{"id":29707,"date":"2024-12-25T06:00:38","date_gmt":"2024-12-25T05:00:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=29707"},"modified":"2024-12-24T17:57:05","modified_gmt":"2024-12-24T16:57:05","slug":"natale-tutti-i-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/natale-tutti-i-giorni\/","title":{"rendered":"Natale tutti i giorni"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;No&#8230; No. NO! Ti ho detto di no. Non insistere! NO!&#8221;<br \/>\nIl signor Maurizio si stava scrutando di fronte allo specchio del bagno, aggiustando con la piccola forbicina alcune punte fuori posto della sua impeccabile barba bianca. Aveva sempre pensato che una barba ben curata conferisse signorilit\u00e0 all&#8217;aspetto di un uomo, ancora prima che tornassero cos\u00ec di moda i negozi di barberia, con prodotti costosi quanto i gioielli di un&#8217;oreficeria. L&#8217;unico inconveniente era il perfetto candore della sua barba piena, la stessa sfumatura argentata della sua chioma ancora fluente nonostante gli anni. Questo lo metteva in seria difficolt\u00e0 durante l&#8217;inverno, in special modo verso la fine di dicembre. Cos\u00ec, mentre voltava la testa da una parte all&#8217;altra osservando il riflesso allo specchio, sollevando o abbassando il mento, allungando le guance verso l&#8217;esterno, si esercitava con diverse tonalit\u00e0 della voce. Stava cercando il suono adatto per esprimere tutta la sua contrariet\u00e0.<br \/>\n&#8220;No. Nooo. NO! Assolutamente no!&#8221;<br \/>\nDalla finestra giungeva qualche raggio di sole attenuato dallo spessore delle tende. Sarebbe stata un&#8217;altra giornata di luce, ma molto fredda, come avevano pronosticato le previsioni meteo. Era di nuovo quel periodo dell&#8217;anno e si aspettava la consueta richiesta di sua figlia da un momento all&#8217;altro. Anzi, era pure un filino in ritardo, mancava solo una settimana a Natale. Forse stavolta aveva trovato una soluzione alternativa? L&#8217;avrebbe lasciato finalmente in pace durante le festivit\u00e0? Non ne era affatto sicuro.<br \/>\nScese al pianterreno, ancora tutto buio, e si diresse in cucina per la colazione. Alz\u00f2 la serranda per lasciar entrare la luce nella stanza e mise sul fuoco la vecchia moka, pronta dalla sera precedente. Almeno al mattino esigeva un caff\u00e8 preparato come si deve, la macchinetta espresso l\u00ec a fianco se ne doveva fare una ragione. Apparecchi\u00f2 la tavola come di consueto e si tagli\u00f2 anche una fetta della torta che Ines gli aveva cucinato, senza burro, senza zucchero, senza uova, senza latte. Non era certo rimanesse qualcosa, per\u00f2 era comunque buona. Accese il televisore e cominci\u00f2 a saltare tra i vari canali, non trovando nulla di suo gradimento.<br \/>\n&#8220;Brutte notizie\u2026 questi urlano insensatezze\u2026 documentari noiosi\u2026 mettessero pi\u00f9 entusiasmo! Televendita\u2026 televendita\u2026 vecchie serie televisive\u2026 Kojak? Era gi\u00e0 vecchio quand&#8217;ero bambino io! Appuntamenti al buio per anziani\u2026 che vergogna\u2026 film di Natale\u2026 altro film di Natale\u2026 e ancora un altro film di Natale\u2026 &#8221; Sbuff\u00f2 nello stesso momento del fischio della moka. Dai primi di novembre alla fine di gennaio la televisione diventava un orpello inutile, pletorico di abeti addobbati, tetti innevati, vetrine sfavillanti e luccichii tra ingenue donzelle e gentiluomini sagittabondi, conditi con notevoli quantit\u00e0 di buonismo e ipocrisia. Si ferm\u00f2 sull&#8217;ultimo notiziario locale, giusto per avere un rumore di sottofondo.<br \/>\nDalla porta di servizio del retro sent\u00ec girare le chiavi nella toppa e poi qualcuno sbattere i piedi sul tappetino.<br \/>\n&#8220;Buongiorno Ingegnere!&#8221; Imbacuccata nel suo piumino bord\u00f2, col cappuccio calato fino al naso, Ines entr\u00f2 reggendo un grosso scatolone pieno di pacchetti. &#8220;Le ho portato la spesa per la settimana.&#8221; Era bassa e piccolina di costituzione, ma sembrava non conoscere alcuna fatica.<br \/>\n&#8220;Buongiorno Ines. Cos\u00ec presto vai al supermercato?&#8221; Intanto le prepar\u00f2 una tazzina di caff\u00e8 col latte, come sempre.<br \/>\n&#8220;Cos\u00ec non trovo la calca di questi giorni\u2026 sono tutti impazziti.&#8221; Mise lo scatolone in un angolo, si tolse la giacca e prese la tazzina che lui le porgeva. &#8220;Non ho trovato proprio il caff\u00e8\u2026 quello che vuole lei. Lo scaffale era gi\u00e0 mezzo vuoto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Magari nel pomeriggio faccio due passi ed entro al market sotto i portici.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma quello \u00e8 carissimo!&#8221; esclam\u00f2 la donna.<br \/>\n&#8220;Beh, per una volta far\u00f2 girare un po&#8217; l&#8217;economia. In fondo siamo a Natale, via.&#8221; Doveva anche ritirare i regali per la figlia, una nuova edizione illustrata del Canto di Natale di Dickens e una borsa da lavoro in pelle rossa, gliene aveva parlato lei e non per casualit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Contento lei\u2026 vado a pulire le stanze di sopra intanto.&#8221; Scomparve per le scale e la sent\u00ec scalpicciare al piano superiore. Lo avrebbe lasciato quieto per tutto il mattino, ma severamente confinato al suo salotto, da rigovernare invece l&#8217;indomani.<br \/>\nTermin\u00f2 la colazione e lasci\u00f2 tutto sulla tavola, ci avrebbe pensato Ines pi\u00f9 tardi. Che se si impegnava lui per rassettare, sicuramente sbagliava qualcosa e lei lo sgridava pure, verit\u00e0 lapalissiana. Osserv\u00f2 lo scorcio dalla finestra, in quella che poteva sembrare anche una mattina qualunque, col silenzio ovattato del quartiere, dei bambini gi\u00e0 a scuola e i genitori al lavoro. Invece no, perch\u00e9 qualcosa scintillava nel piccolo condominio di fronte alla sua villetta.<br \/>\n&#8220;Sacripante! Le luci di Natale accese anche di giorno adesso!&#8221;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Dopo aver sollevato anche le serrande del salotto, il signor Maurizio si sedette nella sua poltrona preferita, quella davanti all&#8217;enorme portafinestra, la posizione migliore per leggere alla luce naturale. Davanti a lui svettavano le possenti librerie di mogano, fatte costruire su misura per rivestire due intere pareti della stanza e dare ospitalit\u00e0 al suo piccolo tesoretto in libri. Dai testi universitari di ingegneria ai saggi storici di cui si era appassionato, dai manuali di cucina della moglie alle piccole storie illustrate di sua figlia, dai volumi di design automobilistico ai grandi classici della letteratura, un intero scaffale dedicato ai grandi pensatori Seneca, Pitagora, Eraclito, Socrate, Platone e Aristotele.<br \/>\n&#8220;Voi pi\u00f9 di tutti mi avete proprio deluso, filosofi dei miei stivali. La vostra saccenteria \u00e8 pari solo alla vostra inanit\u00e0\u2026&#8221; Al crepuscolo della sua vita si era tristemente reso conto di quanto tempo aveva sprecato in facezie, senza sentirsi mai davvero soddisfatto di s\u00e9 stesso. Tutti quei libri erano ricordi e null&#8217;altro. Si era stancato delle parole vane e aveva preferito il mero divertimento. Era passato dapprima alla lettura dei classici gialli e poi aveva scoperto una nuova giovent\u00f9, leggendo di nascosto fantascienza. Custodiva i suoi volumetti nascosti all&#8217;interno del quotidiano poggiato sul tavolinetto. Ines lo sapeva ovviamente, ma rimaneva al gioco, fingendo di non accorgersene.<br \/>\nNon riusc\u00ec a leggere pi\u00f9 di una pagina dell&#8217;avventura marziana che stava leggendo, quando il campanello lo fece sobbalzare all&#8217;improvviso.<br \/>\n&#8220;Ho un brutto presentimento\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0, ci sei?&#8221; Eccola, sua figlia Matilde. Che suonava il campanello pur avendo una copia delle chiavi.<br \/>\n&#8220;No, in casa non c&#8217;\u00e8 nessuno&#8221; rispose lui sbuffando. Aveva provato diverse volte a nascondersi, pure dentro la cabina armadio dietro la fila di giacche e cappotti, ma in quelle circostanze Ines si rifiutava di aiutarlo, nemmeno sotto minaccia di toglierle la gratifica natalizia.<br \/>\nLa ragazza si present\u00f2 alla porta del salotto, mentre si sfilava i guanti rossi della stessa tonalit\u00e0 del cappottino. Da novembre a gennaio inoltrato, Matilde indossava solo un colore, al massimo aggiungeva qualche dettaglio bianco, come la sciarpa. Dopo un eccellente percorso di studi, compreso un lungo soggiorno di specializzazione all&#8217;estero, sua figlia lavorava come assistente marketing, categoria eventi, per una multinazionale di giocattoli, un marchio storico della citt\u00e0. Era il suo sogno di bambina e quel suo piccolo folletto in tutina a righe era riuscita proprio ad occuparsi degli eventi di Natale.