leggermente più scuri, con una lieve sfumatura di rame. Anche gli occhi non erano dell’intenso azzurro cobalto di quelli di Caitlyn, ma grigi con qualche striatura cerulea. E non ne era sicuro, ma sembrava anche un paio di centimetri più bassa.
“Tu non sei Caitlyn…” Per la prima volta si sentì solo.
Lei indietreggiò di un passo intimorita.
“Scusa, non volevo spaventarti, davvero.” Se non era Caitlyn, le assomigliava però moltissimo.
“No… è tutto a posto. Ehm… tu sei Liam?”
“Si, sono io. Chi sei?” Era davvero curioso adesso.
“Mi chiamo Lize. Lize Adair, sono la sorella minore di Caitlyn.”
Che stupido! Aveva due sorelle più piccole, lei glielo aveva detto. Perché non ci aveva mai pensato?
“Io ho trovato questo a casa pochi giorni fa.” Gli porse un giornale spiegazzato, con al centro una scritta con un pennarello rosso: “Cerca Liam Runnels”.
La guardò aspettando ulteriori dettagli. Chi poteva mai averla messa sulla sua strada?
“Io… lo so che mi darai della pazza, ma questa è la scrittura di mia sorella. Non c’è una spiegazione logica, lo so bene, continuo a ripetermelo da giorni. Eppure questa”, e indicò il foglio tra le mani di Liam, “è proprio lei!”
Ah, ecco. Se sei un fantasma e hai bisogno di comunicare qualcosa di urgente, senza farlo apparire vecchio, l’unica maniera è scriverlo su un quotidiano, con data e ora stampate.
“Non ne capivo il senso, fino a quando non hai aperto la porta. E sei proprio tu… scusa se sono scappata tutte le volte che mi trovati in città, ma mi facevi paura. Sai com’è morta mia sorella?”
Solo in quel momento comprese l’assurdità del proprio comportamento. Era proprio uno stupido! Sua sorella era morta dopo essere stata rapita e violentata da un perfetto sconosciuto. Per forza quando la chiamava, Lize era scappata ogni volta. Che idiota.
“Mi spiace, non volevo spaventarti. Da lontano sembravi proprio lei. Credevo di vedere… un fantasma.”
“Conoscevi bene Caitlyn?” Lize si riavvicinò di pochi centimetri, segno che era tranquilla ora.
Conosco Caitlyn, avrebbe voluto rispondere. Per lui era più viva che mai. Si limitò invece ad un cenno del capo silenzioso.
“Eri… il suo ragazzo?”
Preso alla sprovvista, Liam si sentì avvampare fino alla radice dei capelli. “No, no.”
“Però ti piaceva” concluse Lize con un largo sorriso.
Caspita, quanto le assomiglia. La maniera in cui muove le labbra è la stessa, pensò lui con una fitta al cuore.
Guardò nuovamente il quotidiano che teneva tra le mani. “Forse voleva che tu mi cercassi per scoprire che non sono un pericolo per te.”
“Allora tu mi credi? Che quella è la scrittura di Caitlyn?”
“Oh si, su questo ti credo.”
Lei era ancora qui, cercava di comunicare con loro. Le allucinazioni diurne avevano trovato un senso, forse anche quelle notturne non erano uno scherzo della sua mente. Voleva davvero crederci. Doveva sempre attendere Halloween per poterla incontrare di nuovo? Sperava proprio di no.

 

Erano le due di notte, c’era un silenzio assoluto sia fuori che dentro casa e Liam disteso a letto stava ancora leggendo alla pallida luce della lampada sopra la mensola. Aveva fatto scorta di fumetti e riviste nell’edicola del signor Jones ed era intenzionato a rimanere sveglio. Per la verità, la stava aspettando. Non aveva nessuna certezza che sarebbe comparsa, eppure una vocina nella testa gli diceva che sarebbe arrivata. Quella scritta sul giornale era una prova importante per lui.
Sorrise quando chino sul bordo del letto per prendere un altro fumetto dal pavimento si ritrovò a fissare l’orlo del suo vestito bianco.
Non dubitò nemmeno per un istante che lei fosse davvero lì. Profumava di Iris, come la prima volta che si erano visti.
E quando allungò il braccio per toccarla, sotto la sua mano lei era solida più che mai.
Si abbracciarono a lungo, senza proferire nessuna parola. Per un po’ comunicarono solo con lievi carezze, le dita che scorrevano sopra il tessuto fine dell’abito candido o giocavano con i bottoni della sua camicia blu, sospiri soffocati tra i suoi capelli biondi o nascosti nell’incavo del suo collo.
La sentì ridacchiare mentre strofinava delicata il suo naso sulla sua barba ispida.
“E questa cos’è?” gli chiese all’orecchio.
“E’ colpa tua…”
Si scostò da lui e lo guardò divertita. “Colpa mia?”
“Certo, non mi fai dormire per tutta la notte da un bel po’ di tempo, e al mattino sono sempre stanco e di fretta!”
“Mi spiace…” lo accarezzò di nuovo sulla guancia. “Non sono io a portarti gli incubi. Ma sono sempre stata qui, cercando di calmarti. E’ che tu non mi stavi ad ascoltare. E mi sembrava di fare peggio.”
“Non credevo che tu fossi davvero qui, non in una notte qualunque. Senza che fosse Halloween intendo.”
“Oh, ad Halloween è più semplice perché le persone sono ben disposte ad entrare in contatto con noi. Ma gli spiriti sono sempre presenti intorno agli umani.”
Per un attimo Liam ripensò a suo nonno, che diceva di vedere la sua defunta moglie tutte le sere. L’avevano chiamato pazzo, a quanto pare non lo era affatto. Solo molto innamorato, questo lo ricordava bene.
“Era stata Lize a mettermi fuori strada. Ero convinto di avere allucinazioni anche di giorno.”
“Non puoi vedermi di giorno.”
“E perché mai?”
“La morte è una lunga notte per me. Così io sono visibile solo nel buio. Però ti sono sempre vicina Liam, in ogni momento. Sei tu che non riesci a vedermi.”
“Come mai questa sera la tua gonna è completamente pulita, senza macchie, senza sangue?” le chiese curioso.
Sebbene pallida come al solito, vide un lieve accenno di rossore salirle sulle guance.
“Immagino che sia così che tu voglia guardarmi…”
“Quindi, ricapitolando, se io voglio, e dovrei essere un cretino a non volerlo, posso vederti tutte le notti, e averti qui accanto con me, fino all’alba?”
“Finché sarò uno spirito si, anche se non posso sempre essere… materiale.”
“Ho vinto la lotteria!” La strinse forte al petto. Quanto sarebbe potuta durare? Improvvisamente gli vennero in mente le questioni in sospeso.
“Lize, perché l’hai mandata da me? Cosa succede? L’ultima volta in ospedale, quando mi hai detto “noi abbiamo bisogno di te”, ti stavi riferendo a lei, vero?”
“Si, sono molto preoccupata per mia sorella. Di tutta la famiglia, è quella che ha accettato di meno la mia morte. Eravamo molto legate, anche se litigavamo spesso. E ora nella mia stessa scuola molti la scambiano per me, lei ne soffre. Ha anche paura che le succeda qualcosa di simile, a come sono morta io.”
“Capisco. Devo dirglielo, Caitlyn? Che io ti vedo, intendo.”
“Non lo so. Forse la spaventerebbe troppo, e lei ha bisogno di un amico, una persona di cui fidarsi. Per questo l’ho mandata da te.”
“Ok, resterà ancora il nostro segreto dunque.” Sbadigliò, improvvisamente molto stanco.
“Devi dormire. Tanto io resterò qui.” Si distesero, continuando a rimanere abbracciati.
Lui finalmente sereno chiuse gli occhi, certo che l’avrebbe ritrovata la sera seguente.
“Liam? Mi fai un altro favore?”
“Si?”
“Tagliati quella barba…”
Si addormentò con un sorriso, beato tra le braccia del suo fantasma preferito.

