Si dice essere poliedrico

Succede che un venerdì sera, appena staccato dal lavoro e già con il computer personale acceso, arrivi una notifica da Facebook per la diretta live di Marco Montemagno, l’ultimo webinar gratuito per il lancio della sua nuova startup, la piattaforma Slashers per i professionisti intraprendenti.

Per chi non ne ha ancora sentito parlare, Marco -Monty- Montemagno è un imprenditore digitale, fondatore di Blogosfere (venduta poi a Il Sole 24 Ore) ed altre startup tecnologiche, famoso per le sue pillole video nel suo canale YouTube e per il bestseller dello scorso Natale Codice Montemagno. Diventa imprenditore di te stesso grazie al digital. Ho letto il suo libro, che è la trascrizione dei suoi video più seguiti con qualche approfondimento: comunicazione, marketing online, social media, per finire con la ricerca della felicità con un lavoro su misura (chi ha letto Tony Robbins ci si ritroverà facilmente). Possono sembrare concetti alle volte banali (che ci voglia perseveranza per avere dei risultati è ovvio no?) eppure tendiamo a dimenticarcene. Libri di questo tipo andrebbero riletti, a distanza di tempo.

Succede che nel bel mezzo del suo intervento, interessante come sempre, Monty si ritrovi a corto di parole, una in particolare, e che io per caso l’abbia scritta in un commento al video, perché quella parola me la ricordo bene. Succede che il mio commento è stato letto in mezzo ad altri centinaia, sommerso tra domande, complimenti e un po’ di spam pubblicitario.
“Si dice essere POLIEDRICO. Grazie Barbara! Mi era scappata la parola.”
A te era scappata Monty, invece io ce l’ho appiccicata sulla schiena da un bel po’…

 

Essere poliedrico

L’intervento in diretta di Marco Montemagno era all’interno di una settimana di webinar gratuiti offerti per il lancio della piattaforma Slashers (e per cercare ovviamente iscritti). Gli slashers sono quelle persone che hanno più di una competenza, a volte anche più di un lavoro in contemporanea, e quando gli viene chiesto qual è la loro occupazione rispondono con una serie di attività separate da uno slash (la barra / sopra il numero 7 alla vostra tastiera). Ad esempio: /developer /webdesigner /blogger /copywriter
Quindi uno slashers è esattamente una persona poliedrica.

poliedrico

/po·li·è·dri·co/
aggettivo

  1. Relativo al poliedro (solido geometrico). “figura p.”
  2. fig. Che presenta molteplici aspetti (tutti degni di considerazione). “mente p.”

Durante la diretta video, Monty ha telefonato ad alcune persone che si erano prenotate per fargli una domanda, sempre nell’ambito dei temi trattati nel suo canale. L’ultima telefonata è verso Elena, del Veneto (yeah!), la quale gli chiede proprio: quando non hai progetti definiti, ma ne hai tanti, simultanei e in diversi campi, come capire a quale dare più spazio, a quali meno, dove specializzarsi? La curiosità spinge sempre a nuovi stimoli.

Mi si sono rizzate le orecchie: questo sì è un argomento che m’interessa, più di tanti altri.
(Ma tu Barbara non hai già deciso cosa fare da grande? Non proprio…)

La prima considerazione di Montemagno: quanti di noi hanno più competenze, passioni, ambiti? Non siamo in pochi. Avere tante opzioni è un aspetto positivo, non negativo. E se tu hai una mentalità così, non puoi far finta che non sia così.

Secondo: come si capisce dove puntare? Dal punto di vista lavorativo, la scelta migliore è quella che ha il maggior output per la professione, un calcolo di costo/opportunità. Non è solo una questione di cuore, ma dev’essere qualcosa che ci piace e ci permette di vivere bene, bilanciando le due cose.

