San Valentino da single

Un anno fa

Il silenzio ovattato della stanza era scandito dall’incessante pianto del rubinetto in cucina. Una goccia dietro l’altra che continuavano a suicidarsi nelle tazze della colazione dimenticate nel lavello. Non aveva fatto in tempo a sistemarle nella lavastoviglie. Il rumore le riempiva la testa e le ricordava di respirare, ora che il cuore se lo sentiva pesante come un macigno, troppo pesante per gestire da solo l’ossigeno di cui aveva bisogno.
O forse quello che martellava era l’orologio sopra la mensola, non riusciva a distinguere i due suoni. Fuori oramai era buio pesto e solo la luce del lampione lontano rompeva a malapena l’oscurità in cui era sprofondata Michela.
Il tempo passava, lo fa sempre, ma la sua mente era ferma a quell’ultima scena. E si chiedeva se era successo davvero.
Aveva corso tutto il pomeriggio, dato che non le era stato accordato il permesso di uscire prima dal lavoro. Aveva saltato la pausa pranzo per andare finalmente a prendersi quel paio di scarpe che aveva adocchiato due settimane prima. Non c’erano più e non aveva trovato altro che potesse combinare col vestito che aveva scelto per quella sera. Al pomeriggio in ufficio c’era stato un problema con un cliente e le arpie lo avevano scaricato tutto addosso a lei, quasi fosse una colpa essere l’unica fidanzata con un lui che ti aspetta per festeggiare.
Appena corsa a casa, dopo una fuga veloce al supermercato, aveva poi trovato l’appartamento il solito disastro. Per quanto cercasse di tenere pulito e in ordine il loro nido d’amore, sembrava sempre un campo di battaglia dalla parte degli sconfitti. Non c’erano abbastanza mobili per le cose di loro due, l’arredamento era stato studiato per un single, ma Edoardo non ci sentiva a cambiarlo. Ci avrebbero pensato per una nuova casa tutta loro, diceva.
Tra un disbrigo e l’altro, era inevitabilmente in ritardo nella tabella di marcia. Lui sarebbe rientrato di lì a mezz’ora e lei stava ancora in vestaglia con i bigodini in testa, una calza smagliata in punta che forse non si sarebbe vista dentro le décolleté, il vestito sgualcito dall’armadio ancora da stirare, lo smalto delle mani da terminare. Ma ce la poteva ancora fare. Non sapeva dove avrebbero cenato quella sera, Edoardo non le aveva detto nulla sicuramente per farle una sorpresa, ma non uscivano mai tanto presto.
Quasi a smentirla, la chiave girò nel portone d’ingresso e lui la trovò ancora senza trucco.
“Ciao, come mai così presto?”
“Ciao…avevo una questione da sistemare.” Non sembrava particolarmente entusiasta. Brutta giornata al lavoro anche per lui.
Trascinava dietro di sé un trolley enorme, di quelli che mai e poi mai passerebbero come bagaglio a mano, nemmeno sotto mancia extra.
“Una valigia? Ti mandano in trasferta di nuovo? Ma non è un po’ troppo grande per un paio di giorni?”
“Non è per me. E’ per te.”
Lo guardò un po’ confusa. “Ma io non viaggio mai per lavoro… Oh, hai prenotato un viaggio per noi due? Davvero?!”
No, la sua espressione diceva altro. Evitava di guardarla negli occhi. Tutto nell’ambiente circostante era diventato improvvisamente interessante, da distogliere il suo sguardo sull’amata. Ma era talmente assurda l’idea, che il cervello di Michela continuava a scartarla.
“Non capisco…”
“Non funziona, tra noi” le disse in un mormorio. Così flebile che le sembrava frutto dell’immaginazione.
“Cosa…ma cosa stai dicendo?” Non riconobbe nemmeno il suo tono di voce, le era uscito così alto di due ottave e stridulo che non poteva essere lei.
“Guardati: non ti curi più di te stessa. Giri sempre per casa con quelle tue tute enormi, sei diventata grassa, e goffa. Se non organizzo io qualcosa, siamo sempre chiusi tra queste quattro mura. Uscire con gli amici è diventato quasi impossibile. Che poi sono più le volte che mi vergogno di te, di averti al fianco, conciata così. Quel vestito ti sta di merda, ti stava bene quand’eri più magra, non lo vedi? E poi qual è stata l’ultima volta che sei andata da un parrucchiere? Per non parlare dell’estetista! Dove sono finiti tutti quei bene completini intimi che indossavi quando ti ho conosciuta? Adesso vedo solo pigiami. Raffredderesti anche un diavolo. O tutto l’Inferno intero…” Si fermò a riprendere fiato.
Michela cercava di capire il senso di ogni parola, ma il colpo era troppo potente per essere assorbito su due piedi. Ogni singola frase le esplodeva dentro come quelle bombe riempite di schegge metalliche: oltre al dolore della deflagrazione, doveva resistere alle ferite mortali di ogni singolo frammento. Tutti diretti al cuore.
Avrebbe voluto ribattere che sono assurdità le sue, che ogni giorno si spaccava la schiena per lui, per fargli trovare tutto pulito e stirato, la casa profumata e la cena calda pronta tutte le sere. Gli aveva sistemato la scrivania e riorganizzato lo studio, perché era un disordinato cronico tanto da perdersi dei documenti importanti, e per questo aveva pure perso una causa in tribunale. Aveva anche speso tutta la sua tredicesima per regalargli a Natale quel portatile di marca che desiderava da tanto tempo. Come poteva pensare a vestiti, cappelli e manicure? Non era una fabbrica di soldi!
Ma non riuscì a dire nulla. La bocca si rifiutava di aprirsi e parlare. Le corde vocali strette da un enorme groppo in gola.
“Io stanotte dormo fuori. Quando te ne vai, lascia le chiavi sul tavolino.”
Prese la porta e se ne andò senza nemmeno salutare.
Buon San Valentino, Amore.

