{"id":25865,"date":"2021-10-13T06:00:02","date_gmt":"2021-10-13T04:00:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=25865"},"modified":"2021-10-12T23:27:41","modified_gmt":"2021-10-12T21:27:41","slug":"ultima-settimana-di-settembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/ultima-settimana-di-settembre\/","title":{"rendered":"L&#8217;ultima settimana di settembre di Lorenzo Licalzi"},"content":{"rendered":"<p><em>Il 22 settembre 2008, giorno del mio ottantesimo compleanno, intorno alle sette di sera, scrivevo la lettera che annunciava il mio suicidio. Non la classica lettera d&#8217;addio melodrammatica, infarcita di &#8220;mi dispiace&#8221;, richieste di perdono o piagnistei di autocommiserazione, ma piuttosto un gioco, un regalo che facevo prima di tutto a me stesso (ammetto che a scriverla mi sono divertito), e in seconda battuta ai miei vecchi lettori, ammesso che venisse pubblicata da qualche parte. Vecchi lettori non solo perch\u00e9 erano secoli che non pubblicavo, ma anche perch\u00e9, inevitabilmente, erano invecchiati con me. Diciamo che quella lettera poteva considerarsi l&#8217;ultima fatica letteraria di Pietro Rinaldi, scrittore (Milano 1928 &#8211; Genova 2008). E aggiungerei scrittore di un certo successo, almeno fino al definitivo ritiro avvenuto, gi\u00e0 in pieno declino, nel 1990, con la pubblicazione del romanzo: Andate tutti affanculo. Lettori compresi quindi, come avevo spiegato in modo esaustivo nel celebre capitolo finale Tutti quelli che mi stanno sul cazzo, di cui i lettori, o meglio, certi tipi di lettori, erano nondimeno soltanto una goccia nell&#8217;oceano mare composto da tutti coloro a cui avevo dedicato il capitolo. Un flop.<\/em><br \/>\n<em>Il titolo lo imposi io, l&#8217;editore non voleva, insistette fino allo sfinimento per farmelo cambiare, ma fui irremovibile, anche se, col senno di poi, forse non aveva tutti i torti. Cedetti solo per la copertina, sulla quale avrei voluto una foto o un disegno di una mano con il dito medio alzato. Per avere una garanzia di riuscita nel flop (era il mio desiderio, neppure tanto inconscio, cos\u00ec mi avrebbe offerto la scusa per l&#8217;addio alle armi e nessuno mi avrebbe pi\u00f9 chiesto di imbracciarle di nuovo) avevo fatto inserire nel contratto due interessanti postille: che non ci sarebbe stata alcuna promozione al libro che comportasse la mia presenza e che non avrei partecipato ad alcun premio letterario (del resto, con un titolo cos\u00ec, difficilmente avrei vinto lo Strega). Inoltre, misi bene in chiaro che non avevo la bench\u00e9 minima intenzione di sottopormi alla solita manfrina delle copie firmate e inviate ai critici letterari, alcuni dei quali, tra l&#8217;altro, erano citati con tanto di nome e cognome nella classifica del suddetto celebre capitolo. Come logica conseguenza, non uscirono molte recensioni, e quelle che uscirono furono micidiali stroncature. Naturalmente, giusto per restare in tema, nel celeberrimo capitolo finale erano citati anche gli scrittori, intesi vuoi come categoria dello spirito vuoi, in qualche caso, come singole individualit\u00e0. Avevo acconsentito invece a che la casa editrice facesse pubblicit\u00e0 sui vari quotidiani, ma purtroppo, mi dissero dopo, nessun giornale accett\u00f2. Del resto, che &#8220;Repubblica&#8221; o il &#8220;Corriere della Sera&#8221;, nel 1990, se ne uscissero in prima pagina con una finestra pubblicitaria dove era scritto &#8220;Andate tutti affanculo&#8221; era piuttosto improbabile.<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;ultima settimana di settembre, Lorenzo Licalzi<\/em><\/p>\n<p>Con un incipit cos\u00ec potevo resistere a questo romanzo? \ud83d\ude00<br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\"><strong>Avevo gi\u00e0 letto Lorenzo Licalzi<\/strong><\/span>, e ve ne avevo parlato qui sul blog, nella sua antologia di racconti <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/la-vita-che-volevo-lorenzo-licalzi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>La vita che volevo<\/em><\/a>, storie davvero particolari, ancora di pi\u00f9 il modo in cui l&#8217;autore \u00e8 arrivato a pubblicare il suo primo libro, spiegato in quell&#8217;ultimo straordinario capitolo.