Non è nemmeno detto che sia l’attività in cui riusciamo meglio. Lui era un giocatore di ping pong di alto livello, quinto in Italia, ma quel tipo di carriera non gli avrebbe dato l’autonomia che cercava e dunque ha preferito il mondo della tecnologia e della comunicazione.
Anche perché più diventi bravo a fare qualcosa, e più ti piace quello che fai. I risultati creano adrenalina e convinzione. Si diventa leader cominciando a vincere. (E come si comincia a vincere? Quello non te lo dicono mai…)

Per finire, Monty ha consigliato ai poliedrici questo libro, proprio per cercare di orientarsi sulla scelta della competenza predominante: Chris Guillebeau, Euro 100 bastano. Per reinventare la tua vita, fare ciò che ti piace e crearti un nuovo futuro

 

Cosa c’entra questo con la scrittura?

Non avete sbagliato blog, qui si parla ancora di scrittura.
E’ stato proprio durante quell’ultima telefonata che Montemagno non trovava la parola per definire gli slashers in italiano, e io mi sono ricordata di quel “poliedrico” che mi porto dietro da vent’anni, o poco più.

Durante un colloquio di orientamento lavorativo mi venne chiesto di elencare quali erano le mie attività preferite come hobby e che cosa, secondo me, sarebbe stato il mio lavoro perfetto, quello dove avrei potuto esprimere al meglio le capacità. L’elenco risultò piuttosto lungo e l’esaminatore sconcertato disse che ero una persona “poliedrica”, dalle mille sfaccettature, e che nell’attuale mondo del lavoro sarebbe stato un problema collocarmi, perché tutti devono avere una specializzazione.
Suonava come una condanna e per molti anni me la sono portata dietro così.

So far tutto o forse niente, direbbero i Ricchi e Poveri.

Però.

Se da una parte è difficile capire qual è l’attività su cui specializzarsi (alla fine il comun denominatore delle mie attività divenne il computer, che serviva un po’ ovunque, e quindi…), dall’altra è impossibile annoiarsi.
Ancora oggi, non esiste una giornata in cui io non sappia come impegnare il mio tempo, e non sto parlando di fatiche domestiche o incombenze snervanti, ma del tempo libero. Conosco gente che passa la domenica tra centri commerciali e divano perché non sanno che altro fare. Questo problema proprio non ce l’ho.

Se poi sei un poliedro, il salto tra una facciata e l’altra non è così traumatico come in una piramide triangolare. Ci spostiamo di poco e cadiamo sempre in piedi. Come dire che se perdiamo un lavoro, non è poi così difficile reimpiegarci in altro, pure in un settore differente.

L’episodio del colloquio orientativo e del “poliedrico” che mi fu affibbiato mi è tornato in mente in questi giorni, mentre leggevo una considerazione sulla scrittura creativa: secondo alcuni infatti, bisognerebbe scrivere del proprio mondo, delle proprie esperienze personali, del proprio vissuto quotidiano, perché è qualcosa che si conosce bene.

E allora ho pensato che essere poliedrici può diventare un’immensa fortuna!
Perché il proprio mondo è alquanto vasto, le esperienze personali eccezionalmente variegate, il proprio vissuto quotidiano eterogeneo e ci sono un sacco di cose che si conoscono bene, non troppo bene, ma sufficientemente bene.
E lì in mezzo ci crescono le storie più incredibili!

 

E voi lettori…

Vi sentite più piramidi, cubi, parallelepipedi o poliedri molto sfaccettati? 🙂

 

30 commenti su “Si dice essere poliedrico

  1. Esistono anche i poliedrici al cubo, cioè quelli che sanno fare mille cose al lavoro, mille cose a casa e mille cose nello sport&tempo libero. Ne conosco alcuni. Questi dove li mettiamo? 😀

