{"id":26308,"date":"2021-12-25T06:00:15","date_gmt":"2021-12-25T05:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=26308"},"modified":"2023-12-17T15:20:23","modified_gmt":"2023-12-17T14:20:23","slug":"topi-piccoli-hanno-orecchie-lunghe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/topi-piccoli-hanno-orecchie-lunghe\/","title":{"rendered":"Topi piccoli hanno orecchie lunghe"},"content":{"rendered":"<p>Io detesto il Natale. Davvero, non lo sopporto. Non per l&#8217;atmosfera, le luci per le strade e gli addobbi nelle case in una stagione che \u00e8 fin troppo buia, ma per come le persone lo rovinano con la loro ipocrisia. I regali, per esempio, perch\u00e9 farli solo a Natale? Gli auguri detti solo per convenienza, quel &#8220;tante belle cose&#8221; che nasconde pi\u00f9 una minaccia di una gioiosa speranza. I pranzi in famiglia, fingendo di essere tutti pi\u00f9 buoni e amichevoli, mentre \u00e8 una tregua veloce ad antiche ostilit\u00e0. O le promesse, &#8220;dovremo vederci pi\u00f9 spesso&#8221;, quando sanno benissimo che continueranno a ignorarsi per un&#8217;altra annata. Per non parlare di quel terribile inganno dei grandi verso noi piccoli, quel fantoccio di Babbo Natale! Sul serio, chi pu\u00f2 credere all&#8217;esistenza di un uomo il cui unico lavoro \u00e8 ricoprire di regali la gente, solo un giorno all&#8217;anno, senza nulla in cambio? Nessuno si preoccupa della sua economia? Nessuno si chiede come sia possibile, come possa mantenersi, dove stia tutto il resto del tempo, perch\u00e9 ogni centro commerciale abbia un suo Babbo Natale disponibile alle foto e ai consigli per gli acquisti, nel negozio proprio alle sue spalle?<br \/>\nFinzione, illusione, menzogna.<br \/>\nMi chiamo Chiara e io proprio lo detesto il Natale. Ma sono una bambina di dieci anni, beh nove e mezzo per essere precisi, e tutti si aspettano che io scoppi di felicit\u00e0, perch\u00e9 il Natale \u00e8 la festa dei bambini. Davvero? E chi lo ha deciso?! Io non ero sicuramente presente per poter dire la mia. Avrei disegnato le festivit\u00e0 in maniera completamente differente, senza prenderci in giro.<br \/>\nQuest&#8217;anno per\u00f2 il Natale si prospetta ancora pi\u00f9 difficile per me, in questa casa. Nonna Enrica \u00e8 stata portata in ospedale d&#8217;urgenza dopo un malore. Ho sentito mamma sussurrare al telefono, tra le lacrime, che si tratta di un infarto. Poi ha iniziato a parlottare fitto fitto con pap\u00e0, sul da farsi con il nonno Eugenio, nascosti in un angolo della cucina, cercando di non farsi ascoltare dalla sottoscritta e interrompendosi a ogni mio passaggio verso il frigorifero e il microonde, visto che avevo terminato i compiti e mi stavo preparando la merenda.<br \/>\nQuando sono nei paraggi ma talmente silenziosa da non essere notata, l&#8217;uno sussurra all&#8217;altra &#8220;topi piccoli hanno orecchie lunghe&#8221; con un cenno della testa nella mia direzione, bloccando ogni discorso. Come se io non fossi presente e non avessi comunque gi\u00e0 compreso per filo e per segno argomento, tesi, antitesi, implicazioni e possibili soluzioni. Gli adulti dimenticano facilmente di essere stati a loro volta bambini. Forse \u00e8 per questo che l&#8217;idea del Natale non funziona pi\u00f9.