{"id":17735,"date":"2019-09-08T06:00:26","date_gmt":"2019-09-08T04:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=17735"},"modified":"2025-05-18T17:37:28","modified_gmt":"2025-05-18T15:37:28","slug":"frankenstein-mary-shelley","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/frankenstein-mary-shelley\/","title":{"rendered":"Frankenstein <br> Ovvero quando il cinema rovina i classici"},"content":{"rendered":"<p>Sono arrabbiata con Hollywood.<br \/>\nPer anni ho odiato questo libro, <span style=\"color: #000080;\"><strong>Frankenstein di Mary Shelley<\/strong><\/span>, uno dei cento classici da leggere nella vita, per l&#8217;idea che il cinema in numerosi trasposizioni me ne aveva dato fin da bambina. Tutte pressoch\u00e9 sbagliate, a cominciare dal suo mostro.<br \/>\nVistose cicatrici che pi\u00f9 che un ago di sutura sembravano aver usato la sparachiodi, grossi bulloni sul collo (per appenderlo?), lo sguardo vitreo non tanto dell&#8217;assassino quanto di chi combatte da giorni un terribile mal di denti e la camminata incerta da zombie, probabilmente dovuta ad enormi scarpe piombate. Inguardabile s\u00ec, perch\u00e9 pure un carpentiere avrebbe fatto un lavoro migliore, altro che scienziato pazzo preso dalla foga della creazione.<br \/>\nEd un mostro, in quanto tale, dev&#8217;essere cattivo, cinico, spietato. Da questo punto di vista avrebbe anche tutto il mio appoggio: ti concedono una seconda vita, ti assemblano come un prodotto dell&#8217;Ikea e ti risvegli ancora pi\u00f9 brutto di quel che ricordavi, con una forza sovrumana, ma senza alcuna possibilit\u00e0 di compagnia femminile perch\u00e9 chiunque, compreso lo stesso uomo che ti ha creato, ti considera orribile. Saremmo tutti imbestialiti folli.<br \/>\nMa \u00e8 davvero l&#8217;estetica a renderlo cos\u00ec vendicativo?<\/p>\n<p>Poi l&#8217;ambientazione nelle varie pellicole, con il laboratorio in questo tetro castello isolato che spicca tra il folto bosco (non si saran confusi con Dracula?) con un&#8217;unica altissima torre esposta alle intemperie, per la necessit\u00e0 di deviare i fulmini, l&#8217;unica fonte simile alla scintilla della vita. Ecco dunque che i bulloni servivano da conduttore della scintilla nel corpo ancora inanimato. Nella versione nel 1994 di Kenneth Branag tutto accade invece in una soffitta, come prevede lo stesso romanzo in effetti, ma dove all&#8217;elettricit\u00e0 si aggiunge un miracoloso fluido vitale, che ricorda sia il liquido amniotico che protegge il feto in gravidanza ma anche la zuppa primordiale in cui ebbe origine tutta la vita dell&#8217;Universo, immediatamente dopo il Big Bang.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000080;\"><strong>Tutto questo nel libro non c&#8217;\u00e8.<\/strong><\/span><br \/>\nNulla si dice di particolare sul procedimento della creazione, se non il reperimento dei pezzi per le parti del corpo, di ambigua provenienza, e l&#8217;utilizzo di strumentazione chimica (non elettrica!). Non c&#8217;\u00e8 il castello, non c&#8217;\u00e8 la torre, non ci sono nemmeno i fulmini, nemmeno la pioggia, ma una piccola stanza adibita a laboratorio, all&#8217;ultimo piano di una palazzo in piena citt\u00e0.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 neppure il mostro a dire il vero. Perch\u00e9 tale non l&#8217;ho sentito, nemmeno per un attimo durante la lettura. E il bello \u00e8 che negli anni i vari registi si sono messi tutti d&#8217;accordo a rispettare questi &#8220;canoni&#8221; cinematografici.<br \/>\nMa che diavolo di romanzo hanno letto i signori del cinema?<\/p>\n<p>E per colpa loro, io non volevo leggere questo libro. Me ne sono sempre ben tenuta lontano.<br \/>\nFinch\u00e9 quest&#8217;estate non mi \u00e8 giunta voce di un concorso letterario di rilievo organizzato proprio in provincia di Padova.<br \/>\nPerch\u00e9 <span style=\"color: #000080;\"><strong>Mary Shelley soggiorn\u00f2 proprio nella cittadina di Este<\/strong><\/span>, tra l\u2019estate e l\u2019autunno del 1818, ospite anche dell\u2019amico Byron in quella che oggi \u00e8 Villa Kunkler, ma che tutti chiamano appunto &#8220;Villa Byron&#8221;.