{"id":29420,"date":"2023-12-25T09:48:44","date_gmt":"2023-12-25T08:48:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=29420"},"modified":"2023-12-25T09:48:00","modified_gmt":"2023-12-25T08:48:00","slug":"felicita-del-cappotto-rubato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/felicita-del-cappotto-rubato\/","title":{"rendered":"La felicit\u00e0 del cappotto rubato"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Nonostante tutto, anche quest&#8217;anno \u00e8 Natale. Mi manca lei. A quest&#8217;ora la casa sarebbe gi\u00e0 tutta addobbata a festa&#8230;&#8221;<br \/>\nBeatrice parla da sola, guardando fuori dalla finestra della cucina, mentre attende le sue fette a scaldare nel tostapane. Sorseggia il suo primo caff\u00e8 della mattina, mentre pensieri sparsi si aggrovigliano nella sua testolina ancora arruffata dal sonno. Un tempo le sue parole erano rivolte alla madre, la signora Margherita, l&#8217;anima allegra e vivace di questa dimora. Ma ci ha lasciato soli da pi\u00f9 di un anno, poco prima delle festivit\u00e0, per una malattia a lungo nascosta anche allo sguardo attento dei medici. Da allora Beatrice \u00e8 triste, la sua voce un po&#8217; spenta, anche quando \u00e8 arrabbiata. Le sue emozioni sono diventate opache, come lo specchio qui in ingresso, nessuno lo lucida pi\u00f9.<br \/>\nRicordo molto bene com&#8217;era il salotto nei giorni che precedevano la vigilia. Il caminetto acceso e profumato, perch\u00e9 la signora Margherita oltre ai ceppi buttava nella fiamma anche chiodi di garofano e scorza d&#8217;arancia, mi inebriavo a quel profumo. Luci scintillanti e candele accese in ogni angolo del pianoterra, intrecci di vischio e di rami di pino, con palline e nastri rosso acceso. L&#8217;albero di Natale troneggiava su tutta la stanza, una poltrona veniva spostata in garage per farvi spazio. Il forno in cucina lavorava a pieno ritmo tutti i giorni, sfornando biscotti alla cannella, omini di pan di zenzero, ciambelline glassate da distribuire agli amici giunti per un saluto e un abbraccio. Pure il signor Antonio tornava prima dal lavoro in officina per preparare i suoi mirabolanti arrosti, ed era un piacere osservarli muoversi tra il tavolo e i fornelli, un&#8217;orchestra affiatata, una sinfonia perfetta.<br \/>\nIl tostapane ci risveglia con il suo campanello e solleva le fette abbrustolite. Beatrice le afferra, le spalma di marmellata e comincia a mangiare. Al piano di sopra, un lento ciabattare per il corridoio rivela che il signor Antonio \u00e8 finalmente in piedi. Si alza ancora presto al mattino, anche se le sue giornate vengono poi consumate sul divano, sonnecchiando tra i cuscini ricamati o scorrendo canali televisivi pieni di inutilit\u00e0. Quando la figlia non pu\u00f2 vederlo, piange. Lo vedo prendere uno dei suoi vecchi fazzoletti di cotone della tasca dei pantaloni e tamponarsi gli occhi, senza il minimo rumore. Negli ultimi tempi spesso durante il giorno qualche vicino suona alla porta, per una visita, una chiacchiera, una passeggiata. Le feste natalizie sono il momento peggiore da attraversare, quando le assenze sono cos\u00ec importanti.<br \/>\nBeatrice continua a mormorare, mentre mastica lenta la sua colazione e legge le ultime notifiche sul suo cellulare.<br \/>\n&#8220;E Viviana? Che fine ha fatto la mia cara amica per la pelle, BFF, Best Friend Forever, Viviana? Sparita. Diversi messaggi con promesse di sentirsi, per\u00f2 ora non posso, scusa sono tanto occupata, ti chiamo presto, e poi il silenzio. Mentre sui social pubblica foto di viaggi, aperitivi esclusivi, party in piscina, tramonti sul mare, brindisi al chiar di luna con chiss\u00e0 chi, oramai ho perso il conto&#8230;&#8221;<br \/>\nMi spiace sentirla cos\u00ec sola e amareggiata. Dal mio angolino ho osservato i suoi primi batticuori, qualche bacio rubato sull&#8217;uscio di casa prima di rientrare entro la mezzanotte, l&#8217;ultimo fidanzato che prometteva un futuro radioso, ma \u00e8 caduto nel terribile periodo di ospedali e assistenze notturne, quando solo un vero amore pu\u00f2 resistere a tali tempeste.<br \/>\nSi alza e raccoglie le briciole dal tavolo, piatto e tazzina finiscono nella lavastoviglie, mette altre due fette a scaldare nel tostapane per suo padre che scender\u00e0 a momenti. Scruta il cielo grigio dalla finestra, per decidere se portare l&#8217;ombrello o solo il berretto.<br \/>\n&#8220;La vita va cos\u00ec, siamo solo di passaggio. Tanto su questa Terra quanto nelle esistenze altrui.&#8221;<br \/>\nMentre il signor Antonio scende le scale ancora in vestaglia, Beatrice raggiunge velocemente il bagno di servizio del piano terra, dove cambiarsi e truccarsi per la giornata al lavoro. Per non dimenticarsi nulla, prepara sempre tutto la sera precedente, prima di coricarsi. La televisione della cucina si accende in automatico sulle notizie principali, mentre il signor Antonio apre diversi stipetti della cucina, in cerca della sua tazza, delle sue bustine di t\u00e8, dei suoi biscotti. Quelli solo alla fine, quando la figlia \u00e8 uscita e non viene ripreso per la sua dieta troppo ricca. Uno spiffero leggero da sotto il portoncino dell&#8217;ingresso mi avverte che oggi potrebbe persino nevicare.<br \/>\nBeatrice mi passa accanto, afferra il suo cappottino rosso ciliegia e lo indossa rimirandosi allo specchio. Le sta davvero molto bene, quel colore le dona. Torna poi in cucina, saluta il padre con un bacio alla tempia e toglie un&#8217;altra tazzina dallo scolapiatti. Prende sempre un secondo caff\u00e8 ristretto poco prima di uscire, ma stavolta qualcosa va storto. Dopo averla posizionata sotto la macchina espresso e atteso l&#8217;erogazione, la tazzina ancora bagnata scivola dalle mani della ragazza, quel tanto da rovesciare il liquido scuro proprio l\u00ec, in bella vista sul bavero del cappotto. Un disastro, di prima mattina poi. Lancia un grido soffocato.<br \/>\n&#8220;E adesso?! Ma che cavolo!&#8221; Cerca di passare la spugnetta, bagnata di sola acqua, ma cos\u00ec la macchia si allarga.<br \/>\n&#8220;Lascia stare, fai peggio. Prendi il mio, quello nero sull&#8217;attaccapanni. Ti \u00e8 un po&#8217; grande, ma non se ne accorger\u00e0 nessuno.&#8221;<br \/>\nSbuffando e imprecando a denti stretti contro la sua sfortuna, Beatrice lascia il cappottino rosso sulla sedia e torna in ingresso.<br \/>\nVieni qui ragazza mia, oggi ti scalder\u00f2 io il cuore finch\u00e9 attraverseremo la citt\u00e0. Mi ricordo ancora quando da bambina infilavi la tua manina piccina nelle mie tasche, quando pap\u00e0 ti accompagnava all&#8217;asilo. Mi facevi il solletico con le tue dita minuscole, ma profumavi di biscotti al burro e gioia pura. Adoravo quel contatto, anche quando ti abbracciavi stretta stretta a me, per chiedere di salire in braccio.<br \/>\nMi chiamo Martini, almeno cos\u00ec c&#8217;\u00e8 scritto sull&#8217;etichetta appiccicata al mio collo, anche se un po&#8217; rovinata. Pura lana vergine, fodera in seta, bottoni di madreperla, un capolavoro di sartoria. Sono in questa casa da molti anni, mezzo secolo quasi, e dimenticato da troppo tempo.<br \/>\nMa sono un classico. E i classici non invecchiano mai.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Finalmente una passeggiata in centro, non ricordo nemmeno pi\u00f9 quando \u00e8 stata l&#8217;ultima volta. Beatrice cammina svelta per la sua strada, con gli stivaletti dalla suola gommata non rischia di scivolare sulla brina rilucente. Con un salto entra nel tram fermo al capolinea, pronto alla partenza, e si siede nel primo posto libero accanto al finestrino, l&#8217;elegante borsa in pelle poggiata sulle ginocchia.