 

Si erano dati appuntamento ad un café nella zona pedonale. Avevano scelto un locale in pieno centro, perché stare in mezzo alla gente li avrebbe tranquillizzati rispetto all’argomento inverosimile che li accomunava.
“Perché volevi vedermi? Hai scoperto qualcosa?” gli chiese Lize mentre toglieva parte della schiuma dal suo cappuccino per assaporarla.
“No, nessuna novità. Volevo solo parlare con te. Magari così potrò capire quella scritta sul giornale, come posso aiutarti. Se è di aiuto che hai bisogno.” Stava mentendo, ma a fin di bene. Certo non poteva raccontarle la notte appena trascorsa.
“Aiuto? A meno che tu non riesca a resuscitare i morti, non credo tu possa aiutarmi, no.” Sospirò mesta, continuando a mescolare quello che era oramai un banale caffelatte sulla tazza.
Nemmeno immagini quanto vorrei avere quel potere, pensò Liam. Una vita intera alla luce del giorno, invece che una mezza vita al calar delle tenebre. Rigirò il bicchiere della sua coca cola facendo tintinnare il ghiaccio.
“Io credo… Forse voleva solo che io venissi da te e farti vedere che non sono lei.”
“Può essere, ma è anche vero che prima o poi ti avrei raggiunto. E da vicino mi sarei accorto subito che non le somigli poi molto.”
“Davvero non le somiglio?” Lize lo guardò negli occhi stavolta, sbigottita.
“No, affatto.”
“Oh” Lei tornò a fissare un punto indistinto lungo il viale fuori dalla vetrina.
Diamine Liam, se è una ragazza insicura, le stai proprio facendo un gran bene, complimenti! Cercò di rimediare in qualche modo.
“Non voglio dire che tu non sia carina, ecco… ma ho bene impresso il suo viso, non so nemmeno io come, e siete differenti. La statura, i capelli, il colore degli occhi.”
Lize arrossì imbarazzata.
Calò il silenzio tra di loro, ognuno immerso nei propri ricordi con la persona che più gli mancava.
Fu Liam a spezzare l’incantesimo. “Credo piuttosto che lei ti abbia scritto di cercarmi perché è preoccupata di qualcosa, e lei si fida di me. Si fidava, di me.”
“Non capisco però perché IO dovrei fidarmi di te!” disse in tono acido, alzando un po’ troppo la voce. Alcuni presenti girarono la testa verso il loro tavolo risentiti.
Liam la osservò stupito, non si aspettava una reazione così, un cambio repentino d’umore. Era sempre così quieta.
“Scusa…”
“Non importa.”
“Sono un po’ tesa. I miei genitori mi stanno mandando da uno strizzacervelli. Ho fatto la stupidaggine di dirgli che c’era uno che mi inseguiva per la città chiamandomi Caitlyn, e non ci hanno creduto. Mania di persecuzione, disturbo post-traumatico.”
“Mi spiace.” Altro che aiuto, l’aveva messa nei casini!
“E adesso sono ancora più assillanti con questa storia dei suicidi. Io non voglio ammazzarmi. Io vorrei solo riavere mia sorella…” Una piccola lacrima scivolò via veloce per fermarsi sullo zigomo.
“Sono preoccupati per te. Hanno già perso una figlia, non ne vogliono perdere un’altra.”
“Non capiscono un CAZZO!” La sua voce bassa era impregnata di cattiveria.
La coca cola andò di traverso a Liam. Ma che cavolo? No, la ragazza non sta affatto bene. Purtroppo aveva ragione Caitlyn a preoccuparsi.
“Scusa ancora.” Chinò il capo affranta. “A volte mi lascio prendere dalla rabbia.”
Prese la sua mano, immobile sopra il tavolo, sulla sua per rincuorarla.
“Lize, stai tranquilla. E’ un brutto periodo, ma passerà. So quello che dico, è successo anche a me, con la morte di mio padre. Avevo solo dieci anni.” Non è che sia passata del tutto, per la verità, pensò tra sé. Ma al momento altri pensieri affollavano la sua mente.
Lei trasse un lungo respiro, e con l’altra mano si tolse quella lacrima, prima che altre decidessero di raggiungerla.
“Sappi comunque che i genitori non capiscono un cazzo per tutta la vita” continuò lui. “Mia madre è ancora oggi assillante con me e lo sarà probabilmente fino alla tomba. I genitori sono fatti così.”
Lize sorrise a quella battuta. Uno di quei larghi sorrisi che le illuminavano gli occhi, allo stesso modo di Caitlyn, osservò Liam.
Ma non disse niente.

