{"id":14267,"date":"2018-09-21T06:00:09","date_gmt":"2018-09-21T04:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=14267"},"modified":"2018-09-20T23:39:23","modified_gmt":"2018-09-20T21:39:23","slug":"mestiere-scrivere-raymond-carver","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/mestiere-scrivere-raymond-carver\/","title":{"rendered":"Il mestiere di scrivere di Raymond Carver"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/mestiere-scrivere-Esercizi-scrittura-creativa\/dp\/8806225316\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il mestiere di scrivere<\/a><\/strong> di Raymond Carver \u00e8 stato il mio secondo manuale di scrittura creativa, o cos\u00ec credevo, perch\u00e9 <span style=\"color: #3366ff;\"><strong>non \u00e8 assolutamente un manuale.<\/strong><\/span><br \/>\nMi \u00e8 apparso come acquisto consigliato sotto al <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/manuale-scrittura-creativa-roberto-cotroneo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Manuale di scrittura creativa<\/em><\/a> di Roberto Cotroneo, di cui ho gi\u00e0 scritto sempre per la categoria <a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/tag\/che-cosa-ho-imparato-da\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Che cosa ho imparato da&#8230;<\/em><\/a>, e cos\u00ec l&#8217;ho preso come secondo testo per &#8220;fare sul serio&#8221;. Come altri, sono stata abbindolata da una quarta di copertina che promette qualcosa che non \u00e8:<\/p>\n<blockquote><p>Esercizi di scrittura creativa, lezioni, istruzioni per la composizione di una short-story, note sull&#8217;arte della concisione. Uno dei maestri della narrativa americana racconta &#8220;il mestiere di scrivere&#8221; in un libro che \u00e8 il breviario di un artigiano della parola e un atto d&#8217;amore verso la letteratura.<\/p><\/blockquote>\n<p>Viene da pensare che, come per Roberto Cotroneo appunto, anche Raymond Carver abbia messo insieme i suoi appunti dai corsi di Creative Writing tenuti nell&#8217;America degli anni &#8217;70 in un testo che \u00e8 il concentrato della sua arte di insegnante, oltre che di scrittore.<br \/>\nQuando ho avuto finalmente il volume tra le mani ho realizzato che si tratta di una raccolta: <span style=\"color: #3366ff;\"><strong>sono per lo pi\u00f9 saggi sui suoi racconti e poesie<\/strong><\/span>, ne spiega l&#8217;origine, il significato, il suo modo di lavorare su quel testo in particolare. Ma come faccio a capire ci\u00f2 che dice se non ho sottomano proprio quei racconti e quelle poesie? Perch\u00e9 in questo volume non ci sono e io leggevo Carver per la prima volta. Avrebbe avuto pi\u00f9 senso pubblicare anche quelle, piuttosto che rimandare ad altri quattro libri differenti.<\/p>\n<p>Galeotto per\u00f2 fu l&#8217;incipit del primissimo saggio di Carver, proprio &#8220;Il mestiere di scrivere&#8221;, letto dall&#8217;estratto online, perch\u00e9 uno scrittore che non riesce andare oltre alla lunghezza del racconto sembrava parlare alla sottoscritta:<\/p>\n<p><em>Verso la met\u00e0 degli anni Sessanta, mi sono reso conto che avevo qualche difficolt\u00e0 a concentrare l\u2019attenzione su opere narrative di una certa lunghezza. Per un po\u2019 di tempo ho avuto difficolt\u00e0 a leggerle, oltre che a cercare di scriverne. La mia capacit\u00e0 di attenzione si era come esaurita;<span style=\"color: #3366ff;\"> non avevo pi\u00f9 la pazienza necessaria a tentare di scrivere dei romanzi.<\/span> \u00c8 una storia complicata e troppo noiosa per raccontarla ora. Per\u00f2 so che ha molto a che fare con la ragione per cui scrivo poesie e racconti brevi. Presto dentro, presto fuori. Niente indugi. Avanti. Pu\u00f2 darsi che sia successo perch\u00e9 a quell&#8217;epoca, mentre mi avviavo verso la trentina, avevo perso qualsiasi ambizione di grandezza. Se questo \u00e8 vero, be\u2019, tutto sommato credo sia stato meglio che mi sia andata cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p>Per questo la ritengo comunque una lettura importante, anche se zoppicante per chi \u00e8 a digiuno di questo autore. Ora questo libro lo trovate in un&#8217;altra versione, rispetto alla mia in foto, con una nuova introduzione di Marcello Fois.