{"id":30065,"date":"2026-02-14T06:00:21","date_gmt":"2026-02-14T05:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=30065"},"modified":"2026-02-14T18:15:36","modified_gmt":"2026-02-14T17:15:36","slug":"amore-addosso-racconto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/amore-addosso-racconto\/","title":{"rendered":"L&#8217;amore mi \u00e8 venuto addosso"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Cagnaccio cattivo! Guarda cosa hai combinato!&#8221;<br \/>\nGiulia cominci\u00f2 a raccogliere le scatoline colorate sparse a terra e rimetterle ordinatamente dentro lo scatolone. Contenevano dei piccoli cupcake da regalare agli invitati di un compleanno, la festeggiata si chiamava Rosy e doveva soffiare su dieci candeline. La torta era gi\u00e0 al sicuro nel box termico sistemato davanti al sedile del passeggero dell&#8217;auto. Questi dolcetti invece erano per i suoi amichetti. S\u00ec, era davvero strana quella nuova usanza. Quando era bambina lei, sua madre preparava un dolce fatto in casa, che si mangiava dopo aver giocato tutti insieme in giardino, gli amichetti le facevano un pensierino, di solito qualcosa di utile per la scuola, un nuovo astuccio, delle penne colorate, una scatola di pennarelli a punta grossa. Ma non si era proprio mai sentito che poi, a loro volta, i bambini ricevessero un regalo da portare a casa. Adesso le mamme gareggiavano sia sull&#8217;organizzazione della festa, con soluzioni sempre pi\u00f9 sontuose, sia sulla torta, decorata con i personaggi dei cartoni animati o addirittura a pi\u00f9 piani come ai matrimoni, e infine sulla magnificenza di questi cadeau per i piccoli invitati. Non discuteva, in fondo per lei erano aumentati gli affari.<br \/>\n&#8220;Per fortuna non si sono ammaccate n\u00e9 macchiate. Che cavolo ti \u00e8 preso, eh?&#8221;<br \/>\nA qualche metro da lei, Rufus scodinzolava contento, completamente ignaro del dramma che si era compiuto quando, mentre saltellava tra le piastrelle bianco nere del negozio, l&#8217;aveva urtata per sbaglio. Era un cane di razza boxer, ancora un cucciolo le aveva spiegato il veterinario, col pelo corto marrone scuro sul dorso, una macchiolina candida sul collo, che lo faceva sembrare un bavaglino annodato, e un muso nerissimo che nascondeva due occhi cupi. La sua espressione era difficile da interpretare, sembrava esprimere curiosit\u00e0, pure una felice innocenza nelle sue continue marachelle, ma era la stessa anche quando ringhiava agli innocui passanti.<br \/>\nGiulia usc\u00ec dalla porta per caricare lo scatolone ai piedi del sedile posteriore della Panda gialla. Da l\u00ec non si sarebbe mosso. Al contrario di Rufus, che si sarebbe scatenato nel bagagliaio, mordicchiando la rete di sicurezza che lo separava dal resto del veicolo. Rientr\u00f2 in negozio per prendere le ultime cose, cagnaccio compreso. Sonia sarebbe arrivata solo nel pomeriggio per impegni personali e lei aveva questa consegna urgente. Pazienza, la pasticceria sarebbe rimasta chiusa, ma loro lavoravano molto su ordinazione, andavano forte sui social perch\u00e9 Sonia era bravissima con foto e video delle loro creazioni colorate e golose.<br \/>\n&#8220;La borsa\u2026 dove ho lasciato la bor\u2026 Rufus!! Ancora!!&#8221; La sua tracolla in pelle morbida giaceva riversa sul pavimento, tutto il contenuto sparpagliato intorno. &#8220;Ma cosa ho fatto di male, io!?&#8221; Giulia si inginocchi\u00f2 per recuperare la borsa e riempirla nuovamente delle sue cose disseminate sul pavimento.<br \/>\nLe scapp\u00f2 un singulto. Quanto le mancava zia Augusta, quelle prime settimane senza di lei si stavano rivelando pesanti.<br \/>\n&#8220;Non so gestire tutto questo, \u00e8 troppo per me. Accidenti. Non ce l&#8217;ho mai avuto un cane!&#8221;<br \/>\nSe n&#8217;era andata all&#8217;improvviso zia Augusta, con un colpo di tosse. Glielo diceva sempre che fumava troppo, che il fumo faceva male e che, prima o poi, le avrebbe presentato il conto. Ma lei no, non ne aveva voluto sapere. Lasciami vivere a modo mio, ribatteva, ognuno deve avere i suoi vizi, altrimenti che ci facciamo qua? In fondo non aveva avuto torto. Altro che raffreddore, altro che polmonite. Se non se ne fosse andata cos\u00ec, le sarebbero toccati sei mesi di agonia per quella macchia scura ai polmoni. Almeno aveva vissuto come aveva voluto fino all&#8217;ultimo istante.<br \/>\nCos\u00ec Giulia aveva ereditato una Panda gialla, con la quale la zia si spostava insieme a Rufus, il suo unico compagno di vita, e una casetta in collina, non proprio ben messa a dire la verit\u00e0, ci sarebbe stato qualche lavoretto da fare perch\u00e9 zia Augusta da qualche anno si era limitata alle manutenzioni essenziali, per non dire urgenti. Giulia invece viveva in un bilocale striminzito in citt\u00e0, poco adatto ad un cane di grossa taglia come Rufus, soprattutto se iperattivo come lui. Quel cane non stava mai fermo, mai, nemmeno un secondo. Persino quando dormiva nella cuccia, termine riduttivo visto che era un materassino lungo quanto il suo divano, Rufus si agitava nel sonno, zampettando nell&#8217;aria a pancia in su.<br \/>\nSi gir\u00f2 a osservarlo. Se ne stava l\u00ec seduto di fronte a lei, tronfio della sua recente conquista, salda tra le sue fauci.<br \/>\n&#8220;Che cosa hai in bocca eh?&#8221; Giulia allung\u00f2 la mano per prendere l&#8217;oggetto, ma Rufus si tir\u00f2 indietro con uno scatto. Riconobbe il ciondolo di legno che pendeva dalla sua mascella lunga. &#8220;Il mio portachiavi! Dammelo! Vieni qui!&#8221;<br \/>\nCorse dietro al cane intorno al bancone, finch\u00e9 non riusc\u00ec a recuperare il suo prezioso ciondolo. Non le importava nemmeno tanto delle chiavi di casa, ma del piccolo medaglione in legno, con inciso il quadrifoglio da una parte e un cuore pieno dall&#8217;altra. Rappresentavano le uniche cose che contano nella vita: un po&#8217; di fortuna e un po&#8217; d&#8217;amore. Glielo aveva regalato Mario, quando erano ragazzi. Ne aveva intagliati due uguali, uno ciascuno. Si conoscevano fin da bambini, quando Giulia passava le estati dalla zia, perch\u00e9 non c&#8217;era la scuola e sua madre lavorava in un atelier in citt\u00e0. I giochi e le corse tra i prati si erano poi trasformati in altro, quando erano cresciuti. Era stato il suo primo bacio, e anche quelli successivi.<br \/>\nMa sua madre non apprezzava, per la sua unica figlia sognava un futuro raggiante nell&#8217;alta societ\u00e0 e quel ragazzino era troppo povero per quel sogno. Giulia non sapeva ancora nulla del suo domani, le importava solo il presente con Mario. Non avevano niente allora, solo loro due. Quel ciondolo era l&#8217;essenza dei loro baci, delle loro mani intrecciate, dei loro sospiri.<br \/>\nMa si erano persi di vista gli ultimi anni delle superiori, quando lei studiava all&#8217;istituto alberghiero e le estati lavorava in una gelateria, soprattutto il weekend. La famiglia di lui si era trasferita all&#8217;improvviso, l&#8217;impresa di costruzioni del padre era fallita, forse era andato a vivere con i nonni, comunque non ne aveva pi\u00f9 saputo nulla. Le notizie erano confuse e frammentate. Non si erano nemmeno salutati. Era sparito nel nulla.<br \/>\nChiss\u00e0 cosa sarebbero potuti diventare, insieme. Giulia se lo chiedeva spesso.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Con uno sforzo assurdo, Giulia riusc\u00ec a trascinare Rufus, quasi prendendolo di peso, dentro il bagagliaio della Panda gialla. Non voleva proprio pensare ai disastri che avrebbe combinato se lo avesse lasciato chiuso da solo dentro il negozio. Gi\u00e0 due giorni prima, con Sonia occupata al telefono con una cliente e Giulia chiusa nella toilette per soli trenta, tragici e infausti, secondi, Rufus era saltato sul tavolo del laboratorio ed aveva mangiato, in religioso silenzio, met\u00e0 della millefoglie personalizzata per i cinquant&#8217;anni della madre di Sonia. Quando Giulia ritorn\u00f2 nella stanza, non si aspettava quella scena assurda: il cane stava per pappare la seconda parte del dolce, guardandosi intorno con la circospezione di Arsenio Lupin. Gridargli di scendere dal tavolo non serv\u00ec a molto. Oramai la torta era rovinata e probabilmente lui credette pure di aver fatto onore alla sua padrona, riconoscendone cos\u00ec i meriti di abile pasticcera.<br \/>\n&#8220;Smettila brutto cagnaccio!&#8221; Giulia stringeva il volante mentre cercava di mantenersi calma, in mezzo al traffico del centro. Non era abituata a guidare la Panda di zia Augusta, tutta elettronica e cos\u00ec scattante. Anche se doveva ammettere che era stata una vera fortuna ereditarla, aveva potuto cos\u00ec finalmente rottamare la sua vecchia Corsa diesel, che non doveva nemmeno pi\u00f9 circolare per quelle strade. Rufus per\u00f2 non la smetteva di agitarsi nel bagagliaio, separato dall&#8217;abitacolo dalla rete per cani. Continuava ad abbaiare contro le auto in marcia dietro di loro, quelle che si affiancavano ai semafori per svoltare, quelle che giungevano dal senso opposto e che, chiss\u00e0 per quale ragione, gli davano fastidio. Giulia, sudata e scarmigliata gi\u00e0 da prima, per la lotta con lui per farlo salire in auto, si sentiva sempre pi\u00f9 stanca. Era pure in ritardo per la consegna, anche se la festa si sarebbe tenuta nel pomeriggio. Stava quasi per attraversare l&#8217;incrocio successivo, che Rufus si esib\u00ec in un lungo latrato rabbioso. D&#8217;istinto Giulia premette con forza il piede sul freno, mentre il semaforo sopra di lei divent\u00f2 rosso. Subito dopo per\u00f2 sobbalz\u00f2 sul sedile e sbatt\u00e9 la testa sul volante, mentre Rufus inizi\u00f2 prima ad uggiolare disperato e poi, ripresosi dallo spavento, abbai\u00f2 con maggior forza al veicolo che li aveva tamponati. Ancora pi\u00f9 dietro si sentirono diversi clacson suonare con aggressivit\u00e0. Giulia non riusciva a muoversi, avvertiva delle fitte di dolore alla schiena, le mancava il respiro.<br \/>\nIl guidatore dell&#8217;auto addossata alla loro, un suv scuro che sovrastava la piccola Panda gialla, usc\u00ec sbraitando la propria costernazione, con improperi indelicati rivolti all&#8217;anziano che supponeva fosse il responsabile dell&#8217;incidente. Cambi\u00f2 completamente il tono di voce quando si avvicin\u00f2 al finestrino di Giulia e si accorse di lei. Con gli occhi chiusi e la testa reclinata, sembrava svenuta sul sedile di guida. L&#8217;uomo apr\u00ec la portiera della Panda e si chin\u00f2 per parlarle piano vicino al viso.<br \/>\n&#8220;Ehi, stai bene?! Chiamo un&#8217;ambulanza?!