Screencapture dal film Predestination (c) 2015 NOTORIOUS Pictures

La sospensione dell’incredulità di Tutti voi zombie

Poi guardai l’anello al mio dito. Il Serpente Che Si Morde la Coda, Ora e Per Sempre e Senza Fine… Io lo so, da dove vengo… Ma tutti voi, zombie, da dove venite?
Robert A. Heinlein

Non sono una gran lettrice di fantascienza. Non perché non mi piaccia, ma mi sembra di saperne davvero poco di fisica, ingegneria, meccanica, matematica, astronomia e compagnia, per poter apprezzare questo genere di narrazione.
Anche se poi ho seguito tutte le serie televisive di Star Trek, e tutti i film, dalle vecchie produzioni con William Shatner al nuovo Capitano Kirk Chris Pine. Per non parlare dell’altro grande colosso Star Wars, del grande maestro Yoda, della Forza che invoco ogni lunedì mattina e del mio droide preferito BB-8 (per cosa credete stia quel BB? 😉 )
Soprattutto ho una cotta intergalattica per Capitan Harlock, il pirata dello spazio.
Del resto, i viaggi interstellari sono solo un oceano molto più allargato dei nostri mari. E i viaggi nel tempo?

No, i viaggi nel tempo non li sopporto, non riesco a digerirli, li trovo di un’ingiustizia sociale unica: che uno possa tornare indietro nella Storia e cambiare gli avvenimenti a suo piacere, a discapito di tutti gli altri non viaggiatori, non mi pare democratico. Per riparare ad un incidente si potrebbero creare danni ben maggiori, oltre ad una serie di paradossi che difficilmente trovano spiegazione logica. Ma è qui che interviene, proprio nel genere della fantascienza, la sospensione dell’incredulità del lettore, disposto a mettere da parte proprio la logica, pur di godersi un buon intreccio narrativo.
Ma ci riusciamo sempre?

La sospensione dell’incredulità

Un’ottima spiegazione del concetto di sospensione dell’incredulità del lettore o del patto finzionale tra scrittore e lettore la trovate all’interno della raccolta Sei passeggiate nei boschi narrativi, ovvero sei interventi tenuti da Umberto Eco nel 1992-93 in occasione delle Norton Lectures della Harvard University. In particolare, nel capitolo 4 I boschi possibili Eco ci spiega:

La regola fondamentale per affrontare un testo narrativo è che il lettore accetti, tacitamente, un patto finzionale con l’autore, quello che Coleridge chiamava “la sospensione dell’incredulità”. Il lettore deve sapere che quella che gli viene raccontata è una storia immaginaria, senza per questo ritenere che l’autore dica una menzogna. Semplicemente, come ha detto Searle, l’autore fa finta di fare una affermazione vera. Noi accettiamo il patto finzionale e facciamo finta che quello che egli racconta sia veramente avvenuto.
[…] Quando entriamo nel bosco narrativo ci si richiede di sottoscrivere il patto finzionale con l’autore, e siamo disposti ad attenderci che i lupi parlino; ma quando Cappuccetto Rosso viene divorata dal lupo pensiamo che sia morta (e questa convinzione è molto importante per la catarsi finale, e per provare il piacere straordinario della sua resurrezione). Pensiamo che il lupo sia peloso e con le orecchie ritte, più o meno come i lupi dei boschi reali, e ci pare naturale che Cappuccetto Rosso si comporti da bambina, e sua mamma da donna adulta preoccupata e responsabile. Perché? Perché così avviene nel mondo della nostra esperienza, un mondo che per ora, senza troppi impegni ontologici, chiameremo mondo reale. […] Non c’è regola che prescriva il numero degli elementi finzionali accettabili, ed esiste anzi una grande flessibilità su questo tema – forme come la fiaba ci dispongono di accettare a ogni passo correzioni della nostra conoscenza del mondo reale. Ma tutto quello che il testo non nomina e descrive espressamente come diverso dal mondo reale, deve essere sottinteso come corrispondente alle leggi e alla situazione del mondo reale.
Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi

La sospensione dell’incredulità è ancora più forte nella fantascienza, dove immaginiamo il mondo che potremmo avere un domani partendo dal mondo reale di oggi, con tutte le scoperte tecnologiche e scientifiche che sfidano o contraddicono le attuali leggi dell’universo.
E qui veniamo proprio al film che mi ha incollato al divano, mettendo a dura prova però il patto finzionale.