<br \/>\nCome al solito, condivido con voi i miei appunti, le sottolineature nel testo (solo i manuali di scrittura mi azzardo a &#8220;sporcare&#8221; in maniera cos\u00ec sacrilega!) e i ragionamenti. Prima ho voluto leggermi l&#8217;antologia pi\u00f9 famosa di Carver, per capire se, a fronte dei suoi consigli, mi piacevano poi i racconti che scriveva. Ho letto quindi <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Cattedrale-Raymond-Carver\/dp\/8865590025\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Cattedrale<\/em><\/a>, nella versione rivista dal famoso editor Gordon Lish. Ma non \u00e8 stato proprio amore&#8230;<!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">Sulla scrittura creativa<\/span><\/h2>\n<p>Questa sezione contiene tre contributi importanti di Carver, tre saggi sulla scrittura, sul lavoro dello scrittore, sul come nascono alcune storie, quali influssi determinano lo scrivere, compresi i maestri che lasciano il segno sulla creativit\u00e0 (nel caso di Carver il suo insegnante John Gardner, che gli prestava lo studio per scrivere indisturbato).<\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Il mestiere di scrivere<\/span><\/h4>\n<p>saggio del 1981, pubblicato in Voi non sapete che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;amore<\/p>\n<p><em>Ci sono scrittori che di talento ne hanno tanto; non conosco scrittori che non ne abbiano. Ma un modo di vedere le cose originale e preciso e l\u2019abilit\u00e0 di trovare il contesto giusto per esprimerlo, sono un\u2019altra cosa.[&#8230;] E\u2019 qualcosa di simile allo stile, quello di cui sto parlando, ma non \u00e8 solo questione di stile. E\u2019 il tipo di inconfondibile e unica firma che lo scrittore lascia su qualsiasi cosa egli scriva. E ne fa il suo mondo e niente altro. E\u2019 una delle cose che contraddistingue uno scrittore. E non \u00e8 il talento. Di quello ce n\u2019\u00e8 anche troppo in giro. Ma uno scrittore che ha una maniera particolare di guardare le cose e riesce a dare espressione artistica alla sua maniera di guardare le cose, \u00e8 uno scrittore che durer\u00e0 per un pezzo.<\/em><\/p>\n<p>Carver spiega che uno scrittore dovrebbe guardare la normalit\u00e0 e rimanerne stupito, incantato. Da un tramonto o da una scarpa vecchia, senza utilizzare trucchi, dovrebbe saper afferrare il lettore e trascinarlo. Ed \u00e8 quello che lui faceva con i suoi racconti.<\/p>\n<p><em>Si pu\u00f2 scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far s\u00ec che provochi un brivido lungo la schiena del lettore &#8211; l\u2019origine del piacere artistico, secondo Nabokov. Questo \u00e8 il tipo di scrittura che mi interessa di pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p>Molta attenzione infatti Carver la poneva al linguaggio: anche se lo stile \u00e8 semplice, il linguaggio dev&#8217;essere preciso e accurato ma rendere bene i dettagli che danno vita alla storia. Nessuna parola dev&#8217;essere lasciata al caso.<\/p>\n<p><em>In definitiva, <span style=\"color: #3366ff;\">le parole sono tutto quello che abbiamo, perci\u00f2 \u00e8 meglio che siano quelle giuste<\/span>, con la punteggiatura\u00a0<\/em><em>nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore.[&#8230;] Le parole possono essere precise anche al punto da apparire piatte, l\u2019importante \u00e8 che siano cariche di significato; se usate bene, possono toccare tutte le note.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Fuochi<\/span><\/h4>\n<p>saggio del 1982, pubblicato in Voi non sapete che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;amore<\/p>\n<p>In questo testo Carver analizza gli influssi subiti dalla sua scrittura e i fuochi che l&#8217;hanno tenuta accesa, nonostante le difficolt\u00e0 della vita economica e famigliare. Non riconosce chiaramente un particolare influsso letterario, quanto piuttosto l&#8217;influsso dei luoghi in cui ha vissuto, addirittura da una telefonata ricevuta per errore che si trasforma in un&#8217;idea per una storia.<\/p>\n<p><em>Per quanto mi riguarda sarebbe ugualmente inesatto dire che sono stato influenzato da tutto ci\u00f2 che ho letto e che non penso di essere stato influenzato da alcuno scrittore.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuna delle mie storie \u00e8 realmente accaduta, ovviamente &#8211; non sono uno scrittore autobiografico &#8211; ma per la maggior parte serbano una rassomiglianza, peraltro vaga, con certe situazioni e occorrenze della vita.<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che mi ha colpito \u00e8 la seconda parte, quando <span style=\"color: #3366ff;\"><strong>Carver confessa di essere stato influenzato maggiormente dai suoi due figli.