Confidenze numero 35-2021 - Togliti gli occhiali - Storia vera di Michela F. Raccolta da Barbara Businaro

Togliti gli occhiali
In edicola su Confidenze

Vi piace un po’ piccante? Vi piace sentire quel leggero pizzicorino alle papille gustative? Oppure siete così audaci da lasciare che il vostro palato vada in fiamme, sotto il potente effetto della capsaicina?
Il mio terrazzo e parte del giardino ospita diverse piante di peperoncino, con la produzione un po’ in ritardo quest’anno a causa del tempo instabile e delle frequenti piogge. La mia qualità preferita è Goat’s Weed (erba di capra), chiamato anche Black Cobra o Morte Nera. Le sue foglie sono morbidissime al tatto, quasi come velluto, e si sviluppa armonicamente in altezza. Non è esageratamente piccante, il suo soprannome Morte Nera deriva dai frutti neri che si sviluppano prima dal fiore bianco e poi gradualmente virano al rosso intenso. Il suo grado di piccantezza nella scala Scoville è simile allo Scotch Bonnet, un altro dei miei prediletti perché è un peperoncino a forma di cappello scozzese, il bonnet appunto.
Purtroppo per la mia gola rischia grosso con le piante di Carolina Reaper e di Trinidad Scorpion, decisamente pericolose, con frutti e semi da maneggiare con i guanti, letteralmente, perché non c’è niente di peggio che toccarsi una palpebra che prude con l’unghia appena appena velata della loro fragranza.

Però quello di oggi è un piccante diverso, anche se il suo effetto è più dirompente della capsaicina. Parte sempre dalla bocca, perché è lì che in genere inizia l’avventura, e poi l’ardore si dirama per tutto il corpo, accendendo di desiderio e passione ogni centimetro di pelle, si inebria dei suoi profumi e si lascia trasportare in luoghi inesplorati, non solo puramente fisici. Questa voluttuosa magia ci travolge ancora di più nella torrida estate, quando la Natura stessa esplode di vitalità e meraviglia.
Le gonne si accorciano e svolazzano al vento, le spalle si scoprono fino a promettenti balconcini al sole, in spiaggia si ammirano le tartarughe sotto le camicie aperte. No, non sto parlando dei carapaci marini… 😀
Se la primavera è la stagione dell’amore romantico, l’estate è invece lo scenario ideale per l’amore passionale, infuocato, quello che non ascolta la ragione ma solo i sensi, completamente travolti dall’altro.
Chi non ha un ricordo di un flirt estivo, magari anche un po’ trasgressivo?
A volte quell’esperienza passeggera può consolidarsi in una storia importante che supera l’inverno, ed altre si conclude tutto con la promessa di sentirsi, scriversi, rivedersi, parole che cadono a terra senza rumore come le foglie d’autunno. Ma rimane, intatta, la memoria di un’estate perfetta, una parentesi idilliaca che ci accompagna per il resto della vita, un momento a cui tornare senza scalfirlo.

Anche se faccio parte, mio malgrado, della schiera delle inguaribili romantiche, conservo ugualmente l’immagine di una sera estiva piuttosto calda, di un’enorme piscina privata nel giardino completamente al buio, solo dei minuscoli faretti incassati nel vialetto e nel bordo vasca per non smarrire l’orientamento, nessun rumore in distanza se non il lieve sciabordio ai nostri movimenti, il refrigerio dell’acqua fresca sulla pelle accaldata che si perde subito al contatto dei nostri corpi, un fugace attimo di paura per l’oscurità profonda sotto i miei piedi, per non lasciar cadere sul fondo indefinito i costumi, e poi un vortice di sensazioni, di sussurri, di risate soffocate e di gemiti, sotto un cielo scuro pieno di stelle, luminose e malandrine.
Chi, cosa, come e perché (beh, il perché magari è quello più ovvio, ça va sans dire) restano ben custoditi nel cassetto dei miei ricordi, di più di vent’anni fa. Ah, quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!