&#8221;<br \/>\nRufus rispose dal fondo con un ringhio basso.<br \/>\n&#8220;No, no, solo un momento\u2026&#8221; Giulia fece dei lunghi respiri profondi. Non c&#8217;era niente di rotto, almeno non credeva, ma si sentiva tanto stanca e dolorante.<br \/>\nL&#8217;uomo si risollev\u00f2 per osservare la situazione oltre i loro due veicoli. Poi si abbass\u00f2 nuovamente verso di lei.<br \/>\n&#8220;Come ti chiami?&#8221;<br \/>\n&#8220;Giu&#8230; Giulia\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Ok Giulia. Io sono Leonardo, piacere. Anche se questo non \u00e8 proprio un buon momento\u2026 Aspetta qui.&#8221;<br \/>\nLeonardo torn\u00f2 indietro verso la propria auto, per indossare il giubbotto catarifrangente e il triangolo di emergenza da aprire e posizionare sulla carreggiata dietro di loro, mentre gli altri veicoli di passaggio rallentavano per schivarlo. Poi comparve di nuovo al fianco di Giulia, che nel frattempo aveva riaperto gli occhi.<br \/>\nSbatt\u00e9 le palpebre un paio di volte, quando vide chi l&#8217;aveva tamponata. Due pupille di un grigio intenso la fissavano. Leonardo indossava un completo grigio, una camicia candida e una cravatta Regimental blu e azzurra. Capelli neri come il manto di un destriero Frisone, con un piccolo ricciolo appena accennato sulla fronte, e una barba appena accennata, anche se la colpiva di pi\u00f9 il profumo che stava invadendo l&#8217;abitacolo della Panda.<br \/>\n&#8220;Giulia, \u00e8 meglio se ti accompagno in ospedale. Sposto la tua auto su quel posteggio laggi\u00f9. Se vuoi, facciamo delle foto prima di muoverci, se lo ritieni opportuno. Ma dopo, mi sentirei davvero pi\u00f9 tranquillo se ti facessi controllare al pronto soccorso. Non bisogna mai sottovalutare questi colpi alla schiena, al collo, alle spalle. Va bene?&#8221;<br \/>\nIpnotizzata dal suo sguardo, dalle nubi in tempesta racchiuse nelle sue iridi, Giulia riusc\u00ec solo a dire di s\u00ec, appena col capo.<br \/>\nRufus invece non era affatto d&#8217;accordo con la proposta, uggiolando verso di lei e ringhiando ogni volta che Leonardo proferiva parola.<br \/>\nCon movimenti lenti e sostenuta dalle forti braccia di lui, Giulia scese dalla Panda e sal\u00ec sull&#8217;auto dietro di loro. Rischiando la propria vita, lui riusc\u00ec anche ad aprire il bagagliaio ed afferrare in velocit\u00e0 il guinzaglio di Rufus, per strattonarlo e trattenerlo nelle sue mire assassine, mentre Giulia urlava al cane di smetterla di agitarsi. Riuscirono a farlo salire sull&#8217;altro bagagliaio. Leonardo arretr\u00f2 un po&#8217; il suo suv e poi corse a spostare la Panda, lasciandola il pi\u00f9 possibile a lato della strada, con le quattro luci di emergenza lampeggianti.<br \/>\nSal\u00ec alla guida al fianco di Giulia e poi si sporse verso di lei, sul lato passeggero, per aiutarla con le cinture di sicurezza.<br \/>\nPotrei anche morire qui, pens\u00f2 Giulia, sentendo il respiro di lui cos\u00ec vicino.<\/p>\n<p>Seduta sulla poltroncina di plastica blu del pronto soccorso, Giulia si sentiva al centro dell&#8217;attenzione, protetta, coccolata e ammirata come non lo era mai stata. Leonardo era carinissimo con lei. L&#8217;aveva accompagnata, sorreggendola con un abbraccio, finch\u00e9 non avevano trovato un posto libero dove farla accomodare. Poi si era occupato di rivolgersi all&#8217;infermiera al bancone e farla mettere in lista, con codice bianco, che rassicurava sulle condizioni generali ma prospettava una lunga attesa. Poi si era seduto accanto a lei, per aspettare insieme una radiografia di controllo e la visita del medico. Nel frattempo lui si occup\u00f2 di gestire diverse telefonate di lavoro, dalle quali Giulia intu\u00ec che lavorava in una banca d&#8217;investimenti o qualcosa di simile. I paroloni in inglese che usava mentre gesticolava per aria erano gli stessi che sentiva al telegiornale quando parlavano delle quotazioni in borsa e di altri indici azionari. Lei non aveva il coraggio di fargli domande personali, in fondo erano due sconosciuti, rimasti invischiati in un incidente casuale. Non voleva passare per una donna instabile con chiacchiere inopportune. Per\u00f2 era inevitabilmente affascinata, e curiosa.<br \/>\nLeonardo le offr\u00ec anche un caff\u00e8 caldo, ma non quello tossico della macchinetta automatica, no, glielo and\u00f2 a prendere al bar dell&#8217;ospedale. Era cos\u00ec premuroso e interessato, forse pi\u00f9 del dovuto. Ragazze e signore l\u00ec intorno le riservavano degli sguardi carichi di invidia per come quell&#8217;uomo cos\u00ec elegante si occupava di lei, come se tutto il resto del mondo non esistesse affatto.<br \/>\nMa soprattutto Giulia stava apprezzando quella temporanea tranquillit\u00e0 dovuta all&#8217;assenza di Rufus.<br \/>\nLo avevano lasciato fuori dall&#8217;edificio, con il guinzaglio legato ad una panchina in ferro del piccolo parco a fianco dell&#8217;ingresso. era saldatamente ancorata ad una base in cemento armato, era davvero impossibile che combinasse qualche guaio trascinandosela dietro, aveva osservato Giulia serena. Quando si aprivano le porte scorrevoli del pronto soccorso poteva per\u00f2 ancora sentire il suo abbaiare feroce. Chi arrivava da fuori, sovente chiedeva agli astanti informazioni su quel povero animale.<br \/>\n&#8220;Ma di chi \u00e8 quel cane? Chi l&#8217;ha abbandonato?! Forse \u00e8 il caso di chiamare le autorit\u00e0?!&#8221;<br \/>\nAlla fine rispose Leonardo, con un tono che non ammetteva repliche. &#8220;Chiedo scusa per il disturbo. Siamo in una situazione di emergenza, in seguito a un incidente in auto. Abbiamo gi\u00e0 chiamato il dog sitter, perch\u00e9 venga a prenderlo in consegna immediatamente e riportarlo a casa, al sicuro.&#8221;<br \/>\nAl loro ritorno dal reparto di Radiologia, giunse Sonia tutta trafelata, con la bici pieghevole gi\u00e0 dentro il borsone, per recuperare prima Rufus e poi la Panda gialla ancora ferma all&#8217;incrocio. Giulia le aveva inviato un messaggio, spiegandole la difficile situazione. Le consegn\u00f2 le chiavi dell&#8217;auto e le ricord\u00f2 che torta di compleanno e pacchettini dovevano essere ancora consegnati, ma avrebbe fatto in tempo, per fortuna. La salut\u00f2 dall&#8217;ingresso del pronto soccorso e osserv\u00f2, con una punta di gelosia, le feste che Sonia ricevette da Rufus quando lei lo liber\u00f2 dalla panchina. Perch\u00e9 quel cane non la trattava allo stesso modo?!<br \/>\nPrima di andare, Sonia ammicc\u00f2 in direzione di Leonardo, di nuovo al telefono per lavoro. &#8220;Bel colpo, socia!&#8221; le sussurr\u00f2 divertita.<br \/>\nSorridendo a sua volta, Giulia cammin\u00f2 lenta fino alla sua poltroncina, dove torn\u00f2 a sedersi in attesa. Leonardo chiuse la telefonata. &#8220;E per oggi, basta davvero!&#8221; esclam\u00f2.<br \/>\nPoi si gir\u00f2 verso di lei. &#8220;Come stai? Non ti hanno ancora dato nessun farmaco per il dolore?&#8221;<br \/>\n&#8220;No, mi hanno detto di aspettare il medico. La testa mi duole un po&#8217;, martella quando mi alzo in piedi.&#8221; Appoggi\u00f2 il capo delicatamente al muro dietro di lei, per rilassarsi.<br \/>\n&#8220;Allora restiamo seduti\u2026 E cos\u00ec, sei una pasticcera, eh? Dove lavori?&#8221; le chiese a bassa voce.<br \/>\n&#8220;Abbiamo un piccolo laboratorio in via Spezia. Si riconosce dalla vetrina con l&#8217;arcobaleno.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ah s\u00ec, ci sono passato davanti un paio di volte, anche se \u00e8 una zona fuori dai miei soliti giri. Magari alla prossima occasione, mi fermo per un saluto.&#8221;<br \/>\nIl cuore di Giulia ebbe un sussulto. Erano solo chiacchiere innocenti quelle oppure era il suo giorno fortunato? Accidenti a Sonia, che le metteva sempre in testa strane idee! In fondo era normale occuparsi delle persone coinvolte in un incidente con la propria auto. Se fosse fuggito, sarebbe stato accusato di omissione di soccorso, no?!<br \/>\n&#8220;Dovremmo anche compilare il modulo per l&#8217;assicurazione, per la constatazione amichevole\u2026&#8221; Apr\u00ec la borsa morbida in pelle, e in mezzo a fascicoli, d\u00e9pliant e un piccolo portatile, estrasse un plico ripiegato. &#8220;Ecco, l&#8217;ho preso prima dalla mia auto. Vuoi che le vediamo insieme?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec certo.&#8221; Cos\u00ec Giulia ebbe la scusa per avvicinarsi di pi\u00f9 a lui e leggere le frasi scritte in piccolo su quei fogli.<br \/>\nNon avevano ancora completato la prima parte, che il medico l\u00ec chiam\u00f2 per la visita finale. Dopo pochi minuti, uscirono da l\u00ec con il collo di Giulia avvolto in un collare cervicale morbido, da portare per una settimana almeno, per contrastare tanto il dolore che i movimenti bruschi.<br \/>\nLeonardo la sostenne di nuovo per non farla inciampare nelle pietre sconnesse del marciapiede fino al parcheggio e poi per salire sulla sua auto, che era leggermente pi\u00f9 alta della media dei veicoli in circolazione. Impost\u00f2 il navigatore a bordo sull&#8217;indirizzo che Giulia gli forn\u00ec e in breve tempo raggiunsero il condominio di lei.<br \/>\n&#8220;Se vuoi, ti accompagno fino al tuo piano. Non ho fretta, davvero.&#8221;<br \/>\n&#8220;No, no, ti ringrazio. Anche perch\u00e9 ci sar\u00e0 Rufus dentro casa e non so se riuscirei a tenerlo\u2026 Ti ringrazio di tutto. Ci sentiamo domani per il resto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo. Riguardati. Hai il mio numero, chiama quando vuoi. Ma non farmi aspettare troppo.&#8221; Le rivolse un sorriso furbetto, mentre le appoggiava una mano sull&#8217;avambraccio, prima di lasciarla uscire dall&#8217;auto.<br \/>\nGiulia si chiese se non fosse l&#8217;antidolorifico a regalarle quella straordinaria visione.<\/p>\n<p>&#8220;Riesci a stare fermo nella tua cuccia per mezz&#8217;ora?!&#8221;<br \/>\nGiulia era accoccolata sul suo divano di casa, con tutti i cuscini che aveva trovato per contrastare la posizione un po&#8217; innaturale a cui la costringeva quel fastidioso collare cervicale. Ed era pure quello morbido, pensava tra s\u00e9, chiss\u00e0 quanto doveva essere terribile dover portare quello rigido!