Barbie scrittrice - homemade

Ma Barbie scrittrice ce l’abbiamo?!

Avevo in mente di scrivere un altro post per questa settimana, ma la mia scrivania, il mio portatile, un paio di riviste che leggo, la televisione, quella volta che l’accendo, nonché tutte le bacheche dei miei social media, all’improvviso sono stati invasi dal rosa shocking e da un’unica grande scritta iconica, basta solo anche la B maiuscola nell’inconfondibile carattere con i riccioli nel logo che ha accompagnato la mia infanzia, parte dell’adolescenza e beh, anche qualche giornata uggiosa, di tanto in tanto.
Con l’uscita al cinema del nuovo film con Margot Robbie e Ryan Gosling sulla bambola più famosa al mondo, siamo al picco della Barbie-mania. Barbie troneggia in ogni angolo. Sorrido, perché vedere il mio nomignolo da qualsiasi parte mi giro mi diverte e quella tonalità di rosa non mi dispiace (toh, in questo momento ho proprio le unghie fucsia cangianti, si chiama “sleepover squad” di Essie, colore stre-pi-to-so!) Mi sento un po’ più Barbie-fashion del solito, senza sentirmi particolarmente diversa in un mondo che a volte dimentica che il rosa non è solo una tinta.
In mezzo a tanto entusiasmo per una pellicola che qualcuno ha già definito brillante, ironica ma pure molto impertinente e sagace, mi è capitato di leggere anche qualche articolo, post o commento stizzito, una prospettiva decisamente differente dalla mia, brutale direi. Mi sono quindi fermata un attimo a pensare a cosa rappresenta davvero Barbie per me.

 

Sono un bambina degli anni ’80 e in quegli anni Barbie spopolava nel nostro paese. Non ricordo molto del mio Cicciobello, un altro giocattolo destinato a noi femminucce, completo di vestitini, pannolini, biberon e passeggino. Appena crescevi un pochino, ti arrivava anche il corredo completo della cucina, pentoline, tegami e piattini in plastica e in scala ridotta, magari pure un forno e una lavatrice finti, per orientarti già verso un futuro splendido. Da questo punto di vista, devo quindi ritenermi assolutamente fortunata di aver ricevuto in regalo, di seconda mano, anche una bicicletta BMX giallo canarino, con cui correvo a spron battuto per il vialetto di casa, pure con una bella rampa per i salti, e una lunghissima autopista della Carrera che montata completamente riusciva a coprire l’intero giro attorno al tavolo da pranzo in salotto. La mia era una famiglia povera, non potevamo permetterci il lusso di sprecare il denaro, men che meno in giocattoli nuovi, evanescenti con la mia crescita. Mi accontentavo di quel che c’era, ma in certi casi (non in tutti, mi porto comunque dietro delle rinunce che sono diventate traumi indelebili) quella necessità ha sviluppato l’ingegno.

La mia prima vera Barbie, e non sono certa sia Barbie Malibu o Barbie California perché i nomi cambiano a seconda del mercato di vendita, aveva un semplice costume fucsia con le bretelline viola, piedi nudi e braccia lungo i fianchi. Veniva dopo le Lulù o le Milly, bambole di plastica vuote (letteralmente: le gambe erano due pezzi di plastica leggera stampata, saldati, spesso si sfaldavano giocando, mentre Barbie aveva gambe “piene”, morbide, alcune con un’anima in metallo che ti consentiva di piegarle al ginocchio, farla stare seduta). Quelle erano brutte, non perché esteticamente inadeguate, ma per la bassa qualità dei materiali, dalla forma del corpo, all’espressione dipinta sul viso, ai capelli che in poco tempo si increspavano e non era più possibile pettinarli. Ancora oggi, pettinare la chioma setosa di una vera Barbie è una meraviglia. 😉

Barbie California anni 80 - Mattel (C)

Seguì, quand’ero leggermente più grandicella, Barbie Mare con il suo vestitino alla marinaretta, le scarpe da ginnastica e la sacca da barca. Me la regalarono proprio nel tragitto per andare alla spiaggia, una mattina d’estate. Ma proprio di quel giorno non ho un bel ricordo. Volevo un’altra scatola, Barbie Giorno e Sera, con il tailleur fucsia che si rovesciava e diventava un vestito da sera luccicante. Me l’avevano promesso ed era lì, esattamente a fianco. Costava un po’ di più e nonostante chi me la voleva regalare l’aveva già presa per pagarla, qualcuno bloccò l’acquisto. Ci fu un litigio tra adulti e tante mie lacrime, ancora oggi la ritengo un’ingiustizia brutale nei miei confronti. Quando si dice che i bambini non dimenticano…

Barbie Mare anni 80 - Mattel (C)

Barbie Giorno e Sera anni 80 - Mattel (C)

Mi regalarono anche una Skipper Disco, la sorellina minore di Barbie con un vestitino di lamé, gli zatteroni e la borsa luccicosa per andare a ballare. Purtroppo la mia cuginetta in visita prese le forbici e, nonostante il mio richiamo all’attenzione degli adulti che mi tacciarono di gelosia, le tagliò tutti i capelli. Non ho praticamente fatto in tempo a giocarci, era stata appena tolta dalla scatola. Grazie eh! Bel regalo davvero!

Barbie Disco anni 80 - Mattel (C)

L’ultima Barbie con cui ho davvero giocato fu un acquisto natalizio con la mia paghetta: Barbie Tropical aveva solo un costume e un elastico giallo per i capelli, ma la sua chioma arrivava fino ai suoi piedi, lunghissima. Era affascinante pettinarglieli fino in fondo, acconciarla con diverse trecce e treccine. Dopo qualche anno le ho accorciato i capelli, cercando pure di creare un ciuffo con schiuma, lacca e asciugacapelli, perché le Barbie con la fronte liscia mi avevano stancato, i nuovi modelli in vendita avevano capelli ondulati, ricci, frangette, caschetti, pettinature più moderne.