Ma se scrivere d’amore è semplice, nonostante tutte le implicazioni roventi del cuore, scrivere di puro sesso non lo è affatto!
Occorre il giusto grado di piccantezza adeguato al sensibile palato del lettore, o meglio, seguendo le statistiche di vendita del genere letterario, delle lettrici. I maschietti potrebbero essere per natura più portati alle arti visive, per così dire. 😉
Non è stato facile seguire il corso dei pensieri di Michela e trovare le parole adeguate per la storia vera che da oggi trovate in edicola sulla rivista Confidenze (e anche in digitale sulla nuova app! Basta un click!)
Perché se per scrivere la storia da brividi della scorsa settimana, Lo sai chi sono, mi alzavo continuamente dalla scrivania per trovare un attimo di serenità dal freddo gelido che mi attraversava la schiena, non è che con questa sia andata tanto meglio. Mentre mi addentravo in questa narrazione, seguendo il racconto diretto della protagonista, dovevo ugualmente abbandonare la sedia e lasciare il testo lì in sospeso per… farmi una doccia fredda! 😀 😀 😀
Rispetto alla testimonianza originale di Michela, senza alcun filtro, la storia che leggerete è stata alquanto ridimensionata, sfrondata dai particolari pungenti, diluita per raggiungere un livello di trasgressione accettabile per una rivista femminile. Certi dettagli erano proprio troppo hot e non potevamo rischiare un colpo di calore in questo agosto già infernale.
Basta solo un pizzico e poi l’appetito vien mangiando.

 

Scrivere una storia vera
piccante, ma non troppo

Le donne parlano di sesso.
Sex and the city, serie iconica di fine anni ’90, dovrebbe avere sdoganato oramai questo tabù.
Proprio come nel telefilm, non ne parlano tutte allo stesso modo, ognuna ha la sua personalità, le proprie preferenze e differenti sensibilità al riguardo, nel linguaggio scelto come nelle emozioni espresse. Così a volte con qualche amica mi sento come Samantha Jones, sfrontata e spregiudicata, e altre volte ancora qualcuna mi fa arrossire come Charlotte York (a proposito, lo sapete che la serie tornerà in televisione con una nuova stagione? And just like that è in produzione proprio ora! Fonte: Vanity Fair).

In un pranzo tra ragazze è scoppiato il putiferio quando mi è scappata una battuta su un rossetto così voluminoso da sembrare uno dei nuovi Womanizer da borsetta. “Cos’è un womanizer?” chiesero con sospetto. “Un giocattolo per signore” dissi velocemente, sperando comprendessero la mia espressione maliziosa. Ma dovetti dilungarmi di fronte alle facce incuriosite. “Non il solito vibratore, ehm, questo aspira.” Sette paia d’occhi ancora più inquisitori. “Avete presente il Succhia succhia che mai si consuma de La fabbrica di cioccolato? Ecco… a più velocità.”
Il finimondo, tra risate incontenibili, esclamazioni divertite, ammiccamenti vari, dopo che tutte avevano dato uno sguardo veloce alla ricerca su Google sul proprio telefonino. La gag ci ha seguito per settimane, con l’esclamazione entusiastica di “velocità sette!” quando ci passava accanto un bel fisico maschile.
Sì, lì mi sono proprio sentita Samantha, bionda e incorreggibile, sempre pronta ad accompagnare qualcuna nella via della perdizione.
Salvo che qualche mese prima ero stata invece proprio Charlotte in un’altra platea, dove altre fanciulle dello stampo di Samantha parlavano allegramente di palline di Kegel (“servono per la riabilitazione del pavimento pelvico!”), ovetti vibranti, plug con swarovski o codine, forme a U oppure a Y, i jelly, le farfalle, lubrificanti gustosi e detergenti per silicone medicale, le nuove app per controllo a distanza, sincronizzate su più apparecchi, per lui e per lei. Era là, in mezzo a quella confusione delirante, che mi avevano illustrato la tecnologia “aspirante ma senza contatto” del nuovo giocattolo. Con ricarica via usb (un altro cazzillo, per dirla alla Douglas Adams).
Per le più curiose, ne potete vedere qualcuno su Il Post.

