{"id":29550,"date":"2024-06-14T06:00:28","date_gmt":"2024-06-14T04:00:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=29550"},"modified":"2024-06-13T22:22:24","modified_gmt":"2024-06-13T20:22:24","slug":"arte-di-correre-haruki-murakami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/arte-di-correre-haruki-murakami\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte di correre <br> di Haruki Murakami"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Ho imparato molte cose riguardo alla scrittura facendo jogging ogni mattina sulle strade. In maniera naturale, con la pratica. Quanto posso mostrarmi severo verso me stesso? Ho sviluppato adeguatamente il mio fisico? Mi sono riposato abbastanza? Fino a che punto la mia coerenza \u00e8 giustificata, a partire da quando diventa ristrettezza mentale? In che misura devo prestare attenzione al paesaggio esteriore, e in che misura posso invece dedicarmi all&#8217;introspezione? Quanta fiducia posso avere nelle mie capacit\u00e0, devo dubitare ancora di me stesso? Se all&#8217;inizio della mia carriera di scrittore non avessi cominciato anche quella di maratoneta, ho l&#8217;impressione che le mie opere sarebbero state diverse. In che modo diverse concretamente non lo saprei dire. Per\u00f2 sarebbero state un&#8217;altra cosa.<br \/>\nL&#8217;arte di correre, Haruki Murakami<\/p><\/blockquote>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Ho letto L&#8217;arte di correre di Haruki Murakami diversi anni fa, quasi per caso.<\/span> <\/strong>Volevo comprendere lo stile di questo autore, lo scrittore giapponese pi\u00f9 conosciuto al mondo, con i suoi romanzi tradotti in cinquanta paesi e venduti per milioni di copie, acclamato dalla critica anche internazionale, spesso dato per vincitore del Premio Nobel per la Letteratura e invece niente, sembra sempre sfuggirgli all&#8217;ultimo minuto.<br \/>\nNon sapevo decidermi tra i suoi titoli pi\u00f9 conosciuti, da <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/norwegian-wood-tokyo-blues-libro-haruki-murakami\/e\/9788806216467\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Norwegian Wood<\/em><\/a>\u00a0a <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/kafka-sulla-spiaggia-libro-haruki-murakami\/e\/9788806216948\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Kafka sulla spiaggia<\/em><\/a>, dalla serie <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/1q84-libri-1-2-3-libro-haruki-murakami\/e\/9788806222901\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>1Q84<\/em><\/a>\u00a0a <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/nel-segno-della-pecora-libro-haruki-murakami\/e\/9788806216955\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Nel segno della pecora<\/em><\/a>, il primo ad essere tradotto e pubblicato in Italia. Invece trovo una promozione per l&#8217;ebook di questo saggio, <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/arte-di-correre-libro-haruki-murakami\/e\/9788806199517\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L&#8217;arte di correre<\/em><\/a>, &#8220;una riflessione sul talento, sulla creativit\u00e0 e pi\u00f9 in generale sulla condizione umana, l&#8217;autoritratto di uno scrittore maratoneta, di un uomo di straordinaria determinazione, di profonda consapevolezza&#8221;, e mi lascio convincere all&#8217;acquisto, <strong><span style=\"color: #ff0000;\">incuriosita da come uno scrittore famoso potesse diventare pure un maratoneta.<\/span><\/strong> Perch\u00e9 nella mia mente allora il termine &#8220;scrittore&#8221; veniva associato a una persona per lo pi\u00f9 sedentaria, con interminabili ore passate alla scrivania, scarabocchiando fogli consunti, battendo in una vecchia macchina da scrivere, non perch\u00e9 non abbia un computer portatile ma il rumore dei tasti meccanici aiuta la concentrazione, fumando senza sosta, una tazza di caff\u00e8 nero per unica compagnia. Il pi\u00f9 terribile degli stereotipi, quanto mai lontano dalla realt\u00e0 odierna. E Murakami era proprio l\u00ec a testimoniarlo.<\/p>\n<p>L&#8217;ho letto davvero d&#8217;un fiato, non riuscivo a staccarmene, me ne ricordo bene. Avevo anche sottolineato nell&#8217;ebook parecchi paragrafi importanti, perch\u00e9 questo \u00e8 un saggio illuminante non solo per chi vuole cominciare a correre, con alcuni consigli sull&#8217;allenamento, basati sull&#8217;esperienza dell&#8217;autore stesso, e il lucido racconto dei momenti di debolezza, che inevitabilmente occorre affrontare in gara. Ma soprattutto \u00e8 un&#8217;analisi attenta e meditata sul legame tra corsa e scrittura, l&#8217;una indispensabile all&#8217;altra secondo Murakami stesso. La sedentariet\u00e0 dell&#8217;atto creativo, dunque la necessit\u00e0 di mantenersi in salute, e lo sforzo di affrontare i suoi lati oscuri, inevitabile durante la sua scrittura, gli richiedono attivit\u00e0 fisica per eliminare le tossine dal corpo e liberare la mente.<br \/>\nPurtroppo per\u00f2 l&#8217;ereader mi ha giocato un brutto scherzo, perdendosi tutte le sottolineature in un aggiornamento di sistema&#8230; !!! Motivo per cui preferisco il libro cartaceo e i miliardi di fogliettini segnapagina, o addirittura segnariga, che non si perdono mai! Mi era dunque rimasta la voglia di rileggerlo, per recuperare quegli appunti preziosi. Lo far\u00f2, lo far\u00f2, assolutamente lo far\u00f2, ma rimandavo sempre.<\/p>\n<p>Nel frattempo ho scoperto di avere ben tre cose in comune con Haruki Murakami.