{"id":13920,"date":"2018-08-28T12:38:11","date_gmt":"2018-08-28T10:38:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/?page_id=13920"},"modified":"2018-09-11T08:17:13","modified_gmt":"2018-09-11T06:17:13","slug":"racconti-contest-2018","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/racconti-contest-2018\/","title":{"rendered":"Racconti per il contest Racconti da spiaggia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Contest_estivo_2018.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-13024 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Contest_estivo_2018.png\" alt=\"Racconti da spiaggia - Contest letterario estivo\" width=\"700\" height=\"426\" srcset=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Contest_estivo_2018.png 700w, https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/Contest_estivo_2018-300x183.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Riportiamo di seguito, in ordine di arrivo, i racconti inviati dai partecipanti non blogger per il contest Racconti da spiaggia di webnauta. L&#8217;elenco completo dei concorrenti in gara nell&#8217;articolo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.webnauta.it\/wordpress\/racconti-da-spiaggia-contest\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #3366ff;\"><strong>Racconti da spiaggia, un contest letterario per l\u2019estate!<\/strong><\/span><\/a> Venite a festeggiare l&#8217;estate insieme a noi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"fermarsiallovvio\"><\/a>Fermarsi all&#8217;ovvio<\/h2>\n<p>di Vecchio viaggiatore di panchine<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 tutto da una panchina.<br \/>\nNon capivo assolutamente perch\u00e9 ma mi avevano fissato appuntamento proprio l\u00ec, sulla passeggiata lungo il fiume, quel sabato mattina poco dopo l\u2019alba. Ero stato convocato pochi giorni prima dall\u2019ufficio marketing e la cosa mi aveva da subito incuriosito: era un gruppo di persone con cui entravo in contatto solo una volta all\u2019anno, all\u2019aperitivo della vigilia di Natale. Per gli altri trecentosessantaquattro giorni ricevevo come gli altri dipendenti le loro mail aziendali interne, che spiegavano qualche nuova operazione pubblicitaria. Io mi occupavo di numeri, rendiconti e tassazioni: niente di cos\u00ec spettacolare per i nostri clienti finali. Non capivo quindi cosa volessero da me cos\u00ec all\u2019improvviso.<br \/>\n\u201cCi hanno detto che lei scrive molto bene e noi stiamo cercando un narratore.\u201d Qualcuno dei miei colleghi aveva parlato. Non che fosse un segreto per carit\u00e0, ma di sicuro non sarebbero mai arrivati nemmeno a cercarmi. Avevano letto qualche mio racconto e gli era piaciuto il mio stile. Emozionale, l\u2019hanno definito. Come se ci fossero storie senza emozioni, poi. \u201cLei renderebbe vivo e passionale anche il manuale di istruzioni di un tostapane.\u201d<br \/>\nPer farla breve, avevano pensato a me per un nuovo esclusivo progetto: come un moderno bardo avrei dovuto raccontare le incredibili gesta del mio Lord, il presidente della societ\u00e0 in cui lavoravo. E per questo mi avrebbero dato un sontuoso extra, una cifra a quattro zeri solo per cominciare. Avrebbero lasciato anche il mio nome in copertina della biografia, non sarei rimasto nell\u2019ombra. Quel che mi si chiedeva era di renderlo sulla carta umanamente interessante.<br \/>\nAvrei dovuto essere contento dell\u2019opportunit\u00e0, ma temevo mi si sarebbe ritorta contro. Di persona l\u2019avevo visto poche volte, ma la sua nomea lo precedeva: il suo era un carattere adamantino, cos\u00ec duro e irreprensibile da risultare antipatico a qualsiasi livello, anche ai suoi consiglieri pi\u00f9 stretti. Il Presidente sapeva farsi odiare da tutti, non solo dagli avversari. Non sembrava esserci molta polpa per una storia coinvolgente.<br \/>\nNon potevo comunque rifiutare. Cos\u00ec quel mattino mi tocc\u00f2 una bella levataccia.<br \/>\nNon ero abituato a quell\u2019orario e nemmeno allo stress che mi generava quell\u2019incontro. Dopo una notte passata a rigirarmi inquieto nel letto, mi svegliai con un\u2019entropia di sintomi e malanni: mal di stomaco, giramenti, cefalea, vista annebbiata, schiena dolorante e cervicali infiammati. Mi imbottii di pastiglie con la certezza che la giornata sarebbe stata un fiasco.<br \/>\nArrivai alla panchina che il sole si era appena staccato dall\u2019orizzonte e piano piano il cielo si tingeva d\u2019azzurro. Sul lungofiume un anziano camminava tranquillo lasciandosi sorpassare dagli sportivi in corsa. All\u2019inizio non lo riconobbi, ma uno di questi assomigliava proprio all\u2019uomo che stavo aspettando. Rallent\u00f2 l\u2019andatura fino a fermarsi davanti a me. Respir\u00f2 a pieni polmoni.<br \/>\n\u201cUna bella giornata, vero?\u201d e mi sorrise, probabilmente divertito dall\u2019espressione ebete che doveva sfuggire al mio volto. Si tolse un piccolo zaino dalle spalle e lo poggi\u00f2 sulla panchina. Ne estrasse un cartoccio. Si avvicin\u00f2 alla riva del fiume e inizi\u00f2 a spargere briciole, o qualcosa di simile. Un imponente gabbiano si accost\u00f2 e cominci\u00f2 a mangiare dal pelo d\u2019acqua, battendo le ali, spostandosi sul bordo, garrendo e stridendo probabili ringraziamenti.<br \/>\n\u201cLui \u00e8 Ondivago. Gli porto pane secco e acciughe tutte le mattine. A volte mi segue mentre corro.\u201d<br \/>\nAnnuii senza proferire parola. Questa persona, totalmente diversa dal manager che avevo scorto in rare occasioni in ufficio, mi incuteva quasi pi\u00f9 timore e reverenzialit\u00e0. Cos\u2019altro nascondeva sotto giacca e cravatta?<br \/>\nAl marketing mi avevano detto che, visti gli impegni del Presidente, avremmo potuto lavorare sulla stesura solo le mattine e qualche weekend. Una bella serie di alzatacce. E avevamo solo tre mesi per tutto.<br \/>\n\u201cHo portato qualcosa anche per noi. Faccio sempre colazione qui all\u2019aperto.\u201d Dallo zaino estrasse un contenitore per alimenti in plastica colorata. \u201cClafoutis fatta da mia moglie, ciliegie biologiche e crema pasticcera fatta in casa, niente buste pronte. Assaggi!\u201d<br \/>\nMentre mangiavamo quella delizia, mi raccont\u00f2 i suoi inizi di carriera: le difficolt\u00e0 a scuola, era stato bocciato al primo anno di liceo, gli studi universitari ritardati per la malattia del padre, mai guarito completamente, la grande sofferenza alla perdita del fratello minore in un grave incidente d\u2019auto, la scelta dell\u2019estero per respirare aria nuova. Quella fu, disse, la sua fortuna. O la sua disgrazia: rinunci\u00f2 a dipingere, una vera grande passione, per sviluppare le sue attivit\u00e0 imprenditoriali.<br \/>\n\u201cHa presente i due enormi quadri in entrata, vicino ai divanetti in pelle? Sono miei\u2026\u201d<br \/>\nNon riuscii a trattenere una domanda. E del resto, dovevo iniziare a scriverla quella storia, le domande erano d\u2019obbligo anche se indiscrete. \u201cPerch\u00e9 allora lei in azienda \u00e8 cos\u00ec rigido? Mai un sorriso, un attimo di distensione, empatia con i propri collaboratori\u2026 lo dico anche per lei. La vedo pi\u00f9 rilassato oggi. Gli altri giorni dev\u2019essere molto pi\u00f9 stancante.\u201d Speravo di non essermi spinto troppo oltre.<br \/>\nSospir\u00f2, con un velo di malinconia degli occhi. \u201cUn capo deve fare il capo. Ci si aspetta esattamente questo da lui. E poi ci sono giorni in cui non ho proprio voglia di ridere. La settimana scorsa non sono riuscito ad acquistare e assorbire una piccola azienda di duecento persone. Non potevo alzare l\u2019offerta, ero gi\u00e0 al nostro massimo, non potevamo andare pi\u00f9 scoperti. Non hanno accettato, hanno preferito mandare tutto in fallimento, con non so quale accordo governativo, e oggi ci sono duecento persone senza lavoro. Non dico che li avremmo salvati tutti, ma ci avremmo provato seriamente.\u201d<br \/>\n\u201cDecisioni difficili, senza dubbio.\u201d<br \/>\n\u201cSono decisioni difficili per chi se le prende a cuore. La nostra concorrenza questi scrupoli non se li fa di certo. I clienti ci valutano i pi\u00f9 costosi sul mercato, sebbene molto pi\u00f9 affidabili. I nostri processi di produzione per\u00f2 sono puliti, il nostro impatto ambientale \u00e8 nullo. Quanto incide questo sul prezzo finale rispetto ai nostri competitor asiatici? Lei lavora in contabilit\u00e0, lo sapr\u00e0 meglio di me.\u201d<br \/>\nDietro a quest\u2019uomo incredibilmente brillante, che smuoveva progetti e capitali per l\u2019intera Europa, sfidando colossi americani e cinesi, io avvertivo una profonda solitudine. Quanto pu\u00f2 essere solo un capo, al vertice della piramide?<br \/>\nDa quel giorno ho smesso di fermarmi all\u2019ovvio delle persone. C\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9 sotto la scorza. Su quella panchina mi resi conto che ci sarebbe stato molto da raccontare di ognuno di noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"bardo\"><\/a>Il Bardo<\/h2>\n<p>di Daniel Cutroth<\/p>\n<p><em>Agosto 1819<\/em><\/p>\n<p>Il dottor Joseph Gall diede alla stampa il suo prezioso manoscritto, un\u2019opera ponderata approfonditamente e, soffrendo, se ne stava per separare affidandolo alla casa editrice. \u201cAnatomia e Fisiologia del Sistema Nervoso in Generale, e del Cervello in Particolare, con Osservazioni sulla Possibilit\u00e0 di determinare varie Disposizioni Intellettuali e Morali nell\u2019Uomo e nell\u2019Animale, grazie alla Configurazione del loro Cranio\u201c era un titolo pomposo, impegnativo, ma era immagine di un manuale importante. I suoi studi erano frutto di grande amore e sacrificio e il suo allievo, Gaspar Spurzheim, lo aveva appoggiato in ogni singola ricerca. Il teschio che aveva elaborato era in origine stato lavato, pulito perfettamente e lucidato: su di esso avevano tracciato linee perfette, colorate che individuavano varie aree del cranio e quindi del cervello: per esempio, se le dimensioni dell\u2019\u201dacquisivit\u00e0\u201d fossero state notevoli, ci\u00f2 comportava una significativa propensione all\u2019accumulo, pi\u00f9 o meno lecito, di beni materiali. Osserv\u00f2 ancora un istante la sezione della comprensione, che giaceva accanto a quella della sensibilit\u00e0 e della natura criminale. Senza pi\u00f9 esitare, pass\u00f2 il manoscritto all\u2019editore e, intimamente, sospir\u00f2.