{"id":24767,"date":"2021-05-31T06:00:25","date_gmt":"2021-05-31T04:00:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=24767"},"modified":"2021-05-31T00:19:51","modified_gmt":"2021-05-30T22:19:51","slug":"la-vita-che-volevo-lorenzo-licalzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/la-vita-che-volevo-lorenzo-licalzi\/","title":{"rendered":"La vita che volevo <br> di Lorenzo Licalzi"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Comunque vada, per quanto ti piaccia la tua vita, ce n&#8217;\u00e8 sempre un&#8217;altra che avresti voluto fare e non hai fatto.<br \/>\nLa vita che volevo, Lorenzo Licalzi<\/p><\/blockquote>\n<p>Ci sono persone nella vita quotidiana con cui raramente parli di lettura. Puoi averci discussioni interessanti su tutto lo scibile umano, dalla tecnologia IoT alla filosofia Kaizen, dalla fisica quantistica alla coltivazione idroponica, ma non sono accaniti lettori di romanzi oppure hanno un certo pudore a mostrare le loro preferenze fuori dalla saggistica.<br \/>\nQuella volta per\u00f2 che iniziano il discorso, proprio loro, con la straordinaria frase &#8220;Ho letto un libro&#8230;&#8221; e deduci dal tono che non intendono un manuale di digital marketing o un testo di antropologia ma un romanzo fatto e finito, sai bene che quello non \u00e8, non pu\u00f2 essere, un libro qualunque.<br \/>\nMolli ogni altro ragionamento e ti metti in ascolto, certo che la recensione in arrivo sar\u00e0 davvero sensazionale. Quel titolo non solo gli \u00e8 piaciuto tanto da distoglierli dalle consuete occupazioni, ma li ha colpiti cos\u00ec tanto da doverne addirittura parlare con qualcuno. E non un amico a caso, ma necessariamente te, che di libri ne parli e ne scrivi.<br \/>\n<span style=\"color: #008080;\"><strong>E&#8217; cos\u00ec che il piccolo libricino di Lorenzo Licalzi \u00e8 arrivato da me.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/vita-che-volevo-Lorenzo-Licalzi\/dp\/8817053678\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>La vita che volevo<\/em><\/a>\u00a0\u00e8 una raccolta di racconti, nove per l&#8217;esattezza, pi\u00f9 un&#8217;introduzione dell&#8217;autore sul momento esatto in cui lui stesso si \u00e8 sentito chiedere da una zingara a un semaforo &#8220;Ma \u00e8 questa la vita che volevi?&#8221; e una riflessione finale dove sempre Licalzi svela la sua vita da fotografo lasciata da giovane in Giamaica e come quel giorno al semaforo sia cambiato di nuovo tutto, passando dalla professione di medico psicologo, dirigente di una casa di riposo fondata con un amico, a quella di scrittore per caso, e poi a tempo pieno.<br \/>\nSono solo 204 paginette, ringraziamenti e sommario compresi, ma sono di una bellezza inaudita.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #008080;\">Non conoscevo nulla di questo autore,<\/span><\/strong> anche perch\u00e9 leggo di pi\u00f9 romanzi stranieri, ma non l&#8217;avevo mai incrociato tra gli scaffali in libreria. Cos\u00ec mi sono messa alla ricerca di informazioni: <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lorenzo_Licalzi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Lorenzo Licalzi<\/em><\/a>, genovese classe 1956, ha esordito nel 2001 con il romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Io-no-Lorenzo-Licalzi\/dp\/881703097X\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Io no<\/em><\/a>\u00a0pubblicato da Fazi e diventato due anni dopo un film diretto da Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Nel 2005 \u00e8 stato poi finalista del Premio Bancarella con il libro <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/privilegio-essere-guru-Lorenzo-Licalzi\/dp\/8864110208\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Il privilegio di essere un guru<\/em><\/a>, nel 2009 ha vinto il premio Selezione Bancarella con <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Sette-uomini-doro-Lorenzo-Licalzi\/dp\/8817023191\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>7 uomini d&#8217;oro<\/em><\/a>\u00a0e di nuovo nel 2016 con <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/B0132UGVX4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L&#8217;ultima settimana di settembre<\/em><\/a>. Proprio quest&#8217;altro titolo mi \u00e8 stato consigliato dal mio amico lettore-poco-lettore, tanto che la volta successiva me l&#8217;ha regalato ed \u00e8 in attesa sul tavolino.