Buddha sorride agli arrabbiati sconosciuti

Arrabbiati sconosciuti

L’altro giorno ci siamo ritrovati con un amico di lungo corso nella stessa panchina e inevitabilmente i nostri convenevoli riguardavano nell’ordine: lo stato di salute, le burrasche lavorative, quelle famigliari e gli aggiornamenti delle amicizie comuni che l’uno o l’altro aveva intravvisto.
E disquisendo proprio delle qualità di un buon rapporto amichevole, ci siamo accorti di annoverare entrambi qualche elemento in una strana categoria. Gli arrabbiati per motivi sconosciuti.
Confidando in una tregua dal continuo piovasco, abbiamo indugiato a chiacchierare, anche di persone esterne alle nostre confidenze, per vedere se almeno l’altro, con un piglio obiettivo, poteva magari scorgere il motivo dell’arrabbiatura di un soggetto a lui estraneo.
No, l’esperimento non ha funzionato. Le ragioni ci rimangono ignote.
Ma ad un certo punto, una frase sfuggita al mio compagno quasi per caso, rimembranza di chissà quale trattato di spicciola filosofia, ci ha colpiti entrambi.
La gente si arrabbia quando le dici la verità.
In effetti questo poteva spiegare il comportamento di alcune persone che senza alcun preavviso sono scomparse dalla portata dei miei saluti. Ho forse detto qualche scomoda constatazione che sia suonata più simile ad una cattiveria?
E che soluzione ve n’è a sparire senza dialogo? Non c’è modo né di conoscere le motivazioni di tal collera né di fornire le dovute scuse!
Perché un conto è dichiarare di essere pressati dagli impegni quotidiani e ripromettersi una conversazione quanto prima, tutt’altra maniera è non dare risposta ai messaggi, lasciar suonare a vuoto telefono e campanello o cambiare vicolo all’occorrenza.
La cosa curiosa, continuò il mio interlocutore, è che ci chiedono loro stessi di essere schietti. Perché solo un amico sincero è un vero amico.
Ma sincerità e comodità non vanno al passo. E alla fine inciampiamo col proferire parole che non vogliono sentire. Essere un amico sincero è un mestiere difficile e per nulla riconosciuto.
Sarà stato l’influsso del giardino giapponese dove ci attardavamo, la quiete zampillante dell’acqua della fontanella o il buddha che ci guardava estatico, ma ci siamo risposti all’unisono. Lasciamoli andare.
C’è un punto in cui l’ostinazione deve cedere spazio alla rassegnazione, altrimenti si rovinano anche i ricordi.
Antiche strade si dividono, nuove strade incroceremo.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

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Comments (19)

sandra

Giu 23, 2016 at 8:52 AM

Non si può mantenere un’amicizia ormai giunta al capolinea in virtù di un glorioso passato. Non credo alla scusa del “non ho tempo” e detesto la cantilena del “ci dobbiamo vedere”, se capita poi con gente geograficamente vicina lo trovo quasi offensivo. Insomma, la vita è un casino per tutti, una bella potatura ai rapporti che arrancano e non danno più nulla, l’ho imparato da un pezzo e sul serio non ci soffro più.

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Barbara Businaro

Giu 23, 2016 at 9:46 AM

Sii l’amico che vorresti avere.
Purtroppo alcune persone pretendono amicizia, ma spariscono quando ne hai bisogno tu. E’ un po’ diverso da ciò che dice il Vecchio, ma magari l’arrabbiatura è solo una scusa. Anzi, gli serviva pure un capro espiatorio per qualche loro bega e tu finisci in mezzo al tiro, con qualcuno se la dovevano prendere e tu eri quello più facile.
Nei momenti bui della mia vita ho avuto maggior conforto da persone a 600 km di distanza, che ne da quelle a soli 60! Parafrasando Einstein, la distanza è relativa!

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Marina

Giu 23, 2016 at 11:36 AM

Sì, la verità ferisce e allontana in modo irreversibile.
Ho interrotto rapporti con persone con le quali sono cresciuta perché le ragioni di una mia verità sono state travisate e nessuno ha cercato il chiarimento. Quando non c’è interesse a capirsi, si taglia. Io, poi, perdono, ma non dimentico e se una cosa mi fa soffrire, mi difendo allontanandola da me per sempre.
Il tuo guest blogger è testimone di qualcosa che almeno una volta nella vita ti tocca!
Io ho dato! 🙂

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iara R.M.

Giu 23, 2016 at 2:03 PM

E’ triste rendersi conto che la verità, allontana. Io di mio, provo a essere sincera nel modo più carino possibile e quando chiedo onestà da chi mi è vicino, mi aspetto anche che qualcosa possa ferirmi. Ma preferisco la brutale realtà, alle zollette confezionate della felicità. Condivido. E’ giusto lasciare andare; anche se capita che qualcuna tra quelle persone che sono andate via, possa mancare.

