{"id":30077,"date":"2026-03-21T10:40:37","date_gmt":"2026-03-21T09:40:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=30077"},"modified":"2026-03-21T10:40:37","modified_gmt":"2026-03-21T09:40:37","slug":"trilogia-citta-agota-kristof","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/trilogia-citta-agota-kristof\/","title":{"rendered":"Trilogia della citt\u00e0 di K. <br> di Agota Kristof"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><em>Arriviamo dalla Grande Citt\u00e0. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, pi\u00f9 il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche.<\/em><br \/>\n<em>Camminiamo a lungo. La casa di Nonna \u00e8 lontana dalla stazione, all\u2019altro capo della Piccola Citt\u00e0. Qui non ci sono tram, n\u00e9 autobus, n\u00e9 macchine. Circolano solo alcuni camion militari. I passanti sono pochi, la citt\u00e0 \u00e8 silenziosa. Si pu\u00f2 udire il rumore dei nostri passi; camminiamo senza parlare, nostra Madre tra noi due.<\/em><br \/>\n<em>Davanti alla porta del giardino di Nonna nostra Madre dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Aspettatemi qui.<\/em><br \/>\n<em>Aspettiamo un po\u2019, poi entriamo in giardino, giriamo intorno alla casa, ci accovacciamo sotto una finestra da cui giungono delle voci. La voce di nostra Madre:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da mangiare in casa nostra, niente pane, carne, verdura, latte. Niente. Non posso pi\u00f9 sfamarli.<\/em><br \/>\n<em>Un\u2019altra voce dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; E allora ti sei ricordata di me. Per dieci anni non ti eri mai ricordata. Non sei venuta, non hai scritto.<\/em><br \/>\n<em>Nostra Madre dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Sapete bene perch\u00e9. A mio padre volevo bene, io.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019altra voce dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec, e adesso ti ricordi che hai anche una madre. Arrivi qua e mi chiedi di aiutarti.<\/em><br \/>\n<em>Nostra Madre dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non domando niente per me. Vorrei solamente che i miei bambini sopravvivessero a questa guerra. La Grande Citt\u00e0 \u00e8 bombardata giorno e notte, e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 da mangiare. I bambini sfollano in campagna, da parenti o estranei, dove capita.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019altra voce dice:<\/em><br \/>\n<em>-Allora non avevi che da mandarli da qualche estraneo, dove capitava.<\/em><br \/>\n<em>Nostra Madre dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Sono i vostri nipotini.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; I miei nipotini? Non li conosco nemmeno. Quanti sono?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Due. Due bambini. Gemelli.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019altra voce chiede:<\/em><br \/>\n<em>-E degli altri cosa ne hai fatto?<\/em><br \/>\n<em>Nostra Madre chiede:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Quali altri?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Le cagne mollano l\u00ec quattro o cinque piccoli per volta. Se ne tengono uno o due, gli altri li annegano.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019altra voce ride molto forte.<\/em><br \/>\n<em>Il grande quaderno, Agota Kristof<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo libro mi \u00e8 stato regalato lo scorso dicembre, in occasione del mio compleanno. Quando ho scartato il pacchetto, mi hanno spiegato di averlo scelto in quanto caldamente consigliato per il suo stile particolare, per la sua scrittura asciutta, talvolta crudele, per la complessit\u00e0 della trama. <span style=\"color: #003366;\"><strong>Trilogia della citt\u00e0 di K. di Agota Kristof \u00e8 una lettura intricata e strabiliante<\/strong><\/span> che non dovrebbe mancare nel bagaglio di uno scrittore. Senza contare che l&#8217;autrice ha ricevuto un premio importante per il primo romanzo di questa trilogia, il Prix Europe assegnato dall&#8217;ADELF, associazione degli scrittori in lingua francese, pur essendo lei ungherese di nascita e prestata al francese per necessit\u00e0. Non ne avevo mai sentito parlare o forse, se avevo in qualche modo incrociato il suo nome in passato, ero troppo distratta per coglierne il valore.<\/p>\n<p>La quarta di copertina riporta la presentazione di quest&#8217;opera dalla penna della nostra italiana Rosetta Loy, un&#8217;altra scrittrice della memoria, anche della guerra: <em>\u00abTutto ha inizio con due gemelli che una madre disperata \u00e8 costretta ad affidare alla nonna, lontano da una grande citt\u00e0 dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell\u2019Est, ma n\u00e9 l\u2019Ungheria n\u00e9 alcun luogo preciso vengono mai nominati. Un inizio folgorante che ci immette di colpo nel tempo atroce dell\u2019ultima guerra raccontandolo come una metafora. La nonna \u00e8 una \u201cvecchia strega\u201d sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un\u2019anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto \u00e8 reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio alle divagazioni. Un avvenimento tira l\u2019altro come se una mano misteriosa e ricca di sensualit\u00e0 li cavasse fuori dal cilindro di un prestigiatore crudele.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0 questo mi faceva temere il peggio: io non leggo libri sulle due guerre mondiali che hanno devastato prima l&#8217;Europa e poi il resto del mondo, e in particolar modo evito la Seconda Guerra Mondiale, probabilmente perch\u00e9 mi \u00e8 ancora pi\u00f9 vicina e sento sulla mia pelle l&#8217;eco dei suoi orrori. L\u00ec per l\u00ec, avevo pensato quindi di non leggerlo, di ringraziare per il regalo e di lasciarlo decantare per almeno un decennio in un angolino della mia libreria.<\/p>\n<p>Ma poi la curiosit\u00e0 ha avuto la meglio e ho scorso l&#8217;incipit, le stesse parole che trovate all&#8217;inizio di questo post. <strong><span style=\"color: #003366;\">La guerra in lontananza, la brutalit\u00e0 dell&#8217;abbandono e la cattiveria di una nonna.<\/span><\/strong> Poche frasi striminzite, nessuna descrizione poetica, solo lo stretto necessario. Mi sono ritrovata a proseguire, attraverso quei capitoli minuscoli, giusto qualche paragrafo, senza rendermene conto, attirata dentro la storia, interessata a scoprire come se la caveranno poi questi due bambini.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/narrativa-straniera\/narrativa-francese\/trilogia-della-citta-di-k-agota-kristof-9788806219307\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Trilogia della citt\u00e0 di K.<\/em><\/a> di Agota Kristof (conosciuto in inglese invece come <em>The Notebook Trilogy<\/em>, Trilogia del Quaderno) ti afferra e difficilmente ti lascia andare. Mi sono staccata da quelle pagine solo per una breve ricerca in rete, per scoprire qualcosa in pi\u00f9 sulla vita della scrittrice e sulle sue opere.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #003366;\">La trilogia si compone di tre romanzi che furono pubblicati separatamente:<\/span><\/strong> <em>Il grande quaderno<\/em> (Le grand cahier) del 1986, <em>La prova<\/em> (La Preuve) del 1988 e <em>La terza menzogna<\/em> (Le Troisi\u00e8me Mensonge) del 1991. Agota Kristof li scrisse in francese perch\u00e9 sapeva che questa lingua le avrebbe permesso di raggiungere una maggior diffusione del suo ungherese, ora che viveva stabilmente in Svizzera. All&#8217;et\u00e0 di 21 anni fu costretta infatti a lasciare il suo paese di notte, quando la rivoluzione anticomunista ungherese fu repressa dai militari sovietici. La scelta di una lingua estranea spiegherebbe anche la differenza di stile tra il primo romanzo e i due successivi: <em>Il grande quaderno<\/em> utilizza un linguaggio conciso e severo, parole semplici e direte dovute alla scarsa familiarit\u00e0 della scrittrice con il francese, mentre gli altri si concedono una raffinatezza pi\u00f9 letteraria, con proposizioni pi\u00f9 lunghe, arricchite da descrizioni e ambientazioni particolareggiate.