Il salmone del dubbio - Douglas Adams - illustrazione di Franco Brambilla dall'edizione italiana Oscar Mondadori

Il dubbio de…
Il salmone del dubbio

Ho appena finito di leggere Il salmone del dubbio di Douglas Adams e quel che mi è rimasto è, per l’appunto, il dubbio.
Per chi non conoscesse questo autore, cercherò di darvi un quadro del grande personaggio che era, così come traspare da questa antologia, un elogio funebre messo insieme dai suoi amici ed editor per superare la sua morte prematura, avvenuta nel maggio 2001 per un infarto a soli 49 anni, nel pieno dei suoi innumerevoli progetti.
Douglas Adams era un omone esuberante, sul metro e novantacinque, appassionato di scienza ma convinto dal suo professore Frank Halford a seguire la carriera di scrittore. I primi passi furono parecchio incerti e, dopo una laurea in Letteratura inglese, si ritrovò a scrivere sceneggiature per la radio (oltre che fare il lavapiatti e la guardia del corpo per vivere). Lavorò con i Monty Python, un gruppo comico britannico degli anni ’70, e partecipò alla stesura di alcuni copioni della serie Doctor Who. Ma il successo gli arrivò con la pubblicazione del romanzo Guida galattica per gli autostoppisti (lui stesso fece l’autostoppista da Cambridge a Istanbul), che prima era stato un programma radiofonico molto seguito. Al questo primo romanzo se ne aggiunsero altri quattro della serie, con oltre quattordici milioni di copie vendute nel mondo, senza che mai Douglas Adams si sentisse davvero uno scrittore.

«Una volta mi diede dieci in un tema e fu l’unica volta nella sua lunga carriera scolastica in cui assegnò il voto massimo. Ancora oggi, quando ho una buia notte dell’anima e dubito di poter continuare a fare lo scrittore, non penso che ho pubblicato dei bestseller o che ricevo grossi anticipi dagli editori, ma che una volta Frank Halford mi diede dieci e che quindi, evidentemente, so scrivere.»
Douglas Adams

Se anche non avete mai letto nulla di fantascienza, o poco come me, di sicuro avete sentito nominare la Guida galattica per gli autostoppisti, avete visto qualche immagine di un ignoto pulsante con la scritta “Don’t panic” (niente panico) o qualcuno vi ha detto che “la risposta è 42”. Già, ma qual è la domanda? Nessuno lo sa!
Il Babelfish, che nella Guida è un pesciolino giallo che infilato nell’orecchio traduce qualunque lingua del cosmo, è stato per molti anni il nome del traduttore automatico del motore di ricerca Yahoo! Non è raro poi imbattersi in qualche riferimento alla Guida nelle serie tv, come il numero 42 in X-Files, Lost, NCIS, The Big Bang Theory, o tra gli studiosi di scienza e tecnologia (sia il quartier generale di Google che il Large Hadron Collider al Cern hanno un edificio col numero 42) e pure tra le stelle, dove un paio di asteroidi sono stati battezzati in onore dei personaggi di Adams.
Questo per dire che il suo lavoro, ma credo di più il suo entusiasmo, hanno avuto un impatto culturale notevole.

Era un appassionato dei computer Macintosh e di tutti i giocattolini Apple più costosi. Questo me lo dovrebbe rendere odioso, invece sono convinta che non avrei nemmeno un lavoro se non ci fossero state persone come lui a tracciare la strada dell’innovazione, a crederci fermamente, a protestare contro la batteria scadente del suo PowerBook o per le difficoltà di stampa di PageMaker, o chiedere uno standard per l’alimentazione per fermare l’invasione dei cazzilli senza ordigni e degli ordigni senza cazzilli nelle nostre vite (di cosa sto parlando? leggete l’ultimo paragrafo…)
Diamine, mi sarebbe davvero piaciuto conoscerlo!