<br \/>\nMatilde fece pochi passi verso il divano, guardandosi intorno con un&#8217;espressione alquanto inorridita.<br \/>\n&#8220;Questa casa \u00e8 terribilmente spoglia\u2026 nemmeno una lucina, qualche bacca rossa, una stella di Natale, qualche pallina\u2026&#8221;<br \/>\nMordendosi la lingua, lui si trattenne dal dire che di palline c&#8217;erano gi\u00e0 le sue, anche se lei gliele stava frantumando. Quello era un pessimo preambolo e sentiva la richiesta, la solita, mostruosa, agghiacciante richiesta, nell&#8217;aria. Questione di attimi.<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0, sono venuta per chiederti un fa\u2026 &#8221;<br \/>\n&#8220;NO.&#8221; Lo scand\u00ec forte e chiaro, imperioso, da far quasi tremare le vetrate del salotto.<br \/>\n&#8220;Ma non sai nemmeno cosa stavo dicendo\u2026 lasciami finire\u2026&#8221; Sua figlia gli regal\u00f2 un sorriso radioso, uno di quelli che ti fregano perch\u00e9 ricordano a un genitore i bei momenti della loro infanzia. &#8220;Senti, io ci ho provato\u2026 abbiamo fatto anche un casting completo quest&#8217;anno! Sono partita a settembre per la selezione! Ma accidenti\u2026 non ne ho trovato uno che sia alla tua altezza\u2026 &#8221;<br \/>\nEccola, quella vocina suadente, sussurrata, piena di lusinghe. Ma si era allenato bene e isol\u00f2 il suo pensiero in un&#8217;altra immagine, la quiete del lago M\u00fdvatn in Islanda, con i suoi riflessi argentati sotto il sole di un&#8217;estate lontana.<br \/>\n&#8220;&#8230;e insomma abbiamo bisogno di un Babbo Natale. Allora papino, verrai alla vigilia?&#8221;<br \/>\n&#8220;No.&#8221; Aggiunse lo scuotimento del capo, per dare maggiore vigore alla risposta.<br \/>\n&#8220;Per favore\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Ho detto di no!&#8221; C&#8217;erano anche delle belle barchette a remi per attraversare il lago M\u00fdvatn.<br \/>\n&#8220;Ma pap\u00e0!&#8221; Matilde sbuff\u00f2, lasciandosi andare allo schienale del divano.<br \/>\n&#8220;Non farmi dubitare anche di questo\u2026&#8221; rispose mentre si accarezzava meditabondo la barba.<br \/>\n&#8220;Cosa?&#8221;<br \/>\n&#8220;Della paternit\u00e0. <em>Mater semper certa est, pater numquam.<\/em>&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma se lo dicono tutti che siamo uguali, io e te!&#8221; esclam\u00f2 la ragazza, inclinando il capo.<br \/>\n&#8220;Tranne questa tua pazzia per il Natale\u2026&#8221;<br \/>\nMatilde sorrise, gonfiando il petto con orgoglio. &#8220;S\u00ec \u00e8 vero, io vorrei fosse Natale tutti i giorni.&#8221;<br \/>\n&#8220;Sacripante! Pensa che tragedia! L&#8217;inferno in terra!&#8221;<br \/>\n&#8220;Non ti capisco proprio\u2026 Mamma amava le luci di Natale. E l&#8217;albero con le decorazioni fatte a mano, girare per i mercatini del centro finch\u00e9 i piedi si congelavano, e quei pacchetti meravigliosi che preparava lei, pieni di nastri e tulle, e tutti quei colori\u2026 &#8221; Matilde si contorse le mani in grembo, fissandosi i piedi avvolti in due stivali di pelle lucida.<br \/>\n&#8220;Questa malattia l&#8217;hai presa da lei, decisamente\u2026 &#8221; Le parole del signor Maurizio si spensero in un sospiro. Si gir\u00f2 ad osservare le foto della moglie sopra il piccolo scrittoio in mogano al suo fianco. Che brutto scherzo gli aveva fatto, andarsene cos\u00ec, con un infarto ad appena quarant&#8217;anni, senza alcuna avvisaglia. Lo aveva amato troppo, tanto da farsi scoppiare il cuore. E lui non si era manco meritato tutto quell&#8217;amore. All&#8217;improvviso si era ritrovato solo, con una figlia di dieci anni appena da crescere. Ma se l&#8217;erano cavata bene con Matilde, soprattutto perch\u00e9 sua moglie aveva gi\u00e0 fatto gran parte del lavoro con lei. Non si era pi\u00f9 risposato no. Difficile trovare una sgarzigliona come lei, con un carattere focoso e due occhi incantevoli.<br \/>\n&#8220;Natale tutti i giorni\u2026 uno ogni 25 anni a me starebbe benissimo\u2026&#8221;<\/p>\n<p>Sapeva di aver vinto una battaglia, ma la guerra era ancora lunga, se ben conosceva sua figlia, pervicace come tutte le donne. Se ne era andata poco prima del pranzo, lasciandolo desinare in quieta pace con quell&#8217;arrosto fantastico che gli aveva preparato Ines. Si stava giusto preparando un caff\u00e8, stavolta cedendo alla pigrizia della macchinetta espresso e alla comodit\u00e0 delle cialde, quando nuovamente il trillo del campanello annunci\u00f2 visite inattese. Senza muoverla per non farsi notare, sbirci\u00f2 a lato della tendina della finestra della cucina, per capire se si trattava di venditori inopportuni, finanche truffatori, o visite di cortesia per le imminenti festivit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Ma guarda un po&#8217;\u2026&#8221; sussurr\u00f2 tra s\u00e9. Si affrett\u00f2 all&#8217;ingresso e apr\u00ec il portoncino con sollievo.<br \/>\n&#8220;Adelmo! Vecchio bislacco! Cosa ti porta al mio cospetto?&#8221; Non riusc\u00ec a trattenere un sorriso di gioia.<br \/>\n&#8220;Maurizio! Vengo a farti gli auguri di Natale e a chiederti un consiglio!&#8221; Sull&#8217;uscio stava dritto come un giunco un omino anziano, molto giovanile nell&#8217;aspetto curato, ben vestito con un cappotto nero e scarpe di vernice, un cappello Borsalino a tesa stretta, una sciarpa rosso fiammante e guanti di pelle scura. &#8220;Questi sono per te!&#8221; esclam\u00f2, consegnandogli due lunghi rotoli di carta.<br \/>\nAdelmo era un collega di lunga data, ingegnere civile e costruttore. Per quasi trent&#8217;anni avevano lavorato nello stesso studio, progettando e seguendo i lavori di opere complesse per tutta l&#8217;Italia. L&#8217;amico aveva poi rilevato l&#8217;attivit\u00e0 per s\u00e9 e i propri figli, tre maschi impiegati tutti nello stesso settore, mentre il signor Maurizio aveva deciso di ritirarsi e godersi un po&#8217; di tranquillit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 diamine non ti metti in pensione una buona volta, invece di correre dietro alle scartoffie?!&#8221; Afferr\u00f2 i rotoli che gli porgeva l&#8217;amico e chiuse il portoncino, mentre l&#8217;altro si toglieva il cappotto e lo appendeva all&#8217;attaccapanni l\u00ec vicino.<br \/>\n&#8220;Cosa vuoi che faccia in pensione\u2026 A casa m&#8217;annoio e finisco col tormentare la mia signora tutto il tempo\u2026 i nipotini sono troppo grandi, purtroppo, bei tempi quando li accompagnano a scuola\u2026 uno ha persino la patente, t&#8217;immagini?! Viaggiare alla lunga diventa pi\u00f9 stancante che lavorare\u2026 e leggere, non ho mai avuto quella passione l\u00ec. Preferisco muovermi tra i cantieri, fin che posso\u2026 Magari una volta vieni con me?&#8221;<br \/>\n&#8220;Adelmo, li prendevamo in giro i pensionati rompiscatole che passavano le giornate a osservare il nostro lavoro e trovarci tutti i difetti&#8230;&#8221; Scosse la testa con un velo di malinconia. &#8220;Io a casa ci sto anche bene, quando mi lasciano in pace&#8230;&#8221;<br \/>\nSi accomodarono in salotto, direttamente al tavolo da pranzo dove il signor Maurizio distese le due enormi stampe plotter a colori di qualche nuovo progetto in corso. L&#8217;altro lo aiuto ad allungare la carta, aiutandosi col portacenere di cristallo e un altro portaoggetti in argento che aveva trovato sopra il ripiano.<br \/>\n&#8220;Maurizio, a te ci vorrebbe s\u00ec un bel nipotino da coccolare. Come sta tua figlia?&#8221;<br \/>\n&#8220;Quel folletto impazzito di Matilde? Bene, bene. Questo \u00e8 il suo periodo preferito, per lei \u00e8 sempre Natale, \u00e8 la sua festa, lo sai. Ma \u00e8 fidanzata con un idiota, smargiasso di prima categoria. Spero si ravveda prima di pensare a un figlio con quel cretino arrivista.&#8221;<br \/>\nL&#8217;amico sogghign\u00f2 divertito. &#8220;Beh, non c&#8217;\u00e8 padre che sia contento del proprio futuro genero, no? Sono quasi contento di avere solo maschi.&#8221;<br \/>\n&#8220;No no, fidati Adelmo, quel Pier-Qualcosa Vattelapesca \u00e8 un esimio citrullo, pieno di se stesso. E&#8217; uno dei commerciali di punta dell&#8217;azienda dove lavora anche Matilde, si sono conosciuti l\u00ec. Un paio di volte l&#8217;ha portato qui a casa, a sorpresa. Si porta dietro una profumeria intera, tanto che ho dovuto lasciare aperte le finestre per un pomeriggio per far uscire la sua presenza. Non mi piace come le parla e purtroppo mia figlia lo ascolta con venerazione&#8230; Beh, fammi vedere che cosa abbiamo qui&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Questo \u00e8 quel progetto che ti dicevo, quel nuovo complesso direzionale commerciale. Ti ho portato entrambe le sezioni. Noti niente di strano? Uno dei miei ragazzi se n&#8217;\u00e8 accorto e cerchiamo una soluzione, non troppo costosa.&#8221;<br \/>\nIl signor Maurizio scrut\u00f2 bene le stampe, sollevando il primo foglio per verificare quello sottostante.