One meter of love challenge for coronavirus. Tutto andrà bene

One Meter Of Love Challenge
Un metro per salvare chi ami

Questo è un periodo davvero insolito per me, ma non per le ragioni che immaginate voi. Certo c’è una pandemia in corso in tutto il globo, chi ne sta uscendo con molte cicatrici come la Cina, chi è proprio in mezzo alla crisi come noi in Italia e chi giusto in queste ore in Europa e in America si prepara alle stesse scene apocalittiche delle ultime settimane, tra scaffali svuotati ai supermercati e città silenziose che manco il giorno di Ferragosto. Tutti chiusi in casa, perché l’unica vera protezione contro il Coronavirus è smetterla di contagiarsi e aspettare.

Tutta colpa dell’anno bisestile dicono, quel giorno in più ci ha portato sfortuna, ma io continuo a credere che Anno bisesto, anno maestro
E in effetti questo virus sta tirando fuori il lato migliore (o peggiore, a seconda del caso) delle persone, a cominciare dalle istituzioni, passando per la stampa, continuando nei social media e finendo nei pensieri di ognuno di noi. La dinamica l’ha spiegata molto bene Dino Amenduni sul sito Traccani ancora al 26 febbraio, prima che tutta l’Italia fosse messa in “shut down”: L’infodemia e i tre conflitti che stanno favorendo l’ansia da Coronavirus

Abbiamo fatto nei confronti della Cina lo stesso errore che hanno poi commesso gli altri verso di noi: abbiamo creduto che il virus non ci riguardasse, che fosse lontano da noi, che non ci potesse raggiungere e che la Cina stesse esagerando la gravità della situazione. Da un certo punto di vista, la negazione è quasi una reazione normale verso un pericolo che non vediamo, che non conosciamo e che non sappiamo come combattere.
Poi però è arrivato qui e abbiamo perso del tempo prezioso a discutere, soprattutto tra coloro che dovevano invece rassicurarci, dimostrando di saper fare il loro mestiere, scienziati in primis a litigare tra chi chiedeva da subito misure severe e chi invece riteneva il virus una semplice influenza.
Detto tra noi, vedere un libro pubblicato a tempo di record per Rizzoli da uno di questi mi ha dato molto dispiacere, oltre che parecchio su cui riflettere…

Anche i mezzi di informazione hanno contribuito al caos, dicendo tutto e il contrario di tutto, sempre con toni allarmistici per costringere la popolazione a seguire telegiornali e quotidiani tutto il giorno, in attesa della notizia corretta (e intanto loro intascavano gli incassi pubblicitari). Senza contare l’esplosione delle fake news, questa volta anche come vocali passati di telefono in telefono grazie a WhatsApp e ora sul tavolo della Procura di Milano, e dei leoni da tastiera diventati medici d’avanguardia in un paio di giorni. Che la pandemia io l’ho studiata a fondo…
In questo delirio, l’unico sito di cui fidarsi resta quello del WHO, World Health Organization (OMS, Organizzazione Mondiale per la Sanità, l’acronimo italiano), aggiornato continuamente, anche con report statistici giornalieri: Coronavirus disease (COVID-19) outbreak

Come la sto vivendo io? Sono impegnata al triplo, altro che chiusa in casa a rilassarmi sul divano o annoiata su come passare il tempo tra le mura.
Sto lavorando normalmente per la mia azienda, che da subito ha chiuso gli uffici e ha messo tutti i dipendenti in smart working. Certo essendo una società di servizi informatici per noi non è affatto difficile. Conosco altre imprese però che pur potendo digitalizzare il cartaceo (solo i documenti unici originali non possono essere dematerializzati), sono convinti che la produttività sia misurabile solo col dipendente a vista.
Se è vero che crisi uguale opportunità, da questa pandemia ne usciranno considerazioni interessanti.

Dopo il lavoro, tutti i miei sforzi sono concentrati a tenere sereni gli amici, quelli che sentono più forte l’ansia di essere costretti al chiuso e senza scambi sociali fisici e salvaguardare l’immagine dell’Italia all’estero, visto che la stampa straniera di noi ha voluto vedere solo quello che le faceva più comodo, comprese quelle bruttissime immagini degli italiani che si ammassavano nei treni per scappare da Milano diretti a Sud, senza avere la certezza di essere proprio loro i prossimi diffusori del virus. Quelle persone io le comprendo benissimo, la paura è paura e non guarda in faccia a nessuno, però il danno è stato enorme.

