Le ho mai raccontato del vento del Nord - La settima onda di Daniel Glattauer

Le ho mai raccontato del vento del Nord?
Il romanzo epistolare moderno

“Emmi, mi scriva. Scrivere è come baciare, solo senza labbra. Scrivere è baciare con la mente.”
Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord

 

Sembra che io non vi dia retta, quando mi dite che dovrei leggere questo o quel romanzo che vi ha rapito il cuore. Resto lì a fissarvi mentre mi raccontate porzioni di trama, cosa vi ha incantato della storia o dei protagonisti, il motivo per cui siete convinti che lo dovrei leggere anch’io. Me lo segno nella lista chilometrica delle letture future, magari lo scrivo nel taccuino che porto sempre in borsa, proprio lì davanti a voi, e poi non me ne sentite più parlare, vero? Così pensate che io non vi ascolti!
E invece… i romanzi hanno bisogno del momento giusto per ogni lettore.

Una notte in parcheggio, prima di risalire in auto e riprendere la via per casa dopo una cena tra compagni di scuola ritrovati, la mia amica Martina mi chiede se conosco Daniel Glattauer e l’incredibile storia che l’ha tenuta stretta alle pagine. C’era poca luce proveniente dal lampione lontano, eppure le ho viste bene le scintille nel suo sguardo, quello del lettore ammaliato, travolto, conquistato per sempre. A quell’ora tarda lei mi ha raccontato del vento del Nord di Daniel Glattauer, certa che mi sarebbe piaciuto. Aveva ragione, ovviamente, anche dopo così tanti anni che non ci vedevamo.

Cosa ancora più curiosa che fosse proprio un’amica di penna a suggerirmi un romanzo epistolare moderno. Dopo che le nostre carriere scolastiche si sono divise, io e Martina ci scrivevamo, le care belle lettere cartacee, quelle in carta colorata, disegnata, profumata, con penne di ogni colore e tratto, adesivi e brillantini compresi. Dopo il mio trasloco in un altro paese, avevamo pure un portalettere esclusivo, un’amica comune che ci aiutava a risparmiare francobolli e ritardi postali. Conosce(va) i miei gusti e se lei mi dice che quel romanzo mi piacerà, non ho motivo di dubitare.
Così l’ho preso subito, ma l’ho tenuto lì, come una bottiglia di vino buono che aspetta la giusta occasione.

Le ho mai raccontato del vento del Nord non l’ho letto, no, l’ho proprio divorato e poi mi sono buttata subito sul seguito, La settima onda, perché non poteva proprio finire così alla cieca, doveva esserci di più, tra Emmi e Leo. Per quattro giorni sono stata deliziata dal vento del nord, dai suoi sussurri.
E Daniel Glattauer prontamente non mi ha deluso. Mi ha strabiliato!! 🙂

 

Il romanzo epistolare classico

Non so voi, ma il primo romanzo epistolare classico che mi sovviene alla mente è I dolori del giovane Werther di Goethe, composto dalle lettere del protagonista Werther, ragazzo di buona famiglia e cultura, al suo amico Guglielmo narrando la sua sofferenza per un amore non corrisposto della bella Charlotte, già promessa sposa ad un altro uomo, Albert. Non solo il titolo dell’opera mi ha sempre indisposto alla rilettura, che di dolori abbiamo già i nostri senza farci carico di quelli di Werther, ma anche il tragico finale non mi ha lasciato particolarmente entusiasta.

C’è poi il corrispettivo italico di Werther, le Ultime lettere di Jacopo Ortis scritte da Ugo Foscolo ricalcando quasi la stessa trama, se non consideriamo la connotazione politica sullo sfondo: Jacopo Ortis si ritira in campagna, proprio qui nelle mie zone, tra i Colli Euganei, e scrive all’amico Lorenzo delle sue nuove conoscenze, della famiglia del signor T. e di sua figlia Teresa, promessa sposa ad Odoardo. A differenza di Charlotte, Teresa non ama Odoardo, anzi ben corrisponde l’amore di Jacopo, ma è costretta a sposarsi per risolvere i problemi economici del padre. Il finale è ugualmente tragico e le ultime parole sono lasciate ad una lettera dell’amico Lorenzo. Una lettura poco allegra anche questa.