Barbie Tropical anni 90 - Mattel (C)

Mentre le mie amichette sfoggiavano regali più consistenti, Barbie con scatole complete di uno o due vestiti, scarpe col tacco, stivaletti, cappellini, magari anche un armadio di Barbie pieno di abiti sgargianti, io mi dovevo accontentare di qualche indumento della concorrenza poco conosciuta. Costavano poco, ma valevano anche meno, non erano della taglia giusta, si chiudevano male, le cuciture si disfacevano dopo poco. Ho dovuto imparare a far da me qualche vestito, riciclando tessuti datati, scarti della macchina da cucire di mia madre, elastici, bottoni, velcri, tutti i veli di tulle delle bomboniere di casa, nastri e nastrini colorati, qualsiasi cosa mi passasse sottomano. Copiavo i modelli dalle pubblicità di Barbie, ma il risultato non poteva certo essere il medesimo, né per colore né per fattura. Però erano assolutamente fatti a mano, ago, filo e tante ore di pazienza, perché solo quello mi era concesso, non avevo altro. Se odio il ricamo, un motivo c’è. 😛

Non ho mai avuto una casa della Barbie, nemmeno una delle più piccoline, richiudibili a valigetta. Non ho nemmeno mai avuto arredamento originale targato Barbie, ma solo qualche accessorio di sottomarca, in genere acquistato nella feste paesane dove c’era sempre il mercatino dei giocattoli. Solo una volta entrammo in un vero negozio del centro per regalarmi una vera scatola fucsia di Barbie, enorme, con dentro addirittura la vera Piscina di Barbie, con trampolino, scivolo e addirittura il materassino. Si poteva riempire davvero d’acqua!
Arrivata a casa non persi tempo: in bagno montai il tutto e con pazienza aggiunsi l’acqua nell’invaso di plastica. Stavo giocando quando mi accordi di avere i pantaloncini bagnati… la Piscina aveva il fondo bucato! Vi lascio immaginare la mia delusione.

Barbie Piscina anni 80 - Mattel (C)

 

L’unico altro regalo ricevuto per Natale fu la Maglieria Magica di Barbie, un gran bell’oggetto di per sé, un prodotto già esistente di Mattel rimarchiato per Barbie, nemmeno poi difficile da utilizzare. Peccato che ogni tanto si ingarbugliasse il filo, che fosse complicato chiudere la maglia prodotta al termine, con i punti si disfacevano velocemente, che sia i tubolari che le maglie piane potevano essere di un’unica misura, senza altre variazioni sul tema. Massimo dieci modelli di abiti e avevi già esaurito la creatività. Tornai presto a far da me con ago e filo, pur con qualche consiglio da parte di nonna, che ogni tanto si prendeva a cuore la questione e mi regalava qualcosina cucito proprio da lei. Da qualche parte, c’è un cappottino verde di Barbie, con tanto di cappuccio staccabile!

Barbie Maglieria Magica anni 80 - Mattel (C)

E poi c’erano i miei desideri, quelli che Babbo Natale ha ignorato per anni e anni, sgrunt.
Li vedevo sulle pubblicità dentro Topolino e ci passavano le notti a fantasticare. Per esempio il Camper di Barbie, quello giallo lungo un metro addirittura, con il tetto dove stava anche la sdraio. Un motorhome americano con tutti gli accessori all’interno, doccia e letti ribaltabili compresi, e le ruote che giravano sul serio. Oppure il cottage, la Casa di campagna di Barbie, credo già degli anni 90 però, che era straordinario perché chiuso sembrava una casina piccola piccola, col tetto rosso fuoco, ma aperto, con gli spioventi del tetto che scendevano e formavano due pergole, aveva ben tre stanze e un terrazzo enorme per il barbecue.
(Mi sono sempre chiesta perché Barbie non fa mai le scale… )

Barbie camper anni 80 - Mattel (C)

Barbie cottage anni 80 - Mattel (C)

Ero però una bambina con tanta fantasia e se una cosa mi mancava, cercavo di far da me. Con gli scatoloni presi dal supermercato, quelli del latte o dei detersivi che la cassiera buttava in un angolo, con tantissima colla (Vinavil ma anche Bostik preso in prestito dal bancone in garage) e chilometri, penso in anni luce, di scotch di ogni tipo, carta riciclata dei regali, diverse scatole di pennarelli Turbo Giotto, beh, ho avuto il mio camper e il mio cottage. Non erano perfetti, il camper aveva le ruote solo disegnate, però gli avevo costruito il tetto per la sdraio. Il cottage non poteva aprirsi e chiudersi, aveva solo una parte aperta del tetto e una spiovente, rossa per la carta natalizia, ma – e qui ho raggiunto l’apice dell’ingegneria – aveva la porta scorrevole (era bastato rinforzare pavimento e soffitto, lasciando gli spazi per inserire le porte a scorrimento!)
Molto prima che il marketing ci pensasse, per me Barbie poteva essere e avere quel che voleva, bastava solo immaginarlo.

E poi beh, il lusso più lusso che c’è, è la Villa di Barbie degli anni ’80, la Dream House. Negli Stati Uniti la chiamano “A-frame Dream House”, perché il suo disegno ricorda la struttura della lettera A, con tre parti alte due piani che possono anche essere divise. E’ enorme montata, mi pare raggiunga il metro e venti in altezza. Qui in Europa è un oggetto da collezione che può raggiungere facilmente i 600 euro, se in ottime condizioni, con tutti i pezzi, soprattutto le finestrelle, e senza alcun graffio. Ne sono state vendute poche e ancora di meno ne restano, perché terminato il periodo dei giochi, non tutti hanno pensato di conservarla bene. Purtroppo Mattel non ha più creato una casa bella quanto questa. Le successive Dream House non la eguagliano per nulla. Pensate che delle case di Barbie se ne occupano anche designer e architetti, come potete leggere qui: La casa della bambola più famosa al mondo compie 60 anni (e un libro ce la racconta)

Barbie Villa DreamHouse anni 80 - Mattel (C)

E oggi? Che posto conserva Barbie nella mia vita?
Le vecchie Barbie sono chissà dove, passate di mano alle nuove generazioni e poi racchiuse in qualche vecchia scatola, se non buttate perché nel frattempo si saranno anche rovinate. Ci abbiamo giocato davvero molto, sono le Barbie degli esperimenti e della fantasia. Se ci penso bene, Barbie per me era una sorta di “attrice” per le storie che avevo in testa. Non era quel che indossava, ma quello che io immaginavo avesse intorno a sé. Raramente era una principessa da salvare, piuttosto una sportiva o una detective o una fata dei boschi (se giocavo in giardino).

Mi è rimasta una certa “voglia di Barbie”, non lo posso negare, ogni tanto vado su Ebay e sbircio il prezzo di alcuni vecchi modelli della mia infanzia, che mi piacerebbe anche recuperare. Poi mi passa e finisco per acquistare altri libri. 😀
Comunque ho quattro Barbie nella mia attuale libreria, qualche acquisto d’impulso più qualche regalo simbolico.