<br \/>\nQuando il tram inizia la sua corsa, oltre il vetro scorgo una citt\u00e0 che si risveglia piano, ma ricca di luci e di colori per il Natale imminente. I negozi scintillano di luminarie, alberi addobbati di diversa foggia riempiono i marciapiedi, il rosso il colore predominante lungo le vie. Venti minuti dopo ci ritroviamo quasi dall&#8217;altra parte del territorio urbano, in una zona di edifici direzionali moderni. Beatrice scende con la maggior parte dei viaggiatori alla fermata principale, vicino a una fontana svuotata dell&#8217;acqua per l&#8217;inverno ma illuminata per le feste.<br \/>\nDopo pochi minuti a piedi, entriamo in un grosso complesso, alla base di una torre tutta in vetro e ci dirigiamo in fondo all&#8217;atrio, davanti alle porte degli ascensori. Una di queste si apre e Beatrice ci si infila dentro. Clicca i pulsanti per salire, le porte si richiudono ma una mano veloce le blocca nel mezzo, costringendole a riaprirsi. &#8220;Buongiorno Beatrice.&#8221; Un uomo alto le sorride sornione. Cappelli biondo rossicci, indossa un cappotto nero di buona fattura, bello quasi quanto me. &#8220;Buongiorno Leonardo&#8221; gli risponde Beatrice a denti stretti. Lui si affianca, ma lo sorprendo osservarla con la coda dell&#8217;occhio. Gli ascensori sono luoghi sempre forieri di imbarazzo, le persone sono costrette in poco spazio e non sanno mai dove dirigere lo sguardo, per non risultare indiscreti. In questo momento per\u00f2 avverto dell&#8217;elettricit\u00e0 nell&#8217;aria, per le mie fibre di lana \u00e8 palpabile quanto la pioggia. Sento il cuore di Beatrice poi alquanto agitato.<br \/>\nQuando le porte si riaprono al piano richiesto, lei scappa fuori in un lampo. Pochi metri e viene raggiunta da una collega affannata.<br \/>\n&#8220;Beatrice, non sono riuscita ad avvisarti! Hanno cambiato le tempistiche della ristrutturazione dei locali&#8230; vogliono partire con l&#8217;ufficio tutto rinnovato col nuovo anno&#8230; eh beh, hanno cominciato anzitempo con l&#8217;ala ovest, ti hanno spostato la scrivania in un&#8217;altra stanza, in condivisione&#8230;&#8221;<br \/>\nBeatrice si blocca e si volta verso l&#8217;altra ragazza. &#8220;E dove mi hanno messo?&#8221;<br \/>\n&#8220;Con&#8230; con&#8230; Leonardo&#8230;&#8221; risponde l&#8217;altra con voce flebile.<br \/>\n&#8220;No! No, no, no. Non ci credo!&#8221; Stringe il pugno come se dovesse picchiare qualcuno.<br \/>\n&#8220;Mi spiace&#8230; troverai l\u00e0 la scrivania, il computer e tutte le tue cose. Mi spiace, davvero. Ma \u00e8 per una settimana, al massimo due.&#8221;<br \/>\nBeatrice sospira. &#8220;Benissimo, me la caver\u00f2.&#8221; Mentre torna sui suoi passi, diretta dall&#8217;altra parte del piano, continua a mormorare a bassa voce. &#8220;Accidenti, proprio lui! Solo un anno che \u00e8 qui e gi\u00e0 me lo ritrovo alle calcagna! Finir\u00e0 per prendersi la mia promozione a direttore operativo. Il Presidente stravede per lui, come quando gli ha offerto i sigari&#8230; perch\u00e9 io non fumo sigari, ma Leonardo s\u00ec. E parlano di calcio, di auto sportive, di vini pregiati e di donne. Sicuramente anche di donne. Non posso proprio competere. E non \u00e8 che lui lo faccia apposta, anzi. Le attenzioni del Presidente sembrano pure dargli fastidio&#8230;&#8221;<br \/>\nGirato l&#8217;angolo, Beatrice si affaccia in un ambiente spazioso con la porta di vetro aperta. Tossisce per annunciarsi, mentre l&#8217;uomo dell&#8217;ascensore \u00e8 seduto a una scrivania in fondo, chino su una cartella di documenti. Lui alza lo sguardo e sorride. &#8220;Beatrice, prego. Questo da oggi \u00e8 il tuo ufficio, cercher\u00f2 di non fare confusione. Se alzo troppo la voce al telefono, fammi un cenno, a volte non me ne accorgo.&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo, grazie.&#8221; Beatrice poggia la borsa al suo tavolo e mi appende all&#8217;attaccapanni alla parete, vicino all&#8217;altro cappotto nero di Leonardo.<br \/>\nSi siede e comincia a controllare le mail di lavoro. Prova a concentrarsi sulle pratiche da sbrigare, immaginandosi alla vecchia postazione. Quando per\u00f2 Leonardo si alza per andare al fotocopiatore nel corridoio, passandole davanti con passo lento, lei rivolge una strana occhiata al fondoschiena di lui, senza staccargli gli occhi fin sulla porta. Quasi le scappa un sospiro. Poi scuote risoluta la testa.<br \/>\nPi\u00f9 tardi nella mattinata, mentre Beatrice \u00e8 affaccendata a completare una relazione, battendo veloce le dita sulla tastiera, non con rabbia, ma semplicemente concentrata su ci\u00f2 che sta scrivendo, sorprendo Leonardo intento a fissarla incantato. Non c&#8217;\u00e8 odio in quello sguardo, e nemmeno rivalit\u00e0, direi tutt&#8217;altro. La faccenda mi sembra alquanto interessante, dopotutto.<br \/>\nPer la pausa pranzo, Beatrice viene salvata dalla collega del mattino, che scopro chiamarsi Sabrina. Un piatto veloce al bar del piano terra. &#8220;Come sta andando?&#8221; le chiede la ragazza, preoccupata perch\u00e9 le voci di corridoio di un&#8217;azienda hanno sempre un fondo di verit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Bene direi, ognuno fa il suo. Comunque in questo periodo non abbiamo progetti in comune.&#8221;<br \/>\nAnche il pomeriggio trascorre tranquillo, sebbene ho perso il conto delle occhiate fugaci e curiose che entrambi rivolgono all&#8217;altro. Al tramonto, Beatrice mi afferra con forza dall&#8217;attaccapanni e annuncia risoluta un &#8220;Ci vediamo domani&#8221; verso il nuovo coinquilino.<br \/>\nLeonardo ribatte prontamente, non saprei dire se con ironia o con gioiosa attesa. &#8220;Mi troverai qui&#8230; Buona serata!&#8221;<br \/>\nLei si blocca per un secondo, senza voltarsi, ma poi prosegue dritta verso l&#8217;ascensore.<br \/>\nHo sentito il suo cuore perdere un paio di battiti. &#8220;Ma che cavolo voleva dire?!&#8221; borbotta mentre preme i tasti con la mano tremante.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 gi\u00f9 di morale, e l&#8217;arrivo del Natale \u00e8 un&#8217;occasione propizia per esserlo, Beatrice all&#8217;uscita dal lavoro, prima di rincasare se non ha altri impegni, passa a trovare la signora Gelsomina. Per gli amici, che sono tantissimi, semplicemente zia Mina, un riferimento per tutti nel nostro quartiere. Ho avuto il piacere di conoscerla anch&#8217;io, perch\u00e9 una volta il tempo sbarazzino di marzo l&#8217;aveva sorpresa solo con un golfino leggero in mezzo alla pioggia battente e il signor Antonio mi aveva prestato a zia Mina. Sono stato poi restituito ben lavato, spazzolato e profumato, come appena uscito dall&#8217;atelier dove mi hanno cucito.<br \/>\nPer Beatrice per\u00f2 zia Mina \u00e8 molto di pi\u00f9, proprio come una zia vera e propria, dal momento che era una carissima amica della sua povera mamma. Quando il signor Antonio lavorava in officina ed usava quel giaccone pesante con la scritta sulla schiena, rimanevo a lungo appeso alla balaustra dell&#8217;ingresso e quasi tutte le mattine la signora Gelsomina passava per un t\u00e8, portando una borsina colorata piena di biscotti o una torta appena sfornata. Le due amiche approfittavano di essere sole, Beatrice se ne stava china sul banco di scuola, per parlare un po&#8217;. Ho ascoltato confessioni talmente intime da arrossire talvolta ed altre cos\u00ec tragiche da rimanere attonito per giorni. Soprattutto quando la signora Margherita raccont\u00f2 a zia Mina della sua malattia, la prima a scoprire l&#8217;immensit\u00e0 della tragedia. Diventa sempre pi\u00f9 difficile assistere alle brutture del mondo senza poter fare nulla. Mi \u00e8 concesso solo di scaldare le persone, \u00e8 qualcosa, ma spesso non \u00e8 sufficiente.