Valutazione di una casa editrice

Criteri minimi per la valutazione di una casa editrice

Il nuovo anno è iniziato con una notizia sconcertante per il mondo della scrittura e degli aspiranti scrittori alla ricerca della pubblicazione: la chiusura del rinomato forum Writer’s Dream fino ad oggi utilizzato da ben 34.600 utenti attivi, tra scrittori, lettori, illustratori, editors, agenti e tutte le figure professionali del mondo dell’editoria italiana. Una risorsa inestimabile.

Per chi ancora non lo conosce, il Writer’s Dream è un forum nato nella primavera del 2008 dall’intuizione di un’allora giovanissima Linda Rando, veneta di nascita e torinese di adozione, che voleva raccogliere informazioni su libri, scrittura e case editrici, perché pubblicare era il sogno di molti ma la giungla per arrivarci era piena di bestie feroci.
In pochi anni è diventata la più grande community italiana di scrittori, un punto di riferimento per gli esordienti alla ricerca del primo contratto di pubblicazione ma anche per gli autori che tentano di districarsi tra proposte editoriali valide e alcune più furbette.

Fu proprio in questo forum che nacque il bollino “NO EAP” contro la diffusione dell’Editoria A Pagamento, dove si vuole convincere l’autore che per pubblicare un libro è necessario pagare la casa editrice. Vi risulta che il produttore di farina paghi il pizzaiolo per potergli vendere la farina con cui poi preparerà le pizze?! Per quanto l’editoria a pagamento sia legale, il rischio è di confondere l’editoria con la tipografia.
Il lavoro del Writer’s Dream è così prezioso che negli anni ci furono diverse traversie con coloro che si sentivano minacciati dalla sua esistenza, compresa una condanna per diffamazione nel 2013 contro la stessa Linda da parte di una casa editrice (qui la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano: Diffamazione, blogger condannata: “Responsabile per i commenti dei lettori” )
A ottobre 2019, dopo sei lunghi anni di tribunali, Linda è stata assolta in appello in Cassazione perché il fatto non sussiste.
Oggi Linda Rando la trovate nel suo sito personale lindarando.com

Infatti nel 2015 il Writer’s Dream è stato venduto al gruppo editoriale Borè srl, proprietario del servizio di self-publishing Youcanprint e delle case editrici Libellula Edizioni e Lettere Animate. Un editore che acquista un forum di valutazione della serietà degli editori rappresenta un conflitto di interessi innegabile, ma per fortuna il forum è rimasto in gestione agli stessi membri dello staff, tutti volontari non pagati, senza interferenze di sorta. Per tutti questi anni sono riusciti a portare avanti quell’indispensabile condivisione di informazioni attendibili su un mercato editoriale che troppo spesso nega la trasparenza su contratti, condizioni e cifre pattuite.

Ma il Writer’s Dream non era solo questo: all’interno del forum si incontravano lettori, scrittori e molti professionisti che costruivano anche solide relazioni e collaborazioni nel vasto panorama editoriale, persone serissime che svolgono il loro mestiere con rara passione. La sua chiusura è un duro colpo per tutti, anche per chi al momento non lo capisce.
Il prossimo 1 febbraio la piattaforma cesserà le sue attività e verrà disattivata perché, parole dell’attuale community manager, “abbiamo discusso a lungo su quale potesse essere il futuro di Writer’s Dream e in che modo renderlo economicamente autonomo, ma non siamo stati in grado di darci una risposta.” Da informatico fatico a comprendere, specie perché lo staff è su base volontaria.
Il dominio e il brand resteranno comunque di proprietà esclusiva dell’azienda Borè srl, e speriamo che in futuro non li vogliano riciclare per qualche servizio editoriale a pagamento…

Questa perdita così grave per gli aspiranti scrittori ci porta nuovamente a ragionare sui criteri minimi per la valutazione di una casa editrice. Così ho raccolto, per la mia esperienza e di altri amici autori, tutte quelle piccole accortezze da considerare prima di inviargli il manoscritto in visione o successivamente quando viene sottoposto un contratto editoriale all’autore.

Consideratela una sorta di check-list di stima del rischio.
Se alcuni punti non sono rispettati, state bene in guardia… 😉

 

La valutazione di una casa editrice

La presenza in rete è oramai irrinunciabile per qualsiasi azienda, ma ancora di più per l’editoria nell’epoca della lettura digitale. Ecco perché le prime verifiche sulla serietà di una casa editrice partono proprio da internet per concludersi poi, se possibile, nella propria libreria di fiducia.