 

Oggi

Ferma al semaforo pedonale, Michela si rimirava le unghie appena laccate. Maddalena aveva fatto proprio un bel lavoro, una fantasia marmorizzata con tre diversi tipi di rosa e un tocco di rosso. Un’opera d’arte tra le mani.
Il cellulare iniziò a suonare e vibrare in borsa.
“Cosa fai stasera?” La voce squillante della sua amica Alessia.
“Stasera? Uhm, oggi è martedì…niente. Yoga me l’hanno spostato al mercoledì per questo semestre, quindi stasera serata tranquilla a leggere. Perché?”
“Ma nessun appuntamento per San Valentino?”
“Eheh, no…quand’è?” Il verde era finalmente scattato e Michela attraversò l’incrocio.
“Come quand’è?! E’ oggi Micky!” Uno sbuffo furioso arrivò dall’altra parte.
“Davvero?” Guardò l’orologio con il datario. Già, 14 febbraio. Sorrise. Non era una data granché importante ormai.
“Non li hai visti tutti questi cuori rossi che hanno invaso la città? E tutte le pubblicità di profumi in tv?”
Ecco perché Maddalena le aveva proposto di disegnarle dei cuoricini solo sull’unghia dell’anulare. Per fortuna aveva detto no subito!
“Si, si, ma non è che mi sono fissata la scadenza sul calendario!”
“Vabbé. Quindi nessuno in vista?”
“No. Sarà un felice San Valentino da single.” rispose seccata Michela. Peggio di un’agenzia matrimoniale.
“Bene, allora ho una proposta. C’è un amico di Leo che dovresti proprio conoscere. Fa al caso tuo…”
Eccola là. Perché, perché, perché tutte le amiche sistemate devono per forza sistemare anche te? Mal comune mezzo gaudio?!
“E per quale motivo tu pensi faccia al caso mio?” Sospirò.
“Giovane, carino, appena divorziato…lei è scappata con un altro, povero. Ha un buon lavoro, dirigente di non so quale azienda, simpatico. Appassionato di botanica.”
“Botanica?” esclamò preoccupata Michela.
“Si. Ma senti: ti potrei prestare quel libro con tutte le erbe che ho preso anni fa in erboristeria. Te lo leggi un po’, fai finta che ti interessa.”
“Non se ne parla proprio! Io non cambio più niente per un uomo. Ho già fatto quell’errore in passato, grazie.”
E quanto le era costato caro. Giusto un anno fa aveva chiamato proprio Alessia, non si sentivano da mesi, ma lei aveva mollato tutto ed era corsa ad aiutarla. Aveva portato un paio di valigie in più, così erano riuscite a portare via tutte le sue cose dall’appartamento di Edoardo, e non aveva più avuto contatti con lui. Zero assoluto. Sempre Alessia l’aveva ospitata a casa sua, nel divano letto del salotto, per un mese intero, finché Michela non aveva trovato un mini arredato tutto per sé. Con molta fatica, aveva acceso un mutuo e l’aveva comprato, per avere la certezza che nessuno mai più l’avrebbe sbattuta fuori a quel modo. Aveva deciso di cambiare lavoro e con sua sorpresa la responsabile del vecchio ufficio le aveva scritto delle referenze eccezionali e l’aveva aiutata anche per il nuovo impiego. La voce era circolata velocemente in azienda e tutti le avevano dato una mano negli ultimi giorni. Ed era tornata se stessa. Aveva i suoi corsi di yoga e spinning in palestra e quello di lingua giapponese in biblioteca. Aveva sempre tempo per il suo parrucchiere delle dive, per la sua estetista miracolosa e per gli aperitivi con gli amici.