<br \/>\nLa stessa persona che mi aveva portato all&#8217;attenzione quella raccolta, mi ha subito dopo consigliato quest&#8217;altro romanzo, <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Lultima-settimana-settembre-Lorenzo-Licalzi\/dp\/8817090948\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L\u2019ultima settimana di settembre<\/em><\/a>, <strong><span style=\"color: #3366ff;\">premio Selezione Bancarella del 2016<\/span><\/strong>, e poco dopo me ne ha regalata una copia cartacea, che \u00e8 rimasta in attesa sul mio tavolino delle letture in arrivo.<br \/>\nIn attesa di cosa? Dell&#8217;ultima settimana di settembre!<br \/>\nSapevo gi\u00e0 che c&#8217;era un&#8217;avventura epica in quelle pagine, ancora di pi\u00f9, un protagonista che mi avrebbe fatto ridere e soffrire al contempo, uno scrittore brusco e scorbutico, con un nome che riporta alla memoria ricordi di una persona della mia vita con lo stesso caratteraccio. L&#8217;avevo visto negli occhi del mio amico lettore-poco-lettore quando mi ha consegnato il pacchetto, raramente mi regala un libro e se lo fa c&#8217;\u00e8 un significato profondo.<br \/>\nAbbiamo avuto un Pietro in famiglia fino a qualche anno fa, ci ha lasciato poco prima delle 87 candeline, anche se una zingara gli aveva predetto di arrivare a 99 (e credo adesso sia lass\u00f9 a cercarla per dirgliene quattro&#8230;). Sono talmente tante le coincidenze con il Pietro del romanzo da chiedermi se Lorenzo Licalzi abbia conosciuto lo stesso Pietro o sia il nome a portare qualcosa di ruvido in s\u00e9.<br \/>\nFatto sta che ho riso molto, ma mi \u00e8 servito il doppio dei fazzoletti&#8230;<\/p>\n<h2><!--more--><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">L&#8217;ultima settimana di settembre<\/span><\/h2>\n<p><em>Eppure la maggior parte delle persone \u00e8 convinta che la vita sia bella. Lo dice perlomeno, lo sente dire e lo ripete. Si fa condizionare dal pensiero comune, finch\u00e9 non ci sbatte la testa contro, alla vita. Il tramonto, la meraviglia della natura, le emozioni&#8230; Tutte scemenze buone solo per poesie di basso livello. Quando la vita ti tocca duro, ed \u00e8 la regola, non l&#8217;eccezione, te ne fotti della meraviglia della natura. Certo, si sarebbe l&#8217;amore. Un inganno. E&#8217; proprio l&#8217;amore a fotterti. Se vivi perdi le persone che ami, se muori loro perdono te. La vita \u00e8 crudele, l&#8217;unica fortuna che hai \u00e8 quella di accorgertene tardi e cos\u00ec, se proprio non sei un imbecille, riesci ogni tanto a essere felice. C&#8217;\u00e8 chi se ne accorge subito, in realt\u00e0, basta nascere nel posto sbagliato o nel corpo sbagliato, difettoso, per dire. Tutti gli altri se ne accorgono da vecchi.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #3366ff;\">Pietro Rinaldi ha ottant&#8217;anni e vuole essere lasciato in pace<\/span><\/strong>, soprattutto il giorno che ha deciso di suicidarsi con una dose esagerata di farmaci, dopo attenta analisi, l&#8217;unico modo di morire senza soffrire troppo. Scrittore di successo, ma non troppo, aveva gi\u00e0 abbandonato la scena editoriale con un ultimo saggio al vetriolo, mandando tutti letteralmente affanculo. Vedovo da ormai sette anni, \u00e8 convinto che la sua vita sia arrivata al capolinea, l&#8217;unica figlia bene sistemata, un nipote quindicenne che conosce a malapena, un genero che non pu\u00f2 soffrire, pochi amici, o forse nessuno. Fatica a sopportare se stesso, figuriamoci sopportare tutti gli altri.<br \/>\nMentre si accinge a compiere l&#8217;infausto gesto, viene interrotto prima dai testimoni di Geova (giuro! e la scena \u00e8 spassosissima!) e poi dalla figlia Roberta che gli affida il giovane Diego per qualche giorno. Nel giro di poche ore, una tragedia immane si abbatte sulle loro vite, scombinando tutti gli equilibri e rendendo nebuloso il loro futuro. <strong><span style=\"color: #3366ff;\">L&#8217;idea del suicidio deve essere rimandata per il bene di Diego.<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em>Io credo che le cose vadano come vogliono andare, non perch\u00e9 devono farlo, come fossero guidate da un disegno superiore, ma a causa di una concatenazione accidentale di eventi che le porta inevitabilmente verso una determinata direzione, e siamo noi, semmai, dopo che sono accadute, a volerle interpretare secondo una logica trascendente, quindi, se da un lato siamo artefici del nostro futuro, dall&#8217;altro quasi sempre non possiamo far altro che subire le bizze del caso [&#8230;].