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Agosto 2018<\/em><\/p>\n<p>L\u2019afa avvolgeva Padova in una cappa infernale.<br \/>\nIl Museo della medicina, aperto anche ad agosto, offriva refrigerio e cultura ai turisti fiaccati dall\u2019arsura.<br \/>\nIl Bardo entr\u00f2 dalla porta a vetri e l\u2019aria fresca lo invest\u00ec sollevando il suo lieve affanno. Gett\u00f2 una rapida occhiata alla piccola sala e alla donna anziana seduta dietro al banco della reception.<br \/>\nLa salut\u00f2 educatamente e la donna rivolse all&#8217;uomo un sorriso cordiale. L\u2019uomo trattenne a stento una smorfia di disgusto: i denti sporchi della donna facevano supporre che l&#8217;avesse sorpresa mentre sgranocchiava qualcosa, forse una crostatina con la marmellata. L\u2019occhio cadde su una macchia umida che si stava lentamente allargando sulla camicetta dell&#8217;anziana. Lei segu\u00ec lo sguardo del giovane uomo affascinante e ben vestito che le torreggiava davanti e vide sgomenta quella patacca che assomigliava una nebulosa. \u201cMi scusi, signore, avevo fame. Mi ero portata da casa una fetta di Clafoutis ai frutti di bosco, la mia preferita.\u201d Il Bardo si trattenne dal commentare ma lasci\u00f2 che il suo sorriso cortese aleggiasse comprensivo sulle sue labbra e porse il biglietto alla signora la quale stacc\u00f2 il talloncino e claudicante, sorretta da un nodoso bastone, lo accompagno con moto ondivago verso la sala A, illustrandogli che al piano terra avrebbe avuto la possibilit\u00e0 di ammirare i testi antichi che veneravano la medicina di Padova mentre al secondo e terzo piano avrebbe potuto interagire con diversi dispositivi. La donna anziana, cos\u00ec paffuta quanto impacciata gli fece quasi tenerezza, ma poi lo sguardo torn\u00f2 sulla macchia che ora aveva colato lievemente verso il basso: ogni moto di simpatia nei confronti di quella insulsa donnina era sparito per sempre. Il Bardo ringrazi\u00f2 ma nulla di quello che aveva riferito l&#8217;anziana poteva essergli utile per il semplice motivo che lui aveva gi\u00e0 studiato la planimetria del museo e tutti gli oggetti in esso conservati. Quello che in realt\u00e0 cercava era un teschio nel reparto di fisiologia al secondo piano: un cranio speciale su cui erano state tracciate linee che suddividevano il capo in aree in cui erano ubicate le funzioni ospitate nella mente umana: l\u2019intelligenza, la memoria, la cordialit\u00e0, la capacit\u00e0 di provare sentimenti quali il disgusto che il Bardo aveva trattenuto dal manifestarsi davanti alla signora anziana. Affabile ringrazi\u00f2 con un lieve inchino e si diresse come altri turisti poco prima di lui verso la sala A. Nel frattempo ripassava il piano che aveva elaborato.<br \/>\nSarebbe arrivato al secondo piano, senza aver saltato una sola teca: doveva apparire un visitatore attento e scrupoloso, come se fosse stato un giovane professore, non un assassino e un ladro.<br \/>\nLa visita lo avrebbe portato al compimento del suo percorso, fino al frammento di osso che celava un arcano da svelare solo ai suoi occhi di storyteller. L\u2019evento avrebbe scatenato l\u2019inferno e nessuno poteva salvare s\u00e9 stesso dalla tragedia che avrebbe causato un aumento dell\u2019entropia di tutta la nazione. La verit\u00e0 sarebbe stata svelata una volta per tutte e nessuno avrebbe potuto arrestare il meccanismo.<br \/>\nPasso dopo passo, lungo il percorso espositivo del piano terra, il Bardo si diresse verso le scale dopo aver letto ogni singola didascalia e bussato alle porte virtuali per ascoltare Giovanni Battista Da Monte e la dama Sibilia De Cetto. Ascoltare la dama che raccontava come aveva voluto, lei insieme al marito, la costruzione di un ospedale libero da tutto e da tutti, sia dal vescovo che dalla repubblica veneziana. Il Bardo sorrise: quanto si era sbagliata la dama che lo osservava dal suo portone. Il male era entrato in quel luogo sacro votato a chi aveva fatto il giuramento di Ippocrate e la sacralit\u00e0 del luogo dedito alla pura scienza medica era venuta meno quando un ladro aveva infranto i sigilli e nascosto nel teschio di Gall un piccolo documento con una miniatura preziosa. Quanti uomini pii ne erano a conoscenza?<br \/>\nDue rampe lo dividevano dai tre teschi frenologici autentici, utilizzati dal professor Gall.<br \/>\nGiunto finalmente davanti all\u2019aula D che ospitava il teschio, venne dirottato da un volontario: Loris, cos\u00ec diceva il badge appuntato al taschino, lo invit\u00f2 a seguire il percorso nel verso corretto, onde evitare di perdere il senso logico proposto dagli ideatori del museo per garantire al visitatore un itinerario oculato tra le meraviglie della medicina. Paziente, il Bardo sfoder\u00f2 il suo miglior sorriso condiscendente e si avvi\u00f2 alla sala C, senza fretta. Sapeva tutto, lui che era vissuto fianco a fianco di studiosi della criminologia, fedeli seguaci di Lombroso, che aveva fatto della frenologia una scienza utilissima nella comprensione della mente rea. Come osava quell\u2019omuncolo rivolgersi a lui, spiegandogli quali erano i passi corretti nella storia della medicina? Quell\u2019essere alto, dinoccolato, con la camicia chiazzata dal sudore, colato dal collo e dalle ascelle nonch\u00e9 dalla sua schiena molliccia? \u201cMa chi sei, tu omino?\u201d disse pieno di ribrezzo a s\u00e9 stesso, pensiero fugace carico di disgusto dietro una maschera perfetta di circostanza? Pass\u00f2 davanti ai modelli realizzati con arti e organi reali, incerati con una tecnica speciale (\u201cOttima idea, se voglio uccidere lasciando una traccia indelebile nelle altrui insulse menti!\u201d). Fiss\u00f2 lo specchio magico e sal\u00ec, ammirando il suo scheletro e i suoi organi interni: non aveva bisogno di ammirare la perfezione delle immagini prodotte virtualmente dal computer. Il Bardo era un uomo bello, perfetto, elegante, sano agli occhi dei suoi spettatori, che trepidanti attendevano di sentire la sua armoniosa voce baritonale mentre narrava capitoli dei suoi romanzi. Lo avevano soprannominato \u201cThe perfect storyteller\u201d, sbagliando\u2026 eh beh, certo: lui era il Bardo, che finalmente entrava passando davanti al volontario che con sorriso e mezzo inchino con la testa sembrava volergli dire: \u201cEcco, bravo! Cos\u00ec la sala D te la gusti meglio e con consapevolezza!\u201d.<br \/>\nA destra trov\u00f2 subito quello che cercava: \u201cOh, caspita: la disposizione era diversa da quella che aveva minuziosamente memorizzato. Ma dove stava scritto? Qual \u00e8 quello giusto?\u201d. Sent\u00ec il caldo afoso salirgli nuovamente alle tempie e un pulsare si faceva largo in quale zona? ah, ecco, guardando il teschio che aveva davanti agli occhi vide che era quella dove dimorava la causticit\u00e0, insieme allo spirito d\u2019arguzia. Una luce brillante si accese nella sua mente e cap\u00ec che il ladro doveva aver nascosto il minuscolo manoscritto nel cranio, celandolo dietro una delle aree che avrebbero avuto un senso. Doveva riflettere un\u2019ultima volta: non si era mai troppo sicuri. La vita serba numerose sorprese e non avrebbe mai voluto ritrovarsi con un pugno di mosche in seguito ad una scorretta valutazione della personalit\u00e0 criminale del ladro. Con la manopola a lato della teca, faceva ruotare il cranio lentamente, leggendo e soppesando ogni singola scrittura sull\u2019osso lucido. Ogni sezione aveva un suo preciso significato. Aveva studiato Lombroso con molta attenzione e, come criminologo, il Bardo non aveva nulla da invidiare a nessuno.<br \/>\nNel suo cuore adamantino ripens\u00f2 al ladro mentre moriva ai suoi piedi: lo aveva torturato sino ad estorcere il segreto del manoscritto rubato all\u2019abbazia di Santa Maria Arabona e che sarebbe stato fonte di ispirazione per il suo nuovo romanzo. Lo aveva scavalcato mentre soffocava nel suo sangue, prestando attenzione a non scivolare o a calpestare i fluidi di quell\u2019individuo sciatto. Riconosceva e ammirava la sua intelligenza e cultura in vari ambiti, medico compreso, ma lo disprezzava per la trasandatezza. Che nausea!<br \/>\nTorn\u00f2 a ruotare il cranio e fece scorrere lo sguardo su ogni zona: memoria dei volti, senso della musica, astuzia \u2026senso dell\u2019architettura e della meccanica: era quello giusto. Lo sapeva da giorni e giorni ed ora, mentre fissava quella piccola area, ne era certo. La mappa si trovava dietro quella scheggia di osso.<br \/>\nOra doveva solo aprire il teschio e prendersi la mappa.<br \/>\n\u201cHo tanta sete! Non si lavora in questo stato!\u201d e si avvi\u00f2 veloce verso il bagno. Il pavimento era bagnato e puzzolente di urina fresca. Il Bardo riusc\u00ec a fermarsi in tempo con il piede a mezz\u2019aria. \u201cIl punto ristoro alla reception!\u201d e con passo agile scese le due rampe, attravers\u00f2 il portico che circondava il cortile interno dell\u2019antico ospedale patavino e gir\u00f2 l\u2019angolo. Lo scontro fu inevitabile: un sudaticcio giovane olandese stava girando l\u2019angolo con la sua bicicletta, equipaggiata di bagaglio ai lati. Il Bardo inciamp\u00f2 sul pedale sporgente e cadde sbattendo a terra con violenza.<\/p>\n<p>Il medico legale esamin\u00f2 il corpo perfetto dello sconosciuto elegante e decret\u00f2: morte per frattura al cranio, area del \u201csenso dell\u2019architettura e della meccanica\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"ossian\"><\/a>Il sonno di Ossian<\/h2>\n<p>di Agata Minucci<\/p>\n<p>L\u2019inverno non si era fatto attendere a lungo nella regione dell\u2019Occitania, a nord di Tolosa. Montauban era spazzata da un vento gelido che alzava le ultime foglie morte cadute dai meravigliosi alberi delimitanti i giardini pubblici. Le folate percuotevano violentemente le membra della giovane donna, che cercava disperatamente un riparo. Il volto rigato dalle lacrime era sconvolto dal gelo e dallo sconforto. Tent\u00f2 di rifugiarsi sotto l\u2019arco di un portone, quando gli occhi caddero sull&#8217;insegna di una pinacoteca, l\u2019Ingres, ricordando che l\u2019accesso era gratuito. Incespicando si avvi\u00f2 correndo verso l\u2019entrata. Non se l\u2019era sentita di cercare rifugio e conforto in Notre-Dame-de-l&#8217;Assomption, si sentiva sporca dentro, nell&#8217;anima.