<\/p>\n<p>Nonostante una carriera di scrittura oramai ben avviata, questa piccola antologia di Licalzi, uscita nel 2009 con Rizzoli, non ha ottenuto buone recensioni in rete, per quanto alcune siano talmente odiose che puzzano di ritorsione e invidia. Eppure chi mi ha riferito la sua sorprendente lettura, ha pure ammesso di averlo di gran lunga preferito all&#8217;inutile pomposit\u00e0 di Alessandro Baricco, del quale aveva appena concluso il romanzo <em>Novecento<\/em> (per quest&#8217;ultimo, che non ho letto, mi \u00e8 stata riportata anche una particolare riflessione sull&#8217;uso della parolaccia, forzata e fuori contesto, e da qui forse l&#8217;insoddisfazione della lettura).<\/p>\n<p>Dopo aver sbirciato un estratto in rete su Google Books, in particolare la curiosa storia della lettera di presentazione spedita proprio a Fazi Editore, mi sono procurata il cartaceo, perch\u00e9 certi scritti li apprezzi di pi\u00f9 quando sono tangibili tra le mani.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008080;\">Questo libricino mi ha coccolato con una storia assaporata di tanto in tanto,<\/span><\/strong> anche quando il finale non era proprio quello che mi aspettavo e mi lasciava l\u00ec spiazzata, nel mezzo dell&#8217;intenso periodo di studio di questi mesi, tra codici astrusi e normative incomprensibili, perch\u00e9 si sa, <em><a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/gli-esami-non-finiscono-mai\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">gli esami non finiscono mai<\/a>.<\/em><br \/>\nA Lorenzo Licalzi va il merito di avermi quasi fatto cambiare idea su Dio, il Karma, il Destino, il Caso o la Necessit\u00e0.<br \/>\nQuasi&#8230;<\/p>\n<h2><!--more--><br \/>\n<span style=\"color: #008080;\">La vita che volevo<\/span><\/h2>\n<p>Diventi adulto quando inizi a chiederti se era davvero questa la vita che volevi. E soprattutto quando pensi di non poterla pi\u00f9 cambiare, interrogandoti un po&#8217; con rammarico e un po&#8217; con malinconia perch\u00e9 \u00e8 andata per quella direzione e non per un&#8217;altra.<br \/>\n<strong><span style=\"color: #008080;\">I racconti di questa piccola antologia girano intorno a due temi:<\/span><\/strong> le scelte che si fanno nella vita, a discapito di altre; il destino, o il caso, per cui un&#8217;azione minima cambia tutto senza rimedio. Le storie si susseguono apparentemente slegate tra loro, ma in realt\u00e0 hanno un ordine sia per l&#8217;et\u00e0 dei protagonisti, dai giovanissimi che chiacchierano del loro futuro fino al vecchio marinaio ancora in attesa della sua Caterina, sia per le riflessioni dei personaggi in merito alla propria vita.<br \/>\nCome l&#8217;autore, consiglio di leggerli nella sequenza di stampa.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">Il marziano<\/span><\/h4>\n<p>Francesco e Federico, in una serata passata in compagnia di una canna nella penombra della stanza di Federico, si interrogano sull&#8217;Universo infinito, sulla creazione senza inizio, sull&#8217;anima dopo la morte, sul Paradiso e su Dante, sulla reincarnazione e sui marziani, ma soprattutto su Dio che non pu\u00f2 essere cos\u00ec perfetto, sul perch\u00e9 siamo e cosa siamo, sul tempo circolare, sul futuro da grandi e sui sogni. Tutte domande che mi faccio lo stesso, ma senza bisogno di fumare nulla. \ud83d\ude09<br \/>\nIronia e seriet\u00e0 di due giovani la cui vita \u00e8 ancora tutta da scrivere. E proprio da questo racconto, \u00e8 stato sviluppato in seguito il romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Io-no-Lorenzo-Licalzi\/dp\/881703097X\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Io no<\/em><\/a> pubblicato nel 2001 e diventato l&#8217;omonimo film <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Io_no_(film)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Io no<\/em><\/a>\u00a0uscito nelle sale nel 2003.<\/p>\n<p><em>\u00abMa secondo te siamo soli nell\u2019universo?