 

Una sera però Caitlyn si presentò con una novità.
“Liam, c’è qualcuno che deve parlarti. E’ qui fuori, in giardino. Dice di sapere cosa succede in città. E’ uno dei morti suicidi.”
“Un altro spirito che vuole il mio aiuto… Non può entrare?”
“Se non lo inviti tu, no.”
“Ma non erano i vampiri quelli?” Liam cercò il giubbino sotto la catasta di vestiti ammonticchiata in un angolo.
Caitlyn alzo le spalle, ridendo divertita. “C’è sempre un po’ di confusione in queste cose. E non conosco vampiri a cui chiederlo.”
“Eccomi, sono pronto. Consulente medianico al vostro servizio.”
“Ti sei tagliato la barba eh?” Gli passò una mano vellutata sulla guancia liscia.
“Già, è un periodo in cui dormo particolarmente bene, anche se dormo di meno.” Le strizzò l’occhio di rimando.
Lui prese le scale, lei attraversò il pavimento. Un brivido gli percorse la schiena scrutandola scendere fluttuante dal soffitto mentre lui arrivava all’ultimo scalino. No, non si sarebbe mai abituato a questo. Per fortuna sua madre e John dormivano, anche se probabilmente non potevano nemmeno vederla. Solo il loro legame era così forte.
Sul prato, appoggiato ad uno dei faggi che proteggevano la casa, c’era un giovane ragazzo in pigiama.
Ma la cosa che colpiva maggiormente era lo squarcio sanguinolento sul suo collo. Doveva essere Ian Green, l’adolescente che avevano trovato morto impiccato nella soffitta di casa. Anche qui non erano stati trovati motivi validi per quel gesto.
“Mi devi aiutare a trovarlo” gli chiese supplicante.
“Il tuo assassino?”
“No, il mio psicologo.”
Liam guardò Caitlyn. “Stiamo scherzando?!” Lei gli lanciò un’occhiataccia, per farlo stare zitto.
“E’ lui che mi ha indotto al suicidio, e non credo di essere l’unico. Credo ci sia lui dietro la scia mortale di questi ultimi mesi.”
“Se lo troviamo, non solo salveremo altri innocenti, ma anche Lize avrà un problema di meno” spiegò Caitlyn. “E a me interessa solo questo.”
Liam annuì, sarebbe stato un bel sollievo per tutti. “Hai detto psicologo, di cosa si occupa? Ha una specializzazione?”
“Adolescenti problematici, ragazzi disagiati, con problemi famigliari o di personalità.”
“E tu perché ci andavi? Se posso chiedere…”
“Ero gay.”
“Non lo sei più?” chiese Liam sconcertato.
“Ora sono morto…” gli rispose piccato il giovane Ian.
“Ah, si, giusto. Scusami. A volte dimentico davvero che… Scusa ancora.” E tu non sai più dove sei, diceva il nonno.
“Quindi… andavi da uno psicologo per problemi in famiglia? Non accettavano la tua condizione?”
“Si, mi ci ha costretto mio padre. Si vergognava. Ha anche nascosto questo particolare alla polizia, per evitare lo scandalo.”
“E secondo te come ha fatto questo medico a indurti al suicidio? Farmaci?”
“No, non prendevo nessuna medicina. Solo sedute di psicoterapia, di cui ricordo anche poco.”
Liam sbuffò. Non c’erano molti elementi su cui basare un’accusa. Nè come risolvere questo rompicapo.
“Ti giuro che non volevo morire. Volevo andarmene il prima possibile da questa città di merda, appena avessi finito l’ultimo anno, il prossimo giugno. Avevo già trovato un lavoro nella ditta di alcuni amici. Era tutto pronto!” Ian nascose il viso tra le mani e si mise a singhiozzare disperato.
Caitlyn si avvicinò per consolarlo. Poi si rivolse a Liam. “I ricordi sono ingarbugliati all’inizio. Ci vuole tempo perché riaffiorino tutti, soprattutto quelli del trapasso. Lui però, come me, può sentire il suo assassino.”
Liam rifletté per qualche istante. “Ok, allora possiamo rintracciarlo? Ian, riusciresti a portarci da lui? Al suo studio magari?”
Il ragazzo ci pensò su, vagando con i pensieri nei frammenti della sua vita passata. “Si, so dov’è. L’indirizzo e come arrivarci. Seguitemi.”
Camminò volando e in un paio di secondi era già due miglia più avanti.
Liam guardò Caitlyn un po’ spaventato. “Bene. E’ meglio se prendo l’auto. Tu tienilo d’occhio.”

 

