{"id":26026,"date":"2021-11-10T06:00:16","date_gmt":"2021-11-10T05:00:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=26026"},"modified":"2024-06-01T16:09:14","modified_gmt":"2024-06-01T14:09:14","slug":"come-raccontare-una-grande-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/come-raccontare-una-grande-storia\/","title":{"rendered":"Come raccontare una grande storia"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>A tutti noi piacciono le storie. Siamo nati per questo. Le storie affermano chi siamo. Vogliamo tutti conferma che le nostre vite hanno un significato. E niente ci d\u00e0 pi\u00f9 conferme di quando ci connettiamo tramite le storie. Possono attraversare le barriere del tempo, passato, presente e futuro, e permetterci di sperimentare le analogie tra di noi e con gli altri, reali e immaginari.<br \/>\nAndrew Stanton, TED2012<\/p><\/blockquote>\n<p>Ho scoperto <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Andrew_Stanton\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Andrew Stanton<\/em><\/a>\u00a0durante la conferenza del gruppo Peaker Writers, peaker della community <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/my-peak-challenge\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>My Peak Challenge<\/em><\/a> impegnati in varie e diverse sfide di scrittura. A met\u00e0 ottobre abbiamo infatti organizzato una giornata di incontro in streaming, con varie sessioni di condivisione sulle tematiche di abitudini di scrittura, costruzione dei personaggi, metodologie di revisione, appunti per la pubblicazione, strategie di marketing, consigli per equilibrare vita e scrittura, risorse in rete di vario genere.<br \/>\nE proprio tra gli spunti di riflessione \u00e8 saltato fuori questo video TED di <strong><span style=\"color: #000080;\">Andrew Stanton<\/span><\/strong>, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e doppiatore statunitense, famoso per la sua collaborazione con la Pixar fin dagli inizi, con una nomination all&#8217;<span style=\"color: #000080;\"><strong>Oscar come miglior sceneggiatura originale<\/strong><\/span> per il primo film d&#8217;animazione tridimensionale <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Toy_Story\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Toy Story<\/em><\/a>, e per due premi <span style=\"color: #000080;\"><strong>Oscar per il miglior film d&#8217;animazione<\/strong><\/span> con <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alla_ricerca_di_Nemo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Alla ricerca di Nemo<\/em><\/a> e <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/WALL%E2%80%A2E\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>WALL\u2022E<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Questo suo TED Talk \u00e8 pure datato, del 2012, quando Stanton aveva appena terminato di girare il film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/John_Carter_(film)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>John Carter<\/em><\/a>, tratto dal romanzo <em>Sotto le lune di Marte<\/em> di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Edgar_Rice_Burroughs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Edgar Rice Burroughs<\/em><\/a>\u00a0(pi\u00f9 conosciuto per essere il creatore di Tarzan, con un ciclo di ben ventotto libri d&#8217;avventura nella giungla). Dopo di questo suo discorso, Stanton ha realizzato ancora molto altro, come regista o produttore esecutivo: <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Monsters_University\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Monsters University<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Inside_Out_(film_2015)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Inside Out<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alla_ricerca_di_Dory\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Alla ricerca di Dory<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ribelle_-_The_Brave\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Ribelle &#8211; The Brave<\/em><\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Toy_Story_4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Toy Story 4<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Accidenti, leggo la sua biografia e penso che il suo sia il lavoro pi\u00f9 bello del mondo! Scrive storie e storie bellissime!