La SEO per blog autore - non è una faticaccia!

La SEO per il tuo blog autore (non) è una faticaccia!

Questo articolo, rimasto in bozza e in maturazione delle idee, nasce da un mio commento nel blog del raccontastorie Marco Freccero Non lo conoscete? Dovreste! Intanto è stato il primo autore a scrivere un guest post per webnauta quando questo sito era ancora un barchino piccolo agli esordi, potete rileggere il suo intervento qui: Scrittura e cambio di prospettiva
Poi i racconti di Freccero sono particolari, hanno la colla. Sembrano storie semplici di persone comuni, eppure ti si attaccano in testa, carichi di domande. Credi di chiudere l’ultima pagina e dimenticarli, invece sono lì, che cercano una risposta. E Freccero lo sa, ce l’ha messa lui la colla e non l’ha distribuita a caso!

Nel suo post All’autore indipendente serve un processo, non una strategia, Marco Freccero ha scritto varie riflessioni interessanti sulla ricerca di lettori, ma ancor più di relazioni con i propri lettori e non un pubblico qualsiasi giunto da un link rivenuto ai primi posti su Google. Però mi è rimasto impresso l’assioma di partenza: secondo lui, la SEO è una faticaccia.

Definiamo intanto cos’è questa SEO, acronimo di Search Engine Optimization. Il web è un oceano molto vasto, tendente quasi all’infinito vista la velocità con cui cresce non ogni giorno, ma ogni ora addirittura. Ci sono solo due modi per arrivare al nostro blog autore (e qualsiasi altro sito del web): digitare l’indirizzo url per giungerci direttamente (www.webnauta.it o www.barbarabusinaro.it per intenderci), e questo presuppone che l’utente già ci conosca, o trovarlo tra i risultati dei motori di ricerca per uno dei termini che l’utente ha inserito. Ovviamente le risorse più cliccate solo quelle ai primi posti tra questi risultati, classifica che i motori organizzano in base ad algoritmi interni, tenendo conto della qualità del sito e l’utilità in quella specifica richiesta dell’utente (qui trovate una spiegazione dettagliata: Come funzionano gli algoritmi della Ricerca di Google)

La SEO comprende tutte le attività di ottimizzazione del sito per renderlo appetibile e classificabile in buone posizioni sui risultati delle ricerche degli utenti. I motori di ricerca devono convincersi che scriviamo bene su un determinato tema e quel che scriviamo interessa a qualcuno in ricerca proprio su quel tema.
La SEO non è una faticaccia, se i contenuti sono buoni però.

Sono d’accordo con Marco Freccero che occorrano processi e non strategie, allo stesso modo di come è meglio lavorare per sistemi e non per obiettivi e ne avevo scritto brevemente qui: La differenza tra obiettivi e sistemi 
Da questo punto di vista, la SEO è un processo che si integra nella scrittura per il blog in pochi passi.

Sulle opportunità offerte dal blog rispetto agli altri social media abbiamo già ragionato in un precedente articolo, Il valore del blog per lo scrittore (che il blog non è affatto morto, anche se ogni anno, da un decennio almeno, c’è qualcuno che ne annuncia la dipartita imminente). Riconosciuto che il blog ha una sua utilità per lo scrittore, la SEO aiuta a farsi conoscere fuori del solito circolo di amicizie e degli altri blogger. Il pubblico mordi e fuggi, che legge una recensione di un romanzo famoso o la presentazione di un software di scrittura, non è il pubblico giusto?
I lettori sono lettori, non importa come arrivino al blog, sta a noi farli restare come lettori il più a lungo possibile. E dipende proprio dal contenuto.

