44 Scotland Street di Alexander McCall Smith

44 Scotland Street di Alexander McCall Smith

Questo romanzo è stato la mia coccola di settembre, tra l’estate che se ne va, un nuovo lavoro in arrivo e la Scozia ancora così lontana.
Ho scoperto questo autore per caso molto tempo fa, durante una ricerca online di libri sulla Scozia, appunto. Tra i risultati trovai il titolo Lettera d’amore alla Scozia con una copertina illustrata bellissima, ma era il terzo volume della serie 44 Scotland Street di Alexander McCall Smith, ambientata nella città di Edimburgo, la capitale della Scozia che ho avuto il piacere di visitare nel 2019, in occasione del My Peak Challenge Gala.

Dovevo, assolutamente dovevo, leggerlo. Ma occorreva partire dall’inizio e recuperare tutti i romanzi, con quelle meravigliose copertine con la facciata degli edifici nelle vecchie edizioni TEA (le nuove grafiche, con immagini di razzi e televisori stile anni ’60, fanno, ahem, un po’ schifo, mi spiace). Così ho salvato qualche link nel mio lungo elenco di libri da acquistare e rimandato le indagini a quando avessi avuto più tempo.
Poi è arrivata quest’estate la mia amica e blogger Sandra Faé, che ha trovato in biblioteca L’uso sapiente delle buone maniere di Alexander McCall Smith, un’altra serie con protagonista Isabel Dalhousie, una quarantenne filosofa scozzese ficcanaso, e al termine della lettura gli dato un 9 e mezzo come voto finale: Letture e cose estive
Insomma, era proprio ora di mettersi a caccia di questi romanzi tra i mercatini dell’usato, perché mi ero già affezionata alla trama del 44 Scotland Street nella sua quarta di copertina, volevo proprio sentire come si vive in un condominio a Edimburgo. Meglio o peggio dei nostri qui in Italia?! 😀

Ho trovato strano non aver mai sentito parlare prima di questo autore, credo che ci stiamo perdendo qualcosa di unico.
Alexander McCall Smith è uno scrittore scozzese di fama internazionale. Nato e cresciuto in Rhodesia del Sud (ora Zimbabwe), si è poi trasferito in Scozia per studiare legge all’Università di Edimburgo (il nonno era scozzese, originario di Nairn, nelle Highlands). Conseguita la laurea e un dottorato, è tornato in Africa meridionale per insegnare all’Università del Botswana per un breve periodo. Ma alla fine si è stabilito in Scozia, lavorando come professore di Diritto medico dell’Università di Edimburgo, dove ancora risiede (vicino di casa di J.K.Rowling, Ian Rankin e Kate Atkinson, niente meno!).
Nella sua seconda vita, è il creatore di tre serie letterarie di successo: “I casi di Precious Ramotswe, detective n.1 del Botswana” con atmosfera africana e copertine coloratissime, “I casi di Isabel Dalhousie, filosofa e investigatrice” e “Le storie del 44 Scotland Street”, entrambe ambientate nella città di Edimburgo. Nel 2010 le sue vendite superavano 40 milioni di copie solo in Inghilterra.
In lingua originale si possono trovare molti altri romanzi, quattro serie investigative (Corduroy Mansions, Professor Dr von Igelfeld Entertainments, Detective Varg, Big-Top Mysteries), diversi racconti e libri per ragazzi, compresa una serie di Precious Ramotswe bambina, ma non tutti purtroppo sono tradotti in lingua italiana.

Nel 2014 McCall Smith ha acquistato addirittura i Cairns of Coll, una catena di isolotti disabitati nelle Ebridi: “Ho intenzione di non fare assolutamente nulla con loro e di assicurarmi che, dopo che me ne sarò andato, siano tenuti in custodia, incontaminati e disabitati, per la nazione. Voglio che siano tenuti in perpetuo come un santuario per la fauna selvatica – per uccelli e foche e tutte le altre creature di cui sono dimora”. A testimonianza del suo amore per la Scozia e per la natura incontaminata di questa terra.

