{"id":24401,"date":"2021-04-04T06:00:04","date_gmt":"2021-04-04T04:00:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=24401"},"modified":"2023-12-29T20:06:32","modified_gmt":"2023-12-29T19:06:32","slug":"rosso-racconto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/rosso-racconto\/","title":{"rendered":"ROSSO"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine sono morto.<br \/>\nOh si, proprio morto, stecchito, non c&#8217;\u00e8 dubbio. Cinquant&#8217;anni compiuti lo scorso novembre e il mutuo finito di pagare a gennaio.<br \/>\nEd eccomi al mio funerale, in prima fila, a guardare la cassa lucida stracolma di fiori e ascoltare le gesta compiute in vita direttamente dalla bocca di Padre Antonio. Non ci salutavamo nemmeno per quanto non ci sopportassimo e sta raccontando un sacco di frottole, non mi conosceva affatto. Cosa ne pu\u00f2 sapere di quanto amoroso ero con la mia famiglia o diligente nel mio lavoro? Ma immagino sia cos\u00ec per tutti, in fondo.<br \/>\nMi hanno messo l&#8217;ultimo completo buono, il vestito da sartoria confezionato per il matrimonio di mia nipote, ben dodici anni fa. Mi sta largo di spalle e sui fianchi, sono smagrito negli ultimi giorni, ma tanto nessuno mi vede oramai chiuso dentro la bara.<br \/>\nMia sorella in piedi nel secondo banco continua a tamponarsi gli zigomi, sotto gli occhiali ambrati. E&#8217; arrivata alla cerimonia tutta affranta, una maschera di dolore, al braccio di mio cognato buonanima. Eppure \u00e8 proprio da quel matrimonio, della sua primogenita, che non ci rivolgiamo pi\u00f9 la parola. Non \u00e8 passata nemmeno in ospedale, dove ero gi\u00e0 ricoverato per l&#8217;intervento. Nemmeno la brutta diagnosi l&#8217;ha scalfita. Prima si \u00e8 avvicinata alla mia foto sopra la cassa di legno e ha sussurrato &#8220;Ti perdono fratello.&#8221; Il carnefice mi ha graziato, ora posso andare in pace.<br \/>\nMia moglie Veronica \u00e8 una statua di cera, fatico a immaginare cosa stia pensando in questo momento. Mio figlio Marco \u00e8 ridotto proprio uno straccio. Non giocheremo pi\u00f9 a basket al canestro del garage, non litigheremo pi\u00f9 davanti alla partita del derby, non mi racconter\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;ultima avventura di una sera, bisbigliandomi i dettagli sconci senza farsi sentire dalla madre. L&#8217;ultima bella foto insieme sar\u00e0 quella del suo giorno di laurea, con ancora tutta una vita davanti da assaporare.<br \/>\nPi\u00f9 in l\u00e0 c&#8217;\u00e8 mia cognata Francesca, che singhiozza da quando \u00e8 entrata in chiesa. Ma il suo dolore non \u00e8 tutto per causa mia. Maggiore di mia moglie di quasi dieci anni, \u00e8 rimasta vedova qualche anno fa, suo marito coinvolto in un terribile incidente d&#8217;auto. La sua bara era scura e stava allo stesso posto della mia oggi, seppure in una fredda giornata di dicembre.<br \/>\nUn po&#8217; nascosti nel fondo ci sono tutti gli amici del calcetto di gioved\u00ec, quasi non li riconosco con quei vestiti seri, gli occhi pesti e i volti tirati dalla tristezza. Mi mancheranno molto le loro risate e le loro goliardie. A met\u00e0 settimana si lasciavano i problemi a casa e ci si sfogava sul pallone, fingendo di essere in una finale dei mondiali, magari quelli dell&#8217;82.<br \/>\nDall&#8217;altro lato c&#8217;\u00e8 anche parte del mio ufficio, in testa la mia inossidabile segretaria Ines, che ancora non vuole saperne di lasciare la scrivania e godersi gli ultimi anni migliori lontano dalle scartoffie. &#8220;Se vado in pensione muoio&#8221; dice sempre, vispa e gioiosa di primo mattino. Mi sembra cos\u00ec piccola e fragile, dietro a quel banco di legno. Non smette di passarsi il fazzoletto ricamato di cotone sugli occhi lucidi. La pi\u00f9 giovane, Annalisa, la sorregge per le spalle.<br \/>\nPiangono e soffrono per me, eppure io sono qui e mi sento benissimo. La malattia non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, la brutta massa scura \u00e8 morta con me, anche se a finirmi \u00e8 stato quell&#8217;attacco cardiaco improvviso. Non ho pi\u00f9 bisogno di nulla. Non c&#8217;\u00e8 dolore, solo serenit\u00e0. Aveva ragione mio padre dopotutto quando ai funerali commentava &#8220;il peggio \u00e8 per chi resta, non per chi se ne va&#8221;.