Check list per le pulizie di primavera sul mio blog

Le pulizie di primavera e il mio Now

Aprile è oramai dietro l’angolo, siamo già ufficialmente in primavera, stiamo per passare all’ora legale e dietro di noi ci sono già tre mesi di questo 2022 carico di aspettative. E niente sta andando come lo avevo pianificato.
Non mi riferisco alla pandemia, a questo virus incollato col millechiodi alla nostra quotidianità (specie se la gente continua a fregarsene delle normative e si presenta al lavoro moccicando sulle scrivanie altrui), e nemmeno all’ombra inquieta di una guerra, con tanto di minaccia nucleare, lì appena fuori dai cancelli dell’Europa. Situazioni che non abbiamo il potere di cambiare, almeno non da soli.
Penso invece al mio piccolo angolino, la mia scrivania, mentale e fisica.

Probabilmente perché uscivo da due anni di smart working assassino, con poche ferie e zero permessi, e quindi con molto arretrato da smaltire sul piano personale, nonché con l’entusiasmo di quella più volte annunciata come la ripartenza, avevo programmato parecchie attività per questo anno. Soprattutto impiegare il mio riguadagnato tempo libero nella scrittura.
Le mie tre parole per una rotta scelte per il 2022 (Luminous – luminoso, Inspire – ispirare, Reach – raggiungere) stanno anche lavorando egregiamente, non mi posso lamentare, soprattutto di Luminous e Inspire. Cammino con la bacchetta dritta avanti a me, cercando di illuminare sia i miei passi che quelli degli altri. Purtroppo alcune persone non vogliono la luce, nemmeno quella forte che nasconde le rughe (!!) e scioglie le contratture col suo tepore. Non vogliono nemmeno parole di incoraggiamento, anzi reagiscono con stizza a qualsiasi mano tesa per risollevarle dalle cadute. Salvo poi lagnarsi di essere ancora a terra, frustrate della propria condizione e invidiose di chi non si dà mai per vinto.
Let it go, mi ripeto mentalmente, lascia andare, come mi hanno insegnato in questi ultimi mesi. L’energia negativa che sprigionano non fa male solo a loro, ma purtroppo anche a chi cerca di stargli vicino. E lo so bene, perché se torno indietro di dieci anni, mi comportavo allo stesso modo. Potrei dire di aver avuto la fortuna di incontrare le persone giuste al momento giusto, ma la realtà è che quel momento era giusto solamente perché io avevo finalmente deciso di cambiare, di darmi una scossa, di uscire dal pantano.
Così rivolgo la mia attenzione solo a coloro davvero interessati. Quelli che si rimboccano le maniche.

In quanto alla parola Reach, temo di averle concentrato troppi progetti da portare a termine. In effetti, non potendo azzardare previsioni sull’immediato futuro (e appena ci provavo, taaaaac, una settimana di sorveglianza attiva per Covid e si esce solo per lavoro), non sapevo a quale di queste idee potevo dedicarmi e così ce le ho infilate tutte, riservando la scelta a tempi migliori, decidendo mese per mese se necessario.
La pandemia ci ha insegnato quanto è inutile pianificare un viaggio se poi dalla sera alla mattina ci chiudono in casa, no? Altrettanto inutile programmare delle attività se non ci sono ancora gli strumenti adeguati o le competenze necessarie, consegne in ritardo all’altro capo del mondo o muscoli doloranti bisognosi di riposo, oppure iniziare delle collaborazioni se gli interessati non sono disponibili, magari anche loro confinati tra le mura domestiche in attesa del tampone negativo proprio o dei famigliari.
Così mi sono ritrovata a navigare a vista molto più del solito. Ho anche rotto un paio di occhiali a furia di scrutare l’orizzonte… 😀