Predestination

Stavo zigzagando tra la programmazione televisiva alla ricerca di storie. Il mio non è un vero zapping, perché non scorro i canali uno ad uno cercando di capire cosa stanno trasmettendo, ma leggo nella guida del televisore solo le descrizioni dei film, di quelli che non conosco e il cui titolo non racconta a sufficienza la trama. Trovo così Predestination: “Un agente della polizia temporale sta indagando su un difficile caso di terrorismo, dove vi è una bomba pronta ad esplodere. Malgrado i diversi tentativi di fermare l’uomo, l’agente non riesce ad impedire che questo accada. Continuano i viaggi nel tempo, con lo scopo di scoprire chi sia quel uomo ancor prima che mettesse la bomba.” Fantascienza, viaggi nel tempo, con Ethan Hawke, un attore che ricordo per il romanticissimo Prima dell’alba e per avere abbandonato il cinema per darsi alla scrittura di due romanzi. E poi è tornato al cinema, ma come sceneggiatore, chissà perché…

 

Comincio a vedere questa pellicola qualche minuto dopo l’inizio, ma (e questa è una di quelle fatalità che non riesco ad ignorare) esattamente quando un uomo ubriaco viene presentato come uno scrittore, chiamato Ragazza Madre perché inventa racconti strappalacrime per una rivista femminile. Quest’uomo, dalle linee del viso non particolarmente mascoline, confessa al barista Ethan Hawke di essere così dannatamente bravo con le sue storie perché… era una donna (e in effetti è interpretato da un’attrice australiana, Sarah Snook).
Parte così un lungo flashback sulla sua infanzia incompresa in orfanotrofio, sul suo essere ribelle e insoddisfatta del proprio aspetto, sulla possibilità di entrare in un programma spaziale proprio per le sue capacità, bloccato però alla scoperta di un’anomalia fisica. Si ritrova a lavorare come collaboratrice domestica e una sera incontra l’uomo della sua vita, che l’abbandona incinta. Alla nascita della figlia, le complicazioni mediche costringono i dottori a cambiargli sesso (lasciano intendere che fosse un ermafrodito, con entrambi gli organi riproduttivi). La bambina viene rapita dalla nursery e scompare nel nulla. Lei, ora lui, è alla ricerca di quell’uomo che le ha rovinato l’esistenza.

Già fino a qui il mio sopracciglio destro inarcato era in attesa di sapere dove voleva andare a parare questo regista. Il primo colpo di scena è il barista che rivela allo scrittore di essere un agente governativo autorizzato ai salti temporali e di poterlo aiutare a rintracciare proprio quell’uomo. Benissimo, è un film di fantascienza e dobbiamo sospendere la nostra incredulità di fronte all’esistenza del viaggio nel tempo. Non solo: anche di fronte allo strumento che è stato scelto come macchina del tempo, una finta custodia di violino con un lucchetto a cifre che rappresentano la data temporale da raggiungere.

Da quel momento comincia un susseguirsi di salti avanti e indietro, tra il 1945 e il 1993, per cui il barista porta lo scrittore a conoscere l’uomo, che si rivela essere sé stesso quand’era donna (?!) e lo lascia lì ad innamorarsi, poi si catapulta in una nursery e rapisce una bambina che fa viaggiare a ritroso per abbandonarla di fronte ad un orfanotrofio (??!), poi torna a riprendere lo scrittore per affidargli il suo stesso incarico di viaggiatore del tempo, ovvero il medesimo programma spaziale che lo aveva espulso da donna, prima che lo stesso barista si ritiri dal suo attuale impiego. Pare infatti che ci sia un limite fisico ai viaggi temporali che un uomo può sopportare. Lo scrittore, diventato agente governativo, si ritrova a rincorrere nel tempo un terrorista, finché non se lo ritrova davanti: riconosce sé stesso, anziano, e assomiglia terribilmente al barista (??!!).

Se non ci avete capito niente, avete anche voi un problema con la sospensione dell’incredulità. E soprattutto non state considerando il paradosso del nonno: se io torno indietro nel tempo e uccido mio nonno, mio padre non esiste, dunque non esisto neppure io, quindi com’è possibile che riesca ad uccidere mio nonno?!

All you zombies

Stupita (o inorridita?) vado a cercare su Wikipedia la trama precisa del film, per cercare la soluzione al rompicapo (nella versione inglese, trovate anche la cronologia particolareggiata di tutti i salti temporali: Predestination). Scopro così che la pellicola è la trasposizione cinematografica del racconto All you zombies del 1959 di Robert A. Heinlein (autore tra l’altro del romanzo, poi altro film conosciuto, Starship Troopers). Dato che normalmente al cinema troviamo un’edizione striminzita della meraviglia letteraria, mi sono messa alla ricerca di questo racconto, curiosa di scoprire altri particolari della storia che fossero andati perduti sul grande schermo.