Ma tenetevi forte, perché quel che segue ha davvero dell’incredibile. Quando l’ho scoperto, per caso dal sito ufficiale di Alexander McCall Smith, www.alexandermccallsmith.co.uk, coloratissimo e ben fornito, per poco non mi piglia un colpo!
Stavo guardando la sezione “Off the page”, dove c’è una pagina dedicata al “The Great Tapestry of Scotland”, il grande arazzo della Scozia: alla fine del 2010 Alexander McCall Smith ha fatto una visita al Prestonpans Tapestry, un lungo arazzo in diversi pannelli che racconta per immagini la cruenta battaglia di Prestonpans. L’impatto è stato tale, che lo scrittore ha voluto proseguire quel progetto, portando tutta la storia della Scozia con un arazzo ancora più grande. Nel 2011 è stato istituito il Great Scottish Tapestry Charitable Trust, per coordinare più di 1.000 cucitrici, 50.000 ore di cucito e 300 miglia di filato. The Great Tapestry of Scotland The Great Tapestry of Scotland è stato inaugurato in settembre 2013 presso il Parlamento scozzese a Edimburgo.
Vado a vederlo nel nuovo sito ufficiale del progetto: greattapestryofscotland.com 
Che cosa ci trovo tra News and update, notizie e aggiornamenti? Outlander star welcomes The Great Tapestry of Scotland, con il faccione del mio coach in My Peak Challenge, Sam Heughan, l’attore della serie televisiva Outlander. “La star di Outlander ha contribuito con una foto, una citazione, una bottiglia di Sassenach Whisky e una copia firmata del suo libro Clanlands all’inaugurazione della mostra Iconic Scotland del centro nella Galleria 1420.”
Alexander McCall Smith mi ha riportato …ad Outlander!

Mi sono emozionata a trovare questo collegamento, mi è scappata la lacrima, mi si è annodata la gola. L’ennesimo e strabiliante sassolino da dio.
Sono sulla strada giusta, non c’è dubbio. Ed è proprio Scotland Street! 😀

44 Scotland Street - Edinburgh
Se cliccate sull’immagine, in un attimo sarete lì 😉

 

44 Scotland Street
Numero civico di fantasia

Scotland Street esiste davvero nella città di Edimburgo, nel quartiere alto borghese di New Town, ed è una via residenziale costeggiata da alte townhouse con diversi appartamenti. Scende dolcemente da Drummond Place, una strada quasi circolare con un giardino privato nel mezzo, verso il King George V Park, offrendo una bella vista sulla baia e oltre sul Fife. La numerazione reale però si ferma al civico numero 37, sulla cui ringhiera per altro qualcuno ha attaccato una bellissima Little Free Library in legno. Chissà se dentro c’è almeno un libro della serie! 🙂

Il romanzo narra la storia di Pat MacGregor, una studentessa al suo secondo anno sabbatico (ancora non si sa cosa è andato storto nel primo anno), che viene accettata come nuova inquilina al 44 di Scotland Street. Condividerà intanto l’appartamento con Bruce Anderson, il suo coinquilino muscoloso e narcisista, in attesa che gli altri, Ian e Sarah, rientrino da un viaggio in Grecia. Pochi giorni dopo comincia il suo nuovo lavoro come segretaria presso la galleria d’arte di Matthew Duncan, ragazzo poco incline agli affari a cui è stata assegnata la galleria come posizione sinecura dal suo ricco padre.
Nel frattempo conosce anche la sua dirimpettaia, Domenica Macdonald, una signora di sessantuno anni acuta e perspicace, antropologa non professionista, che vive tra i libri e tanti progetti, guida una Mercedes-Benz 560 SEC color crema, un coupé con cambio automatico, “la potenza di cinque Mini!”
Domenica è il mio personaggio preferito, allegra ma severa, innamorata della vita e della bellezza, con quell’ironia che rende tutto più semplice.

“Questa stanza è un po’ caotica. Quella parete là, con tutte le foto, sembra uno di quei ristoranti italiani dove appendono i ritratti delle persone famose che ci sono andate a mangiare. Di questi tempi il più gettonato è Sean Connery ma non riesco proprio a immaginare che abbia passato così tante ore nei ristoranti italiani. Dove lo trova il tempo di coltivare la sua fama, pover’uomo. E se vai in Italia, in tutti i ristoranti ci sono foto di Luciano Pavarotti, ma nemmeno lui può essere stato in tutti i posti che lo rivendicano. E’ come il culto dei santi e delle loro ossa. Ci sono talmente tanti pezzetti dei santi più amati che per ognuno si potrebbero mettere insieme centinaia di scheletri. Santa Caterina da Siena, per esempio – quella della botte miracolosa – doveva avere tantissime dita. Ne ho viste almeno venti in varie chiese della Toscana. Un miracolo!”

