{"id":1176,"date":"2016-05-09T06:00:34","date_gmt":"2016-05-09T04:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?p=1176"},"modified":"2023-12-29T20:10:40","modified_gmt":"2023-12-29T19:10:40","slug":"tabu-morte-e-sesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/tabu-morte-e-sesso\/","title":{"rendered":"Thriller paratattico dei tab\u00f9: morte e sesso"},"content":{"rendered":"<p>Uno scrittore dovrebbe essere in grado di scrivere qualunque cosa, senza porsi alcuna limitazione. Che poi gli riesca meglio lo sviluppo di alcune storie rispetto ad altre (un romanzo giallo piuttosto che un libro fantasy) dev&#8217;essere una questione di preferenza ed opportunit\u00e0. Ma non di paura o convenienza. La creativit\u00e0 non deve avere freni.<\/p>\n<p>E&#8217; da questo principio che <span style=\"color: #003366;\"><strong>Silvia Algerino<\/strong> <\/span>di <strong><a href=\"http:\/\/www.lettorecreativo.it\/thriller-paratattico-libera-i-tuoi-tabu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lettore Creativo<\/a><\/strong>, ospitando il\u00a0\u201cblog tour\u201d di <span style=\"color: #003366;\"><strong>Michele Scarparo<\/strong><\/span> di <strong><a href=\"https:\/\/michelescarparo.wordpress.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scrivere per caso<\/a>,<\/strong>\u00a0ci ha invitati a\u00a0scrivere una versione del &#8220;Thriller Paratattico&#8221; andando oltre i nostri limiti e divieti inconsci.\u00a0Del Thriller Paratattico ho gi\u00e0 parlato in un precedente post,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/piccole-soddisfazioni-in-rosa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Piccole soddisfazioni in rosa<\/a>, quando ho vinto la sfida della scrittura in versione romantica. Questa volta per\u00f2 non \u00e8 stato affatto cos\u00ec semplice.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h2><span style=\"color: #003366;\">Thriller paratattico dei tab\u00f9<\/span><\/h2>\n<blockquote><p>La mia proposta \u00e8 di riscrivere il racconto focalizzando l\u2019attenzione su una scena che potrebbe essere origine di tab\u00f9, con l\u2019obiettivo di superarli. Sesso, morte, violenza, malattia, omosessualit\u00e0, pedofilia, etc etc? Quale argomento avete difficolt\u00e0 a trattare a causa di un tab\u00f9? Pescate in quelle acque torbide da cui, con una scusa o con l\u2019altra, vi siete sempre tenuti lontani per paura di sporcarvi. Liberatevi (e liberateci) dai tab\u00f9.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ovvero Silvia ci chiede di scrivere quelle scene che abbiano sempre evitato, per paura, per pudore, per difficolt\u00e0, per pregiudizio, perch\u00e8 mai e poi mai ci sogneremmo di scriverle, per il condizionamento anticipato all&#8217;opinione del lettore. Argomenti scottanti o scabrosi, scene macabre o trasgressive. Eliminare i nostri tab\u00f9, sia che siano personali che legati alla societ\u00e0 odierna.<\/p>\n<p>Il testo di partenza dell&#8217;esercizio \u00e8 sempre lo stesso:<\/p>\n<blockquote><p>Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne.<br \/>\nLa donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell\u2019acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: \u00abTutto fatto signora. Mezza corona, prego!\u00bb<br \/>\n<em>Alfred Hitchcock con Helgaldo<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Sembrerebbe impossibile riuscire a infilare sempre dentro questo paragrafo una cos\u00ec gran variet\u00e0 di versioni. Eppure le diverse trattazioni hanno toccato lo stupro, la pedofilia, il cannibalismo, la morte, l&#8217;occulto.