<br \/>\nHo iniziato a correre, anche se non parteciper\u00f2 alla Maratona di New York, 42 km di corsa e tutte quelle ore, meno ancora a una gara di triathlon, che a nuotare sono una schiappa. Ma chi pu\u00f2 dirlo?!<br \/>\nHo iniziato a scrivere, anche se dubito arriver\u00f2 mai ai livelli di Murakami, sono gi\u00e0 in ritardo per cominciare in un mercato editoriale sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Ma chi pu\u00f2 dirlo?!<br \/>\nIl mio armadio \u00e8 pieno di magliette, per\u00f2 non le colleziono, loro collezionano me. Anche se dubito avr\u00f2 mai una mia linea di magliette. Ma chi pu\u00f2 dirlo?!<br \/>\nPerch\u00e9 oltre a collezionare ben diecimila vecchi dischi in vinile (quei cosi neri e grandi con i solchi, che bisogna maneggiare delicatamente, soffiare via la polvere, ma che riproducono la migliore qualit\u00e0 sonora possibile, se ben tenuti), ha pubblicato un libro sull&#8217;enorme quantit\u00e0 di magliette accumulate nel suo guardaroba, dal titolo <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/t-mie-amate-t-shirt-libro-haruki-murakami\/e\/9788806251826\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>T. Le mie amate T-shirt<\/em><\/a>\u00a0con tanto di bellissime fotografie, e poi ha disegnato lui stesso una serie esclusiva di magliette per <a href=\"https:\/\/www.vogue.it\/news\/article\/haruki-murakami-uniqlo-collezione-t-shirt\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Uniplo<\/em><\/a>, richiamando titoli, ambientazioni o copertine dei suoi romanzi. E in effetti, adoro la sua eccentricit\u00e0, il suo essere cos\u00ec particolare. In qualche modo, lo sento affine, soffriamo dello stesso entusiasmo un po&#8217; matto.<\/p>\n<p>Comunque, ora che corro un pochino anch&#8217;io, alla velocit\u00e0 della tartaruga con i miei 5 chilometri in 45 minuti sul tapis roulant, volevo proprio rileggere questo saggio, stavolta pi\u00f9 interessata alla parte relativa alla corsa. Che possibilit\u00e0 ho di diventare anch&#8217;io uno scrittore maratoneta?!<br \/>\nCos\u00ec mi sono messa alla ricerca del cartaceo, ma non quelle brutte copertine con illustrazioni in bianco, nero e rosso troppo moderne per i miei gusti. Ho recuperato tra l&#8217;usato un&#8217;edizione di Einaudi collana Numeri primi, con la fisionomia di un corridore al tramonto, molto pi\u00f9 evocativa e poetica. Appena consegnata, mi sono subito immersa nella lettura, con un bel blocchetto di post-it colorati per fermare i paragrafi perduti dalla prima volta. E per non rischiare di smarrirli nuovamente, arrivo a fissarli qui sul blog, cos\u00ec da poterli ritrovare in un solo click, all&#8217;occorrenza. Sperando siano utili anche a voi lettori.<br \/>\nL&#8217;unica cosa che non ho in comune con Murakami \u00e8 che lui ha scritto un bel po&#8217; di romanzi, io non ne ho terminato ancora uno. Ma chi pu\u00f2 dirlo?! \ud83d\ude09<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Se riesco a scrivere dei libri \u00e8 perch\u00e9 in un paesaggio vedo cose diverse da quelle che ci vede un altro, sento cose diverse e scegliendo parole diverse riesco a costruire storie che hanno una loro originalit\u00e0. Si creano cos\u00ec delle circostanze straordinarie per cui un numero non esiguo di persone si procura i libri in cui queste storie sono narrate e li legge. Il fatto che io sia io, e non un altro individuo, per me costituisce un patrimonio prezioso. Le ferite spirituali non rimarginate sono il prezzo che gli esseri umani devono pagare per la propria indipendenza.<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;arte di correre, Haruki Murakami<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2><span style=\"color: #ff0000;\">Haruki Murakami<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">da barista a scrittore<\/span><\/h2>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Stavo per compiere trent&#8217;anni. Ero arrivato a un&#8217;et\u00e0 in cui non potevo pi\u00f9 definirmi &#8220;un giovane&#8221;. Cos\u00ec ho concepito il proposito di scrivere dei romanzi &#8211; una cosa che non mi era mai passata per la mente prima di allora.<\/em><br \/>\n<em>Posso indicare con estrema precisione il momento in cui ho deciso di mettermi a scrivere. Era il 10 aprile 1978, verso l&#8217;una e mezzo del pomeriggio. Quel giorno, seduto da solo sulla gradinata dello stadio di Jing\u00f9, guardavo una partita di baseball bevendo una birra. L&#8217;appartamento in cui vivevo era a pochi minuti a piedi dallo stadio, e a quel tempo ero un ardente tifoso degli Yakult Swallows. Nel cielo non c&#8217;era nemmeno una nuvola, soffiava una brezza leggera, insomma era una splendida, perfetta giornata di primavera.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Hilton fece una battuta a terra lungo la linea sinistra del campo &#8211; il suono secco della palla contro la mazza risuon\u00f2 nello stadio &#8211; poi a velocit\u00e0 pazzesca gir\u00f2 la prima base e si ferm\u00f2 sulla seconda. Ecco, fu in quel momento che mi colp\u00ec il pensiero: &#8220;Voglio scrivere un romanzo&#8221;.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Non \u00e8 che avessi veramente l&#8217;ambizione di diventare uno scrittore. Per quel che mi riguardava, volevo soltanto, in tutta innocenza, scrivere un romanzo. Non avevo un&#8217;immagine concreta di cosa desiderassi raccontare, ma sentivo che a quel punto potevo creare un&#8217;opera che per me costituisse un risultato. Tornai a casa, mi sedetti alla scrivania con l&#8217;intenzione di buttar gi\u00f9 qualcosa, e solo allora mi resi conto che non possedevo nemmeno una penna stilografica decente. Allora mi recai in una cartoleria di Shinjuku, comprai una risma di fogli e una stilografica da circa mille yen. Un piccolo investimento di capitale.