Il primo romanzo epistolare che mi ha dato qualche soddisfazione (e questa mia frase potrebbe suonare ambigua! 😀 ) è Le relazioni pericolose di Laclos. Avevo visto in televisione il film del 1988, pluripremiato agli Oscar, con un’eccezionale Glenn Close, un affascinante John Malkovich e un’incantevole Michelle Pfeiffer, senza contare i giovanissimi Uma Thurman e Keanu Reeves. Ma nonostante la pellicola sia perfetta come interpretazioni, ambientazione e ricostruzione storica, mi aveva lasciato un po’ di confusione sulle dinamiche dei personaggi. C’erano delle lettere sì, anche molto appassionate, che viaggiavano di nascosto, corrompendo l’innocenza e le buone intenzioni, falsando i sentimenti per biechi scopi, ma quanto aveva dovuto tagliare lo sceneggiatore dal romanzo? Così sono corsa a leggere il libro, sorpresa di trovarmi una raccolta di varie lettere scritte da diversi mittenti per altrettanto differenti destinatari, missive che via via componevano gli eventi, dando piena forma ai loro protagonisti. La fortuna di aver visto il film prima di scorrere la carta stampata è che leggendo potevo rivedere mentalmente gli stessi visi e le stesse movenze degli attori, apprezzando maggiormente la storia.

Solo lo scorso anno poi ho scoperto altri due romanzi epistolari, che non sapevo avessero questa precisa forma: anche se conoscevo bene la trama (e chi non li conosce questi due colossi poi?!) li avevo sempre tenuti da parte, per qualche pregiudizio e per troppi lungometraggi al cinema.
Il primo è stato una rivelazione, quel Frankenstein di Mary Shelley che avevo sempre scansato a causa del mostro orrendo nelle varie pellicole cinematografiche, soprattutto per la versione di Kenneth Branagh del 1994 eccessivo nei particolari macabri. Della mia lettura, che mi ha permesso di apprezzare degnamente questo classico, ne trovate scritto in questo post: Frankenstein. Ovvero quando il cinema rovina i classici 
Certo è un romanzo epistolare ben nascosto, dato che le lettere sono poche e così lunghe che il lettore può benissimo dimenticarsi della loro esistenza. Sembra semplicemente scritto in prima persona dal capitano Robert Walton in missione tra i ghiacci del Nord.

Totalmente al contrario l’esperienza con Dracula di Bram Stoker. Questa volta partivo dai ricordi romantici del leggendario film di Francis Ford Coppola, con Winona Ryder e Gary Oldman meravigliosi nei ruoli di Mina Murray e del Principe Vlad. Più che di un romanzo epistolare, si tratta di una raccolta di frammenti, di lettere tra amiche e fidanzati, con l’aggiunta di relazioni, pezzi del diario personale di Mina, presunte pagine di giornale allegate, resoconti medici, trascrizioni di appunti registrati sul grammofono. Elementi diversi che nell’idea dell’autore dovrebbero conferire autenticità alla storia. Per quanto mi sia piaciuta la lettura, non era all’altezza dell’amore senza tempo raccontato da Coppola. Le mie impressioni le ho spiegate in questo post: Dracula di Bram Stoker (o di Francis Ford Coppola) 

Volendo avvicinarci ai nostri giorni, un altro romanzo epistolare, successo italiano anche all’estero, è Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. Questo libro è una lunga lettera, più simile ad un diario però, che la nonna Olga lascia alla nipote partita per studiare in America, confessandole i segreti della loro famiglia, e della loro stessa esistenza, prima della morte che Olga sente tristemente avvicinarsi. Non è una narrazione cronologica lineare, ma trasportata dai pensieri e dalle riflessioni della nonna, che ripercorre la sua vita travagliata, dal matrimonio senza affetto con Augusto all’incontro con il suo vero amore Ernesto, alla nascita della loro figlia Ilaria, paternità imputata però al marito. Dall’incidente di Ernesto che la porta in grave depressione, all’incidente della stessa Ilaria, che le lascerà in affido la sua unica nipote, a cui sta scrivendo. Un romanzo intenso, di passioni forti e tragiche.

Rimanendo nella struttura del diario, ammesso che possa essere considerato un romanzo epistolare, non possiamo dimenticare la rivoluzione de Il diario di Bridget Jones di Helen Fielding. Questo libro ha indubbiamente segnato un’epoca ed aperto ad un nuovo genere letterario, il “chick lit” dedicato alle giovani donne indipendenti a caccia di matrimonio. In fondo il diario è una lettera scritta ad un amico immaginario, o forse un po’ a sé stessi. E il diario di Bridget ha la particolarità di riportare sempre dopo la data il peso della protagonista, gli alcolici trangugiati, il numero di sigarette consumate e le calorie accumulate durante la giornata e indicatori del suo umore. Nelle fatiche di Bridget in lotta col proprio aspetto si sono riconosciute milioni di donne, non a caso.

