Il valore del blog per lo scrittore - un salvadanaio letterario

Il valore del blog per lo scrittore

La recente deflagrazione del caso Facebook-Cambridge Analytica deve far riflettere non solo sulla facilità con cui gli utenti cedono i loro dati personali e le loro abitudini di consultazione, senza dargli un opportuno valore, ma anche all’eccessiva importanza che i social hanno assunto per finalità di business e marketing. Con aziende che arrivano ad appoggiare in blocco il loro reparto di assistenza post-vendita proprio su Facebook.

Come era prevedibile, le altre piattaforme stanno approfittando dell’occasione per affondare il concorrente, lanciando l’hashtag #deleteFacebook per invitare alla cancellazione e pronti ad accogliere gli iscritti che potrebbero migrare in massa. Elon Musk, patron di Tesla e di SpaceX, ha fatto cancellare tutte le pagine ufficiali delle sue aziende. Lo ha seguito anche Playboy, sospendendo le attività sul social dove contava 25 milioni di followers. Nel frattempo il colosso blu ha bruciato un quarto del suo capitale in borsa, con vari tonfi del titolo che seguivano a stretto giro le rivelazioni delle testate giornalistiche. Ed è forse qui il vero motivo di tutto questo scandalo: ridimensionare il potere finanziario di Mark Zuckerberg. Perché della gestione dei dati degli utenti, tutti sapevano.

Per chi non avesse seguito la vicenda, riassumo brevemente quanto accaduto: uno sviluppatore ha realizzato un’app, uno dei tanti giochini scemi di cui noi utenti usufruiamo confermando l’accesso ai dati della nostra bacheca (l’ultima che va tanto di moda è “Scopri come sarai da vecchio”…ma ti importa davvero?!). Questa app però non entrava solo nel nostro profilo, ma anche in quello dei nostri amici collegati, con la differenza che a loro il consenso non era stato chiesto. Questo è stato l’errore di Facebook, non altro.
In tal modo, la conferma ad una sola bacheca si è trasformata in un varco ad estensione progressiva su tutte le altre, 20 click dell’utente diventavano in un attimo 10 mila profili diversi da analizzare (per una media di 500 amici a utente, e mi tengo bassa). Questa falla è stata risanata da Facebook tempo dopo, ma lo sviluppatore ha potuto intanto raccogliere una bella mole di profili e, violando i termini di servizio di Facebook stessa, li ha ceduti. A Cambridge Analytica, società sospettata di aver facilitato Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi con pubblicità social altamente personalizzate. Non conoscono solo i nostri gusti, ma anche le nostre paure.
Per scendere nel particolare, vi consiglio questo articolo esaustivo del Post: Il caso Cambridge Analytica, spiegato bene

Cosa c’entra tutto questo con la scrittura?
Se siete uno di quegli scrittori che hanno deciso di non aprire un blog per i vostri testi, ma li avete appoggiati solo ed esclusivamente su una pagina Facebook, adesso vi dovreste rendere conto di quanto pericolosa è questa scelta. Non solo siete costretti a sottostare alle regole (e ai costi) di visibilità decise dal social, ma dall’oggi al domani potreste perdere tutti i vostri lettori, se decidono di cancellare la loro iscrizione alla piattaforma. Tutto il vostro lavoro di anni in fumo in poco tempo.
Ed è qui che entra in gioco l’importanza di avere un proprio blog.

Il valore del blog: è casa tua

Considerate il blog come il vostro salvadanaio, dove invece delle monetine infilate uno ad uno i vostri post, le vostre riflessioni, i vostri racconti. Il porcellino-blog custodirà il vostro capitale scrittorio molto meglio di qualsiasi social.

Potreste ribattere che con la vostra pagina Facebook avete molta più visibilità e lettori di un blog anonimo perso nella grande rete, ma dopo gli ultimi cambiamenti all’algoritmo di visualizzazione dello scorso gennaio, difficilmente i vostri contenuti appariranno agli stessi iscritti che vi hanno fornito la preferenza. La scusa è stata di prediligere gli aggiornamenti di stato di amici e parenti, ma la realtà è che solo le sponsorizzazioni potranno comparire nuovamente nel newsfeed degli utenti. Ovvero dovete pagare denaro sonante a Mark Zuckerberg, come qualsiasi altro contenuto pubblicitario.
Se poi considerate che Facebook ha un’elevata reattività, pari a 293 mila aggiornamenti di stato al minuto (Fonte: Zephoria), capite che fare affidamento solo sui post sponsorizzati diventa ugualmente rischioso che affidarsi alle ricerche su Google.
E chissà cos’altro potrebbe inventarsi Facebook in futuro, magari decidere di accorciare i contenuti, penalizzando proprio gli scrittori.

Non solo: avete mai provato ad ottenere un backup della vostra bacheca da Facebook?! Già…
Senza contare che sui social valgono le regole (a volte assurde) dei social, per cui un vostro scrittore concorrente potrebbe addirittura segnalarvi come persona molestra e voi non potreste proprio fare nulla per difendervi. Il support in Facebook è per lo più automatizzato, incomprensibile e malfunzionante.
Non potete rischiare di appoggiare la vostra vita artistica solo su Facebook, ci vuole proprio un blog!

Iniziamo col dire che dobbiamo comunque distinguere due grandi famiglie di blog:

  • i blog ospitati gratuitamente su spazio di terzi, come wordpress.com e blogspot.it, in genere riconoscibili dal dominio di secondo livello (ad esempio nomescrittore.wordpress.com);
  • i blog installati su dominio e spazio proprietari (ad esempio nomescrittore.it), acquistabili presso servizi di hosting professionale come Aruba o SiteGround.

Nel primo caso siete ancora parzialmente dipendenti da un altro soggetto, il gestore del dominio principale: il servizio è gratuito, ma le risorse sono limitate. Siete vincolati in termini di spazio, di funzionalità, di gestione e indicizzazione dei contenuti. Oltre a dover lasciare degli spazi pubblicitari che servono per remunerare il servizio. D’altro canto bastano pochi click per essere subito operativi nella blogosfera.

Nel secondo caso, occorre sborsare una cifra variabile tra i 30 e gli 80 euro annuali, per registrare un dominio proprio e appoggiarlo sullo spazio web fornito dal provider di hosting che si occuperà solo dell’aspetto tecnico dei webserver e della connettività. Avrete invece la massima libertà sul tipo di sito web da installare (WordPress, Joomla, Drupal, si chiamano CMS, Content Management System), il template grafico che vorrete associargli, i plugin da attivare per le funzionalità aggiuntive (newsletter, seo, backup, antispam, social integration). Non c’è alcun limite, se non quello strutturale previsto dal contratto di hosting, su quello che potete fare!
Potrebbe sembrare estremamente complesso, ma in realtà tutti i provider al giorno d’oggi offrono delle utility per installare il blog una volta entrati in possesso del vostro spazio. Poi si tratta di studiare qualcosina, ma l’indipendenza di gestione offre migliori opportunità.

Attenzione: se optate per un blog in dominio e affidate la configurazione a terzi, fate attenzione a cosa viene installato. In quanto proprietari dello spazio, ne siete legalmente responsabili e purtroppo ci sono sviluppatori poco professionali che rivendono come regolarmente licenziati pacchetti obsoleti, se non addirittura licenze fasulle. Chiedete che vi venga fornita la lista dei componenti caricati e tutte le licenze previste, con contatto diretto al fornitore della licenza a vostro nome.

Se scrivi, fatti trovare!

Mi è capitato di osservare di recente dei nuovi siti/blog il cui scopo è promuovere autori esordienti, che hanno scelto una piattaforma gratuita e un nome del tipo quitrovilerecensionideilibrimigliorialmondo.wordpress.com
Certo che se il loro obiettivo è far conoscere gli autori, un dominio di secondo livello non è proprio il massimo, perché non è indicizzabile decentemente sui motori di ricerca. In qualche caso hanno persino scelto qualche astrusa parola straniera, che Google sostituisce al volo pensando ad un errore di digitazione.
Ma se scrivi online, il tuo principale obiettivo dev’essere di farti trovare, e leggere, dagli utenti! (Se scrivi ma non senti il bisogno di farti leggere, mi devi spiegare perché stai leggendo questo articolo… 😀 )

Certo non tutti possono sostenere i costi, e la gestione, di un sito proprietario. Però c’è anche una terza via: acquistare solo il dominio e usare lo spazio gratuito.
Con circa 10 euro all’anno potete registrare un dominio nomecognome.it e farlo reindirizzare al vostro sonounoscrittoreincercadistorie.wordpress.com in automatico. Il provider che registra il dominio presso il Nic.it si occupa di inserire e mantenere vivo il puntamento.
E’ molto semplice e anch’io l’ho fatto: in questo momento state leggendo webnauta.it, ma se digitate nel browser barbarabusinaro.it vi ritroverete dentro webnauta in un batter d’occhio, nonostante siano due domini distinti.