<br \/>\nIl medico di base, sul referto del pronto soccorso, le aveva intimato una settimana di riposo e Sonia era stata altrettanto intransigente sul rispettare quell&#8217;indicazione. Non poteva lavorare in pasticceria e pure a casa faticava a muoversi nella sua cucina, cos\u00ec ne approfittava per leggere alcune riviste arretrate e studiare nuove ricette da sperimentare quando fosse tornata all&#8217;opera. Rufus per\u00f2 non la lasciava tranquilla un attimo, era sempre pi\u00f9 fastidioso perch\u00e9 non poteva uscire a giocare in giardino o passeggiare al vicino parco. Doveva accontentarsi della giraffa in peluche e della palla di spugna rossa, i suoi giocattoli preferiti. Ma dopo aver trascinato la giraffa per ogni angolo dell&#8217;appartamento e aver rincorso la palla, lanciata da Giulia, con diversi salti e capriole, Rufus cominciava a guaire in maniera intermittente, camminando sconsolato intorno al divano. Quel suono irritante sembrava il cigolio della catena di una vecchia bicicletta.<br \/>\n&#8220;Ma perch\u00e9 accidentaccio zia Augusta non aveva un gatto, eh?!&#8221;<br \/>\nAllora Giulia si alzava e gli apriva le tende della portafinestra verso la strada, cos\u00ec da lasciarlo curiosare fuori, anche se dal terzo piano non poteva abbaiare con soddisfazione a nessun essere vivente in movimento. Giusto qualche sconsiderato pettirosso che, ignaro del pericolo, si poggiava sulla ringhiera del terrazzo.<br \/>\nIn quei giorni Giulia e Leonardo si messaggiavano spesso, lui per sentire come stava, lei per sistemare le pratiche dell&#8217;incidente. Avevano iniziato a compilare il modulo della constatazione amichevole al pronto soccorso, ma poi, tra una visita e l&#8217;altra, Giulia non lo aveva pi\u00f9 firmato. Cos\u00ec un pomeriggio sul tardi, Leonardo si present\u00f2 direttamente da lei, un po&#8217; a sorpresa. Quando apr\u00ec la porta, Giulia si trov\u00f2 di fronte un mazzo di rose variopinte, ma ce n&#8217;erano anche alcune rosse al centro, osserv\u00f2 compiaciuta. Leonardo era vestito casual stavolta, con un giubbotto in pelle scura, una camicia nera e un paio di jeans sdruciti, che lo rendevano ancora pi\u00f9 sexy, con un&#8217;aria da ribelle della strada. Subito dopo averle consegnato quel mazzo profumato, la abbracci\u00f2 forte e indugi\u00f2 qualche secondo in pi\u00f9 sulla guancia di lei, che si sent\u00ec avvampare all&#8217;istante. La reazione di Rufus non fu altrettanto idilliaca come quella di lei: appena sent\u00ec la voce di Leonardo all&#8217;ingresso, il cane accorse tra le gambe della sua padrona e inizi\u00f2 a ringhiare basso nella direzione dell&#8217;uomo.<br \/>\n&#8220;Smettila, brutto cagnaccio!&#8221; gli intim\u00f2 Giulia, ma Rufus non voleva desistere dal suo proposito di azzannare quell&#8217;intruso.<br \/>\n&#8220;Non sembra molto felice di vedermi&#8230;&#8221; osserv\u00f2 Leonardo, per niente intimorito dalla bestia.<br \/>\nGiulia lo fece accomodare e, tirandosi appresso Rufus per il guinzaglio, cerc\u00f2 un vaso dove sistemare il mazzo di rose.<br \/>\n&#8220;Scusalo. Non posso portarlo fuori in passeggiata e quindi \u00e8 pi\u00f9 rabbioso che mai.&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, immagino che un cane di quella stazza abbia bisogno di correre per sfogarsi&#8230; Tieni, ti ho portato il modulo compilato da firmare.&#8221; Leonardo le mostr\u00f2 una busta in plastica trasparente colorata che conteneva alcuni fogli all&#8217;interno. &#8220;Magari, finch\u00e9 leggi il modulo, posso portare io Rufus nel parco qui di fronte. Giusto un giretto veloce.&#8221;<br \/>\nGiulia lo guard\u00f2 alquanto interdetta. &#8220;Sei sicuro?!&#8221;<br \/>\nLeonardo alz\u00f2 le spalle. &#8220;Cosa vuoi che succeda? Correr\u00e0 un po&#8217;, ma dovrei riuscire a stargli dietro. Si stancher\u00e0 prima di me, vedrai.&#8221;<br \/>\nLei non era affatto convinta, ma era davvero molto stanca dell&#8217;esuberanza di quel cane. Li lasci\u00f2 andare entrambi, non senza qualche riserva.<br \/>\nDopo appena venti minuti, il citofono trill\u00f2 nuovamente. Quando apr\u00ec il portoncino dell&#8217;appartamento, Rufus entr\u00f2 baldanzoso e trionfante, Leonardo comparve tre minuti dopo, ansimante, spettinato e con i jeans macchiati di terra.<br \/>\n&#8220;Non ha smesso di correre da quando siamo usciti di qua, non ho mai visto un cane con tanta carica. Posso dire di aver fatto un allenamento extra questa settimana. Mi sono risparmiato un&#8217;ora sul tapis roulant della palestra!&#8221; ammise ridendo, anche se non aveva ancora recuperato il respiro.<br \/>\n&#8220;Mi spiace, guarda come ti ha conciato!&#8221; osserv\u00f2 Giulia contrita. &#8220;Comunque ho firmato il modulo, eccolo\u2026&#8221;<br \/>\nAvanz\u00f2 verso di lui con il foglio in mano per mostrarglielo, ma Rufus abbai\u00f2 forte, scatt\u00f2 in avanti tra loro due e con un salto arriv\u00f2 a mordere il foglio, strappandolo in diversi pezzi.<br \/>\nGiulia si spavent\u00f2 e balz\u00f2 all&#8217;indietro d&#8217;istinto. Leonardo rimase con la mano a mezz&#8217;aria per qualche istante, atterrito da quell&#8217;attacco. Trionfante della propria impresa, Rufus uggiolava felice.<br \/>\n&#8220;Basta! Sei impossibile! Guarda che disastro!&#8221; Giulia, ancora scioccata, lo stratton\u00f2 per il guinzaglio e lo rinchiuse nello sgabuzzino delle scope.<br \/>\nEra costernata per l&#8217;accaduto. Controll\u00f2 la mano di Leonardo, assicurandosi non avesse alcuna ferita. &#8220;Non ho parole&#8230; Mi dispiace, davvero&#8230; Ho sicuramente un altro modulo, devo cercare tra i documenti della mia assicurazione. Me ne danno uno nuovo ogni anno. Domani lo ricompilo tutto e poi se passi di qui verso sera, lo trovi pronto. E giuro che prima chiudo Rufus nello sgabuzzino!&#8221;<br \/>\nLeonardo non poteva, aveva una cena di lavoro con un cliente importante. Concordarono allora per il giorno ancora avanti, quando Giulia aveva il controllo in ospedale e si sarebbe finalmente potuta muovere senza costrizioni.<br \/>\n&#8220;Ma allora ti accompagno io, passo a prenderti.&#8221; le propose lui, &#8220;Non puoi guidare con il collare. Aspetta almeno la conferma del medico per toglierlo.&#8221;<br \/>\nPrima di andarsene, Leonardo le stamp\u00f2 un altro bacio sulla guancia, con incredibile naturalezza.<br \/>\nMentre Rufus continuava a ringhiare feroce dallo sgabuzzino.<\/p>\n<p>Era stata una mattinata alquanto surreale per Giulia. Leonardo era venuto a prenderla a casa puntualissimo. Gentile come al solito, l&#8217;aveva accompagnata in pronto soccorso e atteso con lei il responso finale del medico, dopo la nuova radiografia. Era libera di tornare alla sua vita, senza quell&#8217;orpello fastidioso al collo, ma con molta cautela nei movimenti della schiena e della testa ancora per qualche giorno.<br \/>\n&#8220;Dimenticavo questo&#8221;, gli disse mentre stavano uscendo dall&#8217;edificio verso il parcheggio.<br \/>\nAveva compilato un nuovo modulo per la constatazione amichevole, ben due volte. Il primo lo aveva infatti inviato alla sua assicurazione per una verifica, perch\u00e9 non aveva capito cosa era richiesto in alcuni campi. Il suo agente di fiducia, un vecchio amico di suo padre, l&#8217;aveva chiamata subito al telefono, facendole notare che, dalle spunte inserite in altre sezioni del modulo, la colpa sembrava per met\u00e0 di Giulia: aveva segnato di aver frenato bruscamente senza motivo, invece che per rispettare il semaforo dell&#8217;incrocio, e di avere avuto le luci degli stop malfunzionanti. A quel punto, era persino scesa a controllare la Panda Gialla in garage: le luci rosse posteriori si accendevano benissimo, nonostante la botta presa dall&#8217;auto sul paraurti e il bagagliaio rientrato che non si chiudeva pi\u00f9. Cos\u00ec aveva compilato un secondo modulo, secondo le indicazioni precise del suo agente al telefono, sulla base di quanto lei gli aveva raccontato dell&#8217;accaduto.<br \/>\nAveva spiegato tutto questo a Leonardo, il quale aveva replicato, un po&#8217; seccamente, che s\u00ec, forse aveva sbagliato a compilare quel modulo il giorno dell&#8217;incidente, in mezzo alla confusione del pronto soccorso. Forse, dopo tutto, aveva accusato anche lui il colpo e si era confuso. Prese il foglio che lei gli porgeva e lo chiuse dentro la sua borsa di lavoro, senza aggiungere altro. Il tragitto verso casa prosegu\u00ec poi in uno strano silenzio ovattato.<br \/>\nGiulia aveva lasciato Rufus in compagnia del giardiniere, venuto per potare il roseto e aggiustare un po&#8217; la siepe del condominio. Libero di scorrazzare per il prato, stranamente il cane non aveva combinato disastri, almeno finch\u00e9 lei e Leonardo non erano entrati dal cancello principale. Quando Rufus si accorse dell&#8217;arrivo di lui, inizi\u00f2 a ringhiargli addosso rabbioso e Giulia dovette trattenerlo per il guinzaglio, temendo il peggio.<br \/>\nProbabilmente era per colpa dell&#8217;incidente in auto: per il cane, quell&#8217;uomo era responsabile dei danni alla sua Panda gialla, dei dolori della sua nuova padrona e soprattutto della sua settimana rinchiuso in casa. Ci sarebbe voluto del tempo per fargli dimenticare l&#8217;intero episodio e fargli accettare quel nuovo amico nella vita di Giulia. Leonardo le era sembrato un po&#8217; freddo per\u00f2, quando l&#8217;aveva salutata. Forse la presenza del giardiniere lo aveva frenato dal suo consueto bacio sulla guancia. Peccato per\u00f2.<br \/>\nLe restava un&#8217;altra faccenda da sistemare: chiedere un preventivo per la riparazione dell&#8217;auto. Fece salire Rufus al suo solito posto nel bagagliaio, e si aspettava di lottare strenuamente con lui e sopportare poi i suoi feroci latrati, ma durante il viaggio fu alquanto tranquillo. Trov\u00f2 facilmente l&#8217;indirizzo dell&#8217;officina di fiducia di zia Augusta, il primo tagliando di manutenzione era stato eseguito l\u00ec, ed era pure un&#8217;officina autorizzata in convenzione con la sua assicurazione. Parcheggi\u00f2 a lato dell&#8217;ingresso, nei posti riservati ai veicoli da verificare. Prese i documenti dell&#8217;auto dal cruscotto e gli altri della polizza assicurativa dalla sua borsa. Mentre camminava per raggiungere l&#8217;ufficio principale, controll\u00f2 di avere tutto quel che le occorreva in quei fogli. Si volt\u00f2 un momento per accertarsi che Rufus fosse quieto dentro la Panda gialla e quando si gir\u00f2 di nuovo per proseguire si ritrov\u00f2 tra le braccia della tuta blu di un meccanico. Giulia scivol\u00f2 per lo spavento, perse l&#8217;equilibrio, ma lui la afferr\u00f2 in un lampo, prima che cadesse a terra.<br \/>\n&#8220;Tutto a posto?&#8221;<br \/>\nRiconobbe quella voce maschile all&#8217;istante, anche se proveniva da ricordi lontani, ancora prima di alzare lo sguardo verso di lui. I suoi capelli erano biondi e dritti come allora, i suoi occhi sembravano ancora pi\u00f9 azzurri, fascino nordico che aveva ereditato dal nonno materno. I lineamenti invece si erano fatti pi\u00f9 adulti, la mascella era pi\u00f9 marcata e quella barba incolta era decisamente una novit\u00e0. Era diventato pure pi\u00f9 alto di quanto rammentasse.