  • Il sito della casa editrice non è stato sviluppato con una piattaforma gratuita, dove rimane la pubblicità del fornitore del servizio. WordPress.com, Wix.com, Jimdo.com e similari vanno bene per un blog personale, ma non sono una buona vetrina per aziende e professionisti. Se non investono in un sito efficiente e gradevole, difficilmente investiranno negli autori.
  • L’indirizzo email di riferimento è un indirizzo di dominio, non una casella email gratuita. Se persino noi blogger possiamo permetterci di avere una casella email di proprietà (qualcosa@webnauta.it invece di qualcosa@gmail.com) a maggior ragione devono averla le case editrici. Anche un indirizzo email fantasioso denota poca serietà.
  • La Partita IVA dell’attività viene indicata nell’homepage del sito (informazione obbligatoria per l’art. 35 del DPR 633/1972), come pure la sede legale della società. Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, tramite la Partiva IVA potete ricercare lo stesso la sede legale e l’indirizzo PEC direttamente sul Registro delle Imprese. Una volta ottenuto l’indirizzo, verificate su Google Street View dove si trova fisicamente la casa editrice, se in una zona di uffici o di edilizia popolare.
  • I testi del sito dell’editore non contengono errori di grammatica, ortografia o sintassi. Non sono ammessi strafalcioni da chi lavora con le parole e sulla loro qualità. Affidereste l’editing del vostro manoscritto a chi non ha curato innanzitutto la propria comunicazione?
  • Il sito della casa editrice si rivolge in primis ai lettori, mostrando loro il catalogo dei libri e degli autori pubblicati, le nuove uscite e i collegamenti per l’acquisto online. Solo in una sezione secondaria potete rintracciare come inviargli un manoscritto in valutazione. Se al contrario, la casa editrice ha focalizzato il sito rivolgendosi solo agli autori in cerca di pubblicazione, quali sono davvero i suoi clienti?
  • Controllate l’aggiornamento del catalogo nel sito rispetto alle ultime pubblicazioni: prendete uno store online qualsiasi e guardate con la ricerca avanzata gli ultimi libri pubblicati da quell’editore. Se l’ultimo libro messo in vendita nello store non compare invece sul loro sito significa che non stanno dietro agli autori come l’attenzione giusta.
  • Prestate attenzione al genere letterario pubblicato. Diffidate dell’editore se dichiara di accettare manoscritti di ogni genere, dal thriller al romance, dalla saggistica alla narrativa per bambini, senza avere una linea editoriale precisa. Soprattutto le piccole case editrici funzionano bene solo se si specializzano in un determinato genere e/o target di lettori.
  • Osservate le copertine dei libri già pubblicati. La copertina infatti è il biglietto da visita di un libro, la prima cosa che colpisce visivamente il lettore. Devono essere curate, esteticamente professionali, e all’interno della stessa casa editrice rispettare una certa coerenza grafica in tutte le sue pubblicazioni o all’interno delle sue collane.
  • L’editore cura con precisione la correzione delle bozze e i dettagli di stampa del testo. Acquistate uno dei loro libri pubblicati, sia in ebook che cartaceo, e verificatene la qualità all’interno, tra disposizione del testo, titoli e paragrafi, numeri di pagina, indice, ringraziamenti, pagine bianche.
  • L’editore è attivo e visibile su uno o più social network (Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest, YouTube), con un discreto seguito di lettori e una diffusione studiata dei propri contenuti. Cestinate subito l’idea di pubblicare con un editore che nei social si presenta con una comunicazione poco professionale nei tempi e nei modi, grafiche poco attraenti o addirittura illeggibili, errori di grammatica, ortografia e sintassi nei testi dei post, nessuna risposta ai commenti degli utenti o, gravissimo, risposte irriverenti e offensive all’interlocutore. Non potete farvi rappresentare in questo modo.
  • Accertatevi della distribuzione in libreria. Prendete uno degli ultimi titoli pubblicati e verificatene la presenza nelle librerie della vostra zona, chiedendo al personale in quanto tempo potrebbero essere reperiti se non subito disponibili a scaffale. Meglio ancora se potete confidare nel vostro libraio di fiducia, che potrà ragguagliarvi con le sue impressioni in base ai dati di vendita.
  • Esaminate la rassegna stampa sulla casa editrice. Diffidate se dichiarano una distribuzione nazionale, ma gli articoli della rassegna stampa nel sito dell’editore o le referenze rintracciabili in rete riguardano solo una regione, una provincia, un’area ristretta, pur avendo pubblicato autori provenienti da ogni parte del territorio.
  • La casa editrice non cerca nuovi manoscritti tramite concorsi letterari, con quota di partecipazione, e offrendo ai vincitori la pubblicazione gratuita in una sua collana o in un’antologia dedicata. Di questi tempi c’è talmente tanta offerta di manoscritti che non c’è alcuna necessità di indire un concorso letterario. Se poi è richiesta una quota di partecipazione, c’è da chiedersi se il vero scopo del concorso sia racimolare denaro proprio tramite quella quota che vendendo libri sul mercato. Se siete in dubbio, provate a reperire la pubblicazione relativa ai vincitori del concorso precedente: se non riuscite a trovare quel testo, avete già la risposta.