Un altro romanzo rosa dove le lettere hanno contribuito alla tensione narrativa è sicuramente I Love Shopping di Sophie Kinsella. Ho letto il libro qualche anno dopo il suo successo come bestseller e le missive minatorie delle banche, delle carte di credito e dei negozi che vogliono rientrare dallo scoperto con Becky Bloomwood, un’ingiunzione all’inizio di ogni capitolo, sono divertenti e terribili al contempo. Ricordo di averlo letto con ansia, quasi che i suoi debiti fossero i miei! Quando entrava in un negozio, magicamente attirata dalla firma di un stilista e dal cartello “Saldi”, urlavo alla pagina scritta “Esci di lì, ti prego!!” 😀
Se togliamo quelle comunicazioni commerciali dal libro, perderà gran parte del suo fascino. Aggiungo: se avete visto il film e non vi è piaciuto, tutto normale. Quella pellicola non rende affatto giustizia alla fantasia di Becky e nemmeno al fascino magnetico del suo Luke Brandon. Assolutamente meglio il romanzo!

Queste sono su per giù le mie conoscenze sul romanzo epistolare.
Finché qualcuno mi ha chiesto se ho mai sentito parlare del vento del Nord e di Daniel Glattauer…

 

Le email di Daniel Glattauer

Nessun oggetto
Buon Natale e Felice Anno Nuovo, Emmi Rothner.

Due minuti dopo
R:
Cara Emmi Rothner, in pratica non ci conosciamo, ma la ringrazio per la sua affettuosa e oltremodo originale e-mail collettiva! Se c’è una cosa che adoro sono le e-mail collettive per una collettività cui non appartengo. Distintamente, Leo Leike.

18 minuti dopo
RE:
Perdoni il disturbo per iscritto, signor Distintamente Leo Leike. Qualche mese fa, volendo disdire un abbonamento, casualmente sono incappata nel suo indirizzo e-mail, che per sbaglio è finito nel mio database dei clienti. Lo cancellerò immediatamente.
P.S. Se le viene in mente una formula più originale di “Buon Natale e Felice Anno Nuovo” per augurare “Buon Natale e Felice Anno Nuovo”, non se la tenga per sé.
Nel frattempo, Buon Natale e Felice Anno Nuovo! E. Rothner.

Daniel Glattauer, Le ho mai raccontato del vento del Nord

Inizia sostanzialmente così la storia tra Emmi Rothner e Leo Leike, solo ed esclusivamente via mail, nel primo romanzo Le ho mai raccontato del vento del Nord di Daniel Glattauer, giornalista austriaco che ha esordito proprio con questo libro, divenuto in poco tempo bestseller mondiale. Der Spiegel l’ha definito “Uno dei più coinvolgenti dialoghi d’amore della letteratura contemporanea”.
Emmi Rothner invia tre mail di disdetta ad una rivista ma sbaglia l’indirizzo, lasciandosi scappare una “ei” al posto di una “i”. Le riceve tutte lo sconosciuto Leo Leike, il quale un po’ infastidito l’avvisa dell’errore. Passano altri nove mesi e giungono da Emmi Rothner proprio quei freddi auguri natalizi nel momento in cui, lo scopriremo appena dopo, Leo Leike è stato lasciato dalla fidanzata. Un po’ per gioco e un po’ per noia, forse per un pizzico di curiosità e di avventura, comincia quest’amicizia virtuale tra Emmi, 34 anni, felicemente sposata con Bernhard e madre acquisita dei due figli di lui, con Leo, 36 anni, assistente universitario di psicolinguistica, nuovamente sigle. Una corrispondenza fitta, irriverente, sincera, passionale nella maniera più pura e folle. Emmi e Leo sono voraci delle mail l’uno dell’altra, ma schivi a portare questo rapporto nella realtà quotidiana.

Comunichiamo dentro una bolla d’aria. Abbiamo garbatamente confessato che lavoro facciamo. In teoria, lei potrebbe realizzarmi un bel sito internet, e in cambio io le traccerei un (pessimo) psicogramma linguistico. Tutto qui. Grazie a un’orrida rivista locale, sappiamo di abitare nella stessa città. E poi? Niente di più. Non c’è nessuno intorno a noi. Abitiamo in un non-luogo. Siamo senza età, senza volto. Il giorno e la notte non esistono. Siamo fuori dal tempo. Abbiamo solo gli schermi del computer, rigorosamente top secret, e un hobby in comune: l’interesse per un perfetto sconosciuto. Che bravi!
Per quel che mi riguarda – glielo confesso – lei, cara Emmi, mi interessa da matti!
Non so dirle perché, ma so che c’è stato un motivo scatenante. Però so anche quanto sia assurdo il mio interesse, non sopravvivrebbe mai a un incontro, e non è una questione di aspetto fisico, età, capacità di trasporre in un eventuale appuntamento il notevole fascino delle sue e-mail e di infilare nelle corde vocali, nelle pupille, negli angoli della bocca e nelle narici l’ironia dei suoi messaggi. Sospetto che questo mio “folle interesse” si nutra esclusivamente della casella di posta. Perciò suppongo che qualsiasi tentativo di farlo uscire da lì si risolverebbe in un misero fallimento.

