{"id":29738,"date":"2025-02-06T06:00:05","date_gmt":"2025-02-06T05:00:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=29738"},"modified":"2025-02-05T22:48:28","modified_gmt":"2025-02-05T21:48:28","slug":"15-minuti-virginia-valian","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/15-minuti-virginia-valian\/","title":{"rendered":"Il potere di 15 minuti"},"content":{"rendered":"<p>Dall&#8217;inizio di questo anno sto cercando di focalizzarmi sulla parola Kayak, una delle nuove <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/tre-parole-per-una-rotta-2025\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Tre parole per una rotta<\/em><\/a>\u00a0scelte per orientarmi nella vita, nel lavoro e soprattutto nella mia scrittura.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #000080;\">Il concetto che si porta dietro il Kayak \u00e8 alquanto semplice e immediato da visualizzare<\/span><\/strong>: stiamo percorrendo il fiume della nostra esistenza, impegnati in diverse attivit\u00e0, tra progetti e aspirazioni. Abbiamo anche una direzione ben precisa in mente, ma talvolta le rapide ci trascinano fuori dalla nostra rotta. Allora occorre una pagaiata per riportare il Kayak sul percorso corretto per la nostra destinazione.<br \/>\nLa meta che voglio raggiungere io \u00e8 il termine della prima stesura di quel romanzetto lasciato a lungo da parte, in attesa di essere abbastanza serena e tranquilla per completarlo. Ma sono in mezzo al fiume dentro un Kayak, e quella tranquillit\u00e0 che immagino non arriver\u00e0 mai. Quindi devo ricordarmi ogni tanto di muovere la pagaia e occuparmi lo stesso di quel romanzetto.<\/p>\n<p>Il primo risultato di questo nuovo modo di agire \u00e8 stato di rendere visibile ai miei occhi il lavoro in attesa.<br \/>\nAverlo messo in un angolo, fisicamente con il blocco degli appunti dentro una scatola e idealmente con il file dentro il computer, l&#8217;ha in qualche modo relegato come attivit\u00e0 in attesa di un futuro per niente prossimo. La mia memoria a brevissimo termine ha fatto il resto&#8230;<br \/>\nCos\u00ec ho stampato il manoscritto, quello che ho scritto finora, partendo dall&#8217;enorme riorganizzazione della mia partecipazione al <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/nanowrimo2018-vittoria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>NaNoWriMo<\/em><\/a> del 2018 (rendermi conto di quanto tempo \u00e8 passato \u00e8 una stilettata al cuore).<br \/>\nPer altro mi sono dimenticata di configurare la stampa di due pagine in un solo foglio, o di ridurre quanto meno la dimensione del carattere, cos\u00ec ho ammucchiato un bel blocchetto di carta, con molto spazio tra le righe per ulteriori appunti.<br \/>\nVederlo l\u00ec, sopra la scrivania, col titolo in evidenza sulla prima pagina, mi aiuta parecchio. Quando c&#8217;era solamente il quaderno degli appunti, con una copertina qualsiasi, non focalizzavo l&#8217;impegno preso con me stessa. Questo invece \u00e8 un promemoria perfetto del mio progetto.<\/p>\n<p>Subito dopo, con un&#8217;altra pagaiata, ho cominciato a lavorare sulla struttura, al momento incompleta, della storia.<br \/>\nCome ho spiegato in un altro post, <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/come-scrivo-io\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Dall\u2019idea alla storia. Come scrivo io<\/em><\/a>, ho bisogno di avere ben chiaro tutto quello che accade ai miei protagonisti, lasciando da parte solo dettagli o sotto trame, prima di cominciare a scrivere.<br \/>\nMi ero organizzata con uno storyboard cartaceo, tre fogli in formato A3, attaccati dal lato lungo, per formare un enorme tabellone pieghevole da utilizzare come una lunga linea temporale della narrazione. Qui avevo iniziato ad appiccicare diversi post-it colorati a rappresentare le diverse scene o momenti importanti della storia. Ero riuscita pure a rimediare un colore differente per ogni tipologia, con il conflitto segnalato dal giallo e gli incontri importanti, quelli da &#8220;cuore che perde un battito&#8221;, in fucsia acceso.