{"id":30051,"date":"2026-01-27T06:00:10","date_gmt":"2026-01-27T05:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=30051"},"modified":"2026-01-26T22:21:31","modified_gmt":"2026-01-26T21:21:31","slug":"linguaggio-inclusivo-blogger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/linguaggio-inclusivo-blogger\/","title":{"rendered":"Il linguaggio inclusivo <br> tra discriminazioni minori e alibi per agire"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Parlare oscuramente lo sa fare ognuno,<br \/>\nma chiaro pochissimi.<br \/>\nGalileo Galilei, Lettera a Diodati, 18 dicembre 1635<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Finalmente ho potuto seguire un corso sull&#8217;utilizzo del linguaggio inclusivo, in particolare per gli ambienti istituzionali e gli atti amministrativi, condotto senza fanatismi o esagerazioni, ma con cognizione di causa. Tra tutte le giornate di formazione dell&#8217;ultimo anno, in diversi ambiti e competenze, non solo quelle informatiche oramai legate quasi esclusivamente all&#8217;Intelligenza Artificiale, \u00e8 quello che mi ha lasciato maggior entusiasmo e soddisfazione.<br \/>\nAvevo partecipato a diversi webinar e convegni in precedenza, ma mi era sempre rimasta la sensazione di &#8220;fuffa cosmica&#8221;: tante belle parole, onorevole l&#8217;intento, ma nella pratica poi ci perdiamo. Quando esci fuori dal palazzo, nella realt\u00e0 di tutti i giorni, del linguaggio inclusivo nessuno ne sa proprio nulla e gli importa pure di meno, spesso viene confuso con la sola inclusione di sesso o di genere, in altre viene associato alla maggior sensibilit\u00e0 verso le persone con disabilit\u00e0, che non devono pi\u00f9 essere chiamate &#8220;disabili&#8221; o &#8220;diversamente abili&#8221; o &#8220;handicappato&#8221;. Quello del linguaggio inclusivo \u00e8 decisamente un tema molto pi\u00f9 ampio e merita rispetto. Le parole hanno un grande potere: possono sminuire, offendere, denigrare, escludere chiunque, anche se non c&#8217;\u00e8 intenzionalit\u00e0 del gesto.<\/p>\n<p>Il linguaggio inclusivo non considera solo l&#8217;identit\u00e0 di genere, cercando di porre rimedio alla nostra lingua, che per sua natura non \u00e8 neutra: nella lingua italiana, per gli uomini si usa la declinazione maschile e per le donne la declinazione femminile, ma non esistono parole con declinazione neutra. Nonostante l&#8217;Italiano sia forse la lingua neo-latina pi\u00f9 ricca di termini femminili rispetto alle altre, nell&#8217;ultimo secolo si sarebbe affermato un uso maschilista della lingua, preferendo la declinazione maschile anche con valenza generica, come moltitudine di persone di genere differente.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #000080;\">Oggi si cerca di usare un linguaggio inclusivo anche verso altri soggetti fragili,<\/span><\/strong> per costruire forme di comunicazione senza stereotipi, pregiudizi e atti discriminatori nei confronti di determinate categorie di persone: persone con disabilit\u00e0, persone appartenenti a determinate etnie, persone che professano la propria fede religiosa, persone che vivono in uno stato di povert\u00e0. Se vogliamo davvero essere inclusivi, dobbiamo includere proprio tutti questi gruppi.<\/p>\n<p>Volete sapere qual \u00e8 il primo testo inclusivo scritto nel nostro paese? La nostra stessa Costituzione.<br \/>\nPensiamo a quel periodo funesto, dopo una guerra mondiale atroce, con le divisioni che correvano lungo tutto il territorio martoriato. C&#8217;era bisogno di un testo che unisse gli individui, li comprendesse tutti senza alcuna distinzione, li facesse sentire davvero uniti sotto un&#8217;unica bandiera, creando una nuova nazione da quelle macerie. Chi ha scritto la Costituzione aveva questo scopo e c&#8217;\u00e8 riuscito, nonostante nella nostra Lingua Italiana il genere neutro non sia presente e il maschile tenda ad essere maggiormente rappresentato del femminile, soprattutto quando utilizziamo il maschile generico o sovra esteso per considerare tutto il genere umano.<\/p>\n<p>Diciamo infatti che &#8220;L&#8217;uomo \u00e8 andato sulla Luna&#8221; invece di usare la formula pi\u00f9 corretta &#8220;L&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 andata sulla Luna&#8221;. Ma in effetti, dal lato pratico, \u00e8 un uomo quello che ha poggiato il piede sul suolo lunare e una donna lass\u00f9 non c&#8217;\u00e8 ancora mai stata. Anzi, \u00e8 pure stato cancellato dal sito della NASA il nome della prima donna che sarebbe dovuta atterrare sulla Luna nella prossima missione Artemis. Per\u00f2, proprio per rispettare il nuovo corso del linguaggio inclusivo all&#8217;interno dell&#8217;ente spaziale, dal sito della NASA hanno modificato la frase &#8220;Man went to the Moon&#8221; in &#8220;Humans went to the Moon&#8221;. (Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/canale_scienza\/notizie\/spazio_astronomia\/2025\/03\/25\/la-prima-donna-sulla-luna-cancellata-dal-sito-della-nasa-_63bc1e31-4e9c-4d4d-8b1e-b923e269e98f.