Certo poi dovrete inserire delle keyword opportune nel vostro blog, così da risultare rintracciabili sui motori di ricerca sia come nomecognome che come sonounoscrittoreincercadistorie. Ma nulla di trascendentale comunque. Probabilmente avrete meno problemi di me, che ho qualche omonima pure in politica…

Social si, ma non troppo

Ma allora i social non servono? Uno scrittore può fare a meno di iscriversi a Facebook, Twitter, Google+, Instagram, Pinterest e compagnia?
No, dei social non ne può fare a meno, ma come in tutte le cose va pianificata una strategia ed usato un po’ di sano buonsenso.
Al giorno d’oggi la rete è talmente tanto vasta, e ancora peggio ci sono talmente tanti scrittori, che qualsiasi mezzo per raggiungere un lettore va utilizzato.

Considerate i social come la bacheca degli annunci della scuola o del supermercato: ogni post è uno di quei fogli con l’annuncio di vendita, che sotto reca i tagliandini da strappare col nome e il numero da chiamare. Forse non succede nulla, qualcuno strapperà il bigliettino (corrisponde ad un Mi Piace) ma poi si dimenticherà di chiamare (passare al blog a leggere) oppure lo farà. Dopo un po’ qualcuno toglierà il vostro foglio consumato e toccherà ripassare per esporne un altro (un nuovo post).
Gli annunci funzionano proprio perché sono lì e qualcuno si aspetta di trovarli in quel luogo. Se voi appiccicaste il vostro foglio da un’altra parte (la pensilina di attesa del bus, o su un palo della luce, o su un cestino pubblico) non avrebbe la stessa visibilità e la stessa tipologia di utenza.
Ma in genere se volete vendere qualcosa, non fate affidamento solo su quella bacheca, cercate più luoghi (più piattaforme social) dove appendere il vostro annuncio.

Quindi i social servono per portare utenti al vostro blog. Richiedono però tempo, sia per imparare ad utilizzarli (ogni piattaforma ha i suoi strumenti di amministrazione) sia di gestione una volta che siete iscritti e presenti. Perché i social richiedono presenza e costanza, soprattutto la vostra voce di autore.
Mi è capitato di leggere delle pagine Facebook impersonali, probabilmente gestite da terze parti, dove ogni tanto vengono rilanciati post un po’ anonimi. Una bella immagine, una frase particolare, una citazione da un romanzo magari, la condivisione di un articolo esterno in linea con gli altri contenuti. Senza apparente differenza con la pagina di una multinazionale. Ma uno scrittore non è un’azienda e non può essere impersonale! Deve metterci l’emozione!

Sulla scelta e sull’uso dei social, vi suggerisco questo saggio: Social Media Marketing. Guida professionale al marketing in Rete di Barbara Boasso e Marco Saracino
Me l’ha prestato il nostro Alex -Nostromo- Blasi (siamo all’anarchia in questa barca: i pinguini che si arrabbiano con le finestre, il meccanico dei motori che studia i social, la seo manager su progetti di grafica internazionale, il capitano che molla il timone per andare a Parigi tra i libri… che altro?!) e devo dire che è un ottimo testo. Pur essendo orientato ad una clientela business, vi darà un’infarinatura su come muovervi nelle diverse piattaforme, proprio per capire quali si adattano anche alle vostre caratteristiche.
Piuttosto che essere su tutti i social senza alcun riscontro, meglio concentrarsi in un’unica bacheca.

Che valore dai al tuo blog?

Davvero, avete mai pensato a dare un valore al vostro blog?
Non solo a livello emozionale, quel che il blog dà a voi autori, ma anche a livello contenutistico, quel che il blog dà a noi lettori.
E perché no, anche tecnico, per capire cosa funziona bene e cosa richiede qualche aggiustatina. Soprattutto per rendervi conto che un blog non è uno spreco di risorse, ma un capitale investito a lunghissimo termine.

Voglio presentarvi il sito SEO Zoom, specializzato in analisi di siti web, anche dal punto di vista della concorrenza.
Se qualcuno si propone come communication specialist o SEO manager, vado a vedere qui il suo sito o quello del suo miglior cliente. Se i valori stanno al di sotto di quelli di webnauta, penso stia solo vendendo fuffa (dato che questo non è proprio il mio lavoro, mi aspetto siano molto più specialist di me, no?).
Tramite questi aggeggetti (ci sono molti altri tool di analisi, gratuiti o a pagamento), pur con le loro imprecisioni e statistiche frettolose, potete ridimensionare molti dei sedicenti guru che affollano il web. E risparmiare pure qualche soldino, prima di affidarlo nelle mani sbagliate.

Come effetto secondario, ma non meno importante, ridimensionando quelli che si pubblicizzano come fonte massima dello scibile del blogging e del web marketing, dovreste anche dare il giusto valore al vostro blog personale. Provateci! 😉

Comments (61)

Alessandro Blasi

Apr 06, 2018 at 6:20 AM

Eh già, facebook è gratis (tutto da vedere), perché spendere energie e risorse economiche su un sito / blog che mi costerà più di indicizzazione che altro? Brava Barbara hai centrato in pieno l’argomento che, in questi giorni, sta facendo discutere e sta scuotendo la rete. Pensiamo a tutti quei fuochi d’artificio che sono state altre piattaforme prima di fb. Da un giorno all’altro veri colossi sono spariti, ovvero non spariti i colossi ma i suoi utenti per un cambio di moda e, si internet, le mode cambiano velocemente.
Meditate gente, Facebook, Instagram, Twitter, ecc., devono essere complementari alla sito e non il contrario.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 7:32 PM

In certi casi sono spariti anche veri colossi: pensa a MSN Spaces lanciato da Microsoft nel 2004, rilanciato col nuovo nome Windows Live Spaces nel 2006 e defunto miseramente nel 2011, dove ad oltre 30 mila utenti è stato consigliato di migrare proprio su WordPress! 🙂

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Tiade

Apr 06, 2018 at 9:08 AM

Ma sai che ai pali della luce ci avevo pensato? Almeno la pubblicità si leggerebbe anche al buio 😀

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 7:33 PM

Uhm, si… ma che tipo di utenza va a leggere dopo il tramonto sui pali della luce??! 😀 😀 😀

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nadia

Apr 06, 2018 at 9:47 AM

Complementari e non avversari. Blog e account vari sui social. Mi piace.
Sul blog-sito si ha più spazio di parola, si ha più vetrina, sui social è come se si lasciassero pillole di sé, ma filtrate dalla velocità con cui tutto si consuma.
Seguire un blog prevede un certo tempo e una certa attenzione, per cui seleziona il pubblico. I social sono mestiere di tutti… É quindi giusto mantenerli entrambi, sapendo dosare energie e tempo.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 7:36 PM

Esatto Nadia, anche perché il blog non è una moda passeggera (nonostante ne annuncino il funerale ogni anno è ancora qui), mentre i social cambiano di generazione in generazione. Prima di Facebook c’era solo Twitter, ora Twitter arranca faticosamente al secondo posto, per dire.