Il cielo minacciava pioggia da un momento all’altro. Rombi di tuono si chiamavano da un angolo all’altro della vallata. Ogni tanto un lampo squarciava le nubi dense sopra le loro testa. Seguendo le indicazioni di Ian, spesso confuse, giunsero ad un quartiere commerciale della zona ovest. Negozi e uffici erano immersi nel buio della chiusura notturna. Solo qualche luce d’emergenza illuminava il piazzale, qualche vetrina e le entrate degli edifici.
“E’ qui, non so esattamente dove però.” Ian ispezionava i vari ingressi, cercando di ricordare quale avesse percorso solo poche settimane prima.
“Leggiamo le targhette dei citofoni, quanti psicologi ci potranno mai essere qui?” Liam si avvicinò all’androne principale e iniziò a scorrere le etichette ai campanelli.
“Eccolo!” esclamò Caitlyn che esaminava un’altra fila. “Blaine Prescott, psichiatra e neuropsichiatra. Non ce ne sono altri. E’ per forza lui.”
“Come facciamo ad entrare?” chiese Ian esitante.
“Oh, nessun problema. Porto sempre con me il mio grimaldello personale. Caitlyn?” La invitò con un inchino verso la porta blindata.
Ridacchiando, lei l’attraversò senza problemi. Uno scatto dall’interno aprì poi il pesante portone.
Finché salirono le scale, Liam le chiese a bassa voce: “Ma lui non riesce a passare attraverso le cose, come te?”
“Si che può” gli sussurrò lei. “Non ci ha ancora provato perché ancora non ha accettato la sua nuova condizione.”
Beh certo, pensò Liam. Come gli umani, neppure i fantasmi avevano il libretto d’istruzioni per quella vita non-vita.
Ugualmente entrarono nello studio medico al secondo piano.
“Riconosco il luogo. Io sedevo qui.” Ian indicò un divanetto verde, di fronte ad una poltrona di pelle marrone. “Che cosa cerchiamo?”
“Non lo so. I suoi appunti? Ci sarà un fascicolo delle sedute, immagino.” Liam aprì le ante di un enorme armadio in mogano.
All’interno uno schedario ordinato, con tutte le cartelline in ordine alfabetico. Non ci mise molto a trovare quella di Ian.
“Vediamo, ci sarà qualcosa.” La aprì sulla scrivania lì vicino, Caitlyn al suo fianco per leggerla assieme a lui.
“Uhm, qui dice che le tue erano sedute di ipnosi.”
“Può essere, non lo so” ammise Ian con voce stanca.
Caitlyn posò una mano sulla spalla di Liam. “E se l’avesse ipnotizzato anche per costringerlo a suicidarsi?”
“E’ possibile.”
Ian lanciò un urlo improvviso. “Lui era lì, ora lo vedo! Era lì vicino a me il bastardo! L’avevo fatto entrare io in casa, per giunta! I miei erano fuori ad una cena di lavoro. Mi ha preparato lui la corda appesa alla trave della soffitta!”
“Ma perché? E’ questo che non comprendo. Che interesse ne ha?” si domandò Liam.
“Il male non ha sempre bisogno di una spiegazione…” gli rispose Caitlyn riluttante.
Qualcosa sopra quella scrivania attrasse l’attenzione di Liam: un foglietto colorato rimovibile sopra un plico di cartelline simili, con scritta a penna la data di quel giorno e un orario, non più di mezz’ora fa.
Sovrappensiero sollevo il foglietto per leggere il nome dell’assistito sul fascicolo sottostante. Il cuore gli si gelò di colpo.
“Oh cazzo! Lize! Questa è la sua cartella! E’ una sua paziente!”
Caitlyn osservò con orrore quello stesso foglietto. “Stasera? Che succede stasera?!”
“Non lo so.” Aprì il dossier e scorse tutti i fogli con furia. C’erano le relazioni di ogni appuntamento, anche per lei sedute di ipnosi. Gli appunti sulla morte di Caitlyn, sulla mania persecutoria di essere seguita da un uomo, sulla paura di finire vittima di uno stupro come la sorella, sulla sua mancanza di identità personale, il cui sviluppo era fermo a causa del lutto.
E poi una considerazione finale, che suonava alquanto dubbia: “Da terminare”.
“Non mi piace, non mi piace per niente…” Caitlyn lo guardò disperata.
Liam annuì. “Dobbiamo trovare Lize, subito!”

 

Pioveva a dirotto ora e Liam faticava a seguire la strada con l’auto a quella velocità. Ma non voleva assolutamente rallentare, la vita di Lize era in pericolo. Correvano lungo la statale che portava fuori dalla città, il leggera discesa dalla collina.
“Il suo cellulare è spento, al telefono di casa non mi risponde nessuno. Sei sicuro che stiamo andando nella direzione giusta?” chiese ad Ian seduto dietro nell’abitacolo.
“Si, io sento la presenza del dottor Prescott, ci stiamo avvicinando. E non sarà molto distante da lei, vorrà vederla quando…” Lasciò la frase in sospeso, conscio della sofferenza negli occhi di Caitlyn.
All’improvviso le luci anteriori illuminarono un ostacolo al centro della carreggiata. Liam spinse a fondo il pedale del freno, e contemporaneamente suonò il clacson a più riprese. Non sarebbe riuscito a fermarsi in tempo, non col fondale così bagnato e le gomme datate. Iniziò a sbandare proprio per la perdita di aderenza. Man mano che si avvicinavano, l’oggetto prendeva la fisionomia di un essere umano, finché Caitlyn non urlò con terrore. “E’ Lize! Fermati!”
“Oh cazzo…”
Liam non poté far altro che sterzare tutto a destra, per tentare di passarle di fianco, ma perse il controllo dei veicolo.
Da quella parte il pendio digradava veloce verso il greto del torrente. L’auto sfondò il guard rail e si lanciò in una folle corsa giù verso la valle.
“Come mio padre…”
Per la prima volta dopo tanto tempo sentì proprio la voce di suo padre giungere da lontano. “Si Liam, ho dovuto scegliere la cosa giusta. Non volevo lasciarti solo, mi spiace. Però non potevo ammazzare un innocente. Voi non l’avete trovata, ma io quella sera ho evitato di investire una bambina piccola, scappata di casa. Anche tu hai fatto la cosa giusta.”
E’ così che doveva finire dunque? Era arrivata la sua ora? Guardò Caitlyn per l’ultima volta.
Pochi istanti e l’impatto fu devastante. Uno schianto di lamiere e alberi, finiti poi con fragore sulle rocce che costeggiavano le acque rese torbide dalla pioggia scosciante.
Liam avvertì un dolore acuto, buio e poi una luce accecante. Provò una strana sensazione, come se tutte le sue molecole si disgregassero nel nulla, per poi ricompattarsi in un formicolio. Si risvegliò disteso a terra, tra le braccia di Caitlyn.
“Cosa diamine era quello??” Batté più volte le palpebre, faticando a mettere a fuoco.
“Ti ho fatto passare nel regno dei morti e poi di nuovo in quello dei vivi. Era l’unico modo per salvarti.”
Sospirò atterrito. Questo era davvero troppo. “Ok… me lo spiegherai un’altra volta. Non c’è tempo per le questioni filosofiche.”
Si alzò in piedi, le gambe ancora tremanti dallo spavento, ma incredibilmente sollevato di essere ancora vivo.
“Ma dov’è Lize?!”