<\/em><\/p>\n<p>Questa sorta di pessimismo, che era presente anche nei racconti de <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/la-vita-che-volevo-lorenzo-licalzi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>La vita che volevo<\/em><\/a>\u00a0sempre di Lorenzo Licalzi, riesco a ricondurlo all&#8217;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Effetto_farfalla\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>effetto farfalla<\/em><\/a>\u00a0di Edward Lorenz, quella concatenazione accidentale di eventi sembra richiamare infatti le condizioni iniziali della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Teoria_del_caos\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>teoria del caos<\/em><\/a>: &#8220;Pu\u00f2 il batter d&#8217;ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?&#8221;<br \/>\nPu\u00f2 un camionista distratto, perch\u00e9 non si \u00e8 fermato a bere un caff\u00e8 prima di mettersi in viaggio verso Parigi, innescare un tamponamento a catena che influir\u00e0 per sempre nella vita del giovane Diego, arrivando persino a bloccare l&#8217;idea del suicidio del nonno Pietro e rimettere in gioco tutti i suoi progetti?<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #3366ff;\">Nonno e nipote si ritrovano cos\u00ec in viaggio,<\/span><\/strong> da Genova in direzione di Roma, a bordo della meravigliosa vecchia Citro\u00ebn cabriolet di Pietro, in compagnia di Sid, il &#8220;mostruoso gigantesco famelico puzzolente sbavante&#8221; cane della famiglia, incrocio tra madre certa San Bernardo e padre incerto con sangue Terranova. Il nome Sid glielo aveva dato proprio Pietro, vedendo il cucciolo appena arrivato molto rilassato (in realt\u00e0 moribondo) e pensando all&#8217;espressione del monaco Siddharta, abbreviandolo in un nome corto da cane. Ma il nipote \u00e8 convinto si tratti del bradipo Sid, personaggio del famoso cartone animato <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Era_glaciale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Era Glaciale<\/em><\/a>.<br \/>\nDiego ha l&#8217;entusiasmo tipico degli adolescenti, con tutta una vita davanti da scrivere e la forza di non lasciarsi abbattere dagli eventi, nemmeno da quelli pi\u00f9 terribili, e Pietro si lascia ben volentieri zittire da questo nipote, cogliendo l&#8217;occasione di scoprirlo a poco a poco, un giovane bruco che promette di diventare una splendida farfalla.<\/p>\n<p><em>&#8220;[&#8230;]Mi ricordo che da piccolo ogni tanto con nonna mi portavate in giro sulla tua macchina, ricordo che qualche volta aprivamo il tettuccio e io ero incantato&#8230; il cielo&#8230; il vento, era bellissimo. Ma la cosa che mi faceva impazzire pi\u00f9 di tutte era quando mettevi in moto e la macchina si alzava. Ti ricordi che dicevi sempre: &#8220;Equipaggio, allacciate le cinture di sicurezza, si decolla!&#8221;?&#8221;<\/em><br \/>\n<em>Ho annuito con un sorriso nostalgico e ho detto: &#8220;E tu facevi il saluto militare che ti avevo insegnato e dicevi &#8220;Agli ordini comandante&#8221;, ti ricordi?&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Certo che mi ricordo! E allora tu accendevi il motore e pareva che veramente la macchina volesse staccarsi da terra, e io pensavo che da un momento all&#8217;altro si mettesse a volare, ma non ero deluso se poi non lo faceva, perch\u00e9 appena usciti dal garage guardavo subito il cielo ed era come se volassimo. Lo sai che la nonna mi raccontava sempre che quella macchina era magica? Diceva che chiunque entrasse in quella macchina, dopo un po&#8217; si sentiva bene, felice, diceva che era la Macchina della felicit\u00e0.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La Macchina della felicit\u00e0 \u00e8 una <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Citro%C3%ABn_DS\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Citro\u00ebn DS 21<\/em><\/a>\u00a0decappottabile, regalo della moglie Sara, rimasta ferma in garage dalla sua morte. E sar\u00e0 proprio la Dea (DS significa D\u00e9sir\u00e9e Sp\u00e9ciale, ma si pronuncia <em>d\u00e9esse<\/em>, che in francese significa &#8220;dea&#8221;, nomignolo utilizzato dalla gente per questo modello) a portare nonno e nipote fino a Roma, in un viaggio on the road lungo l&#8217;Aurelia, costeggiando sempre il mare. Ma con qualche deviazione e ripensamento, vecchie amicizie ritrovate e nuove conoscenze fortunate.