Quando si riportano le storie sulla carta, la faccenda si complica ulteriormente. Quali parole scegliere, quale registro linguistico adottare, fin dove ci si può spingere nel raccontare un’avventura estiva caliente e disibinita?
Non è certo una questione di censura, sono lontani i tempi di Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere e del suo autore John Cleland, uno scrittore pagato per non scrivere più simili nefandezze!
La serie erotica Cinquanta sfumature di grigio, di nero e di rosso di E.L.James ha abbattuto anche le ultime resistenze per un linguaggio trasparente e chiaro, senza omissioni o reticenze. Per non parlare dell’impennata di vendite di sex toys proprio in concomitanza con l’uscita della saga, in libreria prima e al cinema poi, con una linea dedicata. Nessuno ha letto quei libri, nessuno ha visto quei film, eppure…

In quanto a scrittura, io preferisco la linea poetica di Diana Gabaldon, quella che ha decretato il successo della sua serie Outlander, romanzo storico con una punta di fantasy e molto romance, una storia d’amore che attraversa tempo e spazio, e le scene di sesso migliori di ogni epoca. Come spiega nel suo saggio E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander, lei segue la regola del tre: usare tre dei cinque sensi per ottenere un effetto di tridimensionalità, e prediligere dettagli sensuali, non sessuali. E cerco, nel mio piccolo, di seguire anch’io questa buona regola. Quindi non c’è solo il piccante del palato, ma c’è anche l’essenza di gelsomino nell’aria, la luna che fa capolino tra le nubi, un paio di occhiali rigidi di troppo. Da togliere.
Un lavoro duro (!), ma qualcuno deve pur farlo. 😉

Taglia, taglia, taglia. Non posso scrivere questa cosa su una rivista…
Ho capito che è successo, se fossi E.L.James direi che va bene riportare le sfumature… ma le sensibilità sono diverse, non è un romanzo.
Quante volte?! Apperò! E poi si chiedono a cosa serve la palestra! Si, si, lo so, non è un muscolo…
No, questo non serve che lo sappia nessuno… Via, lasciamo che le lettrici ci mettano un po di fantasia.
Sto sistemando il testo col freno a mano tirato, per paura di correre troppo e andare a sbattere!
Aspetta che abbasso il climatizzatore, mi è venuto un po’ caldo…

 

Togliti gli occhiali in edicola
e in digitale sulla nuova app Confidenze

“L’estate non era cominciata per niente bene. Non avevo abbastanza soldi da parte per la rata del nuovo anno all’accademia della moda e vivere a Milano era parecchio costoso, anche se dividevo un piccolo appartamento in periferia con altre due studentesse. Tre sere a settimana lavoravo in palestra come insegnante in un corso di dance fitness, ma le lezioni erano state sospese per il periodo vacanziero; i pochi rimasti in città si accontentavano dei macchinari di sala per tenersi in forma. Non arrivavano nemmeno nuovi incarichi dall’agenzia. Con il mio fisico magro, per mia madre anche troppo, venivo chiamata come promoter in fiera o come hostess in eventi mondani, o come modella per qualche pubblicità minore e per cataloghi di abbigliamento online. Le occasioni dipendevano dalle bizze dei creativi, dalle loro richieste e dal mercato agguerrito. Ero bella, ma non abbastanza per quel settore.
Non volevo chiedere altro denaro ai miei genitori, avrei dovuto cavarmela da sola ed ero alla ricerca di soluzioni. Ma non era proprio questo a rovinarmi l’umore.
Mi ero appena lasciata con Alessio: era successo all’improvviso, senza che potessi capire cosa avevo sbagliato. Sembrava funzionare tutto a meraviglia tra noi. Eravamo stati presentati a una festa da amici comuni e ci eravamo piaciuti subito: con la scusa di dividere il taxi a notte fonda, avevamo diviso anche il letto.”