<br \/>\nLo strumento per\u00f2 non mi \u00e8 congeniale: \u00e8 troppo grande quando steso, cos\u00ec deve essere ripiegato ogni volta perch\u00e9 non ho uno spazio per lasciarlo aperto e se devo lavorarci fuori casa non \u00e8 affatto comodo. Ho capito che mi occorreva uno strumento online.<br \/>\nMi sono presa del tempo per verificare diverse idee, cercando qualcosa che potesse comunque ricalcare l&#8217;idea di quei post-it. Non ho trovato niente che rispondesse bene alle mie esigenze e ho dovuto adattarmi un pochino, ma sembra comunque funzionare.<\/p>\n<p>Dunque, sono proprio a bordo del Kayak e ogni tanto uso la pagaia per andare pi\u00f9 avanti nel mio percorso.<br \/>\nSono per\u00f2 ancora nella parte iniziale, quella pi\u00f9 pratica se vogliamo, che posso spezzare in pi\u00f9 sessioni senza perdermi troppo. Ma come sar\u00e0 dopo, quando dovr\u00f2 mettermi proprio a scrivere (o riscrivere in alcuni momenti) scene e capitoli? <strong><span style=\"color: #000080;\">Lavorarci una volta ogni tanto, quando avr\u00f2 un po&#8217; di spazio, sar\u00e0 sufficiente?<\/span><\/strong> S\u00ec, una pagaiata oggi \u00e8 sempre meglio di niente, ma quando ci metter\u00f2 a finire in questo modo? Non rischier\u00f2 di bloccarmi nuovamente, in attesa di un periodo pi\u00f9 quieto?!<\/p>\n<p>Mi stavo lambiccando con tutto questo, quando per caso ritrovo una vecchia newsletter di <a href=\"https:\/\/www.oliverburkeman.com\/the-imperfectionist\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>The Imperfectionist<\/em><\/a>\u00a0di Oliver Burkeman, scrittore e giornalista britannico, scriveva per il quotidiano The Guardian la rubrica settimanale <em>This Column Will Change Your Life<\/em>, la mia preferita, che potete ancora leggere tradotta sul nostro <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/autori\/oliver-burkeman\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Internazionale<\/em><\/a>.<br \/>\nQui veniva citato un vecchio saggio del 1977 che ancora non avevo letto, ma il cui tema spiegato da Oliver Burkeman non mi aveva lasciato indifferente (per questo avevo conservato quella mail): come riuscire a scrivere la tesi di un dottorato di ricerca con solo 15 minuti al giorno.<br \/>\nCaspita! Vuoi non trovarli 15 minuti ogni giorno? Appena il tempo di un caff\u00e8 al bar!<br \/>\n<strong><span style=\"color: #000080;\">Ma davvero si pu\u00f2 scrivere un testo lungo e articolato con soli 15 minuti al giorno?!<\/span><\/strong><br \/>\nPare proprio di s\u00ec&#8230; \ud83d\ude09<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-29737\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Working_It_Out_Virginia_Valian_cover.jpg\" alt=\"Working It Out - Virginia Valian\" width=\"375\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Working_It_Out_Virginia_Valian_cover.jpg 375w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Working_It_Out_Virginia_Valian_cover-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px\" \/><\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Imparare a lavorare<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000080;\">di Virginia Valian<\/span><\/h2>\n<p>Non \u00e8 molto conosciuta qui in Italia, ma <strong><span style=\"color: #000080;\">Virginia Valian \u00e8 una psicolinguista americana,<\/span><\/strong> scienziata cognitiva e teorica delle differenze tra uomini e donne nel successo professionale. E&#8217; un professore illustre presso l&#8217;Hunter College di New York e membro delle facolt\u00e0 di dottorato di Psicologia, Linguistica e Scienze del linguaggio e dell&#8217;udito presso il CUNY Graduate