<br \/>\nQuando moriamo ci portiamo dietro tutto, compresi i nostri segreti. Pure io ho il mio, cos\u00ec pesante per tutta una vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel mezzo dell&#8217;omelia di Padre Antonio, con i presenti silenziosi concentrati pi\u00f9 sui propri pensieri che sulle parole del prete, la porticina laterale sinistra in fondo alla chiesa si apre con un lungo cigolio dei cardini, lasciando passare un fedele in ritardo alla messa funebre.<br \/>\nOsservo incuriosito la sagoma incedere lungo la navata centrale, riconoscendone le movenze aggraziate avvolte in un lungo abito da sera in raso rosso fuoco. Solo Eleonora poteva mostrarsi al mio funerale cos\u00ec elegante, meravigliosa, temeraria, davvero sensuale. I lunghi capelli biondi le ondeggiano sulle spalle, le labbra dello stesso color rubino della stoffa accennano appena un sorriso di sfida, le braccia nude mostrano le sue numerose efelidi, le stesse che le illuminano il viso come una costellazione permanente.<br \/>\nAvanza sicura, il passo lento ma inesorabile, e si siede in uno degli ultimi posti rimasti vuoti in quarta fila. Il vestito cos\u00ec acceso catalizza ogni sguardo attorno, lei lo sa ma non se ne cura. Eleonora \u00e8 forse l&#8217;unica persona che ha tutto il diritto di stare qui.<br \/>\nUno ad uno tutti i convenuti si voltano incuriositi nella sua direzione e un mormorio sommesso serpeggia lungo le file dei banchi. Si stanno domandando chi sia la ragazza e quale motivo la porta proprio l\u00ec, agghindata a quel modo totalmente fuori luogo.<br \/>\nCarlo avrebbe apprezzato con una battuta sagace quel corpicino delizioso, ma non si \u00e8 nemmeno presentato. Il mio migliore amico non \u00e8 venuto al mio funerale. Sar\u00e0 ancora nel letto a dormire, dopo la sbronza colossale che si \u00e8 preso ieri sera. Alcool e donne non cambiano le cose, caro mio. Quella consolazione finisce solo con un mal di testa e un&#8217;estranea nel tuo letto di cui non ricordi manco il nome. La morte non guarda in faccia a nessuno, stavolta \u00e8 toccato a me e tu hai paura di essere il prossimo.<br \/>\nChe poi, migliore amico si fa per dire. Nemmeno lui sa chi \u00e8 lei. E quando glielo chiederanno, capir\u00e0 che pure tra noi c&#8217;erano segreti.<br \/>\nHo avuto una seconda vita, mi pare ovvio, perch\u00e9 la prima mi stava troppo stretta.<br \/>\nAll&#8217;entrata plateale di Eleonora, mia moglie Veronica non ha battuto ciglio dietro quei suoi occhiali scuri. Mio figlio invece continua a girarsi verso la ragazza, la fissa con gravit\u00e0, come se cercasse la soluzione di un puzzle e mancasse quell&#8217;ultimo pezzo andato perduto, il pi\u00f9 difficile da ricostruire perch\u00e9 non immagini di che colore dovrebbe essere. Sembra sorpreso ma non infastidito come gli altri.<br \/>\nL&#8217;espressione migliore per\u00f2 \u00e8 quella di mia sorella, che si \u00e8 sfilata gli occhiali per scrutare meglio la nuova arrivata. La bocca tremolante in una smorfia di disappunto, il turbamento in quelle palpebre sbattute quasi a ogni respiro nel tentativo di mettere a fuoco la situazione, il terrore in quelle mani agitate che rigirano continuamente il libretto dei canti, quasi lo volessero stritolare seduta stante. Mi piacerebbe poter leggere nella sua mente adesso, sentire gli improperi che mi sta riservando e quali contorti piani sta progettando.<br \/>\nEleonora fissa imperturbata dritto davanti a s\u00e9, in quel punto innanzi all&#8217;altare dove \u00e8 stata collocata la mia bara di pregiato mogano, adornata con una composizione di rose rosse e anthurium candidi, entrambi scelti da mio figlio. So anche che in mezzo lui ci ha nascosto un bigliettino, un pezzo di carta ripiegato con su scritto &#8220;Ti voglio bene pap\u00e0&#8221;. Il romanticismo l&#8217;ha preso da me, in qualche modo.<br \/>\nMentre il rito funebre prosegue con la messa usuale, la preghiera dei fedeli e la raccolta delle offerte, Eleonora si concede un&#8217;occhiata al primo banco, quello dei parenti del defunto. Nello stesso istante, Marco si volta proprio verso di lei. I loro sguardi si incrociano e si bloccano l&#8217;uno nell&#8217;altro. Lui le rivolge un saluto col capo e un timido sorriso.