Amore e ristrutturazione. Un racconto in cinque puntate

Amore e ristrutturazione
2. Sorprese del tubo

Continua la ristrutturazione di casa Agostini, ovvero il nostro racconto estivo in cinque puntate. Giulia e Luca saranno ancora alle prese con l’invasione di scarafaggi, inquilini fraudolenti e puzzolenti? Quali altri disastri dovranno affrontare alla partenza dei lavori? Tra muratori, carpentieri, idraulici, elettricisti, serramentisti, pavimentisti, arredatori… la scena del delitto è piuttosto ricca e i colpi di scena non mancheranno di certo.
Preparate martello, cacciavite e qualche consiglio!

Se vi perdete una puntata o volete rileggere l’intera storia, potrete sempre ripartire dall’indice del racconto a questa pagina: Amore e ristrutturazione

 

Qualcosa non va. Ho di nuovo quella sensazione di pericolo imminente, ma cerco di zittire la mia solita vocina guastafeste perché in realtà sta andando tutto benissimo. Tanto per cominciare, gli scarafaggi non ci sono più. Sono bastati solo cinquecento euro di disinfestazione urgente su tutti gli ambienti, e siamo anche stati molto fortunati perché c’era una promozione su un nuovo prodotto insetticida a lunga protezione. Ovviamente il disinfestatore non può assicurarci che non ritorneranno in futuro, se per caso in questo momento i nostri amichetti hanno solo traslocato negli altri appartamenti del palazzo.
Quindi, con una settimana di ritardo sulla tabella di marcia, finalmente siamo pronti a partire con la ristrutturazione vera e propria. Mi sono presa la mattina dal lavoro perché ho appuntamento con l’impresario Spadini per gli ultimi ragguagli. Il preventivo di massima è davvero buono, in linea con il budget che avevamo considerato fin dall’inizio, ma alcuni dettagli sono ancora da definire, come le piastrelle nuove che non ci vedono per niente concordi: io adoro i toni caldi mediterranei, come l’ocra o l’ambra, mentre Luca è fissato con le colorazioni scure e smorte, tutte le cinquanta sfumature di grigio. Sorrido divertita, perché poi sotto le lenzuola preferisce invece il pizzo fucsia al classico nero.
Ho ancora qualche giorno di tempo per convincerlo a capitolare. Magari una di queste sere indosso il completino fucsia di proposito.
Insomma, tutto procede per il meglio.
Solo la mia ansia non accenna a diminuire, il mio stomaco continua a lamentarsi di qualsiasi cibo io lo rifornisca e alla fine sto bevendo sovente acqua fresca o camomilla calda per quietarlo. Così ho bisogno un po’ troppo spesso di utilizzare la toilette. Sento l’urgenza anche ora, accidenti.
Mi guardo intorno. Sono arrivata in anticipo, l’appartamento è ancora vuoto, addirittura più spoglio dell’ultima volta: le porte interne e tutte le finestre sono state tolte dal serramentista, per il restauro. Torneranno al loro posto solo prima della tinteggiatura finale. Ti piacerebbe, mi risponde beffarda la mia vocina remota. Oh smettila! Non può andare sempre tutto storto come vuoi tu!
Prima che arrivi Spadini con i suoi muratori, una capatina in bagno me la posso anche concedere. Poi sarà smantellato completamente, per fare spazio al box doccia per due, già mi immagino qualche serata rovente sotto l’acqua, e per rinnovare tutte le ceramiche. E qui sul blu oltremare nessuno ha avuto nulla da obiettare.
Entro nel vecchio bagno e soprappensiero cerco con la mano la porta da chiudere. Porta che ovviamente non c’è. Mi accorgo pure che senza barriere, i servizi sono parzialmente visibili dall’ingresso. Sarà meglio sbrigarsi allora, non vorrei mai farmi sorprendere in posizioni alquanto spiacevoli. Mi accomodo e chiudo gli occhi, lasciandomi andare.
Un vero sollievo, la mia vescica non ne poteva davvero più. Devo trovare qualche minuto per passare in farmacia e rimediare a questo stomaco ballerino, per tornare a cibi solidi. Un po’ di dieta non può certo farti male, commenta sarcastica la mia vocina cattiva. Non capisci niente, le rispondo solo per cortesia, agli uomini piace atterrare sul morbido, non sugli spigoli.
Sospiro e mi volto per premere il bottone dello sciacquone, mentre mi alzo per sistemarmi la gonna. Qualcosa però non va. Sotto le mie gambe, vedo l’acqua gorgogliare più del dovuto dentro il water. Non sta salendo troppo? Forse si svuota di colpo alla fine, come nelle toelette degli aerei?
Solo un attimo e l’acqua del water tracima dal vaso, inondandomi le caviglie. Lancio un urlo e inizio a saltellare indispettita sui sandali, ancora con i miei slip abbassati. La mia vocina interna impazzisce con me. Siccome le disgrazie non sono mai sole, giusto in quel momento il portoncino principale si apre: io e Spadini ci guardiamo per pochi secondi, osservo il suo stupore e subito dopo l’agilità di richiudere. “Aspettate un attimo qui ragazzi, bravi eh?”
Mi nascondo in camera da letto. Trattengo il respiro dall’imbarazzo. Cosa avranno visto, esattamente?