<\/strong> <\/span>Lo scrittore si \u00e8 sposato presto ed \u00e8 diventato padre prima dei vent&#8217;anni, una &#8220;scomoda responsabilit\u00e0 e perenne distrazione&#8221; che lo hanno costretto a ridimensionare le proprie ambizioni, a cercare un compromesso per la propria scrittura. Il lavoro e la famiglia gli lasciavano solo un&#8217;ora alla sera. Alle volte quell&#8217;ora sfumava per qualche imprevisto e doveva rimandare al weekend. Ma capitavano degli inconvenienti anche al sabato, se non pure la domenica. Non stento a crederlo, perch\u00e9 \u00e8 proprio cos\u00ec che va anche con la mia scrittura!<br \/>\nEra frustrante per lui rimandare continuamente l&#8217;appuntamento con la creativit\u00e0 e l&#8217;unico compromesso sembrava scrivere racconti, qualcosa da terminare prima di finire del tutto l&#8217;interesse o la concentrazione.<\/p>\n<p><em>Erano comunque le circostanze a imporre, fino al limite estremo, le forme che la mia scrittura avrebbe potuto assumere.[&#8230;] Per scrivere un romanzo, mi sembrava, uno scrittore dovrebbe vivere in un mondo dotato di senso, un mondo in cui poter credere, da poter mettere a fuoco per bene e su cui poi scrivere accuratamente. Un mondo che, almeno per un certo tempo, rimanga fisso in un posto. Inoltre, dovrebbe esserci una specie di fiducia nella correttezza di quel mondo. Fiducia nel fatto che il mondo conosciuto abbia una ragion d\u2019essere, e che valga la pena di scriverne, che non vada tutto in fumo mentre lo fai.<\/em><\/p>\n<p>Infine sposta la propria attenzione sull&#8217;influsso principale, le due persone che hanno lasciato una traccia indelebile sul suo stile: <span style=\"color: #3366ff;\"><strong>l&#8217;insegnamento ricevuto da John Gardner<\/strong> <\/span>(frequent\u00f2 un suo corso di scrittura per principianti nel 1958) e <span style=\"color: #3366ff;\"><strong>l&#8217;editing di Gordon Lish<\/strong><\/span>, a cui deve la sua prima pubblicazione sulla rivista Esquire. Anche se di quest&#8217;ultimo racconta molto poco.<\/p>\n<p><em>[John Gardner] Ci annunci\u00f2 che nessuno di noi aveva quel che ci voleva per diventare un vero scrittore, dato che gli era chiaro che\u00a0<\/em><em>nessuno di noi aveva l\u2019indispensabile fuoco. Disse per\u00f2 che avrebbe fatto quanto poteva per noi[&#8230;] Ricordo che disse, in quel periodo, pu\u00f2 essere stato nel corso di una conferenza, che scrittori si nasce. (E\u2019 vero? Dio mio, non lo so ancora, suppongo che ogni scrittore che insegna scrittura creativa e che interpreta seriamente questo suo lavoro debba credere solo fino a un certo punto a una cosa del genere. Ci sono apprendisti tra i musicisti e i compositori e i pittori, dunque perch\u00e9 non anche tra gli scrittori?)<\/em><\/p>\n<p><em>E continuava a battere sull\u2019importanza dell\u2019uso &#8211; non so in che altro modo definirlo &#8211; del linguaggio comune, il linguaggio della conversazione normale, il linguaggio che parliamo tra noi.[&#8230;] Mi aiut\u00f2 a capire quanto fosse importante dire esattamente quel che volevo dire e niente di pi\u00f9; non usare parole \u00abletterarie\u00bb o un linguaggio \u00abpseudopoetico\u00bb.[&#8230;] Mi insegn\u00f2 a usare le contrazioni nella mia scrittura. Mi mostr\u00f2 come dire ci\u00f2 che volevo dire e a usare il minimo numero di parole per farlo. Mi fece capire che tutto, assolutamente tutto, ha importanza in un racconto. E\u2019 importante sapere dove mettere le virgole e i punti.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">John Gardner: lo scrittore come maestro<\/span><\/h4>\n<p>saggio del 1983, pubblicato in Voi non sapete che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;amore e prefazione del libro Il mestiere dello scrittore di John Gardner<\/p>\n<p>In questo suo contributo Carver ripercorre il suo incontro con lo scrittore e maestro John Gardner al Chico State College, al corso di Scrittura Creativa. Ed \u00e8 particolare il ritratto che ne fa, soprattutto perch\u00e9 molti anni dopo gli studenti di Carver conosceranno gli stessi metodi di insegnamento.<\/p>\n<p><em>Allora attribuivo un\u2019altissima importanza allo studio &#8211; molto maggiore di quella che gli attribuisco adesso, ne sono sicuro, ma \u00e8 perch\u00e9 ormai sono cresciuto e bene o male ho studiato. Dovete capire che nessun membro della mia famiglia prima d\u2019allora era mai andato all\u2019universit\u00e0, anzi nessuno era andato oltre le otto classi dell\u2019obbligo. <span style=\"color: #3366ff;\">Non sapevo niente, ma almeno sapevo di non sapere niente.