<br \/>\n&#8220;Uhm, qui.&#8221; Punt\u00f2 col dito in un punto preciso sulla carta. &#8220;Avete un carico in questo punto, potrebbe collassare.&#8221;<br \/>\nIl signor Adelmo gli porse una penna dal taschino della sua giacca. &#8220;Cosa proponi? Come la risolveresti tu?&#8221;<br \/>\nPrese la penna e cominci\u00f2 a tracciare lunghi segni, con qualche calcolo a fianco. &#8220;Mi viene in mente quel cliente di Parigi, una seccatura simile, con in pi\u00f9 i vincoli sugli edifici storici vicini&#8230; Ecco.&#8221;<br \/>\nL&#8217;amico esamin\u00f2 il disegno. &#8220;Lo sapevo di aver bisogno della tua prospettiva. Hai sempre visto ben oltre di me!&#8221;<br \/>\n&#8220;Figurati Adelmo. Vuoi un caff\u00e8? Lo stavo preparando per me.&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, per\u00f2 te lo offro io e lo prendiamo al bar. Andiamo a farci due passi, dai. Ti aspetto, se ti devi cambiare.&#8221;<br \/>\nIl signor Maurizio sbuff\u00f2, un po&#8217; divertito. &#8220;Cambiarmi? Non vado mica in cerca di moglie! Guarda, vengo con te solo perch\u00e9 devo passare in edicola, e devo ritirare alcuni romanzi ordinati.&#8221;<br \/>\nSi inoltrarono verso il centro citt\u00e0, parlando dei propri affanni per il quotidiano e l&#8217;ombra del futuro. Dopo un&#8217;altra ora trascorsa a conversare al tavolino di un bar confortevole, il signor Maurizio torn\u00f2 indietro da solo verso il proprio quartiere. Giunto all&#8217;inizio della propria strada di accesso, si guard\u00f2 intorno, esaminando le altre villette, i condomini, le bifamiliari, ricche di luminarie, con diversi effetti di luce, lampeggianti, a cascata, temporizzate. Pure un&#8217;immagine rotante su una facciata.<br \/>\n&#8220;In effetti la mia casa \u00e8 un po&#8217; in ombra\u2026 &#8221; bisbigli\u00f2 contrariato.<br \/>\n&#8220;Per\u00f2 sono le altre ad essere talmente luminose\u2026 manco fossimo a Las Vegas!&#8221;<\/p>\n<p>Il mattino successivo il signor Maurizio stava ancora terminando di vestirsi in bagno, assonnato e distratto, quando l&#8217;inatteso scampanellio dell&#8217;ingresso lo fece sobbalzare. Rischi\u00f2 quasi di cadere, in bilico su una gamba sola nel tentativo di infilarsi i pantaloni. Un&#8217;imprecazione gli scapp\u00f2 a labbra strette, mentre dabbasso riconobbe la voce cristallina dell&#8217;intrusa accolta dalla buona Ines.<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0 ci sei?&#8221; Matilde lo stava chiamando dalla prima rampa delle scale.<br \/>\n&#8220;Arrivo&#8230;&#8221; rispose lui, discostando appena la porta del bagno per farsi sentire.<br \/>\nQuando scese gi\u00f9 all&#8217;ingresso, si ritrov\u00f2 davanti uno sconosciuto che stava posando sul pavimento diversi scatoloni chiusi. Un giovanotto piuttosto alto, capelli scuri e un accenno di barba, in giaccone sportivo e jeans slavati, con un paio di grosse scarpe antinfortunistiche. Di fianco al ragazzo, sua figlia cominciava ad aprire degli altri scatoloni a terra per verificarne il contenuto.<br \/>\n&#8220;Ciao pap\u00e0. Lui \u00e8 Seb, uno dei nostri magazzinieri e tuttofare. Ti abbiamo portato qualcosina&#8230;&#8221; Matilde gli sorrise raggiante.<br \/>\nAl signor Maurizio non sfugg\u00ec la minaccia insita in quell&#8217;offerta, ma intanto stringeva la mano al nuovo arrivato. Una presa salda e sicura, seguita da un Buongiorno affabile e uno sguardo sincero, dritto negli occhi senza alcun indugio.<br \/>\n&#8220;E&#8217; un piacere conoscerla&#8221; aggiunse subito dopo, con una lieve incertezza sulla erre, forse dovuta a una possibile origine straniera.<br \/>\n&#8220;Direi che possiamo cominciare da queste!&#8221; esclam\u00f2 con entusiasmo Matilde, sollevando tra le mani diverse ghirlande natalizie, dorate, d&#8217;argento e rosso fuoco, appena tirate fuori dallo scatolone.<br \/>\n&#8220;In questo ci sono invece gli agrifogli&#8230; qui le confezioni di palline e stelle&#8230; in quest&#8217;altro ho infilato un paio di stringhe di luci&#8221; mostr\u00f2 Seb, aprendo i lembi delle altre scatole di cartone sul pavimento.<br \/>\nIl signor Maurizio ci pens\u00f2 per un istante e poi decise che era meglio assecondarla. Meglio lasciarle questa temporanea vittoria. Avrebbe potuto anche sopportare un paio di decorazioni, e poteva sempre nasconderle in cantina, se lo avesse lasciato in pace con la storia di fingersi Babbo Natale per la vigilia. Alz\u00f2 le spalle e finse di arrendersi.<br \/>\n&#8220;Fate come volete. Ma con sobriet\u00e0, mi raccomando Matilde!&#8221; Punt\u00f2 uno sguardo di minaccia verso la figlia, la quale gli stamp\u00f2 un bacio sulla guancia. Proprio come quando era bambina, un piccolo soldo di cacio tra le sue braccia, pens\u00f2 con malinconia.<br \/>\n&#8220;Se mi dai le chiavi, prendo il pezzo grosso dal furgoncino.&#8221; Seb ammicc\u00f2 verso Matilde e le porse la mano aperta in attesa.<br \/>\n&#8220;Oh s\u00ec, le chiavi, aspetta.&#8221; Se le ritrov\u00f2 nella tasca del cappotto, in mezzo ad altre piccole cianfrusaglie. &#8220;Eccole&#8230;&#8221;<br \/>\nPorgendogli il mazzo del furgoncino, con il logo aziendale come portachiavi, le loro dita si toccarono. Matilde ritrasse la sua mano con uno scatto, mentre Seb quasi sembrava volerla trattenere. Al signor Maurizio non sfugg\u00ec quella brusca nota di colore sul viso della figlia.<br \/>\n&#8220;Posso intanto prepararvi un caff\u00e8? Io devo ancora fare colazione stamattina\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Si grazie pap\u00e0. Anche una fetta della torta che prepara sempre Ines, se ne \u00e8 rimasta.&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo che c&#8217;\u00e8!&#8221; grid\u00f2 la donna dalla cucina, che stava ascoltando tutto della loro conversazione, anche le virgole.<br \/>\nSeb usc\u00ec fuori nel vialetto, si sentirono cigolare delle portiere e un paio di tonfi metallici, poi le portiere sbattute. Ritorn\u00f2 in casa reggendo un enorme albero di Natale, finto ma talmente ben fatto da sembrare in tutto e per tutto vero.<br \/>\n&#8220;Sacripante! Pi\u00f9 piccolo no, eh?&#8221; sbott\u00f2 il signor Maurizio. Quello l\u00ec sarebbe stato difficile da nascondere in cantina.<br \/>\nCos\u00ec, mentre i ragazzi cominciarono a sistemare gli addobbi, lui si spost\u00f2 in cucina. In un angolo del tavolo rettangolare, Ines stava piegando la biancheria asciutta, prendendola dalla cesta e disponendola in pile ordinate.<br \/>\n&#8220;Ha visto quei due?&#8221; bisbigli\u00f2 la donna senza alzare lo sguardo.<br \/>\n&#8220;Mmm mmm&#8221; rispose lui, preparando con calma la moka. Gliene sarebbero serviti due giri per servire a tutti un caff\u00e8 decente.<br \/>\n&#8220;Secondo me c&#8217;\u00e8 sotto qualcosa\u2026&#8221; continu\u00f2 lei.<br \/>\n&#8220;Anche secondo me.&#8221; Osserv\u00f2 gli altri due dalla porta della cucina, attraverso l&#8217;ingresso e l&#8217;atrio del salotto. Sembravano due bambini che giocavano, scambiando fili argentati o passandosi palle colorate. Ridevano spensierati, c&#8217;era intesa tra loro, quasi danzavano.<br \/>\nAnche Ines li stava scrutando adesso &#8220;Beh, \u00e8 un bel ragazzo. Potrebbe fare l&#8217;attore con quel fisico. Con quel fondoschiena\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Ines!?&#8221;<br \/>\n&#8220;Oh, sono una donna anch&#8217;io sa. E ho gli occhi per guardare!&#8221; Afferr\u00f2 offesa la biancheria e ciabatt\u00f2 su per le scale.<br \/>\nQuando il signor Maurizio torn\u00f2 in salotto col vassoio con le tazzine di caff\u00e8 caldo, il ragazzo stava adocchiando la libreria, fissando qualche minuto di troppo le coste dei volumi all&#8217;interno. Sorrise per essere colto sul fatto.<br \/>\n&#8220;Ha davvero una bella collezione&#8230; per\u00f2 non apre questa libreria da un po&#8217; di tempo.&#8221;<br \/>\nIl signor Maurizio sollev\u00f2 un sopracciglio, incuriosito. &#8220;Ah si?&#8221; Matilde era in cucina a recuperare le fette di torta per tutti.<br \/>\n&#8220;Le maniglie sono piene di polvere.&#8221; Seb gli strizz\u00f2 l&#8217;occhio d&#8217;intesa.<br \/>\n&#8220;E quella l\u00e0 sotto,&#8221; bisbigli\u00f2 piano, indicando la coperta poggiata sulla seduta della poltrona, da cui spuntava un angolino di una brossura, &#8220;\u00e8 la copertina dell&#8217;ultimo Urania. Che sto leggendo anch&#8217;io.&#8221;<br \/>\nSua figlia intanto avanzava con un secondo vassoio. Il ragazzo si avvicin\u00f2 e piano aggiunse: &#8220;Ma non dir\u00f2 niente.&#8221;<br \/>\n&#8220;Bene, molto bene. Andremo d&#8217;accordo allora.&#8221; Cominciava proprio a piacergli questo Seb.<br \/>\nSi sedettero al tavolo da pranzo, raggiunti anche da Ines, la quale di sguincio non smetteva di ammirare le grazie del giovanotto l\u00ec di fronte. Matilde invece si guardava intorno, osservando il risultato del loro lavoro.