<\/p>\n<p>Da parte mia ho individuato un primo tab\u00f9, quella scena che inconsciamente evitavo fin dall&#8217;inizio: la <span style=\"color: #003366;\"><strong>morte per annegamento<\/strong><\/span>, la pi\u00f9 terribile delle dipartite (stando al parere della medicina legale). Non \u00e8 stato semplice scriverlo, ho dovuto studiarmi tutte le reazioni fisiche dell&#8217;asfissia per immersione, ipossia compresa. E\u2019 scritto in prima persona perch\u00e9 la terza persona distacca non solo il lettore, ma anche lo scrittore. Mentre un tab\u00f9 bisogna guardarlo dritto in faccia, senza remore.<\/p>\n<p>Il secondo tab\u00f9 \u00e8 nato per contrapposto al primo: ogni sera rileggevo, mi immergevo, aggiungevo una riga, e poi dovevo respirare e fare altro. Questo &#8220;altro&#8221; \u00e8 stata la versione piccante. Il secondo tab\u00f9 per\u00f2 non \u00e8 scrivere un <span style=\"color: #003366;\"><strong>racconto erotico<\/strong><\/span>, il tab\u00f9 \u00e8 darlo &#8220;alle stampe&#8221; e sorbirne le reazioni del pubblico (&#8220;ma \u00e8 autobiografico?&#8221; in questo caso diventa una domanda imbarazzante). Ma mentre il primo l&#8217;ho scritto soffocando, il secondo l&#8217;ho scritto&#8230;ridendo, a crepapelle.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #003366;\">Primo tab\u00f9: morte\u00a0nell&#8217;acqua<\/span><\/h2>\n<p>La luna mi guarda beffarda dall&#8217;alto. Luna piena, cattivo presagio. La stessa luna della notte che rimasi orfana.<br \/>\nContinuo a camminare incerta nelle strade buie, la collina di Montmartre \u00e8 sempre alle mie spalle, probabilmente sto girando in tondo senza accorgermene. Non dovevo scappare dal ristorante in quel modo. Nella foga il cellulare mi \u00e8 caduto a terra e non da pi\u00f9 segnali di vita. Devo trovare un taxi o un telefono, ma qui \u00e8 un dedalo di vicoli deserti. Non c&#8217;\u00e8 anima viva. E forse \u00e8 un bene, chiss\u00e0 chi potrei incontrare in giro a quest&#8217;ora tarda.<br \/>\nMi muovo rasentando l&#8217;ombra di un edificio senza finestre, finch\u00e8 scorgo un&#8217;insegna sbiadita che indica un bar. Scosto la porta cigolante e poi entro. Una scala angusta e puzzolente ed un lungo corridoio mi portano fino al brusio degli avventori. Fumo, alcool e sudore come benvenuto. No, questo non \u00e8 il posto giusto dove chiedere aiuto. Nella penombra, due ceffi si voltano dal bancone, lasciando da parte i grossi boccali di birra, e sorridono squadrandomi da sotto in su. &#8220;Adesso s\u00ec che ci divertiamo&#8230;&#8221; Altri tre posano le stecche sul tavolo da biliardo e avanzano minacciosi nella mia direzione. Qualcuno da dietro mi strappa la borsa, lo vedo rovistare nel portafoglio. &#8220;Un bel bottino ragazzi, non c&#8217;\u00e8 che dire!&#8221; Ammutolita, cerco di indietreggiare verso l&#8217;uscita, ma con un balzo mi afferrano. Lancio un urlo a pieni polmoni, che viene coperto dalle loro risate sguaiate. Mani toccano, frugano, accarezzano, palpano, premono, sfiorano, spingono, penetrano senza ritegno. Infine mi legano, ai polsi e alle caviglie. Stordita, mi sento trascinare all&#8217;esterno, una leggera brezza sul viso accaldato.<br \/>\nFinch\u00e8 non vengo lanciata nel vuoto. Un paio di metri nell&#8217;inconsistenza del nulla e poi l&#8217;impatto glaciale con l&#8217;acqua scura mi risveglia all&#8217;improvviso. Vengo risucchiata brevemente dalla caduta e poi con affanno riaffioro. Tossisco e sputo quanto bevuto, prima di respirare di nuovo. L&#8217;impetuosit\u00e0 della corrente per\u00f2 mi fa roteare vorticosamente, cos\u00ec che non ho pi\u00f9 punti di riferimento, non distinguo la riva da raggiungere per mettermi in salvo dal corso infinito del fiume. Intravvedo solo le stelle lass\u00f9 strisciare nel firmamento. La luna \u00e8 fuggita. Cerco disperatamente di muovere piedi e gambe legate per tenermi a galla, mentre una forza sovrumana mi trascina verso il fondo. Non mi arrendo e lotto furiosamente. Ma sono sempre pi\u00f9 stanca, non ho davvero mai imparato a nuotare e mi sembra di combattere una battaglia inutile. Il freddo sta per avere la meglio sul mio fisico, i muscoli cominciano ad intorpidirsi ed inizio involontariamente a tremare. Non sento pi\u00f9 le mani strette nella corda dietro la mia schiena. Si fa strada un&#8217;atroce consapevolezza: annegare \u00e8 un modo terribile di morire. Un&#8217;ondata di panico mi assale improvvisamente. No. No. NO! Non adesso! E&#8217; troppo presto! Ho talmente tante cose da fare ancora nella vita. Sono cos\u00ec giovane. Solo stasera mi ha chiesto finalmente di sposarlo. E sono scappata. Dalla paura. No. NO! Ho diritto ad una seconda possibilit\u00e0!