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Elena

Apr 06, 2018 at 9:51 AM

Ciao Barbara, sono d’accordo con te sul ruolo e importanza di un blog, specie per una scrittrice. Desidero da tempo renderlo il luogo centrale della comunicazione dei miei contenuti, ma per farlo devo rinunciare a qualcosa. Sto meditando una selezione dei social e del modo in cui sono presente. Credo che a breve maturero una scelta. Grazie per questi input

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 7:47 PM

Purtroppo si, la scrittura richiede che qualcosa vada sacrificato. Ci sono lettori per esempio che continuano a chiedermi perché non sono su Instagram (che è sempre proprietà Facebook, ed è troppo visual per uno scrittore) o Pinterest (forse qui potrei avere un pubblico differente, ma con quali contenuti? è sempre un social di immagini), perché non mi decido ad aprire la pagina Facebook di webnauta (la pagina richiede più tempo in gestione di un profilo, e già sul mio profilo personale ho solo 245 amici + 30 follower!) o perché non mi butto anch’io sul produrre video in YouTube (non sono capace di fare un selfie, figurati un video!!) Del resto, ad oggi, dai social mi arriva appena l’1,1% di traffico…

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Calogero

Apr 06, 2018 at 10:01 AM

Vedi, Barbara, che Zuckerberg fosse inconsapevole (povera, povera vittima multimiliardaria!) non la bevo nemmeno se me la versano in gola con l’imbuto. Non mi sento particolarmente sveglio ma, credo, di essermi almeno levato i cotti di spalla dagli occhi.

Il blog è un’idea eccellentissima, soprattutto se, come fa notare anche Alex, fa parte di una strategia di comunicazione più ampia che preveda anche l’appoggio dei social network. Per mia disgrazia, però, sono ancora a un livello di competenza sufficiente a malapena a usufruire dei pali della luce per sfruttare l’illuminazione pubblica (grazie al commento di Tiade che ha richiamato la mia attenzione su questo indubbio vantaggio). 🙂
Partendo dal mio livello, per apprendere il minimo indispensabile per aprire e gestire correttamente un blog (pensa che ancora non ho nemmeno uno striminzito profilo social) credo proprio che dovrò seguire il tuo di blog ancora per parecchio. Riuscirai a sopportarmi almeno fino a quando mi sarò lasciato alle spalle l’età della pietra?

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 8:00 PM

Nemmeno io credo alla santità di Zuckerberg, ma non è più diavolo di tanti altri colossi, da Google ad Amazon. La tecnologia si muove più veloce della legislazione purtroppo, e nel frattempo ne fanno le spese gli utenti.
L’unico problema è che qui non parliamo di come gestire un blog! 😀
La maniera più facile per imparare è aprirne uno gratuito sotto wordpress.com, da lì poi si può migrare in futuro verso un wordpress in dominio + spazio proprietario.

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Marco Amato

Apr 06, 2018 at 10:07 AM

Eh niente, appena ho letto il titolo mi son detto: Barbara ce l’ha con me, oggi, che io un blog non ce l’ho, anzi, lo avevo e l’ho chiuso.
Eh niente, non mi hai convinto. Il blog non lo riapro. Mi basta il sito altamente statico della serie poliziesca e appena mi riprenderò dalla crisi nella quale sono precipitato, avvierò il sito statico autore.
E poi Facebook e solo Facebook. E se c’è qualche ingenuo che segue il DeleteFacebook, meglio, ci sarà più spazio per chi rimane.
Perché la verità, ed è difficile da smentire, è che i lettori, quelli veri, la grande massa, i blog li frequentano come i pinguini le Hawaii. Ci sono delle eccezioni tipo Memoria di una Vagina e altre amenità simili, ma sono, appunto, eccezioni.
E l’ho sperimentato anche con mano. Pubblico un post su Fb legato al romanzo: interazioni al 5% delle view. Pubblico considerazioni di vita, amore e sorte: interazioni al 10% delle view. Ma tutte le volte che su Facebook ho postato articoli di blog o recensioni sui blog dei miei libri, desaparecidos di click e interazioni. I lettori non ci vanno sui blog. Mai. Nemmeno le mie lettrici dal commento seriale, puntuali in ogni mio post su Fb, hanno mai commentato su di un blog dove ho segnalato la recensione del mio libro. L’ho constato con sconcerto. Il blog funziona per amici, colleghi scrittori e altri blogger, ma se sul serio qualcuno pensa di poter vendere i suoi libri o fare brand autore attraverso un blog, brucerà tempo e risorse. Lo sforzo immane sarà debolmente ricompensato negli anni.
Detto questo ci sono un sacco di cose che non mi piacciono nella logica dei social o di Fb. Ad esempio i contenuti a perdere. Il fatto che la visibilità di un post duri dall’alba al tramonto, è una brutta cosa. Mi dà fastidio. Post che ho scritto sono roba buona che andrebbe valorizzata. E infatti la metterò come contenuto nel sito autore (che tra parentesi, potrebbe avere anche una sezione blog dove ripubblico i post migliori messi su Fb).
Ciò non toglie che i vantaggi di un social network, non si possono paragonare con un blog. Un blog è un’auto imbottigliata nel traffico. Fb è una moto che ti permette di svincolare a zig zag nel traffico imbottigliato.
Non sai mai quello che può succederti su di un social.
A me ad esempio è successo che sono diventato virale con un post. E quando dico virale, intendo virale sul serio. Oltre ogni mia immaginazione. Un mio post, senza che me lo aspettassi, ha raggiunto la bellezza di 3 milioni e 200 mila persone, gratis, senza sponsorizzazioni, partendo da una pagina di 10 mila mi piace. E meno male che Fb giusto pochi giorni prima aveva ridotto la visibilità con il nuovo algoritmo. Praticamente quasi il 15% di tutti gli iscritti a Facebook ha visto questo mio post. Un post che ha ottenuto oltre centotrentamila interazioni fra condivisioni, mi piace e commenti. Cioè il fatto che il mio faccino, nella icona in miniatura, sia stato visto da 3 milioni e rotte di persone, un pochino mi ha impressionato. Cioè con un post ho superato l’audience di La7, Italia Uno e magari pure della Barbara (D’Urso, intendo :P).
Purtroppo era un post poco rilevante per me (mannaggia, fosse stato il post di un mio libro sarei diventato best seller). Però senza far nulla quel post mi ha regalato più di mille mi piace in pochi giorni (lo so contano poco), ma soprattutto ha permesso di far risuonare il mio nome autore, che su 3 milioni, è statistica, mi ha portato nuovi lettori o potenziali tali.
Anche le statistiche di una pagina Fb, non sono di poco conto. Sapere come è ripartito chi ti segue fra uomini e donne. In quali fasce di età, in quali città si trovano, ti consente di comprende molto dei tuoi lettori e potenziali lettori. Se io oggi dovessi presentare i miei libri, e dovessi concentrarmi su poche tappe, saprei con certezza matematica in quali città recarmi per avere il maggior numero di partecipanti. Queste cose, un blog, con tutta la potenza di Google Analytics, non te le può dire.
Certo, l’ideale sarebbe gestirli entrambi, social e blog. Ma come dice un fondamentale principio dell’economia, le risorse sono scarse, sempre. E in questo caso ad essere scarso è il tempo. Ma non c’è alcun dubbio che a parità di tempo speso, Fb ripaga per cento volte di un blog.
Si dirà, sì, ma se Fb chiude domani, tu cosa fai? Rimani senza niente!
Assolutamente no. Perché se sei stato bravo, hai battuto il ferro quando era caldo, quando c’era l’opportunità di batterlo e hai formato un tuo piccolo brand, hai acquisito una tua platea di lettori affezionata ai tuoi libri e a te. E poi bisogna sempre costruirsi un piano B. Piano di riserva che io comincerò quando potrò tornare in pista e sarò uscito dal mio buio attuale. Ovvero, su Fb avvierò una raccolta di contatti. Avere le mail dei miei lettori e dei miei potenziali lettori, mi consentirà di poter comunicare con loro a prescindere da Facebook. Mi permetterà di poterli invitare a seguirmi su eventuali altri social o a segnalare l’apertura di un mio eventuale blog. Potrò comunicare loro dell’uscita del mio prossimo libro, senza nemmeno avere social, blog e altri armamentari. A prescindere dal mezzo, avrò io la prossima mossa. Il problema di molti autori su Fb, è che non costruiscono. Sembrano seminare nella sabbia e poi constatare che i frutti non sono cresciuti.
Il problema a mio giudizio, non è affrontare la questione blog con preconcetti, come ieri ho letto altrove. Ma affrontare la realtà come un surfer che cavalca un’onda e affronta l’onda a seconda del tempo, del vento, dell’agitazione del mare.
In questo momento i blog sono strumenti meno efficienti per farsi conoscere da nuovi lettori. I social hanno maggior potenziale e più rapidità di crescita. Poi se un domani la situazione dovesse ribaltarsi, o dovessero subentrare altre variabili, occorrerà adattarsi alla nuova situazione per sfruttarne le potenzialità al meglio.
Ok, mi stoppo. Non commentavo su di un blog da mesi ormai. Per te ho fatto l’eccezione. Torno nel mio silenzio. O forse no… 😛

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 8:46 PM

No, non ce l’avevo con te, affatto! Ma sono contenta che sei passato a scrivere, anche se farò notte per rispondere! 😀
Iniziamo col dire che i pinguini alle Hawaii ci vanno eccome, ho le prove!