No, nessun uomo le avrebbe più sconvolto la vita. Avrebbe condiviso, ma non sacrificato.
“Hai ragione, scusa” ammise Alessia. “Però organizziamo lo stesso la cena settimana prossima, e se non va, pazienza, ok? Ne scoveremo un altro.”
“D’accordo. Ora ti devo lasciare. Devo entrare al supermercato che a casa il frigo piange e si dispera.”
Si salutarono velocemente e Michela afferrò un carrello vicino all’entrata.
Stava valutando la qualità della merce tra i banchi delle verdure fresche, quando venne avvicinata da un fusto assurdo, un ragazzo tutto muscoli che da settimane campeggiava in una pubblicità di una nota marca d’abbigliamento. L’aveva adocchiato poco prima passando per la corsia dei formaggi e latticini. Ora stava pesando ed etichettando diversi tipi di frutta.
“Ciao”
La stava fissando. Michela si girò indietro per controllare, ma parlava proprio con lei. Non c’era nessun’altro in quell’area, nella direzione del suo sguardo. Il supermercato era terribilmente vuoto a quell’ora. Tutti a casa a prepararsi per festeggiare la grande serata.
“Non mi riconosci vero?” continuò lui con un sorriso divertito.
“Oh…ehm…si, ti vedo tutte le mattine alla fermata dell’autobus…nel pannello centrale della pensilina.”
Certo che dal vivo è ancora più mozzafiato, pensò. L’avranno ritoccato sul poster oppure davvero sotto agli addominali cesellati c’è quella V di Adone che punta dritta dritta al… Oh, non ti distrarre! E non guardagli lì, per cortesia!
“No, non mi riferivo a quello. Eravamo a scuola insieme.”
“Impossibile!” esclamò lei in un gridolino soffocato.
Riprese il controllo per un attimo. “No, davvero, mi confondi con qualcun’altra.”
“Sono sicuro invece. E ricordo molto bene anche il due di picche che mi hai dato quando ti ho chiesto di uscire.”
“I….iooooo?” Arrossì violentemente.
“Si tu, Michela.”
Sa anche il mio nome?? Oh, questo è un sogno…o un incubo! Io avrei rifiutato tutto questo ben di Dio?!
“Sono Cristian, terza fila, banco a destra l’ultimo anno. Allora, adesso ti ricordi?”
Michela spalancò gli occhi. Questo…Cristian? No, no, è impossibile! Era grosso e gobboso, una centrale di brufoli vivente! E l’unico muscolo allenato era quello del pollice con cui vinceva sempre tutti davanti al flipper del bar.
“Sono un po’ cambiato, lo ammetto” ridacchiò.
“Eh già…Senti…io, non mi ricordo nemmeno com’è andata…eravamo giovani, e il più delle volte stupidi…mi spiace davvero se ti ho rifiutato, non volevo offenderti…” Era una bugia, ovviamente: aveva ben presente la scena, era stata proprio stronza, l’aveva davvero trattato malissimo. Ma del resto lei a quel tempo aveva occhi solo per Nicola, due anni più grande, già studente universitario. E non la calcolava di striscio.