Dunque perché quel mio titolo sibillino a questo post, con il “non” tra parentesi?
Che la SEO sia o meno una faticaccia, dipende soprattutto da noi… 😉

La SEO per il blog in due parti:
struttura e contenuti

La SEO non è una questione di trucchi, di formule magiche, di regole riservate agli eletti, di tecniche azzardate di posizionamento e balletti isterici per aumentare il ranking. Potrebbero anche portare degli effetti positivi immediati, col rischio di cambiare alla successiva modifica degli algoritmi dei motori di ricerca o, peggio, di essere penalizzati quando si accorgono del vostro azzardo.
Invece che focalizzarsi in strategie di link building, testi illeggibili ma zeppi di keyword e spam assassino ovunque nel web, la miglior SEO si impegna nel favorire in tutti i modi possibili l’esperienza dell’utente, l’unica che conta davvero per i motori di ricerca: fornire un buon servizio al loro cliente.
Qualcuno la chiama SEO Olistica (Holistic SEO: Improve every aspect of your website), che non può essere spiegata come somma di parti, ma considerata nella sua interezza.

Considerando l’esperienza del lettore, la SEO per il blog divide le sue attività di ottimizzazione in due parti.
Alcune di queste attività riguardano la struttura del sito (la velocità di caricamento, la sicurezza, la fruibilità anche su smartphone) e vengono effettuate solo una volta, quando il blog viene messo online (o per un suo aggiornamento consistente, come il cambio del tema grafico o il passaggio ad un altro provider di hosting). Non è che poi ve ne possiate dimenticare per sempre, basterà solo controllare periodicamente che la situazione sia ancora ottimale.
E chi meglio di Google può dirvi cosa manca al vostro blog? Potete utilizzare il suo centro per tutte le risorse: Google Webmaster
Per darvi un’idea, per webnauta analizzo la situazione una o due volte l’anno, o su segnalazione di una problematica da parte dei lettori o del provider. Si tratta comunque di una manutenzione straordinaria, con effetti positivi riscontrabili solo a lungo termine.

Altri controlli riguardano i contenuti pubblicati di volta in volta, focalizzati nell’argomento del titolo, di piacevole lettura, organizzati in paragrafi e sottotitoli, comprensibili al pubblico senza diminuirne la qualità (seguendo i principi di Feynman per semplificare ciò che davvero si conosce: Il modo migliore per imparare qualsiasi cosa: la tecnica Feynman).
Chi si occupa di scrittura creativa, non dovrebbe avere difficoltà con i testi e neppure con i contenuti, ma scrivere per il web non è come scrivere un romanzo.
Qui entriamo in un dibattito acceso: scrivere per i motori di ricerca o scrivere per il lettore?
La domanda è un trabocchetto di per sé, perché gli algoritmi dei motori di ricerca tengono in considerazione proprio le esigenze del lettore, perciò se si scrive focalizzandosi solo sul lettore, si sta già scrivendo per i motori di ricerca, e viceversa.

In questo modo la SEO diviene una parte integrante della scrittura stessa, un processo aggiunto e non una strategia, che nei primi tempi può non dare alcun risultato appetibile, ma che sulle lunghe distanze può diventare fruttuosa. La SEO non è una faticaccia, se il lettore resta il punto nevralgico della nostra attenzione.

Nota bene: in questo articolo prendo in considerazione un blog con piattaforma WordPress, con dominio e spazio proprietari, perché così è costruito webnauta ed è in effetti la tipologia di blog in cui ci sono più attività e manutenzioni a carico nostro. Nei domini ospitati presso terzi, come wordpress.com e blogspot.it, le verifiche strutturali sono per lo più demandate al gestore, all’autore rimangono solo controlli minimali del sito e la stesura degli articoli. Quindi le indicazioni sotto valgono comunque anche per questo caso.

Migliorare la struttura del blog

Il blog è come un’auto. Prima di metterti in strada devi assicurarti che il motore non abbia problemi, il livello dell’olio sia giusto, i freni funzionino a dovere, gli pneumatici in giusta pressione e il battistrada non troppo usurato, che non ti sia dimenticato la benzina e non ci sia nessuna spia di allarme accesa sul cruscotto. Potremmo forse guidare lo stesso, ma rischieremmo un’esperienza di guida disastrosa.
Con il blog è la stessa cosa: per goderti l’avventura, prima di metterti online devi eseguire qualche verifica strutturale. Ecco gli elementi da controllare:

