{"id":28056,"date":"2022-12-25T06:00:16","date_gmt":"2022-12-25T05:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=28056"},"modified":"2023-12-17T15:19:36","modified_gmt":"2023-12-17T14:19:36","slug":"ordine-delle-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/ordine-delle-cose\/","title":{"rendered":"L&#8217;ordine delle cose"},"content":{"rendered":"<p>Finito. Mi allontano un attimo, qualche metro all&#8217;indietro per osservare bene il risultato. Uhm, questo albero di Natale sembra sempre storto. Provo a tirarlo leggermente verso destra, nel tentativo di raddrizzarlo. Gi\u00e0 meglio, per\u00f2 le decorazioni non sono distribuite uniformi. Qualche palla grande \u00e8 finita nei rami di mezzo, creando uno squilibrio. Sospiro. Che faticaccia. Con pazienza, le tolgo, le sposto pi\u00f9 in basso, cerco di coprire i buchi lasciati spostando le altre. Indietreggio nuovamente. S\u00ec, forse ci siamo.<br \/>\nQuest&#8217;anno non volevo nemmeno farlo, stavo per cedere all&#8217;acquisto di uno di quegli alberelli piccolini gi\u00e0 pronti, da tirare fuori dalla scatola, attaccare la spina delle luci alla presa elettrica e via. E invece eccolo qui, in tutta la sua maestosit\u00e0 dei due metri, oltre il vaso pesante di ghiaia vera, a occupare un terzo del mio salottino. Illumina tutta la stanza, per ricordarmi i tempi bui.<br \/>\nMi occorre sempre un giorno intero per completare l&#8217;albero di Natale, tirare fuori tutto l&#8217;occorrente dalla cantina nel seminterrato del condominio, trascinarlo su al terzo piano, togliere tutto dalle confezioni, prepararlo con cura. E mi servir\u00e0 un altro giorno al termine delle festivit\u00e0 per smontarlo con ordine, ogni decorazione imballata dentro la sua scatolina, i rami compattati con cura, le luminarie chiuse senza grovigli, e riporre tutto quanto di nuovo in cantina. Ma il capoufficio mi ha obbligato a consumare un po&#8217; di ferie, io che raramente mi prendo giornate a casa, e in qualche modo devo occupare il mio tempo, mentre tutti gli altri fremono per lo shopping natalizio e si ammassano per le strade del centro. Annalisa voleva trascinarmi l\u00e0 in mezzo. &#8220;Dai Emma, usciamo per un pomeriggio tra ragazze, mi aiuti a scegliere un paio di cose, tu hai buon gusto. Poi magari a cena ti fermi da noi&#8230;&#8221; Sono mesi che cerca di farmi conoscere un loro amico, o un parente, non ricordo, ovviamente single e disponibile. Cos\u00ec io la sto evitando.<br \/>\nIl ding secco del microonde mi salva dai miei pensieri. La mia cena \u00e8 pronta, riscaldata in due piatti distinti, uno per l&#8217;arrosto e uno per le zucchine trifolate. Ma tolgo solo la carne e lascio le verdure ancora al caldo. Non riesco a mangiare il secondo insieme al contorno, deve tenere i cibi separati, in due momenti distinti, due compartimenti stagni. Come le emozioni, mi ha detto la psicologa. Anche se poi finisce tutto insieme nello stomaco, ma questo la mia mente lo ignora.<br \/>\nIl mio posto a tavola \u00e8 gi\u00e0 pronto, mi siedo e accendo la televisione sul telegiornale, giusto per sapere cosa accade l\u00e0 fuori. Guerra, devastazione, problemi economici, un cadavere ritrovato in fondo a una scarpata, l&#8217;ennesima donna uccisa dal compagno, si preannuncia un Natale ricco, i commercianti sono soddisfatti della ripresa, nonostante il caro energia. Confortante. Dopo le previsioni del meteo, cambio canale su un vecchio classico, &#8220;Il mago di Oz&#8221; con Judy Garland. Mentre canta &#8220;Somewhere Over the Rainbow&#8221; sistemo le stoviglie e bevo la mia camomilla bollente a piccoli sorsi.<br \/>\nFinalmente tutto \u00e8 tornato in ordine, pulito e disinfettato. Osservo le piastrelle lucide del pavimento, perfette. Posso andarmene a dormire tranquilla. Come ogni sera, controllo tre volte la chiusura del gas in cucina, sotto il lavello. Poi il portoncino dell&#8217;ingresso, uno sguardo allo spioncino, tutto tranquillo.<br \/>\nNella mia camera da letto, preparo le scarpe allineate davanti alla poltrona, pronte per il mattino. In bagno mi strucco, anche se non c&#8217;\u00e8 molto sul mio viso, e mi infilo nel box per una doccia calda veloce. Spero sempre che l&#8217;acqua si porti via le mie angosce per una nottata serena. Alla fine mi lavo i denti e ho cura di lasciare spazzolino e dentifricio ai lati opposti del bicchiere di vetro. La simmetria degli oggetti mi conforta. Mi infilo il pigiama e prima di coricarmi sotto le coperte controllo che il tappeto scendiletto sia allineato con i listoni di legno del pavimento. Spengo la luce.<br \/>\nCerti giorni vorrei morire solo per vedere se ci sar\u00e0 qualcuno al mio funerale. I miei genitori e mio fratello non contano, sarebbero obbligati dalle convenienze. Annalisa ci sarebbe di sicuro, probabilmente lo organizzerebbe lei. Qualcuno dell&#8217;ufficio, forse. Al lavoro sono un&#8217;impiegata molto apprezzata, per la mia precisione e affidabilit\u00e0, ma trovo qualche ostilit\u00e0 nelle colleghe, nonostante mi offra sempre per coprire le loro assenze, io che non ho impegni famigliari assillanti. Anzi, non ne ho affatto.<br \/>\nLoro non immaginano proprio quanto io invidi le loro vite.<br \/>\nUn rumore dall&#8217;altra parte del muro, cadenzato ma mai uguale, disturba il mio tentativo di assopirmi. Qualcuno mormora &#8220;Basta&#8221; e cerca di spostare qualcosa per ridurre il fastidio. I nuovi vicini di casa sono un po&#8217; chiassosi, ma hanno appena traslocato. In fondo, mi sento meno sola, mi fa bene sentire un po&#8217; di vita e spegnere i miei pensieri.<br \/>\nIl cuore sobbalza, la camomilla tarda a fare effetto. Lo so cos&#8217;\u00e8. L&#8217;ansia delle feste. L&#8217;ansia di andare a pranzo dai miei, di vedere i parenti, le loro famigliole felici, tutte sorrisi e carezze, e di subire le solite, inutili, fastidiose, terribili domande.<br \/>\nSperiamo che questo Natale passi in fretta, senza altri danni permanenti.