<br \/>\nPer un attimo vedo Eleonora inquieta, poi ricambia il sorriso e il cenno con la testa nella direzione di Marco.<br \/>\nSi conoscono? Come \u00e8 possibile? Non li ho mai fatti incontrare e nessuno di loro due mi ha mai parlato dell&#8217;altro, ne sono certo. Vivono in citt\u00e0 diverse, frequentano luoghi differenti, li ho tenuti distinti. Eppure quello non era il distacco di due estranei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al termine delle esequie, gli uomini in nero delle pompe funebri si muovono solerti per accompagnare la bara fino all&#8217;auto predisposta per l&#8217;ultimo viaggio, mentre i fedeli defluiscono lentamente dalla chiesa, fermandosi a salutare gli altri, lasciando un&#8217;offerta agli altari laterali, accendendo una candela di fronte alla Madonna.<br \/>\nLa figlia del dottore seduta in terza fila ancora piange e si dispera. Durante la cerimonia ha consumato un intero pacchetto di fazzoletti di carta, cercando di non farsi notare troppo sotto il cappello scuro a tesa larga. Suo padre mi ha curato nel migliore dei modi, per quel che la medicina ci concede, e mi raccont\u00f2 di questa giovane, laureata con ottimi voti da quasi due anni, ma ignorata dal mercato del lavoro che le offriva solo stage gratuiti, contratti trimestrali, collaborazioni incerte. Organizzai un colloquio dal letto d&#8217;ospedale, in attesa dell&#8217;intervento. Le avevo detto che avrei fatto il possibile, il curriculum \u00e8 davvero buono ma ora \u00e8 convinta che sono morto anzitempo.<br \/>\nInvece sono stato bravo, ho preparato tutto ugualmente ed \u00e8 sulla scrivania della mia segretaria. Appena Ines si riprender\u00e0, o forse sar\u00e0 Annalisa a portare avanti i suoi impegni in ufficio, sar\u00e0 chiamata per essere assunta direttamente in azienda.<br \/>\nTante cose le ho lasciate indietro, ma almeno questa l&#8217;ho completata.<br \/>\nEleonora, in piedi sul suo posto al banco in quarta fila, osserva con malinconia la mia cassa mentre viene fatta sfilare con il carrellino lungo il corridoio centrale. Non ha versato una lacrima oggi, le ha consumate tutte quando le diedi la notizia della malattia allo stadio avanzato, circa tre mesi fa. La raggiunsi nel suo appartamento e non la lasciai per i due giorni seguenti, non smise di piangere sulla mia spalla per tutto il tempo, giorno e notte. Il mondo le era gi\u00e0 caduto in testa alla morte prematura della madre, ora rischiava di perdere anche me, l&#8217;uomo della sua vita. Ho cercato di consolarla, farle comprendere che va bene cos\u00ec, dopo tutto ho avuto una bella esistenza se mi guardo indietro, ho avuto l&#8217;occasione di conoscere lei e apprezzare le sue qualit\u00e0. Per il resto deve stare tranquilla, ho pensato comunque a non lasciarla in difficolt\u00e0 economiche. Almeno questo glielo devo.<br \/>\nMia moglie invece \u00e8 ancora l\u00ec, impassibile, senza il minimo dolore. Le lenti scure non coprono le occhiaie di pianto, perch\u00e9 non ci sono. Lei sa, oh s\u00ec, lei l&#8217;ha capito all&#8217;istante quando la ragazza \u00e8 entrata. Non voglio dire che si sia trattato di vendetta, ma in fondo anche il mio \u00e8 stato un boccone amaro, a suo tempo. Convivere tutti i giorni con un tradimento non ti aiuta a dimenticarlo.<br \/>\nCi siamo sposati troppo giovani, troppo entusiasti, troppo incoscienti. Quando la passione ha lasciato spazio ai problemi quotidiani, alla carenza di soldi e di lavoro, alle bollette in arretrato, all&#8217;affitto da pagare ogni mese, ci siamo resi conto entrambi che i nostri caratteri non erano poi cos\u00ec affini. La convivenza divent\u00f2 un inferno di litigi, scenate, discussioni per ogni stupidaggine, recriminazioni continue.<br \/>\nE poi il silenzio.<br \/>\nIl silenzio divenne assordante e letale pi\u00f9 dei piatti che prima volavano in cucina e si frantumavano al pavimento in mille schegge impazzite.