Conosciuto in Italia come Tutti voi zombie non è semplice da reperire: l’ultima edizione risale all’antologia Urania Anonima Stregoni del gennaio 2003. L’ho rintracciato e l’ho letto, solo 22 pagine. E pure brutte. O per lo meno, non mi hanno coinvolto allo stesso modo, anche se l’autore ha disseminato indizi dalle prime battute, come il disco “Io sono mio nonno” (“I’m My Own Grandpa” di Lonzo e Oscar) che suona nel juke-box del bar, fino alla rivelazione verso la fine:

Avevo scelto i tempi piuttosto bene… in simili viaggi, la precisione è subordinata a tempi molto ristretti, tranne quando si torna allo zero di partenza. Se avevo calcolato tutto con esattezza, in quel momento, Jane stava scoprendo, nell’oscurità del parco, in quella dolce notte di primavera, di non essere la ragazza ‘virtuosa’ che aveva sempre creduto di essere. Presi un tassi al volo e mi diressi verso la casa di quei pitocchi dei suoi padroni. Lasciai l’autista in attesa dietro l’angolo, e mi nascosi nell’oscurità. Li scorsi dopo qualche minuto. Venivano giù per la strada, abbracciati; quando furono sotto al porticato, lui la strinse e la tirò in lunga, a furia di baci della buonanotte, molto più di quanto avessi immaginato. Poi lei entrò in casa, e lui si avviò lungo la strada. Scivolai nell’ombra e gli afferrai un braccio. “Basta così, figliolo,” annunciai con calma. “Sono tornato a prenderti.”
“Lei!” ansimò, e trattenne il respiro. “Proprio io. Adesso sai chi era quel tipo… e se ci ripensi, arriverai anche a capire chi sei tu… e se ti vuoi proprio sforzare, può anche darsi che tu riesca a immaginarti chi era la bambina… e chi sono io…” Non rispose, era maledettamente sconvolto. È una bella scossa che ti viene, quando ti dimostrano che non sei stato capace di resistere alla tentazione di sedurre te stesso.

 

Ho anche scoperto che la Heinlein Society, un’organizzazione per lo studio e la promozione delle opere dello scrittore, ha rilasciato uno schema esemplificativo della linea temporale, e relativi viaggi, del racconto All you zombies: Time travel Zombies short stories

Nonostante la complessità, la narrazione è in sé coerente: accettando come vero il viaggio nel tempo, ci ritroviamo via via a dover riconoscere come possibile ogni salto temporale e dunque questo strano cerchio infinito per cui il protagonista è figlio, padre e madre allo stesso tempo. Sconvolgendo qualsiasi regola del nostro mondo reale. Dobbiamo proprio crederci!

E adesso…

Mentre voi spero andrete a curiosare il film e il racconto, io mi leggerò L’ordine del tempo di Carlo Rovelli. Magari riuscirò a capirci qualcosa sui paradossi temporali. O come sia possibile che il tempo scorra più veloce in montagna e più lento in pianura. A meno ché pure per leggere di fisica non occorra il patto finzionale…

Comments (37)

Giulia Mancini

Mag 04, 2018 at 6:24 AM

Un film troppo ingarbugliato, anch’io non ci ho capito niente…il patto dell’incredulità è messo a dura prova. Secondo me il patto funziona “a patto che” la distorsione della realtà non sia troppo complicata, se ci sono molteplici elementi contraddittori anche il lettore più convinto (o lo spettatore in caso di un film) a un certo punto si arrende. A proposito anch’io spesso inizio a vedere dei film attratta dalla parola “scrittore”, se ce n’è uno vengo inevitabilmente catturata dalla curiosità…

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 6:46 PM

Però mi resta il dubbio che qui la distorsione sia complicata solo per me, che di fisica, tempo e paradossi temporali conosco davvero poco.
I film che narrano di scrittori ci attirano come i manuali di scrittura creativa: sia mai che dentro ci sia qualche segreto! 😀

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Darius Tred

Mag 04, 2018 at 11:00 AM

Per leggere di fisica occorre una buona dose di curiosità. E un buon narratore. Se mi è permesso un consiglio, ti direi di leggere Brian Greene (che, per intenderci, alcuni lo presentano come il Piego Angela americano).

