Un contest per festeggiare il compleanno di webnauta!

 

Riportiamo di seguito, in ordine di arrivo, i racconti inviati dai partecipanti non blogger per il contest del primo compleanno di webnauta. L’elenco completo dei concorrenti in gara nell’articolo Un compleanno, un contest, un premio! Pronti per il viaggio? 

 

 

Capo Agulhas

di Paolo Forte

Capo Agulhas, 20 luglio 1720

Mia adorata Helene,
mi aspettano settimane, forse mesi, di profonda sofferenza.
Soltanto al mio ritorno in Olanda potrò sapere se queste mie poche righe ti avranno mai raggiunta. Invidio il Capitano Van Riebeeck, l’uomo cui ho affidato il compito di consegnarti le mie parole, perché potrà vedere il tuo delizioso volto assai prima di me. È un uomo d’onore e sono certo che manterrà fede alla parola data.
Nostro Signore mi ha fatto dono di pregi e abilità, primo tra tutti l’amore per lo studio, ma ha lesinato in coraggio. A causa di questa mia mancanza, non ho mai potuto metterti al corrente dei miei sentimenti e ora intendo rimediare a tanta stupidità.
Ti chiederai, di certo, cosa mi ha dato la forza di combattere la codardia: non avrei potuto forse dichiararmi in una delle innumerevoli occasioni di visita alla tua pasticceria?
Quanto vorrei essere lì, seduto al tavolo d’angolo, vicino la tenda verde della vetrina! Ricordo bene i miei tentativi di non mettere mai fine a quei momenti, di far durare la tua deliziosa rose cheesecake il più a lungo possibile.
Ti apparirò di certo un ruffiano dedito alla piaggeria. Lascio, allora, che i fatti parlino per me.
Data la mia passione per la botanica, decisi di seguire il lavoro di un farmacista, così da apprenderne il mestiere. Lo aiutavo nella scelta delle essenze vegetali, preparavo misture, unguenti, impacchi. Mantenevo in ordine l’erbario e i documenti del vasto archivio. Tra quei fogli un giorno rinvenni il manoscritto di un esploratore che descriveva la ricchezza naturale delle remote terre meridionali d’Africa. Specie sconosciute che attendevano qualcuno che le classificasse e ne scoprisse le proprietà medicamentose.
Il buon Signore mi aveva mostrato il mio destino e, senza esitazione – cosa per me alquanto singolare – m’imbarcai sul Meermin che prese il largo dalla nostra città giorno 8 novembre 1719. Quel guscio di legno, divenne la mia casa per quasi due mesi, i quarantacinque membri della ciurma la mia famiglia.
Non avrei potuto scegliere momento peggiore. Lasciate le familiari acque del Mare del Nord, superammo la Manica per immetterci tra i flutti dell’Oceano Atlantico. Divenni presto lo zimbello dell’intera ciurma. Per quei rudi uomini di mare, il continuo e insostenibile beccheggio che a me appariva come il tormento dell’Inferno, non era altro che un dolce cullare.
Ma ben presto scoprimmo che non era altro che un innocuo solletico rispetto a quello che ci aspettava in prossimità della nostra meta: il Sudafrica.
Come uno stallone lasciato troppo tempo nel recinto, che una volta libero sfoga tutta la sua rabbia correndo per la vallata, la corrente che nasceva lontano, nella terra dell’Eldorado, si era abbattuta su di noi.
Quel fiume d’acqua aveva potuto crescere per migliaia di miglia fino a scatenare tutta la sua furia sull’unico ostacolo che non avrebbe mai potuto abbattere: la punta meridionale dell’Africa. E noi tra i due contendenti, a fronteggiare onde alte trenta metri. Ogni minuto durava un’ora. Un tempo nel quale non potevo destinare a te che una piccola frazione dei miei pensieri, perché la mia mente era impegnata a combattere il terrore più cupo.
La solida imbarcazione si oppose alla collera di Poseidone, e tutti noi benedicemmo i mastri d’ascia olandesi e il Comandante, davvero un provetto navigatore.
Quando finalmente toccammo terra, anche il più blasfemo a bordo si era trasformato nel più devoto dei credenti.
Se mi mancava il coraggio di proferirti il mio amore, allora lo avrei dimostrato trovando per te il fiore più bello, tesoro mio.
Il Fortuyn, il vascello che mi porterà verso altre zone di ricerca, nella parte del continente opposta a dove mi trovo ora, sta per partire. Devo smettere di scrivere e ritornare a sognarti.
Ti imploro di chiudere gli occhi e di pensarmi, la sola idea che tu possa farlo mi dona il conforto e la forza per continuare questa folle missione il cui unico scopo è catturare il tuo cuore.
Tuo devoto Christian Friedrich Zeyher.