Nello stesso edificio, vivono Tim e Jamie al piano di sotto, solo nominati da Domenica durante una cena, quando spiega a Pat come Tim nutra più di un profondo affetto verso l’amico Jamie, ahinoi, innamorato e fidanzato con una ragazza di Montreal. Poi ci sono Irene e Stuart Pollock, con il piccolo Bertie, il loro bambino prodigio che a cinque anni suona il sassofono meglio di un adulto, parla un italiano fluente ed è estremamente ben informato su vari argomenti, molto più della madre, anche se preferirebbe giocare a rugby e con i trenini elettrici. Sì, sì, avete letto bene: c’è molto dell’Italia in questo romanzo! Peccato che Bertie abbia cominciato a studiare Italiano dalle parolacce… 😀

“Sarebbe stato più semplice prendere la macchina” osservò Bertie.[…]
“Spostarsi in autobus è più responsabile” disse Irene. “Dobbiamo rispettare il pianeta”.[…]
Bertie ci penso su per un po’. Aveva un grande rispetto per il pianeta ma rispettava anche le auto. E per lui la sorte della loro era rimasta un mistero. L’aveva avvistata l’ultima volta cinque settimane prima; poi era sparita.
“Dov’è la nostra macchina, mamma?” chiese a bassa voce.
“E’ parcheggiata” replicò Irene.
“Dove?”
Irene rispose brusca. “Non lo so. L’ha parcheggiata papà. Chiedilo a lui.”
“Gliel’ho chiesto” disse Bertie. “Ha detto che l’hai parcheggiata tu da qualche parte.”

Controllando i quadri a disposizione della galleria, Pat fa notare a Matthew, completamente digiuno di arte, che uno dei loro dipinti sembra essere un’opera di Samuel Peploe e potrebbe valere anche fino a quarantamila sterline. Qualcuno tenterà di rubarlo dalla galleria e alla fine scomparirà per errore dallo sgabuzzino dove era stato messo in custodia. La caccia al “Peploe?”, con il punto di domanda finale, vedrà anche l’importante contributo di Angus Lordie, pittore ritrattista amico di Domenica, e del suo strano cane Cyril, che mostra il suo dente d’oro e fa l’occhiolino alle belle ragazze, soprattutto a Pat!
Le loro vite si intersecano, tra le scale del 44 Scotland Street, tra i diversi caffè e ristoranti del centro, tra il lavoro in galleria e quello in ufficio, tra l’asilo del piccolo Bertie e gli impegni culturali di sua madre.
Ma la vera protagonista della storia è la stessa città di Edimburgo.

Perché, si era domandata Domenica, Edimburgo è tanto bella? La domanda le era sorta mentre svoltava l’angolo sulla strada panoramica, sul friabile pendio vulcanico di Arthur’s Seat, e girando un angolo aveva visto la Old Town allargarsi sotto di lei: la cupola dell’Old College sulla quale il Golden Boy reggeva una fiaccola; il guazzabuglio domestico dei tetti, le guglie puntute delle numerose kirk, una tale bellezza, illuminata in quel momento dai raggi di luce che filtravano dagli squarci tra le nuvole. Era una bellezza di rango pari a quella di Siena o di Firenze, una bellezza che innalzava lo spirito, faceva sussultare nell’animo.

 

44 Scotland Street - Edinburgh Map
Edimburgo nella mappa inserita all’interno del romanzo

 

Alexander McCall Smith
e la sua amata Edimburgo

Non ho potuto leggere questo romanzo senza dare continuamente uno sguardo in rete ai luoghi che venivano menzionati. In attesa di tornare in Scozia dal vivo, mi sono goduta ogni attimo in questo curioso viaggio virtuale.
La Something Special Gallery, la piccola galleria d’arte di Matthew dove da poco lavora Pat, non esiste in città, così come non c’è traccia del The Morning After, il piccolo cafè di Big Lou ricavato da una libreria di libri usati, dove Matthew passa le sue mattinate “di lavoro” con gli amici Ronnie e Pete, mentre Pat cerca di vendere qualche quadro dall’altra parte della strada.
Ma esistono lo stadio Murrayfield (ci sono passata accanto con la metro che collega l’aeroporto con il centro) e il prestigioso campo di golf Muirfield lì vicino, citati dai personaggi.
Ho appena rintracciato nello stesso quartiere di Scotland Street, qualche via più verso ovest, anche il The Cumberland Bar, frequentato da Bruce, il coinquilino di Pat, e dai suoi amici, periti immobiliari e ragazzi del club del rugby.