  • mantenete aggiornato il sistema: WordPress è una delle piattaforme più usate, da solo alimenta il 35% del web (Fonte: Hostingtribunal.com) ed è quindi il più hackerato. Occorre tenerlo costantemente aggiornato con tutte le versioni e patch in uscita (e ricordarsi di fare un backup prima di qualsiasi aggiornamento!)
  • plugin, pochi ma buoni: ogni plugin aumenta il rischio di malfunzionamenti, incompatibilità ed errori. Quindi i plugin devono essere solo quelli davvero indispensabili e ben testati (controllando il numero di installazioni già eseguite, indicato per ogni plugin), ma costantemente aggiornati (l’ultimo aggiornamento rilasciato non deve essere più vecchio di sei mesi)
  • verificate la velocità di caricamento, valutando un buon provider per l’hosting o un plugin per la cache delle pagine più lette. Google utilizza la velocità di caricamento come fattore di ranking, ecco perché ha reso disponibile un tool gratuito per l’analisi, Google PageSpeed Insights, che comprende anche alcuni suggerimenti per sistemare le problematiche riscontrate.
  • controllate l’accessibilità da mobile, visto che Google penalizza i siti che non sono accessibili o facilmente consultabili dai dispositivi mobili. Potete sottoporre le vostre pagine web alla verifica gratuita di Google Mobile-Friendly Test. Da questo punto di vista, meglio scegliere da subito un tema grafico “responsive” ovvero reattivo alle dimensioni dello schermo utilizzate dal vostro visitatore, facendo attenzione che tutti gli elementi (menù, ricerca, commenti) siano davvero usabili dallo smartphone.
  • impostate e integrate Google Analytics nel blog. Aggiungendo Google Analytics al vostro sito web potete controllare come gli utenti si muovono al suo interno: quante visite ricevono le vostre pagine, quanti dei vostri visitatori consultano più di una pagina o quanti abbandonano immediatamente dopo essere giunti su un determinato articolo, il tempo di lettura medio, la percentuale di lettori che ritornano sul blog dopo la prima visita. Se l’integrazione è contemporanea alla messa online, avrete da subito dei dati congruenti su cui ragionare.
  • prestate attenzione ai contenuti multimediali, immagini e video non devono impattare sulla velocità di caricamento del blog. Le immagini di alta qualità hanno un impatto visivo rilevante, ma il lettore non vuole attendere troppo per avere la risorsa che ha chiesto. Cercate quindi di ottimizzare tra qualità e dimensioni del file dell’immagine stessa. Nel caso si sia aderito ad un circuito pubblicitario a pagamento, verificate che gli spot del circuito non degradino l’esperienza dell’utente.
  • adottate il protocollo SSL (ottenendo un url https:// e un’icona di lucchetto verde nella barra degli indirizzi del browser): la sicurezza non è più un optional, avere un sito giudicato sicuro è obbligatorio per un buon posizionamento su tutti i motori di ricerca, e pure gli utenti iniziano a selezionare le risorse da consultare in base alla loro sicurezza.
  • evitate le notifiche invasive in lettura, perché il lettore non vuole perdite di tempo inutili: già siamo obbligati all’avviso della cookie policy, evitiamo di stressare i lettori con notifiche push del browser o finestre pop-up flottanti che chiedono insistentemente l’iscrizione alla newsletter. Forse si iscriveranno anche, per non vedere più l’avviso, ma saranno davvero interessati alle vostre mail o finiranno direttamente nel cestino senza essere aperte? O peggio ancora finire nello spam, deteriorando l’utilità delle newsletter successive? In futuro Google potrebbe decidere anche di introdurre un indice di fastidiosità del sito proprio in base al numero alto di pop-up chiusi senza interazione dell’utente, se ne è già parlato.
  • organizzate la struttura interna dei contenuti: menù, widget, categorie e tag sono il modo migliore per mettere ordine ai tuoi contenuti, ma vanno predisposti fin dall’inizio (ed eventualmente aggiornati su nuove esigenze). Il menù serve ad indirizzare i visitatori dall’home page a tutte le altre sezioni o muoverli dall’articolo dove sono giunti da Google verso gli altri contenuti. I widget si posizionano a fianco dell’articolo (anche se dipende dal tema grafico scelto) e possono offrire ulteriori spunti per intrattenere più a lungo il lettore nel vostro blog. Categorie e tag servono per raggruppare articoli per argomento, ma si possono usare anche le pagine di riepilogo delle categorie e tag, che sono indicizzate nei motori di ricerca come fossero un nuovo post.
  • personalizzate i permalink con i titoli dei post, ovvero anziché utilizzare indirizzi url dei vostri contenuti del tutto anonimi (come dominio.com/?p=123 oppure dominio.com/2020/04/26/post-esempio/) configurate il blog perché impieghi il titolo del post o una personalizzazione ad hoc. Questa è una configurazione che in WordPress va fatta fin da subito, per evitare una successiva manutenzione piuttosto onerosa. Risulta anche la configurazione più appetibile per i motori di ricerca e facilmente memorizzabile dagli utenti.