 

Si sente provocato? No? Lo immaginavo. Piuttosto, temo il contrario: a essere provocata qui sono io, Leo. Il suo è un modo poco ortodosso ma straordinariamente risoluto di farmi appassionare sempre più: lei vuole e, al tempo stesso, non vuole sapere niente di me. A seconda delle giornate, sfoggia un “folle interesse” o un disinteresse ai limiti del patologico. E, a seconda, la cosa mi inquieta o mi stuzzica.
Al momento, siamo di nuovo al “mi stuzzica”. Lo confesso. Ma forse lei è un lupo di grandine (rumeno) solitario, inibito, randagio, grigio, incapace di guardare negli occhi una donna. Uno che ha una paura da matti degli incontri veri. Che deve costruirsi mondi immaginari perché non sa cavarsela in quello concreto, reale, da vivere e toccare con mano. […]
No Leo, è semplice, mi ha fatto impazzire. Lei mi piace. E tanto! Tanto, tanto, tanto!
E non riesco proprio a credere che lei non voglia incontrarmi. Non dico che dobbiamo vederci per davvero. Non dobbiamo farlo, non per forza! Però mi piacerebbe, per esempio, sapere che aspetto ha. Mi spiegherei molte cose. Voglio dire, mi spiegherei perché scrive come scrive. Perché cosi avrebbe l’aspetto di uno che scrive come lei. E io muoio dalla curiosità di sapere che aspetto ha uno che scrive come lei.

 

Come portare avanti un romanzo costruito solo di mail? Come può proseguire la storia tra Emmi e Leo?
Daniel Glattauer ci riesce magistralmente. Emmi spinge per un incontro dal vero, Leo preferisce l’immagine perfetta che le ha costruito intorno e non si spiega il ruolo del marito Bernhard in tutto questo, perché Emmi non è libera. Si lasceranno tentare entrambi da un esperimento: darsi appuntamento in un caffè, lasciandosi confondere in mezzo alla folla, e tentare di individuare l’altro guidati solo dalle parole e dall’istinto. Il resoconto di questo incontro-non incontro giungerà nei giorni successivi, in un altro scambio di lettere virtuali. Struggenti le loro conversazioni a distanza accompagnate da un calice, con la sincerità spinta dall’alcool.

Venga da me, ci beviamo un altro bicchiere alla nostra e guardiamo le foto del Carnevale. Peccato che sia sposata. No, meglio così, che è sposata. Tradisce suo marito, Emmi? Non lo faccia. Fa male quando ti tradiscono. Io sono già un filo ubriaco, ma la mente è ancora lucida. Marlene una volta mi ha tradito. Diciamo che io so di una volta. Marlene: la guardi e capisci che è una che tradisce. Emmi, adesso la smetto. Le do un bacio. E un altro ancora. E ancora uno. E un altro. Non mi importa chi sia lei. Ho nostalgia della vicinanza di qualcuno. Non voglio più pensare a mia madre. Non voglio pensare a Marlene.
Voglio baciare Emmi. Sono un po’ ubriaco, mi scusi. Adesso la smetto. Poi vado a letto. Bacio della buonanotte. Peccato che sia sposata. Credo che staremmo bene insieme. Emmi. Emmi. Emmi. Mi piace scrivere Emmi. Un colpetto del medio sinistro, due dell’indice destro, e uno del medio destro due file più su. EMMI. Potrei scrivere Emmi mille volte. Scrivere Emmi è come baciare Emmi. Andiamo a letto, Emmi.

Non voglio aggiungere troppo alla trama, per non rovinarvi una futura lettura. Posso dire che dopo questo, sempre più affascinata e intrigata dal suo amico di penna, Emmi tenterà di avvicinarsi offrendogli un appuntamento al buio con un’amica single, Mia. Se l’intento era buono, il risultato sarà pessimo, perché farà risaltare la gelosia di entrambi e Mia risulterà solo un mezzo per incontrarsi davvero. Sembra chiaro che oramai il legame è comunque forte, finché non giungerà l’email di una terza persona a scombinare il tutto. Leo prenderà allora la decisione della sua vita: trasferirsi per lavoro a Boston e lasciare Emmi, non prima di averla vista davvero, per la prima e ultima volta.

È già tornato dal teatro? Non riesco a dormire, stasera. Le ho mai raccontato del vento del Nord? Quando tengo la finestra aperta è insopportabile. Sarebbe bello se mi scrivesse qualche altra parola. Anche solo “Allora chiuda la finestra”. Al che ribatterei: Con la finestra chiusa non riesco a dormire.[…]
Leo, le voglio tanto, tanto bene. Funziona che è una meraviglia contro il vento del Nord.