<br \/>\nCerto, penso anche che raccontare storie con le immagini sia un pochettino pi\u00f9 semplice: con le parole c&#8217;\u00e8 il rischio di non applicare bene lo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Show,_don%27t_tell\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Show don&#8217;t tell<\/em><\/a>\u00a0(Mostrare, non raccontare), di utilizzare termini che non giungano al lettore, di focalizzarsi in un aspetto e tralasciare altro di importante, mentre le immagini sono immediate, partono proprio dallo <em>Show<\/em> (mostrare) e poi aggiungono il <em>Tell<\/em> (raccontare), arrivano direttamente a chi sta guardando senza generare confusione.<br \/>\nO forse sono talmente bravi loro che non mi accorgo delle difficolt\u00e0 che si celano dietro queste sceneggiature&#8230;<\/p>\n<p>In questo video, Andrew Stanton condivide con noi quello che ha imparato sulla narrazione durante la sua carriera, delle idee su come costruire una grande storia, indizi di ci\u00f2 che \u00e8 necessario per realizzare una trama che emozioni il nostro pubblico.<br \/>\nPotrebbero essere solo spunti, ma visto il successo di Stanton sono da stampare e attaccare davanti alla scrivania.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000080;\">Questa conferenza comincia con una barzelletta.<\/span> <\/strong>Perch\u00e9 la narrazione, secondo Andrew Stanton, <em>&#8220;\u00e8 come raccontare barzellette. \u00c8 sapere la battuta di chiusura, la fine, sapere che tutto ci\u00f2 che dici, dalla prima all&#8217;ultima frase, porta a un solo obiettivo, e idealmente a confermare una verit\u00e0 che approfondisce la nostra comprensione di chi siamo, come esseri umani.&#8221;<\/em> In effetti, una barzelletta fa un&#8217;enorme promessa all&#8217;ascoltatore: ti divertir\u00f2. Non dovrebbero fare questo anche tutte le altre storie?<br \/>\nLa barzelletta in questione, pensate un po&#8217;, \u00e8 ambientata in Scozia, proprio nelle Highland! Se non \u00e8 un segno questo, per me che smanio per i romanzi e la serie televisiva <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/outlander-starz-stagioni-precedenti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Outlander<\/em><\/a>. Stanton poi la racconta con un pizzico di accento scozzese, rendendola ancora pi\u00f9 spettacolare&#8230;<\/p>\n<p><em>Un turista fa escursionismo nelle Highland scozzesi, e si ferma in un pub a bere. Le uniche persone all&#8217;interno sono il barista e un anziano che sorseggia una birra. Ordina una pinta e stanno l\u00ec seduti un attimo. Improvvisamente l&#8217;anziano si gira verso di lui e dice, &#8220;Vede questo bar? Ho costruito questo bar a mani nude con il legno pi\u00f9 pregiato della contea. Gli ho dato pi\u00f9 amore e affetto che ai miei figli. E mi chiamano MacGregor il costruttore di bar? NO.&#8221; Indica fuori dalla finestra. &#8220;Vede quel muro in pietra laggi\u00f9? Ho costruito quel muro a mani nude. Ho trovato ogni singola pietra, l&#8217;ho sistemata sotto il freddo e la pioggia. E mi chiamano MacGregor il costruttore di muri? NO.&#8221; Indica fuori dalla finestra. &#8220;Vede quel molo sul lago laggi\u00f9? Ho costruito quel molo a mani nude. Ho tirato su le palafitte contro la marea, tavola per tavola. E mi chiamano MacGregor il costruttore di moli? NO. Ma ti fotti una capra&#8230;&#8221; <\/em>\ud83d\ude1b<\/p>\n<h2><!--more--><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Il primo comandamento della narrazione:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000080;\">Coinvolgimi<\/span><\/h2>\n<p>Andrew Stanton comincia ricordando una citazione di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fred_Rogers\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Fred Rogers<\/em><\/a>, famoso conduttore americano della televisione per bambini, una frase per altro presa in prestito dallo stesso Rogers ad un assistente sociale: <em>&#8220;Francamente, non c&#8217;\u00e8 nessuno che non possiate imparare ad amare dopo aver sentito la sua storia.&#8221;<\/em> Secondo Stanton questo concetto conduce al primo comandamento della narrazione: make me care, coinvolgimi.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #000080;\">Emotivamente, intellettualmente, esteticamente, ma per favore coinvolgimi.