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 8:47 PM

I lettori non ci vanno sui blog. La frase in realtà è sbagliata: “i lettori non vanno sui blog da un link su Facebook” è quella corretta. Perché vedi su webnauta quei 7700 gatti che arrivano a leggere ogni mese giungono solo per l’1,1% dai social (e sono tre: Facebook, Twitter e Google+), per il 12% arrivano direttamente (cioè digitando l’indirizzo sul browser o dalla newsletter) e per il restante 86,8% arrivano dai motori di ricerca, Google in primis. E no, non ce li ho io tutti questi amici e colleghi blogger! 😀
Se io dovessi guardare queste statistiche, dovrei dire che i social non servono a nulla, come sostiene Daniele. Ma sono cosciente del fatto che non avendo ancora una pagina Facebook, ma solo il profilo personale, non sto ancora sfruttando del tutto il canale social.
Quindi, proprio perché conosco l’ottimo lavoro che fai tu esclusivamente sui social, devo bilanciare il mio qui sul blog e dire che conviene tenere entrambi, facendo prevalere l’utilizzo dello strumento che è più congeniale alla propria persona.
Poi anche tu mi dici che per controbattere la volatilità dei contenuti di Facebook potresti riportare i post migliori nel tuo sito autore, che così diventa un po’ blog (tra l’altro è la strategia proprio di Diana Gabaldon… controlla! 😉 )
Il problema è che, social o blog, ogni strumento richiede un minimo di studio, non si può partire allo sbando e sperare di avere risultati dal nulla.

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Daniele Imperi

Apr 06, 2018 at 10:19 AM

D’accordo su quanto scrivi per blog con proprio dominio, ma in disaccordo che non si possa fare a meno dei social. Io ne faccio a meno, a me non interessa minimamente creare contenuti per i social. In passato l’ho fatto e anche spesso, ma non ho ottenuto nulla.
Inoltre non mi piace mettermi in mostra.
E poi sono asociale, quindi i social non fanno per me 😀

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 8:51 PM

E se una casa editrice ti dicesse: le pubblico domani il suo libro signor Imperi, lei però dovrà iniziare ad essere presente sui social, interagire con i lettori e lasciarsi intervistare in eventi pubblici in alcune città d’Italia? 😀

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Darius Tred

Apr 06, 2018 at 10:27 AM

Tutto molto bello. Come al solito, anche se siedo solo al terzo anello dello stadio. 😀
Ho solo avuto un sussulto quando hai citato “servizi di hosting professionali”.
Ma lasciamo stare, siamo fuori tema.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 8:58 PM

Fidati che sono “meno peggio” di certi altri servizi di hosting professionali largamente consigliati da altri consulenti “professionali”. Se io devo indicare al mio hosting di inserire un record SPF al DNS per evitare l’antispam di Gmail, mi chiedo cosa li pago a fare. Ma lasciamo stare, soprattutto per il mio fegato…

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Darius Tred

Apr 06, 2018 at 10:39 AM

Rischio di andare fuori tema (al massimo Barbara mi butta in mare 😀 ).

Mi sento di dire che Facebook favorisce interazioni di “superficie” e non di “profondità”.
Vengo al dunque. 🙂
“Pubblico un post su Fb legato al romanzo: interazioni al 5% delle view. Pubblico considerazioni di vita, amore e sorte: interazioni al 10% delle view.”

Niente da dire. Ma mi chiedo: quanto erano lunghi i post? Quante erano le righe da leggere? Quanto tempo occorreva per leggerle? Siamo nell’ordine di secondi o pochi minuti?

Perché il punto, a mio modo di vedere, è proprio questo: se all’utente è richiesto un tempo e/o una soglia di attenzione notevole (dai dieci minuti in su, per intenderci) allora passa oltre. Se invece la richiesta è molto (ma molto) minore, allora l’interazione è più facile.

Da qui la mia impressione iniziale: Facebook (o comunque i social in genere) favoriscono interazioni di “superficie” e non di “profondità”, interazioni che vengono fatte da gente che ha poco tempo, che si connette nei ritagli di tempo mentre è in giro a fare altro.

Certo: il rapporto superficie/profondità non coincide esattamente con il rapporto quantità/qualità, ma sicuramente incide sulle percentuali di interazioni.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 9:00 PM

Devo essere un’eccezione, oppure sono collegata a pagine e persone che condividono sempre contenuti interessanti… 😀

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Darius Tred

Apr 06, 2018 at 10:40 AM

(Il mio ultimo commento era in risposta a Marco, mi pareva di aver premuto “Reply” sotto il suo commento) … :-/

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Concetto Marco Amato

Apr 06, 2018 at 11:20 AM

@Darius
(Credo che il pulsante reply non stia funzionando, ci provo)
Il problema sulle ipotetiche relazioni superficiali, a mio modo di vedere, ha poca importanza.
Per te come scrittore, qual è lo scopo, instaurare rapporti di amicizia con i lettori? Magari sì, magari no, ma non si può e avrebbe poco senso diventare amici intimi di 10, 100, 1.000 o addirittura diecimila lettori.

Molti scrittori o aspiranti tali (anche alcuni che dicono d’essere guru), pensano che lo scrittore debba costruirsi un seguito, e cioè che lo scrittore debba instaurare con il lettore un legame duraturo del tempo, post dopo post.
Ecco, chi dice questo, non ha ben chiaro cosa sia un lettore. Basta fare parametro su se stessi. A me piace King, ma sto a seguire King in tutto quello che dice, ovunque posta? Assolutamente no. Quando esce un suo nuovo libro valuto se potrebbe piacermi e in caso lo compro. La maggior parte dei lettori, legge libri, ma non ha assolutamente voglia di seguire lo scrittore. Perché noi, che siamo sconosciuti, dovremmo avere dei lettori che ci seguano post dopo post? E chi siamo Gesù?
Assolutamente no. Un lettore, può essere affezionato e comprare i libri di Camilleri ogni volta che ne esce uno, ma non è autore dipendente. Poi ci sono i groupie, ma quello è un altro discorso. Se da esordiente il mio intendo, con romanzi gialli, fosse quello di costruire un pubblico di groupie, sarei decisamente matto.

Molti di coloro che hanno letto il mio giallo, non commentano mai, non mettono mi piace, non interagiscono. O interagivano all’inizio e poi si sono stancati di mettere reazioni per un libro letto mesi prima. Magari ogni tanto commentano per chiedere quando uscirà il nuovo libro della serie. Tu gli dici il quando e poi quel lettore torna a diventare silente. Quale relazione dovrebbe costruire lo scrittore con tale lettore, ovvero la maggior parte dei lettori?
I post che io ho prodotto, avevano due funzioni di cui ero ben consapevole. La prima cercare di far interessare nuovi potenziali lettori (difficile). La seconda, di non far dimenticare del libro o i personaggi ai lettori che già hanno letto il libro, così, quando uscirà il seguito, quei lettori avranno più propensione a comprarlo.

Quindi non è questione di post lunghi, brevi, relazioni, ma è una questione di farsi leggere, di farsi conoscere, di creare relazioni palesi o silenti per il lungo periodo. Poi è chiaro che con alcuni lettori su Facebook si instaurano rapporti di conoscenza, ti scrivono in privato, commentano ogni post, con altri no. Ma il fine di uno scrittore, nel connubio lettore scrittore, è farsi leggere.

