{"id":18981,"date":"2019-12-25T06:00:25","date_gmt":"2019-12-25T05:00:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=18981"},"modified":"2023-12-29T20:14:19","modified_gmt":"2023-12-29T19:14:19","slug":"quello-che-non-ho","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/quello-che-non-ho\/","title":{"rendered":"Quello che non ho"},"content":{"rendered":"<p>Aveva lasciato l&#8217;ufficio oramai da tre ore e non aveva la minima idea di dove si trovasse in quel momento, un punto sperduto nella pianura padana che viaggiava in una direzione sconosciuta. La sua auto, l&#8217;ultimo modello suv di casa Mercedes con allestimento extra lusso, avanzava lenta e impacciata nella bufera di neve, solo i fari allo xeno a illuminare quel tunnel di ghiaccio.<br \/>\nDopo aver lasciato il casello dell&#8217;autostrada, anche se il percorso gli sembrava errato rispetto alla destinazione impostata, aveva seguito ligio le indicazioni del navigatore. Lo stesso che lo aveva miseramente abbandonato nel nulla quando le nuvole cariche di maltempo avevano coperto il segnale satellitare. Doveva aver sbagliato a qualche rotonda, imboccando inconsapevole l&#8217;uscita dalla civilt\u00e0. Guidava praticamente nel vuoto oscuro, l&#8217;ultimo cartello visibile almeno una cinquantina di chilometri prima e l&#8217;ultimo lampione non lo ricordava nemmeno pi\u00f9. Nessun&#8217;altra luce gli aveva indicato la presenza umana nei dintorni. Il nevischio copriva tutto, cielo e terra si confondevano.<br \/>\nGuard\u00f2 il display muto abbandonato sul sedile del passeggero. Il cellulare si era oramai spento e lui aveva dimenticato il cavo di ricarica sopra la scrivania. Tanta tecnologia e nessuna utilit\u00e0. Non era preoccupato per la cena d&#8217;affari dove lo attendevano, erano abituati ai suoi imprevisti e conseguenti ritardi, anche alle sue mancanze. Ma iniziava a temere di dover passare la notte in quel buio infinito. La cosa non gli piaceva affatto.<br \/>\nSospir\u00f2. Stavolta l&#8217;allerta meteo non era stata esagerata per motivi giornalistici. Avrebbe fatto meglio a fermarsi a dormire in albergo in citt\u00e0, invece di mettersi in viaggio verso casa, per raggiungere un albero di Natale solitario. La stanchezza cominciava a farsi sentire. Non aveva pi\u00f9 l&#8217;et\u00e0 per queste avventure. Strizz\u00f2 gli occhi per restare concentrato sulla strada, o su ci\u00f2 che intravvedeva di essa. Premette anche un pulsante sul volante per accendere il lettore musicale, scegliendo di ascoltare la radio. Una voce umana dall&#8217;altra parte dell&#8217;etere lo avrebbe aiutato a sentirsi ancora vivo. Purtroppo sent\u00ec solo gracchiare le casse acustiche, come se i fiocchi di neve fossero entrati anche l\u00ec.<br \/>\nSpense tutto innervosito.<br \/>\nFuori dal parabrezza il turbinio di ghiaccio e vento non accennava a diminuire. Sent\u00ec anche cambiare il terreno sotto le ruote, l&#8217;asfalto aveva lasciato il passo ad una strada sterrata, a tratti impervia. Strinse ancora con pi\u00f9 forza il volante.<br \/>\nAll&#8217;improvviso l&#8217;anteriore destro scivol\u00f2 paurosamente a lato, senza controllo. L&#8217;uomo cerc\u00f2 invano di controsterzare, ma il mezzo non rispose. In pochi secondi si ritrov\u00f2 inclinato verso il basso, piantato probabilmente all&#8217;interno di un fossato.