<\/span><\/strong> Fammi entrare nella tua storia, fammi preoccupare per i suoi protagonisti, rendimi partecipe della loro avventura, fammi sentire ogni loro respiro e fammi gioire di ogni loro sorriso.<br \/>\n<em>&#8220;Sappiamo tutti cosa vuol dire essere disinteressati&#8221;<\/em> dice Stanton. <em>&#8220;Passate per centinaia di canali televisivi saltando da un canale all&#8217;altro, e improvvisamente vi fermate su uno. \u00c8 gi\u00e0 a met\u00e0, ma qualcosa vi ha catturato e vi tira dentro, vi coinvolge. Non \u00e8 per caso, \u00e8 voluto.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Ecco che allora Stanton in questa conferenza vuole coinvolgerci nella sua storia personale, che \u00e8 una storia a tutti gli effetti (e ci troveremo addirittura un pezzo di <em>Alla ricerca di Nemo<\/em>), spiegarci come \u00e8 nato per fare questo, proprio per raccontare storie, e come ha perfezionato questa disciplina. Ma per rendere questa storia ancora pi\u00f9 interessante, partir\u00e0 dalla fine per tornare all&#8217;inizio. Il finale di questa storia farebbe pi\u00f9 o meno cos\u00ec: &#8220;E questo \u00e8 ci\u00f2 che alla fine mi ha portato a parlarvi qui a TED di storie.&#8221; Sar\u00e0 davvero l&#8217;ultima frase che pronuncer\u00e0 per questo discorso. Oh s\u00ec, \u00e8 davvero bravo a coinvolgere lo spettatore, non si prendono due premi Oscar come i suoi a casaccio. \ud83d\ude09<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Scrivere \u00e8 fare una promessa<\/span><\/h2>\n<p>Quando partecip\u00f2 a questo TED nel 2012 Stanton aveva appena terminato la produzione della pellicola <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/John_Carter_(film)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>John Carter<\/em><\/a>, film tratto dal romanzo <em>Sotto le lune di Marte<\/em> scritto da <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Edgar_Rice_Burroughs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Edgar Rice Burroughs<\/a>.<\/em>\u00a0In questa storia lo scrittore Edgar Rice Burroughs si \u00e8 inserito come personaggio e narratore: viene convocato dal ricco zio, John Carter appunto, nella sua villa tramite un telegramma che dice solo &#8220;Vediamoci subito.&#8221; Una volta arrivato l\u00ec, scopre per\u00f2 che lo zio \u00e8 misteriosamente deceduto ed \u00e8 sepolto nel giardino della propriet\u00e0, in un mausoleo apribile solo dall&#8217;interno. E c&#8217;\u00e8 questa scena dove l&#8217;avvocato del defunto zio mostra al giovane Burroughs questo strano sepolcro senza serratura. Niente imbalsamazione, nessuna camera ardente, nessun funerale, e una tomba chiusa da dentro.<\/p>\n<figure id=\"attachment_26025\" aria-describedby=\"caption-attachment-26025\" style=\"width: 969px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-26025 size-full\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/John_Carter_tombstone_Disney_2012.png\" alt=\"John Carter - Disney 2012\" width=\"969\" height=\"601\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/John_Carter_tombstone_Disney_2012.png 969w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/John_Carter_tombstone_Disney_2012-300x186.png 300w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/John_Carter_tombstone_Disney_2012-768x476.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 969px) 100vw, 969px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-26025\" class=\"wp-caption-text\">Cosa si cela dietro un sepolcro chiuso dall&#8217;interno?!<\/figcaption><\/figure>\n<p>Lo scopo della scena, come del romanzo stesso, \u00e8 fare una promessa, dice Stanton: <em>&#8220;Vi fa una promessa che questa storia vi porter\u00e0 dove vale la pena. Ed \u00e8 quello che tutte le storie valide dovrebbero fare all&#8217;inizio: farvi una promessa. Lo si pu\u00f2 fare in un&#8217;infinit\u00e0 di modi. Qualche volta \u00e8 un semplice &#8220;C&#8217;era un volta&#8230;&#8221; Questi libri su Carter hanno sempre avuto Edgar Rice Burroughs come narratore. Ed io ho sempre pensato che fosse uno strumento fantastico. \u00c8 come avere qualcuno che vi invita intorno a un fuoco, o qualcuno in un bar che dice: &#8220;Eccoci qua, ora vi racconto una storia. Non \u00e8 capitato a me, \u00e8 capitato a qualcun altro, ma sar\u00e0 tempo speso bene&#8221;. Una promessa mantenuta \u00e8 come caricare una fionda per proiettarvi, attraverso la storia, verso la sua fine.