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Alla fine i miei genitori hanno concluso che nonno Eugenio verr\u00e0 a casa nostra, dormir\u00e0 nella camera degli ospiti, di solito utilizzata da zia Annalisa quando viene a trovarci dall&#8217;estero con il fidanzato di turno. Credo di averne conosciuti gi\u00e0 sette di suoi pretendenti, anche se il settimo non mi sembrava mostrare particolare interesse alla loro amicizia. A malapena ricambiava gli abbracci di zia Annalisa, la quale invece gli stava sempre incollata addosso, pi\u00f9 di quanto facevo io col mio orsetto Teddy quand&#8217;ero piccola. Non so ancora cosa succeda a noi femmine quando cresciamo e ho davvero paura di scoprirlo, temo con ansia quel momento. Quando io non sar\u00f2 pi\u00f9 io, quando tutti i giocattoli mi faranno schifo e quando la mia felicit\u00e0 dipender\u00e0 da un maschio. Dev&#8217;essere qualcosa che si rompe nel cervello, forse cresciamo troppo di colpo, povere noi.<br \/>\nComunque, mamma ha subito chiamato il negozio di abbigliamento dove lavora, spiegando la situazione e la sua assenza nei prossimi giorni, concordando con la sua socia Elisabetta di contattare l&#8217;agenzia interinale per farsi mandare un rimpiazzo d&#8217;urgenza. Pap\u00e0 invece ha suonato il campanello alla signora Floriana dell&#8217;appartamento a fianco, chiedendo se pu\u00f2 &#8220;darmi un&#8217;occhiata&#8221; per il pomeriggio, mentre mamma raggiunger\u00e0 nonna Enrica in ospedale e pap\u00e0 passer\u00e0 a recuperare nonno Eugenio, affidato alle cure di una vicina di casa, la stessa che li ha avvisati dell&#8217;accaduto.<br \/>\nLe mie vacanze natalizie non si prospettano affatto tranquille. Il piano originale era che la mattina rimanevo a casa con pap\u00e0, lui alla sua scrivania con il portatile e io sui miei compiti di scuola, e il pomeriggio con la mamma, rientrata dalla sua boutique, mentre pap\u00e0 si recava al suo studio in centro per incontrare i clienti. Adesso invece tutto si complica e loro due non hanno ancora deciso se fidarsi a lasciarmi da sola con il nonno, perch\u00e9 \u00e8 un po&#8217; particolare. Qualcuno dice svitato, qualcun altro demente, secondo mia madre solo malato, secondo mio padre un bel furbo. E io sono ancora troppo piccola, secondo loro, per sapermela cavare da sola. Dimenticano che la signora Floriana \u00e8 pi\u00f9 anziana di nonno Eugenio ed \u00e8 pure parecchio sorda, al loro posto non la considererei una compagnia attendibile per chicchessia.<br \/>\nNemmeno zia Annalisa pu\u00f2 venire a trovarci per le feste quest&#8217;anno, pare ci sia in ballo un progetto milionario nella sede di Londra. Probabilmente troverei anch&#8217;io una scusa per restare nella citt\u00e0 pi\u00f9 bella d&#8217;Europa addobbata di mille luci, tra brindisi e party senza fine, invece di occuparmi di un vecchio strano e di una bambina problematica. Ci sarebbe anche Matisse per la verit\u00e0, il nostro gatto persiano snob. Pelo lungo di color grigio lunare, gelidi occhi azzurri, il muso che osserva il mondo dall&#8217;alto, annusandone l&#8217;odore con apparente disgusto. E&#8217; gi\u00e0 tanto che ci degni della sua presenza e sopporti le nostre coccole. Beh, io cerco di lasciarlo in pace, ed \u00e8 un patto reciproco il nostro. Mentre tutti i gatti del mondo si stanno divertendo a rompere qualsiasi parte raggiungibile dell&#8217;albero di Natale, Matisse sta beatamente dormendo nell&#8217;amaca morbida, dall&#8217;alto del suo trono, un complesso tiragraffi alto due metri. Chiss\u00e0 come reagir\u00e0 alla novit\u00e0 in arrivo.<\/p>\n<p>Sono figlia unica. Mia madre non fa che ripetere a chiunque quanto sia stato stressante avere me, dubito perci\u00f2 che voglia ritentare l&#8217;esperimento, nonostante mio padre invece ogni tanto vi faccia cenno. Non gli dispiacerebbe avere un maschietto con cui poter giocare a pallone, con le costruzioni meccaniche o con le macchinine radiocomandate. Io vorrei tanto un trenino, uno di quelli da far correre su una bella rotaia lunga, con gli scambi da azionare, il passaggio a livello, le stazioni per le fermate e pure un bel tunnel dentro la montagna. Un mio compagno di classe ha portato in