Scuola chiusa per Coronavirus. Lettera da un'insegnante

Lettera da un’insegnante
ai tempi del Coronavirus

Mi ero ripromessa di non scrivere più del Coronavirus sul blog, ci sono già tanti che ne scrivono e abbiamo bisogno di leggerezza, almeno per qualche breve momento della giornata. Di staccare dai bollettini pieni di numeri tragici e dai telegiornali che raccontano gli sforzi eroici della nostra sanità contro l’indifferenza degli sprovveduti che ignorano pericoli e decreti.
Fatico anche a leggere, perché mi sento addirittura in colpa a lasciarmi andare ad un piacere quando in giro c’è tanta sofferenza.

Non volevo più scriverne, poi però mi è arrivata questa lettera via email da un’insegnante anonima. Arguisco che devo mettere l’apostrofo dai verbi declinati al femminile, ma non so nient’altro di questa persona, se non la paura che traspare dalle parole.
Ricevo abbastanza mail da insegnanti e professori, si trovano più in confidenza a scrivermi privatamente che commentare qui sul blog o sui social pubblici. Mi ringraziano di qualche articolo, mi dicono di usarlo in questa o quella lezione, mi chiedono se ho qualche link utile per approfondire, o se possono proiettare il sito in classe (addirittura!)
Ma una lettera così non l’avevo mai ricevuta, segno dei tempi difficili che stiamo vivendo tutti.

A questa persona ho già risposto, sempre via mail, ma voglio pubblicare il suo messaggio anche qui, perché credo che condividere il carico emozionale di questi giorni possa aiutare tutti a sentirsi meno soli.
Questa insegnante ha sentito dapprima il bisogno di scrivere, di dare forma ai propri pensieri, di toglierli dalla propria mente e fissarli lì sulla carta (o sulla tastiera). Questo dimostra la forza della scrittura come terapia.
Poi però ha avvertito anche la necessità di far partecipare qualcuno alla sua inquietudine, essere letta e compresa, uscire dall’isolamento forzato.

Non sapete come passare il tempo della quarantena? Fate una telefonata ad un amico e accertatevi che stia bene, anche nello spirito, non solo nel corpo. Per qualcuno essere costretto a casa può risultare un sollievo, ma per altri rischia di diventare una pesante solitudine.

 