Collezione Barbie - webnauta

Barbie Chic, un modello base economico, solo vestito, scarpe e in questo caso un elastico multiuso giallo. Credo di averla trovata addirittura allegata ad una rivista femminile, più di quindici anni fa oramai. Barbie Rio de Janeiro, in bikini, mi è stata regalata perché all’epoca avevo i capelli proprio di quel colore, con delle meches ancora più bionde, come la bambola. Doveva essere un regalo-scherzo, vaglielo a spiegare tu che è la tua Barbie preferita di sempre! Ha dei capelli morbidissimi e setosi, nonostante sia passato molto tempo anche per lei.
Barbie Chef, della serie Careers dove le bambole si impegnano in diverse professionalità (ma Barbie Scrittrice ce l’abbiamo?!), è l’unica che ho mai avuto che sta proprio in piedi da sola, incredibile. Ha i piedi piatti e delle scarpe piane, ma soprattutto è ben bilanciata, dove la metti, lei sta. Anche questo un regalo risalente alla mia fase “una ricetta nuova al giorno” e infatti questa Barbie è nella libreria, nella mensola dei manuali da cucina, davanti al Cucchiaio d’Argento e di fianco al libro “Keep Calm e prepara una torta” (perché ha proprio una copertina total fucsia Barbie!)
L’ultima è entrata nella mia casa da pochissimo, l’ho trovata “abbandonata” su Amazon Warehouse, a soli 5 euro, perché nessuno la voleva. Si chiama Barbie Made-to-Move nella versione Curvy e io letteralmente la adoro. Il termine “curvy” è fuorviante e in effetti guardandola direste che è una Barbie “cicciottella”: in verità è una Barbie con forme realisticamente umane, mi assomiglia sul serio. Sembra rossa di capelli, invece sono tra il biondo platino e il castano chiaro, come i miei. Ha la bellezza di 22 punti di snodo e quindi riesce praticamente in tutte le posizioni di yoga. Mi è piaciuta subito, ci siamo adottate a vicenda.
Io sono in ognuna di quelle Barbie, che rappresentano per me molto più di quel che si vede.

Ma la storia vera di Barbie parte da molto più lontano della mia infanzia.
Nel 1956 l’imprenditrice americana Ruth Handler, proprietaria col marito dell’azienda Mattel, osservava sua figlia Barbara (soprannominata Babs – ed è così che mi chiamano alcune amiche 😉 ) giocare con delle bambole di carta che raffiguravano donne dall’aspetto adulto, da vestire in diverso modo, piuttosto che con costosi bambolotti, eterni cherubini senza età. Le venne un’idea per un nuovo giocattolo, qualcosa che rispondesse proprio alle richieste della sua bambina, e probabilmente anche alle esigenze di un nuovo mercato. Durante un viaggio in Europa, Ruth Handler trovò in un negozio una bambolina con le sembianze di ciò che aveva in mente, anche se in quel momento non era un prodotto per bambini, si trattava di un giocattolo ispirato ad un fumetto tedesco per maschietti, Lilli, una signorina in abiti alquanto succinti. Le dimensioni e la struttura della bambola erano però quelle giuste. Dopo anni di studio sulle materie plastiche adatte allo scopo, nel 1959 la Mattel presentò la sua Barbie Doll all’annuale Toy Fair di New York. Si chiama Barbie solo perché il nome Babs era già protetto da copyright in alcuni paesi.

Barbie però non è stata pensata per figurare alla bambine un futuro da casalinga, tra neonati, pannolini e passeggini, come la stessa Ruth Handler spiegò in un’intervista di sé stessa: “se dovessi restare a casa sarei la donna più spaventosa, confusa e infelice del mondo”. Ecco perché Barbie, fin dall’inizio, è stata creata per essere qualsiasi cosa lei, e la bambina che ci sta giocando, voglia essere. Proprio per questo, già nelle cronache dell’epoca, si scatenarono parecchie critiche contro la bambola Barbie, che vanta seno maturo, gambe lunghe e formose, nonché la stessa bambola del suo ragazzo, Ken (il cui nome deriva dal figlio di Ruth Handler). Il rischio era di distrarre le ragazzine dal loro futuro di casalinghe e madri, col rischio di “sessualizzarle” troppo presto (semmai è stato il contrario: si sposavano anche a 16 anni, ora invece abbiamo imparato a volere altro dalla vita…)
Se volete approfondire meglio l’evoluzione di Barbie, questo è un ottimo articolo, in lingua inglese: The Often Wacky, Sometimes Wicked, and Always Wondrous Eras of Barbie (trad. Le epoche spesso stravaganti, talvolta malvagie e sempre meravigliose di Barbie)

Trovo alquanto interessante che dopo tutti questi anni Barbie riesca ancora a scatenare critiche velenose, la maggior parte, guarda caso, scritte da maschietti della mia generazione, probabilmente gelosi del fatto che Big Jim tutto questo successo non ce l’ha avuto, la Mattel ha smesso di produrlo nel 1986, tzè!
L’occasione della nuova ondata di contestazioni è l’uscita di questo nuovo film al cinema, Barbie con un cast eccezionale, che solo a leggere questi nomi si dovrebbe comprendere come sia una pellicola di un certo stile e spessore: Margot Robbie, Ryan Gosling, America Ferrera (ve la ricordate Ugly Betty?), Kate McKinnon, Michael Cera, John Cena, Will Ferrell, con una narratrice fuori campo d’eccezione, Helen Mirren. Promettono faville davvero!
Non ho ancora visto il film, il caldo opprimente di questo periodo mi tiene fuori dal cinema, ma i diversi trailer (e lo spoiler completo sulla trama, non ho resistito) mi hanno decisamente convinto, magari attenderò di acquistare il dvd. Cover fucsia, spero!

Qualcuno l’ha definito un’accozzaglia di banalità, furbate e luoghi comuni, una raccapricciante melassa rosa, una trama disorganica e demente, solo perché non hanno mai giocato con una Barbie o non ci hanno mai messo un briciolo di fantasia. Le femministe si sono divise in due gruppi, chi ha visto in questa pellicola un manifesto per il movimento, dato che i cattivi della storia sarebbero i Ken riuniti, come pure i dirigenti della Mattel, solo maschi a quel tavolo, e chi invece ha tirato nuovamente in ballo i canoni estetici di Barbie, il vitino sottile e le gambe lunghe, dimenticando quante evoluzioni ha avuto questa bambola in più di sessant’anni, anticipando persino i tempi della politica dei diversi paesi. Se volete approfondire il tema, ne ha scritto persino lo Smithsonian Magazine: When Barbie Broke the Glass Ceiling (trad. Quando Barbie ha infranto il soffitto di vetro)