<br \/>\nFu allora che lei mi trad\u00ec e fu inevitabile per me scoprirlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fuori dall&#8217;edificio, mi accoglie il caldo tepore di aprile e la primavera in piena fioritura. I tigli che contornano la piazza antistante si scuotono leggiadri alla brezza, lasciando che il loro profumo si spanda tutto intorno. I grandi vasi ai piedi della scalinata sbocciano di margherite, gerbere, dalie e fresie, in un&#8217;armonia perfetta. La camminata dietro all&#8217;auto grigia \u00e8 breve e giungiamo tutti alla mia ultima residenza in venti minuti a piedi. Il cimitero si trova ad appena due chilometri dalla chiesa in direzione ovest, verso il tramonto.<br \/>\nTutti seguono il parroco fino al posto designato, dietro una piccola collinetta artificiale.<br \/>\nBeh, almeno sono fortunato. Sono uno dei pochi che finisce in una bella cassa interrata, attorniata da rigogliosi salici, prato verde e arbusti odorosi. Non per me, una volta che sei morto non \u00e8 che ti importi poi molto di dove viene lasciato il tuo corpo. Ma per loro, per chi resta, sar\u00e0 un bel luogo dove venirmi a salutare e raccontarmi le ultime notizie, immaginando che io sia qui ad ascoltarli.<br \/>\nLa bara viene posta con cautela all&#8217;interno della fossa predisposta, mentre Padre Antonio pronuncia qualche altra parola.<br \/>\nMia sorella si avvicina a mia moglie con circospezione. &#8220;Volevo solo dirti che per qualsiasi cosa, io ci sono. Chiamami.&#8221;<br \/>\nVeronica le restituisce solo un cenno di assenso, finch\u00e9 l&#8217;altra le stringe le mani sulle sue in un gesto fintamente affettuoso.<br \/>\n&#8220;Senti, poi con calma, vorrei riavere indietro i violini antichi di mio padre, li avevo dati a mio fratello per farli quotare, ma ci ho ripensato e non vorrei venderli.&#8221;<br \/>\nI violini! Ancora con questa storia dei violini, non riesco a crederci! Sono nel testamento del vecchio, quei due violini li ha lasciati a me, accidenti! Lei nemmeno li sa suonare! Marco almeno s\u00ec, resteranno a mio figlio adesso, brutta befana che non sei altro!<br \/>\nInnervosito mi sposto verso Eleonora, che si tiene pi\u00f9 defilata degli altri lungo il vialetto, come se quest&#8217;ultima parte non la riguardasse davvero. Vedo le sue dita tremare leggermente attorno ai manici della piccola borsetta che si \u00e8 portata appresso. Rossa anche questa.<br \/>\nDopo l&#8217;ultima benedizione e qualche amico che decide di buttare una manciata di terra sopra la bara quale saluto, gli addetti del campo santo iniziano a buttare tutta la terra rimanente con le pale. Ogni colpo del terreno sulla cassa suona cos\u00ec definitivo.<br \/>\nI minuti scorrono lenti, qualcuno se ne va, qualcun altro rimane fino alla copertura completa della tomba. Prima di ritirarsi, tutti si fermano a salutare la nuova vedova. Finch\u00e9 anche la famiglia ringrazia il parroco e si avvia verso l&#8217;uscita.<br \/>\nSolo allora Eleonora avanza verso la mia lapide per un addio solitario.<br \/>\nMia moglie Veronica se ne \u00e8 accorta. Si toglie gli occhiali e quando le passa accanto lancia un&#8217;occhiata fendente alla ragazza, la quale per\u00f2 non abbassa lo sguardo. Sfrontata, ribelle, il fuoco nelle vene. Molto pi\u00f9 forte di quel che creda.<br \/>\nMio figlio Marco lascia andare avanti sua madre con un sussurro all&#8217;orecchio, e si ferma di fronte alla giovane donna.<br \/>\n&#8220;Ciao.&#8221; La sua voce \u00e8 incerta, ma non ostile.<br \/>\nLei gli sorride, un tocco di gentilezza nei suoi occhi limpidi. &#8220;Ciao.&#8221;<br \/>\nSento una strana elettricit\u00e0 nell&#8217;aria. Cosa mi sono perso?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;Un po&#8217; eccentrico come vestito, per un funerale, ti pare?&#8221;<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 cattiveria nel tono di mio figlio Marco, forse una punta di divertimento. Ma credo di sentirci pi\u00f9 che altro preoccupazione.<br \/>\n&#8220;A lui sarebbe piaciuto. Il rosso era il suo colore preferito&#8221; risponde lei con apparente tranquillit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Come lo conoscevi?&#8221;<br \/>\n&#8220;Eravamo per cos\u00ec dire&#8230; intimi.&#8221;<br \/>\nLo vedo serrare la mascella in preda alla rabbia. Qui finisce male ragazza, non esagerare. Digli la verit\u00e0, senza giocare.<br \/>\n&#8220;Eri la sua amante?&#8221; L&#8217;ultima parola lui la pronuncia a denti stretti.<br \/>\nLei non abbassa lo sguardo nemmeno di mezzo millimetro, i loro occhi sono incollati l&#8217;uno nell&#8217;altro.