Sottolineare è peccato mortale. Chiedete in libreria!

Sottolineare è peccato mortale

Sto studiando per un test inerente alle mie competenze informatiche, un’opportunità giunta all’improvviso che mi richiede un ripasso generale più qualche materia lasciata indietro per lungo tempo. Quindi sono qui che leggo una prima volta, cerco di spiegare ancora più semplicemente i concetti secondo la tecnica Feynman, solo che stavolta la nonna che deve capirli sono io. Poi torno di nuovo alla pagina e sottolineo le righe più importanti con un evidenziatore verde. Il giallo, lo sapete, mi sta antipatico per via di una partita a scacchi, il rosa risulta troppo aggressivo e mi mette in allarme più di quel che occorre, il verde indica speranza, necessaria quanto mai per un esame. Però mentre muovo l’evidenziatore sulla carta avverto un certo fastidio, mi si chiude lo stomaco con un tremolio, a tratti mi si tappano le orecchie, la mano incespica in una linea storta e vorrebbe fermarsi del tutto.
Non mi piace rovinare i libri, anche se in genere si tratta di romanzi o saggistica dove utilizzo i fogliettini adesivi colorati come segnalibri di un punto focale da rintracciare in futuro o, in caso di assoluta necessità di non perdere i concetti essenziali, sottolineo con una matita leggera, mai e poi mai con una micromina assassina che solca la cellulosa fino a strapparla. Ma questo è un testo scolastico vecchio, mi è costato solo otto euro nel mercato dell’usato, è così parecchio consumato, sebbene candido di sottolineature, che io sono la sua ultima occasione di utilità. In più sto sottolineando per aiutarmi nello studio, mica per rovinarlo. Quindi, come direbbe il mio amico Arnold, che cavolo stai dicendo, Willis?
Perché mi devo sentire colpevole per qualche riga evidenziata?
All’improvviso mi sono ricordata di lui, del mio povero libro di Storia del biennio e di quel pomeriggio in cartolibreria.

Agli inizi di settembre, ancora prima che aprissero le scuole, quando gli istituti fornivano gli elenchi dei libri per le varie sezioni, iniziava il balletto dei testi scolastici usati. Si portavano tutti i volumi dell’anno precedente, si vedeva quali il libraio poteva prendere in conto vendita, si verificava la lista per la nuova classe e se, sempre il libraio, aveva qualcuno di quei titoli tra l’usato entrato, prima di ordinare il libro nuovo a prezzo pieno. Somma tutti gli acquisti, togli i testi ritirati per la rivendita ed ecco il totalone da pagare, comunque una cifra elevata per una famiglia di lavoratori. Ogni autunno si rintracciavano davvero pochi testi dai compagni un anno più avanti, non solo perché alcune case editrici aggiornavano i volumi senza saltare un’annata, senza differenza percepibile tra l’altro, ma cambiavano anche i professori in cattedra e ognuno aveva la propria preferenza per il testo di riferimento.
E io pago. Non rimaneva altro da dire.
Ma quel giorno in cartolibreria mi ha turbato, se ancora oggi torna alla mia mente così vivido.
Avevamo già consegnato i libri dell’anno terminato a giugno e rimanevano da ritirare quelli nuovi appena giunti dai magazzini. Il negozio ero pieno di gente in quel periodo di acquisti frenetici e al bancone ci seguì la madre del titolare, un’anziana signora dall’aria arcigna, sguardo severissimo, sorriso di circostanza. Prese dal retrobottega la pila dei volumi e sul foglietto col nostro cognome trovò un appunto. “Ah. Sì.” disse solo seccamente. Il primo sopra a tutti era il mio vecchio libro di Storia, lasciato lì poche settimane addietro.
Dopo qualche secondo di terribile attesa, a voce alta e ben chiara, che ogni cliente potesse ben sentire e magari anche i passanti dal marciapiede antistante la vetrina, disse che quel testo era in condizioni vergognose, che l’aveva rivenduto ma l’acquirente glielo aveva restituito dopo qualche giorno, furente di aver constatato come il libro fosse inutilizzabile per il figlio, tutto scarabocchiato. La signora toccava le pagine del testo con la punta delle dita quasi fossero intrise di sostanze tossiche. Io invece riconoscevo ogni singolo paragrafo tanto studiato e sofferto. Avevo utilizzato diversi colori perché da sempre la mia memoria è fotografica e questo mi aveva aiutato a focalizzare gli argomenti. Al contempo però osservavo la donna e non comprendevo la sua acidità.
Poteva semplicemente spiegare con garbo l’accaduto. “Guardi, non sono riuscita a venderlo, perché mi dicono che è troppo sottolineato e illeggibile. Mi spiace.” Stop, finita lì. Non occorreva aggiungere altro. Il cliente restituisce il denaro della mancata vendita e fine. Non era necessario prendere il libro e sfogliarlo come se fosse un assemblato di pupù e scrutare la sottoscritta come se fossi responsabile di avergliela fatta lì puzzolente e liquamosa sotto il prezioso nasino aristocratico. Fermo restando che lo stesso libraio avrebbe dovuto controllare prima se il testo era di suo gradimento o meno, evitando a tutti una così brutta giornata.
Mia madre, senza scomporsi a quella sceneggiata, rispose che ognuno ha il proprio metodo di studio e di me non poteva proprio lamentarsi, visto che non le portavo a casa voti più bassi di un 7, in un’epoca in cui l’8 era il massimo, non esistendo secondo i miei professori la perfezione del 9 e del 10. Del resto i pochi libri recuperati tra l’usato dovevano essere di ragazzi che avevano abbandonato completamente lo studio, dopo aver scalfito appena le prime pagine con deboli segni di matita.
Nonostante tutte le mie ragioni però, quell’episodio mi rimprovera tutte le volte che uso un evidenziatore su carta stampata. Rivedo l’occhiata accusatoria della signora, il suo cipiglio mi segue mentre ho l’ardire di rovinare un altro libro, alla mia età per giunta. Sottolineare è peccato mortale e probabilmente esiste un girone dell’Inferno apposito, direi nel cerchio dei Violenti secondo il nostro caro Dante. Ma c’è un’unica cosa che ristabilirà l’equilibrio, un’unica cosa che farà pendere la bilancia in mio favore contro tutto il resto.
L’amore per i libri.

