Le cose cambiano - Un racconto per San Valentino

Le cose cambiano

“Ti prego, dimmi che non c’è. Questa mattina non la potrei proprio reggere.”
Tommaso guardava dallo spioncino la situazione fuori sul pianerottolo. In apparenza tutto tranquillo, nessun rumore, porta di fronte chiusa e immobile, nemmeno uno scricchiolio in lontananza. Lo zerbino spazzolato e lindo come sempre. Welcome, alle porte dell’inferno.
Non era stato un bel fine settimana, letto freddo e solitario, piantato in asso all’ultimo momento, senza possibilità di appello.
Ci mancava solo la vicina rompipalle per iniziare bene il lunedì.
Prese la borsa tascapane, tirò un profondo respiro e giro piano la maniglia per uscire. Inciampò nell’enorme sacchetto del riciclabile che aveva messo fuori proprio lui la sera prima, come tutte le volte che i rifiuti diventavano troppo puzzolenti per stare in casa, ma non aveva tempo né voglia di portarli fino in strada.
All’istante uno scatto della serratura lì davanti lo avvisò del pericolo. Il diavolo s’era svegliato.
“Buongiorno Tommaso” Sofia lo salutò acida. Le braccia serrate sul petto, il ghigno di chi gongola la vittoria.
“Ngiorno” rispose lui fingendo noncuranza.
“Senti, non voglio essere insistente, ma ti pregherei di non lasciare l’immondizia qui fuori tutta la notte. Non senti poi l’odore questa mattina? Tocca lasciare la finestra aperta, e non hanno ancora aggiustato la zanzariera.”
“Ci sono meno cinque gradi, dubito ci siano zanzare a questa stagione.”
“Possono entrare altre bestie…”
Bestie più pericolose di te? Non credo, pensò Tommaso, cercando di non far trasparire i suoi pensieri.
“Un’altra cosa…”
Figurarsi se poteva essere finita lì. Tommaso avanzò lentamente verso le scale, pronto alla fuga.
“Lo scorso venerdì non sono stati svuotati i cestini e i posacenere all’ingresso. Era il tuo turno delle pulizie delle parti comuni, vero? Dovresti dire alla tua donna di servizio di fare maggior attenzione.”
“Certo.”
“Oppure potresti trovarne un’altra…”
La signora Rosa non era certo giovanissima, ma nessuno si era mai lamentato del suo lavoro. Ed era come una zia per lui, presente e attiva più di sua madre. Ma ovviamente ci doveva essere qualcosa su cui recriminare, dato che la signora Rosa era una delle poche a rispondere a tono alla vicina. Sbuffò impermalito.
“Mi hai sentito?” continuò lei.
“Si, magari i cestini non erano così pieni, e in ogni caso non mi sembra un gran problema.”
“Eh certo, tanto poi c’è la sottoscritta al turno successivo che pulisce per tutti, no?!”
Tommaso voltò le spalle e prese a scendere.
“Vipera…” mormorò tra i denti.
“Screanzato, ti ho sentito sai!” gli urlò dietro lei.
“Oh, vaffanculo, frigida stronza!”
“Ma ma ma… come ti permetti? Che razza di maleducato!” Sentì la porta sbattere dietro di lui.
C’era qualcosa di peggio del letto vuoto. Un letto con dentro quella strega.

 