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abOh cazzo, tutte le volte che ti fai una canna poi mi chiedi se siamo soli nell\u2019universo!\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abE tu rispondimi, no?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abOk. S\u00ec, siamo soli nell\u2019universo.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abMa come? Con tutte le stelle e i pianeti che ci sono vuoi dire che\u2026\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abNon \u00e8 questione di stelle o pianeti, Federico, noi saremmo soli nell\u2019universo anche se l\u2019universo fosse pieno di extraterrestri, noi siamo soli. Quindi, chissenefrega degli extraterrestri, che poi, se vogliamo, gli extraterrestri sono gi\u00e0 tra noi.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abVuoi dire che si sono infiltrati, come diceva Jack Nicholson in Easy Rider?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abMa che Jack Nicholson! Voglio dire che delle volte mi sembra di vivere in un mondo di extraterrestri, ecco cosa voglio dire.\u00bb<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">Quando si dice il destino<\/span><\/h4>\n<p>Laura \u00e8 un&#8217;infermiera di trent&#8217;anni in attesa dell&#8217;uomo della sua vita, dopo essersi rotta le ossa con qualche storia deludente, in particolare con un medico sposato, suo superiore, che la illudeva di lasciare la moglie. Ma l&#8217;amore segue percorsi strani.<br \/>\nBasta invertire un 8 con un 9 e inviare un messaggio a una sconosciuta. Ed ecco che Laura, la sconosciuta in questione, si imbatte per caso, o per destino, in Gabriele Grimaldi, quasi quarant&#8217;anni, medico di Roma, single, uscito da una lunga storia con una collega. Tutto incredibilmente perfetto, forse anche troppo.<\/p>\n<p><em>Le mie amiche mi prendono in giro perch\u00e9 m\u2019illudo che esista il principe azzurro, e che un giorno mi porter\u00e0 via sul suo cavallo<\/em><br \/>\n<em>bianco. Dicono che sono troppo romantica, sognatrice, ingenua. Be\u2019, se credere nell\u2019amore vuol dire essere ingenui, allora s\u00ec, lo sono, o magari sono loro che non sanno pi\u00f9 sognare.<\/em><br \/>\n<em>Credere nell\u2019amore, per me, significa credere nel destino. Nulla succede per caso. \u00c8 il karma che guida tutte le nostre scelte. L\u2019idea che hanno gli orientali della vita mi ha sempre affascinato.<\/em><br \/>\n<em>[&#8230;]Comunque, l\u2019uomo che cerco io, e che adesso credo finalmente di avere trovato, \u00e8 uno che sappia stare con i piedi per terra ma riesca anche ad alzare lo sguardo verso il cielo. Un po\u2019 come me, che per\u00f2 sto troppo col naso all\u2019ins\u00f9. L\u2019uomo che cerco deve guardare dove mette i piedi, e anche dove li metto io, per non farmi inciampare.<\/em><br \/>\n<em>Ecco: se uno crede agli incontri karmici, e io ci credo, il modo con cui la mia vita si \u00e8 incrociata con quella di Gabriele \u00e8 il pi\u00f9 karmico di tutti.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">L&#8217;ultimo giro<\/span><\/h4>\n<p>L&#8217;ultimo giro \u00e8 quello di poker (credo, non sono una giocatrice) tra quattro amici, compagni di classe al liceo, ora alla soglia dei cinquant&#8217;anni. Ricordando le avventure scolastiche, come Chiara soprannominata Strappacazzi o la Chiara fidanzatina dell&#8217;epoca avvistata per strada, dimessa e invecchiata, oppure dell&#8217;amico popolare in quinta finito come rappresentante di aspirapolveri, si raccontano in quelle che sono le loro vite attuali, tra un matrimonio inabissato per noia e trascinato per inerzia e la solitudine di un amore perduto anestetizzato da storielle fugaci, senza futuro. Colpa del destino o colpa del caso?