5 Schei de Mona in scarsea. Il metodo per lavorare di meno.

5 Schei de Mona
Il metodo per lavorare di meno

Se siete stati in visita nella città di Venezia avete sicuramente sentito pronunciare, tra le calli e i campielli, la parola schei. Quanti schei go da darte? Go quatro schei in scarsea. Vansito schei da mi? So proprio sensa schei.
La traduzione letterale è soldi, in particolare gli spiccioli, le monetine del resto. L’etimologia del termine deriva dal periodo del dominio austro-ungarico sulla Serenissima, sotto l’imperatore Francesco Giuseppe (sì, il marito della celebre principessa Sissi), quando girava per il territorio una piccola moneta, sia di dimensioni che di importo, la Pfenning. Sul suo bordo si poteva leggere la scritta “scheidemünze” (si pronuncia sciai de münze e significa “moneta divisionale”). I veneziani, che non conoscevano bene la lingua tedesca, la pronunciavano esattamente come la leggevano: schei.
La parola si usa ancora oggi pure al singolare, scheo, per indicare qualcosa di estremamente piccolo, minuscolo, breve. Sbassate de un scheo. Abbassati di poco.
Rimaneva la seconda parte dell’iscrizione originale, quel de münze che restava di difficile comprensione, semplificato in qualcosa di più famigliare: schei de mona. Il significato della parola mona è duplice nel dialetto veneziano: non solo è il nome volgare per la parte anatomica femminile, ma viene utilizzato soprattutto per indicare una persona stupidotta, credulona, ingenua, in modo bonario. Ti xe on mona.
A quell’epoca aveva tra l’altro un senso logico chiamare quelle monetine schei de mona, perché era in vigore una legge molto severa: chi aveva in tasca meno di 5 monete scheidemünze veniva arrestato per vagabondaggio dalla polizia austriaca e finiva in carcere. Se non si voleva dormire in cella come uno stupido, senza aver combinato niente di male ma solo scambiato per un barbone, si doveva avere appresso almeno 5 schei de mona.
Da cui il famoso detto veneziano: ghe vol sempre 5 schei de mona in scarsea.
Questo modo di dire però al nostro tempo ha assunto un’altra accezione: a volte, per evitare problemi inutili, durante una trattativa o una discussione, è meglio passare per stupidi, avere quei 5 schei de mona in tasca (o fingersi dei mona) all’occorrenza; far intendere all’interlocutore di non capire, per ottenere un vantaggio strategico e un miglior risultato; mostrarsi non competenti in una determinata materia per costringere gentilmente gli altri a faticare al posto nostro.
Ed è esattamente in questo punto che si inserisce la mia riflessione di oggi, considerazioni sviluppate con alcuni amici nelle mie medesime condizioni: siamo totalmente incapaci di applicare il metodo 5 Schei de Mona, pur conoscendolo molto bene.

