Amore e ristrutturazione. Il finale del racconto

Amore e ristrutturazione
5. Il brivido della felicità

Siamo al gran finale, si intravvede il sole oltre quelle nuvole. 🙂
Anche se avevamo lasciato Giulia e Luca proprio dopo un litigio, galeotto fu l’arredamento e il budget ristretto dalle catastrofi intercorse durante i lavori. Riusciranno a terminare questa rovinosa ristrutturazione? Soprattutto a ritrovarsi felici, due cuori e una capanna? Leggete per scoprirlo. Se pensate che le sorprese siano finite però…
Preparate martello, cacciavite e qualche consiglio!

Se vi perdete una puntata o volete rileggere l’intera storia, potrete sempre ripartire dall’indice del racconto a questa pagina: Amore e ristrutturazione

 

Qualcosa non va. La farmacista, non l’amica di famiglia che mi conosce da quand’ero bambina, ma sua figlia, più o meno la mia stessa età, mi guarda incuriosita. E poggia una scatola rosa, vicino all’ennesima confezione di antiacido per il mio stomaco distrutto.
Osserva la mia espressione imbambolata e si convince che il prodotto mi serve. Batte lo scontrino, lo infila nella borsina e mi consegna il tutto. “Buona fortuna!” mi dice, e non so quale responso lei possa considerare fortunato. Nemmeno io lo so.
Da una settimana dormo nel mio vecchio appartamento, o per lo meno ci provo, i miei sono sonni agitati. Quando si è presa l’abitudine di vivere in due, non si riesce più a dormire da soli. Il letto diventa infinito e ti manca la serenità di un altro respiro lì vicino, il calore del suo petto sulla tua schiena, la sicurezza del suo braccio sul tuo fianco.
Da Luca ho avuto poche notizie, telegrafiche. Il primo messaggio diceva solamente “Mi spiace. Me ne occupo io. Riposati.” e non ho ben capito come intendeva risolvere, più che con la ristrutturazione, tra di noi. Ma non avevo voglia di pensare, così sono tornata a tempo pieno in agenzia. Certe volte il lavoro diventa pure la migliore cura.
Poi durante la settimana mi ha tenuta aggiornata sugli ultimi lavori: “Rifiniture dei bagni terminate”, “Condizionatori installati e funzionanti”, “Acquistate placche in vetro, super sconto dall’agente, favore personale di Spadini”, “Arrivata porta vetrata del salotto”, “Impianto antifurto operativo”, “Montati lampadari, applique e piantana, Nicola ti saluta”.
Tutto si incastra perfettamente, i pezzi del puzzle trovano il loro posto. Forse eri tu il pezzo che scombinava tutto il quadro, insinua crudele la mia vocina interiore.
Mancherebbe solo l’arredamento, che alla fine non abbiamo scelto. Magari a questo punto Luca vorrà vendere tutto e prenderci una pausa. Abbiamo corso troppo in fretta e non eravamo abbastanza affiatati per superare indenni tutti questi disastri.
Temo il momento in cui dovremo chiarirci e infatti gli rispondo solo con “Bene”, “Ottimo” e “Perfetto”, senza aggiungere altro.
Finché l’ora X arriva, con un altro suo messaggio stringato: “Potresti passare questa sera, prima di cena, al nuovo appartamento?”
Non spiega per quale motivo e io, codarda, non ho il coraggio di chiederglielo. Meglio così, in fondo certi discorsi è bene farli a voce, uno di fronte all’altra, guardandosi negli occhi, fosse anche per l’ultima volta.
Ci accordiamo per le sette e mezza, e da quel momento non riesco più a concludere nulla, la mia attenzione concentrata sull’orologio e sul tempo che scorre senza dubbi o incertezze. Tornare indietro e cambiare le mie parole o correre in avanti saltando un capitolo, non so cosa potrebbe aiutarci davvero a questo punto.
Quando arrivo nel pianerottolo, il mio cuore pulsa forte, il suo battito nella mia testa è assordante quanto la centrifuga di una lavatrice vuota.
Potrei usare le chiavi ma decido di suonare il campanello. Non sono affatto preparata a ciò che vedo quando si apre la porta.
Luca ha gli stessi jeans sdruciti di quando ci siamo visti la prima volta e una maglietta colorata macchiata di vernice.
Sul suo volto l’espressione intrigante di allora, sensuale e vivace. La mia versione preferita.
“Scusa, sei arrivata in anticipo e non ho fatto in tempo a cambiarmi. Se mi dai cinque minuti…”
“No, resta così…” Gli poggio la mano sull’avambraccio per trattenerlo.
La sua bocca si allarga in un sorriso compiaciuto.
Mi attira verso di sé per abbracciarmi. “Vieni, è quasi pronto” mi sussurra all’orecchio.
“Pronto?”
“Ho preparato la cena… nella nostra nuova cucina!”