<br \/>\n&#8220;Mario?!&#8221; sussurr\u00f2 appena.<br \/>\n&#8220;Giulia! Ma&#8230; che sorpresa!&#8221; La lasci\u00f2 andare, ma le regal\u00f2 un sorriso raggiante. &#8220;Come stai?&#8221;<br \/>\n&#8220;Io&#8230; bene.&#8221; Giulia si sent\u00ec arrossire sotto quello sguardo che sembrava trapassarle i vestiti e raggiungerle l&#8217;anima.<br \/>\n&#8220;Fatti abbracciare, per bene stavolta.&#8221; La avvolse nuovamente, mentre lui rideva contento.<br \/>\n&#8220;Non sapevo lavorassi qui&#8221; disse lei distaccandosi. Il cuore faceva fatica a restare buono al suo posto.<br \/>\n&#8220;Si, beh, prima ci lavoravo, adesso \u00e8 la mia officina. L&#8217;ho rilevata due anni fa.&#8221; Mario si volt\u00f2 per indicarle il nome del proprietario, sotto al marchio principale, sull&#8217;insegna sopra il capannone.<br \/>\n&#8220;Complimenti allora, \u00e8 un bel passo\u2026&#8221; Avrebbe voluto chiedergli tante cose e raccontargliene tante altre, ma Rufus decise di palesare la sua presenza con un ululato. Era la prima volta che Giulia sentiva quel particolare verso, chiss\u00e0 cosa voleva comunicare.<br \/>\n&#8220;Si, ecco, ho un problema con quella Panda laggi\u00f9. Mi hanno tamponato\u2026&#8221;<br \/>\nMario la guard\u00f2 preoccupato. &#8220;Ma tu stai bene? S\u00ec, direi di s\u00ec. Andiamo a vedere.&#8221; Con lunghe falcate si avvicin\u00f2 al veicolo.<br \/>\n&#8220;No, aspetta!&#8221; Giulia non fece in tempo a fermarlo. Si copr\u00ec il viso con le mani per non guardare.<br \/>\nMario apr\u00ec il portellone del bagagliaio, legato al paraurti con un cavo elastico, ed ecco che Rufus gli salt\u00f2 addosso. Ma stava uggiolando contento.<br \/>\nGiulia li osserv\u00f2 meravigliata, mentre Mario accarezzava la schiena del cane e questo continuava a leccargli il viso e le mani.<br \/>\n&#8220;Ma voi due vi conoscete?&#8221; chiese lei.<br \/>\n&#8220;Certo! Io e Rufus siamo vecchi amici\u2026 Come stai campione? Chi \u00e8 il cagnolone pi\u00f9 bello del mondo? Eh? Eh?&#8221;<br \/>\nGiulia era allibita. Rufus scodinzolava felice e lanciava guaiti estasiati. Non lo aveva mai visto comportarsi cos\u00ec, nemmeno con Sonia!<br \/>\nMario prese un pezzo di legno da un bancale divelto l\u00ec vicino, in un angolo. &#8220;Guarda&#8230; Guarda qua&#8230; Vai! Corri a prenderlo!&#8221;<br \/>\nLanci\u00f2 il bastone lontano, verso alcuni rottami alla fine del parcheggio e Rufus si lanci\u00f2 alla rincorsa, ansimando entusiasmo.<br \/>\n&#8220;Non ci posso credere!&#8221; esclam\u00f2 Giulia.<br \/>\nRufus torn\u00f2 indietro esaltato, con il tesoro recuperato tra le sue enormi fauci.<br \/>\nMario gli accarezz\u00f2 forte la testa. &#8220;E&#8217; il mio fedele aiutante in ristrutturazione\u2026 mi porta sempre gli attrezzi giusti! Non \u00e8 vero?&#8221;<br \/>\nPoi si gir\u00f2 verso di lei. &#8220;L&#8217;anno scorso ho acquistato la casetta a fianco di tua zia, e la sto sistemando, un po&#8217; alla volta.&#8221;<br \/>\n&#8220;Zia Augusta \u00e8 morta&#8230;&#8221; disse lei in un soffio.<br \/>\nMario le si avvicin\u00f2, dopo aver lanciato nuovamente il bastone lontano. &#8220;Lo so, ero al funerale.&#8221;<br \/>\n&#8220;Oh, non ti ho visto, scusa. Ho ricordi confusi di quel giorno&#8230;&#8221; ammise lei.<br \/>\n&#8220;Sono arrivato tardi, ero in fondo alla chiesa.&#8221; Le accarezz\u00f2 una spalla.<br \/>\nZia Augusta non le aveva detto nulla, pens\u00f2 Giulia. Che Mario fosse tornato a vivere in collina, addirittura nella propriet\u00e0 accanto. Ecco perch\u00e9 in quegli ultimi mesi aveva tanto insistito perch\u00e9 andasse a trovarla pi\u00f9 spesso. Ma lei non l&#8217;aveva ascoltata, che stupida. Forse spiegava perch\u00e9 Rufus continuava a rubarle le chiavi con il ciondolo in legno. Aveva sentito l&#8217;odore di Mario? Era possibile? Cominci\u00f2 a rigirare nella mano destra proprio quel ciondolo, accarezzando con il pollice l&#8217;incavo del cuore. E allora, quella volta che le era sembrato di vedere Mario a bordo di un furgoncino, per la stradina in discesa dalla collina, non si era sbagliata. La sua era una villetta un po&#8217; pi\u00f9 piccola di quella che lei aveva appena ereditato da zia Augusta, ma comunque con tre camere da letto. Il suo sguardo guizz\u00f2 alla mano sinistra di Mario, all&#8217;anulare ancora libero. Per\u00f2 magari c&#8217;era un progetto di vita in corso di realizzazione. La domanda le scapp\u00f2 a voce alta. &#8220;Come mai questa scelta?&#8221;<br \/>\nArross\u00ec un poco quando aggiunse, con un tono pi\u00f9 basso: &#8220;Stai per sposarti? O, che ne so, convivere?&#8221;<br \/>\nLui sorrise, un po&#8217; compiaciuto. &#8220;No, no, assolutamente. Non ho nemmeno una ragazza\u2026 Ho pensato di tornare l\u00e0 dove sono stato molto felice un tempo\u2026 &#8221; Su quell&#8217;ultima frase, il suo sguardo indugi\u00f2 a lungo in quello di Giulia.<br \/>\nRufus era ritornato dalla sua corsa e scodinzolava a pi\u00f9 non posso, uggiolando tra le loro gambe, guardando un po&#8217; l&#8217;uno e un po&#8217; l&#8217;altro. Poi diede un colpo di muso al ginocchio di Giulia, che rischi\u00f2 di finire di nuovo addosso a Mario.<br \/>\n&#8220;Ahia&#8230; stai buono tu.&#8221;<br \/>\n&#8220;Insomma, adesso siamo vicini di casa&#8221; concluse Mario, mentre accarezzava il testone di Rufus.<br \/>\n&#8220;Non vivo l\u00ec&#8230; Non so se trasferirmici. Dovrei sistemarla un po&#8217;. Zia Augusta si lamentava del tetto, aveva delle perdite d&#8217;acqua in una camera. La caldaia \u00e8 da cambiare, diceva sempre. Un bagno era spesso intasato, tubi vecchi. E la cucina&#8230; sono alquanto esigente per la cucina. Anche se \u00e8 certamente pi\u00f9 grande del tugurio dove vivo adesso.&#8221; Aveva parlato velocemente, al ritmo incessante del proprio cuore. Non ha una ragazza. Non ce l&#8217;ha.<br \/>\n&#8220;Beh, magari quando ho finito di ristrutturare la mia, posso darti una mano per la tua. Non mi manca molto, oramai.&#8221;<br \/>\nRufus abbai\u00f2 e salt\u00f2 con le zampe posteriori, disegnando una specie di capriola.<br \/>\nMario scoppi\u00f2 a ridere. &#8220;Direi che lui \u00e8 d&#8217;accordo!&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma che gli fai a questo cane?!&#8221; disse Giulia divertita. E cosa farai al mio cuore, pens\u00f2 con un sospiro.<\/p>\n<p>&#8220;Oggi si torna al lavoro, forza Rufus!&#8221;<br \/>\nGiulia si alz\u00f2 prima della sveglia e di buonumore, sentendosi addosso l&#8217;euforia della primavera, anche se le finestre dell&#8217;appartamento mostravano solo un tetro mattino di nebbia densa. Scatt\u00f2 in cucina per prepararsi una colazione veloce e riempire la ciotola di Rufus, che la segu\u00ec placido e silenzioso, con la stessa andatura svogliata di un bambino costretto ad andare a scuola. Contrastava con l&#8217;allegra spensieratezza di Giulia.<br \/>\nIn garage salirono sull&#8217;auto sostitutiva che Mario le aveva consegnato, la migliore delle tre utilitarie in servizio per i clienti, in attesa che la sua Panda gialla venisse sistemata: una Panda assolutamente identica, con il cambio automatico come quella di Giulia, ma di un brioso blu elettrico. La cosa ancora pi\u00f9 straordinaria \u00e8 che Rufus, a bordo del nuovo veicolo, non faceva un fiato, non un lamento, nemmeno uno sbadiglio. Si accucciava tranquillo sul fondo e Giulia non lo vedeva nemmeno dallo specchietto retrovisore. Stava quasi pensando di chiedere a Mario una permuta, scambiare la sua Panda gialla con questa blu elettrica, che doveva per forza nascondere qualche magia.<br \/>\n&#8220;Passa a trovarmi quando vuoi. Adesso sai dove lavoro. E anche dove abito.&#8221; Quella frase e quello sguardo erano fissati nella sua mente. Giulia rivedeva la scena mille e mille volte, in continuazione. L&#8217;aveva abbracciata di nuovo e fosse stato per lei sarebbe rimasta l\u00e0 per un tempo infinito, respirando il profumo dei suoi capelli in mezzo all&#8217;odore della benzina. Quando si era voltato per rientrare in officina, si era pure resa conto di quanto gli stava bene addosso quella tuta blu. Non sapeva di soffrire il fascino della divisa da meccanico.<br \/>\nGiunta in pasticceria, Sonia festeggi\u00f2 il suo arrivo con un cappuccino caldo ed un cupcake con la scritta &#8220;Bentornata&#8221;. Lasciarono Rufus libero di scorrazzare nel cortiletto sul retro del negozio, giocare con un vecchio pallone in plastica sgonfio, rincorrere gli uccellini che si tenevano a debita distanza, abbaiare ai gatti che passeggiavano sull&#8217;alto muretto di confine. Loro due invece recuperarono tutte le chiacchiere in arretrato di quella settimana perduta e tutto il lavoro da recuperare, per far fronte alle ordinazioni. Sonia si era destreggiata benissimo, ma alcune torte richiedevano quattro mani per essere strutturate e decorate come si deve.<br \/>\nGiulia indoss\u00f2 il grembiule con la pettorina e si mise all&#8217;opera, ma doveva ammettere di essere un po&#8217; sovrappensiero.<br \/>\nSalutata una cliente, dopo averle consegnato una torta chantilly per un anniversario, Sonia si avvicin\u00f2 al tavolo del laboratorio.<br \/>\n&#8220;Questa crema \u00e8 moscia e quella panna l\u00ec non sta montando per niente&#8230; a cosa stai pensando?!&#8221; Sonia pass\u00f2 un dito di crema sul naso di Giulia.<br \/>\n&#8220;Scusa&#8230; \u00e8 che&#8230; uhm, troppi pensieri!&#8221; Sbuff\u00f2 lei, passandosi il dorso del braccio sinistro sul naso che adesso le prudeva.<br \/>\n&#8220;E questi pensieri sono alti un metro e ottanta, indossano giacca e cravatta scuri, un dopobarba da svenimento e un fondoschiena da urlo?&#8221; Sonia ridacchi\u00f2, mentre mimava in aria le sembianze che stava descrivendo.<br \/>\n&#8220;Eh? Ah. Leonardo. No.&#8221;<br \/>\n&#8220;Come no? Guarda che se non ti interessa, mi faccio avanti io eh. Senza tanti complimenti. Basta dirlo!&#8221; Sonia indoss\u00f2 l&#8217;altro grembiule appeso al gancio e cominci\u00f2 a togliere il pan di spagna dalle teglie.<br \/>\nSilenzio. Si sentivano solo le fruste di Giulia che giravano veloci. Ancora si ostinava a non usare la planetaria professionale che era costata cos\u00ec tanti soldi. Sonia lasci\u00f2 andare la paletta sulla ciotola l\u00ec vicino e si piazz\u00f2 davanti all&#8217;amica, a braccia conserte. &#8220;Deve essere proprio grave. Allora? Di che si tratta?