<br \/>\nBeatrice scende dal tram con passo stanco. La piccola casetta a schiera di zia Mina \u00e8 appena una fermata di tram prima della nostra, ma la pesantezza della giornata si fa sentire sull&#8217;umore. Non fa in tempo a suonare il campanello fuori dal cancelletto che all&#8217;uscio compare gi\u00e0 zia Mina, le apre con uno schiocco meccanico e l&#8217;attende all&#8217;ingresso, oltre il piccolo giardino, avvolta in uno scialle rosso carminio luccicante di stelle. Non le si riesce dare un&#8217;et\u00e0, il sorriso stampato sul suo volto \u00e8 talmente radioso da annullare ogni ipotesi.<br \/>\n&#8220;Sai, stato proprio per scriverti, perch\u00e9 ho proprio bisogno del tuo aiuto, cara.&#8221;<br \/>\nBeatrice la bacia sulla guancia. &#8220;Ce l&#8217;hai qualcosa di caldo e buono per me?&#8221;<br \/>\n&#8220;Sempre! Vieni avanti!&#8221;<br \/>\nCi accoglie una stanza ricca di lucine fioche, di candele profumate, di fiocchetti e palline brillanti, di pino intrecciato. In fondo un maestoso albero tocca il soffitto con il puntale, e sotto una distesa di pacchetti di ogni forma, colore e dimensione. Sembra di entrare nella casetta di Babbo Natale in persona. Non che io ci sia mai stato, ma diciamo che \u00e8 proprio cos\u00ec che me l&#8217;immagino.<br \/>\nBeatrice resta un momento in estasi alla vista del salottino cos\u00ec addobbato. Ricorda molto casa nostra, quando la povera signora Margherita era ancora viva e gi\u00e0 ai primi di dicembre svuotava gli scatoloni di decorazioni natalizie rinchiusi in soffitta l&#8217;anno precedente.<br \/>\nZia Mina la abbraccia lievemente, perch\u00e9 intende bene i pensieri della ragazza. Non vi \u00e8 mai bisogno di usare le parole con zia Mina, sembra sempre leggere nei cuori degli altri. Un lungo allenamento il suo, iniziato molti anni or sono, quando un dolore enorme la colp\u00ec da giovane, in un solo istante perdere l&#8217;amore della sua vita e il suo unico figlioletto. L&#8217;unico modo di reagire a una sventura di tale portata \u00e8 stato allargare il suo concetto di famiglia ed estenderlo a chiunque attraversasse la sua strada.<br \/>\n&#8220;Come sta tuo padre? Non lo vedo da un po&#8217;, n\u00e9 a passeggio al parco n\u00e9 al mercato del sabato&#8230;&#8221;<br \/>\nBeatrice poggia la testa sulla spalla della zia. &#8220;Depresso, pi\u00f9 del solito.&#8221;<br \/>\n&#8220;Posso passare per una visita domattina? Posso usare la mia copia di chiavi, se riposa, e vi lascio qualcosa in frigorifero, che dici?&#8221;<br \/>\n&#8220;Come fosse casa tua, perch\u00e9 di fatto, lo \u00e8.&#8221; Beatrice mi appoggia allo schienale della poltrona e si accomoda, con un sospiro.<br \/>\nDopo che il t\u00e8 ai lamponi \u00e8 stato servito con una fetta di crostata alle more, zia Mina afferra una scatola aperta e la porge a Beatrice.<br \/>\n&#8220;Ho bisogno di un favore, mia cara. Melissa \u00e8 costretta a letto con l&#8217;influenza, febbre alta e tanta tosse. La devi sostituire questo fine settimana. Mi serve assolutamente un elfo, in gonnellino e calze a strisce&#8230;&#8221; Zia Mina sorride alla faccia terrorizzata di Beatrice.<br \/>\n&#8220;No, assolutamente no! Lo sai che sono negata per queste cose!&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma non dire fesserie! Guarda l\u00e0, sopra il camino. Ci sono le foto di tutte le tue recite di Natale a scuola. Ero in prima fila, e te la cavavi benissimo! Potresti ancora fare l&#8217;attrice di teatro, se tu volessi&#8230;&#8221;<br \/>\nLa ragazza volta la testa verso le cornici in argento allineate sulla mensola, sorridendo.<br \/>\n&#8220;Detto ci\u00f2, il costume ti star\u00e0 un po&#8217; largo, Melissa \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 alta e in carne, ma puoi metterci una cinturina nera, te l&#8217;ho messa qui dentro. Le calze sono elasticizzate e belle calde, non avrai problemi. E ci vediamo sabato mattina alla Piazzetta, abbiamo preparato l\u00ec una piccola scenografia, con la seggiolona grande per Babbo Natale, una slitta, un albero decorato, per fare le foto con i bimbi.&#8221;<br \/>\nConosco quel posto, ci sono stato una volta, col signor Antonio in passeggiata con la moglie. Un piccolo centro commerciale dietro casa, fulcro del quartiere che non ha poi molto altro, ma ricordo una libreria e un negozio di giocattoli molto belli, anche una caffetteria che \u00e8 il ritrovo per tutti i residenti. Un luogo molto vivo e accogliente, a dispetto del suo fine prettamente economico.<br \/>\n&#8220;E cos\u00ec adesso pure l&#8217;elfo mi tocca&#8230;&#8221; borbotta Beatrice, mentre stiamo rientrando a casa, reggendo la piccola scatola sotto il braccio.<br \/>\nIl trillo del cellulare la distoglie dalle sue elucubrazioni funeste. Una suoneria particolare, associata ad una persona, che non sente da molto, molto tempo. &#8220;Viviana, ciao&#8230; come stai?!&#8221;<br \/>\nDall&#8217;altra parte giungono rumori di una citt\u00e0 frenetica, di festa e musica, quasi si fatica a distinguere le parole.<br \/>\n&#8220;Beatrice! Non puoi immaginare! Dovevo dirtelo subito, ed \u00e8&#8230; \u00e8 appena successo&#8230; Sai che ti ho parlato di Arthur, quest&#8217;estate, no? Abbiamo continuato a frequentarci, beh&#8230; un mese fa abbiamo iniziato a convivere&#8230; non te l&#8217;ho detto? Ma s\u00ec che te l&#8217;ho detto&#8230; No, dici? Oh, forse mi sono dimenticata, troppo lavoro&#8230; beh insomma, ci siamo fidanzati!!! S\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec, tra un mese ci sposiamo!! Presto dici? Beh, c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra cosa&#8230; s\u00ec, potevamo aspettare in fondo, ma \u00e8 cos\u00ec bello&#8230; e io sono troppo feliceeee!! Sono incintaaaa!!&#8221;<br \/>\nBeatrice scivola sul marciapiede, ma all&#8217;ultimo recupera l&#8217;equilibrio, lasciando cadere a terra la scatola.<br \/>\nTemo che questa sar\u00e0 proprio faticosa da digerire per la ragazza. E sempre sotto Natale.<\/p>\n<p>Dopo quella notizia straordinaria, la serata ha preso una piega alquanto strana, direi pi\u00f9 che altro alcolica.<br \/>\nGiunti a casa sono tornato al mio posto, appeso all&#8217;ingresso, al fianco del cappottino rosso ancora macchiato. Beatrice e suo padre hanno cenato in rigoroso silenzio, ognuno perso nei propri pensieri, mentre nella televisione della cucina scorrevano diverse immagini di shopping natalizio, tradizioni folcloristiche, mercatini spruzzati di neve, zampognari e cori a cappella. Al termine hanno sparecchiato la tavola, sempre taciturni, e poi il signor Antonio si \u00e8 ritirato in camera sua, al piano di sopra, per vedere i suoi programmi preferiti gi\u00e0 coricato a letto. Si addormenter\u00e0 con la televisione della sua stanza ancora accesa. Per fortuna gli hanno programmato lo spegnimento automatico dell&#8217;apparecchio a mezzanotte, cos\u00ec da non essere ridestato all&#8217;improvviso dagli spari di un vecchio film western.<br \/>\nBeatrice ha provato a rilassarsi sul divano, cercando di leggere quel suo romanzo, che non si muove da quella stessa pagina da mesi. Dopo dieci minuti ferma a fissare la stessa riga, \u00e8 poi passata alle riviste di moda, anche qui senza ottenere alcun beneficio per il suo umore. Alla fine si \u00e8 alzata per accendere la televisione del salotto su uno spettacolo musicale e prendere qualcosa da bere dalla cucina.