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Silvia Algerino

Apr 06, 2018 at 11:34 AM

Marco, sono completamente d’accordo con te… a metà (come diceva qualcuno).
Per me FB e blog sono due mondi che non possono essere messi in competizione perché hanno pubblici diversi e seguono regole diverse. Al limite, anzi sulla carta sarebbe auspicabile, possono integrarsi l’uno all’altro.
Tu ti sei buttato su FB e lo fai da professionista ottenendo risultati da professionista. Barbara, per quanto si schernisca dicendo che non è una SEOspecialist – ok, ma non è neanche a digiuno di tecniche di SEO, e si vede –, si è buttata sul blog da professionista e, in altro modo e con altri obiettivi, sta ottenendo risultati da professionista.
Io non mi sentirei di dire che è meglio uno o l’altro, penso che faccia parte della propria identità aziendale scegliere l’uno, l’altro o entrambi e sfruttarne le potenzialità specifiche. L’importante è che sia una scelta consapevole e non casuale e in linea con i propri obiettivi e la propria personalità.
Senza dubbio FB ha una possibilità di profilazione del potenziale cliente molto elevata, forse davvero superiore a Google, ma per contro il blog, per sua natura, avvicina attraverso i temi trattati la nicchia ad essi più sensibile e seleziona a monte l’utente.
Tu probabilmente hai fatto una scelta saggia nel dedicarti esclusivamente a FB piuttosto che disperdere energie nel blog, ma lo puoi fare perché conosci bene il mezzo e hai le idee chiare su ciò che vuoi ottenere.
Capisco altrettanto la scelta di Daniele di concentrarsi solo sul mondo dei blog, considerato che pur avendo diminuito la frequenza di pubblicazione mantiene un posizionamento eccezionale. Del resto fa parte della sua identità di blogger la scelta di non usare i social e, anzi, un cambio di rotta potrebbe essere percepito come stonato da parte dei suoi lettori.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 10:22 PM

Sono talmente a digiuno di tecniche SEO che quando iniziamo a parlarmi di cta, kpi, roi, rtn, reach o, reach p, aida, baifdasv e piru piru… io finisco con “Si, ok, tutte belle cose, ma in pratica?” 😀
L’unica strategia che seguo è il buon senso: cosa cercheranno i lettori da Google che non trovano? potrei scrivere questa cosa, ma sarà davvero interessante per altri quanto lo è per me? (e non sempre lo è) ma possibile che nessuno ha ancora pensato di scrivere una guida in italiano per yWriter? Se il contenuto è in linea con il titolo e con le chiavi di ricerca, senza trucchi, e risponde ad un bisogno, prima o poi qualcuno lo leggerà. Il difficile infatti viene con i racconti…

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 11:36 AM

Breve apparizione, ritorno dopo con calma a rispondervi: si, il pulsante “Reply” non sta funzionando. Il responsabile è il plugin Yoast SEO in versione Premium, che mi costa un fegato all’anno. Dalla versione 7.0 hanno intaccato il codice WordPress su quel link per ragioni di SEO (alquanto discutibili) senza avvisare l’utente. La cosa in queste quattro settimane è talmente montata (io e altri utenti premium abbiamo iniziato con martelli e mazze da baseball sul support…) che stiamo attendendo la “modifica webnauta”. Non scherzo, la trovate qui (e come vedete quelle sono schermate da webnauta): https://github.com/Yoast/wordpress-seo/issues/9226
Se anche voi volete unirvi al coro di proteste, lo trovate qui: https://wordpress.org/support/topic/replytocom-removal-breaks-wp-touch-pro-nested-comments/
Ogni limite ha la sua pazienza, diceva Totò. 🙂

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Darius Tred

Apr 06, 2018 at 11:55 AM

@Marco

Io in realtà ho messo da parte il discorso nell’ottica di uno scrittore. Ho puntato l’attenzione sul social in genere e su come il numero di interazioni sia proporzionale alla lunghezza e/o allo sforzo di leggere e capire un generico post. Naturalmente è solo una mia impressione, forse deformata da come io per primo uso i social, anche se mi sembra che sia un comportamento molto naturale e diffuso.

La mia impressione, in altre parole, è questa: se un post è immediatamente fruibile (poche righe da leggere, un’immagine eloquente o la relativa combinazione), allora l’interazione è più immediata e le percentuali sono più alte e reattive.
Se invece un post è meno fruibile (cioè: link a post da leggere o articolo lungo ecc…), allora l’interazione è molto più bassa.

Quindi secondo me i social sono un po’ il regno dell’effimero, del “accedi un attimo e leggi in fretta, perché ho solo 5 minuti di tempo”. Da qui a pensare che un social è meglio di un blog perché garantisce maggiori interazioni rispetto a un blog, ecco, ci penserei un attimo prima di essere d’accordo 🙂 perché la qualità delle interazioni secondo me è tutta da vedere e, comunque, è soggetta all’immediata fruibilità di un contenuto.

Diciamo che un social network lo paragonerei a un centro commerciale affollato dove la gente passeggia frenetica, mentre un blog lo paragonerei a un piccolo negozio di nicchia ben curato. Certo, sono d’accordo con Barbara (non D’Urso 😀 ) quando dice che affidarsi esclusivamente all’uno o all’altro è rischioso. Esistono vie di mezzo, come aprire il proprio negozio di nicchia in un centro commerciale… 😉

@Silvia: ecco, pienamente d’accordo 🙂

@Barbara: mi unirei volentieri ma purtroppo non ho con me la mazza ferrata. E nemmeno la clava… 😀

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Concetto Marco Amato

Apr 06, 2018 at 12:00 PM

Silvia, condivido anch’io quello che dici. Chi ha propensione per il blog, è giusto che adotti la soluzione blog. Chi invece ha propensione social, è meglio che si adoperi con i social.
Io ad esempio non ho nessuna delle due propensioni. Anch’io sarei un asociale matricolato e lascerei perdere Fb e tutto il resto. Infatti, nel mio profilo personale non pubblico mai nulla. Ma come dice il detto: o ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra, se voglio giocare un minimo le mie carte come scrittore, per farmi conoscere, non ho altra possibilità di utilizzare i social, e in questo caso FB. Se io avessi scelto la strada, di voler diventare un guru del self publishing, il blog sarebbe stato sacrosanto. Quello sarebbe stato il mezzo di comunicazione base. Ma dati gli sviluppo polemici passati e la mia scarsa propensione al blogging, ho scelto di dedicarmi unicamente ai lettori. E il punto è, che se parliamo di argomenti non tecnici, ma per i lettori, il blog ha poco appeal. Nella nostra cerchia nessun blog ha sfondato acquisendo lettori. Magari qualche lettore sporadico. Ciascun blog, a suo modo, ha acquisito quasi esclusivamente colleghi blogger o scrittori.
Quindi se da un lato evinco che la piattaforma blog ha poca attrattiva per i lettori veri (ad esempio come si fa, fattivamente, a fare entrare lettori veri dentro a un blog? A farsi conoscere? Postando contenuti per anni sperando che prima o poi qualche lettore si accorga che esistiamo fra centinaia di blog?
Mentre su Facebook, i lettori ci sono già. Non tutti, una parte, ma sono lì dentro. E se sono lì dentro, il tuo scopo di scrittore è soltanto quello di distinguerti fra i mille mila che già ci sono. Roba ardua, ma qualcuno ci è riuscito. Ma se qualcuno ci è riuscito, allora occorre andare a studiarsi come e perché.
@Barabara, mannaggia ai plugin! Seo soprattutto. 😛

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Marco Amato

Apr 06, 2018 at 12:03 PM

@Darius, sono d’accordo anch’io con te. I social sono rapidi ed effimeri. Ma il punto che io discutevo, non è il profilo sociologico della cosa. Ma l’atto pratico. Se vuoi i lettori sono lì e a quelle condizioni. Se vuoi un tuo spazio vitale, dove parlare con pochi amici, il blog tutta la vita.

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Silvia Algerino

Apr 06, 2018 at 12:06 PM

@Darius: anche sul fatto della maggiore interazione con i post brevi sono del tutto d’accordo… a metà. 😉
In linea di massima hai ragione: l’attenzione sui social è bassa e l’interazione, in genere, avviene con i post più brevi.

Ma non è vero in assoluto. Ti dirò che ci sono aziende che ultimamente hanno puntato su post lunghi e senza immagini (sembrerebbe il male assoluto) che invece funzionano perfettamente.

Perché? Perché in realtà dipende da molti fattori: da chi propone il post, come lo propone e se è in linea con l’azienda stessa e con il suo pubblico. Un post che assolve a certe caratteristiche e che, soprattutto, è interessate viene letto anche su FB.