&#8221;<br \/>\nGiulia sospir\u00f2, senza rallentare il giro delle fruste. &#8220;Sono stata in officina ieri. E ho trovato un vecchio amico.&#8221;<br \/>\n&#8220;Un vecchio amico, eh? Che significa qualcosa di pi\u00f9 di un semplice amico. Bene. La cosa si fa molto interessante. Racconta!&#8221;<br \/>\n&#8220;Io non\u2026 Ecco. Eravamo giovani, forse troppo giovani. Giocavamo insieme da bambini, tutte le estati quando vivevo con zia Augusta. Siamo cresciuti insieme, in un certo senso\u2026 E&#8217; stato il mio primo bacio.&#8221; Strinse le labbra a quel dolce ricordo. &#8220;E&#8217; stato anche il mio secondo, il terzo, il quarto bacio\u2026 E&#8217; stato il mio primo amore.&#8221; Sbatt\u00e9 le palpebre, per ricacciare indietro quella malinconia lucida. &#8220;Ma poi se n&#8217;\u00e8 andato, senza una parola.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ti ha mollato?&#8221; le chiese Sonia, che era tornata ad armeggiare con il pan di spagna.<br \/>\n&#8220;No, no. Non esattamente. Ha dovuto seguire i suoi genitori, si sono trasferiti. Ma non mi ha detto niente, n\u00e9 prima, n\u00e9 dopo. Semplicemente sparito. Come se avesse preso l&#8217;occasione per lasciarmi. Se vuoi bene a una persona, mica te ne vai cos\u00ec, no?!&#8221;<br \/>\n&#8220;Un vero peccato&#8221; comment\u00f2 Sonia.<br \/>\nGiulia alz\u00f2 le spalle. &#8220;E&#8217; andata cos\u00ec.&#8221;<br \/>\n&#8220;Lo dici come se fosse finita, ma magari non lo \u00e8. Anzi, credo che quella panna sciupata sia l\u00ec a dirti che per te non lo \u00e8 di sicuro!&#8221;<br \/>\nGiulia lasci\u00f2 andare le fruste nella ciotola con stizza. &#8220;Sono passati cinque anni. No, scusa, sono sei anni!&#8221;<br \/>\n&#8220;E forse questo era il tempo di cui lui aveva bisogno. E&#8217; sposato? Fidanzato? Hai sbirciato le foto in giro sui social?&#8221;<br \/>\nGiulia rispose con una risata isterica bassa. &#8220;Gliel&#8217;ho chiesto. Non ha nemmeno una ragazza.&#8221;<br \/>\nSonia lanci\u00f2 la paletta in aria con allegria. &#8220;Ah beh! Gliel&#8217;hai pure chiesto! E lui \u00e8 libero! Di cosa stiamo parlando, scusa?!&#8221; Sonia prese in mano la ciotola con la panna e si mise a lavorarla lei. &#8220;Su, ricominciamo dal principio. Raccontami bene, per filo e per segno, cosa ti ha detto ieri&#8230;&#8221;<br \/>\nQuasi un&#8217;ora dopo, quando Giulia stava terminando la cronaca minuto per minuto dell&#8217;incontro con Mario, il suo telefonino trill\u00f2 un messaggio. Lo prese dalla mensola dove lo teneva in carica. Era Leonardo. &#8220;Che cosa fai questa sera? Ti va di uscire a cena?&#8221; lesse ad alta voce.<br \/>\n&#8220;Mah. Non sono molto convinta, ma magari ti aiuter\u00e0 a schiarirti le idee&#8221; rispose l&#8217;amica.<br \/>\n&#8220;Ma come faccio con Rufus? A chi lo lascio?&#8221;<br \/>\nSentendosi interpellato, il cane rientr\u00f2 dalla porta aperta sul retro e sollev\u00f2 la testa di lato.<br \/>\n&#8220;Io un&#8217;idea ce l&#8217;avrei\u2026&#8221; Sonia sorrise sorniona. &#8220;Questo tuo vecchio amico, che va cos\u00ec d&#8217;accordo con questo cane\u2026 Mario, giusto?!&#8221;<br \/>\nRufus fece un salto in avanti, uggiolando contento.<br \/>\n&#8220;Dai, non scherzare, su! Come posso chiedere proprio a Mario di tenermi il cane, quando esco con un altro uomo?!&#8221; rispose stizzita Giulia.<br \/>\n&#8220;Me lo domando anch&#8217;io, in effetti\u2026&#8221; Sonia batt\u00e9 le dita sul bancone, ammiccando.<\/p>\n<p>Quel venerd\u00ec pomeriggio Giulia lo trascorse in velocit\u00e0, indaffarata tra il lavoro in pasticceria e l&#8217;organizzazione della serata. Non era affatto convinta della decisione, ma uscire con Leonardo sarebbe stato comunque meglio che rimanere l\u00ec a rimuginare sul da farsi. Tra la preparazione di una Chantilly e una Ganache, mand\u00f2 un messaggio a Mario, chiedendogli se poteva sorvegliare Rufus un paio d&#8217;ore a casa di lei, per un impegno. Non scese in dettagli sulla tipologia della sua uscita, prefer\u00ec rimanere sul vago. Mario le conferm\u00f2 subito la disponibilit\u00e0, di non preoccuparsi del cane, ci avrebbe pensato lui senza problemi. Mentre aspettava la cottura dei muffin doppio cioccolato in forno, chiam\u00f2 la sua parrucchiera di fiducia e la preg\u00f2, anzi la supplic\u00f2 proprio in ginocchio, di trovare una mezz&#8217;ora sul tardi per i suoi capelli disfatti. Qualsiasi acconciatura che la facesse sembrare almeno ordinata sarebbe andata benissimo, dato che non c&#8217;era tempo sufficiente per sistemare il taglio e usare la piastra per una messa in piega tutta boccoli e riccioli tirabaci. Mentre Eva si destreggiava con la chioma indomita di Giulia, Rufus attendeva fuori, il guinzaglio legato al portabiciclette saldato al marciapiede sotto il porticato e lui accasciato a terra, stranamente tranquillo. Comunque le due ragazze vigilavano attraverso la vetrina.<br \/>\nUna volta rientrata nell&#8217;appartamento, Giulia si fece una doccia veloce e indoss\u00f2 il suo vestito migliore, un tubino nero che le era costato pochi euro al mercato rionale del sabato, ma che le stava d&#8217;incanto. Termin\u00f2 di truccarsi proprio quando Mario suon\u00f2 al citofono gi\u00f9 in strada.<br \/>\nNon lo aveva ancora visto in abiti civili, osserv\u00f2 Giulia quando lui attravers\u00f2 l&#8217;ingresso con un paio di jeans chiari e una felpa nera col cappuccio. Gli donavano un&#8217;aria sbarazzina, sembrava un giovane studente universitario. Lui si ferm\u00f2 di blocco, trovandosela davanti gi\u00e0 vestita per uscire.<br \/>\n&#8220;Ti stanno molto bene i capelli raccolti\u2026 chi \u00e8 il fortunato?&#8221; le chiese, senza riuscire a nascondere l&#8217;espressione un po&#8217; contrita.<br \/>\n&#8220;Una nuova conoscenza. Ma non c&#8217;\u00e8 niente, tra noi, ecco&#8221; si scherm\u00ec Giulia, arrossendo non poco. Perch\u00e9 doveva giustificarsi, poi?!<br \/>\nRiconoscendo la voce dell&#8217;ospite, Rufus scatt\u00f2 sulle zampe dalla sua cuccia e trotterell\u00f2 tutto contento verso di loro. Si strusciava ora sui jeans di Mario, ora sulla gonna scura di Giulia, lasciando sul tessuto ciuffetti del proprio pelo chiaro. Mario lo trattenne per il collare, staccandolo da lei, che spazzol\u00f2 subito via i peli con le mani.<br \/>\n&#8220;Buono Rufus. Non vedi quanto \u00e8 bella Giulia? Non le rovinare vestito e serata, su!&#8221;<br \/>\nChe cos&#8217;era quel groppo in gola improvviso, si chiese Giulia. Perch\u00e9 adesso non provava pi\u00f9 entusiasmo per quell&#8217;appuntamento e quasi agognava a rimanere l\u00ec, con loro? Era meglio uscire. Leonardo la aspettava gi\u00f9, l&#8217;auto parcheggiata di fronte all&#8217;edificio. Il passato non torna mai indietro, pens\u00f2 amaramente. Mario le stava solo facendo un favore quella sera, niente di pi\u00f9.<br \/>\nPrima di andare, gli mostr\u00f2 i men\u00f9 della pizzeria all&#8217;angolo e della hamburgheria sull&#8217;altra strada. &#8220;Se dici che \u00e8 per me, la consegna \u00e8 gratis. Sono una buona cliente. A dire il vero, ultimamente il loro miglior cliente \u00e8 proprio Rufus!&#8221;<br \/>\n&#8220;Non ti preoccupare. Noi due ce la caveremo benissimo, vero Rufus?&#8221; Il cane uggiol\u00f2 in risposta, guardando la sua ciotola al momento vuota.<br \/>\n&#8220;Vai e divertiti\u2026&#8221; Mario le richiuse la porta alle spalle.<br \/>\nGiulia trasse un respiro profondo e si avvi\u00f2 verso un altro futuro.<br \/>\nLeonardo le apr\u00ec la portiera e la fece salire sulla sua auto, tenendole la mano. &#8220;Sei davvero incantevole stasera.&#8221;<br \/>\nLui indossava un completo blu scuro, con una camicia grigio chiaro e una cravatta rosa. Elegante come il giorno che si erano incontrati. Il suo profumo riempiva l&#8217;abitacolo, e Giulia pens\u00f2 che forse aveva esagerato. Era un buon profumo, niente da dire, ma le impediva di respirare. Abbass\u00f2 appena il finestrino dal suo lato, per lasciar entrare un po&#8217; d&#8217;aria fresca.<br \/>\nLeonardo aveva scelto un ristorantino in periferia, un locale tranquillo, con i tavoli appartati, dove si poteva chiacchierare senza essere sovrastati dalla musica o dal baccano degli altri commensali. Dopo aver scelto dal men\u00f9 e ordinato entrambi un secondo di carne al cameriere, Leonardo svel\u00f2 il contenuto di quella piccola cartellina in pelle che si era portato dietro. C&#8217;erano un paio di fogli stampati. Le spieg\u00f2 che si trattava di un&#8217;integrazione per la gestione dell&#8217;incidente, un formulario che l&#8217;assicurazione di lui gli aveva chiesto di far firmare all&#8217;altra parte.<br \/>\n&#8220;E visto che siamo qui, possiamo toglierci questo ultimo impiccio&#8221; disse, prendendo una stilografica dal taschino interno della sua giacca.<br \/>\nGiulia stava sbocconcellando un grissino. &#8220;Ci penser\u00f2 domani&#8230; non roviniamo questa bella serata con altre scartoffie.&#8221;<br \/>\nLeonardo si rabbui\u00f2 un attimo, ma poi rimise il plico dentro la cartellina. &#8220;Hai ragione, domani.&#8221;<br \/>\nParlarono amabilmente per tutta la cena, accompagnata da un ottimo vino rosso. Leonardo le descrisse le sue ultime imprese lavorative, ma Giulia forse era troppo lontana da quel mondo per condividere lo stesso entusiasmo. Lei prov\u00f2 a esporgli due metodi di cottura che stava sperimentando in laboratorio, e sebbene lui sembrasse partecipare con convinzione alla chiacchierata, guardava troppo sovente lo schermo del cellulare che aveva poggiato sopra il tavolo. Giulia invece aveva lasciato il suo in modalit\u00e0 silenziosa, nella borsetta. Mancava il sale in quell&#8217;impasto. Come quando stai preparando un dolce e ti aspetteresti che occorra solo lo zucchero per dargli sapore, e invece no, ci vuole sempre un pizzico di sale. N\u00e9 troppo, n\u00e9 troppo poco. Quanto basta.<br \/>\nPi\u00f9 tardi, quando la riaccompagn\u00f2 a casa, Leonardo stava per baciarla, nella penombra dell&#8217;ingresso esterno del condominio. Con una mano le cingeva il fianco, avvicinandola al suo petto, con l&#8217;altra le accarezzava il viso. Ma scatt\u00f2 la serratura, la porta di apr\u00ec di colpo e spunt\u00f2 fuori Rufus che cominci\u00f2 a ringhiare. A fatica, Giulia riusc\u00ec a trattenerlo.<br \/>\n&#8220;Ma che cos&#8217;ha questo cane contro di me?&#8221; sbott\u00f2 stizzito Leonardo, ritraendosi verso la strada.<br \/>\n&#8220;Niente. Ce l&#8217;ha con tutti, figurati. Mi saluta cos\u00ec tutte le mattine\u2026 Mi spiace. Ci sentiamo domani.