Anche per questo con le amiche del My Peak Challenge abbiamo deciso di lanciare un’iniziativa per dimostrare che gli Italiani hanno senso di responsabilità e al contempo sensibilizzare tutti al rispetto della distanza di sicurezza, per chi è costretto ad uscire di casa comunque. Un metro per salvare chi ami, per rimanere uniti sebbene lontani: One Meter Of Love Challenge. Tutti potete partecipare!

L’Italia non è in “long siesta” come credono i britannici, l’Italia sta facendo la sua parte, soprattutto i nostri medici in prima linea da settimane.
Non dimentichiamo che gli Italiani, pur con tutti i loro difetti, realizzano cose meravigliose nel mondo. Italy is an extraordinary commonplace!

 

 

Un metro per salvare chi ami

Già normalmente esco poco di casa in questi ultimi mesi, dato che con il nuovo contratto di lavoro non ho la possibilità di utilizzare dei permessi, come avevo scritto qui: Ci hanno rubato il tempo libero (immaginatevi quindi la mia esclamazione quando le nostre istituzioni hanno suggerito di usare per la quarantena i congedi retribuiti dei dipendenti… tzè!)
Fortunatamente ho deciso di acquistare un tapis roulant a inizio dell’anno (e mi chiedo se pure quest’idea, che mi portavo dietro da anni, non sia maturata grazie a un sassolino di Dio!), ho comunque sempre disponibile online il programma di allenamento del My Peak Challenge, ma in questo frangente anche la mia palestra locale ha deciso di organizzarsi con delle lezioni in video live streaming su Facebook. Quindi non ho problemi a rimanere in forma anche dentro casa.
Dispongo pure di un minuscolo giardino per la mia ora d’aria, anche se devo contendermelo in primavera con le cavallette e d’estate con le zanzare (mai che se lo prendano loro un virus, eh!). Per i rifornimenti del frigo però, tocca per forza uscire e prendere l’auto per cinque chilometri.

Così l’altra sera siamo andati al supermercato, muniti di guanti in lattice, gel disinfettante e, in assenza di mascherine, scaldacollo da running (grazie a Nadia Banaudi per il suggerimento!). Quello più vicino per me è un ipermercato all’interno di un centro commerciale, normalmente affollato a tutte le ore, sabato e domenica impraticabile.
Già dal parcheggio la desolazione era tangibile. Non c’erano ingressi e uscite contingentati, ma il numero delle persone era comunque esiguo rispetto alla dimensione del luogo. Negozi tutti con le saracinesche abbassate, fino al 3 aprile per decreto legge (anche se loro scrivono di aver deciso in autonomia per la salvaguardia di clienti e dipendenti). Il viale del centro commerciale deserto, una tristezza unica. Cartelli ovunque per il rispetto della distanza di sicurezza, dosatori automatici con il gel disinfettante, una voce registrata che ogni tot minuti ripete di stare ad un metro di distanza dagli altri acquirenti e dal personale in servizio. Sembrava di essere in uno di quei disaster movie che danno in televisione d’estate, che io detesto.

Surreale credo sia la definizione corretta.
Anche notare le diverse reazioni della gente rispetto a questo nemico invisibile: persone completamente rilassate, senza alcuna precauzione, nemmeno il disinfettante gratuito all’ingresso, che ti si appiccicano davanti allo scaffale pur avendo intorno tanto spazio libero (solo il sabato prima fuori da un noto pub di Padova c’erano un centinaio di ragazzi ammassati con la birra in mano, tranquilli e pacifici, ignari del contagio e delle raccomandazioni continue delle nostre istituzioni); sguardi feroci di altri individui, corazzati di tutto punto, che appena ti vedevano affacciarti in testa alla corsia sembravano volerti ammazzare lì sul posto, a colpi di Amuchina spray, prima che potessi fare un altro passo verso di loro, pure a cinque metri di distanza.
Se non ci stronca il Coronavirus, rischia di farlo la psicosi.