Era stata una giornata pesante al lavoro. E adesso Sofia camminava di fretta, in bilico sui tacchi da ufficio, nel marciapiede sconnesso dalle radici degli alberi, reggendo i due cartoni delle pizze sulla mano destra e la borsa della spesa sulla sinistra, con la tracollina che minacciava ad ogni passo di scendere dalla spalla.
Dio se era stanca. Si sentiva come un criceto sulla ruota: correva, correva, correva e non arrivava mai da nessuna parte.
Con la differenza che il criceto lo trovava divertente, lei proprio no.
Giunsero davanti all’edificio nello stesso istante: Sofia impacciata nei movimenti e affaticata dagli impegni del giorno, il viso tirato e il trucco disciolto, Tommaso con un sorriso smagliante, avvinghiato ad una bionda da copertina fasciata in un tubino molto aderente, che lo guardava con occhi famelici.
Pare lo facesse apposta a comparirle davanti, sempre così rilassato, con quell’espressione entusiasta stampata sulla faccia.
Da buon cavaliere, aprì il portoncino all’ingresso e lo tenne fermo per lasciarla entrare, senza costringerla a suonare per farsi aprire da un altro inquilino.
Stava semplicemente recitando la parte per guadagnare punti con la sua ospite, anche se non sembrava averne più bisogno.
La bionda la degnò appena di uno sguardo, giusto il tempo di capire che non costituiva pericolo per la sua preda.
Salirono insieme le due rampe di scale fino al loro pianerottolo.
Sofia posò la spesa sullo zerbino e goffa nei gesti, per non far cadere le pizze, frugava nella tracolla alla ricerca del mazzo di chiavi.
Lo trovò, ma riuscire ad afferrare la chiave giusta ed infilarla nella toppa era un’altra impresa.
“Vuoi una mano?” le chiese Tommaso dall’altra entrata.
“No, grazie. Non saprei con quale mano potresti aiutarmi…” rispose piccata, lanciandogli un’occhiataccia.
Una mano di lui stava appoggiata salda sulla minigonna, perché non scendesse troppo magari, e con l’altra tentava di far girare chiavi e maniglia della sua blindata. Sorrise divertito, mentre la bionda sembrava ignorare la schermaglia.
In quel momento così opportuno, suonò il cellulare di Sofia. Lasciò il mazzo sopra i cartoni sbuffando e recuperò il telefonino dalla tasca della giacca.
“Leonardo sei in ritardo! Si, le ho prese io le pizze. Sbrigati che si freddano.” Altro che appuntamento galante!
Tommaso aprì la porta e fece entrare la bionda nel suo appartamento con un “Accomodati, arrivo subito.”
Poi giunse alle spalle di Sofia, prese le chiavi sopra i cartoni delle pizze e aprì il suo ingresso per lei.
“Buona serata” le disse in un sussurro.
“Umpf” gli rispose offesa della gentilezza.
Questo non significava niente, pensò irritata.

 

