{"id":29478,"date":"2024-02-14T00:08:42","date_gmt":"2024-02-13T23:08:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=29478"},"modified":"2024-02-14T00:07:46","modified_gmt":"2024-02-13T23:07:46","slug":"mi-tieni-aperta-la-porta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/mi-tieni-aperta-la-porta\/","title":{"rendered":"Mi tieni aperta la porta?"},"content":{"rendered":"<p>Oggi lui non c&#8217;\u00e8. Cerco diverse scuse per uscire dal mio ufficio e passare davanti alle lunghe vetrate verso l&#8217;esterno, per sbirciare fuori e controllare, ma di Tommaso ancora nessuna traccia. Sospiro. Sar\u00e0 una giornata intensa di lavoro, il cielo \u00e8 grigio e triste per la pioggia, speravo almeno in un caff\u00e8 in compagnia.<br \/>\nTutte le mattine, quando giungo nel parcheggio aziendale con la mia auto, cerco la sua tra quelle gi\u00e0 posteggiate. Si trova quasi sempre nell&#8217;area B mentre io oramai ho il mio posto assegnato nell&#8217;area C, ma riconosco anche da lontano il blu elettrico della sua sportiva. Se per qualche congiunzione astrale sono in anticipo e lui non \u00e8 ancora arrivato, cerco di attardarmi ad uscire dal veicolo, cos\u00ec magari abbiamo la fortuna di entrare insieme nell&#8217;edificio e salutarci.<br \/>\nSe proprio Tommaso \u00e8 in ritardo, tutte le volte che mi sposto verso i fotocopiatori o le toilette, mi accosto alle finestre per guardare gi\u00f9 alla ricerca della sua auto. Mi brillano gli occhi quando la scorgo, e non importa se magari non ci vedremo affatto durante la giornata, ognuno ancorato alla propria scrivania. Mi basta sapere che lui \u00e8 l\u00ec presente, e potrei incrociarlo in ascensore, alla caffetteria o in qualche altro ufficio, piuttosto che saperlo altrove senza questa possibilit\u00e0. Per\u00f2 il mio cuore perde proprio un colpo quando la sua sportiva, con quei fari ammalianti accesi, segue proprio la mia piccola utilitaria nel vialetto d&#8217;ingresso del centro direzionale. Lo intravedo dallo specchietto retrovisore, lui mi sorride con un piccolo inchino della testa e io muoio ogni volta.<br \/>\nE&#8217; tutto sbagliato, mi dico, non dovrei pensare ad un altro, ma da un anno la mia vita sta prendendo una direzione diversa da quella che immaginavo. Ho lasciato tutto, famiglia, amici e luoghi cari dell&#8217;infanzia, per seguire la carriera di mio marito in questa citt\u00e0 metropolitana. Un nuovo inizio per noi, pensavo convinta. Mi sono licenziata dal mio lavoro ben avviato, la direzione degli approvvigionamenti, e ho faticato per trovare un nuovo impiego, con uno stipendio inferiore e poche prospettive di crescita nell&#8217;immediato. Ma mi \u00e8 parso un sacrificio necessario per la famiglia. Per il mio piccolino Matteo \u00e8 stato forse pi\u00f9 semplice: passando dal nido all&#8217;asilo, comunque avrebbe cambiato i suoi compagni di giochi, per cui ha affrontato con entusiasmo la novit\u00e0. Certo avrebbe visto un po&#8217; meno i nonni, non avrebbero pi\u00f9 potuto andarlo a prendere a scuola per pranzare insieme, ma gli avevamo promesso che pap\u00e0 d&#8217;ora in poi sarebbe stato a casa per cena la sera, tutto per lui, favola della buona notte compresa.<br \/>\nNon \u00e8 andata cos\u00ec.<br \/>\nA malapena riesco a vedere mio marito per colazione, Matteo ancora dorme e poi devo arrangiarmi a portarlo all&#8217;asilo, senza poter pi\u00f9 contare sull&#8217;aiuto dei miei genitori qui. La sera rincasa tardi, a volte siamo gi\u00e0 tutti a letto, sento solo lo scossone del materasso quando si infila sotto le coperte. Nei weekend, quando magari si presenta l&#8217;opportunit\u00e0 di recuperare, anche parte della nostra intimit\u00e0, \u00e8 distante, assorto, spesso col portatile acceso o impegnato in lunghe telefonate con qualche nuovo collega. Non riesco nemmeno a coinvolgerlo in una veloce passeggiata al parco sotto casa con Matteo.<br \/>\nA volte penso che il matrimonio sia solo una gabbia piena di solitudine. L&#8217;amore, quello vero, deve essere libero di palpitare in ogni momento. E se posso mettere da parte le mie esigenze e soffrire in silenzio, non sopporto di vedere Matteo cos\u00ec affranto per un&#8217;altra cena senza il suo pap\u00e0. E poi osservarlo in pigiamino sul divano, per l&#8217;ultimo cartone animato prima della nanna, mentre sbircia continuamente il portoncino d&#8217;ingresso.<br \/>\nIl mio cuore spezzato si rianima solo quando incontro Tommaso al lavoro, non so nemmeno io bene perch\u00e9. Sento il suo sguardo addosso, a volte mi sembra che dica molto di pi\u00f9 delle parole che lo accompagnano. Avverto una strana complicit\u00e0, che non riesco a definire.