<br \/>\n&#8220;Accidenti!&#8221;<br \/>\nInser\u00ec la retromarcia e acceler\u00f2 prima lentamente, poi con maggior spinta sul pedale. Le gomme posteriori slittarono, ruotando inutilmente sul suolo fangoso, senza muovere minimamente l&#8217;auto. Impossibile tornare indietro senza un carro attrezzi che lo trainasse fuori dai guai.<br \/>\nRespir\u00f2 a fondo cercando di calmarsi.<br \/>\nAvventurarsi nella tormenta sarebbe stato troppo stupido, ma anche rimanere dentro il veicolo, senza cibo n\u00e9 tepore, non pareva un&#8217;ottima soluzione. Sarebbe davvero finita cos\u00ec dunque la sua vita? Il cavalier Nardini disperso nella notte, ritrovato morto assiderato dentro la sua automobile nella gelata campagna la mattina della vigilia.<br \/>\nForse no. Non l&#8217;avrebbero cercato prima di due o tre giorni, con le festivit\u00e0 gi\u00e0 passate da un pezzo.<br \/>\nLa fatica di una giornata snervante gli stava prendendo le membra, i muscoli indolenziti, la testa pesante. Doveva rimanere sveglio, sperare che la tempesta cessasse e alle prime luci dell&#8217;alba incamminarsi alla ricerca di aiuto.<br \/>\nAvrebbe avuto un altro motivo per odiare il Natale.<\/p>\n<p>Si dest\u00f2 spaventato dal rumore assordante che proveniva dal suo finestrino. Un grosso molosso gli abbaiava contro, fermandosi solo per ululare o battere le zampe sulla portiera dell&#8217;auto. Il cuore dell&#8217;uomo prese a battere velocemente, ma non sapeva dire se per la paura della bestia o per la speranza che qualcuno potesse sentirla e accorrere in suo aiuto.<br \/>\nFinch\u00e9 non la vide. Una piccola lucina proveniva lenta lenta dal fondo, dondolando leggermente.<br \/>\nMan mano che avanzava, una figura chiara assumeva i contorni di un essere umano che camminava lungo la strada.<br \/>\nScese nel fossato e avvicin\u00f2 il viso, imbacuccato nel cappuccio e avvolto nella sciarpa, per guardare meglio l&#8217;auto.<br \/>\nRiconobbe i tratti gentili di una giovane donna.<br \/>\n&#8220;Ssssh, buono Arturo. Stai gi\u00f9.&#8221;<br \/>\nIl cane smise di agitarsi e si tir\u00f2 da una parte, seduto in attesa dei comandi della padrona.<br \/>\nLei apr\u00ec la portiera e alz\u00f2 il lume per fare chiaro all&#8217;interno.<br \/>\n&#8220;Si sente bene?&#8221;<br \/>\n&#8220;Credo di s\u00ec&#8221; rispose lui assonnato.<br \/>\nLa ragazza prese una piccola fiaschetta d&#8217;argento dall&#8217;interno del suo giubbotto pesante e gliela porse.<br \/>\n&#8220;Ecco, beva un sorso.&#8221;<br \/>\n&#8220;Cos&#8217;\u00e8?&#8221;<br \/>\n&#8220;Grappa. La aiuter\u00e0.&#8221;<br \/>\nL&#8217;odore di alcol era davvero forte. Sent\u00ec il liquido freddo scorrere gi\u00f9 per lo stomaco e riscaldare all&#8217;istante ogni fibra del suo corpo indolenzito dal gelo. Il fuoco avvamp\u00f2 anche nella sua testa. Toss\u00ec per tutto quel calore inatteso.<br \/>\n&#8220;Arturo, tienilo tu.&#8221; Il cane prese tra le sue fauci il manico della lampada e la sostenne in alto con attenzione, ben addestrato ad assistere la sua amica e soccorrere gli sconosciuti.<br \/>\n&#8220;Venga, si appoggi a me.&#8221;<br \/>\nEra minuta eppure due braccia forti lo sostennero senza indugi, trascinandolo fuori dall&#8217;auto.