<br \/>\n&#8220;Che te ne pare pap\u00e0?&#8221;<br \/>\n&#8220;Mmm&#8230; spero che tornerete anche a togliere tutta questa roba alla mattina del 7 gennaio. Presto, molto presto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo, verremo di nuovo, vero Seb? E ci preparerai un altro caff\u00e8, volentieri.&#8221;<br \/>\n&#8220;Potremmo offrirlo come servizio&#8230;&#8221; Il ragazzo si sporse verso di lei. &#8220;Vi portiamo a casa le decorazioni e le mettiamo per voi. Un servizio con gli acquisti o un lungo noleggio per le feste. Che ne pensi?&#8221;<br \/>\nMatilde gli mise una mano sull&#8217;avambraccio, presa dall&#8217;entusiasmo. &#8220;Non \u00e8 male come idea. Per le persone indaffarate. O con qualche difficolt\u00e0 motoria. O che vogliono compagnia mentre sistemano l&#8217;albero&#8230;&#8221; Poi ritrasse la mano, come se si fosse nuovamente scottata.<br \/>\n&#8220;Potrebbe funzionare&#8221; aggiunse il signor Maurizio, scambiandosi uno sguardo d&#8217;intesa con Ines, alla quale non era sfuggito nulla. &#8220;Certo non con clienti come me, ma purtroppo io sono un&#8217;eccezione.&#8221;<br \/>\n&#8220;Allora, verrai alla vigilia in veste di Babbo Natale? Abbiamo bisogno di te, pap\u00e0. Seb sar\u00e0 il tuo elfo assistente, per altro!&#8221;<br \/>\nEccola, dritta al petto come una spada affilata, un colpo basso. &#8220;Ti ho gi\u00e0 risposto di no, mi pare\u2026&#8221;<br \/>\n&#8220;Beato lei che pu\u00f2 rifiutarsi\u2026 io sono obbligato per contratto!&#8221; esclam\u00f2 Seb ridacchiando.<br \/>\nMatilde invece sbuff\u00f2 delusa. &#8220;Assomigli sempre di pi\u00f9 a Scrooge pap\u00e0, lo sai? Attento ai fantasmi!&#8221;<br \/>\n&#8220;Che vengano! Con quello del passato ci faccio una partita a scacchi, con quello del presente potrei discutere di politica, che ne ho parecchio da dire, e con quello del futuro vado a verificare cosa scriverete sulla mia lapide\u2026 Tz\u00e8!&#8221;<\/p>\n<p>Passarono altri due giorni nel silenzio, Matilde sembrava essersi eclissata nel turbinio del lavoro per le festivit\u00e0 imminenti. Il signor Maurizio quasi si era abituato alla presenza di tutte quelle decorazioni natalizie nella sua casa, bastava non farci troppo caso. Il problema era l&#8217;albero di Natale alto pi\u00f9 di due metri che dall&#8217;angolo del salotto lo sovrastava, riempiendo quasi interamente la stanza. Era impossibile ignorarlo e talvolta sembrava quasi parlargli, con tono particolarmente severo. Era pi\u00f9 semplice fingere di non vedere le luminarie in terrazzo e in giardino, accese in automatico al calar della sera. Si nascondevano nel turbinio psichedelico proveniente dagli altri edifici intorno.<br \/>\nSeduto nella sua poltrona, intento a combattere un&#8217;invasione aliena che attaccava la mente degli umani, venne disturbato dalla sinfonia del cellulare. Sul suo numero, lei gli aveva impostato Jingle Bells a tutto volume. Vergognoso ascoltare quella canzoncina in pieno ferragosto.<br \/>\n&#8220;Peggio di quando mi capita a casa, c&#8217;\u00e8 solo quando mi chiama al telefonino\u2026 Che cavolo vorr\u00e0 stavolta?!&#8221;<br \/>\n&#8220;Ciao pap\u00e0. Scusa se ti disturbo, ma sto impazzendo. Non riesco pi\u00f9 a trovare la mia agenda di lavoro. Di quelle grandi, con gli anelli. Non \u00e8 che per caso l&#8217;ho lasciata l\u00ec? Provi a guardare, per favore?&#8221; Matilde era piuttosto agitata.<br \/>\n&#8220;Di che colore \u00e8?&#8221; chiese lui.<br \/>\n&#8220;Rossa&#8230;&#8221;<br \/>\nChe domanda stupida! Ovvio che era rossa! Conosceva qualche altro colore sua figlia?! Si alz\u00f2 dalla poltrona e prese a rovistare in giro. Il tavolo da pranzo era vuoto, tra le riviste non c&#8217;era, sotto i cuscini del divano nemmeno. In libreria non c&#8217;era nulla fuori posto. Si spost\u00f2 in ingresso, nel mobiletto con lo specchio e il telefono fisso. Niente agende, no.<br \/>\n&#8220;Prova in cucina, avevo lasciato la borsa l\u00e0, sul tavolino della vecchia macchina da cucire di mamma&#8230;&#8221;<br \/>\nEntr\u00f2 nella stanza e la vide subito. Ines ci aveva poggiato a fianco la sua di borsa, ecco perch\u00e9 non l&#8217;aveva notata.<br \/>\n&#8220;Meno male! Senti, potresti portarmela con urgenza? Sono in ospedale, in pediatria oncologica, dove stiamo allestendo per l&#8217;evento della vigilia&#8230;&#8221; Stava ansimando e la voce sobbalzava, probabilmente stava salendo le scale in fretta.<br \/>\n&#8220;Un&#8217;agenda cartacea?&#8221; La soppes\u00f2 in mano, era anche bella pesante. Un organizer a portafoglio, in finta pelle rossa, racchiusa da un bottone a scatto, piena di fogli inseriti nel mezzo. &#8220;Con tutta la tecnologia che abbiamo, usi ancora la carta per gli appuntamenti?!&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec pap\u00e0. Ho bisogno di scrivere a mano. Ho preso da te&#8230;&#8221; sbuff\u00f2 lei indispettita. &#8220;Se non vieni tu, devo chiedere a Piercarlo di passare a casa tua.&#8221;<br \/>\nPier Coso no, per carit\u00e0, pens\u00f2 il signor Maurizio con terrore. &#8220;Mi cambio e arrivo. Dammi un&#8217;oretta per\u00f2, ci metter\u00f2 un po&#8217; coi mezzi pubblici.&#8221;<br \/>\nNonostante le scuole gi\u00e0 chiuse per le festivit\u00e0, trov\u00f2 in effetti confusione per salire in tram e trovare un posticino a sedere. Ma era sicuramente meglio che muovere l&#8217;auto rischiando la multa nella zona a traffico limitato e di non trovare parcheggio. Preferiva sempre una bella passeggiata all&#8217;ansia del traffico cittadino, specie in quel periodo di guidatori fuori di senno per il regalo dell&#8217;ultimo minuto.<br \/>\nEntr\u00f2 nel nosocomio dall&#8217;ingresso principale, saltando la corsia riservata alle ambulanze del Pronto Soccorso. Guard\u00f2 il tabellone con i diversi piani e reparti, ma non ci cap\u00ec granch\u00e9. Chiese alla signorina del bar alla sua sinistra, la quale gli indic\u00f2 il quarto piano e l&#8217;ascensore alla fine del corridoio. Pigi\u00f2 il bottone di chiamata e mentre stava entrando, qualcosa lo urt\u00f2 alla gamba giusto un attimo prima della chiusura delle porte.<br \/>\nUna bambina dalle occhiaie profonde lo stava fissando incuriosita. Era chiaramente senza capelli, la testa calva protetta da un cappellino di lana rosso con due pon pon, quasi come due codine. Indossava un pigiamino rosa e alle spalle due alucce d&#8217;angelo di carta argentata, con profili dorati. Ai piedini, due enormi orsetti fucsia lo guardavano ridendo.<br \/>\nIl suo cellulare inton\u00f2 nuovamente Jingle Bells, subito interrotta perch\u00e9 il segnale in ascensore andava perso.<br \/>\n&#8220;Ma tu sei Babbo Natale?!&#8221; La bambina allarg\u00f2 gli occhi dallo stupore. Non era solo la suoneria, anche la barba e quella pancetta dovuta alle torte di Ines, per non parlare del berretto di lana rossa, regalo di sua figlia, che aveva usato per proteggersi dal freddo nella passeggiata.<br \/>\n&#8220;S\u00ec&#8230;&#8221; Non si doveva mentire ai bambini, ma talvolta era a fin di bene, pens\u00f2.<br \/>\n&#8220;Io sono Caterina&#8221; gli rispose lei, mentre le gambine non smettevano di stare ferme. &#8220;Allora \u00e8 vero che verrai prima da noi alla vigilia?&#8221;<br \/>\n&#8220;Non lo so&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Per favore&#8230; Non mandare i tuoi assistenti con la solita barba finta di plastica. Vieni tu&#8230; questo sar\u00e0 il mio ultimo Natale.&#8221; Si aggrapp\u00f2 alla falda della sua giacca, due occhioni luccicanti come mai ne aveva visti.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 poi torni a casa?&#8221;<br \/>\n&#8220;No, andr\u00f2 in cielo e diventer\u00f2 un angelo, ma non so mica se gli angeli ricevono regali a Natale&#8230;&#8221;<br \/>\nLo disse con cos\u00ec tanta semplicit\u00e0, e serenit\u00e0 soprattutto, che qualcosa si frantum\u00f2 nel cuore del signor Maurizio. Poteva quasi sentire i pezzi di vetro che lo trafiggevano, uno gli si era conficcato in gola e fece fatica a pronunciare le parole successive.<br \/>\n&#8220;Non sei troppo piccolina tu, per cantare con gli angeli?&#8221;<br \/>\n&#8220;Nooooo, macch\u00e9! Lass\u00f9 c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 Marco, \u00e8 andato via due mesi fa e aveva un anno meno di me&#8230; Ha detto che mi aspetta.&#8221;<br \/>\nNon sapeva cosa dire. Tutta quella filosofia racchiusa a casa, nella sua libreria, ed era rimasto senza fiato di fronte a una bimbetta.<br \/>\n&#8220;Non ti devi preoccupare, io star\u00f2 bene&#8230; basta che a Natale passi a trovarci anche in cielo, no?&#8221;<br \/>\nStava ancora cercando una risposta plausibile, quando le porte dell&#8217;ascensore si aprirono. Un&#8217;infermiera scatt\u00f2 in avanti ad afferrare la bambina.