&#8221;<br \/>\n&#8220;Magari ci vediamo per pranzo domenica, ok?&#8221; Le diede un bacio veloce sulla guancia. Sbrigativo. Nessun tentativo di spostarsi appena un po&#8217; a sinistra e baciarle le labbra. L&#8217;incanto di pochi secondi prima era svanito.<\/p>\n<p>&#8220;Scusa Giulia. Ho aperto gi\u00f9 perch\u00e9 ho visto l&#8217;auto del tuo accompagnatore parcheggiata, cos\u00ec non dovevi cercare le chiavi. Ma Rufus \u00e8 schizzato fuori come un razzo\u2026&#8221; Mario la attendeva all&#8217;ingresso dell&#8217;appartamento, mentre lei avanzava trascinando quasi a forza il cane su per le scale.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, si vede che aveva fretta di sbranare Leonardo&#8221; rispose lei seccata.<br \/>\nMario richiuse la porta alle sue spalle sorridendo. &#8220;Oh beh, stava difendendo la sua padrona\u2026 \u00e8 andata bene la serata?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec&#8230; credo di s\u00ec\u2026&#8221; Dalla borsetta Giulia tir\u00f2 fuori il nuovo documento da firmare. Lesse le prime righe velocemente. &#8220;Boh, non ci capisco niente\u2026 lo guarder\u00f2 domani con calma.&#8221; Lo pos\u00f2 sul tavolino dell&#8217;entrata, vicino allo svuotatasche.<br \/>\n&#8220;Che cos&#8217;\u00e8?&#8221; chiese incuriosito Mario, mentre l&#8217;aiutava a togliersi il cappottino.<br \/>\n&#8220;L&#8217;ennesima scartoffia per l&#8217;incidente. Me l&#8217;ha dato Leonardo da firmare.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ah. Quindi la nuova conoscenza \u00e8 il tizio che ti ha tamponato? Mai pensato di tamponare una donna per uscire con lei\u2026&#8221; Non riusc\u00ec a trattenere una risata amara, mentre Giulia si mordeva le labbra per essersi lasciata scappare quell&#8217;informazione.<br \/>\nLui prese il plico di fogli e cominci\u00f2 a scorrere veloce il testo, borbottando appena le parole. Poi lo rimise al suo posto, scuotendo la testa severo. &#8220;Non firmare. Mandalo domattina in visione alla tua assicurazione, ad occhio e croce \u00e8 una manleva&#8230; con questa dichiarazione sembri rinunciare al recupero dei danni subiti alla tua auto.&#8221;<br \/>\nGiulia riprese quei fogli e stavolta li scrut\u00f2 con maggior attenzione. &#8220;Perch\u00e9? Perch\u00e9 dovrebbe farmi una cosa del genere?!&#8221;<br \/>\nMario prov\u00f2 a rassicurarla, non gli piaceva accusare nessuno. &#8220;Magari non lo ha letto nemmeno lui, glielo ha passato l&#8217;azienda dove lavora. Dalla propriet\u00e0 dichiarata vedo che \u00e8 un&#8217;auto aziendale quella che guidava, ma affittata con un lungo noleggio, e magari la societ\u00e0 del noleggio sta facendo qualche storia per non pagare il danno. Ma non \u00e8 tua responsabilit\u00e0, ok? Lascia lavorare il tuo agente, queste cose le sa di sicuro.&#8221;<br \/>\nMentre Giulia scorreva i fogli sconcertata, Rufus si intromise tra loro due, elemosinando un po&#8217; di attenzioni.<br \/>\n&#8220;Stai buono tu\u2026 hai combinato abbastanza danni anche stasera&#8230;&#8221; Giulia lo spinse via con la mano.<br \/>\nMario invece gli accarezz\u00f2 il testone. &#8220;Sai, ha ragione lui invece. Basta pensieri.&#8221; Con delicatezza, le tolse il documento dalle mani e lo appoggi\u00f2 sopra il tavolino. Poi la spinse verso la penisola della cucina. Afferr\u00f2 una bottiglietta di birra aperta e gliela porse.<br \/>\n&#8220;Non l&#8217;ho ancora toccata. Sto finendo ancora questa&#8230;&#8221; Ne prese un&#8217;altra che era gi\u00e0 a met\u00e0 del suo contenuto. &#8220;Alla salute! Non ti sei fatta niente nell&#8217;incidente, la tua auto adesso \u00e8 riparata, tutto il resto si risolve.&#8221; Toccarono le bottiglie tra loro con un tintinnio, prima di berne un sorso.<br \/>\n&#8220;La mia auto \u00e8 riparata?&#8221; chiese poi lei.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, \u00e8 qui sotto in strada. Sono venuto con quella stasera, cos\u00ec poi mi porto via l&#8217;altra. Servizio completo.&#8221; Mario fece un inchino irriverente.<br \/>\nGiulia bevve un altro sorso soddisfatta, la birra fresca scorreva come un balsamo ristoratore. Poi osserv\u00f2 le confezioni del cibo per asporto lasciate sul tavolo. &#8220;Hai preso un hamburger alla fine? Sono davvero buoni, vero?&#8221;<br \/>\n&#8220;Decisamente. Ne ho presi due, ha apprezzato anche Rufus. Se vuoi ci sono delle patatine, sono ancora calde.&#8221; Le mostr\u00f2 la scatoletta chiusa.<br \/>\n&#8220;No, grazie. Per\u00f2&#8230; manca il dolce. E questa \u00e8 pur sempre la casa di una pasticcera!&#8221; Giulia lasci\u00f2 la birra sul bancone e si diresse verso il frigorifero, per controllare una delle sue ultime creazioni. &#8220;Semifreddo al pistacchio e nocciolato. Pu\u00f2 interessare?&#8221; esclam\u00f2 tutta orgogliosa.<br \/>\n&#8220;A me sicuramente si. Lui non lo so se lo pu\u00f2 mangiare\u2026&#8221; rispose Mario indicando il cane che scodinzolava incuriosito dal cibo in arrivo.<br \/>\n&#8220;Per Rufus ci sono questi&#8230;&#8221; Giulia prese la scatola dei biscotti di Rufus e gliene lanci\u00f2 uno bello grande, a forma di osso.<br \/>\nSi accomodarono insieme sul divano per gustare il semifreddo, mentre guardavano un vecchio film in bianco e nero in televisione.<br \/>\nSar\u00e0 stato il picco degli zuccheri nel sangue, sar\u00e0 stato il momento cos\u00ec intimo tra loro due, seduti cos\u00ec vicini da toccarsi, ma Giulia non riusc\u00ec pi\u00f9 a trattenere quel pensiero che da giorni la tormentava. &#8220;Ti avevo cercato&#8230; quando vi siete trasferiti.&#8221;<br \/>\nLo sent\u00ec irrigidirsi l\u00ec al suo fianco. Passarono diversi lunghissimi secondi di silenzio prima che lui rispondesse, con voce bassa e roca.<br \/>\n&#8220;Lo so. Mi era giunta la voce. Ma non volevo farmi trovare.&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9?&#8221; sussurr\u00f2 Giulia, anche se avrebbe voluto gridarglielo addosso con rabbia.<br \/>\nLui pos\u00f2 il cucchiaino sul piatto. &#8220;Mio padre aveva perso tutto, e noi insieme a lui. Tutto. Ho dovuto vendere la mia bicicletta per pagarmi i libri di scuola&#8230; Sono stato arrabbiato per molto tempo per questo. E mi vergognavo.&#8221; Mario sospir\u00f2 lentamente.<br \/>\nSi fissarono negli occhi a lungo, ma nessuno dei due aggiunse pi\u00f9 nulla a quel discorso.<br \/>\nInopportuno come sempre, Rufus spunt\u00f2 tra le loro gambe, uggiolando e annusando i piatti che tenevano in grembo.<br \/>\n&#8220;No, non c&#8217;\u00e8 niente per te, bello. Hai gi\u00e0 mangiato il tuo biscotto, gi\u00f9 a cuccia!&#8221; gli intim\u00f2 Mario sorridendo.<br \/>\nChiacchierando piano, si appisolarono davanti alla tiv\u00f9. Si risvegliarono solamente verso le due, quando rientr\u00f2 il figlio dei vicini e il suo passo pesante risuon\u00f2 per la tromba delle scale del palazzo.<br \/>\n&#8220;Cavolo&#8230;&#8221; Mario si pass\u00f2 una mano sul viso e sui capelli. &#8220;Devo tornare a casa.&#8221;<br \/>\nAnche Giulia si ridest\u00f2, stiracchiandosi. Aveva dormito con la testa appoggiata alla spalla di lui, mentre Mario le stava abbracciando la vita.<br \/>\nLei si volt\u00f2, per leggere l&#8217;orologio appeso alla parete.<br \/>\n&#8220;Rimani qui e dormi sul divano. E&#8217; tardi. E sei stanco. Non puoi metterti in auto adesso e rischiare un colpo di sonno.&#8221;<br \/>\nMario prov\u00f2 ad alzarsi, ma non vi riusc\u00ec. &#8220;In effetti sono distrutto&#8230; ma soprattutto Rufus non vuole togliersi dai miei piedi!&#8221;<br \/>\nIl cane si era acciambellato intorno alle sue gambe e non voleva saperne di spostarsi. Lo dovette sollevare di peso, mentre lui mugolava infastidito.<br \/>\nMario poi la aiut\u00f2 a riordinare piatti e bottiglie lasciati sul tavolino basso.<br \/>\n&#8220;Ti prendo una coperta, aspetta.&#8221; Giulia and\u00f2 veloce in camera e prese un pile morbido dall&#8217;armadio. &#8220;Ecco, tieni. Buonanotte&#8230;&#8221;<br \/>\nSi baciarono, quasi sovrappensiero, come una coppia sposata da tempo.<br \/>\n&#8220;Scusa. Non volevo.&#8221; Mario si stacc\u00f2 subito.<br \/>\nLei ci rimase male e lo fiss\u00f2 delusa.<br \/>\n&#8220;No, voglio dire\u2026 Volevo. Ma solo se lo vuoi anche tu\u2026&#8221;<br \/>\nAllora Giulia gli si avvicin\u00f2 e gli diede un altro bacio, cos\u00ec che non ci fossero pi\u00f9 dubbi.<\/p>\n<p>La mattina di sabato il risveglio profumava di caff\u00e8 e pancake. Non era mai accaduto prima di sentire quel profumo stando tra le lenzuola. Di solito, era Giulia a preparare i pancake stando in cucina davanti ai fornelli. Usc\u00ec soddisfatta dalla propria camera e trov\u00f2 il divano gi\u00e0 tutto ordinato. Sospir\u00f2 un po&#8217; delusa. Doveva ammettere di aver avuto un paio di pensieri impuri durante la notte, la tentazione di intrufolarsi in quello stesso divano quando era ancora caldo e occupato era stata forte, ma lei non era cos\u00ec coraggiosa. Aveva anche immaginato che potesse essere lui a raggiungerla nel suo letto, non l&#8217;avrebbe certo respinto. Ma Mario era un gentiluomo d&#8217;altri tempi, non avrebbe mai fatto una cosa del genere, lei lo sapeva bene.<br \/>\n&#8220;Ti sei anche fatto una doccia?&#8221; esclam\u00f2 lei quando giunse in soggiorno. Mario stava girando i pancake con la paletta. Indossava un altro paio di jeans e una maglietta a maniche corte stirata. Oltre all&#8217;aroma dei pancake, nell&#8217;aria aleggiava la fragranza di un bagnoschiuma maschile.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, ho sempre un cambio di emergenza in auto, se mi sporco davvero troppo in officina. Ho fatto installare delle docce nei bagni di servizio.&#8221; Quando si gir\u00f2 per salutarla e posare un pancake cotto sopra gli altri gi\u00e0 pronti, il cuore di Giulia smarr\u00ec un battito. Era bello da togliere il fiato, ed era l\u00ec, stava cucinando per lei. C&#8217;era niente di pi\u00f9 sexy al mondo?!<br \/>\nFecero colazione insieme, seduti sugli sgabelli alti di fronte alla penisola. Un paio di volte, mentre parlavano dei loro progetti per il weekend o del tempo incerto di quel periodo o della musica in sottofondo sul canale radio, Mario le accarezz\u00f2 la schiena, un gesto cos\u00ec semplice eppure cos\u00ec confidenziale. Aveva lo straordinario potere di farla sentire protetta, considerata, amata. Lo stesso effetto lo doveva avere anche su Rufus, che se ne stava tranquillo, accucciato l\u00ec sotto, mordicchiano un altro osso-biscotto.