Una bionda e una rossa - L'emozione di guidare una Ferrari

Una bionda e una rossa

Che mi piacciano i motori non dovrebbe essere una novità qui sul blog.
A cominciare dalla mia passione per la moto, sebbene sia stata più una scoperta da adulta, di cui avevo scritto molto tempo fa un breve testo sull’emozione della prima curva in piega ad ogni nuova stagione: Moto dell’anima. Pubblicato sempre alla messa online di webnauta, avevo anche immaginato il vissuto di un sedile da guidatore di una Fiat Panda, 1200, color bianco, nel racconto Vita da sedile.
Di recente vi ho mostrato la stupenda Pagani Huayra Roadster e illustrato la storia del suo geniale costruttore Horacio Pagani nel post I sogni chiedono rispetto, perché le sue parole ancora oggi mi aiutano a non mollare la presa nonostante le difficoltà.

Posso aggiungere che agli svariati documentari di cucina e ai differenti reality di chef stellati preferisco una puntata delle vecchie stagioni di Top Gear, la serie originale con Jeremy Clarkson, Richard Hammond e James May, ora conduttori del nuovo The Grand Tour in esclusiva su Amazon Prime Video. Del resto qui a casa nessuno segue il calcio, non abbiamo la più pallida idea di come vadano gli Euro2020, ma il frastuono del MotoGP o della Formula 1 accompagna tutte le nostre domeniche. Spesso scrivo con il commento di Guido Meda in sottofondo, memorabile il suo “San Brembo aiutaci tu”. Considerate che più di quindici anni fa mi è capitato di entrare proprio in Brembo per un’assistenza informatica, con misure imponenti in quanto a sicurezza per la ricerca e sviluppo di Brembo Racing.
A questa ragazza piacciono i motori, che ci vuoi fare. 😉

Non chiedetemi dettagli tecnici perché non sto lì a memorizzare ogni sigla, potenza, cilindrata, serie, modello, dotazione. Però impazzisco per quell’orchestra perfetta che è un motore ruggente sotto il cofano o sotto il serbatoio. Quando qualche amico mi mostra la moto nuova appena acquistata, la richiesta è sempre una: fammi sentire come canta la bimba.
L’avventura di quest’ultimo weekend aveva iniziato a prendere forma addirittura nel luglio 2018, dopo un video dei miei coach in My Peak Challenge Sam Heughan e Alexander Norouzi euforici a bordo di una rombante Audi R8 cabriolet per le strade di Malibù. Quanto li ho invidiati in quel momento. Ero più verde del Grinch. Mi pare di aver commentato con “Give me the keys!!!”
Per chi non la conosce, l’Audi R8 è una coupé sportiva che probabilmente avete visto guidare a Tony Stark (Robert Downey Jr) nella serie di film Iron Man, carrozzeria in colore argento nella prima pellicola, rossa, bianca e gialla nelle successive. O forse l’avete ammirata anche nella serie Cinquanta sfumature di grigio, nel colore grigio scuro per Mr.Grey (Jamie Dornan) o bianchissima per Anastasia (Dakota Johnson). Diciamo che Audi investe molto bene al cinema il budget del marketing. 😀

Dopo quel video, la mia mente ha cominciato a trastullarsi con l’idea: perché non provare anch’io?!
Almeno con quattro ruote non corro il rischio di cadere alla prima curva o peggio ancora da ferma perché non arrivo a toccare terra con i piedi, ahem ahem… Ma potendo scegliere, vorrei proprio guidare un’Audi R8 oppure una Ferrari, una Lamborghini, una Porsche, una Maserati, una McLaren o chissà che altro? Beh, noi Italiani ce l’abbiamo nel sangue: se pensi a un’auto di quella categoria, non puoi, ripeto, non puoi che pensare a lei, la Rossa di Maranello!