Center. <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Virginia_Valian\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Virginia Valian<\/em><\/a>\u00a0dirige il Language Acquisition Research Center (LARC) e il Gender Equity Project (GEP), entrambi presso l&#8217;Hunter College. Nell&#8217;equit\u00e0 di genere Valian conduce ricerche sulle ragioni alla base del lento avanzamento delle donne nelle professioni e propone rimedi per individui e istituzioni. \u00c8 autrice di <a href=\"https:\/\/www.amazon.com\/Why-So-Slow-Advancement-Women\/dp\/0262720310\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Why so slow? The advancement of women<\/em><\/a>\u00a0(trad. Perch\u00e9 tanta lentezza? L&#8217;avanzamento delle donne) e coautrice di <a href=\"https:\/\/www.amazon.com\/Inclusive-Academy-Achieving-Diversity-Excellence\/dp\/026203784X\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>An inclusive academy: Achieving diversity and excellence<\/em><\/a>\u00a0(trad. Un&#8217;accademia inclusiva: Raggiungere la diversit\u00e0 e l&#8217;eccellenza). Per il suo lavoro sull&#8217;equit\u00e0 di genere, Valian ha ricevuto il Betty Vetter Award for Research 2006 ed \u00e8 diventata membro eletto dell&#8217;American Academy of Arts and Sciences nel 2023.<\/p>\n<p>Nel 1977 Virginia Valian collabora alla stesura del libro <em>Working It Out: 23 Women Writers, Artists, Scientists, and Scholars Talk About Their Lives and Work<\/em> (trad. Lavorando fuori: 23 donne scrittrici, artiste, scienziate e studiose raccontano la loro vita e il loro lavoro) con una propria breve ma illuminante riflessione. All&#8217;epoca aveva 34 anni, una carriera avviata e stava cercando di terminare la tesi al termine del dottorato di ricerca, ma continuava a procrastinare quell&#8217;attivit\u00e0. <strong><span style=\"color: #000080;\">L&#8217;ansia e il panico le impedivano di sedersi alla scrivania e dare significato ai tanti anni di studio.<\/span><\/strong> Questo suo breve saggio <em>Learning to Work<\/em> (trad. Imparare a lavorare) racconta come \u00e8 riuscita a trovare un metodo proficuo, lavorare soli 15 minuti al giorno, e concludere finalmente la scrittura della sua tesi. Perch\u00e9 15 minuti sono pur sempre qualcosa, se li metti tutti insieme!<\/p>\n<p>Con <em>Learning to Work<\/em>, Virginia Valian si rivolge innanzitutto alle persone con problemi di lavoro, dove &#8220;lavoro&#8221; qui ha un&#8217;accezione molto ampia secondo il termine inglese &#8220;work&#8221;, comprendendo anche la scrittura. Persone che, come lei durante quel periodo, non riescono a concentrarsi molto o non lavorano in maniera efficace come invece vorrebbero. L&#8217;articolo \u00e8 originale, acuto e divertente, scoprendo persino che il lavoro mentale ha molto in comune con il sesso, un processo fisiologico naturale, che pu\u00f2 essere divertente, con la soddisfazione personale come punto finale naturale. \ud83d\ude09<br \/>\n<strong><span style=\"color: #000080;\">Ci\u00f2 che ci offre Virginia Valian \u00e8 un modo distaccato di esaminare le emozioni legate al lavoro<\/span><\/strong> e alcuni strumenti pratici per lavorare, nonostante queste difficolt\u00e0. Non elimina i nostri dubbi sul futuro, non risolve i nostri conflitti interiori, non spazza via le nostre ansie e non cancella i nostri momenti di paralisi mentale. Per\u00f2 ci regala un esempio e una possibilit\u00e0 di provarci, a volte basta solo questo.<\/p>\n<p>Potete leggere l&#8217;articolo originale in lingua inglese gratuitamente sul sito dell&#8217;autrice <a href=\"https:\/\/www.virginiavalian.org\/publications\/work\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>virginiavalian.org<\/em><\/a>, in questo estratto dal libro: <a href=\"https:\/\/static1.squarespace.com\/static\/5b3a3c2596e76feeba40905e\/t\/5b46366570a6add65490e050\/1531328102222\/1977workingItOut.