The Cumberland Bar - Edinburgh
The Cumberland Bar in Cumberland Street

 

Nella North West Circus Place, nel quartiere di Stockbridge ancora più ad ovest, potete entrare anche nel Floatarium, nella vasca di galleggiamento, acqua satura di sale solfato di magnesio a temperatura corporea, dove Irene si immerge per rilassarsi (e una volta porta con sé anche Bertie, immaginate cosa può succedere…)
Poi sono andata a prendere un tè con la signora Todd, la moglie del capo di Bruce, ai magazzini Jenners, salvo scoprire che ci sono stata davvero! L’edificio si trova in Princes Street, proprio davanti al memoriale gotico dedicato a Sir Walter Scott. Al suo interno troviamo un enorme atrio fino al soffitto e poi vari reparti, dall’abbigliamento alla profumeria, suddivisi per piano. Esiste dal 1838 ed è considerato un monumento classificato per la sua importanza storica. E’ proprio qui, all’House of Frasers (le lettrici di Outlander non possono esimersi dal passare di qui!), che durante il mio viaggio in Scozia del 2019 ho acquistato il mio giaccone Barbour, tinta Navy ovviamente. 😉

Jenners - Edinburgh
I magazzini Jenners in Princes Street

 

Il Café St.Honoré, ristorante di lusso dove Matthew si rifugia un paio d’ore per il pranzo, è nascosto in un angolo di una stradina poco frequentata, nella zona della Scottish National Portrait Gallery, la galleria d’arte con i ritratti di scozzesi famosi, dove Pat sarà invitata dalla vicina Domenica per una conferenza. Non c’è invece nessun Hot Cool Wine Bar nella stretta Thistle Street, il locale dove Pat ha un appuntamento improvvisato (ma non vi svelerò di più), però forse McCall Smith sta scherzando sulla fama dell’antico Thistle Street Bar, proprio a metà della strada come descritto nel romanzo.
Potete anche prenotare una camera al Braid Hills Hotel, l’albergo che nel libro ospita l’annuale ballo dell’Associazione dei conservatori di Edimburgo Sud, con una notevole partecipazione: Raeburn Todd e sua moglie Sasha, la loro bisbetica figlia Lizzie accompagnata da un costretto Bruce Anderson, Ramsey Dunbarton e sua moglie Betty, gli unici ad aver acquistato il biglietto per la serata. Così scopro che l’unica danza tradizionale scozzese per sole sei persone è il Dashing White Sergeant, tutte le altre richiedono almeno otto ballerini.

E poi ci sono i negozi preferiti di Irene Pollock, mamma del piccolo ma saggio Bertie, primo tra tutti il prestigioso Valvona & Crolla. A dispetto del nome che continua a strapparmi una risatina, Valvona & Crolla sfoggia una bandiera italiana sopra la vetrina e un cartello recita “VINO E CUCINA”! Questo è l’emporio di specialità gastronomiche e vini italiani più antico di Scozia, fondato nel lontano 1934. Avevano cominciato servendo la piccola comunità italiana di immigrati nella vecchia Edimburgo e ora vendono prodotti alimentari e vini pregiati per tutto il Regno Unito. Basta uno sguardo al loro shop per sentire aria di casa nostra, tra la pasta De Cecco e i salumi Negroni, tra il prosecco e i limoni di Amalfi.
Al primo piano del locale c’è anche un ottimo Caffè Bar & Restaurant, dove servono caffetteria, compreso il latte macchiato di Bertie, pasticcini, panini caldi e piatti pronti direttamente dal loro negozio.
Mi sono fatta l’idea che Alexander McCall Smith adori l’Italia, la bellezza delle nostre città ma pure il nostro buon cibo. Dev’essere così! 😀

Valvona & Crolla - Edinburgh
Valvona & Crolla in Elm Row

 

Sempre dalle preferenze di Irene, il piccolo cafè e gastronomia Glass & Thompson ha cambiato insegna e destinazione, ora è il New Town Fox, un ristorante sempre aperto specializzato in sapori scozzesi.
La libreria Ottakars di George Street invece è stata chiusa definitivamente ahimé nel maggio 2006, un anno dopo la pubblicazione di questo romanzo (Fonte: The Herald).

Al seguito di Matthew e Pat, ho visto l’Holy Corner, letteralmente “angolo santo”: un incrocio dove si guardano ben quattro chiese diverse (anche se due sono leggermente arretrate), sia per architettura che per congregazione. Nello stesso quartiere ce ne sono pure altre, soprattutto il Church Hill Theatre, costruito come chiesa ma trasformato in teatro, ancora oggi in funzione. La cosa straordinaria è che credo di essere passata in taxi dal vero per questa strada!

