{"id":29499,"date":"2024-03-31T06:00:00","date_gmt":"2024-03-31T04:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=29499"},"modified":"2024-12-24T17:33:10","modified_gmt":"2024-12-24T16:33:10","slug":"non-voltarti-indietro-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/non-voltarti-indietro-mai\/","title":{"rendered":"Non voltarti indietro mai e vai"},"content":{"rendered":"<p>Accidenti, stamattina sono proprio in ritardo. Meno male che non ho appuntamenti fissati fino a mezzogiorno, ma sento il cellulare vibrare nella borsa dietro il sedile e saranno tutte email in arrivo. Abbiamo una riunione importante nel pomeriggio, i pezzi grossi vogliono un report completo del semestre.<br \/>\nAbbiamo tardato ad uscire di casa solo dieci minuti, ed \u00e8 tutta colpa mia, ma sono bastati per trovare un paio di semafori rossi e giungere alla scuola di Alice un quarto d&#8217;ora di troppo. La maestra ha colto l&#8217;occasione per prendermi da parte e ricordarmi gli incontri con i genitori ai quali abbiamo mancato. &#8220;Sua figlia va molto bene, in Italiano, Geografia eccellente, un po&#8217; meno la Storia, ma \u00e8 un disastro in Matematica. Dobbiamo elaborare un piano per coprire questa lacuna. Non pu\u00f2 magari venire sua moglie la prossima volta?&#8221; Il sorriso che accompagnava la richiesta sembrava quasi voler affondare la lama nelle nostre ferite di famiglia. La Matematica non \u00e8 mai stata nemmeno la mia materia preferita, perch\u00e9 mi mette sempre in evidenza la realt\u00e0 dei fatti. I numeri non mentono, le persone invece s\u00ec.<br \/>\nRimuginando su questo e altri pensieri funesti, in una mattinata ancora pi\u00f9 grigia del mio umore, mi sono infilato in tangenziale esattamente nell&#8217;ora di maggior traffico, con una concentrazione pericolosa di veicoli nervosi. Dopo quaranta minuti sono al cancello aziendale, con un ultimo sprint raggiungo il mio posto assegnato e parcheggio con una sola manovra. Recupero la borsa ed esco dall&#8217;auto, un click per la chiusura centralizzata.<br \/>\nSorrido nell&#8217;osservare il blu elettrico cangiante della carrozzeria. L&#8217;ha scelta mia figlia Alice, marca, modello e colore. Non avevo proprio in mente di acquistare una sportiva, sono forse pi\u00f9 tipo da station wagon e una tinta neutra, il classico grigio scuro. Ma lei ha voluto questo blu acceso, ed \u00e8 stata una fortuna l&#8217;assenza del giallo canarino, altrimenti dovrei guidare un Titty gigante per strada. Marrone no, non avrei mai ceduto sul marrone. Non si pu\u00f2 guidare un&#8217;auto marrone, mi rifiuto categoricamente.<br \/>\nIl telefonino trilla improvvisamente tutta la sua rabbia, \u00e8 il numero dell&#8217;ufficio. &#8220;Sono in parcheggio, arrivo&#8230;&#8221; rispondo subito.<br \/>\n&#8220;Ma che \u00e8 successo?&#8221; mi chiede Nadia, la mia segretaria di area, con un tono preoccupato.<br \/>\nSono rimasto un minuto di troppo inebetito di fronte all&#8217;armadio. Sospiro mentre mi avvio verso l&#8217;ingresso. &#8220;Niente, l&#8217;insegnante di Alice. Tutto a posto.&#8221;<br \/>\nLa mia collega gi\u00e0 conosce la situazione, posso fidarmi e non occorrono tante parole. Mi sento un ragazzo padre a volte, mia moglie Ginevra \u00e8 troppo assente per lavoro, non rifiuta mai una trasferta, un paio di notti fuori casa quasi tutte le settimane, e io devo gestire tutto il resto.<br \/>\nQuella nell&#8217;armadio per\u00f2 non \u00e8 una mia camicia. Ne sono sicuro. Rosa si occupa di pulire casa e di portare vestiti e camicie in tintoria. Il biglietto appiccicato al colletto era corretto, il nostro codice cliente, quindi nessun errore nel ritiro. Anzi, nemmeno nella consegna, dato che il biglietto lo attaccano prima del lavaggio. Quella camicia da uomo \u00e8 partita da casa nostra, ma non \u00e8 mia. Davvero sta succedendo di nuovo?<br \/>\nSento quasi le sabbie mobili aprirsi sotto i miei piedi.<br \/>\nNon ci siamo sposati troppo giovani, non era un matrimonio riparatore organizzato in fretta e furia, nessuna delle nostre famiglie ci ha messo pressione. Eravamo liberi di sceglierci l&#8217;un l&#8217;altro e convinti del nostro futuro insieme. Almeno cos\u00ec mi pareva. Ed \u00e8 andato tutto bene all&#8217;inizio, problemi di tutti i giorni, ognuno col proprio lavoro e una vita in comune da organizzare. Ginevra \u00e8 sempre stata molto dinamica con la sua carriera, e in fondo mi sono innamorato di lei anche per questo, ma eravamo d&#8217;accordo che nessuno prevaricasse l&#8217;altro. L&#8217;arrivo di Alice \u00e8 stata una gioia immensa per entrambi, eppure qualcosa \u00e8 cambiato da allora. Spesso mi sono ritrovato da solo con la bambina da accudire, senza nemmeno un minimo di preavviso. Spesso mi sono dovuto inventare le scuse pi\u00f9 assurde quando mi chiedeva della sua mamma. Poi una mattina mi \u00e8 arrivata una telefonata, da un vecchio amico, casualmente di passaggio nella stessa citt\u00e0 dove si trovava lei, per seguire un nuovo progetto. Dispiaciuto, mi spiega di aver visto mia moglie baciare un altro, fuori da un ristorante, la sera precedente. Non ci ha dormito la notte, per decidere se chiamarmi o meno. Alla fine, mi invia anche una foto, \u00e8 scura ma riconosco bene il profilo di Ginevra, ignoro chi sia invece l&#8217;altro. Sono quasi impazzito, quando alla fine lei ha ammesso il tradimento. Non ha saputo nemmeno darmi delle motivazioni valide. E&#8217; scoppiata a piangere, quasi in silenzio. Nostra figlia, tre anni appena, dormiva profondamente nella sua cameretta, ignara della tragedia che ci aveva colpiti tutti.