aula le fotografie del suo, un enorme plastico costruito su una grande tavola con le ruote, che sposta sotto il letto quando non ci gioca. Una volta l&#8217;ho anche detto ai miei genitori, affranta per l&#8217;ennesima stupida bambola, ma hanno pensato che scherzassi. Perch\u00e9 diamine regalarmi quegli stupidi libri di sviluppo personale per giovani femmine anticonformiste, se poi non posso avere un semplice trenino?! Non mi interessa pettinare lunghe chiome o cambiare vestitini. Voglio viaggiare e voglio vedere il mondo un giorno proprio dal finestrino di un treno.<br \/>\nQuando pap\u00e0 torna a casa la signora Floriana si \u00e8 appisolata sul nostro divano, siamo costretti a svegliarla perch\u00e9 non sente nemmeno il trambusto delle rotelle della valigia del nonno sul pavimento. Nonno Eugenio \u00e8 entrato dalla porta d&#8217;ingresso per primo, \u00e8 rimasto impalato per qualche secondo davanti allo specchio alla parete e poi, senza nemmeno togliersi sciarpa e cappotto, si \u00e8 spostato di fronte all&#8217;albero di Natale, a fissare le luci intermittenti. Quando lo saluto, con la voce un po&#8217; forte come se avesse lo stesso udito della signora Floriana, non mi risponde, nemmeno si gira verso di me, forse non mi riconosce neppure.<br \/>\nDopo aver portato la valigia in camera da letto, pap\u00e0 torna in salotto e con molta cura gli toglie gli indumenti pesanti, appendendoli all&#8217;attaccapanni. Poi lo fa accomodare sul divano, accendendogli la televisione su quello che sappiamo essere il suo programma preferito, un documentario sulla natura. Nonno Eugenio non mostra comunque alcuna reazione, come fosse in trance ipnotica o del tutto assente.<br \/>\nNon so molto di lui, il nonno l&#8217;ho conosciuto gi\u00e0 cos\u00ec taciturno e strambo, pare che solo nonna Enrica riesca a farlo parlare e quando sono soltanto tra loro due. Ci siamo sempre studiati a distanza finora, con l&#8217;intercessione di nonna tra noi. Non so proprio cosa aspettarmi adesso.<br \/>\nTorno ai miei compiti, seduta al lungo tavolo da pranzo laccato. Dopo un paio di esercizi di geometria, mi distraggo un attimo e trovo nonno Eugenio che mi sta fissando divertito. Rimango sorpresa dal suo sorriso ampio e lui mi fa l&#8217;occhiolino in risposta, prima di tornare a guardare la televisione, di nuovo con un&#8217;espressione assente. E&#8217; stato talmente veloce che mi chiedo se ho sognato.<\/p>\n<p>Per le vacanze di Natale mia madre va sempre in crisi perch\u00e9 Carmelina, la signora che viene due volte la settimana per le pulizie e qualche pomeriggio extra per farmi da baby sitter, si reca in visita dalla figlia a Roma per quindici giorni almeno. Ci abbandona in balia degli eventi, come dice mamma presa dallo sconforto. Quest&#8217;anno poi sar\u00e0 una vera tragedia, con nonna Enrica ricoverata e tutto il resto qui a casa.<br \/>\nTornata dall&#8217;ospedale dove le notizie sono abbastanza buone, mamma decide di fare un po&#8217; di ordine nel nostro appartamento. Prima la sento rovistare nello sgabuzzino, imprecando a bassa voce contro qualcosa che non trova. Poi comincia a raccogliere i panni sporchi dalle camere e organizzare i vari cicli della lavatrice. Ammonticchia sulla poltrona quello che pi\u00f9 tardi dovr\u00e0 stirare, e mi chiedo come dato che non l&#8217;ho mai vista afferrare il ferro da stiro. In tutto questo trambusto, nonno Eugenio sembra assorbire l&#8217;irrequietezza della figlia, continua a spostarsi in ogni angolo del salotto, rimanendo comunque in piedi assorto nel suo nulla apparente.