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Ansa.it<\/em><\/a>) Questo s\u00ec che \u00e8 un grande passo per tutta l&#8217;umanit\u00e0. \ud83d\ude09<\/p>\n<p>La prima ricerca sull&#8217;applicazione del linguaggio inclusivo viene fatta risalire al saggio <a href=\"https:\/\/smfn.web.uniroma1.it\/sites\/default\/files\/IlSessismoNellaLinguaItaliana.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Il sessismo nella Lingua Italiana<\/em><\/a>\u00a0di Alma Sabatini, uno studio del 1987 pubblicato per la Commissione Nazionale per la Parit\u00e0 e le Pari Opportunit\u00e0 tra uomo e donna, che comprendeva delle linee guida per un uso non sessista della lingua italiana, delle raccomandazioni scaturite dall&#8217;analisi del testo dei libri scolastici, dei quotidiani e delle riviste dell&#8217;epoca, anche quelle femminili (se cliccate sul link potete leggerlo e notare come sulla stampa nazionale fossero presenti dissimmetrie grammaticali e semantiche, oltre a pregiudizi e stereotipi sul genere femminile in quell&#8217;epoca). Lo scopo di quel lavoro era soprattutto politico, allacciandosi al movimento femminista e alla ricerca della parit\u00e0 tra i sessi, ma ha avuto il merito di allargare il dibattito al pubblico.<br \/>\nLa <a href=\"https:\/\/www.gazzettaufficiale.it\/eli\/id\/2013\/07\/01\/13G00122\/sg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Legge 77 del 27 giugno 2013<\/em><\/a>\u00a0ha ratificato ed eseguito in Italia la Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d&#8217;Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica) come base normativa contro la discriminazione di genere, sebbene non contenga prescrizioni sull&#8217;uso di determinate forme linguistiche inclusive. Nel 2018 il Consiglio dell&#8217;Unione Europea ha pubblicato delle linee guida sulla <a href=\"https:\/\/op.europa.eu\/it\/publication-detail\/-\/publication\/cef4a4cd-91cb-11eb-b85c-01aa75ed71a1\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Comunicazione inclusiva<\/em><\/a>, per l&#8217;adozione di un linguaggio rispettoso dell&#8217;identit\u00e0 di genere e libero da qualsiasi pregiudizio. <span style=\"color: #000080;\"><strong>Nel frattempo in rete si accendeva il dibattito sull&#8217;utilizzo di simboli (asterisco * , chiocciola @ o schwa \u0259)<\/strong><\/span> come desinenza neutra nella nostra lingua, promosso da linguisti e attivisti come Luca Boschetto e Vera Gheno, mentre gli esperti dell&#8217;Accademia della Crusca esprimevano perplessit\u00e0 per queste soluzioni (per approfondire: <a href=\"https:\/\/accademiadellacrusca.it\/it\/consulenza\/un-asterisco-sul-genere\/4018\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Un asterisco sul genere<\/em><\/a>).<\/p>\n<p>Qualcosa mi disturbava in tutte quelle conversazioni. Mi chiedevo sempre: ma il linguaggio inclusivo fa solo riferimento al genere oppure c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro da considerare? Siamo sicuri di includere nella comunicazione proprio tutti quelli che, per svariati motivi, si sentono esclusi dal nostro linguaggio quotidiano?<br \/>\nUna risposta chiara e concisa l&#8217;ho avuta solo con questo corso: c&#8217;\u00e8 molto altro, eccome se c&#8217;\u00e8. L\u2019inclusione linguistica non riguarda solo il maschile sovraesteso usato per il plurale (voi lettori siete in realt\u00e0 &#8220;lettori e lettrici&#8221; di questo blog), che esclude tanto le donne quanto le persone non binarie (chi non si identifica con nessuno dei due generi o \u00e8 fluido rispetto a questi). Per\u00f2 sono minoranze che non fanno rumore tanto quanto il femminismo o le comunit\u00e0 LGBTQIA+ e allora non interessano a nessuno.<br \/>\nSe vogliamo davvero sviluppare un linguaggio inclusivo, non possiamo accontentarci di qualche vezzoso simbolo disseminato tra il testo. Perch\u00e9 quei simboli non sono &#8220;accessibili&#8221; proprio per alcune persone fragili e alla fine quell&#8217;inclusione fittizia genera altra discriminazione.