  2. Ho seguito solo le prime dirette poi il tempo per prestare attenzione al resto della settimana è stato ingoiato dal buco nero, quindi mi sono persa il momento in cui aiutavi Monty. Complimenti innanzitutto per la velocità e prontezza.
    Io riesco a fatica a definirmi poliedrica, i miei interessi sono precisi e sempre quelli, anche se mi sforzo di farmi piacere un po’ di tutto, partendo dalla musica che ovviamente in casa ascoltano con gusti differenti o dai canali tv per la stessa ragione. Sono uno spirito adattabile, infatti spesso chi mi conosce poco si stupisce quando esco con un “ma a me veramente la birra piace solo rossa e sono più da salato che da dolce e odio le discoteche, il casino, gli affollamenti, lo smog, la città, lo stress, i pc, il caldo, gli orologi…”
    Però hai proprio ragione essere poliedrici aiuta moltissimo come bacino naturale per cogliere le idee di scrittura, e infatti sei un vulcano! Forza che aspetti?

    1. Io invece mi sono persa le prime dirette perchè lavoravo e sono riuscita a seguire solo quella del venerdì, ma ben un’ora e venti di diretta, il gran finale insomma (a un certo punto se n’è uscito con un: Ma non abbiamo proprio niente di meglio da fare il venerdì sera? 😛 )
      I miei interessi cambiano, con l’età, con le occasioni, con le nuove conoscenze e amicizie, però sono restia ad adattarmi: c’è una misura in cui l’adeguarsi agli altri diventa una gabbia per sè stessi, rimanere nella stessa posizione del poliedro per troppo tempo.
      E che aspetto? Niente non aspetto, ci sto già lavorando. 😉

  3. Mi sento un’ipersfera. Non mi piacciono gli spigoli.
    Spazio fra tempo e spazio in una dimansione di R-Esistenza decisamente non canonica.
    Per i tuoi continui “imput”, grazie.

      1. Eh già: più le facce del poliedro diventano piccole, si moltiplicano fino a far scomparire gli angoli, e il poliedro diventa una sfera. L’ipersfera è il concetto di sfera su più dimensioni (e qua entriamo nella fantascienza, per cui è più afferrato il qui sopra Darius 😉 )
        Felice che i miei input generino altro input: se non passavi di qui, non mi sarebbe venuta in mente l’ipersfera!

        1. Vedo che qui si comincia a giocare con l’iperspazio. 😀 .

          Comunque non è fantascienza, ma fanta-scienza: ovvero la fantasia applicata alla scienza.
          Personalmente prediligo il discorso inverso (scienza applicata alla fantasia).

          😉

  4. Oh, Barbara, quanto mi riconosco nelle tue parole, anzi in quell’unica parola: poliedra. Quante volte tentano di farci apparire come quelli che fanno tutto e niente quando in realtà noi facciamo molto e anche bene.
    @Tiade molto interessante anche il tuo concetto di ipersfera, ma i miei spigoli andrebbero smussati ancora un po’.

    1. Anche tu poliedrica Megalis? Allora non siamo in pochi come ci vogliono far credere. 😉
      Per esempio, giusto ieri un amico si lamentava di come il suo ufficio marketing gli avesse passato un documento Word malamente impaginato: niente uso degli stili, indice manuale invece che automatico, decine di paragrafi vuoti al posto del salto pagina, immagini fuori margine, tabelle senza design, nemmeno quelli standard.
      “Non puoi pensare che tutti conoscano Word come uno sviluppatore” gli dico. E lui correttamente osserva: “Non mi risulta che Word sia competenza di voi sviluppatori, piuttosto è proprio la base di segretarie, commerciali e marketing, della comunicazione.” Ci ho dovuto riflettere un po’ per dargli ragione (e infatti conosco pochi sviluppatori che se la cavano con la documentazione, se non utilizzando template già pronti). Ma io poi dove ho imparato ad usare Word? Non da dattilografia alle superiori perché avevamo ancora le Olivetti 82… Ma con la tesi universitaria, dove sono arrivata a impostare lo stile del documento uguale ai depliant pubblicitari dell’azienda che avevo analizzato, argomento di tesi. Lo so io, lo sa il referente a cui ho richiesto i font originali, ma non se n’è accorto nessun’altro.
      E poi c’è stato un periodo in cui questa competenza mi è servita a produrre manuali utente al lavoro.