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IlVecchio

Giu 23, 2016 at 2:17 PM

Concordo con le vostre posizioni, signore mie.
La sorpresa era semmai nel constatare che questi screzi siano ancora presenti in età avanzata, a maturità ben oltrepassata. Vecchiaia non porta saggezza dunque, nè per loro che han perso anche l’occasione del mio aiuto (perchè è indubbio che li avrei soccorsi), ma nemmeno per me che non ho inteso di dover edulcorare la verità al momento opportuno. Lasciamoli andare, con la consapevolezza che tutto quel che era possibile è già stato fatto.

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nadia

Giu 23, 2016 at 5:33 PM

All’amicizia, quella vera, credo poco, per ovvie ragioni essendomi bruciata e ribruciata. Spesso si è attratti da chi ci pare migliore o da caratteristiche che ci pare notare, ma quel ci pare ripetuto la dice lunga, spesso infatti è un’illusione. L’amico vero non dovrebbe scappare davanti alla verità, magari controbattere, litigare, dissentire, per poi ragionarci sopra, ma si tratta di esseri umani e ahimè…duro ammettere che siamo più inclini al cedere nel momento delle difficoltà che reagire dando il meglio.

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Barbara Businaro

Giu 24, 2016 at 5:46 PM

Non credo che ci sia nessuno migliore di un altro. Semplicemente, il nostro 100% è diviso in percentuali diverse tra le qualità, le caratteristiche, i difetti ed i pregi.
Siamo sicuramente attirati da ciò che ci manca, in qualche modo speriamo di riceverne un po’ per osmosi dalle altre persone. Ma solo noi possiamo migliorare noi stessi.
Qualcuno si allontana quando ti chiede un consiglio e tu gli dici questo. Preferiscono dare la colpa a te, o a qualcun altro, o al sistema. Solo che alle volte non lo sai…svaniscono come fantasmi.

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iara R.M.

Giu 25, 2016 at 1:27 PM

La penso come te Nadia. L’amico vero non scappa, ti affronta anche a costo di litigare. E se c’è stima e affetto, si riesce a comprendere che un errore tra esseri umani è anche possibile, senza il bisogno di mettere tutto in discussione. Se accade, è perché le basi sono fatte di sabbia.
Però, cavolo… quando capita, che delusione! Tuttavia, io all’amicizia ci credo.

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Barbara Businaro

Giu 26, 2016 at 11:51 PM

La domanda da un milione di dollari è: come fare a riconoscere la sabbia? E come eventualmente piantarci dei pali per delle fondamenta un po’ più solide?

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nadia

Giu 27, 2016 at 1:33 AM

di fatto visto che nessuno nasce esperto si impara solo dopo aver tentato, a volte sbagliato, altre no. L’amicizia è quel volo che ti fa il cuore verso una persona senza che tu lo voglia davvero, perché le ragioni di affinità sono spesso nascoste, ma come velocemente cambiano le mode, altrettanto ci si accorge di aver preso abbagli, forse desiderosi di venire in qualche modo ripagati con la stessa moneta. Non si può smettere di cercare amicizia e comprensione negli altri, e quella sabbia quando te la ritrovi tra le dita sembra racchiudere tutto il senso della tua esistenza: delusione, frustrazione, incomprensione. Poi resta quel che è: sabbia, e con il tempo e la giusta umidità sai che bei castelli ci si costruiscono…una reggia!
Crescendo si impara e si accetta, ma non smette mai di fare male, proprio no. Mi dispiace che la compagnia sia grande, ragazze.

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Vittorio

Giu 27, 2016 at 8:23 AM

La “verità” è che siamo tutti condannati a morte. Quando verrà eseguita la sentenza ? Non lo sappiamo. L’ unica cosa certa è che “la vita è un’ avventura dalla quale nessuno è mai uscito vivo”.
Ecco. Questa è una delle “verità” che nessuno vuole sentrsi dire.
Perchè ? Perchè la morte è per tutti una cosa preoccupante e a nessuno piacciono le preoccupazioni,
soprattutto quelle per le quali non esiste soluzione.
Ecco perché è meglio evitare di dire la verità in un momento inopportuno.
Facciamo un esempio banale:
Mi sto godendo una “vaschetta” di gelato seduto al bar. Lo faccio nonostante il rischio iperglicemico, il contenuto di coloranti e conservanti ed il pericolo di macchiare la camicia di cioccolato, ma il sapore è delizioso.
Un “amico” si siede al tavolo. “Lo sai che ti fa male ?” – “Lo so”.
Non capisco se voglia sembrare preoccupato nonostante nasconda una specie di sorriso, ma,
improvvisamente, il gelato è molto meno buono.
L’ amico ha perduto un’ occasione di tacere. Io ho aggiunto un altro nome alla lista delle persone insopportabili, da evitare ove possibile.
Con l’ età, ho imparato a star lontano da coloro che fanno della verità un tormento per l’ anima.