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Il linguaggio inclusivo nella pratica<\/span><\/h2>\n<p>Per capire come si utilizza nella pratica quotidiana il linguaggio inclusivo, consideriamo due istituzioni autorevoli della mia citt\u00e0, che dopo un&#8217;analisi approfondita al loro interno, basandosi su documenti e comunicazioni, hanno redatto delle linee guida complete (con alcuni esempi pratici sulla modulistica cos\u00ec aggiornata e una bibliografia di approfondimento del tema) per i propri dipendenti, per affiancarli nel complesso lavoro di evolvere la loro scrittura verso una maggiore inclusivit\u00e0:<br \/>\n&#8211; Universit\u00e0 degli Studi di Padova: <a href=\"https:\/\/www.unipd.it\/node\/48451\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>generi e linguaggi &#8211; Linee Guida per un linguaggio amministrativo e istituzionale attento alle differenze di genere<\/em><\/a><br \/>\n&#8211; Comune di Padova, in affiliazione con il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Universit\u00e0 degli Studi di Padova: <a href=\"https:\/\/www.comune.padova.it\/sites\/default\/files\/attachment\/Linee%20guida%20per%20il%20linguaggio%20di%20genere%20nel%20Comune%20di%20Padova.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Linee guida per il linguaggio di genere nel Comune di Padova<\/em><\/a><\/p>\n<p>Sono documenti che mostrano un progetto accurato, tanto di revisione della comunicazione interna ed esterna delle due istituzioni, tanto di formazione ai dipendenti volta a sensibilizzare e aumentare le competenze sul tema. Si \u00e8 partiti da una fase di monitoraggio della situazione esistente e di indagine su eventuali resistenze del personale al cambiamento, si \u00e8 proseguito con la raccolta dei testi rappresentativi e delle modifiche da apportare, redigendo al contempo queste linee guida, per poi terminare con la formazione e la verifica dei risultati dopo alcuni medi dall&#8217;introduzione delle linee guida. Anche diverse aziende private stanno svolgendo lo stesso lavoro.<br \/>\nRiepilogando qui brevemente, ci sono diverse applicazioni del linguaggio inclusivo di genere, suddivise in due macro aree:<\/p>\n<ul>\n<li><strong><span style=\"color: #000080;\">Differenziazione,<\/span><\/strong> quando si distinguono le parole per singolo genere, usando la forma sdoppiata estesa (&#8220;le avvocate e gli avvocati&#8221;), la forma sdoppiata breve per i nomi epiceni (cambia solo l&#8217;articolo che li precede: &#8220;La\/Il Presidente&#8221;), la forma sdoppiata contratta (&#8220;Il\/La sottoscritto\/a&#8221; dei moduli da compilare, dove il maschile si muove in prima posizione) o l&#8217;uso esplicito del femminile quando ci si riferisce ad una donna (&#8220;La Sindaca&#8221; oramai termine sdoganato anche dai mass-media).<\/li>\n<li><strong><span style=\"color: #000080;\">Neutralizzazione,<\/span><\/strong> quando si toglie l&#8217;elemento di genere dal discorso, tramite la forma impersonale con i pronomi indefiniti (&#8220;chi lavora in azienda&#8221; invece di &#8220;i lavoratori&#8221; al maschile), i nomi singolari privi di referenza di genere (&#8220;le persone interessate&#8221;), i nomi collettivi (&#8220;il corpo elettorale&#8221; invece di &#8220;gli elettori&#8221;), la forma passiva della frase (&#8220;la domanda deve essere inviata entro\u2026&#8221; invece di &#8220;i candidati devono inviare la domanda entro\u2026&#8221;), l&#8217;utilizzo di simboli al posto delle desinenze di genere (come lo schwa &#8220;\u0259&#8221; o l&#8217;asterisco &#8220;*&#8221;).<\/li>\n<\/ul>\n<p><a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Linguaggio_inclusivo_tipologie.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-30049\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Linguaggio_inclusivo_tipologie.png\" alt=\"Linguaggio inclusivo - Strategie di applicazione\" width=\"675\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Linguaggio_inclusivo_tipologie.png 1500w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Linguaggio_inclusivo_tipologie-300x200.png 300w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Linguaggio_inclusivo_tipologie-768x512.png 768w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Linguaggio_inclusivo_tipologie-1320x880.png 1320w\" sizes=\"auto, (max-width: 675px) 100vw, 675px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000080;\">Ecco, veniamo appunto ai simboli,<\/span><\/strong> a quelli che anni fa hanno pensato bastasse mettere uno schwa o un asterisco alla fine delle parole per risolvere il problema e fare pure bella figura, come per esempio tutt\u0259, ragazz\u0259 oppure tutt*, ragazz* volendo intendere tutti e tutte, ragazzi e ragazze. Vi piace vincere facile, perch\u00e9 per non discriminare in base al genere, in modo veloce e senza stare l\u00ec a vagliare le conseguenze della vostra scelta, <strong><span style=\"color: #000080;\">avete finito comunque per discriminare le persone fragili, con disabilit\u00e0 visive, neuro divergenti o con dislessia.