Si scosta per farmi entrare. Pochi passi nell’ingresso e resto imbambolata quando scorgo nella stanza lì a fianco quel cielo stellato in quarzo blu sopra il mobile laccato bianco. E’ un po’ più piccola di come l’avevamo vista in esposizione, ma è proprio lei, la mia scelta e ora anche la sua, perfettamente montata nel nostro appartamento. Ed è già in fase di collaudo, con un paio di padelle sul fuoco.
“Ma… ma… ma…” Mi giro con gli occhi lucidi verso di lui. “Siamo indebitati fino alla pensione, vero?”
“Uhm no, ma per un paio d’estati ci toccheranno le vacanze a casa di mia madre.”
“Io adoro la casa dei tuoi in montagna!”
“Si lo so…” rovescia gli occhi al soffitto. “Sarebbe perfetta, se non ci fosse mia madre a tediarmi tutto il tempo.”
“Organizzeremo delle gite per noi, la casa la useremo solo per dormire.”
Mi guarda fisso, il fuoco divampa nei suoi occhi grigi. “Magari anche no…”
Un brivido caldo mi attraversa il corpo e solo adesso sento quanto mi è davvero mancato in questi giorni assurdi.
“Ti mostro il resto dell’arredamento, così mi dici se va bene.”
“Come il resto?” chiedo basita. Ora che osservo meglio, nel corridoio ci sono il suo attaccapanni in alluminio satinato e il suo mobile consolle marrone scuro, con la stessa lampada in ceramica che ricordavo nell’ingresso del suo loft.
Attraversiamo la doppia porta con la vetrata colorata, una sfumatura diversa da quella che Luca aveva ordinato a catalogo, probabilmente più costosa della prima versione. “Ti piace?” mi domanda accarezzando la cornice orgoglioso. “Sono andato personalmente dal falegname, mi sono fatto scontare questa allo stesso prezzo e sono rimasto lì ad attendere che terminassero il lavoro.”
“E’ bellissima…” riesco solo a dire, incantata da quello che scorgo oltre la soglia.
“Ecco. In sala ho sistemato il tavolo e le quattro sedie comprese nell’acquisto della cucina. Poi lì ho messo il mio vecchio divano.”
Resto senza fiato, perché quello sì, probabilmente è il suo divano, ne riconosco la forma. Ma per rinnovarlo un po’ lo ha ricoperto con uno di quei tessuti elastici che si adattano alla perfezione a ogni sofà. Il colore della stoffa è un tuffo al cuore, blu pavone, da sempre una delle mie tonalità preferite, e lui lo sa bene.
Nella stanza ci sono anche il suo televisore, sopra il medesimo mobiletto a rotelle, e la voluminosa lampada piantana ad arco, che mi è sempre piaciuta e gliel’avrei sottratta comunque per metterla proprio in quell’angolo. Mi viene il sospetto che Luca abbia già liberato il suo appartamento. “Ma allora tu hai traslocato?” domando curiosa.
“Non del tutto, qualcosa è rimasto dall’altra parte. Però il letto è qui, vieni a vedere.” Mi prende per mano e mi trascina nella zona notte. E non credo ai miei occhi: non ci sono solo la struttura del suo matrimoniale, il cassettone e i comodini abbinati, ma un guardaroba imponente nuovo di zecca, davvero gigantesco, riesco a contare ben otto ante. Sono senza parole, il cuore inondato di gioia, perché Luca ha fatto tutto questo solo per me, ora lo so.
“L’armadio originale è rimasto nel mio appartamento” mi spiega. “Volendo lo possiamo sistemare nella camera più piccola, non si sa mai.”
Scuoto la testa per annuire, troppo emozionata per parlare.
“Puoi dormire qui stanotte, se vuoi” aggiunge lui con un filo di voce. “Ho portato anche la tua roba, quella che avevi lasciato da me.”
Appoggio la testa sul suo petto, sopraffatta da tutto, e mi lascio scappare un singulto.
“Dai, andiamo a mangiare, prima che la cena si freddi.”
Torniamo indietro e attraversiamo la sala, penso che è proprio bello il divano con quel colore, per uscire dalla portafinestra sul terrazzo e mi sembra di essere altrove! Non era affatto così l’ultima volta che l’avevo visto. Il pavimento è stato ripulito di tutte le macchie lasciate dal proprietario precedente e dalla polvere dei calcinacci depositati lì durante la ristrutturazione, le fioriere in cemento del parapetto sbocciano di ogni tinta dell’arcobaleno in mezzo a piccoli cespugli di rosmarino e pini mughi.
“Selmo ci ha sistemato l’irrigazione automatica per tutti i vasi del terrazzo, ha scelto lui anche piante e fiori, alternati alle varie stagioni. In quello in fondo ci ha messo tutte le erbe aromatiche. Il giardinaggio è la sua passione.”
Stupefacente, come una di quelle fotografie sulle riviste patinate, da chiedersi se esiste davvero o è solo un fotoritocco. Nell’aria però sento una nota di vaniglia, mi giro per trovarne la fonte e trovo davanti all’altra portafinestra della cucina un tavolo e due sedie da giardino, apparecchiato per una serata romantica a lume di candela.
“Ah, questi li ho presi in promozione all’Ikea, li ho montati nel pomeriggio. Per cominciare vanno bene, no?”