 

Ho cercato di essere breve per darvi una panoramica delle aree di intervento. Per ognuna, trovate in rete molte risorse gratuite, che vi pilotano anche passo passo sulle verifiche e gli opportuni aggiustamenti. Non occorre fare tutto e subito, per webnauta ho dovuto attendere un paio di anni prima di attivare il protocollo SSL e abbiamo ancora anomalie col provider di hosting.

Un’ottima risorsa su cui approfondire la parte tecnica di quanto fin qui detto, è la guida gratuita di Yoast (Yoast SEO è il plugin che attualmente utilizzato su webnauta, in versione premium): WordPress SEO: the definitive guide (è in lingua inglese, ma potete utilizzare senza problemi la traduzione automatica del vostro browser).
Questa guida presuppone che stiate utilizzando il loro plugin Yoast SEO WordPress, che aggiunge significativamente più funzionalità e strumenti per la SEO su WordPress. Se state utilizzando un altro plugin o avete il controllo completo del codice sorgente del vostro blog, la maggior parte dei principi rimarrà comunque valida e applicabile.

 

Lavorare su contenuti di qualità

Si parte dell’idea, su questo non c’è dubbio.
Prima di iniziare a scrivere un blog, sarebbe bene riflettere su quali argomenti potrebbero vertere i suoi contenuti, dato che non si possono scrivere così velocemente racconti e romanzi (per quelli basta un sito statico magari). Non è semplice capire come orientarsi quando si è alla partenza, ma conosco qualcuno che ha scritto un’ottima risorsa funzionante per il fatidico blocco del blogger: Blog Post Idea. Prontuario di idee per contenuti semplici, veloci e attraenti di Riccardo Scandellari è quello che fa per voi.

Trovate e organizzate le idee sulla carta, vediamo come lavorare sulla qualità dei contenuti portandoli online, perché siano contemporaneamente appetibili per il lettore e per i motori di ricerca:

  • fissate una periodicità di pubblicazione: Google non considera bene i siti web che non vengono aggiornati periodicamente, quindi almeno un post settimanale è bene pubblicarlo o quanto meno aggiornare di frequente gli articoli già esistenti. Più post pubblicate, più aumentano le possibilità di ottenere un buon posizionamento per uno di essi. Dunque è normale agli inizi faticare un po’ per ottenere i risultati e i visitatori.
  • cercate un buon titolo per l’articolo, ma siate pronti ad aggiustarlo se occorre. Il titolo del post dovrebbe infatti contenere la keyword principale, la parola chiave con cui volete indicizzare nel motore di ricerca proprio quell’articolo. Ecco perché qualcuno insiste perché prima di scrivere il contenuto, bisognerebbe scegliere prima la keyword. Invece io ragiono al contrario: prima scrivo tutto l’articolo e poi vado alla ricerca di una keyword consona. Al massimo ritocco il titolo quel tanto per inserirla (ma non sempre). Perché come spiega Riccardo Scandellari I titoli efficaci non lo sono affatto
  • verificate le intestazioni (titolo, sottotitolo, paragrafo): WordPress trasforma le intestazioni del tuo contenuto nei rispettivi tag HTML (<h1>, <h2>, <h3> ecc.).Sebbene la maggior parte dei temi grafici siano impostati correttamente, vale la pena di assicurarsi che il modello imposti il titolo del post come tag <h1> e che non lo stia utilizzando altrove nella pagina. I motori di ricerca cercano quei tag per monitorare la fruibilità del contenuto e per generare i risultati di ricerca (il tag <h1> diventa il titolo della vostra pagina sui risultati di Google). Per webnauta ho riscontrato proprio questo problema con il primo tema grafico: i titoli usavano <h2> così Google mi stava penalizzando.
  • utilizzate grassetto, sottolineato, corsivo e gli elenchi puntati per organizzare il contenuto: a colpo d’occhio il lettore deve capire qual è l’argomento dal titolo, dai paragrafi, dalle immagini se ve ne sono, e dall’estetica del testo, compresi anche gli spazi bianchi che devono dare respiro alla lettura. Se state mettendo in evidenza i concetti importanti, potrete anche incuriosirlo a tal punto da leggere tutto il testo. Per i motori di ricerca la presenza di questi elementi è un fattore positivo e aumenta la loro valutazione.
  • scrivete uno snippet accattivante: dicesi “snippet” (dall’inglese frammento) il pezzo del nostro articolo visualizzato tra i risultati della ricerca, costituito di solito dal titolo del post e dalla meta descrizione (per alcuni le prime righe del contenuto, per altri la meta descrizione è configurabile a parte). Quando scegliete il titolo, considerate che sarà visualizzato anche nello snippet. Se potete impostare la meta descrizione (di solito da un plugin), dovete renderla intrigante e curiosa per il lettore, per cercare di ottenere il suo click e la conseguente lettura.
    Ecco un esempio dal mio articolo 100 libri da leggere secondo la BBC (o secondo Facebook?). L’elenco corretto e la sua origine sia in versione mobile che in versione desktop