<\/p>\n<p><em>\u00abCio\u00e8, \u00e8 sempre un po\u2019 la stessa cosa ma con una sfumatura diversa\u2026 c\u2019\u00e8 chi nelle cose azzecca sempre i tempi giusti e c\u2019\u00e8 chi arriva sempre con un po\u2019 di ritardo, \u00e8 cos\u00ec! o fai parte di una categoria o dell\u2019altra, ci sono quelli che arrivano in stazione puntuali e quelli che arrivano quando il treno \u00e8 appena partito, ma non dipende da loro, cio\u00e8 certe volte s\u00ec ma spesso no, io per esempio arrivo sempre un attimo dopo\u2026 non so perch\u00e9 ma arrivo sempre fuori tempo massimo di un minuto. Ho perso un concorso fondamentale per entrare in magistratura perch\u00e9 mi sono laureato due mesi dopo, ho perso una donna fondamentale perch\u00e9 c\u2019\u00e8 arrivato un altro un mese prima di me, e adesso sono solo, invece secondo me, a proposito di quello che dicevamo prima, era quella giusta, quella con cui mi sarei fermato, insomma, tutto cos\u00ec, anche nelle piccole cose\u2026 se c\u2019\u00e8 un\u2019offerta che so\u2026 per un telefonino, state tranquilli che io lo vengo a sapere o ci arrivo il giorno dopo, e non lo trovo pi\u00f9.\u00bb<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">L&#8217;indovinello<\/span><\/h4>\n<p>Seguendo lo stesso filo del racconto precedente, ascoltiamo la telefonata tra Patrizia e Carla, le mogli di Matteo e Franco, due amici della partita di poker, dando voce anche al pensiero femminile sullo stessa tema, le scelte che si fanno nella vita guardata a met\u00e0 strada del percorso. Patrizia, soddisfatta del proprio lavoro ma con l&#8217;assenza di fondo di un figlio mai avuto, e Carla, che invece ai figli ha sacrificato tutto, anche la propria femminilit\u00e0 e indipendenza, riconosco che la forza delle donne \u00e8 la sensibilit\u00e0. L&#8217;indovinello poi \u00e8 alquanto conosciuto e in effetti \u00e8 un bel test, solo chi ha la mente aperta avr\u00e0 la risposta pronta.<\/p>\n<p><em>\u00ab\u00c8 una vecchia cosa, ma i ragazzi di oggi non la conoscono di sicuro: un padre e un figlio hanno un incidente automobilistico, arrivano sul posto due ambulanze che li trasportano in due ospedali diversi. Quando il bambino arriva in ospedale, il chirurgo, guardandolo, dice: non posso operare mio figlio, non me la sento, chiamate il mio sostituto. Come \u00e8 possibile? Tu lo sai perch\u00e9 dice cos\u00ec?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abBoh, non lo so, perch\u00e9?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abVedi che allora ho ragione, ma mica sei la sola, il dramma \u00e8 che spesso non sanno rispondere neppure le donne, ci devono pensare troppo, e se non lo sanno loro come si pu\u00f2 pretendere che lo sappiano gli uomini?<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">Io sono Dio, il Karma, il Destino, il Caso, la Necessit\u00e0<\/span><\/h4>\n<p>Con questa storia Licalzi sembra voler rispondere alle domande dei quattro amici della partita di poker: \u00e8 il destino, per cui ti succede quello che doveva succedere, o solo il caso, l&#8217;imprevedibilit\u00e0 assoluta, a determinare la nostra vita?<br \/>\nMaddalena, impiegata presso un avvocato, single dopo essere stata lasciata a un passo dal matrimonio, viene avvisata dalla sensitiva Franca: sta per incontrare l&#8217;uomo della sua vita. Dall&#8217;altra parte Paolo, un giovane avvocato divorziato, \u00e8 alla ricerca della donna giusta per lui, magari proprio la persona che sta per attraversare la strada.<br \/>\nE l&#8217;autore, che si trasforma in Dio, il Karma, il Destino, il Caso o la Necessit\u00e0, gioca a dadi con le loro vite.<br \/>\nQuesto \u00e8 il racconto che mi ha travolto, e pur comprendendo il senso per cui \u00e8 stato scritto, preferirei l&#8217;altro finale, quello dell&#8217;universo parallelo.<\/p>\n<p><em>\u00abS\u00ec ma come far\u00f2 a riconoscerlo?\u00bb le aveva domandato ancora, pi\u00f9 per gioco che per effettiva convinzione.<\/em><br \/>\n<em>\u00abStai tranquilla che te ne accorgerai. Tutto ci\u00f2 che farai quel giorno porter\u00e0 a farvi incontrare, le vostre vite, ora distanti, si sfioreranno per una frazione di secondo, i vostri occhi s\u2019incroceranno e baster\u00e0 quello sguardo a unirvi per sempre\u2026 Non so dirti cosa succeder\u00e0, se lo incontrerai in un bar o per strada, se ti fermer\u00e0 o ti chieder\u00e0 qualcosa, quello che so \u00e8 che dopo quello sguardo nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima. Per\u00f2 ricorda, qui vedo che potrebbe succedere qualcosa che ti distrarr\u00e0 proprio nell\u2019attimo in cui le vostre vite si sfioreranno, e allora i vostri sguardi non si incroceranno e il tuo destino cambier\u00e0.