Era giunto il periodo dell’anno più difficile, quello dei cuori, dei cioccolatini, delle rose rosse, dei gioielli e di venire facilmente fraintesi.
Le uscite dovevano essere occasionali e organizzate all’ultimo minuto, altrimenti si rischiava di alimentare false aspettative, sia in un senso che nell’altro. Se era una cosa seria, era meglio deciderlo in un altro momento, mai a San Valentino, mai nel mese di febbraio.
Per quel fine settimana Tommaso si sarebbe dato alla tivù, qualche birretta, un paio di telefonate agli amici rimasti, forse qualche scartoffia bancaria da sistemare, un po’ di ordine nelle stanze, magari una corsetta all’aperto. Ma niente donne.
Salì le scale condominiali saltando i gradini a due a due tutto allegro, per poi ritrovarsi una strana scena davanti.
Sofia rannicchiata sulla sua soglia, con la testa fra le ginocchia, che piangeva sommessa. La porta spalancata dietro di lei e due chiavi buttate a terra in mezzo al pianerottolo.
“Che è successo?” chiese preoccupato.
“Niente…” Tirò su col naso, le lacrime che scendevano copiose tra un singulto e l’altro.
“Non mi pare proprio un gran bel niente. Davvero, che è successo?”
Con fatica lei si tirò su in piedi e lo guardò in faccia disperata. “Che te ne importa a te?”
Tommaso si sentì più sollevato, non aveva segni di contusione al volto, non l’aveva picchiata. Vedendola lì a terra aveva temuto il peggio. Non sai mai cosa si nasconde dietro le porte degli altri.
“Dov’è Leonardo?” chiese raccogliendo le chiavi abbandonate a terra.
“Se ne è andato… perché sono una frigida stronza!” esclamò in un gemito. Si appoggiò allo stipite e proseguì il suo pianto disperato.
“Dai su, tornerà. Capita di litigare. Poi si fa dell’ottimo sesso riappacificatore.”
Era l’ultimo uomo sulla terra che poteva consolare quella donna, eppure eccolo lì.
Lei scosse la testa. “Ha lasciato incinta un’altra…”
“Che pezzo di merda” esclamò Tommaso tutto d’un fiato. Non li conosceva bene, abitava lì solo da un anno, ma sapeva che dovevano essere prossimi al matrimonio. Si passò la mano sul viso, indeciso sul da farsi. Che situazione del cazzo, pensò, proprio a febbraio.
“E mi ha lasciato perché io invece… non posso.”
Lui sospirò. Non c’era bisogno di tante altre spiegazioni. Anche sua sorella non poteva avere figli, conosceva la tristezza infinita di quella condizione. Gliela leggeva negli occhi ogni giorno. Le poche volte che lui entrava in chiesa era per pregare che un tribunale la chiamasse per un’adozione, un miracolo di questi tempi. Ma suo cognato era una roccia, in questo sua sorella era stata fortunata se non altro.
“Dai su, vieni dentro. Ci manca solo che ti veda la signora Erminia del quarto piano, quella malelingua.”
La prese per le spalle, tremava ancora, e la accompagnò all’interno, chiudendo la porta dietro di loro.
“Le cose cambiano, mi ha detto. Non mi interessa più. Ma chissà da quanto non gli interessava più… chissà da quanto stava con questa.”
Sofia si sedette sul tappeto peloso, con le gambe distese e la schiena appoggiata alla seduta del divano.
“Avrei dovuto capirlo. Stupida, stupida, stupida che non sono altro!” batté i pugni sulle ginocchia.
“Ci vuole qualcosa da bere, roba forte, una birra non basta qua.” Tommaso guardò le bottiglie esposte sopra il buffet.
“Uhm, andiamo male, tutto alcool da educande.”
“Apri l’anta in basso e guarda a fianco dei piatti. Dovrebbe esserci qualcosa” mormorò Sofia.
“Ah, adesso si ragiona. Whisky, rum, gin, vodka. La vodka però dovresti tenerla in frigo almeno…”
“Così se ne accorge? No. Lì invece non ci mette mai naso, non ha mai preparato la tavola una volta in tre anni.”
Tommaso scelse il whisky, marca di qualità. Riempì per bene due bicchieri e uno lo porse a Sofia.
“Mi diceva che non gli importava dei figli, che il nostro legame era più importante.” Lei lo guardò di sbieco, attraverso il vetro. “Ma che ne sai tu di queste cose… esci con una donna diversa ogni settimana!”
“Ho una figlia” disse lui serio, fissando un punto lontano.
“Una figli… mi prendi in giro?!” Lei lo osservava incredula.
“Vive con la madre, ci siamo separati un anno fa, non per mia scelta. Quella sera che sentivi ridere forte e ti abbiamo disturbato, giocavamo ai pirati. E’ l’unica donna che riesco a far divertire davvero!” Si girò verso di lei.
“Adesso si, che ho bisogno dell’alcool… Tu eri con tua figlia e io mi sono comportata proprio da stronza quella sera…”
La vide trangugiare un enorme sorso, senza tossire. Non era un’educanda dei superalcolici, non l’avrebbe mai detto.

 