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il giorno dopo, il gioved\u00ec prima di Natale, mi sveglio con calma, senza il cicaleccio dell&#8217;orologio elettronico sul comodino. Lascio che sia la luce filtrata dalla persiana a riportarmi nel mondo dei vivi, anche se un certo tramestio dall&#8217;altra parte del muro ha contribuito a interrompere il mio sonno. Mi giro verso quei numeretti rossi sotto la lampada e vedo che sono gi\u00e0 le dieci. Non ho mai dormito cos\u00ec fino a tardi, ma del resto non ho proprio nessun appuntamento impellente, devo solo rilassarmi.<br \/>\nInfilo la mia vestaglia in morbido pile rosso, quella che dovrebbe aiutarmi con un po&#8217; di allegria natalizia, e me ne vado in cucina per la colazione. Ho assoluto bisogno di un buon caff\u00e8 caldo. Mentre attendo che si scaldi la macchinetta, mi preparo un paio di fette con la marmellata, usando il mio cucchiaino porta fortuna per la colazione. Ha il manico bianco, con un intarsio colorato, oramai stinto. L&#8217;ultimo di un prezioso set di posate di nonna Adelaide, prezioso solo per me perch\u00e9 \u00e8 uno dei pochi oggetti dai ricordi buoni. Se mi dimentico di lavarlo la sera prima, rigorosamente a mano, il giorno dopo \u00e8 una tragedia. Mi tocca prenderne un altro, un cucchiaino stupido qualunque, e la mia giornata comincia davvero storta.<br \/>\nAccendo la radiolina sul pensile e ascolto un po&#8217; di musica classica. Oggi devo impacchettare gli ultimi regali per la famiglia, ma di sicuro mi toccher\u00e0 uscire per recarmi al negozio di elettrodomestici. Dovrebbe essere arrivato il frullatore per mia madre e spero le vada bene, marca e modello li ha scelti lei, ma \u00e8 capace di trovarci dei difetti comunque. Alle colleghe ho gi\u00e0 pensato, i pacchetti consegnati gi\u00e0 luned\u00ec, dei morbidi cuscini cuciti a mano, con decorazioni natalizie in feltro. Li ho presi tutti a un mercatino solidale e sono proprio stupendi. Uno l&#8217;ho tenuto anche per me, il musetto di una renna mi guarda dalla poltrona nell&#8217;angolo.<br \/>\nTerminata la colazione, mentre attraverso il salotto per andare verso le camere a vestirmi, ho un improvviso d\u00e9j\u00e0 vu.<br \/>\nUn profumo di biscotti al burro e terra bagnata colpisce le mie narici. Lei \u00e8 l\u00ec, seduta nel mezzo del divano, con uno dei suoi libricini tra le manine. Indossa lo stesso completino e le scarpette colorate di quel giorno. Quelle chiuse adesso dentro la scatola in cima all&#8217;armadio, nascosta. Mi guarda, chiude il libricino e lo lascia da parte. La vedo scendere dal divano con difficolt\u00e0, con le sue gambette paffute. Vorrei aiutarla ma non mi muovo, ho paura che svanisca troppo presto. Camminando la vedo crescere, i capelli le crescono sulle spalle, la sua figura si allunga, il viso cambia forma. Mi sorride, gli occhi le brillano di felicit\u00e0. E alla fine esce in un soffio dalla porta principale. La stessa dalla quale anche mio marito se ne \u00e8 andato, quando l&#8217;abbiamo perduta, per sempre. Il dolore che provo \u00e8 cos\u00ec grande che l&#8217;universo non riesce a contenerlo. E non mi abbandona mai, nemmeno per un istante.<br \/>\nQualcuno per\u00f2 bussa forte alla porta proprio in quel momento. Possibile che&#8230;? Sto sognando. La mia mente mi gioca spesso strani scherzi. Mi riscuoto, ma qualcosa continua a battere sul legno l\u00e0 fuori, nella parte bassa del serramento. Perch\u00e9 non suonano?<br \/>\nSconcertata, avanzo cauta verso l&#8217;ingresso. Apro la porta e l\u00ec, accovacciata sul tappetino di benvenuto, c&#8217;\u00e8 una bambina piccola in pigiamino. I capelli arruffati dal sonno, con i ricciolini scomposti, e lo sguardo birichino, da marachella in corso.<br \/>\n&#8220;E tu chi sei?&#8221; riesco solo a dire. Scatta in piedi e si nasconde dietro le mie gambe, infilando la testa sotto la mia vestaglia. Dal portoncino di fronte giunge trafelato il vicino di casa, presumo il genitore della bimba, l&#8217;unico ben vestito.<br \/>\n&#8220;Scusi, ha mica visto una bambina&#8230; Tania!&#8221; Scorge subito il visetto che fa capolino tra le mie ginocchia. &#8220;Mi spiace le abbia dato fastidio. Vieni subito in casa Tania!&#8221; La piccoletta si ritrae sotto la mia vestaglia, sento le sue manine stringere forte la mia coscia.<br \/>\n&#8220;Mi sono dimenticato la porta aperta, quando sono entrato in casa con tutte quelle borse. L&#8217;ho lasciata un attimo per andare gi\u00f9 in portineria, e stava dormendo&#8230;&#8221; La guarda minaccioso, anche se non riesce a trattenere un sorriso.<br \/>\n&#8220;Nessun problema&#8230;&#8221; gli rispondo. La piccola Tania intanto si discosta dalle mie gambe. Si piazza davanti, mi guarda, leggo una domanda nei suoi occhietti vispi.<br \/>\n&#8220;Io sono Emma&#8221; le dico.<br \/>\nAnnuisce e poi si aggrappa alle ginocchia del pap\u00e0.<br \/>\n&#8220;E io sono Francesco.&#8221; Avr\u00e0 la mia et\u00e0, penso. Forse qualche anno di pi\u00f9, con quei piccoli solchi a fianco dei suoi occhi verdi.<br \/>\nTania scoppia a ridere e scappa di nuovo, stavolta verso casa sua. Il padre le corre dietro, lasciando nuovamente la loro porta spalancata. Risate, fruscii, pure un miagolio arrabbiato.<br \/>\nPoi sento Francesco chiamarmi. &#8220;Scusa Emma, puoi venire a darmi una mano? Per favore&#8230;&#8221;<br \/>\nCos\u00ec mi ritrovo in pigiama, vestaglia e ciabatte invitata dai nuovi vicini.<\/p>\n<p>La loro casa \u00e8 davvero molto disordinata. No, anche il disordine sarebbe ordine qui dentro. Questo invece \u00e8 caos puro, il regno assoluto della confusione e probabilmente l&#8217;anarchia indiscussa dei batteri. L&#8217;ingresso \u00e8 intralciato da scarpe di ogni tipo, qualcuna infangata ha sporcato il parquet. Nel loro soggiorno, un bellissimo open space con la cucina aperta, ci sono giocattoli sparsi ovunque, una seduta del divano rovesciata a terra, piena di briciole. Avanzo cauta per osservare ai miei piedi delle stelline appiccicose, residuo di qualche pranzo consumato rincorrendosi, immagino. Infatti sul tavolino ci sono un piatto e un cucchiaio dispersi. E quando mi giro trovo l&#8217;albero di Natale abbattuto, lungo disteso a terra, con tutti gli addobbi e pure le lucine accese, ma adagiato sul tappeto orientale. Alla base, o quella che dovrebbe essere la sua base, alcuni regali impacchettati, con la carta tutta sgualcita, graffiata e squarciata. Pure qualche scarabocchio occasionale con un pennarello nero.<br \/>\n&#8220;Ma che \u00e8 successo?!