<br \/>\nPer la mia pace mentale, di nascosto ho richiesto pure un test di paternit\u00e0. Mi \u00e8 bastato uno stick di saliva di Alice, mentre giocavamo e mi versava del t\u00e9 finto. Le ho passato uno strano cucchiaino in bocca, non si \u00e8 accorta della differenza. Non sarebbe cambiato niente verso di lei, sarebbe comunque rimasta mia figlia nel cuore, solo avevo bisogno di sapere se Ginevra mi aveva gi\u00e0 mentito in passato.<br \/>\nSi era lasciata travolgere dal momento, una debolezza momentanea, non sarebbe pi\u00f9 successo, aveva promesso. E adesso c&#8217;\u00e8 quella camicia nel mio armadio.<br \/>\nPer\u00f2 sono due anni almeno che il nostro matrimonio \u00e8 sospeso. Fatichiamo persino a litigare e dirci in faccia quello che pensiamo. Mi sento soffocare dalle sabbie mobili, pi\u00f9 mi dimeno cercando di uscirne e pi\u00f9 mi sento affondare negli abissi.<br \/>\nDevo pensare prima ad Alice, mia figlia. O forse non riesco a rassegnarmi. E un po&#8217; ho paura, tocca ammettere anche questo. Non ho problemi a rischiare sul lancio di un nuovo prodotto, ad azzardare una campagna di marketing innovativa, imprudente direbbe qualcun altro, per me invece un&#8217;opportunit\u00e0 per pochi visionari. Ma nel mio matrimonio il prodotto sono io, oramai datato, pure un po&#8217; usurato e di sicuro poco appetibile alla clientela, un target piuttosto ristretto, mia moglie.<br \/>\nMi riscuoto quando sono davanti alle porte scorrevoli dell&#8217;ingresso principale dell&#8217;azienda. Prima di varcare la soglia, mi giro indietro e cerco la sua piccola auto rossa, l\u00e0 nel mezzo. S\u00ec, lei c&#8217;\u00e8&#8230; A quest&#8217;ora Linda sar\u00e0 gi\u00e0 sommersa dalle sue scartoffie del magazzino. Non so se avremo tempo per la nostra pausa alla macchinetta del terzo piano.<br \/>\nMezz&#8217;ora dopo, percorrendo il corridoio in direzione dell&#8217;ufficio finanziario per un paio di conti da valutare, passando vicino all&#8217;ascensore una nuvola di fogli e riccioli castani mi investe. D&#8217;istinto l&#8217;afferro per la vita, prima che cada rovinosamente al pavimento.<br \/>\n&#8220;Buongiorno Linda! Cos\u00ec tanta fretta di offrirmi un caff\u00e8?!&#8221; Non riesco a trattenere un sorriso compiaciuto nel vederla arrossire. Mi ha squadrato da sotto in s\u00f9, e beh, questo completo mi sta proprio bene. L&#8217;ha detto anche Alice, mentre uscivamo di casa.<br \/>\n&#8220;Ci..cia&#8230;ciao Tommaso&#8230;&#8221; balbetta, mentre l&#8217;aiuto a raccogliere tutti i documenti sparsi a terra. &#8220;Mi spiace&#8230; Devo andare da Eleonora per sistemare questo inghippo&#8230;&#8221; mi dice alla fine, ancora tutta scarmigliata.<br \/>\n&#8220;Non preoccuparti. Prenderemo quel caff\u00e8 al nostro prossimo&#8230; scontro!&#8221; Sono costretto a lasciarla l\u00ec, perch\u00e9 il collega mi chiama perentorio dall&#8217;ufficio.<br \/>\nMi rester\u00e0 addosso il suo profumo per tutto il giorno. Mi devo accontentare delle briciole.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&#8220;La mamma non ha chiamato stamattina.&#8221; Dallo specchietto retrovisore scorgo Alice assorta, guarda fuori dal finestrino senza vedere davvero.<br \/>\n&#8220;Sar\u00e0 gi\u00e0 al lavoro. Purtroppo in trasferta ci si sveglia presto, i colleghi sono l\u00ec in albergo con te, a colazione gi\u00e0 parlano di affari, ma sono sicuro ti stava pensando.&#8221; Sono cos\u00ec stanco di mentire a mia figlia, ma che altro posso fare? Ho mandato a mia moglie un messaggio ieri sera tardi, e un altro appena sveglio, per ricordarle di fare una cavolo di telefonata per Alice, ma niente. Ha dimenticato il cellulare in stanza mentre era al buffet? Ha silenziato la suoneria per errore? Ma come diamine fai a scordarti di tua figlia a casa? Poi cerca sempre di farsi perdonare con qualche regalino, un peluche morbido o una scatola di cioccolatini presi all&#8217;Autogrill, con profusione di abbracci quando rientra a casa. Le lascio anche da sole per una serata tra ragazze, in pigiama e popcorn davanti alla televisione. Alice per\u00f2 mi sembra comunque soffrire dell&#8217;assenza. Ho provato a parlarne con Ginevra, ma lei minimizza.<br \/>\nNiente a che vedere con Linda, che ha avuto il coraggio di interrompere una riunione di settore, con tanto di amministratore delegato presente, per correre all&#8217;asilo dal bambino febbricitante. Stava presentando una relazione, il telefonino sopra il tavolo \u00e8 esploso in una suoneria bellicosa, \u00e8 corsa a rispondere riconoscendo probabilmente l&#8217;urgenza del numero chiamante. Poi si \u00e8 scusata, ma doveva assolutamente andare a prendere il figlio e assisterlo a casa, almeno fino all&#8217;arrivo di una baby sitter. Avrebbero potuto riprendere la discussione nel pomeriggio, al pi\u00f9 tardi l&#8217;indomani.<br \/>\n&#8220;E lei pensa di andarsene cos\u00ec?&#8221; Le ha chiesto il direttore, personaggio alquanto subdolo, da mesi sta intralciando il lavoro di Linda.<br \/>\nA quella domanda impertinente, tutta la sala ha trattenuto il respiro. Ma Linda non si \u00e8 lasciata intimorire, una leonessa a cui viene toccato il cucciolo.