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Reflections on &#8220;Learning to Work&#8221;<\/em><\/a><br \/>\nSiccome per la mia scrittura mi ritrovo esattamente nelle sue condizioni, ero troppo curiosa di comprendere bene come ne fosse uscita lei. Cos\u00ec mi sono tradotta tutto il testo a parte, ma qui vi riporter\u00f2 solo la parte pi\u00f9 significativa, riepilogando il suo metodo di lavoro in soli 15 minuti al giorno.<br \/>\nQuali sono le regole per mantenersi costanti nella pratica? Perch\u00e9 15 minuti sono davvero pochi, ma talvolta fuggono via veloci.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-29736\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Virginia_Valian_photo_credit_Alex_Irklievski.png\" alt=\"Virginia Valian - photo credit Alex Irklievski\" width=\"438\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Virginia_Valian_photo_credit_Alex_Irklievski.png 650w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Virginia_Valian_photo_credit_Alex_Irklievski-263x300.png 263w\" sizes=\"auto, (max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Foto originale <a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Virginia_Valian_photo_credit_Alex_Irklievski.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cDistinguished Professor Virginia Valian, 04\/25\/2023\u201d<\/a> di Alex Irklievski<br \/>\n<a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\/\" rel=\"license\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border-width: 0;\" src=\"https:\/\/mirrors.creativecommons.org\/presskit\/buttons\/88x31\/png\/by-sa.png\" alt=\"Creative Commons License\" width=\"88\" height=\"31\" \/><\/a> <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\/\" rel=\"license\">Alcuni diritti sono riservati<\/a>.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Il potere di 15 minuti<\/span><\/h2>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>In questo articolo descrivo un particolare problema di lavoro, i suoi sintomi e la mia cura.[&#8230;] Il problema consiste nell&#8217;impossibilit\u00e0 di lavorare, non a causa di pressioni esterne come la mancanza di tempo, ma a causa di problemi interni, che possono essere esacerbati o mascherati da pressioni esterne.[&#8230;] Ho avuto un problema di lavoro per tutta la vita, ma non l&#8217;ho capito fino all&#8217;universit\u00e0. All&#8217;universit\u00e0 i sintomi erano chiari. Non studiavo mai, andavo raramente a lezione; eppure mi definivo un futuro psicologo e non avevo dubbi sull&#8217;opportunit\u00e0 di svolgere un lavoro intellettuale significativo per il resto della mia vita. All&#8217;universit\u00e0 andai cos\u00ec male che non feci domanda per nessuna scuola di specializzazione; non ero interessato ad andare in nessuna scuola che mi accettasse.[&#8230;] Ogni volta che pensavo al mio futuro, non vedevo nulla.<\/em><\/p>\n<p>Virginia Valian ripercorre il suo periodo di studi, mostrandoci come fosse bloccata in quello che in realt\u00e0 voleva maggiormente: terminare i suoi studi, laurearsi con profitto e cominciare a lavorare come psicolinguista. Invece sprecava il suo tempo, dei tre corsi a cui si era iscritta, due li abbandon\u00f2 e fall\u00ec l&#8217;esame dell&#8217;ultimo. Un&#8217;amica l&#8217;aiut\u00f2 a trovare un lavoro puramente tecnico per mantenersi, ma soprattutto le consigli\u00f2 la psicoanalisi, per comprendere quale meccanismo stava sabotando il suo percorso. La terapia l&#8217;aiuto a riprendere il passo, per\u00f2 in alcuni momenti ancora tergiversava.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Due anni dopo aver terminato l&#8217;universit\u00e0 mi sentivo pronto per iniziare gli studi di specializzazione in una scuola che mi avrebbe accettato;[&#8230;] Frequentai i corsi, studiai periodicamente, chiesi e ottenni una borsa di studio che mi assicur\u00f2 un sostegno per tre anni. Ho fatto esperimenti. D&#8217;altra parte, spesso trascorrevo giornate in cui non facevo altro che leggere romanzi e dormire. Scrivevo i miei articoli solo all&#8217;ultimo minuto e non ho mai lavorato a un problema intellettuale fino alla sua conclusione. Facevo abbastanza per tirare avanti.