<\/p>\n<p>E&#8217; facile comprendere, scorrendo la biografia di Agota Kristof e della sua fuga a causa della guerra, <strong><span style=\"color: #003366;\">come questa trilogia sia decisamente a sfondo autobiografico.<\/span> <\/strong>Forse per questo ho continuato a leggere, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una storia vera nascosta all&#8217;interno dei romanzi&#8230;<!--more--><\/p>\n<h2><span style=\"color: #003366;\">Agota Kristof e la guerra<\/span><\/h2>\n<p>\u00c1gota Krist\u00f3f nacque a Csikvand in Ungheria il 30 ottobre 1935. Trascorse l&#8217;infanzia l\u00ec con i suoi due fratelli, Attila, diventato poi un giornalista ungherese, e Jen\u0151. I suoi genitori erano il maestro elementare del villaggio, che scriveva anche poesie, e una professoressa di lettere. Aveva nove anni quando si trasferirono tutti a K\u0151szeg, a circa un&#8217;ora di strada verso nord. Suo padre fu poi condannato a diversi anni di prigione nel 1948, questo caus\u00f2 la disgregazione della famiglia. Le aveva trasmesso per\u00f2 l&#8217;amore per la poesia: lei scrisse i suoi primi componimenti gi\u00e0 durante gli anni scolastici. Nel 1954, poco dopo il suo diploma, spos\u00f2 il suo ex insegnante di Storia.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #003366;\">All&#8217;et\u00e0 di 21 anni, e con una figlia di soli 4 mesi, fu costretta a lasciare l&#8217;Ungheria,<\/span><\/strong> per scappare dall&#8217;Armata Rossa venuta a reprimere la rivoluzione anticomunista. Il marito temeva infatti di essere incarcerato, per questo decisero di fuggire di notte, senza salutare amici e parenti, e rifugiarsi a Neuch\u00e2tel, in Svizzera. \u00c1gota Krist\u00f3f non era convinta e di fatto non gli perdoner\u00e0 mai questo esilio lontano dalla sua terra, in un paese straniero, con una lingua di cui non conosceva nemmeno una parola.<\/p>\n<p>Si adatt\u00f2 a lavorare in una fabbrica di orologi, poi divenne commessa per alcuni negozi e infine assistente di studio di un dentista. Nella sua nuova patria continu\u00f2 a scrivere in ungherese e le sue poesie furono pubblicate sulle diverse riviste parigine. <span style=\"color: #003366;\"><strong>Dopo aver imparato abbastanza il francese, cominci\u00f2 ad usarlo nella scrittura,<\/strong><\/span> all&#8217;inizio per drammi radiofonici e opere teatrali, poi anche per opere narrative. Quando lasci\u00f2 la fabbrica, divorzi\u00f2 anche dal primo marito, per iniziare proprio una nuova vita. Si rispos\u00f2 in seguito con un uomo svizzero ed ebbe altri due figli da questo secondo matrimonio.<\/p>\n<p>Per \u00c1gota Krist\u00f3f, il vero successo arriv\u00f2 con il suo primo romanzo scritto in francese, <em>Le Grand Cahier<\/em>, pubblicato nel 1986 e tradotto poi in pi\u00f9 di 40 lingue.<br \/>\n<em>\u00abVolevo raccontare di come io e mio fratello Jen\u0151 avevamo vissuto la guerra a K\u0151szeg. All\u2019inizio i narratori eravamo io e mio fratello, ma le parole io e lui in francese suonano talmente goffe. Cos\u00ec ho unito i pronomi e il narratore \u00e8 diventato un noi \u2013 nous in francese \u2013 e non c\u2019era pi\u00f9 bisogno di dichiarare chi stesse parlando. Ecco come \u00e8 nata la voce di questo libro. Non si tratta di un romanzo completamente autobiografico, ma contiene molti episodi veri. Ad esempio la deportazione degli ebrei da K\u0151szeg. Io l\u2019ho vista. C\u2019era un campo a K\u0151szeg, abbiamo visto gli ebrei che marciavano in fila davanti alle nostre case. La nostra domestica si \u00e8 avvicinata per porgergli del pane, ma poi l\u2019ha riportato indietro. Questo \u00e8 il genere di cose che notavo, avevo dieci anni. Ci sono molte cose, in quel romanzo, che non sono capitate a me direttamente, ma a dei miei amici. Quando arrivarono i russi, capitava che ci nascondessimo sulle colline. Una volta la madre di una mia amica aveva un neonato in braccio, \u00e8 inciampata ed \u00e8 caduta sopra il neonato, e la mia amica ha assistito alla scena. Nel romanzo ho inserito cose come queste, non mi interessava che fosse completamente autobiografico. Ci sono molte storie che riguardano K\u0151szeg.\u00bb<\/em> (Fonte: <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/approfondimenti\/intervista-ad-agota-kristof\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Intervista ad Agota Kristof di D\u00f3ra Szekeres<\/em><\/a>)<\/p>\n<p>Sempre dalla stessa intervista, mi colpisce la sua risposta a questa domanda, che spiega anche l&#8217;evoluzione di questo primo romanzo in una trilogia:<br \/>\n<em>\u00abCi sono autori che affermano di scrivere e riscrivere sempre la stessa storia, all\u2019infinito.<\/em><br \/>\n<em>S\u00ec, in un certo senso \u00e8 vero anche per me, ad esempio quando ho scritto il mio primo romanzo, Il grande quaderno, non pensavo che sarei andata avanti, che fosse possibile continuare. Ma poi semplicemente non ho potuto fermarmi, non potevo lasciare soli i gemelli, anche se provavo a scrivere un\u2019altra cosa non riuscivo a immaginare nient\u2019altro che i gemelli, di nuovo. Cos\u00ec ho dovuto scrivere il secondo libro, La prova. A quel punto ho pensato che fosse sufficiente, ma alla fine ho scritto anche La terza menzogna, perch\u00e9 non potevo raccontare nulla di diverso.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 morta il 27 luglio 2011 nella sua casa di Neuch\u00e2tel, ma poi le sue ceneri sono state tumulate proprio nel cimitero di K\u0151szeg, in Ungheria.<br \/>\nAddentriamoci dunque in questa complicata trilogia, tre romanzi differenti, un&#8217;unica storia, quasi una storia vera, molteplici interpretazioni.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #003366;\">Trilogia della citt\u00e0 di K.<\/span><\/h2>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>ATTENZIONE: SPOILER!<\/strong><\/span><br \/>\n<em><span style=\"color: #ff0000;\">Da questo punto in poi, anticipo alcuni momenti della trama della trilogia, soprattutto dovendo passare attraverso due romanzi per arrivare all&#8217;ultimo che chiude questa storia cos\u00ec complessa. Non proseguite dunque, se avete in mente di leggere questo libro in futuro e vi disturbano particolarmente gli spoiler. Non \u00e8 cos\u00ec per tutti, talvolta io leggo in anticipo pure il finale, tanto nel giro di pochi giorni me lo dimentico! <\/span><\/em><span style=\"color: #ff0000;\">\ud83d\ude1b <\/span><em><span style=\"color: #ff0000;\">Aggiungo che ho inserito le mie considerazioni e quelle che riporto non sono citazioni scelte a caso, ma mi hanno fornito una chiave di lettura. Scommetto che voi, leggendo questa storia, troverete ulteriori diversi significati.<\/span><\/em><\/p>\n<h3><span style=\"color: #003366;\">1. Il grande quaderno<\/span><\/h3>\n<p>La storia comincia con l&#8217;arrivo dei due gemelli davanti alla casa della nonna, alla periferia della Piccola Citt\u00e0, una delle ultime case prima di una base militare segreta e, poco oltre, la frontiera. Presupponiamo che sia un paese dell&#8217;Est, magari la stessa Ungheria che ha dato i natali alla scrittrice. Intorno alla casa un grande giardino, coltivato con ogni sorta di verdure e alberi da frutto, e dietro di essa un ruscello ricco di pesci. Ci sono anche una conigliera, un pollaio, un porcile e un capanno per le capre. Servono per il sostentamento in tempo di guerra: ogni mattina nonna carica una carriola con le verdure, la frutta, le uova e qualche animale da vendere al mercato del paese. La casa \u00e8 alquanto povera: una cucina, dove i ragazzi dormiranno su una panca, la camera da letto della nonna, un&#8217;altra camera con accesso esterno, dove alloggia un ufficiale straniero, una cantina con le provviste e una soffitta, che i ragazzi useranno per nascondere proprio il quaderno, il dizionario e i propri oggetti, al riparo dalla cattiveria della nonna. E&#8217; su questa figura che si concentra gran parte della narrazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Nostra Nonna \u00e8 la madre di nostra Madre. Prima di venire ad abitare da lei non sapevamo che nostra Madre avesse ancora una madre.