Dopo un paio di bicchieri, parecchie parole biascicate e l’umore più malinconico ma sereno, Sofia si alzò in piedi con fatica.
“Io… non sono così.”
“Così come?” domandò Tommaso con gli occhi semichiusi dalla stanchezza e dall’alcool.
“Oh dai, lo sai. Frigida stronza.” Cercò di imitare la voce di lui arrabbiato, ma non le riuscì.
“Mi spiace, non intendevo…” si scusò lui. Non poteva sapere, però si era comportata davvero da stronza.
Sofia si mosse traballante verso il televisore e afferrò un album fotografico da una pila ordinata di libri su una mensola lì sopra.
Glielo porse. “Io sono questa.”
Tommaso sfogliò le pagine, foto per foto, meravigliato. Una Sofia sorridente lo salutava dalla cima impervia di una montagna innevata, tutta imbragata per la scalata. Un’altra Sofia allegra ballava con un gonnellino hawaiano in una spiaggia tropicale, un fisico mozzafiato. La stessa grintosa Sofia che stava saltando un ostacolo in sella ad un cavallo. E forse la stessa Sofia che si buttava con una corda da bungee jumping da un ponte sospeso nel vuoto, un coraggio fuori dal comune. Nulla a che vedere con la Sofia che viveva in quell’appartamento.
“E dov’è questa persona? Perché hai smesso?”
“Per amore…”
“Ah, che bella fregatura!” sbottò lui. “Ma che avete voi donne col cambiamento, eh? O ci volete cambiare, ed è impossibile, o cambiate voi stesse, quando invece non vogliamo altro che rimaniate esattamente come vi abbiamo conosciute!” Ne sapeva qualcosa la sua ex-moglie, che aveva anche cambiato gusti in fatto di mariti.
“Me l’aveva chiesto lui” mormorò Sofia lamentosa.
“Allora non era amore. Cin cin!” Sbatté il bicchiere contro quello di Sofia. Qualcosa in comune l’avevano in fondo.
“Prima che diventi troppo sbronzo per camminare, è meglio se me ne torno di là.” Tommaso si alzò a fatica, quel whisky era troppo buono e aveva esagerato.
“Se hai bisogno, suona il campanello.”
“E’ rotto il tuo campanello…” Sofia tentò un sorriso ma stava per crollare dal sonno.
“Ah già. Vabbè, lancia una scarpa contro la porta, la sentirò. Non ho il sonno pesante.” Prese la borsa tascapane che aveva lasciato a terra, entrando qualche ora prima e il giaccone poggiato sulla poltrona.
“Per caso… hai delle sigarette?”
“Tu fumi?” La guardò torvo.
“Fumavo. Ho smesso, ma stasera ne avrei proprio bisogno.”
Tommaso annuì. Rovistò dentro la borsa e tirò fuori un pacchetto tutto spiaccicato. “Ne mancano solo due, il resto è tutto tuo.”
Glielo lanciò e lei lo prese al volo.
“Vai a letto Sofia, una dormita è quel che ci vuole. Domani andrà meglio.”
Uscì dalla porta, ma quando si girò per salutarla, stava già sonnecchiando sprofondata sul divano, immersa nei cuscini.
Domani avrebbe raccolto i cocci.

 

Il mattino dopo Sofia si alzò dal letto con molta fatica. E non ricordava come ci era finita: nella sua memoria giravano immagini confuse di Leonardo che le urlava dietro, le parole “Non mi interessa più” che le pesavano ancora come un macigno nel cuore, il freddo del pavimento del pianerottolo, Tommaso preoccupato come non l’aveva mai visto, la bottiglia di whisky, altre parole confessate e un pacchetto di sigarette regalato.
Una bella doccia calda l’aiutò a riacquistare i sensi e a calmare lo stomaco in subbuglio.
Si vestì comoda, afferrò la borsa, indossò gli occhiali scuri per nascondere i postumi del pianto e della sbornia, palpebre arrossate e occhiaie profonde, e uscì per fare acquisti.
Mezz’ora dopo bussò piano alla porta di Tommaso. Nessun segno di vita.
Si tolse le scarpa e iniziò a battere col tacco. L’aveva chiesto lui, dopotutto.
“Ciao, tutto bene?” esclamò allegro vedendola.
O non aveva bevuto affatto o reggeva decisamente bene l’alcool, pensò Sofia.
Viso fresco, barba fatta, capelli pettinati, rilassato come sempre. Qual’era il suo segreto?
“Più o meno. Ecco, ti ho preso un pacchetto nuovo di sigarette.” Gli porse la scatolina ancora avvolta nel cellophane.
“Woo, le hai fumate tutte?” chiese lui sorpreso.
“No, le ho buttate giù per il water, per non avere tutta la notte la tentazione di fumarle. Smettere di fumare è stata una mia decisione consapevole, non me l’aveva chiesto lui. Era per la mia salute.”
“Ok. Anch’io le tengo solo per i casi d’emergenza. Quel pacchetto aveva tre anni.”
Lei annuì. Sapeva che era uno che ci teneva all’aspetto fisico, spesso l’aveva incrociato di ritorno da una corsa, vestito da running e sudatissimo.
E l’aveva sempre salutato in malo modo. Era stata davvero una pessima vicina di casa.
“Mi spiace” ammise, guardandosi le scarpe.
“Per cosa?” fece lui curioso.
“Per… tutto.” Sofia allargò le mani in aria per indicare una moltitudine di situazioni.
“Non importa, davvero” le rispose Tommaso. Una settimana prima l’avrebbe bruciata sul rogo, ora vedeva solo una persona in difficoltà.
Avrebbe dovuto capirlo, proprio lui.
“Ho pensato a quello che mi hai detto ieri sera.”
Tommaso annuì, anche se non ricordava molto della conversazione.
“Mi sono iscritta ad un corso per sub, una voglia rimasta in sospeso…”
“Maddai! Io faccio parte del circolo!” esclamò contento. “Vuoi entrare per un caffè? Da qualche parte ho il depliant con le uscite organizzate di quest’anno, se vuoi venire con noi.” Aprì completamente la porta per lasciarla passare.
“Vada per il caffè. Di là ho solo del decaffeinato orribile, quello che beveva Leonardo.”
“Il decaffeinato non è caffè, dovrebbero arrestare chi si ostina a chiamarlo caffè!”
La porta si richiuse alle loro spalle, alla loro risata divertita.