<br \/>\nTre bottiglie di birra vuote, due calici di vino rosso indefinito, una lattina di mojito d&#8217;emergenza e un bicchierino stracolmo di rum, hanno finalmente risollevato l&#8217;animo di Beatrice, che sta biascicando allegra parole sconclusionate, o cos\u00ec mi pare.<br \/>\n&#8220;E brindiamo a Viviana! Vi-vi-vi-anna! Ssss\u00e9! Presto sposata. E incinta. Figli maschi!&#8221; Un altro sorso di rum trangugiato.<br \/>\n&#8220;Amicche amicche, come no. Non c&#8217;era al funerale di mia madre, la stronza. Vivivianna, intendo. Non mia madre&#8230;&#8221; Beatrice sospira mentre fatica a tenere gli occhi aperti. &#8220;L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho vissssta?! Questa estate&#8230; per ssssbaglio pure. La sapevo in ferie ai tropici e mi ci scontro in centro&#8230; Ssss\u00e9! Volevo avvisarti&#8230;&#8221; Qui Beatrice simula la vocina stridula di Viviana, suppongo. &#8220;Stronzaaaa! Ecco cosa sccei! Una gran bella stronzaaaa!&#8221;<br \/>\nResto in ascolto, ma per cinque minuti sento solo silenzio. Credo si sia oramai assopita, quando torna a mugugnare qualcosa, ridestandosi dal torpore dell&#8217;alcol. &#8220;E poi Leonardo. Leooo-naaar-do. Asscidenti a lui!&#8221; Beatrice bofonchia e sospira. &#8220;Quel suo stramaledetto fondoschiena perfetto&#8230; i muscoli che sci intravvedono sotto la camiscia&#8230; e quel suo sorriso, oddio&#8230; l&#8217;ho visto quel suo sorriso, cosc\u00ec simpatico&#8230; cosc\u00ec sessy&#8230; muoio dentro ogni volta che mi sorride&#8230;&#8221;<br \/>\nEcco che cos&#8217;era quell&#8217;elettricit\u00e0 nell&#8217;aria in ascensore! Altro che odiarsi! Le mie fibre di lana non mentono mai!<br \/>\n&#8220;Ma sciamo a Natale no? E sai che faccio? Scrivo a Babbo Natale! Avr\u00f2 diritto anch&#8217;io ai miei desideri, o no?!&#8221;<br \/>\nBeatrice barcolla fino al piccolo scrittoio di mogano addossato alla parete, lo utilizzava sua madre quando sistemava i conti di casa e preparava i biglietti di auguri da spedire ai parenti lontani. Apre qualche cassetto e trova dei vecchi fogli di carta da lettere rosa. Poi sceglie una biro scura dal portapenne di ceramica.<br \/>\n&#8220;Allora&#8230; Caro Babbo Natale, ti ho chiesto poche cose in passato&#8230; e tu me le hai sempre portate&#8230; beh, era la mamma, forse&#8230; se davvero esisti, adesso ho bisogno di te&#8230; Vivivianna&#8230; a dispetto della mia rabbia&#8230; che vada tutto bbbene&#8230; pap\u00e0&#8230; ti prego, sono molto preoccupata&#8230; non posso, davvero non posso&#8230; senza di lui&#8230; e il mio lavoro&#8230; Leoooonaardo&#8230; non posso continuare cos\u00ec&#8230; distrassione continua&#8230; se non posso averlo, toglimelo di torno&#8230;&#8221;<br \/>\nBeatrice si alza di nuovo, rimira il risultato fissato sul foglio, sbatte gli occhi per focalizzarlo meglio. Ripiega la lettera in quattro e viene verso di me. Me la infila in tasca e ci sbatte sopra le sue mani bollenti. &#8220;Domani la spedisco al Polo Nord, sssc\u00ec!&#8221; Mentre biascica quest&#8217;ultima frase, la sua carica alcolica investe il mio colletto e quasi mi ubriaco anch&#8217;io. Mentre si muove lenta verso le scale, decisa ad abbandonarsi nel suo letto tra le braccia di Morfeo, incespica un paio di volte e quasi temo il peggio.<br \/>\nAlla fine si attacca alla balaustra e comincia a salire. La sento ancora borbottare. &#8220;Asscidenti a lui&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;indomani il risveglio \u00e8 alquanto brusco pure per il sottoscritto. La prima sveglia sul comodino di Beatrice, con un suono bello squillante, una musichina da marcia trionfale, non ha sortito alcun effetto. Al terzo giro, perch\u00e9 dopo circa otto minuti ricomincia daccapo, dal piano di sopra si distinguono diversi tonfi sul pavimento, probabilmente un paio di parolacce, dei piedi pesanti che fuggono in corridoio e infine la porta del bagno sbatte. Il signor Antonio \u00e8 il primo a scendere, ancora in vestaglia, e comincia a preparare la colazione per la figlia.<br \/>\nBeatrice compare ansimante subito dopo, i vestiti addosso scomposti, come la camicetta fuori dai pantaloni scuri, ma soprattutto con due macchie violacee sotto gli occhi terrorizzati. Era meglio se esagerava col makeup stamattina.<br \/>\n&#8220;Sono in ritardo ritardissimo!&#8221; Prende le fette di pane dal tostapane anche se non ha finito la cottura, le mangia senza marmellata e rinuncia al secondo caff\u00e8 prima di uscire. &#8220;Spero che questo cerchio alla testa se ne vada presto&#8230; altrimenti oggi sar\u00e0 impossibile lavorare.&#8221;<br \/>\nCompare all&#8217;ingresso con la sua borsa in pelle e si ferma di fronte all&#8217;attaccapanni.<br \/>\n&#8220;Accidenti, devo ricordarmi di portare l&#8217;altro cappotto in tintoria. Va beh, si va col nero anche stamattina, mi sta pure bene addosso.&#8221;<br \/>\nUsciamo in un&#8217;altra mattina ghiacciata, ma con un sole all&#8217;orizzonte che promette bene. Beatrice corre verso il capolinea per non perdere altro tempo. Il tram \u00e8 alquanto vuoto, sia perch\u00e9 l&#8217;orario \u00e8 ben pi\u00f9 tardo del normale ma anche perch\u00e9 le scuole oggi sono chiuse e molti lavoratori gi\u00e0 in ferie per il Natale. Mentre ci muoviamo verso il centro della citt\u00e0, Beatrice infila le mani in tasca, per scaldarsele avendo dimenticato i guanti sopra la mensola all&#8217;ingresso di casa. Trova cos\u00ec la letterina ripiegata, la missiva per Babbo Natale scritta ieri sera, al culmine dei festeggiamenti alcolici.<br \/>\n&#8220;Allora non era un sogno&#8230;&#8221; La legge velocemente, arrossendo ad ogni riga, e io con lei, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9 delle parole biascicate.<br \/>\nGiunti alla nostra fermata, la infila di nuovo nella mia tasca per muoversi lesta all&#8217;uscita del tram. &#8220;Questo mal di testa \u00e8 feroce stamattina&#8230; sta aumentando invece di andarsene.&#8221; All&#8217;interno dell&#8217;ascensore osserva il suo viso smunto allo specchio e si massaggia la tempia destra ad occhi chiusi. Sento il suo cuore affannato per il mancato riposo.<br \/>\nQuando Leonardo vede entrare Beatrice con passo lento nel loro ufficio condiviso, il suo sorriso si smorza all&#8217;istante, lasciando spazio alla preoccupazione. &#8220;Stai bene? Non hai una bella cera.&#8221; Si alza per venirle incontro, visto che Beatrice barcolla fino alla scrivania.<br \/>\n&#8220;Una nottataccia. Il cervello potrebbe esplodermi oggi&#8230;&#8221; gli risponde lei, lasciandosi prendere il sottoscritto che viene appeso da Leonardo all&#8217;attaccapanni l\u00ec dietro, vicino al suo cappotto scuro. Beatrice si lascia andare sulla poltroncina girevole alla sua postazione.<br \/>\n&#8220;Vuoi una pastiglia? Me le porto sempre appresso, con l&#8217;inverno soffro di pi\u00f9 di cefalee. Aspetta.&#8221; Leonardo torna al proprio tavolo, solleva la ventiquattrore poggiata a terra e cerca nei vari scomparti, finch\u00e9 non trova una scatolina di farmaci. &#8220;Ecco, tieni.&#8221;<br \/>\nBeatrice lo ringrazia e ne prende una, mandandola gi\u00f9 con un sorso della bottiglietta d&#8217;acqua l\u00ec accanto al suo schermo.<br \/>\n&#8220;Mi ci vorrebbe anche un altro caff\u00e8, bello caldo&#8230;&#8221; La ragazza poggia i gomiti al tavolo e trattiene la testa tra le mani.<br \/>\nDietro di loro, compare Sabrina alla porta dell&#8217;ufficio. &#8220;Scusate, c&#8217;\u00e8 il signor Klauffman che chiede di Beatrice. Avevate appuntamento?&#8221;<br \/>\n&#8220;Oh cavolo! Me n&#8217;ero proprio scordata!&#8221; Beatrice fa per alzarsi, ma Leonardo la trattiene per la spalla.