Da bambina, quando giocavo con Barbie, non mi sono mai preoccupata delle sue forme, le trovavo sbagliate e talvolta incomprensibili, dai piedini sempre sulla punta ai fianchi con lo scanso (nei modelli anni ’80 era terribile), ma c’erano tanti altri giocattoli che non corrispondevano alla realtà. Vi pare che esista un neonato grande e grosso come il Cicciobello della mia infanzia?! Non mi ponevo proprio domande sulla bellezza, la perfezione e il consumismo di Barbie, come facesse ad avere case e ville in ogni dove, infinite piscine, diversi camper e auto di lusso, compresa una Ferrari F355 Spider, e quale fosse realmente il suo lavoro. Né ero particolarmente ansiosa di conoscere il suo rapporto con Ken (nel mio caso Ken era rappresentato da un modello della concorrenza, però quasi meglio dell’originale, più alto e muscoloso, meno biondo, sorriso ammaliante). Ogni tanto dormivano insieme, ma solo perché lei aveva paura dei temporali di notte… quando Barbie non era un supereroe che i temporali li scatenava a terra! 😀
Forse perché in quegli anni la mia era una Barbie povera ma fantasiosa, forse perché la televisione per bambini era ancora limitata a un’unica fascia pomeridiana e il resto del tempo era lasciato al gioco attivo, ma non ho mai avvertito un modello imposto da Barbie, anzi. Semmai i problemi sono arrivati dopo, con l’adolescenza, quando Barbie se ne stava per lo più in disparte, a prendere polvere sulla mensola sopra il mio letto da ragazza, dimenticata a favore delle prime boy band.

E non mi sono mai sentita offesa per essere stata chiamata Barbie. Perché comunque io non sono una bambola e non ho mai permesso a nessuno di trattarmi come tale. Nemmeno la stessa Barbie è “solo” una bambola. Tutto sta negli occhi di chi guarda. 😉

Come on Barbie, Let’s go party…

 

Comments (30)

Brunilde

Lug 24, 2023 at 8:47 AM Reply

Cara Barb( bie ),
lo sai che io della vera Barbie sono coetanea?
Sicuramente lei è invecchiata meglio di me, ma nonostante questo non la invidio, con quel suo eterno fidanzato bietolone, e tutta quella roba ingombrante: casa, piscina, camper…
Confesso che non ne ho mai avuta una, non ci ho mai giocato, e non l’ho mai regalata a mia figlia.
Forse, fin da allora, mi sembrava troppo plastificata e artefatta, non scattava nessuna empatia, nè mi stimolava fantasie di alcun tipo.
Con tenerezza, invece, ricordo la mia bambola ” autarchica”: era della Furga, un marchio di giocattoli molto famoso all’epoca, ed era anche lei una ragazza, non un neonato: lunghe gambe, minigonna, sorriso dipinto e una lunga cascata di capelli rossi, più morbida, di dimensioni un po’ più grandi e di forme un po’ più reali rispetto alla Barbie.
La Furga ne aveva create tre, una bionda, Sylvie, una mora, Susanna, e una rossa, Sheila. La mia Sheila è stata l’unica bambola con cui io abbia giocato. Ricordo con tenerezza mia madre che con certosina pazienza le faceva i minuscoli golfini all’uncinetto.
Furga ha cessato l’attività credo negli anni novanta, e le sue bambole sono oggetto di culto per i nostalgici.
Forse fin da piccola ero insofferente rispetto al ruolo: dovevo essere beneducata, modesta, composta, fare la brava, studiare e diventare un’insegnante, unico lavoro giusto per una donna e conciliabile con la famiglia che avrei avuto.
I maschi si divertivano molto di più, e avevano un futuro di infinite possibilità.
Barbie con tutta la sua attrezzatura mi sembrava una mindonna felice di starsene in gabbia, perchè anche nelle sue versioni più ardite ( esisteva anche Barbie astronauta, credo ) non era credibile, con quei tacchi incorporati!
Così io e lei non abbiamo mai avuto rapporti, e forse per questo anche il film non mi ispira.
Ognuna di noi ha avuto percorsi e fantasie diverse da bambina, ed è molto dolce ripensarci: forse, in quella mia ribellione agli stereotipi, e nella tua capicità di superarli con la fantasia e l’ inventiva, c’erano già i semi della personalità che ci avrebbe contraddistinto da adulte!
PS : ma…esiste Barbie informatica?

Barbara Businaro

Lug 24, 2023 at 7:48 PM Reply

Beh, Barbie non invecchia perché è un’idea che rincorre le generazioni. In effetti, le Barbie di oggi sono molto più evolute delle Barbie della mia infanzia, sia come qualità che come concetto. Vedesi l’enorme lavoro di restyling per favorire l’inclusività ad ogni livello: oggi abbiamo mi pare 6 forme diverse di Barbie, non solo le “curvy”, ma anche quella alta e slanciata o quella più bassina e minuta, anche di seno; vengono poi dipinte, anche nel viso, per rappresentare tutte le diverse etnie e avvicinarsi sempre più alle bambine di ogni parte del globo; ci sono poi la Barbie in sedia a rotelle, Barbie con una gamba artificiale removibile e Barbie con la sindrome di Down. L’unica a cui non riesco ad abituarmi è Barbie senza capelli, perché pettinare la sua chioma fluente per me era essenziale, ma ognuno gioca ovviamente a modo suo. 🙂
Non ricordo nello specifico le bambole della Furga, ma a vedere le loro immagini in rete assomigliano alle bambole che nelle case dei nonni o delle zie anziane erano sedute sui divani, in bella mostra. Quelle più economiche in plastica, le altre con il viso in ceramica e il corpo in tessuto, avevano vestiti da principessa, riccioli d’oro e cappellini alla Via col vento. Mi facevano una paura bestiale con quell’occhio vitreo che ti fissava in penombra. Avevo davvero terrore di entrare in quelle stanze senza luce o senza un adulto. Non a caso sono state utilizzate in parecchi romanzi e film horror. Forse anche per questo preferivo Barbie, più piccola, più simpatica, più dinamica.
Esisteva fin dal 1965 Barbie Astronauta, eccome! Allora aveva una chioma cortissima bionda o rossiccia, una tuta bianca e un casco bianchi, stivali in pelle. Nel 1986 hanno rivisto la sua dotazione, virando verso una tuta fucsia brillante con maniche a sbuffo, decisamente poco credibile. Poi è ritornata, in diversi modelli, con la tuta bianca, un po’ seguendo anche l’evoluzione spaziale vera e propria. Però la versione migliore per me è quella dedicata alla nostra Samantha Cristoforetti.
C’è anche Barbie informatica, nella serie Careers, per l’esattezza Barbie Computer Engineer del 2010, ora introvabile. Un pensierino ce l’avevo anche fatto. Però per questa bambola è stata ritirato a seguito, ahimè, di un episodio di “sessismo lavorativo”: un libricino a fumetti che mostrava questa Barbie in ufficio evidenziava la sua incapacità lavorativa e il suo dover ricorrere all’aiuto di due maschi (Fonte: IlPost) Lì hanno toppato alla grande. Le donne informatiche hanno sempre dovuto sapere di più dei propri colleghi maschi per poter lavorare nel settore, tzè.
Adesso si trova invece Barbie Game Developer, capelli rosso fuoco, cuffie con microfono, tablet e laptop, jeans e scarpe da ginnastica. Non sono una fanatica di videogiochi, ma è comunque “techie” come me. 🙂