La storia vera continua sul numero 35 di Confidenze in edicola questa settimana, da oggi martedì 17 agosto.
Se passate di qui dopo la lettura, ancora col battito accelerato e il respiro affannoso, fatemi sapere che ne pensate! 😉

Confidenze numero 35-2021 - Una nuova storia vera in edicola

Per i lettori più tecnologici, c’è anche la nuova app Confidenze, disponibile sia per Android (cliccate qui: Google Play Confidenze) sia per Apple (cliccate qui: App Store Confidenze). Se siete già abbonati, potrete leggere la vostra rivista anche su tablet e smartphone. Se non siete abbonati, potete acquistare anche un singolo numero, abbonarvi per soli tre mesi o per l’intero anno e leggere Confidenze ovunque, anche con l’edicola chiusa. 🙂

Confidenze numero 35-2021 - La nuova app digitale

Comments (16)

Giulia Mancini

Ago 17, 2021 at 9:34 AM

E così passiamo da una storia da brividi a una storia piccante bene bene, mi toccherà comprare anche questo numero, però stavolta lo compro sul tablet perché leggere sul cellulare è davvero troppo faticoso…
Ho una curiosità, come fai a trovare le tue storie vere?

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Barbara Businaro

Ago 17, 2021 at 1:17 PM

Si potrebbe dire che le storie vere arrivano a me, un po’ come i romanzi che leggo. 🙂
La prima, L’ultimo sorriso, quella del Confy Lab, dove avere come tema un segreto, e quindi nel mio giro di amicizie e conoscenze, in mezzo ai saluti, al cosa fai, cosa non fai, davvero scrivi? cosa stai scrivendo? mi sono lamentata che mi serviva un segreto e non lo trovavo. E così alla fine il segreto ha trovato me, sostanzialmente per passaparola. Ho ascoltato la testimonianza e ho chiesto di poterla utilizzare per la rivista.
Anche le altre sono arrivate più o meno così, per conoscenza indiretta, perché poi si diffonde la voce del “ho un’amica che raccoglie storie vere per Confidenze”, anche se poi specifico sempre che non è detto vada pubblicato e non è detto vada pubblicato esattamente come io l’ho scritto (viene editato, anche per questioni di spazio sulla rivista). Male che vada, diventa materiale buono per un racconto da pubblicare qui sul blog o chissà per un romanzo in futuro. Di buono c’è che con questa esperienza sto conoscendo molte persone, con storie umane stupende e tutte diverse. E questo è comunque un capitale prezioso per chi vuole scrivere. 🙂

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Giulia Mancini

Ago 18, 2021 at 4:10 PM

Che bello il fatto che le storie trovino te!
Letto il racconto, carino, piccante ma non troppo.

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Barbara Businaro

Ago 18, 2021 at 6:37 PM

Ecco, tu mi dici piccante ma non troppo, altre due mi scrivono che sono arrossite in lettura, adesso attendo con ansia Sandra…
I maschietti comunque si sono lamentati che non c’è proprio niente di che. 😀 😀 😀

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Sandra

Ago 20, 2021 at 8:46 AM

La lettrice quacchera ha letto il racconto ieri sera e non l’ha trovato eccessivo per i propri limiti.
Complimenti all’autrice, secondo me tra le altre cose hai reso molto bene l’ambiente villaggio turistico che ho frequentato per 15 anni, con le storielle tra i membri dello staff ma anche con le clienti.

Barbara Businaro

Ago 20, 2021 at 3:08 PM

Oh, meno male, sospiro di sollievo! 😀
Grazie Sandra. La resa dell’ambientazione è merito della protagonista e del suo racconto dal vivo, perché io non sono proprio mai stata in un villaggio turistico. A conferma che questa è una storia vera, da sola non l’avrei proprio potuta scrivere. 🙂

Sandra

Ago 17, 2021 at 1:06 PM

Ulla doppio brivido.
Da paura e ora da emozioni hot seppur edulcorate. Benissimo, domani edicola, che devo già procurare Topolino in vacanza in Grecia, sono proprio curiosa di vedere quanto hai edulcorato, considerata la mia propensione quacchera.

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Barbara Businaro

Ago 17, 2021 at 2:50 PM

Ecco, adesso sì che c’ho paura!! No dai, ho edulcorato abbastanza da considerare anche le persone più sensibili. 😉

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Sandra

Ago 17, 2021 at 5:11 PM

Topolino in vacanza in Grecia
era
Topolino per il nipote in vacanza in Grecia
Anche se la prima versione non era male.