<br \/>\nUna volta entrata, salutato con un soffio di voce il signore all&#8217;ingresso, si avvi\u00f2 lentamente verso le sale, scoprendo il capo. La mantella con cappuccio di grossa lana viola non bastava a far fronte alla stagione fredda, ma Dora non aveva soldi, nemmeno per mangiare. Si sentiva debole e la voce le mancava spesso a causa di una laringite che la stava tormentando da molti giorni. Non era stato il tempo inclemente, non era un male di stagione: erano le urla che la soffocavano graffiando la gola come unghie affilate. La disperazione del giorno si trasformava in sonni agitati e gli incubi si facevano via via pi\u00f9 veritieri. Non aveva scampo: il passato era troppo doloroso e la faceva sentire inerme nei confronti della vita.<br \/>\nCon passo malfermo, avanzava osservando i dipinti di Jean- Auguste- Dominique Ingres, nativo di Montauban, noto pittore francese, pregiatissimo esponente della pittura neoclassica. Dora sorrise tra s\u00e9, mentre nella mente sussurrava le nozioni di storia dell\u2019arte che insegnava all&#8217;universit\u00e0 a Tolosa. Ma quella era un\u2019altra vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Sono stanca. Non riesco a darne fuori con questi lunghi e tediosi esami. Possibile che gli studenti siano cos\u00ec poco ispirati dal mondo meraviglioso che il buon Dio ci ha donato e che loro abitano da stolti? Santa pazienza!<\/em><br \/>\n<em>Non arrivo pi\u00f9 a casa, oggi! Quanto pesano queste borse! Perch\u00e9 ho acquistato tutto questo cibo, se alla fine vivo sola e non ho nessuno ospite a cena? Mai? La vita \u00e8 cos\u00ec complicata da capire per me? Basta cos\u00ec! Dai, Dora, sbrigati ad aprire questo portone ed entra in casa, prima di schiacciare il prezioso dolce che hai acquistato nella mitica Maison Mauranes, al numero 19 di Rue du G\u00e9n\u00e9ral Sarrail, un clafoutis succoso di frutta e gelatina. Mmm, ho l\u2019acquolina in bocca. Divano, copertina e fetta di torta: dai, ce la possiamo fare!<\/em><br \/>\n<em>Oh, no! Ascensore fuori uso! Ma perch\u00e9 non ci penso quando faccio acquisti pesanti?! Accidenti a me e a tutta la mia vita!<\/em><br \/>\n<em>Quattro piani a piedi, otto rampe, ottanta gradini: non contarli, Dora, come quando eri piccola, fai le scale a testa bassa e non guardare in alto! Cos\u00ec arrivi senza accorgertene. Vai, Dora!<\/em><\/p>\n<p><em>La porta non \u00e8 chiusa a chiave. Non mi sono ricordata di chiuderla o Etienne ha deciso di continuare la nostra liason amorosa? Ecco, Dora, idea brillante \u00e8 stata allacciare una pericolosa relazione con un tuo studente. Suo padre \u00e8 stato categorico, ieri mattina: \u201cLasci stare mio figlio! Avr\u00e0 anche vent&#8217;anni, ma lei ne ha trentotto e la sua non \u00e8 esattamente la levatura sociale alla quale ambisco per mio figlio. Noi siamo i Degres, notai da secoli. E lei, chi \u00e8?\u201d <\/em><br \/>\n<em>Vedi Dora, devi startene fuori. Sar\u00e0 stato anche magico, alterare il tuo tedioso tran tran quotidiano, con una relazione non solo sessuale, ma semplicemente stimolante e birichina, come solo l\u2019infatuazione di un giovane alto, moro, occhi chiari&#8230; e basta, non posso sempre pensarci: devo andare avanti e tornare lucida. Ma come si fa? Sento ancora le sue mani, tremanti sulla mia pelle, il suo respiro fresco sulla base del collo, le sue parole cos\u00ec adeguate alle circostanze, raro per uno studente.<\/em><br \/>\n<em>Concentrati Dora: cosa cuciniamo per cena?<\/em><\/p>\n<p><em>Joffrey si era nascosto in camera. Suo figlio Etienne aveva urlato parole incomprensibili, mentre la bava filava tra le labbra, mescolandosi alle lacrime calde e disperate. Si era sentito raccontare quanto Dora fosse impagabile: nessuna era come lei, semplice, pulita, intelligentissima, non faceva pesare nulla del suo essere cos\u00ec colta. Innamorata del tramonto e di Gaugain, appassionata di musica operistica e di Toulouse Lautrec\u2026 e i suoi occhi: sia benedetto il suo sguardo appagato nell&#8217;amplesso sublimato nelle dolci frasi sussurrate con le sue labbra di rosa.<\/em><br \/>\n<em>Joffrey non poteva permettere che suo figlio continuasse nella sua follia di abbandonare gli studi di giurisprudenza e dedicarsi all&#8217;arte. Come padre sentiva salirgli la rabbia al volto offuscandogli la vista e ottenebrandogli i pensieri. La furia lo fece salire in auto e guidare come un pazzo per le vie di Tolosa. Non sapeva come era finito nell&#8217;appartamento della professoressa Dora Autielle. Le aveva fatto visita nel suo studio all&#8217;universit\u00e0 e aveva alzato la voce, intimandole di uscire dalla vita di suo figlio. Era arrivato ad offrirle un cospicuo compenso in denaro pur di togliersela dai piedi. <\/em><br \/>\n<em>\u201cSe ne vada, ha capito? VADA VI-A!\u201d<\/em><br \/>\n<em>Usc\u00ec sbattendo la porta, mentre le falde del cappotto svolazzavano attorno alle sue possenti cosce. Non avrebbe voluto arrivare allo scontro. Ma non era la prima volta. Niente donne insulse per Etienne. Prima la ragazzetta sedicenne, figlia del calzolaio e sua compagna di liceo. Ricordava ancora con quanto ribrezzo aveva assistito al nascere di un amore cos\u00ec fresco e pulito, ma per Joffrey era troppo: la figlia di un ciabattino qualunque, ma per piacere?!<\/em><br \/>\n<em>Poi, \u00e8 stata la volta del suo compagno di banco: Alain, ecco come si chiamava. Un ragazzo sveglio, intelligente con una famiglia insulsa, che non si poteva permettere la retta della scuola e quindi elemosinava dal vescovo una sovvenzione per gli studi del figlio. Ridicolo! Etienne doveva frequentare il bel mondo, quello che poi avrebbe rappresentato, i giusti clienti per il loro studio notarile. Ed ora, gi\u00e0 da due anni allievo promettente della facolt\u00e0 di Giurisprudenza, per caso sente parlare del corso di arte tenuto da Dora Autielle e che fa, questo figlio ingrato? Segue due lezioni e resta folgorato come Saul sulla strada di Damasco.<\/em><br \/>\n<em>Era troppo: ora Joffrey aspettava quella sciacquetta dietro la porta della camera da letto. Una lezione esemplare le spettava di diritto, lei che aveva declinato l\u2019offerta molto generosa e aveva promesso comunque di lasciare Etienne. Ma un buon notaio conosce come va il mondo: ondivago sui suoi piedi, ponderava sul rifiuto della professoressa di accettare tutti quei soldi ed era certo che senza compenso non si fa mai nulla. Cercava di respirare silenziosamente, cercando di controllare l\u2019agitazione che gli sconvolgeva i visceri.<\/em><\/p>\n<p><em>Guardo quegli occhi feroci, puntati su di me e penso: \u201cDora, che hai fatto mai?\u201d Mi odia cos\u00ec tanto da volermi far male! Sono stanca, glielo vorrei dire, ma la voce mi muore in gola. Come nel peggiore degli incubi, vorrei gridare aiuto, ma non esce un solo suono dalle labbra che sento secche per il gelo e per la paura. Non volevo che finisse cos\u00ec: ero stata arrendevole e gli avevo promesso di riflettere, anche se ero conscia, e glielo avevo fatto notare, che la relazione con Etienne non poteva durare. Avevo quasi quarant&#8217;anni e lui, cos\u00ec bello, cos\u00ec giovane, avrebbe presto realizzato che non ero abbastanza per lui, anche se ora mi dichiarava amore infinito. Effettivamente ero la causa del suo voltafaccia alla carriera scolastica e allo studio notarile di famiglia, lo sapevo e lo avevo detto con rammarico a quel padre preoccupato e indubbiamente arrabbiato. Ma forse non ero stata abbastanza convincente e non avevo scalfito la sua certezza: io per lui ero un\u2019arrampicatrice sociale, una pazza maniaca, una depravata che si trastulla con il ventenne.<\/em><br \/>\n<em>Joffrey mi fissa senza parlare, con una furia cieca si avventa su di me. Vorrei guadagnare l\u2019uscita e scappare per sempre da Tolosa, ma lui ha piani diversi dai miei.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi risveglio due ore dopo, in un lago di sangue: gli ematomi all&#8217;interno delle cosce sono segno della violenza inaudita con cui mi ha stuprato fino a farmi svenire. Mi ha conficcato qualcosa nella mia intimit\u00e0: mi muovo a stento, ma non riesco nemmeno a mettermi seduta. Piego verso di me le ginocchia e, con pollice e indice, afferro l\u2019oggetto umido, lo sfilo dolorosamente e lo porto all&#8217;altezza dei miei occhi. Una banconota da cinque euro! E una scritta sopra il cinque, sotto la bandiera europea: \u201cNon vali di pi\u00f9\u201d.<\/em><\/p>\n<p>In piedi davanti all&#8217;olio su tela \u201cIl sogno di Ossian\u201d Dora trattenne il fiato. Sul monte Cromla il Bardo, profondamente addormentato sulla sua arpa, elabora in sogno parole che avrebbero riscritto la realt\u00e0, facendo emergere luminosi eroi da uno sfondo di tenebra, mentre la luce adamantina scivola sui loro corpi, creando la magica energia che avrebbe alterato l\u2019ordine delle cose, con un forte gradiente di entropia. Dora sorrise ripensando all&#8217;ultima fetta di dolce che avrebbe placato la desolazione della perdita. Perdere era un\u2019arte che non le apparteneva. \u201cBardo, portami via: narra per me una nuova storia, piena di luce. Cancella Etienne, Joffrey\u2026 cancella Dora Autielle!\u201d<\/p>\n<p>Daniel Bastianeau, il direttore, era stato chiamato urgentemente da uno dei guardiani notturni che stavano per prendere servizio: una donna vestita in modo dimesso stava seduta composta davanti al quadro del Bardo. Sembrava che la signora si fosse profondamente addormentata mentre ammirava il prestigioso quadro che donava lustro alla citt\u00e0 di Montauban. Chini su Dora, osservavano basiti l\u2019incarnato d\u2019alabastro e la serenit\u00e0 del volto esanime.