[&#8230;] Nell&#8217;estate del 1969 avevo ventisette anni, [&#8230;] Avevo finito l&#8217;analisi l&#8217;anno precedente e avevo appena terminato le ricerche per la mia tesi. Era ora di scriverla.[&#8230;] Sapevo che, allo stato attuale delle cose, non avrei potuto scrivere la tesi e che, se non avessi scritto la tesi e non mi fossi laureato, non sapevo cos&#8217;altro avrei fatto.<\/em><\/p>\n<p>All&#8217;interno della sua materia, le capit\u00f2 di leggere il libro <em>Human Sexual Inadequacy<\/em> di Masters e Johnson, dedicato alla terapia di coppia con problemi di sessualit\u00e0: i pazienti osservati dagli autori del saggio lamentavano di rimanere osservatori invece che partecipanti della propria sessualit\u00e0 e la soluzione proposta era di scomporre l&#8217;atto sessuale nelle sue diversi componenti, partendo dal principio, le semplici carezze al partner, e poi passare gradualmente alle componenti successive. Qui Virginia Valian ha un&#8217;illuminazione alquanto bizzarra: il lavoro mentale \u00e8 come il sesso per certi aspetti e forse la soluzione pu\u00f2 essere quella di scomporlo in piccole parti.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Avevo sempre pensato al lavoro come a qualcosa che dovevo costringermi a fare, qualcosa che non mi piaceva intrinsecamente. L&#8217;analogia mi suggeriva che mi stavo ostacolando, che mi stavo impedendo di divertirmi. Non dovevo imparare in qualche modo a forzarmi a lavorare, ma piuttosto a rimuovere gli ostacoli che mi impedivano di divertirmi.<\/em><\/p>\n<p>Doveva trovare una terapia simile, iniziando da un piccolo comportamento, immaginabile e fattibile. <strong><span style=\"color: #000080;\">Si trattava di scomporre il processo, iniziando dal livello meno minaccioso<\/span><\/strong>, costruendo e assemblando lentamente il tutto, e osservando come si sentiva e che cosa stava imparando in quei momenti. La ricompensa della terapia, il piacere finale, sarebbe stato il lavoro stesso, gratificante per l&#8217;averlo svolto e portato a conclusione. La ricompensa esterna, come un riconoscimento fuori del processo, avrebbe implicato che il lavoro in s\u00e9 non era piacevole, e quindi da evitare.<br \/>\nEra necessario quindi definire un metodo pratico, secondo questo principio, per la scrittura della sua tesi.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Decisi che volevo lavorare tutti i giorni, perch\u00e9 volevo sperimentare quella costanza del lavoro che mi ero sempre negata, e perch\u00e9 pensavo che una volta controllato il mio problema lavorativo avrei voluto lavorare tutti i giorni, anche se per poco tempo, e volevo avvicinarmi il pi\u00f9 possibile allo stato ideale fin dall&#8217;inizio. Sapevo anche che, se avessi lavorato ogni giorno, avrei dovuto farlo in piccole quantit\u00e0, altrimenti non ce l&#8217;avrei mai fatta.<\/em><br \/>\n<em>Per prima cosa dovevo decidere se lavorare ogni giorno per un tempo prestabilito o se lavorare fino a quando non avessi completato una quantit\u00e0 prestabilita di lavoro ogni giorno. Ho scelto il tempo. La stesura di una pagina pu\u00f2 richiedere un&#8217;intera giornata o solo dieci minuti, a seconda della sua difficolt\u00e0. Sapevo che stare seduto alla mia scrivania a concentrarmi e a lavorare per un giorno intero non era alla mia portata.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000080;\">Probabilmente \u00e8 proprio in questo punto che ho sentito forte la somiglianza con la mia scrittura,<\/span><\/strong> perch\u00e9 ci sono pagine che scorrono veloci e ce ne sono altre che possono richiedere intere settimane. Proprio quelle pagine difficili hanno compromesso, nella mia mente, l&#8217;intera stesura di un romanzo.