<\/em><br \/>\n<em>La chiamiamo Nonna.<\/em><br \/>\n<em>La gente la chiama la Strega.<\/em><br \/>\n<em>Lei ci chiama figli di cagna.<\/em><br \/>\n<em>Nonna \u00e8 piccola e magra. Ha un fazzoletto nero sulla testa. I suoi vestiti sono grigio scuro. Porta dei vecchi scarponi militari. Quando fa bello cammina a piedi nudi. Il suo volto \u00e8 coperto di rughe, macchie scure e porri da cui spuntano peli. Non ha pi\u00f9 denti, almeno visibili.<\/em><br \/>\n<em>Nonna non si lava mai. Si asciuga la bocca con un lembo del fazzoletto quando ha mangiato o quando ha bevuto. Non porta mutande. Quando ha bisogno di orinare, si ferma l\u00ec dove si trova, allarga le gambe e piscia per terra sotto la gonna. Naturalmente non la fa in casa.<\/em><br \/>\n<em>Nonna non si spoglia mai. Abbiamo guardato in camera sua la sera. Si toglie una gonna, sotto c\u2019\u00e8 un\u2019altra gonna. Si toglie la camicia, e sotto ne ha un\u2019altra. Si corica cos\u00ec. Il fazzoletto non se lo toglie.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #003366;\">I due ragazzi si rendono subito conto che la vita qui \u00e8 difficile<\/span><\/strong>, anche se meno pericolosa delle bombe nella Grande citt\u00e0. Oltre a lavorare nell&#8217;orto, dar da mangiare agli animali e portare le capre al ruscello, decidono di impegnarsi con degli esercizi per irrobustire il corpo, ma soprattutto l&#8217;anima.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Esercizio di irrobustimento del corpo.<\/em><br \/>\n<em>Nonna ci picchia spesso, con le sue mani ossute, con una scopa o uno strofinaccio bagnato. Ci tira per le orecchie, ci agguanta per i capelli.<\/em><br \/>\n<em>Altre persone ci danno anche dei ceffoni e dei calci, non sappiamo nemmeno perch\u00e9.<\/em><br \/>\n<em>I colpi fanno male e ci fanno piangere.<\/em><br \/>\n<em>Le cadute, le sbucciature, i tagli, il lavoro, il freddo e il caldo sono ugualmente causa di sofferenza.<\/em><br \/>\n<em>Decidiamo di irrobustire il nostro corpo per poter sopportare il dolore senza piangere.<\/em><br \/>\n<em>Cominciamo con il darci l\u2019un l\u2019altro dei ceffoni, poi dei pugni.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Esercizio di irrobustimento dello spirito.<\/em><br \/>\n<em>Nonna ci dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Figli di cagna!<\/em><br \/>\n<em>La gente ci dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Figli di una Strega! Figli di puttana!<\/em><br \/>\n<em>Altri dicono:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Imbecilli! Mascalzoni! Mocciosi! Asini! Maiali! Porci! Canaglie! Carogne! Piccoli merdosi! Pendagli da forca! Razza di assassini!<\/em><br \/>\n<em>Quando sentiamo queste parole, il nostro volto diventa rosso, le orecchie ronzano, gli occhi bruciano, le ginocchia tremano.<\/em><br \/>\n<em>Non vogliamo pi\u00f9 arrossire n\u00e9 tremare, vogliamo abituarci alle ingiurie e alle parole che feriscono.<\/em><br \/>\n<em>Ci sistemiamo al tavolo della cucina uno di fronte all\u2019altro e, guardandoci negli occhi, ci diciamo delle parole sempre pi\u00f9 atroci<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Esercizio di accattonaggio.<\/em><br \/>\n<em>Indossiamo abiti sporchi e laceri, ci togliamo le scarpe, ci sporchiamo la faccia e le mani. Andiamo in strada. Ci fermiamo, aspettiamo.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Finalmente un ufficiale si ferma. Dice qualcosa in una lingua che non capiamo. Ci fa delle domande. Non rispondiamo; restiamo immobili, un braccio alzato, l\u2019altro teso in avanti. Allora fruga nelle tasche, posa una moneta e un pezzetto di cioccolato sul nostro palmo lercio e se ne va scuotendo la testa.<\/em><br \/>\n<em>Continuiamo ad aspettare.<\/em><br \/>\n<em>Una donna passa. Tendiamo la mano. Lei dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Poveri bambini. Non ho niente da darvi.<\/em><br \/>\n<em>Ci accarezza i capelli.<\/em><br \/>\n<em>Diciamo:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Grazie.<\/em><br \/>\n<em>Un\u2019altra donna ci d\u00e0 due mele, un\u2019altra dei biscotti.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Rientrando, gettiamo nell\u2019erba alta che costeggia la strada le mele, i biscotti, il cioccolato e anche le monete.<\/em><br \/>\n<em>La carezza sui capelli \u00e8 impossibile gettarla.<\/em><\/p>\n<p>Ci sono anche gli esercizi di cecit\u00e0 e sordit\u00e0, per imparare a isolarsi dal mondo circostante, l&#8217;esercizio di digiuno che dura davvero poco, perch\u00e9 \u00e8 un esercizio stupido che fa male alla salute, come gli ribatte la Nonna, e poi l&#8217;esercizio di crudelt\u00e0, per abituarsi a uccidere, polli, pesci, galline, conigli, perch\u00e9 bisogna saper uccidere quando \u00e8 necessario. <strong><span style=\"color: #003366;\">Ma quello che stiamo leggendo \u00e8 lo stesso quaderno che i due gemelli stanno scrivendo insieme.<\/span><\/strong> Con la guerra infatti tutte le scuole sono state chiuse, ma loro hanno deciso di continuare i loro studi, grazie al Dizionario lasciatogli dal padre e alla Bibbia che hanno trovato in casa della nonna. In citt\u00e0, presso una cartoleria che nessuno frequenta pi\u00f9, riescono a farsi regalare un blocco di carta a quadretti, due matite e questo grande quaderno.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Ecco come si svolge una lezione di composizione.<\/em><br \/>\n<em>Siamo seduti al tavolo della cucina con i nostri fogli a quadretti, le matite e il Grande Quaderno. Siamo soli.<\/em><br \/>\n<em>Uno di noi dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Il titolo del tuo tema \u00e8: \u00abL\u2019arrivo da Nonna\u00bb.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019altro dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Il titolo del tuo tema \u00e8: \u00abI lavori\u00bb.<\/em><br \/>\n<em>Ci mettiamo a scrivere. Abbiamo due ore per trattare l\u2019argomento e due fogli di carta a disposizione.<\/em><br \/>\n<em>Alla fine delle due ore ci scambiamo i fogli; ciascuno corregge gli errori di ortografia dell\u2019altro con l\u2019aiuto del dizionario e, in fondo alla pagina, scrive: Bene o Non Bene. Se \u00e8 Non Bene gettiamo il tema nel fuoco e cerchiamo di trattare lo stesso argomento nella lezione seguente. Se \u00e8 Bene, possiamo ricopiare il tema nel Grande Quaderno.<\/em><br \/>\n<em>Per decidere se \u00e8 Bene o Non Bene, abbiamo una regola molto semplice: il tema deve essere vero. Dobbiamo descrivere ci\u00f2 che vediamo, ci\u00f2 che sentiamo, ci\u00f2 che facciamo.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Scriveremo: \u00abNoi mangiamo molte noci\u00bb, e non: \u00abAmiamo le noci\u00bb, perch\u00e9 il verbo amare non \u00e8 un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettivit\u00e0. \u00abAmare le noci\u00bb e \u00abamare nostra Madre\u00bb, non pu\u00f2 voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.<\/em><br \/>\n<em>Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe, \u00e8 meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.