La tana dello scrittore. Non disturbare

La tana dello scrittore
…o la caverna dello scribacchino?

L’idea di mostrarvi il luogo dove prendono vita le mie idee scrittorie nasce dal post di Grazia Gironella nel suo blog Scrivere Vivere dove ha fotografato e illustrato la sua tana da scrittore, una bellissima scrivania posizionata vicino alla cucina, in piena luce del giorno, ricca di oggetti particolari che già da soli potrebbero ispirare infinite storie.
Non sono così fortunata, il mio angolino è meno illuminato dal sole vivo, e soprattutto da me quello stesso ripiano era nato prima per lo studio e poi proseguito col mio lavoro di informatico. La scrittura era molto lontana ancora.

La pazzia di scrivere risale all’anno 2012, il famoso anno in cui i Maya avevano decretato “la fine del mondo come lo conosciamo”, e in effetti è stato così anche per me. Ho avuto un’idea e ho preso a scriverla su un quaderno qualsiasi, quaderno che poi mi portavo sempre appresso e dove appuntavo qualsiasi cosa di quell’idea, chiamarlo romanzo era davvero assurdo in quel momento, però stavo scrivendo intere scene, immaginando capitoli, c’erano dei personaggi che mi parlavano in testa e una quasi trama sembrava aprirsi all’orizzonte. Pagine e pagine riempite fitte, ovunque andassi, sempre col quaderno infilato nella borsa (tanto io uso sempre borse capienti, se non ci sta un A4 non fa per me).
Come nella visione romantica della scrittura, mi lasciavo prendere dall’ispirazione ovunque mi trovassi, in qualsiasi sala d’attesa, dal dentista al meccanico, in qualsiasi viaggio, dal treno alla metro.

Il risultato però è che quel romanzo non è ancora finito, e ci ho messo un intero mese di NaNoWriMo per ricopiare tutto quel cartaceo e sistemarlo decentemente all’interno del mio computer. Non sono nemmeno a metà della storia e chissà se vedrà mai la fine.
Da quell’esperienza ho capito che le idee possono nascere in viaggio, ma c’è bisogno della solidità di un computer, portatile o meno, che mi aiuti a salvare il lavoro in digitale, nonché a strutturare le storie per bene, per dargli la giusta forma, quella che su carta non riesco a vedere.
Così oggi vi racconto i luoghi della mia scrittura, quelli dove finalizzo le cose strampalate che mi ronzano in testa. 😀

Più che a scriverlo questo post, sono diventata matta a fotografarlo perché ho beccato proprio il weekend con meno luce e tanta pioggia!
Ma volevo mostrarvi la mia caverna di scribacchino, anche se a ben vedere quando sono davvero immersa in una storia posso davvero scrivere ovunque, estraniandomi completamente dal mondo reale. Il più delle volte è un’immensa fortuna potersi rifugiare nella fantasia…

La mia caverna

La camera più piccola della casa è adibita a studio. Dietro la mia scrivania ce n’è infatti un’altra angolare, più incasinata e più tecnica, ci sono le stampanti e lo scanner rotativo, varie cassettiere. A fianco ho invece una libreria con diversi raccoglitori e scatole, pieni di documenti e cazzilli (termine preso a prestito da Il salmone del dubbio di Douglas Adams). L’altro angolo è occupato da un divano letto, dove non si può dormire perché è pieno di cose accatastate, risponde infatti al nome di “lo poggio qui”. 😀

La tana dello scrittore. Scrivania

 

Sopra il mio tavolo, abbastanza ordinato perché ho bisogno di spazio per pensare, trovano posto lo schermo, con sopra il gatto nero che vi scruta severamente se spiate, quello della foto in testa al post, le casse del computer e le cuffie col microfono, diversi portapenne (quella a destra è una “maxi tazza per una bella ragazza” dal seno prosperoso, regalo di gioventù 😛 ), le mie scatolette di liquirizia Amarelli, lo stand per il cellulare così riesco a scrivere anche durante le videochiamate, scatole piene di cd di software, un portalettere fatto a mano, la cassettina piena di altre penne, post-it e chiavette usb, burrocacao e fazzoletti, nonché la pila di quaderni, fogli, riviste in lavorazione. Al centro, la mia agenda Moleskine e il blocco di fogli di brutta (stampati nell’altro verso) perché devo sempre scarabocchiare le idee.
La lampada è a rovescio perché mi somiglia… No, perché detesto la luce diretta e allora la uso riflessa sulle pareti bianche, più rilassante.
Solo in questi ultimi mesi di smart working, nei giorni di lavoro sopra la scrivania ci metto il portatile aziendale e diventa il mio ufficio.