 

Risalirono il pendio e uscirono dalla vegetazione: la strada era deserta, nessuna traccia della ragazza. Anche Ian si era volatilizzato nel nulla. La pioggia scendeva meno copiosa ora e si potevano distinguere sull’asfalto i segni scuri della durissima frenata dell’auto.
Chiamarono Lize a gran voce, ma nessuna risposta o rumore.
“Se è sotto ipnosi, non ci darà comunque ascolto” disse Caitlyn.
“Dobbiamo trovarla, io vado a nord, era rivolta da quella parte. Tu vai a sud, non si sa mai che abbia cambiato direzione. Il primo che la trova…” Già, come potevano comunicare a distanza?
“Se la trovi, io lo saprò e tornerò indietro. Se invece la trovo io, tornerò comunque indietro a prenderti.”
Liam annuì, cercando di non pensare al viaggio interdimensionale di poco prima.
Si separarono. Liam iniziò a correre, nonostante il fisico affaticato. Svoltato il primo tornante, la vide in lontananza, un miglio più avanti. Continuava a camminare lungo la statale, in centro alla carreggiata, seguendo la linea tratteggiata nel mezzo. Ciondolava stancamente, come se fosse trascinata da un’energia superiore.
Caitlyn comparve al suo fianco.
“Come facciamo Liam?”
“La sollevo di peso, se necessario. Muoviamoci!”
Dal fondo della statale più a valle comparvero i potenti fanali e le luci perimetrali di un autocarro. Il rimorchio doveva essere vuoto, perché correva per oltre il limite di velocità. Non si sarebbe fermato e nemmeno poteva sterzare per evitarla, non ce l’avrebbe fatta.
“Cristo!” Liam correva a perdifiato per raggiungerla, ma non sarebbe mai giunto in tempo. “Caitlyn fa qualcosa!”
“Non posso… è mia sorella. Non ci riesco con lei!” Lo guardò atterrita e poi sparì. La rivide vicino a Lize che cercava in tutte le maniere di ottenere la sua attenzione, di spingerla fuori dalla traiettoria del veicolo in arrivo. La sorella era insensibile sia alla voce che alla forza di Caitlyn. Nulla sembrava spostarla dal proprio intento mortale.
L’articolato aveva suonato le trombe un paio di volte, ma Lize proseguiva incurante per il suo percorso.
All’ultimo secondo, ricomparve il fantasma di Ian che si avvinghiò alla ragazza, trascinandola a terra sul ciglio della strada.
Quando finalmente Liam li raggiunse, c’era solo il corpo di Lize, rannicchiata e bagnata fradicia. Ma tutta intera.
“Lize, tutto bene?” Le toccò una spalla delicatamente.
“Non sono Lize…” La voce baritonale che gli rispose era quella di Ian, decisamente incazzato. Gli occhi di Lize rivolti all’indietro e la bocca contratta in un ghigno diabolico.
Oh cazzo, peggio del film L’esorcista! “Ma che cavolo Ian!”
“Era l’unica maniera per bloccare l’ipnosi.” Si rialzò in piedi.
“Ah si, ti credo. Ora per cortesia, vuoi lasciarla libera?”
“No, mi serve. Devo vendicarmi!”
“Non puoi impossessarti del corpo di mia sorella. Lei è innocente. Vattene!” gridò Caitlyn disperata.
“Lasciala andare Ian!” Liam cercò di strattonarlo, ma non poteva colpirlo.
Non poteva colpire lei.

 

“Prescott! Lo so che sei qui. Non puoi nasconderti. Sento il tuo odore, putrida feccia.”
Ian vagava tra la strada e la vegetazione limitrofa. Sradicava alberi, sollevava massi e li lanciava all’interno del bosco. Aveva una forza sovrumana, ma era il corpo di Lize quello che stava usando. “Esci fuori, canaglia!”
Liam cercava di impedirglielo, ma era inamovibile come un enorme blocco d’acciaio.
Caitlyn gli svolazzava intorno, cercando di scacciare lo spirito invasore e salvare sua sorella. Ian la colpiva forte e la scaraventava lontana. Lei imperterrita tornava all’attacco, ma ogni tentativo era vano.
“Ma perché cavolo Lize non si sveglia?” chiese Liam esasperato.
“E’ ancora sotto ipnosi. Solo chi l’ha provocata, può riportarla al presente…” gli rispose Caitlyn con voce stanca.
Finché Ian sparì nel buio della boscaglia e ne ritornò fuori trascinando a terra un uomo per il bavero della giacca.
“Il dottor Prescott, presumo.” Era un omuncolo basso e grassoccio, piuttosto insignificante nell’aspetto. Nessuno avrebbe potuto immaginarlo responsabile di quella strage di innocenti, pensò Liam. “Risvegli Lize, se vuole salva la vita.”
“Chi sei tu? E cosa è successo alla ragazza?” Il medico fissò incredulo la sua paziente che lo guardava con gli occhi vuoti e la bocca contratta in una smorfia.
“Io sono Ian, Ian Green, ti ricordi? Il ragazzo che hai fatto impiccare nella sua soffitta di casa.”
“Non è possibile…” L’uomo strisciò all’indietro, impaurito.
“Oh si che lo è. I morti tornano indietro a pareggiare i conti, non lo sapevi?”
“Io non ho fatto niente…”
“Come osi? Mi hai costretto a morire. Io non volevo morire!” Ian urlò con tutta la sua rabbia.
“No, non sono stato io… ” rispose il dottore con convinzione. “Hai fatto tutto da solo. Al mondo sopravvivono solo i più forti, sei tu che hai deciso di toglierti la vita. Perché sei un debole. Perché sapevi che avresti avuto una vita difficile. Non volevi affrontarla. E allora meglio così, il mondo non ha bisogno di te!” concluse con un sibilo.
“E neanche di te!” Ian afferrò l’uomo e iniziò a colpirlo. L’altro cercò di difendersi contro quella furia implacabile.
Liam li seguiva da vicino, incapace di intervenire.
Giunsero terribilmente vicino al guard rail nel punto panoramico, a strapiombo sulla parete ripida della collina. In un urlo, Ian si lanciò giù portandosi dietro il suo assassino.
Liam riuscì ad afferrare Lize per un braccio e a trattenerla aggrappandosi ad un ramo lì vicino, mentre gli altri due, spirito e carne, rotolarono giù. Si sentirono solo le grida di aiuto del medico. Poi un tonfo sordo mise fine a quella battaglia. In un mugolio dolorante, Lize si destò allora dal suo lungo sonno. Si ritrovò abbracciata a Liam, in bilico su quella fronda precaria che spuntava dalla roccia. Sotto di loro il nulla.
Liam fece forza su quell’appiglio per aiutarla a risalire sulla strada.
Stava per muoversi di lì anche lui, quando il ramo cedette all’improvviso.
“Oddio! Liaaaaaaam!” Le grida di Caitlyn si persero nel vuoto.
Lize era svenuta incurante della tragedia.

