Tagli nelle traduzioni di Outlander di Diana Gabaldon

Tagli nelle traduzioni di Outlander
(e il diritto del lettore a leggere il romanzo completo)

La traduzione è una delle forme dell’interpretazione e deve sempre mirare, sia pure partendo dalla sensibilità e dalla cultura del lettore, a ritrovare non dico l’intenzione dell’autore, ma l’intenzione del testo, quello che il testo dice o suggerisce in rapporto alla lingua in cui è espresso e al contesto culturale in cui è nato.
Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, Umberto Eco

Lo scorso novembre, sentendo un estremo bisogno di magia in un periodo ancora così incerto, ho iniziato finalmente a leggere i romanzi di Harry Potter. Mi sono decisa nonostante io conosca bene tutta la serie cinematografica, convinta che nei libri c’è sempre qualcosa in più.
Vagliando le varie edizioni e rilegature, dalle brossure più economiche a pregiatissime versioni illustrate, sono incappata in una nuova traduzione, rivista e corretta al termine della pubblicazione della serie. Mentre le altre traduzioni sono state elaborate in corso d’opera, e piuttosto velocemente anche, mentre J.K.Rowling non aveva ancora completato la saga. Non c’era una visione d’insieme di quel che Harry Potter sarebbe diventato, soprattutto nessuno conosceva la destinazione finale. Forse nemmeno la stessa autrice.
Questa nuova traduzione è curata da Stefano Bartezzaghi, professore di Semiotica alla IULM di Milano, insieme all’editor Viola Cagninelli, le traduttrici della prima versione Marina Astrologo e Beatrice Masini, le editor della prima stampa Serena Daniele e Daniela Gamba, la curatrice del sito di Harry Potter, Maria De Toni, la presidente della Società Nazionale Harry Potter, Laura Faggioli, l’autore dello studio “Harry Potter e la filosofia”, Simone Regazzoni, nonché il presidente di Salani, Luigi Spagnol e il direttore editoriale, Mariagrazia Mazzitelli. Insomma, un lavorone galattico!

Nell’introduzione all’opera, lo stesso Bartezzaghi spiega e argomenta le scelte prese, quasi a malincuore, in questa edizione: Neville Paciock (il cui cognome voleva sottolineare il carattere nervoso e pauroso del personaggio) è tornato ad essere Neville Longbottom, forte della sua evoluzione nella storia; la casa di Tassorosso è diventata Tassofrasso, perché non c’era giustificazione allo schema dei colori della case dei maghi; la professoressa Minerva MacGranitt, roccioso adattamento per un carattere spigoloso, è di nuovo l’originale Minerva McGonagall.
Per fortuna, Albus Silente è rimasto intoccato, anche se il suo cognome originale “Dumbledore” è il nome arcaico di “bumblebee”, il calabrone, tutt’altro che silenzioso! E infatti J.K.Rowling, tempo dopo alla pubblicazione del primo romanzo, dichiarò che lo aveva immaginato come un mago benevolo, in costante movimento, mormorando tra sé e sé. Ma un cambio del genere non sarebbe più stato accettato dai lettori italiani.
Questo per dirvi quanto fondamentale è il lavoro di traduzione per un mercato straniero.

Se consideriamo poi un romanzo storico, ambientato in un’epoca passata dove il linguaggio differiva parecchio rispetto al nostro contemporaneo, non solo per le espressioni ma pure per usi e costumi, comprendete quanto la traduzione diventa essenziale per la qualità, e il successo, dell’opera tradotta. Lo sapeva bene Umberto Eco, semiologo, saggista, scrittore, filosofo, linguista e pure traduttore, che ci ha lasciato il suo saggio Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione.

Amici e lettori qui sanno che non sono appassionata di romanzi storici (non andavo proprio per niente bene in Storia alle superiori…), eppure da qualche anno, non so bene nemmeno io come, sto leggendo proprio una serie ambientata nel passato, con una punta di rosa e di fantasy, ma soprattutto tante battaglie e whisky, che mi ha fatto scoprire una terra meravigliosa, la Scozia: la saga Outlander di Diana Gabaldon.
Ne ho scritto in ogni dove qui sul blog, cominciando proprio dal chiedermi a che genere appartenesse: Quando si definisce “romanzo storico”?
E quando qualcuno storceva il naso, catalogandoli come romanzetti soft porn per casalinghe, ho rintracciato la risposta ironica della stessa autrice in mezzo a uno dei suoi libri: Il pregiudizio del lettore (oh sì, io adoro il suo essere pungente e divertente, senza scomporsi 😉 )
Diana Gabaldon scrive scene erotiche di tutto rispetto, non crude ma poetiche, non banali ma liriche, una vera maestra. Per questo mi sono anche messa a studiare il suo saggio E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander. Segue la regola del 3, perché il triangolo vince su tutti, ahem…
Soprattutto nella primavera del 2018 ho preso di corsa un treno notte per Parigi per poter conoscere l’autrice dal vivo: Incontrare Diana Gabaldon al Livre Paris (e forse quel viaggio serviva proprio al post di oggi!)

La prima edizione inglese è stata pubblicata nel lontano 1991, con il primo titolo della serie “Outlander”. In Italia vi è giunta nel 1993, ma con un’edizione ridotta. La traduzione attuale è stata pubblicata da Corbaccio a partire dal 2003, come “Outlander – La straniera”. Via via sono giunti anche gli altri romanzi della serie, solo che nel mercato italiano sono stati divisi in due volumi ciascuno, ritenendo gli originali inglesi troppo voluminosi per le lettrici italiane (il target è prevalentemente femminile).
In breve, questa è la trama, o quanto meno l’inizio del primo romanzo, della serie Outlander:

1945, Inverness, Scozia. Claire Randall, infermiera militare, è in viaggio con suo marito Frank, dopo la fine della guerra. Durante una passeggiata si ritrova all’interno di un cerchio di pietre druidico, che la trasporta indietro nel tempo, al 1743. S’imbatte nell’esercito inglese e in un gruppo di banditi scozzesi delle Highlands, dai quali viene rapita. Viene condotta al castello di Leoch, residenza del clan MacKenzie, e qui trattenuta, perchè reputata una spia. Per salvarla dagli inglesi, sarà costretta a diventare scozzese, sotto la protezione del clan, sposandosi con il giovane James Fraser. Lungo varie peripezie, un matrimonio combinato diventerà un amore più che ricambiato e Claire sceglierà di non tornare al presente, ma lottare per evitare la disastrosa battaglia di Culloden, fine dei clan scozzesi.