Lettera da un’insegnante

Nessuno avrebbe mai pensato qualche mese fa che ci saremmo trovati proiettati in una situazione che ha dell’irreale, una situazione che ci tiene tutti sospesi e impauriti, che ci ha tolto ogni certezza. Siamo nel 2020, andiamo nello spazio, costruiamo macchine che fanno lavori impensabili, creiamo telefonini che fra un po’ ti teletrasportano e macchine che si guidano da sole… Vuoi che non riusciamo a fermare questo virus?
E mentre alla televisione si alternano telegiornali che non fanno altro che parlare di questo maledetto virus e pubblicità di auto, viaggi, telefonini, così come se nulla fosse cambiato…e invece, invece è cambiato tutto, io penso a questa situazione surreale e per la prima volta ho paura.
Quando a Dicembre è arrivata la notizia del virus in Cina, come molti, ho pensato “Beh è in Cina, è lontano. Mi dispiace per loro, ma noi siamo qui e loro ce l’hanno li.” E poi invece arriva anche qui. Senti dei primi casi e pensi che siamo nel 2020, dai è impossibile che non ci sia una cura, con tutta la tecnologia. No dai, non è possibile. Primi due casi in Veneto, a Vo’ Euganeo. Meno male è lì, un po’ vicino ma circoscritto. E poi dai, erano persone con problematiche, anziani. Chiudono le scuole… oh cavolo, le scuole! Gli studenti celebrano e gli insegnanti pure, diciamocelo, una vacanza ci stava. Inizia la didattica a distanza e tu ti prodighi come meglio puoi con tutti gli strumenti a tua disposizione, ma le piattaforme vanno in crash, non sono abituate a tenere così tanti utenti! Allora si trovano altre vie, sono passate due settimane e mentre alcuni studenti esultano ancora per la vacanza prolungata, gli insegnanti iniziano a capire che sarà lunga. Partono le lezioni in streaming e le chat di classe su whatsapp, la tua privacy va in malora, studenti che ti tempestano di messaggi e telefonate a qualsiasi ora del giorno e della notte!
Poi io avevo anche la palestra, le mie compagne di corso, come farò? Beh usiamo le lezioni in streaming, alleniamoci insieme, usciamo dalla depressione per almeno un’ora. E infine chiudono tutto, tutti i negozi, no agli spostamenti che non siano necessari, solo i supermercati aperti… E allora sbam. Non posso più andare dai miei. I miei genitori! Mio papà. Lui è anziano, ha la pressione alta, il diabete, l’asma… Oh mio Dio, è un soggetto a rischio. Papà non uscire di casa! Non devi muoverti, stai lì, vi porto io la spesa, ma resto fuori dalla porta, non voglio essere io la causa del contagio… Papà, mamma, non vi posso abbracciare, io che sono una che non ama molto il contatto fisico, ora vorrei solo abbracciarvi!
A Bergamo arrivano i militari perché l’ospedale è saturo, portano via le bare nei forni crematori, senza salutare i propri cari, senza un degno funerale, così bruciati da soli! Mentre ascolto il telegiornale, mi ritrovo a piangere, mi assale un senso di vuoto, mi si stringe la gola e il petto. Dio, aiuto, aiutaci, fa che finisca. I miei ragazzi… voglio tornare da loro! Mi mancate. Mi mancano anche quegli studenti un po’ lazzaroni, quelli che ti tormentano durante tutto l’anno.
Ho paura. Finiscono le lezioni in streaming, finiscono le videochat con gli amici e resti tu. La paura. Che cosa succederà? Siamo nel 2020 e siamo in pugno ad un nemico invisibile, che non ha pietà. La paura di perdere i tuoi cari, di non rivedere più i tuoi ragazzi. Resta solo il vuoto, il buio e una piccola luce, minuscola. La Speranza.

Il mio abbraccio

Quando ti arriva una lettera così, resti stesa, sopraffatta dall’emozione. Il dolore è tangibile. E’ un flusso di coscienza carico di ansia e di paura, lo senti arrivare dritto al cuore, non è scrittura creativa, non è un discorso affinato per la pubblicazione, questa è la richiesta d’aiuto dentro una bottiglia lanciata nel grande mare della rete. E che io ho raccolto.
A questa persona io voglio dare il mio abbraccio più grande, uno di quelli che ti stringo forte forte tra le mie braccia (a qualcosa serviranno questi bicipiti, no?) perché la mia energia positiva possa trasmettersi direttamente a tutto il tuo corpo, fin dentro il tuo cuore. Uno di quegli abbracci in cui ti cullo, in cui dondoliamo insieme lentamente per una mezz’ora buona, e nel frattempo ti dico che andrà tutto bene, che si sono tempi bui questi, e purtroppo perderemo qualcuno dei nostri cari, e ci farà male non averli più qui con noi, ma loro sapranno anche che stiamo facendo il possibile, stiamo facendo del nostro meglio con tutto l’amore che gli vogliamo, e siamo forti anche per i nostri ragazzi, perché non è una guerra eppure un nemico c’è e non lascia molto spazio alla pietà. Però siamo anche esseri umani e il destino non è sempre nelle nostre sole mani.
Per questo ti abbraccio ancora più forte, perché dobbiamo essere coraggiosi.

E virtualmente voglio abbracciare tutti gli insegnanti.
Dopo quello dei genitori, il vostro è il lavoro più difficile al mondo. Coltivate i semi del futuro anche in tempi così ostili.

Comments (18)

Giulia Mancini

Mar 22, 2020 at 12:30 PM

È un momento terribile per tutti, in quanto tutte le nostre certezze sono crollate, il nostro mondo rivoluzionato, dobbiamo solo resistere e mantenere la sanità mentale.