Ammettiamo che dopo aver passato questa check-list vogliate ancora contattare l’editore, il passo successivo sarà vagliare il contratto di pubblicazione che vi verrà eventualmente sottoposto. Anche qui le insidie non sono poche!

NO EAP Editoria A Pagamento

Il contratto di pubblicazione

Non esiste un contratto di pubblicazione uguale ad un altro, come ho potuto constatare grazie agli amici giunti a questa fase che gentilmente mi hanno illustrato le proposte ricevute. La scelta migliore sarebbe di farlo verificare da un avvocato, soprattutto se non siete normalmente abituati agli agguati nascosti tra le clausole e considerato che nell’editoria c’è troppa “contrattualistica creativa”…
Parliamo comunque di un editore “free”, che non richiede alcun pagamento, diretto o indiretto tramite servizi aggiunti, per la pubblicazione.

  • Le royalties devono essere corrisposte dalla prima copia. Nel contratto deve essere indicato a quanto ammontano e come vengono pagate le royalties all’autore (il suo guadagno, espresso in genere in percentuale sul prezzo di copertina). Alcune case editrici pagano solo dopo aver raggiunto una quota minima del venduto, ad esempio sopra le 500 copie, ma se poi il marketing è affidato solamente alla buona volontà dell’autore questa clausola è decisamente stringente.
  • La durata della cessione dei diritti non deve superare i 5 anni. Il contratto prevede la cessione dei diritti di utilizzazione economica dell’opera, come la riproduzione e la distribuzione appunto. In passato si faceva riferimento all’art. 122 comma 2 e 5 della legge sul diritto d’autore, che stabilisce la durata massima di 20 anni per il contratto di edizione per le stampe. Ma all’epoca odierna, con la velocità con cui escono nuove pubblicazioni sul mercato, questo limite risulta eccessivo.
  • Il contratto deve prevedere sia l’edizione cartacea che quella digitale (ebook). Non è scontato avere entrambe i formati e la distribuzione tradizionale in libreria non è sempre più funzionale del print on demand (stampa su richiesta) disponibile sulle piattaforme digitali. Se la casa editrice prevede solo l’edizione cartacea ma volete comunque pubblicare con loro, assicuratevi almeno di non cedere anche il diritto all’edizione digitale, che potreste richiedere ad un’altra casa editrice o procedere voi stessi con il self-publishing.
  • La data di pubblicazione deve essere chiaramente espressa. Potrà andare bene anche la generica formula, ampiamente usata, “entro un anno dalla firma del contratto”, ma verificate cosa è previsto quando l’editore non dovesse rispettare tale scadenza, per evitare amare sorprese.
  • Nel contratto sono indicati i termini di rescissione del contratto ed eventuali penali. Nelle vostre pubblicazioni successive, un’altra casa editrice potrebbe chiedervi di riunire tutte le vostre opere pregresse nel suo catalogo, rescindendo i contratti precedenti ma offrendovi una visibilità migliore sul mercato. Vale la pena di prepararsi per l’occasione.
  • Nel contratto non sono previsti contributi a carico dell’autore, come spese di revisione, editing, stampa e distribuzione del libro, o l’acquisto obbligato di un determinato numero di copie del proprio libro o di altre opere a catalogo della casa editrice. Questo ci riconduce all’editoria a pagamento.
  • Nel contratto l’autore non è obbligato all’organizzazione di presentazioni al pubblico, accollandosene le spese annesse. Una casa editrice seria si occupa interamente del marketing, appartiene alla sua attività imprenditoriale, non lo delega all’autore in termini di pianificazione e costi.
  • Le spese per la partecipazione dell’autore a eventi organizzati sono totalmente a carico della casa editrice, quando la presenza è obbligata per contratto. Certamente gli autori sono interessati a farsi vedere dai lettori e promuovere la propria opera, ma se abitate a Padova e siete obbligati ad una tre giorni di fiera a Roma con pernottamento potreste rimetterci tutte le royalties in blocco! Rendetevi gratuitamente disponibili solo per gli eventi nella vostra città.