<br \/>\nNonostante la giornata cupa di oggi, il mio umore malinconico quanto il cielo plumbeo fuori, mi immergo nel faldone di documenti da smaltire, un problema da risolvere con una fornitura di bassa qualit\u00e0. Presa dal turbinio delle comunicazioni e delle fatture, trovo un punto di forza per una risoluzione ottimale. Afferro le due cartelline zeppe di carta e mentre scorro velocemente un&#8217;ultima mail stampata, esco nel corridoio, inforco l&#8217;ascensore e premo il tasto senza nemmeno guardare. Quando le porte si aprono, mi fiondo fuori nel pianerottolo ancora concentrata nella mia lettura e sbatto contro qualcosa di alto e profumato. Due braccia muscolose mi trattengono dallo scivolare a terra.<br \/>\n&#8220;Buongiorno Linda! Cos\u00ec tanta fretta di offrirmi un caff\u00e8?!&#8221; Tommaso mi sorride divertito, mentre io annaspo in cerca dell&#8217;equilibrio, soprattutto mentale.<br \/>\nStamattina indossa giacca e cravatta, un completo grigio scuro che sembra cucito al millimetro sul suo fisico asciutto. Probabilmente una riunione importante con i piani alti, non lo vedo spesso cos\u00ec vestito elegante e&#8230; accidenti, \u00e8 mozzafiato.<br \/>\nMi sento arrossire fino alle doppie punte dei miei poveri, disastrati capelli di mamma perennemente in corsa. Oddio, nello scontro potrei addirittura avergli macchiato quella camicia candida col mio rossetto, talmente gli sono finita proprio addosso. Avvampo ancora di pi\u00f9 all&#8217;idea.<br \/>\n&#8220;Mi spiace&#8230;&#8221; farfuglio mentre raccolgo, con il suo aiuto, i fogli caduti a terra. &#8220;Devo andare da Eleonora per sistemare questo inghippo&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Non preoccuparti. Prenderemo quel caff\u00e8 al nostro prossimo&#8230; scontro!&#8221;<br \/>\nSi allontana veloce lungo il corridoio, richiamato da una collega. Respiro profondamente per calmare il mio battito.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Mi ripeto che non \u00e8 successo niente con Tommaso, proprio niente. Mi sto immaginando tutto nella mia testa, semplicemente perch\u00e9 quando sei in mezzo alla tempesta, col rischio di affogare tra le onde impetuose, qualsiasi isolotto, anche il pi\u00f9 insignificante, ti fa sperare nella salvezza. Non importa se mai lo raggiungerai, potrebbe persino essere troppo lontano e la furia della burrasca potrebbe cessare molto prima, ma il solo vederlo laggi\u00f9 all&#8217;orizzonte \u00e8 di grande conforto, un aiuto a resistere e nuotare con tutte le forze verso la tranquillit\u00e0 delle sue spiagge.<br \/>\nTommaso \u00e8 solo un uomo gentile. Carino, affabile, dannatamente attraente, ma solo un uomo gentile con una collega. E&#8217; colpa mia se la gentilezza, in questo periodo cos\u00ec arido nella mia vita privata, mi crea questo effetto dirompente. E&#8217; colpa mia se mi basta solo un suo sguardo, del tutto innocente, per sentirmi cedere le gambe.<br \/>\nIn fondo anche Tommaso \u00e8 sposato e ha una bambina, in seconda elementare. Mi sono chiesta spesso che padre potesse essere con lei, e poi un giorno l&#8217;ho visto. Era il Family Day in azienda, una giornata lavorativa in cui ogni dipendente poteva portare con s\u00e9 i propri figli e mostrare loro l&#8217;ambiente dove mamma e pap\u00e0 di solito passano il proprio tempo, mentre i bambini sono impegnati sui banchi di scuola. Matteo era entusiasta di quella gita, ma dopo mezz&#8217;ora nel mio ufficio si stava gi\u00e0 annoiando. L\u00ec dentro per lui ci sono solo tanta carta ma niente pennarelli, un computer e uno schermo enorme, ma quello lo abbiamo anche a casa. Cos\u00ec ci siamo avventurati per un giro dell&#8217;intero edificio, con l&#8217;idea di arrivare al magazzino, con gli scaffali alti alti e magari un viaggio breve sul carrello elevatore. In ascensore trovammo proprio Tommaso, in jeans e maglione blu notte, con sua figlia Alice, vivace e sorridente nella sua salopette fucsia. Si stavano dirigendo proprio al magazzino, per curiosare tra la merce in attesa di spedizione alle filiali.<br \/>\nQuel giorno \u00e8 stato strano vedere i nostri figli giocare e ridere insieme. Matteo cercava la mano di Alice per muoversi nel corridoio e lei si chinava per allacciargli la scarpa, perch\u00e9 lui da solo ancora non ha imparato. Abbiamo entrambi lasciato che corressero e saltellassero lungo le corsie vuote.<br \/>\n&#8220;Alice ci chiede sempre un fratellino, ma mia moglie non ne vuole sapere&#8230;&#8221; ammette Tommaso a voce bassa.<br \/>\nScorgo una tristezza profonda dentro il suo sguardo. Si volta verso la bambina, pi\u00f9 che altro per sfuggire alla mia compassione, temo.<br \/>\n&#8220;Anche Matteo mi chiede sempre di una sorella, solo che la vuole pi\u00f9 grande. Gli ho spiegato che &#8220;pi\u00f9 grande&#8221; non \u00e8 possibile, ma insiste. Per la verit\u00e0, non credo sia possibile nemmeno &#8220;pi\u00f9 piccola&#8221;&#8230; suo padre \u00e8 sempre pi\u00f9 assente&#8230;&#8221; L&#8217;ultima frase mi esce in un sussurro strozzato.<br \/>\nTommaso si gira verso di me, non dice niente, ma i suoi occhi mi parlano della stessa infelicit\u00e0. Tra di noi il silenzio conta pi\u00f9 delle parole.