Agli inizi della mia carriera lavorativa, una volta un superiore mi disse che una delle mie qualità apprezzate era l’essere proattiva, anticipare le richieste del cliente, prevenire problemi o blocchi del progetto, portarmi un passo avanti sulle casistiche possibili, non attendere inerte il precipitare della situazione. Ci ho messo qualche anno per capire che questa è una grande fregatura, perché mi ha portato a impegnarmi il doppio rispetto ad altri, senza percepirne poi alcun riconoscimento tangibile. Tante fatiche sprecate. Proprio l’esatto contrario del metodo 5 Schei de Mona.
Non mi consola, anzi mi avvilisce alquanto, ascoltare lamentele analoghe da parte di amici o conoscenti occupati in altri settori, molto diversi dal mio. Chi si ritrova in una scrivania nell’angolo più buio dell’ufficio per aver dimostrato troppo entusiasmo e voglia di fare, evidenziando l’indolenza del proprio dirigente, mentre si vede avanzare di ruolo il collega meno competente e meno attivo, con quei 5 Schei de Mona sempre in tasca per ogni minima necessità. Chi si sente riferire, da interposta persona, di essere definito “perdente” dal proprio amministratore delegato per aver sollevato la mancanza in busta paga degli incentivi concordati, a fronte di un monte ore notevole in straordinari per coprire i 5 Schei de Mona altrui, compresi quelli dell’amministratore stesso, come fosse sufficiente lavorare per la gloria e non per uno stipendio. Chi passa la sua giornata a sgomberare il tavolo dai problemi più banali dei dipendenti più giovani che finiscono lì sopra perché per carattere non si rifiuta mai l’aiuto a un nuovo arrivato, ma i neo assunti non solo non sanno fare, ma nemmeno vogliono imparare. Di questi tempi escono dalle università ben addestrati al metodo dei 5 Schei de Mona, ma pochissimo nella logica e nella pratica. E zero proattività.
Ora che da qualche mese sono impiegata nel settore pubblico mi capita di osservare sovente l’applicazione di questa strategia alla sua apoteosi: quello che hai spiegato ieri oggi è già perduto e si ricomincia daccapo, si chiama al telefono prima ancora di aver terminato di leggere le email con tutte le informazioni (o non si leggono affatto), si contattano diversi colleghi per la stessa questione finché non si trova quello disposto a farsene carico, si chiede aiuto ancora prima di aver provato da soli a rintracciare una soluzione. Dal punto di vista informatico, è vero che molti dipendenti si sono ritrovati in mezzo alla rivoluzione digitale e non è stato investito un centesimo nella loro formazione, ma chi si è laureato negli ultimi dieci anni questa scusa proprio non ce l’ha, da qualsiasi facoltà provenga.
Non limitiamoci comunque al lavoro, perché la strategia dei 5 Schei de Mona è utilissima in ogni sfera della propria esistenza. A cominciare dalla famiglia: perché leggere il libretto di istruzioni di qualcosa, con un po’ di pazienza, quando puoi demandare a qualcun altro la configurazione del nuovo acquisto, lamentandoti pure per il suo ritardo? perché contattare elettricista, idraulico, meccanico, amministratore condominiale, medico, società dell’acqua, ecc. per tentare di spiegare con parole semplici il problema quando puoi alzare le spalle con un laconico “non so…” e attendere gli altri la sera tardi, rientrati dal lavoro? Se non c’è pericolo per la salute o danno economico imminente, li lascio lì ad aspettare. Mi riesce difficile eh, però mi sto impegnando a fondo.
Per quanto riguarda l’uso del metodo durante una trattativa, una delle mie precedenti vicine di casa era una vera professionista con 5 Schei de Mona sempre in tasca e per qualche tempo ero caduta nella sua trappola. Ti attendeva al portone dell’ingresso oppure direttamente in parcheggio, appena uscita dall’auto, dove non te l’aspettavi, non eri preparato. Con la sua aria svagata e un sorriso sornione, nel mezzo delle chiacchiere inutili, tornava a interpellarti su questa o quell’altra questione di quartiere, come se avesse dimenticato quando discusso la sera prima. Voleva verificare se in una delle varie spiegazioni che le fornivo, versioni con parole diverse per cercare di farmi comprendere meglio, finalmente le svelavo per errore quello che secondo lei stavo nascondendo. Oppure voleva prendermi per asfissia, farmi stancare delle continue ripetizioni del medesimo concetto e così farmi rinunciare a qualsiasi proposito in merito. Peccato non conoscesse il livello di testardaggine che ho ereditato dal nonno paterno.
Pure quando mi muovo nel volontariato, nelle collaborazioni a titolo gratuito, sono sempre quella col carico maggiore in termini di ore e fatica, circondata da orde di 5 Schei de Mona. Le persone si prendono l’impegno a voce, partono con slancio e viva euforia, ma poi nei fatti sono una sequela di “non so come fare”, “non ho capito bene”, “ho provato ma non riesco” (e con una domanda capisco al volo che non hanno tentato affatto), “non ho tanto tempo”, “non mi prende la connessione”, “non è meglio se fai tu?” e così via. Sarà che nell’informatica siamo abituati a cercare in rete materiale e soluzioni, siamo costretti al continuo auto-apprendimento vista la velocità della tecnologia, ma queste persone nemmeno si sprecano per una banale ricerca su Google prima di venire a chiedere aiuto. Anzi, non è nemmeno una richiesta di assistenza, di vedere insieme come risolvere la cosa e rendersi autonomi per la prossima volta. No, no, con il metodo 5 Schei de Mona scaricano tutta l’attività su di te quando oramai è troppo tardi per trovare un’altra risorsa utile. Per evitare brutte figure all’esterno, perché non mi va di vedere un progetto arrancare dietro alla disorganizzazione personale del singolo, finisco col correre io, da sola.
Anche in qualche amicizia, mi ritrovo a fare quel passo in più rispetto agli altri. Oppure sono tutti gli altri che si accordano per fare tutti insieme un passo indietro, il che è uguale, se visto in prospettiva. Addirittura quelli che mi fanno lavorare di più hanno pure il coraggio di lagnarsi con me perché mi resta poco tempo per uscire con loro. “Ma possibile che sei sempre così impegnata?” La beffa in aggiunta al danno.
Purtroppo sono un risolutore per natura. Sono curiosa e trovare la giusta soluzione dopo attenta ricerca soddisfa la mia curiosità, perché nel frattempo scopro anche una miriade di altre cose nuove. E le metto da parte, perché nella vita non si sa mai cosa ti può servire. Anzi, si potrebbe dire che quel mio “cadere sempre in piedi” qualsiasi cosa accada derivi proprio dal fatto che no, quei 5 Schei de Mona in tasca io proprio non ce li ho. O se ci sono, non sono portata ad usarli.
Però sto imparando. Non è mai troppo tardi per tirare fuori qualche spicciolo, all’evenienza.