 

Comments (32)

Sebastiano

Mar 14, 2021 at 8:25 AM

Ahi, ahi, brutta la reazione della libraia, però, però! Per capire un libro devi leggere ciò che esso ti dice; lui non parla, però pensa quanto può soffrire per sopportare un “trucco” non richiesto. Immaginati di posare il rossetto, fra l’altro oggi si usano di tanti colori, non solo sulle labbra, ma sulle guance e magari sulla fronte! Cosa direbbe il tuo viso? Mah! E come disse qualcuno: “Ai posteri l’ardua…”
Ciao, ciao
Seb

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Barbara Businaro

Mar 14, 2021 at 6:02 PM

Beh, nel mentre sottolineo le parti essenziali, per rintracciarle subito “a vista” quando torno indietro nell’argomento, sono anche qui che rimetto a posto le orecchie fatte dal precedente proprietario, non orecchie segnaposto ma pieghe di un libro caduto o malriposto. Gli angoli della copertina sono addirittura strappati. Sono qui che ristendo le orecchie e rimetto anche la colla sulla rilegatura malconcia. Non lo sto solo studiando, lo sto amando. Sa già che non uscirà più da questa casa, e quando troverà posto in libreria, avrà un posto d’onore. 😉

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Giulia Mancini

Mar 14, 2021 at 10:05 AM

La reazione della libraria mi sembra eccessiva e poi è stata colpa sua, doveva controllare prima di accettare i libri che prendeva per la rivendita, la pecca è stata sua. Bravissima tua madre a risponderle a tono.
Io credo che i libri utilizzati per lo studio vadano sottolineati, altrimenti che studio è. Ricordo che ai tempi dell’università io sottolineavo con vari colori e per me era importante per aiutare la mia memoria fotografica. Una volta un mio compagno di università mi chiese in prestito un mio libro, dopo l’esame, io detestavo prestare i libri ma non seppi dirgli di no, obiettai però che era tutto sottolineato ed evidenziato e lui mi disse “meglio così studio solo le parti evidenziate, anzi è un valore aggiunto visto che prendi sempre trenta” …

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Barbara Businaro

Mar 14, 2021 at 6:04 PM

Oh però! Non l’avevo mai vista nell’ottica del “valore aggiunto”! 😀
All’università andavo bene perché avevo tanti appunti scritti, dispense e fotocopie, quindi mi sentivo meno in colpa di sottolineare. Poi i pochi libri di testo erano sottolineati solo a matita, ma il grosso era nei miei appunti alla fine.