<br \/>\n&#8220;Se non \u00e8 importante, posso occuparmene io&#8230;&#8221; Il sorriso di lui \u00e8 genuino di apprensione.<br \/>\n&#8220;Sono solo gli auguri di Natale, con il panettone aziendale da consegnargli. Che stiamo procedendo, va tutto bene, e solito bla bla bla.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ok, allora ce la posso fare.&#8221; Leonardo ride divertito. &#8220;Magari lascio stare il bla bla bla&#8230; gli dico che non stavi bene e basta. Ti faccio anche portare un caff\u00e8 da Alfredo, il barista della caffetteria qui sotto. Ci penso io.&#8221;<br \/>\nMentre lui esce dall&#8217;ufficio con questa nuova missione, penso che \u00e8 giunto il mio momento. Dopo quello che ho sentito ieri sera e poi letto questa mattina in quel foglio rosa nella mia tasca, devo fare assolutamente qualcosa.<br \/>\nCon un impercettibile colpo di spalla, mi butto per terra, il pi\u00f9 possibile verso la mia destra. Come previsto, la signorina Sabrina si gira per riprendermi, temendo di essere stata lei a farmi cadere, e mi riappende, da un&#8217;altra parte per\u00f2. Il gioco \u00e8 fatto.<br \/>\nBasta cos\u00ec poco alle volte, giusto scambiare di posto due oggetti che si assomigliano. Voi siete sempre cos\u00ec incredibilmente distratti. Cos\u00ec qualche ora dopo, quando \u00e8 ora di tornare a casa propria, sono diverse le mani che mi afferrano, pi\u00f9 grandi, calde e sicure.<br \/>\nLeonardo mi strattona un poco, pensando che probabilmente il suo cappotto si \u00e8 ristretto. Quando usciamo dalle pesanti porte a vetri dell&#8217;edificio penso che sto cominciando una nuova avventura, nemmeno fossi il cappotto di James Bond.<br \/>\nSpero solo di poter vedere il lieto fine di questa storia, prima che saltino le cuciture delle mie spalle.<\/p>\n<p>Questo non me l&#8217;aspettavo proprio. Di finire con Leonardo davanti alla casetta di zia Mina proprio no.<br \/>\nFuori dall&#8217;ufficio abbiamo raggiunto un parcheggio interrato e l\u00ec recuperato la sua auto, una bella Audi sportiva color notte. Devo ammettere che mi sono goduto la corsa con l&#8217;automobile per il centro, da molto tempo non provato pi\u00f9 quell&#8217;ebbrezza, un sorso di giovent\u00f9. Non mi sono reso conto del tragitto e della nostra direzione, finch\u00e9 non ci siamo fermati davanti al cancello di zia Mina.<br \/>\n&#8220;Eccoti qua, che piacere vederti!&#8221; Lei lo saluta con la consueta affettuosit\u00e0 e un abbraccio, anche se Leonardo \u00e8 molto alto e deve abbassarsi per darle un bacio sulla guancia. &#8220;Vieni, ti ho preparato un caff\u00e8, nero e bollente come piace a te.&#8221;<br \/>\nEntriamo nello stesso salottino dove sono stato in visita giusto ieri. Vengo appoggiato alla medesima poltrona, mentre Leonardo si accomoda sul divano centrale, dando uno sguardo alla stanza. &#8220;Avevo dimenticato tutte queste belle decorazioni natalizie.&#8221;<br \/>\n&#8220;Allora, come stai? Come va la nuova societ\u00e0 di tuo fratello?&#8221; Zia Mina intanto porta un vassoio dalla cucina, con le tazzine fumanti e dei piattini carichi di biscotti al burro.<br \/>\n&#8220;Va tutto abbastanza bene, ma \u00e8 alquanto indaffarato. Ecco perch\u00e9 quest&#8217;anno mi occupo io del Babbo Natale.&#8221;<br \/>\n&#8220;Certo, tuo fratello maggiore \u00e8 molto pi\u00f9 vecchio e pi\u00f9 grosso di te, perfetto in quella parte. Non doveva nemmeno mettersi il cuscino al posto della pancia. Tu invece non li convincerai mica tanto i bambini, con quel tuo faccino ancora cos\u00ec giovane e angelico!&#8221;<br \/>\nLeonardo ride di gusto, rovesciando la testa all&#8217;indietro. &#8220;Non preoccuparti zia Mina. Ho una maschera prostetica per il viso, preparata da mio zio Ermanno, che lavora come truccatore professionista per il cinema. Me la sono fatta spedire da Los Angeles, quando mio fratello mi ha spiegato di questo incarico straordinario. L&#8217;ho gi\u00e0 provata e ho suonato al campanello della mia vicina di casa, fingendomi uno di quei venditori porta a porta. Non mi ha proprio riconosciuto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Che malandrino sei!&#8221; zia Mina gli porge la tazzina e mette la zuccheriera sul tavolino di fronte a loro. &#8220;Te ne sono davvero grata, sai. So che anche tu sei molto impegnato, ma non sono riuscita a trovare nessuno disponibile. Quelli che hanno bambini saranno l\u00ec in fila con i loro piccoli, e gli altri hanno magari un&#8217;attivit\u00e0 aperta per tutto il fine settimana.&#8221;<br \/>\n&#8220;Non preoccuparti, penso sar\u00e0 piuttosto divertente, per una volta essere dall&#8217;altra parte.&#8221; Leonardo sorseggia il suo caff\u00e8 lentamente. &#8220;E chi sar\u00e0 il mio elfo quest&#8217;anno? Mi hanno detto che Melissa \u00e8 ammalata gi\u00e0 da una settimana.&#8221;<br \/>\n&#8220;Una sorpresa, ragazzo mio, una sorpresa. Anche a Babbo Natale piacciono le sorprese, no?!&#8221;<br \/>\n&#8220;Cos\u00ec amabile e cos\u00ec pericolosa, zia!&#8221;<br \/>\n&#8220;Sono certa mi ringrazierai&#8230;&#8221; Zia Mina non riesce a nascondere un sorriso compiaciuto. &#8220;Comunque ti ho preparato il costume, \u00e8 l\u00ec nello scatolone in ingresso. Ci vediamo domani mattina alla Piazzetta, d&#8217;accordo?&#8221;<br \/>\nIn quel momento, beatamente adagiato sulla poltrona, mi ridesto all&#8217;improvviso e realizzo che io quell&#8217;elfo lo conosco gi\u00e0. E forse che zia Mina ha uno sguardo sul futuro molto pi\u00f9 lungo del mio, perdinci!<br \/>\nDopo altre chiacchiere su parenti e amici, Leonardo recupera lo scatolone e saluta zia Mina con un altro bacio sulla guancia. Dopo che siamo usciti dalla casetta a schiera, continua a tirare le maniche e scuotere le spalle.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 diavolo questo cappotto mi \u00e8 diventato cos\u00ec stretto?! Sto mangiando troppi dolci in questo periodo, troppo stress, troppi pensieri. Ma non ci penso proprio alla dieta sotto Natale, naaaaaa.&#8221;<br \/>\nDimenticando di aver infilato le chiavi dell&#8217;auto nella tasca destra dei pantaloni, Leonardo infila le mani nelle mie tasche, trovando cos\u00ec la letterina rosa scritta da Beatrice. Oh oh, finalmente ci siamo!<br \/>\nGira e rigira il foglio aperto, ma riconosce subito la calligrafia, come pure la firma in calce. &#8220;Ma questa \u00e8 di Beatrice&#8230;&#8221;<br \/>\nAllora capisce che io non sono il suo cappotto, mi osserva meglio, soprattutto le maniche, non ha mai avuto dei bottoni in madreperla.<br \/>\n&#8220;Ecco perch\u00e9&#8230;&#8221; Dopo lo stupore e l&#8217;ilarit\u00e0 per il caso fortuito, Leonardo torna alla letterina. Stavolta la legge per bene, riga per riga, lasciandosi scappare un sospiro. &#8220;Beh, questa s\u00ec che \u00e8 una sorpresa.&#8221;<br \/>\nIl suo cuore forte, qui sotto, comincia a ruzzolare veloce dall&#8217;agitazione. Richiude il foglio e lo ripone di nuovo nella mia tasca.<br \/>\n&#8220;Vedremo cosa potr\u00e0 fare Babbo Natale per questa richiesta&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>Se non avessi visto quella maschera in una scatola trasparente e non avessi assistito alla sua trasformazione, davvero non crederei che sotto quel costume rosso c&#8217;\u00e8 Leonardo. Ha cominciato ieri sera leggendo sul suo computer storie e leggende sulla vita di Babbo Natale, i nomi delle renne che trainano la slitta, la fabbrica di giocattoli al Polo Nord e nel frattempo studiando un&#8217;impostazione pi\u00f9 profonda per la sua voce. Poi stamattina si \u00e8 vestito di tutto punto, iniziando dal trucco intorno alla protesi in silicone applicata al suo viso, per finire con i grossi stivali neri lucidi e brillanti come specchi. Meraviglioso, devo proprio dirlo.