Nel mezzo della tempesta, sono stata colpita in pieno pure da alcuni fulmini e qualche danno l’hanno procurato.
Mentre cominciava l’anno e stavo pensando di dedicare un pomeriggio intero solo alla scrittura di quel “quadernetto che vorrebbe tanto diventare un romanzo”, mi sono ritrovata con diverse amicizie disgregate, non si comprende nemmeno bene per quale motivo, forse semplicemente si è persa la connessione emotiva mentre si sono allungati i silenzi. Finché non hai più niente da dirti.
Qualcuno era pure socio in qualche progetto, così che mi sono piombate addosso le loro responsabilità, con molto più tempo da dedicare alla gestione, rimasta scoperta con la loro dipartita. Addio al mio pomeriggio di scrittura, faccio persino fatica a stare dietro al blog e pure la lettura arranca. Purtroppo ho preso un impegno e non è nel mio carattere sottrarmi al dovere di mantenerlo.
Ricordo una frase del qui presente Vecchio viaggiatore di panchine: chi ha voglia di fare, troverà sempre qualcosa da fare; chi non ha voglia di fare, si annoierà a morte.

Ogni giorno guardo la mia montagna di attività. Talmente tanta roba che la sto manovrando con un Caterpillar, anche se non ho la patente per i mezzi pesanti. Delle pulizie di primavera in grande stile: questo lo metto e lo tengo, questo lo riciclo o forse lo regalo, questo non lo uso da anni, questo non funziona, questo è rotto e la riparazione costa troppo, questa non mi ascolta più, questo manco risponde ai miei messaggi, alle mail, agli sms, maleducato, questa prima dice sì e poi mi tira pacco, questo non paga i debiti ma va alla spa, quest’altro non rende come promette sulla carta, togli, butta, rimescola, cambia un parametro, salta l’ostacolo e parla direttamente con l’interessata, un altro scatolone pieno, prendine un altro, fatto e cancella dalla todo list, arghh!!! L’homepage di webnauta è bianca! E dove cavolo è finito il blog?! (questo è successo in settimana, a più riprese, se non ve ne siete accorti)

Ci sono però anche cose belle eh, inaspettate. Forse talmente inattese che mi generano un filino più di ansie varie e mi costringono a correre oltre modo. Però sono belle, anzi saranno magnifiche, coniugazione al futuro perché si svilupperanno completamente tra un mese o forse più. Ma ho praticamente l’acceleratore a tavoletta. Corro, corro, corro. A giorni alterni mi sento su una nuvoletta alta dalla felicità.
Del tipo che l’attesa del piacere è essa stessa piacere.
Più ansia, perché quella non me la faccio mai mancare, specie se la nuvoletta sta troppo in alto e guardo giù… 😛

 

Le pulizie di primavera sul blog

Quasi un anno fa, in una serata come tante, troppo cotta dal lavoro per mettermi a studiare (mi stavo preparando per un concorso pubblico, come ho raccontato qui: Gli esami non finiscono mai – poi l’ho passato e lo scorso ottobre ho anche cambiato impiego), mi sono messa ad aggiornare il qui presente blog.
Sotto a queste pagine c’è un’installazione di WordPress, il più famoso e utilizzato CMS (Content Management System – sistema per la gestione dei contenuti). I signori sviluppatori di WordPress, piattaforma per altro gratuita, rilasciano continuamente pacchetti di aggiornamento del sistema, per correggere qualche bachetto, sistemare qualche imperfezione, aggiungere anche nuove caratteristiche. Oltre a questo, WordPress consente l’installazione di moduli per integrare al sistema di base alcune funzionalità specifiche (una gestione particolare per le foto, la parte di ecommerce per vendere prodotti, un’area riservata con login degli utenti, ecc.). Anche per questi moduli, sviluppati da terze parti, vengono rilasciati degli aggiornamenti specifici, spesso proprio per usare le nuove peculiarità di WordPress.
Per restare sempre al passo, è necessario quindi aggiornare sovente sia WordPress stesso che i vari moduli agganciati. Prima va fatto un backup di tutto, file e database (l’archivio dei dati). Per darvi un’idea, webnauta occupa ad oggi più di 1 Gb di spazio.