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"distopia\"><\/a>Distopia paradossale<\/h2>\n<p>di Calogero Salvaggio<\/p>\n<p>Capo e Cane, due temponauti provenienti dal futuro, vengono inviati dalla Legione Clandestina in missione nell\u2019anno 2018 per trovare il Bardo, l\u2019unico che con la sua magniloquenza possa convincere il parlamento europeo a bocciare la nuova Direttiva sul diritto d\u2019autore nel mercato unico digitale che minaccia di cancellare la libert\u00e0 d\u2019informazione e di pensiero che ha dato il la a un futuro distopico nel quale i diritti degli esseri umani e dei cani, divenuti intanto senzienti, sono stati soppressi.<br \/>\nA bordo di un vecchio ondivago temporale rimesso in sesto alla buona, uno scafo equipaggiato con un congegno che gli permette di solcare le onde dello spazio-tempo, si apprestano ad approdare nei pressi del periodo tristemente ascritto agli annali come Il D\u00ec Della Perduta Libert\u00e0.<br \/>\n\u2013 Come facciamo a riconoscere il Bardo, Capo?<br \/>\n\u2013 Etci! Sniff! Dannata rinite. Non riesco nemmeno a sentire gli odori. Credo di essere allergico a te, Cane. Comunque&#8230; La Legione ci ha fornito i dati biometrici del Bardo, baster\u00e0 effettuare una scansione. Stando alle poche informazioni che abbiamo, il 12\/09\/2018 alle 9:17 in punto dovrebbe trovarsi a Parigi, in Rue Des P\u00e2tisseries. Dobbiamo prelevarlo, rivelargli l\u2019importanza del ruolo che riveste e portarlo a Strasburgo affinch\u00e9 si rivolga alla Plenaria.<br \/>\n\u2013 Piuttosto semplice.<br \/>\n\u2013 Affatto. Qualora dovessimo mancare l\u2019aggancio potremmo tentare di rimediare, certo, ma ci rimarrebbero 2 tentativi appena.<br \/>\n\u2013 Spiegati meglio.<br \/>\n\u2013 Nel dossier che ci hanno rifilato vi sono altre coordinate spazio-temporali che individuano la sua posizione in altri luoghi e tempi, ne sceglieremo una sperando di avere miglior sorte. Il problema sta nel fatto che il brillante stabilizzatore, la pietra che ci permette di restare ancorati in un tempo diverso dal nostro, ha un\u2019entropia molto accelerata; la sua energia degrada velocemente e quando sar\u00e0 esaurita ci ritroveremo automaticamente nel nostro tempo, che abbiamo completato la missione o no. Ci siamo, preparati allo sbarco.<br \/>\n\u2013 Gli abiti che abbiamo indosso sono ridicoli, mi sento a disagio.<br \/>\n\u2013 \u00c8 la moda dell\u2019epoca. Dobbiamo confonderci. Ricorda: abbiamo pochi secondi per individuarlo.<br \/>\nIl portello dell\u2019ondivago si apr\u00ec con un sussulto. Misero piede nel 2018. Nell\u2019aria frizzante aleggiava un aroma fragrante di dolci e frutta. Cane annus\u00f2 lungamente. \u201c<em>Odore di Clafoutis ai millecucchi. Da dove arriva?<\/em>\u201d<br \/>\n\u2013 Cosa ti prende? Non \u00e8 il momento di incantarsi, questo.<br \/>\n\u2013 Niente, Capo&#8230; stavo solo&#8230;<br \/>\nUna giovane donna in divisa da pasticciere pass\u00f2 loro innanzi. Reggeva in braccio una cagnetta dall\u2019aria fru fru. Cane ne rimase folgorato. Il cuore cominci\u00f2 a battergli a un ritmo da musica minimal.<br \/>\n\u2013 Ti ho detto che non \u00e8 il momento di incantarsi. Su, torniamo a bordo. Si riparte. La scansione ha dato esito negativo. Dobbiamo fare un altro tentativo.<br \/>\nRipartirono all\u2019istante. Cane si era fatto taciturno.<br \/>\n\u2013 So a cosa pensi, pulcioso. Sei uno stupido. Ti sei innamorato di quella. Ho visto come scodinzolavi.<br \/>\nNessuna risposta.<br \/>\n\u2013 Non capisci che il vostro \u00e8 un amore impossibile? Appartenete a epoche diverse. Cerca di essere realista.<br \/>\n\u2013 Dove si va? \u2013 chiese mestamente Cane.<br \/>\n\u2013 Stessa data, ore 12:22, Place Des Fleurs.<br \/>\nIn Place Des Fleurs la scena si ripet\u00e9 analogamente a prima. Odore di clafoutis ai millecucchi, scansione negativa, ancora quella donna e la sua cagnetta. Fece gli occhi dolci a Cane, che si sciolse come un sorbetto nel Sahara. Capo lo trascino dentro l\u2019ondivago tirandolo per la collottola.<br \/>\n\u2013 Vuoi metterti in quel cranio adamantino che voi due non potete&#8230;<br \/>\n\u2013 Ma lei \u00e8 cos\u00ec&#8230; \u2013 sospir\u00f2. \u2013 S\u00ec, so bene che il nostro amore \u00e8 una chimera. Meglio cambiare argomento. Come ci muoviamo?<br \/>\n\u2013 Ci rimane un solo tentativo. Il dossier dice che una blogger dell\u2019epoca ha conosciuto il bardo, pertanto potrebbe essere in grado di metterci sulle sue tracce. La sottopongo a profilazione sfruttando i dati in nostro possesso, per capire con chi avremo a che fare.<br \/>\nPochi secondi di attesa e il profilo completo apparve sull\u2019olomonitor.<br \/>\n\u2013 Per tutti i crateri della Luna!<br \/>\n\u2013 Problemi?<br \/>\n\u2013 Da qui ai Pilastri della creazione non esiste una stronza come questa donna. Ho una rara allergia agli stronzi patologici: mi fanno grattare come se avessi le pulci.<br \/>\n\u2013 S\u00ec, pure a me. Propongo di fare senza questa tizia. In alternativa mi andrebbe bene anche fallire la missione.<br \/>\n\u2013 Concordo. Preferisco sopportare l\u2019oppressione piuttosto che l\u2019acidit\u00e0 congenita. Destinazione Rue Beauregard allora. Ore 15:55.<br \/>\nNuova tappa, vecchia solfa.<br \/>\n\u201c<em>Ancora quell\u2019odore di clafoutis. \u00c8 cos\u00ec intenso che dovrebbe <\/em><em>sentirlo perfino Capo, nonostante la rinite. E&#8230; ancora&#8230; <\/em>Lei<em>.<\/em>\u201d<br \/>\n\u2013 Si torna a casa, Cane. Abbiamo fallito. Il Bardo non \u00e8 neppure qui.<\/p>\n<p>Anno del Signore 2374.<br \/>\n\u2013 Non riesco a capire, Capo. Abbiamo fallito: com\u2019\u00e8 possibile che la distopia si sia corretta? Guardati attorno. Le persone in strada comunicano tra loro. Sono perfino felici. Una cosa che non si vedeva da secoli. E gli sbirri in divisa del regime? Spariti.<br \/>\n\u2013 Gi\u00e0, non v\u2019\u00e8 ombra di quei vigliacchi dei censori n\u00e9 dei loro inibitori vocali. Mi sfugge qualcosa.<br \/>\n\u2013 Ho un\u2019idea. Interpelliamo gli archivi. L\u2019intervento del Bardo alla Plenaria potrebbe esserci stato lo stesso, in qualche modo.<br \/>\nTrovata la registrazione del 12\/09\/2018 Cane cominci\u00f2 a scorrerla velocemente.<br \/>\n\u2013 Non riesco a crederci! Il Bardo \u00e8&#8230; <em>Lei<\/em>.<br \/>\n\u2013 <em>Lei<\/em>? La stessa di cui ti sei invaghito?<br \/>\n\u2013 Lasciami riflettere. Dunque&#8230; cominciamo dagli indizi. Abbiamo effettuato tre sbarchi. Lei c\u2019era ogni volta ma lo scanner biometrico non l\u2019ha mai riconosciuta. Che sia a causa di un malfunzionamento?<br \/>\n\u2013 Impossibile. L\u2019ho revisionato di persona prima di partire. Funziona perfettamente.<br \/>\n\u2013 Tre sbarchi \u2013, riprese, \u2013 e ogni volta quell\u2019odore&#8230;<br \/>\n\u2013 Odore?<br \/>\n\u2013 Clafoutis ai millecucchi.<br \/>\n\u2013 Cosa? Vuoi dire che altri viaggiatori del tempo hanno seguito le stesse tracce a bordo di un ondivago temporale? Accidenti a te e al tuo fiuto canino, ma perch\u00e9 diavolo non me l\u2019hai detto subito, tonto pulcioso?<br \/>\n\u2013 Pensi che l\u2019aroma di clafoutis provenisse dagli scarichi di un ondivago?<br \/>\n\u2013 E da dove vorresti che venisse? Sai bene che il serbatoio dell\u2019ondivago va riempito di clafoutis ai millecucchi: \u00e8 il carburante che lo fa funzionare. Le hai fatte le elementari? Lo sanno anche i cuccioli.<br \/>\n\u2013 Quindi&#8230;<br \/>\n\u2013 &#8230; anche nell\u2019altro ondivago c\u2019eravamo noi. I noi di <em>adesso<\/em>. Sono stati i nostri alter ego del futuro a trovare Pr\u00e9squ\u00e9, il Bardo, e a farla intervenire alla Plenaria.<br \/>\n\u2013 Ci\u00f2 significa&#8230;<br \/>\n\u2013 &#8230; che dobbiamo ripartire e completare la missione, o torner\u00e0 tutto come prima. Una nuova vecchia dittatura del silenzio. Stavolta dovremmo riuscire. A fallire saranno i nostri alter ego del recente passato, proprio come noi nel primo viaggio a ritroso. Adesso sappiamo chi cercare e dove trovarlo. I dati biometrici che la Legione Clandestina ci ha fornito appartengono s\u00ec al Bardo, ma in et\u00e0 avanzata, perci\u00f2 lo scanner non ha trovato riscontri. All\u2019epoca, come abbiamo visto, era ancora una giovane.<br \/>\n\u2013 Mentre noi cercavamo qualcuno di et\u00e0 avanzata.<br \/>\n\u2013 Procura un cristallo stabilizzatore, presto. Si va a salvare il mondo. Cani e umani torneranno a essere liberi.<\/p>\n<p>Come intuito, il secondo viaggio ebbe successo. Il Bardo comprese la situazione. Insistere non fu necessario. Rivolse un accorato appello alla Plenaria, soprattutto per far piacere a Cane, per il quale nutriva un forte sentimento, era evidente.<br \/>\nL\u2019Europarlamento, toccato dalle sue parole pi\u00f9 che persuaso, si espresse contro la direttiva a maggioranza schiacciante. I diritti dei senzienti erano salvi. Il mondo non avrebbe conosciuto e sofferto la dittatura del silenzio.<br \/>\nGiunse l\u2019ora dei saluti, l\u2019ora in cui Cane e Pr\u00e9squ\u00e9 avrebbero dovuto dirsi addio. Capo si fece un giro per lasciare loro qualche istante. Quando fece ritorno, pochi minuti dopo, Cane era gi\u00e0 a bordo, da solo, e lo stava aspettando.<\/p>\n<p>Anno 2374.<br \/>\n\u2013 Siamo stati bravi. Non era niente facile. Abbiamo liberato i nostri simili ed evitato di creare pericolosi paradossi.<br \/>\n\u2013 Beh, Capo, veramente&#8230;<br \/>\n\u2013 Oh no. Non dirmi che hai combinato uno dei tuoi soliti pasticci.<br \/>\n\u2013 Il fatto \u00e8 che&#8230; mi avanzava un cristallo&#8230; cos\u00ec l\u2019ho messo al polso di Pr\u00e9squ\u00e9 e&#8230;<br \/>\n\u2013 Lei \u00e8 qui? Nel nostro tempo?<br \/>\n\u2013 L\u2019ho nascosta nel vano arsenale.<br \/>\n\u2013 E le armi?<br \/>\n\u2013 Ho dovuto lasciarle nel passato.<br \/>\n\u2013 Magnifico! \u00c8 un miracolo se le civilt\u00e0 umana e canina non si sono autodistrutte. Sei un pericolo pubblico, Cane. Dovrei farti mettere in gabbia.<br \/>\n\u2013 Le ho disattivate prima di darle a dei ragazzini. Si sa che i piccoli rompono tutto.<br \/>\n\u2013 \u00c8 inutile discutere con te. Fa\u2019 uscire il Bardo da l\u00ec.<br \/>\nVenendo fuori dall\u2019ondivago, il Bardo, Adrienne Pr\u00e9squ\u00e9, pasticcera parigina del XXI secolo, sfior\u00f2 distrattamente il pannello di controllo, attivando la guida automatica. Fece appena in tempo a saltare fuori prima della chiusura del portello.<br \/>\nL\u2019ondivago scomparve nel passato, destinazione ignota, la ricetta del clafoutis ai millecucchi firmata in calce, cadutale di tasca, in bella mostra sul pavimento della navetta.