&#8221;<\/em><br \/>\nScrivere dunque \u00e8 impegnarsi con una promessa al lettore, e poi ovviamente rispettarla.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">La teoria unificante del &#8220;2 + 2&#8221;<\/span><\/h2>\n<p>Nel 2008 Andrew Stanton ha ideato e poi diretto il film di animazione <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/WALL%E2%80%A2E\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>WALL\u2022E<\/em><\/a>, spingendo al massimo le sue teorie dell&#8217;epoca sulla creazione delle storie. Il protagonista \u00e8 il piccolo robot spazzino WALL\u2022E, unico abitante della Terra abbandonata dagli umani a causa dell&#8217;inquinamento e dell&#8217;accumulo di rifiuti (pi\u00f9 che mai attualissimo!) Un giorno sul pianeta scende il robot di ricognizione E.V.E. (un robot femmina con il nome della prima donna nella Bibbia). WALL\u2022E si innamora di lei sulle note della canzone romantica del film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hello,_Dolly!\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Hello, Dolly!<\/em><\/a>\u00a0da una vecchia videocassetta recuperata tra i rifiuti.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Wall-E - It Only Takes A Moment\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/P9kJShlF7z0?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Secondo Stanton questa \u00e8 <strong><span style=\"color: #000080;\">la forma pi\u00f9 pura di narrazione cinematografica: narrazione senza dialogo.<\/span><\/strong><br \/>\nCi sono solo le immagini, le espressioni di WALL\u2022E incantato, la musica che contestualizza la scena romantica, la mano meccanica di WALL\u2022E che si muove incerta verso quella di E.V.E. Ma tutto il resto, il collegamento per deduzione delle poche informazioni verso la costruzione completa della narrazione, \u00e8 in carico allo spettatore, affascinato proprio dall&#8217;assenza del dialogo. Nessun <em>Tell<\/em>, solo <em>Show<\/em>, come dicevo sopra.<br \/>\n<em>&#8220;Conferma la sensazione che avevo: che il pubblico vuole guadagnarsi il pane&#8221; dice Stanton, dove con &#8220;pane&#8221; intende l&#8217;emozione. &#8220;Solo che non vuole sapere che lo sta facendo. \u00c8 il lavoro del narratore: nascondergli il fatto che si sta guadagnando il pane.[&#8230;] C&#8217;\u00e8 un motivo per cui siamo tutti attratti da un bambino o da un cucciolo. Non \u00e8 solo perch\u00e9 sono cos\u00ec carini, \u00e8 perch\u00e9 riescono ad esprimere completamente quello che pensano e quali sono le loro intenzioni. \u00c8 come una calamita. Non riusciamo a fermarci dal volere finire la frase e riempire i buchi.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Prima ancora di WALL\u2022E, Andrew Stanton aveva compreso questo meccanismo quando stava scrivendo con Bob Peterson la sceneggiatura di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Alla_ricerca_di_Nemo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Alla Ricerca di Nemo<\/em><\/a>, il suo primo Oscar per il miglior film d&#8217;animazione. La storia segue il viaggio di Marlin, un pesce pagliaccio della barriera corallina, alla ricerca di suo figlio Nemo, unico sopravvissuto all&#8217;attacco di un barracuda che ha divorato tutte le altre uova e la mamma Coral. Nemo cresce con una pinna atrofica dopo l&#8217;incidente e il padre \u00e8 preoccupato ogni volta si allontana. Un giorno Nemo viene rapito da un pescatore e Marlin disperato parte alla sua ricerca, in compagnia di Dory, un pesce chirurgo femmina con continue perdite di memoria a breve termine.<\/p>\n<p>E&#8217; durante questa scrittura che Stanton ha elaborato la teoria unificante del &#8220;2 + 2&#8221;: <em><strong><span style=\"color: #000080;\">&#8220;Fate in modo che sia il pubblico a mettere insieme le cose. Non dategli 4, dategli &#8220;2 + 2&#8221;.<\/span><\/strong> Gli elementi che fornite e l&#8217;ordine in cui li mettete sono fondamentali per il successo o il fallimento nel coinvolgimento del pubblico. I montatori e gli sceneggiatori lo hanno sempre saputo. \u00c8 l&#8217;applicazione invisibile che cattura la nostra attenzione nella storia. Non voglio che sembri una scienza esatta, non lo \u00e8. Questo \u00e8 quello che rende speciale le storie, non sono un aggeggio, non sono perfette. Le storie sono inevitabili, se sono valide, ma non sono prevedibili.