&#8221; La mia voce acuta trasuda d&#8217;ansia.<br \/>\nFrancesco ai fornelli, si volta verso di me. &#8220;Ah, l&#8217;albero? Beh, il nostro gatto continuava a salirci sopra, con danni ingenti, sia per l&#8217;albero che per il gatto. Quindi alla fine abbiamo deciso di lasciarlo l\u00ec. Male non fa. E finalmente Max sembra tranquillo.&#8221;<br \/>\n&#8220;Max?&#8221; chiedo sovrappensiero, senza fiato di fronte alla visione del loro angolo cottura, un campo di combattimento devastato.<br \/>\n&#8220;Quello. Il gatto.&#8221; Francesco indica con la testa un punto dietro di me, mentre continua a rigirare un mestolo su un pentolino di latte. Un felino rossiccio, bello in carne, giunge placido alle mie spalle, mi degna appena di un&#8217;occhiata, e poi si ferma davanti alla sua ciotola stracolma di croccantini. Ogni tanto sbuffa, giusto per far notare la sua presenza.<br \/>\n&#8220;Scusa, mi prendi Tania? Cos\u00ec tolgo questo dal fuoco.&#8221; La piccolina infatti vorrebbe scappare, ma il pap\u00e0 la tiene stretta per un braccino. &#8220;Sto cercando di prepararle la colazione, ma stamattina sembra impossibile. Di solito, ci pensa la baby sitter, ma sotto le feste ce la dobbiamo cavare da soli.&#8221;<br \/>\nQuando mi avvicino, lei mi salta quasi addosso. La prendo in braccio, \u00e8 cos\u00ec leggera. Si stringe al mio collo con energia, odora di tenerezza. Aspetto che Francesco le prepari la tazza con il latte caldo, il Nesquik e i biscottini a forma di animaletti, poi la metto a sedere al suo posto. Lei mi offre una giraffa e un elefante, li accetto volentieri e devo dire sono buonissimi.<br \/>\nLui mi offre un caff\u00e8, e sono quasi tentata, anche se ne ho appena bevuto uno a casa. Per\u00f2 mi ricordo di essere ancora in vestaglia e quindi li saluto entrambi, non senza qualche curiosa domanda nella mia testa, che decido di tenere per me.<br \/>\nNel pomeriggio, al ritorno dagli ultimi acquisti di Natale, mentre salgo gli scalini, c&#8217;\u00e8 un visetto che mi scruta dalla porta accostata dei vicini. Quando mi vede arrivare, lancia un acuto, ride e mi corre incontro, stavolta con una tutina verde da perfetto elfo birbantello. Afferra un angolo del mio cappotto e comincia a tirare.<br \/>\n&#8220;Cosa c&#8217;\u00e8 Tania? Dove mi vuoi portare?&#8221; Capisco che mi vuole trascinare a casa sua e cos\u00ec la seguo.<br \/>\nFrancesco \u00e8 di nuovo ai fornelli, decisamente pi\u00f9 in ordine di stamattina, e c&#8217;\u00e8 un profumo intenso di cacao nell&#8217;aria. &#8220;Sei arrivata per fortuna. Ti stava aspettando da un po&#8217; seduta per terra&#8230; Ti va una cioccolata calda? Sono riuscito a non bruciarla.&#8221;<br \/>\n&#8220;Oh si, grazie. Fuori si gela stasera e avevo parcheggiato lontano dal centro.&#8221;<br \/>\n&#8220;Tania, mostra a Emma dove sono i biscotti delle fate.&#8221; La bimba zampetta verso di me tutta sorridente. Per un attimo mi manca il respiro, la mia mente torna al passato, ma poi Tania prende la mia mano e mi riporta al presente.<\/p>\n<p>&#8220;Eccola, adesso parte&#8221; mormora Francesco a voce bassa.<br \/>\nLa testa di Tania ciondola pesantemente sopra il piattino di biscotti, gli occhietti tentano di rimanere aperti, ma si chiudono senza controllo. Lui fa appena in tempo a spostarle la tazza da davanti, che la testolina ricciuta cade l\u00ec sopra il tavolo a dormire.<br \/>\n&#8220;Ma come&#8230;?&#8221; sussurro incredula. Pochi secondi prima era tutta risolini e facce buffe.<br \/>\n&#8220;Eh, ha scaricato le pile. Succede sempre a quest&#8217;ora. Non vuole fare il pisolino dopo pranzo, testarda come sua madre. E poi crolla cos\u00ec alle cinque, puntualissima.&#8221;<br \/>\nLa prende con delicatezza dalla seggiolina, se la appoggia sulla spalla e la porta fino al divano. La adagia tra i cuscini e la copre con la copertina di pile con gli orsetti. &#8220;Adesso dormir\u00e0 per mezz&#8217;oretta, poi torner\u00e0 a carica completa, vivace come prima.&#8221;<br \/>\n&#8220;Beh, ogni tanto ci sar\u00e0 la madre a darti il cambio, no?&#8221; La frase mi sfugge, prima che riesca a mordermi la lingua per trattenerla. Non occorre sapere, anche se \u00e8 facile intuire qualcosa, si avverte un&#8217;assenza.<br \/>\n&#8220;La madre non c&#8217;\u00e8&#8221; risponde Francesco un po&#8217; mesto.<br \/>\n&#8220;Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9&#8221; aggiunge di fronte allo sguardo interrogativo che non ho saputo nascondere. &#8220;Sono vedovo.&#8221;<br \/>\nOh. Oh cavoli. &#8220;Mi spiace&#8221; riesco solo a dire. Credevo fosse solo divorziato.<br \/>\n&#8220;Beh, io sono a posto. E&#8217; pi\u00f9 per Tania, anche se non ricorda sua madre poi molto.&#8221; Si alza e versa sulle nostre tazze il resto della cioccolata rimasta sul pentolino. Non credo molto alle sue prime parole, conosco bene le bugie che si dicono per tacere il dolore.<br \/>\n&#8220;Mi spiace tanto. Crescere una bambina piccola, da solo. Posso chiedere come&#8230; No, scusa, lascia perdere!&#8221;<br \/>\n&#8220;Un incidente. Guidava troppo veloce, la strada bagnata, ha perso il controllo in curva.&#8221; Beve un altro sorso dalla tazza, sta evitando il mio sguardo. &#8220;Avevamo appena litigato. Mi aveva lasciato, se ne stava andando di casa, senza Tania.&#8221;<br \/>\nMi sento mancare il respiro. Il mio pensiero va a quella puffolina, che ronfa beata l\u00e0 sul divano. Come si pu\u00f2 lasciarla? Non riesco proprio a immaginarlo. Ma del resto qualcuno ha abbandonato me, e nemmeno quello avevo potuto immaginarlo.<br \/>\n&#8220;Sei la prima persona a cui lo dico, scusa.&#8221; China la testa sulla tazza della cioccolata, affranto. &#8220;I genitori di mia moglie, e nemmeno i miei, non sanno nulla. Non ho avuto il coraggio di dirglielo. Ma stavo passando l&#8217;inferno, con Elisa, mia moglie. A volte penso che \u00e8 stato meglio cos\u00ec, e mi sento anche peggio.&#8221;<br \/>\nGli poggio una mano sull&#8217;avambraccio. Tendiamo sempre a colpevolizzarci su tutto, e siamo quelli con meno colpe.<br \/>\nDopo qualche minuto di silenzio e un paio di biscotti sgranocchiati in silenzio, arriva una domanda, una di quelle che mi fanno tanta paura, che evito con tutte le mie forze perch\u00e9 non ho mai una risposta adeguata.