Se avessi letto solo il primo romanzo e non avessi avuto il salvagente del seguito, penso che Daniel Glattauer si sarebbe sentito fischiare le orecchie per parecchio tempo, a causa dei diversi improperi che gli avrei mandato! Un finale sospeso è sempre meglio di un finale tragico, ma Emmi e Leo lasciati lì così, proprio no! Perché nel frattempo di Leo Leike mi ci sono innamorata anch’io e c’è un pizzico di Emmi Rothner in me (il 37 di scarpe e mi occupo anch’io di siti internet, all’occorrenza).

Se il vento del Nord entrava dalla finestra fastidioso e dolce al contempo, La settima onda ti travolge e scombina la rotta della vita. Emmi continua a scrivere per mesi ma ottenendo solo un messaggio automatico di sistema. Dopo dieci mesi, all’improvviso Leo Leike le risponde appena rientrato da Boston, dove ha conosciuto una persona, Pamela con cui tenterà davvero di costruire una vita insieme. Forse proprio per la presenza incombente di Pamela, Leo accetterà finalmente di incontrare Emmi, la sua Emmi, la sua amica di penna Emmi, la sua illusione di perfezione, il suo sublime concetto d’amore. E si vedranno anche più di una volta, nessuno mai deluso dall’appuntamento precedente.

Cara Emmi, nella parte più interna della mia mano sinistra, suppergiù al centro, dove la linea della vita è intralciata da grandi pieghe ad arco e devia verso l’arteria radiale, lì c’è un punto. Lo osservo, ma non riesco a vederlo. Lo fisso, ma non si lascia trattenere. Posso solo sentirlo. Lo percepisco anche a occhi chiusi. Un punto. È così forte al tatto che mi vengono le vertigini. Quando mi concentro su di esso, il suo effetto si propaga fino alle punte dei piedi. Mi pizzica, mi solletica, mi riscalda, mi scuote. Stimola la circolazione del sangue, dirige il mio polso, decide il ritmo del battito cardiaco. E nella testa, fa l’effetto inebriante di una droga, dilata la mia coscienza, allarga il mio orizzonte. Un punto. Potrei ridere dalla gioia, da quanto mi fa bene. Potrei piangere per la felicità di possederlo e di esserne stato catturato e ricolmo fino alle membra più sottili.
Cara Emmi, nella parte più interna della mia mano sinistra, là dove si trova quel punto, oggi pomeriggio, saranno state all’incirca le 16, al tavolo di un caffè è successo un incidente. La mia mano voleva prendere un bicchiere d’acqua. È stato allora che le sono venute incontro le dita disinvolte di un’altra mano, delicata, hanno tentato di frenare, hanno tentato di sterzare, hanno tentato di evitare la collisione. Ce l’avevano quasi fatta. Quasi. Per una frazione di secondo, la morbida punta di un dito dallo scatto rapido si è ritrovata sulla parte più interna della mia mano che afferrava il bicchiere. Questo ha causato un leggero contatto. Io l’ho conservato. Nessuno potrà portarmelo via. Ti sento. Ti vedo. Ti riconosco. Sei la stessa. Sei identica. Sei il mio punto. Dormi bene.

E se un uomo ti scrive così, cara Emmi, ci dev’essere davvero qualcosa che non funziona dall’altra parte. Perché lui ha scritto, ma tu l’hai lasciato scrivere. Di più: gli hai chiesto che scrivesse ancora e ancora. La domanda è dietro l’angolo: come va la sua relazione con Bernhard? E in base a questo, funzionerà o meno la convivenza tra Pamela e Leo? Sarà la settima onda a decidere il futuro di entrambi, in una mail archiviata, testimone di un passo falso, e in quel punto sulla mano sinistra di Leo Leike, che nessuno, nemmeno Pamela, può più toccare.

Ciao Leo. Me ne sto seduta sul mio balcone a Playa de Alojera sull’isola La Gomera e guardo l’insenatura rocciosa con le sue macchie sabbia scura e le schiumanti lingue bianche di sale che si tuffano nelle profondità marine e via, fino all’orizzonte che separa l’azzurro dal blu intenso, il cielo dall’acqua. È bellissimo qui, sai? Dovete assolutamente venirci un giorno. Questo posto sembra fatto apposta per fidanzati novelli. Perché ti scrivo? Perché ne ho voglia. E perché non voglio attendere in silenzio la settima onda. Sì, qui si narra la storia della settima onda, l’inflessibile. Le prime sei sono prevedibili e armoniose. Si condizionano l’un l’altra, sorgono una dopo l’altra, non fanno sorprese. Preservano la continuità. Sei assalti, che appaiono così diversi se osservati a distanza, sei assalti… e sempre lo stesso obiettivo.
Occhio però alla settima onda! È imprevedibile. Passa a lungo inosservata, partecipa all’assalto monotono, si adegua a quante l’hanno preceduta. Talvolta, però, fugge via. Sempre e solo lei, sempre e solo la settima onda. Perché è spensierata, ingenua, ribelle, spazza via tutto, gli dà un’altra forma. Migliore o peggiore? Possono dirlo solo quanti, afferrati da lei, hanno avuto il coraggio di raccoglierne la sfida, di lasciarsi incantare dalla sua malia.
È un’ora ormai che me ne sto qui seduta, conto le onde e osservo ciò che la settima di turno porta. Finora non ne è fuggita via nessuna. Ma sono in vacanza, ho pazienza, aspetterò. Non perdo la speranza! Qui, sulla costa occidentale, soffia forte il vento caldo del Sud. Emmi.