Dopo essermi messa (quasi) tranquilla con il backup dell’ultimo secondo, procedo con gli aggiornamenti, uno per volta per non rischiare danni. Al termine, quando il pannello di amministrazione mi stampa il messaggio di terminato positivamente, mi sposto sull’homepage.
E qui rischio l’infarto.
Mentre la parte di amministrazione continuava a funzionare senza problemi (e avevo appena preparato la bozza di un post per l’indomani), la parte di interfaccia all’utente era completamente bianca. Vuota. Sparito tutto. Aggiorna il browser. Cambia browser. Prova anche dal cellulare. Dove cavolo è webnauta?!
Aprendo il codice sorgente (se volete provare, è il tasto F12 mentre state navigando) c’era tutto al suo posto, tutto il codice HTML, i puntamenti, i testi dei vari contenuti, i richiami ai moduli, tutto preciso. Ma il rendering finale era bianco!
Calma. Respiro a fondo. Pork####. Mai una volta che si possa stare sereni.

Leggendo la lettera di rilascio dell’aggiornamento, cioè l’elenco delle modifiche rispetto alla versione precedente, ho scoperto che è stato completamente cambiato il motore utilizzato per la costruzione dei temi e dei plugin jQuery (il dettaglio tecnico qui: WordPress 5.7: nuovo aggiornamento, ma occhio al jQuery). Solo che questo cambiamento è radicale, un aggiornamento massiccio senza alcuna protezione retroattiva: quello che fino a ieri funzionava, smette all’improvviso di funzionare. Senza alcuna possibilità di attivare/disattivare questa caratteristica. Non si fa.
Leggi il labiale (il tuo, che il mio mica lo vedi): NON SI FA.
In nessuna azienda informatica seria sarebbe stato rilasciato un aggiornamento bloccante in questo modo, praticamente totale. I metodi sono obsoleti? Non togli la vecchia chiamata, la reindirizzi a quella nuova. Si chiama retrocompatibilità e dovrebbe essere sempre garantita.

Comunque, ringraziando l’autore di quell’articolo, ci ho messo una pezza: un modulo-tampone col compito di ripristinare il vecchio motore e far così ricomparire in un click l’homepage di webnauta, colorata e ricca come suo solito, pregi e difetti compresi. Sospiro di sollievo.
Però quella lì non era la soluzione e da quel momento la mia spina nel fianco era la necessità di dover sistemare il tema grafico. Il team di sviluppatori del template, un modulo a pagamento e con assistenza puntuale, qualche mese dopo ha anche rilasciato un aggiornamento proprio per questo inghippo, ma ho rimandato a causa di mille impegni, tra il concorso pubblico, un problema famigliare, il cambio di lavoro e mille altri imprevisti trasformati in opportunità.

Lo scorso novembre mi ci sono messa di impegno, sempre una di quelle sere che penso basti un click e poi mi ritrovo a fare notte, testarda come solo io posso essere, alla ricerca della virgola che spacca tutto. Se non spacco prima io il malcapitato computer sotto le mie dita…
E’ stato un processo lungo, perché purtroppo anche gli sviluppatori del tema grafico non hanno garantito retrocompatibilità nell’estetica. Così appena caricato l’aggiornamento mi sono ritrovata un webnauta con i colori sfasati, dei titoli in più in mezzo alle scatole e dei testi spariti, delle icone mancanti, il menù illeggibile perché il font si era rimpicciolito da solo. Un altro disastro.
Voi non avete visto niente di tutto questo perché stavolta i lavori di manutenzione sono stati eseguiti prima sul sito di sviluppo, una barca gemella a questa, non rintracciabile all’utente, usata proprio per verificare le modifiche prima di apportarle al blog vero e proprio.
Lungo questi mesi, a più riprese, quando tempo e umore me lo consentivano, è stato un botta e risposta con l’assistenza per sistemare i vari punti, fino allo scorso weekend quando finalmente avevo raggiunto una qualità accettabile sulla resa grafica. Per non perdere altro tempo, domenica ho portato ogni piccola modifica qui sul vero webnauta.
Peccato che alla prova finale arriva la sorpresa. Disattivo il modulo-tampone e… l’homepage di webnauta è di nuovo bianca. ARGHH!!!!