<br \/>\nA un certo punto lo osservo raggiungere spedito la cucina e spostare la scopa che mia madre ha lasciato appoggiata allo stipite della porta, di sbieco, per ricordarsi di pulire il terrazzo verso la strada principale. Mia madre passa di l\u00ec, nota la scopa cambiata di posto e la rimette dov&#8217;era prima. Nonno Eugenio nuovamente la afferra e la muove altrove con un sorriso. Dopo pochi minuti, mia madre stizzita di trovarsela ancora rimossa, la rimette al vecchio posto, sbuffando. Nonno Eugenio pare rinunciare e va finalmente a sedersi sulla poltrona, pi\u00f9 rilassato.<br \/>\nNemmeno mezz&#8217;ora dopo, il telefonino di mamma suona con una certa urgenza, lei corre per rispondere subito, perch\u00e9 potrebbe anche essere l&#8217;ospedale con qualche improvvisa cattiva notizia. Non si ricorda della scopa l\u00ec dove l&#8217;ha messa lei e vi inciampa, cadendo scompostamente a terra. Il telefonino smette di squillare, mentre mia madre inveisce senza freni contro ogni cosa. Si rialza massaggiandosi le ginocchia, raggiunge il telefonino e legge sul display il solito numero straniero di qualche vendita truffaldina. Fuori di s\u00e9 dalla rabbia, lancia il telefonino sul tavolo con troppa foga. L&#8217;apparecchio rimbalza sulla cover in silicone e si tuffa nel vuoto oltre la sedia accostata. Mi aspetto il rumore dello schianto e invece giunge un plof attutito. Il telefonino \u00e8 atterrato sul cuscino che il nonno, in uno dei suoi giri per casa, aveva poggiato a terra. Proprio in quel punto.<br \/>\nOsservo incredula la scena, poi un guizzo mi attraversa la mente e mi volto verso nonno Eugenio, adagiato in poltrona apparentemente tranquillo. In quell&#8217;istante mi strizza l&#8217;occhio destro con allegra complicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il mattino seguente sembra annunciare una giornata pi\u00f9 serena, anche mia madre \u00e8 tranquilla, convinta che nonna Enrica stia oramai meglio e possa tornare a casa entro Natale. Pranziamo tutti insieme al piccolo tavolo della cucina e poi pap\u00e0 si avvia verso l&#8217;ufficio, per gli auguri ai propri clienti. E per recuperare il mio regalo di Babbo Natale, lo so, li ho sentiti parlottare in merito giusto ieri sera, deve passare in libreria sotto il suo studio e poi al negozio di giocattoli del centro commerciale tornando verso casa. Per non mandarli in confusione, mi sono adeguata alle richieste delle mia compagne di classe, anche se i miei desideri sono ben altri.<br \/>\nDopo che pap\u00e0 se n&#8217;\u00e8 andato e mamma sta rassettando la cucina, il suo cellulare suona la musica che lei ha inserito per il numero dell&#8217;ospedale, cos\u00ec da riconoscere subito la provenienza della chiamata. Risponde tranquilla ma poi la vedo agitarsi oltremisura, rispondendo con vari &#8220;Arrivo subito!&#8221; Mentre raccoglie le sue cose nella borsa, mi dice che nonna Enrica ha avuto un malore, niente di grave, ma preferirebbero avere un parente che tranquillizzi la paziente, mentre terminano gli accertamenti.<br \/>\nPoi si ferma un attimo con il suo giaccone a mezz&#8217;aria. E&#8217; costretta a lasciarmi da sola con il nonno, \u00e8 atterrita all&#8217;idea, glielo leggo negli occhi, ma non ci sono altre possibilit\u00e0. Con la sua vocina acuta e isterica, in balia del panico, mi elenca tutte le raccomandazioni possibili, sconclusionate, e in parte assurde. In questo momento mi sento pi\u00f9 adulta di lei e cerco di infonderle coraggio.<br \/>\n&#8220;Mamma, non preoccuparti, staremo bene. Ci sono i numeri di emergenza nella rubrica del fisso e pap\u00e0 mi ha lasciato il suo telefonino di scorta, \u00e8 in carica, e posso mandarvi messaggi in qualsiasi momento. La signora Floriana non c&#8217;\u00e8, ma al piano di sotto ci sono comunque i Corbin, sono certa che mi apriranno la porta, dovessi avere bisogno di qualcosa. Nonno ha gi\u00e0 preso le sue pillole e, beh, \u00e8 tranquillo come sempre. Al massimo passegger\u00e0 per il corridoio. Matisse ha la sua ciotola piena, io ho i miei compiti. Davvero, \u00e8 tutto ok. Corri da nonna Enrica.