<br \/>\nCos\u00ec, e proprio a lei che si deve l\u2019invenzione della macchina del tempo a clafoutis di millecucchi. L\u2019invenzione che ha strappato via la museruola a uomini e cani, per la quale \u00e8 ricordata e celebrata.<br \/>\n\u2013 Dunque non era dagli scarichi dei nostri alter ego che proveniva l\u2019aroma di clafoutis; \u00e8 Adrienne a esserne impregnata perch\u00e9 ne prepara tutti i giorni. Dev\u2019essere cos\u00ec.<br \/>\n\u2013 Non riesco a capire, Capo.<br \/>\n\u2013 \u00c8 semplice: nella terza tappa del primo viaggio non siamo stati preceduti dai noi futuri, bens\u00ec seguiti. La riprova sta nel fatto che nella seconda visita a Rue Beauregard siamo arrivati giusto nel momento in cui loro ripartivano per tornare al loro tempo. Per cui in Rue Beauregard non avrebbe dovuto esserci odore di clafoutis.<br \/>\n\u2013 Ma c\u2019era.<br \/>\n\u2013 Perch\u00e9 c\u2019era Adrienne.<br \/>\n\u2013 \u00c8 tutto cos\u00ec complicato&#8230;<br \/>\n\u2013 Ma che cavolo, Cane! Possibile che voi umani siate cos\u00ec lenti a capire?<br \/>\n\u2013 Scusa, Capo, ma che colpa ne ho io se voi cani ci battete in intuito&#8230;<br \/>\n\u2013 Ma allora perch\u00e9 ti chiami Cane?<br \/>\n\u2013 Minchia, io Cosimo mi chiamo, siculo sono! In che lingua te lo devo dire, abbaiando? Solo tu mi chiami Cane! E che schif\u00eco!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"caldo\"><\/a>Settembre caldo<\/h2>\n<p>di Minnie<\/p>\n<p>\u201cO mio bardo\u2026\u201d<br \/>\n\u201cO mia dea\u2026\u201d<br \/>\nI nostri incontri iniziavano sempre cos\u00ec, in un saluto carico di attese, dove gli sguardi anticipavano le nostre urgenze caricandoci di desiderio. E finivano in una delle nostre camere d\u2019albergo, in un turbinio di corpi e sensazioni mistiche. La prima volta mi strapp\u00f2 il vestito, letteralmente: non poteva attendere la chiusura lampo inceppata. Io al contrario me la presi comoda con ogni bottone della sua camicia: sapevo che questo lo faceva esasperare al punto giusto. Liberato l\u2019ultimo occhiello, ero gi\u00e0 adagiata sul letto, compressa sotto i suoi muscoli, trafitta dalla sua spada.<br \/>\nCi incontrammo sulla spiaggia, due solitari di settembre che correvano con la ventiquattrore a godersi l\u2019ultimo sole sul lago. L\u2019unico elemento positivo di una trasferta di lavoro. Dopo lunghe e tediose riunioni, il fruscio lento delle onde della sera era un ristoro appagante. La stagione era ancora buona e la temperatura sopra la media lasciava l\u2019acqua tiepida per concederci un bagno. Mi ero appena seduta e accoccolata nell&#8217;asciugamano dopo una nuotata, quando lo vidi uscire a sua volta. Statuario contro la luce del tramonto.<br \/>\nOgni fibra del suo corpo stava sgocciolando e mi immaginavo di raccogliere una ad una quelle piccole perle lucenti o assaporarle direttamente sulla sua pelle. Non dovevo essergli indifferente e quel costume non riusc\u00ec a nascondere la cosa. Ma non se ne vergogn\u00f2 affatto. Mi sorrise e negli occhi gli lessi un invito.<br \/>\nSi distese sul suo telo a pancia in gi\u00f9, continuando a guardarmi. Il cellulare mi salv\u00f2 dalla tentazione. Raccolsi velocemente le mie cose, mentre discutevo del solito impiccio di casa, brusco ritorno all&#8217;entropia della mia vita.<br \/>\nUn\u2019ora dopo ci ritrovammo alla reception dello stesso albergo e la distanza di cortesia non gli imped\u00ec di conoscere il mio cognome e soprattutto il mio numero di camera. Mi scapp\u00f2 uno sguardo nella sua direzione. Un altro sorriso carico di promesse. Avrebbe usato quel numero? Non trovai alcuna scusa per rimanere oltre e sentire chi fosse e dove dormisse. Un vero peccato. La mia sorte era solo nelle sue mani.<br \/>\nDecisi di cenare al ristorante del piano terra, anche se in genere preferivo una pizzeria sul lungomare, spartana ma allegra. Stavo ancora leggendo il men\u00f9 quando lo sconosciuto si avvicin\u00f2 al tavolo. Il completo scuro esaltava i suoi occhi blu screziati di grigio, un mare in tempesta.<br \/>\n\u201cCredo che nessuno, in una sala cos\u00ec bella e con questa musica in sottofondo, dovrebbe cenare da solo, non crede? Posso unirmi a lei?\u201d Non riuscii a dire di no, sventurata come tante.<br \/>\nLa cena era pagata dalle rispettive societ\u00e0 per cui lavoravamo. Anche lui era un commesso viaggiatore come me, io per\u00f2 mi occupavo di vendite, lui preferiva le acquisizioni. Questa fu l\u2019unica cosa che svelammo delle nostre vite quotidiane quella sera, lasciandole fuori da quella camera, insieme alle nostre inibizioni.<br \/>\nLa sua lingua non lasci\u00f2 inesplorato nemmeno un centimetro del mio corpo. E anch&#8217;io mi saziai del suo a pi\u00f9 riprese, fino allo sfinimento. Non avevamo chiesto nulla all&#8217;altro, ci eravamo offerti totalmente e scoprimmo un\u2019intesa naturale e perfetta, come a pochi \u00e8 concesso. Sapeva portarmi all&#8217;estasi solo sfiorandomi. Mio marito non era cos\u00ec brillante.<br \/>\nQuando mi entr\u00f2 dentro, sentii di essere tornata finalmente a casa, la mia vera casa, e che la mia esistenza fino a quel momento era stata un\u2019inutile girovagare a vuoto, fingere qualcosa che non ero.<br \/>\nIl nostro era un rapporto ondivago, in balia degli impegni lavorativi e degli imprevisti famigliari. Tra un compleanno dei bambini, il ricovero d\u2019urgenza della suocera, le vacanze all&#8217;estero con la moglie, riuscivamo a vederci una volta al mese. Quand&#8217;eravamo molto fortunati, anche due. E giocando con i chilometri e con i clienti, riuscivamo anche a strappare un paio di notti nello stesso albergo, indisturbati. Le mie occhiaie si allungavano al pari dei miei orgasmi. Tra le sue braccia vivevo immersa tra le stelle.<br \/>\nAvevo anche rischiato di perderlo. Un aeroporto chiuso per maltempo e un altro intero mese di solitudine davanti a noi lo avevano messo a dura prova. Soprattutto non sopportava pi\u00f9 di dividermi con qualcun altro. Era pronto a mollare tutto per avermi in esclusiva. Divisi eravamo infelici, uniti eravamo invincibili.<br \/>\nQuell&#8217;ultima mattina insieme, lo vidi armeggiare con il carrello della colazione appena portato dal cameriere. Mi porse il piattino con la mia solita fetta di Clafoutis, la mia torta preferita che ordinava appositamente per me. Questa volta in mezzo alle ciliegie un anello con un cuore luccicante, adamantino come la nostra passione, formulava una domanda ben precisa.<br \/>\n\u201cLascialo. E rimani con me.\u201d Mi sussurr\u00f2 all&#8217;orecchio. Pi\u00f9 che una richiesta, una supplica. Lo guardai negli occhi: era sincero e triste, perch\u00e9 temeva la mia risposta. Conosceva tutte le implicazioni e gli impedimenti.<br \/>\n\u201cNon me lo prepari il caff\u00e8 stamattina?\u201d<br \/>\nIl caff\u00e8? Vedevo le sue labbra muoversi in maniera sconnessa rispetto al sonoro.<br \/>\n\u201cNon ti svegli, dormigliona?\u201d<br \/>\nMa io sono sveglia. Qualcosa per\u00f2 mi tirava la manica della vestaglia\u2026 o della maglietta sotto le coperte? Sollevai leggermente l\u2019occhio destro, perch\u00e9 il mio cervello aveva subodorato la cruda realt\u00e0. Attraverso il velo delle ciglia, intravidi il cassettone consunto di fronte al vecchio letto e le tende verdi sbiadite alla finestra della nostra camera. Un sogno, era solo un sogno.<br \/>\nPoi una mano s\u2019infil\u00f2 sicura dentro le mie mutandine. Conoscevo quel tocco, delicato e imperioso al contempo. Pochi secondi e stavo gi\u00e0 annaspando in cerca di ossigeno, le mie dita ancorate al cuscino per non scivolare gi\u00f9, gi\u00f9, sempre pi\u00f9 gi\u00f9. Proprio quando stavo per inondarmi di piacere, si blocc\u00f2, lasciandomi mugolante d\u2019insoddisfazione.<br \/>\n\u201cHo la tua attenzione adesso?\u201d<br \/>\nSpalancai gli occhi insofferente, ma lui era l\u00ec. Il blu del mare in tempesta mi osservava placido, un\u2019onda alla volta. Qualcosa doveva essere successo se quest\u2019uomo mi prendeva completamente anche nei sogni, dopo quindici anni di matrimonio e tre figli gi\u00e0 grandi. Con un movimento repentino, mi rovesciai addosso a lui, bloccandolo al suo lato del materasso. Lo sfidai con lo sguardo mentre piano piano mi acquattavo sotto il lenzuolo, dentro i suoi boxer. Il caff\u00e8 avrebbe aspettato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"tormenta\"><\/a>La tormenta<\/h2>\n<p>di Filippo Ferraretto<\/p>\n<p>I miei scarponi sprofondano nella neve fresca, i miei passi sono sempre pi\u00f9 pesanti, la mia vista si sta annebbiando, la mia speranza si sta affievolendo. La tempesta graffia il mio viso, lo zaino spezza la mia schiena. Un\u2019ombra squadrata risalta in lontananza, uso le mie ultime forze per avvinghiarmi all\u2019idea di una casa, di un rifugio: incomincio ad avanzare pi\u00f9 velocemente, in modo goffo e ridicolo, pi\u00f9 di una volta mi ritrovo col viso immerso nel manto nevoso ma il mio istinto di sopravvivenza mi fa rialzare e continuare. Finalmente riesco a vedere distintamente il rifugio: una porta ed una piccola finestra sbarrate e le mura fatte di semplici mattoni. Busso, busso ancora e ancora, ma nessuno risponde, continuo a colpire la porta sempre pi\u00f9 forte ma all\u2019interno non sento niente. La mia forza svanisce, le mie gambe cedono e cado sulle ginocchia, la neve si accumula sulle mie spalle, freddi artigli strisciano sul mio viso, la mia testa sbatte sulla porta, che stavolta per\u00f2 si apre: un eremita mi aiuta ad entrare, mi leva lo zaino e mi distende sul suo giaciglio.