Se in questi ultimi giorni avete notato cose strane, era l’assistenza che stava verificando l’allineamento delle modifiche intercorse tra l’uno e l’altro dei due siti gemelli. Ovviamente, un piccolo file biricchino si era rifiutato di copiarsi al posto giusto… 😉
Finalmente abbiamo chiuso questo passaggio, fatto pulizia di tutto, e webnauta può tornare a veleggiare a piena potenza, dopo mesi che se ne stava a basso regime. C’è ancora qualche piccola cosuccia, ma ora mi sto pure chiedendo se non è il caso di innovare il tema (il nuovo aggiornamento mi offre parecchie opportunità… devo solo mettermi lì a studiare!)

Per altro, giusto ieri ho sentito da una collega una frase illuminante, semplice ma terribilmente vera. Di quelle che esclami: “Certo! E’ ovvio! Persino banale!” Beh, se è così banale, perché non l’hai detta prima tu Barbara? 😉

Non c’è niente di più definitivo del provvisorio.

Il mio Now
(che non è proprio mio…)

Qualche anno fa, per un breve periodo, girava tra gli amici blogger questa fantastica idea: la pagina “Now”.
La maggior parte dei siti ha una pagina “About”, in Italiano di solito tradotta con “Chi sono” o “Chi siamo”, che spiega le origini e le competenze della persona o la struttura e il profilo dell’azienda. La maggior parte dei siti ha anche una pagina di “Contact”/”Contatto” dove sono fornite le indicazioni per metterti in contatto con la persona o l’azienda, dall’indirizzo fisico della sede, i numeri di telefono e la casella email, se non proprio un form per l’invio diretto di un messaggio.
La pagina “Now”, che in Italiano sarebbe “Adesso”, si propone di raccogliere i progetti sui quali si sta concentrando la persona, un po’ meno l’azienda, in quel preciso punto della sua vita. L’idea è venuta a Derek Sivers, musicista , produttore, artista circense, imprenditore, conferenziere per TED e pure editore di libri. Ne ha fatto un sito nownownow.com dove potete vedere tutti gli utenti che vi hanno aderito, creando una pagina Now nei loro siti personali o di lavoro.

L’obiettivo della pagina Now è di mostrare un quadro generale della propria vita e gli obiettivi per il futuro. Cosa stai facendo adesso per arrivare dove. Come se lo raccontassi ad un amico che non vedi da almeno un anno, in poche ma essenziali parole. A differenza della pagina “Chi sono” e “Contatto”, la pagina “Now” (la traduzione letterale “Adesso” sembra ridurne un po’ il significato) deve essere aggiornata con maggiore regolarità, man mano che i nostri progetti si spostano e noi con loro.
Perché creare una pagina Now? Ce n’è davvero bisogno?
Secondo il suo ideatore Derek Sivers, se siamo in dubbio per la sua utilità, allora no, non ne abbiamo bisogno. Ma per gli altri utenti che l’hanno già inserita nei propri siti, oltre a rispondere alla domanda “Che cosa stai facendo in questi giorni?” posta dai loro lettori, sembra essere un buon promemoria delle priorità. Mostrando pubblicamente su cosa si stanno concentrando adesso, li aiuta a rifiutare altre richieste.
Ed è questo il motivo per cui sono stata molto tentata di aggiungerla anche qui.
Lo faccio, non lo faccio, lo faccio, non lo faccio…? Qualcosa mi tratteneva.