\u00bb<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">Il pi\u00f9 grande filosofo di tutti i tempi<\/span><\/h4>\n<p>I nostri antenati neanderthaliani avevano acquisito la coscienza della morte, e dunque della vita, con la conseguente inumazione di defunti, forse pure una religione primordiale, l&#8217;esistenza di un divino e di un aldil\u00e0.<br \/>\nIn questo racconto l&#8217;autore ricostruisce i pensieri del giovane Uth, uno degli ultimi uomini di Neanderthal, mentre si interroga sulla caccia, sui corpi freddi, su suo padre e gli altri antenati, sul pericolo di diventare freddo come loro.<br \/>\nTrentamila anni dopo, la stessa caverna di Uth viene scoperta nella zona del Circeo, nel sito preistorico chiamato <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Grotta_Guattari\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Grotta Guattari<\/a>.<\/em><\/p>\n<p><em>Uth sorrise per la prima volta. E sorrise perch\u00e9 ora sapeva che dopo la morte li aspettava un\u2019altra vita. Una vita dove non avrebbero pi\u00f9 sofferto il freddo, la fame, il dolore delle ferite. Una vita senza belve che li potessero sbranare, senza quell\u2019impalpabile ma violento senso di pericolo che li terrorizzava, senza la fatica della caccia. Forse senza neppure l\u2019incombenza del passo eretto, cos\u00ec difficile da mantenere. Le prede si sarebbero lasciate catturare e gli alberi sarebbero stati carichi di frutti. Avrebbe capito tutto ci\u00f2 che ora non capiva. Ora poteva attendere la morte sereno, perch\u00e9 sapeva, era certo, che dopo avrebbe avuto una vita migliore.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">Due dialoghi stupefacenti<\/span><\/h4>\n<p>Pi\u00f9 che di due dialoghi, si tratta di due storie che hanno in comune proprio gli stupefacenti quale soggetto e non aggettivo. Troviamo la coppia di Lucia e Roberto, incastrati in una dipendenza che ha portato lei ad essere sieropositiva, ma a salvare almeno la loro bambina Sara, anche se quella siringa sar\u00e0 l&#8217;ultima volta. E poi ci sono le pietre di Michele e Dario, che dopo un tiro di coca pesante decidono di dare un passaggio in auto a Cinzia, rimasta a piedi a tarda notte. Certe volte il destino per\u00f2 \u00e8 fatale.<\/p>\n<p><em>\u00abMa che vita \u00e8, dimmi Lucia, che vita \u00e8?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abVita.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abVita di merda, vuoi dire.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abTutte le vite lo sono.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abNon \u00e8 vero. Una volta non eravamo cos\u00ec. Non era questa la vita che immaginavamo quando ci siamo conosciuti\u2026 ti ricordi? Ti ricordi, eh? Ti ricordi quante idee, quanti progetti? Non erano questi i nostri sogni. Ti ricordi com\u2019eri? O te lo sei dimenticata? Ti ricordi quanto ridevi? E hai visto come siamo finiti, dietro a questa merda?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00ab\u00c8 andata cos\u00ec. Nessuno ci pu\u00f2 fare niente ormai, si vede che era destino.\u00bb<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">Tutta la mia vita in un attimo<\/span><\/h4>\n<p>Come spiega Licalzi nei ringraziamenti finali, questo racconto nasce in realt\u00e0 da un&#8217;idea di Gian Paolo Ivaldi, che conservava nel cassetto con il titolo La contravvenzione, e concessa all&#8217;amico Licalzi per una rielaborazione e una riscrittura, durante una sera di fronte a una bottiglia di Redigaffi.<br \/>\nMi piacerebbe poter leggere la versione originale di partenza, ma devo dire che questa \u00e8 una storia ben sviluppata, dove le parole non mostrano tutto e lasciano lo spazio per il colpo di scena finale. Per come \u00e8 strutturata, mi ha ricordato uno dei miei film prediletti, <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/The_Sixth_Sense_-_Il_sesto_senso\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il sesto senso<\/a>.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi sono reso conto con angoscia che quelli sarebbero stati i miei ultimi istanti di vita.<\/em><br \/>\n<em>Quell\u2019uomo, furioso ma imperturbabile, stava premendo con forza la canna della pistola sulla mia tempia destra, costringendo la mia guancia sinistra contro il muro freddo della camera da letto.