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Sandra

Mar 14, 2021 at 11:23 AM

La reazione acida probabilmente era di una persona… acida a prescindere.
Ricordo in particolare il testo usato di Italiano, pieno di appunti a lato de I Sepolcri per cui quando l’odioso prof chiedeva chi fosse questo o quello sepolto in S. Croce io rispondevo e lui non si rese conto che stavo semplicemente leggendo le note a margine del precedente proprietario del famoso Salinari-Ricci.

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Barbara Businaro

Mar 14, 2021 at 6:08 PM

Donna fortunata! Mai trovato io un testo usato con qualche appunto magico! 😀

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Elena

Mar 14, 2021 at 11:26 AM

Ahia, già dalla foto pubblicata ho cominciato a soffrire! Tutti quei colori, più che aumentare la concentrazione, me la respingerebbero! Tralasciando l’episodio della libraia (che ricordi, ci sono passata anche io!) su cui vale la pena mettere una pietra sopra con il commento di Giulia che condivido, io utilizzo assolutamente la sottolineatura per fissare un concetto davvero importante, quello che in qualche modo riassume e sintetizza il “messaggio” del paragrafo, più spesso della pagina. Ma di solito non ne abuso, pena l’effetto opposto. In ogni caso utilizzo solo ed esclusivamente la matita. L’ho sempre fatto, a scuola come all’università, sia per le sottolineature che per gli appunti a latere (quelli sì, parecchio numerosi, specie sui testi universitari) . L’evidenziatore mi piace molto ma lo utilizzo solo per i documenti di lavoro che stampo, studio e poi quando non servono più amen. Utilizzo anche molto i post it, specie negli ultimi anni. Prima mi arrangiavo con striscioline di carta strappate a mano in cui mettevo segni distintivi che soltanto io conoscevo. Quindi per quanto mi riguarda la sottolineatura, seppure con queste premesse, va più che bene per studiare e tenere a mente i concetti più importanti. Ma mai, sottolineo mai, nella letteratura. Quei libri sono trattati come effettivamente sono per me: opere d’arte 😀

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Barbara Businaro

Mar 14, 2021 at 6:20 PM

La foto non è del mio libro di Storia, che dovrebbe essere in soffitta a casa dei miei genitori. Era stampato a una solo colonna a tre quarti di pagina, con i titoli dei paragrafi sul lato esterno del foglio, e non avevo usato così tanti colori. 😀
Purtroppo la matita non è sempre “visibile” al mio occhio, dipende dalla carta (lucida o porosa), dalla distanza tra una riga e l’altra e dal tono del carattere (se le righe sono ravvicinate e tanto “nere”, la matita non la vedo). Nei romanzi, assolutamente non scrivo, non segno, non piego pagine! Uso solo ed esclusivamente post-it, quelli piccoli, in 4 colori dentro un blocchettino portatile che all’occasione funge anche da segnalibro.

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Brunilde

Mar 14, 2021 at 11:34 AM

E’ più forte di me, non riesco a sottolineare se non con la matita, biro ed evidenziatori su un libro mi sembrano…peccato mortale! Per non parlare delle orecchie segnapagine, orrore! E questo sia nei libri di studio che nei romanzi.
Solo a volte uso le piccole linguette adesive colorate, normalmente sottolineo a matita e nell’ultima pagina scrivo i numeri delle pagine con le sottolineature.
Sono abitudini, piccole manie. E comunque il libro va rispettato si, ma fruito, vissuto appieno, e quindi è gusto sottolineare, anche prendere note a margine ( io preferisco un quaderno a parte ).
Hai ragione Barbara, il comune denominatore che perdona ogni cosa è soltanto l’amore per i libri!

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Barbara Businaro

Mar 14, 2021 at 6:26 PM

Con la biro rossa ho sottolineato solo alcuni saggi, che ho poi tenuto con me e sono riletti al pari della Bibbia. Uso proprio le sottolineature per un ripasso veloce. Se devo mettere dei riferimenti, uso anch’io i fogliettini adesivi, sia per segnare la pagina con la linguetta di fuori sia per scriverci qualcosa sopra, una riflessione, un calcolo, un rimando. Credo che questo sia il primo libro che evidenzio dopo… quindici anni almeno. Di solito gli evidenziatori li uso sui miei stessi appunti. 🙂