<\/em><br \/>\n<em>Questo succedeva in primavera, in autunno avevo finito di scrivere un&#8217;opera di duecento fogli da quattrocento caratteri. Mi sentivo molto soddisfatto. Non sapendo bene cosa fare del romanzo che avevo appena finito di scrivere, nel mio entusiasmo lo proposi a un premio letterario per scrittori esordienti indetto da una rivista letteraria.<\/em><br \/>\n<em>Considerando che quando lo consegnai non ne avevo fatto una copia, evidentemente non mi importava molto che in caso di rifiuto venisse buttato via. E&#8217; il romanzo che venne poi pubblicato con il titolo &#8220;Ascolta la canzone nel vento&#8221;. Ci\u00f2 che mi interessava era la scrittura in s\u00e9, non tanto che il libro vedesse o meno la luce. [&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;anno seguente, all&#8217;inizio della primavera, quando dal comitato del premio Gunz\u00f2 mi telefonarono per comunicarmi che il mio romanzo era tra i finalisti, mi ero del tutto scordato di averlo proposto. [&#8230;]A trent&#8217;anni, senza rendermi ben conto di quanto succedeva, e senza averne davvero l&#8217;intenzione, facevo il mio debutto come autore innovativo.<\/em><\/p>\n<p>A leggere questo passo di Murakami, non riesco a trattenere un moto d&#8217;invidia. <strong><span style=\"color: #ff0000;\">Sembrerebbe uno scrittore nato quasi per caso, per\u00f2 non \u00e8 affatto cos\u00ec.<\/span> <\/strong>Se andiamo a sbirciare la sua biografia, il padre insegnava letteratura giapponese, dunque un certo amore per i libri era sicuramente di casa, anche di autori europei e americani, influenze che ancora oggi distinguono <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Haruki_Murakami\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Haruki Murakami<\/em><\/a> dagli altri scrittori giapponesi. Al liceo Kobe il giovane Murakami scriveva per il giornalino della scuola, il suo primo approccio alla scrittura, ma soprattutto si \u00e8 laureato in Drammaturgia, presso la Facolt\u00e0 di Lettere all&#8217;Universit\u00e0 Waseda, con una tesi sull&#8217;idea del viaggio nel cinema statunitense. Insomma, la sua carriera scolastica non era del tutto estranea all&#8217;idea di scrivere, ancora pi\u00f9 quella universitaria ruotava intorno al proposito di scrivere storie.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Tuttavia cominciavo a provare il desiderio sempre pi\u00f9 forte di creare un&#8217;opera pi\u00f9 importante, pi\u00f9 consistente.<\/em><br \/>\n<em>Avevo scritto i miei due primi romanzi, &#8220;Ascolta la canzone nel vento&#8221; e &#8220;Il flipper&#8221; del 1973, fondamentalmente per il puro piacere di farlo, senza essere davvero convinto di ottenere qualche buon risultato. Cercavo di ritagliarmi degli intervalli di tempo nel lavoro &#8211; un&#8217;ora, mezz&#8217;ora -, mi sedevo davanti ai fogli bianchi e, stanco com&#8217;ero, buttavo gi\u00f9 quel che mi veniva in una sorta di competizione contro l&#8217;orologio, senza veramente concentrarmi. Anche supponendo che in questa maniera frettolosa riuscissi a scrivere qualcosa di divertente, non potevo certo creare nulla di profondo, nulla che avesse un certo spessore. Visto che mi veniva offerta l&#8217;occasione di diventare uno scrittore (non c&#8217;\u00e8 bisogno di dire che mi \u00e8 capitata una fortuna straordinaria) volevo mettercela tutta e fare del mio meglio. L&#8217;ambizione di creare almeno un&#8217;opera che mi convincesse nacque in me in modo del tutto naturale, anche perch\u00e9 sapevo di potercela fare.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Quindi lui sapeva di potercela fare, e non \u00e8 una convinzione da poco.<\/span><\/strong><br \/>\nCos\u00ec, in un momento cruciale della sua vita, proprio quando il jazz-bar \u201cPeter Cat\u201d all&#8217;uscita della stazione di Kokubunji a Tokyo cominciava a fruttargli un discreto reddito, dopo tanti debiti e sacrifici superati insieme alla giovane moglie, Murakami prende una decisione rischiosa, contro il parere contrario di parenti e amici: chiudere temporaneamente il locale e concentrarsi nella scrittura, almeno per un paio d&#8217;anni. Tentare di vivere del lavoro di scrittore, azzardato con soli due romanzi pubblicati e di discreto successo, non certo bestsellers mondiali.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>[&#8230;] e nell&#8217;aprile dell&#8217;anno seguente avevo finito di scrivere un lungo romanzo, Nel segno della pecora. Dal momento che era la mia unica chance, mi ci misi d&#8217;impegno, mobilitai tutta la mia energia, e forse anche quella che non avevo. Era un&#8217;opera molto pi\u00f9 lunga delle prime due, pi\u00f9 profonda, e anche di natura pi\u00f9 vigorosa.<\/em><br \/>\n<em>Quando finii di scrivere il libro, avevo ottenuto un risultato: crearmi uno stile personale. Inoltre avevo compreso con tutto il mio essere che cosa fantastica fosse &#8211; e che fatica &#8211; sedermi ogni giorno alla scrivania dimenticando l&#8217;orologio, e concentrarmi nella scrittura. Acquisii la sensazione che dentro di me dormisse un elemento simile a una vena di minerale non ancora sfruttata, e cominciai a credere che, in tal caso, avevo delle buone prospettive per il mio futuro di scrittore. [&#8230;] Penso che questo romanzo sia stato il vero punto di partenza della mia attivit\u00e0 letteraria. Se avessi continuato a scrivere occupandomi al tempo stesso del bar, a buttar gi\u00f9 le cose cos\u00ec come mi venivano, credo che avrei finito col rinunciare.