<br \/>\n&#8220;Sono certa che la nostra amministrazione comprender\u00e0 bene l&#8217;urgenza. Cos\u00ec come sono certa apprezzer\u00e0 il fatto che in un momento critico, io sono presente per dare il mio contributo, senza risparmiare le mie energie. Oggi si tratta di correre da mio figlio, ma il mese scorso invece ero qui ad aiutare i colleghi del patrimonio, con tutte le contabilizzazioni arretrate a causa di un lungo blocco dei sistemi informatici.&#8221;<br \/>\nDio, avrei voluto baciarla in quel momento! No, lo so che non dovrei dirlo, per\u00f2&#8230;<br \/>\nLinda \u00e8 una donna in gamba, eccezionale davvero. Gentile e premurosa con tutti, ma ferrea nei suoi principi, non arretra di un passo dalle sue convinzioni. Ci siamo incontrati per caso una volta davanti al distributore automatico, in astinenza da caffeina. Abbiamo cominciato a parlare e scherzare, di tutto. Adoro la sua risata cristallina. Ma mi fanno impazzire anche le sue gambe slanciate e quella camicetta fucsia aderente, che lascia poco all&#8217;immaginazione.<br \/>\nNon posso permettermi di pensare a lei in quel senso, ma Linda mette in evidenza proprio ci\u00f2 che manca nel mio matrimonio.<br \/>\nPer altro, anche lei \u00e8 sposata, con un bambino di quattro anni. E nonostante abbiamo chiacchierato spesso dei nostri figli alla pausa caff\u00e9, non abbiamo mai svelato le nostre difficolt\u00e0 con l&#8217;altro genitore, prima di quel pomeriggio tutti insieme nel magazzino dell&#8217;azienda.<br \/>\nPer il Family Day i dipendenti possono portare in azienda i propri pargoli e mostrare loro il proprio ufficio, la scrivania, come svolgono le mansioni quotidiane. Alice era gi\u00e0 stata qui altre volte e gi\u00e0 sapevo che preferiva scorrazzare tra i corridoi alti del deposito, tentando di indovinare le diverse merci negli scaffali. In ascensore ci ha raggiunti proprio Linda, jeans attillati e maglietta colorata, con il suo Matteo in una tuta blu da provetto meccanico. Ci siamo divertiti tutti insieme, mia figlia \u00e8 letteralmente impazzita per il piccolo, un desiderio che si \u00e8 avverato, sebbene per poche ore.<br \/>\n&#8220;Alice ci chiede sempre un fratellino, ma mia moglie non ne vuole sapere&#8230;&#8221; Avevo parlato a voce alta senza accorgermene. Seduti in un angolo, sopra un pallet vuoto accatastato, io e Linda osservavamo i ragazzi giocare insieme.<br \/>\n&#8220;Anche Matteo mi chiede sempre di una sorella, solo che la vuole pi\u00f9 grande. Gli ho spiegato che &#8220;pi\u00f9 grande&#8221; non \u00e8 possibile, ma insiste. Per la verit\u00e0, non credo sia possibile nemmeno &#8220;pi\u00f9 piccola&#8221;&#8230; suo padre \u00e8 sempre pi\u00f9 assente&#8230;&#8221; La voce di Linda si era smorzata in un lamento basso.<br \/>\nCi scrutammo per un istante, riconoscendo le nostre sofferenze. Non mi ha pi\u00f9 guardato allo stesso modo, dopo quella conversazione. Ci siamo in qualche modo legati, i suoi occhi non lasciavano pi\u00f9 i miei. E io ho davvero faticato a tenermene distante.<\/p>\n<p>Sbatto gi\u00f9 la cornetta sul ricevitore, facendo quasi saltare l&#8217;apparecchio sulla scrivania. Non \u00e8 possibile, ci mancava anche questa. Sto impazzendo da giorni per gli imprevisti assurdi di questa fiera. Prima i materiali per lo stand bloccati in dogana non si capisce per quale motivo, poi alcuni prototipi dei prodotti ancora fermi in laboratorio per problemi elettrici, e adesso tutta la parte pubblicitaria, volantini, striscioni e gadget, in ritardo per un incidente in autostrada. Potranno consegnare solo stasera, ben oltre l&#8217;orario d&#8217;ufficio, quando l&#8217;edificio \u00e8 gi\u00e0 chiuso e allarmato. Non ci credo.<br \/>\nSono stanchissimo e non sono nemmeno a met\u00e0 del lavoro, la fiera non \u00e8 manco cominciata. Ho chiesto aiuto a Rosa, per portare Alice a scuola oltre che andarla a prendere, perch\u00e9 cerco di essere qui prestissimo, a risolvere i casini sulla mia scrivania. Ginevra non \u00e8 in trasferta, ma non ricordo nemmeno pi\u00f9 l&#8217;ultima volta che ha accompagnato sua figlia di mattina. Scappa in ufficio prima di me, sembra quasi diventata allergica al nostro appartamento.<br \/>\nSe non altro la pioggia ha cessato di tormentarmi, che quando piove qui tutti rallentano e non solo al volante. Io invece sono costretto a correre. Con tutta questa confusione, non sono riuscito a prendermi nemmeno una pausa caff\u00e8 con Linda per l&#8217;intera settimana.<br \/>\nMentre mi massaggio le tempie, una voce maschile bassa mi chiama dalla porta dell&#8217;ufficio. &#8220;Tommaso?&#8221;<br \/>\nSbuffo. &#8220;Non voglio sentire un No e nemmeno delle scuse insensate. Che c&#8217;\u00e8, adesso?!&#8221; sbrait\u00f2 senza controllo.<br \/>\nSilenzio. Alzo lo sguardo e vedo Andrea, mio collega della Programmazione finanziaria, osservarmi contrito. &#8220;Hai bisogno di staccare&#8230; vieni a pranzo?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec. Scusami, sto dando di matto&#8230; Andiamo a prenderci qualcosa.&#8221; Prendo la giacca e ci avviamo verso l&#8217;esterno. Ci sono diversi bar in zona, qualche self service e piccoli ristoranti, ma oggi scegliamo una pizza al trancio. Niente vale come la pizza per riappacificarsi col mondo intero.<br \/>\n&#8220;Allora, quanto hai di preavviso?&#8221; chiedo ad Andrea, mentre affondo i denti nella mozzarella filante.