Se vi interessa leggere un riassunto più irriverente, seguendo le stagioni della serie televisiva prodotta dalla Starz, lo trovate qui: Outlander spiegato agli amici (sempre in aggiornamento)
Poi se volete curiosare ancora, quest’estate un’amica blogger mi ha pure sfidato a rispondere, con un racconto, alla domanda più difficile per una lettrice della saga: Sei dinanzi alle pietre di Craigh na Dun e puoi varcare la soglia del tempo, dove scegli di andare e soprattutto cosa scegli di portare con te?
Ho risposto con questo post, tradotto anche in inglese con l’aiuto di amiche madrelingua: Craigh na Dun

Ma torniamo al punto: la traduzione. Partendo la storia dal 1945, è chiaro che il linguaggio della protagonista Claire deve essere adeguato a quegli anni, al periodo della Seconda Guerra Mondiale. Quando però si ritrova nel 1743, la traduzione deve tenere conto di un altro binario parallelo: mentre Claire parla e ragiona al suo tempo, tutti gli altri personaggi parlano e ragionano duecento anni indietro. Un esempio banale per comprendere meglio: Claire sa che cos’è una “bicicletta”, ma quando la nomina, senza troppo pensarci, Jamie Fraser non ha la più pallida idea a cosa lei si riferisca.
Questo dovrebbe essere solo un problema della scrittrice, penserete voi. Ma anche il linguaggio si evolve nel tempo, nascono e muoiono parole continuamente, senza che ce ne rendiamo conto. Un esempio preso proprio da Outlander (ne ho scritto qui: Le regole di un dialogo che funziona): nel testo originale Diana Gabaldon usa il verbo “canoodle”, tradotto poi con l’italiano “pomiciare”, inteso come sbaciucchiare. Deriva dalla pietra pomice, usata per lisciare e levigare le superfici. Ma prima che questa pietra venisse scoperta, come oggetto e come utilizzo, non poteva certo essere coniato quel verbo. Quindi un traduttore deve comprendere il significato che l’autore sta dando alle sue parole e cercare nella nostra lingua il vocabolo adatto, per il tempo corretto del romanzo.
Da qui capite la complessità di tradurre un romanzo storico, oltre che scriverlo.

Per quanto riguarda Outlander sono convinta che sia stato fatto un buon lavoro, per lo meno fino a dove sono arrivata a leggere io l’intera serie. Certo non ho sempre sotto il naso il testo originale in inglese, né sarei in grado di farne delle valutazioni.
Quel che non mi aspettavo, e che ho scoperto di recente proprio grazie alle lettrici del gruppo Il Cerchio Segreto di Outlander Italy, è che nel testo ci siano stati alcuni tagli… 😮

Outlander Starz New chapter - Season 6
Il taglio delle traduzioni in Outlander
Due esempi nelle edizioni italiane

Ho cominciato a leggere Outlander in ebook, perché una carissima amica, professoressa di Storia, me lo ha consigliato.
Ho acquistato l’ebook… e poi mi sono fiondata in libreria a comprare l’edizione cartonata Corbaccio del gennaio 2015, la prima ristampa con l’immagine tratta dalla serie televisiva della Starz, ad oggi esaurita e non più disponibile. Dopo solo tre volumi, hanno smesso di produrre quell’edizione, con mio sommo rammarico e intenso fastidio. Un collezionista di libri detesta non poter terminare la propria collezione…
Quindi ho ricominciato con l’edizione in brossura della TEA, pubblicata dal 2004 senza interruzioni di sorta. La traduzione è comunque la stessa identica, sia delle edizioni Corbaccio (di cui posseggo tutti gli ebook) che dell’economica TEA.
Siccome non mi accontento facilmente, ho acquistato poi anche gli ebook in inglese, della Delta trade paperback, edizione speciale 20esimo anniversario, del Luglio 2001.

Se vi state chiedendo il perché di tutte questi miei acquisti: preferisco leggerli in cartaceo, ho bisogno del profumo della carta per questa storia, ma le ricerche sono più veloci con gli ebook consultabili dal computer. Se devo cercare una citazione o un riferimento, basta un click. Mi ero già incuriosita sulla qualità dei testi originali inglesi, e così alla fine ho preso anche quelli.
A pochi libri concedo una tale profusione della mia carta di credito. L’unica altra serie per cui l’ho fatto è Twilight di Stephenie Meyer.

Così, su segnalazione delle lettrici che conoscono Outlander direttamente dall’inglese, ho potuto cercare i due tagli in entrambe le edizioni e confrontarli direttamente. Per entrambi, vi evidenzio i pezzi e dove sono inseriti, così che possiate comprendere al meglio.

Horrocks

In questo punto del romanzo, Jamie e Claire sono già sposati e in viaggio nelle Highlands, al seguito di parte del clan condotto da Dougal McKenzie. Jamie deve incontrare Horrocks, un disertore delle Giubbe Rosse inglesi che dice di avere informazioni su chi ha commesso davvero l’omicidio di cui è accusato, e ricercato, lo stesso Jamie. Claire vuole seguire Jamie in questo incontro, mentre lui la vuole lasciare da parte, al sicuro.