Esempio snippet su dispositivi mobili - Yoast SEO Plugin

Esempio snippet su desktop - Yoast SEO Plugin

 

  • effettuate la manutenzione dei post, ma non troppo: forse qualche articolo merita di essere aggiornato, migliorando le immagini e qualche frase, ma il blog autore è una sorta di diario dello scrittore e cancellare parti della propria vita autoriale non è del tutto un bene. Piuttosto pensate a scrivere un articolo successivo per l’integrazione.
  • assolutamente evitare i contenuti duplicati. Non ho detto “copiati” (e quello sarebbe un problema legale di plagio) ma duplicati. Capita che qualcuno pensi di pubblicare lo stesso testo sul blog e poi sotto qualche altra piattaforma, come Medium, oppure di scrivere un guest post per un altro blog e poi copiarlo per intero nel proprio, pensando di accrescere la possibilità di salire in cima nei risultati di Google. Purtroppo i motori di ricerca deprecano i contenuti uguali, quindi testi uguali o con una percentuale alta di somiglianza di pubblicazioni esistenti vengono scartati e il sito “copione” (che ha pubblicato per secondo) penalizzato.
  • scegliete bene le vostre keyword, le chiavi di ricerca con cui i motori dovrebbero decidere di indirizzare proprio a voi i lettori su quell’articolo per quel termine digitato . La keyword principale e le keyword secondarie dovrebbero riflettere l’argomento del vostro post. Dovrebbero essere tutte contenuto più volte nel vostro testo (si parla di densità della keyword) e la keyword principale dovrebbe comparire nel titolo e nella meta descrizione. I controlli che poi vengono fatti talvolta sembrano decisamente assurdi per come uno scrittore ragiona sul proprio testo, date un’occhiata:

 

Esempio analisi della keyword - Yoast SEO Plugin

 

Sia per ragionare sulle keyword che su nuovi contenuti, un’ottima risorsa che mostra le ricerche più utilizzate dato un determinato argomento è il sito answerthepublic.com In realtà lo uso di più come una mappa mentale di ciò che ricercano gli utenti, ovvero i bisogni dei lettori, è una miniera di spunti per creare nuovi articoli e rispondere alle stesse domande che i lettori scrivono sui motori di ricerca.
Come verificare poi se va tutto bene con le vostre Keyword, le chiavi di ricerca utilizzate? Google Search Console è una suite di strumenti gratuiti forniti proprio da Google. Potete vedere se avete metadati duplicati, quante pagine avete indicizzato, problemi di sicurezza, l’elenco di parole chiave per le quali siete attualmente classificata.