 

Il pulsare del suo cuore era amplificato dal sonoro dell’elettrocardiogramma vicino al letto. Non sentiva dolore, e nemmeno l’odore di disinfettante che in genere gli dava la nausea. Lontano un rumore di zoccoli degli infermieri in corsia. Aprì gli occhi debolmente. Liam riconobbe la scarna stanza dell’ospedale.
“Accidenti, di nuovo qui…”
“Come ti senti?” Caitlyn era seduta sul letto, allungò una mano verso la sua.
“Sto bene.” Liam chiuse gli occhi sospirando. Come l’avrebbe spiegata stavolta ai suoi?
“Davvero stai bene?” La sua voce sembrava alquanto divertita.
“Si, tutto sommato si, credevo peggio… sono volato giù per una scarpata e non sento nulla. Devono avermi imbottito di farmaci.”
Caitlyn si lasciò andare ad una risata sommessa.
“Che hai da ridere?” Liam riaprì gli occhi alquanto offeso. In fondo al letto però vide quattro piedi, due vicini e due più distanziati. Sbatté più volte le palpebre, temendo un problema alla vista, ma i quattro piedi erano ancora lì. Provò a muoverli, ma solo due agitavano le loro punte.
“Ma? Cosa?” Continuava a muovere le gambe, per lo meno questo era quello che comandava al suo cervello. Ma quelle che si spostavano erano sopra le lenzuola, ancora macchiate del fango e dell’erba della boscaglia. Si guardò le mani: un paio rimasero ancorate al materasso, infilzate dagli aghi della flebo e del sensore del monitor. Quelle che osservava erano un altro paio, leggermente trasparenti. “Sono morto?”
“No, non sei morto. Sei nel limbo, la tua anima è indecisa tra la vita e la morte.”
Ci pensò solo un lunghissimo secondo. “Beh, io so cosa voglio…”
La attirò verso di sé in un lungo bacio, diverso da tutti quelli che si erano concessi finora. Fra spiriti funzionava meglio.
“Ti devo chiedere un favore, Liam.”
“Uhm…” La baciò nuovamente. Erano finalmente della stessa sostanza.
“Non era questo il favore che volevo…” sorrise scostandosi da lui. “Devi rimanere per proteggere Lize.” Questa volta era seria.
Sapeva che doveva farlo, se teneva a Caitlyn. Prima ancora di risponderle, sentì l’anima ancorarsi di nuovo al corpo con uno schianto profondo, una caduta all’indietro della sua anima. E iniziò a sentire un dolore lancinante alle costole e all’anca. Le fasciature strette gli mozzavano il respiro e i movimenti. No, non stava mica tanto bene.
Sbuffò sofferente. “Quasi quasi era meglio morire…”
Caitlyn si sdraiò al suo fianco, leggera come una nuvola. Lui girò la testa per poterla guardare in viso.
“Mi prometti che le starai vicino? Almeno finché non sarà fuori pericolo.”
Liam annuì appena. “Lei è come te. Eppure è diversa da te.”
“Lo so.” Lei abbassò gli occhi e continuò a voce più bassa. “Non te ne vorrò Liam se sceglierai lei, ancora viva.”
Un velo di malinconia attraversava quelle parole, una lotta tra due amori distinti, quello fraterno e quello del cuore.
“Dio Caitlyn, perché non ci siamo conosciuti prima?!”
Lo strinse improvvisamente, così forte che gemette per il dolore.
Piano piano poi lo lasciò, si era dissolta tra le sue braccia. Del suo passaggio rimaneva solo l’intenso profumo di Iris.
Un nuovo giorno era iniziato là fuori.
Questa volta però si sarebbero rivisti al tramonto.

 

Lize gli aveva chiesto di accompagnarla alla tomba di sua sorella, appena si fosse rimesso.
In ospedale Liam ci era rimasto solo una settimana, il tempo di accertarsi di avere solo due costole incrinate e di dover portare un busto ortopedico per almeno un mese.
La polizia gli aveva fatto solo un paio di domande sull’accaduto. Aveva raccontato di essere preoccupato per la ragazza e che la stava cercando in giro per la città, ma di averla incontrata su quella strada per puro caso. Nessuno dubitò di quella versione.
“Avevano già prove sufficienti per chiudere l’indagine” gli stava spiegando Lize. “Mio padre aveva installato delle videocamere di sicurezza, senza dirmi nulla. Sulle registrazioni si vede il signor Prescott arrivare a casa, io che gli apro la porta e poi lo seguo senza oppormi. Però non ricordo proprio nulla di quella notte.”
“Ti aveva ipnotizzato. Faceva così con tutte le sue vittime.”
“Hanno trovato che tutti gli ultimi suicidi erano merito suo. Tutti suoi pazienti, con problemi diversi.” Era ancora visibilmente molto scossa da quella vicenda.
“Avrei potuto morire quella notte…” Iniziò a piangere e singhiozzare.
“Vieni qui.” Liam l’abbracciò, per quanto il busto gli consentisse. “Va tutto bene. E’ finita, davvero. Non devi più avere paura di nulla.”
“Mi hai salvato la vita.”
Lui scosse la testa, negando. “Caitlyn ti ha salvato, lo ha fatto anche con me.” E stava proprio dicendo la verità.
Si asciugò le lacrime, respirando a fondo.
“Tu credi che lei sia qui intorno?” gli chiese.
“Beh, qualcuno l’ha messa quella scritta sul giornale. E io credo… che l’amore, qualsiasi tipo d’amore, non si possa spezzare con la morte.”
“Si, mi piace pensarlo.” Si chinò per mettere nel vaso il nuovo mazzo di rose bianche al posto di quelle oramai appassite.
La foto sorridente di Caitlyn nella lapide sembrava splendere più che mai.
“Dimenticavo! Ho una cosa per te. L’ho trovato a casa.” Rimestò nella sua borsa a tracolla e ci tirò fuori un pesante quaderno rilegato in pelle color pervinca.
“E’ il diario di Caitlyn. Ricordo che cercavo sempre di rubarglielo per leggerlo. Ho rimesso a posto la mia stanza e l’ho trovato. Quella furbacchiona l’aveva nascosto proprio in camera mia!” Sorrise divertita.
Liam la guardò con aria interrogativa mentre glielo consegnava.
“Lei… scriveva di te.”
Guardò stupefatto l’oggetto tra le sue mani, senza osare aprirlo.
“Cosa poteva mai scrivere di me?!”