ENGLISH
“No,” I said stubbornly. “I’m coming with you.” Some sense of pride made me unwilling to tell him that I was frightened of being away from him. But I was willing to tell him that I was frightened for him.
“You said yourself you don’t know what will happen with Horrocks,” I argued. “I don’t want to wait here, wondering all day what’s happening to you. Let me come with you,” I coaxed. “I promise I’ll stay out of sight during the meeting. But I don’t want to stay here alone, worrying all day.”
He sighed impatiently, but didn’t argue further. §§§ When we reached the copse, though, he leaned over and seized my horse’s bridle, forcing me off the road into the grass. He slid off his horse, tying both sets of reins to a bush. Ignoring my vociferous objections, he disappeared into the trees. Stubbornly, I refused to dismount. He couldn’t make me stay, I thought.
He came down at last to the road. §§§ The others had gone on before, but Jamie, mindful of our last experience with deserted glades, wouldn’t leave until he had thoroughly searched the copse, quartering methodically through the trees and swishing the tall grass with a stick. Coming back, he untied the horses, and swung up into his saddle.
“It’s safe,” he said. “Ride up well into the thicket, Claire, and hide yourself and the horse. I’ll be back for ye, as soon as our business is done. I canna tell how long, but surely by sunset.”
Chapter 20 – DESERTED GLADES
Pag 324 ebook – Outlander of Diana Gabaldon – Delta trade paperback – 20th Anniversary edition – July 2001

ITALIANO
«No», ripetei testarda. «Io voglio venire con te.» Se un certo orgoglio mi impediva di dirgli che avevo paura di restare lontana da lui, non avevo problemi a esprimergli i miei timori per la sua incolumità.
«Tu stesso hai detto che non sai cosa potrà succedere, con quell’Horrocks », argomentai. «Non voglio starmene qui ad aspettare, e a chiedermi tutto il giorno che ne è stato di te. Lasciami venire», lo blandii. «Ti prometto che me ne starò fuori dai piedi, durante l’appuntamento. Ma non voglio rimanere qui a preoccuparmi.»
Sospirò di impazienza, però smise di discutere. [PARTE MANCANTE] Gli altri se ne erano già andati, ma Jamie, memore dell’ultima esperienza nella radura deserta, non volle partire prima di aver attentamente setacciato il boschetto, scrutando metodicamente tra gli alberi e perlustrando l’erba alta con un bastone. Dopodiché slegò i cavalli e montò in sella.
«È tutto a posto», disse. «Addentrati ben bene in quel folto d’alberi, Claire, e nasconditi insieme al cavallo. Tornerò da te non appena avremo finito. Non so dirti quanto tempo ci vorrà, ma di sicuro non oltre il tramonto.»
Capitolo 20 – Radure deserte
Pag. 358 edizione cartacea – Outlander La straniera di Diana Gabaldon – TEA – 2004

Traduzione del pezzo mancante:
Quando arrivammo al boschetto, però, si chinò e afferrò le briglie del mio cavallo, costringendomi a lasciare la strada verso l’erba. Scivolò giù dal suo cavallo, legando entrambe le redini a un cespuglio. Ignorando le mie rumorose obiezioni, scomparve tra gli alberi. Ostinatamente, mi rifiutai di smontare. Non poteva costringermi a restare, pensai.
Alla fine scese sulla strada.

Non mi sembra un pezzo fondamentale, per carità. Mi dà comunque fastidio che manchi nella traduzione, ma fa supporre ad una svista in lavorazione. Cosa che in romanzi di queste dimensioni può accadere. Errare humanum est, farei fatica anch’io a maneggiare un testo di 836 pagine. Questo però mostra che il povero traduttore è anche stato lasciato da solo. Non dovrebbe esserci un correttore di bozze che lo aiuta? Un curatore di collana?
Ovviamente quelle figure sono un costo e specie per le traduzioni di autori emergenti (come lo era Diana Gabaldon all’epoca della traduzione per il mercato italiano) non viene sostenuto dalle case editrici.
Però. Certo che c’è un “però”. Nel momento in cui Outlander diventa una serie televisiva ben lanciata, e i romanzi vengono ristampati ovunque con le immagini tratte dalla stessa serie, non ci spendiamo due centesimi per ricontrollare e/o rinfrescare la traduzione? Non poteva essere considerato un investimento per il futuro?!

If God made man in His own image

In questa scena, entriamo nella camera da letto di Jamie e Claire, in punta di piedi. Per la verità è indietro rispetto alla scena precedente, ma l’ho scoperta dopo, e soprattutto la sua mancanza è, dal punto di vista del lettore, più grave. Da quel che ho capito, c’è stato una censura deliberata e voluta dalla casa editrice (non dalla traduttrice, così come ha spiegato lei stessa), in quanto ritenuto blasfemo. Tengo a precisare che Jamie Fraser è molto più religioso della moglie, tanto da arrivare vergine al matrimonio con severa convinzione (erano proprio altri tempi…)

ENGLISH
He rolled above me and I opened my legs, wincing slightly as he entered me. He laughed softly. “Aye, I’m a bit sore, too. Do ye want me to stop?” I wrapped my legs around his hips in answer and pulled him closer.
“Would you stop?” I asked.
“No. I can’t.”
We laughed together, and rocked slowly, lips and fingers exploring in the dark.
“I see why the Church says it is a sacrament,” Jamie said dreamily.
“This?” I said, startled. “Why?”
“Or at least holy,” he said. “I feel like God himself when I’m in you.”
I laughed so hard he nearly came out. He stopped and gripped my shoulders to steady me.
§§§
“What’s so funny?”
“It’s hard to imagine God doing this.”
Jamie resumed his movements. “Well, if God made man in His own image, I should imagine He’s got a cock.” He started to laugh as well, losing his rhythm again. “Though ye dinna remind me much of the Blessed Virgin, Sassenach.”
We shook in each other’s arms, laughing until we came uncoupled and rolled apart.
§§§
Recovering, Jamie slapped my hip. “Get on your knees, Sassenach.”
“Why?”
“If you’ll not let me be spiritual about it, you’ll have to put up wi’ my baser nature. I’m going to be a beast.” He bit my neck. “Do ye want me to be a horse, a bear, or a dog?”
“A hedgehog.”
“A hedgehog? And just how does a hedgehog make love?” he demanded.
No, I thought. I won’t. I will not. But I did. “Very carefully,” I replied, giggling helplessly. So now we know just how old that one is, I thought.
Chapter 17 – WE MEET A BEGGAR
Pag 292 ebook – Outlander of Diana Gabaldon – Delta trade paperback – 20th Anniversary edition – July 2001