<\/span><\/em><\/p>\n<p><em>Il fatto di seguire un corso tenuto da un vero scrittore mi emozionava. Non avevo mai visto uno scrittore in carne e ossa prima d\u2019allora e mi sentivo quindi in soggezione. Tuttavia mi sarebbe piaciuto vedere dov\u2019erano questi romanzi e racconti. Be\u2019, non erano ancora stati pubblicati. Si diceva che non fosse mai riuscito a farsi pubblicare niente e che si portasse sempre dietro delle scatole con dentro le sue opere. (Dopo che divenni suo allievo, le vidi davvero quelle scatole piene di manoscritti.)<\/em><\/p>\n<p>(Dunque John Gardner era considerato a furor di popolo uno scrittore, anche se non aveva ancora pubblicato nulla&#8230; \ud83d\ude09 )<br \/>\nAi suoi studenti Gardner richiedeva un racconto tra le dieci e le quindici cartelle o un capitolo di circa venti pagine del romanzo che volevano scrivere, pi\u00f9 uno schema del resto della trama. Nel corso del semestre poi sia il racconto che il primo capitolo potevano essere riscritti anche dieci volte, finch\u00e9 Gardner non lo ritenesse abbastanza buono. Era convinto dell&#8217;efficacia della revisione e non perdeva mai la pazienza a rileggere tante volte lo stesso testo (e questa \u00e8 una caratteristica che seguir\u00e0 anche Carver).<\/p>\n<p><em>Uno dei suoi principi fondamentali era che uno scrittore scopre quello che vuol dire mediante un continuo processo consistente nel vedere quello che ha gi\u00e0 detto. E questa visione, questo processo di messa a fuoco della visione, si otteneva mediante la revisione.<\/em><\/p>\n<p><em>Prima che ci incontrassimo, aveva gi\u00e0 segnato il mio manoscritto, cancellando con un frego i periodi, le frasi, le singole parole e perfino i segni di punteggiatura che riteneva inaccettabili; e mi fece subito capire che su quelle cancellature non si poteva discutere. In altri casi, metteva periodi, frasi e singole parole tra parentesi e queste erano cose su cui potevamo discutere, erano casi in cui era ammesso un minimo di trattativa. Non esitava neanche ad aggiungere qualcosa a quello che avevo scritto &#8211; una parola qua e l\u00e0, oppure diverse parole, forse un\u2019intera frase che chiariva meglio quello che cercavo di dire. Certe volte discutevamo delle virgole del mio racconto come se fossero le cose pi\u00f9 importanti del mondo in quel momento &#8211; e, in effetti, lo erano.<\/em><\/p>\n<p>Gardner non sopportava l&#8217;inganno del lettore, non si potevano sottrarre delle informazioni durante la storia solo per sorprenderlo sul finale con qualcosa che si era volutamente nascosto. La scrittura doveva essere onesta e vera (il che corrisponde al &#8220;niente trucchi da quattro soldi&#8221; che insegner\u00e0 in seguito Carver).<\/p>\n<p><em>Quello che mi offriva era una critica ravvicinata, riga per riga, e non si limitava a questo, ma mi rivelava anche le ragioni di quella critica, il perch\u00e9 una cosa doveva essere scritta in un modo piuttosto che in un altro; fu un\u2019esperienza d\u2019un valore senza pari nella mia maturazione di scrittore.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">Occasioni<\/span><\/h2>\n<p>Questa \u00e8 la parte che mi \u00e8 risultata pi\u00f9 ostica in lettura, proprio perch\u00e9 ogni testo si riferisce ad un racconto o ad una raccolta di racconti che non ho letto e non sono presenti in questo libro. Alcuni contengono per\u00f2 riflessioni interessanti sempre sul mestiere dello scrittore. Ve le riporto all&#8217;interno del saggio dove le ho lette.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">La stella polare<\/span><\/h4>\n<p>saggio del 1987, pubblicato in Il nuovo sentiero per la cascata<\/p>\n<p>Carver ricorda il suo incontro con la rivista Poetry, dove pubblicher\u00e0 in seguito, grazie ad un anziano farmacista a cui effettu\u00f2 una consegna quando lavorava come fattorino a diciannove anni. L&#8217;uomo gli regal\u00f2 una copia della rivista perch\u00e9 cos\u00ec avrebbe saputo dove inviare un giorno le sue poesie.<\/p>\n<p><em>Allora non ero che un ragazzotto ingenuo, ma niente pu\u00f2 spiegare o negare quel momento: il momento in cui la cosa di cui avevo maggior bisogno nella vita &#8211; chiamatela una stella polare, un punto di riferimento &#8211; mi si present\u00f2 davanti per caso e con generosit\u00e0. Nessun\u2019altra cosa sia pure vagamente simile a quell\u2019attimo mi \u00e8 pi\u00f9 accaduta da allora.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito di Vicini<\/span><\/h4>\n<p>saggio breve del 1973, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<br \/>\nIl racconto Vicini \u00e8 presente nell&#8217;antologia Vuoi star zitta per favore?