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Due punti in particolare mi hanno colpito della vita di Haruki Murakami<\/span><\/strong>, e mi fanno capire come le sue scelte possano sembrare inconsuete agli occhi altrui ma sono invece ritagliate nei suoi valori: un carattere decisamente introverso, che l&#8217;ha portato da un&#8217;esistenza completamente &#8220;aperta&#8221; come la gestione di una jazz-bar, con clienti diversi fino a notte fonda, ad una conduzione pi\u00f9 &#8220;chiusa&#8221;, dall&#8217;andare a letto presto per alzarsi all&#8217;alba e frequentare un ristretto cerchio di amici; la decisione di coppia di non avere figli, di non sentire quindi la responsabilit\u00e0 di garantire un benessere economico per la prole, per il loro futuro e per gli imprevisti. Questo gli ha permesso di rischiare la chiusura di un&#8217;attivit\u00e0 ben avviata, quando la maggior parte degli altri \u00e8 preoccupato di pagare le rate del mutuo o l&#8217;affitto, i libri scolastici, il vestiario dei bambini che crescono, il dentista per tutta la famiglia.<br \/>\nPotrebbe sembra una scelta egoistica, sempre che sia davvero una scelta e non il destino. Da una vecchia intervista del 2006 sembra una riflessione alquanto meditata: <em>Alla domanda sulla sua decisione di non avere figli, Murakami dice di non condividere l&#8217;idealismo postbellico dei suoi genitori: &#8220;Non sono cos\u00ec ottimista&#8221;. Nota anche che &#8220;i libri sono pi\u00f9 importanti per me&#8221;. Fa una pausa, pensieroso, poi fa un mezzo sorriso, forse lasciando intendere che si tratti di semplici equivoci: &#8220;Non volevo essere un genitore perch\u00e9 sapevo che i miei figli mi avrebbero odiato&#8221;.<\/em> (Fonte: <a href=\"https:\/\/www.theage.com.au\/entertainment\/books\/the-lone-wolf-20060624-ge2keb.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>The Age<\/em><\/a>\u00a0)<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Ci\u00f2 che penso, semplicemente, \u00e8 che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita \u00e8 necessario stabilire delle priorit\u00e0. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa et\u00e0 non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l&#8217;esistenza finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature. A me non interessava avere tanti amici in carne e ossa, privilegiavo il bisogno di condurre una vita tranquilla in cui potermi concentrare nella scrittura. Perch\u00e9 per me le relazioni umane veramente importanti, pi\u00f9 che con persone specifiche, erano quelle che avrei costruito con i miei lettori. Se dopo aver posato le fondamenta della mia vita ed essermi creato un ambiente favorevole al mio lavoro, avessi scritto delle opere di un certo valore, un gran numero di persone le avrebbe accolte con gioia. E dar loro questa gioia non era forse per me, in quanto scrittore professionista, il primo dovere, il compito che aveva precedenza assoluta su tutto? Ancor oggi non ho cambiato opinione in proposito. I lettori non li posso vedere in faccia, e in un certo senso la relazione con loro \u00e8 soltanto concettuale, tuttavia per me quell&#8217;invisibile relazione \u00abconcettuale\u00bb \u00e8 qualcosa della massima importanza, e con questa convinzione ho vissuto finora<\/em><\/p>\n<p>Leggendo le sue parole, potrebbe sembrare che la scrittura sia per lui qualcosa di semplice e naturale, pura ispirazione che fa volare la penna sul foglio, o le dita sulla tastiera. Assolutamente no. La scrittura lo ha portato a molte ore seduto alla scrivania, una sedentariet\u00e0 forzata in netto contrasto con la vita attiva di quando gestiva il jazz-bar di Tokyo, sempre in movimento dietro al bancone e seguendo i clienti. Murakami ha sempre avuto una tendenza a ingrassare facilmente nell&#8217;inattivit\u00e0, contro sua moglie che invece resta in forma anche senza praticare sport. <strong><span style=\"color: #ff0000;\">Ecco perch\u00e9 ha cominciato a correre, per mantenersi in forma.<\/span><\/strong> Certamente ci sono persone fortunate che non ne hanno bisogno, ma lui ritiene che in fondo questa sia stata una benedizione, essere costretto al movimento, controllare l&#8217;alimentazione ed evitare gli eccessi. Gli ha consentito di restare sempre in buona salute.<br \/>\nEd \u00e8 interessante confrontare questo aspetto con il talento, o la sua assenza, in uno scrittore.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Gli autori benedetti da un talento innato, anche senza fare nulla &#8211; o diciamo qualunque cosa facciano &#8211; riescono a scrivere con facilit\u00e0. Parole e frasi vengono fuori dalla loro penna spontaneamente, come acqua che sgorghi abbondante da una fontana, e l&#8217;opera si completa da sola. Nessun bisogno di sforzarsi. Questo genere di scrittore a volte esiste. Purtroppo per\u00f2 io non sono cos\u00ec. Non c&#8217;\u00e8 da andarne fiero ma, per quanto mi guardi intorno, fontane non ne vedo. Se non scavo in profondit\u00e0, piccone alla mano, non arrivo alla sorgente della creazione letteraria. Scrivere un romanzo, a me richiede molta energia fisica, molto tempo e molta cura.<\/em><br \/>\n<em>Ogni volta che mi accingo a produrre una nuova opera, devo ricominciare da capo a scavare un&#8217;altra buca. Tuttavia, a forza di condurre per anni e anni questa vita, sono diventato bravo, sia dal punto di vista artistico che da quello energetico, a trovare nuove vene d&#8217;acqua anche nella roccia pi\u00f9 dura.