<\/span><\/strong> Li avete mai considerati?!<br \/>\nLe parole sono come mattoni, possono aiutarci a costruire una comunicazione efficace, ma i simboli sono come picconi che distruggono proprio quel ponte, direttamente alla base.<\/p>\n<p>Queste persone utilizzano gli screen reader, software assistivi che leggono il contenuto dello schermo, documenti, email e pagine web, e lo rendono utilizzabile all&#8217;utente in diversi formati a seconda della disabilit\u00e0, dall&#8217;audio con sintetizzatore vocale al Braille in una periferica dedicata. Gli screen reader non riescono a interpretare n\u00e9 lo schwa n\u00e9 l&#8217;asterisco all&#8217;interno del testo normale, perch\u00e9 sono simboli che in realt\u00e0 hanno sempre avuto un altro utilizzo. Forse un giorno riusciranno ad adeguarsi, ma non risolveremo comunque il problema perch\u00e9 le persone con difficolt\u00e0 cognitive lievi, che possono leggere i testi direttamente senza l&#8217;ausilio degli screen reader, comunque si trovano svantaggiati di fronte a questi simboli, che di fatto appesantiscono la loro lettura e comprensione. Alla faccia dell&#8217;inclusivit\u00e0!<\/p>\n<p>Questo \u00e8 esattamente il motivo per cui non ho partecipato a questa moda di disseminare i miei post di &#8220;e&#8221; rovesciate in ogni angolo o asterischi come stelline sulla pagina: non riesco a leggerli. Non li vedo davvero, il mio cervello li percepisce come elemento di disturbo, come una mosca che si \u00e8 poggiata sopra lo schermo. Mi blocco e rileggo, un paio di volte, prima di afferrare davvero il concetto. Oppure, se sono particolarmente stanca, mi si nasconde la parola intera che comprende quel simbolo, vanificando comprensione e riflessione del testo. Non \u00e8 come un errore di stampa, una\u00a0&#8220;v&#8221; al posto di una &#8220;u&#8221; che il mio cervello sostituisce in\u00a0automatico. No, quel trucchetto non funziona. Cos\u00ec alla fine non leggo pi\u00f9 quelle newsletter e quei blog che avevano infarcito i loro testi di simboli &#8220;inclusivi&#8221;. Apprezzabile l&#8217;intenzione, pessimo il risultato. Se non riesco a leggerli io, come posso propinarli alle lettrici e ai lettori di questo blog? (e si noti la forma sdoppiata estesa) Per approfondire il tema vi consiglio questo articolo: \u200b<a href=\"https:\/\/sitiaccessibili.it\/blog\/l-accessibilita-digitale-e-uno-strumento-l-inclusivita-un-modo-di-pensare\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L\u2019accessibilit\u00e0 digitale \u00e8 uno strumento, l\u2019inclusivit\u00e0 un modo di pensare<\/em><\/a><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000080;\">A livello istituzionale, l&#8217;uso dei simboli \u00e8 assolutamente deprecato proprio per questo motivo.<\/span><\/strong> Sopravvive ancora invece in qualche luogo della rete, un po&#8217; per politica, un po&#8217; per status symbol (<em>symbol<\/em>, appunto \ud83d\ude1b ). Se cerchi di far notare come questo tentativo di inclusione di una minoranza sia in realt\u00e0 esclusione di un&#8217;altra minoranza, le risposte sono stizzite e talvolta pure vaghe. Di recente mi \u00e8 capitato di incrociare su Facebook un post di condivisione di un articolo, anche interessante, sullo stato dell&#8217;editoria italiana. Per\u00f2 il testo conteneva simboli, misti per altro, un po&#8217; \u0259 (lo schwa appunto) e di \u025c (vocale centrale semiaperta non arrotondata, come il suono &#8220;er&#8221; nella parola inglese bird) messi a casaccio, senza seguire una pseudo regola grammaticale precisa. Qualcuno l&#8217;ha fatto notare, che lo schwa non va pi\u00f9 di moda, ma soprattutto che quel linguaggio discrimina le persone con disabilit\u00e0, che non riconoscono le parole o non possono audioleggere quell&#8217;articolo con uno screen reader. L&#8217;autrice ha replicato che \u00e8 stanca dei maschili sovraestesi e che semmai sono i software di trascrizione vocale (e quindi tu, persona con disabilit\u00e0) a doversi adeguare. Per\u00f2, che inclusione!