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Barbara Businaro

Mar 23, 2020 at 6:45 PM

E’ un momento difficile per chi viene lasciato da solo e rischia, per precedenti esperienze o per carattere, di farsi prendere dalla paura e dall’ansia. Occorre distrarsi, impegnare la nostra mente in altre attività, invece di lasciarla libera di rimuginare in scenari apocalittici. Ecco perché dico di fare una telefonata ad un amico, ci si guadagna entrambi.
Se non avessi il lavoro, credo che starei in videochat tutto il tempo. 🙂

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Elena

Mar 22, 2020 at 1:40 PM

Difficile superare i nostri piccoli egoismi
… Un abbraccio a chi almeno ci prova

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Barbara Businaro

Mar 23, 2020 at 6:45 PM

Gli egoisti fanno più rumore degli altruisti, ma non vuol dire che questi ultimi non esistano, anzi.
Ci sono molte persone che soffrono in silenzio in questo periodo.
Anche perché non vogliono dare voce alla paura, la zittiscono, sperando che se ne vada.

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Sandra

Mar 22, 2020 at 2:58 PM

C’è un’umanità che è davvero sola, soprattutto appunto chi vive da solo. Anche per certe coppie che magari continuano a litigare è pure peggio. E’ tutto sconvolto, siamo su una barca in mezzo alla tempesta e non vediamo la terra ferma. Eppure chi come noi è ancora nelle proprie case deve tenere ben saldo il timone. Il dolore di questa donna, sì, credo sia una donna, è infatti tamgibile e tremendo, ha scritto a te, sicuramente ti stima, proprio come una bottiglia nel mare, perché venisse raccolto il suo SOS, non siamo soli, credo che chiunque commenterà oggi offrirà una sponda a questa insegnante, basterà per lei cliccare per avere nuovi contatti virtuali, mail, persone oltre lo schermo per una parola, uno scambio.
Non molliamo.

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Barbara Businaro

Mar 23, 2020 at 6:46 PM

Ho raccolto il suo SOS e sono ancora in contatto con questa insegnante, se la scrittura la aiuta che mi scriva pure tutti i giorni. E sì, ho pubblicato la sua lettera proprio sperando nei commenti, che capisca che in questa barca siamo in tanti, anche se dobbiamo stare distanti per proteggerci.
Spero che da oggi, con la chiusura totale delle attività (si fa per dire, io lavoro comunque, come pure tutte le persone impegnate nei servizi essenziali o in smart working), ci siano meno persone da sole, che quelli a casa non si affossino sul divano col telecomando in mano, ma piuttosto usino tutte le telefonate gratuite disponibili.
Non molliamo e non molleremo!

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Brunilde

Mar 22, 2020 at 4:41 PM

Ognuno di noi ha attraversato le fasi descritte, prima la sicurezza indifferente ( la Cina è lontana ) poi lo scetticismo ( quanto rumore per un’influenza o poco più ) poi la negazione ( in fondo, muoiono solo gli anziani ) e infine la quotidianità stravolta ( non si lavora, non si esce, non si può più far nulla ) e da ultima, l’angoscia, lo sbigottimento, il dolore. La fila di camion militari che trasportano bare, per ciascuna una persona che ha sofferto ed è morta da sola, senza una carezza, senza sentire nella propria la mano di una persona cara, mi ha sconvolto più di mille bollettini e statistiche.
Non so che ne sarà di noi quando tutto questo finirà, è difficile in questo momento pensare al futuro fa paura. Mi piace pensare che recupereremo il senso dell’essenzialità, che non ci sarà più tutto quel rumore di fondo che intorpidiva le coscienze e metteva a tacere gli scrupoli.
Oggi vivo uno sbigottimento angosciato, e non voglio essere rassicurata: dobbiamo passare attraverso questo grande dolore collettivo, accettare la nostra limitatezza, la nostra fragilità, l’imponderabile incertezza del destino.
Forse anche questo è un modo di crescere, e diventare migliori, per il mondo che sarà, passata questa tempesta.