«Era infatti un vero scrittore. Ci sono persone che scrivono ogni tanto e lo fanno magari bene, e poi ci sono gli scrittori. È inutile tentare di spiegare qui il perché e il percome, ma Douglas è nato, cresciuto e rimasto scrittore fino al giorno della sua morte prematura. Negli ultimi dieci anni di vita ha smesso di essere un romanziere, ma non ha mai smesso neanche un attimo di essere uno scrittore…»
Stephen Fry

Qualsiasi cosa scrivesse, non smetteva di incuriosire, informare, stupire e divertire il lettore. E la prova è proprio la raccolta Il salmone del dubbio, dove sono stati inseriti testi di diversa natura rinvenuti dai suoi computer: alcune vecchie interviste, qualche sua personale considerazione su svariati argomenti (dai Beatles alle cure per il doposbronza, dall’incapacità degli americani di preparare un buon tè all’idea che esista un dio artificiale), qualche racconto biografico, come la storia delle cagnoline Maggie e Trudie che lo attendevano a Santa Fe, l’avventura in Australia a cavallo di una manta o la camminata per chilometri sotto il sole cocente del Kenya vestito da rinoceronte per l’associazione Save the Rhino International, che lui stesso sosteneva. Solo le ultime pagine sono la bozza, incompiuta, di quello che sarebbe stato il suo successivo romanzo, Il salmone del dubbio, una nuova misteriosa indagine di Dirk Gently. E sono anch’io addolorata di non sapere più come sarebbe terminata quella storia strampalata, assurda e dannatamente spassosa.

Ci sono anche parecchie riflessioni sulla scrittura e sul mestiere di romanziere, nonostante lui stesso non si ritenesse un grande scrittore.
Il suo editor alla Harmony Books spiega nella prefazione come la casa editrice lo mandasse a sollecitare di persona le consegne dei manoscritti e come si ritrovasse costretto ad attendere le bozze per ore, mentre Douglas Adams veniva colto all’improvviso dall’urgenza di scrivere, senza aver battuto una singola riga per mesi. Sembrava che l’unica maniera di rispettare la scadenza della pubblicazione fosse costringerlo chiuso in una stanza con la sola compagnia del caffè finché non avesse terminato la prima versione. Sua è una delle frase più citate in assoluto:

«Amo le scadenze. Amo il loro sibilo quando mi sfrecciano accanto»
Douglas Adams

Eppure nel mezzo di tutti questi testi così disparati, all’interno di un’intervista realizzata per la promozione del cd-rom multimediale Starship Titanic, c’è un paragrafo che mi sta dando parecchio di cui riflettere, quando Adams dice perentorio: “Credo che l’idea di arte uccida la creatività.”
Il dubbio che adesso mi attanaglia… E se avesse ragione?!

 