Certo, come dicevo sopra, non è un’operazione facile da fare. Richiede studio, analisi dei dati e molto, molto tempo. Per questo non è così frequente che funzioni.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 12:09 PM

Vi state concentrando sull’idea di blog e social solo come veicoli pubblicitari, del tipo “Ho scritto un libro, vuoi leggerlo? E’ in vendita qui: …” In realtà io continuo a vedere autori che poggiano su post di Facebook interi racconti. Che, proprio per quanto detto da Darius, ottengono poco pubblico e magari non leggono veramente tutto il testo, ma soprattutto sono a rischio perdita, sia nel caso chiuda la piattaforma (non ci metterei la mano sul fuoco sul backup del singolo autore…) sia di visibilità, perché i post, come lamenta anche Marco, durano pochissimo e non sono ricercabili. Tutte funzioni che vengono esplicitate meglio da un blog. I racconti, se vuoi lasciarli gratuiti, vanno appoggiati su un sito esterno dai social. 🙂

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Sandra

Apr 06, 2018 at 12:24 PM

Un uso interessante di FB è aprire la pagine prima dell’uscita del libro, trovare sempre contenuti stimolanti per i lettori al punto che quando il libro arriva, che sia self o tradizionale, si dica: “se su FB scrive cose tanto belle, chissà come sarà figo il libro, me lo compro!” Altrimenti è sicuramente un buon veicolo come fanno gli scrittori affermati anche per interagire coi lettori, non tutti rispondono ai commenti però, o segnalare per esempio le presentazioni.
Quanto ha combinato FB è una porcata galattica che oggettivamente mi ha fatto dire “meno male ce non ci sono!” In quanto al mio blog ha davvero molte pecche e andrebbe sistemato, comprato il dominio ecc. ma chissà, ora no, più avanti magari mi ci metto, ma probabilmente solo se dovessi arrivare a un editore di un certo livello per cui varrebbe la pena di dedicarci tempo, soldi ed energia, perché per il resto non lo so, a volte mi sembra tutto così vuoto e finto.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 10:50 PM

Il problema è che gli editori di un certo livello propendono sempre di più per autori che hanno già un pubblico, sia che si trovi sui social o sul blog, che possa garantire le vendite. Hai riportato tu i due casi di narrativa domestica nati da pagine Facebook, Tutte le prime volte di Paolo Longarini e Dis-ordinary Family di Maurizia Triggiani e Marco Bottarelli. Di diverso genere, romance o young adult, c’è Susanna Casciani che ha iniziato con un piccolo blog molto prima dei social, per comodità si è spostata sulla pagina Facebook “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”. L’esordio con Mondadori quando arriva a 100mila follower, recensioni diversissime come per Fabio Volo. A 198mila follower è uscito il secondo, ancora con Mondadori, “Sempre d’amore si tratta”.
Del resto il nostro Marco ha ricevuto quel contatto dal Big proprio quando i suoi numeri hanno destato attenzione.
Pure oggi, nel blog di Rosalia Pucci (che è qui tra i commenti) Scrivere la vita c’è un’interessante intervista al suo editore, Riccardo Burgazzi, responsabile di Prospero Editore, il quale dice: “…l’autore resta sempre il primo motore della propria storia, perché è sempre da lui che la casa editrice deve partire per farla circolare. L’autore deve essere, per dir così, responsabile, ovvero non illudersi di diventare Stephen King nel giro di poche settimane (un’illusione che hanno in tanti) o che la propria casa editrice abbia chissà quale bacchetta magica. Visto che hanno un personale ridotto, le piccole realtà editoriali, solitamente, danno a tutti i propri autori le stesse possibilità: qualità del prodotto e rete distributiva, e poi cercano, di “spingere” di più i titoli di autori attivi e collaborativi.”

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Daniele

Apr 06, 2018 at 12:35 PM

@Marco Amato: i lettori sono già su Facebook? Dove, di preciso? Tu, come scrittore, come li trovi? Pubblicando storie sul tuo profilo? Quali sono gli autori che hanno acquisito lettori su Facebook?

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Calogero

Apr 06, 2018 at 12:37 PM

E brava Barbara: mi hai “bruciato” il commento! 🙂 (non c’è niente di più frustrante che essere battuti sul tempo. Forse).
Scherzi a parte, stavo per ventilare a Marco, Darius e Silvia l’opportunità di aumentare la visibilità e l’appetibilità del proprio romanzo offrendo contenuti gratuiti su Amazon, magari spin-off. “Dicono” che le costolette aggratis siano particolarmente appetite dai lettori voraci quanto da quelli chiamiamoli inappetenti (oggi continuo a buttarla sul mangiare). 😀
Uno spin-off gratuito offerto su una piattaforma di self publishing multinazionale (che di sicuro non chiude dall’oggi al domani, come nell’ambito della discussione si è ipotizzato possa succedere ai canali social) potrebbe trainare il romanzo, esagerando, in cima alla classifica dei best seller (avendo anche un’ottima dose di lato B, si capisce). 😉

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 10:57 PM

Ho letto un paio di spin-off gratuiti su Amazon, ma di scrittori con case editrici tradizionali e non mi hanno mai fatto acquistare il romanzo! Anzi, in un caso avevo già il romanzo ed ero incuriosita dal prequel. Da capire se questa strategia possa funzionare con gli autori in self. Del resto per ogni ebook in vendita Amazon fornisce già un estratto di qualche pagina, per valutare qualità e stile dell’autore. 🙂

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Marco Amato

Apr 06, 2018 at 1:13 PM

@Daniele, ti dico quel che ho fatto io, così parlo di qualcosa di concreto.
Ho pubblicato il mio romanzo in self. Ma io dico scrittore indipendente. Dato che il mio romanzo fa parte di una serie di romanzi gialli, ho aperto la pagina non sul libro, non sull’autore, ma sul protagonista. Come se Camilleri avesse aperto una pagina sul commissario Montalbano, o Doyle su Sherlock Holmes. Questo anche perché, nei gialli, è sempre più importante l’investigatore del libro stesso. Tutti sanno chi è Poirot, ma pochi ricorderebbero i libri in cui Poirot appare.
Apro la pagina, da un lato pubblicizzo il libro, ma dall’altro parlo del libro stesso. Bisogna far cogliere l’emozione che si può trarre dalla lettura, i tratti originali della tua storia. Perché io con un giallo vado in concorrenza con Camilleri, De Giovanni e i più grandi scrittori di gialli. Di oggi o del passato. Competo con Sherlock Holmes. Tante volte mi sono chiesto perché qualche lettore, dovesse dare fiducia a un emerito sconosciuto. Francamente non so. Ma so che non funziona il metodo: accattatevillo. Ma occorre post dopo post incuriosire il lettore, far emergere i personaggi, le peculiarità del tuo mondo narrativo. Questa è la grande sfida.

I lettori sono già su Facebook. Infatti basta fare un annuncio sponsorizzato, crei post ad hoc, oppure sponsorizzi quelli che performano meglio e nel mio caso, ho fatto sponsorizzazioni mirate alle persone che leggono libri gialli.
Ora tu dirai: eccerto, hai speso soldi. Vero. Ma io vendevo un libro, qualcosa di concreto, mica parlavo dei fiori. E visto che sono un self ho dei margini cospicui rispetto a chi pubblica con un editore. In media 3 euro a copia, ebook o cartaceo. Amazon paga a 60 giorni la prima volta, ma poi ogni 30 giorni. Quindi io sì, ho anticipato i costi pubblicitari all’inizio. Ma poi, ho cominciato a incassare le royalty.
Non la faccio lunga. Ma con questo sistema, ho venduto 2 mila copie, incassato 6 mila euro di royalty, in parte ovviamente spesi in pubblicità, però mi sono ripagato tranquillamente l’editing, e nel tempo si è formata attorno al mio commissario una pagina con più di 5 mila mi piace. Una mia community attiva o meno. I lettori che aspettano il seguito, che me lo hanno chiesto nei commenti, sono stati centinaia. Adesso io non so, se col prossimo libro venderò subito 100, 500 o 1.000 copie. Non so quanti lettori che hanno amato il primo, compreranno subito il secondo. Però ho costruito una base. Sono partito da zero lettori, esordiente e con pseudonimo. Il massimo dello sconosciuto e ho costruito un mio piccolo pubblico di lettori. Col seguito cercherò di conquistare nuovi lettori per il primo e il secondo romanzo. Quando pubblicherò il terzo, spero che lo sforzo precedente mi abbia portato in dote alcune migliaia di lettori. A poco a poco, romanzo dopo romanzo, spero di costruire la mia carriera di scrittore. Senza chiedere permessi, senza cercare editori e senza essere ricco da rimetterci soldi.
Poi per il primo libro, si era fatto sentire un top editore. Che poi non è finita a nulla. Io non chiudo del tutto all’editoria. Se capita bene. Ma deve valerne la pena tra ciò che perdo e quel che posso trarne di vantaggio.
Tutto questo che ho detto sembrerà semplice. In realtà ha richiesto anni di studio. Coraggio, azzardi, momenti di sconforto e tanti tanti errori. Momenti di solitudine, voglia di mollare e gioie, tante, come quando un lettore che ti scrive in privato dicendoti che aspetta il seguito perché altrimenti non ha altro da leggere. Oddio, con Montalbano e Co., esistono lettore che attendono ansiosi il seguito di uno sconosciuto scrittore indipendente, perché non saprebbero cosa altro leggere? Il paradosso.
Ora io non dico che sono un genio. Ci sono riuscito io, possono riuscirci anche altri. Non è semplice. Ma questo è.
La domanda a questo punto è spontanea. Se avessi puntato tutto sul blog, avrei ottenuto questi stessi risultati in sei mesi?