<br \/>\nProvo di nuovo a battere violentemente il corpo per rimanere con la testa in superficie. Cerco di incamerare pi\u00f9 aria possibile con respiri lunghi e calibrati, cos\u00ec da usare i miei polmoni come salvagente. E&#8217; uno sforzo inconcludente, i miei muscoli sono esausti. Il tremore per il freddo ha lasciato il passo ad uno spasmo lieve. Sola, abbandonata nell&#8217;oscurit\u00e0 della notte, sento uno strano torpore invadermi completamente, un senso di tranquillit\u00e0 e distacco. Il corpo si prepara a proteggere la mente dal dolore della morte. Dovrei rivedere la mia vita scorrere come in un film, a malapena riesco a scorgere i titoli di coda.<br \/>\nMi lascio cullare dalle onde rabbiose, l&#8217;acqua irrompe nelle mie orecchie lasciandomi in un silenzio ovattato, il silenzio della mia tomba.<br \/>\nIn un&#8217;ultima rivendicazione dell&#8217;istinto di sopravvivenza, prendo un enorme, finale respiro e serro le labbra con fievole speranza.<br \/>\nChi potr\u00e0 mai venire in mio aiuto? C&#8217;\u00e8 troppo buio quaggi\u00f9 e chi mi sta cercando, ammesso che mi stiano davvero cercando, \u00e8 dall&#8217;altra parte della citt\u00e0. Lentamente il mio corpo naufraga verso l&#8217;abisso.<br \/>\nI miei piedi toccano per primi il fondo sabbioso. Sopra di me l&#8217;acqua diventa sempre pi\u00f9 scura e torbida, la vita si affievolisce in un puntino di luce sempre pi\u00f9 piccolo oltre la superficie.<br \/>\nMan mano che passano i secondi avverto sempre pi\u00f9 forte il desiderio di respirare. Non potr\u00f2 trattenermi ancora a lungo. Rimango rilassata per non sprecare ossigeno prezioso. Ma i polmoni bruciano roventi, a corto d&#8217;aria.<br \/>\nNon ce la faccio pi\u00f9, davvero. Il momento \u00e8 arrivato e mi lascio andare.<br \/>\nApro la bocca e lascio uscire l&#8217;anidride carbonica a lungo compressa. Il mio petto collassa, pronto ad inalare l&#8217;ultimo istante di vita, liquido stavolta. Lascio che l&#8217;acqua mi aggredisca completamente, soffocante nella gola, urticante nei polmoni.<br \/>\nUna fitta micidiale colpisce la testa, stretta in una morsa. Un dolore lancinante rimbomba acuto nelle orecchie.<br \/>\nLa fine \u00e8 vicina. Cala il sipario, senza nessun applauso. Cesser\u00f2 di esistere. Tutto ci\u00f2 che sono, che ho fatto o non ho fatto sparir\u00e0 nel nulla. I ricordi moriranno con il cervello. Nessuno mi rimpianger\u00e0, non ho fatto in tempo a lasciare niente dietro di me.<br \/>\nOramai rassegnata attendo l&#8217;ultimo tonfo disperato del mio cuore.<br \/>\nPiano piano la mia anima si scosta dal corpo e mi osservo serena da fuori, adagiata scompostamente nel fondale.<br \/>\nUn tunnel di luce accecante mi chiama a oltrepassare, scuotendo vigorosamente la mia essenza. Una speranza.<br \/>\n&#8220;Su, non fa niente. Adesso andr\u00e0 meglio.&#8221;<br \/>\nEd \u00e8 un attimo.<br \/>\nIl lampo investe la mia vista annebbiata, lo splendore mi risveglia.<br \/>\nDavanti a me il dentista sorridente, ignaro: \u00abTutto fatto signora. Mezza corona, prego!\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #003366;\">Secondo tab\u00f9: racconto erotico<\/span><\/h2>\n<p>L&#8217;ultimo tratto lo faccio a piedi, per questioni di privacy, come sempre. Nella mano destra continuo a rigirare il mio lasciapassare per la serata, la mezza corona d&#8217;argento. Non pu\u00f2 essere acquistata, ma solo regalata da un membro fondatore del club. Una difficile conquista.