<br \/>\n&#8220;E tu? Qual \u00e8 la tua storia Emma? Ho visto due cognomi sul campanello, ma abitiamo da due mesi qui e non ho visto nessun altro al nostro piano.&#8221; Mi scruta con quei suoi occhi verdi, molto belli per altro. Potrei innamorarmi di uno sguardo cos\u00ec intenso, se il mio cuore riuscisse ancora a battere dopo cos\u00ec tanto tempo.<br \/>\n&#8220;La mia storia \u00e8 triste quanto la tua, credo. Solo che io non riesco ancora a parlarne.&#8221;<\/p>\n<p>Il giorno dopo \u00e8 il campanello di casa, suonato con una certa urgenza, a farmi sobbalzare mentre sto stendendo gli indumenti appena tolti dalla lavatrice. Quando mi avvicino all&#8217;ingresso, sento dal pianerottolo l&#8217;eco della voce di Francesco mormorare disperato. &#8220;Speriamo sia in casa, Tania, senn\u00f2 siamo proprio fregati.&#8221;<br \/>\nTolgo la catenella e apro la porta. &#8220;Buongiorno. Che succede?&#8221; Tra i due non so chi abbia una faccia pi\u00f9 afflitta. Tania si agita capricciosa tra le braccia del padre, finch\u00e9 non si accorge di me. Allora avanza le mani per venire coccolata dalla sottoscritta.<br \/>\n&#8220;Emma, mi spiace disturbarti. Ma devo proprio andare d&#8217;urgenza in ufficio, hanno combinato un pasticcio con un fornitore, il quale minaccia di ritardarci i pagamenti. E non ce lo possiamo proprio permettere. Potresti&#8230;&#8221;<br \/>\nNon lo lascio terminare la frase. &#8220;Vai pure. Non preoccuparti. Non ho nessuna uscita oggi, solo qualche lavoretto in casa, ma posso rimandare senza problemi.&#8221; Mi passa Tania, che vola letteralmente al mio collo con slancio.<br \/>\n&#8220;Queste due ragazze,&#8221; aggiungo sorridendole &#8220;se la caveranno benissimo da sole, vero?&#8221;<br \/>\n&#8220;Perfetto. Mi faccio perdonare con la cena, giuro! Cosa vuoi? Pizza, hamburger, piadine, sushi?<br \/>\n&#8220;Pissaaaaaa!&#8221; esclama Tania battendo le mani entusiasta.<br \/>\n&#8220;Direi che la pizza va bene, qualsiasi tipo, mangio quello che mangiate voi, senza problemi.&#8221; Penso che sar\u00e0 una serata divertente, anche se in mezzo al loro disordine. Ma in qualche modo mi ci sto abituando. Potrebbe persino essere terapeutico.<br \/>\nFrancesco d\u00e0 un bacio sulla guancia alla figlia e senza pensarci si sposta a darne uno pure a me. Ci saluta mentre trafelato salta gli scalini due a due per correre al lavoro. Ha lasciato la porta di casa loro aperta, e cos\u00ec decido di spostarci di l\u00e0, anche perch\u00e9 da qualche parte ci sar\u00e0 pure Max da tenere sott&#8217;occhio. Nonna Adelaide aveva un gatto e ci stavamo abbastanza simpatici.<br \/>\nIl resto del pomeriggio decidiamo di fare i biscotti insieme, proprio con la vecchia ricetta di nonna, burro, uova, farina, la scorzetta di limone, un po&#8217; di lievito, la vaniglia, che loro non hanno e allora la prendiamo dalla mia cucina, dove rinvengo anche le formine natalizie, regalo fino ad oggi inutile di mia madre. Ci divertiamo come pazze, entrambe impiastricciate di farina, capelli compresi. Quando inforniamo, Tania si appiccica al vetro per osservare la magia dei biscotti che si gonfiano e cambiano colore. Il profumo invade tutto l&#8217;appartamento, svegliano anche Max dal suo torpore. Scodinzola tra le mie gambe, alquanto curioso.<br \/>\nDopo il nostro latte caldo e biscotti fatti in casa, ci mettiamo sul divano e Tania crolla puntualissima alle cinque, tra le mie ginocchia. La lascio tranquilla e pulisco un po&#8217; la cucina, ma il mio telefonino inizia a squillare imperioso. E&#8217; la suoneria che ho associato alle chiamate di mia madre, per sapere all&#8217;istante cosa mi attende.<br \/>\n&#8220;Ciao mamma&#8221; rispondo gi\u00e0 rassegnata.<br \/>\n&#8220;Dove sei? Ti ho cercato al fisso di casa ma niente.&#8221; Il suo solito tono accusatore.<br \/>\n&#8220;Sono da amici, ci sentiamo pi\u00f9 tardi.&#8221;<br \/>\n&#8220;Amici? Quali amici? Li conosco?&#8221;<br \/>\n&#8220;No, sono dei nuovi vicini, di quartiere.&#8221; Meglio non farle sapere che \u00e8 l&#8217;appartamento di fronte al mio.<br \/>\n&#8220;Bene, allora puoi venire via anche subito. Dobbiamo metterci d&#8217;accordo per il pranzo di Natale, dovresti proprio darmi una mano, abbiamo invitato anche gli zii e c&#8217;\u00e8 parecchio da cucinare.&#8221;<br \/>\n&#8220;Mamma, adesso non posso. Sto facendo da baby sitter, c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;urgenza.&#8221;<br \/>\nAvverto un silenzio pesante dall&#8217;altra parte della linea. &#8220;Mamma? Ci sei?&#8221;<br \/>\n&#8220;Da baby sitter&#8230; questa poi. Ma chi sono?&#8221;<br \/>\nQuasi mi venisse in auto, Max rovescia la ciotola dell&#8217;acqua, combinando un disastro per tutto il pavimento, coperto di farina.<br \/>\n&#8220;Scusa, devo andare, il gatto ha appena vomitato per terra&#8230;&#8221; Bisogna esagerare sempre con mia madre, proprio come fa lei.<br \/>\n&#8220;Il gatto? Quale gatto? C&#8217;\u00e8 pure il gatto?!&#8221;<br \/>\nLe chiudo praticamente il telefono in faccia.<br \/>\nTania si sveglia dal suo riposino tardivo, la sento mugugnare sul divano e vado a sedermi con lei. Ma il telefonino squilla di nuovo, stavolta con una suoneria pi\u00f9 lenta e subdola. E&#8217; mio fratello.<br \/>\n&#8220;Cos&#8217;\u00e8 questa storia che adesso fai la baby sitter? Non hai mai accudito i tuoi nipoti. Perch\u00e9 degli estranei si?&#8221;<br \/>\nNon riesco nemmeno a rispondergli, non so nemmeno con quali parole, perch\u00e9 le sue mi hanno ferito all&#8217;istante.<br \/>\nPremo il tasto rosso e stacco la conversazione. Ma la suoneria di mia madre si fa sentire quasi subito.<br \/>\n&#8220;Ma da quanto li conosci esattamente? Stai attenta. Che tu sei troppo buona, e poi di fai fregare&#8230;&#8221;<br \/>\nIl dolore mi travolge come una valanga e non riesco a trattenere le lacrime.<br \/>\nTania seduta vicino a me afferra il mio cellulare.<br \/>\n&#8220;Batta! Batta!&#8221; grida imperterrita e nasconde l&#8217;apparecchio sotto i cuscini della poltrona l\u00ec a fianco.<br \/>\nPoi si avvicina al televisore e prende la custodia del dvd di &#8220;Frozen&#8221;, il cartone animato delle due principesse sorelle. Me lo poggia in grembo e mi abbraccia forte.