<br \/>\nLa casa \u00e8 di un\u2019unica stanza molto spartana: di fronte a me c\u2019\u00e8 un piccolo camino la cui fiamma sta venendo ravvivata. Sia la mia mente che il corpo sono distrutti perci\u00f2 mi addormento in pochi minuti: i miei sogni non sono tranquilli ma incubi costellati da figure mostruose che mi attendono nella tormenta, lontane quanto basta per apparire come ombre ma vicine quanto basta per osservarmi con pazienza e crudelt\u00e0. Al mio risveglio la tormenta ancora imperversa, l\u2019eremita mi ha preparato del cibo, che non riesco a riconoscere, provo a ringraziarlo ma parliamo lingue diverse e non riusciamo a capirci perci\u00f2 penso che il massimo che possa are sia essergli cordiale ed accettare la sua ospitalit\u00e0. Il suo cibo \u00e8 insapore e con una strana consistenza ma la fame e la fatica lo fanno sembrare dolce quanto un clafoutis. La tempesta non accenna a smettere perci\u00f2 il mio ospite prende un libro da un piccolo scaffale e lo apre sul tavolo: \u00e8 scritto sempre in una lingua che non conosco ma sono presenti vari disegni da cui posso intuire cosa succede, sembra essere un libro sacro, riconosco scene che potrebbero appartenere ad una genesi ma oltre ci\u00f2 non riesco a capire, alberi genealogici che potrebbero essere le discendenze degli dei, bardi che dilettano le divinit\u00e0 penso per avere grazie o benedizioni ma oltre a questo non capisco quasi niente; l\u2019 eremita se ne accorge e mette via il libro per poi sporgersi dalla finestra: mi fa cenno di andare a vedere. La tormenta \u00e8 cessata, il cielo \u00e8 limpido e la visibilit\u00e0 \u00e8 ritornata normale. Provo a ringraziarlo, lui sembra capire e dopo essermi ripreso me ne vado.<br \/>\nProcedo con convinzione ed ottimismo, il sole brillante nel cielo fa scintillare la neve adamantina; la scalata continua nella bellezza e misticit\u00e0 della montagna: ora un panorama inonda i miei occhi, ora ammiro un crepaccio di ghiaccio azzurro. Il cielo pian piano si avvicina e la strada che mi separa dalla cima si accorcia ad ogni mio passo, la fatica viene soffocata dalla magnificenza di questo luogo: al di sopra delle nuvole, fuori dalla nostra concezione. La maestosit\u00e0 del mondo mi riempie i polmoni mentre le gambe stanche compiono gli ultimi passi per la cima, finalmente riposeranno per un po\u2019 ed anch\u2019esse potranno bearsi di quanto siamo piccoli nel mondo, di quanto lo siano le nostre menti ed i nostri problemi.<br \/>\nPurtroppo non posso rimanere per sempre a contemplare il vuoto che tanto ci attira e che tanto ci spaventa: all\u2019orizzonte grandi nuvole nere si avvicinano minacciose, devo sbrigarmi a scendere: il vento si \u00e8 alzato e nonostante il giaccone la mia pelle \u00e8 sempre pi\u00f9 fredda. Con calma inizio la discesa per poi accelerare lentamente ma non basta: ormai il cielo ceruleo ha lasciato posto ad ammassi di corpi neri che mi osservano minacciosi, pronti a colpirmi con un\u2019altra tormenta. La neve candida incomincia a fioccare, il vento si alza e come una spada mi trafigge senza ritegno, ci\u00f2 che era mistico ora \u00e8 cupo, ci\u00f2 che ammiravo ora \u00e8 letale, nessun luogo mi \u00e8 pi\u00f9 famigliare, nessun luogo mi distacca pi\u00f9 dai problemi della vita, nessun luogo \u00e8 pi\u00f9 sicuro. La tormenta cresce, cresce e cresce fino a diventare una gabbia che mi racchiude impedendomi di fuggire. Dovunque provi ad andare mi sento sempre pi\u00f9 perso e disorientato: mi ritrovo in una zona pianeggiante di cui non ricordo, la tempesta continua imperterrita, strane sagome si muovono intorno a me leggiadre ed eleganti danzando nella tormenta accompagnate dal vento. Queste sagome si riuniscono in una di fronte a me, troppo distante per vederla chiaramente e troppo vicina per far finta che non esista. Con un filo di voce chiedo aiuto ma il suono viene portato via dalla tempesta, quasi strisciando mi avvicino alla sagoma: diventa pi\u00f9 distinta, pi\u00f9 femminile, pi\u00f9 aggraziata. Lunghi capelli bianchi le cadono sul viso coprendolo, non sta soffrendo il freddo come me; chiedo di nuovo aiuto, lei mi porge la sua mano: \u00e8 fredda, fredda pi\u00f9 del ghiaccio e pallida, pallida pi\u00f9 della neve che sferza la mai pelle, la mia, la sua \u00e8 liscia ed immacolata. Mi rialzo, pi\u00f9 mi avvicino a lei pi\u00f9 una sensazione di calore mi avvolge ma una di gelo si espande dentro di me, lei si sposta i capelli rivelando degli occhi impassibili color ghiaccio, le sue labbra sono sottili, la sua voce tagliente ma soave:- Ti dimenticheranno, ci dimenticheranno, tutti saranno dimenticati, il tuo nome sar\u00e0 sopraffatto dalla sua stessa entropia, una persona diventer\u00e0 solo un nome, un nome diventer\u00e0 solo una parola, una parola diventer\u00e0 niente, tu diventerai niente, tutti diventeremo niente; come la neve in una tempesta: \u00e8 impossibile trovare un preciso fiocco di neve, nonostante siano tutti diversi tra di loro e come un fiocco di neve anche tu ti accascerai qui, finch\u00e9 non sarai portato via dal vento.- mentre parla le sue dita aggraziate mutano in acuminati artigli di ghiaccio \u2013 Non siamo altro che ondivaghi in una tempesta, temiamo ci\u00f2 che ci circonda, ma senza ci\u00f2 che ci circonda non saremmo altro che pazzi in un deserto. Resta qui, non sei stanco? Non hai freddo?- la sensazione di gelo che cresce dentro di me diventa pi\u00f9 pungente mentre il calore che mi avvolge diventa ustionante \u2013Non hai paura del freddo dentro di te? Non ti piace il calore? Qui sarai al sicuro \u2026 Qui il freddo non ti raggiunger\u00e0.- Il suo ghiaccio inizia ad avvolgermi la mano la quale \u00e8 colta da una da un brivido di freddo, un freddo ustionante. Cerco di liberarmi ma la sua stretta si fa pi\u00f9 potente, la mia speranza \u00e8 stata congelata dal freddo che cerca di sopraffarmi dall\u2019interno.<br \/>\nMi affido a ci\u00f2 che \u00e8 rimasto della mia mente, mi offro al gelo: il ghiaccio che mi imprigionava si frantuma, lascio la donna cadaverica nella sua staticit\u00e0 ed indifferenza per addentrarmi nella tormenta che fa sanguinare le mie guance. Per almeno altre due ora sono in balia del vento e della neve, cerco di mantenere una direzione, ad ogni mio passo pianto gli scarponi nel terreno, pi\u00f9 di una volta rischio di fare un passo che mi potrebbe essere fatale. Il mio corpo e la mia mente sono allo stremo, la tormenta incomincia a calmarsi, la speranza si riaccende in me: anche se non ho pi\u00f9 forze residue allungo il passo e dopo pochi minuti intravedo delle altre sagome, delle tende, il campo base dove potr\u00f2 finalmente riposare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"colonia\"><\/a>Colonia estiva: il racconto di una prigionia<\/h2>\n<p>di Marco Bottaro<\/p>\n<p>ATTENZIONE: se qualcuno legger\u00e0 mai il mio diario di bordo, \u00e8 pregato di farlo con un tono da carcerato ascoltando una colonna sonora drammatica.<\/p>\n<p>Giorno di prigionia numero 1:<br \/>\nEccomi qui, in un autobus con altri trentanove deportati, diretto alla pi\u00f9 orribile di tutte le prigioni per ragazzi: la colonia estiva. Solo perch\u00e9 i miei genitori volevano un po\u2019 di tempo per loro: canaglie! Devo fuggire da qui e gli altri ragazzi sembrano nutrire i miei stessi pensieri: forse potremmo aiutarci a vicenda.<\/p>\n<p>Le nostre celle sono gi\u00e0 pronte e presentano ancora i segni delle povere anime che le abitavano prima di noi: gomme da masticare di contrabbando nascoste nell\u2019imbottitura dei materassi e le tacche incise sulla parete che segnavano lo scorrere dei giorni.<\/p>\n<p>Il primo giorno si \u00e8 svolto in maniera tranquilla, ad eccezione della sera, quando avviene un macabro rituale che consiste nel costringere i ragazzi del campo ad ascoltare dei suoni disumani, che dovrebbero essere i tormentoni dell\u2019estate corrente, emessi da un adulto (poco probabilmente umano) che suona una chitarra scordata.<br \/>\nI risultati sono: una totale incapacit\u00e0 di dormire per il trauma subito ed il dover lavare i cuscini il giorno seguente per via del sangue perso dai timpani.<\/p>\n<p>Giorno di prigionia numero 2:<br \/>\nOggi la sveglia \u00e8 scattata alle sei in punto e le guardie, vestite con la loro uniforme: pantaloncini color cachi e maglietta con il logo della colonia, hanno scortato noi prigionieri alla \u201cmensa\u201d.<br \/>\nLo spettacolo che ho visto rimarr\u00e0 scolpito nella mia memoria: quaranta ragazzi, ridotti a zombie dall\u2019insonnia si dirigevano verso il banco delle vivande con moto ondivago ed erano costretti a mangiare dei cibi che qualunque cuoco non esiterebbe a classificare come rifiuto tossico.<br \/>\nLa condizione non miglior\u00f2 n\u00e9 a pranzo n\u00e9 a cena, la pasta sembrava argilla sia per aspetto sia per sapore, la carne aveva la consistenza della carta, con il risultato che provocava tagli alle labbra degli sfortunati che l\u2019avevano assaggiata, in compenso potevi disegnarci sopra.<br \/>\nLe verdure poi, avrebbero potuto tranquillamente essere usate come armi chimiche.<br \/>\nL\u2019unica cosa decente era il clafoutis: il dolce in s\u00e9 aveva un sapore discreto, mentre le ciliegie erano dure come sassi (nonostante fossero immangiabili le abbiamo usate per giocare a biglie e per caricare le fionde).<br \/>\nPer fortuna tra noi ragazzi c\u2019era un eroe che vendeva cibo di contrabbando ventiquattro ore su ventiquattro: eravamo talmente disperati che in un solo giorno ha acquisito denaro sufficiente per comprare un grattacielo a Montecarlo.<br \/>\nDovr\u00f2 smettere di scrivere per un po\u2019 viste le ispezioni periodiche delle celle.<\/p>\n<p>Giorno di prigionia numero 6:<br \/>\nSi registrano i primi segni di cedimento da parte di alcuni compagni che hanno avuto la brillante idea di scavalcare il muro e fuggire: naturalmente sono stati catturati subito e rispediti in cella senza cena ma questa \u201cpunizione\u201d incoraggi\u00f2 sempre pi\u00f9 ragazzi a fuggire (in quanto evitare un pasto alla mensa \u00e8 stato visto pi\u00f9 come una benedizione), aumentando a dismisura il livello di entropia all\u2019interno del campo.<br \/>\nCome loro, anche io ho nostalgia di casa, ma mi serve un piano, perci\u00f2 continuer\u00f2 ad essere il bardo della situazione, narrando le atrocit\u00e0 che dobbiamo subire.<br \/>\nIn questi giorni sono iniziate le attivit\u00e0 di gruppo: un subdolo stratagemma per privarci della nostra ora d\u2019aria che consiste in torture di vario tipo.