Cerco di recuperare la calma, mentre l’acqua corre per il pavimento. Lo sai che questo è un altro grosso problema in arrivo, vero? Stavolta pure il mio subconscio malefico sembra preoccupato. Mi sistemo bene la gonna, mi asciugo i piedi con un paio di fazzoletti di carta.
“Tutto a posto signora? Possiamo entrare?”
Torno all’ingresso composta. “Buongiorno… è successo un guaio… ”
“Lo vedo.” L’impresario entra sicuro in bagno e osserva il water colmo fino all’orlo. Si avvicina al rubinetto del lavandino, ruota la manopola e lascia scorrere l’acqua per un po’. Qualche secondo e pure il lavandino inizia a riempirsi. “Walter, questa è roba tua.”
Dal gruppetto si discosta un signore con i capelli brizzolati e lo sguardo divertito. Studia la scena del delitto.
“Fischia! Uhm, sarà meglio chiudere subito l’acqua principale. E poi mi metto a vedere perché non scarica niente.”
Spadini annuisce. Poi ferma un omino piccolo, con gli occhi vispi che guizzano ad ogni angolo, che sta trasportando alcuni secchi vuoti. “Selmo, tu e Pierino cominciate con la cucina oggi, va bene? Finché Walter non risolve.”
L’altro risponde solo con un accenno, poi si gira dietro verso un giovane alto e robusto, la tuta stretta su braccia possenti che imbracciano una lunga scala. Quando li saluto con un cenno, quest’ultimo sembra arrossire di vergogna e svicola subito nella cucina.
Si affaccia poi all’ingresso un tipo alquanto curioso: tuta blu, zaino in spalla, trapano in mano e un paio di Rayban scuri.
“Buongiorno signori!” Avanza lentamente, con la stessa camminata di Fonzie, e si ferma giusto giusto davanti a me.
“Ottimo Nicola, alla buonora. Fatto tardi ieri sera?”
Il tipo abbassa lentamente gli occhiali con la mano libera e mi squadra da capo a piedi, per poi fissarmi negli occhi un attimo di troppo. Nemmeno si preoccupa di celare la soddisfazione. “Si fa quel che si può, capo. Quando il dovere chiama…”
“Si, si, ho capito” taglia corto Spadini rivolgendogli un’occhiataccia. “Entro stasera ho bisogno delle tracce nuove per l’impianto elettrico, capito?”
Ah, ecco, l’elettricista. Se ne dicono tante sugli elettricisti: tipi pericolosi per una mia amica, buoni samaritani per un’altra.
Questo sembra appartenere alla prima specie. Gli risponde con un fischio acuto e poggia tutti i suoi bagagli nella sala grande.
Le attività iniziano frenetiche, con i martelli sulle pareti della cucina per staccare le vecchie piastrelle e gli improperi dell’idraulico mentre smonta i sanitari del bagno. Io però sono costretta a correre in agenzia perché Stefano, il mio giovane assistente, ha di nuovo fatto confusione con le pratiche e, già che c’era, bloccato il terminale delle prenotazioni. Al telefono si sentivano i borbottii concitati di tre clienti in attesa.
Quando ritorno all’appartamento, ancora al telefono con Luca per aggiornarlo prima che mi raggiunga, vengo fermata sul pianerottolo dall’amministratore condominiale, il signor Arturo, che è anche uno dei condomini del quarto piano, il super attico.
“Buongiorno signora Giulia, tutto bene?” Il suo tono smieloso sembra il disinfettante prima della dolorosa iniezione. Hai combinato qualcosa, annuncia la mia vocina maligna. Passo in rassegna le opportunità, ma no, non trovo nulla. Ci siamo già sentiti via mail e ho già personalmente fatto il bonifico per la quota delle spese condominiali.
“Ecco, volevo dirle che alcuni vicini si sono lamentati del rumore, chiedono un po’ più di tranquillità.” Detesto quel suo modo di sfregarsi le mani l’una con l’altra.
“Mi spiace molto per il fastidio. Purtroppo però i lavori li dobbiamo fare.” Mica possiamo mettere il cuscino sul martello, no?
Mi guarda con maggior soddisfazione, come se fossi caduta dritta dritta nella sua tela.
“Si ricorda che vi ho anche già inviato il regolamento condominiale con gli orari per le attività? Questo è un palazzo rispettabile. Ci sono famiglie. Con neonati.”
“No, questo è un palazzo vecchio” gli risponde prontamente l’impresario Spadini comparso sulla soglia di casa.
“Intanto il suo regolamento condominiale non è applicabile, non è inserito negli atti di compravendita di nessuno dei proprietari, né in quello dei signori Agostini. Per quanto riguarda i rumori, i miei uomini stanno rispettando gli orari e i limiti di rumorosità del regolamento comunale. Non ci risultano nemmeno bambini piccoli in questo stabile, ha verificato la mia segretaria. In ogni caso, se ha qualche rimostranza da fare, ne parla con me, chiaro?” Tuona ancora l’impresario.
“Certamente. Ah, sicuro che lo farò.”
“Mi trova sempre qui, tutti i giorni.”
“Bene. Benissimo. Arrivederci.” Le mani strette a pugno sui fianchi, il signor Arturo risale le scale in religioso silenzio.
“Lei è da sposare…” guardo Spadini con assoluta deferenza.