<br \/>\nMentre i bambini stavano mangiando i muffin che avevo cucinato e portato per la merenda, Tommaso mi offr\u00ec il caff\u00e8 alla macchinetta automatica.<br \/>\nParlammo di tutto e di niente. Sorrideva con lo sguardo, sempre puntato su di me. Quando mi prese il bicchiere di carta vuoto per gettarlo, le nostre dita si sfiorarono. Rimasero l\u00ec per qualche secondo di troppo.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra mattina uggiosa. La pioggia \u00e8 finalmente cessata, ma il cielo malinconico non lascia filtrare la luce. Sono in ritardo sui miei tempi, perch\u00e9 Matteo si \u00e8 alzato con qualche capriccio di troppo e non voleva proprio saperne di andare all&#8217;asilo. Come sempre, mi rincuora quel tocco di blu elettrico dall&#8217;altra parte del parcheggio aziendale. Tommaso \u00e8 arrivato puntuale, in questo periodo \u00e8 indaffarato con l&#8217;allestimento di una fiera importante per la nostra societ\u00e0.<br \/>\nAppena entro nell&#8217;ingresso, osservo una certa agitazione in segreteria. Telefoni che squillano, carte sbattute sulle scrivanie, urla tra gli uffici.<br \/>\n&#8220;Che succede?&#8221; chiedo a Milena, l&#8217;unica che sembra mantenere una calma serafica.<br \/>\n&#8220;Abbiamo una consegna in ritardo, di quasi tutto il materiale fieristico. Doveva gi\u00e0 essere qui, invece la logistica giunger\u00e0 stasera, verso le cinque. Abbiamo gi\u00e0 chiesto ai ragazzi del magazzino se possono fermarsi per scaricare, ma tutto il lavoro di organizzazione che dovevamo fare oggi andr\u00e0 a stasera. Domani devono gi\u00e0 montare lo stand.&#8221; Risponde a un telefono rimasto senza sorveglianza e passa una chiamata a un interno, poi torna da me. &#8220;Senti Linda, non \u00e8 che potresti darci una mano anche tu? Solo un paio d&#8217;ore, non pi\u00f9 tardi delle otto, promesso.&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo, nessun problema.&#8221; Il mio cuore perde un battito, so che ci sar\u00e0 anche Tommaso, e mentirei se dicessi che non lo faccio per lui. &#8220;Chiedo ad un&#8217;altra mamma se pu\u00f2 tenere Matteo per un paio d&#8217;ore, spesso ci diamo una mano&#8230;&#8221; Prendo il cellulare e messaggio subito a Valentina. &#8220;Oggi dovrebbe avere il pomeriggio libero, i nostri bambini giocano insieme qualche volta.&#8221; Appena finisco di digitare, giunge gi\u00e0 la risposta. &#8220;Ecco, sistemato. Sar\u00f2 dei vostri!&#8221;<br \/>\nSalgo al mio ufficio con una strana felicit\u00e0, e al tempo stesso penso di essere una pessima madre.<br \/>\nA mezzogiorno, invece di mangiare un tramezzino veloce al bar, mi concedo una pausa pranzo pi\u00f9 lunga con alcune colleghe delle vendite, visto che poi dovr\u00f2 tardare per aiutare il reparto marketing con questa consegna in arrivo. Ci spostiamo a piedi verso il piccolo centro commerciale, dove ci sono diversi self-service. Mi lascio andare all&#8217;insalatona, condita di gossip aziendale.<br \/>\n&#8220;Allora, le sapete le ultime? Andrea, quel marcantonio all&#8217;ufficio Programmazione finanziaria, se ne va. Si \u00e8 licenziato, pare che addirittura lasci il preavviso, questo venerd\u00ec \u00e8 gi\u00e0 il suo ultimo giorno.&#8221; Elena \u00e8 sempre informatissima.<br \/>\n&#8220;Davvero? Accidenti, che peccato. Era un belvedere niente male!&#8221; farfuglia Simonetta, mentre sta ancora masticando.<br \/>\n&#8220;Si vocifera stia scappando per colpa di Manuela&#8230; &#8221; Elena sussurra appena. &#8220;Pare l&#8217;avesse messo in qualche situazione compromettente con la moglie.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma Manuela, che poi ha la sua et\u00e0 eh, almeno un dieci anni in pi\u00f9 direi,&#8221; continua l&#8217;altra, &#8220;non aveva gi\u00e0 una liason con il signor Fausto? Dicevano che le avesse intestato pure delle quote della compagnia&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Si ma lui comincia a invecchiare, e lei si annoia&#8230;&#8221; Elena ridacchia, mentre addenta un altro boccone del suo panino vegetariano.<br \/>\n&#8220;Pure noi! Senza Andrea, ci resta solo Ethan da guardare, con quel suo fascino tutto particolare.&#8221; Simonetta sospira sognante.<br \/>\n&#8220;Certo, \u00e8 gay!&#8221; sbotta Elena. &#8220;Puoi guardare fin che vuoi, non se ne accorge proprio di te!&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma come gay?! Che gran perdita&#8230; vorrei dire che ci resta Tommaso, ma quell&#8217;uomo \u00e8 impassibile.&#8221;<br \/>\nIl suo nome mi fa andare di traverso l&#8217;acqua che sto bevendo. Impassibile? Tommaso che mi sorride tutte le volte che mi scorge da lontano?!