<\/p>\n<p>Come una tappa nella bellissima cittadina di Porto Venere, incastonata tra le Cinque Terre e La Spezia, dove ogni estate Pietro prendeva un appartamento in affitto, il piano superiore della casa dell&#8217;amico pescatore Cesare, ma che da sette anni non tornava pi\u00f9 a trovare, da dopo la scomparsa della moglie Sara, quando il tempo di Pietro si era fermato alla solitudine. E troveranno proprio il buon Cesare ad accoglierli, l\u00ec sulla banchina del porto, sar\u00e0 sempre lui a far riflettere Pietro sulla sua avventura (e io ho scoperto di capire un poco il genovese, credo).<\/p>\n<p><em>Siamo stati in silenzio per qualche minuto, a fumare e ad assaporare piccoli sorsi di Sciacchetr\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Poi Cesare si \u00e8 voltato verso di me, e mi ha guardato con quei suoi occhi azzurrissimi e sinceri: &#8220;Ti posso dire una cosa?&#8221;<\/em><br \/>\n<em>Ho fatto cenno di s\u00ec con la testa.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Stai facendo una belinata.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Cio\u00e8?&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Cio\u00e8 lo sai.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Ma te l&#8217;ho spiegato, come faccio? E se tra un anno non ci sono pi\u00f9? Ora sto bene, diciamo bene, ma stasera magari muoio di colpo, o mi viene un ictus di quelli che sei in carrozzina con la bocca storta e non riesci neppure pi\u00f9 a parlare&#8230; a capire, ne abbiamo visti tanti, no?[&#8230;]&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Belinate, te l&#8217;ho detto, sono tutte belinate.&#8221;[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Tu una volta mi hai spiegato che il mondo va avanti per l&#8217;egoismo della gente, io non la penso cos\u00ec, ma se \u00e8 vero, perch\u00e9 non sei egoista anche tu?&#8221; [&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>&#8220;S\u00ec Cesare, hai ragione ma&#8230;&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Ma ninte, \u00f4 creddo che \u00f2 raxon! No ghe n&#8217;\u00e9 descorsci da f\u00e2, \u00f2 ti \u00f4 capisci \u00f2 t&#8217;\u00ea scemmo, e sciccomme ti t&#8217;\u00ea tutto tranne che scemmo, ti \u00f4 devi cap\u00ee. No gh&#8217;\u00f2 altro da d\u00eete, p\u00e9nsighe almeno.&#8221;<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_25861\" aria-describedby=\"caption-attachment-25861\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Citro%C3%ABn_DS_21_27_Quai_Anatole_France_license_plate_blanked_2012-06-02_cropped.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25861\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Citroen_DS_21_cabriolet_DEA.jpg\" alt=\"Citroen DS 21 cabriolet- La &quot;dea&quot;\" width=\"800\" height=\"458\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Citroen_DS_21_cabriolet_DEA.jpg 1024w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Citroen_DS_21_cabriolet_DEA-300x172.jpg 300w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Citroen_DS_21_cabriolet_DEA-768x440.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25861\" class=\"wp-caption-text\">Questa dovrebbe essere la famosa Citro\u00ebn DS21 cabriolet, modello Chapron del 1970. Immaginatela colore blu artico (sulla scala Pantone \u00e8 un azzurro cupo) e con gli interni color biscotto chiaro. \ud83d\ude42<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">Pietro Rinaldi<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #3366ff;\">scrittore burbero ma carismatico<\/span><\/h2>\n<p><em>[&#8230;]il suddetto capitolo finale, in realt\u00e0 un&#8217;appendice pseudo saggistica al romanzo, \u00e8 composto da quattro paragrafi: &#8220;Tipi psicologici&#8221;, nel quale erano descritti i caratteri o gli atteggiamenti che il protagonista del romanzo, tale Lorenzo Perfido, diventato spudoratamente il mio alter ego, non sopportava.<\/em><br \/>\n<em>Secondo paragrafo: &#8220;Quelli che&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Terzo paragrafo: &#8220;Varie&#8221;, nel quale rientravano sottocategorie come &#8220;Mestieri&#8221;, &#8220;Hobby&#8221; e &#8220;Sport amatoriali&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Quarto paragrafo: &#8220;Persone&#8221;, suddiviso in due parti, &#8220;Famosi&#8221; e &#8220;Meno famosi&#8221;, questi ultimi, personaggi di una certa famosit\u00e0, ma probabilmente sconosciuti ai pi\u00f9.