ITALIANO
Mi rotolò sopra e mi aprì le gambe, trasalendo appena quando entrò. Rise piano. «Aye, fa un po’ male anche a me. Vuoi che mi fermi?» Per tutta risposta gli avvolsi le gambe attorno ai fianchi e lo strinsi più forte.
«E tu, vuoi fermarti?» gli chiesi.
«No. Non posso.»
Ridemmo insieme e ci dondolammo lentamente, con le labbra e le dita che si esploravano reciprocamente nel buio.
«Adesso capisco come mai la Chiesa dice che è un sacramento», disse Jamie trasognato.
«Questo?» feci io, allarmata. «Perché?»
«O perlomeno che è qualcosa di sacro», rispose lui. «Mi sento divino, quando sono dentro di te.»
Scoppiai a ridere talmente forte che lui fu sul punto di uscire fuori. Si fermò e mi afferrò le spalle per calmarmi.
[PARTE MANCANTE]
Dopo aver ripreso fiato, Jamie mi diede una pacca su un fianco. «Inginocchiati, Sassenach.»
«Perché?»
«Se non lasci che io sia spirituale, allora dovrai sopportare la mia natura più bassa. Adesso sarò una bestia.» Mi mordicchiò il collo. «Vuoi che sia un cavallo, un orso o un cane?»
«Un riccio.»
«Un riccio? E com’è che fanno l’amore, i ricci?» domandò.
No, pensai. Non lo farò. Non posso farlo. Eppure cedetti. «Con molta attenzione», replicai, ridacchiando a più non posso. Dunque ora sappiamo quanto sia antica questa pratica, pensai.
Capitolo 17 – Incontriamo un mendicante
Pag. 326 edizione cartacea – Outlander La straniera di Diana Gabaldon – TEA – 2004

Traduzione del pezzo mancante:
“Cosa c’è di così divertente?”
“È dura immaginare Dio fare questo.”
Jamie riprese a muoversi. “Beh, se Dio ha creato l’uomo a Sua immagine, posso presumere che abbia un cazzo.” Anche lui iniziò a ridere, perdendo di nuovo il ritmo. “Benché tu non mi faccia proprio pensare alla Beata Vergine, Sassenach.”
Tremammo uno nelle braccia dell’altra, ridendo finché non ci separammo e rotolammo distanti.

A questo punto dovete immaginare la mia faccia bloccata nell’urlo di Munch…
Blasfemo? Cosa accidenti c’è di blasfemo? Non sta nominando il nome di Dio invano, né sta offendendo Dio o la Beata Vergine. E se alla Corbaccio (ricordo che TEA è un’edizione economica, ma la prima stampa è stata curata da Corbaccio, sempre del gruppo editoriale Mauri Spagnol – GeMS) si fossero degnati di leggerlo ben bene il romanzo, non ci sarebbero stati dubbi che il ragionamento di Jamie non ha intenzioni blasfeme. Poco sopra riconosce l’unione dei due corpi di uomo e donna come un sacramento, qualcosa di divino, e quindi che può concretizzarsi solo all’interno del matrimonio. Sbatto i pugni sulla scrivania e inorridisco. Anche ora, mica mi è passata…

Oltretutto è un sopruso perché toglie l’ironia di Jamie Fraser, quel suo essere sfacciatamente malandrino, specie sotto le lenzuola. Toglie la complicità tra marito e moglie, il loro amarsi fisicamente anche ridendo e scherzando sulla cosa. Toglie anche l’arguzia dell’autrice che di sicuro quelle parole non le ha buttate lì per caso. Toglie. E questo, come lettore, mi dà veramente parecchio fastidio.
Era davvero necessario tagliare questo punto? Si rischiava veramente l’intervento della censura sulla stampa? Occorre probabilmente andare a ritroso nel tempo (niente pietre, promesso) e ragionare sugli anni di pubblicazione.

Outlander è uscito negli Stati Uniti nel 1991. E’ stato poi pubblicato in Italia nel 1993 da Sonzogno (poi anche per il Club del libro), in una versione ridotta col titolo “Ovunque nel tempo”, all’incirca 1/4 del romanzo originale con traduzione di Linda De Angelis. Purtroppo non ho questa edizione, non è facilmente rintracciabile oramai, quindi non posso sapere se la censura era già stata fatta in quel momento.
Nel 2003 Corbaccio ha acquistato i diritti e affidato la traduzione a Valeria Galassi, fino al quinto romanzo inglese “The Fiery Cross”, che nel mercato italiano è stato sdoppiato in “La croce di fuoco” e “Vessilli di guerra” (già, per chi non lo sapesse, da noi i romanzi sono stati tutti sdoppiati, eccetto il primo, ed oggi abbiamo una lista di 15 titoli, invece degli 8 originali).
Poi la traduzione dei romanzi successivi, dal 2008 fino ad oggi, è passata a Chiara Brovelli. Non posso dire nulla su questo cambio di traduttore, non se ne conoscono le motivazioni da parte di Corbaccio, anche se è presumibile che siano di natura economica. Altrimenti, perché passare una saga così complessa e sfaccettata ad un nuovo traduttore, col rischio di incespicare tra parole ricorrenti e significati particolari, che solo chi ha seguito dall’inizio può afferrare al volo? Nel 2008 probabilmente la serie dei romanzi aveva perso mordente, era poco conosciuta, vendeva il giusto ma non troppo, non c’era nemmeno l’ombra della serie televisiva della Starz, uscita solo nel 2015.