 

Pronto per andare in ufficio, Tommaso prese la borsa tascapane dall’attaccapanni e se la mise sulla spalla destra. Raccolse poi da terra il sacchetto del riciclabile che aveva appena chiuso e spalancò la porta per uscire nel pianerottolo.
All’istante si sentì uno scatto della serratura lì davanti: un uomo distinto venne fuori dal suo vecchio appartamento di qualche mese fa.
“Buongiorno” lo salutò placido il vicino.
“Buongiorno” ricambiò Tommaso sorridendo. Lo lasciò passare avanti, mentre controllava un messaggio appena arrivato sul cellulare. La sua amica hostess era di nuovo in città e gli chiedeva di vedersi per una serata a due, dolce compreso.
Ci avrebbe messo tutta la giornata a trovare le parole giuste per scaricarla senza offenderla.
“Ehi, razza di maleducato!” La voce severa di Sofia alle sue spalle lo richiamò indietro.
“Frigida stronza!” gli rispose acido di rimando, lo sguardo tagliente.
Ma il loro cipiglio sfumò presto in un largo sorriso.
“Non fare tardi stasera” gli disse Sofia, “che ti preparo il risotto con i porcini freschi.”
“Arrivo prima allora, così penserò io all’aperitivo.” Tommaso la squadrò lungo tutto il corpo in una lunga occhiata d’intesa.
A Sofia scappò un risolino divertito. Lo vide scendere le scale veloce, due gradini alla volta.
Ai suoi piedi osservò poi la scritta Welcome dello zerbino consumata e sporca.
Segno inequivocabile che la vita va vissuta, non spazzolata.

 

(c) 2019 Barbara Businaro

 

Diversamente da altri racconti, questo non è nato ascoltando la canzone, anche se trovo che la melodia ci stia bene.
Nel punto in cui Sofia viene lasciata da Leonardo, le parole sono pure perfette:

You can’t take my youth away, This soul of mine will never break
As long as I wake up today, You can’t take my youth away
(trad. Non puoi portare via la mia gioventù, Questa mia anima non si romperà mai
Finché mi sveglio oggi, Non puoi portare via la mia gioventù)

Invece delle note, qui l’ispirazione è stata tutta una questione di porte.
Da qualche mese non fate che dirmi che “chiusa una porta si aprirà un portone” in merito ad una stagione lavorativa terminata, ma la mia musa, quella che non mi fa dormire di notte, ha associato questa immagine al racconto di San Valentino che doveva scrivere e al mito del “ragazzo della porta accanto”.
Forse non era la musa, ma i peperoni… però queste porte che si aprivano mi parevano interessanti.
Mi sono chiesta cosa potevano nascondere.
E sono anche impazzita a cercare la foto del post, perché in realtà l’immagine che volevo era qualcosa di simile a questo:

Le cose cambiano - schizzo di Barbara Businaro

Si, l’ho fatto io. Si, a mano libera. No, solo cinque minuti e la prospettiva è leggermente sbagliata.
Diciamo che sono nata con la penna in mano, però non ho ancora deciso se per scrivere o disegnare…
Ok, meglio se disegno, ho capito. 😉

 

Comments (36)

Nadia

Feb 14, 2019 at 6:36 AM

Mi pare che invece tu sia bravissima sia nello scritto che nel disegno. E non dire che sono troppo brava perché è la verità.
Questo raccontino è proprio la ciliegina perfetta al whisky nel cioccolatino. Buon San Valentino!