Holy Corner - Edinburgh
The Holy Corner, incrocio tra Morningside Road, Colinton Road e Chamberlain Road

 

Qualche via più in là, sempre a Morningside, mi sono intrufolata persino nel giardino privato dello scrittore Ian Rankin, il re incontrastato del giallo scozzese, adagiato in una vasca idromassaggio, il modo migliore per pensare (presumo che McCall Smith sia anche suo amico, per potersi intrufolare così letterariamente in casa sua! 😀 )

Ma la scoperta davvero eccezionale è stata quella della galleria ferroviaria abbandonata proprio sotto la carreggiata di Scotland Street!
Scendendo da Drummond Place infatti, la strada si divide verso destra in Summer Bank e verso sinistra in Royal Cres, mentre il rettilineo termina con un muretto con vista sul sottostante King George V Park, un bellissimo parco con vie pedonali e ciclabili, giochi per bambini e aree attrezzate. Sotto quel parapetto, alle spalle del piccolo campetto da basket, c’è la vecchia uscita della galleria ferroviaria, chiusa al pubblico. Non vi dirò qual è il ruolo nel romanzo, ma è notevole la storia di questo sito: fino al 1840, l’intera area era aperta campagna con un lago. Questo fu prosciugato nel 1842 per farne uno scalo ferroviario e merci, nacque così la Scotland Street Station, che collegava il centro di Edimburgo, dalla Canal Street Station, fino a Granton, dove si poteva prendere un traghetto per il Fife, la riva opposta. Il Forth Bridge non era ancora stato costruito.
Nel 1868 il tunnel fu chiuso perché il traffico era stato deviato su nuove linee, ma fu utilizzato con altri scopi: è stato il più grande rifugio antiaereo della città durante la Seconda Guerra Mondiale, poi fu usato come deposito di carbone, come garage per vecchi veicoli e addirittura come terreno per la coltivazione dei funghi! La parte a nord, dove c’era la vecchia stazione merci, è stata livellata ed è diventata un bellissimo parco.

Scotland Street Tunnel - Edinburgh
Scotland Street Tunnel

 

Dall’altro capo, la galleria è stata chiusa e la stazione di Canal Street è andata perduta con la costruzione del Waverley Market, ma rimane un altro tunnel di accesso di fronte al binario 19 della stazione di Waverley. Qui potete vedere la vecchia linea ferroviaria Edinburgh – Leith – Newhaven: Railscot Scotland Street Tunnel
In questo sito trovate invece foto dell’epoca e immagini dello stato della galleria oggi: Subterranea Britannica Scotland Street Tunnel

Grazie ad Alexander McCall Smith ho pure migliorato le mie scarse conoscenze artistiche! Ho scoperto il pittore scozzese Samuel Peploe, che gli edimburghesi adorano i dipinti delle isole di Mull e Iona (e probabilmente gli isolani di Mull e Iona invece preferiscono i quadri che ritraggono Edimburgo!), ho imparato la differenza tra un Vettriano (pittore scozzese di origini italiane, di Frosinone, famoso per il suo The Singing Butler, una coppia in abito da sera che balla sulla spiaggia mentre la cameriera e il maggiordomo li proteggono con degli ombrelli scuri) e un Hopper (artista americano “che dipingeva la gente seduta al bancone dei soda bar”, intendendo il suo riconoscibile I nottambuli). Non mi dispiace Peploe, ma mi sono innamorata delle fisionomie sensuali di Vettriano. 😉

Ben More from Martyrs Bay Iona - Samuel Peploe
Ben More from Martyrs Bay, Iona, di Samuel Peploe, 1925

 

44 Scotland Street
Una serie incompleta in Italia

La storia del 44 Scotland Street è stata pubblicata per la prima volta a puntate sul quotidiano The Scotsman, a partire dal 26 gennaio 2004, ogni giorno della settimana, per sei mesi. Il libro, pubblicato poi nel 2005, conserva gli oltre 100 brevi capitoli della versione sul giornale.
Al oggi la serie di romanzi del 44 Scotland Street è composta da 14 libri in lingua inglese, l’ultimo pubblicato nel 2020 e uno di prossima uscita al prossimo 4 Novembre, ma solo 5 sono al momento tradotti in italiano, pubblicati in prima edizione da Guanda e poi in edizione economica da TEA. Con le traduzioni italiane siamo fermi al romanzo del 2008, L’insostenibile leggerezza degli scone da noi uscito nel 2019… e mi piacerebbe tanto sapere perché!! 🙁
Sul sito dell’autore, potete ammirare tutte le copertine delle edizioni inglesi: 44 Scotland Street Series

Per la serie “I casi di Precious Ramotswe, detective n.1 del Botswana” le traduzioni in italiano sono più veloci: l’ultimo libro Gli effetti benefici delle vacanze uscito nel 2021 per TEA è stato pubblicato nel Regno Unito nel 2015. Anche per “I casi di Isabel Dalhousie, filosofa e investigatrice” la pubblicazione italiana segue a stretto giro quella inglese, nel 2017 è uscito Amori perduti di gioventù, edizione del 2011 nel Regno Unito.
Le altre quattro serie investigative invece non sono proprio tradotte, come la maggior parte dei libri per ragazzi.
Un vero peccato, perché questo è un autore che merita di essere conosciuto bene anche in Italia.