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Barbara Businaro

Giu 27, 2016 at 9:48 AM

Altri esempi.
L’amica che ti chiede: “Come sto con questo vestito? Dimmi la verità.”
Cosa le rispondi? “Oh, stai benissimo, sembri una dea!” oppure “E’ un bel colore, sta bene sulla tua carnagione, purtroppo però risalta i tuoi fianchi già larghi e rischi di sembrare un’anfora. Punterei su un altro modello.” evitandole di fare una pessima figura o, peggio, che qualcuno le dice la verità in luoghi e momenti inopportuni, offendendola?
E magari che torni da te e ti dica “Perchè non me l’hai detto tu, che sei mia amica?!”
Ancora.
Hai visto la moglie del tuo migliore amico baciare un altro, che non è il tuo amico, di sfuggita, per caso, in un luogo dove nè tu nè lei dovevate essere. Perchè il destino è beffardo. Anche lei ti ha visto, quindi sa che tu sai. Il tuo amico non fa che struggersi per un matrimonio che galleggia, dandosene tutte le colpe. Che fare? Meglio la verità, e forse una risurrezione, o continuare a stare male nella menzogna, sapendo che un pochino lo tradisci pure tu?
Che a volte fa più comodo nascondere la verità, ci evita a priori eventuali litigi, difficoltà, incomprensioni, rimanendo traquillamente nella zona “comfort”. Ma che amico è uno così?

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IlVecchio

Giu 27, 2016 at 11:26 AM

Non ho mai regalato verità non richieste. Solo quando mi è stato espressamente supplicato consiglio, mi sono permesso di fornire il mio punto di vista, esterno alle faccende, il più possibile obiettivo. Con l’età, al contrario, ho imparato che nessuno è davvero privo di difetti e che la verità è un tormento se così la si vuole guardare. “Il gelato fa male, certo, lo so, ne vuoi un po’ anche tu? Questo gusto è sublime!”
Se proprio vogliamo affrontarla tutta, questa verità, siamo destinati a morire, ma moriremo anche da soli. I più fortunati avranno i propri cari attorno, ma comunque l’ultimo respiro è solitario e oltrepassare richiederà coraggio anche ai più pavidi.

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Vittorio

Giu 27, 2016 at 8:24 PM

Diceva Marquez: ” “Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi”.
Io non ho ricette universali. Non mi sento proprio all’ altezza di fare il maestro. A volte dico la verità, altre volte la proclamo, più spesso le strizzo d’ occhio sperando di passare inosservato. Ogni volta però mi chiedo che effetti possa avere “la mia verità” sulla vita dell’ amico che me la chiede. Cerco di capire se sia un aiuto ad interpretare una realtà difficile o se non sia piuttosto una sentenza capitale.
Se è possibile provo ad indicargli la strada per scoprirla da se. Tutte le volte che la sofferenza mi pare inutile, taccio, ma si può sbagliare anche tacendo.
Solo chi non esiste non sbaglia mai. Davvero.
Qualcuno vuole un po’ di gelato ?

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Barbara Businaro

Giu 28, 2016 at 6:18 PM

Credo che nessuno qui rifiuti il gelato!
Per me pistacchio e cocco!! 😉

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iara R.M.

Giu 29, 2016 at 9:22 AM

Ci sono davvero troppi discorsi che girano intorno alla verità. Ho visto persone farne un uso strumentale che con la sincerità, l’onestà e altri bla bla bla non c’entrano proprio nulla. Io credo che ogni cosa sia questione di tempi e di modi. Anche dire all’amica che un vestito non le dona si può, con un pizzico di sensibilità, ecco. La brutalità nei modi è qualcosa che proprio detesto. Un no è un no, detto anche con gentilezza. Il mio ultimo pensiero va alla soggettività da cui ognuno di noi dipende, ma è solo una riflessione solitaria, dato che amo la filosofia: la verità assoluta esiste davvero?
Un abbraccio Barbara ^_^

P.S. Anche a me piacciono il pistacchio e il cocco, taaaaaaaanto!

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Vittorio

Giu 29, 2016 at 11:08 AM

Ciò che pensiamo sia “realtà” è una percezione soggettiva di ciò che ci circonda. La diciamo “oggettiva” quando ci attendiamo di ripetere la medesima osservazione, ogni volta, con eguali risultati.
E’ quella che è, indipendentemente dalla nostra percezione. Come un vestito.
La verità è la macchiolina sul vestito. Salta agli occhi.
Occorre smacchiarla in fretta, altrimenti tutti penseranno che “quella” sia la realtà, ignorando il candore della seta così come i ricami che la adornano.
Io faccio il dissidente. Per me: Meringata e Amarena.

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iara R.M.

Giu 29, 2016 at 2:08 PM

Bellissimo esempio. Aggiungo soltanto che scorgere il candore dietro la macchia, resta una questione di sguardo e di sensibilità.

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IlVecchio

Giu 29, 2016 at 12:03 PM

Gelato e filosofia mi sembrano un abbinamento perfetto.
Per il mio colesterolo, melone e frutti di bosco.
Raccontiamoci la scusa…pardon, la verità…che il gelato alla frutta è meno dannoso. 😉

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