&#8221;<br \/>\nTrattenendo le lacrime dalla commozione, mi abbraccia forte e mi stampa un bacio sulla fronte, prima di uscire trafelata per le scale. Torno sui miei passi verso il salotto, dove incrocio il sorriso sghembo di nonno Eugenio, rilassato sul divano in compagnia di Matisse che si lascia pure coccolare, senza alcun ritegno. Credo sar\u00e0 un pomeriggio interessante.<\/p>\n<p>Sono in cucina per preparare un t\u00e8 caldo e biscotti per noi, quando con la cosa dell&#8217;occhio scorgo nonno Eugenio piazzarsi davanti al portoncino d&#8217;ingresso, immobile. Non si sta rimirando nello specchio l\u00ec a fianco, no, sta proprio fissando il legno scuro della porta, come se fosse in attesa di qualcuno per poter uscire. Si aspetta forse che lo porti a camminare per il quartiere? Fuori c&#8217;\u00e8 un&#8217;aria gelida, non gli farebbe bene per niente.<br \/>\nProvo a chiamarlo: &#8220;Nonno, ti serve qualcosa?&#8221; Nessuna risposta. Poggio la teiera calda, esco dalla cucina e vado verso di lui. E&#8217; in quel momento che trilla il nostro campanello, quello del pianerottolo, e sento frusciare sulla soglia. Nonno Eugenio resta ancora fermo l\u00ec davanti, senza muovere un muscolo.<br \/>\nVorrei guardare dallo spioncino ma non ci arrivo. Non ho pensato a portarmi lo sgabello per alzarmi un po&#8217;. Allora chiedo con convinzione: &#8220;Chi \u00e8?&#8221;<br \/>\n&#8220;Buongiorno, siamo qui per un&#8217;offerta irripetibile per la pulizia della vostra dimora. C&#8217;\u00e8 la tua mamma in casa?&#8221;<br \/>\nAccidenti, e questi come sono entrati in condominio? Me li devo togliere di torno, in questo periodo di feste ci sono troppi furbetti in giro che cercano di intrufolarsi per rubare con ogni scusa plausibile. Apro bocca per replicare, ma una voce bassa e tonante dietro di me \u00e8 pi\u00f9 veloce.<br \/>\n&#8220;Grazie, ma non ci serve niente. Andate pure via.&#8221; Un tono cos\u00ec possente che non lascia margine di trattativa.<br \/>\nMi giro verso nonno Eugenio scioccata. La sua espressione severa somiglia a quella di un generale d&#8217;armata. I pugni stretti lungo i fianchi pronti a colpire duro.<br \/>\nDall&#8217;altra parte si sente uno scalpiccio veloce gi\u00f9 per le scale e poi il portone dabbasso che si chiude con un tonfo.<br \/>\nChiudo gli occhi e sospiro. Quando li riapro, nonno Eugenio \u00e8 di nuovo seduto sul divano, immerso nel reportage africano appena cominciato in televisione. L&#8217;aria di nuovo assente. Ma chi diavolo \u00e8 quest&#8217;uomo? Come sapeva che stavano per arrivare?<\/p>\n<p>Dal ritorno dalla cucina dove ho preso le nostre tazze di t\u00e8 e delle brioches calde, l&#8217;agitazione mi ha messo pure fame, trovo nonno Eugenio in piedi vicino alla sedia dov&#8217;ero seduta poco prima, di fronte al mio quaderno dei disegni, una sorta di diario colorato, senza parole ma solo pensieri per immagini. Avevo appena terminato di scarabocchiare una locomotiva sbuffante nella neve. Arrossisco dalla vergogna per essere stata scoperta e in velocit\u00e0 chiudo il quaderno, fingendo indifferenza. Nonno Eugenio rimane nel suo silenzio, ma mi sorride per un attimo, le mani giunte dietro la schiena. Poi camminando lentamente torna al divano, come se nulla fosse.<br \/>\nVorrei davvero sapere che cosa gli passa per la mente, che cosa pensa, se ha capito il mio disegno, se gli importa qualcosa di noi, di me.