<br \/>\nIndosso il vestito da sera nero lungo, con uno spacco vertiginoso, la mia collana di palline in acciaio splendente e null&#8217;altro. Niente biancheria. L&#8217;intimo \u00e8 fuori luogo in questa serata di condivisione.<br \/>\nNella borsetta, la maschera d&#8217;ordinanza. Pur conoscendo indirettamente la maggior parte dei presenti, perch\u00e8 spesso nella foga le maschere si strappano, aggiunge un velo di mistero per i nuovi incontri. Gente che va e gente che viene.<br \/>\nCammino lenta per non inciampare con il tacco delle <em>Louboutin<\/em> nuove nei ciottoli della strada, rasentando il muro di cinta della villa ai piedi della Butte Montmartre.<br \/>\nAttraversato l&#8217;alto cancello di ferro battuto intarsiato, il profumo intenso del gelsomino al tramonto mi d\u00e0 il suo sensuale benvenuto. Il viale di ghiaia del giardino \u00e8 costeggiato di candele accese, molto scenografiche. Sistemo la maschera sul viso e avanzo tranquilla verso la scalinata dell&#8217;ingresso. Ad attendermi un valletto che si aspetta di vedere la mezza corona come biglietto d&#8217;invito per la festa.<br \/>\nAll&#8217;interno risuona la melodia di <em>I\u2019ve Got You Under My Skin<\/em> nella versione Michael Bubl\u00e8. Nei saloni affrescati del pianterreno gli invitati si intrattengono a chiacchierare, accennare un giro di valzer, accostarsi ai tavoli del rinfresco e dei cocktail. Ma tutti stanno studiando disponibilit\u00e0 e preferenze dei partecipanti.<br \/>\nMi guardo intorno, in cerca del mio compagno di stanotte. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, non sono per la promiscuit\u00e0. Ho bisogno di concentrarmi su un solo uomo per volta. E sarei molto gelosa se lui non facesse altrettanto.<br \/>\nSaluto le mie precedenti conquiste, che si avvicinano per una breve conversazione di cortesia, lasciando io intendere di non essere interessata, almeno per questa sera.<br \/>\nIl mio sguardo cade poi facilmente nel solo ospite in camicia bianca, che risalta in mezzo agli altri in smoking rigorosamente nero. Alto, corporatura atletica, capelli scuri, un po&#8217; scomposti sotto la maschera, mento squadrato. Sta parlando con altre persone, apparentemente come se le conoscesse.<br \/>\nMi incuriosisce. Il suo fisico promette faville incandescenti.<br \/>\nMi giro a sbirciare i nuovi arrivi, niente di rilevante, e quando mi volto nuovamente verso di lui lo trovo che mi\u00a0sta fissando. Anche lui mi ha notato.<br \/>\nMi sorride. Fa un cenno ai presenti attorno a lui e si dirige al buffet in angolo, dove un cameriere gli prepara due calici di champagne. Lo osservo di spalle. Sotto quei pantaloni c&#8217;\u00e8 nascosto un sedere magnifico. Potrebbe sembrare un&#8217;antica statua in marmo, tanto risulta perfetto.<br \/>\nMi raggiunge attraversando la sala e tenendo lo sguardo fisso su di me. Occhi intensamente verdi come l&#8217;increspatura dell&#8217;acqua limpida in ombra. Terribilmente magnetici. T&#8217;imprigionano e non ti mollano.<br \/>\n&#8220;Bel vestito&#8230;&#8221; mi dice con un&#8217;occhiata languida che sembra attraversare il tessuto. Mi offre uno dei calici.<br \/>\n&#8220;Bella cravatta&#8230;&#8221; rispondo sorniona. Sapevo che giacca e cravatta erano d&#8217;obbligo in queste occasioni. Accetto lo champagne che mi porge.<br \/>\n&#8220;Le cravatte sono oggetti molto pericolosi. Volevo evitare il rischio di essere legato.&#8221;<br \/>\nUhm, anche il suo sorriso \u00e8 disarmante.<br \/>\n&#8220;Non ci siamo mai incontrati. Prima volta in questo club?&#8221; Dov&#8217;era nascosto? Dove? mi chiedo.<br \/>\n&#8220;In questo, si. Ho fatto un piacere ad un amico e questo \u00e8 il suo modo di ringraziarmi.&#8221;<br \/>\nDevo ringraziarlo anch&#8217;io, quel suo amico, penso.