Gli scaffali comunque erano tutti riforniti di merce, non mancava niente. Solo nel reparto frutta e verdura erano dimezzate le quantità. Non perché la merce non arrivi, come mi ha spiegato un amico che lavora nella grande distribuzione, ma in quanto comunque la richiesta si è spostata dai negozi fisici alla consegna a casa: ad esempio il servizio EasyCoop a domicilio, che normalmente aveva tempi di consegna uno o due giorni dalla chiusura dell’ordine, adesso ci rimanda a due settimane, se non tre dalla conferma. Non ci sono più slot liberi, pur avendo le consegne dalle 8.00 alle 22.00 senza stop!

Siamo spaventati, e lo capisco. Non tanto per noi stessi, magari giovani e in salute, piuttosto perché chiunque ha in famiglia un parente anziano o una persona con patologie tali da renderla soggetto a rischio, e non sono un numero dentro un report statistico o un conteggio anaffettivo sulle pagine dei quotidiani, sono i nostri famigliari. Ma dobbiamo mantenere la calma, e seguire i consigli di… nonna Rosetta di Casa Surace! 🙂
Queste sono le sue prime indicazioni per il Coronavirus per chi ancora si avventura fuori dalle mura domestiche:

 

 

Ecco il link per la versione inglese, da passare ai nostri amici all’estero, che ora stanno affrontando i primi giorni di panico: ITALIAN GRANDMA’S SUGGESTIONS ON CORONAVIRUS 
Questo video sta facendo in queste ore il giro del mondo, non so se l’hanno avvisata a nonna Rosetta che sta diventando un “influencer”, ma senza influenza eh! 😀
Poi sono giunti anche i suoi suggerimenti per come passare questo tempo chiusi in casa, soprattutto per gli anziani (e guardate che lei sta imparando ad usare pure Tik Tok, eh!):

 

“Se a casa non avete niente da fare, leggetevi un libro. Sono quei cosi quadrati, con dentro le pagine. Lì sicuro Coronavirus non ne trovate. Dato che a casa vostra, i libri non li aprite, figurati se c’è il Coronavirus! Ah ignoranti! I libri vostri tengono la peste!”
Nonna Rosetta, Casa Surace

Grazie poi all’iniziativa di solidarietà digitale del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, imprese, associazioni e privati hanno messo a disposizione servizi gratuiti per tutti gli italiani costretti a casa, dalla connettività agli strumenti di produttività in cloud, dalle piattaforme di elearning all’intrattenimento, quotidiani e libri digitali compresi. Più di un centinaio di soluzioni disponibili che potete vedere a questa pagina: Coronavirus, la digitalizzazione a supporto di cittadini e imprese

Coronavirus. Solidarieta digitale da MID e AGID

 

#iorestoacasa e #tuttoandrabene ma altri sono costretti comunque a muoversi per necessità, lavoro compreso. Ricordo che oltre ai medici in prima linea e alle forze di polizia, sono attivi anche i servizi essenziali (chi controlla la centralina dell’Adsl? chi verifica le perdite dell’acquedotto? chi apre le farmacie?), le fabbriche che non hanno smesso di produrre (non parliamo quelle di mascherine, che hanno triplicato i turni) e soprattutto la nostra agricoltura, che continua a rifornire la materia prima anche all’industria alimentare.
Come fare dunque? Oltre a lavarsi le mani frequentemente e indossare, se la trovate in vendita, una mascherina adatta (che comunque deve essere ogni 8 ore per garantire la sua funzione), è importante osservare la distanza di 1 metro dalle altre persone, come indicato dallo stesso WHO, World Health Organization. Ma quanti lo sanno davvero?

 

 

#OneMeterOfLove Challenge

Ce ne siamo rese conto noi italiane all’interno della community internazionale My Peak Challenge, dove le notizie dall’estero si susseguono a velocità incredibile, essendo un gruppo sempre attivo senza problemi di fuso orario, e le persone esprimono le loro reali preoccupazioni, lontano dai filtri di istituzioni e stampa.