<br \/>\n&#8220;No. Sono la figlia.&#8221;<br \/>\nMarco non capisce. Sbatte le palpebre per vedere meglio il senso della frase, ma non ha afferrato il concetto.<br \/>\n&#8220;La figlia&#8230; di chi?&#8221;<br \/>\n&#8220;Sua figlia.&#8221; Il &#8220;sua&#8221; Eleonora lo pronuncia mentre con la testa punta nella mia direzione, alla mia foto posta sulla lapide.<br \/>\n&#8220;Tu&#8230;tu sei mia&#8230; sorella?!&#8221; esclama lui sbalordito. Sento fino a qui il suo cuore pompare impazzito tutto lo shock. Un po&#8217; \u00e8 colpa mia, avrei dovuto prepararlo in qualche maniera. Non ne ho avuto il tempo alla fine.<br \/>\n&#8220;Sulla carta, s\u00ec. Lo sono&#8221; chiarisce lei.<br \/>\n&#8220;Cristo santo! Noi.. noi due abbiamo&#8230;&#8221; Marco si passa una mano sui capelli, spostando indietro quel ciuffo sbarazzino che tanto piace alle donne, respira a fondo un paio di volte mentre anche lui lancia uno sguardo cupo alla mia immagine incorniciata.<br \/>\nE poi si gira di nuovo verso di lei, incavolato. &#8220;Abbiamo scopato, accidenti!&#8221;<br \/>\nChe cosa? Cosa ha detto? Ora sono io, il defunto, a non capire cosa cavolo sta succedendo. Chi ha scopato chi? Eh?!<br \/>\n&#8220;Sei venuta a cercarmi apposta? Che gioco perverso \u00e8 questo?!&#8221; Si avvicina al viso di lei, per fissarla dritta nelle pupille.<br \/>\n&#8220;No, no, niente di tutto questo. Non avevo proprio idea&#8230;&#8221;<br \/>\nCazzo, cazzo, cazzo. Beh, questo sconvolge anche me. Eleonora, sei davvero tutta tuo padre, porca miseria! Te li vai a cercare i guai eh!<br \/>\nLei gli accarezza la mano destra abbandonata lungo il fianco, ma lui stizzito la toglie da sotto il suo tocco.<br \/>\n&#8220;Io non lo sapevo&#8230;&#8221; continua Eleonora. &#8220;Non sapevo che eri tu, suo figlio, mi spiace.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ti ha parlato di me allora.&#8221;<br \/>\n&#8220;S\u00ec, ma non ho mai visto tue foto. Non potevo riconoscerti. Fisicamente non vi somigliate molto.&#8221;<br \/>\nSu questo devo ammettere che ha ragione. Un osservatore attento coglierebbe i tratti in comune con la madre, ma difficilmente potrebbe trovarne qualcuno in comune con il sottoscritto. Del resto alcuni caratteri genetici saltano delle generazioni.<br \/>\n&#8220;Avresti almeno potuto chiedermi il cognome prima di portarmi a letto, ti pare?&#8221;<br \/>\n&#8220;Non credevo ci fosse minimamente questa probabilit\u00e0. Sono entrata in quel locale solo per non pensare troppo&#8230;&#8221;<br \/>\n&#8220;Me ne sono accorto. Sedotto e abbandonato, con un numero di telefono inesistente.&#8221;<br \/>\n&#8220;Io per\u00f2 ho il tuo, ed \u00e8 valido.&#8221;<br \/>\n&#8220;Gi\u00e0. Perch\u00e9 io non ho niente da nascondere. Comunque adesso lo so chi sei&#8221; ribatte stizzito. &#8220;Che il matrimonio dei miei genitori fosse difficile l&#8217;avevo anche capito, certo non immaginavo di avere &#8230;una sorella.&#8221;<br \/>\nMarco si allontana senza aggiungere altro.<br \/>\nCon un sospiro Eleonora si avvicina alla mia tomba, accarezza la foto con la punta delle dita.<br \/>\n&#8220;Ho combinato un casino eh, P\u00e0?&#8221;<br \/>\nSbuffa fuori tutta la sua stanchezza.<br \/>\n&#8220;Davvero, te lo giuro, non lo sapevo che era lui. Per\u00f2 a pensarci&#8230; ci ho scorto qualcosa di te nei suoi modi. La stessa gentilezza, lo stesso sorriso sghembo, lo stessa maniera di camminare un po&#8217; goffa. E non si dice che una figlia cerca il proprio padre in ogni uomo che incontra?&#8221;<br \/>\nSi inginocchia, prende un sasso pi\u00f9 grande dal viottolo e lo deposita ai piedi del marmo. Poi ne prende un altro ancora, e di nuovo un altro. Fino a costruirci un piccolo mucchietto, un minuscolo cairn funebre.<br \/>\n&#8220;Beh, per\u00f2 lui non \u00e8 tecnicamente&#8230; Ma tu non gliel&#8217;hai mai detto, giusto? Lui non sa tutta tutta la verit\u00e0. Gi\u00e0.&#8221;<br \/>\nSi rialza in piedi.<br \/>\n&#8220;Per\u00f2 lui mi piace P\u00e0. Non sarebbe possibile che&#8230; Pensi davvero di portarti dietro anche quel segreto? Non potresti lasciarmi l&#8217;occasione di&#8230; Scusami, sto dicendo stupidaggini. Non avrei mai voluto vivere questo giorno, non cos\u00ec presto almeno.