<br \/>\n&#8220;Due mesi, due mesi lunghissimi&#8230; Anche se mi dispiacer\u00e0 lasciare questo posto, mi ci trovo bene in fondo, ma non posso pi\u00f9 rimanere.&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, \u00e8 davvero assurdo doversi licenziare per le voci di corridoio e una dirigente sessualmente pericolosa&#8230;&#8221; Mastico troppo velocemente, me ne accorgo e decido di rallentare. &#8220;Ma comprendo in pieno la tua scelta.&#8221;<br \/>\n&#8220;Che poi non c&#8217;\u00e8 stato niente con Manuela, nemmeno una battutina, zero assoluto. Ma come fai a zittire le malelingue? Prima che arrivi qualcosa a mia moglie&#8230; Che poi l&#8217;hai vista mia moglie? Mi spieghi perch\u00e9 accidenti dovrei buttarmi via per una cofana attempata, quando a casa ho una donna bellissima?! Quelle voci non hanno alcun senso, non le capisco&#8230;&#8221; Prende un lungo sorso di Coca cola per digerire il dispiacere.<br \/>\n&#8220;Colpa di quei due commerciali di merda, Maurizio e Antonino, il gatto e la volpe. C&#8217;\u00e8 gente che si venderebbe l&#8217;anima per il lavoro&#8221; concludo mesto.<br \/>\n&#8220;Ecco. Parli dei deficienti e spuntano le loro lingue bavose. Stanno entrando.&#8221; Andrea fa un cenno verso la porta. Speriamo entrambi che non si fermino con noi, ma purtroppo dirigono il loro passo proprio verso il nostro tavolino.<br \/>\n&#8220;Buongiorno! Come va con l&#8217;organizzazione della fiera di Milano?&#8221; Il sorriso falso di Maurizio evidenzia la domanda trabocchetto.<br \/>\n&#8220;Benissimo!&#8221; rispondo con lo stesso entusiasmo forzato. &#8220;E la vostra presentazione di stamattina? Ce l&#8217;abbiamo finalmente un nuovo grosso cliente?&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo, solo questione di ultimi dettagli. Se ne sono andati pienamente soddisfatti. Dovevi vedere la loro responsabile agli acquisti. L&#8217;ho fatta miagolare! Stava venendo l\u00ec, su quella poltrona, in mezzo alla riunione&#8230;&#8221; Il gatto e la volpe scoppiano in una risata sguaiata.<br \/>\nFortuna che i tavolini sono troppo piccoli per quattro persone, cos\u00ec sono costretti a spostarsi nell&#8217;altra saletta, lasciandoci in pace.<br \/>\nQuando se ne vanno, Andrea sfoga tutta la sua amarezza. &#8220;E io dovrei rischiare il mio matrimonio per colpa di quei due coglioni?!&#8221;<br \/>\n&#8220;Lascia stare, non ne vale la pena. Se ti servono altre referenze per la nuova societ\u00e0, te le procuro io, non preoccuparti.&#8221; Mi dispiace davvero che se ne vada, \u00e8 una delle poche persone su cui posso contare.<br \/>\n&#8220;Grazie. Come va invece a casa tua? Sei riuscito a parlarle?&#8221;<br \/>\n&#8220;Le ho chiesto della camicia. Ha farfugliato qualcosa, quale camicia, non capisco. L&#8217;ho presa dall&#8217;armadio. Ha detto che \u00e8 sua. Che in trasferta era rimasta solo con camicette e magliette macchiate o puzzolenti, vicino all&#8217;albergo ha trovato solo camicie maschili e si \u00e8 presa quella. Le ho chiesto lo scontrino o l&#8217;addebito in carta. Lo scontrino l&#8217;ha perso, lei che conserva proprio tutto, e l&#8217;ha pagata in contanti, lei che paga tutto in carta&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Magari stavolta \u00e8 vero.&#8221; Andrea ci prova sempre a risollevarmi il morale.<br \/>\n&#8220;Fosse solo questo. Gli alberghi sono diventati la sua casa, e usa invece la nostra casa come fosse un albergo, solo di passaggio.&#8221; Finisco l&#8217;ultimo boccone dal retrogusto amaro e poi torniamo in ufficio, ognuno con i propri pensieri e affanni.<br \/>\nArrivo alla sera ancora pi\u00f9 stanco e arrabbiato. La segreteria \u00e8 riuscita ad allertare la sicurezza, per prolungare l&#8217;orario di lavoro e ritardare la chiusura dell&#8217;edificio. Hanno anche ottenuto la collaborazioni di qualche dipendente, tra magazzino e organizzazione, per ricevere e smistare la consegna in ritardo. Ma i problemi maggiori sono arrivati da Ginevra: non pu\u00f2 proprio staccare prima dal lavoro per tenere Alice, cos\u00ec alla fine ho dovuto supplicare la vicina, la signora Aldibrandi, di farle compagnia per la cena. Rosa purtroppo deve rientrare dal marito, che si \u00e8 bruscato una brutta polmonite.<br \/>\nFinalmente il tir giunge a scaricare la merce davanti all&#8217;ingresso, ma io sono oramai una mina vagante di frustrazione, me ne rendo persino conto. La confusione aumenta a dismisura per alcune impiegate, rimaste pi\u00f9 per farsi notare dal sottoscritto, come se mi importasse davvero di uno sciocco faccino, che per aiutare davvero. Mi intralciano con frasi idiote, invece di aprire gli scatoloni che togliamo dai pallet disimballati.<br \/>\nE poi, proprio quando sto per esplodere tutto il veleno accumulato, arriva Linda. Solo vederla l\u00ec, di fronte a me, mi tranquillizza all&#8217;istante.<br \/>\nSubito si mette all&#8217;opera: aiuta, organizza, dispone, efficiente come sempre. Mi lascio guidare da lei, mi affido alle sue decisioni perch\u00e9 la mia mente \u00e8 allo stremo. Dopo due ore, tutto \u00e8 miracolosamente tornato al suo posto. Ma sono cos\u00ec esausto che non ho la forza di dire niente per ringraziarla.<br \/>\nNella penombra del parcheggio, la saluto con un baciamano. Mi ha salvato.