 

E per sapere come si pronuncia, ascoltate questo magnifico video, direttamente dai ponti di Venezia. 🙂

Comments (32)

Daniela Bino

Gen 24, 2022 at 6:47 PM Reply

Che gustosissimo post! Sarà che sono veneta, sarà che non la sapevo,… il fatto è che leggerlo mi ha divertito tantissimo! Una volta c’era un almanacco con i detti in dialetto veneto ma non ricordo più quale fosse il suo titolo. La saggezza popolare è spesso spiritosa ma nasconde tra le righe molti aneddoti utili.

Barbara Businaro

Gen 26, 2022 at 9:22 AM Reply

Ci ho messo del tempo a risponderti perché stavo cercando l’almanacco a cui ti riferisci. Potrebbe essere El Strologo del fu Dino Durante? Purtroppo dalla sua scomparsa nessuno ha preso il testimone (lavoro durissimo visto l’eccezionale umorismo di Durante) e nemmeno vengono più ristampate le vecchie edizioni. Qualche originale si trova nell’usato, ma è un peccato. Memoria storica che se ne va… 🙁

Darius Tred

Gen 25, 2022 at 12:13 AM Reply

“Dal punto di vista informatico, è vero che molti dipendenti si sono ritrovati in mezzo alla rivoluzione digitale e non è stato investito un centesimo nella loro formazione, ma chi si è laureato negli ultimi dieci anni questa scusa proprio non ce l’ha, da qualsiasi facoltà provenga.”

Da qualsiasi facoltà provenga.

Conosco gente che ha due lauree e non sa nemmeno usare Word.
Gente che studia all’università e mi chiede un paio di cose su come organizzare un certo lavoro, alle quali dico “Comincia a fare uno schemino in Excel…” … … “Excel? Perché Excel? A cosa serve Excel?”

Quindi no, Barbara: a volte penso che tra il dipendente travolto dalla rivoluzione digitale e lo studente che avrebbe potuto cavalcarla semplificandosi (parecchio) la vita, non corra molta differenza. Anzi: quasi nessuna.
Salverei solo gli studenti delle facoltà scientifiche… anche se a volte ho paura ad approfondire.