Di questa pazzia ne parlo con qualche amico, e la risposta è fin troppo tranquilla: “Si può fare. Ci sono diverse società che noleggiano supercar, soprattutto da provare in pista, nei vari autodromi che abbiamo in giro per l’Italia.”
In effetti, una Ferrari in tangenziale è uno scempio, una Ferrari in autostrada è comunque a mezzo servizio, una Ferrari in pista è nella sua sede naturale, correre in sicurezza a piena potenza. Come un cavallo che galoppa sfrenato nella prateria solitaria, libero.
Ma mandare me in pista? Il mio cuoricino tachicardico fa un ruzzolone al pavimento dall’emozione.
Ma che davero lasciano andare una bionda in pista?! 😀 😀 😀

Mentre ci rimugino su, con l’occasione di una data importante, ecco che gli amici si sono passati di parola e mi arriva un regalo, ma che dico, un regalone!! A ottobre 2019 stringevo tra le mani un voucher per la guida in pista di una Ferrari F458 Italia su un circuito a mia scelta tra gli autodromi più famosi di tutta la penisola, Imola, Mugello e Monza compresi. Mi sembrava di aver vinto il Golden Ticket per la fabbrica di cioccolato di Willy Wonka!!

L’idea iniziale era di andare alla primavera successiva, con i primi caldi della stagione, e approfittarne per un weekend fuori casa. Ma sappiamo tutti com’è andato quel periodo, quando da fine febbraio ci siamo trovati a combattere una pandemia mondiale, prima tutti chiusi in casa e poi col semaforo regionale. Sinceramente girare in pista era l’ultimo dei miei pensieri e comunque, dopo qualche mail, sono riuscita ad allungare il periodo di validità del voucher per un altro anno. Ci ho riprovato a settembre 2020, ma la data fissata è stata poi cancellata dall’organizzazione, sia per problemi sempre inerenti al Covid sia per lavori nell’autodromo scelto, all’epoca quello di Adria per evitare soggiorni in albergo. Dopo un altro lungo inverno, ho fissato la data per questo sabato 26 giugno, dopo la mia prima dose di vaccino, anche se è già troppo caldo per i miei gusti (ma almeno sarà in difficoltà pure il virus, ho pensato). Era l’ultima data utile, a meno di richiedere una nuova estensione.

E stavo davvero per perdere tutto, a causa di un disguido all’ultimo momento…

 

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Voglio guidare una Ferrari

L’entusiasmo iniziale per questa esperienza stava scemando notevolmente, sia per i vari rimandi di date, sia per la difficoltà di incastrare i diversi impegni e liberare un weekend preciso (da quando ci hanno rubato il tempo libero, ovvero sono senza permessi lavorativi, i miei fine settimana sono una corsa continua, senza Ferrari però), sia per accadimenti dell’ultimo mese che mi hanno richiesto uno sforzo maggiore. E benché abbia una buona dose di muscoli e sia allenata a sopportare un discreto carico, la mia pazienza ha comunque dei limiti.
L’ultima settimana poi il morale era veramente negativo a causa di diverse situazioni tediose, da imprevisti in ufficio, inghippi in famiglia, scartoffie burocratiche da sistemare (ah già: mi hanno avvisato di aver sbagliato il modello CUD, così il mio modello 730, già elaborato, fatturato e presentato è tutto da rifare… Cosa dicevamo tempo fa? Morte e tasse!), persone che leggono fischi per fiaschi nei miei messaggi e, invece di chiedere lumi per essere certe di aver compreso, scaricano sulla sottoscritta frustrazioni di altra provenienza. E sinceramente ora non riesco più a scusare nessuno, non c’entrano il virus, il lockdown, la quarantena. Adesso è una questione di educazione e basta.

Venerdì ero arrivata al punto che non volevo nemmeno andarci in pista. La tensione, più il caldo e l’afa, forse qualche intolleranza alimentare o il ciclo ormonale sfasato, non mi han fatto dormire per tutta la notte. Né camomilla, né antiacido sono riusciti a farmi riposare. E sabato mattina dovevamo essere presto tutti in auto per il grande giorno. Il mio stomaco era talmente KO che non riuscivo nemmeno a bere un sorso d’acqua. Ma sai che c’è? Non permetterò a nessuno di rovinarmi quest’avventura.
Zaino in spalla, tutti i documenti firmati, Google Maps acceso e via verso l’Adria International Raceway.