<br \/>\nL&#8217;uomo si mosse con fatica. Affond\u00f2 pesantemente la scarpe lucide nella neve fresca. La tempesta era finita, ma il cielo rimaneva minaccioso, senza alcuna stella ad illuminare la notte.<br \/>\n&#8220;Ecco, cammini da questa parte. Sulle mie orme precedenti. Arturo, andiamo a casa.&#8221;<br \/>\nIl cane li precedette e lentamente si inoltrarono nel buio profondo. Pi\u00f9 si muovevano e pi\u00f9 Nardini recuperava lucidit\u00e0, ma non avrebbe saputo dire quanto tempo pass\u00f2 prima di vedere il piccolo casolare, con un&#8217;unica finestra accesa, che li attendeva placido e tranquillo nel bel mezzo delle tenebre.<br \/>\n&#8220;Siamo arrivati.&#8221; Apr\u00ec la porta cigolante e lo fece entrare.<br \/>\nIl profumo del legno bruciato e della cannella gli confortarono il cuore.<\/p>\n<p>Senza bisogno di comandi, il cane poggi\u00f2 la lampada a terra, scodinzol\u00f2 fino all&#8217;angolo del camino e afferr\u00f2 un paio di ciabatte dall&#8217;aspetto morbido e caloroso. Le deposit\u00f2 ai piedi dell&#8217;uomo con un guaito debole.<br \/>\nLa ragazza lo sostenne per una spalla finch\u00e9 non si tolse le scarpe fradicie e infil\u00f2 le pantofole. Lo aiut\u00f2 anche a sfilarsi il cappotto, poi lo accompagn\u00f2 davanti al fuoco e lo fece accomodare nella poltrona vicina. Gli mise sulle gambe una spessa coperta di lana.<br \/>\n&#8220;Resti qui, preparo qualcosa di caldo da mangiare.&#8221;<br \/>\nArturo si accucci\u00f2 nel tappeto davanti al fuoco, col muso appoggiato tra le zampe, ma in ben attenta osservazione dell&#8217;ospite e dei suoi eventuali bisogni.<br \/>\nLei torn\u00f2 invece verso la porta, si tolse i pesanti scarponi sbattendoli dai residui di neve e indoss\u00f2 un altro paio di babbucce, appoggiate al muro del caminetto per essere riscaldate.<br \/>\nNardini osserv\u00f2 la piccola stanza. Il mobilio era vecchio ma lucido: un tavolo con quattro sedie spaiate, una credenza ammaccata e una vetrinetta piena di barattoli di ogni dimensione e specie, la poltrona su cui sedeva e un&#8217;altra pi\u00f9 vicina alla finestra, con un cestino da cui spuntava un gomitolo di lana e un paio di ferri da calza. All&#8217;angolo opposto, una cucina economica emanava altro tepore e faceva ribollire il contenuto di una grossa pentola, che la donna stava lentamente rimestando.<br \/>\nA completare il tutto c&#8217;erano molti libri, accatastati ovunque, in ogni spazio possibile: nelle minuscole mensole a fianco del camino, in cassette di legno poggiate a terra e poi una sopra l&#8217;altra, sopra il davanzale della finestra, tra i vasetti della dispensa, nascosti nella parte pi\u00f9 alta del mobile buffet, ammassati in bilico nelle sedute delle sedie.<br \/>\nUn pensiero gli sopravvenne di colpo: si frug\u00f2 in tasca e recuper\u00f2 il cellulare spento.<br \/>\n&#8220;Per caso ha un cavo per ricaricarlo?&#8221; chiese alla ragazza.<br \/>\nLei sollev\u00f2 la testa per osservarlo.<br \/>\n&#8220;No, mi spiace.&#8221;<br \/>\n&#8220;Pu\u00f2 allora prestarmi il suo? Devo avvisare che sono qui. E chiedere soccorso per il mio suv.&#8221;<br \/>\nGli rivolse un sorriso quieto. &#8220;Mi spiace, non ho un telefono, n\u00e9 mobile n\u00e9 fisso.