<br \/>\nSimonetta mi guarda preoccupata, poi prosegue. &#8220;Ho sentito da Clarissa, che vive nello stesso quartiere, che beh, non sta messo tanto bene in casa&#8230; storie di corna&#8230; la moglie, bellissima donna, ma alquanto volubile&#8230; lui l&#8217;ha anche perdonata, per via della figlia, ma come si dice? Il lupo perde il pelo, non il vizio. E la moglie \u00e8 sempre in trasferta di lavoro&#8230;&#8221;<br \/>\nBevo un altro sorso d&#8217;acqua per calmare il mio cuore impazzito. Ecco cos&#8217;era quella tristezza nei suoi occhi. E non so se essere felice per me, ma felice di cosa poi?! O molto amareggiata per lui. Purtroppo so bene cosa significa sentirsi incastrati, senza sapere da che parte muoversi per liberarsi.<br \/>\nNel tardo pomeriggio, quando oramai siamo rimasti in pochi nell&#8217;intero edificio, giunge finalmente la consegna tanto attesa. Una collega mi chiama dall&#8217;ingresso per scendere ad aiutare, se posso controllare le bolle di consegna mentre viene scaricato il materiale dai camion.<br \/>\nQuando esco dall&#8217;ascensore e svolto nel lungo corridoio, scorgo Tommaso chino su uno dei pallet spostati nel pianerottolo, pieno a met\u00e0 di scatole imballate col cellophane. Senza il maglioncino, le maniche della camicia arrotolate al gomito, sta imprecando a denti stretti mentre con Augusto del magazzino tenta di spostare un grosso pacco, voluminoso quanto una lavatrice. Quando arrivo di fronte a loro, Tommaso alza la testa e mi rivolge uno sguardo e un sorriso radiosi, come se non si aspettasse di vedermi l\u00ec, ma la sorpresa gli \u00e8 assolutamente gradita. Resto un attimo scioccata perch\u00e9 neppure io pensavo di trovarmelo davanti, credevo sarebbe rimasto nel suo ufficio per tutte le altre incombenze associate alla fiera. Soprattutto sono turbata da quel saluto cos\u00ec caldo, che pu\u00f2 essere solo per me. Le colleghe sono dall&#8217;altra parte del salone, in questa direzione ci siamo solo io e la porta dell&#8217;uscita di sicurezza alle mie spalle. E non credo gli possa piacere cos\u00ec tanto il maniglione antipanico. Devo appoggiarmi alla parete per qualche secondo, per non precipitare dall&#8217;emozione.<\/p>\n<p>Non ci siamo incrociati per quasi tre giorni. La sua auto era posteggiata sia la mattina presto al mio arrivo, che il tardo pomeriggio quando stavo uscendo. Oggi invece \u00e8 proprio assente dal lavoro, ne sono certa. Dopo la faticaccia di organizzare in corsa lo stand fieristico e poi gestire la presenza con i vari eventi dimostrativi, tutto il reparto del marketing si \u00e8 preso qualche giorno di recupero. Sono tentata di scrivergli un messaggio. S\u00ec, ho il numero di Tommaso, l&#8217;ho conservato da quella volta che il centralino telefonico in azienda \u00e8 andato in tilt e scrivere una mail non era sempre una soluzione veloce per comunicare. Per\u00f2 non l&#8217;ho pi\u00f9 usato da allora. Resisto per un paio d&#8217;ore, affondo la mia attenzione sulle scartoffie alla scrivania, ma poi nella solitudine della pausa caff\u00e8, quando mi manca di pi\u00f9, non riesco a trattenere la sfrontatezza. Mi sento quasi un&#8217;adolescente in preda alla prima cotta. &#8220;Ciao, come va? Tutto bene?&#8221; La risposta arriva quasi un&#8217;ora dopo, quando non ci spero pi\u00f9. &#8220;Ora s\u00ec. Buona giornata anche a te!&#8221;<br \/>\nNon riesco a trattenere un sorriso compiaciuto e mi sento decisamente pi\u00f9 leggera, forse non sono nemmeno pi\u00f9 seduta alla mia postazione, gongolo in una nuvoletta di stupida felicit\u00e0.<br \/>\nL&#8217;effetto faville del mio cuore per\u00f2 dura pochissimo, perch\u00e9 giunge anche un messaggio di mio marito: tarder\u00e0 in ufficio e non potr\u00e0 portare nostro figlio al fast food come aveva promesso. Oh che cavolo! Sono settimane che Matteo attende questa occasione per stare da solo col suo pap\u00e0! Io avevo fissato una videochiamata con la mia amica Juliette, trasferita a Parigi da qualche anno, e poco male, capir\u00e0 se rinvio ad un&#8217;altra serata. Ma Matteo, cosa gli dico?! Uhm, dovr\u00f2 portarlo io a mangiare fuori e sperare in qualche modo di sopperire all&#8217;assenza del padre.<br \/>\nDopo diverse ore di grattacapi amministrativi, esco dall&#8217;edificio stanca e spossata e mentre mi avvio a recuperare Matteo all&#8217;asilo cerco nella mia mente qualche scusa plausibile per la serata senza il pap\u00e0. Diventa sempre pi\u00f9 complicato trovare una motivazione mai utilizzata prima. Matteo saltella felice fino all&#8217;auto, parlando fitto fitto di tutto quello che ha gi\u00e0 immaginato del suo panino e delle cose da dire nonch\u00e9 quelle da chiedere. Lo lascio fare, aspetto di essere a casa per spiegargli l&#8217;inghippo. Vorrei fargli telefonare al padre in ufficio, ma ci avevamo gi\u00e0 provato tempo fa, per un altro appuntamento saltato, ed essere rimbalzati dalla segreteria non \u00e8 stato cos\u00ec esaltante. Mentre ci facciamo il bagno insieme e poi ci vestiamo in ghingheri, gli racconto che c&#8217;\u00e8 stato un imprevisto e pap\u00e0 deve rimanere al lavoro, davvero una questione importante. Mento e non sono poi cos\u00ec brava. Ancora prima di finire, Matteo gi\u00e0 capisce tutto e comincia con il broncio. Si ammutolisce del tutto, gli scappa una lacrima, anche se gli assicuro che ci divertiremo lo stesso. &#8220;Magari dopo il panino, prendiamo il gelato e chiamiamo la nonna, eh?!