A nemmeno un quarto d’ora dall’autodromo, con un’ora e mezza di anticipo (e per fortuna!), ci tocca tornare indietro per un’emergenza. Potevamo rischiare, ma era meglio rientrare e sistemare velocemente il problema. Rifai tutta la strada, particolarmente tediosa in quelle zone, e poi di nuovo in autostrada, dove il traffico nel frattempo è aumentato e si sono formate code in un punto di lavori sul guard-rail centrale.
Qualcuno in auto continuava a salmodiare che “è inutile, non ce la facciamo, arriveremo di nuovo là con almeno venti minuti di ritardo, tanto vale rinunciare!” Perché c’è da dire che la società del servizio di noleggio in pista aveva inviato un paio di mail alquanto terroristiche e ansiogene, sul presentarsi in anticipo per non perdere il turno e annullare il voucher, ma comunque non troppo in anticipo, tanto non sono ammessi assembramenti. Tutto alquanto discutibile, perché sono certa si possa gestire anche l’imprevisto (del resto l’hanno poi confermato pure loro al briefing).

Però col cavolo che rinuncio ai miei giri in Ferrari! Con un mal di stomaco assurdo, senza toccare cibo dalla sera prima, senza aver dormito per tutta la notte, forse solo qualche minuto dopo l’alba, ma non è finita finché non è finita, accidenti!
Pur rimanendo entro tutti i limiti, siamo riusciti a tornare in quel di Padova, a risolvere in pochi minuti l’inghippo e rimetterci su strada di nuovo in direzione dell’autodromo di Adria, una corsa contro il tempo (il che è ironia pura, a ben pensarci!). Sempre con la stessa litania del “non ce la faremo” e la mia risposta imperterrita “intanto arriviamo lì, poi me la gioco io, se necessario faccio la bionda” (si, sono bionda, ma “fare la bionda” è un’altra storia…).

Giungiamo sul posto con un quarto d’ora di ritardo (Google Maps non è preciso quanto me nei suoi calcoli per l’arrivo!) e troviamo un lungo serpentone di gente in attesa. Chiedo all’ultimo ragazzo, che mi tranquillizza subito: il turno è questo, ma non inizieranno finché non è smaltita tutta la fila, cioè la bellezza di mezz’ora dopo, con tutta calma. Pensate se avessi ascoltato quello del “non ce la faremo, tanto vale rinunciare”!!

Cosa c’entra tutto questo con la scrittura? C’entra, c’entra, ma le analogie le lascio trovare a voi, stavolta. 😉

 

Appunti di marketing dal paddock

Dopo l’accreditamento e la consegna dell’adesivo “DRIVER” da appiccare sulla maglietta (meno male che non ero l’unica donna, altre cinque o sei le ho viste al mio turno, suvvia), il responsabile del servizio nonché della sicurezza ha tenuto un briefing di comportamento in pista, l’occasione per un discorso di fidelizzazione del cliente, usando un paio di principi di marketing che funzionano sempre bene, tranne quando li riconosci: l’esclusività e l’emozione.
Cerco di riassumervi il contenuto, anche se le parole precise non le ricordo.

“Quella che state per fare è un’esperienza unica. Ma dovete saperlo, perché la differenza è tra sapere e non sapere.
Immaginate di andare a firmare per l’acquisto della casa, dal notaio. Vi danno una penna per firmare il documento. E vi dicono: sai, questa è la penna che usò Napoleone per firmare la resa a Waterloo. E voi cosa fate? Vi scattate una foto con la penna di Napoleone. Ma se non ve lo dicono, per voi quella è una penna qualsiasi.
La differenza è tra sapere e non sapere, e voi dovete sapere che quella di oggi è un’occasione unica, sennò vi tocca andare fino a Las Vega, in Nevada, per poter guidare una di queste supercar in pista con un istruttore preparato al vostro fianco.”

Non è del tutto vero, ci sono altre società che offrono un servizio simile, basta cercare su Google, magari però non hanno la stessa varietà di autoveicoli e circuiti qui in Italia. Che sia però un’esperienza unica sì, sono qui a testimoniarvelo. Non tanto perché puoi farti una foto con delle auto incredibili, ma proprio per il ricordo di questa giornata.
E veniamo al secondo punto, l’emozione.

“Quanti di voi hanno acquistato l’esperienza di oggi direttamente per sè? Alzate la mano. Ok, bene. Quanti invece hanno ricevuto il voucher come regalo? Ecco, siete la maggioranza. E la persona che vi ha fatto questo regalo così unico è immagino qui con voi, al vostro fianco, giusto? Bene, fate un applauso a queste persone perché vi stanno regalando un’emozione unica. Avrebbero potuto entrare in un negozio e comperarvi un gioiellino, un oggettino, lo impacchettavano ed era decisamente più semplice per loro. Invece vi siete trovati in mano un foglio, ma solo oggi comprenderete davvero l’importanza di quello che vi è stato regalato. E credetemi, chi ve l’ha fatto, vi vuole davvero bene!”