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ma non si preoccupi&#8221; aggiunse quando lo vide aggrottare incerto la fronte. &#8220;Domani passeranno per pulire la strada e verranno sicuramente a cercare notizie del proprietario dell&#8217;auto.&#8221;<br \/>\nNardini sospir\u00f2. &#8220;Ma dove siamo esattamente?&#8221;<br \/>\nLa ragazza stava riempiendo una tazza con qualcosa di scuro e fumante. Gliela porse.<br \/>\n&#8220;Ecco, beva questo t\u00e8 intanto, la riscalder\u00e0.&#8221;<br \/>\nL&#8217;uomo lo sorseggi\u00f2 piano, profumava di agrumi e miele.<br \/>\n&#8220;Siamo vicini al grande Po. Ancora qualche metro e ci sarebbe caduto dentro. Scivolare nel fosso \u00e8 stata la sua fortuna.&#8221;<\/p>\n<p>A svegliarlo fu nuovamente Arturo, che gli leccava delicatamente la mano, rilassata sul bracciolo della poltrona.<br \/>\nNardini deglut\u00ec e si mosse appena sullo schienale. Il fuoco scoppiettava ancora allegro davanti a lui. La tazza vuota abbandonata in grembo. Doveva essersi appisolato solo un momento.<br \/>\n&#8220;Venga a tavola, la zuppa \u00e8 pronta.&#8221; La ragazza spost\u00f2 il grosso tegame al centro del tavolo, ora preparato per la cena.<br \/>\nL&#8217;uomo si alz\u00f2 in piedi e si stiracchi\u00f2 il collo. Si sentiva di nuovo vivo. Si sedette nella sedia vicino a lei.<br \/>\n&#8220;Non mi sono presentato prima. Mi chiamo Roberto. Roberto Nardini.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ludovica. E lui \u00e8 Arturo.&#8221;<br \/>\nIl cane aveva raggiunto la padrona e la guardava in attesa del suo cibo. Dopo aver versato due porzioni abbondanti nei loro piatti, lei mise altri due mestoli su una grossa ciotola e la poggi\u00f2 a terra. Il cane si chin\u00f2 ad annusare, diede qualche leccata esplorativa e infine cominci\u00f2 a ingurgitare tutto con soddisfazione.<br \/>\n&#8220;Lui mangia sempre quello che mangio io, non vuole altro.&#8221;<br \/>\nNardini prese il cucchiaio e assaggi\u00f2 la pietanza, una minestra piuttosto densa, di fagioli rossi ed altre verdure, con qualche pezzetto di carne. Forse era la stanchezza, forse la gioia di essere sopravvissuto, ma era la cosa pi\u00f9 buona che avesse mai mangiato.<br \/>\n&#8220;Lei abita qui?&#8221; le chiese.<br \/>\n&#8220;Si.&#8221;<br \/>\n&#8220;E che lavoro fa?&#8221;<br \/>\n&#8220;Non ho nessun lavoro al momento.&#8221; Lei prese una fetta di pane dal cestino, lo spezz\u00f2 in due e un pezzo lo pos\u00f2 nella ciotola di Arturo.<br \/>\n&#8220;Beh, almeno ha una casa dove vivere.&#8221;<br \/>\n&#8220;Non \u00e8 mia. Io non posseggo nulla. Mi ci lasciano abitare perch\u00e9 coltivo l&#8217;orto e tengo pulito il podere. Ma non \u00e8 proprio un lavoro.&#8221;<br \/>\nUna giovane donna, sola, senza lavoro, in mezzo al nulla. Gli suon\u00f2 terribile.<br \/>\n&#8220;Ma come fa senza telefono?&#8221;<br \/>\nLo guard\u00f2 divertita. &#8220;Non ho nemmeno la televisione. O una radio. Anzi, non c&#8217;\u00e8 proprio l&#8217;energia elettrica qui.&#8221;<br \/>\nIn effetti stavano mangiando illuminati dalla luce del camino e la stanza non aveva nessuna spina elettrica o interruttore. Sopra il caminetto c&#8217;erano diverse candele e moccoli consumati.