<\/em><br \/>\n<em>Ogni voce dei primi tre paragrafi era solitamente accompagnata da una dettagliata descrizione delle ragioni per cui gli stavano sul cazzo, mentre il paragrafo &#8220;Persone&#8221; era semplicemente un elenco di nomi in ordine alfabetico senza alcuna spiegazione (anche perch\u00e9 quasi mai conoscevo le persone citate, si trattava semplicemente di una questione, come dire&#8230; istintiva), con l&#8217;unica particolarit\u00e0 che accanto ai nomi c&#8217;erano tre, due o un asterisco. Purtroppo, dato che la suddetta classifica \u00e8 ormai decisamente datata (andrebbe continuamente aggiornata, come faccio, del resto, ma in un&#8217;agenda che tengo sulla scrivania), la maggior parte di loro, essendo delle new entry, non \u00e8 citata. Il grado di famosit\u00e0 non incideva sul numero degli asterischi anche perch\u00e9 le ragioni, seppur spesso istintive, erano variegate, con un unico denominatore comune, e cio\u00e8 fino a che punto erano intimamente convinti di essere amati dal (loro) pubblico, che in alcuni casi, a prescindere appunto dal grado di famosit\u00e0, sfiorava la patologia. Gi\u00e0 che ci sono, vorrei dirvelo una volta per tutte: il pubblico non vi ama, neppure i vostri fan pi\u00f9 scatenati vi amano. Vi cercano, vi scrivono, quando vi incontrano per strada vi fermano, vogliono autografi, foto, dediche su foglietti, vi fanno scoppiare l&#8217;ego dai complimenti, ma fondamentalmente se ne fottono di voi. Se a tutti coloro che dicono di amarvi offrissero cento euro per non amarvi pi\u00f9, per spegnere la televisione, ad esempio, ogni volta che comparite, il 90% accetterebbe i cento euro (molti anche meno), il 9% tratterebbe sul prezzo, ma alla fine arriverebbe a un accordo, e solo l&#8217;1% non scenderebbe ad alcun compromesso, ma quelli si chiamano &#8220;stalker&#8221;, voi li denunciate, di solito.<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #3366ff;\">Pietro Rinaldi \u00e8 uno scrittore burbero, scontroso, non fa sconti a nessuno delle sue frecciatine.<\/span><\/strong> Dalla scomparsa della moglie, l&#8217;unico elemento che lo teneva ancorato al mondo e alla famiglia, \u00e8 sempre di malumore e non sopporta pi\u00f9 nessuno. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? O il suo continuo provocare \u00e8 solo un mezzo per raggiungere pi\u00f9 facilmente la verit\u00e0 e il cuore delle persone?<br \/>\nLungo tutto il romanzo Pietro ci strappa delle sonore risate perch\u00e9 nei suoi ottant&#8217;anni ha il coraggio di dire e di fare quello che molti di noi pensano solamente. <strong><span style=\"color: #3366ff;\">Spudorato perch\u00e9 non teme pi\u00f9 nulla, men che meno la morte.<\/span><\/strong><br \/>\nLa parte migliore dei suoi malumori da scrittore \u00e8 sicuramente l&#8217;incontro con l&#8217;autostoppista (<em>&#8220;Rompicoglioni peggio che i tassisti&#8221;<\/em>), per giunta suo accanito lettore. E l\u00ec iniziano le domande fastidiose per uno scrittore, ma anche la conversazione pi\u00f9 interessante, uno sguardo sull&#8217;autore Pietro e sui suoi pensieri pi\u00f9 profondi, non sempre cos\u00ec negativi.<\/p>\n<p><em>&#8220;Pietro! Di Genova, come il mio scrittore preferito. Pietro Rinaldi, lo conoscete?&#8221;<\/em><br \/>\n<em>Io ho scosso la testa, e ho aggiunto anche: &#8220;No, no&#8221;, ma Diego, che non ha capito il mio messaggio subliminale, o pi\u00f9 probabilmente lo ha capito ma \u00e8 stato pi\u00f9 forte di lui (un bruco, l&#8217;ho detto, forse gi\u00e0 crisalide, certamente non ancora una farfalla), come colto da folgorazione ha urlato: &#8220;E&#8217; lui!&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>[&#8230;]&#8221;E&#8217; lei, \u00e8 lei, ma certo che \u00e8 lei! Come ho fatto a non accorgermene prima, ora riconosco la foto su Internet e anche quella sui suoi libri, era molto pi\u00f9 giovane ma \u00e8 lei, incredibile&#8230; Lei non si rende conto&#8230; ho letto tutti i suoi libri&#8230;&#8221;<\/em><br \/>\n<em>Non \u00e8 quasi mai vero, spesso ne hanno letto uno solo perch\u00e9 glielo ha prestato un amico e non si ricordano neppure il titolo.