Gli occhi mi si annebbiano, sbatto le palpebre ripetutamente per non lasciar scappare le lacrime.
“E’ tutto a posto” mi mormora Luca all’orecchio, abbracciandomi da dietro.
“Pensavo volessi lasciarmi” riesco a dire con uno sforzo.
“No, no… Accidenti, mi spiace. Ero arrabbiato, ero stressato anch’io parecchio dalla situazione. Mi ero illuso fosse più semplice, seguire i lavori e continuare con l’ufficio, ma tutti quegli intoppi… Ma poi, cosa ce ne frega se la casa non è davvero perfetta? Noi non siamo perfetti, ed è per questo che stiamo bene insieme.”
“Non ti sei più fatto sentire, se non con quei messaggi striminziti.”
“Volevo lasciarti tranquilla. Comunque sono passato da te praticamente tutte le notti. Entravo mentre dormivi, crolli sempre verso mezzanotte, all’una non ci arrivi mai sveglia. Volevo essere sicuro che stessi bene.” Si gira verso di me e mi accarezza il viso. “Borbottavi e sospiravi addormentata, una volta sono stato anche lì a calmarti un po’, ti ho tenuta stretta mentre continuavi a muoverti, probabilmente mi insultavi in sogno.” Sorride imbarazzato.
Qualcosa cicaleccia dalla cucina. “Bene, è pronto. Siediti che arrivo.”
Mi accomodo sul cuscino azzurro della sedia da giardino e poco dopo Luca ricompare con un vassoio carico di piatti diversi. “Ho preparato un menù normale e qualcosa di più leggero, in bianco, nel caso tu non riesca a mangiare altro.”
Decido per un assaggio, ma mi verso intanto solo dell’acqua, per mandare giù quel nodo di tristezza fermo in gola da una settimana.
Appena il liquido raggiunge il mio stomaco, questo sussulta di prepotenza. Lascio il bicchiere sul tavolo e stringo le labbra, correndo verso il bagno. Un’altra nausea dritta sul lavandino immacolato, il primo che sono riuscita a raggiungere. Mi sono dimenticata di prendere la bustina di antiacido nel pomeriggio.
Torno all’ingresso e agguanto la mia borsa per cercare il farmaco. Tra le mani mi capita proprio la scatola rosa aggiunta dalla farmacista. E se… dopotutto… non si trattasse proprio di… quello?!
“Tutto bene?” chiede Luca comparendo dalla portafinestra oltre la cucina.
“Si, torno subito, dammi… due minuti.”
Mi chiudo di nuovo in bagno. Apro la confezione e leggo velocemente le istruzioni, è la prima volta che mi capita di dover ricorrere a questo test. Sono sicura che non c’è motivo, ma giusto così, per scaramanzia.
Due minuti più tardi, quando vedo comparire il responso, stranamente tiro un sospiro di sollievo. In fondo, c’è una ragione per tutto, anche per un mal di stomaco così persistente.
Ritorno alla nostra cena, non sapendo bene come affrontare l’argomento.
“Temo che ci siamo dimenticati qualcosa, durante i lavori…” comincio alla larga, molto alla larga.
Solleva un sopracciglio interrogativo. Non se l’aspetta per niente.
“La cameretta…”
Poggio il test di gravidanza positivo sul tavolo. Così piccolo e così magnifico, o terribile a seconda dei casi. Quale sarà questo?
La sua mascella si spalanca senza articolare nulla.
“Me l’ha dato stamattina la farmacista, insieme alla sesta scatola di antiacido. Non credevo che… E ho perso il conto dei giorni.”
“Ma come… ma se noi non… quando può essere successo?!”
Luca attonito afferra il tubetto, non smette di fissare lo stick e quella lineetta magica tra le sue mani.
“Eh, se la matematica non è un’opinione, caro mio, proprio il giorno che abbiamo firmato dal notaio. Quella sera eravamo un po’ troppo su di giri, io non ricordo tutto ma… forse ci siamo dimenticati qualcosa, nella foga del momento.”
“In effetti, credo di aver detto ‘abbiamo la casa, facciamo un bambino’…”
“E tu sei sempre di parola!” lo accuso bonaria.
Lui sorride inebetito, guardando ora la mia pancia. Dove, beninteso, non si può vedere ancora nulla. E’ solo la mia pancetta, tutti i carboidrati di questo periodo di nausee, niente di più. Spero di avere il tempo sufficiente per ripensare al guardaroba almeno.
“Pensa se fossero gemelli! Dovremmo cercare una casa più grande e ricominciare tutto daccapo!”
Ridacchio allegra, ma mi accorgo che Luca rimane impietrito a quella mia frase, gli occhi all’improvviso sbarrati dal terrore.
E poi mi ricordo, la cena di Natale di due anni fa, sua madre che aveva tirato fuori le foto di famiglia.
La mia era una battuta, eppure è una possibilità. Suo padre no, ma il nonno paterno era proprio un gemello, uno di due omozigoti uguali che sorridevano da quelle vecchie immagini sbiadite. Da qualche parte ho letto che salta una generazione. Il gene moltiplicatore è lì in agguato, nascosto tra le spire del DNA, pronto a saltar fuori all’occasione. Oddio, un parto gemellare…
Qualche consiglio?