<br \/>\nEd era proprio qui, ai piedi dei Colli Euganei, che dopo un&#8217;iniziale stroncatura da parte della critica, Mary Shelley ricevette l&#8217;elogio del celebre scrittore Walter Scott, noto per il suo Ivanhoe. E scozzese. \ud83d\ude09<br \/>\nPotevo ancora ignorare questo testo?<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Frankenstein, un romanzo scritto per gioco<\/span><\/h2>\n<p>Frankenstein, questo romanzo il cui mostro senza nome viene comunemente battezzato con quello del suo creatore, \u00e8 stato scritto per gioco in un momento di noia, una sfida tra amici che non sapevano come passare il tempo costretti al chiuso dalla pioggia. E senza l&#8217;abbonamento a Netflix. \ud83d\ude00<br \/>\nL&#8217;edizione che ho acquistato, <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8854188646\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Frankenstein<\/em><\/a> Ediz. integrale con traduzione di Paolo Bussagli e introduzione di Riccardo Reim, nella collana MiniMammut della Newton Compton (perch\u00e9 ho scelto questa? per la copertina, dove invece della solita foto della creatura hollywoodiana c&#8217;\u00e8 un bellissimo disegno che ricorda <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Lurch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>il maggiordomo Lurch<\/em><\/a> della famiglia Addams, non del tutto ispirato al mostro del libro), comprende l&#8217;introduzione originale dell&#8217;autrice datata 15 ottobre 1831. Ed \u00e8 questa che mi ha subito incantato, facendomene innamorare.<br \/>\nHo trovato di avere qualcosa in comune con Mary Shelley, nonostante la distanza temporale che ci separa:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Da fanciulla scrivevo, e il mio passatempo preferito durante le ore di ricreazione era \u00abscrivere storie\u00bb. Inoltre avevo un piacere pi\u00f9 gradito di questo, cio\u00e8 la costruzione di castelli in aria \u2013 l\u2019abbandonarmi a sogni a occhi aperti \u2013 il seguire lo svolgersi dei pensieri, che avevano per oggetto la formazione di una serie di avvenimenti di fantasia. I miei sogni erano pi\u00f9 fantastici e pi\u00f9 piacevoli dei miei scritti. In questi ultimi ero in pratica un\u2019imitatrice \u2013 facevo quello che altri avevano fatto, piuttosto che buttar gi\u00f9 i suggerimenti della mia stessa anima. Ci\u00f2 che io scrivevo era rivolto almeno a un\u2019altra persona \u2013 il compagno e l\u2019amico della fanciullezza; i miei sogni invece erano tutti per me; non li raccontavo a nessuno; erano il mio rifugio quando mi annoiavo \u2013 il mio piacere pi\u00f9 caro quando non avevo da fare.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>E poi qualcos&#8217;altro ancora, per lei assoluta realt\u00e0, per me ancora sogno: la Scozia.<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Da ragazza sono vissuta soprattutto in campagna e ho passato molto tempo in Scozia. Ho fatto delle visite occasionali ai luoghi pi\u00f9 pittoreschi, ma la mia residenza abituale era sulle rive settentrionali desolate e tristi del Tay, vicino a Dundee. Retrospettivamente, le chiamo desolate e tristi; per me allora non erano cos\u00ec. Erano l\u2019eremo della libert\u00e0 e i luoghi piacevoli dove, spensierata, potevo vivere in comunione con le creature della mia fantasia. Scrivevo, allora, ma in uno stile tra i pi\u00f9 banali. Era sotto gli alberi del terreno di casa nostra e sulle nude pendici delle brulle montagne intorno che nascevano e crescevano le mie composizioni vere, i voli aerei della mia fantasia. Non facevo di me stessa l\u2019eroina delle mie storie. La mia vita mi sembrava troppo piena di luoghi comuni. Non potevo immaginare che disavventure romantiche o eventi meravigliosi sarebbero stati mai il mio destino; ma non ero costretta alla mia stessa identit\u00e0, e potevo riempire le ore con creazioni molto pi\u00f9 interessanti per me, delle mie stesse sensazioni, a quell\u2019et\u00e0.