<\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito di Bevendo e guidando<\/span><\/h4>\n<p>saggio breve del 1973, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<br \/>\nIl racconto Bevendo e guidando \u00e8 presente nell&#8217;antologia Vuoi star zitta per favore?<\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito di riscrittura<\/span><\/h4>\n<p>postfazione del 1973, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<\/p>\n<p>Qui Carver spiega quanto, a differenza di altri scrittori, si trovi molto a suo agio con la revisione dei suoi testi. Caratteristica questa merito degli insegnamenti di John Gardner, come detto sopra. Legge e rilegge in continuazione ogni frase, paragrafo, scena, vagliando se necessario parola per parola, modificando o riscrivendo. Possono passare mesi prima che un racconto possa considerarsi non finito, ma a buon punto.<\/p>\n<p><em>Mi piace pasticciare con i miei racconti. Preferisco armeggiare attorno a un racconto dopo averlo scritto e poi armeggiarci di nuovo in seguito, cambiando una cosa qui e una cosa l\u00ec, piuttosto che scriverlo la prima volta. La stesura iniziale mi sembra la parte difficile da superare per poi andare avanti e divertirmi con il racconto.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Pu\u00f2 darsi che io corregga perch\u00e9 cos\u00ec facendo mi avvicino pian piano al cuore dell\u2019argomento del racconto. Sento di dover continuamente tentare di scoprirlo. \u00c8 un processo, non una posizione stabile.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito di Galleggiante e altre poesie<\/span><\/h4>\n<p>saggio del 1984, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<br \/>\nLe poesie citate sono presenti in Voi non sapete che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;amore<\/p>\n<p>L&#8217;autore ammette di ricordare il momento preciso in cui ha scritto ognuna delle sue poesie, ma non riesce a visualizzare dove e quando sono nati i suoi racconti, soprattutto quelli giovanili (e spesso i curatori devono correggere i suoi discorsi, quando cita un racconto e lo inserisce in un anno di stampa completamente errato).<\/p>\n<p><em>Per\u00f2, come nella maggior parte dei miei racconti, anche le poesie contengono un elemento autobiografico: qualcosa di vagamente somigliante a quello che succede in esse mi \u00e8 effettivamente capitato, una volta o l\u2019altra, e il ricordo mi \u00e8 rimasto dentro finch\u00e9 non ha trovato espressione. Oppure, a volte, quel che \u00e8 descritto nella poesia era in qualche modo un riflesso del mio stato mentale al momento della scrittura.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito di Per Tess<\/span><\/h4>\n<p>saggio del 1987, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<br \/>\nLa poesia \u00e8 riportata all&#8217;inizio dello stesso saggio, in questo libro<\/p>\n<p>Carver ripercorre il momento dell&#8217;elaborazione di questa poesia: <em>Per Tess<\/em> racconta una piccola storia, non autobiografica, e al contempo cattura un unico momento di essa.<\/p>\n<p><em>Una poesia o un racconto &#8211; qualsiasi opera letteraria che presuma di chiamarsi arte &#8211; \u00e8 un atto di comunicazione tra lo scrittore e il lettore. Chiunque pu\u00f2 esprimersi, ma quello che gli scrittori e i poeti vogliono fare nelle loro opere, pi\u00f9 che limitarsi a esprimere se stessi, \u00e8 comunicare, giusto? [&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Credo di essere nel giusto quando penso che quella di essere capito sia una premessa fondamentale da cui qualsiasi buon scrittore deve prendere le mosse o, piuttosto, una meta da prefiggersi.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito de L&#8217;incarico<\/span><\/h4>\n<p>introduzione al racconto del 1988, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<br \/>\nIl racconto \u00e8 presente in Chi ha usato questo letto<\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito di Da dove sto chiamando<\/span><\/h4>\n<p>testo del 1988, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<br \/>\nIl racconto \u00e8 presente nell&#8217;omonima raccolta Da dove sto chiamando<\/p>\n<p>In questa riflessione Carver si pone il dubbio se la sua predilezione per i racconti non sia dovuta, oltre a motivi organizzativi ed economici, anche al fatto che ha sempre scritto soprattutto poesie, tra un racconto e l&#8217;altro.