<\/p>\n<p>I tre giorni successivi sono stati s\u00ec caotici, ma non cos\u00ec pesanti. Lo stand era pronto giusto in tempo per l&#8217;inaugurazione della fiera, i turni di presenza erano gi\u00e0 organizzati, pure con qualche collega in reperibilit\u00e0 per qualsiasi evenienza. Non sono per\u00f2 riuscito a vedere Linda e ringraziarla meglio per il suo aiuto quella sera. Oggi \u00e8 venerd\u00ec e me lo sono preso di ferie per recuperare un po&#8217;. Rosa, gentilissima come sempre, anche stamane ha accompagnato Alice a scuola, cos\u00ec mi hanno lasciato dormire fino a tardi. Ginevra invece&#8230; Ero convinto sarebbe stata a casa, cos\u00ec ancora l&#8217;altro giorno le avevo chiesto se potevamo fare qualcosa insieme, se poteva prendersi una giornata di permesso. Magari eccezionalmente Alice poteva saltare la scuola, un&#8217;assenza giustificata non sarebbe stata questa tragedia, ma almeno avremmo avuto un momento tutto per noi. Oramai anche i sabati e le domeniche ci sfuggono tra mille impegni.<br \/>\nInvece mia moglie ha cominciato a riempire la valigia, sarebbe partita nel pomeriggio, altri due giorni via di casa.<br \/>\nRientra domani mattina, di sabato, il che mi sembra davvero inusuale.<br \/>\nOramai \u00e8 certezza matematica che ci sta evitando. Me per primo direi. Non ricordo pi\u00f9 l&#8217;ultima volta che abbiamo fatto l&#8217;amore. La sera la cerco sotto le lenzuola, ma si discosta subito, dicendo di essere stanca. Oppure finge di dormire, ma il respiro irregolare, in attesa del sonno, mostra la menzogna. Ho anche spiato il contenuto del suo trolley, mentre era impegnata al telefonino aziendale: trovo strano si porti dietro lingerie tutta pizzi e merletti, mentre nel nostro quotidiano indossa biancheria comoda o addirittura sportiva. Non dovrebbe essere il contrario?<br \/>\nTutti segnali importanti. Ma se davvero vuole troncare questo matrimonio, perch\u00e9 non lo fa una volta per tutte? O \u00e8 talmente codarda da lasciare a me la decisione finale? Cos\u00ec da riuscire pure a prendersi il ruolo della vittima? Beh no, non ci sto. Non credo neppure di poter dimenticare una seconda volta.<br \/>\nAppena acceso, il cellulare vibra per la ricezione di un messaggio. Lo prendo dal comodino. Sorrido, \u00e8 il numero di Linda. &#8220;Ciao, come va? Tutto bene?&#8221;<br \/>\nVorrei essere svegliato cos\u00ec tutte le mattine. Un&#8217;immagine malandrina si affaccia nella mia mente, lei distesa al mio fianco, ma non mi posso permettere di pensarci. Mi lascia per\u00f2 una bella sensazione. &#8220;Ora s\u00ec. Buona giornata anche a te!&#8221;<br \/>\nIl resto del tempo lo dedico alle faccende rimaste in arretrato. Riparo l&#8217;anta dell&#8217;armadio di Alice, prima che si stacchi del tutto. Sistemo lo scarico intasato della doccia di servizio. Metto in ordine le ultime bollette e verifico gli estratti conto. Telefono a mia madre, che non mi sente da una settimana, ascoltando tutti i suoi rimbrotti. Porto l&#8217;auto al lavaggio, ritiro i vestiti puliti in tintoria e poi sono fuori dalla scuola di Alice in attesa della sua uscita. Sale in auto, sul sedile davanti e mi abbraccia per cinque minuti buoni.<br \/>\n&#8220;Ciao papooooo!!!&#8221; Quando le prendono questi momenti affettuosi non sono pi\u00f9 &#8220;pap\u00e0&#8221;, ma divento &#8220;papo&#8221;.<br \/>\nIl pomeriggio facciamo insieme i suoi compiti, maledetta Matematica. E per la cena non ci sono storie, siamo solo noi due e andiamo al fast food, come le avevo promesso. Anche perch\u00e9 al cinema non c&#8217;\u00e8 proprio nulla di interessante.<br \/>\nSeduti al nostro solito tavolo d&#8217;angolo, mentre stiamo scegliendo l&#8217;hamburger pi\u00f9 alto che esista, all&#8217;improvviso Alice salta in piedi e agita le braccia sopra la testa. &#8220;Matteo! Matteo! Qua! &#8230;guarda pap\u00e0! Ci sono Matteo e la sua mamma!&#8221;<br \/>\nAlla nostra sinistra, compare Linda che cerca di stare dietro al piccolo Matteo, oramai in corsa nella nostra direzione. L&#8217;ho pensata tutto il giorno e ora me la ritrovo proprio qui, materializzazione dei miei desideri. Anche lei da sola con suo figlio, l&#8217;altro genitore assente. Se non \u00e8 un segno questo.<br \/>\nQuando i nostri sguardi si incrociano, mi sorride senza controllo, e mi pu\u00f2 solo fare piacere.<br \/>\n&#8220;Allora, anche voi qui per il panino del venerd\u00ec sera?&#8221; ci chiede, sedendosi di fronte a me.<br \/>\n&#8220;Mamma \u00e8 via per lavoro e pap\u00e0 non sa cucinare&#8221; Alice ridacchia sorniona, mentre si nasconde alla mia occhiata feroce.<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0 sa cucinare!&#8221; Le rispondo fingendomi offeso. Un po&#8217; lo sono davvero, non voglio fare brutta figura con Linda.<br \/>\n&#8220;Non gli hamburger! Li bruci sempre! E le patatine sono molli!&#8221; Mi d\u00e0 una gomitata al fianco, tirando fuori la lingua.<br \/>\n&#8220;E&#8217; vero. Gli hamburger e le patatine non sono il mio forte!&#8221; Alzo le mani in resa.<br \/>\nLinda \u00e8 divertita dalla nostra scenetta mentre Matteo sembra in soggezione. Deve mancargli una figura paterna, in occasioni come questa. Cos\u00ec come mi rendo sempre pi\u00f9 conto di come Alice stia crescendo molto all&#8217;ombra di Rosa, la nostra governante, quasi pi\u00f9 una nonna acquisita, invece della sua vera mamma.