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>E poi la genesi di Frankenstein, la difficolt\u00e0 di trovare una trama, parole in cui ci ritroviamo sicuramente in molti:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Nell\u2019estate del 1816 visitammo la Svizzera e divenimmo vicini di casa di Lord Byron. Da prima passavamo le nostre ore liete sul lago, o a passeggiare sulle rive; [&#8230;] Ma l\u2019estate fu umida e sgradevole, e una pioggia incessante ci confinava spesso a casa, per giorni. [&#8230;]\u00abOgnuno di noi scriver\u00e0 una storia di fantasmi\u00bb, disse Lord Byron, e la sua proposta fu accettata. Eravamo quattro. Il celebre autore inizi\u00f2 un racconto, del quale pubblic\u00f2 un frammento alla fine del suo poema. Shelley, pi\u00f9 portato a dar corpo alle idee e ai sentimenti nel fulgore di immagini luminose e nella musica del verso pi\u00f9 melodioso che adorna la nostra lingua piuttosto che a inventare la struttura di una storia, ne inizi\u00f2 una fondata sulle esperienze dei suoi primi anni. Il povero Polidori ebbe qualche idea terribile su una donna con la testa di teschio che era stata cos\u00ec punita per aver spiato dal buco di una serratura \u2013 per veder cosa non ricordo: naturalmente qualcosa di molto immorale e sconveniente; ma quando l\u2019ebbe ridotta in uno stato peggiore di quello del celebre Tom di Coventry, non seppe pi\u00f9 che fare di lei e fu costretto a spedirla alla tomba dei Capuleti, l\u2019unico luogo che le si confaceva. Anche i celebri poeti, infastiditi dalla banalit\u00e0 della prosa, abbandonarono presto quel compito, per loro sgradito.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>Tutti scrivono, tranne lei. Considerate che era davvero giovanissima, sedici anni, per quei tempi abbastanza adulta per un matrimonio, ma con poca esperienza di scrittura creativa, a parte i suoi castelli in aria. E si trovava a gareggiare con due poeti brillanti, il suo stesso marito P.B.Shelley e Lord Byron che li ospitava, non ultimo il suo segretario personale William Polidori.<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Io mi dedicai a pensare a una storia \u2013 una storia in grado di rivaleggiare con quelle che ci avevano spinti a questa impresa. Una storia che parlasse alle misteriose paure del nostro animo e che risvegliasse dei brividi di orrore \u2013 che rendesse il lettore timoroso di guardare dietro di s\u00e9, che gelasse il sangue e accelerasse i battiti del cuore. Se non avessi ottenuto tutto questo, la mia storia di fantasmi sarebbe stata indegna del suo nome. Pensavo, meditavo, ma inutilmente. Sentivo quella vuota incapacit\u00e0 di invenzione che \u00e8 la pi\u00f9 grande infelicit\u00e0 dello scrittore, quando il monotono Niente risponde alle nostre inquiete invocazioni. Ogni mattina mi sentivo chiedere \u00abHai pensato a una storia?\u00bb, e ogni mattina ero costretta a rispondere con un mortificante \u00abno\u00bb.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>Alzi la mano chi almeno una volta (solo una?) si \u00e8 ritrovato nelle stesse condizioni.<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Ogni cosa deve avere un inizio, per parlare al modo di Sancho Panza; e quell\u2019inizio deve essere fondato su qualcosa che \u00e8 gi\u00e0 iniziato; gli Ind\u00f9 pongono il mondo sopra un elefante, ma quell\u2019elefante lo pongono su di una tartaruga. Si deve ammettere con umilt\u00e0 che l\u2019invenzione non \u00e8 una creazione dal nulla, bens\u00ec dal caos; in primo luogo ci deve essere del materiale a disposizione; l\u2019invenzione pu\u00f2 dare una forma a sostanze oscure e indefinite, ma non pu\u00f2 creare dal nulla la sostanza stessa. In tutte le questioni di scoperte e invenzioni, anche in quelle che concernono la fantasia, siamo continuamente richiamati alla storia di Colombo e del suo uovo. L\u2019invenzione consiste nell\u2019abilit\u00e0 di cogliere al volo le possibilit\u00e0 di un soggetto e nella capacit\u00e0 di modellare e foggiare le idee da esso suggerite.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>Come le venne l&#8217;idea? Semplicemente ascoltando gli altri, di scienza e filosofia, degli argomenti del suo tempo presumibilmente, e lasciando galoppare la fantasia, nonch\u00e9 le proprie stesse paure.