<\/p>\n<p><em>Adoro il salto rapido che c\u2019\u00e8 in un buon racconto, l\u2019emozione che spesso ha inizio sin dalla prima frase, il senso di bellezza e di mistero che si riscontra nelle migliori storie; e il fatto &#8211; cruciale per me agli inizi della mia carriera e ancora oggi un fattore che considero importante &#8211; che un racconto si pu\u00f2 scrivere e leggere in una sola seduta (proprio come le poesie!)<\/em><\/p>\n<p><em>&#8230;ho cercato di imparare a scrivere rapidamente quando ne avevo l\u2019occasione, buttando gi\u00f9 i racconti quando lo spirito mi assisteva e lasciandoli accumulare in un cassetto, per poi tornare a esaminarli con attenzione e freddezza in seguito, da una certa distanza, dopo che le cose si erano calmate, dopo che erano tornate, purtroppo, alla \u00abnormalit\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>A volte passavano uno o due anni prima di concepire l&#8217;idea di un nuovo racconto. Ecco quindi che la poesia serviva per non spegnere del tutto l&#8217;interesse per la scrittura.<\/p>\n<p><em>Se siamo fortunati, tanto come scrittori che come lettori, finiremo l\u2019ultimo paio di righe di un racconto e resteremo poi seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari i nostri cuori e i nostri intelletti avranno fatto un passo o due in avanti rispetto a dove eravamo prima.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Orientarsi con le stelle<\/span><\/h4>\n<p>prefazione ad un&#8217;antologia dei suoi studenti del 1980, pubblicata in Per favore non facciamo gli eroi<\/p>\n<p>Carver approfitta dell&#8217;occasione per ragionare <strong><span style=\"color: #3366ff;\">sull&#8217;utilit\u00e0 dei corsi di scrittura<\/span><\/strong>, intesa come momento in cui docenti e alunni discutono delle proprie idee sullo scrivere, su quel che c&#8217;\u00e8 di buono o sbagliato nei racconti di ognuno, senza vergognarsi delle pagine che non funzionano.<\/p>\n<p><em>La forma pi\u00f9 comune di cattiva scrittura \u00e8 quella in cui l\u2019autore usa male il linguaggio, in cui non presta sufficiente attenzione a quanto sta cercando di dire e a come sta cercando di dirlo, oppure usa il linguaggio solo per esprimere una sorta di informazione veloce che sarebbe meglio lasciare ai quotidiani e ai mezzibusti dei telegiornali serali.<\/em><\/p>\n<p>Un corso di scrittura secondo Carver dovrebbe aiutare lo scrittore alle prime armi a scrivere qualcosa di concreto, chiaro, senza esagerazione, qualcosa di cui gli importa davvero. E ricevere di volta in volta l&#8217;aiuto da altri scrittori, vivamente interessati al prosieguo della storia e alla condivisione dell&#8217;esperienza di scrittura.<\/p>\n<p><em>Scrivere \u00e8 un lavoro duro e solitario ed \u00e8 facilissimo imboccare la strada sbagliata. Se facciamo bene il nostro mestiere, noi insegnanti di scrittura creativa svolgiamo una funzione \u00abin negativo\u00bb quantomai necessaria. Se valiamo qualcosa come insegnanti, dovremmo insegnare ai giovani scrittori come non scrivere e a insegnarsi da soli come non scrivere.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Scrivere \u00e8 difficile e gli scrittori hanno bisogno di tutto l\u2019aiuto e il sincero incoraggiamento che possono procurarsi.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Storie in cui accade qualcosa d&#8217;importante<\/span><\/h4>\n<p>con Tom Jenks<br \/>\nintroduzione ad un&#8217;antologia di racconti del 1987, pubblicata in Per favore non facciamo gli eroi<\/p>\n<p>In questa presentazione ad una raccolta di autori americani dell&#8217;epoca, dal &#8217;53 all&#8217;86 per esattezza, Carver chiarisce come \u00e8 stata effettuata la selezione dei racconti, quali testimonianze importanti delle proprie vite in quel periodo.<\/p>\n<p><em>Vorremmo avanzare l\u2019ipotesi che il talento, il genio, addirittura, sia anche il dono di vedere quello che tutti hanno visto, ma vederlo in modo pi\u00f9 chiaro, da ogni lato. Comunque, in entrambi i casi, \u00e8 un\u2019arte.<\/em><br \/>\n<em>Gli scrittori di questa antologia hanno talento, ne hanno anzi in abbondanza. Ma hanno anche un\u2019altra cosa: la capacit\u00e0 di raccontare bene una storia, <span style=\"color: #3366ff;\">e di buone storie, come tutti sanno, ce n\u2019\u00e8 sempre un gran bisogno.