<\/p>\n<p>Quella sera, quando torna a casa Francesco, stiamo cantando a squarciagola parole senza senso, inseguendo le note di una delle melodie di &#8220;Frozen&#8221;. Tutte e due sul divano, Tania in piedi tra i cuscini, il telecomando come microfono improvvisato del nostro concerto. Ancora con la farina nei capelli, le mani profumate di burro, qualche sbuffo di cioccolata sui nostri visi sorridenti. Il gatto ci osserva incuriosito, seduto sulle zampe posteriori, ogni tanto un miagolio di complicit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Per\u00f2! Ve la intendete proprio voi due!&#8221; esclama quando ci sorprende alle spalle. La sua entrata riempie il soggiorno del profumo intenso del pomodoro e dell&#8217;origano. Appoggia i cartoni sul tavolo, che io e Tania abbiamo gi\u00e0 preparato per la cena, i piatti sono gi\u00e0 caldi nel forno acceso. La bambina scende veloce dal divano, perdendosi un calzino e gli corre incontro, soprattutto per la pizza.<br \/>\n&#8220;Tutto a posto in ufficio?&#8221; chiedo sistemandomi un po&#8217;, devo essere proprio un disastro, fortuna non ci sono specchi in soggiorno.<br \/>\n&#8220;Si, sono riuscito a tamponare la situazione e calmare il cliente. Grazie, dico davvero!&#8221; Mi appoggia una mano sulla spalla e sento tutta la sua gratitudine in quel tocco lieve. &#8220;Allora&#8230; ho preso tre pizze, e le ho fatte fare con ingredienti diversi per ogni met\u00e0. Quindi spero ce ne sia almeno una che ti piaccia, Emma.&#8221;<br \/>\nPrendo i piatti dal forno, tagliamo le nostre fette e ci sediamo a tavola. Come una vera famiglia, penso per un attimo. Ma poi scaccio quel pensiero pericoloso dalla mia mente. Ho gi\u00e0 avuto la mia occasione, non sono certa di meritarne un&#8217;altra.<br \/>\nMangiamo ridendo e scherzando, mentre la televisione manda le immagini animate di un altro classico del Natale, La Bella e la Bestia. La piccolina lancia acuti divertiti per il cagnolino poggiapiedi e io la immagino gi\u00e0 vestita di giallo per il prossimo carnevale.<br \/>\n&#8220;Eccola, di nuovo le pile scariche.&#8221; Tania si \u00e8 addormentata sulla sedia, con la testa reclinata all&#8217;indietro, il visino impiastricciato di pomodoro. &#8220;Un po&#8217; mi dispiace, ma devo ricaricarmi anch&#8217;io. Certe volte mi sento troppo vecchio per la sua vivacit\u00e0&#8221; dice piano Francesco, mentre si alza per portarla a dormire.<br \/>\n&#8220;Dammi dieci minuti, la metto a letto nella cameretta e torno. Max!&#8221; Il gatto si alza dal bracciolo della poltrona, stiracchiandosi la schiena, salta gi\u00f9 con un balzo e li segue placido. &#8220;Dormono insieme questi due&#8230;&#8221; Francesco alza gli occhi al cielo ridendo.<br \/>\nNel frattempo sgombero la tavola e rassetto un po&#8217; la cucina, infilo i piatti nella lavastoviglie, gi\u00e0 piena e puzzolente. Rovisto in qualche cassetto finch\u00e9 scovo le pastiglie detergenti e decido di accenderla, cos\u00ec domattina troveranno tutto pulito. Anche il fornello ha conosciuto giorni migliori. Sotto il lavello scopro lo sgrassatore e in pochi minuti pulisco anche il ripiano, splendente. Dentro uno stipetto alto rimedio una scopa e una paletta, raccolgo le briciole da terra. E poi gi\u00e0 che ci sono, passo velocemente anche il soggiorno, riponendo i giochi di Tania nella loro cesta e sistemando i cuscini dei divani.<br \/>\n&#8220;Oh ma&#8230; hai pulito tutto! Grazie! Non dovevi!&#8221; Francesco mi rivolge uno sguardo dolce, e un po&#8217; triste. &#8220;Questa casa \u00e8 sempre un disastro. Devo aspettare che dorma, ma poi sono troppo stanco anch&#8217;io&#8230;&#8221;<br \/>\nSi gira per ammirare il risultato e poi si blocca. &#8220;L&#8217;unica nota stonata \u00e8 quell&#8217;albero.&#8221;<br \/>\n&#8220;No, mi piace il vostro albero&#8221; dico con convinzione. &#8220;E&#8217; particolare&#8230;&#8221; E&#8217; molto pi\u00f9 vero di tanti altri, penso tra me.<br \/>\n&#8220;Gi\u00e0. Tutto merito di Max&#8230; Scommetto che il tuo \u00e8 bellissimo, curato, e in piedi.&#8221;<br \/>\n&#8220;Si. Ma io non dovrei nemmeno farlo l&#8217;albero di Natale&#8230; la psicologa me l&#8217;ha sconsigliato&#8221; replico con una punta di malinconia.<br \/>\n&#8220;E perch\u00e9 mai?&#8221; Si avvicina per togliermi scopa e paletta, poi li ripone nell&#8217;armadietto.<br \/>\n&#8220;Troppi ricordi&#8230;&#8221; Mi scappa un sospiro. &#8220;Brutti ricordi&#8230;&#8221; La mia voce si rompe, la gola stretta in un morso di dolore.<br \/>\nFrancesco torna veloce verso di me e mi avvolge tra le sue braccia, energiche e calde. E&#8217; pi\u00f9 alto di me, cos\u00ec la mia testa finisce appoggiata al suo cuore. Non c&#8217;\u00e8 niente tra di noi, ma non ce n&#8217;\u00e8 bisogno. A volte un abbraccio \u00e8 solo un abbraccio, non ha altri scopi o significati particolari, non risolve i problemi, non li fa scomparire.\u00a0Ma il potere di un abbraccio, un semplice abbraccio, \u00e8 enorme. Ci fa sentire meno soli. Questo \u00e8 il primo vero abbraccio che ricevo dopo tanti anni.<br \/>\nNon mi chiede altro, beviamo una camomilla insieme, in silenzio, ma comunque vicini.<br \/>\nTorno nel mio appartamento e vado a letto sfinita. Tania richiede davvero uno sforzo fisico non indifferente, anche se non me ne sono accorta affatto. Mi dimentico di controllare il gas, la porta, il tappeto, le scarpe. Semplicemente spengo la luce e dormo, sognando un paese ghiacciato, pupazzi di neve che parlano e gli occhi sorridenti di una puffolina deliziosa.<\/p>\n<p>E&#8217; finalmente sabato, la vigilia di Natale. Una giornata un po&#8217; uggiosa alla finestra, ma le luminarie natalizie sono accese fin dal mattino e il panorama non \u00e8 cos\u00ec male. Non ho impegni, niente uscite, tutto \u00e8 pronto per il pranzo di domani dai miei. Preferisco non arrivare all&#8217;ultimo giorno impreparata, perch\u00e9 mi metterebbe ancora pi\u00f9 ansia di quella che gi\u00e0 stanca il mio cuore. Lo sento ogni tanto perdere un colpo, un ritmo disconnesso per dirmi che il mio posto non \u00e8 l\u00e0, che quelle persone non mi fanno stare poi cos\u00ec bene.