<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Ci furono numerose, lunghe conversazioni tra Lord Byron e Shelley delle quali io fui un\u2019ascoltatrice devota ma quasi silenziosa. In una di queste si discussero molte dottrine filosofiche, e fra le altre la natura del principio della vita, e se ci fosse qualche possibilit\u00e0 che esso venisse mai scoperto e comunicato. Parlarono degli esperimenti del dottor Darwin (non dico di ci\u00f2 che il dottore ha fatto realmente o ha detto di aver fatto, ma, con pi\u00f9 rilevanza ai miei scopi, di ci\u00f2 che allora si diceva che avesse fatto), che aveva conservato un pezzetto di verme in un contenitore di vetro fino a quando, per qualche straordinaria ragione, inizi\u00f2 a muoversi di moto volontario. Non in questo modo, per altro, si poteva dare la vita. Forse un cadavere poteva essere rianimato; il galvanismo aveva dato adito a tali possibilit\u00e0: forse si sarebbero potute produrre le parti componenti di una creatura, metterle insieme e dotarle di calore vitale.<br \/>\nSu questo discorso trascorremmo l\u2019intera nottata, e anche l\u2019ora delle streghe era passata prima che ci ritirassimo a riposare. Quando misi la testa sul cuscino non mi addormentai, n\u00e9 posso dire di essermi messa a pensare. La mia immaginazione, spontaneamente, prese possesso di me e inizi\u00f2 a guidarmi, donandomi, una dopo l\u2019altra, le immagini che si levavano nella mia mente con una vivacit\u00e0 molto al di l\u00e0 degli usuali limiti delle fantasticherie.[&#8230;] L\u2019idea mi pervadeva la mente al punto che un brivido di paura mi attraversava e desideravo sostituire l\u2019immagine orrenda della mia fantasia con le realt\u00e0 che avevo intorno. [&#8230;] L\u2019idea mi balen\u00f2 in mente lesta e gradita come la luce. \u00abHo trovato! Quello che ha terrificato me terrificher\u00e0 gli altri; basta che descriva lo spettro che ha ossessionato il mio capezzale a mezzanotte\u00bb. Il giorno seguente annunciai che avevo pensato a una storia. Iniziai quel giorno con le parole \u00abEra una cupa notte di novembre\u00bb, limitandomi a trascrivere i sinistri terrori del mio sogno a occhi aperti.&#8221;<\/p><\/blockquote>\n<p>Fu cos\u00ec che Frankenstein e il suo mostro presero davvero vita.<br \/>\nE come ha ben sottolineato Riccardo Reim nella sua introduzione, pur essendo giovanissima e inesperta, Mary Shelley sar\u00e0 l&#8217;unica a terminare il progetto nato da questa curiosa sfida, solo il suo racconto diventer\u00e0 infine un romanzo. E che romanzo!<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Frankenstein, una trama traballante?<\/span><\/h2>\n<p>Poco prima di me, anche <strong><span style=\"color: #000080;\">Darius Tred<\/span><\/strong> si \u00e8 cimentato nella stessa lettura ed ha ammesso di averla terminata con grande fatica. Oltre ad uno stile prolisso e ripetitivo, ai dialoghi arzigogolati e ampollosi, considera la trama del romanzo piuttosto debole, con delle scene dove la logica zoppica alquanto. Anche il finale, parzialmente sospeso, non l&#8217;ha del tutto convinto.<br \/>\nTrovate le sue considerazioni <strong><span style=\"color: #000080;\">nel suo Retro Blog<\/span><\/strong>: <a href=\"https:\/\/retroblog.dariustred.it\/la-trama-debole-di-mary\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>La trama debole di Mary<\/em><\/a><\/p>\n<p>Col senno dell&#8217;ultima pagina, devo dargliene atto: la storia \u00e8 traballante in alcuni punti.<br \/>\nNessuno si accorge del <strong><span style=\"color: #000080;\">temperamento maniaco-depressivo di Viktor Frankenstein<\/span><\/strong> durante la sua giovinezza? Se lasciato solo a pensare, il suo umore diventa cupo e si lascia ossessionare dalla scienza e dalla filosofia. Solo la presenza della sorella adottiva Elizabeth Lavenza, il suo carattere amorevole e la gaiezza dei suoi modi lo riportano alla realt\u00e0 del presente.