  5. in effetti mi sento poliedrico. Sono in grado di fare molte cose senza eccellere in nessuna. Non mi piace fossilizzarmi in una sola attività ma occuparne di molte. Chi eccelle è limitato psicologicamente, il poliedrico vede molte sfaccettature nella vita e non solo.
    Così fatico ad apprezzare chi scrive in modo monocorde le stesse storie mentre apprezzo chi è in gradi di passare da un genere all’altro. Forse non piace ma io li preferisco. Chi scrive sempre lo stesso genere diventa prigioniero del suo mondo.

    1. Anche il mercato editoriale infatti tende a imbrigliare gli autori ad un genere specifico, quello del loro esordio. Quanto è vero che poi ricorrono agli pseudonimi per cambiare genere. Penso ad esempio a Stephen King/Richard Bachman e J.K.Rowling/Robert Galbraith.
      Benvenuto comunque nel clan dei poliedrici, sempre meno soli. 😉

      1. Appunto, io l’ ho scritto sbagliato, ma l’ idea è quella. Qualcosa di cui non puoi vedere l’ inizio nè la fine ma dove l’ altro lato inizia ad ogni passo che fai…
        Per me, emotivamente associato al principio di indeterminatezza….

  6. Io sono poliedrica di sicuro, un tempo non ne avevo piena consapevolezza, gestivo mille cose sul lavoro, alcune anche piuttosto complesse e un giorno il mio capo mi affidò un lavoro nuovo, in pratica un progetto pilota, dicendomi proprio “tu che ami fare cose sempre diverse contemporaneamente” (!!!) proprio in questi giorni sto organizzando un nuovo settore nella mia azienda e direi che serve tutta la mia poliedricità, ma sto facendo meno fatica (per ora) di una volta, forse perché sono ormai “rodata”. Anche nelle attività del tempo libero amo seguire cose diverse, nella scrittura mi piace scrivere narrativa, romance e gialli, certo mi servirebbe il tempo triplicato per fare tutto…

  7. Sono un piccolo poliedro. Ho diversi hobby ma mi rendo conto che col tempo li sto perdendo. Sul lavoro ho più competenze specifiche, ma non riesco a inquadrarle appieno.

    1. Gli hobby cambiano, è naturale (saranno tre anni per esempio che non dipingo un acquerello), ma non hanno scadenza e li puoi riprendere quando vuoi. E poi tu Sandra non hai problemi a tirare fuori dal cilindro storie che in poco tempo diventano libri, mercato editoriale permettendo. 😉

  8. Vorrei dire poliedrica perché mi è sempre piaciuto occuparmi di tante cos. Ultimamente i miei interessi convergono in un unico interesse, che è poi la mia grande passione: scrivere scrivere e ancora scrivere. Che cosa sarò diventata? Un puntino fisso nello spazio?

  9. Cara Barbara, un tempo avrei letto questo tuo, come sempre bello, articolo e mi sarei detta : ha ragione! Essere poliedrici è un grande vantaggio.
    Io sono un pò come quelli che usano le barre per indicare cosa faccio. A volte, sembra mi chiedono di cosa mi occupo, ci metto un pò a selezionare la mia attività prevalente (che è anche l’unica che mi mantiene). Ne sono sempre stata orgogliosa, ma ora sento il bisogno di selezionare. Di dedicarmi a qualcuna di queste non più a tutte. Forse sono solo sta ma l’energia che serve per essere poliedrici sul serio è veramente tanta. Detesto le specializzazioni, ma devo pur sopravvivere….

    1. Credo non vada confusa la necessità di fare più cose diverse e stimolanti, che ci danno soddisfazione, con la stanchezza che deriva dal fare troppe cose difficili e pesanti, che ci stressano. Quando si inizia a sentire la stanchezza, è ora di fermarsi e poggiare su una sola facciata del poliedro per un pochino. 😉

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