<\/span><\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">A proposito della narrativa contemporanea<\/span><\/h4>\n<p>testo del 1987, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una riflessione interessante dal punto di vista editoriale, in confronto ai nostri giorni, in cui sembra non ci sia pi\u00f9 spazio per i racconti e le loro antologie. Sentite infatti cosa scriveva Carver:<\/p>\n<p><em>Molti di questi scrittori, alcuni dei quali possiedono un notevole talento e hanno gi\u00e0 prodotto opere di tutto rispetto, hanno pubblicamente dichiarato che c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che non scrivano mai romanzi &#8211; cio\u00e8 che hanno poco o nessun interesse a scrivere romanzi. Perch\u00e9 mai dovrebbero?, sembrano aggiungere. Chi dice che dovrebbero farlo?<\/em><br \/>\n<em>I racconti bastano e avanzano, grazie. Se ne facciamo una questione di soldi (e quando mai, se andiamo fino in fondo, non \u00e8 anche una questione di soldi?) bisogna dire che gli anticipi attualmente pagati per raccolte di racconti sono altrettanto generosi, anche se qualcuno direbbe altrettanto modesti, di quelli pagati per romanzi di scrittori di uguale statura. Un autore che pubblichi una raccolta di racconti pu\u00f2 aspettarsi di vendere, in generale, suppergi\u00f9 lo stesso numero di copie di un romanziere equivalente. [&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>C\u2019\u00e8 mai stato un periodo come questo per gli scrittori di narrativa breve?<\/em><\/p>\n<p>Ecco, che ne \u00e8 successo di quell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro dei racconti?!<\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Meditazione su un frase di Santa Teresa<\/span><\/h4>\n<p>ultimo discorso pubblico del 1988, pubblicato in Per favore non facciamo gli eroi<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe parole conducono ai fatti [\u2026] Preparano l\u2019anima, la rendono pronta e la portano alla tenerezza\u00bb.<br \/>\nSanta Teresa d&#8217;Avila<\/p><\/blockquote>\n<p>Durante un discorso pubblico, Carver parte da questa frase di Santa Teresa per parlare del potere delle parole &#8220;anima&#8221; e &#8220;tenerezza&#8221;, riprendendo anche il racconto <em>Il reparto n.6<\/em> di Cechov ambientato nel reparto dei malati di mente di un ospedale.<\/p>\n<p><em>&#8230;quando noterete la fine di un importante periodo della vostra vita e l\u2019inizio di uno nuovo, nell\u2019elaborare i vostri destini personali, provate a ricordare che le parole, quelle giuste, quelle vere, possono avere lo stesso potere delle azioni.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Fate attenzione allo spirito delle vostre parole, delle vostre azioni. E\u2019 una preparazione sufficiente. Non c\u2019\u00e8 bisogno di altre parole.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">Laboratorio di scrittura<\/span><\/h2>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Una lezione di scrittura creativa<\/span><\/h4>\n<p>Questa \u00e8 la parte principale del libro, il suo vero fulcro: si tratta di una trascrizione della registrazione di una lezione di Carver nel laboratorio di scrittura del 1983 presso l\u2019Iowa Writers\u2019 Workshop, ed \u00e8 pubblicata in esclusiva in questo volume.<br \/>\nSono le uniche pagine davvero significative di questa raccolta, a mio avviso, perch\u00e9 danno la vera essenza di Raymond Carver insegnante.<br \/>\nIn classe con i suoi studenti, commenta alcuni dei loro testi o dei racconti di scrittori dell&#8217;epoca. Anche qui non disponiamo dell&#8217;originale dei racconti per dare maggior senso alle sue critiche, ma per fortuna rileggeva qualche frase e quindi non \u00e8 tutto perduto.<\/p>\n<p><em>E\u2019 solo che, sapete, quando si scrivono racconti, i nostri peggiori nemici siamo solo noi stessi, capite? O siamo l\u00ec che mettiamo cose di cui non c\u2019\u00e8 davvero bisogno, di cui il lettore pu\u00f2 fare benissimo a meno &#8211; possiamo infatti presumere che il lettore riempia i nostri vuoti da sol\u00f2 &#8211; oppure nascondiamo quello che conta sul serio.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">Due testimonianze<\/span><\/h2>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Raymond Carver, mentore<\/span><\/h4>\n<p>di Jay McInerney<br \/>\npubblicata nella biografia Remembering Ray: A Composite Biography del 1993 (non risulta tradotta in Italia)<\/p>\n<p>Jay McInerney ha studiato scrittura creativa avendo come insegnante Raymond Carver ed \u00e8 attualmente uno scrittore e sceneggiatore ben quotato (ha scritto il romanzo <a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/mille-luci-New-York\/dp\/8845243672\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Le mille luci di New York<\/em><\/a>). In questo contributo ricorda il periodo all&#8217;universit\u00e0 e tutto quello che Carver gli trasmise, sia come scrittore che come persona.