&#8221;<br \/>\nSi china per baciare la mia foto sulla cornice incastonata nel marmo. E poi se ne va, eterea com&#8217;era arrivata.<br \/>\nPer me non \u00e8 ancora finita, devo sistemare tutto prima di riposare davvero in pace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>S\u00ec si, ho capito che \u00e8 ora di andare. Continuo a vedere quella strana luce nell&#8217;angolo, che mi attira con il suo calore tranquillo, mi segue ovunque, ma io non posso ancora lasciarli. Devo essere presente oggi. Devo essere certo che i pezzi vadano messi al punto giusto.<br \/>\nSpecie con quello che \u00e8 successo tra i miei ragazzi.<br \/>\nLo studio del mio avvocato \u00e8 un po&#8217; troppo moderno per i miei gusti. L&#8217;enorme tavolo in vetro trasparente, attorniato da poltroncine di pelle bianca, lo fa sembrava pi\u00f9 una sala da pranzo che l&#8217;ufficio di un professionista qualificato. Gli invidio per\u00f2 la vista dall&#8217;alto sulla citt\u00e0.<br \/>\nQuesta volta Eleonora \u00e8 arrivata per prima, con un abbigliamento normale. Un paio di jeans, una maglietta bianca sotto un giacchino blu leggero, un foulard rosso per non smentirsi. E&#8217; stato proprio l&#8217;avvocato Franzetti ad avvisarla del mio trapasso, delle esequie funebri e dell&#8217;apertura del testamento.<br \/>\nIl suono del campanello annuncia l&#8217;arrivo degli altri parenti. Mia moglie Veronica e mio figlio Marco, seguiti da mia sorella. Ha chiesto lei di essere presente, anche se non convocata. Dev&#8217;essere per i violini di nostro padre, ma nel testamento li ho lasciati a mio figlio Marco, come scoprir\u00e0 a breve. Se ne far\u00e0 una ragione. A Franzetti ho pure chiesto di fornirle una copia autenticata delle ultime volont\u00e0 di nostro padre.<br \/>\nNessuno di loro esprime pi\u00f9 sorpresa nel trovare Eleonora in questo posto. Immagino tutti siano informati adesso che si tratta di mia figlia.<br \/>\n&#8220;Bene, possiamo cominciare. Il testamento \u00e8 stato redatto in questa versione all&#8217;incirca una decina di anni fa, quando il de cuius inser\u00ec la qui presente signorina Eleonora come erede testamentaria di parte delle sue sostanze, nei termini concessi per legge.&#8221;<br \/>\nResto ad ascoltare tutto il testo del mio olografo, punto per punto, senza notare alcuna meraviglia per quanto ho deciso delle mie poche cose, un&#8217;auto ancora in finanziamento, un villino cointestato con mia moglie, un conto corrente, un fondo d&#8217;investimento, qualche obbligazione. E ovviamente i violini di mio padre, per i quali mia sorella sbuffa pesantemente.<br \/>\n&#8220;C&#8217;\u00e8 una lettera del defunto per tutti voi. L&#8217;ha scritta di suo pugno in ospedale di fronte a me, al medico e all&#8217;infermiera di turno, chiedendomi di darne lettura insieme al testamento.&#8221;<br \/>\nL&#8217;avvocato Franzetti rivolge un cenno a mia moglie Veronica, che \u00e8 stata preventivamente avvisata di questo punto particolare. Lei gli restituisce un sorriso d&#8217;assenso e lui procede con l&#8217;ultimo foglio in mano.<br \/>\n&#8220;Carissimi, prima di andarmene vorrei provare a rimettere le cose a posto. Eleonora \u00e8 mia figlia, anche se non l&#8217;ho legalmente riconosciuta alla nascita. Con sua madre ho avuto una relazione breve ma intensa, mi \u00e8 stata d&#8217;aiuto in un momento difficile, una fase depressiva. La donna purtroppo \u00e8 morta in un incidente e da allora ho aiutato mia figlia come ho potuto. Non \u00e8 tutto. Chiedo scusa a mia moglie Veronica in anticipo per questa rivelazione, comunque eravamo concordi nel svelare la verit\u00e0 alla morte di uno dei due. Marco non \u00e8 biologicamente mio figlio, ma non era giusto che pagasse lui le colpe di un matrimonio in crisi, e l&#8217;ho fatto ugualmente mio dal primo istante in cui l&#8217;ho tenuto in braccio. Spero possiate trovare tutti un modo di andare d&#8217;accordo, alla mia memoria. Con affetto, Stefano.&#8221;<br \/>\nMarco resta fermo immobile, il volto pallidissimo. Fissa un punto innocuo sul ripiano lucente del tavolo di vetro. Le mani stringono feroci la stoffa dei suoi pantaloni sulle ginocchia. Sembra mancargli il respiro. Sua madre gli poggia delicatamente una mano alla spalla. Lui si gira a guardarla, inebetito.