<\/em><br \/>\n<em>E quando sento che una vena si sta prosciugando, riesco a spostarmi subito, senza esitazioni, a un&#8217;altra.<\/em><br \/>\n<em>Mentre le persone che si sono affidate soltanto al loro talento naturale, se di punto in bianco cercano di fare come me, \u00e8 possibile che non ci riescano con tanta facilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Un&#8217;altra riflessione interessante \u00e8 la sua risposta all&#8217;eterna domanda: &#8220;Qual \u00e8 la qualit\u00e0 pi\u00f9 importante per uno scrittore?&#8221;<br \/>\n<strong><span style=\"color: #ff0000;\">Secondo Haruki Murakami sono tre le qualit\u00e0 essenziali per la scrittura:<\/span><\/strong> il talento innanzitutto, anche se ha ammesso di averne poco, la capacit\u00e0 di concentrazione e la perseveranza. Su quest&#8217;ultimo elemento, Murakami pu\u00f2 sentirsi pi\u00f9 che preparato, perch\u00e9 la corsa \u00e8 uno sport che richiede costanza.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>La qualit\u00e0 pi\u00f9 importante per uno scrittore, non c&#8217;\u00e8 nemmeno bisogno di dirlo, \u00e8 il talento. Se uno non ha il minimo talento letterario pu\u00f2 scervellarsi finch\u00e9 vuole, metterci tutto il suo ardore, non scriver\u00e0 mai nulla di valido. Pi\u00f9 che una qualit\u00e0 necessaria, questa \u00e8 una condizione preliminare.<\/em><br \/>\n<em>[&#8230;]Il problema per\u00f2 con il talento, nella maggior parte dei casi, \u00e8 che chi lo possiede non riesce a controllarne bene la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0. Mettiamo che uno pensi: \u00abNon ne ho abbastanza, devo potenziarlo\u00bb, oppure: \u00abMeglio economizzarlo, farlo durare il pi\u00f9 a lungo possibile usandolo poco per volta&#8230;\u00bb B\u00e8, le cose non funzionano cos\u00ec. Il talento se ne frega delle nostre intenzioni. Fa di testa sua, viene fuori quando gli pare e piace, finch\u00e9 c&#8217;\u00e8, poi quando \u00e8 esaurito non si fa pi\u00f9 vedere.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Se mi chiedessero qual \u00e8 la qualit\u00e0 pi\u00f9 importante per uno scrittore dopo il talento, direi senza esitare la capacit\u00e0 di concentrazione. La facolt\u00e0 intellettuale di riversare tutto il talento di cui siamo dotati, intensificandolo, su un unico obiettivo. Chi non \u00e8 capace di fare questo non riuscir\u00e0 a portare a compimento nulla di buono. Invece usando in maniera efficace l&#8217;energia mentale, in una certa misura si compensa un talento carente. Io di solito mi concentro nel lavoro tre o quattro ore al giorno, al mattino. Mi siedo alla scrivania, e rivolgo la mia mente soltanto a ci\u00f2 che voglio scrivere. Non penso a nient&#8217;altro. Non vedo nient&#8217;altro.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Dopo la capacit\u00e0 di concentrazione, viene la perseveranza. Ammettiamo che uno riesca a concentrarsi nella scrittura per tre o quattro ore al giorno: se dopo una settimana si stufa, non potr\u00e0 mai creare un&#8217;opera di una certa lunghezza. A uno scrittore &#8211; per lo meno a chi non si accontenta di buttar gi\u00f9 poche pagine &#8211; occorre la capacit\u00e0 di continuare a concentrarsi giorno dopo giorno per sei mesi, un anno, due anni di fila.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Per fortuna la capacit\u00e0 di concentrazione e la perseveranza, al contrario del talento, con l&#8217;allenamento si possono acquisire e coltivare, anche potenziare. Si svilupperanno naturalmente esercitandosi ogni giorno a stare seduti alla scrivania e a focalizzare la propria attenzione su un punto. Come ho gi\u00e0 detto, questo processo \u00e8 simile all&#8217;allenamento muscolare.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_29549\" aria-describedby=\"caption-attachment-29549\" style=\"width: 439px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-29549\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Photo_signed_by_Haruki_Murakami.jpg\" alt=\"Photo signed by Haruki_Murakami\" width=\"439\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Photo_signed_by_Haruki_Murakami.jpg 702w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/Photo_signed_by_Haruki_Murakami-220x300.jpg 220w\" sizes=\"auto, (max-width: 439px) 100vw, 439px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-29549\" class=\"wp-caption-text\">Haruki Murakami (signature), <a href=\"https:\/\/creativecommons.org\/licenses\/by-sa\/4.0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">CC BY-SA 4.0<\/a>, via Wikimedia Commons<\/figcaption><\/figure>\n<h2><span style=\"color: #ff0000;\">L&#8217;arte di correre<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">e l&#8217;arte di scrivere<\/span><\/h2>\n<p>Sono diversi i paragoni tra la corsa e la scrittura che Haruki Murakami spiega in queste sue pagine, tra il ricordo di una maratona e la fatica di una gara di triathlon, della lunga preparazione durante le diverse stagioni, rigidissimi inverni compresi, e in differenti nazioni, spostandosi tra Giappone, Stati Uniti come pure le vacanze alle Hawaii, non cos\u00ec calde come si crederebbe.