<\/p>\n<p>Questo dimostra come la questione del linguaggio inclusivo sia trattato da alcuni pi\u00f9 come un vezzo artistico che un argomento reale da approfondire con cura. La contrapposizione non \u00e8 dicotomica tra l&#8217;uso dei simboli e il maschile generico, e chi scrive dovrebbe saperlo benissimo. Come spiegano bene diverse linee guida, comprese quelle da me citate sopra, possiamo rovesciare le frasi, usare pronomi indefiniti, termini e nomi collettivi opachi rispetto al genere, usare la seconda persona, la forma impersonale o quella passiva per evitare la parole scomode. In secondo, non si conosce affatto il mercato terribilmente costoso degli screen reader, senza contare che adeguarli con la pronuncia di un suono neutro non aiuterebbe comunque la comprensione delle persone con particolari disabilit\u00e0 cognitive.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #000080;\">Alla fine, si perde pure il punto focale del tutto: la comunicazione.<\/span><\/strong> Si scrive non per compiacere se stessi, ma per comunicare verso qualcun altro, in uno scambio di informazioni e riflessioni tra chi scrive e chi legge. Non ci possiamo lamentare che il nostro messaggio non arrivi ovunque, se decidiamo di usare un linguaggio non accessibile a tutti.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Alle parole devono seguire i fatti<\/span><\/h2>\n<p>La motivazione potente per l&#8217;adozione di un linguaggio inclusivo \u00e8 <strong><span style=\"color: #000080;\">la convinzione che i comportamenti umani possano essere modificati dalle specifiche parole che si utilizzano per comunicare.<\/span><\/strong> Il nostro pensiero e la nostra comprensione della realt\u00e0 sono influenzati dal modo in cui il linguaggio ci rappresenta determinati concetti: la nostra lingua italiana, concependo nella sua grammatica solo i generi maschile e femminile, ci obbliga quasi a pensare che non esista niente altro oltre queste due categorie determinate.<br \/>\nL&#8217;idea che il linguaggio influenzi il comportamento viene chiamata <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ipotesi_di_Sapir-Whorf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>&#8220;ipotesi Sapir-Whorf&#8221;<\/em><\/a>, dal nome del linguista Edward Sapir e del suo allievo, e poi successore in cattedra, Benjamin Lee Whorf. Conosciuta anche come ipotesi della relativit\u00e0 linguistica, afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano \u00e8 influenzato dalla lingua che parla. Se il nostro pensiero si sviluppa con il linguaggio che usiamo, viceversa modificando il linguaggio possiamo anche modificare il pensiero stesso (e da qui il nostro comportamento sociale). Quindi adottare un linguaggio inclusivo per determinate categorie di persone, che finora si sono sentire escluse, discriminate e pure offese dai nostri comportamenti quotidiani, dovrebbe aiutarci a migliorare l&#8217;atteggiamento e la considerazione nei loro confronti.<\/p>\n<p>Un esempio che viene citato spesso nei corsi sul linguaggio inclusivo di genere \u00e8 quello dell&#8217;annuncio di lavoro, dove per il profilo ricercato viene scritto solo il termine &#8220;un ingegnere&#8221; al maschile e di conseguenza si presentano alla selezione un numero inferiore di donne, nonostante ci siano pi\u00f9 donne laureate in Ingegneria, pure con voti migliori, ancora alla ricerca di un posto di lavoro. Quindi la soluzione sarebbe di modificare l&#8217;annuncio di lavoro, esplicitando &#8220;un ingegnere o una ingegnera&#8221; (dal 2023 l&#8217;uso del femminile &#8220;ingegnera&#8221; \u00e8 stato validato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e dalla Accademia della Crusca come forma grammaticalmente corretta, tanto che viene utilizzato anche nei timbri per le professioniste). Ma il problema \u00e8 davvero il linguaggio utilizzato nell&#8217;annuncio o la societ\u00e0 che costringe ancora le donne a scegliere tra lavoro e cura dei figli?!<\/p>\n<p>Anche quando le persone sono occupate stabilmente all&#8217;interno di un&#8217;azienda, il loro percorso lavorativo rischia di essere limitato da valutazioni che non dipendono n\u00e9 dalla produttivit\u00e0 n\u00e9 dalla performance: si parla allora di <em>Glass ceiling<\/em> (traduzione letterale: soffitto di cristallo), una metafora per indicare <strong><span style=\"color: #000080;\">una barriera invisibile che blocca l&#8217;avanzamento di carriera alle posizioni elevate per discriminazioni di diversa natura<\/span><\/strong>, proprio come un cristallo da infrangere per salire ai piani alti. Qui in Italia viene spesso riferito agli ostacoli che impediscono alle donne di raggiungere i livelli dirigenziali nel proprio lavoro, osservando la discrepanza tra il numero di donne laureate e il numero di donne in posti dirigenziali. Come se competenze, esperienza e meriti conseguiti sul campo non avessero alcun valore rispetto a pregiudizi, stereotipi di genere e cultura aziendale tradizionalmente maschile. Siamo davvero convinti sia una questione di parole oppure le donne rinunciano all&#8217;avanzamento di carriera, rinunciano persino a chiederlo conoscendo i sacrifici che comporta, per dedicare maggior tempo alla famiglia?