<\/em><br \/>\n<em>Ho avvertito chiaramente, trasmesso dalla canna della pistola, il movimento della mano che si preparava a premere il grilletto. Nonostante la visuale ridotta riuscivo a intravedere l\u2019orrore che quel bastardo aveva appena commesso. Mia moglie Flavia era esanime sul letto, le lenzuola intrise del suo sangue che ancora sgorgava a fiotti da un piccolo foro provocato da un colpo a bruciapelo, proprio all\u2019altezza del cuore.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #008080;\">Le mani<\/span><\/h4>\n<p>Questa \u00e8 una storia d&#8217;amore, di una struggente bellezza assoluta. Poesia, poesia pura.<br \/>\nErano solo due bambini la prima volta che si sono amati, alla capanna sulla spiaggia. Ma la figlia di un avvocato non poteva rimanere con il figlio di un marinaio, e cos\u00ec Caterina gliel&#8217;hanno portata via. E con lei forse anche suo figlio, ma lei ha promesso di tornare con il loro bambino.<\/p>\n<p><em>Il vecchio guarda la spiaggia e poi si guarda le mani, per lui il segno pi\u00f9 evidente del passare degli anni. Ha il volto arso dal sole e solcato da una fitta ragnatela di rughe. Ma le rughe non le vede, invece le mani s\u00ec, e le riconosce a stento. Queste mani un tempo cos\u00ec grandi e vigorose, tagliuzzate dalle reti da pesca, si sono fatte scarne e ossute, indurite dai calli. Il vecchio ripensa alla sua vita, a tutti i giorni spesi per guadagnarsela, per viverla, senza avere davanti, \u2013 e sotto, e intorno \u2013 nient\u2019altro che mare.<\/em><\/p>\n<p>Nell&#8217;ultimo racconto autobiografico finale, si torna dalla zingara al semaforo e quel che succede dopo quell&#8217;incontro. Ed \u00e8 questa la parte che mi ha colpito di pi\u00f9 de <em>La vita che volevo<\/em>: <span style=\"color: #008080;\"><strong>si parla di scrittura creativa.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #008080;\">La genesi di uno scrittore<\/span><\/h2>\n<p>Questa parte del libro \u00e8 la prima che mi \u00e8 stata riportata dal mio lettore-poco-lettore, perch\u00e9 gli era parso curioso, quasi irreale, il modo in cui Lorenzo Licalzi \u00e8 diventato suo malgrado uno scrittore, per caso (o per destino?).<br \/>\nDopo aver capito che quella no, non era la vita che voleva, Licalzi ha ceduto la sua parte della societ\u00e0 e mantenuto solo qualche consulenza come psicologo che lo impegnava solamente al mattino. Dopo alcuni mesi di questa riduzione lavorativa, decide di aggiungere anche l&#8217;attivit\u00e0 di perito per conto del tribunale, con l&#8217;aiuto di un amico avvocato che gli consiglia l&#8217;acquisto di un computer per redigere delle relazioni perfette. Per imparare a scrivere velocemente alla tastiera, gli suggerisce di <strong><span style=\"color: #008080;\">prendere un libro, leggere una frase e poi riscriverla al computer.<\/span><\/strong> Al termine della copia di un intero romanzo, avrebbe anche imparato tutti i trucchi che un computer offre rispetto alla macchina da scrivere.<\/p>\n<p><em>Dopo una settimana, quando ero arrivato alla terza pagina, non ne potevo pi\u00f9 \u2013 sia del libro che del sistema suggerito dal mio amico avvocato \u2013 e ho pensato: Quasi quasi un romanzo me lo scrivo da solo, cos\u00ec prendo due piccioni con una fava, imparo a scrivere al computer e mi alleno a farlo in modo interessante. E da quel giorno il sacro fuoco dell\u2019arte si \u00e8 acceso in me. Sono stato colto da un irrefrenabile fervore creativo, tutto quello che avevo letto (e devo dire che avevo letto parecchio, questo s\u00ec), pensato, fantasticato, sperimentato, vissuto, ascoltato, osservato, tutto quello che mi aveva emozionato e tutto quello che volevo dire (erano probabilmente le cose pi\u00f9 superficiali e pi\u00f9 urgenti che stavano l\u00ec, assopite, chiss\u00e0 da quanto tempo) usciva in un flusso continuo di idee che si adattavano magicamente alla storia che stavo scrivendo e poi se ne andavano per i fatti loro, tanto che per stargli dietro, vista la mia lentezza bradipica a ticchettare sulla tastiera, ho dovuto abbandonare il computer. Scrivevo a penna alla velocit\u00e0 della luce \u2013 tipo quelli che scrivono in contatto con l\u2019aldil\u00e0 \u2013 e poi ricopiavo sul computer. Chiss\u00e0 cosa m\u2019era preso.