Il dubbio

Mi disturba molto questa storia dell’arte. Io, laureato in letteratura inglese, rifuggo dall’idea di fare arte fin dall’epoca dell’università. Credo che l’idea di arte uccida la creatività. È uno dei motivi per cui mi è venuta voglia di creare un CD-ROM: nessuno lo prende sul serio e quindi vi si può infilare dentro, quatti quatti, un sacco di ottimo materiale. È curioso vedere quanto spesso si verifichi questo fenomeno. All’epoca in cui nacque il romanzo come genere letterario, credo che le prime opere fossero perlopiù pornografiche; pare anzi che quasi tutti i media all’inizio siano stati veicolo di pornografia e che solo in seguito abbiano abbracciato un più ampio orizzonte. Beninteso, tengo a precisare che Starship Titanic non è un CD-ROM pornografico. Prima del 1962 tutti pensavano che la musica pop fosse… A nessuno sarebbe mai venuto neanche lontanamente in mente di definirla arte, poi sono arrivati autori incredibilmente creativi che amavano profondamente quel tipo di musica e la ritenevano la più bella al mondo, e nel giro di pochi anni abbiamo avuto Sgt Pepper’s e le altre. E tutti l’hanno chiamata arte. Credo che i media esprimano il meglio di sé prima che a qualcuno venga in mente di chiamare la loro produzione arte, cioè quando la gente la giudica ancora spazzatura.
Cioè mi piacerebbe il successo di pubblico per un motivo molto concreto. Ma sarei contento anche per un’altra ragione: se il tuo prodotto è popolare e la gente mostra di apprezzarlo parecchio e divertircisi, significa che hai fatto un buon lavoro. Se poi a qualcuno salta il ticchio di dire: «Questa è arte», sia pure, non importa molto. Ma credo tocchi agli altri giudicare, dopo che il prodotto è uscito. Mentre si lavora alla cosa, non bisogna mirare all’arte. Quando ci si mette a scrivere un romanzo, non c’è niente di peggio che dire: «Oh, adesso faccio un’opera di alto valore artistico». È ridicolo. L’altro giorno, per pura curiosità, ho letto 007 Thunderball, uno dei romanzi di Fleming che avrei tanto voluto leggere a quattordici anni, quando avrei cercato avidamente i punti in cui James Bond palpa le tette alle ragazze ed esclama: «Dio, com’è eccitante!». L’ho letto per curiosità, dicevo, perché, considerato che James Bond è diventato una straordinaria icona della cultura popolare degli ultimi quarant’anni, desideravo vedere com’era sulla carta stampata. Ho fatto la verifica non solo perché mi era capitato di trovare una copia del libro, ma anche perché avevo letto il giudizio di qualcuno su Fleming. Fleming, aveva detto questo qualcuno, non si proponeva di scrivere letterariamente, ma di scrivere dignitosamente. Una differenza enorme; una differenza cruciale. Allora mi sono detto: vediamo se è riuscito a farlo. E sono stato piuttosto soddisfatto, perché, sotto il profilo artigianale, il libro è molto ben confezionato. Fleming ha padronanza della lingua, sa mettere insieme le parole e farle funzionare bene. Ma naturalmente nessuno definirebbe la sua letteratura. Credo però che quasi tutte le opere più interessanti siano quelle prodotte da persone che non pensano di fare arte, ma artigianato, di fare un buon lavoro artigianale. Scrivere dignitosamente significa fare buon artigianato, conoscere il proprio mestiere, saper usare gli strumenti nel modo giusto e non danneggiarli mentre li si usa. Quando leggo i romanzi scritti letterariamente, quelli che appartengono alla cultura “alta”, spesso mi paiono un concentrato di sciocchezze. Se voglio sapere qualcosa di interessante su come funzionano gli esseri umani, che relazioni hanno tra loro e come si comportano, leggo le gialliste donne, molte delle quali se la sbrogliano molto meglio dei Sapientoni; valga per tutte il nome di Ruth Rendell. Se voglio leggere qualcosa di serio e profondo sulla condizione umana, sul perché ci troviamo in questo mondo e che cosa succede in questo mondo, preferisco leggere il libro di un biologo come Richard Dawkins. Credo che oggi non siano più i romanzieri, ma gli scienziati a fare osservazioni importanti sui temi fondamentali della vita, perché ne sanno di più. Tendo a diffidare parecchio di qualunque cosa si autodefinisca “arte” mentre viene creata.

Il salmone del dubbio. L’ultimo giro in autostop per la Galassia
Douglas Adams
traduzione di Laura Serra
pagina 211, Intervista a Douglas Adams di The Onion A.V. Club

Questo pezzo mi ha colpito parecchio.
In tutte le sue interviste, traspare l’umiltà di Douglas Adams nella vita come nella scrittura. Non perseguiva l’arte, ma forse perché non credeva di avere alcuna possibilità di riuscirci. Voleva divertirsi e divertire allo stesso tempo, e su questo direi che ha raggiunto l’obiettivo: i suoi testi sprizzano ironia anche dalle virgole. Le sue parole possono apparire semplici, ma non sono mai buttate nel foglio a casaccio. Non è una scrittura banale la sua, i termini sono scelti con cura; non sono battute da quattro soldi, il ritmo della sua comicità è studiato. Era un ottimo artigiano.
Eppure è indubbio che abbia creato arte.
La sua Guida galattica per gli autostoppisti è conosciuta e venerata in ogni angolo del pianeta (ci piacerebbe credere anche dell’Universo). E credo che tra duecento anni sarà considerata un “classico” della fantascienza umoristica, ancora letta e apprezzata.
Quanti altri potranno giungere a tanto, pur scrivendo “per fare arte”?
Non è forse lo stesso errore che si compie quando si scrive per vendere, allineandosi alle richieste del mercato, rincorrendo questo o quel filone narrativo che va tanto di moda?
Tante domande, tanti dubbi. E magari la risposta è 42. 😀

 

Il mistero

Nella prima stesura Wodehouse introduceva e organizzava gli elementi essenziali della storia: l’intreccio, i personaggi e i loro movimenti; le montagne su cui salivano e le rupi da cui cadevano. Ma era il secondo stadio della scrittura, quando rivedeva, limava e correggeva il testo con autocritica implacabile e perfezionismo instancabile, a trasformare le sue opere nei piccoli capolavori linguistici che conosciamo e amiamo. Quando scriveva un libro, attaccava con le puntine i fogli alle pareti dello studio, lasciandoli ondeggiare. Appuntava in alto le pagine che riteneva a posto e in basso quelle cui sentiva di dover ancora lavorare. L’obiettivo era portare l’intero manoscritto all’altezza della sbarra per appendere i quadri, prima di consegnarlo all’editore.