<br \/>\nSento del trambusto provenire dall&#8217;altra parte e mi tranquillizza, in qualche modo. Mi sembra quasi di sentire i risolini di Tania, ma quella dev&#8217;essere la mia immaginazione.<br \/>\nMi metto a sistemare documenti e conti di casa, rimasti in arretrato, ma il telefono squilla in continuazione. Talvolta sono amici e parenti per i consueti auguri natalizi, ma troppo spesso sono mia madre, mio fratello, mia cognata e pure i messaggi di mio padre, lui non chiama mai, scrive solamente, a tartassarmi sui nuovi vicini. Chi sono, cosa fanno, perch\u00e9 fai la baby sitter, quando vieni da noi, ricordati di portare questo e quello, come ti vesti, ci sono anche gli zii, ricordati di non nominare quella vecchia faccenda, mi raccomando niente politica, non cominciare con i tuoi soliti discorsi di etica, ambiente e quelle cose l\u00ec, che \u00e8 Natale e vogliamo stare tranquilli, e per favore niente musi lunghi, cerca di sorridere almeno domani. Quando chiamano lascio il cellulare con il vivavoce e continuo ad occuparmi delle mie faccende, possibilmente senza ascoltarli, come mi ha consigliato la psicologa. Ma \u00e8 difficile, certe frasi si insinuano comunque nella mia mente, e scavano, scavano, scavano solchi profondi nelle solite ferite.<br \/>\nAlla fine esco per qualche altra spesa, non urgente, del pane e del latte freschi, una rivista all&#8217;edicola, giusto per svagare la mente. Passo davanti a un negozio di giocattoli e mi viene un&#8217;idea. Perch\u00e9 aspettare carnevale per quel vestito giallo di Belle?<br \/>\nEntro e in mezzo alla folla di genitori disperati, una commessa gentilissima in magazzino trova proprio quello che mi serve. Dovrei cercare un regalo anche per Francesco, ma ho paura di azzardare qualcosa di impegnativo, in fondo lo conosco solo da qualche giorno. Quando mi presento in cassa per\u00f2, c&#8217;\u00e8 un oggetto che cattura la mia attenzione: un piccolo albero di Natale di peluche, con la base pesante, non cade mai, torna sempre in piedi quando lo si colpisce. Perfetto!<br \/>\nQuando salgo le scale del nostro condominio, decido di suonare all&#8217;altro campanello. Mi apre Francesco, con i capelli arruffati e la barba non fatta. Questa volta mi colpisce, \u00e8 un bel ragazzo, non c&#8217;\u00e8 dubbio, ma mi riprendo subito.<br \/>\n&#8220;Ciao! Vi va una cioccolata calda da me?&#8221;<br \/>\nNon faccio in tempo a finire la frase che Tania \u00e8 gi\u00e0 sotto al mio cappotto, e ride sorniona sulla mia pancia.<br \/>\nCi mettiamo nella mia cucina, al tavolino piccolino, ma Tania dura pochissimo seduta sulla sedia. Svuota la sua tazza in fretta,e poi sgattaiola nell&#8217;altra stanza. La vediamo dalla porta scorrevole aperta. E&#8217; impalata a guardare il mio albero di Natale, seduta per terra sul tappeto del salotto, lo sguardo all&#8217;ins\u00f9, incantata dalle luci intermittenti. Ogni tanto alza la mano, per toccare una palla brillante, un angioletto, una campanella.<br \/>\n&#8220;Sar\u00e0 dura riportarla di l\u00e0&#8230;&#8221; Francesco la osserva un po&#8217; preoccupato.<br \/>\n&#8220;Baster\u00e0 aspettare le cinque!&#8221; Indico l&#8217;orologio a parete ridendo. &#8220;Guarda, manca poco!&#8221;<br \/>\n&#8220;Gi\u00e0! Ah, questo mi ricorda una cosa&#8230; aspettami qui.&#8221; Si alza e se ne va nell&#8217;altro appartamento. Un minuto dopo lo vedo arrivare con due sacchetti colorati. &#8220;Ecco, questi sono per te. Quello grande lo ha scelto Tania, quello pi\u00f9 piccolino \u00e8 da parte mia.&#8221;<br \/>\nIl mio cuore sobbalza d&#8217;entusiasmo. &#8220;Oh, io&#8230; grazie!&#8221; Temo di arrossire e non riuscire a frenarmi.<br \/>\n&#8220;Anch&#8217;io ho pensato a voi. Tania!&#8221; La bambina si gira verso di me. &#8220;Prendi quel pacchetto rosso vicino a te, s\u00ec, quello l\u00ec, in basso. Brava! E poi quell&#8217;altro verde scuro, col fiocco blu&#8230; Si, esatto. Portali qui per favore.&#8221; Arriva sgambettando, fingendo di portare due pesi faticosi, ma in realt\u00e0 sono leggeri. &#8220;Questo \u00e8 per te&#8221; le dico, lasciandole la confezione rossa. &#8220;Mentre questo \u00e8 un pensiero per te&#8221; e consegno l&#8217;altro a Francesco, la mano mi trema un po&#8217;.<br \/>\n&#8220;Grazie&#8230; gentilissima. Li apriamo domani, insieme?&#8221; mi chiede. &#8220;Noi avremo i miei genitori qui a pranzo. Beh, \u00e8 mia madre che cucina e porta tutto, ma tu suona quanto rientri dal tuo pranzo, noi ci siamo.&#8221;<br \/>\n&#8220;Non so quando sar\u00f2 a casa, non ne ho idea.&#8221; Non ci vorrei nemmeno andare, se \u00e8 per quello.<br \/>\n&#8220;Va bene a qualsiasi ora. Per favore, non farti problemi. Li apriamo insieme.&#8221; Francesco insiste e non mi lascia scuse.<br \/>\n&#8220;Ok, li apriamo insieme.&#8221;<\/p>\n<p>Finalmente Natale. Una pallida luce fa capolino dalla finestra del bagno. Sono in ritardo, ritardissimo. Ieri sera ho dimenticato di puntare la sveglia, sono gi\u00e0 le dieci e ho tutto da fare. Incespico rischiando di cadere, mentre mi muovo frenetica per recuperare il tempo perduto. Mi vesto in fretta e furia, per fortuna avevo gi\u00e0 scelto cosa indossare oggi, una lunga gonna in lana grigia, un maglioncino rosso con fili d&#8217;argento, che mi cade molto bene sui fianchi, gli stivali lucidi che mi slanciano un pochino. Da quando l&#8217;ho acceso, il cellulare non mi d\u00e0 tregua, rallentando le mie capacit\u00e0 cognitive. Mia madre mi ha gi\u00e0 chiamata tre volte, lamentandosi del mio ritardo e ricordandomi sempre le stesse cose. Sento il cuore pulsare impazzito dall&#8217;ansia ogni volta che partono gli squilli di un&#8217;altra telefonata in arrivo. Cerco di truccarmi, ma la mano trema cos\u00ec tanto dall&#8217;agitazione che rischio di infilarmi il mascara in un occhio. Calma Emma, calma. E&#8217; solo uno stupido pranzo. Vai, sorridi, non ascoltare nessuno, mandali a quel paese tutto il tempo, mangia, buttati sul cibo, e pazienza per la linea. Appena puoi, subito dopo il caff\u00e8, scappa con una scusa. Continuo a ripetermi questo, fino a farmi venire una terribile emicrania.