La tana dello scrittore. Desktop

 

Il computer è sotto la scrivania, un tower che ho scelto in ogni singolo componente, che io chiamo “master”. Una volta acceso potete ammirare il mio sfondo del desktop, la mia Scozia dalla serie televisiva Outlander (la fotocamera ha un po’ accentuato il blu, in realtà è più sul grigio-verde).
In fondo è proprio su questo computer che è nato webnauta, sviluppato in ogni singolo frammento di codice e nella sua struttura di partenza. I racconti e i post però li scrivo per la maggior parte dalla mia piccola macchina da scrivere, il mio portatilino bianco che vedrete più sotto.

Poi sopra la scrivania c’è quello che io chiamo wall (dall’inglese, parete), ovvero un pannello di sughero, anche piuttosto dozzinale e malmesso, dove ho appiccicato con puntine e biadesivo, foto, cartoline, biglietti, immagini, stampe varie con i momenti più magici degli ultimi anni, che riguardano la scrittura ma anche la mia vita da peaker (le due cose sono magicamente collegate).
Al centro c’è l’Holstee Manifesto, un testo realizzato ancora nel 2010 da uno studio di design di Brooklyn quale ispirazione per il loro lavoro, la loro creatività e la loro vita, un manifesto che ha incoraggiato milioni di persone in tutto il mondo, diventando un’icona. Ve ne riporto le parole e la traduzione, perché sono eccezionali.

This is your life. Do what you love, and do it often. If you don’t like your job, quit. If you don’t have enough time, stop watching TV. If you are looking for the love of your life, stop; they will be waiting for you when you start doing things you love. Stop over analyzing, life is simple. All emotions are beautiful. When you eat, appreciate every last bite. Open your mind, arms, and heart to new things and people, we are united in our differences. Ask the next person you see what their passion is, and share your inspiring dream with them. Travel often; getting lost will help you find yourself. Some opportunities only come once, seize them. Life is about the people you meet, and the things you create with them so go out and start creating. Life is short. Live your dream and share your passion.

Questa è la tua vita. Fai ciò che ami, e fallo spesso. Se non ti piace il tuo lavoro, lascialo. Se non hai abbastanza tempo, smetti di guardare la TV. Se stai cercando l’amore della tua vita, fermati; ti aspetteranno quando inizierai a fare le cose che ami. Smetti di analizzare, la vita è semplice. Tutte le emozioni sono belle. Quando mangi, apprezza ogni ultimo boccone. Apri la tua mente, le braccia e il cuore a cose e persone nuove, siamo uniti nelle nostre differenze. Chiedi alla prossima persona che vedi qual è la sua passione, e condividi il tuo sogno ispiratore con loro. Viaggia spesso; perderti ti aiuterà a ritrovare te stesso. Alcune opportunità arrivano solo una volta, coglile. La vita riguarda le persone che incontri, e le cose che crei con loro, quindi esci e inizia a creare. La vita è breve. Vivi il tuo sogno e condividi la tua passione.

Holstee Manifesto

 

La tana dello scrittore. Il wall

 

Tutto intorno ci sono il mio incontro con la scrittrice Diana Gabaldon al Livre Paris, il commento sempre di zia Diana sul mio profilo Facebook personale per il post sul suo saggio E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander, il segnalibro dell’antologia Storie di gatti dove è andato pubblicato su carta un mio racconto, un altro commento di zia Diana nel post dove raccontavo l’avventura di leggere a Bookcity per l’antologia Storie di carta curata da Andrea Kerbaker dove è finito un altro mio racconto, ci sono la cartolina della mia prima Pink Run e il mio faccione blu della Color Run di Riccione, nonché i miei post retweettati da coach Sam per My Peak Challenge, il mio certificato di winner del faticosissimo NaNoWriMo e le foto della mia storia vera pubblicata su Confidenze. Il wall non è fisso, cambia proprio come cambio io, segue le mie conquiste, tolgo immagini che non hanno più significato e ne aggiungo di nuove.