&#8221;<br \/>\nPer tutto il tragitto resta silenzioso nel suo angolino del sedile posteriore. Si rianima un po&#8217; quando arriviamo al parcheggio del fast food e scorge diverse famiglie, con tanti bambini, che affollano il locale. Davanti alle casse, c&#8217;\u00e8 una lunga fila per ordinare e un bel po&#8217; di confusione, decidiamo allora intanto di prendere posto e decidere il nostro men\u00f9. Mentre ci muoviamo disordinatamente tra i tavoli, sento una voce squillante gridare verso di noi.<br \/>\n&#8220;Matteo! Matteo! Qua! &#8230;guarda pap\u00e0! Ci sono Matteo e la sua mamma!&#8221;<br \/>\nPoco avanti sulla nostra destra, la piccola Alice agita le braccia per richiamare la nostra attenzione.<br \/>\nChe probabilit\u00e0 c&#8217;era in proprio questo venerd\u00ec di trovarci nello stesso fast food, ce ne sono ben tre in questa parte della citt\u00e0, e pure per lo stesso motivo, una serata solitaria con i nostri pargoli?<br \/>\nSono scioccata. Anche la faccia di Tommaso \u00e8 alquanto stranita. Credo di averlo pure visto arrossire. O forse sono le luci al neon. Oppure la mia agitazione.<br \/>\nCi fanno posto al loro tavolo, anche perch\u00e9 sembra impossibile trovare un&#8217;altra sistemazione, oltre che cercare di tenere distante Matteo dalla sua &#8220;mancata sorella maggiore&#8221; preferita. Mi ritrovo seduta proprio di fronte a Tommaso, sorridente oltre ogni misura.<br \/>\n&#8220;Allora, anche voi qui per il panino del venerd\u00ec sera?&#8221; chiedo ostentando tranquillit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Mamma \u00e8 via per lavoro e pap\u00e0 non sa cucinare&#8221; sghignazza Alice, nascondendosi poi il viso tra le mani.<br \/>\n&#8220;Pap\u00e0 sa cucinare!&#8221; risponde piccato Tommaso verso di lei.<br \/>\n&#8220;Non gli hamburger! Li bruci sempre! E le patatine sono molli!&#8221; lo sgrida lei.<br \/>\n&#8220;E&#8217; vero. Gli hamburger e le patatine non sono il mio forte&#8221; confessa lui sconsolato. Poi scoppiano a ridere.<br \/>\nDentro di me qualcosa si incrina, sento quasi il rumore dei vetri rotti. Osservarli cos\u00ec, padre e figlia affiatati, mostra quel che manca nella mia famiglia. E in fondo anche loro sono qui senza la mamma di Alice. Nonostante Tommaso abbia avuto una settimana veramente difficile, lo so bene, stasera \u00e8 qui per la sua bambina. Quanto vorrei&#8230;<br \/>\n&#8220;Io voglio Disneyland!&#8221; Matteo interrompe il flusso pericoloso dei miei pensieri, puntando sul foglio il men\u00f9 bambini con giochino compreso.<br \/>\n&#8220;Eh, anch&#8217;io vorrei Disneyland. E le ferie!&#8221; rispondo ridendo.<br \/>\n&#8220;Noi ci siamo stati a Disneyland, vero pap\u00e0? E&#8217; fantastiglioso!&#8221; esordisce Alice, per poi stordire Matteo con il racconto particolareggiato di ogni giostra.<br \/>\n&#8220;E&#8217; stato tanto tempo fa, quasi un&#8217;altra vita&#8230;&#8221; borbotta Tommaso, per farsi sentire solo da me, credo. &#8220;Magari potremmo proporre Disneyland per il prossimo Family Day aziendale! Cos\u00ec potremmo andarci &#8230;insieme.&#8221; Mi guarda fisso, oltre il foglio del men\u00f9. Mi sento avvampare, e qui dentro fa gi\u00e0 parecchio caldo.<br \/>\nGalantuomo come sempre, raccoglie i nostri ordini e non vuole nessun aiuto per portarci i vassoi al tavolo. Alice insegna a Matteo a spargere le salse sulle patatine dentro il cartoccio invece di intingerle a parte, ma finisce tutti sui jeans del bambino. Non importa, sta ridendo quasi alle lacrime e io sono contenta per lui. Matteo invece le spiega non so bene cosa dei dinosauri, una delle sue ultime fissazioni. La casa \u00e8 piena di triceratopi e tirannosauri.<br \/>\n&#8220;Allora, chi vuole il gelato?&#8221; Tommaso si alza per recarsi di nuovo in cassa. Il coro in risposta non lascia dubbi.<br \/>\nAl ritorno ci sono delle coppette di troppo.<br \/>\n&#8220;Due per voi e due per noi.&#8221; lascia nel nostro tavolino un vassoio con due dessert cremosi al cioccolato.<br \/>\n&#8220;Anche per noi?&#8221; gli chiedo sorpresa.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9? Non ce lo meritiamo noi il gelato?!&#8221; mi risponde divertito.<br \/>\nPer un attimo guardo la finestra. Non quello che c&#8217;\u00e8 fuori oltre il vetro, ma il nostro riflesso sulla superficie oscurata dalla notte.<br \/>\nSembriamo una famiglia. Una famiglia felice.