<br \/>\nDove sono gli asili nido aziendali, visto che quelli statali non coprono assolutamente il fabbisogno nazionale? Perch\u00e9 non vengono imposti per legge alle aziende, sul totale del personale assunto, senza distinzione di genere? Perch\u00e9 le donne devono sacrificare se stesse e lottare ogni giorno per bilanciare il difficile equilibrio casa-lavoro?<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000080;\">Le parole sono importanti, ma alle parole devono seguire fatti concreti.<\/span><\/strong> Si devono attuare politiche adatte allo scopo, promulgare leggi che non mostrino solo un vano intento ma un vero impegno sul campo, soprattutto si deve governare un cambiamento strutturale nelle aziende. Non pu\u00f2 essere che una dipendente venga penalizzata perch\u00e9 durante l&#8217;anno \u00e8 rimasta a casa qualche giorno in pi\u00f9 del collega maschio per seguire la malattia dei propri figli. La produttivit\u00e0 di chi lavora non \u00e8 direttamente proporzionale alla presenza in ufficio. Nemmeno chi regala ore di straordinario dovrebbe essere premiato, se poi risulta che in realt\u00e0 impiega il doppio del tempo per quello che gli altri concludono nel consueto orario di lavoro.<br \/>\nSolo quando le donne saranno nelle condizioni di lavorare senza ansie per la cura dei figli, o dei genitori anziani perch\u00e9 anche questo viene spesso demandato alla figura femminile di casa, allora non dovremo nemmeno romperlo quel soffitto di cristallo, semplicemente si dissolver\u00e0 da solo nell&#8217;aria in una nuvola di polvere fina.<br \/>\nQui mi sono occupata di ci\u00f2 che conosco meglio e ahim\u00e8 osservo tutti i giorni come donna, ma il Glass ceiling non si applica solo alla discriminazione di genere: gli stessi concetti valgono anche per le minoranze razziali, le persone con disabilit\u00e0, che raramente hanno gli strumenti adeguati alla loro condizione per lavorare, e i lavoratori maturi (generalmente sopra i 50 anni), che sono considerati pi\u00f9 un peso che un valore per l&#8217;azienda.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, riprendendo l&#8217;ipotesi Sapir-Whorf sopra citata, modificare il nostro linguaggio non ci assicura di modificare davvero i nostri comportamenti. In una delle ultime lettere scritte proprio dall&#8217;ingegner Benjamin Lee Whorf (era infatti ingegnere chimico di mestiere, ma antropologo e linguista per passione), ammise che <strong><span style=\"color: #000080;\">il linguaggio \u00e8 solamente uno dei fattori che contribuiscono allo sviluppo della cognizione umana.<\/span><\/strong> A formare il comportamento degli individui sono altrettanto importanti il contesto culturale, l&#8217;ambiente fisico circostante, l&#8217;interazione sociale. Prima ancora di essere quello che parliamo, siamo quello che viviamo. (Fonte: <a href=\"https:\/\/www.iltascabile.com\/scienze\/lingua-pensiero-realta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Le lingue modificano il modo in cui guardiamo il mondo?<\/em><\/a>)<br \/>\nEcco che le parole devono essere accompagnate da azioni tangibili, da interventi nel nostro habitat quotidiano, altrimenti il linguaggio inclusivo diventa solo un alibi per le coscienze sporche, una scusa per non agire mai davvero.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">E se avete dubbi, consultate Dubby!<\/span><\/h2>\n<p>Uno dei progetti interessanti che mi hanno segnalato per il linguaggio inclusivo \u00e8 il portale <a href=\"https:\/\/www.dubby.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>dubby.it<\/em><\/a>, il vocabolario dell&#8217;inclusione realizzato da Sky in collaborazione con <a href=\"https:\/\/www.paroleostili.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Parole O_Stili<\/em><\/a> (quelli del <a href=\"https:\/\/www.paroleostili.it\/manifesto-della-comunicazione-non-ostile\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Manifesto della comunicazione non ostile<\/em><\/a>, ve lo ricordate?) Questo \u00e8 un vocabolario condiviso, sempre in evoluzione perch\u00e9 le parole si aggiornano, se ne aggiungono di nuove, migliorano (o peggiorano) i loro significati, per combattere gli stereotipi nella nostra lingua, trasformare il &#8220;dubbio&#8221; in &#8220;responsabilit\u00e0&#8221;: esiste un modo pi\u00f9 rispettoso per dire questa cosa, definire questo concetto? sto usando la parola giusta per questa persona o condizione?