E qui scatta un filo di commozione generale, tra fidanzati o coniugi (sono più le Lei che hanno regalato il voucher a Lui), tra amici o tra padri e figli (chi ha fatto il regalo a chi? magari pure insieme). Soprattutto però scatta l’entusiasmo, perché la giornata è caldissima, credo 42 gradi con l’asfalto che brucia, siamo tutti costretti alle mascherine e alla distanza, occorre prestare attenzione a gel e sanificazione, e ci vuole un po’ di brio in più in mezzo a tutto questo caos.

Il discorso termina con gli avvisi di sicurezza, gli stessi che abbiamo firmato e contro firmato, ma che è bene ricordare. Un po’ di sano terrorismo non guasta, perché c’è chi prende troppo alla leggera la responsabilità di guidare tanta potenza. Nessuno qui è pilota professionista, non ci sono i doppi comandi per l’istruttore come a scuola guida, e un incidente in pista, per quanto libera da altri veicoli, è comunque pericoloso per le alte prestazioni che si raggiungono. Non ci si può sempre appellare a San Brembo eh!
Anche in pista vale l’omicidio stradale colposo, per intenderci.

Dopo questo, driver e accompagnatori usciamo ai paddock, i box dove in televisione vedete di solito fior di meccanici coccolare le varie auto da gara. E loro sono lì, non i meccanici, le splendide supercar. E questa è quella dove salirò io, Ferrari F458 Italia, sulla carta 570 cavalli purosangue (la mia povera scalcagnata Toyota ne ha solo 90, un po’ brocchi 😀 ). Mi arriva davanti con un rombo che mi fa vibrare il cuore, davvero, me lo sposta dentro il petto!!

Ferrari F458 Italia - Adria International Raceway

Il primo giro è con lo shuttle: imbacuccati con il passamontagna e con i finestrini aperti per l’aerazione, saliamo sul furgoncino per percorrere la pista con l’istruttore che ci spiega il circuito, per prendere confidenza con la pista. Dopo questo, ci si mette in attesa del proprio turno di guida, con un filino di ansia…

Per la cronaca, c’era anche l’Audi R8 v10 performance bianca, ma i miei occhi sono rimasti folgorati da una Lamborghini Huracàn in una favoloso blu elettrico, mi ci sarei pure inginocchiata davanti quanto era bella!!

Lamborghini_Huracàn - Adria International Raceway

Adesso tocca proprio a me!

Pensieri sparsi prima della salita: ma che ci faccio io qua, mi sa che sto giro l’ho davvero fatta fuori dal vasino, peaker datti una regolata con ste challenge, speriamo mi chiamino per ultima, speriamo non ci sia nessuno a vedere una Ferrari ai cinquanta all’ora in pista, pure il cambio a palette sul volante, e me mancavano le palette a me stamattina! Ma non era automatica sta bestia?! No, no, no, qua la figura di merda non è contemplata. Contegno, per Diana!

Ferrari F458 Italia - In attesa

Ferrari F458 Italia - A bordo

Pensieri al sedile di guida, prima della partenza: [vuoto]

Pensieri in pista: che razza di cordolo stretto hanno fatto in uscita dalla pit lane, acceleriamo un pochino, whoa, piano bella, cordolo, lascia, stringi, tre quarti, accelera tutto, whooooooooooa, senti come spinge, di nuovo curva, chicane, rettilineooooo…sììììììììììì!!

Istruttore: ottimo, vai così, adesso a tavoletta tutta, fino in fondo, e ti dico io quando frenare. Di più, di più! Bene, così, restringi, ti stai trattenendo, vai di più a fondo con quel pedale, devi sentire tutta la potenza del motore. Qui c’è un bel rettilineo, adesso vai giù, lasciala andare, lasciala correre.

Pensiero in risposta: oh, l’ha detto lui, sia messo agli atti Vostro onore… Arhhhhhhhhhh, senti come cantano sti cavalli!!!!