<\/p>\n<p>Questa non ci voleva. Fisso la comunicazione appena giunta per email, la leggo per la decima volta almeno, ma la vista comincia ad annebbiarsi. Sento il battito accelerare furiosamente, mentre afferro la bottiglietta dell&#8217;acqua per un sorso di calma e razionalit\u00e0. Ricordo bene il giorno in cui ho inviato la richiesta per ricoprire un altro incarico, adeguato alla mia esperienza di lavoro precedente, e dando pure la disponibilit\u00e0 allo spostamento di sede. Avevo cominciato in questo ufficio solo da tre mesi, non mi ero ancora ambientata e cercavo gi\u00e0 un cambiamento, una via di fuga lavorativa invece che una rivoluzione nella vita privata. Soprattutto allora non conoscevo lui, non ci avevano ancora presentati, ignoravo quell&#8217;auto blu cangiante in parcheggio e quegli occhi verdi cos\u00ec sensuali. Non potevo immaginare tutto quello che \u00e8 accaduto dopo e quanto mi sarei sentita a casa tra queste mura.<br \/>\nAdesso che mi hanno recapitato la conferma della mia promozione, non sono cos\u00ec tanto felice come mi aspettavo. Questa \u00e8 l&#8217;occasione che attendo da mesi, ho lavorato duramente per ottenerla. Ma non posso proprio pensare di andarmene. Il mio cuore sobbalza, inizio ad annaspare in cerca di ossigeno. Con uno scatto sulla sedia a rotelle della scrivania mi avvicino alla finestra e la spalanco. Respiro a larghe boccate l&#8217;aria frizzantina di febbraio. Non che io vada chiss\u00e0 dove con questo spostamento, non cambier\u00f2 nazione, sar\u00e0 solo dall&#8217;altra parte della citt\u00e0, per\u00f2 non ci vedremo pi\u00f9, sar\u00e0 un altro microcosmo e non avr\u00f2 pi\u00f9 scuse per salutare Tommaso alla macchinetta del caff\u00e8. Resteranno solo le serate al fast food, se sar\u00f2 ancora cos\u00ec fortunata.<br \/>\nIn mezzo alla mia tempesta personale, finalmente una barca \u00e8 giunta in soccorso. Potrei salire a bordo e lasciare per sempre l&#8217;idea di raggiungere quell&#8217;isolotto laggi\u00f9. Ma sono cos\u00ec vicina, le sue spiagge sono cos\u00ec dorate, la sabbia sembra fina ed accogliente, le palme promettono un riparo sicuro. Non so davvero cosa fare.<br \/>\nMentre sono ancora aggrappata al davanzale, guardando il cielo azzurro lass\u00f9, una voce preoccupata giunge dalla porta alle mie spalle.<br \/>\n&#8220;Stai bene Linda?&#8221; Tommaso mi raggiunge in due falcate appena. Mi appoggia una mano sulla spalla, come per trattenermi.<br \/>\n&#8220;Si&#8230; no&#8230; leggi la mail&#8230;&#8221; riesco appena a mormorare, mentre sento un brivido a quel nuovo contatto.<br \/>\nSi volta verso lo schermo del computer, senza togliere la sua presa salda su di me.<br \/>\nQuando torna a guardarmi \u00e8 entusiasta, pi\u00f9 di quanto vorrei. &#8220;Caspita, \u00e8 una buona opportunit\u00e0 per te, devi andare e farti valere! So che puoi farcela!&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, lo so. Eppure&#8230;&#8221; La sua euforia quasi mi infastidisce. &#8220;Adesso mi trovo bene qui&#8230;&#8221; aggiungo in un soffio, avvampando per quello che intendo davvero.<br \/>\n&#8220;Uhm, capisco. Le novit\u00e0 spaventano sempre, ma questa \u00e8 un&#8217;ottima offerta, credimi. Conosco i nostri colleghi di quell&#8217;area, sono molto capaci. E simpatici.&#8221;<br \/>\nLo fisso nelle iridi verdi, cercando di dirgli qualcosa che non posso esternare a parole. Deve capire, accidenti!<br \/>\n&#8220;Non simpatici quanto me, d&#8217;accordo.&#8221; Tommaso mi restituisce un sorriso tirato. &#8220;Ma ci si pu\u00f2 lavorare&#8230;&#8221;<br \/>\nSospiro, mentre le mie mani si contorcono tra loro, senza soluzione alcuna. In realt\u00e0 le sto trattenendo, perch\u00e9 vorrebbero muoversi verso di lui, cos\u00ec vicino.<br \/>\n&#8220;Avanti, ti offro un caff\u00e8. Anzi no, oggi cioccolata calda. Pardon, &#8220;bevanda al gusto di cioccolato&#8221; \u00e8 la definizione corretta.&#8221;<br \/>\nScoppiamo a ridere entrambi perch\u00e9 disquisiamo spesso sulla qualit\u00e0 dei nostri distributori automatici. Tutto questo mi mancher\u00e0&#8230; Lui mi mancher\u00e0.<br \/>\nHo un mese di tempo per decidere, anche se mi sembra troppo poco in questo momento.<br \/>\nQuando verso mezzogiorno mi muovo verso l&#8217;ufficio contabilit\u00e0, nell&#8217;altra area dell&#8217;edificio, ritrovo Tommaso venirmi incontro con diverse scatole impilate tra le braccia. Da come si muove e dall&#8217;espressione, direi che i contenitori sono alquanto pesanti. Apro la massiccia porta di vetro che isola questa parte del piano, per contenere i rumori provenienti dal magazzino, e sto per avanzare verso di lui quando mi ferma, parandosi davanti.<br \/>\n&#8220;Mi tieni aperta la porta, per cortesia?&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo&#8230;&#8221; Fermo l&#8217;anta prima che si richiuda alle mie spalle.<br \/>\nSi ferma un attimo al mio fianco, prima di passare attraverso il varco.<br \/>\n&#8220;Spero mi terrai sempre aperta la porta&#8230;&#8221; lo sento sussurrare.<br \/>\nPoi Tommaso si allontana in un lampo, richiamato dalla voce stridula di un collega che lo attende, visibilmente ansioso.<br \/>\nE io resto qui, a chiedermi cosa intendesse davvero.