Il salmone del dubbio. L’ultimo giro in autostop per la Galassia
Douglas Adams
traduzione di Laura Serra
pagina 86, Sunset at Blandings (di P.G.Wodehouse)

Caro Mister E. la ricordavi proprio male questa cosa! 😉
Il salmone del dubbio è infatti uno dei libri consigliatomi da Mister E. (ogni tanto lo vedete passare tra i commenti al blog), il quale predilige solo romanzi di fantascienza, svuotando le edicole di tutti gli Urania che trova.
E nel ricordarmi di leggerlo quanto prima, mi citava in continuazione questo metodo di revisione indicato nel testo. Non era però Douglas Adams ad utilizzarlo, ma uno dei suoi scrittori preferiti, P.G.Wodehouse, autore inglese conosciuto soprattutto per i racconti di Jeeves e del Castello di Blandings, nonché per la fine ironia e le inconsuete similitudini (“I baffi del duca si alzavano e abbassavano come alghe nel flusso e riflusso della marea.”)
L’ho ribattezzato “il metodo del muro” e dopo aver letto questo estratto mi sono subito messa alla ricerca di altre indicazioni. Speravo di trovare un’intervista dello stesso Pelham Grenville Wodehouse (all’epoca non erano di moda i manuali di scrittura) o una sua biografia. Magari con un po’ di fortuna anche una foto in bianco e nero del suo studio pieno di fogli appiccicati alla parete.
Niente. Tutti i riferimenti a questo metodo sono questo stesso paragrafo di Douglas Adams e nulla più.
Ho chiesto aiuto anche ai miei amici writers degli altri paesi, ma nessuno ha saputo darmi qualche indicazione ulteriore.
Resta un mistero.
Se qualcuno ne sapesse qualcosa di più, lo invito a scrivermelo qui sotto commenti, in qualsiasi momento, anche tra qualche mese, non c’è problema.
Nel frattempo spero di aver cambiato casa o trovato una muro bianco abbastanza spazioso per tutti i miei fogli.

Che ne pensate di questo metodo? Inizierete anche a voi a cercare le pareti libere in casa vostra?

 

I cazzilli

Ho stanze piene di cazzilli e non ne desidero altri. Metà dei cazzilli che ho non so nemmeno a che ordigno appartengano. Particolare più importante, di metà dei miei ordigni non so nemmeno dove ho messo il cazzillo. Particolare più seccante di tutti, un’enorme quantità di cazzilli, tra cui quello che è arrivato stamattina, sono cazzilli che vanno a 120 volt AC, il voltaggio americano, e questo significa che non posso usarli qui all’Estero (codice di stato ET), ma devo conservarli per il giorno in cui mi capiterà eventualmente di comprare negli Stati Uniti l’ordigno al quale si adattano (ammesso ch’io sappia quale sia l’ordigno a cui si adattano). Vi state per caso chiedendo di che cavolo parlo? Ebbene, i cazzilli di cui sto parlando (e non sono certo gli unici cazzilli da cui è infestato il mondo della microelettronica) sono gli adattatori elettrici di cui hanno bisogno i portatili, i palmari, le unità esterne, i registratori a cassette, le segreterie telefoniche, le casse acustiche e altri ordigni preziosi per passare da una corrente alternata di 120 o 240 volt a una corrente continua di 6, 4, 5, 9 o 12 volt. A 500 milliampere, 300 milliampere, 1200 milliampere. Hanno spine positive e prese negative, a meno che non siano del tipo che ha spine negative e prese positive. Se si moltiplicano tutte queste variabili, si ottiene un’industria abbastanza grande che esiste, a quanto ne so, per riempire i miei cassetti di cazzilli, nessuno dei quali potrò mai identificare senza prima avere calcolato la radice cubica degli ordigni. Il sistema più comune per trovare un cazzillo che si adatta all’ordigno che voglio usare è di andare a comprare un altro cazzillo a un prezzo capace di togliermi il respiro.