La funzione del wall è di ricordarmi tutto quello che ho già fatto, tutte le incredibili emozioni provate, tutti i miei limiti superati. Ma soprattutto è lì, davanti ai miei occhi, quando comincio ad abbattermi, a pensare che non ce la farò, a sbuffare perché sono stanca e mi girano vorticosamente le scatole. Il wall è lì per gridare “Smettila! Guarda qua! Tu puoi, finiscila di lamentarti e vai avanti.” Direi che funziona.

Il tubo nero a sinistra sopra la scrivania, un regalo importante, è la matita Napkin 4ever (ovvero dall’inglese forever, per sempre), più che una matita un oggetto di design made in Italy: una matita in alluminio, con punta in Ethergraf che non si consuma mai, e quindi una matita infinita. L’idea non è nuova, le matite con punta in metallo erano usate nel Rinascimento, anche da Leonardo Da Vinci, ma questa è realizzata con materiali di moderna concezione. In realtà è un po’ sbilanciata in testa per scrivere, almeno per la mia mano minuscola, e il suo tratto soprattutto non si cancella, condizione terribile per uno scribacchino che revisiona in continuazione. Però è stupenda. 🙂

La tana dello scrittore. Napkin 4ever

 

Poi c’è l’astuccio da scrittore, regalo della mia coach Roberta, con su scritto “Darò il massimo”, contenente due penne e una matita micromina che recano le frasi: “Idee brillanti e note abbaglianti”, “Sarà eccezionale (punto e basta)” e “Mi merito il meglio”. Un’iniezione di fiducia impossibile da evitare, tanto che di solito lo uso per le lezioni e gli esercizi di inglese. 😀

La tana dello scrittore. Astuccio Mr.Wonderful

 

Il mio posto al sole

Lo studio, anche se silenzioso e isolato, è però in tramontana, esposto a nord e riceve sole solo al mattino. Quindi spesso mi sposto a scrivere con il piccolo portatile bianco sopra il tavolo del salotto, a fianco della portafinestra grande, il massimo punto di luce della casa. In compagnia del gatto di legno, delle mie povere piante e peperoncini, del puzzle dell’Amerigo Vespucci e soprattutto a portata di whisky. 😀

La tana dello scrittore. Posto al sole

 

A volte però non ho proprio voglia di scrivere dalla tastiera, ho necessità del profumo della carta e dello scorrere voluttuoso della penna.
Così prendo il mio quadernino a spirale, la mia Stabilo e il bullone (mi hanno detto che è un raccordo idraulico, ma io mi ostino a chiamarlo bullone). L’ho trovato in giro per casa, è finito per sbaglio sulla mia scrivania ed è diventato il mio giocattolo antistress preferito. Un anello perfetto per il mio pollice e il giusto peso per un’arma di difesa, se lanciato contro le domande inopportune. Soprattutto una straordinaria fonte di ispirazione e concentrazione. Un bullone contro il blocco dello scrittore, chi l’avrebbe mai detto?! 😀

La tana dello scrittore. Quaderno e bullone

 

Oltre al mio posto al sole c’è anche il mio angolo di lettura soffice, il mio divanetto personale (gli ospiti si siedono sull’altro divano grande 😉 ). A fianco il tavolino con le colonne di romanzi e saggi in attesa, come piace molto a noi lettori affetti da Tsundoku e la mia Barbie Yoga a sorvegliarli tutti. Ogni tanto la trovo ingarbugliata in qualche strana posizione, risultato di lotta con qualche disturbatore di passaggio… 😀
Spesso però qui mi siedo col portatile sulle ginocchia, e leggo, scrivo e ascolto la televisione in contemporanea finché non decido quale delle tre attività merita tutta l’attenzione. Raramente c’è qualcosa di interessante sul grande schermo, quindi torno a quello piccolo del portatile. Se invece sto leggendo un romanzo che mi prende sul serio, possono passare anche le cannonate in tivù o le persone che mi parlano nella stessa stanza, e io annuisco anche magari, ma in realtà sono da un’altra parte e sto sorridendo al protagonista.
“Ma mi hai ascoltato?”
“…eh? Certo che no, ho un libro in mano, perché dovrei ascoltarti?!”