<br \/>\n&#8220;Presa! La devi smettere di andare in giro da sola, e se ti fai male?! Poi sgridano me&#8230;&#8221;<br \/>\nLei lo salut\u00f2 con la manina, dalle spalle dell&#8217;infermiera. &#8220;Ciao Babbo Natale!&#8221;<\/p>\n<p>Alla reception del piano, il signor Maurizio domand\u00f2 dove poteva trovare gli organizzatori dell&#8217;evento della vigilia.<br \/>\n&#8220;Sono nella sala dei giochi. Giri qui a destra e poi segua il corridoio. In fondo ci sono due grosse porte, \u00e8 l\u00ec.&#8221;<br \/>\nSi incammin\u00f2, con una certa paura di sbirciare dentro le varie camerette. Tanti, troppi, bambini in pigiama. Di diversa et\u00e0, statura e corporatura. Dietro di s\u00e9, poteva udire diversi bisbigli, anche qualcuno che si era lasciato scappare un gridolino. &#8220;Mamma! Hai visto Babbo Natale?!&#8221;<br \/>\nQuando giunse nel grande salone diversi uomini stavano allestendo la zona intorno a una poltrona rossa gigante. Sollevavano enormi sacchi e pacchetti da regalo, probabilmente di polistirolo. Dietro si poteva vedere una vera slitta di legno decorata con panno rosso e pelo bianco, come il vestito di Babbo Natale. Mancavano le renne, ma quelle ovviamente non potevano entrare in ospedale. Stavano pasteggiando fuori in giardino.<br \/>\nMatilde era l\u00e0, un immacolato maglioncino a maniche corte sopra una larga gonna amaranto, indaffarata a verificare il minimo dettaglio, comprese le luci che dovevano illuminare tutta la sala e la musica da usare per l&#8217;occasione. Dall&#8217;altra parte si trovavano altre persone indaffarate a una postazione piena di cavi e bottoni, con il classico &#8220;tz\u00e0 tz\u00e0&#8221; della prova microfono. In mezzo a loro riconobbe Seb, che lo salut\u00f2 con un cenno del capo.<br \/>\nStava per raggiungere sua figlia quando qualcun altro lo batt\u00e9 sul tempo. Dal corridoio alle sue spalle lo superarono due imperiosi tacchi, accompagnati da un lieve profumo. Una donna anziana, col suo cappotto nero e un cappellino di piume, da far invidia alla Regina Elisabetta, gli pass\u00f2 davanti.<br \/>\n&#8220;Matilde!&#8221; La voce non ammetteva molte scuse. &#8220;Come siamo messi con Babbo Natale? Mancano pochi giorni e ancora non ho un nome sulla mia scrivania!&#8221;<br \/>\nSua figlia sbianc\u00f2 all&#8217;improvviso. &#8220;Signora Ginevra&#8230; io&#8230; i casting li abbiamo finiti, le ho lasciato il fascicolo con le foto&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Non vanno bene. Ah, dovevamo cominciare prima con la selezione.&#8221; La interruppe l&#8217;altra, muovendo in aria una mano.<br \/>\n&#8220;Lo so. Diventa sempre pi\u00f9 difficile ogni anno&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Possibile che non hai proprio trovato nessuno? Che fine ha fatto quel bel signore dello scorso anno?!&#8221;<br \/>\nPreso in causa in questi termini, il signor Maurizio gonfi\u00f2 il petto e si present\u00f2 l\u00ec innanzi, con tutto il suo orgoglio di padre.<br \/>\n&#8220;Sono io. Ingegner Maurizio Corvone Mazzanti, per servirla. Sar\u00f2 il vostro Babbo Natale.&#8221;<br \/>\nSi profuse in un inchino perfetto e offr\u00ec il suo palmo aperto per il baciamano. Lei gli porse la sua mano destra, quasi stordita da tale galanteria.<br \/>\nMatilde quasi sveniva dalla gioia, ma si riprese subito per non lasciar trasparire la sua emozione. &#8220;Ecco, volevo fosse una sorpresa&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Cos\u00ec lei \u00e8 il padre della nostra Matilde! Bene, davvero. Sono soddisfatta, credo sar\u00e0 una giornata perfetta allora. Tutto \u00e8 pronto dunque.&#8221; La signora Ginevra sollev\u00f2 la testa per ammirare anche le luminarie appese al soffitto della sala, in mezzo a nastri di vari colori. Fece qualche passo in avanti e scambi\u00f2 qualche parola con i tecnici al lavoro.<br \/>\nMatilde invece lo prese da parte, parlando sottovoce. &#8220;Pap\u00e0, ma alla fine cosa ti ha fatto cambiare idea?!<br \/>\n&#8220;Ho incontrato un angelo in ascensore&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Un angelo?!&#8221; Non riusc\u00ec a chiedere altro, perch\u00e9 fu interrotta da un&#8217;esclamazione di giubilo in arrivo dal corridoio.<br \/>\n&#8220;Tesorooooo, eccomi!&#8221; Impeccabile nel suo completo grigio, capelli brizzolati un po&#8217; troppo lunghi per il signor Maurizio, un barile di acqua di colonia rovesciato addosso, il telefonino che suonava tra le mani, fece il suo ingresso trionfale Pier Coso Vattelapesca.<br \/>\nSi lanci\u00f2 verso Matilde per un bacio veloce, salvo ignorarla quando si accorse della presenza della signora Ginevra, il capo prima di tutto.<br \/>\nScambiarono qualche opinione, lui gli rifer\u00ec degli auguri di questo o quell&#8217;altro amico carissimo, finch\u00e9 lei con il movimento della mano lo zitt\u00ec, che andava piuttosto di fretta. Allora si fece avanti sua figlia, per chiedergli di andare a pranzo insieme, ma Pier Coso non la interruppe perch\u00e9 il cellulare gli stava suonando di nuovo.<br \/>\n&#8220;Scusa, questo \u00e8 importante&#8230; Buongiorno&#8230; no, si figuri, lei non disturba mai!&#8221;<br \/>\nLa signora Ginevra nel frattempo si era avvicinata al signor Maurizio, diretta verso l&#8217;uscita. Si ferm\u00f2 giusto un istante, parlando a bassa voce.<br \/>\n&#8220;Non lo posso proprio sopportare. Un tale smargiasso. Ho persino un solco sulla lingua, ci crede? Perch\u00e9 ogni volta me la pizzico per non rispondergli a tono.&#8221; Strinse forte i guanti che aveva preso dalla borsetta.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 se lo tiene allora? Lei \u00e8 a capo di tutto!&#8221;<br \/>\nLei sospir\u00f2 profondamente. &#8220;Purtroppo in questo momento mi serve. Lavora bene con alcuni fornitori e nella distribuzione. Nel frattempo sto formando un&#8217;altra persona di famiglia, che prender\u00e0 il mio posto. Ancora qualche mese, spero.&#8221;<br \/>\nIl signor Maurizio assent\u00ec col capo. &#8220;Non nascondo che sarei ben contento pure io di togliermelo dalle scatole&#8230;&#8221;<br \/>\nOsservarono entrambi la povera Matilde girargli intorno, in attesa di uno sguardo, mentre lui la ignorava, perso nella sua telefonata d&#8217;affari.<br \/>\n&#8220;Capisco quello che intende&#8221; concluse la signora Ginevra.<br \/>\n&#8220;Invece quello laggi\u00f9 mi piace parecchio. Dovrebbe dargli una possibilit\u00e0.&#8221; Indic\u00f2 col dito non tanto le decorazioni, ma Seb che ritto su una scala le stava attaccando al soffitto, vicino alla grande poltrona rossa.<br \/>\n&#8220;Il magazziniere?&#8221; La signora Ginevra si gir\u00f2 e lo scrut\u00f2 incuriosita.<br \/>\n&#8220;Beh, ho fatto anch&#8217;io il magazziniere, il commesso in ferramenta, il postino e il manovale per pagarmi gli studi universitari. Quello mi creda \u00e8 un ragazzo in gamba, di poche parole, ma sensate. Niente grilli o fanfaluche per la testa&#8221; ammise candidamente il signor Maurizio.<br \/>\n&#8220;Interessante&#8230;&#8221; Un guizz\u00f2 di divertimento pass\u00f2 lieve sul volto della donna. &#8220;Ne terr\u00f2 conto.&#8221;<\/p>\n<p>La mattina della vigilia arrivarono a prenderlo a casa con un suv nero con i vetri oscurati, tipo quelli che si vedono nei film di spionaggio. Sua figlia lo attendeva sul sedile posteriore, con un borsone con il vestito di Babbo Natale, fatto confezionare appositamente da un sarto locale con tessuti di pregio. Giunsero nel parcheggio dell&#8217;ospedale riservato ai dipendenti e da qui lo fecero entrare dal retro dell&#8217;edificio, dritto nello spogliatoio degli infermieri, cos\u00ec da non essere visto da nessuno in abiti civili. Si prepar\u00f2 di tutto punto con l&#8217;aiuto di Matilde. Poi si osserv\u00f2 allo specchio a figura intera, voltandosi da una parte all&#8217;altra.<br \/>\n&#8220;Sacripante! Sembra fatto su misura per me!&#8221; Scrut\u00f2 sua figlia in viso, ma si gir\u00f2 lesta dall&#8217;altra parte. Lei indossava un vestitino corto da cappuccetto rosso, ma l&#8217;orlatura di pelo bianco tutto intorno la faceva assomigliare proprio alla figlia di Babbo Natale.<br \/>\nBussarono alla porta e subito dopo comparve la testa di Seb. &#8220;Siete pronti?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, venite dentro ragazzi&#8221; li accolse Matilde.<br \/>\nSeb si fece da parte e lasci\u00f2 entrare una ragazza vestita da elfo in versione femminile, con una gonna verde e le calze a strisce.<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0, lei \u00e8 Loretta, la mia segretaria, ma per oggi la tua fidata assistente.&#8221;<br \/>\nIl signor Maurizio la salut\u00f2 con una stretta di mano e diede uno sguardo da sotto in su al ragazzo, in pantaloni buffi al ginocchio e stessa calzamaglia a strisce. &#8220;Ma gli elfi non erano piccolini?&#8221;<br \/>\nSeb ridacchi\u00f2 divertito. &#8220;Sono un po&#8217; fuori misura, lo so.