Alcune sue edizioni hanno pure il dvd con dei filmati… 😛

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 6:47 PM

La curiosità non mi manca! Mi segno questo Greene allora, grazie! 🙂

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Mister E.

Mag 04, 2018 at 11:13 AM

Questo numero della raccolta di Urania mi manca (o non me lo ricordo): inizia la ricerca nei vari storage casalinghi!!
Ogni volta che gli autori si cimentano nei viaggi temporali è un casino (casino in termini di paradossi che gli sfuggono in qualche punto), come nel caso di Ritorno al futuro 2 dove il ritorno al presente avviene in una diversa linea temporale… (ma lui è sempre lui con le stesse esperienze.. come può essere?? discutibile..).
Il bello dello fantascienza è che ti fa ragionare su paradossi e proprio il contratto iniziale è quello che lo fa sembrare reale.. ma poi alla fine non è così anche con teorie odierne non dimostrate fisicamente??? si accetta un patto iniziale e si segue il ragionamento.. mah… vado a ragionarci.

Un film che andrò a guardarmi sicuramente ! Grazie per la segnalazione

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Mister E.

Mag 04, 2018 at 11:24 AM

a direi il vero non capisco nemmeno come faccia nel primo film a tornare al nuovo presente ma non ricordarsi che tutta la sua vita è già cambiata perchè i genitori sono ora più fighi..
tutto discutibile!

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 6:59 PM

Infatti, ricordo di essermi fatta la stessa domanda. Nel momento in cui si cambia un evento passato, e dunque tutto il futuro, dovrebbe istantaneamente affiorare nuovi ricordi! 🙂

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 6:58 PM

Ecco, come ho fatto a dimenticare Ritorno al futuro?!! Ah, la vecchiaia!! 😀

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nadia

Mag 04, 2018 at 12:13 PM

Tanto tempo fa, ma davvero tanto, guardavo più film di oggi. Appena hai parlato di questo mi è tornato in mente Frequency (https://it.wikipedia.org/wiki/Frequency_-_Il_futuro_%C3%A8_in_ascolto) (https://www.youtube.com/watch?v=9Mm_MyXdR0g)
All’epoca ho avuto qualche difficoltà a comprendere il filo del viaggio, ma poi ho del tutto abbandonato le riserve e mi sono lasciata trasportare della storia dandola per possibile. Credo sia davvero complicato capire tutto in certe pellicole, forse perché a mio avviso nemmeno il regista ha le idee tanto chiare. Comunque a me ha intrigato parecchio il titolo che hai menzionato e dopo aver visto il trailer un po’ di curiosità di vederlo mi è venuta…

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 7:14 PM

Però, anche il tuo film mi intriga! Dennis Quaid e Jim Caviezel. Tra l’altro al film hanno fatto seguire una serie tv, andata in onda su Premium Crime l’estate scorsa, dove però è la figlia poliziotto a contattare il padre defunto vent’anni prima.
Purtroppo il trailer del film originale si trova solo in inglese, eccolo per tutti gli altri (forse l’ho anche già visto, ma non me lo ricordo):

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Grilloz

Mag 04, 2018 at 1:31 PM

Per la cronaca, il lettore medio di fantascienza è il più restio a firmare quel patto 😉 (Vedi ad esempio i commenti di Mister E. su ritorno al futuro)

Comunque il film mi manca ma mi hai fatto venire voglia di vederlo e mi ha fatto venire in mente altre opere memorabili come Rabbia di Palahniuk o film come Donnie Darko o l’esercito delle dodici scimmie, nonchè un paio di racconti di Dick 😉

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 7:34 PM

Donnie Darko l’ho visto, più volte anche per riuscire a coglierne tutti i particolari (e anche lì ho dovuto googlare perché non capito tutto!)
Rabbia di Palahniuk mi manca, L’esercito delle dodici scimmie devo anche averlo visto ma non me lo ricordo. Un altro che ho ritrovato, cercando informazioni su questo Predestination, è il film Looper con Joseph Gordon-Levitt e Bruce Willis:

E poi m’è tornato in mente quest’altro film, The One con Jet Li e Jason Statham, che introduce il concetto delle dimensioni parallele (anche se più incentrato all’azione e ai combattimenti, che alla pura fantascienza):

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Elena

Mag 04, 2018 at 3:04 PM

Ciao Barbara, non conoscevo questo film, grazie per la segnalazione. Sono d’accordo con Grilloz: come appassionata di fantascienza non sono tanto incline a firmare patti di incredulità a meno che ‘intreccio e la coerenza dello stesso siano impeccabili già dalle prime battute. Personalmente non amo molto i viaggi nel tempo, ci sono moltissimi film, ma non sono i miei preferiti. Il genere apocalittico mi piace di più, ma appunto deve essere credibile. Come se fosse vero. Non mi abbandono tanto facilmente…
La collana di Urania, che bei ricordi!