 

La tana dello scrittore. Angolo di lettura

 

Scrivere ovunque

Sono quindi terminati i tempi in cui scrivevo ovunque, dalla sala d’aspetto al sedile dell’auto al semaforo rosso, dalla sterile camera d’albergo in trasferta o in viaggio tra autobus, metro e treno? Si e no, ho sempre con me un taccuino Moleskine e una penna per appuntare le idee su carte e sul cellulare ho installato l’app Dropbox per poter scrivere e mettere al sicuro subito testi più lunghi (anche se scrivere da lì non è la mia passione).
Ho imparato comunque che per i miei testi necessito di avere più tempo e un computer sotto mano, anche se non è necessaria una scrivania da ufficio o un tavolo spazioso. Guardate dove scrive in estate la mia cara Diana Gabaldon, autrice del bestseller Outlander da 25 milioni di copie.

 

 

Io non ci riesco a scrivere in giardino, ci ho provato ma forse zia Diana non conosce le feroci Mosquitoes della Pianura Padana… 😀
Diciamo che il mio angolo verde è accessibile solo all’inizio della primavera in pieno sole (e allora non vedi lo schermo), quindi preferisco la piccola panchina del terrazzo dove le zanzare non si avventurano o non mi trovano grazie ai vasi dove cresce la Citronella.

Se poi qualcuno di voi si vergogna del suo angolo di scrittura disordinato, pieno di bozze, scatole, oggetti confusi, lasciate che vi mostri altre foto condivise sempre da zia Diana nel suo profilo Facebook. Potete ammirare il suo studio (adoro quel punto di blu alle pareti!) e la sua libreria di lavoro, zeppa di appunti e di ricerche storiche, nonché il povero tavolino a supporto. Ci sono anche vari scatti negli anni di lei che scriveva in attesa in qualche hall o del suo computer poggiato sul letto della camera d’albergo durante i viaggi per conferenze e interviste.

 

 

Voi dove scrivete? E dove leggete?

Volete partecipare anche voi e condividere i vostri luoghi preferiti di scrittura o di lettura? Mostrare gli oggetti che vi accompagnano durante la creazione o l’angolino rilassante dove leggere indisturbati? O magari portare la testimonianza dei vostri autori preferiti, di quali sono gli ambienti dove hanno scritto i loro romanzi? 🙂

 

Comments (23)

Grazia Gironella

Dic 06, 2020 at 10:21 PM

Grazie per avere raccolto il mio invito! Mi ha fatto molto piacere vedere la tua tana, anzi, le tue molteplici tane. Con le tue molteplici attività, in una staresti sicuramente stretta. 😉

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Grazia Gironella

Dic 06, 2020 at 10:23 PM

A proposito, il gatto mi sembra anche molto utile come rimprovero per quando si cazzeggia in rete anziché produrre. 🙂

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Barbara Businaro

Dic 07, 2020 at 11:28 PM

In effetti, se passo tanto tempo alla scrivania per lavoro, ho bisogno di spostarmi per scrivere, proprio per staccare le due attività, per dire al cervello di spegnere il lato professionale e accendere quello creativo.
In quanto al gatto nero… nah, non sento il suo rimprovero, mi assomiglia troppo, quella è la mia espressione del lunedì mattina, prima del caffè! 😀

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Giulia Mancini

Dic 07, 2020 at 4:53 PM

Mi piace molto il tuo manifesto, è fantastico. I tuoi angoli di scrittura sono molto carini (mi piace molto soprattutto il posto al sole). Anch’io scrivo sul tavolo della sala-tinello-cucina, unico punto in cui scrivo con il mio portatile e anche unico pc (o dovrei dire notebook) che ho. Ogni tanto però scrivo anche sull’iPad, ma solo quando sono colpita da un’idea e voglio scrivere in fretta prima che puf…voli via, l’apple ha questa grande praticità di essere sempre pronto.

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Barbara Businaro

Dic 07, 2020 at 11:44 PM

L’Holstee Manifesto mi accompagna fin da quando è nato, e ancora non era diventato famoso. Non ricordo nemmeno come mi arrivò, probabilmente un sassolino da dio anche questo. All’inizio poi era un video, prima che un manifesto grafico. 🙂

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Sandra

Dic 07, 2020 at 5:42 PM

Sappi che mi piacciono tutte gli scorci che ci hai mostrato, ma quella libreria dietro il divano blu è davvero il top.
Sì, ci vuole la solidità del pc e tanta luce, possibilmentan naturale, magari anche una postazione comoda per la schiena.
Qua da me è tutto da rifare, anche se nel tempo un po’ le cose sono migliorate. Come per voi la camera più piccola è destinata a studio, ma ancora non è stato arredato definitivamente, ma solo con mobili dismessi da altri ambienti, la mia cameretta da ragazza e il soggiorno qui. Dovrei assolutamente farmi anch’io un wall motivazionale.