<br \/>\n<strong><span style=\"color: #000080;\">Dubby \u00e8 uno strumento digitale gratuito e accessibile<\/span><\/strong> (il suo font \u00e8 stato sviluppato per essere leggibile anche da chi ha un disturbo specifico dell\u2019apprendimento &#8211; gi\u00e0, loro ne hanno tenuto conto, chapeau!) per aiutare chi scrive e chi parla in pubblico a scegliere parole pi\u00f9 consapevoli. Su Dubby ogni termine viene spiegato con chiarezza, specificando l&#8217;ambito di discussione (Salute, Generale, Et\u00e0, Multiculturalit\u00e0, Lavoro, LGBTQIA+, Razzismo, Disabilit\u00e0, Genere, Migrazione) e indicandone con un semaforo la qualit\u00e0 rispetto all&#8217;inclusione: verde per &#8220;Inclusivo&#8221;, arancione per &#8220;Da usare con attenzione&#8221; o rosso per &#8220;Ostile&#8221;. Sotto alla parola vengono elencati anche gli altri termini correlati, indicando la qualit\u00e0 di questi altri per capire se sono utilizzabili come sostituzione.<br \/>\nPer esempio, la parola &#8220;boomer&#8221; ha perso il suo significato di riferirsi a una determinata generazione, i nati durante il &#8220;baby boom&#8221; del secondo dopoguerra, per rivestirsi di una connotazione negativa, verso una persona considerata vecchia per idee o mentalit\u00e0, talvolta usata proprio come discriminazione per chi ha opinioni differenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.dubby.it\/Boomer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-30047\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Boomer_Dubby_Inclusione.png\" alt=\"Dubby - Il vocabolario dell'inclusione\" width=\"650\" height=\"471\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Boomer_Dubby_Inclusione.png 1500w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Boomer_Dubby_Inclusione-300x217.png 300w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Boomer_Dubby_Inclusione-768x556.png 768w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Boomer_Dubby_Inclusione-1320x956.png 1320w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Per approfondire ulteriormente la questione sul linguaggio inclusivo, consiglio soprattutto la lettura degli articoli, le interviste e la rassegna stampa dell&#8217;Accademia della Crusca, che ha prontamente raggruppato tutto in un&#8217;unica sezione: <a href=\"https:\/\/accademiadellacrusca.it\/it\/contenuti\/titolo\/16406\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L&#8217;Accademia della Crusca e la questione del genere nella lingua<\/em><\/a><\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">La mia scelta sul blog<\/span><\/h2>\n<p>Sono consapevole della mia difficolt\u00e0 tanto a leggere i simboli adottati da altri, quanto a modificare il mio linguaggio per renderlo maggiormente inclusivo. <strong><span style=\"color: #000080;\">La mia generazione soffre certamente dell&#8217;uso preponderante del maschile sovraesteso<\/span><\/strong>, \u00e8 un&#8217;abitudine cristallizzata nella nostra mente, nemmeno ce ne accorgiamo pi\u00f9. Essere consci della questione \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un aiuto, ma temo non sar\u00e0 sufficiente per la nostra scrittura. Questa evoluzione dovr\u00e0 passare per i giovani, per le scuole primarie e secondarie, e confido molto in loro. Quando parlo con i miei nipotini, perch\u00e9 sono la zia giocherellona preferita dei bimbi delle mie amiche, mi accorgo di come siano gi\u00e0 anni luce avanti rispetto ai miei tempi e ne vado molto orgogliosa. Mi scopro ad imparare sempre molto dai bambini.<br \/>\nQuello che posso fare qui sul blog \u00e8 prima di tutto una dichiarazione di intenti. Non posso correggere tutti gli articoli gi\u00e0 pubblicati, sarebbe un lavoro immane e non saprei nemmeno come velocizzarlo, allora ho aggiunto un paragrafo sul <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/disclaimer\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Disclaimer<\/em><\/a> del sito:<\/p>\n<p><em>Quando in questo blog, unicamente a scopo di semplificazione, \u00e8 usato il maschile (ad esempio: i lettori) la forma \u00e8 da intendersi riferita in maniera inclusiva a tutte le persone, senza alcuna distinzione o discriminante (per lo stesso esempio: tutte le persone che leggono questo blog). Non vengono utilizzati simboli, come schwa o asterisco, per sostituire le desinenze di genere maschile e femminile perch\u00e9 rendono inaccessibili i contenuti alle persone fragili che li leggono tramite software assistivi o screen reader.