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 1:29 PM

Ah si, sei troppo brava e anche troppo buona! 😀
Ecco, mi è venuta voglia di truffle al whisky…
I nostri famosi cioccolatini con la ciliegia dentro hanno lo cherry! 😉

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Nadia

Feb 17, 2019 at 5:03 PM

Se non te lo scrivo non mi lascia più vivere. Mia madre sta diventando una lettrice digitale e si è goduta moltissimo il tuo racconto. Parole sue: “ma quanto è brava Barbara? Mi raccomando, falle i complimenti!”. Hai una nuova fan.

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Barbara Businaro

Feb 17, 2019 at 6:28 PM

Oh caspita che regalo che mi avete fatto! Tua mamma per le parole e tu per avermele riportate!
Il più bel regalo di San Valentino, e pazienza se non è da parte di un uomo! 😀 😀 😀
Grazie signora (Nadia, ma come si chiama la tua mamma?) Grazie, grazie, grazie!!

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Nadia

Feb 18, 2019 at 2:23 PM

Maddalena, che resta nell’ombra e legge, legge, legge. Poi da quando si aggancia al mio wi-fi non la smette più!

Barbara Businaro

Feb 18, 2019 at 5:21 PM

Grazie, grazie, grazie signora Maddalena!!! 😀

Roberta

Feb 14, 2019 at 7:59 AM

Molto bello complimenti. La frase finale molto vera e significativa.

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 1:29 PM

Grazie Roberta e benvenuta nel blog! 😉

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Elena

Feb 14, 2019 at 8:04 AM

Che bel disegno! Questa si che è una bella sorpresa! Buon San Valentino. Che le porte aperte siano con te!

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 1:30 PM

La sorpresa è il racconto o il disegno? 😀
Ah si, io disegno da prima di scrivere in effetti. Infatti ho collezionato anche fumetti, Lady Oscar, Occhi di gatto, City Hunter, adoro quel tipo di tratto.

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Stefano Franzato

Feb 14, 2019 at 8:54 AM

Della serie: “La ragazza della porta accanto”. Ben scritto e piacevole, ben scritto soprattutto per l’evoluzione degli eventi che supplisce l’analisi psicologica. Non si capisce chi sia l’ultimo signore che esce dalla porta di Sofia la mattina dopo. Ricambio, se vuoi, con un racconto mio. Natalizio però e che presto o tardi cancellerò. https://www.intertwine.it/it/read/aERNHwUa/c-est-la-vie

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 1:32 PM

In un racconto brevissimo l’analisi psicologica è difficile da inserire. Per quella ci sono appunto i romanzi.
Il punto di vista dell’ultima scena è di Tommaso, e dice “un uomo distinto venne fuori dal suo vecchio appartamento di qualche mese fa.” Quindi, è Tommaso che esce dalla porta di Sofia, mentre il suo vecchio appartamento è occupato dall’uomo distinto.
I miei beta l’hanno inteso subito, anche se l’hanno letto alle 6 di mattina. Anche perché il finale in un racconto rosa è scontato e dovuto, se l’aspettavano dopotutto.
Bello anche il tuo racconto, un po’ triste però per il periodo natalizio. In fondo anche i binari morti ti portano un paesaggio nuovo da esplorare.

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Stefano Franzato

Feb 17, 2019 at 9:20 AM

Un po’ triste? Questo è all’acqua di rose rispetto ad altri che ho scritto. Solo un po’ di malinconia per come avrebbero potuto andare le cose… e non sono andate.

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Barbara Businaro

Feb 17, 2019 at 3:39 PM

Eh, se mi dovessi lasciare andare anch’io alla malinconia, probabilmente non scriverei nemmeno… men che meno per San Valentino!
No, resto un’inguaribile ottimista, nonostante tutto. 🙂

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Brunilde

Feb 14, 2019 at 10:29 AM

Ho letto il racconto facendo colazione: un modo perfetto per cominciare la giornata!
Complimenti per la tua creatività, che riesci a esprimere con le parole e con le immagini: saper disegnare è un grande dono, te lo invidio molto: coltivalo! Felice San Valentino a tutti

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 1:33 PM

Grazie Brunilde! Sono contenta di averti allietato la colazione.
Il limite del disegno è lo stesso limite della scrittura: in mente è perfetto, sulla carta un disastro! 😀

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Alessandro Blasi

Feb 14, 2019 at 10:44 AM

Che dire di questo racconto San Valentiniano? Sono contento perché sicuramente si apre un’altra porta, oltre a quelle due, ovvero la porta di un sequel che ci dirà come andranno le cose tra loro (e mi toccherà aspettare ancora un anno prima di saperlo… o li manderai in vacanza insieme quest’estate?).