 

(c) 2018 Barbara Businaro

Note:

Nemmeno questo racconto è conclusivo della storia, non me ne vogliate. Quando ho scritto il primo pezzo credevo di terminare lì, nonostante qualche lettrice mi avesse chiesto un proseguo. L’anno seguente però, nello stesso periodo ai primi freddi, hanno iniziato a vorticarmi in testa alcune immagini e la sensazione che questi due meritassero una seconda occasione. Eh, io sono una fanatica delle seconde occasioni! Mentre scrivevo il secondo racconto, iniziava a delinearsi un altro personaggio, Lize, la sorella di Caitlyn, e ho lasciato da parte un po’ di appunti per questo terzo racconto e probabilmente pure un quarto. In realtà non so più dire dove mi porteranno questi due, li lascio andare a briglia sciolta e vediamo cosa ne verrà fuori. Un po’ di ispirazione mi arriva dalle canzoni dei Seether, i quali secondo me non sarebbero nemmeno tanto contenti di saperlo! L’assenza di zucchero nella mia dieta ha fatto sì che tutto lo zucchero finisse dentro questa storia! Altro che horror! 😀
Non li ritengo nemmeno i migliori racconti che ho scritto, il linguaggio è semplice, c’è parecchio dialogo, il carattere dei personaggi andrebbe approfondito, sicuramente manca un editing professionale (i poveri beta lettori si lasciano così prendere dalle vicende che i refusi me li devo trovare da sola, a volte anche l’anno successivo!) Ma è questo il punto: io mi diverto a scriverli e loro si divertono a leggerli. Nulla di più.

 

Comments (22)

Alessandro Blasi

Ott 31, 2018 at 6:27 AM

Di anno in anno queste “puntate” dell’orrore diventano sempre più avvincenti. Bella l’idea di inserire la sorella di C. e lo psicologo psicopatico e assassino. Mi hai fatto tenere strettamente lo smartphone in mano per tutta la narrazione ed ora, nonostante il tempo voli più che mai già di suo, non vedo l’ora di vedere cosa succederà nella prossima puntata….a meno che non tirerai fuori qualche novità fuori stagione!!!

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 1:31 PM

La sorella di Caitlyn c’era già nella “puntata” precedente, già allora avevo iniziato a strutturare quest’altro racconto.
La primissima idea era del “mentalista” che la ipnotizzava e la metteva in pericolo. Ma come ci sarebbe entrata in contatto con un mentalista, figura tra l’altro solo americana?
Così ho pensato a chi altri esercita l’ipnosi, psicologi e psicoterapeuti, e che se tua sorella viene trucidata in quel modo, tu tanto bene non stai, avrai sicuramente bisogno di un sostegno psicologico. Et voilà! 😉

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 9:33 AM

Tra l’altro, mentre facevo delle ricerche, ho ritrovato il titolo di un film degli anni ’80 che mi era piaciuto molto, High Spirits – Fantasmi da legare, con Steve Guttenberg, Daryl Hannah e Peter O’Toole. Questa la mia scena preferita! Ma lo riconoscete l’attore del fantasma?!

(ecco, immaginatevi una ragazzina di tredici anni che va dal genitore e gli chiede: “Papàààà, cosa sono gli zebedei?” Per fortuna che c’è il vocabolario… 😀 😀 😀 )

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Nadia

Ott 31, 2018 at 9:50 AM

Molto ma molto avvincente questa storia che tocca i due mondi rendendoli reali. La fantasia non ti manca e nemmeno lo zucchero, però hai dosato entrambi talmente bene da sembrare tutto più che possibile. Bravissima.

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 1:32 PM

Grazie Nadia, troppo buona!
Sul far sembrare tutto possibile… c’è una scrittrice americana che ha convinto milioni di teenager, compresa me 😀 , che a Forks potrebbero esistere dei vampiri e dei licantropi, e un’altra scrittrice americana che ha convinto a sua volta milioni di signore, anche belle attempate, che i cerchi di pietra potrebbero far viaggiare indietro nel tempo. Cosa vuoi che sia uno spirito che cammina per casa?
Buono Casper, giochiamo dopo. Adesso devo scrivere, su…

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Sandra

Ott 31, 2018 at 11:19 AM

Be’, a dirla tutta, li stavamo aspettando, i tuoi eroi della notte delle zucche.
PS. L’altra sera hanno rifatto Ritorno al futuro che io adoro, be’ quell’andare avanti e indietro nel tempo mi ha ricordato questi tuoi racconti, davvero.

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 1:33 PM

E ti dirò di più, Sandra, l’anno prossimo questi eroi potrebbero pure avere un’altra casa e forse pure un altro formato. Sempre gratuiti però. 😉
PS. Allora stavamo guardando lo stesso film! Stanno rifacendo tutta la saga perché l’attore Christopher Lloyd (Doc) ha appena compiuto 80 anni.
(non perché qualcuno ha usato la DeLorean sopra un palco politico italiano, che tristezza infinita…)

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Alessandro Blasi

Ott 31, 2018 at 12:32 PM

Per gli amanti del genere consiglio di cercare online “ゴーストママ捜査線” (Ghost Mama Sousasen – Traducibile in: Le indagini della Mamma Fantasma ma conosciuto come Mia mamma è un Fantasma), il ドラマ (DORAMA – il telefilm giapponese) dove la bella attrice Yukie Nakama è la mamma di un bimbo di 6 anni. Lei, poliziotta, resta uccisa durante il tentativo di salvare una vita in un incendio ma resta visibile al piccolo bambino finché non ha terminato le cose in sospeso che aveva in vita. Interessante la visione nipponica dell’effettivo trapasso e divertente (da una parte) e commuovente (dall’altra). Solo i più esperti riescono ad interagire “fisicamente” con i vivi.