Anche qui ho cercato di essere breve, ma se volete esaminare meglio l’argomento un’ottima risorsa è la guida di Yoast al copywriting: SEO copywriting: The ultimate guide (anche questa in lingua inglese, ma potete utilizzare sempre la traduzione automatica del vostro browser).
Ma ricordate una regola importante che batte tutte le altre: se dovete scegliere tra rispettare i canoni della SEO (e i semafori dei plugin) o scrivere un articolo di qualità per il lettore, scegliete sempre il lettore!

 

SEO o non SEO per il tuo blog?

Immagino che molti saranno spaventati dall’elenco di attività e dei punti da verificare. Beh, non occorre fare tutto subito. Sarebbe l’ideale, ma se vi manca il tempo e dovete comunque acquisire un po’ di pratica (e vi capisco benissimo, ancora oggi io imparo cose nuove sulla SEO!) potete muovervi per gradi e per urgenza. Partite dalla struttura del blog e poi iniziate a controllare i contenuti, introducendo la SEO nel vostro attuale processo di scrittura, per i nuovi post in pubblicazione, e quando avrete compreso il suo funzionamento, passate a dare un’occhiate ai vecchi articoli pubblicati.

Come in palestra, i muscoli richiedono tempo e costanza. 😉

 

Comments (21)

Grazia Gironella

Apr 26, 2020 at 9:53 PM

Protocollo SSL? Vado! (Bell’articolo, molto utile.)

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Barbara Businaro

Apr 27, 2020 at 1:00 PM

Si potrebbe dire che questo articolo l’ho scritto in una settimana, dato che la semplificazione di alcuni concetti e termini mi ha richiesto molto tempo, per non dare nulla di scontato. Ma in realtà è stato scritto in 4 anni di blog, quelli in cui ho verificato personalmente che tutte queste attività funzionano. 😉

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Giulia Mancini

Apr 26, 2020 at 10:30 PM

L’unica cosa che rispetto un po’ è la periodicità dei post, diciamo che pubblico più o meno una volta a settimana, per il resto faccio poco, aimè.

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Barbara Businaro

Apr 27, 2020 at 1:00 PM

Intanto Giulia festeggiamo il tuo commento che è il numero 6000 qui sul blog!!! (non ho detto nulla perché la sorpresa è più bella) 😀 😀 😀
Per il resto, prova a fare un pelino di più, un po’ alla volta. Nemmeno io ho messo in piedi tutto e subito.

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Giulia Mancini

Apr 28, 2020 at 12:45 AM

Grande, commento numero 6000, sono onorata Grazie Barbara

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Marco

Apr 27, 2020 at 7:22 AM

Grazie della citazione!
Contenuto come sempre impeccabile 😉

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Barbara Businaro

Apr 27, 2020 at 1:00 PM

Grazie Marco! Merito (o colpa) tua dello spunto, faticaccia mia nel scriverlo. 😉

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Sandra

Apr 27, 2020 at 3:50 PM

Che post! Altroché se ci avrai impiegato a scriverlo.
Ho paura di tutto, mi muovo come un elefante nonché a caso, convinta che tutto da me sia migliorabile e di un bel pezzo.
ps. forte la cosa del commento n. 6000, mi ha ricordato Gastone che è sempre il millesimo cliente di qualcosa e si becca premi stratosferici, mentre Paperino di solito arriva un attimo prima o un attimo dopo.

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Barbara Businaro

Apr 27, 2020 at 8:35 PM

Tutto è migliorabile per tutti, parti da questo e mettiti tranquilla. 😀
Essendo tu sulla piattaforma wordpress.com hai effettivamente qualche limitazione in più, che dipende dal tipo di piano. Presumo tu abbia il Gratuito, ma ci sono anche Personale, Premium, Business ed eCommerce, li vedi qui: Piani WordPress.com (webnauta che è invece un wordpress installato in casa propria, diciamo, è equiparabile ad un piano Business come funzionalità).
Nel piano Gratuito ci sono meno opzioni SEO, ma ci si può sempre lavorare, un pochino alla volta. 😉
Ps. Proprio per la sua sfortuna Paperino è il mio preferito, e poi fa le ciambelle più buone di tutta Paperopoli!