Di nuovo insieme.
Riuniti in questo luogo
Di strade curve e luce nordica,
Sotto una luna singolare, la Scozia
Silenziosa e assopita tutt’intorno;
Di cosa parlare se non d’amicizia
E umano desiderio d’amore, non per me solo
Ma per i miei amici e per coloro che amici non sono;
Perciò se ora domandi
Quale sia il mio desiderio, eccolo: amore per la Scozia
Come lacrime di pioggia. E qui mi fermo.

 

44 Scotland Street di Alexander McCall Smith - Edizioni TEA

Osservate la particolarità di quel nero profilo di edifici in quarta di copertina: per ogni volume, si accende il caseggiato del romanzo illustrato in prima da Ezio Rolle. Sono questi dettagli che fanno impazzire di giubilo le lettrici come me. 😉

Comments (16)

Giulia Mancini

Set 28, 2021 at 8:50 AM

Molto belle le copertine, con i particolari curatissimi! Non conosco questo autore e sono andata a cercarlo su ibooks, in effetti i libri tradotti in italiano non sono tanti, chissà perchè, bisognerebbe interpellare la casa editrice Guanda per capire meglio, magari è fuori dai loro piani editoriali come si suol dire.
Non sono mai stata in Scozia, ma mi piacerebbe visitarla, però in questo momento mi sembra davvero una possibilità remota, se penso che poco prima che scoppiasse la pandemia avevo prenotato un viaggio in Irlanda che ovviamente è saltato. Certo dovessi andare a Edimburgo farei un salto nel negozio di cibi italiani.

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Barbara Businaro

Set 29, 2021 at 1:08 PM

Quando ho iniziato a leggere il romanzo, non avevo in mente di farne una recensione così curata. Ma via via che scorrevano le pagine, che mi appassionavo alla storia, che ridevo di gusto delle scenette di Bertie con la madre (tipo quella con le crepe sul marciapiede in Drummond Place) o delle figuracce di Bruce (come dimenticarsi gli slip sotto il kilt in una serata da ballo, tradizionale ma pericoloso 😀 ), che tifavo spudoratamente per Matthew nel cuore di Pat e speravo che quel benedetto quadro risolvesse i problemi della galleria, ho pensato che dovevo proprio fare qualcosa per questo autore, Alexander McCall Smith merita un’occasione. Quindi sono qui a raccogliere le testimonianze di chi lo legge e vorrebbe leggerne di più, per i signori di Guanda. 😉

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IlVecchio

Set 28, 2021 at 11:20 AM

Dall’articolo corposo, deduco che la lettura è stata proficua.
Ti sarebbe piaciuta lo stesso questa storia se fosse stata ambientata altrove? : -)

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Barbara Businaro

Set 29, 2021 at 1:08 PM

Non lo so… In effetti, se fosse stata ambientata altrove, non avrei salvato il titolo nella lista degli acquisti futuri. Però non è solo la presenza tangibile di Edimburgo, è proprio come McCall Smith te la racconta, severo in alcuni giudizi, cinico e brutale talvolta, eppure traspare l’amore infinito per questa città. Come le scale del 44 Scotland Street descritte da Domenica: “Erano scale molto calpestate e i gradini erano consunti nel centro, ineguali. Non importava, comunque, perché sebbene irregolari erano belle scale. Ma perché erano belle? Perché avevano carattere. Scale con un’anima.”
Ecco. Edimburgo ha un’anima magnifica in questo romanzo. 😉

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Sandra

Set 28, 2021 at 3:28 PM

Grande post. Mi riprometto di tornarci quando avrò letto questo romanzo, che mi aspetta non appena avrò terminato quello in lettura, a breve. Le suggestioni scozzesi mi hanno catturata tantissimo, come sai, grazie anche per aver citato il mio post. Ho idea che Alexander ed Edimburgo mi faranno compagnia ancora per molto tempo. Poi, chissà, che non mi butti anche sulla serie africana. Che meraviglia questa tua accurata ricerca, gli scorci che ci regali, correlati dalla tua esperienza in Scozia.
Peploe c’è anche nei romanzi con Isabel, molto ricchi dal punto di vista artistico, in questa serie Cat, nipote della protagonista, ha una gastronomia/caffetteria di prodotti italiani oltretutto, luogo delizioso.
Insomma, la Alexander McCall Smith mania si è impossessata di entrambe.