<\/em><\/p>\n<p>La sera tardi si recano in citt\u00e0, nelle taverne e nelle osterie, dove improvvisano degli spettacoli, uno suona l&#8217;armonica e l&#8217;altro canta, scambiandosi anche le parti. Se nei locali gli avventori sono abbastanza attenti, i due ragazzi presentano uno dei loro piccoli lavori teatrali. Raccolgono le offerte in denaro, anche le confidenze pi\u00f9 disparate, segreti che poi torneranno utili. Si abituano all&#8217;alcool e al fumo. <strong><span style=\"color: #003366;\">Ma la guerra \u00e8 vicina, li raggiunge anche senza l&#8217;esplosione delle bombe.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Dal fondo della strada sbuca una camionetta militare con degli ufficiali stranieri. La camionetta avanza lentamente, seguita da militari con il fucile a tracolla. Dietro di loro, una sorta di gregge umano. Dei bambini come noi. Delle donne come nostra madre. Dei vecchi come il calzolaio.<\/em><br \/>\n<em>Sono duecento o trecento che avanzano, scortati dai soldati. Alcune donne portano i bambini piccoli sul dorso, sulle spalle o stretti al petto. Una di loro cade; delle mani si impossessano del bambino e della madre; li sollevano, perch\u00e9 un soldato ha gi\u00e0 puntato il fucile. Nessuno parla, nessuno piange, gli occhi sono fissi al suolo. Si ode soltanto il rumore degli scarponi chiodati dei militari. Proprio davanti a noi, un braccio magro esce dalla folla, una mano sporca si tende, una voce implora:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Pane!<\/em><br \/>\n<em>La fantesca, sorridendo, fa il gesto di offrire l\u2019avanzo del suo pane e marmellata; l\u2019avvicina alla mano tesa poi, con una gran risata, riporta il pezzo di pane alla bocca, ci affonda i denti ed esclama:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Anch\u2019io ho fame!<\/em><br \/>\n<em>Torniamo in casa. [&#8230;] La fantesca dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Finite le vostre tartine.<\/em><br \/>\n<em>Diciamo:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non abbiamo pi\u00f9 fame.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Siete troppo sensibili. Il meglio che possiate fare \u00e8 dimenticare quello che avete visto.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Noi non dimentichiamo mai niente.<\/em><\/p>\n<p>Finisce la guerra, il campo militare dietro la casa viene distrutto completamente, ci sar\u00e0 un nuovo esercito e un nuovo governo, diretto per\u00f2 dai Liberatori. La frontiera viene ricostruita, con del filo spinato, invalicabile. La scuola ricomincia, ma fingeranno di essere uno cieco e l&#8217;altro sordo, entrambi mentalmente instabili, per non doverla frequentare. Dopo molti anni ancora, in un paese che non sembra per nulla liberato, il romanzo termina con un&#8217;improvvisa separazione: uno di loro attraversa il confine, l&#8217;altro torna in casa di Nonna.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #003366;\">Colpisce questo stile cos\u00ec secco, asciutto da ogni velleit\u00e0,<\/span><\/strong> perfetto per mostrare crudamente le atrocit\u00e0 della guerra, lasciando qualsiasi giudizio al lettore. Uno stile che si spiega anche con l&#8217;economia della carta a sui i gemelli sono costretti, concedendosi solo poche parole, quelle essenziali. Una scrittura impersonale, nonostante la prima persona plurale, un resoconto oggettivo senza alcuna emozione, senza nemmeno un nome per i due protagonisti, i due fratelli gemelli, neppure per gli altri personaggi riconosciuti solo dal legame (Nostra Madre, Nonna), dall&#8217;occupazione (il Postino, il Curato) e da una caratteristica intrinseca dell&#8217;essere (la figlia della vicina chiamata Labbro-leporino). Anche i luoghi non hanno una vera collocazione geografica: distinguiamo solo la Grande Citt\u00e0 dove i bambini vivevano con i genitori e la Piccola Citt\u00e0 dove vengono portati, dalla Nonna (diventer\u00e0 &#8220;la citt\u00e0 di K.&#8221; solo al termine del secondo romanzo). Il risultato \u00e8 la guerra stessa, non quella combattuta dai soldati al fronte, ma lontano dalle bombe, nelle piccole cittadine di campagna, della gente comune che lotta per sopravvivere in mezzo al nulla.<br \/>\nDa questo primo romanzo ne \u00e8 stato tratto anche un film nel 2013, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_grande_quaderno_(film)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>The Notebook &#8211; Il Grande Quaderno<\/em><\/a>, che ha ricevuto una menzione speciale al Chicago International Film Festival di quell&#8217;anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Il Grande Quaderno - Trailer Ufficiale ITA\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/X8ZtPGuZr7M?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h3><span style=\"color: #003366;\">2. La prova<\/span><\/h3>\n<p><strong><span style=\"color: #003366;\">Il secondo romanzo cambia completamente la narrazione,<\/span><\/strong> passando alla terza persona e diventando una lettura pi\u00f9 &#8220;tradizionale&#8221;. Qualcun altro ci racconta cos\u00ec la storia di Lucas, il ragazzo che \u00e8 tornato a vivere in casa di Nonna dopo che il fratello Claus (il cui nome scopriremo solo verso la met\u00e0, durante una confidenza dello stesso Lucas) ha attraversato il confine. Dopo la loro separazione, Lucas ha gi\u00e0 diciassette anni, ma fatica a riprendere la quotidianit\u00e0 di prima, estraniato dalla realt\u00e0. Senza la compagnia del fratello, senza quella simbiosi perfetta, tutto gli appare dolorosamente inutile. Lo aiutano Joseph l&#8217;ortolano, che rivende la frutta e la verdura del giardino di Lucas al mercato, il curato, che vive solo e indigente nella canonica, Victor il cartolaio, il quale lo rifornisce di fogli, matite e quaderni, e Peter N., segretario del Partito rivoluzionario, che diventer\u00e0 suo grande amico, turbato dalla bellezza del ragazzo.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Lucas si siede sulla panca in giardino e appoggia la testa contro il muro bianco di casa. Il sole lo acceca. Chiude gli occhi:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Come fare adesso?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Come prima. Bisogna continuare ad alzarsi al mattino, ad andare a letto la sera, a fare quel che bisogna fare per vivere.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Sar\u00e0 lunga.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Forse tutta una vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Lucas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Se non sono venuto, non \u00e8 per i soldi che mi deve. E\u2019 peggio.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Come peggio?<\/em><br \/>\n<em>Lucas abbassa la testa:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; L\u2019ho completamente dimenticata. Ho dimenticato anche il mio orto, il mercato, il latte, il formaggio. Ho persino dimenticato di mangiare. Ho dormito in soffitta per mesi, avevo paura di entrare nella mia stanza. C\u2019\u00e8 stato bisogno che venisse una bambina, la nipote di L\u00e9onie, perch\u00e9 oggi trovassi il coraggio di entrarci. Mi ha anche ricordato il mio dovere verso di lei.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Lei non ha nessun dovere, nessun obbligo nei miei confronti. Lei vende la sua merce, vive di questa vendita. Se non posso pi\u00f9 pagarla, \u00e8 normale che non mi consegni pi\u00f9 niente.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Le ripeto, non \u00e8 per i soldi. Cerchi di capirmi.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Si spieghi. L\u2019ascolto.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non so pi\u00f9 come continuare a vivere.<\/em><br \/>\n<em>Il curato si alza, prende il viso di Lucas fra le mani:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Che le \u00e8 successo, figlio mio?<\/em><br \/>\n<em>Lucas scuote la testa:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non so dirle altro. E\u2019 come una malattia.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Vedo. Una specie di malattia dell\u2019anima. Dovuta alla sua fragile et\u00e0, e forse anche a una solitudine troppo grande.