<br \/>\nE&#8217; colpa mia, avrei dovuto dirglielo in vita, trovare il momento giusto. Ma in quale occasione? E con quali parole?<br \/>\nPoi si volta verso Eleonora, seduta di fronte dall&#8217;altra parte della stanza. L&#8217;espressione serena e pacata di lei gli fa intuire che la ragazza era al corrente pure di questo particolare.<br \/>\nTossisce e annaspa. La segretaria dell&#8217;avvocato gli offre un bicchiere di acqua fresca, lasciando la caraffa a sua disposizione.<br \/>\n&#8220;Marco, suo padre mi ha chiesto anche di consegnarle questa, noter\u00e0 che \u00e8 sigillata. Non ne conosco il contenuto.&#8221;<br \/>\nL&#8217;avvocato si sposta e porge una busta al ragazzo, chiusa con una colata di cera rossa.<br \/>\nRipreso parte del suo colorito, mio figlio, perch\u00e9 \u00e8 ancora mio figlio, scosta il sigillo e ne estrae un biglietto. So quello che ci ho scritto, con mano malferma: &#8220;Ti chiedo di perdonarmi se ho mancato in qualcosa come padre. Mi spiace di andarmene cos\u00ec presto e siccome tu sei l&#8217;uomo di casa adesso, ti chiedo un ultimo favore. Prenditi cura di lei. Nemmeno Eleonora deve pagare per le mie colpe. Ti voglio bene. Pap\u00e0.&#8221;<br \/>\nRichiude il pezzo di carta visibilmente commosso.<br \/>\n&#8220;Scusate. Ho bisogno di tempo&#8230;&#8221;<br \/>\nLascia la stanza e dopo pochi minuti si sente anche il portone d&#8217;ingresso chiudersi con un tonfo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il cimitero al tramonto si ricopre di romantica malinconia. Marco ci \u00e8 venuto quasi correndo e ora se ne sta dritto davanti al mio sepolcro. Sembra volermi parlare, ma dacch\u00e9 sono arrivato non ha proferito parole. Dei passi sul viottolo sassoso annunciano l&#8217;arrivo di un&#8217;altra persona.<br \/>\n&#8220;Come hai fatto a trovarmi?&#8221; le chiede ancora prima di guardarla.<br \/>\n&#8220;Non ci vuole un detective a immaginare che saresti voluto venire qui&#8221; gli risponde Eleonora.<br \/>\nRestano in silenzio qualche minuto. Lontano delle campane suonano i vespri. Due colombi tubano il loro richiamo, prima di volare altrove.<br \/>\n&#8220;Quindi alla fine, tu sei sua figlia. Ma non sei mia sorella.&#8221;<br \/>\n&#8220;No, non sono tua sorella. Ti dispiace?&#8221; Lei gli d\u00e0 una gomitata buffa al fianco.<br \/>\n&#8220;Ehm, no&#8230;&#8221; Marco sogghigna divertito. &#8220;Tu sapevi tutto, vero?&#8221;<br \/>\n&#8220;Si.&#8221;<br \/>\n&#8220;Secondo te, perch\u00e9 lui non me l&#8217;ha detto prima?&#8221; Il ragazzo continua a rigirarsi la busta tra le mani.<br \/>\n&#8220;Troppo complicato, credo. Ti voleva molto bene, lo so. Considera che l&#8217;hai avuto tutto per te per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza. Io lo vedevo ogni tanto da bambina. Solo quando \u00e8 morta mia madre, ha cominciato ad essere sul serio mio padre.&#8221;<br \/>\n&#8220;Tutte quelle trasferte con pernottamento&#8230;&#8221;<br \/>\nEleonora annuisce col capo. &#8220;Veniva a prendersi cura dei miei casini. Mamma mi ha lasciato che avevo compiuto da poco diciott&#8217;anni. Ero maggiorenne, ma non ero pronta. Non ho altri parenti in zona. Di me si occupava una vicina, ma non era la stessa cosa.&#8221;<br \/>\nLungo una stradina laterale un&#8217;anziana signora si reca con l&#8217;annaffiatoio alla fontanella pi\u00f9 vicina, canticchiando sommessa una litania. Un alito di vento scuote le fronde del salice piangente sopra la mia lapide.<br \/>\n&#8220;Per questo non eri scioccata di essere stata a letto con tuo fratello, vero?&#8221; Marco ridacchia.<br \/>\n&#8220;S\u00ec. Avrei dovuto comunque starci attenta, scusami, per\u00f2 ero conscia di non infrangere alcuna legge divina, se fosse successo.&#8221;<br \/>\nIl ragazzo si volta verso di lei. Alza lento la mano e col dorso le accarezza una guancia.<br \/>\nBeh, forse qualcosa l&#8217;ho fatto di buono dopotutto. O forse il destino \u00e8 stato pi\u00f9 bravo di me.<br \/>\nApprofittando della brezza serale forse potrei, vediamo&#8230; Sollevo appena l&#8217;ultimo pezzo di foulard rosso di lei e lo avvolgo un po&#8217; intorno al collo di lui. Poi lo trascino cos\u00ec in un volazzo fino alla lapide. Magari riesco pure a tracciare una S. Dovrebbero capire che mi sta bene. Come fantasma non valgo granch\u00e9, \u00e8 uscito fuori uno schifo. Non \u00e8 leggibile.