<br \/>\nCon un vero miracolo, alle undici sono pronta per uscire, tutti i pacchetti regalo pronti, anche la borsa con le vettovaglie di supporto per il pranzo, come richiesto da mia madre. Esco di corsa, chiudendomi il portoncino alle spalle e scendo le scale. Sul pianerottolo del primo piano, mi ferma Francesco che sta parlando con i vicini del piano di sotto. In braccio al signor Giulio, Tania batte le mani al mio arrivo. Bellissima nel suo vestitino rosso fuoco e le calze bianche.<br \/>\nCi scambiamo gli auguri tutti quanti. Non so chi abbia il profumo pi\u00f9 buono tra Francesco e la piccolina. Forse l&#8217;emozione per quegli abbracci, forse l&#8217;inquietudine per il pranzo, mi sento sempre pi\u00f9 accaldata, la testa mi scoppia di pensieri ingarbugliati. Mentre sto per staccarmi da questa lieta compagnia, suona nuovamente il mio telefonino. Cerco l&#8217;apparecchio nel fondo della mia borsetta.<br \/>\n&#8220;Scusate&#8230; oh, \u00e8 di nuova mia madre&#8230;&#8221;<br \/>\nPremo lo schermo per rispondere, ma qualcosa all&#8217;improvviso mi manca sotto i piedi. La vista mi si appanna, non vedo pi\u00f9 i loro visi, l&#8217;aria diventa rarefatta, annaspo in cerca di un equilibrio. Sento solo la voce di Francesco in lontananza, sempre pi\u00f9 indistinta.<br \/>\n&#8220;Emma! Emma!&#8221;<br \/>\nPoi due braccia forti mi afferrano prima di toccare il pavimento. E tutto diventa buio.<\/p>\n<p>Mi ritrovo stesa sul divano a casa di Francesco, con la copertina di Tania addosso e la bambina che mi scruta attentamente. Appena apro gli occhi infatti, la piccolina mi d\u00e0 un bacio in fronte e scappa via verso la cucina, da dove mi giungono rumori di pentole e mestoli.<br \/>\nMi metto a sedere, cauta, aspettandomi il peggio. Invece la testa non gira pi\u00f9, il cuore sembra tranquillo. Mi hanno tolto gli stivali, sono l\u00ec accanto, e mi hanno preparato un paio di pantofole, un po&#8217; maschili, devono essere di scorta.<br \/>\n&#8220;Come ti senti?&#8221; Francesco si avvicina, asciugandosi le mani in uno strofinaccio.<br \/>\n&#8220;Che \u00e8 successo?&#8221; Mi massaggio le tempie e il collo, nel tentativo di risvegliare cervello e muscoli.<br \/>\n&#8220;Sei svenuta. Ti ho portato qui. Per fortuna il dottor Amedeo non era ancora uscito per il pranzo dalla figlia ed \u00e8 venuto a visitarti. Ha detto che stavi comunque bene, battito regolare, respiro normale. Stavi dormendo e ti abbiamo lasciato riposare.&#8221;<br \/>\n&#8220;Oddio, che ore sono?&#8221; esclamo spaventata. Il pranzo, mia madre, che disastro!<br \/>\n&#8220;Tranquilla. Stai tranquilla. E&#8217; passata un&#8217;oretta.&#8221; Si siede accanto e mi trattiene per un braccio. &#8220;Ha chiamato tua madre e ho risposto io. Senza entrare in dettagli, ho detto che avevi problemi con l&#8217;auto e rimanevi a pranzo da me, un amico. Mi \u00e8 sembrato persino contenta di non poter fare domande&#8230;&#8221; Ride divertito.<br \/>\n&#8220;Eh, lo immagino&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Poi per\u00f2 continuava a chiamare e chiamare, ho spento il tuo cellulare. E poi ha iniziato a suonare il tuo telefono fisso, ho preso le chiavi dalla tua borsa, sono andato da te e ho staccato anche quello. Se ne far\u00e0 una ragione. Il dottore ha detto di evitare situazioni stressanti, e tua madre mi pare ci vada molto vicino. O sbaglio?&#8221;<br \/>\n&#8220;Non conosci ancora mio fratello. E mia cognata. E mio nipote che sta imparando bene&#8230;&#8221; Sospiro per\u00f2 di sollievo. Intanto sono qui.<br \/>\nTania sta armeggiando con qualcosa al fianco del loro albero di Natale caduto, sposta pacchetti, muove alcune borse di cartone, curiosa i biglietti, finch\u00e9 trascina per il tappeto due grandi sacchetti e me li mette davanti. Li riconosco subito.<br \/>\n&#8220;Abbiamo anche recuperato i tuoi regali sotto l&#8217;albero. Tania ha deciso che oggi sei nostra ospite. Purtroppo i miei genitori non ci sono, quindi nemmeno il pranzo preparato da mia madre. Loro s\u00ec, hanno davvero avuto un problema con l&#8217;auto, per cui arrivano nel pomeriggio, in treno. Cos\u00ec il men\u00f9 per oggi l&#8217;ha scelto Tania, abbiamo minestrina con le stelline e poi pollo arrosto con patatine fritte! E fortuna che avevo preso qualcosa di sopravvivenza!&#8221;<br \/>\nSorrido per questo dono improvvisato dal destino. &#8220;Penso sia il miglior pranzo di Natale!&#8221;<br \/>\n&#8220;Questo regalo lo ha scelto lei eh, io non c&#8217;entro.&#8221; Tania mi offre una busta con la stampa di varie principesse Disney. Prendo il pacco all&#8217;interno e lo scarto con cura, mentre lei non finisce di agitarsi, saltando e battendo le mani. Dentro ci sono una copertina in pile con la stampa di &#8220;Frozen&#8221;, le due principesse, e un paio di ciabattine morbidose, di peluche, sempre di &#8220;Frozen&#8221;.<br \/>\n&#8220;Credo sia il suo modo di dirti che sei la benvenuta in questa casa&#8230;&#8221; mi sussurra Francesco. &#8220;E queste le possiamo nascondere adesso.&#8221; Prende le sue vecchie pantofole e le caccia sotto il divano.<br \/>\n&#8220;Questo invece \u00e8 mio&#8221; e mi guarda intensamente mentre mi pone in grembo quest&#8217;altro regalo.<br \/>\nMi tremano le mani mentre apro questo pacchetto, perch\u00e9&#8230; perch\u00e9, non voglio nemmeno sapere perch\u00e9. Le mie dita all&#8217;interno toccano qualcosa di ancora pi\u00f9 morbido e soffice della copertina, lo tolgo dalla confezione: un maglioncino. Soprattutto, quel maglioncino fucsia, non uno a caso, ma quello che stavo rimirando proprio ieri, durante il mio giro di svago. Come poteva saperlo?<br \/>\n&#8220;Ti ho visto, eravamo in auto, fermi al semaforo. Tu eri davanti alla vetrina nell&#8217;angolo opposto. C&#8217;era solo questo in esposizione, lo stavi fissando, ti sei anche spostata varie volte, come se nel riflesso della vetrina tentassi di vedere come ti poteva stare addosso. Spero di aver indovinato la taglia, non sono bravo per queste cose&#8230;&#8221; Arrossisce un po&#8217;, appena appena.<br \/>\n&#8220;Grazie&#8230;&#8221; Non riesco a dire altro, sono sopraffatta dall&#8217;emozione, ma Tania mi salta in braccio e scaccia con un sorriso tutte le mie paure. &#8220;E i vostri regali? Li avete gi\u00e0 aperti?&#8221;<br \/>\n&#8220;Assolutamente no, li apriamo insieme.