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Barbara Businaro

Set 29, 2021 at 1:09 PM

Ma sai che al termine di questo libro, guardando quanti pochi altri me ne restano di tradotti, mi sono detta: alla fine mi butterò sulla serie africana! 😀 😀 😀
Questa ricerca l’avevo già percorsa così, senza scopo se non la curiosità, durante la lettura. Quando ho deciso di scrivere il post, è bastato recuperare la cronologia e giocare un pochino con Google Street View (sempre santo e lodato! soprattutto durante la pandemia mi ha permesso di viaggiare senza muovermi!) Interessante quel che mi dici: anche nel Club dei filosofi dilettanti, la serie di Isabel Dalhousie, c’è Peploe (stai a vedere che al prossimo viaggio mi compero una stampa di Peploe…) e l’Italia. Il top del top del top sarebbe prendersi un latte macchiato da Valvona & Crolla e trovarci Alexander McCall Smith seduto vicino!! 😉

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Speranza

Set 28, 2021 at 4:18 PM

Anche io ho conosciuto MaCall tramite Sandra, mi sono immersa in Africa con Precious. Confermo che quest’autore ti fa prendere l’atlante per localizzare i luoghi in cui sono ambientate i romanzi. Leggerò tutto di Precious, poi passerò in Scozia. Certo leggerò anche altro per spezzare e non fissarmi solo con lui, anche se la tentazione è molto forte. Lo adoro

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Barbara Businaro

Set 29, 2021 at 1:11 PM

Oh perfetto, mi mancava una lettrice della serie africana! Quindi confermi che il merito è della sua penna, e non della locazione geografica. 🙂
Dalla sua, McCall Smith ha viaggiato sempre molto, è stato anche in Nuova Zelanda dove suo nonno paterno, di origini scozzesi, ha gestito un ospedale per oltre trent’anni. Riesce a scrivere 2000/3000 parole al giorno anche quando è in viaggio, ispirato dai luoghi che visita.
Ed è sicuramente stato anche in Italia, a Montalcino, visto che nel 2016 ha pubblicato My Italian Bulldozer:

Quando lo scrittore Paul Stewart si dirige nell’idilliaca cittadina italiana di Montalcino per finire il suo libro, già in ritardo, sembra la fuga perfetta dalla stressante vita cittadina. All’atterraggio, tuttavia, le cose prendono rapidamente una brutta piega quando scopre che la sua auto a noleggio non si trova da nessuna parte. Senza alcuna prenotazione e senza altre auto disponibili, sembra che Paul sia bloccato in aeroporto. Cioè, fino a quando uno sconosciuto intraprendente gli offre un’alternativa inaspettata. Anche se potrebbero non esserci auto disponibili, c’è qualcos’altro in offerta: un bulldozer.
Con poca scelta in materia, Paul accetta e così inizia una serie di risate avventure attraverso la campagna italiana, seguendo la scia di Paul e del suo bulldozer italiano. Una storia di circostanze inaspettate e una lezione per ottenere il meglio da ciò che hai, My Italian Bulldozer è una calda lettura per le vacanze che ti farà sorridere.

Ecco, ditemi perché questo (la traduzione della quarta di copertina è mia), ambientato proprio in casa nostra, in Toscana, non è ancora stato tradotto e pubblicato in italiano!!!!
Quale mai può essere il problema?! 😐

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Darius Tred

Set 28, 2021 at 11:34 PM

Quando leggo di questi post mi rendo conto di quanto sia ancora vasta la mia ignoranza…

😀 😀 😀

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Barbara Businaro

Set 29, 2021 at 1:11 PM

Eh, ogni tanto andiamo pari dai. Che anch’io mi rendo conto dell’immensità galattica ( 😎 ) della mia ignoranza quando scorro sul tuo blog gli estratti delle tue letture. Compresa quella roba lì del Sole pensante per magnetismo… 😀

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Elena

Set 29, 2021 at 10:58 AM

Mi hai fatto tornare indietro di più di trent’anni! Tanti ne sono passati dalla mia prima e unica visita a Edimburgo di cui in effetti ricordo popcorn se non la neve il 15 di agosto! E poi limpronuncibilita in lingua originale del nome di questa città che ci porta indietro nel tempo e dentro un verde di magnifico che tu conosci bene. L’autore non lo conosco ma promette bene…