<br \/>\nNessuno della famiglia va poi a curiosare sui suoi mesi di studio all&#8217;universit\u00e0 e i risultati di tanta attivit\u00e0, se non dopo pi\u00f9 di un anno lontano da casa, dimenticandosi pure di scrivere per dare proprie notizie? Conoscendo anche il suo temperamento, e trovandolo gi\u00e0 una volta in condizioni di salute pessime, lo lasciano continuare a quel modo?<\/p>\n<p>Lo stesso Viktor, in mezzo alla follia della creazione, <strong><span style=\"color: #000080;\">non si accorge che il risultato si avvia ad essere brutto, orribile, deforme, inguardabile?<\/span><\/strong> In effetti, la stessa follia potrebbe averlo reso cieco di fronte al proprio lavoro. Non mangiare e non dormire per pi\u00f9 giorni di seguito sicuramente indebolisce i sensi, prima tra tutti la vista.<br \/>\nE dopo averlo visto cos\u00ec terribilmente brutto, certamente destinato alla solitudine e &#8211; conseguenza? &#8211; alla malvagit\u00e0, non ha preparato nessun secondo piano di difesa, una pistola o un fendente l\u00ec pronti all&#8217;uso?<br \/>\nSemplicemente fugge, senza preoccuparsi di cosa sia e cosa far\u00e0 quella cosa. Scappa dalla propria stessa responsabilit\u00e0.<br \/>\nNon se ne preoccupa minimamente, finge addirittura che non esista, spera che sia morto &#8211; di nuovo &#8211; in qualche modo casuale, finch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 la prima vittima, ed \u00e8 chiaro chi sia il colpevole.<\/p>\n<p>Anche sul personaggio del mostro ci sono alcune caratteristiche che interferiscono con la sospensione dell&#8217;incredulit\u00e0 del lettore: <span style=\"color: #000080;\"><strong>una mente ingenua, completamente vuota, con le stesse abilit\u00e0 cognitive di un neonato, che riesce a imparare a parlare e poi a leggere da sola<\/strong><\/span>, in pochi mesi, solo osservando da una capanna diroccata i suoi vicini di casa, attraverso le fessure del legno.<br \/>\nUna mente lasciata all&#8217;istruzione delle avversit\u00e0, che purtroppo diventa malvagia per la solitudine (o la solitudine \u00e8 solo una scusa della natura malvagia?) Posso accettare che il mostro abbia una forza sovrumana, che possa fuggire velocemente ai suoi inseguitori, che riesca a vivere nel freddo dei ghiacci senza temere le basse temperature. Ma mi riesce difficile convincermi del suo veloce autoapprendimento.<\/p>\n<p>E in quanto al finale improbabile segnalato da Darius <em>[spoiler!]<\/em>, sulla pira funebre difficile da accendere al Polo Nord, il mostro aveva gi\u00e0 intenzione di immolarsi col suo creatore, aveva rubato una muta di cani e una slitta, nonch\u00e9 le provviste per attraversare le lande desolate. A parte che la stessa slitta \u00e8 costruita in legno, probabile avesse gi\u00e0 con s\u00e9 la legna da ardere e la pietra focaia per accenderla. Non era del tutto impossibile, ma certo l&#8217;ambientazione tra i ghiacci estremi rende questa soluzione dubbia, quanto meno contrastante.<\/p>\n<p>Eppure&#8230;<\/p>\n<p>Nonostante tutti gli errori, le sviste, le incomprensioni, Frankenstein mi \u00e8 piaciuto molto, fino all&#8217;ultima virgola.<br \/>\nLo stile \u00e8 quello dell\u2019epoca, che io adoro. Anche quando sono ripetitivi, sono incredibilmente poetici. In confronto mi sembra che oggi siamo troppo &#8220;sbrigativi&#8221;, immediati, scarni. Ci siamo adeguati ai tempi, quelli dei lettori in fondo.<br \/>\nHo apprezzato sia la forma epistolare del romanzo che la narrazione indiretta, a ben tre livelli di profondit\u00e0: il capitano Robert Walton, avventuratosi nei mari del Nord, scrive delle lettere alla sorella Margaret; in queste lettere spiega l&#8217;incontro con il giovane Viktor Frankenstein e riporta il racconto di quest&#8217;ultimo sulle sue tristi vicende, dalla creazione all&#8217;inseguimento del mostro; lo stesso Viktor nella sua lunga esposizione riporta il dialogo con il mostro di qualche tempo prima, ivi compresa la sua relazione sui suoi primi mesi di vita nascosto in un capanno. <span style=\"color: #000080;\"><strong>Una prova di scrittura notevole per un testo d&#8217;esordio.