Il salmone del dubbio. L’ultimo giro in autostop per la Galassia
Douglas Adams
traduzione di Laura Serra
pagina 151, Cazzilli

Il salmone del dubbio è rimasto lì, in attesa di lettura, per oltre un anno. E credo fosse lì sul comodino proprio per colpa dei cazzilli.
Appena acquistato, l’ho aperto a caso nel mezzo e mi è capitato sotto gli occhi questo titolo strano, ed ho cominciato a leggere. Ed è diventato il mio pezzo preferito, quello che rileggevo tutte le volte che mi sentivo giù. Oh lo so, è ironia da informatici, che voi magari riuscite anche a salvarvi dai cazzilli, ne avete giusto un paio di scorta nel cassetto delle cianfrusaglie, quello in fondo al mobiletto della cucina, quello dove ci finiscono gli oggetti indeterminati.
Ma io, dopo vent’anni nell’informatica, oltre alla cassettiera della scrivania, ho anche la cantina piena di cazzilli e ordigni, nonostante due volte l’anno provveda a svuotarla accuratamente.
Ho il vago sospetto che addirittura i cazzilli si riproducano al buio…
E spero che la risposta non sia 42! 😀

 

Comments (26)

Mister E.

Mar 16, 2019 at 8:19 AM

Oooo yeah! Sono riuscito a fartelo leggere finalmente!! E già, ricordavo male il CHI ma almeno ho centrato in che libro l’avevo letto ;P
Rimettendolo tramite il tuo post mi sono tornati in mente tutti gli aneddoti che racconta e la cosa che colpiva di più é proprio il suo dubbio di non essere scrittore, nonostante i numeri e successi. Probabilmente rileggendo lo troverei ora altre affinità e pensieri utili, da filosofo moderno. L’ho letto infatti con la lente della fantascienza e quindi mi avevano colpito delle cose. Ora mi colpisce la relazione con il tema del rimandare le cose che hai recentemente esposto, insieme alla domanda del quando ci si senta realizzati a livello professionale o in un ruolo specifico… Bel dubbio!

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Barbara Businaro

Mar 16, 2019 at 6:25 PM

E adesso leggerò finalmente la Guida galattica per autostoppisti. Forse mi guarderò anche il film, sebbene sia stato prodotto dopo la morte di Adams, anche se su una sceneggiatura che aveva approvato.
Sono rimasta anch’io piacevolmente stupita dalla sua umiltà. Aveva scritto copioni per il Doctor Who, caspita, mica una serie tv qualsiasi! Solo per questo si doveva a tutti gli effetti sentire un bravo scrittore.
E poi nelle varie interviste racconta di come gli editor gli stessero addosso per obbligarlo a scrivere, e di come abbia sempre faticato alla scrivania, perennemente insicuro e sempre geniale, anche dopo aver pubblicato un bestseller. Era un procrastinatore, ma non sono certa che alla fine si riducesse al Quick and dirty!

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Sandra

Mar 16, 2019 at 6:35 PM

In effetti la risposta 42 è piuttosto celebre anche per chi non ha letto nulla di Douglas Adams, quindi l’impatto è stato sì, notevole perchè ha semplicemente lasciato un segno indelebile.
Sul metodo ormai sono affezionata al mio non metodo di scrivere e basta, come sai. 😀

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Barbara Businaro

Mar 16, 2019 at 7:11 PM

Nel tuo caso, metodo che funziona non si cambia! 😀

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Giulia Mancini

Mar 16, 2019 at 8:51 PM

I più grandi sono sempre umili, si sa. Ho sentito parlare di questo autore (il nome non mi era noto, ma il titolo del suo libri sì, Guida galattica per autostoppisti) e naturalmente conosco il Dottor Who. L’arte uccide la creatività? Può essere se l’idea di “fare arte” ci blocca e non ci fa lanciare, problema che io non ho visto che non ho la pretesa di fare arte 😉