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Marina Guarneri

Apr 27, 2020 at 5:41 PM

Zero, io sono uno zero, vorrei avere anche solo un decimo della tua competenza. Il fatto è che io non capisco letteralmente nulla e molte cose di cui parli sono delle incognite: plugin? What’s plugin?
Sono un caso irrecuperabile, che in verità fa pochissimi sforzi. Non mi impegno, lo ammetto. Le uniche attenzioni che adotto sono: curare i testi, scegliere titoli giusti (ci provo, eh) e tenere un certo ordine nella distribuzione delle risorse all’interno del blog, poi non so nemmeno verificare chi viene a leggere cosa. E, forse, a ben pensarci, nemmeno m’interessa tanto.

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Barbara Businaro

Apr 27, 2020 at 8:53 PM

La mia competenza è nata con webnauta, dal luglio 2015, quando ho iniziato a lavorarci. Prima di allora non avevo mai visto un WordPress dietro le quinte e il mio lavoro è in altri ambiti oramai da un decennio (pur sapendo come funziona un sito web, mi occupo di altre tecnologie).
Ecco, se non sai cos’è un plugin, l’errore è mio che non l’ho spiegato e l’ho dato per scontato! I plugin sono “moduli” aggiuntivi che si possono installare a piacere sul motore base di WordPress. Ce ne sono un’infinità infinita, di ogni categoria e concezione, per qualsiasi esigenza (a volte anche completamente inutili!). E’ come andare all’Ikea comprare uno scaffalino della libreria Billy e poi aggiungere cassetti, mensole, ante, un altro scaffale, cambiare il colore dell’anta di destra, mettere il vetro a sinistra, e così via. Se ti fai prendere la mano, non riesci più ad aprire la libreria! 😀
Blogspot Blogger non ha la possibilità di installare plugin. Per quanto riguarda la SEO però, essendo già un prodotto di Google, dovreste avere tutte le funzionalità semplificate. Vi chiedono solo di eseguire pochi passi: Come aiutare le persone a trovare il tuo blog nei motori di ricerca
(E questa cosa l’ho vista ora, in cinque minuti, googlando… 😉 )

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Marina

Apr 28, 2020 at 3:02 PM

Grazie per la spiegazione chiarissima, dopo l’esempio.
Vorrei avere una persona che googli per me sempre!

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Darius Tred

Apr 27, 2020 at 11:04 PM

Fantastico. Ho appena cambiato dominio e credo di aver allegramente frantumato un bel po’ di regole. Ma è un periodo difficile e mi son concesso un po’ di leggerezze per questa attività (fatta di notte, a tempo perso, in quei pochi momenti in cui non dormivo, non lavoravo e non scrivevo…).
Pace e amen. Arriverà il giorno in cui potrò dedicarmi davvero alla SEO.
E sarà il giorno in cui verrò a rileggermi questo articolo, perché ce ne sono pochi scritti così bene… 😉

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Barbara Businaro

Apr 27, 2020 at 11:16 PM

Avendo cambiato dominio, sei ripartito da zero, purtroppo si. Forse avresti potuto tenere online il vecchio per qualche tempo, con dei redirect mirati al nuovo dominio, giusto per reindirizzare gli utenti. Però, di Darius Tred ce n’è solo uno, quindi se gli spieghi a Google che hai solo cambiato casa, chi ti cerca dovrebbe trovarti nuovamente. E come vedi anch’io di notte, a tempo perso, quando non dormo, non lavoro, non scrivo, non mi alleno, sono qui a far manutenzione… 😉

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Elena

Apr 28, 2020 at 2:30 PM

La mia esperienza con il blog è stata ed è un percorso di crescita continua: le cose che qui riepiloghi sono immagino gli aspetti che chiunque di noi abbia scelto di stare sul web ha affrontato, cercando di ottimizzarle al meglio. Non avrei mai immaginato che un giorno potessi comprendere senza problemi un protocollo SSL e integrarlo, con largo anticipo, sul mio blog o sperimentare le gioie di un plug in per la SEO che da molte soddisfazioni (ma concordo con il tuo suggerimento, meno ce ne sono e meglio è).
Avevo completamente rimosso Google Analytics perché Jetpack, un plug in all in one molto valido fa il suo sporco mestiere. Ma di recente l’ho reinserito. MI serviva capire il flusso in aumento di lettori da dove venisse e che caratteristiche ha.
Ma sono due le cose a mio avviso imprescindibili, al di là della nostra più o meno familiarità con il sistema WordPress: il “patto di pubblicazione” con il lettore, e i contenuti.
Senza non c’è SEO che tenga
Abbracci