&#8221;<\/em><br \/>\nCompito per casa per voi lettori: rivedere il film <em>Alla Ricerca di Nemo<\/em> e trovare, se ci riuscite, i momenti in cui \u00e8 lo spettatore a dover aggiungere un 2 alla formula, a completare il puzzle della storia. \ud83d\ude09<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">La smania dei personaggi<\/span><\/h2>\n<p>Sempre nel 2012, durante un seminario dell&#8217;attrice <a href=\"https:\/\/judithweston.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Judith Weston<\/em><\/a> come insegnante, Stanton ha imparato un&#8217;idea fondamentale sui personaggi: un personaggio ben costruito deve avere del carattere e un motore interno che lo spinge, <strong><span style=\"color: #000080;\">un obiettivo inconscio a cui ambisce nella sua vita, una smania irrefrenabile verso quell&#8217;obiettivo.<\/span><\/strong> L&#8217;esempio utilizzato da Judith Weston \u00e8 Michael Corleone dal romanzo &#8220;Il Padrino&#8221;, personaggio interpretato da Al Pacino nella versione cinematografica: la smania del giovane Corleone \u00e8 di compiacere il padre e questa smania lo guida in tutte le sue scelte, buone o cattive che siano. Anche dopo la morte del padre, quella smania non si ferma.<br \/>\n<em>&#8220;Io ci sguazzo in questo principio&#8221;<\/em> spiega Andrew Stanton. In effetti, il robot WALL\u2022E cerca la bellezza in mezzo ai rifiuti. Il pesce Marlin, il pap\u00e0 di <em>Alla Ricerca di Nemo<\/em>, si tratta di prevenire il male e il pericolo dal suo unico figlio Nemo. <em>&#8220;E queste smanie non portano sempre alle scelte migliori. Talvolta si possono fare scelte orribili.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Alla Ricerca di Nemo 3D - Il risveglio | HD\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/TkWs2FuxxEw?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Secondo Stanton, basandosi sull&#8217;osservazione di suo figlio, nasciamo con un certo temperamento, siamo fatti in un certo modo e difficilmente si pu\u00f2 cambiare quella base. Per\u00f2 possiamo imparare a riconoscere il nostro carattere, accettarlo, mitigarne i difetti, esaltarne le qualit\u00e0. Alcuni infatti hanno un carattere positivo, altri uno negativo. Si diventa adulti quando si cresce abbastanza per riconoscere cosa ci guida del nostro temperamento e imparare a prendere il volante per sterzare.<em> &#8220;Impariamo tutti continuamente. Ecco perch\u00e9 il cambiamento in una storia \u00e8 fondamentale. Se le cose sono statiche, le storie muoiono, perch\u00e9 la vita non \u00e8 mai statica.&#8221;<\/em><br \/>\nLa smania dei personaggi \u00e8 ci\u00f2 che li fa crescere, imparare, cambiare. E quello per cui gli spettatori si appassionano.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Attesa mescolata a incertezza<\/span><\/h2>\n<blockquote><p>Il dramma \u00e8 attesa mescolata a incertezza.<br \/>\nWilliam Archer, drammaturgo britannico<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel 1998 Andrew Stanton aveva appena finito di scrivere le sceneggiature di &#8220;Toy Story&#8221; e &#8220;A Bug&#8217;s Life &#8211; Megaminimondo&#8221;. Era ossessionato dalla scrittura di una buona sceneggiatura e impegnava parecchio tempo in studio e ricerca. Cos\u00ec ha scoperto la citazione qui sopra di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/William_Archer\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>William Archer<\/em><\/a>, drammaturgo e critico teatrale del secolo scorso: il dramma \u00e8 attesa mescolata a incertezza, una definizione sagace.<br \/>\nProsegue Stanton: <em>&#8220;Quando raccontate una storia, avete costruito l&#8217;anticipazione? Nel breve termine, mi avete fatto venir voglia di sapere cosa succede dopo? Ancora pi\u00f9 importante, mi avete fatto venire voglia di sapere come si concluder\u00e0 il tutto, a lungo termine? Avete costruito conflitti sinceri, con verit\u00e0 che creano dubbi, su quello che potrebbe essere il risultato? Un esempio potrebbe trovarsi in &#8220;Alla Ricerca di Nemo&#8221;, nella tensione a breve, vi sentite sempre preoccupati: la memoria a breve termine di Dory le far\u00e0 dimenticare tutto quello che le ha detto Marlin? Ma alla base c&#8217;\u00e8 la tensione generale: riusciremo mai a trovare Nemo in questo vasto, immenso oceano?