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 7:45 PM

Si, di film sui viaggi del tempo ce ne sono tantissimo, anche un po’ romantici come Kate & Leopold, con Meg Ryan e Hugh Jackman, oppure The Time Machine, con Samantha Mumba e Guy Pearce (tratto dall’omonimo romanzo di Wells). Questo Predestination però era il primo che ho visto sul paradosso temporale. Emblematica la domanda “E’ nato prima l’Uovo o la Gallina?” e la risposta “Il Gallo!” 🙂

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Maria Teresa Steri

Mag 04, 2018 at 3:06 PM

Io invece adoro i viaggi nel tempo e tutto quello che ci gira intorno, quindi per prima cosa bisogna che mi segni subito questo film! Tra l’altro mi pare (ma devo controllare) di avere pure quel numero di Urania, o meglio dovrebbe averlo mio marito.
Per il resto direi che la sospensione dell’incredulità per me dipende molto anche dal modo di raccontare, se riesce a catturarmi riesco a credere alle cose più assurde. I viaggi nel tempo in particolare mi affascinano moltissimo, di recente ho visto le serie Traverlers e 12 Monkies (che ricalca il film L’esercito delle 12 scimmie) e le trovo stupende, soprattutto per come si barcamenano tra passato e presente.

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 7:54 PM

Spero che tu trovi l’Urania e possa fare il paragone tra racconto e film. Il racconto non mi ha catturato quanto il film. Tra l’altro nel testo scritto non c’è la caccia al terrorista e l’ambientazione è più ironico-satirica (prende in giro il programma spaziale dedicato alle donne, la cui funzione dovrebbe essere solo di compagnia e sfogo per gli astronauti) che fantascienza-psicologica.

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Calogero

Mag 04, 2018 at 5:24 PM

I viaggi nel tempo, in ambito di letteratura fantascientifica, andrebbero forse affrontati dopo aver acquisito una certa infarinatura in materia di fantascienza (e magari anche qualche nozione scientifica… niente di particolarmente complicato, tranquilla!), proprio per la complessità di alcuni dei concetti che trattano e il rapporto, per alcuni lettori, problematico, tra suddetti concetti e la sospensione dell’incredulità.
Credimi: una volta entrati nel meccanismo è difficile non esserne coinvolti, sia emotivamente che dal punto di vista della curiosità pura; il piacere di scoprire e trattare un argomento, sia pur in ambito letterario, riguardo il quale la scienza non sa ancora dare molte risposte, misto al necessario canone di futuribilità che porta l’immaginazione a compiere viaggi fino a quel punto insospettabili (e per paradosso inimmaginabili :)) e di cui un bravo romanziere sa impregnare le sequenze descrittive, è impagabile.
Proprio la futuribilità è la chiave per stipulare un patto finzionale solido con il lettore appassionato ed esigente, capace di transigere solo davanti a incontrovertibili punti di contatto tra finzione e realtà, ossia nel momento in cui la scienza, entità alla quale riesce molto più semplice concedere fiducia, suffraga la fantasia, che per sua stessa natura è in aperta contraddizione con l’oggettività.

Qualora desiderassi approcciare i viaggi nel tempo in maniera soft, senza dover fare i conti con la sospensione dell’incredulità (non prima del finale, perlomeno), potresti leggere il racconto breve di Isaac Asimov ‘La corsa della Regina Rossa’, compresa nel volume II della raccolta ‘Tutti i racconti’ dello scrittore medesimo, edita da Mondadori: oltre ad acquisire nozione del butterfly effect (in modo molto easy), ti permetterebbe di affrontare il paradosso temporale da un punto di vista alternativo (alla Asimov, se capisci cosa intendo).