<br \/>\nNell&#8217;ora seguente \u00e8 talmente silenzioso che mi sembra di essere rimasta da sola, non fosse per Matisse che a tratti ronfa pi\u00f9 forte del consueto. Prima che lo stimolo diventi doloroso, decido di concedermi la toilette, non succer\u00e0 nulla se mi assento qualche minuto. Quando ne esco risollevata nello spirito, passando accanto alla mia cameretta, di sfuggita noto nonno Eugenio in piedi al centro della stanza. Non del tutto inerte, ma concentrato a scrutare le pareti, solo spostando la testa in qua e in l\u00e0, quasi seguendo una melodia nella sua testa. Era meglio se usavo le bustine del deteinato per il nostro t\u00e8? Magari la teina influisce con i suoi farmaci?<br \/>\nMi avvicino cautamente e lo prendo per mano, cercando di riportarlo in salotto. Si muove piano e si gira verso la porta, ma poi con l&#8217;altro braccio prende qualcosa dalla mensola sopra il mio letto e me lo porge, con uno sguardo interrogativo. Abbasso gli occhi sulla sua mano: \u00e8 l&#8217;unico trenino che posseggo, un modellino molto piccolo che sono riuscita a vincere in una di quelle palline a due euro, estratte casualmente dai grossi distributori di giochi fuori dal supermercato.<br \/>\nL&#8217;ha visto eccome il mio disegno, senza dubbio, e in qualche modo vuole farmelo capire. Rimette al suo posto il modellino e poi mi stringe forte con l&#8217;altra mano, mentre trattengo una lacrima. In questa casa nessuno si \u00e8 mai chiesto perch\u00e9 ci sia quel trenino, vicino al mio cuscino, vicino ai miei sogni. Lui l&#8217;ha compreso in un giorno, mi ha quasi letto nel pensiero&#8230; Penso che nonno Eugenio non sia affatto demente o pazzo o malato. Penso invece nasconda qualcosa, qualcosa di cos\u00ec potente da passare inosservato agli occhi di tutti gli altri. Ma non so che cosa sia. Forse sono troppo piccola per capirlo. O forse sono gi\u00e0 troppo grande.<\/p>\n<p>E&#8217; la mattina di Natale e nonna Enrica \u00e8 tornata a casa, finalmente sta meglio. Dovr\u00e0 stare pi\u00f9 attenta, non stancarsi troppo, controllare la pressione, limitare il cibo a tavola e ricordarsi sempre le sue pillole, all&#8217;orario giusto. Lo scompenso era dovuto a un dosaggio sbagliato, hanno dichiarato i medici. Per questo, le abbiamo regalato una scatolina colorata, dove dividere le pastiglie per giorni e fasce orarie, con tanto di timer e avviso acustico. Nonostante abbia l&#8217;aria stanca, nonna sorride di pi\u00f9 e mi guarda in maniera differente, con una strana luce negli occhi. Mi ha tenuto stretta la mano per quasi mezz&#8217;ora, accarezzandone il dorso delicatamente. L&#8217;ho lasciata fare, mi piaceva quel contatto. Dall&#8217;altra parte del divano invece c&#8217;era nonno Eugenio, che le sussurrava qualche parola nell&#8217;orecchio ma non sono riuscita a sentire niente.<br \/>\nMamma e pap\u00e0 si affaccendano in cucina per preparare il pranzo, in parte ordinato ad una gastronomia della zona, e sistemare la tavola a festa, tutta colorata di rosso e oro, con al centro delle candele decorate con rametti di pino profumati. In onore di nonna Enrica, ho indossato il mio vestito pi\u00f9 bello, con tante balze sulla gonna larga, ma solo per lei. Le scarpe basse di vernice sono un po&#8217; strette, mi fanno male i piedi per\u00f2 non dico niente per non rovinare il clima di serenit\u00e0.<br \/>\nDopo gli antipasti al salmone affumicato e le briochine al formaggio fuso, mangiamo i tortellini in brodo perch\u00e9 sono i preferiti di pap\u00e0, ma credo anche del nonno perch\u00e9 se li gusta ad ogni cucchiaiata. Aiuto la mamma a portare anche i secondi e i contorni, ci sono parecchi piatti per accontentare un po&#8217; tutti, comprese le patatine al forno per me. Alla fine comincia quella assurdit\u00e0 di scartare i regali e gi\u00e0 temo cosa trover\u00f2 nei miei pacchetti, mi preparo col mio sorriso finto migliore. La mattina di Natale non corro a verificare cosa \u00e8 stato messo sotto l&#8217;albero, come fanno i miei compagni di classe, non riesco ad avere il loro entusiasmo perch\u00e9 so che non ci saranno sorprese. Quindi attendo con gli adulti che abbiamo terminato di pranzare e recuperiamo tutti insieme i regali, al momento del dolce.