<br \/>\n&#8220;Tutti i giorni cammino per un&#8217;ora, fino ai miei vicini, che hanno il telefono. Se non mi vedono, la passeggiata la fanno loro nel pomeriggio. Le distanze sono solo un po&#8217; dilatate, ma il buon vicinato funziona ancora.&#8221;<br \/>\nNardini annu\u00ec pensieroso. &#8220;Non ha paura?&#8221;<br \/>\n&#8220;E di che cosa?&#8221;<br \/>\nLudovica prese la bottiglia l\u00ec vicino e verso del vino sui loro bicchieri. &#8220;Ecco, questo lo fa proprio il mio vicino, Amilcare. Beva.&#8221;<br \/>\nEra un buon rosso, corposo. Ma l&#8217;uomo non riusciva a comprendere la situazione.<br \/>\n&#8220;Come mai si \u00e8 ridotta cos\u00ec?&#8221;<br \/>\nLei lo scrut\u00f2, quasi soffocando una risata. &#8220;Ridotta?&#8221;<br \/>\n&#8220;Si, insomma&#8230; non ha avuto modo di studiare, trovare un lavoro in citt\u00e0, prendersi un appartamento, trovarsi un fidanzato?&#8221;<br \/>\n&#8220;Sono un ingegnere aerospaziale con dottorato in Fisica. Due anni fa mi preparavo a festeggiare il Natale a Ginevra, con i colleghi del Cern. Lavoravo all&#8217;LHC, per mezzo di una partnership con la Nasa.&#8221;<br \/>\nSe voleva sorprenderlo, c&#8217;era riuscita in pieno. Mille domande gli affollarono la mente, e lei comprese la sua curiosit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Ero stanca. Non era quello che volevo per me.&#8221;<br \/>\n&#8220;E la sua famiglia?&#8221; Da genitore, Nardini si chiedeva spesso come stava sua figlia. Non si parlavano da due anni. Dalla morte della madre qualcosa si era rotto tra di loro.<br \/>\n&#8220;Gli amici si scelgono, la famiglia purtroppo no. E non sempre siamo cos\u00ec fortunati. Non si sono mai preoccupati di chiedermi se ero felice. Non gli importava.&#8221;<br \/>\nLe parole, anche se non erano rivolte a lui, lo ferirono nel profondo. E se sua figlia fosse finita cos\u00ec? O in condizioni pure peggiori?<br \/>\n&#8220;Non sono una sprovveduta, mi creda. Ho scelto di vivere qui.&#8221;<br \/>\nLudovica si alz\u00f2, prese i piatti oramai vuoti e li mise in un piccolo catino, sopra il mobiletto a fianco della cucina. Apr\u00ec lo sportellino del forno e ne tolse una piccola ciambella, emanava un intenso aroma di vaniglia.<br \/>\n&#8220;Il dolce&#8221; disse posandolo sulla tavola.<br \/>\n&#8220;Non pensa mai a tutto quello che le manca in questa vita?&#8221;<br \/>\nLei gli sorrise serena. &#8220;Io non ho niente, eppure sono ricca&#8221; disse allargando le mani in aria.<br \/>\n&#8220;E quello che non ho, semplicemente non mi serve.&#8221;<\/p>\n<p>Era mattina quando Arturo salt\u00f2 sopra la sua branda e gli si accucci\u00f2 a fianco. Quando Nardini apr\u00ec gli occhi, si trov\u00f2 il muso del cane che lo scrutava a pochi centimetri dal suo viso. Il buongiorno arriv\u00f2 con un uggiolio sommesso.<br \/>\nSent\u00ec i passi di Ludovica sulle scale di legno che portavano alle camere da letto.<br \/>\n&#8220;C&#8217;\u00e8 un bel sole stamane!&#8221; La ragazza apr\u00ec le imposte, inondando la stanza di luce. &#8220;Come va oggi?&#8221;<br \/>\nL&#8217;uomo si tir\u00f2 su a sedere sul letto. &#8220;Meglio, decisamente meglio.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ottimo, la colazione \u00e8 gi\u00e0 pronta. L&#8217;aspetto dabbasso.