Barbara Businaro

Gen 25, 2022 at 11:51 PM Reply

E come cavolo la scrivono la tesi di laurea? Con lo scalpellino sulla pietra? O hanno tolto anche la scrittura della tesi per laurearsi adesso?! :O
Minimo minimo Word/LibreOffice lo devono saper utilizzare. Non dico la personalizzazione degli stili, ma almeno inserire un sommario automatico sì.

Darius Tred

Gen 26, 2022 at 9:59 AM Reply

Brava.
Sanno scrivere. Punto.
Dove per “sanno scrivere” intendo proprio digitare parole, non intendo “saper scrivere” come uno scrittore o una scrittrice.
Mettono insieme strafalcioni che fanno sentire un Signor Editor persino uno scribacchino come me.
Per non parlare della punteggiatura, ormai diventata un qualcosa da usare a sentimento (ringraziamo le chat dei social…).

L’impostazione degli stili è qualcosa al di là della loro umana voglia di imparare.

“Almeno inserire un sommario automatico” ??
Non se ne parla nemmeno.
Molto più semplice alzare la cornetta e chiamare lo zio “informatico”…
Se poi lo zio si diverte pure a fare lo scribacchino, ci vanno sul velluto.
Altro che 5 schei de Mona.

Che poi, per carità, aiuto sempre molto volentieri il nipotame: però l’approcio “Zio, insegnami a usare Word”, finora manco l’ombra.
A volte mi azzardo a imbastire una reazione del tipo “Prova a farla tu, poi se hai bisogno ti aiuto…”
Però interviene mia moglie in modalità “Poverina, aiutiamola” e glielo fa lei.

Siamo alle comiche, insomma.
Non resta che sperare nel mondo del lavoro: prima o poi incontreranno qualche capo che li sgrezzerà a dovere.

Barbara Businaro

Gen 26, 2022 at 10:41 PM Reply

Se cambi prospettiva, ti renderai presto conto che quello non è aiutare. Devono imparare a camminare con le proprie gambe. Il mondo del lavoro non perderà tempo a sgrezzarli, specie con l’eccesso di offerta e la concorrenza feroce di questi anni. Senza contare che imparare qualcosa da soli esprime autonomia, adattamento, organizzazione, intraprendenza. Quelle che oggi chiamano “soft skill”. Quindi, per il bene loro, tu caro zio devi resistere! 😉

Darius Tred

Gen 26, 2022 at 11:30 PM

C’è un proverbio, che non ricordo mai se sia cinese o cosa, ma che trovo molto saggio: se un uomo ha fame, non dargli il pesce ma insegnagli a pescare.

Lo trovo geniale: se gli dai il pesce, lo sfami per un giorno.
Se gli insegni a pescare, lo sfami per tutta la vita.

Io, da caro zio, cerco sempre di resistere insegnando a pescare.
Ma poi la zia (mia moglie) intercede facendomi passare per quello che non ha voglia di aiutare…

E’ una battaglia persa.
Intanto ho fatto 2 tesine di maturità e 2 tesi di laurea…
Mi mancano ancora 3 o 4 nipoti.
Non mi resta che sperare in argomenti più interessanti… 😀

Barbara Businaro

Gen 27, 2022 at 5:15 PM

Lo conosco e lo uso spesso anch’io: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.”
E’ un proverbio cinese, a volte erroneamente attribuito a Confucio oppure a Laozi, mentre in realtà l’origine è sconosciuta. C’è anche una versione di Scott Adams, il fumettista creatore di Dilbert (ne ho scritto qualcosina qui: Alla ricerca di buone abitudini di scrittura): “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lui comprerà un cappello strano. Parla con un uomo affamato di pesce e sei un consulente.” 😉

Insomma, sei un plurilaureato! E se poi decidono pure di frequentare un master? All’estero, in lingua inglese?! 😀 😀 😀
Solo una volta mi sono gettata in un’impresa straordinaria. Ho fatto le 4 di mattina con un’amica in panne di fronte alla sua tesi di laurea, Scienze Motorie (che sia nato tutto da là?!), piena zeppa di disegnini fatti a mano, scannerizzati e vettorializzati, e inseriti in quel marciume di Microsoft Word 2000. O forse era ancora Word 98… Immagina le litanie che sono state declamate in quelle ore…