<\/em><\/p>\n<p>Fin qui \u00e8 una parte che bene o male conosciamo tutti, intendo chi scrive: arriva un momento in cui le idee scorrono fluide, non si sa bene da dove. <strong><span style=\"color: #008080;\">In quel periodo, Licalzi scrisse quattro racconti,<\/span><\/strong> di quaranta pagine ciascuno: <em>Io no, Non so, Il privilegio di essere un guru<\/em> e <em>Che cosa ti aspetti da me?<\/em>, che sono i titoli di alcuni suoi romanzi. Ma come arriv\u00f2 alla pubblicazione?<br \/>\nLegge e rilegge e corregge i racconti, finch\u00e9 dopo tre mesi stampa quel che definisce il Capolavoro, lo fa rilegare in tre copie e lo invia alla tre case editrici italiane pi\u00f9 importanti, certo di ottenere una risposta e dover pure scegliere con chi pubblicare. Dopo tre mesi di silenzio, stampa altre tre copie per altre tre case editrici. E di nuovo silenzio.<br \/>\nE pure questa \u00e8 una parte che qualcuno di noi conosce bene.<\/p>\n<p>Un giorno in libreria Licalzi si imbatte nel romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Route-66-Aldo-Dieci\/dp\/8882101282\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Route 66<\/em><\/a>\u00a0di Aldo Dieci, dove lo scrittore, sotto pseudonimo, racconta le peripezie per pubblicare il suo primo libro. Il protagonista di Route 66 invia il manoscritto alla casa editrice Fazi e viene convocato, nella finzione letteraria, dal suo direttore editoriale Simone Caltabellotta, un tipo che a Licalzi sembra interessante e con il fiuto giusto per i talenti. Ma esisteva oppure no?<br \/>\nInternet era ancora agli albori e le ricerche di una persona su Google o su Wikipedia non erano facili come oggi, Facebook poi nemmeno esisteva. Cos\u00ec, ignaro che le case editrici ricevessero centinaia di manoscritti al mese e fossero gi\u00e0 attivi canali privilegiati come le agenzie letterarie, Licalzi decise di tentare la sorte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Cos\u00ec ho mandato il Capolavoro alla Fazi accompagnato da una lettera \u00abAll\u2019attenzione riservata e personale di Simone Caltabellota (se esiste)\u00bb, ho scritto proprio cos\u00ec. La lettera era demenziale, ricordo che iniziava pi\u00f9 o meno in questo modo: \u00abEgr. Dott. Simone Caltabellota, io non so se lei esiste veramente oppure \u00e8 solo un personaggio di un libro che si intitola Route 66, tuttavia, nel caso esistesse la pregherei di\u2026\u00bb e continuava in modo ancor pi\u00f9 delirante. Era una lettera molto breve ma doveva essere ben scritta perch\u00e9 qualche giorno dopo ho ricevuto una telefonata.<\/em><br \/>\n<em>\u00abSono Simone Caltabellota, c\u2019\u00e8 Lorenzo?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abSono io.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abHo appena finito di leggere la tua lettera, quindi come vedi esisto.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abEh meno male.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abSe il tuo libro \u00e8 brillante come questa lettera ti pubblico.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>Io muto.<\/em><br \/>\n<em>\u00abFacciamo cos\u00ec, di solito non leggo per primo i dattiloscritti che arrivano in casa editrice, per\u00f2 per te far\u00f2 un\u2019eccezione. Ho visto che sono quattro racconti, per adesso ne legger\u00f2 uno solo, quale vuoi che legga?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abIo no.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abVa bene, ti chiamo tra quindici giorni.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Lo so gi\u00e0 cosa vi state chiedendo, lo stesso che mi domandai io. S\u00ec, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Simone_Caltabellota\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Simone Caltabellota<\/em><\/a> esiste davvero, ed \u00e8 stato direttore editoriale presso Fazi. Ha fondato il marchio editoriale Lain e pubblicato alcuni casi letterari come Stephenie Meyer, l&#8217;autrice della saga Twilight a cui io tengo moltissimo. Ne ho parlato in questo mio post: <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/midnight-sun-stephenie-meyer\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Midnight Sun di Stephenie Meyer.