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Barbara Businaro

Mar 23, 2020 at 6:46 PM

Ho sentito un amico settimana scorsa, da Bergamo. Lui quella fila di camion l’ha vista in diretta, “tanto qui non si dorme più”.
Purtroppo credo che non ci sarà un vero cambiamento per tutti, così come questo momento è vissuto diversamente nelle varie zone d’Italia. Non sarà più lo stesso per chi si è trovato nelle prime zone rosse, per chi ha perso qualcuno, per chi ha rischiato la vita e per chi è davvero rimasto in casa fin dall’inizio, come hanno chiesto. Ma per chi ancora oggi è convinto che sia solo un’influenza, che sta arrivando il farmaco miracoloso dal Giappone (fake news), porto fuori il cane tre volte al giorno perché ho diritto alla mezz’ora d’aria, tanto qui al Sud non arriva perché abbiamo un’altra temperatura (sentita pure questa, altra fake news, dato che il virus è anche in Australia e sappiamo che le stagioni sono invertite nell’altro emisfero), e poi io non conosco nessuno di tutti questi morti, esisteranno davvero?
Ecco, per queste persone qui non cambierà nulla.

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Grazia Gironella

Mar 22, 2020 at 8:58 PM

Se si passa dai discorsi generali alle situazioni particolari sono tante le situazioni che stringono lo stomaco. In questi giorni me ne passano per la mente tante, a volte sciocche, a volte meno. Le malattie “normali” non si fermano perché ce n’è in giro una più grave. Come se la passano le persone che devono/dovrebbero frequentare gli ospedali? Il padre di un mio vicino è morto per cause non collegate al virus, e i familiari non hanno potuto assisterlo, né fare il funerale. E’ tutto già detto, ma non per questo meno vero. Cerco di mantenere una certa leggerezza d’animo, però. Non posso aiutare nessuno con la paura.

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Barbara Businaro

Mar 23, 2020 at 6:47 PM

Penso che tutti, in questi giorni in cui la crisi al suo apice, possiamo fare un lungo elenco di situazioni gravi. Dalla moglie di un conoscente, la quale lavorando in terapia intensiva non vede i figli da un mese oramai, quando rientra a casa da sola, stanchissima dopo il rigido turno di 12 ore, sempre con l’angoscia di sbagliare la vestizione (è lì che gli operatori sanitari rischiano il contagio), li può vedere solo in video perché vivono col marito a casa della zia.
Oppure all’angoscia di un’amica, il cui piccolino soffre di una grave forma d’asma che lo porta in ospedale almeno tre volte l’anno, rischiando anche la vita, e lei ha una paura fottuta che gli venga una crisi proprio in questo periodo, e non ci dorme più la notte.
Per non dire dell’ultima notizia di stamattina, un’intera casa di riposo del Veneto con tutti e 63 gli anziani ospiti trovati positivi al virus, pure gli operatori di assistenza, 7 persone già decedute nonostante tutte le cure.
Ma non per questo se una persona chiede aiuto le si può rispondere che c’è di peggio. Non è una gara a chi sta più male. Per chi soffre di depressione, ansia, attacchi di panico, la sofferenza è vera, il dolore è tangibile, clinicamente misurabile, nei casi più gravi necessita di intervento medico. La paura non aiuta nessuno, la leggerezza d’animo si, conviene distribuirne un po’ se si riesce. 😉

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Luz

Mar 23, 2020 at 11:55 AM

Capisco perfettamente l’angoscia di questa collega. Si percepisce il progressivo ampliarsi del problema, poi parallelamente il nostro darci da fare a distanza, con questi ragazzi chiusi nelle loro case, smarriti e a disagio come i loro genitori.
Annaspiamo. La nostra didattica a distanza non è minimamente paragonabile allo stare lì, in mezzo a cattedra e banchi, ma ne scriverò debitamente nel blog, perché sto preparandomi a delle riflessioni in merito.
Teniamo duro, collega… E grazie, Barbara, per aver accolto questa voce nel tuo spazio virtuale.

