Smemoranda e Serenase - Un racconto per Natale

Smemoranda e Serenase
Giorno 4 – Lettere dal futuro

Questa mattina mi ha nuovamente svegliato il pettirosso, che con il becco batteva irrequieto sul vetro della finestra cercando di uscire. Ho socchiuso appena l’anta ed è saltellato subito fuori sul davanzale, con un balzello ha preso il volo per fermarsi sul cavo telefonico sopra la mia testa. Si è girato a guardarmi con la testolina storta, forse voleva salutarmi, e poi è ripartito con la sua vita, sparendo all’orizzonte.
Le temperature si erano già alzate un pochino ieri, ma oggi un sole tiepido invoglia anche me a scappare all’aperto. Una bella camminata, ecco cosa ci vorrebbe. Purtroppo con me ho solo gli stivali eleganti e un paio di scarpe sportive, poco adatte per la campagna. Però forse…
Apro la porticina del sottoscala e accendo la luce: qui ci sono tutte le calzature delle zie, i tacchi vertiginosi di zia Effa e gli zoccoli in legno di zia Mela. Cerco un po’ e trovo una scatola apparentemente nuova. All’interno un paio di scarponcini invernali con la suola intatta, solo un numero in più del mio piccolo trentasette. Con un paio di calzettoni di lana saranno perfetti. In mezzo alla velina ritrovo anche lo scontrino d’acquisto, dello scorso luglio. Non può essere! D’estate c’è un caldo africano in queste zone! Sorrido, perché questa è di sicuro un’idea di zia Effa, attenta e precisa in tutto.
Dopo essermi ben vestita e imbottita, apro la borsa per prendermi i guanti: i miei occhi cadono sulle due lettere che mi ha consegnato l’avvocato, le ultime parole delle mie zie scritte di loro pugno, ognuna a modo suo. Come al solito, quella che dice di meno è anche quella che mi colpisce di più.
“Sarò breve che Genoveffa si è dilungata oltre. L’ho vista scrivere ben tre fogli, figuriamoci.
Bambina mia, posso dirti solo una cosa: goditela! La vita è davvero troppo breve e va assaporata ogni istante,
anche quello più buio, perché è lì che compaiono al tuo fianco le persone meravigliose che ti riempiono l’esistenza.
Come tu sei stata per noi due. Un bacio. zia Carmela”
Con un sospiro, chiudo a chiave la porta e imbocco il vialetto in direzione del paese. Dall’altra parte della strada scorgo una tendina muoversi in fretta: avevo dimenticato che da queste parti la sorveglianza è molto stretta. Arrivata di buona lena nella piazzetta centrale, con la vecchia fontana ghiacciata, il mio naso rimane incantato dal profumo del pane caldo. Seguo la scia fino al piccolo fornaio nell’angolo.
Entrando, faccio suonare il campanellino appeso all’ingresso e un anziano un po’ arcigno seduto lì davanti mi chiede subito preoccupato: “Lei è un medico?”
“Ehm no, mi spiace.”
“Nonno, lascia stare la signorina!” gli fa eco l’uomo al bancone. “Scusi sa, non abbiamo più il medico condotto da un mese. L’ospedale comunque è ad una ventina di chilometri, ma…”
“Un paese non è un paese senza un medico!” sbotta l’altro, picchiando severo la punta del bastone a terra.

(continua…)

 

Segui tutto il racconto Smemoranda e Serenase, un giorno alla volta: calendario del racconto

Comments (9)

Nadia

Dic 22, 2018 at 8:18 AM

Dalle mie parti si dice anche che un paese non è più un paese senza il prete e senza a il bar! Non so lì.
Però non vale, mi è venuta fame con il profumo di pane appena sfornato. Spero Alice ne faccia una scorpacciata anche per me. A domani

Reply

Barbara Businaro

Dic 22, 2018 at 5:31 PM

Beh, è sensato anche il vostro dire: il prete un tempo rappresentava l’autorità molto più del sindaco (vedi Don Camillo e Peppone) e il bar l’unico divertimento concesso ad una vita frugale.
Ma cosa c’è di più importante della salute? Ci sono molti paesi in collina e in montagna che si sono spopolati a causa della crisi economica, restano gli anziani, proprio quelli che più hanno bisogno di cure e assistenza. In futuro diventerà davvero un’emergenza e già ora alcune politiche europee cercano di assegnare fondi e vantaggi fiscali alle nuove attività imprenditoriali che si assicurino anche di portare nei luoghi i servizi necessari.
Se non l’hai visto, Un paese quasi perfetto con Fabio Volo, Silvio Orlando e Miriam Leone è un film bellissimo, che ironizza proprio su questo.

Reply

Nadia

Dic 22, 2018 at 7:08 PM

Visto visto, una versione ironica di come si potrebbe salvare il paese.

Reply

Sandra

Dic 22, 2018 at 12:00 PM

Sicuramente al di là della piacevole storia, a te va il merito di saperci intrattenere ogni anno – talvolta anche in estate – con questi racconti brevi che ci accompagnano verso il Natale o il Ferragosto, una trovata non da poco. Brava!

Reply

Barbara Businaro

Dic 22, 2018 at 5:45 PM

Un racconto a puntate non è che sia un’incredibile innovazione. La prima volta, con il Diario difficile di un lettore sulla spiaggia, mi è venuto naturale solo perché durante le ferie scrivevo un pochino ogni giorno. Il seguito, ovvero il Diario difficile di un lettore sulla neve, è arrivato a grande richiesta del nostro Alex Nostromo, che voleva assolutamente sapere come stava il nonno. Ai primi di dicembre poi partono tutti questi diversi calendari dell’avvento online, ma spezzare un racconto in venticinque parti differenti mi sembrava troppo (e non avrei avuto il tempo io di organizzarlo). Gli ultimi sette giorni mi sembrano l’ideale. 🙂

Reply

Giulia Mancini

Dic 22, 2018 at 12:20 PM

Concordo con il commento di Sandra, sei proprio brava a intrattenerci con questi racconti che ci accompagnano fino al natale. . E anche con Nadia che voglia di pane appena sfornato!

Reply

Barbara Businaro

Dic 22, 2018 at 5:54 PM

Grazie Giulia. Fino all’ultimo sono stata indecisa se fare partire questa serie, poi l’ho fatto più per me che per voi. E’ un Natale parecchio sottotono il mio quest’anno, gli ultimi tre mesi sono stati molto tristi, c’è un’aria da funerale per casa che non è nelle mie corde, la subisco purtroppo, non ho preparato l’albero di Natale, non c’è un solo ciocco per casa, e se non mi ci impegno io figurati gli altri. Purtroppo ci sono persone che non riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno nemmeno quando trabocca.
Questo racconto dunque è la mia isola felice, il Grinch che si distacca dalle mie spalle. 🙂

Reply

newwhitebear

Dic 22, 2018 at 9:01 PM

prosegue l’avventura alla riscoperta delle proprie radice. Il pettirosso che vola via, le lettera dal passato e intanto nel paese manca il medico.
Aspetto curioso l’evolversi della situazione

Reply

Barbara Businaro

Dic 22, 2018 at 9:30 PM

Stavo testé scrivendo… 🙂

Reply

Leave a comment

Rispondi a Nadia Annulla risposta