Brunilde

Gen 25, 2022 at 8:10 AM Reply

L’umanità si divide in due macrocategorie: quelli ” non sono capace-non faccio queste cose-non ho tempo per occuparmene” e i ” ci penso io- ci provo- non so come si faccia ma vedo di studiarci sopra”.
O si è da una parte o dall’altra, non c’è via di mezzo.
Anch’io, come te, appartengo alla seconda. Purtroppo sono ormai anziana e obsolescente, da piccola ho studiato greco antico e ora mi trovo costretta perfino a sospirare in via telematica: non puoi capire!
E’ durissima, ma …almeno ci provo.

Barbara Businaro

Gen 25, 2022 at 11:58 PM Reply

Ecco: almeno ci provi! E io quelli che ci provano li stimo, e li aiuto, ovvio che li aiuto. Sono quelli che nemmeno fanno la fatica di scrivere su Google “come fare per…” che proprio non li comprendo.
Come disse un altro della seconda macrocategoria, Albert Einstein: Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso. 😉

Roberto Armani

Gen 25, 2022 at 10:25 AM Reply

Lavoro per una multinazionale, di mestiere rompo le palle al prossimo. Spesso in modo costruttivo, a volte sono irritato e sbaglio, me la prendo con chi non c’entra. Ma la mia fortuna è di non avere un ufficio, di potermi gestire il tempo e il dove andare a “controllare”. E trovo situazioni improbabili, negozi in cui nessuno sa nulla e altri nei quali sono sempre tutti sul pezzo. Mi chiedo perchè, a tutti sono state date le stesse opportunità, le stesse “conoscenze”. La risposta è semplice, molti, i “5 schei” non li vogliono avere, per pigrizia, ignavia, ignoranza. Cerco di lavorare con coscienza e rispetto verso chi mi paga lo stipendio, quelli con la scrivania nell’anglo buio l’hanno cercata, quelli con tanta luce naturale l’hanno guadagnata lavorando.

Barbara Businaro

Gen 26, 2022 at 12:10 AM Reply

Uhm, guarda che è al contrario: quelli affetti da pigrizia, ignavia, ignoranza sono quelli che usano i 5 Schei de Mona, quelli che fingono di non sapere, non capire, non essere capaci di. Da non confondere con la parabola dei talenti, dove le monete rappresentano le capacità. 😉
Non so dove lavori tu, ma di multinazionali clienti ne ho girate parecchio anch’io, e di un certo calibro, quotate in borsa come minimo. Talvolta quelli con la scrivania nell’angolo buio erano/sono persone capacissime, che finiscono lì per l’orgoglio ferito di un leader incapace. C’è una bella differenza tra l’essere un capo e l’essere un leader. Per questo, chi può andarsene, trova senza dubbio una carriera migliore all’estero.

Roberto

Gen 26, 2022 at 11:19 AM Reply

Lo so, Barbara, per essere un buon capo bisogna essere autorevoli, non autoritari. Purtroppo nelle grandi aziende spesso avanzano i leccatori più che i meritevoli, che restano nell’angolo buio. Ma non sempre è così. Andare a lavorare all’estero, certo, dipende da dove e a fare che. Ho lavorato 2 anni a San Diego, una follia, non faceva per me, quindi sono riuscito a tornare in Italia, con tutte le lacune e mancanze che ne conseguono ma a casa, senza pazzi che arrivano in ufficio alle 6 del mattino e lavorano 80 ore a settimana. Lavoro per vivere, non il contrario….e i 5 schei li ho sempre in tasca 🙂

Barbara Businaro

Gen 26, 2022 at 11:00 PM Reply

Ecco, oltreoceano no. Anche se il fenomeno del The Great Resignation sembra aver iniziato una rivoluzione nel loro mercato lavorativo, con dimissioni in massa proprio per avere più tempo per se stessi e per le proprie passioni, meglio scegliere il nord Europa. Vuoi perché hanno meno ore di luce, ma hanno tutta un’altra concezione del lavoro. 🙂