<br \/>\nQuando ebbero terminato, Mario si riprese le chiavi della Panda blu elettrico e riconsegn\u00f2 a Giulia quelle della sua Panda gialla.<br \/>\n&#8220;Te ne vai in officina adesso?&#8221; gli chiese lei. Non era ancora uscito e gi\u00e0 avvertiva la sua mancanza.<br \/>\n&#8220;No, tengo l&#8217;auto sostitutiva per il fine settimana, la riporto luned\u00ec.&#8221; Lui infil\u00f2 la felpa nera del giorno precedente e poi si ferm\u00f2 pensieroso. &#8220;Se non hai impegni, puoi passare su a casa nel pomeriggio. Da tua zia Augusta. E da me, sar\u00f2 l\u00ec a fianco. Oggi mi aspetta il caminetto da sistemare, lo sto rifacendo in mattoni. Se far\u00e0 sole caldo, mi metter\u00f2 anche a costruire la tettoia nuova in legno per le auto. Devo pure fare spazio alle assi per il portico che mi consegneranno tra qualche giorno.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma come ci riesci? Dopo un&#8217;intera settimana in officina?!&#8221;<br \/>\n&#8220;Quello \u00e8 lavoro. Questo invece \u00e8 per me. E poi mi rilassa.&#8221; Sorrise di soddisfazione, mentre strattonava la testa di Rufus che non voleva lasciarlo andare via. Quando apr\u00ec la porta dell&#8217;appartamento, il cane si mise pure a ringhiargli contro. Fin\u00ec col latrare disperato contro Giulia, che non aveva fatto nulla per trattenere Mario.<br \/>\n&#8220;Si, lo so, Mario ti piace, l&#8217;ho capito.&#8221; Il problema \u00e8 che piace anche a me, pens\u00f2 con una fitta al cuore.<br \/>\nRigovernata la cucina, Giulia decise di risolvere una volta per tutte l&#8217;incresciosa storia dell&#8217;incidente. Scatt\u00f2 delle foto ai fogli che le aveva consegnato Leonardo la sera prima e le invi\u00f2 con una mail alla sua assicurazione, all&#8217;attenzione dell&#8217;amico di suo padre. Nemmeno dieci minuti dopo, lui la chiam\u00f2 subito al cellulare. &#8220;Certo che quell&#8217;uomo \u00e8 veramente un farabutto, scusa se te lo dico cara\u2026&#8221;<br \/>\nLe spieg\u00f2 dettagliatamente quali risvolti poteva avere la sua firma su quel documento e, in breve, Giulia cap\u00ec che Mario aveva ragione: Leonardo stava cercando di incastrarla, ma secondo l&#8217;assicuratore era ben cosciente di ci\u00f2 che le proponeva. &#8220;Considerato il suo lavoro cara, \u00e8 ben difficile che non sappia comprendere cosa significa una dichiarazione scritta in questo modo.&#8221;<br \/>\nGiulia decise allora di chiamare subito Leonardo al telefono e affrontarlo direttamente. All&#8217;inizio lui prov\u00f2 a negare, che assolutamente non era sua intenzione metterla nei pasticci, ci mancherebbe, era totalmente ignaro che quel documento fosse cos\u00ec insidioso. Per cosa poi? Per un tamponamento che aveva prodotto cos\u00ec pochi danni? No, era ridicolo. Ne avrebbe parlato in azienda e avrebbe chiarito la questione. Ma quando Giulia gli comunic\u00f2 che d&#8217;ora in avanti avrebbe lasciato la gestione del sinistro solo in mano alla propria assicurazione, che lei assolutamente non se ne voleva pi\u00f9 occupare, perch\u00e9 non era di sua competenza, Leonardo cambi\u00f2 il tono della conversazione.<br \/>\n&#8220;Capisco Giulia. Perfetto. Allora lascer\u00f2 anche io che sia l&#8217;azienda a gestire la pratica. Meglio cos\u00ec per tutti.&#8221;<br \/>\n&#8220;Bene. Siamo d&#8217;accordo.&#8221; Lei prese un ampio respiro e cerc\u00f2 di ritrovare un po&#8217; di allegria. &#8220;Allora, ci vediamo domani per pranzo?&#8221;<br \/>\n&#8220;Direi che non ha pi\u00f9 alcun senso. Dovevamo vederci per quel documento. Ora non serve pi\u00f9. Le nostre strade si dividono qui. Buona giornata a te.&#8221;<br \/>\nGiulia rimase diversi secondi immobile prima di capire che lui aveva chiuso brutalmente la comunicazione.<br \/>\nOsserv\u00f2 lo schermo del cellulare tornare alle sue consuete icone colorate. &#8220;Non ci posso credere\u2026&#8221;<br \/>\nSi sedette sul divano inorridita. L&#8217;aveva accompagnata in ospedale solo per paura? Poi era uscito con lei solo per sistemare il sinistro?<br \/>\nCalde lacrime di amarezza le scapparono mentre ripercorreva tutti quei momenti. &#8220;Come ho potuto essere cos\u00ec sciocca?!&#8221;<br \/>\nAccasci\u00f2 la testa tra le ginocchia, mentre si lasciava andare a un pianto soffocato.<br \/>\nPer la prima volta da quando vivevano insieme, Rufus cerc\u00f2 a modo suo di consolarla. Infil\u00f2 il muso tra le sue gambe e le diede dei buffetti sul capo, uggiolando piano. &#8220;Si, lo so, tu me lo avevi detto che era cattivo\u2026&#8221; mormor\u00f2 Giulia.<br \/>\nLa testa le scoppiava dalla rabbia contro se stessa. Che razza di stupida era stata.<br \/>\nSi risollev\u00f2. &#8220;Ho bisogno di uscire\u2026 andiamo via? Una passeggiata?&#8221; chiese al cane.<br \/>\nRufus scodinzol\u00f2 placido fino all&#8217;ingresso, con un salto e una zampata fece cadere lo svuotatasche con le chiavi, le batterie e le altre cianfrusaglie.<br \/>\n&#8220;No, Rufus, ma che hai combinato adesso?!&#8221; piagnucol\u00f2 lei. Giulia sprofond\u00f2 all&#8217;indietro tra i cuscini del divano.<br \/>\n&#8220;Un gatto, zia Augusta! Dovevi prenderti un gatto! Accidenti!&#8221;<br \/>\nRufus torn\u00f2 verso di lei con qualcosa di solido tra le sue fauci. Lo deposit\u00f2 vicino alle mani di Giulia.<br \/>\nLei lo prese per osservarlo. Era il ciondolo di legno di Mario, con le chiavi dell&#8217;appartamento. &#8220;Usciamo allora? Andiamo al parco?&#8221;<br \/>\nMa il cane rimase seduto di fronte a lei. Inclin\u00f2 la testa di lato in attesa. Quando si comportava cos\u00ec, la faceva sentire un&#8217;idiota, come se fosse lei a non arrivarci. Era chiaro, no?! Giulia guard\u00f2 l&#8217;incisione sul ciondolo in legno. Il cuore, quel cuore.<br \/>\n&#8220;Andiamo &#8230;da Mario?&#8221;<br \/>\nRufus abbai\u00f2 tre volte con decisione, salt\u00f2 in avanti e le poggi\u00f2 le zampe anteriori sulle mani.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, mi sa che hai proprio ragione tu!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Eccoci, ci siamo. Guarda Rufus, \u00e8 proprio qui.&#8221;<br \/>\nGiulia parcheggi\u00f2 la Panda gialla sul vialetto della casa nuova, proprio dietro all&#8217;altra blu elettrico di Mario. Non lo aveva avvertito che sarebbe arrivata, voleva fargli una sorpresa, sperando che fosse gradita. Aveva anche temuto di non trovarlo, magari all&#8217;ultimo aveva cambiato i propri piani e si trovava in citt\u00e0, chiuso in officina. La vista dell&#8217;auto parcheggiata l\u00ec davanti le fece sobbalzare il cuore.<br \/>\nUna volta scesa e liberato Rufus dal bagagliaio, si gir\u00f2 ad osservare la villetta di zia Augusta sulla destra, oltre lo steccato di legno. No, quel dolore non era ancora passato. Non era pi\u00f9 stata capace di entrare l\u00e0 dentro, dopo il funerale della zia. Ci sarebbe voluto ancora un po&#8217; di tempo.<br \/>\nSospir\u00f2 e torn\u00f2 sui suoi passi, ammirando invece quest&#8217;altra casa tinteggiata di fresco, con le nuove grondaie in rame splendenti e il tetto rimesso a nuovo. Anche i serramenti erano stati cambiati, ricordava quelli vecchi in legno scuro consumati dalle intemperie. Il giardino era ancora una boscaglia di erba alta, con in mezzo bancali in legno accatastati e qualche rottame in ferro. La porta dell&#8217;ingresso principale era accostata e sent\u00ec una voce entusiasta provenire dall&#8217;interno. &#8220;Rufus! E Giulia? Dove l&#8217;hai lasciata Giulia, eh?!&#8221;<br \/>\n&#8220;E&#8217; permesso?&#8221; Lei avanz\u00f2 lungo un enorme stanzone vuoto, che odorava ancora di pittura per interni. Nel mezzo della parete pi\u00f9 lunga, Mario era accovacciato intorno allo scheletro di una canna fumaria, che stavo ricoprendo con dei mattoni rossi e del cemento liquido.<br \/>\nRufus gli trotterellava intorno incuriosito, annusando ogni oggetto.<br \/>\n&#8220;Avanti, avanti\u2026&#8221; Mario si alz\u00f2 e batt\u00e9 le mani per togliersi la polvere. &#8220;Sono proprio contento che tu sia venuta. Mi fa molto piacere.&#8221; Non riusc\u00ec a trattenere un sorriso largo. Sembrava davvero emozionato di averla l\u00ec.<br \/>\n&#8220;Avevamo bisogno di una gita fuori porta, io e Rufus.&#8221; Giulia alz\u00f2 le spalle allegra. &#8220;Ho portato anche un po&#8217; di cibarie\u2026&#8221; gli mostr\u00f2 le grosse buste di carta tra le sue mani. &#8220;Pizza fatta in casa, crocchette di patate e qualche bibita. Anche una piccola torta al cioccolato.&#8221;<br \/>\nSi guard\u00f2 intorno, nel vuoto assoluto della stanza. &#8220;Ma al momento dove vivi? Dove nascondi il mobilio?&#8221;<br \/>\nMario ridacchi\u00f2. &#8220;Di qua. Vieni, ti faccio vedere.&#8221;<br \/>\nApr\u00ec una porta vetrata sulla sinistra e si ritrovarono in un&#8217;altra sala, con una cucina moderna completa di tutto, compreso un enorme frigorifero a due ante. Saranno almeno dieci metri di superficie, calcol\u00f2 velocemente Giulia stupefatta. La stanza aveva una forma ad L e di fronte al tavolo della cucina, un bel tavolo ampio, si trovava un salottino con un divano, probabilmente un divano letto, not\u00f2 Giulia, un tavolino basso al centro e un comodino di lato, pieno di libri e riviste. Davanti al divano, un mobile basso reggeva un enorme televisore piatto.<br \/>\n&#8220;Davvero un bel posticino&#8221; comment\u00f2 lei, posando le buste di carta sopra il bancone liscio in marmo.<br \/>\n&#8220;Gli impianti sono tutti finiti, riscaldamento, elettrico, c&#8217;\u00e8 anche il fotovoltaico sul tetto&#8221; le spieg\u00f2 Mario con orgoglio. &#8220;Anche i bagni sono a posto, uno con la doccia, l&#8217;altro con doccia e vasca idromassaggio.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ah, vizioso!&#8221; lo canzon\u00f2 lei. Rufus le ciondolava tra le gambe, annusando gli odori che uscivano da quelle buste lass\u00f9.<br \/>\n&#8220;La camere non sono finite, sto terminando i pavimenti in legno al piano di sopra. Poi con calma penser\u00f2 al resto dei mobili.&#8221;<br \/>\n&#8220;E&#8217; davvero un gran bel lavoro, complimenti.&#8221;<br \/>\nMario le apr\u00ec il frigorifero e la aiut\u00f2 a riporre le bibite. &#8220;Diciamo che questa ristrutturazione ti mostra come potrebbe diventare anche la casa di zia Augusta. Se vuoi venderla, puoi far vedere questa agli acquirenti come esempio\u2026&#8221;<br \/>\nGiulia scosse la testa. &#8220;No, sto pensando di tenerla e di accettare la tua offerta, per aiutarmi a sistemarla, dietro compenso si intende. Sono stanca di abitare in citt\u00e0 e non c&#8217;\u00e8 spazio per Rufus nel mio appartamento.