Lui scoppia a ridere come un matto, si asciuga persino le lacrime con un grosso fazzoletto. “Lo sa chi è la mia segretaria? Mia moglie. E’ mia moglie che è da sposare, e per quello me la sono sposata io!”
“Beh, però gliele hai cantate proprio bene…” aggiunge l’idraulico.
“Ah, io gli amministratori condominiali me li mangio dentro il panino la mattina, con peperoni, cipolla e speck. E digerisco tutto.”
“Buono!” esclama Pierino dal fondo della cucina. Il demolitore nelle sue mani sembra uno spazzolino da denti elettrico.
Scoppiamo tutti in una gran risata, anche la mia vocina se la concede per una volta.
Quando arriva Luca nel pomeriggio, lo accolgo sulle scale, giusto il tempo di un bacio veloce, noi due soli. Beh, non troppo veloce insomma.
“Tutto bene?” mi sussurra all’orecchio, mentre con le dita mi accarezza i capelli. Solo in quel momento, realizzo di non aver nemmeno pranzato, ma almeno lo stomaco è rimasto muto e tranquillo.
Quando entriamo dentro l’appartamento, troviamo Spadini scuotere la testa pensieroso davanti allo schermo che gli porge Walter in visione. L’idraulico ha lavorato tutto il giorno per capire il problema del bagno: il water, il bidet e il lavandino sono stati rimossi, ci sono secchi pieni di acqua sporca e giunture varie, nonché un lungo cavo infilato nel buco rimasto visibile a pavimento.
“Ragazzi, abbiamo capito qual è il problema degli scarichi” comincia Spadini.
“Abbiamo usato la sonda con la telecamera per capire cosa li blocca” ci spiega Walter. “In sostanza le tubazioni orizzontali sono incrostate, ma il peggio è che sono tubi vecchi, in ferro, con delle perforazioni. Buttandogli l’acido disincrostante, si aprirebbero ancora di più, e vi trovereste l’acqua filtrare nei pavimenti.”
Sto trattenendo il fiato. Anche Luca sta serrando la mascella, in attesa del verdetto finale.
Walter continua il resoconto, dosando le parole. “I bagni sono da sistemare, la cucina per fortuna no. Devono aver già eseguito la sostituzione dei tubi qualche anno fa. Gli scarichi lì sono nuovi e liberi.”
Sospiro leggermente.
“Quanto?” chiede Luca.
“Tra opere murarie, perché bisogna aprire a fondo per raggiungere le tubazioni e dopo sistemare nuovamente i massetti, e quelle idrauliche… sono cinquemila euro in più rispetto al preventivo. Di massima, speriamo anche meno.” Spadini è molto serio, conscio di portare cattive notizie.
Luca si rilassa un po’, è comunque una spesa ancora sopportabile.
“Però c’è un’altra questione…” aggiunge Walter.
Mi sento male, e questa volta pure la mia vocina interiore ammutolisce preoccupata.
“Già che c’ero, ho controllato anche l’impianto di riscaldamento. Anche quello è piuttosto datato. A prima vista i termosifoni non sembrano ridotti male, sono stati ridipinti da poco. Ma le tubazioni sono sempre in ferro. In alcuni punti sembrano corrose. A pensare male, i termosifoni potrebbero essere stati ridipinti per nascondere qualche perdita. Ve ne accorgereste solo il prossimo inverno. Può essere che non succeda nulla, che sia funzionante, ma rischiate tra un anno o due di dover comunque rifare tutto l’impianto.”
Voglio urlare. Voglio urlare come la mia vocina, ma non ne ho la forza.
Mi volto verso Luca. Serissimo, sguardo glaciale, che di solito nasconde le sue peggiori tempeste.
“Fosse casa mia, ragazzi, sistemerei tutto adesso. Una volta per tutte. E rimanderei altre spese. Ma so che non è facile” ammette Spadini.
“Quanto ancora in più?” riesce a dire Luca, vitreo.
“Tutto l’impianto, opere murarie e idrauliche, termosifoni nuovi compresi, siamo sui… ” pure l’impresario sembra senza fiato. “Dodici… dodicimila euro in più.”
Bam.
Sento il cuore pulsare nei talloni. Ma sono ancora più preoccupata per Luca. Gli passo il braccio dietro la schiena. Di risposta, anche lui mi passa il suo e si volta a guardarmi. Ci basta un’occhiata.
“Va bene” risponde poi.
Dodicimila euro in più per impianto nuovo di riscaldamento e oltre cinquemila per gli scarichi dei bagni da rifare. Diciassettemila euro. Ci eravamo tenuti qualcosa da parte per le sorprese, ma non così tanto. Credo che dovremo rivedere qualche altro acquisto non urgente. I mobili soprattutto, aspetteranno.
“Si, però, c’è un’altra cosa di cui dovete tener conto ragazzi. Ecco noi…”
Era in arrivo, un’altra brutta notizia, aleggiava nell’aria e non sapeva come dircela. Cosa, accidenti, cosa ancora adesso? Non è abbastanza?
“Dovremo distruggere i pavimenti per passare le nuove tubazioni idrauliche. E quindi…”
“E quindi?” chiedo, incapace di afferrare il punto, certa che sia una tragedia. Da sommare ai diciassettemila euro.
“Dovranno rompere tutti i pavimenti” conclude Luca, fissandomi mesto. “Dovremo cambiarli tutti. Anche i marmi.”
Non so molto, ma una cosa la so bene: il marmo è pregiato, anche il più brutto. Noi dovremo demolirlo e sostituirlo.
Qualche consiglio?