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Barbara Businaro

Ago 17, 2021 at 8:27 PM

Beh, in effetti ti ci vedevo andare in edicola e prendere Topolino con una storia speciale ambientata nella Magna Grecia! Vuoi mettere? Sai quante cose ho imparato io a suon di Topolino?! Mi ricordo prima i suoi fumetti, che la Storia dei libri di scuola! 😉

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IlVecchio

Ago 17, 2021 at 3:25 PM

Alla mia età il piccante nuoce gravemente alla salute. ; -)

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Barbara Businaro

Ago 17, 2021 at 8:26 PM

Ma nooooo! Dicono che fa pure bene al cuore, se non si esagera troppo! 😀 😀 😀

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Paola

Ago 17, 2021 at 7:42 PM

Ti dirò. Dai 19 ai 36 anni, come studentessa fuori sede prima e lavoratrice fuori sede poi, ho condiviso sempre casa con altre 4 ragazze/donne. Da una stima approssimata, direi che ho vissuto con una quarantina di ragazze…e non abbiamo mai e sottolineo MAI parlato di sesso. Con una decina i legami sono diventati familiari, facciamo ancora le vacanze assieme, ci assistiamo come sorelle, “testimoniamo” ai rispettivi matrimoni e siamo madrine dei vari bimbi, ma non abbiamo mai parlato di sesso. Non saprei dirtene il motivo.
Ma la più grande di noi era un’accanita lettrice ed a turno ci prestava L’amante di Lady Chatterley, Lolita, De Sade, per non parlare dell’infinita collezione di Harmony…ancora adesso, seppur edulcorato, la tua storia vera hot mi ha messo in imbarazzo

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Barbara Businaro

Ago 17, 2021 at 8:44 PM

Ma ma ma… se non c’è niente di imbarazzante nella storia vera pubblicata! Ho ricontrollato (che sai, col caldo, anch’io perdo qualche colpo): non ci sono riferimenti espliciti, men che meno a parti anatomiche, ho lasciato il più alla fantasia del lettore, al massimo con qualche allusione velata…
Insomma, zia Diana è molto più palese di me, se andiamo a rileggere. 😀
Azzardo delle ipotesi sull’assenza del dialogo per così dire intimo con le tue coinquiline: magari non c’era tra voi una terribile Samantha, forse eravate tutte più portate al lato romantico, tutte delle Carrie Bradshaw. Però è un peccato, è sempre divertente ascoltare una Samantha. Il difficile è quando ti trovi in mezzo a 5 o 6 Samantha tutte insieme! Aiuto! 😀 😀 😀

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Brunilde

Ago 18, 2021 at 8:35 AM

E così, con questo caldo andiamo anche sul piccante! Ho ritrovato la tua scrittura fluida e scorrevole, la storia doveva avere il sopravvento e così hai fatto, senza… scendere nei dettagli.
Ho sempre considerato quella rivista una lettura da nonne, forse perchè da piccola la leggevo a scrocco dalla vicina di casa di mia nonna, una anziana signorina che mi chiamava per offrirmi caramelle e dolcetti: aveva una pila di vecchi numeri in salotto, e io bevevo quelle storie romantiche sempre a lieto fine, sognando un futuro tutto rosa.
Non dimentichiamoci che la mia educazione sentimentale si è formata su Piccole donne della Alcott, altro che Sex and the city!
All’epoca la linea editoriale era decisamente diversa, i tempi sono cambiati anche per Confidenze: meglio così, e brava Barbara, complimenti!

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Barbara Businaro

Ago 18, 2021 at 6:35 PM

Grazie Brunilde! 🙂
In effetti Confidenze ha una lunga storia editoriale alle spalle, è stata fondata nel 1946 con il nome “Confidenze di Liala” perché la prima direttrice era la scrittrice Amalia Cambiasi, detta Liala. Quindi ad oggi la rivista ha ben 75 anni ma se li porta davvero bene, direi che ha saputo innovarsi con successo. Di molti femminili che si possono trovare in edicola mi piace proprio per lo spazio alle storie, senza rinunciare al luccichio di vestiti, scarpe, trucco e parrucco, attualità e viaggi. E l’oroscopo, che a volte leggo quello per primo! 😛
Anch’io sono partita con Piccole donne, immedesimandomi tanto, e troppo, con Jo March, maschiaccio e scrittrice.

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