<br \/>\nA me invece manca il contatto fisico con una donna che mi desideri. Sono pur sempre un uomo, con le sue debolezze. Sentirsi respinti non \u00e8 il massimo, a lungo andare segna anche il carattere pi\u00f9 forte. Cos\u00ec non sposto il mio ginocchio quando entra in contatto con la gamba di Linda. Nemmeno lei si muove, forse nemmeno si rende conto di essersi avvicinata ancora di pi\u00f9 verso di me.<br \/>\nNon riesco a toglierle gli occhi di dosso, mentre la mia mente elabora frenetica. E&#8217; una serata davvero insolita. Scherziamo e ridiamo tutto il tempo. Matteo corre in braccio di Alice e le mostra non so cosa dal suo tablet giocattolo. Mi ritrovo ad accarezzare la mano di Linda sopra il tavolo, quasi soprappensiero. Lei mi lascia fare. Sembriamo una famiglia, agli occhi degli altri, senza nemmeno esserlo. Ma cosa ci manca per diventarlo davvero?<\/p>\n<p>&#8220;Mi han detto se ti senti cos\u00ec vivo, non guardare indietro mai, e vai uh uh! uh uh!&#8221;<br \/>\nTutte le mattine, in auto con Alice, cantiamo questa canzone, la sua preferita dall&#8217;ultimo Sanremo. Le piace cos\u00ec tanto, ora anche a me.<br \/>\nQuando finisce, prima di premere nuovamente il tasto per risentirla, per un attimo la vedo diventare cupa, con quell&#8217;espressione corrucciata quando deve dirmi qualcosa di importante. Ma non sono pronto ad ascoltare la sua curiosa richiesta.<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0, forse dovresti divorziare e cercare un&#8217;altra mamma&#8230;&#8221; Mi punta addosso due occhioni tristi e profondi.<br \/>\n&#8220;Ma cosa dici Alice?!&#8221; Non riesco a trattenere la mia incredulit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Lo vedo bene che qualcosa non va. Sembra proprio quello che ci raccontava Sebastiano un anno fa, solo che in quel caso lui stava sempre e solo con la mamma e il pap\u00e0 non lo vedeva mai. Noi siamo al contrario&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Alice&#8230;&#8221; Mi sento affondare ancora pi\u00f9 nelle sabbie mobili, sento quasi la gola soffocare, il mio respiro annaspa in cerca d&#8217;aria.<br \/>\n&#8220;Mamma ha il suo lavoro,&#8221; alza le spalle con rassegnazione. &#8220;Ma tu pap\u00e0 sei da solo. La mamma di Sebastiano adesso ha un compagno, e stanno bene tutti insieme. Sebastiano \u00e8 contento, voglio dire. Dal pap\u00e0 ci va durante le vacanze. Non potremmo fare lo stesso anche noi?&#8221;<br \/>\n&#8220;Alice, io voglio bene alla mamma&#8230;&#8221; Le accarezzo la testolina bionda. Se non avessi la certezza biologica che \u00e8 mia figlia, dubiterei davvero di esserne il padre, talmente \u00e8 intelligente e arguta a volte, da sorprendermi.<br \/>\n&#8220;Lo so che tu vuoi bene alla mamma, ma lei non sembra volerne a te.&#8221; Poi abbassa lo sguardo ai suoi piedi. &#8220;A volte nemmeno a me&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;No Alice, la mamma ti vuole bene. Non lo dimostra o lo fa a modo suo. Su, siamo arrivati a scuola. Vai in classe e non pensarci pi\u00f9.&#8221;<br \/>\nL&#8217;abbraccio e la lascio correre lungo il vialetto, mentre il mio cuore sprofonda nel buio assoluto. Se pure mia figlia arriva a dirmi tanto, devo cominciare a ragionare seriamente sul nostro futuro. Dovr\u00f2 affrontare Ginevra, senza scampo.<br \/>\nLa mattinata trascorre lentamente in ufficio, non riesco a concentrarmi su nulla, le parole di Alice mi hanno colpito duramente. Cos\u00ec vado a cercare Linda nel suo ufficio, per offrirle un caff\u00e8. La trovo in una strana posizione, seduta sulla sedia accostata alla finestra spalancata, le sue mani avvinghiate al davanzale, la testa reclinata poggiata sul marmo.<br \/>\n&#8220;Stai bene Linda?&#8221; Corro spaventato verso di lei. Si volta a guardarmi, \u00e8 terribilmente pallida. Le sento il polso, battito regolare.<br \/>\n&#8220;Si&#8230; no&#8230; leggi la mail&#8230;&#8221; mi risponde confusa.<br \/>\nSenza lasciarla, scruto lo schermo del suo computer. Una comunicazione dell&#8217;ufficio Risorse umane, dove le confermano di aver ottenuto un nuovo incarico, presso un&#8217;altra filiale. Per un attimo il respiro manca anche a me. Ma poi pi\u00f9 sotto leggo che la nuova destinazione \u00e8 solo dall&#8217;altra parte della citt\u00e0, non cos\u00ec lontano. Non \u00e8 un addio, ma soprattutto \u00e8 una bel riconoscimento per il suo lavoro eccellente qui.<br \/>\n&#8220;Caspita, \u00e8 una buona opportunit\u00e0 per te, devi andare e farti valere! So che puoi farcela!&#8221; Sono orgoglioso di questo risultato, se lo merita davvero.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, lo so. Eppure&#8230;&#8221; I suoi occhi esprimono una profonda tristezza. &#8220;Adesso mi trovo bene qui&#8230;&#8221; mormora appena, prima di arrossire.<br \/>\nSe ascoltassi il mio egoismo, dovrei dirle di non accettare, di restare qui, con me. Ma non posso, non ne ho il diritto. Ha lavorato duramente e non posso fermarla, se voglio essere suo amico. &#8220;Uhm, capisco. Le novit\u00e0 spaventano sempre, ma questa \u00e8 un&#8217;ottima offerta, credimi. Conosco i nostri colleghi di quell&#8217;area, sono molto capaci. E simpatici.&#8221;<br \/>\nMi fissa con quei suoi occhi color cioccolato e ci leggo una supplica. So che cosa intende, lo capisco, ma non posso incatenarla in questo modo.<br \/>\n&#8220;Non simpatici quanto me, d&#8217;accordo. Ma ci si pu\u00f2 lavorare&#8230;&#8221; Le sorrido con fiducia, mentre la lascio andare.