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Daniele

Apr 06, 2018 at 2:57 PM

@Marco: 6 mila euro di royalty vanno bene, ma non se hai dovuto spenderne 5000 in pubblicità 😀
Comunque, tanto per farti un esempio dell’ennesima importanza di avere un sito/blog che ti rappresenti ufficialmente: ho provato a cercare il tuo romanzo online, ma non ne ricordavo il titolo né tanto meno il tuo pseudonimo. Ed esiste un altro Marco Amato scrittore che ha pubblicato con Piemme. Di te nessuna traccia, però 🙂

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Rosalia Pucci

Apr 06, 2018 at 3:39 PM

Ciao Barbara! Io sono una blogger prodiga dopo un periodo di abbandono. La lontananza mi ha fatto capire che avere uno spazio di comunicazione come il blog ha un valore importante e non solo per far conoscere il proprio lavoro, ma anche per muovere idee e opinioni.
Il mio rapporto con Fb è utilitaristico al massimo, lo seguo il giusto e vi condivido contenuti in cui credo. Stop. Non pubblico ex novo e non commento quasi mai, se non i contenuti di coloro con cui ho un rapporto sul blog.
Fb non mi convince, lo trovo un social strano e in genere non mi piacciono molto i commenti che gli utenti lasciano nelle pagine più seguite. Spero, una volta pubblicato il libro, di poterne sfruttare meglio le potenzialità 😉

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 11:01 PM

Rosalia, ho giusto citato la tua intervista di oggi poco sopra. Magari quando esce il libro e inizierai con la promozione, ci racconterai quali strategie ti sembrano funzionare meglio nel tuo caso e quali no. Hai comunque fatto bene a riprendere il blog, sarebbe stato un peccato! 😉

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Marco Amato

Apr 06, 2018 at 3:58 PM

@Daniele, allora sono stato bravo a non mischiare le due cose. Perché i miei lettori non sanno che mi chiamo Marco Amato.
Sui costi, non ti so dire quanto ho speso, dovrei fare il report e mi scoccio. Ma non è quello il punto, quanto ci ho guadagnato. Non mi importa guadagnare con i libri, almeno adesso. Per me scrivere è un sogno che si concretizza. Adesso occorre investire per crescere. E farlo senza rimetterci soldi, autofinanziandoti con i libri che vendi, è una grande cosa. Un editore non avrebbe potuto darmi la disponibilità economica per crescere. Royalty bassissime e pagate a 18 mesi. Un editore non sarebbe stato funzionale alle opportunità che offre la modernità dove attraverso i social un autore può investire e autodeterminarsi.
Ma il punto cruciale è ancora un altro.
Prima di pubblicare sapevano della mia esistenza zero persone. Adesso sanno che esisto più di diecimila persone fra pagina serie poliziesca e pagina autore. Di queste persone soltanto duemila mi hanno dato fiducia comprando il libro. Le altre no. Ma in qualche modo sanno che esisto, che scrivo e prima o poi potranno convincersi a darmi fiducia.
Bisogna avere ben chiaro che uno scrittore ha un percorso di crescita lungo anni. L’idea che uno pubblichi e diventi best seller è un evento più raro della lotteria. Anche Camilleri o De Giovanni, per anni sono rimasti emeriti sconosciuti.
È il percorso che occorre costruire. Un autore che vende 2.000 copie e poi scompare per anni, non ha costruito nulla. È una meteora.
Il percorso, è solo quello che conta.

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 11:09 PM

Si può dire che la scrittura è un investimento a lungo termine, sperando non siano proprio 15-20 anni come in ambito finanziario ma un pochino meno. 😉

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newwhitebear

Apr 06, 2018 at 5:54 PM

Premesso che Facebook non lo frequento. Una toccata e fuga immediata dieci anni fa. Rimpianti zero. Twitter è attivo ma in undici anni ho fatto molto poco. Diciamo che è lì, moribondo. Rimane wordpress che ho abbracciato per forza alla chiusura della piattaforma splinder. Ho anche un dominio, costo 36€ annui, dove potrei fare di tutto ma mi serve come contenitore della posta. Perché? la webmail non mi piace mentre con questo dominio posso usare Thuderbird o un qualsiasi gestore di posta. Quindi dismessi libero, yahoo, google, hotmail mi sono creato tanti indirizzi di posta quanti voglio – il numero è illimitato. Con una piccolo dettaglio i server sono sul suolo europeo e la comunicazione è criptata. Non sarà invulnerabile – ma da bravo informatico e conoscitore della sicurezza sfido chiunque a trovare un posto a prova di hacker – ma almeno un livello basso di sicurezza c’è-
E’ giusta la tua osservazione sulle possibilità offerte da una gestione personale ma il gioco deve valere la candela. Dedicare risorse e tempo per qualcosa che per me è un puro diversivo non è producente. Avere moltissimi follower, bla bla bla non è quello che cerco.
Comunque è sempre interessante leggerti, perché in modo chiaro esponi le tue idee e le informazioni, che sono sempre utili.
O.T. noterai che la mail usata non è conforme a quello che ho scritto. è un’eccezione, perché era troppo complicato spostare tutti i riferimenti sul mio dominio e quindi è rimasto così

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 11:32 PM

Infatti la valutazione alla fine dev’essere personale, ognuno deve capire cosa vuole e quanto tempo e risorse può impiegare per raggiungere quell’obiettivo. Ho dato per scontato che chi apre una pagina Facebook si pone come fine di radunare un certo numero di utenti e farsi leggere, pubblicare con un editore, vendere il proprio libro. 🙂

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Giulia Mancini

Apr 06, 2018 at 10:22 PM

@Marco
Caro Marco ti faccio i miei complimenti perché sei stato bravissimo, duemila copie non sono bruscolini e anche se hai speso in pubblicità hai creato un’ampia base (non è scontato che le sponsorizzazioni raggiungano questi risultati, bisogna saperle fare). Continua così, mi raccomando.
@Barbara
Io trovo che avere un blog sia utile, ma con facebook si raggiungono ben altri numeri. Non credo che facebook possa sparire, gli altri social sono molto più limitati, su Twitter c’è un numero limitato di parole, Instagram punta sulle immagini, Pinterest idem, con le pagine facebook c’è invece molto più spazio per scrivere post sui propri romanzi, con estratti, immagini e tanto altro, sarò vecchia ma tra i social preferisco facebook. In ogni caso avere il blog mi piace molto, è la mia finestra sul mondo ed è il posto dove io parlo davvero di me, io però uso blogger che è gratis, anche perché so usare solo quello…spero che Google non decida di eliminarlo

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Barbara Businaro

Apr 06, 2018 at 11:45 PM

No, non credo che Google possa permettersi di eliminare Blogger, perché anche quello rientra nella Rete Display di Google AdWords, utilizzata sia per profilare gli utenti (allo stesso modo di Facebook) sia per vendere pubblicità (tu non li hai attivati, ma si possono aggiungere spazi pubblicitari nel blog, remunerati) proprio come le sponsorizzate di Facebook. Per l’utente Blogger è gratuito, ma per Google è parte del suo business. 🙂

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Marco Amato

Apr 06, 2018 at 11:19 PM

@Giulia
Grazie di cuore e ricambio: anche tu, metticela tutta.