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Darius Tred

Mar 14, 2021 at 2:14 PM

Bisognerebbe partire da un presupposto: se il libro in questione è un libro che non lascerà mai e poi mai la nostra libreria, allora penso che sia lecito sottolineare e scarabocchiare appunti. Perché di fatto non stiamo facendo altro che una personalizzazione, e in fondo la facciamo perché il libro è entrato a far parte della nostra sfera di oggetti personali. Ciò che sottolineiamo noi non avrà la stessa importanza per un secondo lettore. Ma se il secondo lettore, e il terzo e anche il quarto, saremo sempre noi, io penso che sia quasi doveroso sottolineare, perché agevoleremmo le nostre future riletture, soprattutto se avvengono a distanza di anni.

Quindi, perché (esattamente) sottolineare è un peccato mortale?

Penso che questo sia un retaggio (non necessariamente corretto) che ci hanno inculcato le generazioni precedenti alle nostre, di cui l’arcigna commessa che hai tratteggiato incarna in pieno il credo. Ma stiamo parlando di generazioni che hanno goduto del vantaggio di studiare su libri che “duravano” decenni e che, come giustamente hai sottolineato tu, si potevano comprare una volta sola, o quasi, e passarseli tra fratelli, sorelle e amici…

Se sottolineare è peccato mortale, allora io sono spacciato perché non mi fermo solo a sottolineare (anzi: non lo faccio quasi mai): piego l’angolo in alto della pagina quando mi imbatto in un brano memorabile (che vorrei rileggere più volte quando mi viene in mente). E piego l’angolo in basso quando mi imbatto in un errore mentre leggo.

Prima che qualcuno possa inorridire, dovrebbe porsi questa domanda: è meglio inorridire per un orecchio su qualche pagina o per un errore trovato? Non parlo solo di errori di battitura…
Ultimamente mi capita spesso di fare orecchie in basso. Anzi, diciamo che sono pochissimi i libri in casa mia senza “orecchie basse”.

Quindi, se proprio dobbiamo inorridire, inorridiamo per ciò che conta.
Con buona pace della “gente d’altri tempi” …
😉 😉 😉

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Barbara Businaro

Mar 14, 2021 at 6:32 PM

Ohilà, guarda chi c’è! In effetti mentre scrivevo il post, mi sono chiesta: arriverà Darius a parlare delle sue orecchie?! XD
Hai ragione: nel momento in cui sottolineo un libro, come in questo caso, io ho deciso che non lascerà più la mia libreria (per quello di Storia era diverso: lì cercavo che le righe sottolineate si inculcassero nella mia mente di studente). Ma comunque non mi permetterei mai di evidenziare una Garzantina, un vocabolario o un dizionario!
Certo che con tutte quelle orecchie… la tua libreria deve avere un udito sensibile! 😀 😀 😀

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Darius Tred

Mar 14, 2021 at 11:07 PM

Lo so, mi ripeto. Colpa tua che mi servi le esche su un piatto d’argento… 😛

Se proprio devo dirla tutta, ogni volta che faccio un’orecchio sento qualcuno di voi “puristi” svenire alle mie spalle.
Proprio come Sulley in Monster&Co, quando crede di vedere Boo tritata nei rifiuti.
Ho reso l’idea?

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Barbara Businaro

Mar 15, 2021 at 9:05 PM

Beh, ma lo sai che guardando Monster & Co, c’è proprio una scena dove, ahem, quella lì assomiglia alla commessa?! XD

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Brunilde

Mar 14, 2021 at 6:45 PM

Beccata: sono proprio una…” d’altri tempi”!

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Darius Tred

Mar 14, 2021 at 10:59 PM

A dire del vero, mi riferivo all’attempata commessa citata nel post, quell’ “anziana signora madre del titolare”…
Spero di non aver offeso qualcuno. Non era questo l’intento.

…e poi, quando parlo “d’altri tempi”, sono quasi sempre tempi migliori.
😉

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Paola

Mar 14, 2021 at 3:44 PM

La malinconia, che brutta bestia. In un attimo ho tra i 14 ed i 19 anni, e sono di nuovo nell’ enorme piano seminterrato della più prestigiosa e fornita libreria della mia città, in pieno centro ed affacciata sulla Villa comunale. Al piano terra una normale libreria, al piano interrato il regno degli studenti, con il loro elenco di sopravvissuti, ossia i pochissimi libri che non sono stati sbarrati in quanto non li si è trovati di seconda mano, dai colleghi più grandi la mattina prima di entrare in classe o, in casi gravi, dal negozio di libri usati proprio alle spalle della mega libreria, dove ci scappava sempre anche un Agatha Christie o un Ellery Queen d’annata e molto letto.
Grandi citazioni, un classico di Totò ed un’altra da lacrimoni: il mio amico Arnold ma forse ne hai dimenticata una, la più importante, quella che ti redimerà…se Harry Potter non avesse avuto il vecchio libro del Principe Mezzosangue con le sue notazioni sarebbe stato in grado di sconfiggere Chi Sai Tu o la storia avrebbe avuto un corso diverso?