<br \/>\nLei sospira affranta, continua a contorcersi le mani, in maniera compulsiva, come se le stesse trattenendo.<br \/>\n&#8220;Avanti, ti offro un caff\u00e8!&#8221; L&#8217;aiuto ad alzarsi dalla sedia e ci avviamo verso il corridoio. &#8220;Anzi no, oggi cioccolata calda. Pardon, &#8220;bevanda al gusto di cioccolato&#8221; \u00e8 la definizione corretta.&#8221;<br \/>\nSi lascia andare ad una risata cristallina, finalmente. E io penso che mi mancher\u00e0 terribilmente. Tutto intorno a me sta cambiando e io non so quale direzione prender\u00e0 la mia vita di conseguenza. Soprattutto non so se Linda mi stia aprendo la porta del suo cuore.<\/p>\n<p>Ieri sera ho avuto una discussione feroce con mia moglie, sempre pi\u00f9 chiusa nelle sue posizioni. &#8220;Il lavoro \u00e8 tutta la mia vita, lo capisci?&#8221; mi ha urlato dietro. Nostra figlia era al cinema con un&#8217;amichetta di scuola e i genitori di lei, l&#8217;occasione giusta quindi per chiarirmi con Ginevra senza remore.<br \/>\n&#8220;No, non lo capisco affatto. Dovrebbe essere Alice tutta la tua vita, se proprio non vuoi comprendermi nel quadro.&#8221;<br \/>\nHa sussultato al nome di Alice, come se improvvisamente si rendesse conto di essersene dimenticata. &#8220;Non metterla in mezzo! Non intendevo questo!&#8221;<br \/>\nDopo esserci gridati ogni cosa, rimasti senza voce e senza fiato, ho provato a raggiungere ugualmente un compromesso. &#8220;Dovremmo tornare in terapia&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Non intendo sprecare tempo e soldi per farmi dire da un estraneo come vivere la mia vita!&#8221; Si \u00e8 rifugiata in camera da letto, chiudendosi a chiave.<br \/>\nMi \u00e8 rimasto il divano del salotto per dormire, ma mi sono coricato tardi, per non far capire ad Alice come stava la situazione.<br \/>\nStamattina continuo a rimuginare sulle parole di Ginevra, tutto l&#8217;odio che mi ha riversato, e su quelle di Alice, il suo suggerimento di &#8220;cercare un&#8217;altra mamma&#8221;. Anche il ritornello di quella canzone suona imperterrito nella mia testa. Non voltarti indietro mai. E vai. Gi\u00e0, ma dove vado?!<br \/>\nOggi \u00e8 anche l&#8217;ultimo giorno di Linda in questa sede. In questo periodo me ne sono tenuto un po&#8217; distante, non volevo rifiutasse la promozione a causa mia. Volevo lasciarle lo spazio di decidere per s\u00e9 stessa, in autonomia. Non ho diritto di intromettermi nel suo futuro, di lei e del piccolo Matteo.<br \/>\nPer\u00f2 devo salutarla e non so con quali parole. Sono combattuto, tanto sul mio matrimonio quanto sulla mia amicizia con Linda. Diverse volte la incrocio per i corridoi, indaffarata con gli ultimi documenti da sbrigare e nei ringraziamenti verso gli altri colleghi. Sono risoluto di andarle a parlare, ma all&#8217;ultimo momento tergiverso e alla fine torno sui miei passi, sempre pi\u00f9 indeciso.<br \/>\nIn pausa pranzo, mi incontro con Massimiliano, amico d&#8217;infanzia e testimone di nozze, nonch\u00e9 avvocato specializzato in diritto del lavoro. Visto che \u00e8 di passaggio per la zona, ne approfitto per ascoltare il suo consiglio, dopo la litigata avvenuta con Ginevra.<br \/>\n&#8220;Te l&#8217;avevo detto di non sposarla, che qualcosa non mi convinceva nei suoi modi. E ancora non mi capacito di come tu abbia avuto la forza di superare quel suo tradimento. Ma adesso dovresti davvero darci un taglio. Sei ancora giovane e in gamba, trovati una donna che meriti davvero il tuo tempo.&#8221; Il suo tono \u00e8 quanto meno severo, ma siamo pi\u00f9 che fratelli e comprendo benissimo quando sia preoccupato per me e per Alice.<br \/>\nMi ha passato un biglietto da visita, un suo collega allo studio, avvocato divorzista.<br \/>\n&#8220;Chiamalo, oggi stesso. Ti fisser\u00e0 un appuntamento anche domani, a qualsiasi orario. L&#8217;ho gi\u00e0 avvisato io.&#8221;<br \/>\n&#8220;Un decisione difficile&#8230;&#8221; mormoro mentre prendo il cartoncino con la mano un po&#8217; tremante.<br \/>\n&#8220;Non ti sto dicendo di decidere gi\u00e0 domani, ma almeno vai a parlargli, chiarisciti un po&#8217; le idee su tutte le eventualit\u00e0 del caso. Meglio essere preparati. Magari in questo stesso istante, Ginevra sta gi\u00e0 firmando i documenti per la separazione. Non aspettare. Fallo per Alice.&#8221;<br \/>\nCi lasciamo con un lungo abbraccio fraterno, mentre continua a suonare nella mia mente la canzone del mattino. Non voltarti indietro mai e vai.<br \/>\nIl pomeriggio sbrigo la corrispondenza urgente, ma fatico a concentrarmi. Tra le mani giro e rigiro quel biglietto da visita, vagliando ogni possibilit\u00e0. E ancora non so come salutare Linda, provo diversi discorsi nella mia mente, nessuno cos\u00ec convincente come vorrei.<br \/>\nQuando finalmente mi decido di andare a parlarle, trovo il suo ufficio vuoto. Non dev&#8217;essere uscita da molto. Mi precipito gi\u00f9 per le scale di sicurezza, senza perdere tempo ad attendere l&#8217;ascensore. Dalle lunghe finestre la intravedo gi\u00f9, nel vialetto verso il parcheggio. Salto i gradini due a due per non lasciarmela scappare. Finalmente esco dall&#8217;ingresso posteriore e corro a perdifiato. &#8220;Aspetta!&#8221; grido con tutto me stesso.<br \/>\nLei si ferma e si volta. La raggiungo veloce, gli ultimi passi sono per\u00f2 insicuri, finch\u00e9 non le sono davanti e posso fissarla dritto negli occhi. Sono lievemente arrossati. Deve avere pianto e anche ora le iridi brillano di lacrime in attesa. &#8220;Te ne vai cos\u00ec?!