&#8221;<\/em><br \/>\nSe il finale si intravvede con troppa sicurezza, non c&#8217;\u00e8 emozione nonostante l&#8217;attesa. E&#8217; l&#8217;incertezza di come finir\u00e0 la storia a tenere lo spettatore di fronte allo schermo e il lettore su quelle pagine.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Linee guida, non regole ferree<\/span><\/h2>\n<p>Questa \u00e8 una parte davvero divertente su come la Pixar, per cui ancora oggi lavora Andrew Stanton, agli inizi ha sconvolto le regole di casa Disney. Ai primi tempi, Stanton e i suoi colleghi erano semplicemente un gruppo di ragazzi che lavoravano di istinto, credendo nelle storie, ancora prima di avere un&#8217;idea chiara dei meccanismi con cui costruirle. Era il 1993 e probabilmente ricordate anche voi (no, qua ci potrebbe essere qualcuno di giovincello, ma magari li avete comunque visti in televisione) i film di animazione di successo della Disney erano &#8220;La Sirenetta&#8221;, &#8220;La Bella e la Bestia&#8221;, &#8220;Aladdin&#8221;, &#8220;Il Re Leone&#8221;, che avevano tutti un formato alquanto preciso. Ma alla Pixar volevano provare che si poteva raccontare storie animate in modo completamente differente.<\/p>\n<p><em>&#8220;Non avevamo nessuna influenza all&#8217;epoca, avevamo quindi una lista segreta di regole che tenevamo per noi. Ed erano: <\/em><br \/>\n<em>Niente canzoni. <\/em><br \/>\n<em>Nessuno momento del tipo &#8220;Io vorrei&#8221;. <\/em><br \/>\n<em>Nessun villaggio felice. <\/em><br \/>\n<em>Nessuna storia d&#8217;amore. <\/em><br \/>\n<em>Nessun cattivo.<\/em><br \/>\n<em>E l&#8217;ironia \u00e8 che, il primo anno, la nostra storia non funzionava per niente e la Disney era terrorizzata. Si sono quindi rivolti privatamente a un famoso paroliere, che non nominer\u00f2, che ha inviato loro via fax qualche suggerimento. Noi abbiamo messo le mani su quel fax, e il fax diceva: <\/em><br \/>\n<em>ci dovrebbero essere canzoni, <\/em><br \/>\n<em>ci dovrebbe essere una canzone del tipo &#8220;Io vorrei&#8221;, <\/em><br \/>\n<em>ci dovrebbe essere una canzone su un villaggio felice, <\/em><br \/>\n<em>ci dovrebbe essere una storia d&#8217;amore e <\/em><br \/>\n<em>ci dovrebbe essere un cattivo. <\/em><br \/>\n<em>Ma grazie al cielo all&#8217;epoca eravamo troppo giovani, ribelli e anticonformisti, e abbiamo ottenuto pi\u00f9 determinazione nel provare che si poteva costruire una storia migliore. E un anno dopo, ce l&#8217;abbiamo fatta. Abbiamo dimostrato che la narrazione ha delle linee guida, non regole facili e stringenti.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Due anni dopo usc\u00ec il primo film della Pixar, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Toy_Story_-_Il_mondo_dei_giocattoli\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Toy Story<\/em><\/a>, realizzato completamente in grafica computerizzata tridimensionale. La storia \u00e8 quella di un giocattolo, il pupazzo di un cowboy Woody, il preferito del bambino Andy Davis, che vede la sua esistenza e quella degli altri giocattoli, il pupazzo a forma di patata Mr. Potato, il salvadanaio Hamm, il cane a molla Slinky, la pastorella di ceramica Bo Peep e il dinosauro di plastica Rex, minacciata dall&#8217;arrivo di un nuovo giocattolo per il compleanno del bambino, Buzz Lightyear, un astronauta super-accessoriato. Non ci sono canzoni, non ci sono momenti di desiderio, non c&#8217;\u00e8 nessun villaggio felice ma dei giocattoli animati quando il bambino \u00e8 assente, non ci sono storie d&#8217;amore e no, non c&#8217;\u00e8 nessun cattivo in effetti, non come lo intendevamo prima.<\/p>\n<p>Signori della Pixar, vi ringrazio dal pi\u00f9 profondo del cuore. Le canzoni Disney non mi piacevano nemmeno da bambina&#8230; \ud83d\ude1b<br \/>\nBeh, forse salvo solo <em>Tale as Old as Time<\/em> dal film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/La_bella_e_la_bestia_(film_1991)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Beauty and the Beast<\/em><\/a> (La bella e la bestia). Ma questa \u00e8 Angela Lansbury, tutti in piedi.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Beauty and the Beast  Tale as Old as Time Angela Lansbury\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/sniX7lOcfZk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Amare il protagonista<\/span><\/h2>\n<p>Proprio dall&#8217;esperienza di <em>Toy Story<\/em>, Stanton e il suo gruppo hanno imparato un altro concetto fondamentale: amare il personaggio principale.