&#8221;<br \/>\nUscirono compatti dallo spogliatoio, Babbo Natale in testa, al suo fianco due bodyguard in completo scuro, quelli che li avevano accompagnati col suv, e subito dietro i suoi assistenti elfi, con due corposi sacchi rossi sulle spalle, contenenti i dolciumi da distribuire ai bambini.<br \/>\nAppena varcarono l&#8217;ingresso principale del nosocomio, tutti i presenti girarono la testa, dapprima sorpresi e poi estasiati.<br \/>\n&#8220;Oh oh oh! Buongiorno a tutti voi!&#8221; Il signor Maurizio si era allenato duramente allo specchio del bagno in quei quattro giorni per pronunciare bene e forte quella semplice frase. Dal pianterreno accorsero tutti a vedere Babbo Natale. Alla fine scoppi\u00f2 persino un applauso finch\u00e9 camminarono verso l&#8217;ascensore diretti al reparto di pediatria oncologica del quarto piano. Mentre loro stavano salendo, le infermiere dovevano aver diramato la notizia tramite gli interni perch\u00e9 all&#8217;apertura delle porte trovarono un piccolo comitato di accoglienza. Tutti in pigiamino e tutti urlanti di gioia incontenibile. &#8220;Babbo Natale! Babbo Natale!&#8221;<br \/>\n&#8220;Forza bambini! Tutti nella sala grande!&#8221; ordin\u00f2 l&#8217;infermiera capo, corpulenta come un bisonte e altrettanto minacciosa, ma quel mattino stranamente allegra e affabile.<br \/>\nSi riunirono cos\u00ec davanti alla poltrona di Babbo Natale, mentre lui avanzava tranquillo tra loro per sedervisi sopra. La piccola Caterina, con le sue piccole alucce, era in prima fila proprio di fronte a lui.<br \/>\nLa signora Ginevra aveva dato ordini precisi: tutti i desideri dei bambini andavano esauditi, quando possibili ovviamente. Sarebbe in effetti stato davvero difficile rintracciare un unicorno vivo e vegeto, non era nei poteri di Babbo Natale purtroppo, ma un giocattolo che gli assomigliasse s\u00ec. Sarebbe stato impacchettato e messo nella cameretta giusta durante la notte, ai piedi di chi lo aveva richiesto.<br \/>\nI bambini mi misero ordinati in fila, un lungo serpentone al lato destro della grande poltrona rossa. Loretta, l&#8217;assistente vestita da elfo, li aiutava a salire sulle ginocchia di Babbo Natale, lui chiedeva loro cosa volevano come regalo, e intanto la stessa assistente annotava nome, numero della stanza e regalo da consegnare su un tablet di servizio. L&#8217;elfo Seb immortalava la scena in una foto ricordo istantanea, che consegnava poi subito ai bambini o talvolta ai genitori. La lista con i regali veniva aggiornata ogni momento sul tablet di Matilde, seduta a una piccola scrivania nel fondo della sala. Da l\u00ec, partivano diretti gli ordini al magazzino, dove altri assistenti di Babbo Natale stavano gi\u00e0 preparando i regali per la notte.<br \/>\nNonostante l&#8217;organizzazione stretta, il signor Maurizio non era davvero preparato alla meraviglia dei piccoli. Tante le storie tristi da ascoltare, cercando di sorridere comunque, tante anche le domande e le curiosit\u00e0 a cui rispondere, inventando sul momento, afferrando la loro stessa fantasia e trasformandola nella propria. All&#8217;inizio si sentiva stanco, perch\u00e9 si concentrava troppo per cercare una replica plausibile per il mondo degli adulti. Dimentic\u00f2 di esserlo e solo allora riusc\u00ec davvero a sentirsi Babbo Natale in ogni fibra.<br \/>\nCaterina non ebbe bisogno di aiuto, gli salt\u00f2 direttamente in braccio, stampandogli un bacino sulla barba.<br \/>\n&#8220;E tu che cosa vuoi per Natale?&#8221; Trattenne il respiro temendo una richiesta impossibile.<br \/>\n&#8220;Un paio di ali nuove! Vedi?&#8221; Si gir\u00f2 sulla schiena mostrandogli una delle alucce macchiata e strappata. &#8220;Mi piacerebbe anche averle di piume vere, cos\u00ec\u2026 insomma\u2026 ci prendo un po&#8217; confidenza, ecco.&#8221;<br \/>\n&#8220;Sar\u00e0 fatto! Dovessi andare io da Mamma Anatra in persona a pregarla in ginocchio!&#8221; Se la strinse a lungo, cos\u00ec mingherlina e cos\u00ec piena di energia. E poi pass\u00f2 al bambino che seguiva nella fila, per non lasciarsi sopraffare dalla tristezza.<br \/>\n&#8220;Abbiamo finito\u2026&#8221; gli sussurr\u00f2 Loretta dopo un paio d&#8217;ore.<br \/>\n&#8220;Come? Abbiamo finito? Proprio adesso?!&#8221; Si guard\u00f2 intorno un po&#8217; disorientato. I pigiamini erano ancora l\u00ec con loro nella sala, ma li aveva ascoltati tutti quanti, uno per uno, e ora erano stavano giocando insieme.<br \/>\nSi alz\u00f2 dalla grande poltrona e si stiracchi\u00f2 la schiena, scricchiolante in ogni giuntura. Seb stava sistemando qualche scatola vuota dietro di lui. &#8220;Che ne pensi? Come sono andato?&#8221;<br \/>\n&#8220;Lei \u00e8 stato eccezionale davvero.&#8221; Si sedette sul bracciolo l\u00ec accanto, perch\u00e9 Seb al contrario era rimasto in piedi tutto il tempo. &#8220;Certo, ci sono dei bambini che sono rimasti fuori\u2026 perch\u00e9 non sono ammalati, non sono in questo piano e nella nostra lista\u2026 ma sono comunque in ospedale per far visita a genitori, fratelli o sorelle, nonni.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ho visto in effetti qualche ragazzino laggi\u00f9 all&#8217;ingresso, vestito normalmente&#8221; riflett\u00e9 il signor Maurizio.<br \/>\n&#8220;Forse Babbo Natale dovrebbe considerare anche loro&#8221; concluse Seb.<br \/>\nUna voce cristallina li distolse da questi pensieri. &#8220;Giuro che se non sapessi chi \u00e8 lei, davvero crederei a Babbo Natale. Le viene talmente naturale!&#8221; La signora Ginevra era l\u00ec davanti a loro, in un elegante abito longuette blu cobalto.<br \/>\nIl signor Maurizio la prese a braccetto e la condusse vicino alla piccola scrivania dove ancora sedeva sua figlia Matilde.<br \/>\n&#8220;Vorrei chiederle un favore&#8221; esord\u00ec lui. &#8220;Non ho impegni, ho tutto il pomeriggio libero. Vorrei fare un giro per l&#8217;ospedale, per tutte le corsie, passare ovunque sia possibile e, se ci sono degli altri bambini, anche se non sono ricoverati qui, esaudire comunque il loro desiderio. Se devono passare la vigilia in ospedale, hanno dei motivi. Vorrei farglieli dimenticare per qualche ora.&#8221;<br \/>\nLa donna gli strinse l&#8217;avambraccio. &#8220;Assolutamente s\u00ec, ha il mio permesso.&#8221; Si gir\u00f2 verso la ragazza che li stava ascoltando. &#8220;Matilde! Segna anche questi ordini e se il budget non basta, coprir\u00f2 col mio conto personale.&#8221; Poi si allontan\u00f2 per salutare i dirigenti dell&#8217;ospedale.<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0, ammettilo! Tu ci stai prendendo gusto!&#8221;<br \/>\nGli scapp\u00f2 un enorme sorriso. Il Natale \u00e8 la festa dei bambini. Erano gli adulti a dargli fastidio!<\/p>\n<p>Fu un pomeriggio intenso, carico di abbracci e gioia condivisa, per ogni piano dell&#8217;edificio. Terminarono alla comparsa dei primi carrelli caldi con la cena per i pazienti. Il signor Maurizio torn\u00f2 nei suoi abiti comuni sempre all&#8217;interno dello spogliatoio degli infermieri e di nuovo risal\u00ec nel suv scuro, ma stavolta erano diretti all&#8217;azienda di Matilde, per lasciare gi\u00f9 diverse scatole di materiale utilizzato per l&#8217;evento. Sua figlia aveva un po&#8217; troppa fretta, come se dovesse assolutamente incontrare qualcuno in ufficio. Temeva si trattasse ancora di Pier Coso Vattelapesca.<br \/>\n&#8220;Poi ti accompagno a casa io pap\u00e0, va bene?&#8221; Era un po&#8217; troppo agitata, lo not\u00f2 dalla mani che contorceva di continuo.<br \/>\nAnche Seb viaggiava a bordo con loro, pure lui indossava nuovamente i suoi jeans e il giaccone sportivo.<br \/>\nQuando entrarono nell&#8217;atrio dell&#8217;edificio direzionale, vi trovarono la signora Ginevra e proprio Pier Coso che stavano discutendo di alcune cifre e strategie per il nuovo anno, con alquanta animosit\u00e0 da parte di lui. Lei dimostrava invece insofferenza, sia per i piedi che puntavano all&#8217;uscita sia per lo sguardo rivolto ai quadri appesi alle pareti. Fu ben contenta del loro arrivo.<br \/>\n&#8220;Matilde, tesoro, finalmente! Possiamo andare? Sono un filino in ritardo&#8230;&#8221; Pier Coso le mostrava lo schermo del cellulare.<br \/>\n&#8220;Si, scusami, portiamo queste su nel mio ufficio e arrivo! Vieni Seb, facciamo presto&#8230;&#8221; Entrarono in uno degli ascensori, il primo disponibile, con due grossi scatoloni tra le mani e sulle spalle i borsoni con i vestiti di Babbo Natale e degli assistenti.<br \/>\nNell&#8217;attesa il signor Maurizio rimase a chiacchierare con la signora Ginevra, ignorando l&#8217;irrequietezza di Pier Coso alle proprie spalle, compresi i suoi mugugni sul terribile ritardo. Purtroppo aveva compreso che gli sarebbe toccato rientrare a casa accompagnato proprio da lui, oltre che dalla figlia.