<\/p>\n<p>Ci siamo. Questo \u00e8 il mio ultimo giorno qui dentro, prima di passare all&#8217;altro ufficio nella nuova sede. Il mio morale \u00e8 davvero basso. Dovrei essere felice per l&#8217;opportunit\u00e0, l&#8217;ho cercata, a lungo desiderata, ho lavorato duramente per emergere da una lunga lista di colleghi agguerriti. E invece a stento trattengo le lacrime. Avevo un mese per accettare la promozione o rifiutare definitivamente l&#8217;offerta. E in questo periodo, durante il quale passavo al microscopio anche i miei sentimenti, Tommaso sembrava quasi volermi evitare. S\u00ec, abbiamo preso dei caff\u00e8 insieme, ma qualcosa era cambiato tra noi. Sembrava distante, quasi che volesse lasciarmi lo spazio e la tranquillit\u00e0 per decidere. Oppure per farmi capire che non aveva proprio motivo di trattenermi.<br \/>\nArrivo in parcheggio, sono pure in ritardo questa mattina, e la sua auto sportiva \u00e8 gi\u00e0 posteggiata un centinaio di metri pi\u00f9 in l\u00e0. Ho un tuffo al cuore. Con passo pesante, quasi trascinato, entro nell&#8217;edificio e scorgo proprio Tommaso all&#8217;ingresso che sta parlottando con alcuni colleghi e superiori.<br \/>\nSaluto tutti, ma lui a malapena contraccambia il mio buongiorno. Per un attimo mi guarda storto, un&#8217;occhiata davvero truce. Normalmente si sarebbe staccato dal gruppo per rivolgermi una parola simpatica, invece proprio non mi considera. Forse ha gi\u00e0 discusso al telefono con qualche cliente mattiniero, forse \u00e8 concentrato sulle questioni di lavoro di cui stanno discutendo, forse non mi ha nemmeno riconosciuta. E&#8217; successo cos\u00ec spesso in questi ultimi giorni.<br \/>\nCon l&#8217;umore sempre pi\u00f9 torbido, mi dirigo verso il mio piano, per organizzare il passaggio di consegne e prendere i miei pochi effetti personali, giusto il portapenne costruito da Matteo con la pasta modellante e un paio di sue piccole foto incorniciate.<br \/>\nQuando salgo al piano superiore per consegnare alcuni documenti alle risorse umane e prendermi un caff\u00e8, ritrovo Tommaso lungo il corridoio. Quando mi vede, si ferma per un attimo, come se volesse dirmi qualcosa. Prende tempo, si guarda intorno, fissa il pavimento, torna a scrutarmi, ma poi prosegue. Il suo viso \u00e8 cupo, indeciso, contratto. Il mio stomaco si contrae in uno spasmo di angoscia, tanto che alla fine il caff\u00e8 non riesco proprio a berlo.<br \/>\nPer tutta la mattina continuo a ripetermi mentalmente la stessa frase. &#8220;Non pu\u00f2 finire cos\u00ec, non pu\u00f2 finire cos\u00ec!&#8221; Ma finire cosa, esattamente? Non c&#8217;\u00e8 niente tra di noi, \u00e8 solo nella mia testa. Non \u00e8 successo nulla in fondo, solo qualche gentilezza, una bella amicizia. Ci rivedremo per lo scambio di auguri natalizi, quando tutto il gruppo societario si riunisce per un aperitivo. E per allora non si ricorder\u00e0 davvero pi\u00f9 di me. Stupida io che mi sono illusa.<br \/>\nAl termine del mio orario, saluto le altre colleghe della mia area, le abbraccio tutte, promettiamo di chiamarci ogni tanto, comunque qualche volta dovr\u00f2 sentirle per gli ordini del nuovo incarico. Ma non sar\u00e0 come dividere le stesse stanze, le stesse difficolt\u00e0, le stesse confidenze.<br \/>\nPrendo le mie ultime cose dalla scrivania e mi avvio verso l&#8217;ascensore. Al piano terra, intravedo dalle lunghe vetrate la sua auto blu ancora in parcheggio. Tommaso \u00e8 ancora qui, potrei salutarlo? Ma con che scusa? Il mio cuore diventa pesante e sento qualcosa pungere tra le mie palpebre, la vista diventa liquida mentre mi avvio all&#8217;uscita, per l&#8217;ultima volta.<br \/>\nQuando sono fuori, prendo un lungo respiro, aria fresca di primavera, profuma di nuovi inizi. Che io non volevo per\u00f2. Non ora, non cos\u00ec. Mi incammino verso la mia auto, lenta. I miei piedi vorrebbero tornare indietro sui propri passi.<br \/>\n&#8220;Aspetta!&#8221; sento qualcuno correre sul marciapiede alle mie spalle. Riconosco all&#8217;istante la sua voce. Quasi senza respiro, mi volto. Smette di correre, si ferma a pochi metri da me, continuando a camminare piano, incerto. Finch\u00e9 i suoi occhi non raggiungono i miei, incatenandoli. &#8220;Te ne vai cos\u00ec?!&#8221;<br \/>\nLa sua voce \u00e8 roca, profonda, eppure solo un sussurro nella brezza della sera. E poi resta solo il silenzio tra noi. Non riesco a rispondere, un groviglio di parole si \u00e8 incastrato nella mia gola e rischio di soffocare.<br \/>\n&#8220;Non hai niente da dirmi?&#8221; insiste Tommaso, ancora pi\u00f9 vicino.<br \/>\n&#8220;Io&#8230; non&#8230; cosa?&#8221; farfuglio e il petto che vorrebbe esplodere tra gioia e paura.<br \/>\n&#8220;Lo sai tu e lo so io&#8230; cosa&#8230; non credi?&#8221; Si fa serio, guardingo.