&#8221; La mia voce \u00e8 spezzata dall&#8217;emozione.<br \/>\nCala il silenzio. Pi\u00f9 volte prende un respiro profondo, tentando di rispondermi, ma poi si blocca senza proferire un suono.<br \/>\n&#8220;Non hai niente da dirmi?&#8221; Mi avvicino ancora di pi\u00f9, solo pochi centimetri ci separano.<br \/>\n&#8220;Io&#8230; non&#8230; cosa?&#8221; balbetta sconnessa. Le sue dita si attorcigliano intorno alla cinghia della borsa.<br \/>\n&#8220;Lo sai tu e lo so io&#8230; cosa&#8230; non credi?&#8221; Sono conscio di essere in un terreno pericoloso, mi sto giocando il tutto per tutto, col rischio di un rifiuto.<br \/>\nUna lacrima scende lungo la sua guancia, la conferma che tanto ho desiderato. Il mio cuore diventa un tamburo al ritmo di quella canzone. Non voltarti indietro mai e vai. Adesso. E vai adesso!<br \/>\n&#8220;Oh accidenti&#8230;&#8221; Scatto in avanti e l&#8217;avvolgo nel mio abbraccio. Cerco la sua bocca e incontro le sue labbra cos\u00ec morbide. Non solo non oppone alcuna resistenza, ma risponde in pieno al mio bacio. Chiss\u00e0 da quanto tempo lo volevamo entrambi, senza nemmeno saperlo. La delicatezza diventa passione frenetica e le nostre lingue finiscono col dirsi tutto quello che le parole non possono spiegare completamente. Il tempo si dilata nei nostri respiri.<br \/>\nPrendiamo fiato un istante, mentre le nostre mani continuano a baciarsi in altro modo.<br \/>\n&#8220;E&#8217; complicato&#8230;&#8221; mormora appena. Pi\u00f9 che un&#8217;affermazione convinta, sembra una domanda a s\u00e9 stessa. Continua a strofinare il suo naso contro il mio.<br \/>\n&#8220;Forse no&#8230;&#8221; le rispondo in un soffio, prima di baciarla di nuovo. Vorrei poter fermare in eterno questo istante, ma purtroppo un rumore sospetto alle nostre spalle, qualcuno in uscita dal magazzino, ci costringe a staccarci in fretta. Non possiamo farci vedere a quel modo, non ancora.<br \/>\nArretro di un passo, mentre le nostre mani faticano a lasciarsi, cos\u00ec pure le nostre dita.<br \/>\nRestiamo a fissarci ancora a lungo, in silenzio, finch\u00e9 lei chiude gli occhi e si volta, camminando verso la sua auto.<br \/>\nOra so cosa voglio. Far\u00f2 quella telefonata. E poi l&#8217;aspetter\u00f2, tutto il tempo che serve.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2024 Barbara Businaro<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"ALFA - Vai! (Testo \/ Lyrics Video 4K) - Sanremo 2024\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_nnx2sIBCUY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><em>Note.<\/em><br \/>\n<em>Questa storia non \u00e8 esattamente nuova. I miei lettori affezionati si saranno resi conto che la trama ripercorre gli stessi eventi dell&#8217;ultimo racconto di San Valentino, <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/mi-tieni-aperta-la-porta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Mi tieni aperta la porta?<\/a> Tra i commenti di quel racconti infatti, Stefano mi aveva &#8220;sfidato&#8221; a mettermi nei panni del protagonista maschile Tommaso, descrivere i suoi sentimenti verso Linda, ricostruire le stesse vicende ma dal suo punto di vista. Il che in realt\u00e0 mi ha portato a scrivere una storia differente, perch\u00e9 Tommaso aveva molto altro da aggiungere, tutto quello che Linda non aveva modo di sapere. Non \u00e8 la prima volta che mi immergo in una voce maschile, e del resto non credo alle distinzioni nette tra i generi, con i personaggi femminili presi da romanticismo assoluto e quelli maschili votati al cinismo e alla razionalit\u00e0. Per nostra fortuna esistono molteplici sfumature.<\/em><br \/>\n<em>In questo esercizio, ho deciso di mantenere la stessa divisione delle scene e conservare il pi\u00f9 possibile i dialoghi originali tra i due protagonisti. Per\u00f2 rischiavo di annoiarmi, cos\u00ec di tanto in tanto ho ceduto alla tentazione di aggiungere qualcosina di nuovo. Tranne il finale, che resta ancora alquanto aperto, sebbene Tommaso si mostri alquanto risoluto sul suo futuro.<\/em><br \/>\n<em>Mi mancava il tema portante, che poi per me \u00e8 quasi sempre un tema musicale. E un mattino, mentre sono in auto diretta al lavoro e ascolto la radio, ecco che spunta fuori questa canzone, con un ritornello che personalmente mi fa impazzire (ebbene s\u00ec, Alice che canta a squarciagola sono io! <\/em>\ud83d\ude1b <em>) Ho visto solo qualche pezzo dell&#8217;ultimo Festival di Sanremo, non \u00e8 uno spettacolo che prediligo, e fatalit\u00e0 mi ero proprio persa questa esibizione. Ma tutte le cose belle arrivano solo al momento opportuno, e cos\u00ec \u00e8 comparsa giusto in tempo per diventare colonna sonora, nonch\u00e9 titolo, di questo racconto.<\/em><br \/>\n<em>Non voltarti indietro mai e vai. Credo sar\u00e0 anche il mio mantra nei prossimi mesi a venire. Il futuro \u00e8 ricco di possibilit\u00e0.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accidenti, stamattina sono proprio in ritardo. Meno male che non ho appuntamenti fissati fino a mezzogiorno, ma sento il cellulare vibrare nella borsa dietro il sedile e saranno tutte email in arrivo. Abbiamo una riunione importante nel pomeriggio, i pezzi grossi vogliono un report completo del semestre. 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