Dunque la traduzione, e la censura, di questa scena risale al 2003. Uhm, erano forse degli anni bui per cui un tale passaggio poteva essere mal recepito dalle lettrici? Beh, L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence è stato liberato dalla censura nel 1963 e subito dopo venne ripubblicato anche Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere di John Cleland (scoperto, per altro, proprio tra le pagine de Il cerchio di pietre, sempre della serie Outlander, lo leggeva lo stesso Jamie Fraser, buongustaio…) Vuoi vedere che nel 2003, quarant’anni dopo, siamo diventati improvvisamente puritani?!

Mentre elucubravo improperi di varia natura, mi sono ricordata di un altro prezioso oggetto riposto in libreria.
L’edizione cartacea di Le chardon et le tartan, la versione francese di Outlander! 😀
Come saranno messi i nostri cugini d’Oltralpe con le traduzioni?!

Outlander - Le chardon et le tartan - Diana Gabaldon

Le pagine mancanti di Outlander
nella versione francese J’ai Lu

Come vi ho detto sopra, nel marzo del 2018 ho conosciuto la scrittrice alla Fiera del Libro di Parigi. Ne ho raccontato qui, dove potete vedere le foto (e pure la bufera di neve quel weekend!): Incontrare Diana Gabaldon al Livre Paris

L’editore francese J’ai Lu aveva organizzato diversi appuntamenti, tra conferenze stampa, interviste, incontro con i blogger e le amministratrici dei fandom francesi, lunghe file di lettrici in attesa di farsi firmare una copia dei loro romanzi preferiti.
Proprio per accedere al firmacopie, era necessario acquistare un libro lì in fiera, allo stand di J’ai Lu. Avevo portato con me il mio prezioso volume di The Outlandish Companion (purtroppo ancora non tradotto in italiano, grrrrr!) ma comunque ho dovuto acquistare Le chardon et le tartan (trad. Il cardo e il tartan), l’edizione francese di Outlander.
Beh, poco male, visto che adesso mi è tornato utile. Si vede che era destino! 😀

Tenete conto che J’ai Lu in Francia è una casa editrice di tascabili alquanto quotata. Fa parte del Groupe Madrigall, terzo editore francese per fatturato, ha una linea editoriale molto varia, spazia dalla fantascienza ai fumetti, pubblica autori del calibro di Fred Vargas, Paulo Coelho, Michel Houellebecq, George RR Martin, Nora Roberts, Sylvia Day, David Foster Wallace, Isaac Asimov, HP Lovecraft, Philip K.Dick, Stephen King, Neil Gaiman. Per citarne solo alcuni. Alla Fiera del Libro a Parigi era impossibile non notare la vastita del loro stand.
Non era nemmeno la prima volta che Diana Gabaldon veniva invitata in Europa da J’ai Lu (mentre qui in Italia non si è vista…)

Scopro solo ora però che pure J’ai Lu aveva pubblicato i romanzi dividendoli in due volumi, fino al 2014 quando, in occasione della serie televisiva della Starz, ha rivisto tutto il piano commerciale e li ha ripubblicati in un unico libro. Lo potete verificare nel prospetto delle varie edizioni su Wikipedia in francese: Le chardon et le tartan
Andiamo comunque a vedere cosa ho scoperto sulla mia copia cartacea…

Horrocks

Non vi posso riportare il testo scritto perché non ho l’ebook da cui ricopiarlo, ma potete capire dalla foto che il testo c’è quasi tutto. Inizia subito dopo il mio segnalibro giallo, dalla frase “Nous repartîmes mais, arrivès au niveau du petit bois…” fino a “Il ne pouvat tout de même pas me forcer à rester là!” Mancherebbe solo la frase “Alla fine scese sulla strada.” prima del paragrafo successivo.
Poco male, diciamo che è accettabile. Nelle traduzioni c’è anche da tenere conto del modo di esprimersi della lingua in cui si traduce, della sua musicalità nonché di come sono abituati i lettori contemporanei.

Outlander - Le chardon et le tartan - Chapitre 20
Chapitre 20 – Les clairières désertes
Pag. 411 edizione cartacea – Le chardon et le tartan – J’AI LU 2017

If God made man in His own image

Vado a cercare l’altro passaggio. E non lo trovo. Scorro avanti e indietro le pagine dell’edizione francese e qualcosa mi sfugge. Allora riprendo quella italiana e controllo, paragrafo per paragrafo.
Ebbene qui mancano la bellezza di 4 pagine, l’intera scena al completo di Jamie e Claire in camera da letto. Non è stato censurato il pezzo di dialogo ritenuto blasfemo per il mercato italiano, no no. Hanno proprio cancellato completamente un pezzo di romanzo, per altro bellissimo, erotico e poetico come solo zia Diana sa scrivere, per conto mio. Marito e moglie in camera da letto, freschi di matrimonio, che sperimentano uno il corpo dell’altra, ridendo e imbarazzandosi, quando lei si vergogna per il proprio odore (sono in viaggio, costretti a lavarsi quando possibile) e lui le spiega che i cavalli si addestrano bene proprio insegnandogli a riconoscere l’odore… e vi lascio immaginare dove lui piazza la sua testa per imprimersi l’odore di lei, ahem…
Ma al di là di cosa hanno tagliato, è il quanto hanno tagliato: 4 pagine del romanzo. Non può essere una svista, è certamente una censura. Ma una censura diabolica questa! Come lettore, mi manca il respiro all’idea. Uno scempio bello e buono.
…e comunque io alle cugine francesi non glielo dico.

Outlander - Le chardon et le tartan - Chapitre 17
Chapitre 17 – Le mendiant
Pag. 317 edizione cartacea – Le chardon et le tartan – J’AI LU 2017

Outlander - La straniera - capitolo 17
Capitolo 17 – Incontriamo un mendicante
Pag. 325 edizione cartacea – Outlander La straniera di Diana Gabaldon – TEA – 2004

Pensare che quando comprai quell’edizione solo per poter partecipare al firmacopie, non sapevo che utilità ne potessi ricavare, non leggo in francese anche se mi piacerebbe molto. Per altro è davvero una bella edizione cartacea, una brossura compatta (beh, adesso direi troppo compatta…), copertina lucida con la foto dalla serie televisiva, un bel carattere di media dimensione, pagine solide, anche le alette. Però non me ne facevo nulla. In questi giorni ho capito qual era il suo scopo. 😉

Quale futuro adesso per Outlander
in Mondadori Oscar Vault?