“Tranquilla. Non voglio mica vendicarmi! Anzi, a dire il vero, io dovrei ringraziarti.”
Io invece vorrei suicidarmi, ammise silenziosamente.
“E’ merito del tuo rifiuto se ho deciso di darmi una scossa. In fondo, nemmeno io mi piacevo, come potevo pensare di piacere agli altri?”
Già, è una cosa che ho imparato anch’io, ma non in quel modo.
“Davvero, tu mi hai fatto solo un gran favore” continuò lui. “Ora ho una palestra ben avviata in centro, sono stato personal trainer di qualche vip televisivo, ho fatto anche lo stuntman per qualche film e adesso lavoro come modello. Tutto grazie a te.”
“Beh, sono contenta di sapere che almeno non ho fatto un gran danno.” Le si stampò in faccia un sorriso di circostanza. Certe volte la vita ti prende proprio a calci.
“Ok, ti ho disturbata abbastanza…e avrai sicuramente da fare stasera.”
“Niente affatto.” Arrossì a doverlo ammettere di fronte a lui. Chissà schiere di ammiratrici che affollavano le sue, di serate.
“No? Niente marito, fidanzato…appuntamento?”
“No. Diciamo che anch’io ho incassato un due di picche, proprio un anno fa. Ho avuto anch’io la mia scossa.”
“Mi dispiace. All’inizio fa proprio male.”
“Già.”
“Beh, se non lo trovi troppo…complicato, che ne diresti di farmi compagnia a cena? Un panino e una birra tra vecchi compagni di scuola. E non mi offenderò se mi dirai di no anche stavolta, promesso.”
Le stava chiedendo di uscire? Davvero davvero?
“No…cioè si…oddio!” Le scappò una risatina. “No, non voglio offenderti…E si, mi piacerebbe una chiacchierata tra amici.”
“Perfetto! Mi dai il tuo numero?”
Michela scandì veloce il numero del suo cellulare e lui lo salvò nel proprio. Fece partire una chiamata perché lei salvasse il suo.
“Ti prego, non mettere il mio nome cognome completo, memorizza un nomignolo qualsiasi. E’ la terza volta che cambio numerazione perché qualcuno si perde il telefono e finisco in pasto a giornalisti e fans.”
“Certo.” Lei scrisse sul display “Cristian 2picche”.
Lui si era avvicinato al suo fianco e aveva spiato dall’alto della sua statura. Soffocò un risolino imbarazzato e scosse la testa. “Spero proprio non diventi un’abitudine…”
“Abbiamo già rotto l’incantesimo. Per questa sera ho detto di sì!”
“Non ci credo finché non succede” si schermì lui. “Devo passare a casa per sistemare la spesa. Ti va bene se ci troviamo per le otto e mezza al BiBiQ Pub? Conosco il proprietario e ci sistemerà in una saletta tranquilla.”
“Perfetto.”
“Se ci sono problemi, mi chiami. Se hai bisogno che ti passi a prendere, mi chiami.” E senza che Michela avesse il tempo di reagire, le lasciò un veloce bacio sulla guancia, indugiando un po’ più del lecito. Un guizzo gli attraversò lo sguardo quando i loro occhi s’incrociarono.
“Ci vediamo dopo” concluse lui.
Rimase imbambolata per qualche minuto prima di salutarlo. Per fortuna che quel giorno Maddalena aveva insistito per la ceretta integrale. Ohhhh, ma che vai a pensare!!