&#8221; Francesco si alza per prendere i pacchetti che ho preparato per loro. La prima \u00e8 Tania, che lancia un acuto micidiale alla vista del suo costume giallo da Belle, con tanto di rosa rossa e guanti lunghi. Max invece reagisce con un miagolio stizzito e si sposta verso le camere da letto, siamo troppo rumorosi oggi per lui.<br \/>\n&#8220;Tocca a me&#8221; Francesco scarta incuriosito il suo e scoppia in una risata divertita quando vede il contenuto.<br \/>\n&#8220;Questo non cade mai, torna sempre al suo posto. A prova di gatto!&#8221;<br \/>\n&#8220;Grazie di avermi pensato&#8230;&#8221; e mi abbraccia forte, insieme a Tania.<br \/>\nPoi cerchiamo a turno di abbattere quell&#8217;alberello impertinente, senza proprio riuscirci.<br \/>\nE&#8217; un Natale diverso, senza ansie o preoccupazioni, senza il passato di mezzo. Un Natale sereno e divertente, tra amici. Un Natale dolce come gli occhi di questa bambina. Un Natale quasi felice, come non ce l&#8217;avevo da molto tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2022 Barbara Businaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>Questo racconto parte da molto lontano, anche se la stesura finale l&#8217;ho scritta scena per scena solo da gioved\u00ec pomeriggio. <\/em><br \/>\n<em>Emma mi ricorda un po&#8217; la protagonista di &#8220;<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Eleanor-Oliphant-benissimo-Gail-Honeyman\/dp\/8811672368\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Eleanor Oliphant sta benissimo<\/a>&#8220;, libro di Gail Honeyman letto qualche anno fa. Quel romanzo mi ha colpito molto perch\u00e9 la solitudine tocca un po&#8217; tutti, prima o poi. Ma in questo periodo ho conosciuto molte persone che non vivono bene il Natale e hanno ammesso che per loro \u00e8 il momento pi\u00f9 buio dell&#8217;anno, in assoluto contrasto con quanto le pubblicit\u00e0 ci propongono in modo assillante, tra quadretti di famiglie felici, tutte sorrisi, attorno a una tavola imbandita e scintillante, scartando montagne e montagne di regali, bellissimi e costosissimi. Il Natale \u00e8 dei bambini, per loro \u00e8 gioia pura, la magia dell&#8217;infanzia li protegge, ma il mondo reale degli adulti \u00e8 ben altro. Non solo c&#8217;\u00e8 chi soffre in ospedale, senza sapere se torner\u00e0 mai a casa, ma anche chi soffre in silenzio, per una persona malata, per una perdita recente, per una famiglia disgregata, per un affetto troppo lontano, per un amore finito e il cuore distrutto. Sono intorno a noi, ci sorridono anche, ma se vi fermate un momento ad osservare, il loro sorriso termina con una piega di malinconia e amarezza. Quest&#8217;anno, a inizio dicembre, ho deciso di partecipare a un gruppo che si organizza per spedire cartoline di auguri natalizi a perfetti sconosciuti, intorno al mondo. E&#8217; un piccolo gesto, a volte non riesce completamente a causa dei soliti ritardi postali, per non dire delle spedizioni smarrite, ma ci proviamo. Intorno alla vigilia e anche dopo, queste persone ricevono biglietti colorati da ogni parte del globo, con auguri sinceri, perch\u00e9 lo sono davvero. E questo piccolo gesto aiuta, come ci scrivono di rimando, con le fotografie dei loro caminetti addobbati di vivaci cartoline natalizie.<\/em><br \/>\n<em>Poi anch&#8217;io sono un po&#8217; verde <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Grinch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Grinch<\/a> da qualche anno, ma in questo dicembre devo dire che i pianeti tutti si sono scatenati a rendermi le festivit\u00e0 ancora pi\u00f9 faticose. Tra problemi con l&#8217;officina, con la carrozzeria, con il lavoro, con le peakers, con la scrittura, con il blog, con le poste, e pure con il cuore, vorrei solo nascondermi sotto il piumone e ci rivediamo al 7 gennaio. O direttamente a fine letargo, in primavera. Per\u00f2 non mi arrendo, tiro fuori i muscoli, non perdo la speranza, che anche stavolta ho dovuto contenere il finale, perch\u00e9 stavo per lasciarmi trascinare da Emma e Francesco&#8230;<\/em><br \/>\n<em>La canzone che accompagna questo racconto, qui sotto, \u00e8 presa dalla colonna sonora di uno dei miei &#8211; tanti &#8211; film preferiti, soprattutto sotto Natale (perch\u00e9 non l&#8217;ho ancora visto in televisione, eh?!): <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=wZqxi_kGu-Q\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L&#8217;amore non va in vacanza<\/a> con Cameron Diaz (bionda), Kate Winslet (un&#8217;altra bionda), Jude Law (eh si, mi ha ispirato Francesco, che ci volete fare&#8230;) e Jack Black, che scrive una colonna sonora stupenda per un immenso Eli Wallach (praticamente interpreta se stesso, uno sceneggiatore con tanto di Oscar, sua questa frase stupenda: &#8220;Nei film c&#8217;\u00e8 la protagonista e c&#8217;\u00e8 la migliore amica. Tu, te lo dico io, sei una protagonista. Ma per qualche ragione ti comporti da migliore amica&#8230;&#8221;). &#8220;Cold Hands, Warm Heart&#8221; (trad. Mani fredde, cuore caldo) di Brendan Benson \u00e8 una canzone triste nelle parole, due persone che si lasciano, attendendo momenti migliori, ma la melodia in qualche modo stride, perch\u00e9 nasconde speranza nel futuro. Perch\u00e9 la speranza non ci molla proprio mai.<\/em><br \/>\n<em>E con questo vi auguro un felice Natale, con qualsiasi persona, animale o libro decidiate di passarlo, non necessariamente in quest&#8217;ordine, n\u00e9 per affetto n\u00e9 per importanza. Semplicemente cercate di passarlo con chi vi fa stare bene.<\/em> \ud83d\ude42<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Brendan Benson - Cold Hands (Warm Heart) HD\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/uClOAnm_JnY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finito. Mi allontano un attimo, qualche metro all&#8217;indietro per osservare bene il risultato. Uhm, questo albero di Natale sembra sempre storto. Provo a tirarlo leggermente verso destra, nel tentativo di raddrizzarlo. Gi\u00e0 meglio, per\u00f2 le decorazioni non sono distribuite uniformi. Qualche palla grande \u00e8 finita nei rami di mezzo, creando uno squilibrio. Sospiro. Che faticaccia. 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