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Barbara Businaro

Dic 07, 2020 at 11:54 PM

La libreria Billy di Ikea da 5 metri lineari non la cambierei con nient’altro. Anche se adesso sta diventando stretta e devo decidermi a fare pulizia, dentro non ci sono solo libri e richiede una riorganizzazione, perché adesso ho troppi volumi che non trovano posto e affollano il tavolino.
Una sedia comoda per scrivere, certificata per l’uso da ufficio, io l’ho sempre presa da Ikea, e proprio per la certificazione è stata approvata all’epoca per il telelavoro (in quel caso, viene controllata la postazione casalinga).
E sì, devi assolutamente creare anche tu il tuo wall motivazionale, hai sicuramente molte più cose di me da metterci! 🙂

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Brunilde

Dic 07, 2020 at 5:53 PM

Da tre anni ho fatto la scelta strong: casa e bottega, sopra e sotto, 15 scalini di distanza.
A questo punto è andata da sè: mi sono messa a scrivere dove abitualmente lavoro, al mio megatavolo di vetro a elle ( il lato lungo è di due metri ) fatto costruire su mio disegno tanti anni fa.
Sulla parete, fra le altre, la foto, attaccata con lo scotch, ritagliata da una rivista forense che raffigura una cassetta del mercato piena di frutti verdi con sopra un cartello scritto a mano:
” AVVOCATO 1 € AL PZ”.
Sul tavolo, oggettini d’argento ( amo ciò che luccica ), conchiglie e una pietra di luna grossa come un chicco d’uva.
E una scatola di vera fintapelle con due stilografiche, una con inchiostro viola e l’altra verde: per dare colore alle idee!

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Barbara Businaro

Dic 08, 2020 at 12:08 AM

Che spettacolo Brunilde! Sto cercando di immaginarmelo e invidio il tavolo in vetro, mi fa sorridere l’avvocato-avocado a 1 euro al pezzo (magari! con quel che costa l’avocado oggi, pompato su ogni dieta fitness! 😀 ), anch’io adoro lo splendore dell’argento ma detesto pulirlo, e le stilografiche colorate devono essere stupende. Dobbiamo circondarci delle cose che ci fanno stare bene, soprattutto quando scriviamo. 🙂

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IlVecchio

Dic 08, 2020 at 12:16 PM

Posseggo un antico scrittoio di legno, del secolo scorso, ereditato da mio nonno e rubato alle tarme, lo trovano molto gustoso. Un boccale di birra in ceramica come portapenne, uno svuotatasche in legno con altra cancelleria e oggetti diventati nel tempo sconosciuti, libri di ogni ordine e forma impilati da un lato, l’agenda e il portatile al centro.
Non mi stupisce comunque che la tua Diana Gabaldon scriva su una sedia in giardino con un solo secchio per compagno. Roald Dahl scriveva da una poltrona logora con un pannello di legno poggiato ai braccioli a fargli da scrivania. I primi romanzi di Stephen King sono nati su un tavolino da bambini in bilico sulle sue ginocchia. Nabokov compose il suo Lolita in diversi bigliettini che poi riponeva dentro una scatola, si dice avesse biglietti bianchi pronti anche sotto il cuscino. E pare che Victor Hugo scrivesse nudo, avvolto in una coperta, per obbligarsi a non uscire finché non avesse terminato. : -)

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Barbara Businaro

Dic 09, 2020 at 10:09 PM

Quello messo peggio di tutti mi sembra Victor Hugo! Non potrei mai scrivere in quelle condizioni! Ma nemmeno se fa troppo caldo, accendo il climatizzatore a massima potenza, piuttosto. 😀 😀 😀

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Daniela Bino

Dic 09, 2020 at 9:40 AM

Cara Barbara, mi piace il pannello di sughero con le foto-ricordo del LIVRE Paris. Come pure la foto di Julia, uno dei miei fumetti Bonelli preferiti (ho tutta la collezione, che amo tantissimo assieme a quella gotica del Dampyr). Il mio angolo preferito come lettrice? Il giardino, dove vado di nascosto perché nessuno mi cerchi e mi trovi troppo presto distogliendomi dalla lettura di un bel romanzo. Per scrivere mi va bene qualsiasi posto, dalla caffetteria letteraria alla panchina in Prato della Valle. Mi piace l’aria aperta. Ma spesso mi sveglio alla notte con un’idea in testa che vuole essere messa nero su bianco sennò non mi fa dormire. Sono solo pensieri che spesso dimentico. Ma mi fa bene al cuore quando li riscopro per sbaglio in un cassetto e mi riprometto sempre di metterli in ordine. Mamma mia, quanti spunti in questo tuo post. Mi viene la voglia di fare le cose per bene. Come sempre, bravissima, Barbara!