Roberto

Gen 27, 2022 at 9:00 AM

e, forse per questo, un’altissima percentuale di suicidi. No no, troppo freddo, se esci la sera c’è il sole e viceversa. Magri in Spagna o in un paese che nessuno mai considera: il Portogallo, anche se non so nulla del mercato del lavoro di lì ci vado ogni anno a novembre in vacanza. La gente è cordiale e sembrano tutti sereni, sembrano. Resto qui.

Barbara Businaro

Gen 27, 2022 at 5:20 PM

Non ci sono ancora stata in Portogallo, ma si, mi dicono che è molto bello, affacciato sull’oceano poi.
Il colmo è che quando mi interfaccio con gli stranieri, soprattutto gli americani, e dico che sono italiana, vanno tutti in visibilio. “Oh Italy! I love Italia! My best place in the world!” (eh, perché non ci lavori…) E non nominargli Venezia!! 😀

Roberto

Gen 31, 2022 at 6:07 PM

Il Portogallo è bellissimo, più desertico della Spagna, gente completamente diversa e lingua difficilissima. I portoghesi mi piacciono perchè sono discreti e non ti danno pacche sulle spalle…vado in Allgarvem appena posso, in novembre giro in bermuda. Penso di trasferirmi lì, una volta andato in pensione, Oltretutto le pensioni non sono tassate per 10 anni, anche se odo che stanno per rivedere questa cosa, nel qual caso andrò in Algeria. Amo gli USA, ho girato 25 stati e prima di diventare troppo pigro voglio vedere anche i restanti. Viverci? Mai più! Saluti e baci 🙂

Barbara Businaro

Feb 01, 2022 at 4:30 PM

Manda una cartolina almeno!! 😎

Sandra

Gen 25, 2022 at 1:29 PM Reply

Ho lavorato tanto in passato con le filiali venete e i colleghi – a me assai cari, per fortuna siamo rimasti in contatto – infilavano sempre qualche simpatica frase in dialetto.
Siamo nel campo di fare lo scemo per non pagare il dazio/andare in guerra e altre espressioni che significano tutte una cosa: chi non vuole fare trova sempre un modo per far fare ad altri. In ogni campo.
E dopo 5 visite alla Wind e numerose telefonate per sistemare l’Iban di appoggio del contratto cui litigo da 4 mesi, spero che l’ultima persona che se n’è occupata sia un vero risolutore.
L’aspetto “oltre al danno la beffa” cioè chi ti chiede di fare è la stessa persona che si lamenta del tuo poco tempo, emetto un grrrrr di disappunto che manco Re Leone.

Barbara Businaro

Gen 26, 2022 at 12:18 AM Reply

Ah beh, il mio grrrrr credo tu lo abbia sentito fino a Milano quel giorno, forse un po’ attutito dalla nebbia. 😀
A volte mi chiedo pure se non sia colpa mia. Per il fatto che, pur quando sono impegnata fino al massimo livello, lì lì per scoppiare, sono comunque entusiasta e sorridente. E concentro parecchie attività, incastrando tutto come al Tetris. Probabilmente da fuori queste persone lo ritengono così inconcepibile che pensano io non sia poi così tanto impegnata. Persone che non capiscono quanto io nel weekend sia affaccendata più dei normali giorni lavorativi. Allenamenti compresi.

Luz

Gen 25, 2022 at 6:32 PM Reply

Un post delizioso. Schei de mona e la storia delle cinque monete in tasca per non essere scambiati per accattoni… voglio raccontarla nelle classi, magari quando si parla di Foscolo e del suo autoesilio nel momento in cui Venezia cade sotto il vessillo austriaco per l’accordo con Napoleone.
Riguardo alle problematiche del lavoro, immaginale applicate al mestiere di insegnante. Lavoro a volte durissimo del quale non resta che poco e niente nelle testoline dei discenti. Ti viene uno scoramento che non sto a dirti.
Io ho imparato a semplificare, ad alleggerire. Si può arrivare a risultati accettabili anche senza darsi colpi di gatto a nove code sulla schiena.