<br \/>\nUn altro mio conoscente passa davanti a noi e mi saluta con un inchino plateale. Nel labiale leggo un &#8220;ci vediamo dopo&#8221;.<br \/>\nIl mio accompagnatore misterioso se ne accorge e molto bruscamente interviene.<br \/>\n&#8220;Devo dichiarare subito che non sono per la condivisione, milady.&#8221;<br \/>\n&#8220;Nemmeno a me piace avere intorno assistenti. O concorrenza.&#8221; sostengo risoluta.<br \/>\n&#8220;Direi che c&#8217;intendiamo a meraviglia, allora.&#8221;<br \/>\nIl suo atteggiamento ritorna rilassato come prima.<br \/>\nMi porge la mano. &#8220;Vogliamo ballare?&#8221;<br \/>\nE mi lascio condurre da lui nelle danze.<br \/>\nPoi lentamente saliamo al piano superiore, in una delle camere messe a disposizione degli ospiti. Siamo qui per questo.<br \/>\nArredata in stile settecentesco, con un letto a baldacchino, non solo la stanza sembra eccessiva ma pure scomoda.<br \/>\nUna grande specchiera dalla cornice dorata restituisce le nostre immagini ammaliate, affascinati l&#8217;uno dell&#8217;altro.<br \/>\nAccarezza il mio collo e le sfere da geisha incastonate nella catenella che lo ornano.<br \/>\n&#8220;Collana interessante. Per\u00f2 sono sicuro che non ce ne sar\u00e0 bisogno. Magari la prossima volta.&#8221;<br \/>\nE il mio vestito scivola a terra senza che io me ne accorga.<br \/>\nInizia a baciarmi adagio e io ne approfitto per spogliarlo a mia volta. Sbottono la camicia e i pantaloni.<br \/>\nDavanti allo specchio, non posso fare a meno di notare la sua mano sinistra sul mio seno. Nel dorso dei piccoli nei formano la costellazione del Grande Carro dell&#8217;Orsa Maggiore. Che strana cosa, penso, mentre lui entra di prepotenza nel mio corpo.<br \/>\nDio&#8230;\u00e8 cos\u00ec&#8230;meraviglioso. Si muove in un crescendo spasmodico, finch\u00e9 non sono ad un passo dall&#8217;esplosione e poi si frena di colpo, riprendendo con una lentezza esasperante. Le sue mani si avvinghiano e poi rifuggono allo stesso modo sui miei fianchi. I nostri respiri si rincorrono. Lo vorrei. Ogni sera. Potrei scoprire facilmente chi \u00e8&#8230;ma se poi \u00e8 sposato? Meglio non sapere. Resta solo il qui e ora.<br \/>\nSi discosta completamente da me, mi osserva estasiato, si china a baciarmi e poi riprende con pi\u00f9 vigore. Questa volta sembra non volersi fermare per nulla al mondo. Non mi lascia tempo per respirare, quasi sono in affanno, annaspo in questa mare di sensazioni assolute. Non mi da tregua. E io sto per&#8230;oddio&#8230;sto per&#8230;<br \/>\nUna mano mi scuote delicatamente per una spalla. La voce vellutata del dentista mi riporta al presente.<br \/>\n\u00abTutto fatto signora. Mezza corona, prego!\u00bb<br \/>\nMi guarda intensamente con i suoi occhi verdi mentre la sua mano sinistra stringe la mia. La osservo inebetita.<br \/>\nIl Grande Carro. Nessuna fede nuziale. Sorrido.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><span style=\"color: #003366;\">E adesso votate!<\/span><\/h2>\n<p>Tutte le versioni senza tab\u00f9 sono tornate nel blog di\u00a0<strong>Michele Scarparo<\/strong> per la votazione. Potete\u00a0leggere i testi degli altri autori\u00a0ed\u00a0esprimere la vostra preferenza qui:\u00a0<a href=\"https:\/\/michelescarparo.wordpress.com\/2016\/05\/08\/thriller-senza-tabu-la-votazione\/12\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Thriller senza tab\u00f9: la\u00a0votazione<\/a><\/p>\n<p>Ma intanto, che ne pensate delle mie?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno scrittore dovrebbe essere in grado di scrivere qualunque cosa, senza porsi alcuna limitazione. Che poi gli riesca meglio lo sviluppo di alcune storie rispetto ad altre (un romanzo giallo piuttosto che un libro fantasy) dev&#8217;essere una questione di preferenza ed opportunit\u00e0. Ma non di paura o convenienza. La creativit\u00e0 non deve avere freni. 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