Vi lascio il trailer…

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 1:34 PM

Solo i più esperti riescono ad interagire “fisicamente” con i vivi.
Infatti Ian non è capace, è un “morto fresco”! Mentre Caitlyn è morta già da sei anni circa (5 nel primo racconto, 1 nel secondo, qualche mese in questo), è una “morta esperta”! 😀

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Darius Tred

Ott 31, 2018 at 12:42 PM

…praticamente un contest silente che rinnovi di anno in anno. Però dillo che vuoi giocare da sola! 😀

Comunque… Viva la briglia sciolta!
Fa grandi cose, come vedi… 😉

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 1:36 PM

Giuro che avevo pensato anche a questo!
Ieri ho fatto il conteggio dei caratteri: 36.555 il primo, 34.719 il secondo e ben 45.778 su questo terzo racconto.
E mi son detta: Oh cavolo, mi toccherà dare ragione a Darius e Calogero, vorranno veramente 50.000 caratteri al prossimo contest!! 😀 😀 😀

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newwhitebear

Ott 31, 2018 at 10:32 PM

passato un altro anno ma ls toria è sempre più convinccente. Intrigante e piena di suspense: peccato che per leggere la prossima devo aspettare dodici mesi.

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Barbara Businaro

Nov 01, 2018 at 4:35 PM

Eh lo so, un anno è lungo, però ogni anno torni a leggere, no? 😉
Ora sono immersa in altra storia, che devo assolutamente terminare (è lì dal 2012, quanto ancora vogliamo farla aspettare?!)
Liam e Caitlyn torneranno sì con una nuova avventura il prossimo Halloween, ma nel frattempo ho un progetto per farli conoscere anche al di fuori di questo blog. Coming soon, come dicono i trailer. 😀

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Giulia Mancini

Nov 01, 2018 at 7:37 AM

Ma ci lasci così, sospesi per un altro anno?! Vabbè, pazienza. Un racconto avvincente con la vicenda “giallo” all’interno molto intrigante, si legge molto bene e non ci si stacca fino alla fine, proprio in perfetto stile Halloween!

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Barbara Businaro

Nov 01, 2018 at 4:43 PM

Vi ho lasciato così l’anno scorso, vi lascio così anche quest’anno! 😀
Anche perché mi ci vuole tempo proprio per imbastire la parte “giallo”: devo trovare il “morto della settimana”, farmi spiegare chi l’ha ammazzato e come/perché, devo capire che cosa vuole da Liam (non sempre le questioni in sospeso sono vendette verso il proprio assassino) e come interagisce Caitlyn in tutto questo. Mica cosa da poco!

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Rosalia Pucci

Nov 02, 2018 at 8:41 AM

Eh sì, cara Barbara, la stoffa c’è e lo stile pure. Continua a deliziarci con i tuoi racconti, mi raccomando. Alla prossima tappa!

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Barbara Businaro

Nov 02, 2018 at 10:44 AM

Grazie Rosalia! Speriamo che la stoffa sia un bellissimo tartan scozzese! 😀

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Elena

Nov 02, 2018 at 12:41 PM

E così era questa ” la piccola poesiola di Halloween” che stavi scrivendo 😀
Ebbene, molto avvincente e l’arrivo di Lize molto intrigante. Ma davvero con l’ipnosi possono indurti in scelte non condivise? Se l’avessi saputo, non mi sarei mai fatta ipnotizzare!

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Barbara Businaro

Nov 02, 2018 at 6:16 PM

La poesiola che credevo fosse sulle 20 mila battute, con la paura di non riuscire ad arrivare alla stessa lunghezza degli altri due racconti, e invece ha sfondato il tetto delle 40 mila battute!!
Sull’ipnosi, si, purtroppo può essere usata anche non a scopo terapeutico. E’ capitato qualche anno fa anche a Padova che girassero due persone che derubavano la gente ipnotizzandole, mandandole in stato confusionale e facendosi consegnare denaro e oggetti di valore. Non è sempre un ipnosi verbale, quanto piuttosto un ipnosi su gesti, contatti fisici, rottura degli schemi. Pare funzioni molto con gli anziani e con le persone accondiscendenti di carattere. Fortuna vuole che non siano tecniche semplici da imparare, però è difficile riconoscere un furto per ipnosi.

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Elena

Nov 03, 2018 at 12:14 PM

In effetti, ora che ci penso, molti anni fa fui fermata per strada da una donna che mi chiese dei soldi. Quando ripresi il controllo della situazione le avevo dato cinquemila lire e lei ci aveva sputato sopra perché non gliele chiedessi indietro! L’ipnosi che ho fatto io mi ha molto aiutata ma di sicuro era fatta da una professionista… in buona fede!

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Maria Teresa Steri

Nov 05, 2018 at 4:11 PM

Letto a puntate e finito oggi! Eh, per forza, scrivi a fiumi 😀
Mi piace il tono che abbina il soprannaturale al tuo stile vivace con tanti dialoghi e battute. Ma davvero ora dobbiamo aspettare un anno intero per il proseguo? Fare un ebook che raccoglie tutte le puntate compreso un finale, no?

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Barbara Businaro

Nov 05, 2018 at 6:13 PM

Ma anche tu! Vieni qui a svelare i miei piani editoriali?! 😀 😀 😀
Diciamo che tornerò a lavorarci su spero a febbraio e già da tempo stavo pensando anche ad un ebook o un pdf da scaricare gratuitamente. Non pensavo di scrivere così tanto su questa storia, davvero. Quindi sto semplicemente seguendo la corrente e il vento, per vedere dove pensano di portarmi. Credo comunque che il nuovo capitolo (conclusivo? uhm, non credo 😉 ) arriverà al prossimo Halloween, perché prima voglio portare i precedenti su un’altra piattaforma di lettura, allargando il pubblico ai giovanissimi. Per lo meno all’età di Liam e Caitlyn.

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