Mi è piaciuto moltissimo leggere questo breve racconto, tutto d’un fiato come sempre e con la voglia incredibile di sapere come va a finire.

Un piccolo appunto va alla foto in evidenza (quella rossa ad inizio racconto). Se mi dicevi che volevi una foto di un pianerottolo con una bella porta con dentro una bella fanciulla e dall’altra parte quella con un sacchetto della spazzatura ad ammuffire per giorni, bastava chiedere… avevo proprio per te la foto del secondo piano di casa mia! Unica differenza è che dove c’è il sacchetto della spazzatura ci abita una coppia e non un bel single e che, rispetto al tuo disegno, le porte sono invertite!

Non so perché ho comunque immaginato che lui abitasse nella porta di destra!

Per il disegno posso dirti solo complimenti, mi ero quasi dimenticato della tua capacità pittoriche e, secondo me, dovresti riprendere in mano gli acquarellabili!!

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 1:34 PM

Arridaje con i sequel! Ma tu non ti accontenti di un semplice “E vissero felici e contenti”? 😀
No, no, niente foto di condomini esistenti, che poi ci becchiamo pure la denuncia per la privacy!
Interessante che anche tu immaginassi la porta di destra per lui e la sinistra per lei. Magari è legato al subconscio, il maschile a destra e il femminile a sinistra, chissà! Ovviamente guardando il pianerottolo dalle scale, come nel mio disegno.
Eh, gli acquerelli… ci vuole tanto tempo a completare un disegno con le asciugature tra una mano e l’altra.
Per avere il tempo di scrivere a qualcosa bisogna rinunciare.

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Darius Tred

Feb 14, 2019 at 11:18 AM

Musa o peperoni, direi che hanno sortito un buon effetto.
E meno male che non hai aggiunto il peperoncino… 😉

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 1:34 PM

Quale peperoncino?
Ne ho otto o nove qualità diverse in casa, seccati in vasetto, su due ci ho messo l’etichetta col simbolo del teschio (quelli a più alto Scoville, l’indice di piccantezza). Perché se stai tagliando una scaglietta appena di Red Trinidad Scorpion, ma per errore ti dimentichi di lavarti subito le mani, e ti gratti il naso, magari pure l’occhio… passi mezz’ora sotto l’acqua gelida imprecando. Quindi, col piccante andiamoci piano! 😀

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Darius Tred

Feb 14, 2019 at 5:26 PM

Non so, vedi tu. Prova mischia peperoni e qualità varie di peperoncino e stai a un po’ a vedere cosa ti ispira la musa.
Già che ci sei, annaffia la peperonata con del buon whisky. Però annaffia moderatamente, mi raccomando: i peperoni non devono galleggiare nel whisky… 😀 😀 😀

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 6:19 PM

Lei è più pazzo di me, signor Darius. Ed è pure difficile!! 😀 😀 😀

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Sandra

Feb 14, 2019 at 2:30 PM

A me piace il disegno anche se leggendo il racconto mi ero figurate le due porte più vicine, tipo una al posto della finestra.
Potere dell’immaginazione quando l’autore è bravo a far immaginare, non dormire.
baci

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 6:19 PM

Uhm, una porta a fianco dell’altra… ma come fai a vederla dallo spioncino però? Quelli che ho provato io non arrivano a 180 gradi! 😀
Grazie Sandra!

Reply

newwhitebear

Feb 14, 2019 at 5:50 PM

invece mi sono piaciuti molto entrambi: disegno e racconto.
Piccoli flash che insieme compongono una storia. Tommaso da una parte con una storia dolorosa alle spalle che cerca di alleggerire cambiando donna ogni settimana. Sofia invece è lei che stravolge se stessa per compiacere al compagno con pessimi risultati.
Finale perfetto: il Casanova si accompagna alla frigida stronza, che tanto frigida e stronza non è.