<br \/>\nAlcune torture sono fisiche, come lo sport intensivo, il cui unico scopo sembra prepararci per le olimpiadi, altre, come l\u2019ascolto compulsivo di tormentoni estivi sono progettate per logorare lentamente il nostro spirito, ma la tortura peggiore combina queste due tipologie creando cos\u00ec i balli di gruppo; in cui ci si muove in maniera casuale ascoltando canzoncine per bambini di tre anni ottenendo come unico risultato la perdita totale della propria dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Giorno di prigionia numero 7:<br \/>\nOggi ho scoperto che non esiste limite al terrore in questa colonia, quando \u00e8 arrivata l\u2019ora delle docce, o meglio \u201cla\u201d doccia, una sola per quaranta ragazzi con l\u2019acqua a meno venti gradi.<br \/>\nAlcuni ragazzi si sono ibernati e li scongeleranno alla fine del periodo del campo: che fortunati!<br \/>\nDopo essere sopravvissuto all\u2019ipotermia ho incontrato tre ragazzi e tra noi si \u00e8 subito stabilito il classico legame di chi possiede dei traumi in comune.<br \/>\nInsieme abbiamo progettato lo scavo di una buca per passare sotto alla recinzione posteriore che ci porter\u00e0 fuori di qui ed abbiamo radunato qualunque cosa potesse servire per scavare: badili<br \/>\nd\u2019acciaio, palette di plastica, cucchiai, unghie finte ed abbiamo iniziato i lavori il pi\u00f9 silenziosamente possibile.<br \/>\nPresto saremo a casa.<br \/>\nSto finendo lo spazio per scrivere, perci\u00f2 aggiorner\u00f2 questo diario solo al termine dello scavo.<br \/>\nAuguro ai deportati ancora presenti nel campo ogni bene.<br \/>\nAddio.<\/p>\n<p>Giorno di libert\u00e0 numero 1:<br \/>\nOggi, finalmente sono riuscito ad evadere dopo sette giorni di scavo, ma mentre stavo correndo verso la libert\u00e0, ho notato in lontananza un\u2019automobile, color grigio adamantino, dei miei genitori venuti a prendermi per la fine del periodo in colonia.<\/p>\n<p>Giornata normale:<br \/>\nLascer\u00f2 a chiunque trover\u00e0 questo diario l\u2019arduo compito di indovinare quante e quali imprecazioni snocciolai sul momento (non furono poche).<br \/>\nSaranno passati anni da quei giorni in pri\u2026ehm, colonia ma ricordo ancora tutto nei minimi dettagli: le giornate passate a carbonizzarci al sole, le alleanze stipulate per garantire la sopravvivenza e soprattutto la magnifica sensazione, dopo aver lasciato quel luogo infernale di vedere tutto tornare alla normalit\u00e0, eccetto me.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"crudele\"><\/a>La fine di una crudele<\/h2>\n<p>di Riccardo Moncada<\/p>\n<p>Finalmente ho realizzato: sono stronza come un uomo, e crudele, crudele come solo una donna pu\u00f2 esserlo.<br \/>\nDa neanche un mese sono stata nominata dirigente di un reparto e gi\u00e0 ho scompigliato il mondo. Alle mie dipendenze lavorano trenta impiegati, tutti uomini. La prima volta che mi hanno vista, sghignazzavano fra gomitate e sorrisi. L\u2019idea di un capo in minigonna e tette, li eccitava. Adesso, fra lacrime d\u2019odio, maledicono l\u2019infausto giorno di mia madre e mio padre. Sono contenta di esercitare il potere su di loro, di trattarli come stracci. Occorre marcare le distanze per considerarli quel che sono: uomini inutili inetti. Devono soffrire come dei dannati, tacere ai miei ordini.<br \/>\nSar\u00f2 ai limiti del mobbing, ma ne sono felice.<br \/>\nI miei capi sono soddisfatti. Dal mio arrivo la produttivit\u00e0 del reparto \u00e8 schizzata a livelli mai raggiunti.<br \/>\nIl direttore, in confidenza, mi ha detto: \u00abBrava, lei far\u00e0 una brillante carriera.\u00bb<br \/>\nL\u2019ho guardato di sottecchi. Godi coglione, sapessi con quanta voglia farei ruzzolare pure te gi\u00f9 dalle scale.<br \/>\nSeduta alla scrivania, a volte, mentre compilo giudizi punitivi e programmi sfiancanti, mi soffermo fra le carte. Avverto un ribrezzo verso me stessa. L\u2019acido corrosivo del senso di colpa che sussurra: \u201cForse esageri, potrebbe essere diverso.\u201d<br \/>\nMa poi, il pensiero ondivago torna a condensarsi nel ribollire della rabbia, fra i solchi non sopiti del dolore.<br \/>\nMio marito aveva una relazione stabile con un\u2019altra donna, da tre anni ormai. Condivideva con me le abitudini, la forma; con lei la passione.<br \/>\n\u00abNon ho amato nessuna cos\u00ec come amo lei\u00bb, mi ha urlato in faccia mentre piangendo imploravo un disperato perch\u00e9.<br \/>\nStare con me e desiderare un&#8217;altra.<br \/>\nNegli attimi di abbandono, non riesco a reagire alla rassegnazione. Sono una donna perduta. Per questo devo proseguire la mia guerra. La devo a me, alle donne umiliate dalle menzogne di un uomo che pur giurando amore, ha tradito.<br \/>\nFra tutti i miei sottoposti per\u00f2, ce n\u2019\u00e8 uno che mi turba. Un bravo ragazzo, da poco sposato, gentile e disponibile con i colleghi martoriati. Sembra l\u2019uomo perfetto. Quello premuroso e attento che ogni donna meriterebbe. L\u2019ho preso volutamente di mira. Lo bacchetto anche senza colpe, quasi aspettassi un suo perch\u00e9 da urlarmi in faccia. Invece subisce a sguardo chino. Accetta la mia condanna con dignit\u00e0.<br \/>\nA fine lavoro la moglie lo viene a prendere. Lui sale in auto, si baciano e nella libert\u00e0 sorride, quasi chiudesse una porta alle sue spalle.<br \/>\nStamattina il mio ex mi ha mandato un messaggio: \u201ctu sei stata il pi\u00f9 grande sbaglio della mia vita!\u201d<br \/>\nCome si sopravvive a una ferita mortale?<br \/>\nAnnientata fin dentro l\u2019anima, avvertivo la necessit\u00e0 di reagire. Il mio sottoposto perfetto \u00e8 in malattia da cinque giorni. Lo immaginai abbracciato a sua moglie, felice.<br \/>\nD\u2019impulso afferrai il telefono. Non potendo colpire il mio ex, avrei potuto punire lui mandandogli l\u2019ispezione medica a casa.<br \/>\nLe dita tremanti composero il numero. Con il cuore che rimbalzava forte dentro al petto attesi gli squilli\u2026<br \/>\n\u00abPronto\u00bb inton\u00f2 cupa la voce dell\u2019ispettore sanitario. \u00abDottoressa, riconosco il numero. Mi dica, chi dobbiamo inculare questa volta?\u00bb Rise, volgare.<br \/>\nRigida lungo la schiena chiusi gli occhi e abbassai la cornetta.<br \/>\nNon ero pi\u00f9 in grado di contenere il fiume di dolore, che privo di argini penetrava fra i ricordi che in questi anni avevo provato a dimenticare.<\/p>\n<p>Ero seduta al tavolino del bar, intenta a scrivere la tesi di laurea. Lui, raggiante, lindo nella sua divisa di cuoco, poggi\u00f2 sul tavolino un piatto e una conchiglia.<br \/>\n\u00abCosa sono?\u00bb chiesi infastidita, fissando quello sconosciuto.<br \/>\n\u00abQuesta \u00e8 la conchiglia che ho pescato oggi dal mare. Mentre nel piatto c\u2019\u00e8 una fetta di Clafoutis, la mia torta preferita, l\u2019ho preparata appositamente per te.\u00bb<br \/>\n\u00abGrazie, ma non posso accettare.\u00bb<br \/>\n\u00abHai mai guardato oltre la realt\u00e0 apparente delle cose? Io l\u2019ho fatto in questi giorni. Ti ho scrutata da quella finestra della cucina e mi sono innamorato di te. Non m\u2019importa se tu non mi amerai. Io continuer\u00f2 a guardarti e ad amarti. \u00c8 questo ci\u00f2 che desidera il mio cuore.\u00bb<br \/>\n\u00abNon puoi amarmi, nemmeno mi conosci!\u00bb<br \/>\n\u00abPer amare non occorre un perch\u00e9. Si ama perch\u00e9 si ama.\u00bb Mi mand\u00f2 un bacio con le dita e si volt\u00f2 per rientrare.<br \/>\n\u00abSappi che sei il ragazzo pi\u00f9 odioso che abbia mai conosciuto. E da oggi, per prenderti in giro, ti chiamer\u00f2 come questa tua torta: Clafoutis.\u00bb<br \/>\nLui impenitente sorrise: \u00abNon chiedo di meglio, dolcissimo amore mio.\u00bb<\/p>\n<p>L\u2019ufficio riapparve nella sua luce grigia.<br \/>\nIl mio cuore smise di battere.<br \/>\nCome se il mondo fosse su di uno spigolo precario, mi alzai di scatto. Senza prendere la borsa e la giacchetta del tailleur, con la foga di una ladra corsi via sotto gli sguardi increduli dei miei sottoposti.<br \/>\nFra i singhiozzi che sgretolavano le roccaforti del mio dolore, continuai a correre per strada.<br \/>\n\u00abClafoutis\u00bb sussurravo ai passanti che si scansavano.<br \/>\n\u00abClafoutis\u00bb urlai al semaforo rosso che voleva bloccare l\u2019entropia dell\u2019odio che come ruggine si scrostava dalla mia pelle.<br \/>\nRapida, con i polmoni sovraccarichi di respiro, imboccai il lungomare.<br \/>\nCon un balzo saltai la ringhiera. I tacchi si conficcarono nella sabbia, caddi e a piedi nudi ripresi la mia ultima corsa verso il mare.<br \/>\nClafoutis era l\u00ec, ad attendermi.<br \/>\nL\u2019incontro di quell\u2019estate. Il nostro primo bacio. Il ragazzo impertinente che ti stringe e che ti ama solo perch\u00e9 \u00e8 amore. Clafoutis, lui, l\u2019uomo che mentre annegavo fra la tempesta delle onde, ha rinunciato alla sua vita per salvare la mia.<br \/>\nEntrai nell\u2019acqua.<br \/>\nCon l\u2019impeto che non deve pi\u00f9 risparmiare forze, bucai la coltre tinta di blu.<br \/>\nIn quella dimensione ovattata, distante dai suoni e ogni altra materia, con i tailleur che mi affondava, fra le dune del deserto di sabbia del fondo, intravidi il bagliore adamantino di una conchiglia. In un ultimo sforzo tesi il corpo, allungai la mano e la strinsi, forte.<br \/>\nSopra di me, oltre la volta delle acque vidi l\u2019ultimo baluginio del sole.<br \/>\nChiusi gli occhi, aprii la bocca: \u201cPerdonami, amore mio.\u201d<\/p>\n<p>I sensi, torpidi, ripresero a fluire lentamente. Aprii gli occhi e fui accecata da una luce color panna.<br \/>\nSopra di me, sagome scure si agitavano e mi scuotevano il corpo.<br \/>\n\u00abSignora!\u00bb<br \/>\n\u00abSignora!\u00bb<br \/>\n\u00abSi sente bene?\u00bb<br \/>\nSentii una mano forte battere sulla mia schiena e vomitai acqua salata.<br \/>\n\u00abSignora\u2026 signora.\u00bb<br \/>\n\u00abRespira, fermi respira.\u00bb<br \/>\nAttorno a me vidi un gruppo di giovani. I visi sbarbati, le mascelle pronunciate, le spalle forti.<br \/>\nProvai ad alzare il braccio. Era pesante. Uno di loro allung\u00f2 la mano.<br \/>\n\u00abCerca questa, la conchiglia? La teneva stretta nel pugno.\u00bb<br \/>\nAnnuii. Feci segno di volermi alzare.<br \/>\nL\u2019uomo con la conchiglia delicatamente mi afferr\u00f2 da sotto le ascelle e mi mise seduta.<br \/>\nIn silenzio, guardandosi l\u2019un l\u2019altro, attesero che mi riprendessi.<br \/>\n\u00abAdesso sto bene\u00bb dissi, \u00abpotete andare, grazie.