Il finale è… lasciato all’immaginazione delle ultime email. Ed è perfetto, da lasciarmi con un lungo sospiro e l’invidia per Emmi Rothner.
Nonché le parole di Leo Leike che continuo a rileggere all’infinito! 🙂

Quali altri romanzi epistolari moderni?

Voi cari lettori, avete mai letto nulla di Daniel Glattauer?
Vi vengono in mente titoli di altri libri che possiamo annoverare tra i romanzi epistolari di nuova generazione?
Dopo le mail, qualcuno avrà già pensato di scrivere un romanzo stile chat di Messenger?! 😀

Comments (22)

Sandra

Giu 06, 2020 at 2:19 PM

Voglio leggerli questi due libri, davvero.
Dunque, il romanzo epistolare non è facile, o lo si fa bene benone o secondo me diventa ‘na noia.
Splendido esempio ed esemplare di sicuro è Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey

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Barbara Businaro

Giu 07, 2020 at 4:21 PM

Al romanzo Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows, bestseller del New York Times, ci avevo proprio pensato, ma poi mi sono detta che lo citerà Sandra nel suo commento. 😉
Io ce l’ho in lista, soprattutto dopo aver visto il film. Che se la pellicola è così bella, chissà quant’altro c’è nel libro!

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Giulia Mancini

Giu 06, 2020 at 3:20 PM

Ho amato molto I love shopping e ho avuto le tue stesse reazioni quando entrava in un negozio con la scritta “saldi”. Credo sia un libro che esprime molto bene gli acquisti compulsivi di cui molti sono vittime (me compresa), ho avuto un periodo in cui compravo alcune cose “imperdibili” finché un giorno mi sono accorta che questi acquisti toglievano tempo e spazio alla mia vita…
Tra i romanzi epistolari moderni che ho letto, a parte i classici, mi viene in mente L’amore quando c’era di Chiara Gamberale, tutto il romanzo è uno scambio di mail, tra la protagonista e il suo ex, che si tramuta in una analisi della loro storia e di come sono cambiate le loro vite e ovviamente il loro modo di vedere l’amore. Non amo molto il romanzo epistolare, però quando capita lo leggo volentieri.

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Barbara Businaro

Giu 07, 2020 at 4:35 PM

Di Chiara Gamberale ho letto solo Per dieci minuti, incuriosita dalla trasmissione che andò in onda sul canale LaEffe. Mi piaceva davvero molto l’idea di provare ogni giorno qualcosa di completamente diverso e folle, solo per dieci minuti.
Da parte ho invece La zona cieca da leggere, che mi ha incuriosito per la teoria, quasi matematica, di questa zona cieca, ma attende il momento giusto per la lettura perché nel frattempo la curiosità si è un po’ spenta…
Con certi libri va anche così. 🙂

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Darius Tred

Giu 07, 2020 at 12:28 PM

Cara Bavbava (ebbene sì: ho la “r” un po’ “moscia”…), penso che qualcuno di noi, se mettesse insieme le e-mail o anche i commenti ai post raccolti qua e là, potrebbe tirare fuori dei bei romanzetti epistolari.

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Barbara Businaro

Giu 07, 2020 at 4:49 PM

Spero non sia la “r” moscia da raffreddore o allergia, che in questo periodo ancora affliggono molti (e oggi piove ancora qui, da tre giorni…)
Sui romanzetti epistolari che potrei assemblare io, con vent’anni di corrispondenze email e chat private, tra appuntamenti online, flirt a mezzo tastiera, richieste peccaminose, confessioni di amici poligami, pseudonimi rivelati da errore informatico, bugie scoperchiate per dimenticanza… hai voglia quanto ho da scrivere ancora!!! 😀 😀 😀

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Darius Tred

Giu 07, 2020 at 6:22 PM

Dovresti pensarci, allora. Magari hai un bestseller sbrindellato qua e là nella casella di posta e non lo sai.