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Daniele

Apr 07, 2018 at 8:18 AM

@Barbara: se una casa editrice mi dicesse una cosa del genere, risponderei che non ho intenzione di essere presente sui social, che interagirò con i lettori attraverso il mio blog o la mia email e mi lascerei intervistare soltanto via email 🙂
Ognuno deve restare se stesso, sempre.

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Calogero

Apr 07, 2018 at 2:43 PM

No, certo. Zuckerberg è solo l’ultimo degli angeli decaduti. Dovunque girino così tanti interessi puoi star certa, Barbara, di trovare tanto marcio. Ti faccio un esempio: tu parli di legislazione lenta, io dico pressioni da parte delle lobbies.

Parlo da completo ignorante in materia: volendo farne un discorso di visibilità, non credi che Blogger, in quanto proprietà di Google, venga indicizzato meglio, almeno sull’omonimo motore di ricerca, che peraltro è il più utilizzato?

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Barbara Businaro

Apr 07, 2018 at 7:23 PM

No, Blogger non è indicizzato meglio da Google, per due motivi, uno storico e l’altro di business. Pare che Blogger, nato Blogspot e acquisito in seguito da Google, si porti dietro problemi di codice vetusto, parzialmente ridisegnato, ma non sempre piacevole all’antipatico Googlebot, il crawler principale che indicizza le pagine web. Secondo, diminuirebbe la credibilità di Google favorire uno dei suoi comparti così spudoratamente, se ne potrebbero avvantaggiare i concorrenti. Non gli conviene proprio. Dal canto suo, WordPress è open source, conta su migliaia di sviluppatori che aggiornano continuamente sia il core che i plugin, mantenendolo dentro canoni stretti che già sono nati strizzando l’occhio a Googlebot (anche perché è più “giovane”).

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Calogero

Apr 07, 2018 at 2:59 PM

Quando si lavora a costo zero un minimo di strategia bisogna pur averla. Io intanto ci provo (come parte della strategia, non come mossa unica), poi si vedrà. Magari funziona, magari no, però è un tentativo che vale la pena di effettuare (monitorando l’andamento delle vendite per vedere se dal lancio dello spin-off aumentano ed eventualmente in che percentuale), e soprattutto costa solo il tempo dedicato alla stesura, che dovrà essere di qualità anche superiore al romanzo, possibilmente.

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Calogero

Apr 07, 2018 at 3:16 PM

@Daniele: “restare se stesso, sempre” è un concetto che mi è assai caro e apprezzo almeno quanto la privacy; adattarsi alle esigenze della vita, tuttavia, è sintomo di grande intelligenza (lo dico proprio io che di social non ho un bel niente). Volendo estendere il concetto, si potrebbe dire che la selezione naturale favorisce chi è dotato di maggior versatilità, di una migliore capacità di adattamento. 😉

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silvia

Apr 07, 2018 at 3:56 PM

@Barbara ma quello che tu chiami “buon senso” in realtà è la base del SEO on page. Anch’io capisco ben poco di tecniche SEO vere e proprie, però sono consapevole che l’esame dei trend e delle keyword, la stesura di testi SEO frendly (che non hanno molto a che vedere con i semaforini di Yoast) e altre accortezze favoriscono molto gli afflussi al sito.
Il fatto che tu abbia oltre l’80% del traffico dai motori di ricerca e una marea di keyword molto ben posizionate lo dimostra. Questo intendevo.

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Barbara Businaro

Apr 07, 2018 at 7:41 PM

Ecco, appunto, io non faccio nessun esame di trend e keyword, men che meno mi preoccupo di scrivere SEO friendly, che si sente subito perché è una scrittura un po’ priva di emozione, i semaforini di Yoast a volte sembrano più in linea con le fasi lunari che con quello che dicono di volere. Senza contare che devo ancora migrare all’https, ma per ora Google non me ne fa un cruccio perché non ho un ecommerce. Uso davvero il buonsenso, quello del lettore, perché navigando su miliardi di siti e di ricerche mi rendo conto cosa è più usufruibile e cosa non lo è. 🙂

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Elena

Apr 07, 2018 at 6:46 PM

L’80% del traffico da motori di ricerca è senz’altro un’ottima risorsa, direi invidiabile. Come sai ho pubblicato recentemente i miei ingressi e da motori di ricerca mi arriva solo il 10 % mentre il grosso lo fa il traffico diretto significa senza dubbio, come afferma @Silvia, che hai fatto un buon lavoro con la SEO! Brava

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Barbara Businaro

Apr 07, 2018 at 7:57 PM

Uhm… non era meglio se facevo un buon lavoro con i contenuti invece che con la SEO?! 😀 😀 😀
Comunque sono statistiche che vanno analizzate non solo in percentuali, ma anche in dati assoluti, sennò finisce come i polli di Trilussa!
Adesso per migliorare il mio traffico da social non mi resta che andare a lezione da Marco! 😉

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Calogero

Apr 08, 2018 at 11:09 AM

Quindi: un crawler è un programma di tipo bot che fa analisi per conto di un motore di ricerca e ne indicizza le pagine web; Blogger ha problemi di vecchiaia e il lifting che gli ha fatto Google non lo rende molto più appetibile agli occhi di Googlebot che è un crawler un po’ snob; Google a favorire la cocca di casa non ci farebbe una bella figura; WordPress è una piattaforma più fluida che ci sta un po’ con tutti, belli e brutti, intanto che fa l’arrampicatrice sociale con Googlebot; e infine un core è il nucleo di un software laddove i plugin sarebbero all’incirca come le extension che all’occorrenza ci si fa mettere dalla parrucchiera.
Vedi che a seguire il tuo blog qualcosa si impara? 😉
Mi sa che ci metto radici. 🙂

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Barbara Businaro

Apr 08, 2018 at 2:39 PM

L’hai scritto talmente tanto bene che dovresti fare concorrenza a Salvatore Aranzulla! 😉

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Calogero

Apr 08, 2018 at 7:07 PM

Ho avuto una buona insegnante! 😉

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Daniele

Apr 09, 2018 at 8:02 AM

@Calogero: certo, chi si adatta sopravvive, ma io non intendo adattarmi. Non posso fare ciò che non è nella mia natura fare. Se pubblicare con un editore significa stare su Facebook e farmi intervistare di continuo di persona, o peggio in video, allora per quanto mi riguarda non intendo pubblicare.

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Maria Teresa Steri

Apr 09, 2018 at 2:46 PM

Tra i post che sto leggendo in questo periodo sull’argomento, il tuo mi sembra molto equilibrato. Il blog è uno strumento importante per chi scrive, così come lo sono i social. Si può fare a meno dell’uno o dell’altro (c’è chi fa a meno pure di entrambi), però secondo me rinuncia così a delle opportunità. Io penso al blog come a un negozio fisso dove hai la tua vetrina e curi i rapporti con le persone, mentre i social sono come dei mercatini dove tutto si svolge in modo più rapido e informale, porti in giro i tuoi prodotti e sei cosciente che i clienti sono più frettolosi. Il problema che hai sottolineato sui social esiste proprio perché i mercatini non hanno lo stesso valore di un negozio vero e proprio, per quanto piccolino possa essere.

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Barbara Businaro

Apr 09, 2018 at 11:27 PM

Bello il tuo paragone tra negozio e mercatini. Tra l’altro, conosco alcuni venditori che partecipano ai mercatini in giro per le piazze che poi hanno comunque un negozio fisico, dove indirizzare il cliente del mercatino per qualche prodotto più specifico. Una cosa non esclude l’altra, appunto. 🙂

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Calogero

Apr 09, 2018 at 4:16 PM

@Daniele: ci mancherebbe. Il giorno in cui avere un profilo social ed essere un personaggio pubblico diventerà obbligatorio per legge costituzionale sarò il primo ad avanzare richiesta formale di scendere dal mondo… anche in corsa piuttosto che starci controvoglia. Il diritto alla privacy prima di ogni cosa. La condivisione “selvaggia” mi scatena un’idiosincrasia a prova di cortisonici, però non me la sento di chiudere del tutto al nuovo che avanza, per quanto lo patisca. Non bisogna essere misoneisti, ma nemmeno malati di protagonismo (l’universo social favorisce la seconda patologia). Capisco, comunque, che trovare il giusto equilibrio non è facile. Personalmente vorrei leggere, scrivere e nient’altro.

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