Daniela Bino

Lug 24, 2023 at 10:23 AM Reply

Cara Barbara,
questo post mi ha ricordato che la Barbie non me l’hanno mai comprata. La scusa era che rappresentava un’immagine diseducativa per una bambina e non puoi immaginarti come mi sono sentita quando, a casa della mia compagna di scuola, Antonella, scoprii una varietà infinita di Barbie! Mi si spezzò il cuore perché avevo intuito nella scusa dei miei genitori qualcosa che non andava, che “non stava su neanche con le tiracche” (come dicevano all’epoca). La mia amica era stata adottata da genitori molto avanti con l’età ma questi avevano intuito le potenzialità di quella bambola: sarà stata anche diseducativa, ma offriva molto per stimolare la fantasia. Io potevo solo guardare i giochi supercostosi acquistati per mio fratello e sperare che la mia amica mi invitasse a casa sua a giocare insieme. A me i miei genitori chiedevano se desiderassi qualcosa ma era solo un pro forma. Mia mamma mi comprava qualche libro di nascosto e tutto finiva lì. Per fortuna, sono sempre stata, e sempre lo sarò, amante della lettura che mi ha salvata da un mondo privo di giochi, offrendomene uno ricco di grandi avventure.
Cara Barb(ie), tu sei sempre la zia Bibi di chi sai tu e così oramai ti chiamiamo a casa. Ma sotto sotto si intuisce una Barbie con capelli setosi e biondi pronta per una festa strepitosa in un castello scozzese. Ti auguro la felicità!

Barbara Businaro

Lug 24, 2023 at 7:50 PM Reply

Mi dispiace Daniela, capisco bene le tue emozioni. A volte i genitori scaricano le proprie idee sui figli con violenza, senza rendersi conto dei danni che provocano. Si scusano dicendo che è “per il tuo bene”, ma in realtà stanno pensando solo a sé stessi. Vero che nessuno diventa automaticamente “genitore con la patente” e sbagliare è sempre possibile, siamo esseri umani. Ma basterebbe ogni tanto avere l’intelligenza di chiedere scusa, anche e soprattutto verso i figli.
Anch’io avevo delle amichette, due sorelle con solo un anno di differenza, che oltre alla cameretta per dormire avevano un’intera “stanza dei giochi” ed era piena di meraviglie, soprattutto di Barbie, credo una cinquantina di bambole diverse e parecchi accessori. La casa a valigetta, quella a palazzo alto con l’ascensore, la boutique di Barbie, il centro di bellezza con il phon funzionante, l’arricciacapelli elettrico che funzionava anche sui nostri capelli, il cavallo e l’auto Corvette, la cucina completa con i suoni e tutto l’arredamento. Quelle cose io le avevo viste solo nelle pubblicità del Topolino, lì erano realtà. Ed erano maltrattate, buttate a terra, calpestate, come un rifiuto. Pensa come stavo io, che non avevo niente, a vedere quello spreco… Mia madre mi disse che il loro nonno aveva un negozio di giocattoli, questa era la ragione, ma scoprii subito che era una bugia. Anche Babbo Natale con me è stato un gran bugiardo. Avevo chiesto la casa di Barbie, ovviamente (se mi dici che posso chiedere ciò che voglio, io ci provo, no?) Se mi avesse risposto che era troppo costosa e che ci sono bambini in Africa che muoiono di fame, senza Barbie, l’avrei capito. Ma la risposta, data per voce di mia madre, fu che non si trovava in città, non c’era in nessun negozio. Pensa alla mia faccia quando, tornando a casa in auto quella stessa sera, il negozio di giocattoli sulla via mostrava, sotto i riflettori, esattamente quella casa, sia in scatola che montata in vetrina. “E’ lì, ma è lì, guarda! E’ lì? Perché Babbo Natale dice le bugie?!!”
Peggio ancora quando diventi grande, cominci a capire come gira l’economia, e ti rendi conto che tutti quei sacrifici erano esagerati…
Questa Barbie spera davvero di poterti invitare nel suo magico castello in Scozia, chissà! 😉

Sandra

Lug 24, 2023 at 1:08 PM Reply

Il mio tempo Barbie è più anni 70 che 80, diciamo che avendoci giocato fino a tredici anni circa sono arrivata all’estate 1982 quella dei Mondiali.
Quindi le Barbie Must del periodo sono piuttosto introvabili: Barbie Superstar, Barbie Ballerina, Kissing Barbie e Barbie Portofino. Le ricordo tutte con precisione. Ma io avevo solo una Barbie rigida, sì, non piegava il ginocchio, con un costume/body azzurro, regalo della mia nonna paterna, con un vestitino. Ci ho sofferto parecchio, ho giocato con le Barbie delle amiche, in quella splendida condivisione in cortile ma anche in casa con la twin unendo altre bamboline non famose in un’allegra famiglia allargata e femminile.
Poi ci sono stati i giochi immensi nel cortile dei nonni, i maschi del gruppo avevano Big Jim! Qui scendeva in campo il top dell’inventiva, unita ad accessori come il sacco a pelo fatto a maglia dalla nonna, una spianata di cose che avrebbe fatto inorridire la Mattel.
Camper, ville, ecc.? Manco mi sognavo di desiderarle.
Ti ringrazio per questo post, le foto sono epiche, e la Barbie sa sempre scatenare ricordi belli.
In quanto al film è in programmazione nel cinema all’aperto di City Life, ieri sera ci siamo passati in auto e ne ho visto un frammento – l’ho riconosciuto dal finestrino grazie alla profusione di fucsia. I cinema all’aperto purtroppo spesso si trasformano in banchetti per le zanzare, quindi non so ne approfitterò nonostante la vicinanza a casa.
Ps. I bambini ricordano eccome.