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Barbara Businaro

Set 29, 2021 at 1:13 PM

EDINBRRAHHH 😀 😀 😀
Neve al 15 di agosto per te e sole spaccapietre a maggio quando ci sono andata io. La variabilità del loro meteo è incredibile, anche se i cambiamenti climatici hanno diradato la neve nella capitale, si vede poco e non resta mai a lungo, sciolta in pioggia. Dovresti però aver visto anche il sole tramontare tardissimo in estate, hanno tantissime ore di luce, arrivando a cenare ancora col sole alto.
Ecco la spiegazione della pronuncia di Edimburgo, che comunque cambia anche tra gli scozzesi stessi, a seconda della loro provenienza (e pare esserci un pelino di rivalità tra Edinburgh e Glasgow… 😉 )

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brunilde

Set 29, 2021 at 11:40 AM

Ok, allora me lo segno, questo autore che non conosco, e lo inserisco nella mia book list: come sai, faccio tesoro dei tuoi consigli di lettura!
In quanto all’entusiasmo per Edimburgo, ecco… Forse esserci stata una volta sola, ormai diversi anni fa, non me l’ha fatta apprezzare appieno, nonostante ci fosse il Fringe festival, con un’atmosfera festosa con musica e spettacoli ovunque.
Ricordo un vento gelido che passava attraverso la giacca a vento ( era fine agosto ), l’urgenza di rifugiarsi dentro a pub o caffè per riscaldarsi nel corso delle giornate. e ricordo anche, ma questo è comune a tutte le città inglesi, la gente che il venerdì sera affollava i locali per bere, bere, bere, come non ci fosse un domani.
Magari ho un animo troppo mediterraneo: il fascino celtico su di me non attacca!

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Barbara Businaro

Set 29, 2021 at 1:14 PM

Eh, in questo caso il consiglio arriva sia da me che da Sandra e nei commenti anche da Speranza. Tre is megl che one! 😀
Caspita, mi spiace che non hai apprezzato Edimburgo, e che hai avuto la possibilità di andarci durante il Fringe Festival! Dura l’intero mese di agosto, con un’invasione di turisti (quindi forse città troppo caotica) e di spettacoli da ogni parte del globo. C’era vento gelido anche nelle sere di maggio, quando ci sono stata io (e comunque anche per me solo un soggiorno, per ora). Immaginati la sottoscritta e le amiche, in vestito da sera lungo, senza calze, con i sandali aperti, spalle scoperte con un coprispalle di seta e sopra il piumoncino leggero leggero (sottostimato perché qualcuno da Glasgow ci aveva detto che tanto fa caldo – peccato che Glasgow è nell’entroterra, Edimburgo è sul mare…), in attesa in fila, fuori dall’Edinburgh International Conference Centre, vicine vicine come i pinguini per scaldarci. Ecco perché il giorno dopo sono andata di corsa a prendermi il Barbour da Jenners! 😉
Poi noi abbiamo sempre camminato tanto, quindi il freddo non l’ho sentito così molto. Anzi, la prima sera sono dovuta uscire dal pub perché avevo mal di testa per il caldo soffocante all’interno. Giuro che avevo bevuto solo Coca Cola Zero! 😀
Per loro bere è un fatto di socialità, il pub è una tradizione inglese e la Scozia poi è il massimo produttore di whisky. Ma se devo dirla tutta, mentre lassù non ho avuto problemi, stanno dentro ai locali e tornano a casa in metro o in taxi, qua a Padova certe zone del centro sono diventate invivibili a causa delle birrerie aperte fino a tardi, con bivacco canterino sulla strada…

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Luz

Set 29, 2021 at 6:22 PM

Ma tu guarda la genialata delle copertine che tutte insieme compongono la strada. Questo crea una spinta verso la serialità.
Un giorno voglio assolutamente visitare la Scozia, tutti voi che avete avuto il piacere ne siete letteralmente innamorati. Bisogna rimediare, non vedo l’ora di passeggiare per quelle strade di Edimburgo. Perché sono luoghi molto evocativi, ne subiamo un fascino che neppure si può spiegare.
Grazie per averci parlato di queste deliziose pubblicazioni. 🙂

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Barbara Businaro

Set 30, 2021 at 3:08 PM

Vero che sono bellissimissime quelle copertine?! Purtroppo sembra che TEA le voglia abbandonare con la ristampa dei primi volumi… 😐
Credo che il fascino della Scozia sia nella sua storia, nelle sue tradizioni, nelle sue leggende e nei suoi paesaggi senza tempo. Nonostante noi qui in Italia siamo immersi dentro un patrimonio culturale eccezionale, che ovunque ci giriamo c’è un castello, una villa antica o dei resti romani, si sa che l’erba del vicino è sempre più verde. Soprattutto perché da loro piove ogni cinque minuti! 😀

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