Barbara Businaro

Gen 26, 2022 at 12:21 AM Reply

Felice di offrire spunti divertenti per le tue lezioni! Sono poi quelle storielle raccontate in classe che si ricordano per tutta la vita! 😉
Non occorre che le immagino, ci sono parecchie insegnanti nella mia palestra, ne sento di ogni sorta. Per i ragazzi, li capisco, un po’ è l’adolescenza che è un’età difficile, stanno cercando il posto nel mondo. Ma quello che mi raccontano di 5 Schei de Mona tra insegnanti… uhhhhh… aiuto! 😀 😀 😀

Giulia Mancini

Gen 26, 2022 at 6:23 PM Reply

Bellissimo il video esplicativo, gli italiani trovano sempre il modo di semplificare e nel caso della lingua straniera Schei de mona é fantastico!
Ciò premesso veniamo alla tua considerazione, ti capisco benissimo perché anch’io faccio parte del club di cui fai parte, io cerco sempre la soluzione facendo da me (che chi fa da sé fa per tre e aggiungo aimé) perché poi alla fine non si sa bene come tutti finiscono per appoggiarsi a me dicendo: ma tu sei così brava, lo sai già fare, riesci sempre in tutto…(cerco perché studio e mi applico anche su cose di cui non capisco nulla! Pensa che una volta mi si era bloccato il portatile (che mi serviva per scrivere ) e ho risolto guardando diversi tutorial su google, avrei potuto chiedere l’aiuto a mio nipote laureato in informatica con 110 e lode, ma lui non ha mai tempo…).
È così cara Barbara, sul lavoro e in famiglia, se dimostri di essere bravo o di saperti arrangiare a fare le cose, ti rifilano sempre le cosiddette “sole” detto in romanesco. Insomma ogni tanto la strategia di sembrare tonti per quelli come noi può essere questione di…sopravvivenza.

Barbara Businaro

Gen 26, 2022 at 11:17 PM Reply

Quando mi dicono “chiedo a te perché so che lo sai”, io di solito rispondo “quello si chiama Google, fai una ricerca…” 😉
Poi un conto è, nel mio caso, aiutare i colleghi bloccati di fronte al sistema operativo impazzito tra aggiornamenti, incompatibilità, blocchi momentanei, un’altra cosa è sentirsi chiedere come unire due fogli Excel senza aver almeno cercato una soluzione in rete (e allora mi dici “ho provato questo, questo e questo e non va, conosci altri modi?”) Premio la buona volontà, e per il resto sto imparando ad usare i 5 Schei de Mona, proprio una questione di sopravvivenza. Me l’ha praticamente ordinato il medico lo scorso giugno, che per stare dietro alle richieste degli altri si rischia davvero di rimetterci di salute.

Grazia Gironella

Gen 28, 2022 at 5:17 PM Reply

Almeno le risorse che elargisci più o meno volentieri agli altri ti tornano anche come capacità personali preziose. Imparare qualche furbizia dagli altri, però, a volte è opportuno. Io intanto cerco di capire se sono colpevole di uno dei comportamenti che citi… non so perché, mi ronzano le orecchie… 😉

Barbara Businaro

Gen 28, 2022 at 7:10 PM Reply

Uhm, se ti ronzano le orecchie, giuro che non è per me! 😉
Ho imparato a riconoscere le persone che ti chiedono aiuto in buona fede, che ci hanno già messo del suo, ma il problema è veramente ostico e necessitano di un consiglio dall’esterno, un altro paio di occhi, una visione diversa, un’opinione professionale. Dall’altra parte ci sono invece quelli che proprio giocano a scaricabarile. Anzi no, è più un “chi si prende la bomba che sta per scoppiare?” Come nel film Lilo e Stitch, nella scena finale.
Una cucuzza, due cucuzze, tre cucuzze… tutto il cucuzzaro!