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Barbara Businaro

Feb 14, 2019 at 6:21 PM

Esatto!! Io l’ho fatta un po’ più lunga, ma questa è la storia. 😉

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Daniela Bino

Feb 14, 2019 at 10:40 PM

Complimenti, Barbara. Un racconto delizioso come un cioccolatino fondente. Scritto molto bene, con sapiente arguzia. Ho ravvisato sensibilità nel trattare argomenti impegnativi come la sterilità di coppia, restituita al lettore come un problema che può minare le fondamenta solide di un amore, ma anche come una prova di vero amore che spinge a mettersi in discussione. Il racconto dà speranza perché chiusa una porta si apre un portone: quello che sembrava un amore improbabile si rivela risolutore e guaritore. Ingredienti preziosi che nelle mani tue, Barbara, hanno contribuito a confezionare questo gustoso racconto. Buon San Valentino!

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Barbara Businaro

Feb 15, 2019 at 1:09 PM

Grazie Daniela. Sicuramente certi argomenti meriterebbero più rilievo, una storia più lunga, un’introspezione approfondita.
Ma così il rischio è che non se ne parli mai. Invece ci sono, nascosti dietro chissà quante porte, e le statistiche li danno pure in aumento.

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Giulia Mancini

Feb 15, 2019 at 6:27 AM

Caspita, sei bravissima anche nel disegno! Molto bello il tuo racconto di San Valentino, dona speranza soprattutto se si hanno dei vicini interessanti
Scherzi a parte, hai sfiorato tanti argomenti importanti in questa storia, brava e buon San Valentino passato…

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Barbara Businaro

Feb 15, 2019 at 1:09 PM

E pensare che più lo guardo, e più quel disegno mi sembra brutto!! 😀
Grazie Giulia.

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Maria Teresa Steri

Feb 15, 2019 at 9:35 AM

Oh perbacco, ma sai anche disegnare allora? :O
Un racconto frizzante e scorrevole come tutti i tuoi, per nulla stucchevole, anzi realistico e con un bell’effetto finale. Le cose cambiano… a volte per fortuna.

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Barbara Businaro

Feb 15, 2019 at 1:09 PM

Ho voluto restituire il favore allo scherzetto di dicembre della parola “change”! 😀
Le cose cambiano eh? Però io le farei cambiare così, in meglio!

Reply

Marina

Feb 15, 2019 at 10:30 AM

Mi hai fatto pensare a una fissa che avevo a sedici anni: nel mio palazzo abitava un tizio di cui mi ero invaghita, ma io ero al sesto piano, lui al terzo. Mi facevo sempre sei piani a scendere e sei a salire e facevo felice mia madre perché mi proponevo di andare a comprare il pane ogni giorno solo per fare quelle scale e sperare di incontrarlo. Mai accaduto: lo vedevo sempre dalla finestra. Avevo sedici anni, ma questa cosa mi ha sempre intrigato: l’idea di avere un incontro romantico con un inquilino del palazzo, il massimo se dello stesso pianerottolo. Invece, sempre gente scorbutica, negli ultimi anni poi…
Un racconto ideale per un giorno come quello di S.Valentino. Se ti faccio i complimenti per il racconto sembra scontato, ma per il disegno… accidenti, che mano! 😉

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Barbara Businaro

Feb 15, 2019 at 1:12 PM

Non so se il mio è più un callo dello scrittore o callo del pittore!
No, non è una battuta, il callo ce l’ho per davvero sul medio destro, e se scrivo tanto mi fa pure male…
Eh Marina, non parliamo dei vicini và! Da questo punto di vista, non è proprio il mio condominio quello del racconto.
Dovrei cambiare palazzo, città e pure nazione! 😀

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Rosalia Pucci

Feb 16, 2019 at 10:44 PM

Finalmente ho avuto il tempo di leggere il racconto con calma, lo avevo solo sbirciato di corsa quando è uscito. Brava Barbara! Mi piace molto il tuo stile, l’ho letto d’un fiato;)

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Barbara Businaro

Feb 17, 2019 at 3:17 PM

Grazie Rosalia, anche di essere ritornata a leggermi.
E se l’hai letto tutto d’un fiato vuol dire che è andata bene. 🙂

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