<br \/>\n<em>&#8220;E pensavamo ingenuamente, che Woody in &#8220;Toy Story&#8221; dovesse diventare altruista alla fine, quindi bisognava cominciare da qualche parte. Allora facciamolo egoista. [&#8230;] Come fate a rendere simpatico un personaggio egoista? Lo abbiamo capito: lo si pu\u00f2 fare gentile, generoso, divertente, premuroso, purch\u00e9 venga mantenuta una condizione, ossia che rimanga il giocattolo protagonista.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Toy Story Il Mondo Dei Giocattoli (1995) - Woody Se La Prende Con Buzz [UHD]\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/10X3FqQE6ZQ?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio quello che \u00e8 Woody in Toy Story. Finch\u00e9 \u00e8 il giocattolo preferito del bambino, non gli troviamo difetti. Solo quando vede il suo ruolo minacciato da Buzz Lightyear, allora si mostra per egoista e un po&#8217; cattivo.<br \/>\n<em>&#8220;Viviamo tutti una vita con riserve. Siamo tutti disposti a seguire le regole, ma solo a determinate condizioni<\/em>&#8221; conclude Stanton.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Il tema della storia<\/span><\/h2>\n<p>Prima ancora di decidere di fare della narrazione la sua professione, ci sono stati degli episodi chiave della giovent\u00f9 di Andrew Stanton che lo hanno illuminato su alcuni ingredienti salienti della narrazione.<br \/>\nNel 1986, in occasione del restauro e della nuova uscita del film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lawrence_d%27Arabia_(film)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Lawrence d&#8217;Arabia<\/em><\/a>, vincitore di sette Premi Oscar, Stanton ha compreso per bene il concetto che <strong><span style=\"color: #000080;\">la storia deve avere un tema<\/span><\/strong>: <em>&#8220;Io l&#8217;ho visto sette volte in un mese. Non ne avevo mai abbastanza. Potevo solo dire che aveva una grande progettazione alle spalle, in ogni scatto, ogni scena, ogni riga. Eppure, in superficie sembrava rappresentare il percorso storico di quello che accadeva. Ma diceva anche dell&#8217;altro. Cos&#8217;era esattamente? Ed \u00e8 solo dopo averlo visto pi\u00f9 volte, che si \u00e8 sollevato il sipario, in una scena dove egli attraversa il Deserto del Sinai per arrivare al Canale di Suez, e finalmente ci sono arrivato.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"LAWRENCE OF ARABIA - The Suez Canal, then Cairo -\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/p9Uwau7rB8Q?start=44&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Un motociclista giunge da lontano, sollevando una nube di sabbia, poi si ferma e chiede a gran voce, rivolto verso Lawrence d&#8217;Arabia dall&#8217;altra parte del canale: Who are you?<br \/>\n<em>&#8220;Ecco il tema: Chi sei? Dove eventi e dialoghi apparentemente eterogenei raccontavano cronologicamente la sua storia, qui sotto c&#8217;era una costante, una linea guida, una mappa. Tutto quello che Lawrence ha fatto in quel film \u00e8 stato un tentativo di scoprire il proprio posto nel mondo. Un tema forte percorre sempre una storia ben raccontata.&#8221;<\/em><br \/>\nIn alcune storie, il tema pu\u00f2 ricollegarsi alla smania del protagonista, proprio come in Lawrence d&#8217;Arabia.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Infondere la meraviglia<\/span><\/h2>\n<p><em>&#8220;Quando avevo cinque anni, mi \u00e8 stato presentato quello che probabilmente \u00e8 l&#8217;ingrediente pi\u00f9 importante che dovrebbe avere una storia, ma che viene raramente evocato. Ed ecco dove mi ha portato mia mamma a cinque anni.&#8221;<\/em> Andrew Stanton ci mostra una della scene pi\u00f9 famose del film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bambi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Bambi<\/em><\/a>\u00a0del 1942, quando il piccolo capriolo cerca di pattinare sul ghiaccio in compagnia del coniglietto Tamburino.