<\/em><\/p>\n<p>Probabilmente proprio per non soccombere a questa solitudine, <strong><span style=\"color: #003366;\">Lucas accoglier\u00e0 in casa la giovane Yasmine e il piccolo Mathias,<\/span><\/strong> trovandola nella fredda notte di capodanno seduta sul ponte del ruscello col bambino in braccio, intenta a fissare l&#8217;acqua scura sotto di loro. Voleva annegare il neonato con una grave malformazione alle gambe, figlio di una relazione peccaminosa, che li ha cacciati entrambi dalla loro stessa famiglia. Lucas si affezioner\u00e0 soprattutto al bambino, proprio come se fosse suo figlio, mentre con Yasmine il rapporto diventer\u00e0 difficile.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Una mattina, Lucas dice a Yasmine:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Dopo pranzo, lava il bambino, e vestilo bene. Lo porto da un dottore.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Da un dottore? Perch\u00e9?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non vedi che zoppica?<\/em><br \/>\n<em>Yasmine risponde:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; E\u2019 gi\u00e0 un miracolo se cammina.<\/em><br \/>\n<em>Lucas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Voglio che cammini come tutti gli altri.<\/em><br \/>\n<em>Gli occhi di Yasmine si riempiono di lacrime:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Io lo accetto cos\u00ec com\u2019\u00e8.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Il bambino dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Raccontami ancora una storia.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Devo andare a lavorare.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Lucas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Tu invece devi dormire, per crescere.<\/em><br \/>\n<em>Il bambino dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non crescer\u00f2, lo sai bene. L\u2019ha detto il dottore.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Hai capito male, Mathias. Crescerai. Meno rapidamente degli altri bambini, ma crescerai.<\/em><br \/>\n<em>Il bambino chiede:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Perch\u00e9 meno rapidamente?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Perch\u00e9 ognuno \u00e8 diverso. Tu sarai meno alto degli altri, ma pi\u00f9 intelligente. L\u2019altezza non \u00e8 importante, conta solo l\u2019intelligenza.<\/em><br \/>\n<em>Lucas esce di casa. Ma invece di andare verso la citt\u00e0, scende al ruscello, si siede sull\u2019erba umida e contempla l\u2019acqua nera e fangosa.<\/em><\/p>\n<p>Tre anni dopo, Lucas incontra Clara, la bibliotecaria della citt\u00e0 di trentacinque anni e vedova di guerra, che assomiglia cos\u00ec tanto a sua madre, le mostrer\u00e0 pure una foto. Forse per questa somiglianza, forse per l&#8217;interesse per i libri proibiti o per il dolore della perdita che li accomuna, ma tra loro nasce una storia intensa, passionale, sebbene Clara non potr\u00e0 mai dimenticare del tutto il marito.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Lei nasconde il viso tra le mani:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non pu\u00f2 immaginare quello che ho passato.<\/em><br \/>\n<em>Lucas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Conosco il dolore della separazione.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; La morte di sua madre.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Qualcosa di ancora diverso. La partenza di un fratello con cui ero tutt\u2019uno.<\/em><br \/>\n<em>Clara solleva la testa, guarda Lucas:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Anche noi, Thomas e io, eravamo un unico essere: \u00abloro\u00bb l\u2019hanno assassinato. Hanno assassinato anche suo fratello?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; No. Se n\u2019\u00e8 andato. Ha attraversato la frontiera.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Perch\u00e9 non \u00e8 andato con lui?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Bisognava che uno di noi restasse qui a occuparsi degli animali, dell\u2019orto, della casa di nonna. Bisognava anche che imparassimo a vivere l\u2019uno senza l\u2019altro. Soli.<\/em><br \/>\n<em>Clara appoggia la sua mano sulla mano di Lucas:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Come si chiama?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Claus.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Torner\u00e0. Thomas, invece, non torner\u00e0 pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p>La partenza improvvisa di Yasmine per la grande citt\u00e0, senza portare con s\u00e9 il bambino, porter\u00e0 una svolta nella vita di Lucas e Mathias, che si trasferiranno nella casa del cartolaio Viktor, acquistando anche il negozio di libri al pianterreno. Il bambino ha sei anni e mezzo, comincia la scuola e viene picchiato dai compagni di classe per la sua diversit\u00e0, ma non vuole assolutamente abbandonare gli studi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Quando il bambino \u00e8 a letto, Lucas entra nella sua stanza, si siede sul bordo del letto:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non mi immischier\u00f2 pi\u00f9 negli affari tuoi, Mathias. Non ti far\u00f2 pi\u00f9 domande. Quando vorrai lasciare la scuola, me lo dirai, non \u00e8 vero?<\/em><br \/>\n<em>Il bambino dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non lascer\u00f2 mai la scuola.<\/em><br \/>\n<em>Lucas chiede:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Dimmi, Mathias, piangi qualche volta la sera quando sei solo?<\/em><br \/>\n<em>Il bambino dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Sono abituato a stare solo. Non piango mai, lo sai.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec, lo so. Ma non ridi neanche mai. Quando eri piccolo, ridevi sempre.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Doveva essere prima della morte di Yasmine.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Che dici, Mathias? Yasmine non \u00e8 morta.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec. E\u2019 morta. Lo so da molto tempo. Se no sarebbe gi\u00e0 tornata.<\/em><br \/>\n<em>Dopo un silenzio, Lucas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Anche dopo la partenza di Yasmine ridevi ancora, Mathias.<\/em><br \/>\n<em>Il bambino guarda il soffitto:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec, forse. Prima che lasciassimo la casa di nonna. Non avremmo dovuto lasciare la casa di nonna.<\/em><br \/>\n<em>Lucas prende il viso del bambino fra le mani:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Forse hai ragione. Forse non avremmo dovuto lasciare la casa di nonna.<\/em><br \/>\n<em>Il bambino chiude gli occhi, Lucas lo bacia sulla fronte:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Dormi bene, Mathias. E quando avrai troppa pena, troppo dolore, e se non ne vuoi parlare con nessuno, scrivi. Ti aiuter\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Il bambino risponde:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Ho gi\u00e0 scritto. Ho gi\u00e0 scritto tutto. Tutto quello che mi \u00e8 successo da quando viviamo qui. Gli incubi, la scuola, tutto. Ho anch\u2019io il mio grande quaderno come te. Tu ne hai molti, io uno solo, ancora sottile. Non ti permetter\u00f2 mai di leggerlo. Mi hai proibito di leggere i tuoi, ti proibisco di <\/em><em>leggere il mio.<\/em><\/p>\n<p>La gelosia furente di Mathias esplode quando in libreria compare Agn\u00e8s, una ragazza di quindici anni che aveva conosciuto Lucas quando era bambina, prima della comparsa di Yasmine. Torna spesso in libreria, cerca a lungo tra i libri, legge per i bambini. La accompagna suo fratello pi\u00f9 piccolo, capelli biondi, occhi azzurri, sorriso gentile. Un bambino perfetto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>&#8211; Che hai, Mathias?