&#8221;<br \/>\nQuando scese di sotto, anche il fuoco nel camino stava cercando di rimettersi in forma dopo la nottata. La tavola era imbandita di tutto punto: pane appena sfornato e focaccine calde, latte fresco e burro fatto in casa, marmellate di vari colori in vasetto, frutta essiccata, biscotti secchi alla cannella, il caff\u00e8 ancora fumante nella moka.<br \/>\n&#8220;C&#8217;\u00e8 pure una crema di nocciole e cacao, me la prepara nonna Martina con le sue mani.&#8221;<br \/>\n&#8220;Beh, posso capire perch\u00e9 le piaccia la campagna.&#8221;<br \/>\n&#8220;Oh, non mangio tutto questo ogni mattino, ma oggi \u00e8 la vigilia di Natale. E poi lei ha bisogno di riprendersi. Non \u00e8 di sicuro abituato a questo clima. Per la verit\u00e0 era un po&#8217; che non nevicava cos\u00ec da queste parti. Sa, i cambiamenti climatici&#8230;&#8221;<br \/>\nNardini annu\u00ec, conosceva tutta la faccenda.<br \/>\nSi vers\u00f2 del caff\u00e8 e guard\u00f2 oltre la finestra il paesaggio candido e splendente, cos\u00ec diverso dalla sera precedente.<br \/>\nIntenti a consumare il pasto e pianificare la passeggiata fino alla fattoria vicina, non si accorsero che una jeep e un furgone si erano fermati davanti al casolare. Si riscossero solo quando bussarono forte alla porta. Erano due carabinieri, accompagnati da un meccanico.<br \/>\n&#8220;Ci ha contattati il suo socio, chiedendo di rintracciare il veicolo col controllo satellitare. Era preoccupato perch\u00e9 aveva mancato un appuntamento e non rispondeva al telefono. Ci sono stati parecchi incidenti per la neve anche in autostrada, ma lei non risultava coinvolto. Solo stamattina siamo per\u00f2 riusciti ad agganciare il segnale GPS della sua Mercedes.&#8221;<br \/>\nTerminata la colazione, seguirono da lontano le operazioni di recupero dell&#8217;auto.<br \/>\n&#8220;Allora, come passer\u00e0 il Natale?&#8221;<br \/>\n&#8220;Mi \u00e8 rimasta solo una figlia, vive all&#8217;estero e non ci vediamo da anni. Solo qualche messaggio ogni tanto. Dice che sta meglio per conto suo. Ci siamo persi, dopo la morte di sua madre. Non so perch\u00e9 sia andata cos\u00ec, cosa ho sbagliato.&#8221; Il suo sguardo si perse lontano, nell&#8217;orizzonte dei ricordi.<br \/>\nLudovica gli pos\u00f2 la mano sull&#8217;avambraccio, per riportarlo indietro. &#8220;Credo che certe cose succedano perch\u00e9 devono succedere. Non c&#8217;\u00e8 merito o colpa di nessuno, semplicemente accadono. E poi ognuno deve prendere la propria strada. Solo in questo modo possiamo veramente realizzare noi stessi. I legami non devono diventare catene.&#8221;<br \/>\nNardini la osserv\u00f2 per qualche istante. Sembrava molto pi\u00f9 adulta della sua et\u00e0 apparente.<br \/>\n&#8220;Non crede che al Cern abbiano ancora bisogno di lei?&#8221;<br \/>\nLudovica sollev\u00f2 le spalle. &#8220;Forse un giorno torner\u00f2, chi lo sa.&#8221;<br \/>\nSi salutarono con un abbraccio.<br \/>\nQuando la sera Nardini rientr\u00f2 finalmente in casa sua, il prezioso attico con esclusiva vista sulla piazza della citt\u00e0 gli sembr\u00f2 vuoto, triste ed inutile. La domestica gli aveva lasciato dei piatti pronti da scaldare e un biglietto con le istruzioni da seguire. L&#8217;albero di Natale al centro del salotto aveva lo stesso entusiasmo dei suoi fratelli al centro commerciale, impersonali ed estranei. Sotto erano ammucchiati i regali di rappresentanza dei vari clienti e fornitori della societ\u00e0. Una visione insipida. Nessun pacchetto fatto col cuore.