<br \/>\nCome primo passo, Virginia Valian sceglie la quantit\u00e0 di tempo, e non la quantit\u00e0 di lavoro, come unit\u00e0 di misura del processo. Con un tempo prestabilito, siamo consapevoli di fermarci esattamente quando scade quel termine, senza sentirci ossessionati dal risultato. <strong><span style=\"color: #000080;\">L&#8217;ansia di lavorare si riduce quando viene fissato un periodo di tempo<\/span><\/strong>, accada quel che accada, fosse anche rileggere quanto scritto in precedenza e cambiare una sola virgola.<br \/>\nOccorre poi un numero per definire quel tempo: tre ore le facevano venire un attacco d&#8217;ansia; due ore erano ancora troppe; un&#8217;ora sembrava pi\u00f9 ragionevole, ma non ancora possibile; mezz&#8217;ora si avvicinava alla sua idea, per\u00f2&#8230; Quindici minuti potevano andare bene? Quindici minuti. Perch\u00e8 no?!<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Una bella quantit\u00e0 di tempo, una quantit\u00e0 di tempo che sapevo di poter vivere ogni giorno.<\/em><br \/>\n<em>Naturalmente la gente ride quando dico quindici minuti. Cosa si pu\u00f2 fare in quindici minuti? Beh, pi\u00f9 di quanto si possa pensare. Quindici minuti senza interruzioni, senza temperare la matita, senza andare in bagno, senza andare in cucina, senza telefonare; quindici minuti di lavoro solido possono essere molto proficui. Non avevo intenzione di rimanere a quindici minuti per il resto della mia vita, ma mi sembrava un buon punto di partenza.<\/em><\/p>\n<p>Con i suoi primi quindici minuti, Virginia Valian stabilisce un piano d&#8217;azione per affrontare la sua tesi: un&#8217;analisi da completare, una lettura propedeutica alla sua introduzione, la scrittura dell&#8217;introduzione, la scrittura di una sezione specifica. Cominci\u00f2 a dedicare quindici minuti per ogni attivit\u00e0, arrivando ben presto ad impegnare quarantacinque minuti tutti insieme, ma senza che le fossero di particolare peso. Il momento di estrema ansia comparve invece con la stesura dell&#8217;introduzione alla sua ricerca, un blocco difficile da affrontare. <strong><span style=\"color: #000080;\">E l\u00ec decise di ridurre il tempo addirittura a soli cinque minuti!<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Ricordo ancora quei primi cinque minuti. Non l&#8217;ho fatto fino a sera. Annunciai a J (ndr. il suo compagno) che avrei iniziato i miei cinque minuti. Mi sono seduta e ho impostato il timer per cinque minuti. Penso che sia stato un evento cos\u00ec importante perch\u00e9 era un impegno. Non si trattava di questi cinque minuti in particolare, ma di tutti quelli futuri che questo rappresentava. Ho lavorato con costanza, anche se con difficolt\u00e0 e ansia; sapevo, per\u00f2, che avrei potuto resistere a cinque minuti di difficolt\u00e0 e ansia, cos\u00ec ho continuato. Alla fine la campana suon\u00f2 e io crollai. Andai in camera da letto e mi buttai sul letto, respirando forte e sentendo il cuore battere all&#8217;impazzata. Era davvero una cosa importante. Dopo quella sera non fu pi\u00f9 un problema, e gradualmente arrivai a quindici minuti.<\/em><\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Quattro regole per lavorare bene<\/span><\/h2>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Cosa c&#8217;\u00e8 di cos\u00ec speciale in quindici minuti? Non so se per me erano solo una buona quantit\u00e0, o se c&#8217;\u00e8 qualcosa nel ciclo di pensiero della maggior parte delle persone che fa s\u00ec che la concentrazione diminuisca ogni quindici minuti circa. Ora, uso l&#8217;approccio dei quindici minuti solo quando ho particolari difficolt\u00e0 a lavorare su qualcosa. La virt\u00f9 principale dei quindici minuti per me era che erano abbastanza lunghi da permettermi di fare qualcosa e abbastanza brevi da essere sicuro di poterli portare a termine.