<\/em><\/p>\n<p>Cominciano cos\u00ec a discutere veramente di titoli, perch\u00e9 Pietro non sopporta vengano dimenticati anche i sottotitoli tra parentesi sulla copertina dei suoi libri e Luigi, l&#8217;autostoppista, se li scorda proprio tutti. Soprattutto il suo lettore vuole sapere la spiegazione di un finale aperto, nel romanzo <em>Non posso pi\u00f9 vivere senza di te (Ma vivo lo stesso)<\/em>, perch\u00e9 <em>Coso<\/em>, il vero nome del protagonista nella trama scelto per la sua inconsistenza, non sceglie tra le due donne? La risposta \u00e8 una sagacia di Pietro, o la pura brutale verit\u00e0.<\/p>\n<p><em>[&#8230;]Ma scusi, mi tolga una curiosit\u00e0&#8230;&#8221; (ecco, ci siamo, inizia la rottura di coglioni, ho pensato), &#8220;ma perch\u00e9&#8230; Coso alla fine sceglie di non scegliere? Cio\u00e8, non si capisce bene cosa sceglie e forse non sceglie proprio, no? Io ho una teoria in proposito, per\u00f2, prima di dirgliela, vorrei sapere il motivo da lei.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Perch\u00e9 non sapevo cosa fargli scegliere, tra l&#8217;altro ogni scelta avrebbe comportato qualche piccola revisione di alcuni capitoli precedenti per far s\u00ec che in qualche modo la giustificasse meglio. Ma dato che con mia moglie avevamo gi\u00e0 le valigie pronte per andare in vacanza, e avevamo l&#8217;aereo il giorno stesso, e io dovevo assolutamente consegnare il romanzo, ho avuto l&#8217;idea di lasciare il finale aperto, e finirla l\u00ec&#8221; ho detto, mentendo.<\/em><\/p>\n<p>Lascia poi che sia Luigi a spiegare tutta la sua teoria su quel finale rimasto sospeso e, nonostante non fossero affatto quelle le intenzioni di Pietro quando lo aveva scritto, non lo contraddice, anzi gli riconosce il merito di aver capito il significato del testo: <em>&#8220;Le spiegazioni di chi ha scritto un libro valgono meno di quelle di chi lo ha letto, sono insindacabili solo fino a quando il romanzo non \u00e8 pubblicato, poi sono giuste solo quelle del lettore. Stop.&#8221;<\/em><br \/>\nLuigi comunque non molla con l&#8217;interrogatorio e arriva con un&#8217;altra domanda impertinente per Pietro, ma giustificata per tutti i suoi lettori: per quale motivo sono stati inseriti anche loro in quel fantomatico ultimo capitolo, <em>Tutti quelli che mi stanno sul cazzo<\/em>?<\/p>\n<p><em>&#8220;[&#8230;]non mi stanno sul cazzo i lettori in quanto tali, come individui che leggono, anzi ce ne fossero, e ancora meno, come puoi ben immaginare, i miei lettori, visto che tra l&#8217;altro mi hanno dato da vivere, poi naturalmente c&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;eccezione che conferma la regola, tipo quelli che ti tormentano con le domande&#8221; l&#8217;ho guardato dallo specchietto retrovisore, ma lui non ha colto, &#8220;diciamo che non sopporto certe categorie di lettori&#8230; Intanto quelli che dicono che un libro gli ha cambiato la vita, e lo dicono convinti, perch\u00e9 se ti fai cambiare la vita da un libro sei un imbecille. Un libro al massimo pu\u00f2 lasciare una traccia, ti pu\u00f2 emozionare, far ridere, piangere, ti ci puoi identificare&#8230; Stringi stringi, un romanzo \u00e8 come un film, ma non ho mai sentito dire che un film ti cambia la vita, almeno, non con questa frequenza con cui te la cambiano i libri; certo, un libro ce l&#8217;hai l\u00ec, e mentre lo leggi ti puoi fermare a riflettere, quindi \u00e8 diverso rispetto a un film, e comunque, film a parte, \u00e8 chiaro che un libro ti pu\u00f2 insegnare qualcosa, molto in certi casi, pu\u00f2 esprimere mille volte meglio quello che pensi, ti pu\u00f2 addirittura chiarire quello che pensi. Diciamo che ti pu\u00f2 illuminare, ma cambiare la vita, se ci credi davvero e magari lo dici anche con tono melodrammatico tipico di chi dice che quel tal libro gli ha cambiato la vita, sei da ricovero immediato. La Bibbia forse te la potrebbe cambiare, purch\u00e9 la si sappia interpretare, e tuttavia, anche in questo caso, se uno si fa cambiare la vita dalla Bibbia vuol dire che ce l&#8217;aveva vuota.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #3366ff;\">E qui alzo la mano io, per una domanda allo scrittore Pietro Rinaldi.