<\/em><\/a>\u00a0Non \u00e8 incredibile come i libri che mi capitano tra le mani per caso, o per destino, siano poi tutti collegati? \ud83d\ude42<\/p>\n<p>Dato che Lorenzo Licalzi \u00e8 poi diventato uno scrittore di tutto rispetto, pensate che dopo quindici giorni sia arrivata la conferma della pubblicazione per il Capolavoro, l&#8217;insieme dei racconti inviati a Fazi, e invece no. La parte pi\u00f9. interessante, per me che scrivo racconti, \u00e8 proprio questo dialogo.<\/p>\n<p><em>Il giorno in cui ci siamo incontrati, per prima cosa gli ho chiesto se aveva letto gli altri racconti e se gli erano piaciuti.<\/em><br \/>\n<em>\u00abNo.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abNon ti sono piaciuti?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abNo, non li ho letti.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abE allora, quando li leggi?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abNon li leggo.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abCome non li leggi?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abNon li leggo perch\u00e9 per adesso non mi interessano.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abCio\u00e8?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abCio\u00e8, Io no non \u00e8 un racconto, ha il respiro di un romanzo, qui dentro ci sono gli spunti per farlo diventare un bellissimo romanzo che tu scriverai e io ti pubblicher\u00f2.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abCoosa? Tu sei matto. Sono quaranta paginette uscite cos\u00ec, non saprei cos\u2019altro scrivere.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>\u00abS\u00ec che lo sai. Sono sicuro che lo sai, sono cos\u00ec sicuro che ti ho preparato il contratto, lo firmi, ti diamo un milione perch\u00e9 siamo piccoli ma seri, e tra sei mesi, un anno, quando vuoi, torni qui e mi porti il romanzo finito.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>Sono uscito dalla Fazi con il contratto in mano e l\u2019assegno in tasca, senza sapere se ero triste o felice.<\/em><\/p>\n<p>Aveva ragione Simone Caltabellota ovviamente e <strong><span style=\"color: #008080;\">quei racconti sono tutti diventati romanzi, tutti pubblicati.<\/span><\/strong><br \/>\nInevitabile dunque, alla fine di questa antologia, che l&#8217;autore si chieda se questa era la vita che voleva, se ce n&#8217;era un&#8217;altra ancora in serbo per lui, se sia stato il destino, o il caso, l&#8217;incontro con la zingara, l&#8217;aiuto dell&#8217;amico avvocato, trovare Route 66 sullo scaffale, azzardarsi a scrivere a Fazi all&#8217;attenzione di questo nome fittizio ed essere letto quel giorno, in mezzo a tante altre lettere, per pura curiosit\u00e0.<br \/>\nPurtroppo per\u00f2 il trucco funziona una volta sola, amici scrittori. Simone Caltabellota non lavora pi\u00f9 per Fazi. \ud83d\ude09<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #008080;\">E la vostra vita?<\/span><\/h2>\n<p>Era davvero questa la vita che volevate? Avete mai pensato a quelle occasioni in cui avete deciso per una strada, lasciandone da parte un&#8217;altra? Avete mai provato a tornare indietro e ripassare al bivio?<br \/>\nIn effetti tutto quello che faccio da quando ho aperto il blog \u00e8 proprio cercare di ricondurre la vita che ho alla vita che volevo, e ancora voglio, cambiare lentamente la direzione che altri (persone, ambiente, tempi) avevano tracciato per me. Mi ostino a credere, e su questo Licalzi dovrebbe darmi ragione, che non \u00e8 mai troppo tardi, specie per scoprirsi scrittori.<\/p>\n<blockquote><p>Sono le condizioni di contorno che determinano le tue scelte e il tuo destino.<br \/>\nLa vita che volevo, Lorenzo Licalzi<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Comunque vada, per quanto ti piaccia la tua vita, ce n&#8217;\u00e8 sempre un&#8217;altra che avresti voluto fare e non hai fatto. La vita che volevo, Lorenzo Licalzi Ci sono persone nella vita quotidiana con cui raramente parli di lettura. 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