<\/strong><\/span><br \/>\nSoprattutto in tutto questo non c&#8217;era il mostro. Forse perch\u00e9 nelle nostra epoca siamo oramai avvezzi a ben altro tipo di letteratura horror, nelle pagine ho trovato la drammaticit\u00e0, il peccato della creazione, la colpa, la vendetta, la solitudine, la rabbia.<br \/>\nSe proprio vogliamo cercare un mostro, \u00e8 colui che vuole vincere la morte sovrapponendosi a Dio nel dare la vita.<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Frankenstein storpiato dal cinema<\/span><\/h2>\n<blockquote><p>Le sue membra erano proporzionate, e avevo selezionato le sue fattezze in modo che risultassero belle. Belle! Gran Dio! La sua pelle giallastra a mala pena ricopriva il lavorio sottostante dei muscoli e delle arterie; i suoi capelli erano folti, di un nero lucido e i suoi denti di un bianco perlaceo; ma questi caratteri rigogliosi non facevano che contrastare in modo pi\u00f9 orrendo con i suoi occhi umidi che sembravano quasi dello stesso colore bianco sporco delle orbite su cui poggiavano, con la sua pelle raggrinzita e con le sue labbra nere e dritte.<br \/>\nI vari eventi della vita non sono incostanti come i sentimenti della natura umana.<br \/>\nAvevo lavorato duro per quasi due anni, con il solo fine di infondere la vita in un corpo inanimato. Per questo mi ero privato della salute e del riposo. Lo avevo desiderato con un ardore che andava al di l\u00e0 di ogni moderazione; ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno scompariva, e un orrore e un disgusto affannoso mi riempivano il cuore. [&#8230;] Alz\u00f2 la cortina del letto e i suoi occhi, se occhi si possono chiamare, si fissarono su di me. Dischiuse le mascelle ed emise qualche suono inarticolato, mentre un sorriso gli corrug\u00f2 le guance. [&#8230;] Oh! Nessun mortale avrebbe sopportato l\u2019orrore di quello sguardo.<br \/>\nUna mummia riportata in vita non potrebbe essere cos\u00ec orrenda come quell\u2019infelice.<br \/>\nLo avevo osservato quando ancora non era finito; era deforme, gi\u00e0 allora, ma quando quei muscoli e quelle giunture divennero capaci di muoversi, divenne una cosa che neppure Dante avrebbe potuto concepire.<br \/>\nFrankenstein, Mary Shelley<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa \u00e8 la descrizione di Mary Shelley sul mostro creato da Viktor Frankenstein. Poco pi\u00f9 avanti c&#8217;\u00e8 qualche altro accenno ai suoi occhi come di colore giallo, ma null&#8217;altro di pi\u00f9. Viene descritto come orribile, gli uomini gridano di terrore alla sua vista, ma non ci sono ulteriori particolari.<br \/>\nPerch\u00e9 mai dunque Hollywood l&#8217;ha camuffato a quel modo, testa squadrata, bulloni sul collo, cicatrici marcate, rendendolo s\u00ec brutto, ma senza rispettare l&#8217;essenza del romanzo? Ho raccolto le immagini dei mostri nelle diverse trasposizioni cinematografiche: a partire dalla prima interpretazione di Boris Karloff del 1931 non ci sono state sostanziali differenze.<br \/>\nQuella che ricordavo maggiormente, Robert De Niro nel film di Kenneth Branagh, non assomiglia per nulla all&#8217;idea che traspare dalla lettura. Forse l&#8217;ultimo, Rory Kinnear in Penny Dreadful, ci si avvicina maggiormente come estetica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tutti_mostri_Frankenstein.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-17734 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tutti_mostri_Frankenstein.jpg\" alt=\"Tutti i mostri Frankenstein al cinema\" width=\"800\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tutti_mostri_Frankenstein.jpg 800w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tutti_mostri_Frankenstein-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tutti_mostri_Frankenstein-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Tutti_mostri_Frankenstein-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/p>\n<p>E in tutte le versioni che ricordo (non le ho viste tutte e alcune non sono facilmente recuperabili), sempre <span style=\"color: #000080;\"><strong>poco spazio \u00e8 stato dato alla psicologia proprio del mostro.