Barbara Businaro

Lug 24, 2023 at 7:57 PM Reply

Sono andata a curiosare quelle Barbie, perché non me le ricordavo. Barbie Superstar era una di quelle delle amichette di cui raccontavo a Daniela, rivedendola ora in quell’abito fasciato fucsia sai cosa ho pensato? “Diamine, vorrei un abito così per il prossimo Gala in Scozia!!” 😉 Barbie Ballerina ce l’avevo, l’ho riconosciuta dalla foto con la corona fissa in testa. E’ arrivata tardi, era una bambola di seconda mano e ci ha giocato più mia sorella, oramai. Era piuttosto ridotta male, con un braccio rotto che però noi abbiamo curato, i capelli sporchi, che noi abbiamo lavato e acconciato di nuovo, il vestito scarabocchiato, tornato come nuovo in lavatrice. Se non sbaglio, lei aveva la massima mobilità, sia di gambe che di braccia e riusciva a fare la spaccata. Kissing Barbie non l’avevo mai vista, in sostanza insieme ti davano un rossetto per colorarle le labbra. Barbie Portofino, col costume rosso, assomiglia un po’ alla mia Barbie Malibu degli anni ’80, che allora era diventato il modello base base.
In quanto a inventiva, ricordo le magie fatte anche con le scatole delle merendine: quelle lunghe del Tegolino del Mulino Bianco erano della misura giusta per diventare il letto di Barbie. Pinzando insieme le varie scatoline-sorpresa sempre del Mulino, si otteneva un’ottima cassettiera porta scarpe. Lavorando poi con il cotone idrofilo, avevo creato anche un divano con le sedute e lo schienale morbidi. Magari è per quel motivo che da adulta mi diverto a montare i mobili di IKEA… 😀

Giulia Mancini

Lug 25, 2023 at 6:43 AM Reply

Devo ammettere che questo post su Barbie me lo sono proprio gustato, ho visto il trailer e mi piacerebbe molto vedere il film magari con la mia nipotina di cinque anni che adora il rosa (a cui ho regalato la casa e il camper di Barbie…).
Io non ho mai giocato con la Barbie perché ero già più grande quando imperversava, ma non avrei potuto permettermela, anche i miei non navigavano nell’oro (erano poveri? Oggi me lo chiedo, ma la maggior parte delle famiglie del mio tempo non spendevano molto in giocattoli per i figli)… ho avuto una sola bambola (una specie di Furga) ci ho giocato per cinque anni, ho davvero ammortizzato il costo dopo averla attesa a lungo.
Tuttavia ho sempre ammirato la bambola Barbie per quello che rappresentava, una donna emancipata che viveva in un mondo perfetto, life in plastic is fantastic (meravigliosa canzone).
Insomma Barbie è un mito e c’è anche un intero mondo del collezionismo che vi gira intorno (certe Barbie originali possono valere tantissimo). In effetti sarebbe bello trovare la Barbie scrittrice…

Barbara Businaro

Lug 25, 2023 at 3:38 PM Reply

Nipotina fortunata! Non solo per la casa e il camper di Barbie, ma perché ha una zia che condivide questa parte giocosa, non è da tutti. 😉
Erano poveri, ti chiedi. Nel mio caso no, per lo meno non quando avevo 8 o 9 anni per dire. Purtroppo erano (e sono tutt’ora) convinti che una vita di sacrifici sia l’unica possibile, anche quando hai già una bella cifra in banca che ti protegge dall’imprevisto. Ma anche questa può diventare una scusa, se in realtà ti piace vedere la cifra accumulata e godere di quel tesoretto, piuttosto che vivere e goderti davvero la vita. La mia generazione ha sofferto tanto quell’enorme bugia che solo i sacrifici danno risultati, non è vero, per niente. E quindi, pur rimanendo previdenti verso il futuro, cerchiamo di cogliere l’attimo.
Ogni tanto, quando mi prende un po’ di nostalgia, come in questo momento con l’uscita del film, vado a vedere il mercato dell’usato. Proprio ieri sera sono andata a cercare se c’è una Barbie Giorno e Sera in saldo, anche senza scatola ma con i suoi accessori. La prendo, la sistemo bene e la metto in libreria. Niente da fare, o sono ridotte male a 30 euro oppure si viaggia sui 350 euro… ma poi penso anche che “il passato è passato” e va lasciato indietro. 🙂

Sandra

Lug 25, 2023 at 8:28 AM Reply

Kissing Barbie aveva un piccolo meccanismo per cui muoveva la testa e simulava il gesto di dare un bacio.
Vero, Portofino alla fine è Malibù, mentre Ballerina e Superstar avevano la versione nera con rispettivamente tutù rosa e abito giallo stesso modello.
Grazie per questi nuovi link molto apprezzati.

Barbara Businaro

Lug 25, 2023 at 3:40 PM Reply

Figurati Sandra che vedendo Barbie Superstar su Amazon (una riproduzione di qualche anno fa – ogni tanto la Mattel rimette in produzione i vecchi modelli a prezzi abbordabili, mentre gli originali da collezione arrivano a cifre da capogiro) mi è venuta quasi voglia di prendermela, giuro!! Mi ricordo anche di una Barbie con i ricci e un set di vestiti in oro, ma non ricordo il nome, accidenti. E poi, uh, magari trovassi quella, credo fosse Barbie Bellissima, sempre abito fucsia, con un giacchino con le balze, frangetta e capelli quasi al ginocchio. Era sempre una di quelle bambole buttata là, in quella “stanza dei giochi” che invidiavo tanto, nel mio commento in risposta a Daniela.

Marina

Lug 25, 2023 at 12:35 PM Reply

Quanti ricordi incredibili! Questo di Barbie è un mondo in cui io mi tuffavo giorno dopo giorno, da bambina: ne possedevo due, una tutta rigida, l’altra pieghevole di gomma (che amavo di più) e per loro inventavo storie pazzesche (prima di prendere l’abitudine di scriverle). Invidiavo alle mie cugine il camper, che volevo e non ho mai avuto, ma mi sono rifatta con una camera da letto realizzata in legno interamente da mio nonno, mani d’oro: era meravigliosa, con letto, armadio, comò con tanto di specchio e comodino con cassettino apribile. Mia nonna aveva confezionato anche il copriletto a rombi marrone e panna con le frange. Mi emoziono ancora quando ci penso! Anch’io creavo abiti e con qualsiasi cosa anche le location delle mie storie. Avevo un tappeto verde in camera e quella era la nostra prateria, mi bastava riempire di acqua una teglia rettangolare e avevamo anche la piscina! E poi adoravo pettinare le Barbie e le acconciature? Quante code di cavallo o trecce (tutto quello che i miei capelli ricci e arruffati non mi permettevano di avere). Potrei continuare all’infinito…
Il film sta facendo il botto: forse vorrò vederlo, anche per poterne parlare anch’io senza affidarmi ai giudizi disparati della gente. E poi il rosa (il rosa cipria di più) è un colore che adoro (lo smalto fucsia è nella mia raccolta di smalti. Ne ho di tutti i colori). L’unica cosa che trovo leggermente insopportabile negli ultimi tempi è la canzone degli Aqua, che già mi faceva antipatia allora, adesso più che mai. Insomma, per me W sempre le intramontabili Barbie.