 

– Hella, chi era?
La madre, in cucina, aveva sentito la campanella della porta e una voce profonda da uomo.
La ragazza si affrettò a cancellare il sorriso che le si era formato in viso e a fare scomparire il foglio tra le pieghe delle gonne. Con il bordo dell’indice asciugò due perle salate dalle guance.
– Niente d’importante mamma – rispose con la voce alterata dall’emozione inaspettata.
Era quasi dicembre e la lettera era stata scritta più di quattro mesi prima. Ora che conosceva i sentimenti di quell’uomo, la donna era caduta in un angoscioso stato di apprensione.
Se ne ricordava bene, perché era il più gentile tra i suoi clienti… e anche il più bello. Si era accorta degli sguardi timidi che le inviava pensando di non essere visto, e questo le aveva mostrato il suo vero animo. Quella timida dolcezza, aveva fatto breccia nel suo cuore più efficacemente delle parole che lui le aveva inspiegabilmente negato. Per questo gli donava le sue torte più buone e i suoi sorrisi più caldi. Quando d’improvviso non lo aveva più visto, aveva perso ogni speranza che il destino li avesse potuti unire.
Adesso dove si trovava il suo amato, la pensava ancora?
– Mamma, vado in pasticceria.
– Vai, cara. Ti raggiungo tra un po’.
Helene si coprì con un pesante cappotto, la temperatura era scesa parecchio, e uscì incerta sul da farsi. Chi avrebbe potuto aiutarla? Forse al porto qualche marinaio le avrebbe potuto fornire qualche informazione. Oppure sarebbe stato meglio cercare in qualche locanda frequentata da gente di mare? Tra marinai sdentati e luridi mozzi?
So io cosa fare.
Incurante della neve infangata che le sporcava il vestito, allungò il passo diretta verso il Circolo degli Ufficiali. Il prestigioso sodalizio, cui lei forniva i suoi preziosi prodotti, era frequentato dai uomini di provata esperienza e serietà.
– Salve caro Marteen.
L’anziano uomo che la accolse esibì un affettuoso sorriso.
– Signorina Hella, che piacere! Credevo avessero già consegnato questa mattina presto.
– Sono qua per altro, gentile amico. Può aiutarmi?
– Ma certo… che maleducato, si accomodi, la prego.

 

La madre di Helene vide la figlia entrare a casa come una furia per poi lanciarsi per le scale.
– Hella…
La donna non poteva immaginare che tra i tanti bollettini marittimi, Marteen aveva trovato la notizia del naufragio del Fortuyn, avvenuta il 27 luglio 1720 e senza alcun superstite.
Era meglio lasciare sfogare la ragazza, senza disturbarla con domande che non avrebbero fatto altro che innervosirla ulteriormente.
La donna avrebbe inoltre voluto informarla dell’arrivo di una strana consegna. Poco dopo l’uscita improvvisa della ragazza, un altro uomo aveva portato un piccolo secchiello di legno, con il manico in corda, come quelli che si usavano nelle navi, che conteneva soltanto terra. La donna pensò che quello fosse uno scherzo, tra i tanti pretendenti di Hella non mancavano anche quelli del tutto fuori di testa.
Aprì la porta che dalla cucina portava al piccolo giardino e, in un angolo, svuotò il contenuto del secchio.
Questo mi tornerà utile. Pensò rimirando il contenitore.

 

In primavera un profumo stuzzicante e sconosciuto riempì il giardino. Hella non resistette a ricercare la fonte di quella fragranza così affascinante. In un angolo trovò degli insoliti fiori bianchi e gialli. I piccoli misteriosi boccioli la guardavano sorridenti.
Tra i gambi intravide un lembo color avorio.
L’afferrò tra le dita minute, ne spazzò via la sporcizia, ne scollò i margini e, dopo qualche secondo, scoppiò nel pianto che aveva trattenuto da mesi.

 

Mia amata, mio tenero fiore, mio sogno,
l’ho trovato! Quello che cercavo è ora tra le tue mani, come spero presto io sarò tra le tue braccia: Freesia alba.
Questa nuova specie, la Fresia, adesso ha il tuo nome, Helene Freese dalla pelle chiara. Così come tu sei costantemente nei miei pensieri, anche il tuo nome rimarrà nella memoria di tutti gli uomini.
Preparami il tuo bacio più dolce, amore mio, sto ritornando da te.

Comments (2)

Sandra

Nov 25, 2016 at 7:45 PM

Molto bello davvero complimenti!

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Marina

Nov 26, 2016 at 2:32 PM

Bello.
In bocca al lupo, Paolo.

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