<\/span><\/strong> Probabilmente io sono un imbecille perch\u00e9 vado in giro a dire, senza vergogna, che un libro mi ha cambiato la vita (non \u00e8 proprio uno, diciamo un paio, suvvia). Per\u00f2 Pietro, come \u00e8 possibile che a pagina 185 lei mi dica che le stanno sul <em>beep<\/em> i lettori che si fanno cambiare la vita da un libro, dichiarandoli da ricovero immediato, e poi, sempre lei, proprio lei, a pagina 256 si fa cambiare la vita da una frase scritta con la vernice nera su un muro di Ostia? &#8220;Da soli si muore&#8221;. Quattro parole. Almeno io mi leggo tomi da mille pagine per farmi cambiare la vita&#8230; \ud83d\ude09<\/p>\n<p><em>Mia moglie Sara \u00e8 morta il 20 maggio del 2001. Se n&#8217;\u00e8 andata nel sonno, un bel modo di morire. Si \u00e8 coricata presto dicendomi di non sentirsi tanto bene, io sono restato sveglio ancora, prima a leggere, poi a guardare la televisione, quando sono andato a letto ho fatto piano per non svegliarla, perch\u00e9 aveva un sonno leggerissimo, incredibilmente leggero, non ho neppure acceso la luce, poi, inavvertitamente, ho scontrato l&#8217;abat-jour sul comodino e l&#8217;ho fatta cadere. Era una boccia di vetro e s&#8217;\u00e8 rotta in mille pezzi, ho tirato un vaffanculo sommesso, ho acceso la luce, ho detto: &#8220;Scusa, mi dispiace, ho combinato un casino&#8221;, e non mi ha risposto. Aveva problemi di cuore. Abbiamo vissuto una buona vita insieme, \u00e8 stato un bell&#8217;amore, anzi di pi\u00f9. Certo, con gli anni si \u00e8 trasformato, come per tutti, man mano che invecchiavamo ha preso le sembianze della nostra et\u00e0, ma se fossi una persona portata a enfatizzare direi che \u00e8 stato un grande amore, invece, essendo uno che minimizza, dico &#8220;bello&#8221;, ma proprio perch\u00e9 &#8220;bello&#8221; mi sembra poco per una vita insieme come la nostra, dico &#8220;di pi\u00f9&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Per quanto sia burbero e cinico, nel ricordo della moglie <strong><span style=\"color: #3366ff;\">Pietro mostra un lato romantico, a modo suo.<\/span><\/strong> Minimizza le emozioni positive ed estremizza il suo malumore, forse solo per protezione dalle turbolenze della vita. Anche durante il viaggio, quando si ferma ad ammirare le sfumature del mare fondersi con quelle del cielo, quando coglie lo spirito curioso negli occhi del nipote e vi si lascia sorprendere, quando ritrova l&#8217;abbraccio fraterno dell&#8217;amico Cesare e le gentilezze di Teresa, quando decide di avventurarsi in un casale pazzesco e in nuove strampalate amicizie, compare il Pietro sentimentale, quello che in fondo non sopporta la gente solo quando non conosce le persone. Anche con Sid, tra una minaccia di abbandonarlo in autostrada o di legarlo al primo ponte, c&#8217;\u00e8 dell&#8217;affinit\u00e0.<\/p>\n<p><em>La Dea rombava che era un piacere, il tettuccio aperto, noi due davanti e Sid seduto dietro, dritto come un fuso con i peli della testa alla merc\u00e9 del vento, che glieli tirava tutti indietro o li schiacciava o gli formava la riga in mezzo. Troppo vento, infatti, sulla Ruta, dubito dopo Camogli. Ci siamo fermati [&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Mi sono girato verso di lui [Diego] e ho visto Sid con la sciarpa della Sampdoria legata intorno al testone. Era una figura inquietante.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Forse era meglio se gliela mettevi tipo bandana, cos\u00ec sembra un vecchia col foulard in testa&#8221; ho detto.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Ci avevo pensato, ma secondo me gli copre meglio le orecchie, e poi volendo riusciamo a fargli stare su anche gli occhiali.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Gli occhiali?&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Eh s\u00ec, sarebbe meglio, ha gli occhi rossi.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>[&#8230;] E allora gli abbiamo messo gli occhiali da sole, fissandoli meglio al suo testone con un elastico, e siamo ripartiti, con Sid che pareva un ultr\u00e0 sampdoriano, e anche Snoopy aviatore.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_25862\" aria-describedby=\"caption-attachment-25862\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25862\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Duke_PETS.png\" alt=\"Duke dal film PETS - Illumination (C)\" width=\"800\" height=\"503\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Duke_PETS.png 1000w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Duke_PETS-300x189.png 300w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Duke_PETS-768x483.