<br \/>\nUna lacrima mi scappa malandrina lungo la guancia destra, prima che riesca a ricacciarla. Traditrice. Vorrei fossimo in un altro tempo e un altro luogo, esserci incontrati prima, senza questi altri legami complicati, che bloccano questa nostra felicit\u00e0 all&#8217;angolo.<br \/>\n&#8220;Oh accidenti&#8230;&#8221; mormora affranto. In un attimo mi accoglie in un abbraccio caldo e la sua bocca \u00e8 sulla mia, prima delicata, quasi a chiedere ancora conferme, e poi famelica perch\u00e9 sappiamo di avere solo un istante per noi, rubato a tutto il resto delle nostre vite.<br \/>\nIl suo bacio sa di caff\u00e8 e menta. Un dopobarba sconosciuto rimanda a terre lontane. Le nostre mani si intrecciano, ed \u00e8 qui che si scontrano le nostre rispettive fedi agli anulari, simbolo di qualcosa in cui entrambi, per diversi motivi, non crediamo pi\u00f9.<br \/>\nCi stacchiamo per respirare, le dita delle nostre mani avvinghiate si accarezzano frenetiche. I suoi polpastrelli giocano con la linea del cuore nel mio palmo.<br \/>\n&#8220;E&#8217; complicato&#8230;&#8221; rispondo alla richiesta che scorgo nei suoi occhi, o forse sto cercando di convincere me stessa.<br \/>\n&#8220;Forse no&#8230;&#8221; mormora lui, cercando nuovamente le mie labbra. Qualcuno per\u00f2 sta uscendo dall&#8217;ingresso del magazzino. Ci stacchiamo velocemente, mettendo nuove distanze tra i nostri corpi. Per ultime si sganciano le nostre mani. Le nostre dita resistono, fino all&#8217;ultimo, flebile tocco.<br \/>\nRimaniamo cos\u00ec per un altro minuto, in silenzio, incapaci di muoverci, di tornare alla realt\u00e0. Chiudo gli occhi, prendo un gran respiro e mi volto. Con passo forzato vado verso la mia auto. Il mio cuore vola verso tutte le direzioni possibili.<br \/>\nSono felice, incredibilmente felice, e affranta nello stesso momento. Sento che succeder\u00e0. E&#8217; solo questione di tempo e tutto si sistemer\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2024 Barbara Businaro<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Valentine&#039;s Day - Linkin Park (Minutes To Midnight)\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/KAFOpywZbMM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>Questa storia ha avuto il suo inizio quasi un anno fa, come avevo raccontato in questo mio post dell&#8217;epoca: <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/dove-vorrei-essere\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Non sono mai dove vorrei essere tranne quando scrivo<\/a> Stavo cambiando nuovamente lavoro, la mente aggrovigliata di mille pensieri e quella canzone dei Linkin Park partita per caso una mattina dal lettore dell&#8217;auto. Ricordo molto bene le emozioni pesanti di quella scrittura, ancora pi\u00f9 ricordo le mie speranze per un finale migliore, che allora non riuscivo a vedere. Ero rimasta alle mani che si staccano lentamente, senza sapere perch\u00e9 e soprattutto se si sarebbero incontrate di nuovo. Dopo quasi un anno, pur avendo smorzato quell&#8217;intensit\u00e0, anche per continuare a scrivere la storia con il giusto raziocinio, quel lieto fine non \u00e8 arrivato. Ho preso la torcia e sono andata alla ricerca dei miei protagonisti, chi sono, cosa fanno, cosa provano. Ma non sono riuscita andare oltre quell&#8217;addio &#8211; ma sono convinta sia un arrivederci &#8211; che era in verit\u00e0 il primo pezzo scritto in assoluto. E&#8217; una storia quasi scritta a ritroso, dall&#8217;ultima scena verso l&#8217;inizio. Non vedo per\u00f2 il futuro oltre quell&#8217;ultimo momento, forse non c&#8217;\u00e8, non ancora. Forse perch\u00e9 sono internamente combattuta. Chi pu\u00f2 dire quale sia veramente un lieto fine, tra un matrimonio che finisce e un nuovo amore all&#8217;orizzonte? Mi tocca lasciare la risposta alla libera scelta del lettore, alla sua immaginazione. E pensare che io detesto i finali aperti! <\/em>\ud83d\ude1b<em><br \/>\nL&#8217;amore ha molte forme e molte distanze. Ma se un cuore batte, niente potr\u00e0 davvero fermarlo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi lui non c&#8217;\u00e8. Cerco diverse scuse per uscire dal mio ufficio e passare davanti alle lunghe vetrate verso l&#8217;esterno, per sbirciare fuori e controllare, ma di Tommaso ancora nessuna traccia. Sospiro. Sar\u00e0 una giornata intensa di lavoro, il cielo \u00e8 grigio e triste per la pioggia, speravo almeno in un caff\u00e8 in compagnia. Tutte [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":29477,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[21,22,4196],"class_list":["post-29478","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconti-poesie","tag-racconti","tag-rosa","tag-san-valentino"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v26.8 (Yoast SEO v26.8) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Mi tieni aperta la porta? - webnauta<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"L&#039;amore ha bisogno di trovare aperta la porta del cuore. 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