Quel che non sapete, o forse sì ma diciamolo anche agli altri, è che la saga di romanzi Outlander è in un momento cruciale: i diritti di traduzione dell’ultimo romanzo, il nono dell’edizione inglese, Go Tell the Bees That I Am Gone  sono stati venduti in Italia a Mondadori Oscar Vault.
L’annuncio epocale è stato dato in anteprima da Oscar Vault al suo stand presso il Lucca Comics lo scorso ottobre, e poi rimbalzato a breve su tutti i social. Inutile dire che ho saltato dalla gioia per almeno mezza giornata. 😀

Probabilmente qualcosa bolliva in pentola già la scorsa estate, quando a giugno la stessa scrittrice Diana Gabaldon pubblicò un post sul suo profilo Facebook, rivolgendosi proprio ai suoi lettori in Italia: “E una domanda veloce: uno dei miei agenti mi ha chiesto se avessi sentito qualcosa (pro o contro) sulla qualità delle traduzioni dei miei romanzi in italiano. Io non leggo l’italiano, quindi non lo so – ma se ci sono lettori italiani dei libri qui, apprezzerei molto sapere cosa ne pensate!”

Tra l’altro, nei commenti si sono aggiunte lettrici di varie nazionalità, spagnole, portoghesi, finlandesi, svedesi, danesi, serbe e rumene, con lamentele di vario titolo sulle edizioni straniere dei romanzi. Non è solo il mercato italiano a incespicare con le pubblicazioni provenienti dall’estero. Curioso comunque che sulle traduzioni ci sia proprio un percepito diverso, tra chi trova siano eccellenti e chi invece sostiene siano terribili. Mi viene quasi il dubbio che siano le medesime, magari risalgono a stampe diverse, migliorate col tempo.

Ora, come è facile immaginarsi, c’è gran fermento intorno a questo passaggio ad un nuovo editore.
Mondadori Oscar Vault starà contrattando anche l’acquisto dei diritti sui romanzi precedenti? Procederà anche ad acquistare i diritti sulle traduzioni già fatte o preferirà affidare tutto il lavoro ad un nuovo team di traduttori? Rivedrà l’intera saga, alla luce di quanto è stato scritto anche negli ultimi romanzi, proprio come è stato fatto per Harry Potter?

Inutile sottolineare che gli interessi economici in campo non sono di poco conto e ottenere l’ingaggio di una nuova traduzione fa gola a molti. Per cui quando leggo tra i commenti che le traduzioni italiane sono pessime senza appello, il mio sopracciglio si alza sospettoso.
Seguendo l’inchiesta sul caso del ladro di manoscritti, all’estero conosciuto come The spine collector (vedesi il mio riassunto qui: Manoscritti rubati …ritrovati? e l’ultimo articolo pubblicato da Vulture: The Talented Mr. Bernardini), uno di possibili motivi dietro al tentato furto dei manoscritti pare proprio essere la possibilità di ottenere un vantaggio sul mercato delle traduzioni.
Non vorrei che adesso versioni italiane attuali di Outlander diventassero terribili all’improvviso solo perché qualcuno deve candidarsi per una nuova traduzione…

Cari signori di Oscar Vault, avete tra le mani una grande responsabilità (ma anche un’occasione unica e irripetibile):
ridare alle lettrici di Outlander la saga completa, integra, senza tagli né censure, darle il lustro che merita. Per non parlare di tutto il corollario di libri che la seguono: i romanzi dedicati a Lord John, i due volumi dell’Outlandish Companion, nonché i racconti ed i saggi di Diana Gabaldon. Noi lettrici la stiamo aspettando da un po’.
Anche se mi costerà parecchio ricomprare tutti i romanzi…
C’è uno sconto per i blogger?! 😛

Comments (20)

Marco

Feb 23, 2022 at 7:48 AM Reply

Che le traduzioni siano spesso dei tradimenti è abbastanza risaputo. Nel conte di Montecristo sino a pochi anni fa si pubblicava la scena della decapitazione (ambientata a Roma), completamente riscritta dal traduttore italiano (nell’originale c’è la “mazzolatura”, troppo cruenta). Ma ci furono anche altri tagli.
Molti anni fa mi imbarcai nella lettura in francese de “L’assommoir” di Zola, e pure lì trovai parti mancanti.

Barbara Businaro

Feb 23, 2022 at 11:41 PM Reply

Non so perché, ma riesco a comprenderlo meglio per i classici, mentre nei romanzi contemporanei questi tagli non me li aspetto. Mi pare fosse proprio sul tuo blog che tempo fa lessi delle diverse traduzioni di Anna Karenina di Tolstoj (se vuoi leggere dei russi, vai da Freccero! 😀 ) Su Il Post lo scrittore Paolo Nori non ha per nulla apprezzato la nuova traduzione Einaudi del 2016, perché ha tolto le ripetizioni inseriti di proposito da Tolstoj nel suo celebre incipit: Le prime tredici righe di Anna Karenina

BRUNILDE

Feb 23, 2022 at 4:10 PM Reply

Ho letto recentemente un libro che giaceva da una vita su uno dei miei scafffali: Ombre sull’Hudson di Isaac B. Singer.
Mi ha fatto tenerezza di leggere un’edizione economica con la carta ingiallita, evidentemente non era di buona qualità ma di sicuro quel romanzo mi incuteva un po’ di paura – non a torto – ed avevo sempre ” dimenticato ” di leggerlo, facendolo stagionare per anni, forse decenni. Ma la traduzione era terribile, datata a dir poco, con dei termini obsoleti, la stessa costruzione dei periodi era contorta e faricosa all’interno di una narrazione già complessa.
Incuriosita, ho cercato su internet il traduttore, e ho scoperto che era un giornalista – scrittore mancato da qualche anno.
Non lo conoscevo, ma se era lui stesso uno scrittore, avrebbe dovuto tradurre in modo diverso.
Forse il mestiere del traduttore è più difficile di quel che si pensi, e certo le traduzioni dalle linque neolatine sono più fedeli, mantengono la struttura sintattica e lessicale originale, per la natura stessa della lingua.
Barbara, scrivi alla tua amata Diana e proponiti come traduttrice ufficiale dei suoi libri in italiano: chi meglio di te?