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Barbara Businaro

Mar 17, 2019 at 9:56 PM

Anche lui non aveva la pretesa di fare arte, e nonostante questo alla fine ha, a detta sia di lettori che di critici, creato proprio arte! Se ne sarà reso conto poi alla fine? 🙂

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Marina

Mar 17, 2019 at 9:33 AM

Mi hai incuriosito e incuriosire me, con materie e materiale legati alla fantascienza ce ne vuole. Ma il solo approccio ironico e la voglia di questo autore (a me totalmente sconosciuto: io tabula rasa, anche in relazione a tutte le citazioni che dovrebbero essere conosciute a tutti!) di non stupire con effetti speciali mi hanno convinto che potrei approfondirne la conoscenza. Il dubbio è (visto che di dubbi si parla): leggo prima questo testo di cui hai parlato oppure quella Guida galattica che mi fa sorridere solo per il titolo e mi attira moltissimo?

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Barbara Businaro

Mar 17, 2019 at 10:04 PM

Non saprei che consigliarti Marina, perché nemmeno io sono una lettrice di fantascienza (non ho mai letto un Asimov, per dire!) Potresti leggere prima Il salmone del dubbio, per vedere se ti piace quanto meno il suo “stile”. Altrimenti potremmo provare io e te una lettura condivisa della Guida galattica e confrontare alla fine le nostre impressioni, io avendo già apprezzato Il salmone del dubbio e tu… completamente digiuna! 😀

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Marina

Mar 20, 2019 at 10:45 AM

Lo sai che con le letture condivise vado a nozze. Ti propongo la seconda alternativa.
Casomai, fammi sapere quando vorresti cominciare la lettura, così mi organizzo con le altre in corso. 😉

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Barbara Businaro

Mar 21, 2019 at 1:49 PM

Che ne dici di cominciare con Aprile? Così termino quello che sto leggendo (Bianco come Dio di Nicolò Govoni) e poi sono a mente sgombra. 🙂

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Marina

Mar 21, 2019 at 4:31 PM

Benissimo. Ci risentiamo a inizio mese. 😉

nadia

Mar 17, 2019 at 3:34 PM

Titolo noto ma mai letto che si aggiunge al resto della lista che ancora mi manca per completare un minimo un elenco che sta diventando enorme. Ora devo capire meglio questo 42 in risposta in modo da poterlo usare, perché sono piuttosto curiosa.

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Barbara Businaro

Mar 17, 2019 at 10:08 PM

Ecco lo spezzone del film della Guida sul 42 come risposta:

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Elena

Mar 17, 2019 at 3:58 PM

Ha sdoganato i cazzilli! Uno che scrive per i Monty Python non può che essere un genio, esattamente come loro!
Ciò detto credo che un titolo così resterebbe a lungo anche sulla mia scrivania, intonso. Detesto il slmone, eccetto quando affumicato 😀

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Barbara Businaro

Mar 17, 2019 at 10:13 PM

Ecco, io vorrei approfondire il tema dei Monty Python, che non conosco. La serie originale è terminata nel 1974 e se è passata nella televisione italiana ero troppo bimba per vederla. Mi pare ci siano anche dei film, doppiati in italiano. Quale mi consigli?
A me invece il salmone piace, soprattutto quello… scozzese!! 😀 😀 😀

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Elena

Mar 17, 2019 at 10:41 PM

Forse in rete trovi qualche spezzone del Monty Python Flying Circus. Il senso della vita è un film a episodi, surreale come la loro comicità. Visto che mastichi l’inglese, se riesci a vederlo in lingua originale è meglio. L’umorismo inglese si apprezza meglio. Certo è un modo di fare ridere che oggi non macina più…

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Barbara Businaro

Mar 18, 2019 at 11:19 PM

Se Douglas Adams scriveva per loro, e mi piace la sua comicità sottile, direi che dovrebbero piacermi anche loro. Mi metto alla ricerca, grazie! 🙂

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Rosalia pucci

Mar 18, 2019 at 9:05 AM

Quanti cazzilli anche nei cassetti della mia vita, roba che ti riempe spazio ma che poco ha a che fare con la vita vera. Da quello che ho letto, un genio assoluto prestato alla letteratura. Ma come tutti i grandi, non sapeva di esserlo e questo fa di lui un artista vero! Grazie per la segnalazione, cercherò di colmare le lacune al più presto!