Marina

Gen 28, 2022 at 7:04 PM Reply

Mi iscrivo al club degli sprovvisti di 5 schei de mona: ho sempre fatto più del dovuto per molte persone e spesso senza nemmeno un grazie. Che poi non è il grazie in sé, ma almeno questo sarebbe un segno di riconoscimento verso la prestazione offerta al posto di chi avrebbe dovuto adempierla e se l’è cavata con uno di quei: “non so come fare”, “ non ci riesco, fallo tu” ecc ecc. Siamo fesse? Sì, ogni tanto me lo dico da sola, ma poi, al momento opportuno, che faccio? Ci ricasco. Niente, io sti schei proprio, in tasca, non li so tenere!

Barbara Businaro

Gen 29, 2022 at 11:41 AM Reply

Benvenuta nel club Marina! Almeno non siamo sole! 🙂
Qualche grazie lo ricevo anche, con sorriso a tutto tondo, ma hanno uno strano sapore, del tipo “Grazie! Hai visto che ti ho gabbato anche stavolta?”
Ho preso una bella strigliata dal medico lo scorso giugno. Ero arrivata stanca e provata dallo studio e dal concorso pubblico, ci si sono aggiunte un paio di pessime situazioni e persone molto allenate allo sport della scusa “non so”. Quindi adesso comincio a usarli quei 5 Schei de Mona. Questione di salute.

Mister E.

Gen 29, 2022 at 3:15 PM Reply

AHHHH!!! quante verità in poche righe!!
Siamo purtroppo circondati: ti giri e zaaaack! “guarda che questa sera passa dopo cena tizio perchè gli devi scaricare questo o quello.. e stamparlo e non sa farlo.. ha un problema nella sua app importantissima.. ” e poi scopri che non leggono nemmeno quello che gli dice l’app o non ci hanno provato nemmeno ad aprirla o fare una qualsiasi azione..

Barbara prepara subito il post-post!!! il “Metodo anti 5 schei de mona”

Barbara Businaro

Gen 29, 2022 at 7:43 PM Reply

Eccone un altro del club! Siamo tutti senza Schei qua! 😀 😀 😀
Eh, per il post-post, dal titolo “Metodo anti 5 Schei de Mona. Come far lavorare i furbi”, dobbiamo sentirci e stendere un elenco preciso delle varie strategie da mettere in campo. Una me la ricordo bene e me l’hai insegnata tu, basta rispondere così: “Accidenti! E come pensavi di fare?!” 😉

Mister E.

Gen 30, 2022 at 10:19 AM Reply

hahaha! Mi hai fatto proprio ridiere!! E quella la prima risposta che darei di solito a questi professionisti del “fai pure tu che sto a guardare”.
Ma qui …. ci vuole un pissicologo (non penso servano in questo caso quelli con tre “esse”, due dovrebbero bastare) o mentalista, come per il caso dei testi di libri rubati! Aspettiamo e vediamo come si chiamerà la serie su netflix, visto come gira direi “la casa delle coste di libri”??

Barbara Businaro

Feb 01, 2022 at 4:29 PM Reply

E scommetto che ti sei pure dimenticato quel sito bello bello, dove tu fai una ricerca e lui ti prepara un link da inviare ai professionisti del “fallo tu che io non sono capace”. Quando usano quel link sul browser, c’è una piccola animazione che mostra l’inserimento della ricerca su Google (un finto Google, con il logo vecchio stile) e sotto gli scrive pure “Come on… Was that really so hard?” 😀 😀 😀
Eccolo: letmegooglethat.com
C’è anche questa nuova versione, lmgtfy.app, che nasconde il significato del link sull’acronimo, e nell’animazione scrive in italiano: “Questo è internet. Questi ti permettono di cercare:” [mostra una lista di motori di ricerca] “La prossima volta usa questo:” [usa il motore di ricerca proprietario e fa la ricerca originale]
Prova questo, a sorpresa: Ricerca per Mister E. 😉

…però qua l’allievo sta superando il maestro eh! 😎

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