In queste ore poi è un’escalation di peaker dal resto dell’Europa e dalla stessa America sempre più preoccupati della situazione, combattuti tra la pandemia dichiarata dallo stesso WHO, World Health Organization, le altre nazioni che dopo aver chiuso solo le scuole si preparano a chiudere tutto come qui in Italia, sintomo che forse gli Italiani non stavano poi esagerando solo per motivi economici o per godersi una “long siesta” come ha affermato il Dr. Christian Jessen (si, quello di Malattie imbarazzanti, quello che indossa le tovaglie al posto delle camicie…) e soprattutto l’indifferenza di alcuni governi che minimizzano completamente la questione, lasciando che i cittadini sviluppino da soli gli anticorpi, e pazienza che qualcuno sarà sacrificato sull’altare, o cercando di acquistare in sordina un vaccino in esclusiva (Fonte: Corriere della sera). Torniamo al punto evidenziato da Dino Amenduni sul sito Traccani, linkato sopra. E la popolazione, tutta, non sa come difendersi.

Tutta la settimana sono stata a supporto di tranquillizzare, direttamente dal centro della bufera, gli altri membri che ci guardano da fuori, e ovviamente ricevono solo notizie negative, se non addirittura derisorie. Ma tutti ci hanno espresso grande solidarietà, sappiatelo.

Per questo motivo noi peakers del gruppo Clan McPeakers abbiamo lanciato una challenge, una sfida creativa, sia per responsabilizzare a mantenere la distanza di sicurezza di un metro, come indicato dal WHO, World Health Organization, sia per rilassarci un po’, cercando una maniera simpatica di restare tutti uniti in questo momento così drammatico, strapparci un sorriso, mandarci tanti abbracci virtuali. Trovare il nostro metro di amore (bandite le battute scadenti, cari maschietti, grazie).

One meter of love challenge for coronavirus. ClanMcPeakers

Potete aderire all’iniziativa anche se non siete peaker iscritti al programma My Peak Challenge. Il nostro obiettivo è sensibilizzare quante più persone, qui in Italia e all’estero, perché anche quando usciremo di casa e inizieremo pian piano a riprendere le nostre abitudini, dovremo comunque osservare per un po’ queste precauzioni. Almeno finché il contagio non sarà arginato o non avremo un vaccino o i farmaci giusti da poter utilizzare.

Linkateci e taggateci nei vostri post e nelle vostre foto creative.
Ci trovate nella pagina pubblica del clan: pagina Clan McPeakers
Oppure nell’evento che abbiamo creato per il challenge: One Meter Of Love Challenge
E ancora sugli altri social: su Twitter e su Instagram
Anche se siamo tutte costrette in casa, siamo belle attive! 😀

Trovate il vostro metro!

Il challenge è aperto a tutti. Siamo tutti uniti, ma distanti un metro, l’ossimoro ci è concesso in questa strana occasione.
Ed è anche un modo per passare in spensieratezza, giocando un po’, sorridendo magari, il tempo che siamo obbligati a rimanere in casa così a lungo.
Trovate il vostro metro! Che sia una pagnotta lunga un metro (la nostra amica Cheryl l’ha fatto ieri!) o la fascia elastica per lo yoga, o tutti i libri del vostro autore preferito messi infila (Paola ci ha provato con i tomi di Outlander) o magari il centro tavola che state lavorando all’uncinetto!
Come ho scritto ovunque in questi giorni (beh, ci guadagna il mio inglese dopotutto):

We can do it, we can do it well, and we are already doing it!

Comments (20)

Brunilde

Mar 15, 2020 at 7:42 PM

Aborro il razzismo, ma nei confronti degli inglesi…
Siamo in grande difficoltà, sono preoccupata per le persone che stanno nelle zone più colpite, per le mie amiche medico e per chi , come me, libero professionista o lavoratore autonomo, non ha alcun ammortizzatore sociale al di fuori dei propri risparmi, che dovranno bastare fino a quando questa bufera sarà passata.
Sto cercando di evitare i telegiornali e anche la lettura del quotidiano ( il che è tutto dire ), mi sono resa conto che mi trasmettono soltanto ansia. Ho ridotto l’informazione all’osso, almeno ci provo.
I libri, ancora una volta, sono quelli che salvano la vita. Leggo tanto, e con gioia. Scribacchio pure, ma questa è un’altra storia…
Complimenti per l’idea, trovare un metro alternativo!
E complimenti anche per il fisico, dev’essere tutta quell’informatica a tenerti così in forma !