 

L’anno prossimo?

Nuovo messaggio.
“Buon San Valentino, Amore. Stasera tieniti pronta per le 21, ambiente elegante ma non troppo. Se poi vuoi esagerare solo per me, sentiti libera. Tanto poi io ti tolgo tutto…”

 

(c) 2017 Barbara Businaro

 

Voglio dedicare un augurio speciale
a tutte le persone temporaneamente single:
Amatevi.
Amate voi stessi,
vogliate bene alla vostra anima,
siate felici di quello che voi siete.
E tutto il resto arriverà al momento giusto,
non un minuto di più,
non un minuto di meno.
Barbara

21 commenti su “San Valentino da single

  1. Brava come sempre! L’ho letto tutto d’un fiato. Il pezzo fantastico che mi ha troppo fatto sorridere?
    «Perché, perché, perché tutte le amiche sistemate devono per forza sistemare anche te? Mal comune mezzo gaudio?!»
    Happy Valentine’s Day <3

  2. Bello. Lo ammetto: l’ho letto tutto filato. Mi aspettavo di vedere Edoardo al lavoro al supermercato, magari a sistemare le cassette di verdura, lì dietro la bilancia…
    Ovviamente piantato a sua volta il giorno prima… 😛

    1. Ahah, anch’io ho pensato a questo. Modello vendetta della vita o cose del genere!
      Bel racconto, Barbara. Ti ricordi quello che ti ho detto ieri a proposito dei vecchi belli del liceo?
      Ecco,io ne ho rivisto uno giusto qualche settimana fa, e… lasciamo perdere, va! 🙂

    2. Grazie Darius! (incredibile che questo racconto sia piaciuto anche ai maschietti…e come ci son riuscita??! 😛 )
      Mettere Edoardo lì al supermercato, alla cassette di verdura, meglio ancora al banco del pesce, è un’idea niente male. Però non ce ne frega più niente di Edoardo, è svanito, puff, scomparso, Michela è passata oltre. 😉

    1. Eh, di str… con o senza valigia ce ne sono parecchi in giro! Sulle tute, sono d’accordo con Marina: c’è dell’abbigliamento tecnico niente male ai giorni nostri, push-up sportivi compresi, tanto più che certe palestre sono proprio luoghi d’incontro mica da ridere eh! 😛
      Poi a un uomo davvero innamorato importa poco cosa indossi per casa, bada di più a quello che sta sotto! O no?

  3. Beh, San Valentino è passato da qualche giorno, ma io ho apprezzato ugualmente racconto e dedica. Credo proprio che ogni tanto faccia bene sospirare di sogni e speranza. 🙂

  4. decisamente un bel pezzo.
    San Valentino, ormai passato, è la festa per fiorai e venditori di cioccolattini….
    mi ha fatto piacere approdare sul tuo blog, spero che verrai a leggere il mio….
    ti auguro una buona serata

    1. Grazie Antonio! Si, purtroppo San Valentino è molto commercializzato, come tutte le feste dove entrano in campo i sentimenti e i regali (Natale, festa della mamma, del papà, della donna). Mi piace però pensare che al di là della pubblicità martellante ci sia ancora chi lo festeggia anche solo con un post-it scritto a mano. Certo non può essere San Valentino tutti i giorni, ma nemmeno solo un giorno all’anno.
      Sono già passata a curiosare nel tuo blog, denso di poesia e belle foto 😉

  5. Simpatico come racconto, anche se si avvertono le differenze d’età e di esperienze. Sei riuscita a farti leggere fino in fondo: non è da poco. E forse ad ispirarmi un racconto con lo stesso tema basato su una personale esperienza di un 14 febbraio di qualche anno fa (ma preferisco ricordare l’11 che è il mio compleanno). Bah! chissà se mai lo scriverò.
    Brava! Se permetti, vorrò qualche volta leggerne altri dei tuoi per distrarmi dai miei.

    1. Grazie Stefano e benvenuto nel blog! Contenta che ti sia piaciuto, e passa di qua a leggere tutte le volte che vuoi. Se poi scrivi il tuo racconto, ritorna qui a dirci dove possiamo leggerlo, eh! 😉

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