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-25862\" class=\"wp-caption-text\">Per tutta la lettura, il cagnolone Sid me lo sono immaginato con le sembianze di Duke dal film PETS. \ud83d\ude42<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">On the road again<\/span><\/h2>\n<p>Il capitolo finale \u00e8 del nipote Diego che ci racconta come proseguirono le loro rispettive vite dopo quel viaggio avventuroso verso Roma, e come questo romanzo sia davvero l&#8217;ultimo vero libro dello scrittore Pietro Rinaldi, rinvenuto nascosto in un cassetto. Il nipote lo completa descrivendoci il loro rapporto finalmente ritrovato, gli ultimi anni del nonno in compagnia proprio di Sid, che da allora si \u00e8 piazzato a dormire in camera sua, contro ogni impropero. Si sarebbe dovuto intitolare<em> Il senso dell&#8217;orientamento<\/em>, <strong><span style=\"color: #3366ff;\">quell&#8217;essere consapevoli nel momento in cui accadono le cose, perch\u00e9 dopo sono capaci tutti.<\/span><\/strong> Ma \u00e8 nel momento che fai la differenza, imboccare la strada giusta e non perdersi. Quel viaggio era l&#8217;orientamento di entrambe, nonno e nipote.<br \/>\nHo adorato questo Pietro, proprio perch\u00e9 mi ha ricordato per filo e per segno l&#8217;altro Pietro. Anche quando combinava le marachelle e fingeva di non saperne niente&#8230;<\/p>\n<p><em>&#8220;Hai visto cosa hanno fatto a quel tizio col camper?&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;No&#8221; mi ha risposto lui, &#8220;spero che lo abbiano ucciso.&#8221; Ma lo ha detto senza alzare la testa dal piatto, e l\u00ec mi puzzava ancora di pi\u00f9, perch\u00e9 Pietro, di solito, quando faceva le sue battutine, mi guardava sempre per vedere la reazione, o guardava chiunque, in generale, anche quando le faceva al fruttivendolo. E allora gli ho detto: &#8220;Gli hanno tagliato tutte e quattro le gomme del camper.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Mani sante&#8221; ha risposto, sempre intento a tagliare una fettina di vitello che era un burro ma lui, da tanto faceva finta di essere impegnato nel taglio, sembrava stesse disossando un vitello.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Tu non c&#8217;entri, no?&#8221;<\/em><br \/>\n<em>E allora s\u00ec che ha alzato la testa dal piatto e ha detto: &#8220;Iiiiiiio, ma tu sei bello scemo allora, secondo te, a ottantatr\u00e9 anni mi metto a tagliare le gomme alle macchine?&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Mah&#8221; ho annuito, poco convinto.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Ma d\u00e0i su, Diego, siamo seri&#8230;&#8221; ha detto lui, ora serissimo. &#8220;Due giorni fa hanno violentato una in via Righetti, perch\u00e9 non dici che sono stato io? E lo scippo della settimana scorsa? Te lo confesso, ero io quello che guidava la Kawasaki.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>E&#8217; finita l\u00ec. O meglio, non \u00e8 finita l\u00ec, perch\u00e9 una settimana dopo, mettendo a posto l&#8217;armadio nell&#8217;ingresso, ho trovato, nella tasca della sua cerata, un coltello a serramanico, di quelli svizzeri.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_25864\" aria-describedby=\"caption-attachment-25864\" style=\"width: 800px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/commons.wikimedia.org\/wiki\/File:Porto_Venere_-_Isola_Palmaria,_Portovenere,_La_Spezia,_Italy_-_July_29,_2012_01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-25864\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Porto_Venere_La_Spezia.jpg\" alt=\"Porto Venere - La Spezia\" width=\"800\" height=\"534\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Porto_Venere_La_Spezia.jpg 1024w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Porto_Venere_La_Spezia-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Porto_Venere_La_Spezia-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-25864\" class=\"wp-caption-text\">Le case alte e variopinte di Porto Venere che si affacciano sul Golfo dei Poeti a La Spezia. In queste acque Pietro, Cesare e Diego passeranno una mattina di pesca indimenticabile.<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 22 settembre 2008, giorno del mio ottantesimo compleanno, intorno alle sette di sera, scrivevo la lettera che annunciava il mio suicidio. 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