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Perch\u00e9 lo guardavi, il ragazzino biondo?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Mi ha ricordato una persona.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Una persona che amavi?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec, mio fratello.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non devi amare nessuno al di fuori di me, neanche tuo fratello.<\/em><br \/>\n<em>Lucas tace, il bambino prosegue:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non serve a niente essere intelligenti. Sarebbe meglio essere biondi e belli. Se ti sposassi, potresti avere dei bambini come lui, il ragazzo biondo, come tuo fratello. Avresti dei bambini veramente tuoi, belli e biondi, senza menomazioni. Io non sono tuo figlio. Sono il figlio di Yasmine.<\/em><br \/>\n<em>Lucas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Tu sei mio figlio. Non voglio altri bambini.<\/em><br \/>\n<em>Gli mostra la mano fasciata:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Mi hai fatto male, lo sai?<\/em><br \/>\n<em>Il bambino dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Anche tu mi hai fatto male, ma tu non lo sai.<\/em><br \/>\n<em>Lucas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non volevo farti male. Devi sapere una cosa, Mathias: la sola creatura che conti al mondo per me, sei tu.<\/em><br \/>\n<em>Il bambino dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non ti credo. Solo Yasmine mi amava davvero, ed \u00e8 morta. Te l\u2019ho gi\u00e0 detto parecchie volte.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Yasmine non \u00e8 morta. E\u2019 solo partita.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non sarebbe partita senza di me, quindi \u00e8 morta.<\/em><\/p>\n<p>Quando tutta la vicenda sembra prendere una direzione precisa, seppure tragica, ecco che all&#8217;ultimo capitolo si confonde tutta la storia. Non abbiamo pi\u00f9 saputo nulla dell&#8217;altro fratello che aveva attraversato il confine, ma al capitolo numero 8 si spiega che \u00e8 lo stesso Claus ad averlo scritto, completando cos\u00ec il manoscritto originale del fratello Lucas, tutti i primi sette capitoli del romanzo. <strong><span style=\"color: #003366;\">La prova era la loro separazione, vivere da soli e scoprire ognuno se stesso, dopo essere cresciuti sempre cos\u00ec vicini.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>&#8211; [&#8230;] Sono tornato solo per vedere mio fratello.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Perch\u00e9 non gli ha mai scritto?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Avevamo deciso di separarci. Questa separazione doveva essere totale. Una frontiera non bastava, ci voleva anche il silenzio.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Per\u00f2 \u00e8 tornato. Perch\u00e9?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; La prova \u00e8 durata abbastanza. Sono stanco e malato, voglio rivedere Lucas.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Sa bene che non lo rivedr\u00e0. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<h3><span style=\"color: #003366;\">3. La terza menzogna<\/span><\/h3>\n<p><strong><span style=\"color: #003366;\">Questo terzo romanzo sconvolge tutte le ipotesi precedenti<\/span><\/strong> e per qualcuno segna la difficolt\u00e0 dell&#8217;autrice di chiudere l&#8217;intera trilogia.<br \/>\nSi divide in due parti, ognuna raccontata in prima persona da un fratello, tranne due capitoli che restano nell&#8217;impersonale terza persona. La prima parte segue le vicende di Claus T., cinquant&#8217;anni, in prigione nella citt\u00e0 della sua infanzia, dopo essere stato espulso dalla citt\u00e0 di K.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>&#8211; Vorrei che parlasse d\u2019altro. Tanto per cominciare, che cosa scrive?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Quello che scrivo non ha nessuna importanza.<\/em><br \/>\n<em>Insiste:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Quello che mi interessa sapere \u00e8 se scrive delle cose vere o delle cose inventate.<\/em><br \/>\n<em>Le rispondo che cerco di scrivere delle storie vere, ma, a un certo punto, la storia diventa insopportabile proprio per la sua verit\u00e0 e allora sono costretto a cambiarla. Le dico che cerco di raccontare la mia storia, ma che non ci riesco, non ne ho il coraggio, mi fa troppo male. Allora abbellisco tutto e descrivo le cose non come sono accadute, ma come avrei voluto che accadessero.<\/em><br \/>\n<em>Dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec. Certe vite sono pi\u00f9 tristi del pi\u00f9 triste dei libri.<\/em><br \/>\n<em>Dico:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Proprio cos\u00ec. Un libro, per triste che sia, non pu\u00f2 essere triste come una vita.<\/em><br \/>\n<em>Dopo una pausa, domanda:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; E\u2019 per un incidente che zoppica?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; No, una malattia quand\u2019ero piccolo.<\/em><br \/>\n<em>Aggiunge:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non si nota quasi.<\/em><br \/>\n<em>Rido.<\/em><\/p>\n<p>Viene da chiedersi dunque se Claus T. non sia lo stesso Lucas, se tutta la storia narrata nel secondo romanzo non sia finzione e magari anche lo zoppicante Mathias sia null&#8217;altro che Claus T. mentre affronta la malattia della sua infanzia. Anche adesso Claus T. \u00e8 gravemente malato, il fumo e l&#8217;alcool fino dall&#8217;adolescenza hanno danneggiato il suo cuore. Dorme male e sogna, rivede pezzi della sua vita, incontra nuovamente chi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. <strong><span style=\"color: #003366;\">Qualche dettaglio sembra collegarci al primo romanzo.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Ho saputo in seguito di essere giunto all\u2019ospedale in coma, nel corso di una grave malattia. Avevo quattro anni, cominciava la guerra.<\/em><br \/>\n<em>Quello che c\u2019era prima dell\u2019ospedale non lo so pi\u00f9.<\/em><br \/>\n<em>La casa bianca con le imposte verdi in una strada tranquilla, la cucina in cui mia madre cantava, il cortile in cui mio padre tagliava la legna, la felicit\u00e0 perfetta nella casa bianca era stata una realt\u00e0 oppure l\u2019avevo soltanto sognata o immaginata durante le lunghe notti di quei cinque anni trascorsi all\u2019ospedale?<\/em><br \/>\n<em>E quello che stava disteso nell\u2019altro letto della stanzetta e che respirava con lo stesso mio ritmo, quel fratello di cui credo di sapere ancora il nome, era morto o non era mai esistito?<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Quando sul Centro \u00e8 caduta la bomba, stavamo in aula e non c\u2019era stato nessun allarme.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Mi sono svegliato in una sala da ginnastica. Una suora mi stava pulendo il viso con uno straccio umido, diceva a qualcuno:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Questo non \u00e8 ferito, mi pare.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>L\u2019indomani mi hanno interrogato, mi hanno fatto delle domande sul mio cognome, sui miei genitori, sul mio indirizzo, ma io ho chiuso le orecchie alle domande, non rispondevo pi\u00f9, non parlavo pi\u00f9. Allora hanno creduto che fossi sordomuto e mi hanno lasciato in pace.<\/em><br \/>\n<em>Mi hanno dato un nuovo bastone e, un mattino, una suora mi ha preso per mano. Siamo andati alla stazione, siamo saliti su un treno, siamo arrivati in un\u2019altra citt\u00e0. L\u2019abbiamo attraversata a piedi fin proprio all\u2019ultima casa, vicino al bosco. La suora mi ha lasciato l\u00e0, da una vecchia contadina che pi\u00f9 tardi ho imparato a chiamare \u00abNonna\u00bb.