Barbara Businaro

Feb 23, 2022 at 11:54 PM Reply

Brunilde, non immagini cosa ha scatenato la tua ultima domanda, in altri luoghi della rete. Qui io l’ho intesa come segno di affetto e di stima nei miei confronti, e te ne ringrazio. Ma altri hanno pensato che lo scopo finale di questo post fosse proprio di propormi come traduttore…
Assolutamente no. Quella del traduttore è una professione seria, che richiede molte competenze interdisciplinari, non solo in primis la conoscenza profonda della lingua da tradurre. Imprescindibile una laurea in Lingue e letterature straniere per cominciare, probabilmente diversi master appositi, nonché parecchia gavetta presso le case editrici. Non ho questa formazione e ho alle spalle tutt’altro tipo di carriera lavorativa, di cui vado orgogliosa perché so quanto mi è costata in sacrifici. Sarebbe lo stesso che un traduttore con vent’anni di esperienza pensasse domattina di venire a insegnare a me come si manutiene un web server, come si gestisce un workflow di fatturazione, come funziona un sistema documentale. A ciascuno il suo.

BRUNILDE

Feb 24, 2022 at 10:43 AM Reply

Mi dispiace! Certo, era una battuta. So che conosci bene l’inglese e che adori Outlander, mi è venuta spontanea.
Non scherzerò mai più on line!

Barbara Businaro

Feb 25, 2022 at 7:31 PM Reply

Brunilde, tu in questo blog sei libera di venire a scherzare tutte le volte che vuoi!
Basta non scherzare sui traduttori. E sugli informatici. E meglio lasciar stare anche gli avvocati. 😉

Giulia Mancini

Feb 23, 2022 at 7:47 PM Reply

Una buona traduzione (possibilmente senza tagli) può davvero decretare il successo di un romanzo…
Sarà per questo motivo che, dopo aver letto per anni romanzi in lingua inglese, ora prediligo romanzi italiani?

Barbara Businaro

Feb 23, 2022 at 11:59 PM Reply

Sì, mi rendo conto che con i romanzi italiani il problema non si pone. 🙂
Ma cosa vuoi, quando ti piace una storia, non è che pensi alla traduzione. Non ricordo chi lo disse, forse lo stesso Eco, ma la traduzione la noti quando non funziona. Se invece è di qualità, leggi e basta. Del resto, per l’altra serie di cui posseggo cartacei ed ebook vari, Twilight di Stephenie Meyer, quelle volte che sono andata sui romanzi originali, non ho notato differenze.

Darius Tred

Feb 23, 2022 at 10:50 PM Reply

Tutti a lamentarvi delle traduzioni! 😀 😀 😀
E’ uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare.

La traduzione è un lavoro ingrato che miete da secoli vittime eccellenti.
Ne sa qualcosa il povero Mosè, ritratto con le corna persino in una celebre statua.
Oppure il famoso cammello che passa per la cruna dell’ago.
E della donna creata da Dio a partire dalla costola di Adamo? Non vogliamo parlarne?

Sono tutti errori di traduzione così clamorosi che sarebbe stato assai preferibile un taglio rispetto alla versione originale.
😀 😀 😀

Barbara Businaro

Feb 24, 2022 at 12:01 AM Reply

Sempre il solito simpatico… 😀 😀 😀
Quindi, i vangeli apocrifi sono stati esclusi per una pessima traduzione?!

Darius Tred

Feb 25, 2022 at 12:08 AM Reply

No.
I vangeli apocrifi sono stati esclusi per una serie di altri capricci.
Che poi, esclusi da dove? Se si sa cercare bene, li si trova tranquillamente.
Certo: non sono arrivate fino a noi quelle 80 versioni che si dice circolassero nei primi due secoli.
E sembra che non siano andate perdute per divergenze di traduzione…

Comunque, visto che mi istighi ad andare off-topic, se ti interessa saperlo la Bibbia “canonica” è piena di traduzioni sbagliate, anche se (ma è un dettaglio del tutto trascurabile…) più che “sbagliate”, pare siano state volutamente… come dire… pilotate. Ecco: “pilotate” è un eufemismo accettabile.
E qui mi fermo perché andremmo veramente off-off-off-off-off topic e si rischia di urtare la sensibilità di qualcuno.
😉

E poi, diciamocelo: dopotutto nessuno ha la verità in tasca.
Nemmeno io.
Quindi non divaghiamo.
E restiamo in Scozia. B-)

Barbara Businaro

Feb 25, 2022 at 11:58 PM Reply

Sono d’accordo. Restiamo in Scozia. Il prossimo giro di whisky lo offri tu? 😎

Sandra

Feb 24, 2022 at 8:26 AM Reply

Il mondo della traduzione può essere assai bislacco e io di traduttori ne conosco anche di piuttosto celebri. Quando dico conosco intendo che li ho frequentati, ci ho pranzato insieme, alcuni anche più volte, non su FB. Non faccio nomi qui, ma fidati. Può essere un gioco al ribasso: accaparrarsi una traduzione corposa a 3 euro a cartella è un gioco al ribasso che penalizza il testo, ma esistono traduttori disposti a svendersi per queste cifre.
Mediamente, un po’ in tutti i campi, se paghi poco hai poco, perché la qualità si paga, e su un lavoro enorme come la saga di Outlander anche solo pochi euro possono fare la differenza.
Al di là del tuo libro preferito top, guardiamo quanti libri italiani vengono pubblicati ora, molti più che tipo vent’anni fa. Why? Semplice, si elimina un costo, quello della traduzione.
Quando un autore di livello cambia editore, come in questo caso, i retroscena sono tanti e ahimè non accessibili ai lettori che, a questo punto, possono solo prendere atto, continuare ad amare le opere anche se tocca storcere il naso su diversi aspetti.