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Barbara Businaro

Mar 14, 2021 at 6:41 PM

In realtà ad Harry Potter avevo pensato, ma in un’altra scena: la sua prima visita a Diagon Alley per gli acquisti necessari per la scuola di Hogwarts. Bè, certo, lì invece di libri usati, matite, evidenziatori, squadra e compasso, ci si trovano bacchette magiche, pozioni, gufi, pipistrelli, incantesimi e la nuova Nimbus 2000!
Eppure la citazione più importante, quella nascosta tra le righe come un Easter Egg, proprio tu non me l’hai trovata… 😉
Ma c’è un’unica cosa che ristabilirà l’equilibrio, un’unica cosa che farà pendere la bilancia in mio favore contro tutto il resto.

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Paola

Mar 15, 2021 at 12:26 AM

E avrei continuato a non trovarla se tu non l’avessi portata, diciamo così, in basso rilievo, perché l’hai incastonata proprio bene

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Barbara Businaro

Mar 15, 2021 at 9:10 PM

Quel che si dice un guizzo sul finale. 😉

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Daniela Bino

Mar 14, 2021 at 7:02 PM

Cara Barbara,

Io avevo il divieto ASSOLUTO di sottolineare il libro. E l’ansia che mi instillava mio padre che, spesso, si fermava dietro le mie spalle per vedere cosa e come studiavo, mi è rimasta. Anche ora, se sottolineo un appunto, chissà perchè, penso ancora a mio padre. Ma devo dire che l’amore per la lettura l’ho ereditata dai miei genitori, quindi, soprassiedo e sottolineo chiedendo scusa ma lo devo fare, soprattutto se sto studiando! Il pupino mio, invece, sottolinea pochissimo e prende qualche picclo appunto a lato del testo. Fa schemi mentre il prof spiega e lo fa sul quaderno. Ognuno ha il suo metodo. Ma una libraia che si permette di criticare e con cipiglio fuoriluogo… beh, che dire?! Non si fa!

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Marco

Mar 15, 2021 at 7:55 AM

Meno male che non avevi piegato gli angoli delle pagine! Allora sì che si sarebbe arrabbiata!

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Barbara Businaro

Mar 15, 2021 at 9:13 PM

Non oso immaginare cosa mi sarebbe successo con le pieghe agli angoli! Considera che io ho sempre avuto tutti i libri di scuola ricoperti in carta trasparente, non con l’adesivo e nemmeno con lo scotch. Facevo una specie di sovracoperta e ci infilavo la copertina per non rovinarli! 🙂

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Maria Teresa Steri

Mar 15, 2021 at 10:00 AM

Al di là della reazione acida della libraia, ognuno ha effettivamente il suo metodo di studio. Sottolineare con colori diversi aiuta, è innegabile. Anche io lo facevo, anzi se non sottolineavo, poi non mi ricordavo nulla di ciò che contava!
C’è da dire pure che ho visto libri ridotti in modo penoso… ricordo che avevo prestato un testo a un’amica che poi era girato parecchio, passando di mano in mano. Quando mi era tornato (miracolo!) era un guazzabuglio di colori e stili di sottolineature diverse e non ti dico che nervoso…

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Barbara Businaro

Mar 15, 2021 at 9:43 PM

Poco tempo fa ho visto un film, Still Alice del 2015 con Julianne Moore che ha ottenuto anche l’Oscar come Miglior attrice protagonista. E’ la storia di una professoressa che scopre di colpo di essere affetta da Alzheimer precoce, di origine genetica. C’è una scena in particolare che mi ha colpito: per tenere un discorso in pubblico, è costretta a evidenziare ogni parola del foglio man mano che legge, così da essere sicura di non ripetere la stessa riga o di saltare qualche frase, avendo dimenticato per pochi secondi il punto dov’era arrivata. Se per un attimo mi sono chiesta a cosa servissero mai gli evidenziatori, non volendo “rovinare” i libri, ecco che ho avuto la risposta. Quindi sì, sottolineare ha per alcuni addirittura una funzione vitale. 🙂