<\/p>\n<p><em>Anche quando insegnava scrittura creativa, il tocco di Carver era leggero. Non prendeva neanche in considerazione l\u2019idea che il suo compito fosse quello di scoraggiare la gente. Diceva sempre che c\u2019erano gi\u00e0 tante cose scoraggianti nel mondo, per chi voleva diventare uno scrittore contro ogni pronostico, ed era chiaro che parlava per esperienza diretta. La critica, come del resto la narrativa, era per Ray un atto di empatia, un mettersi nei panni dell\u2019altro. <span style=\"color: #3366ff;\">Non riusciva a capire gli scrittori che fanno stroncature e una volta mi ha anche rimproverato per aver pubblicato una recensione negativa.<\/span>[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Diceva che un buon insegnante di scrittura creativa \u00e8 una specie di coscienza letteraria, una voce critica e amichevole che ti parla all\u2019orecchio.<\/em><\/p>\n<h4><span style=\"color: #3366ff;\">Rileggila<\/span><\/h4>\n<p>di Kenneth Inadomi<br \/>\ndel 1991, pubblicata nella biografia Remembering Ray: A Composite Biography del 1993 (non risulta tradotta in Italia)<\/p>\n<p>Kenneth Inadomi, un altro studente di Carver ma del corso di poesia, invi\u00f2 questa lettera alla compagna Tess Gallagher per ricordare il suo maestro, quando durante le lezioni chiedeva in continuazione di rileggere lo stesso testo, variando intonazione e cadenza, e ogni volta l&#8217;ascoltava ad occhi chiusi.<\/p>\n<p><em>In classe con Ray uno studente si sentiva sempre apprezzato, valorizzato al punto di voler ritentare, magari fino a raggiungere la perfezione. E non \u00e8 forse questo il massimo che si pu\u00f2 chiedere a un insegnante &#8211; un sincero incoraggiamento per migliorarsi, per affinare i propri strumenti<\/em><br \/>\n<em>espressivi fino a raggiungere l\u2019effetto desiderato? Visto che il mestiere di scrivere pu\u00f2 essere anche molto arduo, specie al livello di perfezione di Ray, l\u2019incoraggiamento che ricevetti a quell\u2019et\u00e0 fu per me un vero e proprio impulso vitale. \u00abRileggila\u2026 Fammela sentire un\u2019altra volta\u2026\u00bb e cos\u00ec via, senza tregua.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">Esercizi<\/span><\/h2>\n<p>In fondo al libro \u00e8 stata inserita questa sezione con cinquanta esercizi di scrittura creativa, la cui fonte sarebbe gli stessi testi di Carver. Per ogni esercizio infatti viene indicato in quale racconto o poesia Carver vi si sarebbe applicato (o meglio, viceversa: quale racconto di Carver \u00e8 stato preso per formulare il suddetto esercizio). Gli esercizi sono divisi in aree:<\/p>\n<ol>\n<li>come si crea un racconto:<br \/>\n&#8211; trama e situazione<br \/>\n&#8211; sviluppo dei personaggi<br \/>\n&#8211; questioni di tecnica<\/li>\n<li>come si compone una poesia<\/li>\n<\/ol>\n<p>La trovo un po&#8217; troppo artefatta e non sono convinta della sua utilit\u00e0. In ogni caso, occorre prima procurarsi di leggere tutti i racconti e poi semmai scegliere con quale esercizio &#8230;sfidare Raymond Carver!?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #3366ff;\">Dunque?<\/span><\/h2>\n<p>Probabilmente per i fedelissimi di Carver \u00e8 un ottimo testo davvero, un&#8217;antologia del &#8220;Carver pensiero&#8221;. Non posso dire che me ne sia dispiaciuta la lettura, tutt&#8217;altro. Anche rileggerlo a distanza di tempo me ne ha fatto apprezzare sfumature diverse (nel senso che avrei sottolineato altre frasi ancora, che sia segno anche della mia evoluzione?)<br \/>\nPer\u00f2 non \u00e8 un manuale di scrittura creativa, non \u00e8 nemmeno la raccolta dei suoi insegnamenti, delle sue lezioni in classe. C&#8217;\u00e8 qualche suggerimento \u00e8 vero, ma non \u00e8 completo. Del resto, perch\u00e9 pur essendo docente di scrittura per cos\u00ec tanti anni, Carver non ha dato alle stampe un vero manuale di scrittura? Non credo la sua sia stata una dimenticanza.<\/p>\n<p>Chiudo con questa citazione che, in cima all&#8217;introduzione, ha colpito il mio cuore di navigatore:<\/p>\n<blockquote><p>Con un po&#8217; di fortuna, imparerete anche voi<br \/>\na tenere la rotta orientandovi con le stelle.<br \/>\nRaymond Carver<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mestiere di scrivere di Raymond Carver \u00e8 stato il mio secondo manuale di scrittura creativa, o cos\u00ec credevo, perch\u00e9 non \u00e8 assolutamente un manuale. 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