Questo non è certamente un elenco esaustivo, ma una buona base di partenza su cui ragionare. Prevenire è meglio che curare e in questi casi purtroppo si rischia di finire in tribunale per avere indietro i propri diritti d’autore. Tenete saldo il timone, non fidatevi del vento!

 

Ancora in dubbio?

Cercate informazioni in rete su quella casa editrice, scandagliate i piccoli forum o gruppi di scrittura, chiedete consiglio in privato a chi ha già pubblicato con quella casa editrice.
Dopo la chiusura del Writer’s Dream forum, l’instancabile Linda Rando sta portando le conoscenze e parte del vecchio staff del Writer’s Dream all’interno del sito Ultima Pagina, ricreando anche liste di categoria delle case editrici, suddivise per free, a pagamento e ibride: Ultima Pagina Forum
Ecco, direi che possiamo ripartire da qui. Mi ci sono appena iscritta. 😉

Comments (14)

Sandra

Gen 17, 2021 at 6:18 PM

Questo è uno di quei post davvero importanti e da tenere incollato al pc.
Purtroppo fino a che non si si gioca la partita sul campo, con l’editing, le diverse scelte come la copertina, la pubblicazione, la distribuzione e la promozione è difficile sapere a priori di quale reale pasta sia fatto l’editore, il fattore umano ha il suo peso e nessun contratto e proclami nei siti saranno mai sufficientemente esaustivi, ma con questo bel canovaccio ci si può fare un’idea molto concreta sui must e i giammai per affrontare con il giusto pragmatismo qualcosa che ha un’enorme importanza, dopo aver dedicato tante energie e ore al nostro manoscritto.
La fine del WD, dove avevo una reputazione di cui andavo tanto fiera, è stato un brutto colpo, non mi sono ancora iscritta negli altri forum perché l’idea di ripartire da capo in questo momento mi sembra un’altra fatica che si somma alle altre. Vedremo in febbraio.

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Barbara Businaro

Gen 18, 2021 at 11:34 PM

Grazie Sandra, anche della collaborazione perché questo post raccoglie anche la tua esperienza, condivisa nei tuoi anni di scrittura e blogging. 🙂
Mi sono iscritta a Ultima Pagina anche per dare il mio contributo numerico, ci sono già 12.000 utenti e confido vengano recuperati tutti gli altri del vecchio Writer’s Dream. Dividi et impera. Se vuoi diminuire la forza di una comunità, dividila e disperdila…

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Grazia Gironella

Gen 17, 2021 at 9:13 PM

Post davvero interessante, esaustivo e… deterrente! Cercare tutte queste caratteristiche in un editore mi sembra la fase preliminare al self-publishing. Però mi piace l’idea che anche gli editori siano selezionati, e non solo gli autori. Mi dispiace per la chiusura del forum Writers’ Dream. Non lo frequentavo ultimamente, ma anni fa mi è stato spesso di aiuto. Inizierò a seguire Linda sul nuovo sito.

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Barbara Businaro

Gen 18, 2021 at 11:41 PM

In effetti, di fronte a certi contratti editoriali, il self-publishing sembra la miglior soluzione, anche se richiede impegno da parte dell’autore in tutte le fasi della pubblicazione. Non scarterei però nessuna scelta a priori, occorre testare un po’ entrambe per capire qual è la propria strada, no? 😉

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Grazia Gironella

Gen 19, 2021 at 10:46 AM

Testare entrambe sarebbe una buona idea; in pratica è quanto ho fatto io: prima tentativi (numerosi) con gli editori importanti, poi un’esperienza della pubblicazione con un piccolo editore, poi l’autopubblicazione. I primi sono risultati quasi impossibili da abbordare e mi hanno disgustata facendomi… rimbalzare con la racchetta, senza nemmeno rispondermi, cosa che considero un vero insulto (forse adesso è cambiato, non so); il secondo mi ha fatto vendere qualche decina di copie, con quasi zero promozione; il resto è vita di oggi, sicuramente più soddisfacente. Autopubblicare, al di là degli altri benefici, mi ha restituito la tranquillità di scrivere sapendo che, se lo voglio, il frutto del mio lavoro sarà proposto ai lettori. Questo è davvero impagabile per me. Poi ognuno fa le proprie scelte e dai risultatiaggiusta la mira. Altre persone, con esperienze diverse, sicuramente traggono conclusioni diverse.