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Barbara Businaro

Mar 16, 2020 at 11:47 PM

Gli inglesi non sono tutti così, sia chiaro. E comunque già da stasera stanno consigliando di muoversi di meno, guarda un po’. Forse perché la Primo Ministro scozzese sta già agendo diversamente, cancellando tutti gli eventi pubblici (la maratona di Edimburgo rimandata a settembre) e preparando i suoi cittadini a momenti duri, così come fece il nostro Premier Conte qualche settimana fa.
Anch’io cerco di evitare certa informazione di bassa qualità, tra quotidiani e telegiornali e special a tutte le ore, ma qui stiamo comunque lavorando e dobbiamo rimanere aggiornati anche per le modalità di lavoro e/o spostamento. Sui social internazionali poi è alquanto difficile leggere senza farsi venire o il magone per la disperazione della gente, a cui viene annunciata adesso la chiusura del loro paese, o la rabbia per la superficialità con cui continuano a dire che “it’s just a flu”, è solo un’influenza.
Ribadisco che in questa occasione, nonostante tutti i nostri difetti, ho rivalutato di parecchio le capacità degli Italiani.

Aahahahha, non è l’informatica no, a volte è la rabbia! Stamattina il mio coach scozzese ha condiviso su Twitter proprio uno degli articoli della serie “it’s just a flu”… per farmela passare, mentre aspettavo la pasta, mi sono ammazzata di salti. Giusto perché non ho il sacco da boxe. 🙁

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Sandra

Mar 15, 2020 at 8:55 PM

Gran fisico, concordo.
Ieri la fila al super era lunghissima e si muoveva modello corteo funebre, distanziati e silenti, una roba che stavo per piangere, che essere emotivi di sti tempi non aiuta. All’ingresso il dispenser amuchina, in cassa nessuno. In un’ora me la sono cavata, da sola, con due borsone e l’idea di cavarmela per 10 giorni, andando poi solo dal panettiere dove prendere eventualmente poco altro, tipo biscotti.
Forse si è trovato un modo per farmi lavorare da casa, grazie al mio responsabile che a livello informatica è proprio bravo, ma anche grazie al fatto che l’Orso lavora lì e mi porterebbe a casa i documenti a mano a mano che arrivano, perché il mio lavoro è così: ricevo bustone da tutta Italia.
Per il resto ascolto solo Galli del Sacco, perché l’ho conosciuto ed è una persona RARA per competenza e umanità.
Non essere su FB è una gran cosa attualmente.
Sul metro voglio partecipare ovviamente con i libri, mi organizzo e ti mando.
Sarebbe bello 1 metro di romanzi scritti da me, ma sono ancora lontana.

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Barbara Businaro

Mar 16, 2020 at 11:57 PM

Grazie per il gran fisico. Peccato che me lo dicano solo le donne! Che è sta storia?! XD
Da noi i supermercati sono desolazioni, eppure mi dicono che in alcune zone del Sud continuano ad essere affollati e che la gente esce e si ritrova a chiacchierare per strada come niente fosse…
Non è essere o non essere(!) su Facebook il problema, semmai quali persone, pagine e gruppi frequentare. Questo fa la differenza. Per dirti, sabato mattina abbiamo fatto colazione via Messenger videocall con le peakers italiane e il tardo pomeriggio abbiamo fatto un aperitivo in videoconferenza tra Italia, Spagna e Stati Uniti (beh, per loro era dopo pranzo, al caffè ecco). Su Facebook ci teniamo in contatto con le ragazze della palestra e ci alleniamo insieme, adesso 3 volte a settimana (anche perché non avendo tanto spazio e tutta l’attrezzatura è comunque un allenamento più leggero, anche se di poco). La rete è nata per unire le persone.
Grazie per la foto, la stiamo programmando. Cerchiamo di avere almeno una foto al giorno. E comunque se li metti in fila, con la prima copertina in bella vista, tu al metro di libri di arrivi! 😉

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Giulia Mancini

Mar 15, 2020 at 9:38 PM

La tua azienda ha fatto bene, molte altre invece stanno sbagliando, compresa la mia, visto che sto ancora andando al lavoro, la prossima settimana lavorerò un po’ in presenza un po’ in telelavoro. Comunque la situazione è grave perché siamo arrivati a oltre 20.000 contagiati, 1372 in terapia intensiva e, per fortuna, ci sono anche persone guarite. L’unica strada sembra essere quella dell’isolamento. Ammetto che l’unica preoccupazione che non ho è quella di stare in casa, io in casa ci sto molto bene, certo starei meglio sapere di poter uscire, ma restare in casa per me non è una tragedia, ho tante cose da fare, se non devo lavorare, amo leggere e scrivere, rilassarmi e guardare un film…
Sono molto preoccupata, ma speriamo di uscirne.