<\/strong><\/span> Nel romanzo si sente vivida la sua solitudine, la sua richiesta di amore e accettazione, \u00e8 diverso ma non per sua colpa. Si arriva quasi a parteggiare per lui, tanto che la richiesta al suo creatore di fornirgli una compagna per la vita sembra pi\u00f9 che giustificata. Solo di fronte al rifiuto di Viktor, il mostro diventer\u00e0 veramente tale.<br \/>\nE&#8217; un peccato che al cinema l&#8217;introspezione del personaggio sia dimenticata di fronte alla facilit\u00e0 di incassi con un film horror.<\/p>\n<p>Ma tanto il mio Frankenstein preferito resta sempre l&#8217;inossidabile versione comica di Mel Brooks.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/iTs7g3pNgCQ\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #000080;\">Che fine ha fatto Frankenstein?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000080;\">Un concorso letterario per ritrovarlo<\/span><\/h2>\n<p>Come dicevo all&#8217;inizio, questa lettura era dovuta dopo la segnalazione di un interessante concorso letterario, indetto dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.villadolfinboldu.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Associazione Culturale Villa Dolfin Bold\u00f9<\/em><\/a> in collaborazione con la Biblioteca Civica della citt\u00e0 di Este, dove appunto soggiorn\u00f2 per qualche mese proprio la scrittrice Mary Shelley.<br \/>\nNel romanzo Frankenstein, il mostro si dilegua tra i ghiacci nordici, promettendo di porre fine ai suoi giorni insieme al proprio creatore. Ma nessuno pu\u00f2 testimoniare che ci\u00f2 sia realmente accaduto. <span style=\"color: #000080;\"><strong>Dunque un finale aperto, che diventa stimolante per la fantasia letteraria dei partecipanti, a cui \u00e8 richiesto un inedito seguito della storia.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Il concorso \u00e8 aperto a tutti coloro che abbiano compiuto almeno 18 anni, possono presentare una sola opera di narrativa completamente inedita, n\u00e9 pubblicata n\u00e9 diffusa in rete. Ciascun autore dovr\u00e0 inviare la propria opera entro e non oltre la data del 15 ottobre 2019, con una lunghezza massima di 3 cartelle (per cartella s&#8217;intende: foglio A4, 60 battute per riga, 30 righe per pagina, quindi massimo 5.400 battute). Non \u00e8 richiesta alcuna quota di partecipazione, ma ci sono dei succosi premi in palio per i primi tre classificati: buoni per acquisto libri (vuoi mettere?), <span style=\"color: #000080;\"><strong>con un primo premio di ben 600 euro.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Qui trovate tutte le informazioni, tra cui il bando di concorso e la scheda di partecipazione: <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Bando_concorso_letterario_2019.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Che fine ha fatto Frankenstein?<\/em><\/a><\/p>\n<p>Non so se sar\u00f2 tra gli autori in gara, mi riesce difficile pensare ad un sequel, soprattutto ambientato ai nostri giorni.<br \/>\nEppure mi chiedo&#8230; se Frankenstein fosse davvero tra noi, giovane immortale nascosto dalle meraviglie del makeup moderno, come si comporterebbe?! \ud83d\ude09<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Manifesto-concorso-letterario-2019-768x1086.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-17733\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Manifesto-concorso-letterario-2019-768x1086.jpg\" alt=\"Che fine ha fatto Frankenstein? Concorso letterario a Este\" width=\"600\" height=\"848\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Manifesto-concorso-letterario-2019-768x1086.jpg 768w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Manifesto-concorso-letterario-2019-768x1086-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Manifesto-concorso-letterario-2019-768x1086-724x1024.jpg 724w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono arrabbiata con Hollywood. Per anni ho odiato questo libro, Frankenstein di Mary Shelley, uno dei cento classici da leggere nella vita, per l&#8217;idea che il cinema in numerosi trasposizioni me ne aveva dato fin da bambina. Tutte pressoch\u00e9 sbagliate, a cominciare dal suo mostro. 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