Ferrari F458 Italia - Adria International Raceway

Pensiero all’arrivo: non ho fatto i cinquanta all’ora, non ho nemmeno stracorso però, ma quanto avrò fatto? porcaccia è già finita, ci voleva un altro giro almeno, meglio altri due, ma davvero l’ho fatto? Sti ciufoli, ho portato una Ferrari in pista!! E l’istruttore dai, non era così spaventato! Ma era serio nel farmi i complimenti, o me li avrà fatti di rito? Giusto per galanteria? Naaaah, non credo, quel signore là prima di me è partito che stava per tirare sotto un pedone ed è arrivato che stava per fare fuori l’intera fila ai paddock, non oso pensare sui cordoli.

Accompagnatore/fotografo: si vedeva che staccavi dall’acceleratore forse un po’ prima del dovuto, però a inizio rettilineo hai pestato bene, non male, non male per essere la primissima volta in pista, con zero esperienza…

Pensiero in risposta: di questo ci si può fidare, il livello di galanteria suo è in genere quello del Polo Nord… 😀 😀 😀

Pensiero finale, togliendo il casco: l’ho fatto, l’ho fatto davvero!!

Ferrari F458 Italia - L'ho fatto!!

Quale sarà la prossima?

Potrebbe essere la Ferrari F488, più spinta ancora, che io continuavo a confondere con la Ferrari F458 assegnata a me, devo vedere le prese d’aria laterali per distinguerle bene, non ho l’orecchio ben allenato a questi sound.
Oppure potrebbe essere proprio l’Audi R8, o quella stupenda Lamborghini blu per restare su casa di costruzione italiana.
Però la prossima volta deve essere a Imola o Mugello, le terre sante della Formula 1 e del MotoGP, due circuiti che non ho mai visto nemmeno da spettatore, se non in televisione e non è assolutamente la stessa cosa che essere lì, a sentire il cuore vibrare in unisono coi motori accesi.

Vi aggiungo qualche estratto video: la mia partenza fluida, la prima accelerata, il primo rettilineo da cameracar.
Nah, potevo fare meglio… toccherà proprio tornare! 😉

Comments (14)

Elena

Giu 28, 2021 at 8:21 PM

A parte che dal titolo credevo dovessi scegliere tra una birra bionda e una rossa (difficile, specie perché la bionda sei tu!) , poi leggendo scopro che ti sei regalata una splendida avventura! Brava!
Le foto sono magnifiche. Io ho le farfalle nella pancia soltanto a leggerti

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Barbara Businaro

Giu 30, 2021 at 9:05 AM

Difficile che io scelga tra una birra bionda e una rossa, perché io proprio non bevo proprio birra! Non mi piace! 😀
Comunque l’avventura me l’hanno regalata, una busta con dentro il voucher. Come nei film americani dove regalano biglietti aerei per un viaggio improvviso. Certo, il biglietto aereo magari l’avrei rifiutato (se non per la Scozia 😛 ), ma qua non potevo mica tirarmi indietro!

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IlVecchio

Giu 29, 2021 at 8:44 AM

Spettacolare, non c’è che altro dire. Mi offro fin da subito volontario come accompagnatore per la prossima volta. : -)

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Barbara Businaro

Giu 30, 2021 at 9:06 AM

Fatta, arruolato! 😉

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Paola

Giu 29, 2021 at 2:54 PM

Ehhhh, è proprio una questione del…cavolo .
Domenica 9 settembre 1979. Tra un po’ si torna a scuola ma fa ancora molto caldo e così rimarremo nella casa in campagna fino all’ultimo secondo utile. C’è il Gran Premio di Monza in tv e stavolta amici e parenti maschi sono riuniti a casa mia per guardarlo tutti assieme; ho sonno, vorrei dormire ma di là fanno casino e quindi anche se sono piccola, marcio scalza e arrabbiata per fare sentire le mie rimostranze e…mi innamoro perdutamente di una Rossa, l’unica, la più bella. Jody Scheckter vince il GP e vince il Mondiale, Gilles Villeneuve è lì con lui a festeggiare. Il ricordo del dolore provato e delle lacrime versate per la morte di Villeneuve, di Pironi, di De Angelis, di Paletti, di Senna è tutt’oggi molto vivido. Sono stata su una Ferrari come passeggera ma non l’ho mai guidata però sono una discreta amazzone e pur da passeggera la sensazione è stata proprio quella che si prova avendo sotto la sella un purosangue che vorrebbe andare ed è trattenuto dal morso.
Ti ho invidiato molto tutto il weekend, man mano che hai raccontato frammenti della tua avventura ma come quarantennale patita della Ferrari e della Formula 1 mi inchino alla maestria con cui sei riuscita a trasmettere una simile emozione scrivendo. Chapeau!