<br \/>\nL&#8217;ascensore stava gi\u00e0 scendendo, quando un&#8217;interruzione improvvisa della corrente elettrica, giusto uno sbalzo di pochi secondi, lo blocc\u00f2 a mezza strada.<br \/>\n&#8220;E adesso che succede?!&#8221; esclam\u00f2 inorridito Pier Coso.<br \/>\n&#8220;Oddio&#8230; Ho sempre odiato questi ascensori maledetti!&#8221; La signora Ginevra corse alla tastiera a fianco delle porte chiuse, premendo il tasto della chiamata, ma senza alcun risultato. Alla fine dovette capitolare e schiacciare la chiamata automatica all&#8217;assistenza. Nel frattempo erano accorse le ultime segretarie ancora presenti nell&#8217;edificio alla vigilia e un paio di guardiani del servizio notturno.<br \/>\nPier Coso si mise a urlare tra la fessura delle porte chiuse al pianterreno, sperando che Matilde lo potesse sentire. &#8220;Tesoro, tutto bene? A che piano siete incastrati?&#8221; Poi si rivolse agli uomini presenti. &#8220;Potremmo tentare di aprire vicino alla cabina e vedere se riescono a scendere, saltando&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Questo non \u00e8 un film d&#8217;azione&#8230; attenderemo i soccorsi, loro sanno come agire&#8221; bofonchi\u00f2 il signor Maurizio.<br \/>\nPier Coso si attacc\u00f2 al cellulare, che aveva continuato a squillare senza sosta. Dopo venti minuti, torn\u00f2 ad urlare alle porte. &#8220;Cara, devo proprio andare&#8230; chiamami quando sei fuori&#8230; ora devo scappare&#8230;&#8221; Se ne and\u00f2, quasi senza salutare, perch\u00e9 ancora incollato al telefonino.<br \/>\nDalla colonna dell&#8217;ascensore provenivano diversi rumori. Il signor Maurizio appoggi\u00f2 quindi l&#8217;orecchio alle porte esterne, cos\u00ec fredde al tatto. La cabina non doveva essere tanto in alto perch\u00e9 riusciva a sentire alcune parole lontane, anche se con voce metallica.<br \/>\n&#8220;Stai bene?&#8221; Questa era la voce maschile di Seb.<br \/>\n&#8220;No&#8230; mi manca l&#8217;aria&#8230;&#8221; Matilde in effetti soffriva di claustrofobia, e restare bloccata in una cabina chiusa era tremendo per lei.<br \/>\n&#8220;Non ti preoccupare. Vedi lass\u00f9? Quella grata copre l&#8217;apertura della cabina sul castelletto dell&#8217;ascensore, aperto in cima. Non resteremo senza aria.&#8221;<br \/>\n&#8220;Lo so, ma io mi sento soffocare&#8230;&#8221; Il tono era sempre pi\u00f9 acuto.<br \/>\n&#8220;Pensa ad altro. Cosa farai stasera, per la vigilia, quando usciremo da qui? Andrai a cena con Piercarlo?&#8221;<br \/>\n&#8220;No&#8230; accompagner\u00f2 mio padre a casa&#8230; Piercarlo ha altri impegni, con la sua famiglia&#8230; io non sono compresa&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Non dovresti farti trattare cos\u00ec. Credo tu meriti di pi\u00f9.&#8221;<br \/>\nCon i tecnici della sicurezza giunti sul posto che lavoravano sulla pulsantiera dei comandi, la cabina fece un sobbalzo in gi\u00f9 e poi si ferm\u00f2 di colpo. Lass\u00f9 si ud\u00ec chiaramente un urlo di Matilde e poi il suo piagnucolare sommesso. Il signor Maurizio premette ancora di pi\u00f9 l&#8217;orecchio al metallo, perch\u00e9 anche dietro di lui la signora Ginevra stava imprecando a bassa voce. Sent\u00ec di nuovo la voce di Seb.<br \/>\n&#8220;Non ti posso vedere cos\u00ec. Oramai \u00e8 tempo di sistemare le cose&#8230;&#8221;<br \/>\nPercep\u00ec un altro rumore metallico, di chiavi che sbattevano e poi un comando diverso mise in moto la cabina. Lentamente li stava riportando a terra. Uno dei tecnici l\u00ec presenti esclam\u00f2 &#8220;Qualcuno ha attivato la seconda linea di servizio. Ma solo la famiglia ha quelle chiavi per azionarla.&#8221;<br \/>\nGuardarono tutti la signora Ginevra, interrogandosi su chi poteva essere stato, visto che lei era l\u00ec tra loro.<br \/>\nQuando si aprirono finalmente le porte, la donna scatt\u00f2 in avanti. &#8220;Matilde! Sebastiano! State bene?!&#8221;<br \/>\nIl ragazzo stava sostenendo sua figlia dal fianco, lei camminava a fatica, il trucco sciolto dalle lacrime.<br \/>\n&#8220;S\u00ec nonna, tutto bene. Mi spiace, ho dovuto&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Non importa, lascia stare, davvero&#8230;&#8221; La signora Ginevra li abbracci\u00f2 entrambi.<br \/>\nMatilde trasecol\u00f2, sbattendo le palpebre senza sosta. &#8220;Nonna? Hai detto Nonna?!&#8221;<br \/>\nSebastiano la sorresse fino al divanetto per i visitatori all&#8217;ingresso, dove la fece accomodare.<br \/>\n&#8220;Lei \u00e8 mia nonna, s\u00ec. Mi chiamo Sebastiano, non Seb. Era una copertura&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 non me lo hai detto? Avrei tenuto il segreto!&#8221;<br \/>\n&#8220;Credimi, sono stato tentato tante volte. Ma cosa cambia davvero? Sono sempre lo stesso&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;No, non \u00e8 cos\u00ec\u2026 E&#8217;&#8230; \u00e8 tutto sbagliato!&#8221;<br \/>\nPochi metri pi\u00f9 in l\u00e0, la signora Ginevra si avvicin\u00f2 al signor Maurizio e lo prese a braccetto.<br \/>\n&#8220;Venga, loro stanno bene. La accompagno io a casa col mio autista. Lasciamoli da soli. Qui siamo di troppo stasera.&#8221;<\/p>\n<p>Quel mattino il signor Maurizio si dest\u00f2 al solito orario impostato sulla sveglia del comodino. Si attard\u00f2 in bagno a sistemare la sua barba come di consueto. Scese dabbasso con la medesima tranquillit\u00e0 di tutti gli altri giorni. Solo che non era un giorno qualsiasi, era la vigilia di Natale.<br \/>\nLa casa era immersa in un freddo silenzio, mentre nel quartiere sembravano fervere le attivit\u00e0, con diverse auto che portavano amici e parenti in visita. Come d&#8217;abitudine si prepar\u00f2 il caff\u00e8 con la moka e si tagli\u00f2 un pezzo della torta di Ines, cucinata proprio il pomeriggio prima. La sua governante non sarebbe passata oggi, perch\u00e9 avrebbe giustamente festeggiato il Natale in famiglia. Accese la televisione e scorse i canali, tra telegiornali, televendite e vecchi film. Si ritrov\u00f2 davanti la scena finale de <em>Il piccolo Lord<\/em>, dove un vecchio scorbutico lord inglese diventa una persona buona grazie alla bellezza infantile del proprio nipote. &#8220;Buon Natale! Buon Natale a tutti, ovunque voi siate!&#8221; gridava di gioia il bambino in piedi sulla seggiola di una grande pranzo natalizio. Il signor Maurizio sbuff\u00f2, e non sapeva nemmeno lui perch\u00e9.<br \/>\nPensando al pranzo, apr\u00ec il frigorifero per verificarne il contenuto. La buona Ines gli aveva lasciato ogni grazia, riempiendo ogni ripiano: diversi antipasti, lasagna da scaldare e brodo pronto per i cappelletti, due tipi di arrosto, il bollito, un paio di contorni, pure il sorbetto. Il dolce era invece appoggiato in bella vista sul bancone della cucina, a scelta tra pandoro, panettone e torroncini. Un pranzo di Natale luculliano, avrebbe potuto sfamare tranquillamente una famiglia di dodici persone.<br \/>\nDopo aver sorseggiato il suo caff\u00e8, si aggirava per le stanze un po&#8217; inquieto. Gli sembrava di essere reduce da una sbronza, in crisi di astinenza. Solo che non era l&#8217;alcool a mancargli cos\u00ec tanto. Alz\u00f2 tutte le serrande lasciando entrare la luce brillante di una giornata gelida. Preso da un raptus, accese le luminarie natalizie sistemate da Seb, pardon, Sebastiano nel suo salotto. Osserv\u00f2 l&#8217;enorme albero di Natale accendersi di colori a intermittenza e sotto alla sua base, due pacchetti incartati per lui. Apr\u00ec una borsetta di carta rosso lucido chiusa da un nastrino era indirizzata a &#8220;Babbo Natale\/Pap\u00e0&#8221; e ci trov\u00f2 berretto e sciarpa di lana rossa, quasi scontato da sua figlia, inorridita dai berretti neri di suo padre. Un altro sacchettone recava un talloncino colorato con sopra &#8220;Ingegnere&#8221; scritto da Ines e all&#8217;interno c&#8217;erano un paio di ciabatte nuove, in tartan scozzese blu, e una copertina in pile, per sostituire quella oramai lisa della sua poltrona. Ines glielo diceva sempre che era da buttare e comprarne una nuova, ecco fatto.<br \/>\nGuard\u00f2 l&#8217;orologio sopra il caminetto. &#8220;Sarebbe quasi ora&#8230;&#8221;<br \/>\nAccese di nuovo la televisione, premendo tasti a caso sul telecomando. Dopo pochi minuti di zapping, puff! Era saltata la corrente elettrica.<br \/>\n&#8220;E va bene, ho capito! Adesso vado! Inutile stare qui a tergiversare!&#8221;<br \/>\nL&#8217;energia torn\u00f2 subito dopo, ma oramai aveva deciso. Matilde lo aveva invitato dopo tutto, no? E allora sarebbe andato. In ospedale s\u00ec, al pranzo comunitario organizzato in corsia pediatrica, per i bambini che non possono proprio muoversi da l\u00ec nemmeno a Natale. Era stato organizzato dai genitori, qualcosa di speciale, con molte deroghe dei dirigenti ospedalieri, per poter comunque stare insieme con i loro piccoli. Aveva contribuito anche la signora Ginevra e la societ\u00e0 ovviamente. Cos\u00ec si vest\u00ec elegante, anche se non da Babbo Natale, indoss\u00f2 i nuovi berretto e sciarpa rossi e si incammin\u00f2.