Barbara Businaro

Feb 25, 2022 at 7:22 PM Reply

Certo, i retroscena del mondo editoriale non sono visibili al lettore (purtroppo o per fortuna, a seconda). Infatti anch’io qui ragiono su presupposti logici, ma non certi: a giugno l’autrice chiede al suo pubblico cosa ne pensa delle traduzioni, a novembre il nuovo libro viene dato a un nuovo editore. Non sappiamo ancora a chi sarà affidata la traduzione di questo romanzo, ma dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere in scadenza i diritti di traduzione del primo libro (2003-2023, di solito nei contratti la durata è ventennale). Forse sono già scaduti, se si tiene conto di un anno tra lavoro di traduzione e pubblicazione. La logica mi suggerisce che l’autrice ha preso atto delle risposte dei suoi lettori e cerca un nuovo corso per la sua opera. Ora starà al nuovo editore capire, in termini economici (sempre un’azienda sono, mica buoni samaritani), qual è l’opzione migliore. Noi lettori speriamo che non intenda tagliare il testo originale come l’editore francese, per renderlo più compatto e vendibile. Il rischio è quello.
…e allora sì che smetto di leggere la saga. E come Giulia passo ai soli autori italiani.

Daniela Bino

Feb 24, 2022 at 5:50 PM Reply

Cara Barbara, questo tuo resoconto mi lascia basita. Proprio questa mattina, leggendo un romanzo (no, non è Patterson! il titolo è “Dalla parte sbagliata” di Alafair Burke), ho scoperto una serie di strafalcioni che mi hanno delusa assai. Una mancanza di controllo, di rilettura, di correzione. Dato alle stampe e via, senza voltarsi indietro. E ti dirò di più: ho avuto il fastidioso sospetto di leggere una traduzione googlata (ti piace questo termine, eh!) e poi riveduta e corretta qua e là, in modo casuale.
Ci rimango male quando mi aspetto di leggere un buon romanzo e invece mi ritrovo tra le mani una buona trama ma tradotta con superficiale professionalità. Che peccato!

Barbara Businaro

Feb 25, 2022 at 10:50 PM Reply

Ecco, mi hai ricordato il caso James Patterson e il suo “Le testimoni del club omicidi”, dove c’era quel “minacciando di morte i testimoni a suon di minacce”, totalmente assente nel testo originale. Però qualcuno continua a leggerlo lo stesso, come me lo spieghi? 🙂
Probabilmente ci sono romanzi contemporanei da cui non ti aspetti granché, letture leggere dove la traduzione, se non lo stesso testo originale, non è una gran preoccupazione per il consumatore. Ma non è proprio il caso di Outlander, assolutamente no.

Grazia Gironella

Feb 24, 2022 at 9:30 PM Reply

In questo periodo sono stabilmente sul piede di guerra per quanto riguarda non solo le traduzioni, ma anche le molto discutibili scelte fatte da Amazon in merito alla nuova serie The Rings of Power, che alla fine si riducono a questo: quanto margine di discrezionalità può avere una persona che lavora su un testo altrui? So bene che il lavoro, in questo caso di traduzione, è ben più delicato e difficile di quanto in genere si pensi, ma il rispetto per il testo viene prima di tutto. Perciò devo dirti cosa ne penso dei tagli operati nella traduzione di Outlander (che per fortuna leggo in inglese)? No, non te lo dico. 🙁 Intanto però mi hai ricordato di comprare Go Tell the Bees That I Am Gone, del che ti sono grata.

Barbara Businaro

Feb 25, 2022 at 11:57 PM Reply

Eh… The Rings of Power, non so se lo vedrò. Proprio per quello che dici tu: il rispetto del testo, e dell’autore. Per la trilogia de Lo Hobbit hanno attinto al Silmarillion e agli appunti di Tolkien per aumentare le scene, dare complessità alla storia e raggiungere la pellicola necessaria per tre film. Ma qui, più che riempire i buchi, pare si voglia sfruttare il nome e il lavoro di qualcun altro per vendere un prodotto di fatto nuovo. E non so se mi va di partecipare a quest’inganno.
Beata te che leggi Outlander in inglese. Sono sempre più persone a passare al testo originale, nonostante noi italiane siamo anche piuttosto fortunate rispetto alle traduzioni ristrette di altri paesi. Vedremo cosa ci riserva il futuro con Mondadori.

Maria Teresa Steri

Feb 28, 2022 at 2:51 PM Reply

La rivista per la quale scrivevo veniva tradotta anche in altre due lingue e ricordo che dopo che il traduttore aveva fatto il suo lavoro, il testo passava a un’altra persona per la revisione. C’erano quindi due passaggi, ma immagino che non tutte le case editrici le adottino, ragion per cui poi saltano fuori errori o sviste. Nei casi da te segnalati però il caso anche più grave trattandosi di una censura, di una scelta voluta di tagliare delle parti. Per me è una cosa inammissibile. Penso che se venissi a sapere che mancano delle intere pagine nel libro di un autore a cui tengo, mi arrabbierei non poco. Le censure sono una cosa odiosa in ogni campo, pure nei fumetti!!

Barbara Businaro

Mar 01, 2022 at 11:41 PM Reply

Da lettore mi arrabbio, non per la svista ma per la censura. Da persona che scrive anche, mi chiedo se l’autore venga informato di questi tagli, se li ritenga accettabili pur di uscire in un mercato differente dalla sua lingua d’origine.

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