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Barbara Businaro

Giu 30, 2021 at 9:33 AM

Cavoletti di Bruxelles!!
Non ho una memoria così vivida delle domeniche di Formula 1 dell’infanzia. Non ricordo nemmeno la dinamica dell’incidente di Senna, ma ricordo i Telegatti di qualche anno prima, Senna era tra gli ospiti seduti in platea e Corrado lo presentò dicendo che correva forte, che c’era solo un modo per fermarlo. Mise la mano avanti severo e disse “ALT!”. C’era Carol Alt seduta a fianco di Senna, oggi si sa che avevano una relazione fuori dai riflettori e che la morte di Senna fu devastate per la modella. E’ una di quelle storie tragicamente romantiche che ricordo al pari di Romeo e Giulietta, per dire.
Ero troppo piccola anche per l’incidente di Lauda e da bambina mi faceva paura la sua faccia segnata, ma ho apprezzato tantissimo la ricostruzione della sua vita fatta nel film Rush da Ron Howard, spettacolare anche per le scene di movimento. Impagabile la corsa tra le colline di Lauda con una Lancia 2000 di due fan napoletani:

Ma in quanto alla Ferrari, questo resta il mio pezzo preferito, Guido e Luigi nel film Disney Cars (con un pensiero per Schumi):

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Giulia Mancini

Giu 29, 2021 at 5:40 PM

Caspita mi sono venuti i crampi emotivi nello stomaco solo a leggerti, che poi Ferrari e Lamborghini le top. Io non credo che avrei mai ho il coraggio di guidare cotanta potente perfezione, al limite se vieni a Imola vengo a fare il tifo .
Complimenti davvero per esserti regalata questa esperienza unica!

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Barbara Businaro

Giu 30, 2021 at 9:39 AM

Io guardo le foto, guardo i video e ho ancora il cuore che fa ruzzoloni dalla gioia e chiede: Quando torniamo?! 😀 😀 😀
Secondo me è un’esperienza da fare, una bella scarica di adrenalina, un’energia potente che si trasmette dai motori all’anima e anche una bella dose di autostima. 😉

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Darius Tred

Giu 29, 2021 at 9:48 PM

Va be’…
Se non ti fa schifo il colore, un giorno ti farò provare la mia Porsche arancio…
(Piccolo sfizio per il mio cambio di lavoro…)

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Barbara Businaro

Giu 30, 2021 at 9:42 AM

L’arancio della Porsche 911 GT3 è favoloso, non mi fa schifo no! Ma non so se stai dicendo sul serio (mica che col cambio lavoro hai pure vinto la lotteria?!) o se stai parlando del modellino della Lego Technic…

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Darius Tred

Giu 30, 2021 at 11:14 PM

…brava. Giusto il tempo di costruirla. 😀 😀 😀
Ma mi sa che la rivendo tra un po’ di anni.

Al prossimo giro, dovresti farti regalare un giro su questa auto…

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Barbara Businaro

Lug 01, 2021 at 1:12 PM

Lo sapevo! Anche tu appassionato di Lego Technic!

Ho visto in televisione la Bugatti Chiron completamente fatta di mattoncini Lego, spettacolare. Ma, per quanto io adori i Lego, può fare solo i 30 km/h e sono motori elettrici. Mi spiace, non c’è storia con la vera Bugatti Chiron, 1500 cv, 373 km/h circa, un motore assurdo. Nessuno te la noleggia in pista, ci sono solo 500 esemplari, costo medio 2,4 milioni di euro. Ehhhhhhhhh…

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Rebecca Eriksson

Lug 04, 2021 at 11:53 AM

Insegui i tuoi sogni, sempre 😀

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Barbara Businaro

Lug 04, 2021 at 11:30 PM

Assolutamente! Finché posso, sicuro che lo faccio! 😉

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