P.S. Aspè, non potevo non aggiungere che fino a qualche anno fa ci giocavo felice con mia nipote, che ne aveva una quantità industriale e aveva una valigia piena di vestiti. I miei figli scuotevano la testa rassegnati a vedere la madre tornare bambina con quelle bambole e mia nipote, ovviamente, era una Pasqua. Ora lei ha 13 anni e la pacchia è finita! 🙁

Barbara Businaro

Lug 25, 2023 at 4:01 PM Reply

Accidenti, alla teglia rettangolare uso piscina non avevo proprio pensato! Vero è che mia madre aveva solo teglie basse basse, quelle che ti danno in dotazione col forno, più che una piscina veniva un laghetto per i pesci di Barbie! Alla fine, dopo la scoperta della piscina bucata, rubavo una bacinella in uso per il bucato pulito della lavatrice. Solo che scaletta e scivolo della piscina acquistata non si adattavano per niente ai bordi della bacinella…
Nel frattempo – questa cosa me la sto ricordando ora! – avevo visto un’altra piscina, tutta in plastica grossa (niente teli che si bucano, non mi fregate più!). Ci stava meno acqua, ma nel frattempo avevo anche imparato che dopo il bagno le Barbie sgocciolavano per giorni, accidenti. Era la Piscina Tropical, guarda qua che meraviglia. Ma ne sono state prodotte poche, o per lo meno non ne ho viste molte, forse non piaceva. Con scatola e tutto adesso la si trova pure a 80 euro, quasi quasi… 😀 😀 😀

Barbie Piscina Tropicale anni 80 - Mattel (C)

La canzone degli Aqua io la canticchio volentieri, la sento però come una sorta di parodia, tutto sono tranne che una Barbie Girl. Se poi leggi bene bene il testo, è anche un po’ sporchina, con quel “Kiss me here, touch me there, hanky panky”…

Darius Tred

Lug 25, 2023 at 10:53 PM Reply

Cara Barbie.
Non ho visto il film e non ho pareri in merito.
Non ho nulla contro la Barbie, ma vorrei solo fare una battuta goliardica:

Lego forever!

…dai fiammanti anni ’80 ai ruggenti anni ’20 (con una Porsche arancio ancora da costruire…)

😀 😀 😀

Barbara Businaro

Lug 26, 2023 at 5:32 PM Reply

Allora, intanto sappi che c’è una serie completa di mattoncini dedicati a Barbie, nella linea MEGA sempre della Mattel. 😎
Secondo, per il film hanno addirittura pensato alle scatole con tutte le ambientazioni del set, compresa la fantastigliosa DreamHouse.

Terzo, chi ha detto che l’uno esclude l’altro? Sopra la mia libreria (in quello spazio che mi hanno detto non posso mettere un altro giro di mensole per libri, uffa) ci sono le scatole già le scatole di Lego Technic Auto Rally (e sto pensando di comperare anche quella della serie Top Gear), moto BMW R1200 GS (questa montata, nella mensola con i libri di moto, viaggi in moto, manutenzione moto, ecc.) e, in arrivo, Ducati Panigale V4 R. E solo perché sono limitata nel budget, altrimenti ci aggiungerei subito sia la Ferrari Daytona SP3 (come fai a ignorare la Rossa?!) che, luce dei miei occhi solo per quel bel blu, la Bugatti Chiron, completa anche del set luci. Ma che te lo dico a fare?!

PS. Giusto stamattina al caffè un collega ha sottolineato come mi si accendano gli occhi, con le stelline proprio, quando parlo di auto. “Ma da cosa ti nasce sta passione? Conosco poche donne che si interessano di auto!” (E io prima penso che non so granché di auto, marche e modelli, in confronto ad altri amici, poi però mi ricordo che sono l’unica tra le mie amiche che guarda Top Gear, The Grand Tour e segue Clarkson, Hammond e May sui social…)
La risposta si chiama KITT, acronimo di Knight Industries Two Thousand, della serie Knight Rider, in Italia conosciuta come Supercar. Mi sono innamorata di quell’auto a tredici anni. In effetti sono diventata un informatico perché era quanto di più vicino all’ingegnere cibernetico biondo, Bonnie, che si occupava della manutenzione di KITT. Conosco quasi a memoria tutte le puntate, i miei diari scolastici contengono diversi disegni fatti a mano dell’auto, purtroppo so che le originali 12 autovetture usate per la serie sono state distrutte “per contratto” tra Universal e Pontiac, uno scempio, e ho scoperto presto l’esistenza dell’uomo-sedile(ero convinta che fosse semplicemente radiocomandata a distanza, manco quello…) Stanno rifacendo ora la serie su Mediaset 2, la sera dalle 19 alle 21, e me la sto riguardando con rinnovato entusiasmo. In casa mi prendono in giro dicendomi “Kitt, Kitt, vieni a prendermi!” 😛

Darius Tred

Lug 28, 2023 at 12:04 AM Reply

Fino a poco tempo fa puntavo seriamente alla Lamborghini della Lego.
Ma oltre al budget limitato (la Porsche l’ho presa on-line tre o quattro Black Friday fa, grazie a una calibratissima mail con offerta speciale, recapitata dal signor Algo Ritmo di Amazon…) ho anche uno spazio molto limitato (diciamo pure esaurito).

Quanto alle auto cinematografiche, io ho sempre preferito la Ferrari di Magnum P.I. e la DeLorean di Ritorno al Futuro.
Senza offesa per KITT.

Barbara Businaro

Lug 28, 2023 at 6:47 PM Reply

Di Magnum P.I. io ho sempre preferito lui, e il cappellino dei Detroit Tigers. 😀
La DeLorean l’ho vista di persona anni fa parcheggiata fuori dall’autogrill di Padova Ovest! Ovviamente una replica, scoperto poi essere qui in zona, disponibile per servizi fotografici ed esposizioni. Pur riconoscendole il valore cinematografico, non mi dice nulla come auto in sé. KITT le supera tutte, nell’immaginario. 😉

Andrea Cabassi

Lug 28, 2023 at 9:16 AM Reply

I miei ricordi d’infanzia di Barbie sono legati alle pubblicità nelle quarte di copertina di Topolino, mentre un Big Jim forse non l’ho mai nemmeno visto dal vivo (in compenso ero un patito di He-Man & company).
Il film sembra interessante, una specie di Matrix rosa da quello che ho potuto intuire!