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #ff0000;\">Un primo punto \u00e8 quello dell&#8217;allenamento costante<\/span><\/strong>, di mantenere un impegno giornaliero e lavorare sulla continuit\u00e0, invece di cedere al momento e proseguire, tanto nel correre quanto nello scrivere, finch\u00e9 non ci abbandonano le forze e l&#8217;ispirazione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Sono nella fase in cui devo lavorare sulla resistenza e aumentare la distanza che percorro, mentre il tempo che impiego per il momento \u00e8 irrilevante. Basta che copra in silenzio il numero di chilometri che mi sono prefisso, mettendoci le ore necessarie. Se desidero arrivare pi\u00f9 lontano aumento in proporzione la velocit\u00e0, ma se accelero il ritmo, riduco la durata dell&#8217;allenamento, perch\u00e9 l&#8217;essenziale per me \u00e8 ritrovare domani il piacere fisico che provo oggi.<\/em><br \/>\n<em>Quando scrivo un romanzo \u00e8 fondamentalmente la stessa cosa. Anche se sento che potrei continuare, a un certo punto poso la penna. Cos\u00ec mi sar\u00e0 pi\u00f9 facile mettermi al lavoro il giorno seguente. Ernest Hemingway ha detto qualcosa di simile. L&#8217;importate \u00e8 la continuit\u00e0 &#8211; non spezzare il ritmo. Nel caso di un&#8217;opera molto lunga \u00e8 fondamentale. Se si riesce a mantenere un ritmo costante, qualche risultato bene o male lo si ottiene. Ma bisogna insistere finch\u00e9 il volano non comincia a girare regolarmente a velocit\u00e0 fissa.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Un secondo punto \u00e8 il risultato:<\/span><\/strong> che si tratti di correre o di scrivere, per Murakami non c&#8217;\u00e8 vittoria o sconfitta, non si tratta di arrivare per primi, in mezzo a tanti altri corridori, a tagliare il traguardo, come di giungere in cima alle classifiche di vendita o essere premiati dalla critica letteraria. L&#8217;unico risultato \u00e8 personale, essere soddisfatti di ci\u00f2 che si \u00e8 raggiunto, come tempo totale per una maratona o come qualit\u00e0 del testo scritto.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Il corridore non professionista si prefigge a ogni gara un suo obiettivo personale, arrivare al traguardo in tot ore.[&#8230;] E anche nel caso che non riesca a terminare la gara nel tempo che si \u00e8 prefissato, sar\u00e0 contento di avercela messa tutta [&#8230;] In altre parole, sentirsi o meno fieri di s\u00e9 una volta arrivati al traguardo, per chi corre su lunga distanza, costituisce un criterio di valutazione.<\/em><br \/>\n<em>La stessa cosa si pu\u00f2 dire accada nella professione di scrittore. In questo lavoro &#8211; per lo meno per quanto mi riguarda &#8211; non c&#8217;\u00e8 vittoria o sconfitta. Pu\u00f2 darsi che il numero di copie vendute, i premi letterari, le recensioni dei critici costituiscano dei criteri in base ai quali giudicare il risultato, ma non sono l&#8217;essenziale. Ci\u00f2 che conta, pi\u00f9 di ogni altra cosa, \u00e8 che l&#8217;opera compiuta corrisponda ai criteri che lo scrittore ha stabilito, e in questa valutazione non gli sar\u00e0 facile barare. Davanti agli altri bene o male si possono trovare dei pretesti, ma ingannare se stessi \u00e8 impresa ben pi\u00f9 ardua. In questo senso scrivere un libro \u00e8 un po&#8217; come correre una maratona, la motivazione in sostanza \u00e8 della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno.<\/em><\/p>\n<p>E in effetti Haruki Murakami, nonostante ogni anno sia dato per favorito, non ha ancora vinto un premio Nobel per la Letteratura. Parliamo, ad oggi, dello scrittore giapponese pi\u00f9 conosciuto al mondo, i cui romanzi hanno venduto milioni di copie fuori dal Giappone. Ha ricevuto gi\u00e0 altri prestigiosi riconoscimenti, come World Fantasy Award, il Frank O&#8217;Connor International Short Story Award, il Franz Kafka Prize e il Jerusalem Prize. Notevole anche il suo lavoro di traduzione dall&#8217;inglese al giapponese, da Raymond Carver a J.D. Salinger.<br \/>\nIntervistato nel 2012 da Roland Kelts su <a href=\"https:\/\/www.newyorker.com\/books\/page-turner\/the-harukists-disappointed\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>The New Yorker<\/em><\/a>, <strong><span style=\"color: #ff0000;\">proprio in merito al mancato premio Nobel, Murakami ha ammesso di non essere interessato:<\/span><\/strong> <em>&#8220;No, non voglio premi. Significa che sei finito. Ogni libro che pubblico, ancor prima di essere promosso o recensito, vende trecentomila copie in Giappone. Quelli sono i miei lettori. Se sei uno scrittore e hai dei lettori, hai tutto. Non hai bisogno di critici o recensioni.&#8221;<\/em><br \/>\nPer\u00f2 non \u00e8 del tutto insensibile ai giudizi degli altri, anzi. E la corsa \u00e8 per lui, ma in effetti anche per me, un modo per scaricare la rabbia e la delusione accumulate per qualcuno che ci ferisce. Anche questa una cosa che ho in comune con Murakami. Quando sono arrabbiata, corro di pi\u00f9 e meglio! \ud83d\ude42<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Quando ricevo una critica immotivata (a mio parere, s&#8217;intende), o quando vengo biasimato da qualcuno di cui davo per scontata l&#8217;approvazione, correndo copro sempre una distanza un po&#8217; pi\u00f9 lunga del solito. Cos\u00ec faccio consumare al mio corpo la parte di delusione. E&#8217; un modo per riconoscere, nel limite delle mie capacit\u00e0, la mia debolezza di essere umano. Di riconoscerla al livello pi\u00f9 basso, quello fisico. E a quel livello i chilometri percorsi in pi\u00f9 mi rinforzano, seppure in minima misura. Se mi arrabbio, \u00e8 bene che sfoghi la collera contro me stesso. Se ho dei pensieri tristi, \u00e8 bene che me ne liberi da solo. E&#8217; cos\u00ec, con questa convinzione, che ho sempre vissuto. Ho mandato gi\u00f9 cos\u00ec com&#8217;erano le cose che si possono ingoiare in silenzio, e mi sono sforzato di riversarle (esagerandole quanto pi\u00f9 possibile) in quel contenitore che \u00e8 la letteratura, in quanto parte di una storia.