P.S.: il tempo scorre più velocemente in montagna che in pianura?
‘Elementare Watson!’
Il tempo, o se vogliamo ‘quarta dimensione’, è soggetto alla costante gravitazionale esattamente come se fosse dotato di massa (come fosse materiale, per intenderci,): più si avvicina a un centro di gravità e più rallenta; tanto più il centro di gravità che lo influenza è dotato di massa e tanto più lo farà rallentare (la vicinanza a una stella lo rallenta più che la prossimità a una mela). Ti sembra strano? Che cos’è il tempo? La successione degli istanti che si susseguono nello spostamento da un punto A a un punto B. Sulla piccola Luna, causa minore forza di gravità, il tragitto sarà percorso in un lasso di tempo inferiore che sul colossale pianeta Giove. Tu, io, il tempo, quindi, su Giove ci muoveremmo come fossimo obesi, sicché più lentamente. Porta un orologio nello spazio aperto (per pochi milioni di dollari puoi approfittare dell’ormai prossimo avvento dell’era dei viaggi spaziali privati), in un contesto di microgravità (la gravità si percepisce ovunque nell’universo, non esiste la gravità zero), “vedrai” le lancette tenere un’andatura più spedita. La stessa cosa ovviamente, anche se in tono minore (non registrabile dai sensi umani) accadrà anche in aereo e, seppur ancora meno, in montagna, in quanto più distante dal centro della Terra (che è il punto di massima attrazione gravitazionale) rispetto al livello del mare o alla Fossa delle Marianne, per dire, che vi sono più prossimi. (Che razza di pistolotto! Non ti azzardare a leggerlo, ti autorizzo a ignorarlo del tutto, senza per questo darti pensiero di disonorare la mia castità intellettuale, cosa che comporterebbe obbligo di matrimonio riparatore!!!)

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Barbara Businaro

Mag 04, 2018 at 8:10 PM

Alla ricerca di cosa sia il butterfly effect, ritrovo un altro film con Ashton Kutcher, che a furia di viaggiare nel tempo rivive 54 anni in 5 vite diverse. Devo averlo visto a spezzoni (perché i film belli li danno sempre in seconda serata, e io difficilmente mi ricordo di recuperare il dvd!)
Di Asimov ho già qualcosa in casa, qualche vecchio Oscar Mondadori da leggere. Prima o poi dovrò decidermi! 🙂
(Il pistolotto l’ho anche letto tutto, ma continuo ad avere difficoltà a considerare il Tempo una variabile influenzabile come le altre! Che poi, da ignorante spatentata quale sono, se trovo la maniera di andare a vivere nella fossa delle Marianne, 11 mila metri di profondità, invecchio meno velocemente?? 😀 😀 😀 )

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Calogero

Mag 05, 2018 at 12:45 PM

L’hai letto tutto nonostante l’avvertimento deterrente? Me ne ricorderò quando pubblico il romanzo, potrebbe essere una buona tecnica di incentivo all’acquisto.

In effetti nella Fossa delle Marianne dovresti fare i conti con l’età che avanza disponendo di un tempo più lungo, se ti accontenti di guadagnare qualche miliardesimo di secondo o giù di lì. Per far fronte in modo tangibile a questa esigenza ti suggerisco di prendere casa nei pressi dell’orizzonte degli eventi di una singolarità. Ho sentito che ci sono delle villette assai carine in vendita dalle parti di Sagittarius A, la quasar del centro galattico; se il tempo non rallenta di brutto lì…

Consentimi un ultimo tentativo di convincerti che il tempo viene influenzato dalla gravità.
Considera l’universo come uno spazio euclideo, quindi tridimensionale: asse X = lunghezza, asse Y = larghezza, asse Z = profondità. Abbiamo parlato del tempo come quarta dimensione (asse T = tempo), bisogna dire, però, che per comprendere al meglio il concetto non bisogna disegnare T, che rappresenta la coordinata temporale, come un quarto asse aggiuntivo, indipendente, poiché non è svincolato dagli assi che rappresentano le coordinate spaziali, bensì fuso in un unico corpo con ciascuno di questi. Li permea. Quando si parla di spazio-tempo, si intende “lunghezza-tempo”, “larghezza-tempo” e “profondità-tempo”, e poiché la gravità curva lo spazio, per forza di cose curverà anche il tempo.
Esempio: prendi un foglio A4 (21*29.7cm) che rappresenti l’universo (non parlo di multiverso per non complicare la spiegazione aggiungendo il concetto di iperdimensione), tienilo sospeso ancorandolo con filo elastico a ogni angolo, fa’ in modo che una formica lo attraversi da un capo all’altro muovendosi in linea retta a velocità costante (es.: 1cm/sec) e misura il tempo di attraversamento con un cronometro.
Hai raccolto dei dati di partenza per fare un raffronto.
Adesso appoggia sul foglio una biglia di metallo che raffiguri un centro di gravità (un pianeta, una stella, un buco nero…), in modo da poterne valutare gli effetti. Se misuri il tuo foglio ti accorgerai che:
A) lunghezza e larghezza del foglio-universo (in linea d’aria) sono diminuite.
B) il foglio-universo ha acquisito una terza dimensione (profondità) determinata dalla curvatura dello stesso operata dall’interazione con la massa della biglia-centro di gravità.
A questo punto tendi un pezzo di filo da un capo all’altro del foglio-universo curvato, chiedi alla formica di prima di percorrerlo da un capo all’altro alla stessa velocità costante di prima (1cm/s) e cronometrala di nuovo.
Facendo un raffronto con i dati precedentemente raccolti ti accorgerai che il tempo di attraversamento del piccolo universo che hai creato si è ridotto, in proporzione diretta con il ridursi dello spazio, entrambi influenzati, alterati, dagli effetti della costante gravitazionale.
Adesso il concetto dovrebbe esserti più comprensibile.