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Barbara Businaro

Mar 17, 2020 at 12:02 AM

Queste aziende non hanno messo in conto il pericolo di vedersi tutti, e sottolineo TUTTI, i dipendenti in quarantena obbligata dall’oggi al domani. Basta un tampone confermato positivo e rischiano di chiudere gli uffici per due settimane, se non tre. Forse vale la pena metterci maggior impegno nello smart working. Senza considerare che in una sola settimana, l’aria della Pianura Padana è diventata non dico salubre, ma decente.
Nemmeno io sto poi così male a casa, certo è strano per me, che avevo appena lasciato il telelavoro per avere un ufficio… 😀

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Elena

Mar 16, 2020 at 7:54 AM

Credo gli inglesi pagheranno cara la loro fantasiosa strategia di immunità di gregge! Ma so che si stanno già ribellando alla follia. Ogni modalità per richiamare l’attenzione alla distanza che ci salva è buona. Ma accidenti, proprio in inglese lo dovevi lanciare sto hashtag? (Ti penso, chissà se ti hanno già fatto il tampone random?)

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Barbara Businaro

Mar 17, 2020 at 12:07 AM

L’hashtag è in inglese, su Twitter è in inglese perché abbiamo pochi caratteri, ma su tutti gli altri social è sia in inglese che in italiano. Il Clan McPeakers è bilingue! 😉
Dai, indossa la vecchia maglietta MPC, che è comunque sempre buona, e trova una foto con un metro creativo di distanza di sicurezza! Ti aspettiamo!
No, niente tampone random. Se non mi trovano fuori dal supermercato alla prossima spesa o non vengono qui in piazzetta del quartiere, è difficile perché io proprio non esco!

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Grazia Gironella

Mar 16, 2020 at 8:35 AM

Sei una spacciatrice di idee ed energie! In questo periodo il loro valore è schizzato alle stelle più delle mascherine e dei rotoli di carta igienica… 😉

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Barbara Businaro

Mar 17, 2020 at 12:13 AM

Beh, questo giro l’idea della challenge non è mia, in primis l’ha avuta un’altra delle admin del Clan. Poi però ci diamo tutte una mano. 🙂
Siamo una squadra fortissimi, fatta di gente fantastici…

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Darius Tred

Mar 16, 2020 at 9:29 AM

Stavo osservando quel metro che tieni in mano nella foto. Davvero è un metro?
😀 😀 😀
Mi stava per scappare una banale battuta…
Ma mi sono trattenuto…

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Barbara Businaro

Mar 17, 2020 at 12:17 AM

Si, giuro. E’ un metro flessibile Stanley da 5 metri, escluso il contenitore giallo che ho in mano, la parte estesa è 1 metro esatto, 100 centimetri.
Sono alta un metro e un citofono. Con le scarpe da ginnastica poi, senza tacco, proprio non mi salvo. 😀 😀 😀
Meglio che la trattieni quella battuta, sennò finisci di nuovo a Magrathea… XD

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Nadia

Mar 19, 2020 at 9:00 AM

L’ultima volta che sono andata a fare la spesa ormai risale a due settimane fa ed era come raccontavi tu, chissà la prossima come sarà,ma sospetto ancora più carica di attenzioni e limitazioni. Anche io ho il tapis roulant a casa, per fortuna regalo di Natale fatto ai ragazzi, e soprattutto mia figlia lo usa più volte al giorno per scaricare. Alla lunga questo non uscire forzato mi fa sentire come dentro a uno di quei film distopici…