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\">Un terzo punto in comune tra corsa e scrittura \u00e8 la fatica:<\/span><\/strong> che sia mentale o fisico, si tratta comunque di uno sforzo, anche se in molti sottovalutano l&#8217;energia richiesta nell&#8217;atto di scrivere, dato che si \u00e8 semplicemente seduti, senza problemi di muscolatura, di respirazione o di battito cardiaco.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Scrivere un romanzo, fondamentalmente, \u00e8 una sfacchinata, io ne so qualcosa. In s\u00e9, l&#8217;atto di redigere delle frasi \u00e8 forse uno sforzo mentale. Ma scrivere fino in fondo un libro intero \u00e8 qualcosa che si avvicina alla fatica fisica.<\/em><br \/>\n<em>Naturalmente non richiede esercizi preparatori come sollevare pesi, correre per chilometri o saltare a grande altezza.<\/em><br \/>\n<em>Di conseguenza la maggior parte della gente, giudicando solo dall&#8217;apparenza, pensa che il lavoro dello scrittore sia un&#8217;attivit\u00e0 tranquilla, puramente intellettuale. Basta che uno abbia la forza di sollevare una tazzina di caff\u00e8, e prima o poi scriver\u00e0 qualcosa. Quando si prova a farlo sul serio, per\u00f2, ci si rende conto che scrivere un romanzo \u00e8 tutt&#8217;altro che riposante. Dovrebbe essere una cosa evidente.<\/em><br \/>\n<em>Seduti alla scrivania, si focalizzano i nervi su un punto, si solleva la fantasia dal livello terra come un raggio laser, si fa nascere una storia, si scelgono le parole a una a una, si mantengono tutti i fili della trama nella posizione giusta &#8211; questo genere di lavoro richiede per un lungo periodo di tempo una quantit\u00e0 di energia molto maggiore di quanto di solito si pensi.<\/em><br \/>\n<em>Non ci si muove concretamente, eppure si fa uno sforzo che consuma carne e ossa all&#8217;interno del corpo. E ovvio che \u00e8 la testa, il cervello, a formulare i pensieri. Ma lo scrittore assimila quell&#8217;apparato che si chiama \u00abracconto\u00bb e lo pensa con tutta la propria persona, azione che lo obbliga a usare la propria resistenza fisica in misura adeguata &#8211; in molti casi a sfruttarla senza piet\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Gli scrittori benedetti da un talento naturale possono compiere quest&#8217;impresa quasi inconsciamente, in alcuni casi senza nemmeno saperlo.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Al contrario, gli scrittori che non hanno la fortuna di possedere uno straordinario talento naturale &#8211; o diciamo quelli che raggiungono un livello appena sufficiente &#8211; fin da giovani devono acquisire a proprie spese una certa energia fisica. Con l&#8217;allenamento riusciranno a sviluppare capacit\u00e0 di concentrazione e perseveranza. E per loro sar\u00e0 necessario usarle &#8211; entro certi limiti &#8211; in sostituzione del talento. Ed ecco che mentre si resiste con tutte le proprie forze, succede di incontrare per caso il vero talento che se ne stava acquattato dentro di s\u00e9. Mentre si scava con una pala una buca ai propri piedi sudando sette camicie, ecco che per caso si scopre una vena d&#8217;acqua segreta che dormiva in profondit\u00e0. Un bel colpo di fortuna davvero! Ma se si \u00e8 verificato, fondamentalmente \u00e8 perch\u00e9 con l&#8217;allenamento si era acquisita la forza fisica di scavare una buca profonda. Gli scrittori che hanno visto fiorire il loro talento in tarda et\u00e0 non sono forse passati pi\u00f9 o meno tutti attraverso questo processo?<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;unica vera differenza tra corsa e scrittura \u00e8 che la prima \u00e8 salutare per il nostro corpo mentre la seconda, nel pensiero di Haruki Murakami, \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 proprio malsana, in contrapposizione. Non \u00e8 proprio il concetto di &#8220;genio e sregolatezza&#8221; a cui si associano per stereotipo gli scrittori pi\u00f9 brillanti, distaccati dalla morale corrente, con uno stile di vista dissoluto e pieno di eccessi. Come quel <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/compagno-di-sbronze-charles-bukowski\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Compagno di sbronze di di Charles Bukowski<\/em><\/a>, per intenderci.<br \/>\nNo, l&#8217;elemento dannoso della scrittura di Murakami sta nei meandri oscuri in cui la sua mente deve addentrarsi mentre scrive le sue storie.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Fondamentalmente, concordo con l&#8217;affermazione che scrivere \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 malsana. Quando decidiamo di scrivere un libro, cio\u00e8 di creare una storia dal nulla servendoci di parole e frasi, necessariamente estraiamo e portiamo alla luce un elemento tossico che fa parte del nucleo emotivo dell&#8217;essere umano. Lo scrittore se lo trova di fronte e, pur sapendo di correre un pericolo, deve maneggiarlo con abilit\u00e0. Perch\u00e9 senza l&#8217;intervento di quell&#8217;elemento tossico, un atto creativo dal significato autentico non \u00e8 possibile &#8211; scusate l&#8217;esempio terra terra, ma \u00e8 un po&#8217; come quando si dice che la parte pi\u00f9 buona del pesce palla \u00e8 quella pi\u00f9 vicina al veleno. Quindi, comunque la si rigiri, non si pu\u00f2 dire che la scrittura sia un&#8217;attivit\u00e0 sana.