<br \/>\n&#8220;I bambini sono i clienti pi\u00f9 difficili in assoluto. Sar\u00e0 una bella sfida&#8230;&#8221; mormora mentre usciamo dal suo appartamento, un ambiente molto maschile, si nota la mancanza di una donna per quelle stanze, ma comunque pi\u00f9 allegro e luminoso, addobbato per le feste, di casa nostra.<br \/>\nMi porta sotto braccio, perch\u00e9 con la giubba rossa del costume, aumentata da un voluminoso cuscino sulla pancia, non potrebbe indossarmi. Credo abbia in mente di passare a restituirmi a Beatrice, nel pomeriggio. Per\u00f2 zia Mina ha orchestrato ben altri programmi per lui.<br \/>\nQuando arriviamo al centro commerciale, nello spazio antistante la libreria e il negozio di giocattoli \u00e8 stato allestito una sorta di villaggio di Babbo Natale, con una grossa poltrona dorata al centro, sotto un maestoso albero illuminato, tutto intorno pacchi e pacchetti colorati, scatole vuote in realt\u00e0 che i bambini si divertono a spostare senza alcuno sforzo, nonostante la dimensione.<br \/>\n&#8220;Babbo Natale! Babbo Natale!&#8221; gridano tutti in coro, qualcuno trascinando i genitori lontano dalle vetrine.<br \/>\n&#8220;Ma dov&#8217;\u00e8 la slitta Babbo Natale?&#8221;<br \/>\nCon una voce profonda, Leonardo prontamente risponde: &#8220;E&#8217; fuori sul tetto, \u00e8 troppo grande per passare per le porte!&#8221;<br \/>\n&#8220;E le renne? Dove hai lasciato le renne?&#8221;<br \/>\n&#8220;Stanno riposando tra le nuvole, perch\u00e9 questa notte dovranno correre molto, ma molto veloci&#8230;&#8221;<br \/>\nZia Mina si avvicina e saluta Leonardo con un abbraccio. &#8220;Benvenuto Babbo Natale. Sei proprio bellissimo quest&#8217;anno! Sono incantata!&#8221; Gli strizza l&#8217;occhiolino con complicit\u00e0. &#8220;Vieni, ti presento il tuo aiutante per oggi, il nostro nuovo elfo Beatrice.&#8221;<br \/>\nPrima ancora che lei si giri verso di noi, Leonardo riconosce quei lunghi capelli scuri sotto il berretto a strisce, la sua fisionomia snella e le sue movenze sempre un po&#8217; impacciate. Ancora al suo braccio, riesco a sentire il suo cuore battere pi\u00f9 velocemente. Un&#8217;occhiata fugace all&#8217;espressione divertita di zia Mina gli fa intendere al volo che proprio questa era la sorpresa, lei sa che sono colleghi di lavoro.<br \/>\nBeatrice si volta e sorride, la trovo alquanto a suo agio vestita da elfo, sebbene non voleva partecipare all&#8217;impresa.<br \/>\n&#8220;Salve, mi chiamo Beatrice. Invece tu sei?&#8221;<br \/>\n&#8220;Babbo Natale?&#8221; Sotto la maschera, Leonardo si lascia andare a un risolino beffardo.<br \/>\n&#8220;S\u00ec, certo, ma il tuo vero nome?&#8221; insiste Beatrice, mentre zia Mina si allontana richiamata da altri amici.<br \/>\n&#8220;Uhm&#8230; Nicola. S\u00ec, San Nicola.&#8221; Leonardo mi poggia sulle seggioline l\u00ec vicino, dove ritrovo il suo vero cappotto, portato da Beatrice.<br \/>\n&#8220;Nicola&#8230; certo. Ho capito l&#8217;antifona. Rimaniamo nella parte. Allora io accompagner\u00f2 i bambini uno ad uno verso di te, per la foto di rito, la consegna delle loro letterine, se le hanno portate. A volte qualche genitore chiede di essere nella foto, a volte anche l&#8217;elfo.&#8221;<br \/>\n&#8220;Benissimo Beatrice, non potevo chiedere un&#8217;assistente migliore.&#8221; Leonardo la fissa con intensit\u00e0, lei ovviamente non l&#8217;ha riconosciuto affatto, sia per la maschera, che per la voce profonda. Le rivolge un gran sorriso e poi va a sedersi sul suo trono dorato.<br \/>\nBeatrice mi si avvicina, prende un fazzolettino dalla borsa e se lo infila nella taschina del costume. Parla da sola come al solito, i pensieri ingarbugliati che scappano fuori dalla sua mente frenetica.<br \/>\n&#8220;Dove ho gi\u00e0 visto quegli occhi? Cos\u00ec incredibilmente azzurri e limpidi&#8230; di una vivacit\u00e0 che stride con l&#8217;aspetto invecchiato di Babbo Natale. Cos\u00ec ben truccato, con la barba e la parrucca bianche&#8230; ma non finte, non credo, sembrano proprio vere. E le mani&#8230; Ho gi\u00e0 visto quelle mani, l&#8217;osso del pollice pronunciato all&#8217;esterno, un particolare che non mi sfugge mai nelle mani di un uomo, perch\u00e9 indica sempre una persona straordinaria, almeno per me&#8230; Mio nonno aveva quella caratteristica, i suoi palmi enormi, da piccolina potevo a malapena stringere proprio quel pollice. Mio padre ha ereditato la stessa peculiarit\u00e0, leggermente ingentilita dai tratti della madre. Anche un professore del suo liceo aveva quelle mani, ne ero innamorata perdutamente, in segreto&#8230; Perch\u00e9 ho la sensazione di conoscere quegli occhi?!&#8221;<br \/>\nLe due ore successive sono un bel po&#8217; di lavoro per i due ragazzi, li osservo dal mio posticino laterale. Beatrice accompagna i bambini, qualcuno piange agitato e spaventato, cos\u00ec che lei li rassicura e resta al loro fianco, qualcun altro non riesce invece a trattenere l&#8217;entusiasmo, saltando senza sosta, come una molla impazzita. Zia Mina si aggira l\u00ec intorno, controllando che non ci siano problemi di sorta. Al termine della fila dei bambini, perch\u00e9 oramai si avvicina l&#8217;orario di chiusura del centro commerciale, zia Mina e il fotografo propongono uno scatto di Babbo Natale con in braccio proprio il suo aiutante elfo, una fotografia per ricordo, ma anche per la pubblicit\u00e0 sui social.<br \/>\nCon un certo imbarazzo, Beatrice si siede sopra il ginocchio sinistro di Babbo Natale.<br \/>\n&#8220;Peso un pochino di pi\u00f9 degli altri bambini&#8221; si schermisce lei, arrossendo un poco.<br \/>\n&#8220;Non preoccuparti&#8230; pesi molto meno del ragazzino di prima che stava mangiando due ciambelle in una volta&#8230;&#8221;<br \/>\nScoppiano a ridere entrambi.<br \/>\nIl fotografo chiede qualche minuto per adeguare le luci e l&#8217;inquadratura.<br \/>\n&#8220;E tu, cosa vorresti per Natale?&#8221; La voce di Leonardo \u00e8 molto bassa, quasi si dimentica di camuffarla.<br \/>\nBeatrice non ci pensa nemmeno un secondo, la risposta \u00e8 nelle sue preghiere da molti mesi oramai. &#8220;Vorrei risentire la risata di mia madre&#8230;&#8221;<br \/>\nLeonardo poggia la sua mano grande sopra le piccole mani di Beatrice, raccolte sulle ginocchia di lei. &#8220;Mi spiace molto&#8230;&#8221;<br \/>\nBeatrice scuote la testa. &#8220;So che \u00e8 impossibile, anche per Babbo Natale&#8230; mi basterebbe vedere mio padre sorridere nuovamente, questo s\u00ec.&#8221;<br \/>\nLeonardo stringe ancora un po&#8217; la sua mano su quelle di lei. &#8220;E per te? Non c&#8217;\u00e8 davvero nulla che vorresti per te?&#8221;<br \/>\n&#8220;Io&#8230; non so&#8230;&#8221;<br \/>\nPer un istante, Beatrice e Leonardo si guardano negli occhi.<br \/>\n&#8220;Ragazzi, eccoci, sorridete!&#8221; Il fotografo accende tutte insieme le luci accecanti, puntate solo su loro due.<br \/>\nLeonardo le sussurra piano. &#8220;Ho ricevuto la tua letterina comunque&#8230;&#8221; Stavolta la voce \u00e8 proprio la sua, senza inganni.<br \/>\nBeatrice arrossisce, riconoscendo finalmente il suo temibile collega. &#8220;La mia&#8230; cooosa?!&#8221;<br \/>\nTerminato il lavoro del fotografo, Beatrice si alza in piedi di scatto e corre verso di me. Infila le mani nelle mie tasche, stavolta senza sbagliare cappotto, ma quel foglio rosa ripiegato non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. E&#8217; rimasto sul comodino di Leonardo, dentro un cassetto dove lui custodisce le cose pi\u00f9 care. Se solo sapesse che \u00e8 tutto merito mio! Anche un po&#8217; di zia Mina, glielo concedo.