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Barbara Businaro

Dic 09, 2020 at 10:14 PM

Sei di parte, perché quelle foto del Livre Paris le hai scattate tu! 😉
Quella però che vedi come Julia, il fumetto di Bonelli, è in realtà Audrey Hepburn (alla quale Bonelli si è ispirato) nei passi di Sabrina, uno dei miei film preferiti. Su quel ritaglio (credo fosse una pubblicità di un centro estetico!) c’è scritto: “Le rughe possono attendere…” 😀 😀 😀

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Maria Teresa Steri

Dic 09, 2020 at 10:20 AM

Mi piacciono tantissimo i tuoi angoli per scrivere/leggere! Stupendo il pannello. E adoro tantissimo l’angolo lettura con quella bella libreria dietro le spalle. Con la definizione “caverna” mi ero immaginata un posto cupissimo e confusionario, invece è tutt’altro, molto accogliente.
Prima o poi accoglierò anche io questa idea del mostrare la mia tana ^_^

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Barbara Businaro

Dic 09, 2020 at 10:22 PM

Quando penso alla “caverna” io penso all’antro scuro di Batman, versione Michael Keaton e regia di Tim Burton, il miglior Batman di sempre. In effetti essendo a nord, lo studio va in ombra già a mezzogiorno e soprattutto d’inverno ho sempre la luce accesa, magari anche la persiana abbassata alla pioggia. Usando la luce riflessa, è meno carica, e quindi mi sento proprio nella stessa caverna. Mi manca solo la Batmobile alle spalle. 😀

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marina

Dic 09, 2020 at 12:20 PM

Devi sapere che io , di mio, sono una persona ordinatissima, ma quando convivi con chi non c’è verso che lo sia, qualcosa della tua maniacalità viene meno: questo per dire che la mia scrivania ERA simile alla tua, con le mie cose tutte belle belle sistemate dove dovevano stare e adesso cerco di farmi spazio ovunque, tra fogli, carpette, libri, quadernoni. e provo a fare finta di niente, se no non ne esco più. Ma vabbè, quando scrivEVO mi arrangiavo. ora che NON scrivo, uso quella cosa mignon dell’ipad (ora, tra l’altro, moribondo) che mi porto dappertutto, stanze stanze, divani divani. Ora, con dad e quant’altro, mi sono dimenticata anche del pc fisso: elemosino sprazzi di giornata quantomeno per pubblicare il post del giovedì nel blog.
Comunque, occhi con stelle per tre cose:
1) manifesto holstee
2) libreria fantastica
3) la Barbie Yoga. Super!

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Barbara Businaro

Dic 09, 2020 at 10:50 PM

Dovresti vedere l’altra scrivania alle mie spalle! Se la fisso troppo a lungo mi viene l’orticaria e un attacco di pulizia acuta assassina. Stephen King potrebbe trovarci qualcosa di inquietante da narrare. Ma anch’io faccio finta di niente, sia per quella scrivania che per il garage. Però ogni tanto cedo alla Forza, e qualcosa sparisce misteriosamente. “Hai visto, per caso, quella cosa, fatta così e cosà? Potrebbe servirmi.” “No, non mi pare…” 😉
La Barbie Yoga è la versione curvy che non vuole nessuno. La trovi scontatissima su Amazon Warehouse, la mia l’ho adottata per meno di 10 euro. E la adoro. Loro chiamano “curvy” una bambola che ha finalmente delle sane forme umane! E poi è la prima Barbie con i capelli del mio stesso colore!! 😀