<br \/>\nMi avvicino all&#8217;albero e inizio a distribuire le scatole e i sacchetti colorati.<br \/>\nPer\u00f2 questo ieri sera non c&#8217;era. Dietro il vaso dell&#8217;albero, vicino alla parete, trovo un pacchetto bello robusto, con un fiocco rosso enorme e un cartoncino stampato con sopra il mio nome. Uhm, nemmeno questa mattina a colazione l&#8217;avevo notato, da dove arriva? Anche i miei genitori si scrutano incuriositi l&#8217;un l&#8217;altro. Cercando di non farsi vedere da me, mamma mima un no con la bocca e pap\u00e0 scuote appena la testa. Non \u00e8 un&#8217;idea loro quindi. Rigiro la scatola tra le mani in cerca di indizi, qualcosa di metallico si muove all&#8217;interno.<br \/>\n&#8220;Beh, cosa aspetti? Aprilo!&#8221; Nonna Enrica \u00e8 vicino a me, pronta ad aiutarmi. Lo scartiamo insieme e appena scorgo i pezzi scomposti di una rotaia sotto la plastica trasparente della confezione, lancio un urlo incontenibile. &#8220;Non ci credo!&#8221; Inizio a saltare sulle punte, senza manco rendermene conto. E alla fine eccolo, un trenino. Ma che dico trenino, questo \u00e8 un treno bello grande, con almeno sei vagoni, una stazione, un passaggio a livello e delle auto in attesa, non so quanti scambi, ci sono diverse immagini possibili del percorso sulla scatola, ci sono anche un ponte e una piccola collina con un tunnel. E&#8217; stupendo e non smetto di saltellare contenta. Solo per un attimo incrocio lo sguardo soddisfatto di nonno Eugenio e mi chiedo se per caso&#8230; Non pu\u00f2 essere, non \u00e8 mai uscito di casa. Non ha mai telefonato. Nessuno \u00e8 venuto a trovarlo da noi. Come \u00e8 possibile che&#8230; Nonno Eugenio mi fa l&#8217;occhiolino, mentre gli altri sono distratti con i loro regali. Gli salto sulle ginocchia e lo abbraccio.<br \/>\nVorrei che ogni giorno fosse Natale. O che Natale fosse ogni giorno, a parte il panettone con l&#8217;uvetta. Sono un po&#8217; tradizionalista. Vorrei anche che ogni giorno fosse un regalo. Perch\u00e9, a pensarci bene, \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2021 Barbara Businaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>Ho iniziato a scrivere l&#8217;incipit di getto, ai primi di dicembre, quando le prime luci natalizie per le strade hanno tirato fuori di prepotenza il Grinch che \u00e8 in me. Ero arrabbiata con il Natale, con quella festa speciale che oramai \u00e8 solo un ricordo, perch\u00e9 con l&#8217;et\u00e0 adulta si sentono pi\u00f9 le assenze che le presenze, e certi auguri li puoi inviare verso il cielo, sperando che lass\u00f9 siano in ascolto. Senza contare le bugie incassate e i castelli di carta dissolti nel vento della verit\u00e0. Probabilmente \u00e8 proprio per questo che il Natale \u00e8 dei bambini, per loro \u00e8 ancora tutto di candida gioia, come la neve appena caduta.<\/em><br \/>\n<em>Dopo aver scritto il primo paragrafo, alla rilettura, mi \u00e8 tornata alla mente la bambina del romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Leleganza-del-riccio-Muriel-Barbery\/dp\/8866324787\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;L&#8217;eleganza del riccio&#8221;<\/a>\u00a0di Muriel Barbery, la meravigliosa Paloma, figlia di un ministro francese, dodicenne geniale, brillante e cos\u00ec lucida da progettare il suo suicidio per il tredicesimo compleanno, fingendo intanto di essere una ragazzina banale e silenziosa, introversa. Penso che avrebbe detestato il Natale allo stesso modo, con la sua arguzia.