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Barbara Businaro

Gen 19, 2021 at 6:57 PM

Oramai gli editori importanti non accettano più l’invio di manoscritti diretto, ma si affidano solo alla pre-selezione di un’agenzia letteraria di fiducia. Quindi un esordiente o riesce a farsi rappresentare da una di queste oppure deve cominciare con una casa editrice più piccola.
Comunque conosco anche chi ha provato l’esperienza del self-publishing, si è reso conto di quanti sono gli aspetti da seguire (scrittura, editing, correzione della bozza, preparazione della copertina, marketing e social networks, sponsorizzazioni, recensioni, rassegna stampa, ecc.) e ha poi deciso che non è nel proprio carattere, preferendo un piccolo editore.
Ognuno deve trovare la propria strada. 🙂

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Giulia Mancini

Gen 18, 2021 at 6:37 AM

Un post molto utile (l’ho salvato nei miei preferiti per poterlo ritrovare all’occorrenza), quindi grazie di averlo scritto Barbara!
Non conoscevo il forum Writer’s Dream, certo che è un peccato che la piattaforma venga disattivata, anche se funzionava con dei volontari aveva probabilmente dei costi per essere gestita, parlo da profana perché non sono esperta in materia…

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Barbara Businaro

Gen 18, 2021 at 11:57 PM

Beh, proprio perché lo staff è costituito da volontari, non ci sono dipendenti da retribuire, forse solo il community manager che li coordina e si interfaccia con la proprietà. Il resto sono costi tecnici, con il mantenimento online del sito (hosting e spazio) e l’aggiornamento regolare della piattaforma. Ma proprio considerando l’alto volume di traffico del forum, si poteva studiare l’utilizzo di spazio pubblicitario, possibilmente non per le case editrici (!!) ma magari per tutti gli altri strumenti interessanti per la scrittura (dalla cartoleria al software, no?). Gli iscritti si sono detti favorevoli anche a una qualche forma di abbonamento minimo, pur di tenerlo in vita. Da informatico, non me la spiego la chiusura per motivi economici…

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Maria Teresa Steri

Gen 18, 2021 at 9:27 AM

Mi è dispiaciuto sapere della chiusura di Writer’s Dream, anche se non lo frequentavo più da tempo. L’ho usato moltissimo a suo tempo, quando era ancora un luogo intimo e si trovavano consigli preziosi. Per il resto, l’elenco molto esaustivo che hai fatto dovrebbe essere tenuto presente da chiunque cerchi un editore serio. Forse andrebbe aggiunta qualche nota a proposito delle percentuali di guadagno, ovvero le royalties non dovrebbero essere troppo piccole. E anche qualcosina sul prezzo di vendita che non dovrebbe essere troppo alto da scoraggiare i lettori (vedo certi ebook a prezzi assurdi).

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Barbara Businaro

Gen 19, 2021 at 12:10 AM

Sulle percentuali delle royalties c’è troppa variabilità, sia sulla formula di calcolo che sulla percentuale contrattata. Dovrebbe essere il 5-6% sul prezzo di copertina (quindi anche ragionare su un prezzo di copertina è una sfida: forse più vendite, ma anche meno royalties), qualcuno parla del 7,5% e qualcun’altro anche solo del 3%. Dipende dalla forza della casa editrice e dal genere del testo, la saggistica riceve più compensi della narrativa.
Questa è quella parte del contratto dove ognuno deve fare i propri calcoli. 🙂

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Darius Tred

Gen 18, 2021 at 11:06 PM

Perché dovrei iscrivermi ad altri forum? Tutto quello che mi serve lo trovo già qui…
😉

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Barbara Businaro

Gen 19, 2021 at 12:14 AM

Ma questo non è un forum!! 😀 😀 😀

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Darius Tred

Gen 19, 2021 at 9:15 AM

Lo so che non è un forum. E’ molto di più. Ed è qualcosa di più raro, tenuto conto che ci sono in giro blogghettini e blogghettari di basso livello (compreso il sottoscritto! 😀 😀 😀 ).

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Barbara Businaro

Gen 19, 2021 at 6:53 PM

Ci sono blogghettini che stanno lì per vendere un servizio, nascosto nel blog (io sono fessa, condivido informazioni gratis… 😛 ) e blogghettari che fingono di avere un blog, ci scrivono quando se ne ricordano e ogni tanto ti sfornano un romanzetto, così, senza manco avvisarti! 😉

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