Adesso credo sia un bene che io non abbia ceduto alla tentazione.
Perché il mio Now attuale non è proprio mio, diciamo che lo subisco.
Se avessi scritto la pagina Now a gennaio, avrei potuto inserire qualcosa del genere: ho cambiato lavoro da poco passando al settore pubblico; questo mi lascia alcuni pomeriggi liberi durante la settimana, anche se devo svegliarmi almeno un’ora prima; un pomeriggio, quindi almeno tre ore, voglio dedicarle solo alla scrittura del romanzo, magari lo stesso giorno, il martedì; un altro pomeriggio mi servirà per mandare avanti il blog e completare tutti gli articoli lasciati in bozza in questi mesi; voglio anche terminare il corso di yWriter6, farne un ebook scaricabile gratuitamente solo per i miei lettori; nel frattempo anche continuare a raccogliere e scrivere storie vere per la rivista Confidenze; allenarmi tre volte a settimana con continuità, senza saltare il terzo allenamento per mancanza di tempo; riprendere a seguire le mie sorelle peakers di My Peak Challenge nel gruppo che amministro, dopo una pausa per problemi personali che mi aveva portato a diminuire la mia presenza; viaggiare di più, partecipare a qualsiasi camminata o maratona solidale mi capiti a tiro, magari anche una mezza maratona vera e propria.

Dovessi scriverla oggi invece la pagina Now sarebbe completamente diversa (e sarebbe già cambiata parecchio, quasi di settimana in settimana): ho cambiato lavoro, ma sono di nuovo in presenza in un ufficio; perdo tempo con gli spostamenti, ho un orario leggermente scomodo e non ho più la libertà di sfruttare i buchi tra un’attività e l’altra (tipo accendere una lavatrice); non ho nemmeno spostato il “quadernetto che vorrebbe tanto diventare un romanzo” dalla sua posizione, è pieno di polvere; faccio fatica a stare dietro al blog, la cartella delle bozze è ancora lì e cambio continuamente giorno di pubblicazione del post; sono riuscita ad avere il passaporto che mi servirà a raggiungere la Scozia ora che non fa più parte dell’Europa; ho un paio di voli già prenotati ma non dirò a nessuno quando sono perché ci sono troppe persone invidiose che stanno gufando; sto prendendo seriamente lezioni di Inglese con un’insegnante madrelingua privata, due ore a settimana, con compiti per casa (homework), sia di grammatica (devo recuperare le lacune lasciatemi da professori distratti) che di pronuncia (con tanto di esercizi allo specchio); non riesco a terminare tre storie vere che giacciono da parte dallo scorso novembre, sia perché mi sono richiesti dei tagli massicci dalla redazione e non trovo il tempo, sia perché le protagoniste delle storie hanno altre urgenze famigliari e non possono star lì a confermarmi che il testo va bene; qualche settimana salto il terzo allenamento; sono tornata ad amministrare il gruppo all’interno di My Peak Challenge ma mi sono ritrovata col carico di lavoro triplicato, sia per le dimissioni di altri amministratori che per la mancanza di entusiasmo delle peaker dopo due anni di pandemia; qualche viaggio in treno lo faccio, ma è ancora difficile trovare quel tempo in mezzo a tutto il resto…

Le piccole cose

Quando mi sento sommersa dalle onde alte, da tutto questo bailamme di attività, responsabilità e continue urgenze, mi concentro sulle piccole cose. Non mi restano che pochi attimi per me, giusto un respiro a volte. Quando cancello una riga dalla mia lista di cose da fare, mi premio. A volte con una pagina di un libro, altre con un messaggio ad un’amica, altre ancora con una canzone da ascoltare. Minuti di ozio apparente.
Momenti in cui lascio da parte la parola Reach, e cerco di dedicarmi a Luminous e Inspire. Semplici atti di gentilezza e amore verso gli altri, che prima o poi, al momento giusto, torneranno indietro quando ne avrò bisogno io.