<br \/>\nPercorse il lungo corridoio verso le camere da letto pensieroso.<br \/>\n&#8220;Io sono ricco, eppure non ho davvero niente.&#8221;<\/p>\n<p>Attraversare nuovamente la campagna in auto, proprio nel punto dove aveva rischiato la vita, gli dava un po&#8217; di angoscia. Lo accompagnavano per\u00f2 un sole scintillante e un cielo completamente terso. La neve poi stava iniziando a ritirarsi nel terreno e il freddo non era pi\u00f9 cos\u00ec pungente.<br \/>\nEra giunto il Natale dunque e lui aveva preso una decisione quel mattino, dopo una notte tormentata nonostante il suo accogliente letto con piumino d&#8217;oca. Aveva afferrato tutte le scatole sotto l&#8217;albero del salotto, le aveva caricate una ad una nella station wagon, l&#8217;auto sostitutiva mentre il suo suv era in officina, si era vestito con abbigliamento da montagna e aveva imboccato senza indugi il lungo viaggio verso il casolare di Ludovica. Sarebbe arrivato giusto in tempo per il pranzo.<br \/>\nI discorsi della ragazza non l&#8217;avevano convinto del tutto e passare il Natale da soli gli sembrava terribilmente brutto. Conosceva la solitudine e non poteva credere che lei l&#8217;avesse davvero scelta. In cuor suo, sperava che qualcuno avrebbe fatto altrettanto per sua figlia, se ne avesse avuto bisogno.<br \/>\nQuel che vide per\u00f2 quando svolt\u00f2 nel vialetto d&#8217;accesso alla casetta non se lo aspettava proprio. Parcheggiate l\u00ec davanti c&#8217;erano almeno otto veicoli, compreso un camioncino delle consegne. Altre tre biciclette erano appoggiate alla piccola staccionata.<br \/>\nQuando buss\u00f2 alla porta di legno, nessuno gli rispose. Sbirci\u00f2 dalla finestra: la stanza dentro sembrava vuota. Sentiva delle voci soffocate giungere da lontano, come un brusio in sottofondo, ma non capiva da dove provenissero.<br \/>\nFinch\u00e9 un uomo robusto e tarchiato gir\u00f2 l&#8217;angolo dall&#8217;altra parte dell&#8217;edificio.<br \/>\n&#8220;Ti dico che ho sentito qualcosa, non me lo sono inventato&#8230; Ecco, vedi? Buongiorno amico! E buon Natale!&#8221;<br \/>\nDietro di lui apparve Ludovica, che gli rivolse un gran sorriso. &#8220;Nardini, ma che ci fa qui?&#8221;<br \/>\nSollevo in alto il pacco regalo. &#8220;Sono venuto a festeggiare e ringraziarla dell&#8217;aiuto.&#8221;<br \/>\n&#8220;Ah, lei \u00e8 quello della citt\u00e0 finito nel fosso&#8221; esclam\u00f2 l&#8217;altro. &#8220;Venga, venga, siamo tutti nel retro.&#8221;<br \/>\nDietro la casa, addossata alle stesse mura, c&#8217;era infatti la vecchia stalla, oramai non pi\u00f9 utilizzata per il ricovero delle bestie. In una parete era stato costruito un nuovo camino, molto pi\u00f9 ampio dell&#8217;altro, con un girarrosto che in quel momento ospitava una fila di polletti in cottura. Nel mezzo avevano preparato una lunga tavolata, dove sedevano circa una ventina di persone. Un paio di bambini ruzzolavano tutto intorno. Un piccolo infante dormiva quieto tra le braccia della madre.