Mi piacerebbe leggere il capitolo “Pseudonimi rivelati da errore informatico”, ad esempio.
Ma così, giusto per dirne uno a caso. Niente di che.
Anche se ho la vaga-vaghissima sensazione che ci faremmo delle belle risate. E non saremmo soli.
😀 😀 😀

…oppure è proprio quello che troverò in edicola il 9 giugno… ?

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Barbara Businaro

Giu 07, 2020 at 7:41 PM

Eh, ho capito a chi pensi quando parlo di pseudonimi rivelati, ma non è mica l’unico sai (o gli unici, visto che dietro a certi pseudonimi si nasconde un collettivo di burloni 😀 ). Come dissi proprio vent’anni fa, chi mente in rete è abituato a mentire anche fuori, solo che in rete è più semplice e lascia molte tracce.
Mentire è ovviamente diverso da omettere, si possono omettere particolari per salvaguardare la privacy delle persone vicine, proprio come fanno Emmi e Leo all’inizio del primo romanzo. Ed è perché non hanno mai mentito che la storia poteva solo terminare in un lieto fine.

Quello che è in edicola il 9 giugno è un segreto, ma è una storia vera, anche molto triste, e non ha nulla a che vedere con me. Io l’ho solo raccolta e raccontata. 😉

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Grazia Gironella

Giu 07, 2020 at 9:24 PM

Guernsey? Mio! E pure Le ho mai raccontato del vento del Nord, ché con un titolo così, come si fa a non leggerlo? Grazie dei consigli. 🙂

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Barbara Businaro

Giu 07, 2020 at 9:54 PM

Ma sai che non sono riuscita a capire di quale Nord stiamo parlando per Emmi e Leo? Ho cercato la rivista Like, quella a cui Emmi chiede la disdetta e da cui Leo capisce che abitano nella stessa città (una rivista locale quindi), poi il caffè Huber sulla Ergeltstrasse, ma non esiste nemmeno la via, lo stesso per il ristorante italiano La Spezia in Kenienstrasse. Google Maps non mi può essere d’aiuto, sono chiaramente inventate. Così potrebbe essere una qualsiasi città austriaca (l’autore è di Vienna), o tedesca, o belga. Anche se io mi sono immaginata un Nord ancora più a Nord, magari la Svezia. Quando leggerai, mi dirai le tue impressioni. 🙂

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Elena

Giu 07, 2020 at 9:28 PM

Ciao Barbara, mi accorgo di non aver alcuna dimestichezza con il romanzo epistolare! L’unico che ho letto tra quelli che citi è Frankenstein di Mary Shelley, ma proprio non l’avrei mai definito in tal modo e come dici tu delle lettere proprio non mi ricordo.
Detto questo adoro l’amica ritrovata, adoro l’amicizia epistolare (ne ho avute alcune anche io, le ricordo con molta nostalgia) e penso che adorerò questo libro che ci hai segnalato con tanto entusiasmo. I romanzi hanno bisogno del loro tempo per essere letti. Arriverà anche per me quello per Glattauer 🙂

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Barbara Businaro

Giu 07, 2020 at 10:15 PM

Come dice Sandra, il romanzo epistolare non è semplice da scrivere. Andava poi molto più in voga durante il Romanticismo, tra fine Settecento e tutto l’Ottocento (ho scoperto che anche Pamela, o la virtù premiata di Samuel Richardson, di prossima lettura dopo averlo incrociato come riferimento in Outlander, è un romanzo epistolare). Se le lettere sono di un’unica persona, lo possiamo ricondurre quasi ad un diario. Più complicato è gestire la trama quando le lettere sono di diversi personaggi, come in Le relazioni pericolose.

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Brunilde

Giu 08, 2020 at 4:45 PM

Sono stata una scrittrice compulsiva di lettere ( quelle con la carta, la busta e il francobollo ) e poi di mail.
Avevo anche pensato di costruirci una storia, con l’ossatura di una corrispondenza epistolare, poi ho letto Il Colibrì di Veronesi e mi è passata la voglia ( come sono cattiva…).
Inseriti entrambi i titoli nella mia book list. Dato che alterno libri – mattone a libri – piuma, mi sa che lo metterò fra le letture lievi fra un tomo e l’altro. Grazie, sempre, dei suggerimenti!
PS insomma domani mattina mi tocca andare in edicola…

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 2:04 PM

Allora abbiamo qualcosa in comune, perché anch’io nel periodo universitario avevo molte “penpals”, più amiche di penna in contemporanea, da ogni parte d’Italia e qualcuna dall’estero. Era l’unico modo per uscire dai limiti dell’ambiente di provincia, incontrare persone che condividevano le mie stesse passioni, letture, cantanti, gruppi musicali, hobby, interessi. Era anche una maniera economica di studiare inglese quando scrivevo fuori dal territorio italiano, anche se non c’era nessuno a correggere gli strafalcioni verbali che sicuramente mi sono scappati!
Io invece segno di non leggere Il colibrì di Veronesi… 😛
PS Si, da oggi fino al prossimo lunedì, o meglio, fino ad esaurimento scorte, mi trovi in edicola…