“Mithrandir… perché il mezzuomo?”
“Non lo so. Saruman ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco. Ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune, che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore.
Perché Bilbo Baggins? Forse perché io ho paura… e lui mi dà coraggio.”
Lo Hobbit. Un viaggio inaspettato

 

Comments (14)

odile

Mar 26, 2022 at 10:45 AM Reply

Anch’io scrivo ( non un blog ma su quaderni dapertutto…) e trovo quest’idea di «  il mio now » veramente intéressante … Vado a provarla. Il tuo testo mi ha piacciuto molto : per conoscerti meglio più di questa prim ora, per darmi il voglio di passare momenti insieme a parlare, a fare i workout del coach Valbo, a camminare o a fare niente, solo cosi… e poi, l’ultima frase del tuo testo :  «  forse perché ho paura … lui mi ha datto il corragio »… una frase che ha fatto BOOM ai miei occhi : capire perchè ho riuscito a tenire giorno dopo giorno, da 9 mesi, questo programma MPC ma molto di più, finalmente. Ti spiegarò in un testo mio … hai visto che Sam H. Scrive anche un libro su i suoi «  insights » ? È strano…. Ma per il momento, l’idea di posarsi per il mio NOW (mon maintenant in francese… ma non suona iguale…) mi intéressa molto e arriva al punto ! Col piacere di leggerti ancora ! Bacci di Francia.

Barbara Businaro

Mar 29, 2022 at 4:01 PM Reply

Che sorpresa!! Benvenuta nel mio blog Odile! 🙂
Questo post è molto “intimo” per certi versi, racconto le mie difficoltà di quest’ultimo periodo, quasi un post “sfogone” (dalla parola sfogo, quando mettiamo “one” alla fine significa “più grande”). Tra l’idea della pagina “Now” e quella delle “3 parole” (ne puoi leggere qui: Tre parole per una rotta, una gioco ideato dal blogger Chris Brogan), io preferisco le 3 parole. Le utilizzo dal 2016 (il mio primo anno in MPC!) e funzionano molto bene. Non devo scrivere i miei progetti punto per punto, ma uso solo 3 parole per dare una direzione alle mie decisioni.
Ho visto il prossimo libro in uscita di coach Sam, arriverà giusto per quando avrò terminato Clanlands e Almanac, che sto leggendo in inglese.
Un saluto a Parigi! 😉

Giulia Mancini

Mar 26, 2022 at 2:43 PM Reply

Sì, sono le piccole cose quotidiane che tengono lontane l’oscurità. Credo sia profondamente vero. Viviamo un tempo che lascia sempre meno spazio alla programmazione, sembra sempre più difficile poterlo fare, facciamo progetti poi arriva una pandemia o una guerra e tutto viene rimesso in discussione. La forza è anche quella di riprogrammare tutte le volte e perseverare, quindi non mollare, solo spostare L’asticella più in là.

Barbara Businaro

Mar 29, 2022 at 4:18 PM Reply

Viviamo in un tempo in cui molti considerano sì il tempo prezioso ma solo il proprio, non quello degli altri. Ti richiedono di leggere e rispondere subito ai messaggi, si infastidiscono se non usi WhatsApp per essere raggiungibile all’istante, ma quando li cerchi tu, puff, spariscono. “Eh, avevo da fare”. Ma prego, io invece non ho mai da fare. Sono sempre lì sul divano a pettinare le bambole…
Poi certi stili di vita sono anche questione di scelte personali. Prima la pandemia, e ora questa guerra atroce, dovrebbero aver insegnato che tutto cambia piuttosto velocemente. Personalmente l’illuminazione l’avevo avuta l’anno prima, quando si era dimesso il mio mentore sul lavoro, alla fine del 2018, una batosta durissima. Là ho capito che non ne vale la pena. Da allora mi sto muovendo in direzioni diverse, ma con lo stesso scopo. Vivere di più, vivere meglio.