 

(C) 2020 Barbara Businaro

Amore e ristrutturazione. Una storia di cuore

Note
Lo so, lo so, ho esagerato con i cuoricini sul gran finale. Troppi zuccheri in questo periodo e da qualche parte dovevo pur smaltirli! 😀
Come è nata questa assurda idea del racconto a puntate proprio in tema ristrutturazione?
Non ricordo quando mi si è accesa esattamente la lampadina, se alla notizia del trasloco di amici bloccato a causa del lockdown per pandemia (qualcuno pure col pacchetto completo, matrimonio-luna di miele-trasloco) o alla promulgazione dei nuovi ecobonus casa per rilanciare l’edilizia e l’economia. Ma già quindici anni fa, quand’ero io nel pieno di una ristrutturazione, avevo buttato giù un paio di appunti su un possibile romanzo che seguiva passo passo tutte le catastrofi in cui ci si può imbattere.
Quello però sarebbe stato scritto con l’arsenico sulla carta. Mi sono fidata troppo di parenti e amici, persone che non hanno mai subìto una ristrutturazione, ignare di essermi costate qualche migliaio di euro in più, e ho dovuto prendere a calci parecchi posteriori per rimettere a posto i disastri di quei pessimi consigli. Ho pure rischiato una denuncia per diffamazione, mai arrivata perché poi il tempo (o il karma?) mi ha dato ragione. 😐
Quindi un racconto autobiografico? No, sarebbe stato persino troppo facile (e poi per rifuggire la tentazione, ho buttato via tutti gli appunti qualche anno fa). Il mio personale obiettivo qui era dimostrare a me stessa che ho superato il trauma e potevo scrivere di una ristrutturazione tragica, in chiave comica, senza rischiare le pustole dell’orticaria con i miei ricordi. Ci sono le storie di almeno un’altra decina di sventramenti assassini di mura e impianti, tutti buttati nel frullatore dell’autore, con l’aggiunta di un pizzico di Murphy (quello delle leggi catastrofiche, dal primo assioma “Se qualcosa può accadere, accadrà”) e un paio di cucchiaini di brillantini rosa per equilibrare il tutto. Magari anche il fiocco sarà rosa, chi lo sa!
Avevo voglia di leggerezza questa estate, per questo ogni parte del racconto inizia con “Qualcosa non va.” in omaggio alla scrittrice Sophie Kinsella e alla sua fortunata serie I love shopping dove ogni romanzo inizia sempre con “Okay. Niente panico. Niente panico.” Di mio ci ho aggiunto anche lo stesso finale: ogni puntata termina con “Qualche consiglio?”, al contempo un messaggio di disperazione della protagonista e un’innovativa CTA (call to action, chiamata all’azione per i consulenti marketing) inserita direttamente dentro un racconto.
Ringrazio la madrina d’eccezione di questa avventura, la scrittrice Sandra Faé che mi ha controllato le bozze, scovando a colpo sicuro tutte le d eufoniche scappate dal recinto e le ripetizioni sfuggite al mio copia-incolla-sposta-sistema continuo in fase di scrittura.
E magari lo avete già notato, ma l’immagine del post di oggi è diversa, niente pioggia e poche nuvole, è spuntato il sole per Giulia e Luca!
Come diceva qualcuno, non può davvero piovere per sempre.
Però nel frattempo il garage potrebbe anche allagarsi… 😛