P.S.: un incentivo a leggere Asimov: è il più grande maestro del finale a sorpresa di tutti i tempi!

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Calogero

Mag 05, 2018 at 12:49 PM

Ops, scusa per il secondo pistolotto in meno di ventiquattrore.

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Barbara Businaro

Mag 05, 2018 at 3:38 PM

Non ho trovato una formica che accettasse di buon grado, anche dietro compenso in briciole, di aiutarmi nell’esperimento. Ma per come lo vedo io, il foglio curvato dalla biglia, la formica camminerebbe sempre sul foglio, che pure curvato non è diminuito in lunghezza/larghezza. La formica dovrebbe attraversare lo spazio nel “vuoto” per diminuire il tempo di percorrenza. A meno ché la costante gravitazionale della biglia non funzioni come un aumento della forza muscolare della formica, che corre più veloce. 😀

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Calogero

Mag 05, 2018 at 4:09 PM

Che le dimensioni fisiche reali del tessuto spazio-temporale rimangano inalterate è sacrosanto; la curvatura determinata da una forte concentrazione di massa, di materia, si limita, per così dire, ad avvicinare due punti distanti fra loro. Il filo, o spazio vuoto, come lo hai correttamente definito, indipendentemente da dove voglia camminare la nostra poco collaborativa formica rappresenta questo avvicinamento, verificabile con un semplice metro.
Il modello che ti ho proposto é basato sulle reali dinamiche di interazione tra l’Universo e la materia contenuta al suo interno, pertanto trovo logico supporre che dovrebbe sospendere del tutto la tua incredulità a riguardo. 😀

newwhitebear

Mag 04, 2018 at 9:16 PM

troppo complicato, ecco una delle ragioni che questo genere di libro e di film lo evito con cura.Per me la sospensione dell’incredulità non funziona con buona pace di Eco. I salti temporali, le finzioni priva di rigore logico non le concepisco – sarà questa una mia limitazione mentale ma ogni cosa anche la più irrazionale deve avere un filo logico nascosto.

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Calogero

Mag 05, 2018 at 12:55 PM

Se ti sembra complicato conciliare la sospensione dell’incredulità con i viaggi nel tempo, non oso pensare a che razza di bestemmia dev’essere per te leggere un libro o vedere un film che parla di miniaturizzazione, una dinamica scientificamente improponibile. 🙂

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Barbara Businaro

Mag 05, 2018 at 3:13 PM

Però la fantascienza non è troppo distante dal fantasy quanto a sospensione dell’incredulità: se accetti che in un romanzo fantastico esistano maghi, elfi e draghi, perché non accettare in un romanzo di fantascienza i viaggi del tempo con i loro paradossi? 😉

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Grazia Gironella

Mag 04, 2018 at 11:03 PM

Possiamo incontrarci su Rovelli, ma non curioserò sul film o sul racconto, garantito… le tue parole sono state un ottimo deterrente. 😉

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Barbara Businaro

Mag 05, 2018 at 3:14 PM

Non so se dispiacermi o essere contenta di averti evitato una lettura/visione spiacevole!
Quindi anche per te Grazia gli unici viaggi del tempo sono quelli di Outlander? 😀

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Grazia Gironella

Mag 05, 2018 at 6:06 PM

Diciamo che per il momento mi basta, in futuro chissà… 😉

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Sandra

Mag 05, 2018 at 12:16 PM

Mah, la fantascienza e troppi giri strani non sono nelle mie corde mai, ma sulla macchina del tempo adoravo le storie di Topolino con Zapotek, Pippo e Topolino indietro nel tempo creavano sempre dei paradossi ma erano così divertenti.
E volevo soprattutto dirti che non sapevo che la frase fosse di Coleridge, che amo molto, e quindi ti ringrazio per averlo scritto.
A presto.