Amore e ristrutturazione. Una storia di cuore

 

Nota: questa settimana abbiamo anche la colonna sonora! Mentre scrivo, capita che per isolarmi dai rumori di casa (soprattutto quelli che fatalità continuano a girarti intorno esattamente quando scrivi, cercando non si sa cosa, proprio lì vicino alla tua scrivania…) metta YouTube in sottofondo. Parto da un video conosciuto e poi lo lascio andare. Mi è capitata nelle orecchie questa, e non mi dispiaceva. Quando però ho visto il video, me ne sono innamorata. E’ molto scintillante e in effetti “sparkling” è una delle tre parole scelte per il mio 2020!

 

 

Comments (18)

IlVecchio

Ago 08, 2020 at 11:37 AM

Tristi rimembranze di altrettanto fastidiose notizie. Che consigli potrei dare? Invece del marmo per il nuovo pavimento, qualcosa di meno costoso e di facile manutenzione, il marmo va lucidato almeno ogni decennio. Laminato in legno? Magari un caldo ciliegio. :- )

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 5:18 PM

Tornassi indietro, pure io sceglierei il legno, non il legno “vero” quanto quelle piastrelle che sembrano legno, senza dare problemi di infiltrazioni, sollevamenti, macchie indelebili e, se non ben trattati, tarli. Ma col senno di poi, sono bravi tutti! 😛

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Daniela Bino

Ago 08, 2020 at 2:45 PM

Direi che è opportuno rifare tutto! Speriamo che sotto il pavimento non ci sia qualche sorpresa. Ricordo una puntata di NCIS: in fase di ristrutturazione, i futuri inquilini di un lussuoso appartamento scoprirono le vittime di un serial killer. Adesso la curiosità non si trattiene: è possibile anticipare la terza puntata? Barbara, sei bravissima come sempre nel creare l’attesa. E complimenti per aver contemplato il momento comico.