<br \/>\nL&#8217;accoglienza fu strepitosa! I bambini urlarono tutti in coro, i genitori gli fecero un applauso, Matilde si stava strozzando con l&#8217;acqua minerale. I piccolini gli si avvicinarono con nuove domande, mentre lui attraversava la sala alla ricerca di un posto a sedere alla tavolata.<br \/>\n&#8220;Ma il vestito rosso dov&#8217;\u00e8?&#8221;<br \/>\n&#8220;L&#8217;ho messo a lavare! Era tutto sporco di fango! Pioveva forte stanotte in Giappone!&#8221;<br \/>\nUno dei pap\u00e0 presenti sollev\u00f2 una teglia dalla cucina mobile allestita in un angolo. &#8220;E&#8217; pronta la lasagna!&#8221;<br \/>\nIl signor Maurizio si guard\u00f2 intorno. &#8220;Ma Caterina dov&#8217;\u00e8? Avete visto Caterina?&#8221;<br \/>\nLa bimbetta, con le sue alucce nuove, di candide piume svolazzanti, arriv\u00f2 tutta trafelata dal corridoio.<br \/>\n&#8220;Scusa Babbo Natale, sono in ritardo!!&#8221; Lo abbracci\u00f2 stretto e gli si avvicin\u00f2 all&#8217;orecchio, bisbigliando piano. &#8220;Mi scappava la grossa, shhhh!!&#8221;<br \/>\nAnche Sebastiano, il magazziniere, pardon, il futuro amministratore delegato, lo ringrazi\u00f2 di essere l\u00ec con loro. Quasi non lo riconosceva in giacca e cravatta, anche se indossava i jeans e le sneakers di sempre. Lo sorprese poi a fissare estasiato Matilde, radiosa in un lungo abito di lana rosso acceso, le spalle appena scoperte. Assomigliava tanto alla sua cara moglie, aveva un vestito simile. Sacripante, era proprio quello! Lo riconobbe dalla spilla dello scollo. Sembrava pi\u00f9 giovane e serena oggi, una ragazzina.<br \/>\nDopo aver spazzolato tutti insieme il primo piatto a base di lasagna, giunse nella sala anche la signora Ginevra.<br \/>\nSalut\u00f2 il signor Maurizio e gli sorrise sorniona. &#8220;Sapevo che dovevo portarlo con me. Ecco, per lei.&#8221;<br \/>\nDalla borsa estrasse un piccolo pacchetto rettangolare. &#8220;Ho chiesto a sua figlia un aiuto&#8221; gli svel\u00f2.<br \/>\nLo scart\u00f2 incuriosito, perch\u00e9 sentiva tra le dita un libro. Era difatti un romanzo storico di un autore straniero che non conosceva.<br \/>\n&#8220;E&#8217; da leggere il prossimo mese nel nostro gruppo di lettura. La aspettiamo.&#8221;<br \/>\nStavano ancora chiacchierando, quando entr\u00f2 Pier Coso, piuttosto scarmigliato nonostante un completo elegante da sera. Rivolse loro solo un cenno, puntando dritto verso Matilde, la quale non sembrava molto felice di vederlo.<br \/>\n&#8220;Tesoro&#8230;&#8221; piagnucol\u00f2 lui a bassa voce.<br \/>\n&#8220;Tesoro un cavolo! Ieri mi hai lasciato l\u00ec da sola, chiusa in ascensore! Vattene!&#8221; gli rugg\u00ec lei di rimando.<br \/>\n&#8220;Ma&#8230; come\u2026&#8221; balbett\u00f2 lui, cercando di trascinarla per un braccio.<br \/>\n&#8220;Lasciami!&#8221;<br \/>\nPrima che Sebastiano, sguardo fiammeggiante, gli fosse addosso in un balzo, intervenne prontamente la signora Ginevra.<br \/>\n&#8220;Piercarlo, posso presentarti mio nipote, Sebastiano?&#8221; Cos\u00ec pot\u00e9 trattenere il ragazzo, la mano gi\u00e0 stretta in un pugno.<br \/>\n&#8220;Sebastiano?! Ma non lavorava in magazzino?!&#8221; Pier Coso era sbiancato all&#8217;improvviso, le lenzuola candide dell&#8217;ospedale avevano la tintarella di Agosto al confronto.<br \/>\nIl signor Maurizio a stento tratteneva un ghigno di piena soddisfazione.<br \/>\n&#8220;Credo che nel prossimo anno, ovvero tra qualche giorno, mio nipote si occuper\u00e0 della conduzione delle strategie aziendali qui in Italia,&#8221; continu\u00f2 la signora Ginevra. &#8220;Mentre abbiamo bisogno di lei Piercarlo sul mercato cinese. Stiamo per aprire nuovi negozi, per esportare il nostro Made in Italy laggi\u00f9. E credo che lei sia la figura giusta!&#8221;<br \/>\nPier Coso mosse le labbra un paio di volte, ma alla fine concluse con un &#8220;Certamente&#8221; sommesso.<br \/>\nIl suo sguardo si scontr\u00f2 con quello di Sebastiano e cap\u00ec che non era pi\u00f9 molto gradito. &#8220;Scusate, ora devo proprio andare\u2026&#8221;<br \/>\nLa signora Ginevra lo accompagn\u00f2 fino all&#8217;uscita nel corridoio.<br \/>\n&#8220;Dica un po&#8217;, come ci si sente?&#8221; le chiese il signor Maurizio subito dopo.<br \/>\nLei trasse un lungo sospiro. &#8220;Meravigliosamente bene!&#8221;<br \/>\n&#8220;Cos\u00ec, ci siamo tolti dalle scatole quell&#8217;insolente. Beh, questo s\u00ec che \u00e8 un regalo di Natale! Grazie davvero!&#8221; continu\u00f2 lui.<br \/>\n&#8220;Oh si figuri! Adesso magari dovremmo lavorare su quell&#8217;altra cosuccia laggi\u00f9&#8230;&#8221; Con un cenno della testa indic\u00f2 i loro due ragazzi. Sebastiano stava servendo una fetta di panettone a Matilde, una mano galantemente posata al suo fianco.<br \/>\n&#8220;Affare fatto! In cambio, mi offro gi\u00e0 ora come Babbo Natale volontario il prossimo anno!&#8221;<br \/>\nPer il brindisi, si ritrov\u00f2 con la sua piccola Caterina in braccio, il suo angioletto preferito. Sarebbe passato a trovarla, di tanto in tanto, senza vestito rosso, finch\u00e9 era ancora possibile.<br \/>\nCome gli ricordavano quei versi antichi. <em>Di doman non c\u2019\u00e8 certezza. Chi vuole esser lieto sia.<\/em><br \/>\nOggi, in questo giorno, tutti ancora insieme.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2024 Barbara Businaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>Con questo racconto ho voluto giocare un po&#8217; con le parole, soprattutto con quelle meno utilizzate. Avevo letto a novembre questo articolo sulle <a href=\"https:\/\/libreriamo.it\/lingua-italiana\/parole-lingua-italiana-non-usano-piu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">10 parole della lingua italiana che non si usano pi\u00f9<\/a> di Libreriamo, come sagittabondo, luculliano, smargiasso e il mio preferito sacripante (ancora oggi mi scappa come esclamazione di stizza \ud83d\ude1b ) Me le sono conservate da parte proprio con l&#8217;idea di scriverci un racconto, e infatti le troverete seminate nel testo, insieme a qualche altra che mi \u00e8 venuta spontanea sul momento. Non avevo in mente di usarle proprio per Natale, ma poi con un protagonista come l&#8217;Ingegner Maurizio Corvone Mazzanti ci stavano come i canditi e l&#8217;uvetta dentro il panettone. O come lo zucchero a velo sopra il pandoro.<\/em><br \/>\n<em>Per la verit\u00e0 avevo anche in mente un altro tipo di storia, con dei regali consegnati alle persone sbagliate, ma in qualche modo non si incastrava, mancava quel quid che mi portasse a scrivere con divertimento. Poi ho visto un signore con la barba bianca che si allenava allo specchio a dire di no, perch\u00e9 non voleva saperne di vestirsi da Babbo Natale. E la figlia che per contrasto amava cos\u00ec tanto le feste da volere il &#8220;Natale tutti i giorni&#8221; (il titolo \u00e8 arrivato subito).<\/em><br \/>\n<em>Stavo poi cercando una canzone di Natale per ispirazione e accompagnamento durante la scrittura, e ne avevo anche trovata una, o cos\u00ec mi sembrava. Ma quel mattacchione di Jimmy Fallon, comico e conduttore televisivo americano che seguo su Facebook, se ne \u00e8 saltato fuori con questa musichetta, con l&#8217;ukulele in sottofondo e un duetto con Justin Timberlake. Il ritornello cos\u00ec semplice, un paio di note che girano, ed eccola l\u00e0, mi si \u00e8 piantata in testa e non c&#8217;\u00e8 stato verso! Saltava fuori nei momenti pi\u00f9 disparati, dalla coda alla cassa del supermercato alla riunione tediosa che manco mi riguardava. Mentalmente canticchiavo Tell me you&#8217;ll be theeeeeereeeee, senza mai passare alla strofa successiva perch\u00e9 non me la ricordavo l\u00ec per l\u00ec. E cos\u00ec la canzone s&#8217;\u00e8 presa il suo posto e per la verit\u00e0 ci si \u00e8 incastrata proprio bene, con Matilde che chiede al padre di essere l\u00e0, per la vigilia di Natale, e forse forse con Seb\/Sebastiano che spera invece di poter abbracciare proprio lei sotto il vischio\u2026 Ma pure il desiderio della piccola Caterina, di poter rivedere Babbo Natale anche lass\u00f9, tra gli angioletti. Era tutto l\u00ec il racconto, in quell&#8217;incontro dolce e amaro in ascensore, mi ha spezzato il cuore scriverlo.<\/em><br \/>\n<em>Chi vuole esser lieto sia, di doman non c\u2019\u00e8 certezza. Per quest&#8217;anno, Buon Natale a tutti voi!<\/em> \ud83d\ude42<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Jimmy Fallon - You&#039;ll Be There (with Justin Timberlake) (Official Lyric Video)\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RDSUD_rYZYw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;No&#8230; No. NO! Ti ho detto di no. Non insistere! 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