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Barbara Businaro

Mar 23, 2020 at 6:47 PM

Grazie Luz! Il tuo commento vale oro, perché sei un’insegnante anche tu e puoi comprendere lo smarrimento di questa donna.
Uno schermo può aiutare in tante occasioni, ma la socialità dei ragazzi secondo me la puoi sentire solo quando ce li hai lì davanti. Immagino che pure quelli che ti fanno perdere la pazienza, in fondo ti mancano tanto.
Aspetto il tuo post! 🙂

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nadia

Mar 24, 2020 at 12:27 PM

L’insegnante prima ancora di essere un insegnante è un essere umano e come ognuno di noi è smarrito in questa situazione indefinibile, che forse nemmeno in un film distopico riesce a essere rappresentata con tutte le sue sfumature. Le persone sensibili rischiano un carico emotivo davvero notevole, forse sarebbe meglio essere dotati di un sano cinismo, ma bisogna nascerci.
I miei figli si stanno abituando piuttosto bene alla didattica a distanza, ampliando la classe alla loro stanza e alla cucina dove ormai ho disseminati libri e quaderni a ogni ora. Quasi felici di usare telefonini, tablet e pc per studiare, fare i compiti e restare in contatto. Sentono meno pressione rispetto alla scuola normale, ma a parer mio questo apprezzamento è dato dalla novità. Sospetto torneranno solo il prossimo settembre a scuola, quindi mi sono rassegnata che i risultati non mostreranno apprezzabili migliorie, ma questo tra tutti gli aspetti in gioco con il Coronavirus è davvero tra quelli di minore importanza.

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Barbara Businaro

Mar 24, 2020 at 11:32 PM

Di film su epidemie da virus, armi batteriologiche o mutazioni aliene, ne ho visti parecchi. Quello che più mi ricorda questa situazione assurda è Virus letale del 1985 con Dustin Hoffman, Rene Russo, Kevin Spacey, Donald Sutherland e Morgan Freeman. E l’hanno dato alla televisione alla scoperta dei primi casi, con un’insensibilità vergognosa (o forse anche per loro era solo un’influenza e volevano riderci sopra).
Bene che i tuoi figli siano attivi con la scuola, perché dalle mamme amiche qui della zona sento pareri discordanti: professori attivissimi tra lezioni in streaming, video lezioni registrate, compiti a crocette su documenti word o dispense in pdf contro altri che si rifiutano di lavorare perché da contratto non è previsto che l’insegnamento sia attivato a distanza o che loro debbano ingegnarsi con strumenti personali (i computer) anziché scolastici. Per non dire di quelli che impongono a ragazzi (e famiglie) un orario di lezione arbitrario invece di rispettare quello che era l’orario scolastico vigente (se avevi la prima ora, non puoi decidere di fare lezione delle 15 alle 16 del pomeriggio, no?) Insomma, mi raccontano che c’è ancora parecchio caos da queste parti…

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Marina Guarneri

Mar 25, 2020 at 3:24 PM

Come non ci si commuove di fronte a tanto accorato sfogo! Sono pensieri condivisi, quelli che maturiamo tutti in questi giorni, che accrescono la solidarietà, e abbiamo sempre tanto bisogno del conforto delle parole, anche se non guariscono materialmente le persone affette dal virus. Restano importanti, ne sono convinta. Per cui cara prof., (scusi la confidenza), non si senta sola: ho due figli che vanno al liceo (uno ha la maturità) e so con quanta difficoltà si sia organizzato il corpo docente per mandare avanti la didattica, un lavoro al quale nessuno era abituato, ma che la necessità ha reso, ormai, quasi ordinario. Coraggio e che la piccola luce, in fondo al tunnel, non si spenga mai!

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Barbara Businaro

Mar 26, 2020 at 9:40 PM

Dobbiamo tenerla accesa noi, quella piccola luce. Grazie Marina per le tue parole! 🙂

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Lisa Agosti

Mar 26, 2020 at 8:44 AM

Il dolore è tangibile e la paura è la stessa che provo io. In più la frustrazione per un decreto che non nomina mai i bambini. La sofferenza psicologica della quarantena sta per scavalcare la paura del contagio e della multa. Va beh, oggi nevica, quindi magari no. 😀

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Barbara Businaro

Mar 26, 2020 at 9:44 PM

Qui non nevica, ma sono tre giorni di vento gelido, impossibile resistere, giusto il tempo per portare fuori la spazzatura.
Ma stamattina ho visto una mamma coraggiosa che portava fuori sia il cane che il passeggino, almeno per quei canonici duecento metri dal portone. Speriamo che arrivi la bella stagione. Che Primavera sia e il virus se lo porti via! 🙂

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