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 5:18 PM

No, non è possibile anticipare la terza puntata… non è ancora scritta! 😀 😀 😀
Approfitto dei vostri commenti per avere qualche consiglio, ma non credo che questo racconto rosa diventerà un thriller con tanto di serial killer. Quest’idea me la tengo buona per altro. 😉

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Giulia Mancini

Ago 08, 2020 at 3:58 PM

A questo punto metterei il parquet, io lo adoro…
Ristrutturare che fatica

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 5:18 PM

Non impazzisco per il parquet, soprattutto quando ho dovuto rimediare ad un errore di altri, ricostruendo al millimetro i listoncini di un parquet anni ’70. Ora per fortuna si usano listoni grandi. Ristrutturare è una faticaccia fisica e mentale!

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Minnie

Ago 08, 2020 at 7:50 PM

Consigli non ne ho. Mi sono sentita mancare anche io a quella cifra!

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 5:19 PM

Anche le cifre sono relative. Diciassettemila euro sono tanti per noi poveri mortali, ma per chi vive in un appartamento a City Life immagino siano poco o niente… 😐

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Grazia Gironella

Ago 08, 2020 at 9:47 PM

Marmi? Vade retro! Se non fosse per il costo del lavoro, riterrei una fortuna liberarsene. Io non metterei il marmo nemmeno al cimitero. 😉

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 5:19 PM

Però alcuni pavimenti alla veneziana, con marmi chiari o caldi, sono molto belli. A poterseli permettere! 😉

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Grazia Gironella

Ago 09, 2020 at 6:08 PM

Tutti i gusti… 😉 Io ti lascio i marmi e mi prendo il legno o altri tipi di pietra. In fondo il mio ideale è la terra battuta del teepee con qualche pelle sopra (sintetica!) 😀

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 11:12 PM

Il mio ideale è il pavimento in pietra, in un cottage ristrutturato. 😉

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Paola

Ago 08, 2020 at 10:07 PM

Ad ogni nuova puntata si rafforza la mia convinzione che non potrei mai essere proprietaria di una casa che non avessi visto “nascere”. Il pathos aumenta e non sono ancora scesi in campo i serramentisti ed i temibili falegnami
Consiglio: da qualche anno esistono in commercio degli straordinari marmi sintetici che, non solo non hanno quasi nulla da invidiare ai marmi naturali ma hanno tonalità e venature che ormai si vedono solo ai musei capitolini o simili.

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 5:19 PM

Anche aver visto “nascere” una casa non è garanzia di evitare le rogne, a meno di non essere il costruttore. Ho vari amici che hanno seguito il tutto dalle fondamenta al tetto, avendo acquistato su progetto. Dopo pochi anni dalla conclusione, la ditta costruttrice è fallita e qualsiasi garanzia, e responsabilità, è andata persa. Le sorprese poi sono arrivate anche lì.

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Elena

Ago 09, 2020 at 5:44 PM

Voglio morire, spese impreviste per diciassette mila euro!| E io che alla soluzione del problema scarafaggi avevo tirato un sospiro di sollievo! Comunque oggi ho parlato con la mia vicina geometra: ristrutturazioni forse forse toccheranno anche a me…

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Barbara Businaro

Ago 09, 2020 at 11:11 PM

Eri tu che dicevi di adorare le ristrutturazioni e di viverle come un momento creativo! 😀
Un po’ costoso come momento creativo. Meglio cambiare tende e cuscini o disporre diversamente i mobili, lì magari i rischi sono limitati.

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Sandra

Ago 10, 2020 at 11:11 AM

GIà sai, cara.
Che tranvata.
Comunque sì, nessuno è al riparo da guai. Mia sorella appartamento nuovo, eppure non sono mancati neppure lì.
Per mille motivi, spesso connessi – se si è in condominio – allo stabile per cui si può avere un appartamento stra figo ma se la colonna centrale degli scarichi fa schifo non si scappa, esempio eh esempio super a caso.
Vediamo nelle prossime puntate, che ovviamente attendo con piacere e dispiacere insieme. Piacere di lettura, dispiacere per loro.
Molto belle le risposte dell’impresario all’amministratore! Bravo bravo!

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Barbara Businaro

Ago 10, 2020 at 7:48 PM

Eh, chi ha sempre vissuto in una casa singola è convinto che l’appartamento sia la soluzione migliore per abbattere costi e problemi. Invece io che ho vissuto in entrambi, confermo che la casa singola è la miglior soluzione, trovandola nella giusta posizione geografica ad un prezzo abbordabile. Perché purtroppo in condominio trovi sempre persone irragionevoli. 😉

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