<br \/>\nEleonora per\u00f2 osserva incuriosita la seta cos\u00ec disposta. &#8220;Forse sono impazzita&#8230; \u00e8 come se lui fosse qui.&#8221;<br \/>\nGuardandola negli occhi, Marco intreccia la sua mano con quella di lei, stringendola forte.<br \/>\n&#8220;Nel biglietto lui mi ha scritto &#8220;Prenditi cura di lei.&#8221; E intendo farlo.&#8221;<br \/>\nLe si avvicina lentamente con il viso, mentre i loro sguardi si fondono. Si baciano, con tenerezza.<br \/>\nAdesso me ne posso andare. Tutto \u00e8 luce. Tutto \u00e8 pace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2021 Barbara Businaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>Il primo titolo di questo racconto era &#8220;L&#8217;ora buia&#8221;, qualche riga di appunto sul quadernetto delle idee scritta ancora lo scorso luglio. L&#8217;ora buia \u00e8 quella dopo la morte, quando l&#8217;anima vaga ancora tra i vivi in attesa che le arrivi la chiamata alla luce, al tunnel del dopo. <\/em><em>Allora non avevo chiaro chi fosse il defunto narratore, solo che nascondeva un segreto e che quel segreto si sarebbero scoperto al funerale.<\/em><br \/>\n<em>Quando al telegiornale ci hanno annunciato che l&#8217;indomani il Veneto tornava rosso, chiuso per pandemia, ho iniziato a canticchiare: &#8220;Rosso, \u00e8 un vestito rosso, oggi quello che indossi, per il mio funerale&#8230; bella senza pi\u00f9 pensieri, come sei tranquilla, nel giorno del mio funerale&#8230;&#8221; <\/em><em>Mi \u00e8 tornata subito in mente quella stupenda canzone di Niccol\u00f2 Fabi. <\/em><em>Ma chi \u00e8 la donna misteriosa col vestito rosso a quel funerale? Quale intricato mistero nasconde?<\/em><br \/>\n<em>In un certo senso questo racconto \u00e8 stato la mia &#8220;passione quaresimale&#8221;, l&#8217;ho scritto durante la settimana santa, in ogni micro ritaglio possibile di tempo, sistemando la struttura, aggiungendo pezzettini, a volte solo una parola, appiccicando un cumulo di post-it dentro il quadernetto, riportandoli poi a tarda sera sul computer. Il grosso del testo per\u00f2 ha trovato la sua forma finale, dalla prima frase fino all&#8217;ultima riscritte, riorganizzate e revisionate, tra il venerd\u00ec e il sabato santo (sono le 22:17 e ho avuto l&#8217;ok dalla mia super-beta). <\/em><em>In un periodo di lavoro e studio intensi, su cose fin troppo pratiche e razionali, avevo assoluta necessit\u00e0 di sfogare la mia vena creativa.<\/em><br \/>\n<em>Credo di aver ascoltato la canzone qualcosa come cinquanta volte mentre scrivevo il racconto. <\/em><em>Mi ha aiutato a forgiare meglio la narrazione, a vedere cosa stava saltando fuori sotto lo scalpellino e la polvere rimossa dal pennello. Come ringraziamento, ho inserito alcuni parti del testo proprio della stessa canzone: oltre al vestito rosso di Eleonora &#8220;bella senza pi\u00f9 pensieri&#8221;, ci sono &#8220;la figlia del dottore seduta in terza fila che piange e non si fa notare&#8221; e Carlo il &#8220;migliore amico che mentre il prete parla sta nel letto suo a dormire&#8221;, mentre &#8220;la donna del tuo cuore che assiste alla funzione senza il minimo dolore&#8221; \u00e8 la moglie Veronica, dissociandola dalla ragazza vestita di rosso. Diciamo che scrivere questa storia \u00e8 stato un divertente rompicapo. <\/em><br \/>\n<em>La scena numero 6 (perch\u00e9 io nelle bozze numero le scene che qui vedete solo separate da spazio bianco) l&#8217;ho scritta piangendo. Perci\u00f2 se vi scappa qualche lacrima, \u00e8 colpa mia. Chi scrive ci mette il cuore, un po&#8217; gli cola dentro.<\/em><br \/>\n<em>E poi ho almeno due vestiti da sera rossi dentro l&#8217;armadio, uno risale alla festa della mia laurea, e l&#8217;altro \u00e8 in attesa della sua serata&#8230; <\/em>\ud83d\ude09<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Rosso\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/NhSkX8DfpjI?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine sono morto. Oh si, proprio morto, stecchito, non c&#8217;\u00e8 dubbio. Cinquant&#8217;anni compiuti lo scorso novembre e il mutuo finito di pagare a gennaio. 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