 

Comments (12)

Brunilde

Ago 29, 2020 at 8:50 AM

Brava! Mi hai tenuto compagnia e fatto sorridere. Anch’io so bene cosa significhi affrontare una ristrutturazione, dalla mia esperienza sono passati ormai molti anni ma sono masochista per cui…sto programmando di rifare un bagno! Magari ci scriverò un racconto chissà!

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Barbara Businaro

Ago 30, 2020 at 10:09 PM

Grazie a te Brunilde, di aver seguito tutta la storia e averne riso con noi.
Alla tua prossima ristrutturazione, se sarai lì lì per esplodere di rabbia – ma spero ben di no! – pensa a Giulia e Luca, e sorridi di nuovo! 😉

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Daniela Bino

Ago 29, 2020 at 10:22 AM

Cara Barbara, in questo racconto riconosco la frustrazione degli intoppi ma anche il potere guaritrice dell’amore che non si arrende ma ripara e costruisce, come deve essere in una bella favola, un sogno che diventa realtà. Non ci si ferma, ci si scoraggia ma si riparte. Le tue parole sono gentili con i personaggi e la loro avventura che scala ostacoli e che si rialza dopo una caduta perché così deve essere: l’uomo cade per imparare a rialzarsi. Brava, cara la mia Barbara! E ora scusami ma sono commossa!

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Barbara Businaro

Ago 30, 2020 at 10:15 PM

Ho detto io di tenere pronti i fazzoletti eh! Lettore avvisato! 😀
La frustrazione per gli inconvenienti è dovuta anche all’idea di casa perfetta che abbiamo in mente. Ma una casa perfetta è anche una casa noiosa, una casa piena di vita non può essere perfetta! 😉

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Giulia Mancini

Ago 29, 2020 at 11:26 AM

Meno male che c’è il lieto fine, Luca mi sembra proprio bravo oltre che bello, insomma l’uomo ideale…e se son gemelli nasceranno…
Grazie per questi racconti a puntate, sono stati molto piacevoli

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Barbara Businaro

Ago 30, 2020 at 10:29 PM

Forse ho esagerato con lo zucchero anche addosso a Luca, però proprio perfetto non è: all’inizio l’ha lasciata un po’ da sola, e per la cucina avevano un po’ discusso, senza decidere. Diciamo che ci ha conquistato nel finale. 😉
Grazie a te Giulia!

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IlVecchio

Ago 29, 2020 at 11:41 AM

Sei riuscita a far emozionare pure un povero vecchio! Ah l’amour! : -)

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Barbara Businaro

Ago 30, 2020 at 10:31 PM

Accipicchia che onore!! 😀

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Minnie

Ago 30, 2020 at 4:32 PM

Oh, è davvero bellissimo. Un bel lieto fine davvero! Grazie!!!!

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Barbara Businaro

Ago 30, 2020 at 10:32 PM

Oh sono contenta! Quindi mi leggerai ancora! 😉

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sandra

Ago 31, 2020 at 8:33 PM

Modestamente non poteva esserci madrina migliore e no, non per la scrittura (figuriamoci) ma perchè… sono gemella!
E pure avvezza ai casini – si sa – preferibilmente idraulici.
E se vi dico che giusto oggi ho ricevuto un messaggio dall’imbianchino che deve imbiancare post ennesimo danno condominiale avvenuto giusto durante il lock down?
Sempre sul pezzo.
Grazie Barbara per averci fatto compagnia con questo gran bel racconto in questa strana estate VentiVenti.
#lieto fine sempre!

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Barbara Businaro

Ago 31, 2020 at 9:45 PM

Ma la cosa ancora più curiosa, cara la mia Sandra, è che io il finale “gemellare” l’avevo già deciso ancora prima di trovare te come madrina! Un altro di quei sassolini strani che a noi ci piacciono tanto! 😀
Grazie ancora per il super lavorone, tra il caldo soffocante e le ansie da numeri pandemici. Almeno ci siamo distratte un po’! 😉

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