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IlVecchio

Giu 08, 2020 at 5:48 PM

Senza dubbio non ho mai letto nulla di questo Glattauer. Neppure mi vengono in mente romanzi epistolari di nuova generazione. Mi verrebbe anche da dire che non credo ad una storia romantica, con lieto fine, sbocciata tra dispacci elettronici. Ma ti conosco e tu sei la prova vivente che mi sbaglio, perché faccio parte della vecchia generazione. Meglio se taccio. : -)

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 2:05 PM

E invece io potrei essere anche la prova vivente che c’hai ragione! 😀 😀 😀

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Marina Guarneri

Giu 09, 2020 at 8:34 AM

Ho letto la Tamaro secoli fa, ma non ricordavo nulla e dunque nemmeno che fosse un romanzo epistolare. (Quando i romanzi lasciano il segno!)
Non conosco il libro di cui parli, però devo dire, in genere, non mi affascinano i romanzi epistolari, dunque faccio resistenza a cercarli o, quando qualcuno me li propone, ad ascoltare il consiglio. Solo una volta “ho dovuto farlo” per una lettura di gruppo condivisa e non me ne sono affatto pentita, anzi ne ho pure parlato tanto mi è piaciuta ed è stato quando abbiamo letto “Così violentemente dolce”, lettere politiche di Julio Cortázar. Belle, intense, vere.
(Conservo un bel ricordo anche de “I dolori del giovane Werther)

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 2:10 PM

Più che la Tamaro, hanno lasciato il segno Virna Lisi e Margherita Buy nel film tratto dal romanzo. E lì di certo di perde l’idea del romanzo epistolare, anche se senti la voce di Virna Lisi narrare tutta la storia e la vedi scrivere in un quaderno per la nipote.
Se sei riuscita a conservare un bel ricordo di Werther, meglio che lasci stare Glattauer, poverino. 😀

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valentina

Giu 17, 2020 at 1:31 PM

Barbara, come il libro ‘Le ho mai raccontato del vento del Nord’ ha incontrato te in un parcheggio, io ringrazio te e il giorno che mi sono segnata questo titolo e ho potuto leggere questo libro.
Fantastico e sorprendente (anche nel finale) mi ha donato quel tocco di romanticismo che mi mancava ed ora ordinerò il seguito e non mi resterà che aspettare il bip della mia casella della posta …. per l’avviso del libro disponibile.
MI accontenterò di questo.

P.s. MI sono persa la pubblicazione del tuo racconto, potresti inviarmela via mail, mi farebbe piacere leggerlo grazie

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Barbara Businaro

Giu 17, 2020 at 6:33 PM

Sono molto contenta che il vento del Nord abbia conquistato anche te! E aspetta di leggere il seguito, perché se già il primo libro ti ha rapita, il secondo ti lascerà senza fiato, vedrai! 😀
PS. Se parli della storia vera pubblicata in Confidenze la scorsa settimana, puoi richiederne una copia al servizio collezionisti del giornale, con una telefonata al numero 045.8884400 o una richiesta all’indirizzo mail collez@mondadori.it 🙂

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Rebecca Eriksson

Giu 20, 2020 at 5:13 PM

Che cosa mi hai riportato alla mente… Parecchi anni fa, in un’epoca ancora del 56k avevo una fitta corrispondenza con un amico conosciuto in un forum. E chattavamo tanto, parlando di vita. Il rapporto che avevamo creato mi aveva spinto a salvare i file delle chat ripromettendomi di scriverci una storia, un giorno.
Apprezzo sempre molto i tuoi consigli di lettura, lo inserirò in lista.

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Barbara Businaro

Giu 21, 2020 at 8:24 PM

All’epoca del 56k, ma ancora prima col 36.6k, avevo anch’io varie corrispondenze via mail e/o chat (andava di moda ICQ, l’acronimo fonetico di “I seek you”, io ti cerco). E pure io conservo quei file, contengono delle chicche niente male come storie da poter riutilizzare. A parte le belle amicizie conservate fino ad oggi, c’erano anche dei personaggini stravaganti. Tipo uno che prima flirtava con me, poi mi raccontava della ragazza abbordata la sera prima in discoteca e alla fine si lamentava della fidanzata gelosissima che lo accusava di essere un traditore. “Eh, c’ha ragione” scrivevo io. E lui “Si, ma lei mica lo sa!” 😀 😀 😀

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