<br \/>\nDall&#8217;altro lato un interminabile divano era stato creato mettendo insieme diversi bancali di legno lucidati, ricoperti da enormi e coloratissimi cuscini. Bellissimo nella sua semplicit\u00e0.<br \/>\n&#8220;Questa \u00e8 la mia sala delle feste, le piace?&#8221;<br \/>\n&#8220;Sono stupefatto, davvero&#8221; rispose lui.<br \/>\nLudovica lo present\u00f2 a tutti gli amici e gli diede una sedia dove accomodarsi.<br \/>\nGli si avvicin\u00f2 un anziano gobbo e canuto recando una fiaschetta. &#8220;Bevi caro, questo lo faccio io. Quest&#8217;anno mi \u00e8 venuto proprio buono.&#8221;<br \/>\nNardini assaggi\u00f2 il liquido scuro. &#8220;Davvero notevole!&#8221;<br \/>\nIl vecchietto si allontan\u00f2 soddisfatto del giudizio. &#8220;Ha detto che \u00e8 notevole, avete sentito tutti eh?&#8221;<br \/>\n&#8220;Si si, Amilcare, passa di qua&#8230;&#8221;<br \/>\nUn&#8217;altra signora di mezza et\u00e0 gli porse invece un piatto carico di salumi e formaggi.<br \/>\n&#8220;Questi invece arrivano dalla mia fattoria. Buon appetito!&#8221;<br \/>\nLui ringrazi\u00f2 ancora. Erano tutti gentili e conviviali, pur essendo in fondo uno sconosciuto.<br \/>\nLudovica lo osserv\u00f2 a lungo prima di parlare.<br \/>\n&#8220;Pensava di trovarmi da sola, vero?&#8221;<br \/>\nNardini annu\u00ec, sorseggiando un altro po&#8217; di vino.<br \/>\n&#8220;Gliel&#8217;ho detto: io sono ricca e quello che non ho alla fine \u00e8 ben poca cosa. Ma sono felice che lei oggi sia qui con noi. C&#8217;\u00e8 sempre posto per un nuovo amico. Soprattutto al pranzo di Natale.&#8221;<br \/>\nSpuntato dal nulla, Arturo gli poggi\u00f2 le zampe anteriori sulle gambe e gli diede una calorosa leccata sulla guancia. A conferma che pure lui l&#8217;aveva riconosciuto come nuovo membro del suo branco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(C) 2019 Barbara Businaro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Note:<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;idea di questo racconto \u00e8 scaturita da un post di <strong>Elena Ferro<\/strong> nel suo blog Volpi che camminano sul ghiaccio: <a href=\"https:\/\/www.elenaferro.it\/scrivere-le-nostre-paure-la-poverta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Scrivere le nostre paure: la povert\u00e0<\/a> <\/em><em>(Avevo detto o no, Elena, che ci avrei creato un racconto per Natale?! <\/em>\ud83d\ude00<em> )<br \/>\nNon ho mai scritto della povert\u00e0 come tema dominante di una storia. E non perch\u00e9 ho paura della povert\u00e0. Tutti i miei nonni erano poveri contadini e con fatica si sono rialzati da un difficile dopoguerra. Pi\u00f9 che la povert\u00e0 per\u00f2, temevano la fame. Se sei nato e cresciuto in campagna, le due cose non vanno proprio di pari passo. Si pu\u00f2 essere poveri, ma la terra pu\u00f2 sfamarti se la lavori con cura, patate e fagioli soprattutto.<\/em><br \/>\n<em>La povert\u00e0 per\u00f2 ai nostri giorni \u00e8 anche una questione di prospettiva. Proprio come la ricchezza.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aveva lasciato l&#8217;ufficio oramai da tre ore e non aveva la minima idea di dove si trovasse in quel momento, un punto sperduto nella pianura padana che viaggiava in una direzione sconosciuta. 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