<\/em><\/p>\n<p>Poi una curiosit\u00e0 per voi: <strong><span style=\"color: #000080;\">lo sapete qual \u00e8 l&#8217;unico vero linguaggio inclusivo a nostra disposizione?<\/span><\/strong><br \/>\nLa lingua dei segni che comunica i significati (non possiamo chiamarli proprio &#8220;parole&#8221;) attraverso un sistema codificato di segni delle mani, delle espressioni del viso (che rappresentano lo &#8220;stile&#8221; di comunicazione) e dei movimenti del corpo (che esprimono i diversi &#8220;sentimenti&#8221; della comunicazione, quando il segno \u00e8 lo stesso ma il significato \u00e8 differente). Questa lingua \u00e8 utilizzata dalle comunit\u00e0 dei &#8220;segnanti&#8221;, a cui appartengono in maggioranza persone con disabilit\u00e0 uditiva. Nella lingua dei segni non esistono le parole &#8220;professore&#8221; e &#8220;professoressa&#8221;, ma il segno che indica &#8220;colui che insegna&#8221;. Nessun segno ha una declinazione di genere, perch\u00e9 punta all&#8217;azione, non a chi la fa.<br \/>\nConoscete la provenienza della lingua dei segni? Sono stati i nativi americani i primi a svilupparla, perch\u00e9 era l&#8217;unico modo di comunicare in distanza, visivamente, tra le diverse trib\u00f9, puntando a forme e cose che fossero subito riconoscibili. Erano molto pi\u00f9 evoluti dei loro conquistatori. \ud83d\ude42<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Ma tu come ti senti?<\/span><\/h2>\n<p>Tempo fa qualcuno mi fece notare che, in un lungo commento scritto, mi ero riferita a me stessa come &#8220;un informatico&#8221;, al maschile. Mi \u00e8 venuto spontaneo, ma per quale motivo? Beh, non riesco a definirmi &#8220;un&#8217;informatica&#8221; perch\u00e9 la parola al femminile \u00e8 la materia stessa (e trovo meraviglioso che tutte le materie insegnate all&#8217;uomo &#8211; pardon, all&#8217;umanit\u00e0 &#8211; siano declinate al femminile). Soprattutto sul luogo di lavoro io mi sento &#8220;un informatico&#8221;, penso e agisco al maschile (questo &#8220;al maschile&#8221; potrebbe sembrare uno stereotipo perpetrato dalle generazioni precedenti), anche se il pi\u00f9 delle volte vesto in rosa Barbie, senza proprio nascondere la mia femminilit\u00e0. Potrei forse considerarmi &#8220;una consulente informatica&#8221;, ma nel nostro settore &#8220;consulente&#8221; \u00e8 diventato un termine dispregiativo, usato per chi finge di saper tutto e al lato pratico non sa proprio niente. Nell&#8217;informatica poi l&#8217;Inglese \u00e8 la vera lingua madre (uhm, dovrei forse dire lingua padre adesso?!) e l\u00ec il problema non si pone proprio, perch\u00e9 l&#8217;Inglese usa definizioni neutre, come &#8220;IT specialist&#8221; senza alcuna desinenza di genere. Non mi sento discriminata se qualcuno, in italiano, usa il termine &#8220;informatico&#8221; al maschile, dentro di me assume l&#8217;accezione di un termine neutro. Ma capisco che per altre persone questo possa essere un problema.<\/p>\n<p>Mi rendo conto che il linguaggio inclusivo deve essere insegnato fin da piccoli, dai primi giochi tutti insieme all&#8217;asilo. <strong><span style=\"color: #000080;\">Questo \u00e8 un cambiamento che deve partire dalle scuole<\/span><\/strong>, perch\u00e9 spesso le famiglie imparano nuove forme di comunicazione e nuovi concetti del vivere civile proprio dai loro bambini e bambine, che sono ancora una mente aperta, da formare, non gi\u00e0 configurata e &#8220;bloccata&#8221; come la generazione precedente. Quand&#8217;era arrabbiata, mia madre mi ricordava che lei ai suoi genitori era obbligata a dare del &#8220;voi&#8221;, mica tutta questa confidenza dei nostri giorni. Per me invece era normale usare il &#8220;tu&#8221; verso i miei genitori, mi sembra inconcepibile l&#8217;uso del &#8220;voi&#8221;.<br \/>\nChi oggi \u00e8 tra i banchi di scuola sta costruendo la vera rivoluzione che li proietter\u00e0 verso il futuro, speriamo ancora migliore del nostro. \ud83d\ude42<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi. Galileo Galilei, Lettera a Diodati, 18 dicembre 1635 &nbsp; Finalmente ho potuto seguire un corso sull&#8217;utilizzo del linguaggio inclusivo, in particolare per gli ambienti istituzionali e gli atti amministrativi, condotto senza fanatismi o esagerazioni, ma con cognizione di causa. 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