Barbara Businaro

Lug 28, 2023 at 6:56 PM Reply

He-Man!!! Che altro ricordo mi hai sbloccato!! Per la forza di Grayskull!!
E ti dirò: ho una mezza trama fantasy in testa – chissà quando troverò il tempo di svilupparla – dove uno dei personaggi è ispirato ad un altro della serie He-Man.
Noi ragazzine avevamo il contrapposto femminile, la sorella di He-Man, She-Ra. 😉
Sì, sul film Barbie ci hai visto bene. Diciamo che la Neo-Barbie a un certo punto trova la pillola rossa e scopre quanto è profonda la tana del Bianconiglio di Barbieland…

Andrea Cabassi

Lug 28, 2023 at 8:27 PM Reply

Anche She-Ra mi piaceva, anche se l’Orda Infernale era proprio un guazzabuglio di sfigati! XD
L’ispirazione verso quale personaggio?
PS: era il POTERE di Grayskull! 😉

Barbara Businaro

Lug 28, 2023 at 10:20 PM Reply

In realtà ci sono due stagioni di He-Man e doppiaggi differenti. Quindi esistono sia “Per la forza di Grayskull! La grande forza è con me!” che “Per il potere di Grayskull! A me il potere!” Io preferisco la versione della forza… il potere mi sa di politico! XD

Andrea Cabassi

Lug 29, 2023 at 10:49 AM

Oh che smacco! XD

Barbara Businaro

Lug 29, 2023 at 11:46 AM

Ma no, nessuno smacco! Concettualmente, è corretto il Potere di Grayskull. Nell’originale americano lui dice “By the Power of Grayskull! I have the Power!”. Tra l’altro, la spada è chiamata “Power Sword” o “the Sword of Power”, proprio la Spada del Potere, ed è rimasta così nel doppiaggio italiano. Non ho idea perché da noi si sia utilizzato per un periodo il concetto di Forza. Probabilmente perché in Inglese, Power è anche energia fisica. 🙂

Andrea Cabassi

Lug 29, 2023 at 2:15 PM

E il personaggio che ti ha ispirata? 😉

Barbara Businaro

Lug 29, 2023 at 2:58 PM

Azz. Vuoi proprio proprio saperlo eh! Speravo te ne fossi dimenticato… XD
Sorceress, la guardiana del castello di Grayskull, che si trasforma in un falco (ma io pensavo fosse un’aquila).

Andrea Cabassi

Lug 29, 2023 at 3:15 PM

Mi dimentico solo degli smacchi XD
Bel personaggio CMQ… possibile che nel doppiaggio ita fosse semplicemente “la maga”?

Barbara Businaro

Lug 29, 2023 at 4:31 PM

Non lo so… non ho particolari ricordi del suo nome e online trovo solo spezzoni dove la chiamano comunque Sorceress. 🙂

Luz

Ago 01, 2023 at 11:23 AM Reply

Cara Barbara, con molta probabilità lo vedrò domani pomeriggio, quindi voglio rimandare la lettura del post e il commento a dopo la visione. 🙂

Barbara Businaro

Ago 01, 2023 at 12:11 PM Reply

E io ti aspetto cara Luz. Però questo post non tratta del film, ma di Barbie nella mia infanzia. 😉
Purtroppo anch’io devo ancora vederlo al cinema, e non so se riuscirò, visto il carico di impegni del periodo. Le ferie sono già un ricordo.
Spero che il passaggio in dvd sia veloce, quello sì lo vorrei acquistare e tenere da parte.

Luz

Ago 24, 2023 at 6:52 PM Reply

Eccomi dopo un bel pezzo a commentare questo tuo “viaggio” nei ricordi, cara Barbara.
Anch’io bambina in quegli anni, ma direi pure un pezzetto negli anni Settanta essendo nata nel ’71. Devo alle mie zie la piccola collezione legata al mondo di Barbie, che in effetti spopolava ai nostri tempi. Non ricordo in particolare quale tipo fosse, magari era del tipo generico, quella con prezzo base, credo di averne avuto tre in tutto, ma condivise con mia sorella. Ai tempi mia sorella, di due anni più piccola, puntualmente mi toglieva i giochi più belli, a lei dovetti vedere un paio di oggetti particolari. Sì, perché le zie, col tempo, dovendo regalare in particolare “per la Befana” qualche gioco (da noi si usava fare il regalo il 6 gennaio e non a Natale) cominciarono a prendere una serie di oggetti di cui il più bello fu… il cavallo! Ebbene sì, ho posseduto il cavallo di Barbie, con zampe snodabili, marroncino. Una mia cugina più piccola di noi ne era terrorizzata, vai a sapere perché e quell’idiota di suo padre me lo lanciò su un armadio rompendo una zampa. Se ripenso a ‘sto fatto, guarda.
Credo di aver posseduto pure una casetta, ma non quella che hai postato tu. Ricordo un ascensore, un regalo forse unico per noi due sorelle. Ma è difficile ricordare bene, 40 anni dopo, alcune cose si accavallano e non sai distinguere se lo hai desiderato o posseduto. Una cosa bella fu che mia madre, sarta, cucì un abito proprio su misura alla mia Barbie, che ricordo meraviglioso.

Barbara Businaro

Ago 25, 2023 at 6:06 PM Reply

Il cavallo!! Cosa mi hai ricordato Luz!! E’ proprio vero che dopo tanto tempo la memoria si ingarbuglia! 
Non ho avuto il cavallo vero e proprio di Barbie, con le gambe snodate e la chioma fluente, ma ho ereditato di seconda mano (i cugini crescono, abbandonano i giochi e vengono donati ai più piccoli della famiglia) un cavallo di Big Jim, tutto nero, nella posa plastica del trotto, con una gamba su, e la chioma solo cesellata, niente da pettinare. Ma mi sono sempre chiesta come facesse Barbie a salire nel suo cavallo vero e proprio, perché le mie non allargavano le gambe (come invece faceva nativamente Big Jim, proprio come un essere umano) e quindi mi stavano sempre in bilico, poggiando appena le ginocchia sul fianco alto del cavallo. Con la mia attuale Barbie Yoga invece non sarebbe un problema, è anche più snodata di Big Jim. 😛
Casa con l’ascensore dei nostri anni? Secondo me era la Townhouse storica, ce l’aveva una mia compagna di classe. Un palazzone alto di tre piani, con l’ascensore giallo che si tirava con una cordicella. Lo sfondo della casa era tinteggiato con i diversi ambienti, ma poi alla fine di arredamento c’erano molto poco, solo un tavolo, due sedie, divanetto e poltroncina, un comodino e un letto in plastica, come nella foto. Mattel se la faceva pagare parecchio cara all’epoca se consideriamo il materiale puro, però era imponente e molto “giocabile”.

Barbie Casa di città Townhouse anni 80 - Mattel (C)

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