<\/em><\/p>\n<p>Mentre continuava con questo suo metodo, scrivendo ogni giorno per 15 minuti la sua tesi e sperimentando qualche variazione, Virginia Valian affina anche le regole del programma. Queste logiche si basano sulla sua esperienza, ma sento di condividere molto delle sue considerazioni. Le regole sono solo quattro, piuttosto semplici ma importanti per il risultato finale.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em><strong><span style=\"color: #000080;\">La prima regola era che i quindici minuti dovevano essere dedicati esclusivamente al lavoro.<\/span><\/strong> Il mio senso di realizzazione dipendeva dal fatto di avere una porzione di tempo che non avrei sprecato in alcun modo.[&#8230;] Soprattutto, ho notato che tendevo a smettere di lavorare non appena incontravo un problema difficile. Lavorare in tranche da quindici minuti significava che a volte incontravo un problema difficile nel bel mezzo dei quindici minuti richiesti e dovevo imparare a gestirlo.[&#8230;] Ci\u00f2 che ho imparato, per\u00f2, \u00e8 che potevo affrontare i problemi e non dovevo arrendermi ogni volta che li incontravo.<\/em><\/p>\n<p>Quindici minuti sembrano pochi nella scrittura, soprattutto quando siamo bloccati davanti alla pagina bianca oppure ci siamo accorti di un inghippo in quelle gi\u00e0 scritte. Trovare una soluzione non sembra cos\u00ec immediato, ma non deve fermare tutto il nostro lavoro. Per lei era sufficiente pensare un po&#8217; di pi\u00f9, rileggere le fonti della ricerca o parlare con qualcuno per un punto di vista differente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em><strong><span style=\"color: #000080;\">La seconda regola era che gli aumenti ufficiali del tempo di lavoro erano limitati a una porzione di quindici minuti alla volta,<\/span><\/strong> con una pausa di qualsiasi durata disponibile dopo ogni porzione. Quindici minuti era il tempo pi\u00f9 lungo che potevo garantire per lavorare in modo stabile senza agitarmi.<\/em><\/p>\n<p>La sua idea iniziale era infatti di cominciare con quindici minuti e poi aumentarli: venti minuti, venticinque, magari quaranta minuti. Ma aveva gi\u00e0 provato a lavorare cos\u00ec senza interruzioni e aveva rischiato di bloccarsi di nuovo. Per\u00f2 riusciva a concentrarsi sulla scrittura in blocchi da quindici minuti, magari per quattro volte al giorno (e dunque ben un&#8217;ora di lavoro!)<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em><strong><span style=\"color: #000080;\">La terza regola, per certi versi la pi\u00f9 importante per me, era quella di lavorare ogni giorno.<\/span><\/strong> Non credo che questa regola sia essenziale per tutti; dipende dalla personalit\u00e0 di ognuno.[&#8230;] avendo la regola inviolabile di lavorare ogni giorno, non dovevo giocare con me stesso e chiedermi se quel giorno avrei effettivamente lavorato o meno. Sapevo che l&#8217;avrei fatto, anche se alle due del mattino. \u00c8 qui che risiede parte del valore dei quindici minuti. Non importa quanto fossi assonnato, stanco o altro, potevo sempre lavorare per quindici minuti; nessuna scusa poteva escludere quindici minuti.<\/em><\/p>\n<p>Sono solo 15 minuti e presi cos\u00ec non creano questo grande effetto. Ma 15 minuti al giorno sono quasi 2 ore alla settimana, quasi 8 ore in un mese, 88 ore in un anno, il corrispondente di un mese di scrittura tutti i pomeriggi per 4 ore nei giorni lavorativi.<br \/>\nCertamente il risultato viene dilatato nel tempo, ma riuscireste davvero a ricavarvi quei pomeriggi liberi per un mese intero dagli altri impegni della vostra vita? Senza considerare lo stress di un&#8217;attivit\u00e0 cos\u00ec serrata! Quindici minuti possono essere un ottimo compromesso.