<\/em><br \/>\n<em>Poi mi sono ritrovata davanti questo vecchietto, nonno Eugenio. All&#8217;inizio non avevo in programma di scrivere un racconto cos\u00ec lungo, pi\u00f9 di 22 mila battute, ma limitarmi a quattro, massimo cinque scene. Ma nonno Eugenio ha cominciato a muoversi da solo, in giro per la storia. Chiara (che doveva chiamarsi Alice ma per tre volte mi ha ribadito di essere Chiara, nomen omen) ha fatto altrettanto e cos\u00ec ho scoperto questa sua passione per i trenini.<\/em><br \/>\n<em>E tutto questo \u00e8 partito da una frase, il titolo, che era appuntato da molto tempo nel mio quadernetto delle idee, senza per\u00f2 ancora avere un&#8217;idea associata. &#8220;Topi piccoli hanno orecchie lunghe&#8221; \u00e8 una delle battute del film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tutte_le_cose_che_non_sai_di_lui\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Tutte le cose che non sai di lui&#8221;<\/a>\u00a0(pessima traduzione di &#8220;Catch &amp; Release&#8221;, un tipo di pesca per cui il pesce catturato, catch, viene subito rilasciato, release appunto, sport che uno dei temi della storia). Con Jennifer Garner e Timothy Olyphant, questa \u00e8 uno dei miei &#8211; tanti &#8211; film preferiti. L&#8217;hanno passato in televisione anche l&#8217;altra sera e mi ci sono incollata di nuovo.<\/em><br \/>\n<em>E la musica? Eh beh, quest&#8217;anno sono entrata di prepotenza a Hogwarts, leggendo il primo romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Harry-Potter-pietra-filosofale-1\/dp\/8831003380\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Harry Potter e la pietra filosofale&#8221;<\/a>\u00a0(finora avevo apprezzato solo le versioni cinematografiche), e dato che tra pochi giorni ci sar\u00e0 addirittura la tanto attesa <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/article\/harry-potter-trailer-reunion-jk-rowling-c-e-video\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">reunion ventennale del cast di Harry Potter<\/a>\u00a0(si, si, avete capito bene: il primo film della saga \u00e8 uscito al cinema nel dicembre del 2001!! Seguite l&#8217;hashtag #20YearsOfMovieMagic nei vari social per scoprire tutti i festeggiamenti programmati) ecco la mia colonna sonora di Natale: un&#8217;ora con tutta la musica natalizia di Hogwarts. Senza interruzioni. In alto le bacchette! C&#8217;\u00e8 bisogno di luce e magia quaggi\u00f9!<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"1 Hour Relaxing Harry Potter Winter\/Christmas Music\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/7smahC_IAiY?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io detesto il Natale. Davvero, non lo sopporto. Non per l&#8217;atmosfera, le luci per le strade e gli addobbi nelle case in una stagione che \u00e8 fin troppo buia, ma per come le persone lo rovinano con la loro ipocrisia. I regali, per esempio, perch\u00e9 farli solo a Natale? Gli auguri detti solo per convenienza, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":26307,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[4195,21],"class_list":["post-26308","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-racconti-poesie","tag-natale","tag-racconti"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v26.8 (Yoast SEO v26.8) - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-premium-wordpress\/ -->\n<title>Topi piccoli hanno orecchie lunghe - webnauta<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Ai topi piccoli, come la silenziosa Chiara, non sfugge niente. 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