Grazia Gironella

Mar 26, 2022 at 8:53 PM Reply

Che bella citazione finale! La capacità di rimettersi in discussione è alla base della vita sempre, e in questo periodo più che mai. Poi c’è anche la capacità di mettersi in moto, che a volte non segue la stessa tempistica. A te non manca nessuna delle due. Incrocio le dita per qualunque impresa tu stia preparando. 🙂

Barbara Businaro

Mar 29, 2022 at 4:25 PM Reply

Eh, con Tolkien non si sbaglia! (per quanto ho un dubbio che quella citazione sia nei romanzi originali, forse è solo una rielaborazione nella pellicola)
Sul mettersi in moto… (mannaggia, qua ancora non hanno sbloccato l’assicurazione della moto!! Giusto per stare in tema 😀 😀 :D) io non riesco a stare ferma. Se non mi metti un romanzo tra le mani e allora sì, devo stare ferma per leggere. Qualche sera crollo, dopo la palestra, ma mentre sono crollata si sgarbugliano idee e progetti, per quando avrò più tempo per seguirli. Ora sono sul pezzo con un’altra cosa, inaspettata, e tocca starle dietro. Credevo fosse oramai rinviata a settembre, se non addirittura a primavera 2023. Niente. Barbara, alzati e corri!

Marina

Mar 27, 2022 at 2:00 PM Reply

Il mio now è fatto solo di passeggiate all’aria aperta e tanto uncinetto. La scrittura è congelata, a parte qualche sprazzo di ispirazione che mi piace condividere, mi riempio di colori e benessere realizzando maglioni,borse, acchiappa sogni e segnalibri… e mi viene da dire: sto bene così, grazie. 🙂
Poi, leggendo il tuo excursus con l’aggiornamento del blog, mi sono venuti i brividi: pensa che spesso non riesco a commentare nei blog di blogger (nemmeno nel mio), per non so quale errore per cui mi si comunica “siamo spiacenti,ma si è verificato un errore”, che odio non sai quanto e mando a quel paese, perché mi affanno inutilmente (non so dove mettere mano!)
Comunque, io ti percepisco sempre molto carica e questo mi fa piacere! 😉

Barbara Businaro

Mar 29, 2022 at 4:33 PM Reply

Maglioni passo, sono già a maniche corte io. Borse lasciamo stare, che sono esigentissima con le borse: o sono grandi come quella di Mago Merlino, con ventisettemila scomparti diversi, sennò niente. La pochette per me è un incubo! Segnalibri, quelli sono appannaggio di Sandra che ne fa di bellissimi. Però un acchiappa sogni non ce l’ho. Uhm, dov’è il tuo shop? 😀
Sull’aggiornamento del blog, la prima regola dell’informatica dice: “Se funziona, non toccare!” Non si capisce perché quelli che sviluppano le piattaforme devono sempre mettere mano proprio su quello che funziona…
Comunque Marina, il top del top è quando io, amministratore di sistema, leggo un errore del tipo: “La tua utenza non è abilitata. Contattare l’amministratore di sistema.” §#@*§!!!!

Marina

Mar 30, 2022 at 5:35 PM Reply

Niente shop, magari ne metto in conto uno per la prima volta che ci incontreremo!

Barbara Businaro

Apr 01, 2022 at 6:37 PM Reply

Eh chissà! Un viaggio a Roma è nel mio futuro, anche se non ancora pianificato. Sempre se non sali a Milano prima tu, e allora andiamo a scovare Darius dal suo antro (sempre se non è rimasto a Magrathea 😀 😀 😀 ) e una bella foto insieme, una foto “galattica”, non ce la toglie nessuno!

Sandra

Mar 27, 2022 at 3:12 PM Reply

La rubrica NOW mi aveva attratto parecchio, dà un senso di concretezza. Però la vita si sa che ci mette spesso lo zampino e ce lo mette assai volentieri aiutata da gli scaricabarile seriali, I minuti di ozio apparente, come li chiami tu, meglio se non troppo rari, dobbiamo trovarli, perché, come cantava Baglioni e sempre a teme NOW la vita è adesso e anche se deragliamo sopraffatti da responsabilità e di sti tempi tristezze, rimane il più grande dei doni. E tu lo sai benissimo.