<br \/>\nNel frattempo per\u00f2 Babbo Natale viene chiamato per altre fotografie nei vari negozi del centro commerciale, e viene portato via.<br \/>\nBeatrice riesce solo a scorgere un&#8217;ultima occhiata che lui le rivolge, uno sguardo pieno di promesse.<br \/>\n&#8220;Oh!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Era lui? Era davvero lui? No, \u00e8 assurdo, non ha alcun senso&#8230; zia Mina sapr\u00e0 certamente chi indossa il costume di Babbo Natale, ma lei non conosce Leonardo, io non gliene ho mai parlato, credo&#8230; di sicuro non me ne ha mai fatto parola lei&#8230; oddio, \u00e8 vero che zia Mina conosce praticamente mezza citt\u00e0&#8230; e quindi, magari&#8230;&#8221; Beatrice scuote la testa risoluta. Stiamo tornando a casa, sono tornato a riscaldare le sue spalle, penso non si sia nemmeno mai accorta dello scambio, visto che vesto comunque ampio sulla sua figura minuta. Cammina veloce, non saprei dire se arrabbiata per l&#8217;inganno o spaventata dalle sue conseguenze. Soprattutto a causa della letterina nelle mani di Babbo Natale. &#8220;Come l&#8217;avr\u00e0 avuta? Leonardo, me l&#8217;ha presa dal cappotto in ufficio? No, non lo farebbe mai&#8230; Forse mi \u00e8 caduta? Forse anche qui c&#8217;\u00e8 l&#8217;intervento di zia Mina? Forse l&#8217;ho davvero imbucata e non me ne sono resa conto?!&#8221;<br \/>\nQuando giungiamo alla porta di casa, le sorprese non sono ancora finite. Al portoncino dell&#8217;ingresso \u00e8 stata appesa una coroncina di vischio, ricca di palline rosse e fiocchi dorati, uno dei quali ha dei nastri cos\u00ec lunghi che quasi toccano terra. Entrata nel piccolo salotto, Beatrice resta scioccata da tanta meraviglia: un albero di Natale, non il vecchio albero ma uno nuovo di zecca, sovrasta la stanza e tutto intorno sono state distribuite altre decorazioni, un centrotavola con le candele sul tavolino basso, un paio di piante euforbie o stelle di Natale sono state sistemate vicino allo scrittoio di mogano, il camino \u00e8 adornato di una lunga striscia di rami di pino, con luci intermittenti e palline colorate. Dalla televisione della cucina giungono canzoni di Natale e qualcuno canticchia sopra quelle melodie.<br \/>\nSono sconvolto quanto Beatrice quando vi troviamo il signor Antonio che sta impacchettando regali. Il tavolo pieno di rotoli di carta colorata, con stampe in fantasia natalizia, fiocchi di diversa foggia e bobine di nastri luccicanti, mentre suo padre con le forbici sta arricciando la chiusura di un bel pacchetto appena terminato. Notando la faccia sconvolta di Beatrice, il signor Antonio si lascia andare ad un sorriso.<br \/>\n&#8220;E&#8217; passata zia Mina, con un paio dei suoi ragazzi. E sai com&#8217;\u00e8 fatta lei&#8230; Mi ha sgridato perch\u00e9 in questa casa non c&#8217;era niente di natalizio, si era portata dietro veramente di tutto, compreso l&#8217;albero! Poi mi ha lasciato questi, sono per i bambini dell&#8217;ospedale pediatrico, li devo finire per stasera&#8230;&#8221;<br \/>\nBeatrice si porta una mano alla guancia, per togliersi una lacrima dall&#8217;occhio, senza farsi notare. Il suo cuore qui sotto sta ruzzolando felice, e anch&#8217;io sono alquanto emozionato. Da quasi un anno non vedevamo il signor Antonio cos\u00ec allegro.<br \/>\n&#8220;Tra l&#8217;altro, domani siamo invitati a pranzo a casa sua&#8230;&#8221; prosegue lui, mentre deposita il pacchetto finito in un grosso sacco e raccoglie un&#8217;altra scatola da impacchettare. &#8220;Zia Mina mi ha detto che \u00e8 da sola, e non si pu\u00f2 stare da soli a Natale&#8230; Cosa dici? Ci andiamo?&#8221;<br \/>\n&#8220;Certamente. Devo&#8230; devo preparare qualcosa?&#8221; Beatrice a fatica riesce a parlare, l&#8217;emozione le ha bloccato la gola.<br \/>\n&#8220;Beh, dopo che lei se n&#8217;\u00e8 andata, ho fatto un salto da Piero, mi aveva tenuto da parte il solito cappone. Potrei cucinarlo come facevo un tempo&#8230; era la mia specialit\u00e0, no?&#8221;<br \/>\nBeatrice annuisce e in silenzio, trattenendo a fatica i lucciconi che le annebbiano la vista, si sposta all&#8217;ingresso.<br \/>\n&#8220;Sorride, mio padre sorride, appena appena ma sorride&#8230; Certo che quel Babbo Natale \u00e8 stato proprio veloce!&#8221;<br \/>\nMi appende all&#8217;attaccapanni, mi toglie un po&#8217; di polvere con mano gentile.<br \/>\n&#8220;E se avesse letto davvero tutta la lettera?!&#8221;<\/p>\n<p>La mattina di Natale ha un profumo tutto nuovo. Quello del cappone che ha cucinato lento per tutta la notte in forno e dei biscotti alla vaniglia che Beatrice ha preparato stamattina, dopo la colazione. Non sono eccezionali come quelli di zia Mina, ma \u00e8 la ricetta segreta della signora Margherita, una preziosa eredit\u00e0 per Beatrice e questa \u00e8 l&#8217;occasione giusta per tornare a prepararli.<br \/>\nImbustate per bene tutte le vettovaglie, comprese un paio di bottiglie di vino che non si sa mai, giunge l&#8217;ora di uscire per il pranzo.<br \/>\n&#8220;Accidenti, non ho ancora portato il mio cappotto in lavanderia!&#8221; Beatrice sbotta all&#8217;ingresso, notando la macchia di caff\u00e8 ancora presente.<br \/>\n&#8220;Tieni pure il mio Martini cara, io vado meglio col mio piumino, sono diventato un po&#8217; freddoloso&#8221; le suggerisce il signor Antonio.<br \/>\nCos\u00ec mi ritrovo a passeggio anch&#8217;io per una citt\u00e0 appena appena spolverata di neve nella notte.<br \/>\nQuando arriviamo di fronte alla casetta di zia Mina, si sente una confusione di piatti e di risate all&#8217;interno. Suonano il campanello e zia Mina compare al portoncino. &#8220;Bene arrivati anche voi!&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma non avevi detto che eri da sola, oggi?&#8221; Beatrice le rivolge uno sguardo truce.<br \/>\n&#8220;Mia cara, in effetti s\u00ec, sapevo di essere da sola oggi. L&#8217;ho detto a pi\u00f9 di qualcuno, senza aspettarmi nulla. E beh, sono davvero felice che invece mi abbiate tenuto tutti in considerazione! Ma non preoccuparti, ci stiamo. I ragazzi qua stanno facendo un lavorone&#8230; hanno portato dei tavoli e delle sedie pieghevoli. E abbiamo cibo almeno fino all&#8217;Epifania!&#8221;<br \/>\nNon facciamo nemmeno in tempo ad entrare, che il campanello suona un&#8217;altra volta e alle nostre spalle compare proprio lui.<br \/>\n&#8220;Oh, ecco anche il nostro Babbo Natale!&#8221; Zia Mina strizza l&#8217;occhiolino in direzione di Beatrice, la quale avvampa all&#8217;istante.<br \/>\n&#8220;Buongiorno a tutti&#8230; Beatrice, Buon Natale!&#8221; Leonardo non nasconde n\u00e9 la sorpresa n\u00e9 il piacere di trovarla l\u00ec.<br \/>\nMa vengono presto assorbiti dall&#8217;organizzazione della festa all&#8217;interno della casetta, dopo una tavolata lunga dal salotto fino alla cucina, piena di amici e leccornie li tengono allegri fino al tramonto, quando giunge finalmente il momento del dolce e di alcuni regali ancora da scartare. Zia Mina si alza per consegnare una grossa scatola rossa proprio a Beatrice, seduta poco lontano.<br \/>\n&#8220;Sai, in questi giorni ho aperto alcuni armadi in soffitta. Al tempo mi avevano detto di buttare via tutto, ma non ci sono riuscita, alcune cose conservano il profumo di chi le ha usate, e questo in fondo l&#8217;ho conservato solo per te.&#8221;<br \/>\nBeatrice apre la scatola e riconosce subito l&#8217;elegante intreccio di un maglioncino di lana rosa pallido. Era di sua madre, lo ricordo bene.