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Barbara Businaro

Mar 19, 2020 at 9:37 PM

Anch’io ho la sensazione di essere in uno di quei brutti film catastrofici, con pessimi effetti speciali, da dvd nel cesto del Brico…
Se non fosse poi per il calendario di Outlook che mi segna gli appuntamenti di lavoro, ogni giorno sembrerebbe uguale all’altro, dato che sempre tra queste mura stiamo. Penso che questo prossimo week end mi dedicherò al giardino, almeno per staccare un po’ i pensieri da bollettini e numeri. Giusto perché non posso allenarmi tutti i giorni, anche i muscoli chiedono recupero.
Che poi non riesco nemmeno a leggere, mi manca la predisposizione d’animo per farlo. 🙁

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Rebecca Eriksson

Mar 23, 2020 at 6:50 PM

Eccomi! Sono parecchio indietro con le letture degli articoli nei blog. Lo stare a casa non mi ha spento rendendomi uno zombie da divano, ma mi ha attivato per studiare (i social network, gestione blog…), scrittura e lettura.
Mi sento più impegnata adesso che quando sto fuori casa 13h al giorno, viaggiando a destra e manca.
Mi unisco al coro di “discriminiamo gli inglesi!” 😀
Naturalmente sono ironica: ricordiamoci che i britannici sono parecchio classisti, se un Londinese è di Londra Nord, difficilmente parlerà con uno di Londra Sud, perchè ha un accento diverso. Se in italia ci si guarda per 5 secondi per giudicare l’abbigliamento, in Inghilterra quei 5 secondi sono impiegati per capire a quale classe sociale appartieni (e quindi se sei degno di rivolgergli la parola).
Poi come hai detto, questa pandemia ha rivelato il vero lato delle persone, nel bene e nel male.
Un abbraccio ad un metro di distanza :-*

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Barbara Businaro

Mar 23, 2020 at 9:16 PM

Come ti capisco, anch’io sono più impegnata adesso che in tempi normali… mi ci mancava solo il challenge da gestire! XD
Non sono mai stata a Londra, ma devo dire che ad Edimburgo non mi sono sentita giudicata nei primi 5 secondi (o forse dei turisti va bene tutto). Sarà per quello che gli scozzesi vogliono l’indipendenza?!
Temo (o auspico?) che dopo questa pandemia i rapporti non saranno più gli stessi. Anche oggi ho avuto sorprese sgradite che non avrei mai minimamente sospettato. Ah che tristezza!

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Rebecca Eriksson

Mar 24, 2020 at 12:30 AM

Ti posso assicurare che gli scozzesi hanno un animo molto più solare ed aperto. Anch’io comprendo quanto diversi siano dagli inglesi e perchè vogliano essere indipendenti. Zone turistiche come Londra sono molto più aperte rispetto alla vita nella campagna al di fuori. I turisti nemmeno si accorgono delle divisioni di classe.

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Barbara Businaro

Mar 24, 2020 at 11:17 PM

Eh Rebecca, se ti ci metti anche tu a decantarmi la Scozia… ho già un’amica che ha vissuto lì 8 mesi, da sola, e che non vede l’ora di tornare e ogni sacrosanto giorno mi chiede “Andiamo?”
E invece quest’anno la Scozia non la vedremo. Avevamo già tutto pronto. Aerei, appartamenti, uno a Edimburgo sotto il castello e uno a Glasgow nella stessa via dove hanno girato Outlander seconda stagione per la simulazione di Boston anni 60. Tutto pronto, vestito da sera compreso. Pensa come ho il cuore pesante io in questi giorni, oltre alla tragedia che abbiamo qui, e che rischia di spostarsi pure là… 🙁

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Rebecca Eriksson

Mar 29, 2020 at 4:00 PM

Quando tutto sarà finito e riprenderemo a viaggiare per il semplice gusto di farlo ti consiglio di perdere una mezza giornata recandoti a visitare Linlithgow, è veramente a una fermata di treno da Edimburgo. Se poi trovi i volontari che ti fanno fare il giro del castello raccontandoti la sua storia… non andrai più via 😀

Barbara Businaro

Mar 30, 2020 at 8:46 PM

Ci sono stata a Linlithgow, è una delle tappe dell’Outlander Tour che ho fatto a maggio 2019. Però è vero che abbiamo visto poco, sempre di corsa, perché in ritardo a causa della pioggia mattutina. Quindi se posso, ci torno volentieri! 😉

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