Barbara Businaro

Mar 29, 2022 at 4:46 PM Reply

Forse la rubrica NOW in originale è più astratta di come l’ho intesa io. Se vado a leggere infatti la pagina Now di Derek Sivers, l’ideatore, dice più o meno così:

Cosa sto facendo ora
Aggiornato il 30 marzo 2022 dalla Nuova Zelanda.

Il mio miglior libro di sempre, “Come vivere”, è finito
Dopo quattro anni di lavoro, il mio capolavoro, “Come vivere”, è finito.
È di gran lunga la cosa migliore che abbia mai scritto. È molto diverso da qualsiasi cosa tu abbia visto da me prima. Leggi la storia che c’è dietro su sive.rs/h .

Scrivere
Ho ricominciato a scrivere seriamente. Quattro ore al giorno.

Lettura
Non ho letto quasi nulla negli ultimi due anni, perché ero ossessionato dall’idea di finire “Come vivere”. Quindi sto leggendo di nuovo. Due ore al giorno. Pubblicherò le mie note qui su /book .
Ho una coda di lettura di oltre 110 libri che ho acquistato negli ultimi anni, quindi per favore non suggerire qualcosa di nuovo.

Vivere permanentemente in Nuova Zelanda
Sono tornato in Nuova Zelanda a luglio 2020. Sono davvero grato di essere qui.
Questa è la mia unica casa, adesso. Ho lasciato andare Singapore, Oxford e il Portogallo. Ho intenzione di restare per altri nove anni fino a quando mio figlio non avrà diciotto anni.
L’estate è appena finita. L’autunno è iniziato.

Refactoring del mio codice (ndr. credo sia anche uno sviluppatore)
Riscrivo il mio codice Ruby e PostgreSQL principale che esegue le mie app Web (e la mia vita). Ripulire e migliorare.

Amare
Così innamorato di mio figlio e della mia fidanzata. Comprata una casa, e viviamo felicemente insieme.

Ecco, non credo sia aggiornata spesso questa pagina (anche se riporta la data di oggi, ci leggo lo stesso contenuto di sabato). E non dice niente di specifico, di mensile o settimanale. Cambiamenti sì, ma di largo respiro, come cambiare nazione, acquistare una casa, finire un romanzo in due anni (durante i quali non ha letto niente!) Quindi o io penso più dinamicamente e in quel Now ci metterei molte più cose del necessario, oppure sono ancora in un periodo di grandi cambiamenti.

Luz

Apr 04, 2022 at 7:43 PM Reply

Anch’io se guardo a questi tre mesi del nuovo (ormai si fa per dire) anno, non è che stia realizzando esattamente quello che mi prefiggevo. Il tempo scorre a doppia velocità, questa è spesso la mia sensazione. Il tempo in sé è una dimensione molto relativa. Però è pur vero che non sono partita con le mie solite velleitarie intenzioni. 🙂
Riguardo al blog, sei molto coraggiosa, ma soprattutto competente in materia, quindi so che ne uscirai sempre all’altezza, anche dinanzi a imprevisti preoccupanti.

Barbara Businaro

Apr 07, 2022 at 6:17 PM Reply

Che non fosse un anno facile me l’aveva già preannunciato l’oroscopo: “Vi aspetta un anno molto dinamico, in cui dovrete affrontare alcuni cambiamenti ma che sui tempi lunghi si riveleranno positivi per voi e la vostra crescita personale.” Però: quale anno si è mai rivelato “facile”?! E poi: quale anno non è un anno “dinamico” per una peaker?! -faccina che sbatte la testa sul muro- (perché non c’è questa faccina codificata su WordPress? Mi servirebbe tante di quelle volte… 😀 )
Anch’io vedo il tempo scorrere a velocità supersonica. Ho sempre un sacco di cose da fare e niente, le lancette corrono più veloci. O cambio orologio, o diminuisco le attività, concentrandomi sull’essenziale. Ma quelli come noi, Luz, riescono mai veramente ad annoiarsi?!

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