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Barbara Businaro

Apr 28, 2020 at 10:47 PM

Chi sceglie WordPress in versione stand-alone non finisce di litigare con tutti questi aspetti, abbiamo il pieno controllo del sito, ma anche la piena responsabilità. Jetpack lo conosco di fama, risulta piuttosto facile da installare ed usare, ma più di qualche amico ci si è scontrato in passato perché risulta essere altamente invasivo lato codice (e quindi incompatibilità) e lato database (anche dopo averlo disattivato, lascia troppi ricordini). E io già normalmente ce l’ho a morte con chi mi sporca il database, peggio che sporcarmi il tappeto di casa! 😀 😀 😀
Poi qualcuno che si occupa di marketing mi ha mostrato Yoast, in effetti ha veramente tantissime funzioni, non è lasciato nulla al caso e nella versione Premium è pressoché imbattibile.

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Rebecca Eriksson

Mag 09, 2020 at 11:10 AM

La SEO per me è un grande buco nero. Ci provo anche ad informarmi ma è qualcosa che probabilmente il mio inconscio ripudia. Non vuole altre competenze!
Più o meno comunque cerco di rispettare le regole base, ma mi risulta veramente incomprensibile affrontare la parte della scelta delle keyword. Ho sempre avuto l’impressione che siano selezionate in base al gusto personale, ma ho la certezza che il mio gusto personale non sia quello dell’utente a cui miro. Io parlo in modo strano 😀

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Barbara Businaro

Mag 09, 2020 at 5:48 PM

Purtroppo invece, come avevo scritto tempo fa, sono sempre di più le diverse competenze richieste dalla scrittura, o meglio dalla visibilità della propria scrittura (e quindi anche dagli editori). 😀
Le keyword sono in sostanza le parole che un utente interessato a quel contenuto dovrebbe digitare nella ricerca di Google per raggiungerci. Quindi sono le parole singole o composite che indicano l’argomento trattato nel contenuto. Per questo articolo le keyword attuali sono: “seo”, “seo per blog”, “blog autore”, “motori di ricerca”, “ricerca”. Non ci devono essere altri contenuti nel blog per quelle parole chiave (altrimenti rischi di farti concorrenza da sola) e possono anche cambiare nel tempo, adeguandole a come rispondono il motore di ricerca e i lettori stessi. 😉

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Rebecca Eriksson

Mag 10, 2020 at 10:11 AM

Grazie del consiglio 😉

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Maria Teresa Steri

Mag 11, 2020 at 2:55 PM

Recupero solo oggi questo tuo articolo, che si rivela molto prezioso per i non addetti ai lavori come me. Ci sono aree di competenza, ovvero punti specifici da te nominati, che ho bisogno assolutamente di approfondire. Tra l’altro oggi sembra di procedere dappertutto con le parole chiave, forse il primo ostacolo è proprio quello di individuare quelle giuste e soprattutto di interesse per un pubblico. Intanto mi salvo questo post e mi riprometto di fare il prima possibile un controllo sul blog per vedere che miglioramenti fare.

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Barbara Businaro

Mag 11, 2020 at 6:14 PM

Hai detto bene: le parole chiave sembrano aver invaso varie aree, non solo la SEO. Proprio tu mi hai spiegato delle parole chiave da scegliere prima di pubblicare su Amazon. E se ci pensiamo bene anche gli hashtag usati sui social sono parole chiave con cui speriamo di attirare i lettori interessati (a parte l’uso ironico che se ne fa qualche volta, quando più che una parola si crea un hashtag con un’intera frase senza punteggiatura).
Guarda, questo post serve da promemoria anche a me, ho ancora parecchi punti da controllare e perfezionare. 😉

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