<\/em><br \/>\n<em>Lei mi chiamava \u00abfiglio di cagna\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>All\u2019inizio non parlavo, neanche a Nonna, ma dopo un po\u2019, per contrattare, ho dovuto pronunciare delle cifre.<\/em><br \/>\n<em>Spesso di sera gironzolavo nella piazza Principale. Guardavo la vetrina della cartolibreria, i fogli bianchi, i quaderni di scuola, le gomme, le matite. Tutta roba troppo cara per me.<\/em><br \/>\n<em>Per guadagnare un po\u2019 pi\u00f9 di denaro, ogni volta che potevo andavo alla stazione ad aspettare i viaggiatori. Portavo le valigie.<\/em><br \/>\n<em>Cos\u00ec ho potuto comprare dei fogli di carta, una matita, una gomma, e un grande quaderno in cui annotavo le mie prime menzogne.<\/em><\/p>\n<p>Sembra dunque che Lucas non sia mai esistito, che ci sia un unico bambino, di nome Claus T., affidato alle cure di una &#8220;Nonna&#8221; con la quale non aveva in realt\u00e0 legami di sangue. <strong><span style=\"color: #003366;\">Un bambino che ha creato un mondo immaginario per sopravvivere alla crudelt\u00e0 di quello reale<\/span><\/strong> e lo ha scritto con dovizia di particolari in un Grande Quaderno. Tutto per sopportare l&#8217;assoluta solitudine a cui l&#8217;ha costretto la guerra. Le persone intorno a lui cominciano a comprendere l&#8217;enorme vuoto che ha accompagnato la sua crescita.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>&#8211; Sono tornato perch\u00e9 volevo morire qui. Quanto a mio fratello, forse non \u00e8 mai esistito.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019ufficiale dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec, proprio cos\u00ec. Se continua a raccontare delle storie su suo fratello, la prenderanno per pazzo.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; E\u2019 quello che pensa anche lei?<\/em><br \/>\n<em>Scuote il capo:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; No, penso solo che lei confonda la realt\u00e0 con la letteratura. La sua letteratura. Penso anche che debba tornare nel suo paese, riflettere un po\u2019 e poi ritornare. Definitivamente, magari. Lo auguro a lei, e a me.<\/em><\/p>\n<p>Ecco che all&#8217;improvviso la narrazione vira alla terza persona e ci riporta indietro nel tempo, al momento della separazione dei due fratelli, alla fine del primo romanzo. Seguiamo il ragazzo che ha attraversato la frontiera, \u00e8 fuggito nell&#8217;altro paese e viene portato alla vicina stazione di polizia, per essere curato e affidato alle autorit\u00e0, come orfano di guerra. <strong><span style=\"color: #003366;\">Qui scopriamo finalmente qual \u00e8 la terza menzogna del titolo, ma soprattutto quali sono le altre due.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Il ragazzo firma il verbale che contiene tre menzogne.<\/em><br \/>\n<em>L\u2019uomo con cui ha attraversato la frontiera non era suo padre.<\/em><br \/>\n<em>Il ragazzo non ha diciott\u2019anni, ma quindici.<\/em><br \/>\n<em>Non si chiama Claus.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #003366;\">Ma allora, chi \u00e8 veramente costui?!<\/span><\/strong> Ricordo di essere giunta a questo punto con un certo sgomento, ma non mi sono persa d&#8217;animo e ho proseguito. Le pagine che seguono sembrano voler portare chiarezza nel mistero, ma rendendolo di fatto addirittura ancora pi\u00f9 fitto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>&#8211; Non ha propria nessuna ambizione, Claus?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Ambizione? Non lo so. Voglio soltanto avere tranquillit\u00e0, per scrivere.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Scrivere? E cosa? Vuole diventare scrittore?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec. Non \u00e8 necessario studiare per diventare scrittore. E\u2019 appena necessario saper scrivere senza troppi errori. Voglio imparare a scrivere la<\/em><br \/>\n<em>vostra lingua correttamente, ma questo mi basta.<\/em><br \/>\n<em>Peter dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non ci si guadagna da vivere scrivendo.<\/em><br \/>\n<em>Claus dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; No, lo so. Ma potr\u00f2 lavorare di giorno e scrivere tranquillamente di sera. Facevo gi\u00e0 cos\u00ec da Nonna.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Come? Ha gi\u00e0 scritto?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec. Ho riempito diversi quaderni. Li ho infagottati nel mio vecchio cappotto. Quando avr\u00f2 imparato a scrivere nella vostra lingua, li tradurr\u00f2 e glieli far\u00f2 vedere.<\/em><br \/>\n<em>Claus scioglie il cordino con cui \u00e8 legato il suo vecchio cappotto. Posa cinque quaderni sul tavolo.<\/em><br \/>\n<em>Peter li apre uno dopo l\u2019altro:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Sono veramente curioso di sapere che cosa contengono questi quaderni. E\u2019 una specie di diario?<\/em><br \/>\n<em>Claus dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; No, sono delle menzogne.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Delle menzogne?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec, delle cose inventate. Delle storie che non sono vere ma che potrebbero esserlo.<\/em><\/p>\n<p>Quindi tutti noi che scriviamo storie, anche il pi\u00f9 banale dei racconti, scriviamo delle menzogne\u2026 un po&#8217; severo come concetto. Ma non \u00e8 che in questo punto l&#8217;autrice ci sta svelando che la terza menzogna del titolo \u00e8 il romanzo stesso che abbiamo in mano? <strong><span style=\"color: #003366;\">Quindi ognuno di questi romanzi che compongono la trilogia \u00e8 una menzogna?!<\/span><\/strong> A complicare ulteriormente il tutto spunta il nome di Klaus T., stavolta scritto con la K. Sono tre persone distinte o sempre lo stesso bambino?!<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>&#8211; Lei sta cercando la sua famiglia, in particolare suo fratello, non \u00e8 vero?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec, mio fratello gemello. Ma senza molte speranze. Ha trovato qualcosa? Mi hanno detto che gli archivi erano distrutti.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non avevo bisogno di archivi. Ho semplicemente aperto l\u2019elenco telefonico. In questa citt\u00e0 c\u2019\u00e8 un uomo che si chiama come lei. Lo stesso<\/em><br \/>\n<em>cognome e anche lo stesso nome.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Claus?<\/em><br \/>\n<em>&#8211; S\u00ec. Klaus T., con la K.[&#8230;] E\u2019 uno dei poeti pi\u00f9 importanti di questo paese.<\/em><br \/>\n<em>Dico:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; La libraia che mi ha affittato l\u2019appartamento non me ne ha mai parlato. Eppure doveva conoscerlo questo nome.<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Non necessariamente. Klaus T. scrive sotto pseudonimo. Si firma Klaus Lucas. Ha fama di misantropo. Non lo si vede mai in pubblico e non si sa niente della sua vita privata.<\/em><\/p>\n<p>Ma allora Klaus \u00e8 il Lucas del secondo romanzo?! Forse s\u00ec, forse no. Inizia la seconda parte e stavolta seguiamo il racconto proprio di Klaus T. Scopriremo se esistono due fratelli, come si chiamano e in quali tragiche circostanze sono stati davvero separati. Ma c&#8217;\u00e8 un punto particolare che mi ha colpito, lo lascio come piccolo indizio, senza svelarvi nulla di pi\u00f9. Il finale resta segreto per la vostra futura lettura. \ud83d\ude42<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Certe volte un bambino, lo direi pi\u00f9 piccolo di me, un bambino claudicante attraversa la piazza. Suona un motivo con l\u2019armonica, entra in un\u2019osteria, esce, entra in un\u2019altra. Verso mezzanotte, quando tutte le osterie chiudono, il bambino si allontana verso la parte occidentale della citt\u00e0 continuando<\/em><br \/>\n<em>sempre a suonare l\u2019armonica.