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Proprio per questo tra gli scrittori &#8211; tra gli artisti in genere &#8211; non sono pochi quelli che nella vita quotidiana si comportano in maniera sregolata e asociale.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Ci\u00f2 che io penso, tuttavia, \u00e8 che se speriamo di scrivere a lungo in maniera professionale, dobbiamo costruirci un sistema immunitario specifico che possa neutralizzare quel pericoloso, se non fatale, elemento tossico che abbiamo dentro di noi. Riusciremo cos\u00ec a trovare un antidoto pi\u00f9 efficace contro un veleno tanto potente. In altre parole, potremo creare delle storie pi\u00f9 forti. E per conservare a lungo questo sistema immunitario personale, \u00e8 necessaria un&#8217;energia non superficiale. Un&#8217;energia che dobbiamo cercare da qualche parte. E dove altro possiamo trovarla, se non nella nostra forza fisica di base?[&#8230;] Per manipolare qualcosa di veramente malsano \u00e8 necessario condurre una vita pi\u00f9 sana possibile. Questa \u00e8 la mia tesi.<\/em><\/p>\n<p>Allora viene semplicemente da chiedersi: come mai proprio la corsa? E perch\u00e9 impegnarsi cos\u00ec tanto da correre anche una maratona?<br \/>\nLa risposta \u00e8 nel carattere passionale di Murakami, perch\u00e9 per lui le cose che sentiamo di dover fare, non solo scrivere una storia, meritano di essere fatte con tutto il nostro ardore, con tutta la nostra energia, anche a rischio di esagerare. Correre, ogni giorno, per lunghe distanze, \u00e8 pura passione.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>La letteratura che ho in mente io \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 spontaneo, di pi\u00f9 vigoroso. Deve essere una forza vitale che tende naturalmente in avanti. Per me scrivere consiste nell&#8217;arrampicarmi su monti impervi, scalare pareti rocciose e, al termine di una lunga lotta accanita, giungere in vetta. Vincere o perdere contro me stesso: esistono soltanto queste due possibilit\u00e0. E un&#8217;immagine interiore che ho bene in mente quando scrivo.<\/em><\/p>\n<p>Infine, mi ha fatto solo che piacere <strong><span style=\"color: #ff0000;\">scoprire anche un pizzico d&#8217;Italia nella vita di Haruki Murakami.<\/span><\/strong> Contrariamente a me, che proprio non ci riesco, ha preso la buona abitudine di un breve sonnellino pomeridiano, la classica pennichella postprandiale. E da chi ha imparato? \ud83d\ude00<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\"><em>Io dormo benissimo dopo pranzo. Quando mi viene sonno mi sdraio sul divano e mi addormento seduta stante. Dopo una mezz&#8217;oretta mi sveglio, il torpore \u00e8 sparito, la mia mente \u00e8 lucidissima. Nel Sud dell&#8217;Europa questo si chiama &#8220;fare la siesta&#8221;. Mi pare di ricordare di aver preso quest&#8217;abitudine quando abitavo in Italia, ma pu\u00f2 darsi che non sia cos\u00ec, che per natura fare un pisolino mi sia sempre piaciuto.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-29552\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/arte_di_correre_haruki_murakami_edizioni.png\" alt=\"L'arte di correre - What I talk about when I talk about running - Haruki Murakami\" width=\"650\" height=\"485\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/arte_di_correre_haruki_murakami_edizioni.png 670w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/06\/arte_di_correre_haruki_murakami_edizioni-300x224.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/p>\n<h2><span style=\"color: #ff0000;\">L&#8217;avete letto? E avete mai pensato alla corsa?<\/span><\/h2>\n<p>Anche stavolta l&#8217;ho riletto con piacere, questo libro \u00e8 una vera chicca, una riflessione sulla corsa che diventa un saggio sulla scrittura, indissolubilmente legate per Murakami. Mi sono forzata di leggere con calma e attenzione, segnandomi alcuni passi, non solo sulle questioni scrittorie. Ho messo un foglietto sulla musica che ascolta mentre corre, come la marca di scarpe da running, le Mizuno, come evitare i problemi alle ginocchia, come affrontare l&#8217;ansia durante una gara. Lui per\u00f2 svuota la mente mentre corre, io invece penso di tutto, mi si affollano millemila pensieri!<br \/>\nAvete letto niente di questo scrittore? Il mio prossimo romanzo sar\u00e0 <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/dance-dance-dance-libro-haruki-murakami\/e\/9788806216696\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Dance dance dance<\/em><\/a>, mi \u00e8 stato regalato a Natale e la quarta di copertina promette molto bene!<\/p>\n<blockquote><p>D&#8217;altronde, non \u00e8 che io mi sia messo a correre perch\u00e9 qualcuno mi abbia detto: &#8220;Ehi, perch\u00e9 non diventi un maratoneta?&#8221; Cos\u00ec come non mi sono messo a scrivere perch\u00e9 qualcuno mi abbia chiesto di diventare uno scrittore. Un giorno, cos\u00ec, mi \u00e8 preso il desiderio di scrivere un libro. E un altro giorno, cos\u00ec, mi \u00e8 preso il desiderio di correre.<br \/>\nL&#8217;arte di correre, Haruki Murakami<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho imparato molte cose riguardo alla scrittura facendo jogging ogni mattina sulle strade. In maniera naturale, con la pratica. Quanto posso mostrarmi severo verso me stesso? Ho sviluppato adeguatamente il mio fisico? Mi sono riposato abbastanza? Fino a che punto la mia coerenza \u00e8 giustificata, a partire da quando diventa ristrettezza mentale? 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