<br \/>\n&#8220;Io&#8230; non ho&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Mettilo, forza! Dovrebbe stare bene con quella tua camicetta!&#8221; la esorta zia Mina.<br \/>\nLenta nei movimenti, sopraffatta dall&#8217;emozione, Beatrice si toglie il cardigan rosso e indossa al suo posto il maglioncino.<br \/>\n&#8220;E&#8217; bellissimo. Ti sta proprio bene, mia cara.&#8221;<br \/>\nQualche sedia pi\u00f9 in l\u00e0, il signor Antonio sorride di malinconia, gli occhi lucidi.<br \/>\n&#8220;Scusate&#8230;&#8221; Beatrice si alza, mi afferra dallo schienale, mi infila sulle sue spalle e usciamo fuori quasi di corsa.<br \/>\nL&#8217;aria \u00e8 fredda e pungente, la notte si appresta a prendere servizio oramai. Si ferma in giardino, vicino alla ringhiera, guardando lontano.<br \/>\nPochi minuti dopo, la voce bassa di Leonardo ci raggiunge al fianco. &#8220;Tutto bene?&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec. No. Ho&#8230; ho sentito la risata di mia madre, per un attimo, l\u00e0 dentro&#8230; \u00e8 stato strano&#8230;&#8221; ammette lei in un sussurro.<br \/>\n&#8220;Era nelle tue richieste per Natale&#8230; in quella lettera&#8230;&#8221; Leonardo le si avvicina, fissandola negli occhi.<br \/>\n&#8220;Ero ubriaca quando l&#8217;ho scritta&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;In vino veritas&#8221; ammicca lui, con un largo sorriso.<br \/>\nBeatrice arrossisce e distoglie lo sguardo altrove.<br \/>\n&#8220;Non importa&#8230;&#8221; continua Leonardo. &#8220;Non rimarr\u00f2 per molto in quell&#8217;ufficio, stai tranquilla.&#8221;<br \/>\n&#8220;Te ne vai? Ti spostano di sede? All&#8217;estero!?&#8221; Beatrice non riesce a trattenere un tono acuto verso la fine.<br \/>\nLui sorride, soddisfatto di quella reazione. &#8220;No, resto in citt\u00e0. Mio fratello ha aperto una societ\u00e0 sua, si sta ingrandendo molto e mi ha chiesto di dargli un aiuto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Capisco&#8230;&#8221; mormora Beatrice, mentre il suo cuore batte una corsa senza sosta.<br \/>\n&#8220;Rester\u00f2 nella zona per altro. La sede legale \u00e8 solo a due isolati dal tuo ufficio. Quindi&#8230;&#8221; Leonardo si avvicina ancora di pi\u00f9.<br \/>\n&#8220;Quindi&#8230;&#8221; Beatrice \u00e8 quasi senza fiato.<br \/>\nIn quel momento dei ragazzini passano veloci per il marciapiede, ridendo e lanciando in aria coriandoli colorati. &#8220;Buon Natale, Buon Natale!&#8221; gridano rivolti verso il mondo intero. Quei piccoli pezzetti di carta luccicante ci piovono addosso, su capelli e cappotti. Sono molto belli sulle mie spalle e penso potrei pure lanciare una nuova moda. Ma soprattutto, \u00e8 in quell&#8217;istante che Leonardo abbraccia delicatamente Beatrice, avvicinando le loro labbra in un bacio da favola. Come in quei vecchi film in bianco e nero.<\/p>\n<p>Ragazzi&#8230; ragazzi, su, dai, basta. Facciamo che rientrate in casa, mi lasciate sull&#8217;attaccapanni e questa cosa la proseguite da soli, senza di me?! Ragazzi&#8230; siamo in una strada pubblica, perdinci&#8230; non c&#8217;\u00e8 nemmeno il vischio, suvvia&#8230;<br \/>\nVabb\u00e8, fa niente. Sono troppo felice per voi. E guarda come brillano quelle stelle lass\u00f9!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2023 Barbara Businaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>Questo racconto parte da lontano, da un&#8217;intervista all&#8217;attore Antonio Albanese a <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Iyj3hNj68Es\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Che Tempo Che Fa<\/a>, in cui racconta la provenienza del cappotto in lana pied de poule del suo personaggio Epifanio. Stava frequentando l&#8217;accademia dell&#8217;arte drammatica Paolo Grassi, si rec\u00f2 in sartoria e trov\u00f2 questo cappotto, aggiungendo poi una sciarpa e degli occhiali cre\u00f2 questo suo personaggio. Era proibito lavorare fuori dall&#8217;accademia, ma lui di nascosto fece una serata di cabaret, con questo cappotto, per raccimolare dei soldi. Il cappotto era praticamente rubato, anche se l&#8217;intenzione era di riportarlo. Il direttore dell&#8217;accademia per\u00f2 era tra il pubblico a quella serata, e quel cappotto era proprio suo, della madre. &#8220;Il cappotto rubato \u00e8 gi\u00e0 un titolo&#8230;&#8221; dice Fabio Fazio. E quella frase ha continuato a girarmi in testa per un po&#8217;, quel tanto da convincermi che dovevo scrivere un racconto su un cappotto rubato. &#8220;Ma il prossimo racconto da scrivere \u00e8 quello di Natale&#8230; cosa fa un cappotto rubato a Natale?!&#8221; La risposta \u00e8 arrivata altrettanto per caso, mentre dormivo e sognavo. Ma si potrebbe anche dire: mentre la parte migliore del mio cervello scrive sul serio e mi mostra per immagini quel che scrive. Il cappotto rubato, non si sa bene ancora da chi e come, porta con s\u00e8 una letterina importante, una letterina per Babbo Natale. Poco dopo ho scoperto che il cappotto rubato viene in realt\u00e0 scambiato tra la protagonista e un collega antipatico, e su quella letterina lei ha confessato proprio qualcosa che lo riguarda. Mentre scrivevo per\u00f2 la storia, quanto meno la bozza, qualcosa si incastrava. Non era Beatrice a raccontarmela, nossignore. Era il cappotto stesso, che si \u00e8 presentato da solo. Un cappotto nero, taglio classico, distinto. Un cappotto che ha vissuto tante giornate, in un angolino di quella casa, momenti buoni e momenti brutti. Un cappotto che decide anche di passare all&#8217;azione.<br \/>\nNel frattempo ero anche alla ricerca di una canzone che mi ispirasse, e quest&#8217;anno sembrava davvero complicato. La musica mi arriva da sola, tanto quanto la storia, attraversa la mia strada e riconosco che \u00e8 lei la melodia giusta. Finch\u00e9 continuavo ad elaborare le scene di questo racconto, continuavo a canticchiare una canzone ascoltata alla radio in auto la mattina. &#8220;Solo tu mi fai, come il mare, se mi tocchi, la mia pelle brilla. Solo tu lo sai, tu sai fare, Un incendio con una scintilla. Solo tu mi fai brillare, brillare, brillare, brillare&#8230;&#8221; Non so perch\u00e9 il titolo sia Tokyo, n\u00e9 in quale momento l&#8217;autrice l&#8217;abbia scritta. Ma il bello delle canzoni, quanto dei racconti, \u00e8 che diventano personali di chi le ascolta, e chi li legge. Quindi ho fatto mia quelle melodia e ho visto Martini, il cappotto della storia, brillare in quel gran finale da favola. Che io me lo vedo cos\u00ec, e spero di essere riuscita a rendere con le parole ci\u00f2 che vedo nella mia testa. Di riflesso, loro hanno fatto brillare anche me, perch\u00e9 quest&#8217;anno sono riuscita a zittire il mio <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Grinch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Grinch<\/a> interno e ho riempito casa, terrazzo e scrivania di luci intermittenti colorate. E mi sono regalata un nuovo cappello da Elfo! \ud83d\ude42<br \/>\nNon mi resta che augurarvi &#8211; e sono certa si aggiunga anche il cappotto Martini in questo augurio &#8211; un felice Natale!<br \/>\nChe sia in compagnia di amici, siano essi persone, animali, cappotti o libri poco importa, l&#8217;importante \u00e8 che voi possiate brillare di felicit\u00e0!<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Gaia - TOKYO (Official Video)\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/MmdIFMF6xt0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Nonostante tutto, anche quest&#8217;anno \u00e8 Natale. Mi manca lei. 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