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Marina Guarneri

Mar 15, 2021 at 10:17 AM

Antipatica la libraia: io sono un’assoluta sostenitrice dei modi e avrei usato un tono diverso (almeno da come l’ho percepito mentre lo hai riportato qui). Tuttavia, sulla faccenda, mi sento di essere d’accordo con chi preferisce un testo poco evidenziato: l’ho visto con i miei figli, ai quali ho sempre comprato testi di seconda mano (a settembre, partono i mercatini dell’usato e uno dei più conosciuti è vicino casa mia). Però, anche l’usato dev’essere “poco usato”, una volta mi è capitato un libro tutto evidenziato in giallo e non l’ho preso, pensando che poi venisse difficile ai miei figli sottolineare le parti a loro più utili.
In genere, io preferisco sottolineare a matita, anche se ho usato l’evidenziatore in alcuni libri di scuola.
E sì, INORRIDISCO se vedo linguette tirate dagli angoli.

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Darius Tred

Mar 15, 2021 at 8:45 PM

Inorridisca, prego. Inorridisca pure… 😀 😀 😀

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Barbara Businaro

Mar 15, 2021 at 9:53 PM

Capisco la tua esigenza: così come io sto sottolineando il testo per aiutarmi nello studio, se lo avessi trovato già evidenziato (c’è qualche tratto lieve di matita all’inizio e qualche crocetta fatta a biro in una sola pagina) probabilmente mi sarebbe stato d’intralcio. Almeno questa è la sensazione, magari dopo non me ne sarei accorta, il giallo tende a sbiadire sulla pagina col tempo e un po’ anche alla mia vista.
Però, come leggo dal commento di Giulia, ci sono pure persone che trovano un valore nella sottolineatura altrui! Ergo, per quel mio libro di Storia non è stato trovato l’acquirente giusto. 😉

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Grazia Gironella

Mar 19, 2021 at 4:39 PM

Ecco la risposta al mio commento nel post precedente! In bocca al lupo per lo studio e per l’esame, allora. 🙂 Io sottolineo tutta la saggistica, però con pastelli colorati, che sono meno invasivi degli evidenziatori. In effetti non acquisterei un testo sottolineato, con nessuno dei due metodi, perché mi impedirebbe di usare il mio processo personale di apprendimento, ma ognuno ha il suo metodo, come disse tua madre. La tizia di cui parli mi sembra un tipo conosciuto, acidità tipo yogurt un anno dopo la scadenza.

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Barbara Businaro

Mar 22, 2021 at 2:05 PM

Avevo provato con i pastelli, ne avevo pure trovato una serie di cinque fosforescenti, quasi come un evidenziatore. Ma niente, non mi davano il colpo d’occhio che mi lascia all’istante l’evidenziatore, per lo meno su testi come questo. Per la saggistica, se è un libro scritto tipo romanzo, senza eccedere nella grafica, uso la matita semplice o al massimo la penna rossa.
Non ho mai visto uno yoghurt un anno dopo la scadenza, ma posso solo immaginare 😀

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Luz

Mar 22, 2021 at 5:17 PM

Anche a me non appartiene questo modo di sottolineare e devo dire di averlo riservato solo alle cosiddette “dispense”, in pratica fotocopie utilizzate all’università. Non riuscirei a usare gli evidenziatori neppure su vecchi libri!
Riguardo alla tua esperienza di vendita libro, me ne capitò una alle superiori ma in modo inverso. Un ragazzo mi vendette il testo di storia, ma glielo restituii perché era letteralmente devastato. XD

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Barbara Businaro

Mar 23, 2021 at 8:07 PM

A mia parziale discolpa, è un testo di informatica, tra un altro paio d’anni sarà completamente superato. Come il manuale di Windows 95 o la guida di Access 2000, che ancora tengo ben riposti nella mia libreria. E ci finirà anche questo a fargli compagnia.
Beh, a me è capitato di ricevere libri usati con piego di libri in condizioni veramente deplorevoli, non per le sottolineature, ma perché sembravano tirati fuori da una cantina piena di muffa e insetti. Da passarci pure il Luminol! :O (uhm, potrei scriverci un racconto in effetti…)

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