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Calogero

Mag 05, 2018 at 12:58 PM

Forti quelli! Anch’io li leggevo. Mi hai fatto tornare bambino per un attimo. 😀

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Barbara Businaro

Mag 05, 2018 at 3:23 PM

Il professor Zapotec! Che ricordi! E mi hai fatto tornare in mente un altro Pstranissimo personaggio, proprio un Pessere che proviene dal Pfuturo, dal 2447, con questo Pcurioso Pdifetto di pronuncia: Eta Beta! Nome completo: Pittisborum Psercy Pystachi Pseter Psersimmon Plummer-Push, abbreviato in Eega Beeva e tradotto in Eta Beta. Pquanti Pricordi!! Dormiva sul pomolo del letto di Topolino e mangiava solo palline di Naftalina! E gli invidiavo il suo gonnellino che conteneva più cose della già fantasmagorica borsa di Mago Merlino! 😀

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Rosalia Pucci

Mag 06, 2018 at 2:22 PM

Ciao Barbara, la tua segnalazione mi intriga proprio, credo che andrò a cercarmi film e autore. La bellezza del genere che stravolge la linearità del tempo e impone regole nuove, creative e per certi versi astruse, credo sia costringere chi ne fruisce di ripensare all’indietro alla storia, per valutarne la coerenza. Grazie per la segnalazione e per aver posto l’attenzione su aspetti della narrazione non proprio scontati

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Barbara Businaro

Mag 06, 2018 at 10:03 PM

Di sicuro non è un film/racconto che puoi vedere/leggere senza stare ben attento a qualsiasi scena/frase. Mentre nel racconto però puoi tornare indietro di pagina, col film in televisione non è possibile. Se lo trovi in streaming o dvd è meglio. Io qualche scena me la sono rivista da Youtube anche in inglese. 😉

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Stefano

Mag 06, 2018 at 6:26 PM

Be’… ti sei vista “Minority Report”? con Tom Cruise basato su cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_di_minoranza_e_altri_racconti ?

Sappimi dire, Ciao, Stefano

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Barbara Businaro

Mag 06, 2018 at 10:16 PM

Conosco sì il film, un po’ meno il racconto e mi pare che Spielberg se ne fosse distaccato un pochino. Ricordo la rabbia della prima visione: “Ma che lo arrestano sul serio perché uno si è sognato che commetterà un omicidio?! Ma cavolo, aspetta almeno che abbia la pistola in mano! Alla faccia della legittima difesa!” 😀 😀 😀

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Luz

Mag 08, 2018 at 8:31 PM

Argomento da sempre affascinante per me. Fin da quando, bambina, guardavo in tv la serie “La macchina del tempo”, quella di un secolo fa, con la macchina del tempo che sembra un aggeggio in stile steam-punk.
Credo che J. K. Rowling sia stata autrice molto brava a usare questo espediente in uno dei capitoli della saga di Harry Potter, e di certo impressiona la scena in cui i tre ragazzini vedono loro stessi alle prese con un’azione avvenuta poche ore prima.
Ricordi il Maurizio Costanzo Show? Ci fu un ospite, mi è rimasto impresso, che asseriva con tanto di formule la possibilità di provare in maniera inappuntabile che si possa viaggiare nel tempo.
Finora è rimasto appannaggio di bei film e serie. Bellissimo ad esempio “Interstellar”.

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Barbara Businaro

Mag 09, 2018 at 10:06 AM

Non ho citato le Giratempo di Hermione ne Il Prigioniero di Azkaban (che le consentono di seguire tutti i corsi, anche quelli allo stesso orario, tornando indietro nel tempo appunto) perché lì siamo totalmente nell’ambito fantasy. Non perché io sia contraria a riconoscere che quello è un elemento di fantascienza – ricordo che nel 2001 quando JK Rowling ricevette il Premio Hugo (assegnato dalla World Science Fiction Society) ci furono parecchie discussioni inviperite, comprese le polemiche sulla crisi della fantascienza… ma quando mai?! – piuttosto perché essendo a maggioranza un’opera fantasy, lì l’incredulità l’abbiamo già sospesa da un bel pezzo, direi dal binario 9 ¾ di King’s Cross! 😀
Interstellar mi manca, ce l’ho lì che mi attende in visione, la prima sera che mi sentirò ispirata. Vediamo se mi incollerà al divano allo stesso modo.

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