\u00bb<br \/>\nLi vidi allontanarsi correndo lungo la battigia. Adesso avrebbero avuto qualcosa da raccontare.<br \/>\nSvuotata di tutto, restai a guardare il mare.<br \/>\n\u00abMi hai fatto spaventare\u00bb inton\u00f2 una voce alle mie spalle.<br \/>\nMi voltai. Uno di loro era rimasto a controllarmi.<br \/>\nSi sedette al mio fianco e giochicchi\u00f2 con la conchiglia lanciandola da una mano all\u2019altra.<br \/>\n\u00abChe ci fai ancora qui?\u00bb dissi sgomenta. \u00abRaggiungi i tuoi amici.\u00bb<br \/>\n\u00abLoro se la caveranno, preferisco restare qui.\u00bb<br \/>\n\u00abPerch\u00e9?\u00bb indicai il mare. \u00abHai paura che mi butti di nuovo?\u00bb<br \/>\n\u00abNo\u2026 figurati\u2026\u00bb pieg\u00f2 di lato la testa. \u00abInvece s\u00ec. Sembri la classica matta disposta alla reiterazione.\u00bb<br \/>\n\u00abAnche se fosse? A te cosa importa?\u00bb<br \/>\n\u00abSono stato io a tirarti fuori dalle onde.\u00bb<br \/>\n\u00abTi ho gi\u00e0 ringraziato.\u00bb<br \/>\n\u00abNon basta. Voglio essere certo che stai bene. E poi, diciamo che devo tutelare l\u2019investimento della mia fatica.\u00bb<br \/>\n\u00abSei uno sciocco. Se volessi togliermi la vita di nuovo, potrei tornare domani e ti avrei fregato.\u00bb<br \/>\n\u00abVuol dire che aspetter\u00f2 fino a domani. E se occorresse anche dopodomani e quello dopo ancora.\u00bb<br \/>\n\u00abNon valgo le tue premure. Ti confesso un segreto: io sono una donna crudele.\u00bb<br \/>\n\u00abCrudele quanto?\u00bb<br \/>\n\u00abParecchio. Odio tutti gli uomini e li tratto pure male.\u00bb<br \/>\n\u00abCiascuno ha i suoi difetti\u00bb mi diede un colpetto con la spalla e scoppi\u00f2 a ridere.<br \/>\nLo fissai per la prima volta. Era giovane\u2026 bello\u2026 troppo odioso per lasciargliela vinta.<br \/>\n\u00abVuoi andartene?\u00bb<br \/>\n\u00abNo.\u00bb<br \/>\n\u00abMi stai facendo stalking.\u00bb<br \/>\n\u00abStalking antisuicidio vostro onore, ho le attenuanti.\u00bb Scosse la testa. \u00abDa qui non mi schiodo, arrenditi Donna Crudele.\u00bb<br \/>\n\u00abSe vuoi provarci, sappi che non sono una milf e potrei essere tua madre.\u00bb<br \/>\n\u00abMa non sei una milf, cos\u00ec come non sei mia madre. E poi non potrei andarmene. Sei stata tu a farmi promettere di restare.\u00bb<br \/>\n\u00abIo? Vaneggi!\u00bb<br \/>\n\u00abMentre ti riportavo a riva. Mi hai detto: Clafoutis, abbracciami forte. Non mi lasciare pi\u00f9, promettilo.\u00bb<br \/>\nRestai a bocca aperta. \u00abIo, io\u2026 Ho detto questo? Non dovevo\u2026 e tu, tu non dovevi ascoltare\u2026 Ti prego, dimentica.\u00bb<br \/>\n\u00abMi dispiace. Si pu\u00f2 dimenticare solo ci\u00f2 che non si sa. A proposito, chi \u00e8 questo formaggio di Clauu\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abClafoutis, \u00e8 una torta.\u00bb<br \/>\n\u00abAppunto, visto che dubito che una che sta annegando dica a una torta abbracciami, presumo che ti riferivi a un bardo giovane che\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abNon posso dirti nulla. Ogni donna in fondo al proprio cuore custodisce segreti che non potr\u00e0 mai confessare.\u00bb<br \/>\n\u00abLe cose cambiano. Fossi passato da questa spiaggia un minuto troppo presto o un minuto troppo tardi, tu saresti morta annegata. Ci\u00f2 che abbiamo vissuto o ci\u00f2 che vivremo, tutto \u00e8 connesso. Avevi scelto di morire, merito di sapere da cosa ti ho salvato. Magari ascoltandoti scoprir\u00f2 qualcosa di me che non sapevo.\u00bb<br \/>\n\u00abTu sei matto!\u00bb<br \/>\n\u00abAnche tu!\u00bb<br \/>\n\u00abLa mia\u2026 \u00e8 una storia lunga.\u00bb<br \/>\n\u00abBeh, se devo vegliarti oggi e domani e chiss\u00e0 per quanto\u2026 credo d\u2019avere parecchio tempo!\u00bb<br \/>\nFra i palmi delle mie mani, vi accucci\u00f2 la conchiglia.<br \/>\nStrusciai il pollice su quel dorso rugoso sottratto al mare. Guardai il perpetuo rincorrersi delle onde. Scrutai l\u2019uomo seduto al mio fianco. Lui sorrise e io\u2026 oltre i turbini che si infrangono fra gli specchi dell\u2019odissea chiamata vita, dopo tanto, dopo tanto molto tempo, io sorrisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><a name=\"gattobardo\"><\/a>Il Gatto Bardo<\/h2>\n<p>di Lucia Filetti<\/p>\n<p>L\u2019autunno era alle porte e i gerani andavano messi al pi\u00f9 presto a dimora. Nuvole oscure, foriere di tempesta, si affacciavano dal versante orientale del colle e questo era segno che l\u2019estate era davvero giunta al termine. Una folata improvvisa di vento odoroso di pioggia ed elettricit\u00e0 aveva indotto Zelda ad alzare gli occhi.<br \/>\nUn rombo cupo scese dal cielo, interrompendo la malinconia dei ricordi. Elisabetta si affrett\u00f2 a rialzarsi, senza dare retta alle lamentele della schiena. Chiuse il cancelletto dell\u2019orto e, incespicando goffamente, attravers\u00f2 il giardino. Il vento scuoteva il rosmarino che cresceva rigoglioso nella fioriera delle erbe officinali: le infiorescenze ormai rinsecchite dell\u2019origano intrecciavano il loro profumo con quello del timo limonino.<br \/>\nL\u2019anziana scrittrice entr\u00f2 quasi correndo sotto il portico e avanz\u00f2 nel tinello con passi incerti, che le conferivano un andamento ondivago. Quella mattina era intirizzita e indolenzita: aveva lavorato china nell\u2019orto, per sistemare gli ultimi ortaggi, cavolfiori, broccoli, radicchio. Ne aveva raccolto davvero in quantit\u00e0 e per fortuna sua cugina Franca, esperta di rimedi erboristici e sperimentatrice di audaci ricette, le aveva girato via email le singolari indicazioni per una composta di radicchio da consumare con formaggi stagionati, quali un distitu o un tinnias sardi, che faceva arrivare da Dorgali ormai da trent\u2019anni, da quando Corrado, suo marito, le aveva fatto scoprire quella terra aspra e generosa, profumata di mirto. Sorrise amaramente, pensando alle estati trascorse alla Maddalena o a Cala Gonone. Corrado era un brillante ingegnere. Aveva girato il mondo per lavoro e portava Elisabetta con lui. Lei era affascinata dalle persone che incontravano durante il peregrinare continuo da un continente ad un altro, innamorata della vita e di un uomo fantastico. Non avevano mai pensato ad avere un figlio e, quando avevano preso in considerazione la possibilit\u00e0 di farlo, era troppo tardi.<br \/>\nElisabetta si tolse il cappello in paglia di Firenze e scosse i riccioli argentati che erano sfuggiti dall\u2019elaborato chignon.<br \/>\nAveva acquistato i pomodori verdi che arrivavano dalla Spagna. Le servivano per realizzare una ricettina che aveva letto in un romanzo francese: un clafoutis. Bastava mescolare insieme pochi ingredienti, accendere il forno e godersi la piacevole armonia di profumi che sarebbero scaturiti.<br \/>\nOfelia, un pastore scozzese femmina, richiam\u00f2 la sua attenzione: quella mattina era inquieta e scodinzolava avanti e indietro dalla recinzione al portico. Uggiolava. Abbaiava. Correva fuori di nuovo e di nuovo tornava in casa. Elisabetta non capiva l\u2019ansia del cane: come si poteva star tranquilli cos\u00ec? Fuori si stava per scatenare un temporale coi fiocchi ed Ofelia non sentiva ragione: continuava a richiamare l\u2019attenzione della sua umana verso il giardino. Infine, la padrona cedette: sotto il cespuglio odoroso di salvia, un piccolo fagottino nero rabbrividiva ad ogni soffio di vento. Ofelia la leccava con la sua lucida lingua rosa e la piccola creatura gir\u00f2 la testina verso un\u2019incredula Elisabetta, apr\u00ec una piccola e umida bocca sdentata lasciando cane e padrona senza fiato: un gatto, anzi un micetto appena nato. La donna, emozionata, si raddrizz\u00f2 e apri le labbra per chiamare il marito, ma la voce le mor\u00ec in gola: Corrado era mancato a luglio e lei non si era ancora abituata all\u2019idea. Quanto le mancava! Negli ultimi istanti di vita, prima di spirare, si era voltato verso di lei, pallido sul cuscino della loro stanza, mentre il medico era uscito dopo l\u2019ennesima visita a casa loro, ormai un amico.<br \/>\n\u201cHai finito il romanzo su Taliesin il Bardo? Devo fare in tempo a leggerlo, sai che ci tengo ad essere io il primo.\u201d Corrado era il suo critico pi\u00f9 severo.<br \/>\n\u201cAmore, finir\u00e0 che, come Tomasi di Lampedusa, il mio romanzo verr\u00e0 pubblicato postumo, se vado avanti di questo passo. Non ho spunti! Tante ricerche su antichi scritti e mi ritrovo arenata come una goletta su una secca\u201d. Elisabetta sospir\u00f2.<br \/>\n\u201cTomasi di Lampedusa: \u00e8 singolare che tu lo citi ora. Stavo pensando che, quest\u2019anno, per cambiare, potevamo andare a trovare i nostri parenti in Sicilia.\u201d. Ebbe un piccolo singulto ma continu\u00f2: \u201cPer\u00f2, Elisabetta, non lasciarti travolgere dal caos delle idee. Lo so come sei fatta e lo percepisco nell\u2019aria: non smetti anche tu come il salto di entropia stia sconvolgendo l\u2019aura che aleggia attorno a te?\u201d<br \/>\nInspir\u00f2 a fatica e le rivolse un sorriso mesto: \u201cSei il mio Bardo preferito, Elisabetta. \u00c8 tanto che te lo volevo dire, mio prezioso gioiello, con questi riflessi adamantini che brillano nei tuoi occhi e mi emozionano ogni volta! Non lasciare che questo ti scalfisca, promettimelo, Elisabetta!\u201d<br \/>\nUna lacrima gli rig\u00f3 il volto, trascinando via l\u2019ultimo respiro.<br \/>\nElisabetta guard\u00f2 quel batuffolo nero come l\u2019ebano e mormor\u00f2: \u201cTu, piccola creatura&#8230; ti chiamerai Gatto Bardo. Benvenuta nella nostra vita!\u201d e avvolse il piccolo micetto nel suo grembiule a quadretti Vichy.<br \/>\nL\u2019anziana scrittrice rientr\u00f2 in casa, apr\u00ec il forno e pose il profumato clafoutis sul tavolo di legno. Era tardi, ma apr\u00ec lo scrittoio e riprese il romanzo di Taliesin, mentre Gatto Bardo le dormiva in grembo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riportiamo di seguito, in ordine di arrivo, i racconti inviati dai partecipanti non blogger per il contest Racconti da spiaggia di webnauta. L&#8217;elenco completo dei concorrenti in gara nell&#8217;articolo\u00a0Racconti da spiaggia, un contest letterario per l\u2019estate! 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