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Barbara Businaro

Mar 18, 2019 at 11:30 PM

Oggi ho messo da parte un altro ordigno, e tutti i suoi cazzilli: l’ultimo Nokia, di cui non esistono più driver aggiornati e batterie a lunga durata. E quindi via con i caricabatterie da casa, da auto, gli auricolari, le cover, gli screen protector, cavi e cavetti, che non sono appunto standard. La cosa che mi dà più fastidio è non poter riciclare nulla…
Chissà cosa ne avrebbe scritto Douglas Adams! 🙂

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Luz

Mar 19, 2019 at 10:52 AM

Mi aggrego al commento di Elena: uno che scrive per quell’inarrivabile repertorio che ebbero i Monty Python non può che essere un genio. L’ironia spinta al massimo, questo stile, se lo può permettere solo chi ha profonda conoscenza delle cose e finge di arrivarci per caso, o attraverso una serie di eventi del tutto insignificanti. I cazzilli sono una chicca proprio. 🙂

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Barbara Businaro

Mar 19, 2019 at 7:17 PM

Devo assolutamente recuperare questi Monty Python!
Ah, quello dei cazzilli è un testo che vale tutto l’acquisto del libro. E finge di arrivarci per caso, conoscendo invece molto bene le motivazioni, quando scrive dei cazzilli:

Come mai accade questo? Un’ipotesi possibile è che, come la Xerox vive soprattutto della vendita di toner, così la Sony viva soprattutto della vendita di cazzilli.
Un’altra ipotesi possibile è che si tratti di pura, cieca idiozia, ma non può essere, vero? O sì? E’ difficile credere che alcune delle menti più brillanti del pianeta, abituate a nutrirsi delle migliori pizze sulla piazza, non abbiano pensato a un certo punto: “Non sarebbe più semplice standardizzare l’alimentazione orientandosi su un unico tipo di corrente continua?”. Certo, io non sono un ingegnere elettrotecnico e forse sto chiedendo l’impossibile.

😀 😀 😀

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Grazia Gironella

Mar 19, 2019 at 9:32 PM

Allora dici che dovrei riprovarci con Guida galattica per gli autostoppisti? Qualche anno fa ho fatto un tentativo, su consiglio di una conoscente, ma non sono andata oltre le prime pagine. Ho l’impressione che le storie “spassose” mi ispirino una certa antipatia… ma le biblioteche esistono anche per questo, no? E riproviamoci. 😉

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Barbara Businaro

Mar 19, 2019 at 11:26 PM

Beh, certi libri riletti qualche anno più tardi hanno un gusto diverso.
Non so se sia questo il caso, ma vale la pena provarci. 🙂

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Maria Teresa Steri

Mar 20, 2019 at 2:10 PM

C’è un sacco di materiale di riflessione in questo post. Senz’altro poi emerge la grandezza di questo autore giustamente famoso.
Purtroppo però io non sono mai riuscita a leggere il suo “Guida…”. L’ho iniziato ricordo tipo dieci anni fa e non sono riuscita ad andare oltre le prime pagine. Probabilmente non era il periodo giusto, per tanti motivi. Quindi magari ci riproverò un giorno o l’altro.
Per il metodo del muro, invece, ricordo di aver letto qualcosa in proposito ma onestamente non saprei dirti dove. Dovrebbe essere più o meno come le bacheche degli investigatori (che si vedono anche in tv), usate per avere un quadro globale di tutti gli elementi della storia a colpo d’occhio. Non so se era questo che intendesse… Sarebbe da approfondire, in effetti.

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Barbara Businaro

Mar 21, 2019 at 1:49 PM

Beh, adesso vediamo come andrà la lettura condivisa tra me e Marina. Entrambi non siamo lettrici da fantascienza, Marina poi ha un palato sopraffino in fatto di romanzi, quindi il mio pronostico è una stroncatura micidiale da parte sua e un giudizio di sufficiente divertimento da parte mia, pensando ai cazzilli. Però chi lo sa? Magari ci strapperò qualche sana risata liberatoria. Sono curiosa, davvero.
Sul metodo del muro, va benissimo per gli investigatori, ma può adattarsi ad ogni romanzo? Per Outlander ci vorrebbe la parete di un capannone bello grande, magari quello del set della serie tv! 😀

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