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Bambi on the ice\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/gSh1eLrxiqs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><em>&#8220;Sono uscito con gli occhi che brillavano per la meraviglia. E credo che questo sia l&#8217;ingrediente magico, l&#8217;ingrediente segreto: evocare la meraviglia. La meraviglia \u00e8 onesta e totalmente innocente. Non pu\u00f2 essere evocata artificialmente. Secondo me, non esiste pi\u00f9 grande capacit\u00e0 del dono di un altro essere umano che vi offre quella sensazione: trattenere anche solo per un attimo e lasciare che ci si abbandoni alla meraviglia. Quando \u00e8 fatta, la conferma di essere vivi, vi pervade in ogni singola cellula. E quando un artista lo fa a un altro artista, si \u00e8 obbligati a fare un passo avanti. \u00c8 come un comando silente che improvvisamente si attiva, come la chiamata della Torre del Diavolo. Fai agli altri quello che \u00e8 stato fatto a te. Le migliori storie infondono meraviglia.&#8221;<\/em><br \/>\nProbabilmente gi\u00e0 a cinque anni Andrew Stanton aveva capito che quello doveva essere il suo mestiere. \ud83d\ude42<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Usa ci\u00f2 che sai<\/span><\/h2>\n<p>Ed eccoci al punto focale, preparate i fazzoletti perch\u00e9 dopo l&#8217;attesa, Andrew Stanton ci prepara anche il gran finale.<br \/>\n<em>&#8220;Quando avevo quattro anni, ho un ricordo molto vivo di quando ho trovato due minuscole cicatrici sulla caviglia e ho chiesto a mio padre cosa fossero. Lui mi disse che ne avevo due uguali sulla testa, ma che non potevo vederle per colpa dei capelli. Mi spieg\u00f2 che quando sono nato, sono nato prematuro, sono uscito veramente troppo presto, non ero cotto a puntino, ero molto, molto malato. E quando il dottore diede uno sguardo a questo bambino giallo con i denti neri, guard\u00f2 mia madre dritto negli occhi: &#8220;Non vivr\u00e0&#8221;. Io sono rimasto in ospedale per mesi. E dopo molte trasfusioni, ce l&#8217;ho fatta, e questo mi ha reso speciale. <\/em><br \/>\n<em>Non so se ci credo veramente. Non son se i miei genitori ci credano, ma non volevo che credessero di sbagliare. In qualunque cosa sia diventato bravo, non smetter\u00f2 mai di essere degno della seconda possibilit\u00e0 che mi \u00e8 stata data.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Finding Nemo (2003) Scene: Nemo Egg\/Title Sequence.\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/JCdVTlMDTT8?start=101&#038;feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>Non ci vuole un mago per comprendere che questa scena di Marlin, il pap\u00e0 di Alla ricerca di Nemo, che sussurra all&#8217;unico uovo sopravvissuto &#8220;Tutto a posto, pap\u00e0 \u00e8 qui, pap\u00e0 ti ha preso. Prometto, non lascer\u00f2 che ti accada mai nulla, Nemo&#8221; sia arrivata dalla vita personale di Andrew Stanton, da ci\u00f2 che lo aveva toccato nel profondo.<br \/>\n<em>&#8220;E questa \u00e8 la prima lezione sulle storie che ho imparato: <strong><span style=\"color: #000080;\">usa ci\u00f2 che sai, crea da ci\u00f2 che sai.<\/span> <\/strong>Non vuole sempre dire una trama o un fatto. Significa catturare una verit\u00e0 dalla propria esperienza, esprimere valori che sentite personalmente nel profondo del cuore.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Siamo tornati all&#8217;inizio dunque. <em>&#8220;E questo \u00e8 quello che mi ha portato a parlarvi qui a TED, oggi.&#8221;<\/em><br \/>\nCome aveva promesso, questo \u00e8 il finale per la sua storia. \ud83d\ude09<\/p>\n<p>Vi lascio il video della conferenza con i sottotitoli in italiano, perch\u00e9 sono 19 minuti preziosissimi, da vedere e rivedere. Io ho cercato di fissarmela qui nel blog, perch\u00e9 ho preso un po&#8217; da Dory e rischio di dimenticarmela. \ud83d\ude00<\/p>\n<div style=\"max-width: 854px;\">\n<div style=\"position: relative; height: 0; padding-bottom: 56.25%;\"><iframe loading=\"lazy\" style=\"position: absolute; left: 0; top: 0; width: 100%; height: 100%;\" src=\"https:\/\/embed.ted.com\/talks\/lang\/it\/andrew_stanton_the_clues_to_a_great_story\" width=\"854\" height=\"480\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Che ne pensate?<\/span><\/h2>\n<p>Vi riconoscete nelle parole di Andrew Stanton e nelle sue idee per costruire una buona storia?<br \/>\nQuale dei suoi film vi ha emozionato di pi\u00f9? E perch\u00e9? Quale ingrediente vi ha tenuti incollati allo schermo? \ud83d\ude42<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A tutti noi piacciono le storie. Siamo nati per questo. 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