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em><strong><span style=\"color: #000080;\">La quarta regola era quella di ignorare i pensieri sul prodotto finale e su come sarebbe stato accolto.<\/span><\/strong> Mi sarei potuto trovare troppo facilmente a vivere in un mondo di fantasia in cui la mia tesi mi avrebbe portato a fama e notoriet\u00e0. Questa eventualit\u00e0 non solo era estremamente improbabile, ma mi portava pi\u00f9 lontano, anzich\u00e9 pi\u00f9 vicino, al mio obiettivo di scoprire il piacere del processo di lavoro. Volevo lavorare non per il presunto effetto del mio lavoro sugli altri, ma per le gratificazioni, per me, del lavorare. Le mie fantasie facevano sembrare la realt\u00e0 della mia tesi, appena iniziata, cos\u00ec squallida che non volevo averci niente a che fare. All&#8217;inizio, quindi, ho rifiutato di soffermarmi sulla possibilit\u00e0 di finire il mio lavoro e mi sono concentrata sul farlo.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000080;\">Questo \u00e8 un altro punto cruciale ed il motivo per cui molti abbandonano la scrittura:<\/span><\/strong> focalizzano la gratificazione sul risultato finale, quella stessa &#8220;fama e notoriet\u00e0&#8221; che potrebbe derivare dal successo del proprio romanzo, dimenticandosi che la parte migliore \u00e8 la scrittura stessa, crea un&#8217;intera storia dalla nostra fantasia, forgiare ambientazioni e personaggi, regalargli la vita al di fuori della nostra mente. E&#8217; un atto talmente magico che non dovrebbe sottostare alle leggi del mercato, talvolta in plateale disequilibrio. Scrivere \u00e8 entrare in un altro mondo ed \u00e8 un&#8217;avventura meravigliosa. Anche solo per quindici minuti. \ud83d\ude42<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-29735\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Learning_to_Work_Virginia_Valian.png\" alt=\"Learning to Work - Virginia Valian\" width=\"352\" height=\"500\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Learning_to_Work_Virginia_Valian.png 458w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/02\/Learning_to_Work_Virginia_Valian-211x300.png 211w\" sizes=\"auto, (max-width: 352px) 100vw, 352px\" \/><\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Il tempo di un caff\u00e8!<\/span><\/h2>\n<p>Il messaggio di Virginia Valian in questa sua riflessione \u00e8 che si pu\u00f2 svolgere un lavoro significativo anche se si \u00e8 tormentati da dubbi e ansie sul risultato. Si pu\u00f2 lavorare anche se si hanno problemi emotivi irrisolti e <strong><span style=\"color: #000080;\">si pu\u00f2 ottenere qualcosa anche con 15 minuti al giorno,<\/span><\/strong> praticamente il tempo di un buon caff\u00e8. Tendiamo a scartare quest&#8217;idea. Siamo convinti che le persone pi\u00f9 produttive siano prive di ansia. Crediamo che l&#8217;interno e l&#8217;esterno delle persone combacino esattamente e che il loro lavoro mentale sia coerente con il sorriso affabile di ogni giorno. Se siamo bloccati in un lavoro, dobbiamo invece sfidare queste nostre convinzioni.<br \/>\nQuindici minuti sono pochi quando chiacchieriamo con un&#8217;amica, ma possono essere molto in palestra con un bilanciere da sollevare\u2026 \ud83d\ude09<\/p>\n<blockquote><p>In un certo senso, il lavoro \u00e8 come una storia d&#8217;amore. Richiede impegno, assorbimento e cura. La differenza \u00e8 che \u00e8 una storia d&#8217;amore con s\u00e9 stessi, o almeno con le proprie capacit\u00e0 creative, e con un mondo astratto di idee.<br \/>\n<em>Learning to Work, Virginia Valian<\/em><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;inizio di questo anno sto cercando di focalizzarmi sulla parola Kayak, una delle nuove Tre parole per una rotta\u00a0scelte per orientarmi nella vita, nel lavoro e soprattutto nella mia scrittura. 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