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Stefano Franzato

Dic 09, 2020 at 1:42 PM

Che curioso mondo femminile hai! Non mi attrae, è troppo diverso dal mio. Io scrivo – sempre che abbia qualcosa da scrivere – da un qualsiasi computer (desktop e/o portatile) che sia collegato a Internet in quanto tutti i miei testi sono sui miei account online (Google, Onlyoffice, ecc). Leggo la sera a letto prima di dormire. Più raramente seduto alla scrivania. Spesso sottolineo e prendo note su certi passaggi; attualmente sto leggendo (in Italiano) “Il libro dell’inquetudine di Bernardo Soares” di Fernando Pessoa in cui noto che quest’ultimo è fondamentalmente un poeta più che un prosatore: da leggersi lentamente. Brevi considerazioni – anche di poche righe – che sfociano sempre nella poesia. Mi piacerebbe aver studiato Portoghese per leggerlo in originale. In originale (visto che non ho la traduzione che, a mesi, sarà riproposta da Sellerio, visto che il vecchio Oscar Mondadori è fuori catalogo da tempo) sto anche leggendo “The Heart of the Matter” (“Il nocciolo della questione”) del caro Graham (Greene): una scioltezza di discorso e una capacità di scrivere dialoghi pari se non, forse, superiore a quella per cui è noto Hemingway. Noto per la sua maestria nei dialoghi è anche Peter Cameron (A Babbo Natale ho chiesto mi porti “Cose che succedono la notte”, Adelphi), soprattutto nel suo noto “Quella sera dorata”, ma quelli di Greene e Hemingway mi suonano più casuali e perciò più naturali e veri. Quelli di Peter a mio avviso hanno un pattern che mi sembra si ripeta. Naturalmente, sono belli anche i suoi. Credo, però, che, paradossalmente, per uno scrittore (che non sia un naturalista, verista e compagnia bella) non sia importante quello che dice con le sue parole ma quello che non dice e fa capire.

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Barbara Businaro

Dic 09, 2020 at 11:07 PM

Mondo femminile dici… e non hai visto il mio piccolo computer precedente, era rosa confetto! 😀
Se cerchi libri fuori catalogo, hai buona probabilità di trovarli su comprovendolibri.it (per sapere come funziona, ne avevo scritto qui: ComproVendoLibri: risparmia con i libri usati) Quando cerco qualcosa di non rintracciabile, vecchie edizioni, prime stampe, versioni originali, lì di solito c’è.
Di Peter Cameron mi hanno consigliato “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, paragonato per la trama a Il giovane Holden di Salinger, ma non mi sono ancora decisa per nessuno dei due.

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Stefano Franzato

Dic 10, 2020 at 7:13 PM

Grazie dell’indicazione ma neanche lì ho trovato “Il nocciolo della questione”. Di Peter Cameron ho letto tutto quello che è stato tradotto e il romanzo da te citato ne ho una copia in originale regalatami anni fa da un’amica ch’era andata a New York. Il richiamo a “Il giovane Holden” è inevitabile. Quando, anni fa, scrivevo recensioni per Liblog (blog letterario da tempo ormai chiuso) l’ho anche recensito “Un giorno questo dolore…” comparando i due giovani protagonisti “52 anni dopo a New York” . se ti può interessare lo condivido con chiunque (temporaneamente): vai https://docs.google.com/document/d/1w65qk8-1XaMSupNAR0wSA5Sq-95FULDXR93bHVUFGec/edit?usp=sharing

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Barbara Businaro

Dic 12, 2020 at 7:35 PM

Strano, in questo momento su Comprovendolibri vedo tre edizioni de “Il nocciolo della questione” del 1976 Oscar Mondadori, una del 1954 sempre Mondadori e una del 1961 sempre Mondadori. 🙂
Grazie della condivisione, interessante il tuo confronto. Dovrò decidermi a leggere entrambi, così da vedere cosa lasciano a me.

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Stefano Franzato

Dic 13, 2020 at 12:31 PM

Mi son dimenticato di dirti (a te cui piacciono i film) che di “Un giorno questo dolore…”è stato tratto il film; parecchio tempo fa: lo deduco perché me ne sono imbattuto un pomeriggio su di una TV privata… non mi ricordo quale: l’unica cosa che mi ricordo è che mi ricordo è che l’attrice che interpreta la strizzacervelli è la stessa che interpreta Watson nella serie Elementary. Mi piacerebbe molto vedere la resa cinematografica con Anthony Hopkins di “Quella sera dorata” .

Barbara Businaro

Dic 14, 2020 at 10:51 PM

Ah sì, ho letto che “Un giorno questo dolore ti sarà utile” è arrivato al cinema nel 2011, e poi l’edizione della brossura attualmente in vendita riporta la locandina del film. Ma se guardo quello, finisce che non leggo più il romanzo, mi conosco! 🙂

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