&#8221;<br \/>\n&#8220;Quindi terrai anche lui\u2026&#8221; Mario si appoggi\u00f2 alle ante chiuse del frigorifero, sorridendo.<br \/>\n&#8220;Oppure \u00e8 lui che terr\u00e0 me, non l&#8217;ho ancora capito&#8221; Giulia ridacchi\u00f2, mentre Rufus le si strusciava tra le gambe tutto gioioso.<br \/>\n&#8220;Vuoi un caff\u00e8 intanto? La macchinetta espresso \u00e8 nuova, ma collaudata, garantisco.&#8221; Mario si avvicin\u00f2 all&#8217;altra parte della cucina per armeggiare con le cialde e le tazzine. &#8220;Hai mandato poi quel documento all&#8217;assicurazione?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, e ci avevi visto giusto.&#8221; Giulia si accomod\u00f2 in una delle sedie. &#8220;Cos\u00ec subito dopo ho chiamato Leonardo e non \u00e8 stata una telefonata esaltante&#8230; Non credo ci vedremo pi\u00f9.&#8221;<br \/>\n&#8220;Mi spiace.&#8221; Mario le dava le spalle, ma Giulia avrebbe giurato dalla voce che stava ridendo soddisfatto.<br \/>\n&#8220;A me no, non pi\u00f9 di tanto almeno&#8221;, aggiunse lei. &#8220;Mi sento solo stupida per esserci cascata. Forse Rufus aveva capito tutto, molto prima di me.&#8221;<br \/>\nSentendosi nominato, Rufus si pales\u00f2 velocemente tra loro, dopo essere stato in esplorazione altrove.<br \/>\n&#8220;I cani riconoscono subito le persone di cui fidarsi\u2026 &#8221;<br \/>\nRufus fece un salto e si alz\u00f2 sulle zampe posteriori, il suo testone quasi all&#8217;altezza del petto di Mario.<br \/>\n&#8220;Ma quanto intelligente sei tu, eh? Adesso per\u00f2 stai buono gi\u00f9\u2026 che mostro il mio maniero a Giulia, finch\u00e9 la macchinetta si riscalda.&#8221;<br \/>\nFecero il giro di tutta la casa, anche del primo piano. Lei era davvero impressionata da quanto lavoro e tempo lui vi aveva impegnato.<br \/>\nRufus intanto gironzolava per le stanze, annusando ogni angolo, e saltellava su e gi\u00f9 per le scale.<br \/>\nQuando tornarono in cucina, Mario le prepar\u00f2 il caff\u00e8. Un intenso aroma invase la stanza, mentre la macchinetta lo rilasciava sulle tazzine.<br \/>\nRimasero in piedi, uno accanto all&#8217;altro, mentre assaporavano il tepore della bevanda.<br \/>\n&#8220;Aspetta, ho una cosa per te.&#8221; Mario si spost\u00f2, apr\u00ec un cassetto e vi prese qualcosa. Era un sacchettino di velluto rosso.<br \/>\nGiulia lo soppes\u00f2, non era molto pesante. Rovesci\u00f2 il sacchetto e nella mano le cadde un grande ciondolo in legno. Un nuovo portachiavi fatto da lui, un po&#8217; pi\u00f9 grande del precedente. Da una parte erano intagliati due cuori incrociati, l&#8217;uno dentro l&#8217;altro, tinti di rosso lungo la scanalatura, e dall&#8217;altra la sagoma di una casetta, un po&#8217; diversa dall&#8217;altra sul vecchio portachiavi. Questa aveva sia la porta che il camino.<br \/>\n&#8220;Per la nuova casa. Devi cominciare a sentirla tua, a cominciare dalle chiavi&#8221; le sussurr\u00f2 lui.<br \/>\nGiulia rimase senza parole, erano tutte bloccate l\u00ec, tra il cuore e la gola.<br \/>\nMentre cercava qualcosa da dire, Rufus prese la rincorsa dall&#8217;altro salone e urt\u00f2 Giulia con prepotenza, facendola finire addosso a Mario.<br \/>\n&#8220;Rufus!! Cattivo cagnaccio!! Scusami\u2026&#8221; Lei cerc\u00f2 di allontanarsi, ma Mario la trattenne.<br \/>\n&#8220;Rimani qui\u2026&#8221; La abbracci\u00f2 stretta e le baci\u00f2 i capelli sulla nuca.<br \/>\nRestarono cos\u00ec a lungo, con Giulia che ascoltava il battito costante del cuore di Mario.<br \/>\nDopo un sospiro, lei si discost\u00f2 appena, per guardarlo in viso. &#8220;Te ne andrai di nuovo, all&#8217;improvviso, senza dirmi niente?&#8221;<br \/>\n&#8220;No, te lo prometto. Sono tornato per restare.&#8221; Le accarezz\u00f2 i capelli, portandoglieli dietro l&#8217;orecchio. &#8220;Tutto questo, quello che vedi, l&#8217;ho fatto per te. Per noi. Non me ne sono reso conto finch\u00e9 non sei entrata da quella porta oggi&#8230;&#8221;<br \/>\nGiulia si sent\u00ec avvampare. Era una dichiarazione importante quella.<br \/>\nAll&#8217;improvviso Rufus abbai\u00f2 forte. Ringhi\u00f2 basso in direzione di Mario, poi uggiol\u00f2 disperato e di nuovo abbai\u00f2, in una sequenza impaziente.<br \/>\n&#8220;Ma che gli prende adesso?!&#8221; si lament\u00f2 lei.<br \/>\nMario sorrise invece divertito. &#8220;Sta dicendo che devo sbrigarmi\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Sbrigarti? E per cosa?&#8221;<br \/>\n&#8220;Per questo\u2026&#8221; Le affond\u00f2 la mano tra i capelli dietro la nuca e la avvicin\u00f2 ancora di pi\u00f9. Le loro labbra si toccarono, prima lievemente, pi\u00f9 volte, poi con maggiore intensit\u00e0. Alla fine si dischiusero, in un bacio appassionato. A Giulia sembr\u00f2 di essere salita sulla macchina del tempo e di essere nuovamente in quella sera d&#8217;estate, al crepuscolo, abbracciati vicino al muretto della stradina verso casa. Erano le stesse labbra di allora, la stessa bocca che respirava dentro la sua, la stessa lingua che la cercava con insistenza, lo stesso cuore che batteva all&#8217;unisono col suo. Non era cambiato niente, non era passato un solo giorno tra loro.<\/p>\n<p><em>Ho fame. Ho giocato, ho corso, ho saltato. Ho fame. Buio fuori, ora di cena. Accidenti, ho fame.<\/em><br \/>\n<em>Come faccio a staccarli adesso? Con tutta la fatica che ci ho messo poi. Ho fame e non ci sono ciotole in giro.<\/em><br \/>\n<em>Nessun odorino buono. Bah. Che vita da cane mi \u00e8 toccata. Per\u00f2 sono felice. Ho fame, ma sono felice.<\/em><br \/>\n<em>Questa sar\u00e0 casa nostra, io gi\u00e0 lo so. Non c&#8217;\u00e8 ancora la cuccia, ma \u00e8 nostra. Whoff!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2026 Barbara Businaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;idea alla base di questo racconto risale al 19\/10\/2022, in una serata felice sotto la doccia. Giuro. Nel tempo lungo di una doccia bollente, dopo allenamento, con shampoo e balsamo in posa per i capelli, ho pensato il titolo, &#8220;L&#8217;amore mi \u00e8 venuto addosso&#8221;, e immaginato l&#8217;incidente in auto all&#8217;inizio della storia. Ma non era quello l&#8217;amore che si scontrava con la protagonista, c&#8217;era qualcosa di pi\u00f9 profondo proveniente dal suo passato. Sono uscita dal bagno ancora sgocciolante in accappatoio e ho preso il primo foglietto volante dove appuntare e salvare quella storia, prima che volasse via. Poi con calma, ho ricopiato il tutto e segnato anche la data, non so perch\u00e9. Quelle poche righe sono rimaste racchiuse nel quadernetto delle idee fino a gennaio, quando, sfogliandolo casualmente, le ho ritrovate. Quando poco dopo ho cominciato a scriverla, ero anch&#8217;io convinta che quell&#8217;amore &#8220;venuto addosso&#8221; fosse il meccanico dell&#8217;officina, che si imbatte in Giulia quando vi si reca per la riparazione della Panda. Per\u00f2 poi \u00e8 spuntato Rufus tra le pagine e ha sconvolto tutti i miei piani, calpestandoli senza vergogna. Non era prevista la sua presenza e in genere io scrivo pi\u00f9 di gatti, che di cani. Perch\u00e9 di gatti ne ho avuti, mentre i cani li ho sempre coccolati in prestito, nelle case altrui. Forse per questo il Sindacato dei Cani Immaginari me l&#8217;ha recapitato per imporsi sulla mia storia. Dopo aver scritto troppo di gatti, volevano riequilibrare la situazione, mi pare anche giusto. Cos\u00ec me lo sono ritrovato gi\u00e0 a bordo della Panda gialla durante l&#8217;incidente e non capivo perch\u00e9. Alla fine si \u00e8 preso il posto del protagonista maschile, perch\u00e9 \u00e8 proprio lui, Rufus, ad essersi scontrato con Giulia nella prima scena, aver recuperato il portachiavi in legno fatto a mano da Mario e, con l&#8217;insondabile intuizione canina, condurla nuovamente tra quelle braccia sicure. Penso si sia meritato tutta la torta della seconda scena, inserita in onore di un altro mirabile cane di razza boxer, Elliott, autore del misfatto originale e compagno di avventure della mia beta editor.<\/em> \ud83d\ude42<br \/>\n<em>Mi serviva per\u00f2 un oggetto magico che fungesse da collegamento, una sorta di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/MacGuffin\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">MacGuffin<\/a> tra due cuori lontani. Mentre ci pensavo, un collega che ci stava lasciando per un altro posto di lavoro, ci ha regalato un portachiavi in legno, un ciondolo tondo con un quadrifoglio intagliato in entrambe le facciate. Nel ciondolo fatto a mano di Mario per\u00f2 ci ho messo un cuore in una delle facciate, e da l\u00ec tutto ha cominciato a incastrarsi al posto giusto. Portachiavi, cuore, casa, ristrutturazione, un&#8217;eredit\u00e0 improvvisa, con cane compreso nell&#8217;asse ereditario. Sempre tutto per merito di Rufus, sia chiaro (adesso l&#8217;AI di Overview dir\u00e0 che il racconto l&#8217;ha scritto lui, scommettiamo?!) Idealmente, Rufus era qui al mio fianco ad abbaiare rabbioso o uggiolare felice mentre gli leggevo quanto stavo scrivendo. Non sarebbe stato lo stesso, senza di lui.<\/em><br \/>\n<em>La canzone invece \u00e8 stata scelta in corso d&#8217;opera e per puro caso. Stavo ascoltando in questi giorni la discografia di Sabrina Carpenter ed ecco che mi ritrovo sulla strada verso casa, dopo una giornata di lavoro, con questa musica e le parole &#8220;All We Have Is Love&#8221;, tutto quello che abbiamo \u00e8 l&#8217;amore. Ho visto il ciondolo regalato, ho visto la separazione, perch\u00e9 non avevano proprio niente quei due, cos\u00ec giovani. Ho visto anche che era il sottofondo perfetto per l&#8217;ultima scena. &#8220;We could be royalty, king and queen of nowhere, Lose it all, everything, As long as we got you and I, you and me, They can tear this whole house down\u2026 All we have is love&#8221; (trad. Potremmo essere reali, re e regina del nulla, Perdere tutto, ogni cosa, Finch\u00e9 abbiamo tu e io, tu e io, Possono demolire tutta questa casa\u2026 Tutto ci\u00f2 che abbiamo \u00e8 l&#8217;amore)<\/em><br \/>\n<em>E adesso scusate, ma vado a salvare la scatola di cioccolatini dalle sgrinfie di Rufus\u2026<\/em> \ud83d\ude00<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"sabrina carpenter all we have is love - lyrics\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Yc5pRYyia10?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Cagnaccio cattivo! Guarda cosa hai combinato!&#8221; Giulia cominci\u00f2 a raccogliere le scatoline colorate sparse a terra e rimetterle ordinatamente dentro lo scatolone. 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