<\/em><br \/>\n<em>Una sera indico il bambino con l\u2019armonica a zio Andreas:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Perch\u00e9 a lui non \u00e8 vietato uscire di notte?<\/em><br \/>\n<em>Zio Andreas dice:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Lo osservo da un anno. Abita da sua nonna in fondo alla citt\u00e0. E\u2019 una donna estremamente povera. Probabilmente il bambino \u00e8 orfano. Ha l\u2019abitudine di suonare nelle osterie per guadagnarsi un po\u2019 di denaro. La gente \u00e8 abituata a vederselo attorno. Nessuno gli farebbe del male. E\u2019 sotto la protezione di tutta la citt\u00e0, e sotto la protezione di Dio.<\/em><br \/>\n<em>Dico:<\/em><br \/>\n<em>&#8211; Deve essere felice.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per qualcuno sono tre romanzi ben distinti ma senza un vero legame di fondo, quasi un tentativo dell&#8217;autrice di continuare l&#8217;opera prima, di cavalcare l&#8217;onda di quel successo senza esserne in grado, senza avere in mente una direzione precisa per raggiungere un finale fedele all&#8217;intera storia. Un lavoro sconclusionato insomma, dove ogni romanzo vuole mostrare le menzogne del precedente, confondendo continuamente il lettore. Beh, non sono d&#8217;accordo.<br \/>\nCerto io li ho letti di fila, senza alcuna sosta tra una pubblicazione e l&#8217;altra, senza lasciarmi intimidire dalla confusione, questo probabilmente mi ha facilitato. La sensazione \u00e8 di trovarsi davanti un <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cubo_di_Rubik\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>cubo di Rubik<\/em><\/a>\u00a0disordinato, un enigma complesso. Ma una volta rimesso a posto &#8211; e non \u00e8 da tutti saperlo fare &#8211; ci mostri molteplici facce ordinate, significati differenti del testo, dettagli confusi che diventano precise sfumature. <strong><span style=\"color: #003366;\">Ognuno di noi alla fine ci vedr\u00e0 qualcosa di diverso,<\/span><\/strong> probabilmente perch\u00e9 ognuno di noi si troverebbe ad attraversare la guerra a modo suo, anche inventandoci una storia per sopravvivere. Credo fosse proprio questo l&#8217;intento dell&#8217;autrice.<\/p>\n<blockquote class=\"instagram-media\" style=\"background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; box-shadow: 0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);\" data-instgrm-captioned=\"\" data-instgrm-permalink=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DUVxF1Ggj8c\/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading\" data-instgrm-version=\"14\">\n<div style=\"padding: 16px;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div style=\"display: flex; flex-direction: row; align-items: center;\">\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;\"><\/div>\n<div style=\"display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;\">\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;\"><\/div>\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"padding: 19% 0;\"><\/div>\n<div style=\"display: block; height: 50px; margin: 0 auto 12px; width: 50px;\"><\/div>\n<div style=\"padding-top: 8px;\">\n<div style=\"color: #3897f0; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: 550; line-height: 18px;\">Visualizza questo post su Instagram<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"padding: 12.5% 0;\"><\/div>\n<div style=\"display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;\">\n<div>\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);\"><\/div>\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;\"><\/div>\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);\"><\/div>\n<\/div>\n<div style=\"margin-left: 8px;\">\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;\"><\/div>\n<div style=\"width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; border-bottom: 2px solid transparent; transform: translateX(16px) translateY(-4px) rotate(30deg);\"><\/div>\n<\/div>\n<div style=\"margin-left: auto;\">\n<div style=\"width: 0px; border-top: 8px solid #F4F4F4; border-right: 8px solid transparent; transform: translateY(16px);\"><\/div>\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; flex-grow: 0; height: 12px; width: 16px; transform: translateY(-4px);\"><\/div>\n<div style=\"width: 0; height: 0; border-top: 8px solid #F4F4F4; border-left: 8px solid transparent; transform: translateY(-4px) translateX(8px);\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center; margin-bottom: 24px;\">\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 224px;\"><\/div>\n<div style=\"background-color: #f4f4f4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 144px;\"><\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; text-overflow: ellipsis; white-space: nowrap;\"><a style=\"color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;\" href=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DUVxF1Ggj8c\/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Un post condiviso da Barbara Businaro | webnauta.it (@barbarawebnauta)<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/blockquote>\n<p><script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n<h2><span style=\"color: #003366;\">Avete letto questa trilogia? Cosa ne pensate?<\/span><\/h2>\n<p>Sono curiosa di conoscere la vostra opinione. Per conto mio, sono davvero grata di questa lettura e ho gi\u00e0 provveduto a ringraziare chi me l&#8217;aveva regalata. <strong><span style=\"color: #003366;\">In qualche modo, \u00e8 un libro che ti cambia<\/span><\/strong>, non tanto per l&#8217;atrocit\u00e0 della guerra, che s\u00ec, \u00e8 presente, ma meno di quanto credevo. Pi\u00f9 che altro si avverte la solitudine, la disperazione, la sopravvivenza, la ricerca di un senso, di una motivazione. Se a distanza di un mese da quando l&#8217;ho terminato sono ancora qui ad arrovellarmi in questa storia, direi che Agota Kristof ci ha messo tutto il suo cuore in questa pagine. Non posso che ringraziarla.<\/p>\n<blockquote><p><em>Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano \u00e8 nato per scrivere un libro, e per nient\u2019altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriver\u00e0 niente \u00e8 un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Anche lei, Lucas, scrive un libro. Su chi, su cosa, lo ignoro. Ma scrive. Da quando era piccolo non smette di comprare fogli di carta, matite, quaderni.<\/em><br \/>\n<em>La prova, Agota Kristof<\/em><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arriviamo dalla Grande Citt\u00e0. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, pi\u00f9 il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche. Camminiamo a lungo. La casa di Nonna [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":30076,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[15,34,17],"class_list":["post-30077","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-solo-un-istante","tag-diario","tag-ispirazioni","tag-libri"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v26.8 (Yoast SEO v26.8) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Trilogia della citt\u00e0 di K.  di Agota Kristof - webnauta<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Trilogia della citt\u00e0 di K. di Agota Kristof, lettura intricata e strabiliante, quasi autobiografica ...webnauta - navigatore in un oceano di parole\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/trilogia-citta-agota-kristof\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Trilogia della citt\u00e0 di K.  di Agota Kristof\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Trilogia della citt\u00e0 di K. di Agota Kristof, lettura intricata e strabiliante, quasi autobiografica ...webnauta - 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